Categoria: Economia e Finanza

  • Made in Italy: intervista radiofonica a Paolo Campiglio

    Il Made in Italy nel comparto chimico-farmaceutico: il Presidente di Daclé Paolo Campiglio ne parla in una intervista radiofonica durante la quale commenta anche la cessione della storica azienda Recordati.

    Gruppo Daclé ed export: l’intervento in radio del Presidente Paolo Campiglio

    Nel comparto chimico-farmaceutico Daclé è tra le realtà più rappresentative del Made in Italy sui mercati esteri: non a caso il Presidente Paolo Campiglio è stato invitato all’evento organizzato lo scorso 12 giugno a Milano per presentare il Rapporto Export 2018. Il manager ne ha parlato anche lo scorso 2 luglio in una intervista rilasciata a una trasmissione radiofonica in cui è intervenuto come ospite. Inevitabilmente il discorso è caduto sulla notizia del giorno: la cessione dell’azienda farmaceutica Recordati a un gruppo straniero. "Mi rammarica questa decisione" ha dichiarato in merito Paolo Campiglio: nel commentare quanto emerso il Presidente del gruppo Daclé si è soffermato sulle difficoltà che incontrano diverse imprese italiane nel reggere al passaggio generazionale, come accaduto in questo caso. Ma il manager si è detto fiducioso che il gruppo di investitori che fa capo al fondo inglese di private equity acquirente mantenga "l’impegno di continuare a sviluppare la società con strategie di crescita e il reinvestimento in questo progetto da parte di alcuni eredi mi sembra una buona garanzia, così come la continuità del management". "Sarebbe diverso se fosse un’operazione finanziaria speculativa" ha precisato il Presidente auspicando in una unione delle più grandi imprese del settore "per creare in Italia un polo nazionale dell’industria farmaceutica, così come alcuni anni fa venne immaginata la più rilevante operazione di fusione nel comparto chimico tra EniChem e Montedison".

    Gruppo Daclé: ritratto professionale del Presidente Paolo Campiglio

    Originario di Legnano, in provincia di Milano, Paolo Campiglio si forma alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Pavia ma appena ventenne manifesta le proprie competenze in ambito manageriale: insieme ad altri soci dà vita a una società di consulenza e servizi per le imprese interessate da processi di internazionalizzazione. Un’esperienza importante che qualche anno dopo lo porta in Carmax-Pro Srl, azienda specializzata nel commercio di apparecchiature elettroniche e presidi medico-chirurgici per attività socio-sanitarie dove ricopre la posizione di Chief Financial Officer. Nel 2003 il suo percorso professionale incrocia Daclé: nel ruolo di Direttore Commerciale cura l’espansione nei nuovi mercati dell’Est Europa oltre a gestirne le attività in Paesi come Germania, Svizzera, Austria e Regno Unito in cui è già presente. Qui cresce professionalmente raggiungendo risultati di crescente rilievo: gli vengono affidati incarichi di responsabilità sempre più grande tra cui la gestione del patrimonio immobiliare dell’azienda. Ottiene inoltre la nomina di Direttore Esecutivo della società capogruppo, posizione che continuerà a ricoprire anche quando nel 2015 il CdA gli conferisce l’incarico di Presidente del gruppo. Nel corso della sua carriera Paolo Campiglio è stato Vicepresidente esecutivo della Camera di Commercio Italo-Polacca.

  • Le Fonti Awards: il curriculum del plurivincitore Carlo Malinconico

    I numerosi incarichi professionali e istituzionali ricoperti da Carlo Malinconico: fondatore e titolare dello Studio legale Malinconico, il legale ha ripetutamente vinto il Premio “Le Fonti”.

    Carlo Malinconico

    Carlo Malinconico: carriera giuridica e universitaria

    Fondatore e titolare dello Studio Legale Malinconico, Carlo Malinconico è un giurista e funzionario pubblico che annovera un’esperienza quarantennale nel settore. Nato a Roma, si laurea in Giurisprudenza all’Università “Statale” di Milano e comincia a esercitare la professione dopo il superamento dell’esame di abilitazione a procuratore legale: in seguito vince i concorsi pubblici in magistratura e a Procuratore dello Stato e nel 1985 diventa Consigliere di Stato ricoprendo tale carica fino al 2002. Lo stesso anno Carlo Malinconico decide di abbandonare la magistratura per un’antica passione: l’insegnamento. Diventa professore ordinario di Diritto dell’Unione europea alla Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze (SSEF) del Ministero dell’Economia, per essere poi chiamato alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Udine e poi a quella di Roma “Tor Vergata”. Nel 2003 dà vita allo Studio Legale Malinconico, premiato nel 2015 e nel 2017 nell’ambito de Le Fonti Awards come “Boutique d’eccellenza dell’anno nell’ambito del diritto amministrativo” e “Boutique d’eccellenza dell’anno in materia di diritto dei trasporti”. Nel 2018 riceve il premio come Avvocato amministrativista dell’anno.

    Carlo Malinconico: incarichi in ambito istituzionale, onorificenze e premi

    In ambito istituzionale Carlo Malinconico ha collezionato una serie di esperienze importanti: Capo del Dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1996 – 2001), Direttore generale dell’Autorità dell’energia elettrica e del gas (2002), Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Prodi II (2006 – 2008). Dal 2008 al 2011 ha guidato la Federazione Italiana Editori Giornali nel ruolo di Presidente e per il Governo Monti (2011 – 2012) ha lavorato come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, agli affari regionali e al coordinamento amministrativo. Vincitore nel 2016 e nel 2018 del Premio Le Fonti, prestigioso riconoscimento assegnato a personalità e realtà che si distinguono in campo industriale, finanziario e legale a livello internazionale, Carlo Malinconico è stato insignito nel 2005 dell’onorificenza di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

  • Piccole imprese e sviluppo dell’economia locale: ne ha parlato Confartigianato Corato

    Ridare slancio alle imprese locali per creare condizioni idonee a favorire un modello di sviluppo economico vincente sul territorio: è questo l’appello lanciato da Confartigianato Corato per bocca del suo presidente Michelangelo Randolfi – imprenditore nel campo trattamento antitarlo e  restauro del legno – in occasione del convegno intitolato “Imprese, carta vincente per l’economia coratina” tenutosi lo scorso 28 giugno nella sala conferenze della biblioteca comunale di Corato.

    Un’iniziativa, quella organizzata dalla sezione locale di Confartigianato, che ha voluto favorire un confronto costruttivo tra le imprese del territorio sulle problematiche comuni, con l’obiettivo di individuare e condividere le soluzioni più appropriate. Ma è stata anche l’occasione di far sentire l’appoggio nei confronti di tanti artigiani e piccole imprese coratine.

    Il convegno, infatti, è stato anche l’occasione per parlare di strumenti a sostegno dell’attività degli imprenditori locali come ad esempio il credito agevolato, di cui sono state illustrate le modalità di accesso, e i servizi di consulenza e promozione messi a disposizione dalla sezione locale di Confartigianato. Si è parlato inoltre di bilateralità, intesa come forma di rappresentanza delle piccole imprese artigiane finalizzata a fornire un sostegno finanziario nei casi di sospensione dell’attività produttiva.

    Il convegno ha visto la presenza di figure istituzionali importanti tra cui il coordinatore provinciale Confartigianato – Franco Bastiani – e il direttore commerciale Artigianfidi Puglia – Luca Gargano – oltre al sindaco della città di Corato.

    Per il presidente di Confartigianato Corato Michelangelo Randolfi, dunque, le piccole e medie imprese artigiane rappresentano la carta vincente per la creazione di un modello di sviluppo economico di successo, e quanto importante sia il loro contributo alla crescita di un territorio lo sa bene, essendo prima che imprenditore soprattutto un artigiano con una lunga esperienza anche nel campo del restauro mobili antichi.

  • Cina e India i Nuovi Mercati dell’Oro

    Il primato di produzione dell’oro è della Cina che ha superato il Sud Africa nella produzione aurifera, mentre il primato della domanda d’oro spetta all’India che supera con ampio margine i quantitativi consumati dagli altri paesi con oltre 963 tonnellate acquistate soltanto nel 2010, la maggioranza dell’oro viene utilizzato nel comparto della gioielleria. Sia la Cina che l’India sono paesi con economie emergenti che già ormai da diversi anni si stanno affermando come superpotenze economiche con ampi margini di crescita, un fatto che inevitabilmente ha inciso sui dati di consumo del prezioso metallo giallo. Per niente scoraggiati dal rialzo dei prezzi del prezioso oro gli indiani hanno acquistato grandi quantità di gioielli anche nell’anno record del prezzo dell’oro, questo costante trend compro oro in India è sostenuto anche da forti motivazioni religiose e sociali in quanto è tradizione propria in India di acquistare grandi quantità gioielli in oro per celebrare feste religiose e matrimoni con intenzione di dare buon auspicio di prosperità e ricchezza ai nuovi nuclei familiari e allo stesso tempo fornire le famiglie appena composte di beni materiali di grande valore che possano garantire anche un certo benessere materiale, anche per questo l’elevato costo dell’oro non ha fermato la domanda di gioielli anzi in qualche modo ha confermato la positività della loro usanza di affidare all’oro parte delle proprie risorse economiche. Nonostante il record di maggior consumatore d’oro sia strettamente nelle mani dell’India anche in Cina il miglioramento delle condizioni economiche generali ha portato ad un consumo d’oro crescente, nel 2010 si è registrato un aumento del 70% che ha portato la Cina ad essere uno dei più importanti consumatori di oro planetari dopo l’India. Ben presto potrebbe accadere che la domanda di oro in Cina superi anche la quantità richiesta dall ‘India. Il mercato cinese dell’oro che solo negli ultimi anni è diventato libero da vincoli delle autorità, potrebbe divenire il principale centro di scambio commerciale per l’oro per quanto riguarda i paesi asiatici.

  • Mutui: a Roma l’importo erogato aumenta del 3,6% in un anno

    Buone notizie per i mutui richiesti a Roma. Secondo l’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, a giugno 2018 l’importo medio erogato ai mutuatari della provincia di Roma è salito fino a raggiungere una media di 147.663 euro, vale a dire il 3,6% in più di quanto non fosse dodici mesi fa quando, ancora una volta in media, le banche avevano accordato ai romani alle prese con l’acquisto della casa 142.504 euro.

    Ad aumentare, si legge ancora nell’analisi che i due portali hanno focalizzato sulla provincia romana, non sono solo gli importi erogati, ma anche gli LTV, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 59,17%, mentre a giugno 2018 ha superato abbondantemente la soglia psicologica del 60% arrivando al 60,63%.

    Anche riguardo ai tempi di restituzione a Roma si respira una buona aria e oggi chi fa un mutuo ha intenzione di estinguerlo in 22 anni e 5 mesi, tre in meno rispetto al 2017.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ancora più roseo. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 156.128 euro, cifra equivalente al 4,2% in più dei 149.789 euro del 2017; nel caso del finanziamento legato alla prima abitazione l’LTV sale addirittura al 68% (era pari al 66,24% un anno fa), mentre la durata media scende a 25 anni e 1 mese dai 25 anni e 5 mesi del giugno 2017.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto pare i romani sono sempre più intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e se nel 2017 il mutuo a tasso fisso era legato al 72,84% delle domande, chi oggi chiede un mutuo a Roma, emerge dall’analisi di Facile.it e Mutui.it, nell’81,62% dei casi sceglie di indicizzare il finanziamento con tasso fisso.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Roma ha in media 42 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 153.500 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 40 anni (1 in meno rispetto al 2017) mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 163.400 euro.

  • Informarsi Sul Testamento Olografo , Ecco Come Fare

    Sapete che cos’è il testamento olografo? Il testamento olografo è un tipo particolare testamento che viene fatto scrivendo direttamente dietro di proprio pugno quelle che sono le vostre volontà. Sono tantissime le persone che decidono di scrivere un testamento direttamente con le proprie mani in quanto si tratta di un tipo di testamento che ha tantissimi vantaggi. Il testamento olografo, a differenza di altri tipi di testamento, riesce a garantire una praticità nell’utilizzo ed inoltre, c’è anche la possibilità di poter contare su una discrezione maggiore e su una spesa di poco conto. Il testamento olografo è un testamento inoltre, che vale la pena prendere in considerazione perché comunque dà la possibilità di specificare tutti i passaggi e quelle che possono essere ad esempio, i lasciti solidali ai propri eredi e per i propri beni. Prima di decidere come fare testamento, il consiglio è sempre quello di informarsi e di rispettare tutti quelli che sono i criteri previsti dal codice civile così da non rischiare di incorrere in un aumento del documento che potrebbe comportare dei problemi nella scelta della vostra effettiva volontà.

    Un Testamento Olografo, Ecco Come Farlo

    Per effettuare un testamento olografo, è necessario innanzitutto essere molto ben organizzati perché altrimenti si corre il rischio di creare qualcosa che non ha validità legale. Il testamento olografo perciò deve essere redatto innanzitutto di proprio pugno perché soltanto facendola con la propria mano si ha la certezza di poter ottenere l’ok ufficiale a questo tipo di prodotto. Se un testamento olografo viene redatto, infatti, con un dispositivo di tipo elettronico, potrebbe essere facilmente compromessa e modificato e questo ovviamente potrebbe comportare, secondo quello che è l’orientamento della giurisprudenza le ultime sentenze della corte suprema di Cassazione, delle nullità. Non sa cosa è importantissima per il fatto che il documento deve essere necessariamente firmato e in più, deve essere anche stata scritta la data di redazione, sempre di proprio pugno.

    Il Testamento Olografo E I Dettagli Da Specificare

    In un testamento olografo devono essere presenti necessariamente degli specifici elementi. In primis, devono essere chiariti il nome, i dati anagrafici del testatore e poi successivamente, deve anche essere presente la normativa di legge specifica e devono essere chiariti quali sono i passaggi e tutti i lasciti. Oltre a quella che è l’identificazione delle reti e anche il legato, ovvero quello che effettivamente riceve, sarà anche chiaro che c’è la necessità di andare a sottolineare la presenza di un eventuale lascito solidale ad alcune specifiche ben chiare. Fate anche attenzione a sottolineare all’interno del testamento olografo che siete nel pieno possesso delle vostre facoltà e soprattutto che avete intenzione di rilasciare testamento in opposizione a quanto scritto finora, e soprattutto, senza fare attivare la successione legittima.

    Il Testamento Olografo, Perché Tutti Lo Fanno

    Vi siete mai chiesti perché sempre più persone fanno il testamento olografo? Innanzitutto, c’è un vantaggio di natura economica nella redazione di un testamento olografo. A differenza del testamento pubblico che invece, prevede la necessità di comparire davanti ad un notaio, e il testamento olografo permette di fare tutto con le proprie mani e seguendo quelle che sono le indicazioni previste nell’ambito della normativa vigente del codice civile. È evidente che potrebbe non bastare redarre semplicemente il documento, quanto piuttosto sarà necessario sottoscrivere il tutto e andare a segnalare nell’ambito delle richieste che vedono il codice civile, direttamente il prodotto. In più, sarà anche fondamentale salvare tutto e conservare in un posto che sia facilmente riscontrabile dei vostri parenti.

  • Donare Il 5×1000,Ecco Tutto Quello Che Devi Sapere

    Il 5×1000 non può essere considerato come un’imposta, quanto è piuttosto si tratta di una donazione in realtà alquanto anomala. Infatti, il 5 per mille è una donazione obbligatoria che non prevede degli oneri aggiuntivi da parte dei contribuenti ma dà l’occasione allo stato di poter finanziare il terzo settore secondo quello che è il principio della sussidiarietà orizzontale. Il 5×1000, infatti è la quota del contributo Irpef sulle persone fisiche. In pratica, i contribuenti possono cedere il 5 5×1000 del proprio imposta Irpef, cioè l’imposta sul reddito per riuscire a garantire il sostegno di una determinata realtà di tipo sociale senza scopo di lucro. Per decidere a chi donare il proprio 5×1000, il consiglio è quello di informarsi su quelli che sono gli enti preposti autorizzati per ricevere questo tipo di contributo. Donare il 5×1000 è importante per dare una mano nell’ambito del sociale.

    Perché Donare Il 5×1000

    Donare il 5×1000 dà l’occasione di poter dare a determinate realtà che si occupano del sociale una grossa mano. Infatti sono tantissime le realtà territoriali che non vengono finanziate dallo stato: eppure sono in campo dei progetti interessanti per la nascita sociale e per dare un contributo al terzo settore. È evidente che non è facile riuscire a a scegliere a chi donare il 5×1000 e quindi bisognerà fare un’analisi molto precisa e dettagliata che posso avere il conto di una serie di variabili e di elementi. Chi decide di non donare il 5×1000 vuol dire che lascerà questa quota del proprio Irpef nelle mani dello Stato, perché diversamente invece sarà un modo per dare al terzo settore il proprio contributo in maniera diretta anche scegliendo chi dovrà essere a beneficiare di quel determinato pacchetto.

    Donare Il 5×1000, Ecco Come Fare

    Per donare il 5×1000, la procedura è molto facile. Basterà recarsi presso il proprio commercialista nella fase della dichiarazione dei redditi. Sia sul modello unico, che sul 730 si ha la possibilità di poter optare per la cessione di questo contributo o meglio di una quota dell’Irpef che possa regalare sotto l’aspetto economico finanziario certezze ad alcune realtà no profit. Il 5 per mille può essere donato a realtà come enti no profit, istituti di ricerca, università, istituti volti alla valorizzazione dei beni culturali ma anche i comuni di riferimento, purché si indirizzino questi fondi nel sociale.

    Donare Il 5×1000, Costi Ed Opportunità

    Donare il 5 x mille non dà alcun costo aggiuntivo per i cittadini. Infatti lo strumento del 5 per mille riesce a dare la possibilità ai contribuenti di moltiplicare tutto quello che può essere il suo sostegno per il terzo settore che è sempre più dilaniato in ambito di finanziamenti dalle strutture pubbliche. Decidendo di non firmare la quota del 5 per mille questa parte del proprio Irpef, ovvero quello dedicato alle persone fisiche resta nelle mani dello Stato che può spenderlo come meglio crede. Bisogna fare una differenza fra il 5 per mille e l’8 per mille. L’otto per mille infatti deve essere per forza riferito ad associazioni tipo religioso, mentre invece il 5 per mille può essere indicato in maniera ben precisa andando a specificare qual è il codice fiscale dell’ente dell’associazione dell’Istituto no profit a cui destinare i propri fondi. Per la scelta però è bene sottolineare che la destinazione 5 per mille deve essere fatta ad una sola realtà, in quanto non è possibile ampliare il raggio d’azione su più fronti. Il termine per la dichiarazione dei redditi è del 31 maggio, quando il modello viene presentato presso il proprio commercialista di fiducia e si va a barrare quella che è la casella indicativa di questa scelta.

  • Prezzo del petrolio in caduta libera. La sovrapproduzione minaccia il mercato

    Gli investitori hanno capito a proprie spese che fare previsioni sul prezzo del petrolio, spesso è una attività che porta all’esaurimento nervoso. La difficoltà è già di per sé una cosa normale, ma in questo periodo caratterizzato da notevole volatilità del mercato, anche gli analisti più esperti vanno in grande difficoltà. L’unico elemento che li mette d’accordo è l’invito alla prudenza verso chi si affaccia a questi mercati.

    I driver del prezzo del petrolio

    prezzo del petrolioLe apprensioni legate alla sovrapproduzione hanno spinto di recente i prezzi del petrolio al ribasso. Il punto è che oltre alla crescita dell’output americano (Il numero delle trivelle USA ha subito il calo più ingente da marzo del 2018), c’è il forte timore – evidenziato al recente G10 – che i dazi imposti da USA e Cina possano contrarre la crescita globale. Questo spingerebbe verso il calo la domanda di petrolio. Infatti crescita economica e domanda di petrolio sono correlate perché economie in espansione sostengono i consumi di carburante per il commercio e i viaggi, così come per le auto. Praticamente l’intero mese di luglio è caratterizzato da mercati in rosso, spesso caratterizzato da three black crows pattern.

    La geopolitica

    Il greggio Brent e il West Texas Intermediate (WTI) sono ritornati nei pressi o sotto quota 70 dollari, anche se una boccata di ossigeno arriva dal rapporto dell’OPEC in cui si afferma che l’organizzazione ridurrà le esportazioni ad agosto. Ma è un’ancora di salvezza solo temporanea. Entrambi i prodotti di riferimento (Brent e WTI), come altri prezzi delle materie prime, saranno in balia della geopolitica che rimarrà in primo piano. Questo porta inevitabili conseguenze anche sui cambi valutari. Chi adottano forex scalping strategie (1 5 minuti) sa bene che le correlazioni tra petrolio e dollaro, oppure AUD e Rublo russo sono importanti. Molti speculatori ne hanno fatto un fattore di forza, ma è pur vero che questo giochino ha lasciato anche tante “vittime” sul campo.

    Per capire quanto incerto sia lo scenario futuro, basta dire che secondo l’International Financial Center, i prezzi del petrolio potrebbero salire a 160 dollari al barile (se l’Iran dovesse impedire il transito di navi attraverso lo Stretto di Hormuz). Ma al tempo stesso c’è chi – Ministero delle Finanze della Russia – ritiene che se i prezzi continueranno a stare sopra i 50-60 dollari, ci sarà un nuovo crollo dovuto al possibile collasso del mercato. A chi credere?

  • Di cosa parliamo quando parliamo di mobilità elettrica? Un sondaggio racconta quanto gli italiani sono preparati in materia

    Mercato in fermento, investimenti ministeriali in crescita; ma quanto sono preparati gli italiani rispetto ai temi della e-mobility? Un sondaggio di Reed Exhibitions Italia e Nuova Energia indaga sulle conoscenze, sui trend e sulle fake news in vista di That’s Mobility a Milano.

    Milano, 19 luglio 2018 – All’aumento dell’offerta di auto elettriche da parte delle principali case costruttrici mondiali non corrisponde un aumento delle immatricolazioni, mentre cresce il consenso per le ibride. E se il recente Accordo di programma tra Ministero delle Infrastrutture e Regioni per l’installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche vede un futuro intervento strutturale per 72,2 milioni di euro con un finanziamento del Ministero delle Infrastrutture di 27,7 milioni di euro, l’Italia nel 2018 è ancora molto indietro nella classifica degli Stati con maggiori infrastrutture dedicate alla mobilità elettrica, con il 2,35% (2.741 colonnine installate e attivate complessivamente), secondo quanto emerso dal nuovo Rapporto della European Automobile Manufactures’ Association, dedicato allo stato dell’arte della mobilità sostenibile ed elettrica in Europa.

    Nasce da questi presupposti il sondaggio Presa in pieno! Gli italiani alle “prese” con le colonnine di ricarica voluto da Reed Exhibitions Italia e realizzato da Nuova Energia, il bimestrale dello sviluppo sostenibile, che sta conducendo la ricerca su tutto il territorio nazionale.

    L’indagine Presa in pieno! si pone l’obiettivo di rilevare quali sono le percezioni e le opinioni degli italiani riguardo l’auto elettrica, quanto considerano friendly le colonnine di ricarica e quali fake news si sono già radicate intorno a questo tema.

    Sul sito www.nuova-energia.com si può trovare il breve sondaggio in cui viene richiesto all’utente di immedesimarsi nelle varie situazioni e di mettere alla prova le conoscenze in termini di mobilità elettrica, stazioni di ricarica, oltre che a valutare approcci alternativi alla propria mobilità quotidiana.

    I risultati dell’inchiesta saranno presentati durante That’s Mobility, la conference & exibition che si terrà a Milano il 25 e 26 settembre. That’s Mobility è l’evento organizzato da Reed Exhibitions Italia in partnership con l’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano rivolto a un pubblico di professionisti e si presenta come una fotografia del mercato dei veicoli elettrici, delle infrastrutture di ricarica e di tutti i servizi collegati.

    Dichiara Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia: “Siamo leader mondiali nell’organizzazione di fiere e congressi che gestiamo in oltre 30 Paesi e da sempre siamo ricettivi delle novità anticipando i trend di mercato. Questa prima edizione di That’s Mobility propone un nuovo format di incontri, convegni e momenti espositivi e nasce dall’esperienza di That’s Smart, l’area dedicata alle tecnologie elettriche per l’efficienza energetica all’interno di MCE – Mostra Convegno Expocomfort. Vogliamo che diventi un appuntamento fisso per discutere del futuro dei trasporti, non solo quello privato, ma anche e soprattutto quello pubblico, il trasporto merci, il trasporto marittimo, offrendo un quadro completo dell’evoluzione della e-mobility nel nostro Paese.”

    Conclude Davide Canevari, direttore della rivista Nuova Energia: “L’indagine in ultima analisi vuole essere un ausilio per gli operatori del settore: non solo per costruttori e rivenditori di automobili, ma per tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo nella filiera delle infrastrutture di ricarica. A questi soggetti l’inchiesta intende offrire uno strumento di marketing per indirizzare la comunicazione proprio sui temi che rappresentano le attuali criticità percepite.”

     

  • Mutui: l’importo medio erogato cala del 6,4% in un anno

    Risultati in chiaroscuro sul fronte dei mutui nei primi sei mesi dell’anno; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, secondo cui a giugno 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari ha raggiunto il valore massimo del semestre (134.451 euro) segnando un incremento pari al 3% su base semestrale e al 2,1% su base annuale. All’aumento degli importi che si è cercato di ottenere non ha corrisposto però un incremento delle somme concesse dalle banche; il taglio medio erogato è stato pari a 121.316 euro, il 5,8% in meno rispetto a gennaio 2018 e il 6,4% in meno se si confronta il valore con quello di giugno 2017.

    «Il calo degli importi erogati a giugno è stato evidente, ma se si analizzano i mutui concessi nel corso di tutto il primo semestre, il bilancio è diverso; il taglio medio concesso nei sei mesi è stato pari a 126.511 euro, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «La valutazione complessiva del semestre rimane quindi positiva; bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se quanto accaduto a giugno rappresenti solo un’eccezione o un cambio di rotta».

    Tassi di interesse: a giugno più di 8 su 10 vogliono il fisso

    Analizzando l’andamento delle domande di mutuo presentate nel 2018, il tasso fisso non solo continua ad essere il preferito, ma aumenta notevolmente il suo peso sul totale dei finanziamenti richiesti; a gennaio 2018 sceglievano questo genere di indicizzazione il 77,5% dei richiedenti, a giugno 2018, l’83,5%, valore più alto di tutto il semestre. In caduta libera, di conseguenza, la percentuale di coloro che hanno cercato un mutuo a tasso variabile, che a giugno 2018 è stata pari a 12,9%, valore più basso dell’intero semestre.

    «Sulla crescita della percentuale di italiani che ha scelto il tasso fisso – spiega Cresto – ha certamente avuto un peso importante il clima di incertezza politica del Paese e il timore che questa, unita all’annunciato termine del quantitative easing, potesse influire negativamente sull’Euribor e i tassi ad esso connessi.».

    Loan to Value in aumento

    Se si guarda ai mutui richiesti nel primo semestre 2018, l’LTV (ovvero il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare) è stato pari al 68%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato non è dissimile se si analizza invece l’LTV dei mutui effettivamente erogati; in questo caso il valore del primo semestre è stato pari a 64,8%, 3,6 punti percentuali in più rispetto al primo semestre 2017.

    Mutui prima casa e surroghe

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge che se a giugno 2018 la richiesta media è rimasta sostanzialmente stabile assestandosi a 142.307 euro, l’importo medio effettivamente erogato (127.928 euro) è calato del 9,3% rispetto a gennaio e del 3,5% se confrontato col dato di giugno 2017.

    Anche in questo caso, però, guardando alla media dell’intero semestre, la fotografia che ne emerge è tutt’altro che negativa, con un importo erogato pari 133.009 euro, in crescita dell’1,8% rispetto al primo semestre del 2017.

    Sul fronte delle surroghe e sostituzioni, a giugno 2018 queste rappresentavano il 32% delle richieste totali di mutuo, valore in aumento di 2 punti percentuali su base semestrale e di 3 punti su base annuale.

  • Alessandro Benetton: 21 Investimenti punta sulle eccellenze del Sud e acquisisce Carton Pack

    21 Investimenti entra nel business dell’imballaggio per l’ortofrutta con Carton Pack: il Presidente Alessandro Benetton illustra i dettagli dell’operazione.

    Alessandro Benetton

    Alessandro Benetton: 21 Investimenti in Carton Pack, i dettagli dell’acquisizione

    Nuova acquisizione per 21 investimenti. Il gruppo fondato e guidato da Alessandro Benetton è entrato attraverso il proprio fondo «21 Investimenti III» in Carton Pack, leader in Italia nella progettazione, produzione e commercializzazione di imballaggi per il settore alimentare, in particolare per l’ortofrutticolo. Con un ampio portafoglio prodotti e un’offerta altamente personalizzata sulle necessità dei propri clienti, la società pugliese ha chiuso il 2017 con un fatturato di circa 80 milioni di euro, il 30% di questo già costruito sui mercati esteri. Cifre che hanno portato il gruppo di Alessandro Benetton a scommettere su di essa: con il supporto di 21 Investimenti Carton Pack intraprenderà un percorso di sviluppo che lo porterà a raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, rafforzandosi nei Paesi in cui è già presente e preparandosi a entrare in nuovi mercati con interessanti prospettive di crescita organica. In questa direzione si stanno valutando anche nuove acquisizioni.

    21 Investimenti in Carton Pack: il valore dell’operazione secondo Alessandro Benetton

    Non nasconde l’entusiasmo Alessandro Benetton nell’annunciare l’operazione che ha portato 21 Investimenti ad acquisire la maggioranza di Carton Pack, leader italiano nel settore del packaging ortofrutticolo. “Siamo orgogliosi” esordisce il Presidente del gruppo internazionale di private equity, sottolineando il valore di tale acquisizione. “Dopo essere entrati in Farnese Group nel 2013 e poi in SIFI nel 2015, con questo investimento 21 Investimenti dimostra di continuare a credere nel Sud e ad investire in eccellenze italiane con forte potenzialità di crescita” ha spiegato Alessandro Benetton, precisando che il modello operativo di 21 Investimenti prevede di affiancare gli imprenditori “in un nuovo percorso di sviluppo attraverso importanti investimenti in innovazione e tecnologia, il rafforzamento del management team e l’ingresso in nuovi mercati”.

  • Percorso formativo e carriera dell’AD di F2i Renato Ravanelli

    Dopo aver ricoperto incarichi di rilievo nel settore energetico e infrastrutturale, il manager Renato Ravanelli entra prima in A2A e poi in F2i come Amministratore Delegato nel 2014.

    Renato Ravanelli

    La formazione e i primi incarichi lavorativi del manager Renato Ravanelli

    Renato Ravanelli è un manager dalla solida esperienza professionale, maturata nel corso della sua lunga carriera iniziata in seguito alla laurea a pieni voti in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo aver approfondito le proprie conoscenze nell’ambito delle utilities, il manager ottiene i primi incarichi come macroeconomista e financial analyst per due importanti istituti finanziari italiani: lavora, in particolare, nelle aree di ricerca economica e di merchant banking. Nominato Responsabile del Trading nel Gruppo AEM, riesce a migliorare la propria posizione lavorativa arrivando a diventare CFO e Direttore delle strategie aziendali del Gruppo. In seguito alla sua esperienza in AEM, il manager collabora con il Gruppo Edison come Chief Financial Officer e Componente Esecutivo del Consiglio di Amministrazione. Renato Ravanelli lascia Edison nel 2008, per iniziare una nuova esperienza lavorativa in A2A come Direttore Generale e Componente Esecutivo del Consiglio di Gestione: A2A è una realtà leader in Italia nel settore ambientale, una multiutility che si occupa di energia elettrica, gas e reti di distribuzione di vettori energetici. Dal 2010 il manager è anche Componente Indipendente del Comitato Investimenti di Inframed.

    Le attività di Renato Ravanelli in F2i

    Dopo un’importante esperienza manageriale, Renato Ravanelli arriva nel 2014 a ricoprire l’Incarico di Amministratore Delegato di F2i – Fondi Italiani per le Infrastrutture. Nata nel 2007 grazie al benestare della Banca d’Italia, F2i SGR S.p.A. è società leader nella Gestione del Risparmio. Attualmente F2i gestisce due fondi chiusi di investimento con una raccolta pari a quasi 5 miliardi di euro. 18 società operanti in 8 diversi settori infrastrutturali fanno parte del portafoglio di investimenti, mentre le società possedute da F2i generano un margine industriale su base annua pari a circa 1,4 miliardi di euro, con investimenti del valore di circa 600 milioni. Il livello occupazionale supera le 12.000 unità. Di recente, sotto la guida di Renato Ravanelli, F2i ha stretto un accordo con Enel Green Power per il rifinanziamento di EF Solare Italia, realizzando la più importante operazione mai realizzata in Italia nel settore. Con l’acquisizione degli impianti di produzione di energia da biomassa vegetale dal Gruppo ENEL, F2i si è inoltre affermata quale leader nel settore, confermando la propria sensibilità alle tematiche ambientali e allo sviluppo delle infrastrutture nel settore delle energie rinnovabili.

  • Autotrasporto, ad agosto proclamato nuovo sciopero nazionale

    Nuovo fermo per l’autotrasporto italiano: proclamato per agosto un nuovo sciopero nazionale dei servizi trasporto su gomma conto terzi. Ad annunciarlo sono state le associazioni di categoria Confartigianato Trasporti e Unatras per i giorni dal 6 al 9 agosto. La comunicazione, inviata regolarmente alla Commissione di Garanzia degli scioperi nei servizi pubblici essenziali (CGSSE), ha ricevuto il sostegno anche delle altre sigle, ovvero Assotir, CNA FITA, FIAP, SNA Casartigiani e UNITAI.

    Una decisione univoca, motivata soprattutto da ragioni di carattere fiscale, perché a far scatenare il “casus belli” è stata l’impossibilità di fruire delle deduzioni forfetarie per le spese non documentate in occasione della dichiarazione dei redditi per l’anno 2017. In effetti, nonostante sia ampiamente scaduto il termine per la denuncia dei redditi 2018, l’Agenzia delle Entrate non ha ancora provveduto a pubblicare gli importi delle deduzioni, costringendo le imprese a rimandare il pagamento delle tasse.

    Ma questa non è l’unica motivazione che ha spinto il comparto a proclamare lo sciopero nazionale, perché le associazioni di categoria denunciano una certa indifferenza nei loro confronti da parte del governo, più volte invitato formalmente a riceverle senza mai avere un riscontro. Ci sono poi ancora questioni pendenti come la ripubblicazione dei costi minimi di sicurezza e il rispetto dei tempi di pagamento.

    La decisione di fermare i servizi di autotrasporto merci per conto terzi ad agosto, che riguarda ovviamente anche il trasporto bisarca, avrà sicuramente conseguenze pesanti per i cittadini italiani ma anche per i tanti turisti in visita nel nostro Paese, considerata la particolarità e l’importanza del periodo dal punto di vista economico.

     

  • Statistiche Catastali, in aumento immobili censiti e rendita catastale

    Con la pubblicazione annuale delle Statistiche Catastali l’Agenzia delle Entrate ha fatto il punto della situazione relativo al patrimonio immobiliare in Italia: aumentano gli immobili censiti e le rendite catastali. L’agenzia immobiliare a Taranto Cambio Casa come sempre vuole tenere informati i propri visitatori sugli scenari che riguardano il comparto. Ma procediamo con ordine!

    Secondo l’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate sono in aumento gli immobili presenti nelle banche dati del Catasto italiano, che arrivano a sfiorare i 75 milioni di unità registrate negli archivi catastali dell’Agenzia, di cui 65 milioni censiti nelle categorie ordinarie e speciali, con una rendita pari a 37,3 miliardi di euro.

    Il 2017 si è confermato un anno positivo dal punto di vista della crescita delle unità immobiliari: rispetto al 2016 sono aumentate di 548 mila, segnando un aumento complessivo dello 0,8% dello stock immobiliare italiano. Si attesta ancora a livelli elevati la percentuale relativa alla titolarità degli immobili nel nostro Paese, con circa l’88% delle persone fisiche che risultano essere intestatarie.

    Ma come già anticipato dal titolo, è in aumento anche la rendita catastale, che torna a salire dello 0,4% dopo il -1,1% dello scorso anno. Un incremento che ha interessato quasi tutte le tipologie di immobili ad eccezione di quella E (-1%) e A/10, quest’ultima riferita alle unità immobiliari adibite a uffici (-0,6%). Tornando agli immobili censiti al Catasto italiano, c’è da segnalare un aumento notevole del 3,2% di quelli non idonei a produrre alcun reddito (gruppo F), nonché di quelli a destinazione speciale (+1,6%) e quelli a destinazione particolare (gruppo E) con + 0,9%. Ma crescono anche le unità immobiliari ad uso collettivo (+1,2%), negozi e pertinenze di tipologia C (+1,1%), a differenza degli uffici (-0,2%).

    Infine c’è il capitolo abitazioni, che rappresentano la maggioranza delle unità immobiliari censite (sono circa 35 milioni), in aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente ma per le quali si registra un calo significativo al di sotto dello zero per cento di immobili di lusso, case popolari e ville.

    L’aumento delle unità abitative censite è indice di una ripresa significativa del mercato immobiliare, seppure i livelli europei appaiano ancora lontani. Tuttavia, il periodo che stiamo vivendo sembra essere favorevole per chi è intenzionato ad investire, e per questo è ancora più conveniente prendere in considerazione le tante proposte di appartamenti in vendita Taranto, ville, locali commerciali e tanto altro di Immobiliare Cambio Casa.

     

  • Imprese: obiettivo Emirati Arabi Uniti

    Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujairah, Ras Al Khaimah, Sharjah e Umm Al Quwain. Con una popolazione di circa 10 milioni di abitanti e un PIL 2017 di 335 miliardi di euro, i sette Stati degli Emirati Arabi Uniti vantano uno dei prodotti interni lordi più alti al mondo e si distinguono per essere uno dei mercati più interessanti per l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

    Al momento, gli Emirati sono il 15° mercato di destinazione per l’Italia e il primo mercato di sbocco per le imprese italiane nell’intera area del Medio Oriente. Posizionata al settimo posto tra i fornitori, l’Italia raggiunge una quota di mercato di circa il 3% con un interscambio commerciale positivo e costante. E questo anche grazie alle zone di libero scambio presenti nel Paese (FTZ – Free Tax Zone) che attirano un numero cospicuo di capitali esteri.

    Dei sette Emirati, Dubai ne costituisce il fulcro economico, lo snodo dell’intero Golfo Persico.

    Dubai oggi è un hub logistico e commerciale di spicco nell’intera regione, certamente il migliore per chi investe in Africa. Per le imprese, la piazza di Dubai rappresenta un luogo dove intercettare le multinazionali che investono in Africa, i capitali del Golfo diretti in Italia e anche un nutrito gruppo di potenziali clienti nei settori più dinamici dell’economia emiratina: quello bancario e assicurativo per esempio, ma anche quello dei trasporti e quello, piuttosto promettente, della salute, che va dal farmaceutico fino alle strutture ospedaliere.

    La finanza islamica è ormai argomento di discussione da diverso tempo tra gli esperti in tutto il mondo, ha enormi potenziali inespressi, e porterebbe enormi benefici all’economia globale se inserita in modo appropriato nelle economie occidentali. I fondamenti sono totalmente diversi, cambia il principio sottostante anche se gli strumenti possono nella prassi essere analoghi ed avere delle somiglianze. Il sistema giuridico religioso permea la realtà nella ricerca di soluzioni eque, quindi ad esempio: non esiste finanza pura, deve essere sempre collegata alla finanza reale, minimizzando il rischio di un’esposizione finanziaria non garantita; Salvaguardia della liquidità, per garantire la stabilità del mercato finanziario.

    Il mercato è di forte interesse anche per le imprese bergamasche. Già nel 2016 le imprese edili bergamasche, hanno siglato un accordo con Dubai in merito alla ristrutturazione dell’aeroporto e delle linee ferroviarie. Ma molto esigua rimane ancora oggi la presenza di imprese bergamasche in questi Paesi. Le imprese bergamasche prediligono l’export tramite distributori locali, piuttosto che una presenza stabile sul territorio. Elemento che, invece, potrebbe fare la differenza nel Golfo.

    Per fare luce sulle potenzialità di questo mercato, evidenziandone le peculiarità in materia fiscale, finanziaria e di diritto societario, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili organizza un convegno di approfondimento in programma giovedì 19 luglio alle ore 15 presso la sede dell’Ordine in via Rotonda dei Mille 1 a Bergamo.

    «Nel 2017 l’export italiano verso gli Emirati ha superato i 5,3 miliardi di euro, con un buon andamento soprattutto delle vendite di macchine di impiego generale, dei prodotti  derivanti  dalla  raffinazione  del petrolio e dei metalli preziosi. Ma le possibilità di crescita sono numerose e riguardano anche altri settori. Essere informati è fondamentale per poter operare le scelte migliori per il proprio business. Per questo, nel corso del convegno affronteremo alcuni degli aspetti più importanti legati all’internazionalizzazione delle imprese bergamasche negli Emirati Arabi Uniti inquadrando quali sono i  trend  evolutivi  dell’economia globale e di quest’area nello specifico» – annuncia il dott. Paolo Saita, consigliere dell’ODCEC di Bergamo, delegato della Commissione di Diritto e Fiscalità Internazionale dell’ ODCEC Bergamo.

    Il convegno vedrà la partecipazione degli esperti: Laura Diana, componente della Commissione “Diritto e Fiscalità Internazionale” dell’Ordine, Pietro Paolo Rampino, Componente della “Commissione Internazionalizzazione delle Imprese e Rapporti con Organismi Internazionali” dell’ODCEC di Milano, Vice Presidente della Joint Italian Arab Chamber of Commerce (JIACC), docente alla Luiss Business School in ‘ Islamic Finance & Doing Business in MENA area’ e Roberto Scalia, avvocato e professore a contratto di diritto tributario presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bergamo, nonché presidente della commissione sulla fiscalità della JIACC.

    La partecipazione è gratuita. Per informazioni: www.odcec.bg.it

     

  • Polizze per la casa: nel 2018 la richiesta è aumentata del 13%

    Le ferie sono un momento tanto atteso, ma quando arriva l’ora di partire, sono molti i vacanzieri che lasciano casa con la preoccupazione che possa accadere qualcosa di brutto durante l’assenza; ecco quindi che aumenta l’offerta di assicurazioni dedicate alla protezione dell’abitazione e, parallelamente, l’interesse degli italiani verso questi prodotti. Secondo l’analisi di Facile.it, le richieste di polizze casa raccolte tramite il portale nel corso dei primi 5 mesi del 2018 sono aumentate del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Ma quali sono le paure più comuni? Per rispondere alla domanda, Facile.it ha commissionato un’indagine all’istituto di ricerca mUp Research condotta, con l’ausilio di Norstat, su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*. Fa riflettere che una delle principali preoccupazioni dei vacanzieri sia che qualcuno approfitti della lontananza estiva per insediarsi abusivamente in casa; timore esplicitamente indicato da più di 5,2 milioni di italiani, vale a dire quasi 1 adulto su 6 tra chi farà le ferie.

    Dal furto al gas aperto, (quasi) tutti hanno almeno una paura

    Dall’indagine emerge che tutti, o quasi, hanno paura; il 95,5% di chi quest’anno andrà in vacanza ammette di avere almeno una preoccupazione legata alla lontananza da casa.

    Guardando la classifica delle paure più sentite dagli italiani, al primo posto si trova il timore di subire un furto in casa; preoccupazione indicata dal 63,5% dei rispondenti, pari a 22,6 milioni di nostri connazionali.

    «Oltre a proteggere l’immobile con sistemi antintrusione, è possibile tutelarsi con un’apposita polizza che consente, in caso di furto, di ottenere il risarcimento dei beni sottratti e degli eventuali danni causati dai ladri», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «Si tratta normalmente di garanzie aggiuntive a pacchetti assicurativi più ampi dedicati alla protezione dell’abitazione, il cui premio base parte da circa 5 euro al mese, valore che aumenta in relazione all’ubicazione e alle caratteristiche dell’immobile, nonché alla somma che si intende assicurare. A questo proposito – continua Agnoli – è importante considerare che, in caso di intrusione, il risarcimento viene calcolato “a primo rischio assoluto” e l’assicurazione rimborserà il contraente fino a un valore massimo pari a quello indicato nel contratto. È quindi fondamentale stimare con attenzione gli oggetti che abbiamo in casa perché proprio da questa valutazione dipenderà sia il costo della polizza, sia il risarcimento che potremo ottenere.».

    Continuando a scorrere la classifica delle paure di chi parte per le vacanze, al secondo posto c’è quella di aver dimenticato a casa i documenti o i biglietti di viaggio; un timore che accomuna più di 10,2 milioni di italiani, pari al 28,8% di chi farà le ferie.

    Al terzo posto si posiziona la paura, esplicitamente citata da 7,7 milioni di connazionali, di aver lasciato porte o finestre aperte (21,7%); una preoccupazione legata non solo ai topi d’appartamento, ma anche ad eventuali danni che l’abitazione può subire a causa del maltempo.

    Altra preoccupazione tipica di chi va in ferie, spesso causa di dietrofront a pochi minuti dalla partenza, è quella di aver dimenticato il gas (14,5%) o il rubinetto (7,6%) aperti.

    «Bisogna fare molta attenzione alle dimenticanze», sottolinea Angoli «perché anche quando si è assicurati con una polizza casa, se il danno è agevolato o causato da un comportamento negligente del contraente, la compagnia potrebbe negare il rimborso.».

    Donne e uomini: chi ha più paure?

    Interessante notare come i timori siano differenti a seconda che a partire sia un uomo o una donna. Se la paura di subire un furto in casa è, seppur di poco, percepita in misura maggiore dagli uomini (65,2% contro il 61,8% delle donne), è alla voce “dimenticanze” che si vedono le differenze più significative. Guardando alle risposte delle donne, il 33,2% dichiara di aver paura di scordare i documenti o i biglietti a casa (contro il 24,2% degli uomini), il 27,1% teme di lasciare porte o finestre aperte (contro il 16,1% degli uomini) e il 18,1% di dimenticare il gas aperto (solo il 10,9% degli uomini). Saranno più attenti i maschietti oppure è più spesso la donna a doversi occupare dei preparativi del viaggio, ansie incluse?

    Età, provenienza e nucleo familiare

    Dati curiosi emergono analizzando le risposte in base all’età; se è vero che le prime tre paure in classifica sono comuni a tutti gli italiani, indipendentemente dall’anno di nascita, è interessante notare come gli under 35 abbiano più paura di dimenticare qualcosa rispetto agli over 35. Se si guarda, ad esempio, al timore di scordare i biglietti di viaggio o i documenti, è quasi il 50% degli under 35 ad ammettere di avere questa preoccupazione mentre, tra gli over 35, solo il 22%. Viceversa, chi ha più di 35 anni risulta aver più paura dei furti in casa rispetto a chi di anni ne ha meno.

    Interessante inoltre notare come, guardando alle risposte da un punto di vista geografico, non emergano significative differenze, segno che, quando si parla di questo genere di paure, gli italiani sembrano essere concordi nel condividere le stesse preoccupazioni.

    Analizzando i dati in base alla dimensione del nucleo familiare, infine, emerge che all’aumentare del numero di persone in famiglia, crescono le paure, soprattutto quelle di dimenticare qualcosa.

     

    * Metodologia: n.1018 interviste CAWI con individui in età tra i 18 e i 74 anni ed oltre, ad un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra il 7 e l’11 giugno 2018.

  • Niente vacanze per 8 milioni di italiani

    Il momento di staccare la spina e godersi le meritate vacanze sta per arrivare per molti italiani, ma non per tutti. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research e condotta con l’ausilio di Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, sono 8,3 milioni i nostri connazionali che quest’anno non partiranno per le ferie estive, vale a dire poco meno di 1 italiano adulto su 5.

    Chi resta a casa…

    La prima ragione per cui non si parte è di natura economica; il 64% di chi rinuncerà alle vacanze, ovvero 5,3 milioni di persone, ha dichiarato, semplicemente, di non potersele permettere. Appuntamento invece solo rimandato per 1,4 milioni di persone (17% dei rispondenti che non partiranno); faranno sì le ferie, ma più avanti. Può sembrare curioso, eppure ci sono ben 1,2 milioni di italiani (15%) che non faranno ferie perché… non hanno interesse a farle!

    Se a livello complessivo a non partire questa estate saranno soprattutto i single (1 su 3 resterà a casa), gli over 55 (più di 1 su 4) e i residenti nel Centro Sud (più di uno su cinque), analizzando la sola parte di rispondenti che hanno dichiarato di non potersi economicamente permettere le vacanze, emerge un altro quadro.

    A dover rinunciare alle ferie per motivi economici sono principalmente le famiglie con 3 o 4 componenti, ma anche i giovani con età compresa fra i 25 ed i 34 anni (fra chi, in questa fascia d’età non parte, quasi 7 su 10 lo fa per ragioni economiche).

    …e chi va in vacanza

    Guardando all’altra metà della mela, sono circa 35,5 milioni gli italiani che partiranno per le ferie, ma dove andranno? Il Belpaese si conferma la meta privilegiata per i vacanzieri 2018, tanto che più di 7 rispondenti su 10 (73%) hanno dichiarato di scegliere come destinazione una delle località di villeggiatura italiane, mentre il 18% trascorrerà le ferie all’estero e il 9% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato che alternerà un viaggio in Italia con uno oltre confine.

    In media gli italiani che partiranno trascorreranno in vacanza 10,6 giorni e se è vero che il budget pro capite mediamente stanziato per le ferie è risultato pari a 1.580 euro, il 52% dei vacanzieri non arriverà a spendere più di 1.000 euro.

    Questo valore, però, cambia sensibilmente a seconda dell’età del viaggiatore; se gli under 25 sono quelli che spenderanno di meno, in media 785 euro, saranno gli adulti tra i 35 e 54 anni e gli over 55 a destinare maggiori risorse economiche alla vacanza, con una spesa media pro capite pari a, rispettivamente, 1.700 euro e 1.913 euro.

    Budget diversi e, evidentemente, legati anche alla durata delle vacanze, che si preannunciano mediamente corte per i giovani con meno di 35 anni, dei quali circa il 50% farà viaggi inferiori ai 7 giorni, mentre i più adulti si concederanno soggiorni di durata maggiore, superiori alla settimana per il 62% di coloro che hanno tra i 35 e 54 anni e per il 69% degli over 55.

    Per tutelarsi dai rischi connessi alle vacanze, chi parte, soprattutto per viaggi lunghi e fuori dall’Italia, sempre più frequentemente si assicura da eventuali imprevisti sottoscrivendo una polizza viaggio; secondo l’analisi di Facile.it nei primi 5 mesi del 2018 le richieste di polizze vacanza raccolte tramite il sito sono aumentate del 30,4% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    Tra le assicurazioni più diffuse c’è quella per l’annullamento della vacanza, che rimborsa il cliente nel caso in cui fosse costretto a cancellare il viaggio per gravi motivi, e quella per le spese mediche, che serve per pagare i costi legati a eventuali prestazioni sanitarie urgenti non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale del Paese in cui si soggiorna.

    «I benefici offerti da queste tipologie di assicurazioni sono molteplici a fronte di costi decisamente contenuti», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «I premi variano a seconda della tipologia di polizza e della destinazione, ma guardando alle migliori tariffe disponibili su Facile.it a giugno 2018, si parte dai 10 euro a persona per l’assicurazione sanitaria se si viaggia 1 settimana in Europa, fino ad arrivare a circa 20 euro per un pacchetto che include anche la garanzia annullamento. I prezzi salgono un po’ se ci si sposta fuori dal continente; per un viaggio di 1 settimana negli USA, ad esempio, i costi partono da 22 euro per la copertura sanitaria, mentre per un pacchetto con annullamento i premi partono dai 50 euro.».

     

    * Metodologia: n.1018 interviste CAWI con individui in età tra i 18 e i 74 anni ed oltre, ad un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra il 7 e l’11 giugno 2018.

  • Condizionatore, servosterzo e airbag: ecco gli optional cui non potremmo più rinunciare

    Le nostre automobili sono sempre più accessoriate; ma qual è l’optional cui non riuscireste più a rinunciare, quello che odiate a tal punto da desiderare non fosse mai stato inventato e, al contrario, quello che vorreste fosse montato di serie in tutte le auto? Facile.it, il principale sito italiano di confronto assicurativo lo ha chiesto* ad un campione di oltre 1.000 utenti del sito ed ecco cosa è emerso.

    I più amati

    Forse per via dell’estate ormai dietro l’angolo o perché i viaggi fatti con i finestrini sempre aperti erano oggettivamente piuttosto scomodi, fatto sta che l’optional cui non possiamo più rinunciare è, per la stragrande maggioranza degli intervistati, il condizionatore e, in barba ai facili stereotipi climatici, le percentuali sono pressoché identiche nel campione femminile e maschile; non ne possono più fare a meno il 57,97% degli uomini, ma anche il 57,89% delle donne.

    Al secondo posto, fra gli optional senza i quali ci sentiamo persi, si trova il servosterzo. Se a livello complessivo non hanno alcuna intenzione di fare palestra al volante il 47,66% degli intervistati, curiosamente questa volta fra gli uomini il dato sale notevolmente, arrivando fino al 52,17%, mentre fra le donne si ferma al 39,47%.

    Fra gli optional ritenuti ormai indispensabili, la medaglia di bronzo va a quello che fu una vera e propria rivoluzione in termini di sicurezza in auto; l’airbag. Il cuscino salvavita arriva terzo con il 38,32% delle preferenze, ma se le donne gli assegnano addirittura il secondo posto (47,37%), gli uomini lo lasciano invece fuori dal podio e gli attribuiscono il quarto posto (33,3%) preferendogli l’ABS, terzo nel campione maschile con il 34,78%. Quarta, fra le donne, la radio con CD e lettore Mp3 (36,84%).

    I più odiati

    Se fino a qui abbiamo visto quali sono gli optional più amati, adesso è arrivato il momento di vedere l’altra faccia della medaglia ovvero quelli che si vorrebbe non fossero mai stati inventati. Il primo posto, in questa classifica alla rovescia, se lo aggiudica il cambio automatico che con il 37,96% delle NON preferenze stacca notevolmente i comandi radio integrati nel volante, secondi ma a quasi 10 punti percentuali di distanza (28,7%). Terzo posto, nella classifica degli optional meno amati dagli intervistati, per il cruise control (26,85%). Pare evidente, scorrendo i dati, che gli italiani vogliano riprendere in qualche modo il comando della propria auto, anche a rischio di sbagliare strada. Ecco quindi che al quarto posto si trova il navigatore integrato (23,15%).

    Quelli che vorremmo

    L’ultima parte del questionario di Facile.it era invece dedicato agli optional che, magari pur già disponibili, ancora non sono di serie sulle automobili, ma gli italiani vorrebbero diventassero obbligatori. In questo caso, più che al comfort, pare si pensi alla salvaguardia delle vite umane e primo, con oltre il 52% delle preferenze, risulta il sensore che avverte in caso si lasci il bambino sul seggiolino con macchina chiusa, che precede l’alcolock, ovvero il dispositivo che blocca il veicolo in caso di eccessivo tasso alcolemico del guidatore, secondo con il 49,07% delle preferenze. Terzo posto per un altro strumento che sarebbe molto utile nella diffusione di uno stile di guida consapevole; il rilevatore automatico di stanchezza del conducente (40,74%).

     

     

    L’indagine è stata condotta a giugno 2018 attraverso l’invio di un questionario online ad un campione di utilizzatori della piattaforma Facile.it

  • Dalla banana gonfiabile al pedalò: le assicurazioni che non ti aspetti

    Avreste mai pensato che anche andare in pedalò comporti dei rischi? Dati alla mano pare di sì visto che, come evidenziato da un’analisi di Facile.it, oggi ci sono compagnie assicurative che vendono polizze anche per gli infortuni occorsi su uno dei più classici mezzi di “locomozione” estivi.

    Quella contro i danni da pedalò è una delle casistiche che rientra nella più generale polizza legata alla pratica di attività sportive, anche estreme, durante le vacanze, ma come vedremo i casi sono tantissimi, alcuni oggettivamente difficili da immaginare.

    «Le formule base giornaliere», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it «partono da cifre comprese fra poco meno di 15 o 30 euro al giorno a seconda che il viaggio sia in Italia o in altri Stati; le formule annuali hanno basi di partenza fra i 170 e i 280 euro, maggiore è il rischio, più alto è il premio».

    Banana gonfiabile e racchettoni

    Il concetto di sport estremo alle volte è decisamente relativo, ma quello di infortunio no. Ecco quindi che fra i prodotti offerti dalle assicurazioni c’è la polizza che tutela dai danni procurati a se stessi o ad altri durante i giochi in spiaggia –  racchettoni e tamburelli inclusi – o con mezzi di divertimento come la banana gonfiabile e la canoa. Per proteggersi, in questi casi, bastano appena 15 euro al giorno, 18 se vogliamo prevedere anche il rischio di avere necessità di cure riabilitative ex post.

    Sport acquatici

    Tra gli sport coperti dalle assicurazioni di cui stiamo parlando non potevano certo mancare quelli acquatici: nuoto, vela, surf, kitesurf o sci nautico, ma anche attività come il flyboard, il waterball, la pesca subacquea non professionale, le immersioni e lo snorkeling. La polizza copre eventuali infortuni subiti e, in caso di rottura della propria attrezzatura, rimborsa i costi sostenuti per noleggiare una strumentazione sostitutiva. Se è la compagnia aerea con cui viaggiate a smarrire l’attrezzatura sportiva (che sia acquatica o no), l’assicurazione rimborserà sia il valore degli oggetti persi, sia i costi per affittarne di nuovi.

    Sport invernali…anche d’estate

    Chi l’ha detto che si può sciare solo d’inverno? Se volete approfittare dell’estate per affrontare qualche pista innevata, la polizza interverrà nel caso in cui l’impianto, causa troppa, o troppo poca neve, fosse chiuso; non potrà far nulla contro le condizioni metereologiche avverse, ma almeno rimborserà i costi legati al mancato utilizzo delle strutture e le eventuali spese del vostro trasferimento verso un luogo alternativo. Molte le attività sportive coperte in caso di infortunio; sci, sci di fondo, snowboard, slitta con cani, racchette da neve, arrampicata e pattinaggio su ghiaccio, moto da neve, ma la lista è davvero lunga.

    Sport aerei

    Anche gli amanti degli sport aerei possono tutelarsi; tra le attività assicurabili ci sono, ad esempio, il parapendio, l’ultraleggero, lo skysurf, il deltaplano, il base jumping, il wingsuit, il volo a vela e molti altri.

    «Attenzione al prezzo però», continua Agnoli «inserire la copertura degli sport aerei su una polizza annuale Italia, ad esempio, spesso fa più che raddoppiare l’importo del premio».

    Per chi pratica gli sport estremi, c’è l’elisoccorso

    Sembrava impensabile sino a qualche tempo fa, ma oggi anche chi vuole organizzare una vacanza all’insegna di uno sport estremo, può farlo in sicurezza… assicurativa. Numerose le discipline coperte: arrampicata, paracadutismo, bungee jumping, rafting, idrospeed, canyoning, sandboarding, snowkiting, solo per citarne alcune. In questo caso la polizza, oltre a coprire gli infortuni, rimborsa anche eventuali costi sostenuti per la ricerca dell’assicurato se disperso e, per fortuna, anche quelli relativi al suo salvataggio. Se necessario, in caso di incidenti in pista, l’assicurazione copre anche i costi d’intervento di mezzi speciali come slitte o elisoccorso. Attenti però, alcuni sport potrebbero richiedere un’estensione di garanzia.

    Per chi pratica gli sport tradizionali…ci sono le stampelle

    Non c’è bisogno di fare acrobazie per rischiare di farsi male e anzi, spesso, sono proprio gli sport più “tradizionali” ad essere fonte di infortuni. Ragione per cui le compagnie assicurative coprono anche chi vuole dedicare l’estate ad un’attività fisica meno estrema; che si tratti di golf, ciclismo, tennis o corsa, pensa a tutto l’assicurazione, anche ai costi per eventuali stampelle. Se invece siete tra quelli che preferiscono rilassarsi in riva a un fiume e dedicarsi alla pesca in superficie, niente paura; la polizza copre anche nel caso in cui vi infilzaste l’amo nel dito.

    Non solo RC

    Oltre alla responsabilità civile, queste polizze coprono le spese sostenute dell’assicurato per le prestazioni sanitarie urgenti necessarie a seguito dell’infortunio. Rientrano tra le spese rimborsate, ad esempio, gli interventi medici, il ricovero e i farmaci che, se non disponibili in loco, verranno recuperati e spediti dall’assicurazione. E ancora, i costi per il trasferimento dell’assicurato in strutture ospedaliere idonee, il rimpatrio anticipato dell’assicurato e di un accompagnatore. Se invece l’infortunio richiede un prolungamento del soggiorno, la compagnia coprirà i costi per il pernottamento extra.

    Come sempre, per evitare brutte sorprese, è importante fare attenzione a franchigie, limitazioni ed esclusioni; queste polizze, ad esempio, non coprono se l’infortunio è occorso durante un’attività agonistica, competizioni ufficiali, private e allenamenti.

    E se pensate di fare il giro del mondo in mongolfiera, state tranquilli…anche quello è protetto.

  • Fatturazione elettronica carburanti: per il 2018 esclusi dall’obbligo i trattori agricoli

    Concepita come strumento efficace per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale, la fatturazione elettronica diventerà a tutti gli effetti obbligatoria anche tra i privati a partire dal 1° gennaio 2019 e non solo verso la Pubblica Amministrazione. Un vincolo che tuttavia è stato anticipato a quest’anno in alcuni casi, e che lascia ancora molti dubbi tra gli operatori del settore agricolo circa la sua applicabilità relativamente all’acquisto di carburante per macchinari come trattori agricoli e forestali.

    In effetti, sono in molti a chiedersi se la cessione di carburante per questo tipo di veicoli sia un’operazione documentabile con fattura elettronica e se il relativo pagamento debba essere effettuato con strumenti tracciabili ai fini della detraibilità IVA e deducibilità delle spese.

    A chiarire questo aspetto importante ci ha pensato l’Agenzia delle Entrate con la circolare 13/E del 2 luglio 2018: sono esclusi dall’obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante, benzina e gasolio i veicoli agricoli di varia tipologia tra cui trattori agricoli e forestali nonché le macchine indicate dall’art. 57 del Codice della Strada, ovvero le macchine agricole a ruote o a cingoli impiegate in attività agricole e forestali idonee a circolare su strada anche per il trasporto di prodotti agricoli e attrezzature destinate allo svolgimento di queste attività.

    Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda il pagamento per l’acquisto di carburanti ai fini della detraibilità IVA e deducibilità del costo di acquisto: in questo caso rimane l’obbligo di pagare utilizzando strumenti tracciabili, ovvero assegni circolari e non, bonifici bancari e postali, carte di credito e di debito ecc.

  • Calciomercato: Juve-Ronaldo Affare REAL…Quotato anche il primo goal in Serie A

    Ufficiale Ronaldo alla Juve per circa 112 Milioni. Juve Vincente Champions League passato da 17,20 a quota 10,0. Quotato Ronaldo a segna per la prima giornata di Serie A a 1,40

     

    Real Madrid e Juventus hanno raggiunto l’accordo per il trasferimento di Cristiano Ronaldo in maglia bianconera. L’addio del capocannoniere “all time” della storia delle merengues e’ stato ufficializzato prima dal Real e poi Dalla Juventus sui rispettivi social. Florentino Perez, patron della Casa Blanca, ha rispettato la volontà del lusitano di voler giocare altrove a partire dalla prossima stagione sportiva. Ronaldo, 33 anni, ha vinto quattro Champions League in maglia Real. La cifra con cui sarebbe stato chiuso l’accordo tra i due club sarebbe pari a 105 milioni di euro. Per la Juventus, per la Serie A ma non solo, è l’affare del secolo.

    Andrea Agnelli ha raggiunto l’asso portoghese in Grecia (dove è in vacanza con la famiglia ed il suo entourage) ritornando a Torino con la firma di CR7 in calce al mega contratto che blinderebbe il giocatore a Torino per i prossimi quattro anni, alla cifra di 30 milioni di euro netti a stagione.  I quotidiani portoghesi che seguono la vicenda del loro connazionale, hanno riferito che le visite mediche e la presentazione ufficiale di Cristiano si terranno lunedì prossimo, il 16 luglio, a Torino nel corso di un grande evento. Intanto, lo scorso venerdì mattina, Ronaldo e l’allenatore della Juve Massimiliano Allegri si sarebbero parlati telefonicamente prima della riunione tecnica che ha visto protagonisti proprio Allegri e Agnelli. Anche il neo tecnico del Real Madrid Julen Lopetegui (cacciato dalla Nazionale spagnola a poche ore dall’inizio dei Mondiali di Russia 2018) avrebbe sentito telefonicamente l’asso lusitano con l’obiettivo di convincerlo a restare a Madrid, tentativo risultato vano.

    Cosi Rino Greco di Oddschecker Italia: “I maggiori bookmakers, prima che l’accordo tra la Juventus e CR7 fosse stato ufficializzato, si sono portati avanti con il lavoro proponendo tante quote e mercati diversi sul futuro di Cristiano Ronaldo in Serie A. Tra questi, c’è la possibilità di puntare sul numero di gol che Ronaldo realizzerà alla Juve nella stagione 2018/19 (Ronaldo che supera 28,5 gol in campionato si gioca a 1,85 con Snai oppure Ronaldo sopra i 36,5 gol nella prossima stagione si gioca a 3,50 con Sisal), se sarà di testa il primo gol di CR7 in Serie A o se, al contrario, sarà un “fiasco” l’esordio in A del campione portoghese in maglia bianconera.

    E poi c’è chi come Eurobet quota Cristiano Ronaldo in gol nella prima giornata di campionato a Quota 1.40. Parallelamente, l’approdo del 5 volte Pallone d’Oro a Torino sponda Juve ha lasciato il segno sulle quote per la vittoria della Champions League 2018/19 da parte dei bianconeri, passati rapidamente da 17,20 a 12,80 della scorsa settimana fino all’odierno 10,00 (quota migliore con William Hill); in discesa anche le quote per la vittoria dello Scudetto 2018/19 che vedono sempre la Juve favorita (quota migliore a 1,75 con BetFlag).”

     

  • Global Solar Fund (GSF) chiude il 2017 con ricavi pari a 76,7 milioni di euro

    Roma. Global Solar Fund (GSF), tra primi operatori del fotovoltaico in Italia per fatturato e dimensioni, chiude il 2017 con ricavi pari a 76,7 milioni di euro (+ 13.13 % rispetto al 2016), con una produzione record di 248 GWh (+ 13% rispetto al 2016 e + 11% rispetto al 2015): la migliore performance degli ultimi tre anni e un utile prima delle tasse di 16,6 MM €, completando cosi un turnaround di successo iniziato alla fine del 2013.

     

    “Il Gruppo ha attraversato un periodo molto difficile, ma abbiamo dimostrato di saper raggiungere obiettivi ambiziosi: la ristrutturazione avviata nel 2013 ha prodotto risultati generando valore per gli azionisti e consentendoci di rimborsare alle Banche creditrici 65,5 Mln di euro. Abbiamo risolto con successo contenziosi generatisi nel corso della precedente gestione, abbiamo riattivato quasi tutti gli impianti e abbiamo fortemente investito in tecnologia e formazione ottenendo performance tra le più alte del settore. In meno di 4 anni GSF ha concluso il suo percorso di risanamento.”, ha commentato il CEO Giuseppe Tammaro , chiamato nel 2013 per rilanciare il Gruppo, possiamo ora continuare ad essere protagonisti nel mercato, pronti a fare la nostra parte per contribuire agli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale (SEN)”

    Global Solar Fund nel 2017 ha ottenuto il Rating di legalità. L’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha riconosciuto e premiato l’impegno per una corretta gestione del business.

    Roma, 10 luglio 2018
    Ufficio Stampa GSF
    www.globalsolarfund.com

    [email protected]
    [email protected]

     

    *Global Solar Fund (GSF) è un’azienda italiana fondata nel 2008 e fa capo a un Fondo di investimento con sede in Lussemburgo attivo nel fotovoltaico. Oggi è tra gli operatori leader in Italia con una potenza installata pari a 138 MW, un contributo annuo alla produzione nazionale di energia elettrica da fonte rinnovabile di 251 GWh e un risparmio di ca 112.000 tonnellate di CO2.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Nasce ufficialmentSingularityU Italy: dalla NASA all’Italia per ispirare gli innovatori e i leader di domani.

    Siglato l’accordo ufficiale tra SingularityU Italy e Singularity University, la community internazionale fondata da Ray Kurzweil e Peter Diamandis. Altra importante novità: il conseguimento della certificazione B Corp.

    Dopo il successo della prima edizione del SingularityU Italy Summit, e in attesa del secondo appuntamento del 2-3 ottobre 2018, si costituisce ufficialmente SingularityU Italy, avendo ottenuto la nomina di Country Partner da parte di Singularity University.

    Si tratta di una tappa significativa per la comunità di leader, innovatori ed esperti di settore che desiderano amplificare e diffondere anche nel nostro Paese il messaggio rivoluzionario diffuso da Singularity University, ovvero quello di adoperare le tecnologie esponenziali per affrontare le grandi sfide dell’umanità e produrre un impatto positivo sulla vita delle persone e nel business.

    Tra le novità annunciate dal team di SingularityU Italy, anche il recentissimo conseguimento della certificazione B Corp, attestazione rilasciata dall’ente non profit americano B Lab: le B Corporation – in Italia “Società Benefit” – rappresentano una evoluzione del concetto stesso di azienda. Mentre le società tradizionali esistono con l’unico scopo di distribuire dividendi agli azionisti, le società benefit sono espressione di un paradigma più evoluto: integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Per ottenere e mantenere la certificazione, le aziende devono raggiungere un punteggio minimo rispetto a un questionario di analisi delle proprie performance ambientali e sociali e, successivamente, integrare i propri documenti statutari con dichiarazioni di intenti che certifichino l’impegno sociale verso gli stakeholder.

    Grazie all’accordo siglato con l’headquarter americano e all’annuncio ufficiale della Country Partnership, il processo di crescita di SingularityU Italy segna un passaggio fondante per la community degli innovatori italiani e pone le basi per la costruzione, all’interno del nostro Paese, di una Faculty locale di Singularity University; nei prossimi mesi, infatti, un selezionato gruppo di esperti e innovatori italiani intraprenderà un percorso di formazione in California, per diventare a tutti gli effetti docenti di Singularity University.

    “Quando abbiamo ideato Singularity University dieci anni fa, per me è stato chiaro fin da subito che il progetto, pur nascendo in California, nel cuore della NASA, doveva essere globale. – dichiara David Orban, Co-founder e Presidente SingularityU ItalySono molto contento che l’Italia abbia raggiunto questo traguardo così importante, dimostrando di credere nell’innovazione e nel futuro”.

    “La costituzione della Faculty italiana ci consente di sviluppare corsi, interventi incompany, executive program che, pur mantenendo l’approccio della Silicon Valley, avranno un tocco locale, nel senso che andranno a soddisfare alcune particolari esigenze delle aziende italiane. Lo dico pensando specialmente alle tante PMI del Belpaese – spiega Diego Gil Hermida, Co-founder e Managing Director SingularityU Italy L’inserimento di speaker italiani sarà, inoltre, occasione di arricchimento per la Faculty globale di Singularity University, grazie all’apporto del punto di vista imprenditoriale e di business italiano”.

     

    Singularity University

    Singularity University (SU) è una community mondiale di innovazione e cultura che utilizza le tecnologie esponenziali per affrontare le grandi sfide dell’umanità e costruire un futuro di abbondanza per tutti.

    La piattaforma collaborativa di SU consente agli individui e alle organizzazioni in tutto il mondo di apprendere, fare rete e innovare attraverso soluzioni che utilizzano tecnologie di accelerazione, come intelligenza artificiale, robotica e biologia digitale. Basata nel NASA Research Park in Silicon Valley, SU è una benefit corporation certificata, fondata nel 2008 dai celebri innovatori Ray Kurzweil e Peter Diamandis, e annovera tra i suoi partner organizzazioni leader come Google e UNICEF.

    Per saperne di più: SU.org I Facebook, I Twitter @SingularityU

     

    SingularityU Italy Summit

    SingularityU Italy Summit è una due giorni densa di conferenze, workshop e incontri formativi, un format collaborativo internazionale e itinerante, ideato per aiutare i leader a comprendere come le tecnologie esponenziali possano essere utilizzate per generare un cambiamento positivo e innescare la crescita economica nel proprio Paese.

    I Summit si ripropongono di diventare annuale occasione di incontro, confronto e ispirazione per le singole comunità nazionali e un catalizzatore per accelerare localmente la diffusione della cultura dell’innovazione, nonché una vetrina per idee, tecnologie innovative e start-up.

    SingularityU Summit è frequentato da un target di pubblico eterogeneo – funzionari governativi, imprenditori, investitori, organizzazioni no-profit, impact partner, educatori – e può essere idealmente esteso anche a tutti gli attori principali della filiera formativa che intervengono nell’educazione delle generazioni future.

    Per saperne di più: SU Italy Summit I Facebook, I Twitter @singularityuit

  • Sito web aziendale, fondamentale per il tuo business

    Sei hai un’impresa, non puoi non avere un sito web aziendale. In un’era competitiva, dove bisogna costantemente mettersi in discussione per consentire al proprio business di essere al passo coi tempi, non si può non prendere in considerazione la necessità di creare un sito web aziendale che sia vetrina per i potenziali clienti, ma anche mezzo per fidelizzare quelli già in essere.

    Perché creare un sito web aziendale?

    Ci sono tanti motivi per i quali dovresti creare un sito web aziendale. Te ne elencheremo 3:

    1. per avere più visibilità sul web: se non hai un sito web o, peggio, lo hai ma non è primo fra i risultati di ricerca, stai lasciando che i tuoi concorrenti prendano i clienti che potenzialmente potevano essere tuoi
    2. per attirare nuovi clienti e fidelizzare quelli vecchi: un sito web aziendale ben strutturato consente ai nuovi utenti di capire immediatamente cosa offre la tua azienda e come acquistare i tuoi prodotti. Per l’utente è un vantaggio notevole poter accedere ad informazioni e finalizzare il proprio acquisto nel minor tempo possibile: assicurati, dunque, che il tuo sito web aziendale sia user friendly, ma soprattutto responsive!
    3. per realizzare un tuo e-commerce, che ti permetta di vendere prodotti e servizi in tutto il mondo: non è più pensabile che la cerchia dei tuoi clienti si esaurisca nell’arco di pochi metri dal tuo negozio. Con un sito web aziendale integrato ad un e-commerce potrai conquistare sempre più acquirenti!

    Come creare un sito web aziendale efficace ed acquisire più clienti

    Abbiamo parlato dell’importanza di un sito web aziendale, ma non è tutto: l’opera non si esaurisce a ciò, poiché è fondamentale anche saper gestire un sito web aziendale, altrimenti resterebbe un mero contenitore senza ritorno d’investimento. Il consiglio che ti diamo, è quello di affidarti ad un professionista del settore, che sappia ascoltare le tue esigenze e sappia rispondere mettendo in pratica un progetto puntuale ed efficace, misurabile in termini di acquisizione di clienti.

    L’agenzia web di Massimo Piccioni è esperta nella realizzazione di siti web aziendali e può offrire altresì consulenza nell’ambito del web marketing, così da stilare un piano che consenta alla tua azienda di emergere dalla massa ed acquisire nuovi potenziali clienti: contattaci!

  • Calciomercato – Ronaldo verso la Juve? Vittoria Champions dei bianconeri, quote in ribasso!

    Il trasferimento del Portogese dal Real alla Juve e’ crollato da 41.0 a 3.00. La Vittoria Juve in Champions Passata da 17.2 a 14.5. L’81% delle puntate sono state piazzate sul trasferimento alla Juventus del Pallone d’oro portoghese.

    Secondo I bookmakers CR7 potrebbe davvero lasciare il Real Madrid per approdare in Serie A

     

    Ronaldo, la superstar portoghese è reduce dalla cocente eliminazione dai Mondiali di Russia2018 dopo la sconfitta negli ottavi di finale vs l’Uruguay. Ad ogni modo, per Cristiano Ronaldo, potrebbe essere arrivato il momento di prendere delle decisioni molto importanti sul suo futuro ed in tal senso I bookmakers credono che una decisione verrà presa nel giro di brevissimo tempo.

    Anche se nelle ultime settimane erano rimbalzati dei rumors dall’Inghilterra in merito ad un suo possibile ritorno al Manchester United,molto probabilmente i “romantici” del calcio resteranno delusi. I grandi favoriti per assicurarsi le prestazioni del fuoriclasse portoghese non sono loro.

    Un suo trasferimento nella prossima Serie A  è molto più concreto di ciò che sembra ed infatti I bookmakers inglesi hanno optato per un drastico e clamoroso ribasso delle quote di un suo trasferimento alla Juventus passato addirittura da  quota 41.0 a quota 3.0! Mentre un eventuale approdo di CR7 alla Juventus non ha inciso sulle quote nella vittoria dello Scudetto ai bianconeri (migliore quota 1.85 con Lottomatica Better) lo stesso non si può dire sulle Quote Antepost sulla vittoria della prossima Champions League. In questo caso il ribasso è stato netto con la Quota dei bianconeri passata rapidamente da 17.20 a 14.50 (migliore quota Netbet).

    Il mese scorso infatti un suo passaggio alla “Vecchia Signora” veniva ritenuto possibile ma altamente improbabile ma le continue voci apparse sui social media ed un aumento delle puntate da parte degli scommettitori anglosassoni su un suo passaggio alla corte di Allegri hanno fatto sì che le quote dei principali bookmakers abbiano subito un “taglio” che ha pochi precedenti.

    Se da un lato I tifosi della Juventus iniziano a sognare CR7 in bianconero, lo stesso non si può dire dei nostalgici tifosi dei Red Devils,visto che adesso sembrano avere appena il 14.3% delle possibilità di rivederlo in campo con la maglia del Man Utd.

    Secondo George Elek, portavoce di Oddschecker Uk “ l’ego di Cristiano Ronaldo ha subito un brutto colpo con la recente eliminazione da Russia 2018 per mano dell’Uruguay.Chissà se le voci sul suo futuro possano avere influito anche sulle puntate degli scommettitori inglesi visto che ben l’81% delle puntate sono state piazzate sul trasferimento alla Juventus del Pallone d’oro portoghese.

     

     

     

  • Euro in calo nel 2018 contro tutte le altre valute. Perché?

    Il bilancio di questo 2018 per il momento non sorride all’euro. La valuta unica è infatti in “rosso” nei confronti di tutte le altre valute big: dollaro (circa 3% in meno), franco svizzero (1,5%) e sterlina (quasi 1%). Il bilancio peggiore però è quello contro lo yen giapponese, quasi 5,5% in meno. Come mai si è assistito a questo declino?

    Le difficoltà dell’euro

    euroIl rallentamento della crescita è di sicuro un fattore che penalizza l’euro. In Germania l’indice Ifo (che misura la fiducia delle imprese) a giugno è crollato a 101,8 punti, e negli ultimi 7 mesi è andato in ribasso 6 volte. Dato preoccupante. Di fronte a una crescita evidentemente più lenta, l’inflazione che ha appena raggiunto il target del 2% non è stata capace di convincere al BCE a cambiare politica sui tassi. “Non ci sarà alcun rialzo prima dell’estate 2019”, ha annunciato la Eurotower. Secondo i mercati ci sono il 65% delle possibilità che un rialzo del tasso sui depositi da parte della Bce avvenga a settembre 2019. Sempre se non ci saranno dati ancora deludenti nel frattempo.

    L’impatto della questione dazi

    La frenata dell’euro appare solo in parte mitigata dai recenti rimbalzi contro il dollaro, che hanno riportato la valuta UE verso quota 1.17. Chi sa l’indicatore ADX come funziona avrà notato un rientro solo parziale entro valori normali. A bene vedere però non si tratta di una spinta derivante da maggiore ottimismo, quanto dai timori che un’escalation dei dazi commerciali potrebbe avere forti impatti sull’economia statunitense. Questo sta indebolendo i biglietto verde.

    Gli investitori di conseguenza stanno alleggerendo la posizione in dollari seguendo una strategia moving average semplice, in attesa di schiarite sul fronte commerciale (se ci saranno). Nel mirino dei dazi, dopo l’acciaio, sarebbe finito anche il settore tecnologico. Una progressione di tensione che non piace a nessuno, ma che fa il gioco dell’euro che sfrutta la debolezza del biglietto verde.

    Tuttavia il balletto quotidiano della moneta unica tra dazi, dati macro e scelte di politica monetaria, probabilmente proseguirà anche nei prossimi mesi. Il modo in cui si evolverà dipende dalle forze che di volta in volta saranno le prevalenti.

  • Mario Zucco, direttore operativo di Imit Control System, confermato alla vicepresidenza di Assotermica

    Il 21 giugno 2018, l’Assemblea di Assotermica ha rieletto all’unanimità Mario Zuccovicepresidente dell’Associazione, dopo averlo riconfermato nel Consiglio Direttivo.

    A Mario Zucco, direttore operativo di IMIT Control System, è stato affidato il coordinamento dei numerosi gruppi di lavoro di cui si occupa Assotermica: terminali e sistemi di emissione per la climatizzazione, componenti e sistemi di regolazione, misura e sicurezza, generatori di aria calda e radiatori a gas, sistemi di riscaldamento ad irraggiamento, energie alternative, acqua calda sanitaria e solare termico. Inoltre, ha ricevuto la delega per il coordinamento del “Protocollo volontario per la sorveglianza di mercato” per il monitoraggio delle caldaie immesse sul mercato italiano ai sensi dei Regolamenti di Etichettatura Energetica e di Eco-Design.

    Imit Control System di Castelletto Ticino, di cui il vicepresidente Assotermica Mario Zucco è direttore operativo, è azienda leader nella progettazione e nella produzione di componenti industriali per la termoregolazione. Creatonel 1917, in oltre 100 anni di storia, il marchio IMIT ha saputo distinguersi nella produzione di manometri, destinati soprattutto all’industria automobilistica e al settore medico scientifico, fino a specializzarsi nella fabbricazione di termostati, fondamentali all’interno di caldaie ed elettrodomestici, acquisendo anche una grande esperienza in campo elettronico. IMIT Control System è diventata una delle maggiori aziende produttrici di apparecchiature elettromeccaniche per la gestione della temperatura, in particolare cronotermostati, ed è stata la prima azienda in Italia del settore a ottenere la certificazione UNI EN ISO 9001. Tra termoregolazione, strumentazioni per la regolazione termica, contabilizzazione e sistemi per fonti di energie rinnovabili, il vicepresidente Mario Zucco ha sicuramente maturato l’esperienza necessaria per il ruolo che gli è stato riassegnato con fiducia.

     

    www.imit.it

  • Finanza digitale: per Banca Valsabbina l’innovazione è una risorsa preziosa

    Nell’Era 4.0 fabbriche e processi produttivi si trasformano, ma anche il mondo finanziario partecipa a questa rapida evoluzione: Banca Valsabbina accetta la sfida del fintech, cogliendola come un’opportunità di sviluppo preziosa.

    Banca Valsabbina

    Banca Valsabbina per l’innovazione: collaborazione con Satispay e Prestiamoci

    Anche le banche sono ormai coinvolte in prima persona negli effetti dello sviluppo delle tecnologie e del digitale. Nel contesto economico in rapido e continuo cambiamento nel quale si trova a operare, Banca Valsabbina non si tira indietro e coglie le nuove frontiere del fintech come una risorsa da sfruttare per sviluppare le proprie attività, anche attraverso collaborazioni e partnership. "Gli istituti di credito" spiega Paolo Gesa, responsabile della divisione business di Banca Valsabbina durante l’incontro in sala Libretti sul tema del digitale, "non devono avere paura di questo mondo perché la vera sfida è saper cogliere le grandi opportunità che il fintech offre. Noi stiamo seguendo questa strada, avviando collaborazioni con alcuni dei partner più all’avanguardia in Italia". Di recente l’istituto di credito ha dato vita a una collaborazione con la start up Satispay, che consente di utilizzare lo smartphone per piccoli pagamenti. Banca Valsabbina si è inoltre inserita nel business dei prestiti personali, stringendo una partnership con Prestiamoci, società attiva nell’ambito del prestito tra privati.

    Banca Valsabbina, punto di riferimento sul territorio bresciano

    Fondata nel 1898, Banca Valsabbina da oltre un secolo si pone come interlocutore centrale per imprenditori, famiglie e PMI del territorio. Negli ultimi 50 anni ha ampliato la sua rete di filiali, espandendosi dalla Valsabbia al Lago di Garda e alla città di Brescia, prima di arrivare in Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia Romagna. Attualmente conta un network di 70 filiali (50 in provincia di Brescia, 20 suddivise tra le province di Verona, Trento, Monza e Brianza e nelle città di Modena, Vicenza, Bergamo, Padova, Milano e Treviso) e può contare su più di 560 dipendenti e su un patrimonio di oltre 380 milioni di euro, con un CET 1 superiore al 15%. Banca Valsabbina ha consolidato la propria posizione sul mercato ed è riuscita a resistere alla crisi e ai processi di aggregazione che hanno invece coinvolto altre realtà finanziarie locali: l’istituto di credito guarda al futuro con ottimismo, concentrandosi su progetti di rafforzamento e sviluppo, con l’intenzione di espandere ulteriormente le proprie attività e aprire nuovi sportelli nel centro-nord Italia. Attualmente è il maggiore istituto di credito bresciano, gestisce circa 8 miliardi di euro e vanta 40mila soci e oltre 100mila clienti attivi.

  • Dentix apre la sua nuova clinica a Vicenza, la terza in Veneto

    Diventano 34 i centri ad alta specializzazione avviati in tutta italia, con un totale di 350 nuovi posti di lavoro creati. L’inaugurazione della nuova clinica sarà il 4 luglio con l’assunzione di 10 professionisti del territorio.

    Dentix, azienda leader nel settore della cura dentale fondata da un odontoiatra, si prepara ad aprire il suo terzo centro ad alta specializzazione in Veneto, il primo a Vicenza. La nuova clinica sarà inaugurata il 4 luglio e porterà all’assunzione di 10 professionisti del territorio. Dentix arriva così alla sua 34° clinica di proprietà, non in franchising, aperta in Italia, con un totale di 350 nuovi posti di lavoro creati.

    A Vicenza, Dentix aprirà in piazzale De Gasperi 18, all’angolo con Corso Palladio 1, in pieno centro, in un locale da 350 mq dove prima aveva sede la Banca Anton Veneta. Uno spazio invidiabile, ai piedi di una torre medioevale affacciata sulle mura della città che conferma l’attenzione di Dentix per i centri storici delle province italiane e per la prossimità territoriale con i pazienti. La clinica sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20 e garantirà ai pazienti la prima visita senza impegno e controlli gratuiti ogni sei mesi, per sempre, con uno staff selezionato in cui il Direttore Sanitario si occuperà del coordinamento del lavoro degli odontoiatri con l’obiettivo di soddisfare ogni richiesta anche grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, come la CAD-CAM, l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica.

    Con la nuova apertura di Vicenza, i centri aperti in Veneto diventano 3 con un totale di 40 professionisti del territorio assunti. In tutta Italia, invece, il numero delle cliniche sale a 34 con più di 300 nuovi posti di lavoro creati. Una cifra che continuerà a crescere visto che Dentix ha in programma di aprire entro dicembre 2018 altri 11 centri arrivando a un totale di 45 cliniche diffuse su tutto il territorio italiano. Un obiettivo che è già stato anticipato dal raggiungimento di un altro importante traguardo: la compagnia, infatti, aveva previsto di aprire entro fine 2018 30 cliniche in Italia, risultato che ha raggiunto con largo anticipo, guardando già a nuove prospettive per consolidare ulteriormente la sua presenza nel Belpaese con cliniche di proprietà e non in franchising. E tutte caratterizzate da un servizio ad alta specializzazione con professionisti esperti e formati, pronti a prendersi cura dei pazienti con la massima attenzione. Ogni paziente, infatti, viene affidato a uno specialista con cui può instaurare un rapporto di fiducia, godendo di cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili.

    Una formula molto apprezzata dagli italiani visto che, secondo quanto rilevato dal VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, oltre 12 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie per motivi economici e le cure odontoiatriche sono le meno accessibili (40,2%). Il Sistema Sanitario Nazionale, infatti, riesce a coprire solo limitate fasce della popolazione, rendendo quello delle cure dentarie un nervo scoperto del sistema sanitario universalistico italiano. Non stupisce dunque che su oltre 1.200 pazienti che hanno valutato le cure ricevute da Dentix, il 99% si sia ritenuto soddisfatto. Tutto questo, unito al fatto che la Borsa di Londra l’ha indicata come una delle mille aziende che ispirano l’Europa, fa di Dentix un centro sicuro, professionale e di altissima qualità. A testimoniarlo, anche il basso tournover delle cliniche: inferiore alla media del settore.

    «Siamo molto felici di questa nuova apertura. Con Vicenza consolidiamo ulteriormente la nostra presenza in Veneto, nell’ottica di offrire un servizio di alta qualità in maniera assolutamente capillare in tutte le province italiane. Un impegno che viviamo come una vera e propria missione. Vogliamo, infatti, riavvicinare gli italiani alle cure odontoiatriche, portanto anche chi a causa della crisi economica è stato costretto a fare delle rinunce, a tornare a prendersi cura della propria salute. – dichiara Paolo Marzo, Marketing Manager Italia di Dentix Entro la fine dell’anno puntiamo ad aprire altri 11 centri, arrivando a 45 cliniche di proprietà non in franchising, aperte in Italia, con un totale di oltre 500 professionisti assunti, lavorando sempre con professionalità e passione, affinchè tutti possano tornare a sorridere».

  • Dentix apre la sua sesta clinica in Piemonte a Settimo Torinese

    Diventano 35 i centri ad alta specializzazione avviati in tutta Italia, con un totale di 360 nuovi posti di lavoro creati. L’inaugurazione della nuova clinica sarà il 5 luglio con l’assunzione di  10 professionisti del territorio.

     

    Dentix, azienda leader nel settore della cura dentale fondata da un odontoiatra, supera quota 300 nuovi posti di lavoro creati e apre la sua sesta clinica ad alta specializzazione in Piemonte, la prima a Settimo Torinese. La nuova clinica sarà inaugurata il 5 luglio e porterà all’assunzione di 10 professionisti del territorio. Dentix arriva così alla sua 35° clinica di proprietà, non in franchising, aperta in Italia, con un totale di 360 nuovi posti di lavoro creati.

    A Settimo Torinese, Dentix aprirà in via Niccolò Macchiavelli 4, in un locale in pieno centro da 300 mq su due livelli in cui prima aveva sede un punto vendita Benetton. La clinica sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20 e garantirà ai pazienti la prima visita senza impegno e controlli gratuiti ogni sei mesi, per sempre, con uno staff selezionato in cui il Direttore Sanitario si occuperà del coordinamento del lavoro degli odontoiatri con l’obiettivo di soddisfare ogni richiesta anche grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, come la CAD-CAM, l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica.

    Con la nuova apertura di Settimo Torinese, i centri aperti in Piemonte diventano 6 con quasi un centinaio di professionisti del territorio assunti. In tutta Italia, invece, il numero delle cliniche sale a 35 con quasi 400 nuovi posti di lavoro creati. Una cifra che continuerà a crescere visto che Dentix ha in programma di aprire entro dicembre 2018 altri 10 centri arrivando a un totale di 45 cliniche diffuse su tutto il territorio italiano. Un obiettivo che è già stato anticipato dal raggiungimento di un altro importante traguardo: la compagnia, infatti, aveva previsto di aprire entro fine 2018 30 cliniche in Italia, risultato che ha raggiunto con largo anticipo, guardando già a nuove prospettive per consolidare ulteriormente la sua presenza nel Belpaese con cliniche di proprietà e non in franchising. E tutte caratterizzate da un servizio ad alta specializzazione con professionisti esperti e formati, pronti a prendersi cura dei pazienti con la massima attenzione. Ogni paziente, infatti, viene affidato a uno specialista con cui può instaurare un rapporto di fiducia, godendo di cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili.

    Una formula molto apprezzata dagli italiani visto che, secondo quanto rilevato dal VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, oltre 12 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie per motivi economici e le cure odontoiatriche sono le meno accessibili (40,2%). Il Sistema Sanitario Nazionale, infatti, riesce a coprire solo limitate fasce della popolazione, rendendo quello delle cure dentarie un nervo scoperto del sistema sanitario universalistico italiano. Non stupisce dunque che su oltre 1.200 pazienti che hanno valutato le cure ricevute da Dentix, il 99% si sia ritenuto soddisfatto. Tutto questo, unito al fatto che la Borsa di Londra l’ha indicata come una delle mille aziende che ispirano l’Europa, fa di Dentix un centro sicuro, professionale e di altissima qualità. A testimoniarlo, anche il basso tournover delle cliniche: inferiore alla media del settore.

    «Apriamo la nostra sesta clinica ad alta specializzazione in Piemonte, arrivando a Settimo Torinese e portando avanti la nostra missione: offrire un servizio di alta qualità in maniera assolutamente capillare in tutte le province italiane agginchè tutti, anche coloro che causa della crisi economica sono stati costretti a fare delle rinunce, possano tornare a prendersi cura del loro sorriso. La clinica offrirà un servizio di alta qualità, con professionisti competenti che istaureranno con i pazienti un rapporto diretto e di piena fiducia. Valore fondamentare per costruire un progetto di salute solido e duraturo nel tempo.  – dichiara Paolo Marzo, Marketing Manager Italia di Dentix Entro la fine dell’anno puntiamo ad aprire altri 10 centri, arrivando a 45 cliniche di proprietà non in franchising, aperte in Italia, con un totale di oltre 500 professionisti assunti, lavorando sempre con professionalità e passione, affinchè tutti possano tornare a sorridere».