Categoria: Economia e Finanza

  • Facile.it: Superbonus 110%, al Sud più di 1 famiglia su 2 ha intenzione di usarlo

    Sono 21 milioni gli italiani che, secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat*, hanno intenzione di usufruire del Superbonus 110%. Ma se è vero che l’agevolazione ha riscosso interesse in tutte le aree del Paese, è importante notare come questo vari da regione a regione.

    A fronte di una media nazionale pari al 48,6%, i cittadini più interessati ad approfittare del bonus sembrano essere quelli residenti nelle regioni del Sud e delle Isole, dove il 52,7% dei rispondenti ha dichiarato di avere intenzione di usufruire dell’agevolazione; di contro, i “meno interessati” sono risultati essere i rispondenti residenti nel Nord Ovest; qui la percentuale è pari al 45,1%.

    Vivono invece prevalentemente al Nord Est gli italiani che, pur interessati al Superbonus, hanno scelto di rinunciare per l’eccessiva burocrazia connessa alla richiesta (8,7% rispetto al 7,1% rilevato a livello nazionale).

    Geografia degli interventi

    Anche la tipologia di intervento con il quale gli italiani hanno intenzione di accedere al Superbonus 110% varia a seconda della zona di residenza e molto spesso rispecchia le caratteristiche degli immobili tipici dell’una o altra area della nostra nazione.

    Se è vero che l’intervento più diffuso, secondo quanto emerso dall’indagine, sarà l’isolamento termico degli edifici (58,2% di chi intende usufruire il bonus), la percentuale varia significativamente a livello territoriale e raggiunge il suo picco (63,4%) tra i rispondenti residenti nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole, mentre i meno interessati a questi lavori sono risultati essere i residenti nel Nord Ovest (52,1%) che, presumibilmente, hanno in misura maggiore già provveduto a questo intervento nel momento della prima edificazione dell’immobile.

    Le caratteristiche del territorio influiscono in maniera importante sulle tipologie di intervento; non sorprende, ad esempio, vedere come i lavori di miglioramento antisismico siano più diffusi nelle regioni del Centro Italia (10% di chi pensa di utilizzare l’agevolazione), rispetto a quelle del Nord Ovest (2,8%), mentre, la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente con impianti centralizzati per il riscaldamento, raffreddamento o fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione riguarderà in prevalenza il nord del Paese, con percentuali che arrivano al 39,1% tra i rispondenti residenti nel Nord Est e, addirittura, al 45,1% al Nord Ovest.

    Come si usufruirà del Superbonus

    A variare a seconda dell’area di residenza è anche la modalità con la quale gli italiani intendono usufruire del Superbonus. A livello nazionale, il 47,4% ha intenzione di cedere il credito di imposta alla banca o altri soggetti, il 42,5% detrarrà l’importo direttamente dalla dichiarazione dei redditi e il 20% usufruirà dello sconto in fattura, le percentuali cambiano da regione a regione.

    La cessione del credito, ad esempio, sembra interessare in modo particolare i residenti nelle aree del Nord Ovest, dove la percentuale di chi ha intenzione di utilizzarla raggiunge il 53%. La detrazione dalla dichiarazione dei redditi verrà utilizzata più frequentemente nel Centro Italia (45,9%), mentre lo sconto in fattura sarà chiesto prevalentemente nel Centro (27,6%) e al Meridione (23,1%) dove i redditi sono mediamente più bassi che nel resto della nazione.

    Sposandosi lungo lo Stivale, cambia anche la tipologia di immobile sottoposta a intervento. Nelle regioni del Nord saranno interessati dai lavori collegati al Superbonus soprattutto i condomìni (in particolare nel Nord Ovest dove la percentuale raggiunge il 65%). Le case unifamiliari che verranno sottoposte a lavori rientranti nel Superbonus sono ubicate soprattutto nel Sud Italia (37%), mentre le unità immobiliari in case bi o tri familiari oggetto dei cosiddetti lavori trainanti sono presenti prevalentemente nel Nord Est (14,3%).

     

     

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età compresa fra 18 e 74 anni) sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 18 ed il 20 settembre 2020.

  • Da Bergamo il grido d’allarme dei commercialisti

    Si è svolta oggi, lunedì 16 novembre, in modalità telematica l’Assemblea generale degli Iscritti all’ Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, in cui è stato presentato e approvato il Conto Preventivo 2021. L’Assemblea è stata anche l’occasione per fare il punto sulla situazione economica del Paese, sottoposta alla forte pressione dell’emergenza Covid 19, sulla condizione delle piccole e medie imprese e sul ruolo dei professionisti nel fronteggiare le sempre crescenti problematiche di aziende e imprese.

    “L’emergenza sanitaria, si è inevitabilmente riflessa in un’emergenza economica a livello mondiale e a farne le spese sono pressoché tutti i comparti, in particolar modo le piccole e medie imprese con pochi addetti. In questi mesi abbiamo assistito ad una crescente difficoltà di programmazione da parte delle istituzioni, anch’esse travolte dall’imprevedibilità di questo virus e dall’inefficacia degli aiuti stanziati, rivolti solo ad alcune categorie. Quotidianamente noi professionisti ci troviamo ad ascoltare il grido di allarme d’imprenditori, che cerchiamo di trasmettere alla politica, così da trovare soluzioni condivise per affrontare con maggior incisività l’emergenza che stiamo vivendo. Tutto questo si somma ai difetti strutturali tipici del nostro Paese: eccesso di pressione fiscale e burocrazia, carenze logistiche e incertezza del diritto”, ha spiegato nel suo intervento Simona Bonomelli, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, giunta al termine del suo mandato quadriennale.

    L’emergenza legata al virus, unita ai difetti strutturali che caratterizzano la nostra economia, non potrà che produrre una riduzione del reddito pro capite e un aumento delle condizioni di indigenza di un numero sempre maggiore di cittadini. Una crisi “di portata epocale” secondo il Barometro Censis-commercialisti, che mostra un quadro desolante: fatturato dimezzato per 370 mila attività, circa 460 mila piccole imprese a rischio chiusura, e oltre 415 mila in crisi di liquidità. L’unica possibilità per superare questo momento di crisi, è adottare in tempi rapidi misure di sostegno economico, snellimento degli adempimenti e tagli alla burocrazia. Proprio in questa direzione si è mosso il Consiglio nazionale, con una serie di proposte finalizzate ad alleggerire i costi fissi delle aziende per incentivarne la solidità e la capacità di rimborso all’indebitamento.

    “Ci siamo fatti portavoce anche per chiedere interventi urgenti sotto il profilo delle tutele di natura assistenziale per i professionisti: l’aumento di contagi investe anche gli stessi studi professionali, costretti a chiudere in caso di malattia. I lavoratori autonomi non possono essere lasciati soli a sopportare il peso delle responsabilità derivanti dal mancato rispetto dei termini dei vari adempimenti, sia di natura fiscale, sia di lavoro a causa dell’insorgere della malattia” ha chiarito Bonomelli.

     

    L’ORDINE

    In aumento gli iscritti all’ Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, che nel 2020 hanno raggiunto il numero di 1732 (1719 nel 2019) di cui 1692 iscritti nella sezione A, 27 iscritti nella sezione B e 13 iscritti all’elenco speciale. Nella sezione speciale STP lo scorso anno erano iscritte 30 società tra professionisti, quest’anno 37. I praticanti sono 95: di questi 74 sono tirocinanti dottori commercialisti e 21 tirocinanti esperti contabili. È stato nuovamente organizzato a cavallo tra il 2020 e il 2021 il corso di preparazione all’esame di stato per i praticanti a cui hanno partecipato 31 praticanti.

    Fondamentale il percorso di specializzazione e formazione continua che ciascun iscritto all’Ordine deve intraprendere all’interno della professione. Continuano e proseguiranno anche nel 2021 dunque le attività della Scuola di Alta Formazione SAF in stretto accordo anche con le Università, che dal mese di luglio si svolgono in modalità webinar per tutelare la salute degli iscritti e nel pieno rispetto delle normative anti Covid.

    Sono fermamente convinta che la professione debba continuare ad evolversi verso un ruolo di garanzia nell’ambito delle dinamiche economiche e ritengo sia necessario continuare a riaffermare tanto a livello nazionale, quanto a livello locale il ruolo della nostra categoria professionale. La nostra disponibilità ad essere presenti in prima linea per aiutare le istituzioni a trovare le migliori soluzioni per risollevare il tessuto economico del nostro territorio è evidente. Ci siamo sempre fatti portavoce delle esigenze non solo dei professionisti, ma anche delle imprese e aziende che rappresentiamo, di cui siamo testimoni quotidiani delle difficoltà causate dalle lungaggini burocratiche e dall’eccessiva pressione fiscale” ha concluso Bonomelli.

     

    Per informazioni: https://www.odcec.bg.it/

  • Facile.it: prestiti in Emilia-Romagna +14% importo medio richiesto

    Il Covid ha modificato le ragioni per cui gli abitanti dell’Emilia-Romagna si rivolgono ad una società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 9.800 domande di finanziamento raccolte nella regione*, la prima motivazione per cui nel terzo trimestre 2020 si è chiesto un prestito è stata l’acquisto di auto usate; quasi 1 richiesta su 4 (24,2%) è stata presentata per questa finalità, in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Cambiano le priorità dei residenti in Emilia-Romagna

    Secondo l’indagine di Facile.it, la richiesta media rilevata nel terzo trimestre del 2020 è stata pari a 13.208 euro, valore in aumento del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il piano di restituzione medio è stato di 62 rate (poco più 5 anni).

    Guardando alle domande di prestito personale presentate in Emilia-Romagna per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel corso del terzo trimestre dell’anno, è aumentato anche il peso percentuale dei prestiti legati all’acquisto di un immobile, (+1,1 punti percentuali rispetto al 2019).

    Di contro sono diminuite le quote di prestiti per la ristrutturazione casa, arrivate a rappresentare il 13,2% del totale, in calo di 1,2 punti percentuali rispetto al 2019, e quelle per l’arredamento, scese di 2 punti percentuali.

    Identikit del richiedente

    Guardando al profilo sociodemografico dei richiedenti prestito residenti in Emilia-Romagna emergono dati interessanti; il primo elemento significativo è il calo del peso delle donne che hanno presentato domanda di finanziamento; la percentuale, sebbene storicamente inferiore rispetto a quella maschile, è scesa ulteriormente passando dal 27,3% del totale rilevato nel 2019 al 26% del 2020.

    Analizzando la professione dei richiedenti emerge che, nel 2020, a presentare domanda di prestito è stato, nell’81,3% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato; in aumento la percentuale di pensionati dell’Emilia-Romagna che hanno fatto richiesta per un finanziamento, passata dal 5,5% del 2019 al 7,1% del 2020.

    Probabilmente a causa dell’incertezza lavorativa cala, invece, la quota dei liberi professionisti e lavoratori autonomi che hanno chiesto un prestito personale, passata dal 10,8% del terzo trimestre 2019 all’5,8% dello stesso periodo del 2020.

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale l’importo medio richiesto è pari a 13.208 euro, analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Forlì-Cesena è la provincia dell’Emilia-Romagna dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (15.779 euro, il 19,5% in più rispetto alla media regionale); seguono nella classifica le province di Rimini (14.374 euro) e Ferrara (14.215 euro). Valori sopra la media regionale anche per Parma (14.196 euro) e Piacenza (13.972 euro).

    Inferiori al valore medio dell’Emilia-Romagna, invece, gli importi richiesti a Bologna (12.579 euro) e Reggio Emilia (12.494 euro); chiudono la graduatoria la provincia di Modena (12.400 euro) e quella di Ravenna (11.514 euro).

     

     

    * L’analisi ha preso in esame un campione di oltre 9.800 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it in Emilia-Romagna  tra l’1 luglio 2019 e il 31 settembre 2019 e l’1 luglio 2020 e il 31 settembre 2020.

  • Crisi, servono misure urgenti… e bisogna imparare dal passato

    L’intervento dei Governi tramite massicci piani di sostegno all’economia, si rendono sempre più necessari per fronteggiare la crisi. Gli Stati Uniti si stanno avviando verso questa strada, che è stata peraltro rallentata dall’appuntamento elettorale. L’Europa invece deve ancora arrivare al traguardo, perché al di là delle dichiarazioni ottimistiche, ci sono ancora delle forti resistenze interne.

    Piano di sostegno contro la crisi

    crisiPer contrastare la crisi, tutti i Paesi hanno avuto una sola strada: aumentare la spesa pubblica, il deficit di bilancio e quindi del debito pubblico. Cosa grave per alcuni Paesi, che già erano alle prese con livelli di indebitamento notevoli. Per questo molti osservatori sono giustamente preoccupati.

    Infatti la situazione critica dei bilanci degli Stati, mal si concilia con la necessità di piani di sostegno all’economia. C’è il rischio, in sostanza, che per tenere in piedi questi ultimi vengano varati dei severi piani di di austerità. E allo stesso tempo, per ammorbidire questi ultimi, i piani di sostegno siano più modesti. Sarebbe un errore che già ha avuto un precedente passato.
    Dopo l’ultima crisi infatti, le misure di rilancio troppo modeste hanno fatto sì che Giappone ed Europa abbiano marciato a ritmo debole di crescita economica. Peraltro, non c’è neppure stato un miglioramento nella riduzione del loro indebitamento.

    Il circolo vizioso

    Il fatto è che di fronte a una crisi finanziaria, il settore privato è spinto a risparmiare per via delle incertezze sul futuro, mentre i consumi e gli investimenti soffrono. Ne soffre la crescita economica, mentre l’eccedenza di risparmio spinge al ribasso i tassi di interesse e al rialzo i prezzi degli asset finanziari. Come sta accadendo adesso. Le Borse – tutte, dagli USA, al DAX al Ftse Mib – infatti evidenziano una galoppata che stride con la realtà economica vissuta dai cittadini.

    Aggrappati al vaccino

    Nell’attuale crisi, si può sperare anche nell’intervento di un vaccino che possa ridare fiducia e ottimismo. Basterebbe questo per incanalare l’eccesso di risparmio verso i consumi e gli investimenti, dando spinta vera alla crescita economica. Ma non si può star qui a scommettere su una soluzione provvidenziale, per cui i governi devono darsi da fare per sostenere attivamente l’economia. Bisogna creare resistenze e supporti solidi per il futuro. Evitando magari di alleggerire il Recovery Fund da 750 miliardi, per via dell’opposizione dei paesi frugali.

  • La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia

    centrale dei rischi

    Oggi sempre più sentiamo parlare di Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, ma di cosa si tratta esattamente?

    Essa altro non è che un particolare database che include tutti i dati relativi al credito che banche e istituti finanziari erogano a clienti e aziende. Tutti possono accedere a questo tipo di informazioni gratuitamente, siano esse persone fisiche o giuridiche, ma anche i legali rappresentanti, curatori fallimentari e revisori contabili.

     

    La necessità di godere di una buona reputazione

    Avere una buona reputazione nella Centrale dei Rischi implica il poter godere di maggiori possibilità di accesso al credito quando lo si richiede, mentre al contrario una cattiva reputazione può far sì che vi siano delle difficoltà nel momento in cui si richiede un eventuale finanziamento.

    Proprio per questo motivo è bene monitorare periodicamente la Centrale dei Rischi della banca d’Italia per avere sempre la certezza che la propria reputazione sia rimasta invariata e che dunque non vi siano problemi nel momento in cui vi dovesse essere un periodo di scarsa liquidità per la quale si ritiene necessario richiedere l’accesso al credito.

     

    Erroneo inserimento nella centrale dei rischi

    Non è raro purtroppo, che possono verificarsi errori di comunicazione da parte degli istituti bancari verso la centrale dei rischi. Tali errori, se non velocemente corretti dall’istituto stesso, rappresentano a tutti gli effetti un feedback negativo in grado di influenzare la reputazione finanziaria del soggetto o azienda interessata.

    Le conseguenze, è facile immaginare, riguardano delle inevitabili difficoltà nel momento in cui il soggetto interessato tenterà nuovamente di accedere al credito, e in casi più importanti può addirittura verificarsi la revoca dei finanziamenti attualmente in corso. Proprio per questo è importante verificare che la propria reputazione bancaria si mantenga inalterata nel tempo, così da non dover affrontare problemi di questo tipo.

    A tal proposito il servizio di SmartCR è pensato a per fornire un completo report della centrale dei rischi, con dati che vengono estratti in formato Excel e che consentono di effettuare un’attenta analisi di tutti i dati storici, un report facile da interpretare e rielaborare comprendente tutte le informazioni che sono utili ad analizzare la propria posizione all’interno della centrale dei rischi.

  • Prestiti: nel Lazio quasi 1 domanda su 4 è per ottenere liquidità

    Il Covid ha modificato le ragioni per cui i laziali si rivolgono ad una società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 26.100 domande di finanziamento raccolte nel Lazio*, la prima motivazione per cui nel terzo trimestre 2020 si è chiesto un prestito è stata l’ottenimento di liquidità; in regione quasi 1 richiesta su 4 (23,2%) è legata a questa finalità, in aumento di 2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    «Durante periodi di incertezza come quello attuale», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it «è normale che le famiglie decidano di rimandare progetti importanti, avendo la necessità di maggiore liquidità economica per affrontare imprevisti o difficoltà lavorative».

    Cambiano le priorità dei laziali

    Secondo l’indagine di Facile.it, la richiesta media rilevata nel terzo trimestre del 2020 è stata pari a 13.582 euro, valore in aumento del 5,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il piano di restituzione medio è stato di 65 rate (quasi 5 anni e mezzo).

    Guardando alle domande di prestito personale presentate nel Lazio per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel corso del terzo trimestre dell’anno, è aumentato anche il peso percentuale dei prestiti legati all’acquisto di auto usate, che rappresentano ormai il 20,5% del totale (in aumento di 5,1 punti percentuali rispetto al 2019).

    Di contro, sono diminuite le quote di prestiti per la ristrutturazione casa, stabilizzatasi al 18,1% del totale, in calo di 5,6 punti percentuali rispetto al 2019.

    Identikit del richiedente

    Guardando al profilo sociodemografico dei richiedenti prestito residenti nel Lazio emergono dati interessanti; il primo elemento significativo riguarda le domande di finanziamento presentate dalle donne; la percentuale risulta di gran lunga inferiore rispetto a quella degli uomini: 27% contro il 73% del campione maschile.

    Analizzando la professione dei richiedenti emerge che, nel 2020, a presentare domanda di prestito è stato, nel 78% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato; in aumento la percentuale di pensionati laziali che hanno fatto richiesta per un finanziamento, passata dall’8,4% del 2019 al 12% del 2020, dato che si lega anche all’età media dei richiedenti, passata da 42 anni e 8 mesi a 44 anni. Probabilmente a causa dell’incertezza lavorativa cala, invece, la quota dei liberi professionisti e lavoratori autonomi che hanno chiesto un prestito personale, passata dal 9,6% del terzo trimestre 2019 al 6,1% dello stesso periodo del 2020.

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale l’importo medio richiesto è pari a 13.582 euro, analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Rieti è la provincia laziale dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (14.235 euro, il 4,8% in più rispetto alla media regionale); segue nella classifica Roma (13.669 euro).

    Inferiori al valore medio laziale, invece, gli importi richiesti a Latina (13.147 euro) e Frosinone (12.919 euro); chiude la graduatoria la provincia di Viterbo (12.142 euro).

     

    * L’analisi ha preso in esame un campione di oltre 26.100 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it nel Lazio tra l’1 luglio 2019 e il 31 settembre 2019 e l’1 luglio 2020 e il 31 settembre 2020.

  • Banche e interessi usurari: tutto quello che c’è da sapere

    interessi usurari

    Quando una banca o finanziaria eroga, ad esempio, un mutuo o un prestito personale con un tasso di interesse maggiore rispetto quello legale, questo viene detto usurario ed è determinato calcolando le commissioni, spese varie e tipo di remunerazioni (eccezion fatta per quelle relative a tasse e imposte).

    Questo tipo di argomento nel corso degli anni è stato oggetto di vari interventi da parte del legislatore, dai quali sono scaturiti importanti variazioni giurisprudenziali. In particolar modo oggi la legge prevede che un tasso che a superare il limite di legge nel momento in cui questi sono promessi o convenuti, a qualsiasi titolo.

     

    Interessi usurari: qual è l’importo indebitamente trattenuto?

    Si tratta di una situazione spiacevole, oggi però non più rara ma che spesso è arrivata alla ribalta delle cronache, con sentenze che danno quasi sempre ragione al cittadino. Quel che per l’utente è difficile è determinare quale sia la somma indebitamente percepita dalla banca che va dunque restituita. È difficile infatti riuscire a districarsi tra un gran numero di cifre e tassi, per chi non è del settore e ha difficoltà a capire quali siano le cifre effettivamente dovute e quali quelle che non lo sono.

    Da questo punto di vista, il servizio offerto dallo studio di consulenza aziendale Outliers Italia rappresenta la soluzione più rapida ed efficace. Si tratta infatti di un attenta analisi da parte di professionisti del settore che operano cercando tutte le anomalie sul conto corrente, andando così a verificare che effettivamente ci siano delle irregolarità dovute agli interessi usurari ma anche eventuali spese o CMS non pattuite, anatocismo e altre irregolarità.

    Lo scopo chiaramente è quello di andare ad individuare con esattezza quale sia l’importo che la banca è obbligata a restituire per legge. Per usufruire di tale servizio, l’analisi del conto corrente, è necessario produrre alcuni documenti come il contratto di apertura del conto corrente, l’atto di concessione affidamento, gli estratti conto ed eventuali contratti di fideiussione.

    In questa maniera i periti riusciranno a stabilire con esattezza quale sia l’importo che la banca è obbligata a restituire, aiutando l’utente nell’individuare in maniera rapida e inequivocabile questo importo.

  • Prestiti: in Sicilia quasi 1 domanda su 4 è per ottenere liquidità

    Il Covid ha modificato le ragioni per cui i siciliani si rivolgono ad una società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 9.900 domande di finanziamento raccolte in Sicilia*, la prima motivazione per cui nel terzo trimestre 2020 si è chiesto un prestito è stata l’ottenimento di liquidità; quasi 1 richiesta su 4 (24,4%) è stata presentata per questa finalità, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    «Durante periodi di incertezza come quello attuale», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it «è normale che le famiglie decidano di rimandare progetti importanti, avendo la necessità di maggiore liquidità economica per affrontare imprevisti o difficoltà lavorative».

    Cambiano le priorità dei siciliani

    Secondo l’indagine di Facile.it, la richiesta media rilevata nel terzo trimestre del 2020 è stata pari a 13.271 euro, valore in aumento del 6,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il piano di restituzione medio è stato di 62 rate (poco più 5 anni).

    Guardando alle domande di prestito personale presentate in Sicilia per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel corso del terzo trimestre dell’anno, è aumentato anche il peso percentuale dei prestiti legati all’acquisto di auto usate, che rappresentano ormai il 18,7% del totale (in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto al 2019).

    Di contro, a riprova di quanto detto da Giacobbe, sono diminuite le quote di prestiti per la ristrutturazione casa, stabilizzatasi al 17,9% del totale, in calo di 4,2 punti percentuali rispetto al 2019 e quelle per l’arredamento, scese di 0,9 punti percentuali.

    Identikit del richiedente

    Guardando al profilo sociodemografico dei richiedenti prestito residenti in Sicilia emergono dati interessanti; il primo elemento significativo riguarda le domande di finanziamento presentate dalle donne; la percentuale risulta di gran lunga inferiore rispetto a quella degli uomini: 23% contro il 77% del campione maschile.

    Analizzando la professione dei richiedenti emerge che, nel 2020, a presentare domanda di prestito è stato, nel 67% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato; in aumento la percentuale di pensionati siciliani che hanno fatto richiesta per un finanziamento, passata dal 10,3% del 2019 al 13,8% del 2020, dato che si lega anche all’età media dei richiedenti, passata da 41 anni e 6 mesi a 42 anni e 10 mesi.

    Probabilmente a causa dell’incertezza lavorativa cala, invece, la quota dei liberi professionisti e lavoratori autonomi che hanno chiesto un prestito personale, passata dal 14,1% del terzo trimestre 2019 all’8,4% dello stesso periodo del 2020.

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale l’importo medio richiesto è pari a 13.271 euro, analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Enna è la provincia siciliana dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (14.269 euro, il 7,5% in più rispetto alla media regionale); seguono nella classifica le province di Ragusa (14.059 euro), Catania (13.814 euro), Messina (13.399 euro) e Caltanissetta (13.369 euro.

    Inferiori al valore medio siciliano, invece, gli importi richiesti a Palermo (13.063 euro) e Agrigento (12.907 euro); chiudono la graduatoria la provincia di Siracusa (12.717 euro) e quella di Trapani (11.952 euro).

     

     

    * L’analisi ha preso in esame un campione di oltre 9.900 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it in Sicilia tra l’1 luglio 2019 e il 31 settembre 2019 e l’1 luglio 2020 e il 31 settembre 2020.

  • Erronea segnalazione presso la centrale dei rischi: cosa c’è da sapere

    Lo scopo della Centrale dei Rischi della Banca d’Italia è quello di ottenere e gestire tutte le informazioni inerenti la posizione debitoria degli utenti che richiedono un finanziamento o comunque accesso al credito, fornendo ai vari istituti delle informazioni dettagliate e aggiornate relative allo stato patrimoniale del soggetto nonchè la sua capacità di far fronte al debito e dunque di riuscire a restituirlo nei tempi e nei modi concordati.

    Tali informazioni sono preziose perché consentono di poter prendere in maniera oculata una decisione finale relativamente all’accettazione o meno della pratica di accesso al credito.

     

    L’erronea segnalazione presso la centrale dei rischi

    Esiste anche la possibilità, poi non del tutto così remota, che possa sorgere una segnalazione erronea nei confronti di un soggetto, che in realtà non ha alcuna posizione di sofferenza. Il soggetto viene comunque segnalato come tale e ciò rappresenta un problema per lui nel momento in cui tenterà nuovamente di accedere al credito o accendere un finanziamento di qualsiasi tipo.

    Questa, da parte degli intermediari, è una chiara violazione del dovere di attenzione come prevede la stessa Banca d’Italia. È facile in questi casi dimostrare la responsabilità dell’Istituto di credito andando a consultare il foglio informativo.

     

    Quali conseguenze in caso di erronea segnalazione?

    Il soggetto che si rende conto di essere stato erroneamente segnalato presso la centrale dei rischi della Banca d’Italia senza che vi sia in effetti una sofferenza di alcun tipo, riscontra non poche difficoltà nel riuscire ad accedere nuovamente al credito. In questo caso infatti, gli istituti bancari tendono a non rischiare dato che il soggetto in questione è stato segnalato come non capace di rimborsare il debito, anche se in maniera erronea.

    Esistono dei casi in cui l’erronea segnalazione presso la centrale dei rischi può comportare lo stato di insolvenza per il soggetto interessato, il che significa che possono addirittura essere revocati i finanziamenti in essere, il che è chiaramente da scongiurare. Questo sarebbe un errore in grado di andare a causare danni ancora peggiori al soggetto interessato. Per fare in modo che tali soggetti possano riuscire a districarsi da situazioni di questo tipo sono disponibili i servizi di analisi della CR che AssistenzaCentraleRischi offre.

  • Il Manifesto del Marketing Etico compie 9 anni

    Il Manifesto del Marketing Etico, presentato nel 2011 dal suo autore Emmanuele Macaluso, compie in questi giorni 9 anni. Tra etica e marketing entra sempre più spesso nelle strategia di CSR e nelle ricerche universitarie.

     

    Era l’undici novembre 2011, quando l’esperto di marketing e divulgatore Emmanuele Macaluso ha presentato ufficialmente il suo Manifesto del Marketing Etico.  Il Manifesto è un documento formale composto da 11 punti, nei quali l’autore dimostra come si possano applicare parametri etici al marketing, comunicazione e giornalismo. Un accostamento apparentemente impossibile ma che in 9 anni ha dimostrato la sua validità.

     

    Nel corso degli anni, il Manifesto del Marketing Etico, che è stato attenzionato da molte università italiane e estere, business school, enti di formazione, ricercatori e aziende, attirando l’attenzione dei media e diventando un case history, è diventato un riferimento nel mondo del marketing e della Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR).

     

    Dal 2011, Emmanuele Macaluso partecipa a decine di conferenze e eventi sull’argomento e rilascia centinaia di interviste. La condivisione dei principi del Manifesto del Marketing Etico, nel corso degli anni quindi, ha preso la forma di una vera e propria campagna di sensibilizzazione.

     

    È possibile scaricare gratuitamente il Manifesto del Marketing Etico (disponibile in 6 lingue) all’indirizzo http://www.manifestodelmarketingetico.org/download.html

     

     

    Manifesto del Marketing Etico

    Web: www.manifestodelmarketingetico.org

    Facebook: www.facebook.com/MANIFESTODELMARKETINGETICO/

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  • Prestiti: in Toscana più di 1 domanda su 4 per ottenere liquidità

    Il Covid ha modificato le ragioni per cui i toscani si rivolgono ad una società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 7.000 domande di finanziamento raccolte in Toscana*, la prima motivazione per cui nel terzo trimestre 2020 si è chiesto un prestito è stata l’ottenimento di liquidità; in regione più di 1 richiesta su 4 (25,9%) è legata a questa finalità.

    «Durante periodi di incertezza come quello attuale», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it «è normale che le famiglie decidano di rimandare progetti importanti, avendo la necessità di maggiore liquidità economica per affrontare imprevisti o difficoltà lavorative».

    Cambiano le priorità dei toscani

    Secondo l’indagine di Facile.it, la richiesta media rilevata nel terzo trimestre del 2020 è stata pari a 12.737 euro, valore in aumento dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il piano di restituzione medio è stato di 61 rate (poco più 5 anni).

    Guardando alle domande di prestito personale presentate in Toscana per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel corso del terzo trimestre dell’anno, è aumentato anche il peso percentuale dei prestiti legati all’acquisto di auto usate, che rappresentano ormai il 20,1% del totale (in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2019).

    Di contro, sono diminuite le quote di prestiti per la ristrutturazione casa, stabilizzatasi al 12,8% del totale, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al 2019. A riprova di quanto detto da Giacobbe, sono diminuite anche quelle per l’arredamento, matrimoni e cerimonie, viaggi, con un calo compreso tra 0,9 e 1,2 punti percentuali.

    Identikit del richiedente

    Guardando al profilo sociodemografico dei richiedenti prestito residenti in Toscana emergono dati interessanti; il primo segnale significativo è il calo del peso delle donne che hanno presentato domanda di finanziamento; la percentuale, sebbene storicamente inferiore rispetto a quella maschile, è scesa ulteriormente passando dal 31,5% del totale rilevato nel 2019 al 26,9% del 2020.

    Analizzando la professione dei richiedenti emerge che, nel 2020, a presentare domanda di prestito è stato, nel 78,2% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato; in aumento  la percentuale di pensionati toscani che hanno fatto richiesta per un finanziamento, passata dal 5,9% del 2019 all’8,7% del 2020, dato che si lega anche all’età media dei richiedenti, passata da 41 anni e 11 mesi a 42 anni e 10 mesi. Probabilmente a causa dell’incertezza lavorativa cala, invece, la quota dei liberi professionisti e lavoratori autonomi che hanno chiesto un prestito personale, passata dal 15,17% del terzo trimestre 2019 all’8,04% dello stesso periodo del 2020.

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale l’importo medio richiesto è pari a 12.737 euro, analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Siena è la provincia toscana dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (16.067 euro, il 26% in più rispetto alla media regionale); seguono nella classifica le province di Prato (14.592 euro), Arezzo (13.796 euro) e Grosseto (13.220 euro). Valori sopra la media regionale anche per Pisa (13.027 euro) e Massa-Carrara (12.910 euro).

    Inferiori al valore medio toscano, invece, gli importi richiesti a Firenze (12.394 euro) e Lucca (11.862 euro); chiudono la graduatoria la provincia di Livorno (11.045 euro) e quella di Pistoia (10.922 euro).

     

    * L’analisi ha preso in esame un campione di oltre 7.000 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it in Toscana tra l’1 luglio 2019 e il 31 settembre 2019 e l’1 luglio 2020 e il 31 settembre 2020.

     

     

  • Facile.it: moratorie Covid non rinnovate. Dal 1 ottobre non è più possibile sospendere le rate

    Da aprile a fine settembre sono state circa 541 mila le famiglie in difficoltà che, grazie alle moratorie Abi e Assofin, sono riuscite a sospendere le rate di prestiti personali e finalizzati fino a 12 mesi (Fonte: Banca d’Italia). Facile.it e Prestiti.it, in un’analisi svolta in collaborazione con il giornalista economico Paolo Fiore, hanno però evidenziato come queste moratorie siano scadute il 30 settembre e, non essendo state rinnovate, ad oggi non esistano più misure specifiche a supporto di quei privati che si trovano alle prese con il rimborso di prestiti e, a causa dell’emergenza, non riescono a pagare le rate.

    Secondo dati ufficiali Assofin, è di oltre 70 miliardi di euro il volume dei finanziamenti concessi ogni anno nell’ambito del credito al consumo italiano; il controvalore economico dei prestiti “sospesi” grazie alle due moratorie scadute e non rinnovate è stato pari a 24 miliardi di euro.

    Alla luce delle nuove misure restrittive per contenere il contagio, sono molti oggi i consumatori che vivono il timore di non riuscire più ad onorare il debito contratto con banche e finanziarie.

    Nuovi prestiti, nessuna moratoria

    I dati fin qui esposti testimoniano quanto, negli scorsi mesi, sia stato diffuso il bisogno di sospendere anche le rate dei prestiti e non solo quelle dei mutui.

    Se è vero che ci sono clienti che avendo presentato domanda last-minute continuano a usufruire della coda delle moratorie, è altrettanto vero che chi si trova oggi in difficoltà economica non ha possibilità di presentare domanda per la sospensione delle rate.

    All’indomani delle nuove chiusure introdotte dall’ultimo DPCM, i casi di difficoltà economica delle famiglie potrebbero aumentare notevolmente, soprattutto se si considera che la platea di italiani che hanno in corso un prestito o pagamento rateale da rimborsare è davvero importante.

    Nel primo semestre 2020, il 41,3% della popolazione adulta* (pari a circa 20,7 milioni di individui) risulta avere almeno un contratto di credito attivo, sia esso per l’auto, la casa, l’acquisto di un elettrodomestico o altro.

    Il mancato rinnovo delle moratorie è un problema che tocca potenzialmente sia chi ha ottenuto il prestito prima dell’inizio della pandemia, ma non ha presentato domanda di sospensione entro il 30 settembre 2020, sia tutte le famiglie che, spinte dalla necessità o dai segnali di miglioramento, hanno magari ottenuto il finanziamento durante l’estate e ora, a causa delle nuove restrizioni, sono in difficoltà con il rimborso delle rate.

    Chi è in difficoltà oggi

    Secondo i dati dell’osservatorio Facile.it – Prestiti.it**, chi ha presentato domanda di prestito personale nel corso del terzo trimestre del 2020 ha cercato di ottenere, in media, 13.257 euro, valore in aumento dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Guardando alle richieste di prestito personale per le quali è stata esplicitata la finalità, emerge che la prima ragione che ha spinto gli italiani a rivolgersi ad una società di credito nel corso del terzo trimestre dell’anno è stata la necessità di ottenere liquidità extra (23,3% delle richieste).

    In assenza di una nuova moratoria o altri interventi governativi, i consumatori che hanno ottenuto un prestito personale e oggi non riescono a rimborsare le rate rischiano di essere segnalati come cattivi pagatori nelle banche dati dei SIC, con la conseguenza non solo di trovarsi nella quasi impossibilità di ottenere ulteriore credito anche solo per piccoli acquisti a rate, ma anche, nel peggiore dei casi, di subire il pignoramento dei propri beni.

    Un danno nel danno: i consumatori che hanno usufruito della moratoria, infatti, hanno avuto anche la possibilità di evitare la segnalazione di mancato pagamento, primo passo verso l’iscrizione nei SIC.

    Eppure le moratorie potrebbero tornare

    Va chiarito che le moratorie scadute a settembre 2020 e che hanno dato un certo respiro a molti consumatori, sono nate per iniziativa delle associazioni di aziende operanti nel mondo del credito e che, giorno dopo giorno, hanno visto le adesioni volontarie di finanziarie e banche.

    Per questa ragione, quindi, non è escluso che ancora una volta vi siano società disposte a dare comunque la possibilità ai clienti in difficoltà di sospendere le rate. Ma in questo caso le condizioni offerte potrebbero essere diverse da quelle della moratoria e, soprattutto, variare da azienda ad azienda.

     

    *Fonte: Mappa del Credito Crif

    **Analisi realizza su un campione di oltre 63.000 richieste di prestito personale presentate dal 1° luglio al 30 settembre tramite i portali Facile.it e Prestiti.it

  • Nuove funzionalità per Codifico di GS1 Italy, il web tool con cui ogni azienda crea i propri barcode

    Importanti upgrade e restyling grafico per lo strumento creato da GS1 Italy che consente alle imprese utenti di assegnare i numeri EAN ai loro prodotti e di generare i relativi codici a barre. In modo veloce e senza costi aggiuntivi.

    Una veste grafica user friendly, una navigazione semplificata e nuovi utili strumenti a disposizione degli utilizzatori: sono le novità di Codifico, la soluzione online sviluppata da GS1 Italy per consentire alle piccole e medie imprese del largo consumo e dell’abbigliamento di codificare i loro prodotti con il codice EAN e di generare i relativi codici a barre.

    Da pochi giorni la piattaforma Codifico si presenta con una nuova interfaccia grafica e di navigazione, e si è arricchita di nuove funzionalità, che ampliano la gamma dei servizi a disposizione delle imprese.

    Grazie alla nuova piattaforma Codifico, ora ogni azienda può:

    • Generare codici per imballo.
    • Creare codici UPC e l’immagine del barcode (disponibile anche per i codici GS1, EAN-13 e EAN-8).
    • Revisionare e scaricare schede prodotto.
    • Esportare i codici in maniera massiva.
    • Realizzare l’etichettatura completa.

     

    Per maggiori informazioni, visita il sito di GS1 Italy.

    www.gs1it.org

     

    ***

    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

     

  • U.N.O.E. – Unione Nazionale Organizzatori Eventi: ora c’è una voce per tutelare il settore

    L’Unione Nazionale Organizzatori Eventi prende atto del nuovo decreto, emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 3 novembre, comprendendo lo stato di emergenza derivante dalla crescente ondata di contagi da COVID-19.

    Allo stesso tempo intende sottolineare quanto queste misure colpiscano ulteriormente il ramo degli eventi, andando a incidere negativamente sul settore e sul vastissimo indotto che esso coinvolge.

    Non si sono potute portare a compimento le manifestazioni programmate, inoltre è mancata anche la necessaria pianificazione a lungo termine, scoraggiata dalla costante incertezza causata certamente dalla pandemia, ma che in nessun modo è stata arginata dalle politiche intraprese.

    Una situazione, questa, che si manifesta a seguito di un anno durante il quale l’intero comparto è stato fortemente penalizzato dalle incertezze sia sociali, sia normative e burocratiche, che hanno portato il fatturato ad un calo che in media supera il 90%.

    Ciò nonostante si sono realizzati importanti investimenti per garantire la sicurezza, la sanificazione degli spazi e la gestione dei flussi di visitatori, dimostrando che si può operare e lo si può fare nel rispetto delle norme e del buon senso. Investimenti necessari per poter lavorare e dare lavoro, ma che ora rischiano di trasformarsi in uno spreco di preziose risorse che va a gravare ancora di più su un settore che per primo ha dovuto subire i danni causati dalla pandemia.

     

    Attualmente l’U.N.O.E. – Unione Nazionale Organizzatori Eventi comprende le 48 aziende che si occupano di organizzazioni di eventi più rappresentative d’Italia, che realizzano diverse tipologie di manifestazioni, dagli eventi enogastronomici alle sagre tipiche, dalle mostre mercato a eventi storici e tematici e convention: tutte sono state colpite dal fermo totale delle loro attività già dallo scorso febbraio e non sono mai concretamente ripartite.

    L’U.N.O.E. e il suo Direttivo sono solidali con gli operatori del settore, in particolare quelli con sede nelle regioni rosse, e conferma la determinazione di essere la voce di una categoria portatrice di valore economico e sociale sia a livello nazionale sia locale; l’attività istituzionale proseguirà garantendo agli associati e agli operatori del comparto una reale rappresentatività, in modo che le future normative nazionali e locali tengano conto anche delle istanze degli organizzatori di eventi, troppo spesso inascoltate poiché inespresse a livello unitario.

     

    Superare la crisi contingente per puntare a iniziative strutturali: così U.N.O.E. traccia la rotta per il prossimo futuro.

  • Rc auto: con il Covid tariffe in calo del 10,5%

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano in media 492,03 euro, valore in calo del 10,51% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 7.700.000 preventivi raccolti da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante un leggero aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da luglio, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’impatto delle nuove restrizioni

    Quale potrebbe essere l’andamento dei premi RC auto nei prossimi mesi alla luce delle nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo? «Sebbene sia difficile fare previsioni sull’andamento del prezzo dell’RC auto», ha dichiarato Palano «è bastato un solo giorno dall’entrata in vigore del nuovo DPCM per rilevare un crollo nelle richieste di assicurazioni, in particolare quelle destinate a nuove immatricolazioni, soprattutto per quanto riguarda le regioni inserite nella fascia rossa».

    Facile.it ha evidenziato come venerdì 6 novembre, primo giorno dell’entrata in vigore delle nuove regole di chiusura, le richieste di RC auto siano diminuite, a livello nazionale, del 4% rispetto allo scorso anno, con un crollo importante localizzato soprattutto nelle regioni rosse, dove la diminuzione è stata del 9%, con un picco del -10% in Lombardia.

    Ancor più significativo è il calo delle richieste per assicurare veicoli nuovi; in questo caso, nel primo giorno di lockdown a zone, si osserva un –22% nelle regioni rosse (Lombardia in testa con -27%); situazione ben diversa nelle aree inserite in fascia gialla, dove invece la richiesta di preventivi per assicurare auto nuove è aumentata del 6%.

    «Visti questi cali tariffari così importanti» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando»

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 7.775.785 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Lavoro agile e mercato immobiliare: l’effetto Covid premia la piazza del sud

    La pandemia fa crescere l’immobiliare del Meridione: sembra un controsenso ma non lo è. È l’effetto del cosiddetto South Working, ossia quel fenomeno sociale che ha segnato il ritorno dal nord di migliaia di lavoratori meridionali verso le proprie città di origine grazie al lavoro a distanza. Un fenomeno che, di fatto, ha reso il comparto immobiliare del sud più dinamico rispetto ad altre parti del territorio nazionale.

    A conferma di quanto affermato c’è un’indagine dell’Ufficio Studi di idealista in relazione alla domanda di immobili nel corso dell’anno. Ebbene, il quadro delineato è quello di città della penisola meridionale che raddoppiano addirittura la crescita. La piazza più ambita è la provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) con un +60% della domanda, seguita da Rieti +56% e Agrigento +55%. Stesso trend seguito anche per la domanda degli affitti, con la città di Brindisi (+60%) a guidare la crescita, seguita dalle calabresi Crotone (+58%) e Vibo Valentia (+56%).

    Per ben comprendere in che modo il mercato immobiliare nazionale stia cambiando è il dato (scoraggiante) di Milano: -4% della domanda di case e -32% di quella relativa agli affitti. E non è un caso, ma non sono pochi i cittadini del nord che decidono di trasferirsi nelle città del meridione per coniugare lavoro e vacanza, ma anche alla ricerca di un clima più mite.

    Lavorare dalla propria città significa anche comprare casa. Le proposte dell’agenzia immobiliare a Taranto Cambio Casa, sono sicuramente tra quelle che non si può far a meno di valutare con attenzione, insieme a tante altre offerte di ville, locali e soluzioni di locazione alla portata delle tue esigenze.

  • Business e ripresa post-Covid, cambierà ruolo (e predominio) della tecnologia

    La ripresa economica dopo i disastri da Covid passerà per la tecnologia. Diventerà il fulcro dei futuri modelli di business. Ma non come la intendiamo oggi, cioè la tecnologia da “vendere” come prodotto, bensì il suo utilizzo e la sua applicabilità a tutti i settori.

    Il nuovo ruolo della Tecnologia nel business

    L’esempio tipico del ruolo cruciale della tecnologia nel business sono Tesla (nel settore auto), oppure Visa (in quello dei servizi finanziari) e Netflix (per i media). La capacità di vedere oltre quello che la tecnologia può dare, per applicarla e creare nuovo valore, diventerà sempre più cruciale. Non a caso il tasso di adozione sta accelerando in modo significativo, per non parlare della crescita digitale.

    Il digital 4.0

    business digitaleGià in passato le aziende che hanno rapidamente virato sul digitale sono state grandi protagoniste, sia in termini di risultati di business che di ritorno per gli azionisti. Questo scenario sarà amplificato nel prossimo futuro. Non per niente si parla di quarta ondata o “digital 4.0” (l’ondata precedente, la digital 3.0, si ebbe con il boom degli smartphone). E sarà più grande delle precedenti. E’ qualcosa che sarebbe accaduto comunque, ma la pandemia ha accelerato i suoi indicatori di momentumvelocità, propagazione, penetrazione – rendendolo frenetico.

    La trasformazione dei modelli economici

    Nella maggior parte dei mercati mondiali, la quota di Pil connessa alla digitalizzazione (e-Gdp) è a una cifra soltanto. In molti casi è inferiore finanche all’1%. Soltanto Regno Unito, Cina, Corea del Sud e Giappone hanno quote del Pil digital-connect superiori al 10%.
    Questo significa che ci sono ampi margini di trasformazione dei modelli di business, che creano anche nuove opportunità di investimento. Gli investitori, quindi, non devono cadere nell’errore di rimanere bloccati nella fase precedente (puntando sui soliti titoli-growth come Amazon, Facebook e Google) e non posizionati per la successiva.

    Le aree a rapido sviluppo

    Ma dove avrà luogo questa nuova rivoluzione? I principali beneficiari di questa prossima fase potrebbero celarsi nella sanità, nei trasporti e nell’industria.

    Alcune stime infatti collegano il numero crescente di utenti di smartphone in tutto il mondo alla prossima sanità digitale. AI, IoT e 5G infatti permetteranno di portare virtualmente le migliori competenze anche negli ospedali rurali e nelle località remote. Le cartelle cliniche elettroniche porteranno a una significativa riduzione dei costi.
    Nell’ambito dei trasporti, non si può non pensare ai veicoli a guida autonoma, oppure al mercato del ride sharing (Uber, Lyft).

    Infine il settore industriale. Già oggi le aziende sfruttano la tecnologia in ogni fase dei processi produttivi. Domani lo faranno ancora di più, sfruttando la tecnologia digitale per analisi predittive delle macchine, pianificazione delle risorse aziendali e gestione della supply chain.

  • Viaggi annullati per Covid: ora ci sono le assicurazioni

    Lo spettro di possibili nuove restrizioni alla mobilità preoccupa, tra gli altri, anche coloro che, per lavoro o per motivi personali, hanno programmato viaggi nell’immediato futuro. Un tema, quello dei viaggi annullati, che durante il primo lockdown ha riguardato tantissime persone; già ad aprile 2020 l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research* aveva messo in luce come oltre 6,4 milioni di famiglie avessero dovuto annullare viaggi e vacanze già pagati spesso senza riuscire ad ottenere un risarcimento, sia esso parziale o completo.

    Una preoccupazione, quella odierna, aggravata anche dalla consapevolezza di quanto accaduto negli scorsi mesi; tra voucher, rimborsi parziali, totali o, nel peggiore di casi, addirittura negati, si è creata una vera e propria giungla e le procedure di rimborso messe in atto da compagnie aeree, hotel, agenzie viaggi e altri operatori del settore hanno spesso scontentato i viaggiatori.

    Se non bastasse, oltre al caos rimborsi, il Covid ha messo in luce anche alcuni limiti legati alle assicurazioni viaggio che, spesso, si sono rivelate inefficaci per affrontare l’emergenza poiché escludevano l’indennizzo in caso di eventi pandemici.

    Per aiutare i viaggiatori Facile.it ha voluto fare un punto della situazione e verificare quali siano le possibili soluzioni per mettersi al riparo da future problematiche; ecco cosa è emerso.

    Un aiuto (parziale) potrebbe arrivare dalle assicurazioni viaggio

    Se sul fronte rimborsi la situazione è ancora aperta, dal punto di vista assicurativo qualcosa è cambiato rispetto all’inizio della pandemia e oggi alcune compagnie hanno introdotto polizze viaggio specificamente pensate per casistiche connesse al Coronavirus.

    La novità più importante è legata all’annullamento del viaggio: sul mercato sono recentemente sbarcati prodotti che rimborsano l’assicurato se lui, o un suo familiare, si dovessero ammalare di Covid impedendo, di fatto, la partenza. Attenzione però, il rimborso avviene solo se un certificato accerta la positività dell’assicurato o del congiunto; rimane scoperto il caso di isolamento fiduciario derivante da un contatto diretto o indiretto con persone esterne al nucleo familiare come, ad esempio, un collega di lavoro.

    Altre polizze intervengono in caso di interruzione del viaggio in corso; l’assicurazione è valida, ad esempio, se l’imbarco in Italia viene negato a causa di sintomi da Covid-19 individuati in aeroporto o se l’assicurato è obbligato ad interrompere il viaggio e rientrare anticipatamente per ragioni mediche legate al virus.

    Alcune compagnie assicurative offrono inoltre un rimborso per eventuali spese sanitarie pagate all’estero per cure di urgenza in caso di contrazione del virus. Sono inclusi nel rimborso gli eventuali costi per un alloggio qualora non si potesse rientrare in patria a causa della malattia. In alcuni casi la polizza riconosce anche una diaria giornaliera per ricovero o un’indennità di convalescenza post terapia intensiva.

    Ancora una volta, però, attenzione ai limiti delle coperture: queste polizze, ad esempio, normalmente non sono valide se si decide di viaggiare verso una destinazione sconsigliata dal Ministero degli Esteri e, comunque, gli indennizzi non sono dovuti nel caso in cui l’assicurato abbia già diritto ad ottenere il rimborso (anche tramite voucher) da parte della compagnia aerea, tour operator, struttura ricettiva o agenzia viaggi.

    Resta inoltre scoperto il caso di annullamento del viaggio a seguito di misure restrittive introdotte dalle autorità, come avvenne con il primo lockdown: in questa situazione il rimborso spetterebbe alla compagnia aerea o all’operatore turistico, ma come detto, almeno in Italia, le modalità sono ancora dibattute.

     

    * Metodologia: n. 1.508 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta ad Aprile 2020.

  • Superbonus 110%: più di 9 milioni di famiglie pensano di utilizzarlo

    Il Superbonus introdotto dal Decreto Rilancio è un’agevolazione che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese per alcuni specifici interventi di efficientamento energetico degli immobili o adeguamento sismico effettuati tra 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Visto il vantaggio garantito, sono molti gli italiani che usufruiranno o pensano di usufruirne; questo quanto emerge dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* che, interrogando un campione rappresentativo della popolazione nazionale, hanno evidenziato come quasi 1 individuo su 2 (48,6%), pari a più di 21 milioni di italiani, abbia intenzione di utilizzare l’agevolazione; il che vuol dire che sono oltre 9 milioni i nuclei familiari interessati dal provvedimento.

    Per quale tipo di immobile si usufruirà del Superbonus

    Continuando ad analizzare i dati dell’indagine emerge come più di 11,7 milioni di italiani (55%), tra coloro che hanno dichiarato di voler usufruire del bonus, lo faranno per il condominio in cui risiedono, mentre il 29,3%, pari a più di 6.250.000 individui, lo utilizzerà per la casa unifamiliare di residenza.

    Questa percentuale aumenta fino a raggiungere il 32,1% per gli abitanti del Sud e delle isole, probabilmente perché in questa zona d’Italia le abitazioni unifamiliari sono più diffuse e molti immobili, a causa del loro stato di conservazione, necessitano di interventi importanti.

    Piu di 2 milioni, invece, i rispondenti che hanno intenzione di usufruire dell’agevolazione per le seconde case, siano esse un immobile unifamiliare o parte di un condominio.

    Come si usufruirà del Superbonus

    Guardando al modo in cui si sfrutterà il Superbonus, tra coloro che hanno dichiarato di volerne usufruire per un condominio, la maggior parte (46%) cederà il credito di imposta, mentre il 42,9% detrarrà quanto possibile nella dichiarazione dei redditi e solo il 21,6% userà lo sconto in fattura; guardando invece a coloro interessati al Superbonus per una casa unifamiliare, anche in questo caso la maggior parte (45,3%) ha dichiarato di voler cedere il credito di imposta alla banca o altri soggetti.

    A seguire quelli che pensano di detrarre quanto possibile nella dichiarazione dei redditi (43,8%) e, in ultimo, chi usufruirà dello sconto in fattura (18,6%).

    Interventi trainanti e trainati

    Il Superbonus spetta per tre tipologie di interventi definiti “trainanti”: i lavori di isolamento termico delle superfici, quelli di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti e quelli antisismici e di riduzione del rischio sismico.

    I primi due tipi di interventi “trainanti”, destinati cioè alla riqualificazione energetica, danno la possibilità ai singoli proprietari di estendere il bonus 110% anche ad alcuni interventi minori “trainati”, come ad esempio la sostituzione degli infissi, l’installazione di impianti solari fotovoltaici e di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

    Esistono, tuttavia, delle condizioni: prima di tutto la somma dei lavori trinati e trainanti devono tradursi in un miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio (o il raggiungimento della migliore classe possibile). Gli interventi antisismici, invece, trainano solo l’installazione dei pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo.

    Secondo l’indagine di Facile.it, tra coloro che hanno intenzione di usufruire del Superbonus, più di 1 italiano su 2 (58,2%), pari a quasi 12,4 milioni di individui, pensa di ricorrere al bonus al 110% per l’intervento di isolamento termico (cappotto termico), percentuale che sale fino al 63,4% tra i residenti del Sud e delle isole.

    Sempre tra chi pensa di utilizzare l’agevolazione, più di 7.300.000 (34,7%) italiani hanno intenzione di sostituire l’impianto di climatizzazione invernale esistente con impianti centralizzati per il riscaldamento, raffreddamento o fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, mentre il 7,1%, vale a dire più di 1,5 milioni di individui, si dedicherà all’implementazione di misure antisismiche. Sono soprattutto gli abitanti del Centro Italia (10%) a voler ricorrere a questo tipo di intervento.

    Perché si rinuncia al Superbonus

    Se fra gli intervistati quasi la metà ha dichiarato di voler utilizzare il Superbonus, c’è anche chi pensava di usufruirne ma alla fine ha scelto di non farlo a causa della quantità di documenti necessaria; secondo l’indagine sono più di 3 milioni di italiani. Ad aver desistito per questo motivo sono principalmente i residenti del Nord Est.

    Più di 6 milioni (14,4%), invece, i nostri connazionali che hanno ammesso di non aver capito bene come funziona l’agevolazione, percentuale che raggiunge il 17,3% tra coloro che abitano nel Sud Italia.

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età compresa fra 18 e 74 anni) sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 18 ed il 20 settembre 2020.

  • Covid e banconote: 9 milioni non le useranno più per paura del contagio

    Sono oltre 9 milioni i cittadini italiani che, intervistati per Facile.it dall’istituto di ricerca EMG Acqua, hanno dichiarato che non useranno più monete e banconote per paura che queste possano trasmettere il virus del Covid.

    Il dato arriva da un’indagine condotta, a metà ottobre 2020, su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta con età pari o superiore a 18 anni.

    Se, a livello nazionale, la percentuale di chi ha dichiarato di abbandonare il contante per paura del contagio è pari al 19%, guardando più da vicino i dati emerge che ad essere più propensi a questa scelta sono gli uomini (21% rispetto al 17% rilevato nel campione femminile) e i residenti nelle aree Nord-Ovest (24%).

    Gli italiani e il contante

    Scorrendo i dati emersi dall’analisi, che si è concentrata anche sul come gli italiani si rapportino alle piccole spese quotidiane, si scopre che ad oggi, per questo genere di pagamenti, il 64% dei nostri connazionali usa in via esclusiva o preferenziale il denaro contante, ma alla luce di alcuni provvedimenti del Governo, primi fra tutti cashback e lotteria degli scontrini, qualcosa sembra pronto a cambiare.

    Il 59,4% del campione intervistato ha dichiarato che, visti questi incentivi, da ora in avanti userà maggiormente carte di credito, bancomat e prepagate. A far loro da contraltare, però, un 20,4% di rispondenti (addirittura 26,1% nei centri abitati con oltre 100.000 residenti) che non ha alcuna intenzione di rinunciare a monete e banconote se la spesa è di piccolo taglio.

    Zero commissioni, la parola ai clienti

    Un altro provvedimento sul quale l’indagine condotta per Facile.it da EMG Acqua ha voluto indagare è l’opinione che i consumatori italiani hanno sull’abolizione delle commissioni a carico degli esercenti per importi inferiori a 5 euro pagati con moneta elettronica.

    Se come prevedibile la stragrande maggioranza degli intervistati (89,6% del campione) è favorevole all’eliminazione, quello che colpisce sono le motivazioni per cui danno questa risposta.

    Quasi 1 su 3 (31,3%) afferma di essere favorevole perché ritiene questo possa fare emergere una buona parte di evasione fiscale. Appena meno (29,6%) sono quelli che si dicono favorevoli perché, sostengono, questo provvedimento avrebbe come effetto quello che gli esercenti non avrebbero più scuse per non accettare pagamenti con carte elettroniche anche per piccoli importi.

    Addirittura più di un rispondente su quattro (26,2%, pari a 12.492.268 individui) ha invece dichiarato che è favorevole al provvedimento perché ciò consentirebbe di limitare l’uso del denaro contante e, così, potrebbe aiutare a contenere la diffusione del Covid.

    Ci sono poi piccoli gruppi contrari al provvedimento (6,6% del campione), che non hanno un’opinione specifica in merito (3,8%) o che sono favorevoli, ma per ragioni diverse (2,5%).

    Siamo davvero pronti per dire addio al contante?

    Siamo quindi un popolo finalmente pronto a fare il passaggio definitivo verso la moneta elettronica? In realtà non sembra. Se come detto, ad oggi, sempre secondo le dichiarazioni rilasciate nel corso dell’indagine, per le piccole spese il 64% degli italiani usa in via esclusiva o preferenziale il contante, nello specifico più di un italiano su quattro (27,1% degli intervistati) oggi usa solo ed esclusivamente denaro contante, mentre Il 36,9% preferisce usare il contante e ricorre alla carta unicamente se si trova a non avere in tasca monete o banconote.

    C’è poi quella che potremmo definire l’altra metà del cielo dei pagamenti, ovvero chi usa prevalentemente la carta elettronica e ricorre al denaro contante solo se il commerciante non accetta pagamenti elettronici (29,4%) e chi, addirittura, usa esclusivamente la carta elettronica e se il commerciante non accetta bancomat o carte di credito prende la porta e cambia negozio (6,6% del campione intervistato).

    Perché non vogliamo dire addio al contante

    Quali sono le ragioni per le quali, nonostante incentivi e provvedimenti che si sono succeduti negli anni, molti non vogliono ancora dire addio al contante? Fra gli oltre 16 milioni che, in toto o in parte, non sono disposti a rinunciare a monete e banconote, le ragioni più frequenti di questa scelta sono il fatto che il contante sia percepito come più comodo rispetto alle carte elettroniche (18%), la difficoltà a controllare le proprie spese personali (17,2%) o la paura di furti e clonazioni (16,8%).

    Da evidenziare anche che il 4% dei rispondenti (circa 675.000 individui) non vuole dire addio al contante per paura di essere controllato; da banche, governo o chissà chi altro.


    *Nota metodologica: indagine condotta da EMG Acqua su un campione (1000 rispondenti) rappresentativo della popolazione italiana con età pari o maggiore a 18 anni e rappresentativa per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione CAWI Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: ottobre 2020.

  • Facile.it apre nella città metropolitana di Cagliari il primo Facile.it Store della Sardegna

    Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio per le spese familiari, ha aperto il suo primo negozio fisico in Sardegna nell’area del nuovo modernissimo building costruito a Sestu, nella città metropolitana di Cagliari.

    A seguito dello straordinario successo ottenuto dagli altri Facile.it Store presenti lungo tutta la Penisola, la web company ha scelto di inaugurare il nuovo punto vendita fisico in provincia di Cagliari, a Sestu (ex strada statale 131, km10). Lo Store risulta essere il primo su un’Isola e il quarto nel Meridione, dopo Lecce, Bari e Salerno.

    All’interno del Facile.it Store di Cagliari (https://www.facile.it/store/cagliari.html) i cittadini potranno incontrare consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte per risparmiare su RC auto e moto, bollette luce, gas e telefonia, prestiti e mutui.

    Progetto unico nel suo genere in Italia, quello dei Facile.it Store è stato lanciato nel 2017 ed è cresciuto rapidamente sino a tagliare, con la nuova apertura, il traguardo di 19 negozi; oggi i punti vendita del comparatore sono presenti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno e, appunto, Cagliari.

    Oltre ad essere una grande opportunità per le famiglie cagliaritane, che grazie al negozio fisico potranno avere delle concrete opportunità per ridurre le principali voci di costo con cui devono fare i conti ogni mese, la presenza di uno Store fisico darà la possibilità di risparmiare anche a un pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online, che sarà assistito da consulenti specializzati di alto livello in grado di comprendere al meglio le loro esigenze.

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Cagliari e cosa è cambiato rispetto al periodo pre-Covid

    Quanto costa vivere a Cagliari e provincia, quanto spendono le famiglie per i conti di casa e come sono cambiate le spese domestiche dopo i mesi di lock down causa Covid? In occasione dell’apertura della nuova sede nella città metropolitana di Cagliari e del primo Facile.it Store in Sardegna, Facile.it ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere in città e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, internet casa ed energia elettrica. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    I primi costi presi in considerazione dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Guardando l’andamento delle tariffe delle assicurazioni auto emerge che a partire da aprile, causa lock down, le tariffe sono crollate in tutta Italia, e anche nell’Isola, per poi tornare a salire gradualmente da maggio in poi. La buona notizia è che il trend di crescita, quantomeno a Cagliari, non si è completato e oggi assicurare un’auto costa ancora meno rispetto allo scorso anno: secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a settembre 2020 per assicurare un veicolo a quattro ruote in provincia di Cagliari occorrevano, in media, 462,49 euro, vale a dire il 4,67% in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Una doppia fortuna per i cagliaritani se si considera che spendono l’8,5% in meno rispetto alla media nazionale.

    Prendendo in considerazione le garanzie accessorie, la più scelta nel mese di settembre dai cagliaritani è stata l’Assistenza Stradale, richiesta dal 43,2% degli utenti che hanno aggiunto all’RC auto una copertura accessoria. La percentuale, superiore alla media nazionale (41,6%), è legata anche alle caratteristiche dei veicoli in circolazione nella provincia, che vantano un’anzianità media di 10,80 anni, valore leggermente più alto rispetto a quello nazionale (10,61). Seguono tra le garanzie accessorie più scelte la Infortuni Conducente (20,33%) e la Furto e Incendio (12,3%).

    Notizie positive arrivano anche sul fronte dell’RC moto: a settembre 2020, per assicurare una due ruote a Cagliari e provincia servivano, in media, 274,93 euro, valore in netto calo rispetto allo stesso mese dello scorso anno (-35,84%) e di gran lunga inferiore alla media nazionale (371,46 euro).

    Energia elettrica

    Tra le voci di spesa che incidono maggiormente sulle tasche dei cagliaritani ci sono quelle legate all’energia elettrica. Prendendo in considerazione il consumo medio annuo di una famiglia residente in provincia di Cagliari, la spesa media mensile rilevata nei primi 9 mesi del 2020, sotto regime tutelato, è stata pari a circa 41,34 euro, il 7% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La diminuzione dei costi è dovuta principalmente al calo del prezzo delle materie prime che, durante i mesi di lock down, ha raggiunto livelli minimi. E niente paura se le tariffe del mercato tutelato da ottobre 2020 sono salite addirittura del 15,6%: il risparmio conseguito nei primi mesi dell’anno è sufficiente a compensare i rincari e, a parità di consumi, il saldo finale, pari a 497 euro, sarà comunque inferiore rispetto al 2019, con un risparmio complessivo di circa 40 euro a famiglia.

    Una buona notizia per le tasche dei cittadini, soprattutto se si considera che i consumi (e le bollette della luce) dei cagliaritani risultano essere tra i più alti del Paese; a parità di tariffa, una famiglia residente a Cagliari e provincia spende il 15% in più rispetto alla media italiana.

    Telefonia

    Guardando ai costi legati alla telefonia fissa (voce e ADSL) e mobile, non ci sono grosse variazioni rispetto a quelli rilevati pre-Covid. Sul fronte delle tariffe di Internet Casa, la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie cagliaritane che hanno attivato un contratto nel 2020 è stata pari a 28,60 euro, per un totale annuo pari a 343 euro, valore in linea con quello rilevato nel 2019.

    Tariffe stabili anche rispetto alla telefonia mobile; la spesa media mensile per chi ha sottoscritto un contratto nel 2020 è pari a 13 euro, per un costo complessivo di 156 euro l’anno. Anche in questo caso, i prezzi sono rimasti invariati rispetto a quelli rilevati prima della pandemia.

    Mutui casa

    Analizzando le richieste di mutuo presentate dai cagliaritani emerge che, nonostante lo stop di alcune settimane durante il lock down, la voglia di acquistare casa non sia passata: da gennaio a settembre gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Cagliari hanno chiesto, mediamente, 122.674 euro, valore in linea rispetto a quanto rilevato nel 2019.

    Guardando all’identikit del richiedente cagliaritano emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, all’atto della firma, 44 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 61% del valore dell’immobile, da restituire in 22 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 96% dei richiedenti residenti nella provincia di Cagliari ha optato per quello fisso, valore in aumento rispetto allo scorso anno (88%), mentre cala al 4% la quota di chi ha chiesto un tasso variabile.

    Buone notizie arrivano dall’analisi dei tassi di interesse; gli indici sono scesi durante i mesi del lock down ed oggi risultano essere addirittura più bassi rispetto a quelli rilevati a inizio anno, prima dell’esplosione della pandemia. Secondo le simulazioni di Facile.it, per un mutuo al 70% da 126.000 euro da restituire in 25 anni, i migliori tassi fissi (TAEG) rilevati a settembre 2020 variano nel range 0,93% – 1,06%, con una rata compresa tra 463 e 468 euro, mentre a gennaio 2020, per lo stesso finanziamento, i valori oscillavano nel range 1,23% – 1,34%, con una rata tra i 479 e i 486 euro. Conti alla mano, sottoscrivere oggi questa tipologia di mutuo costa circa 6.000 euro in meno rispetto a inizio anno.

    Più stabile la situazione legata ai tassi variabili, che sono rimasti sostanzialmente fissi su livelli minimi; per un mutuo con le stesse caratteristiche, i migliori variabili rilevati a settembre variano nel range 0,72% – 0,94%, con una rata compresa tra 451 e 462 euro, in linea con inizio anno.

    Il calo dei tassi di interesse ha determinato l’aumento del peso percentuale delle surroghe; tra gennaio e settembre, quasi 1 richiesta su 3 (32%) raccolta a Cagliari è stata destinata alla surroga, valore in netta crescita rispetto allo scorso anno quando la percentuale era pari al 17%.

    Prestiti personali

    Ultimo elemento monitorato nell’indagine è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, tra gennaio e agosto 2020, l’importo medio richiesto in provincia di Cagliari è stato pari a 12.305 euro, valore in linea con quanto rilevato nello stesso periodo del 2019, da restituire in 62 rate (pari a poco più di 5 anni). Stabile anche l’età media dei richiedenti (41 anni).

    Se gli importi richiesti alle società di credito pre e post Covid sono rimasti stabili, guardando alle domande di finanziamento per le quali i richiedenti hanno esplicitato la finalità, emergono differenze significative sulle ragioni per le quali i cagliaritani hanno chiesto un prestito. Nel 2020 la prima motivazione che ha spinto i cagliaritani a rivolgersi ad una società di credito è stata l’ottenimento di liquidità, voce che è passata dal 21,7% del totale del 2019 al 25,7%; calano invece i prestiti personali per l’acquisto di auto usate (dal 21,3% al 19,2%) e quelli per la ristrutturazione della casa (dal 19,6% al 17,4%).

    Analizzando, invece, il sesso dei richiedenti è emerso come a presentare domanda di finanziamento siano per lo più gli uomini, con una percentuale pari al 70,7%, contro il 29,3% del campione femminile.

     

    (*)

    Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 87.700 preventivi RC auto e oltre 8.000 preventivi moto effettuati a Cagliari e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra settembre 2019 e settembre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 1.700 richieste di mutuo presentate nel periodo gennaio-settembre 2019 e 2020 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Cagliari.

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 4.500 richieste di prestito personale presentate nel periodo gennaio-agosto 2019 e 2020 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Cagliari.

    Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media residente a Cagliari con un consumo annuo di 2.517 KWh, calcolato dall’analisi di 20.000 contratti di fornitura, considerando una tariffa monoraria nel mercato tutelato, potenza 3kW.

  • ICIM GROUP a BI-MU 2020: INNOVAZIONE PER COMPETERE, INNOVAZIONE PER RIPARTIRE.

    Milano, 9 ottobre 2020 Con una presenza focalizzata sull’innovazione ICIM GROUP – polo di competenze a maggioranza ANIMA Confindustria, partecipato da UCIMU, Sistemi per Produrre – partecipa a 32.BI-MU, in FieraMilano Rho dal 14 al 17 ottobre (pad. 9 stand B32).

    Un appuntamento importante per presentare alle aziende tutti i servizi offerti dalle società del Gruppo e approfondire la conoscenza e la concreta applicabilità dei nuovi incentivi previsti dalla Legge di bilancio 2020 che, com’è noto, riconosce un credito di imposta ad attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e di design, siano essi finalizzati alla realizzazione o all’introduzione di prodotti o processi nuovi o migliorati rispetto a quelli già realizzati o applicati dall’impresa. In particolare, le legge premia con un maggiore incentivo i progetti di Innovazione Digitale 4.0 e di Innovazione orientata alla transizione ecologica.

     

    Le aziende possono dunque fissare  incontri individuali con gli esperti di ICIM SpA, Ente di Certificazione, presso i desk informativi all’interno dello stand – tutti i giorni, dalle 14 alle 18 – dove è possibile:

    1. ricevere informazioni sulle misure di incentivo, campi di applicazione e i requisiti di accesso
    2. capire cosa si intende per progetti di innovazione digitale 4.0 e innovazione orientata alla transizione ecologica
    3. ricevere una indicazione di massima sui propri progetti di innovazione per valutare se e in che misura possano essere incentivati
    4. verificare la possibilità di cumulare l’incentivo del credito di imposta per investimenti I4.0 e l’incentivo per i progetti di innovazione
    5. individuare quali attività già in atto possano essere ricondotte all’interno di un progetto di innovazione incentivabile.

    Inoltre le aziende possono informarsi sul servizio di ICIM SpA relativo alle perizie di stima del valore dei cespiti tecnologici (macchinari e impianti) ai fini della rivalutazione introdotta dall’articolo 110 del Decreto Legge 14 agosto 2020, n. 104.

    Per prenotare un incontro con gli esperti ICIM basta scrivere a: [email protected]

     

    Sempre ICIM SpA presenterà il servizio “Ripartiamo insieme in sicurezza”, lo schema che consente alle aziende di individuare e mettere in atto azioni tali da assicurare il rispetto dei protocolli di regolamentazione delle misure di contrasto e contenimento del Covid-19 negli ambienti di lavoro, in ottemperanza alle disposizioni legislative e tutelando la salute dei lavoratori e la continuità del business.

    L’attestazione di conformità a questo schema, esteso per le esigenze fieristiche, è stato rilasciato da ICIM SpA proprio a EFIM, società di UCIMU, organizzatrice di 32BI-MU.

     

    In evidenza anche l’accordo stipulato da ICIM SpA con PROBEST Service per la certificazione delle figure professionali che si sono formate ai corsi erogati dalla società di servizi di UCIMU (tornitori, fresatori, manutentori, imbragatori, assemblatori, programmatori, disegnatori, addetti alla movimentazione e operatori macchine).

     

    Aziende espositrici e visitatori di 32.BI-MU, inoltre, possono avere una panoramica completa di tutti servizi offerti da ICIM Group, che aggrega società diverse e complementari per offrire soluzioni integrate e concrete:  certificazione, e ispezione con ICIM SpA, prove, controlli e taratura con Laboratorio OMECO, calibrazione e collaudi in collaborazione con aziende specializzate nella taratura e messa a punto delle macchine utensili. Tutto questo per offrire il necessario supporto tecnico che aiuti le imprese a individuare le migliori soluzioni per far crescere il business in ottica di sostenibilità e innovazione.

     

    L’appuntamento con ICIM GROUP a BI-MU è al Padiglione 9, Stand B32, dal 14 al 17 ottobre a FieraMilano Rho

    ICIM S.p.A. è un ente di certificazione indipendente, società controllata al 100% da ICIM GROUP (polo di competenze a maggioranza ANIMA Confindustria, partecipato anche da UCIMU-Sistemi per Produrre). Leader nella certificazione di sistemi qualità, ambiente e sicurezza e nella certificazione di prodotto (meccanica, termoidraulica, impiantistica, sicurezza antieffrazione) ICIM vanta anche la leadership nella certificazione delle figure professionali ed è uno dei massimi esperti nella certificazione dell’efficienza energetica e della sostenibilità. ICIM è anche l’ente di certificazione di riferimento in ambito trasformazione industriale e Industria 4.0: i servizi includono l’attestazione dei requisiti per l’accesso ai benefici fiscali, sicurezza informatica, business continuity, asset management, sicurezza delle interfacce innovative uomo-macchina. www.icim.it

  • Bollette luce e gas: arrivano i rincari, occhio alle truffe

    A partire dal 1° ottobre le tariffe luce e gas del mercato tutelato sono aumentate sensibilmente, rispettivamente del 15,6% e del’11,4%; per evitare il salasso, quindi, molti italiani si attiveranno per cambiare operatore energetico, ma è proprio in periodi come questi che i tentativi di truffa si moltiplicano e, pertanto, è necessario prestare particolare attenzione. I costi energetici, in realtà, sono già da tempo tra le spese meno amate dagli italiani; come emerso da una recente indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, il 61% degli intervistati ha dichiarato di voler tagliare la bolletta elettrica mentre poco meno, il 52%, vorrebbe ridurre quella del gas. Percentuali destinate a salire alla luce dei recenti rincari tariffari del mercato tutelato che, secondo gli ultimi dati ufficiali, conta ancora circa 15.000.000 di clienti.

    Per evitare che gli italiani alla ricerca di un nuovo operatore energetico cadano vittima di raggiri, Facile.it ha redatto un breve vademecum per riconoscere i principali pericoli e mettersi al riparo dai tentativi di truffa.

    • Il pericolo ha mille volti

    Quando si parla di bollette luce e gas, è bene prestare attenzione su più fronti perché le frodi possono colpirci in modi, e attraverso canali, molto diversi tra loro. Ci sono truffatori che tentano il primo approccio attraverso un’e-mail che, in risposta ad essa o dopo aver cliccato su un link, chiede di inserire dati personali; ci sono altri malintenzionati che provano a carpire informazioni telefonandovi a casa o sul cellulare o, addirittura, frodatori che si presentano alla porta di casa suonandovi il campanello.

    In ogni caso, ponete attenzione a come il presunto addetto si interfaccia con voi: prima di tutto deve qualificarsi in modo tale che voi possiate verificarne l’identità e l’effettiva appartenenza allo staff dell’azienda per la quale dice di contattarvi.

    Dovete poi rifiutare nel momento in cui qualcuno vi dovesse suonare il campanello senza un appuntamento chiedendovi di entrare; non è così che operano le aziende del settore e, mai ed in nessun caso, i fornitori di luce o gas permettono ai propri addetti di riscuotere denaro contante dai clienti durante appuntamenti a domicilio. Se dovesse succedere…metteteli fuori dalla porta.

    • Non sempre la fretta porta a vantaggi

    Più di 1 volta su 2 (60% dei casi), come emerge dalla ricerca di mUp Research per Facile.it, il motivo che spinge i clienti a cercare un nuovo fornitore di luce e gas è la ricerca di un prezzo migliore rispetto a quello che si sta pagando. I truffatori sfruttano questa opportunità per attirare l’attenzione dei clienti insoddisfatti, cercando di convincerli che l’azienda con cui hanno in essere il contratto stia per aumentare le tariffe applicate o che sia ormai prossima al fallimento, portando a danni economici e pratici molto gravi.

    In questo caso, il consiglio più importante è quello di non farsi mai prendere dalla fretta. Qualsiasi proposta vi venga fatta deve essere accompagnata da un contratto scritto, che vi deve essere inviato in modo tale da analizzarlo con calma e verificare, grazie anche agli sportelli di aiuto dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), sia la correttezza delle informazioni offerte, sia che la società proponente abbia l’autorizzazione ad operare e sia regolarmente riconosciuta dall’autorità.

    In cima ad ogni bolletta si trova sempre lo stesso codice alfanumerico, anche se nel corso del tempo avete cambiato fornitore.

    Questo codice, che si chiama POD per l’energia elettrica e PDR per il gas, identifica in modo univoco la fornitura e, in qualche maniera, è ciò che protegge la vostra utenza: dato che senza di esso nessuno può procedere ad un cambio di operatore, è proprio la prima informazione che i malintenzionati cercano di carpire all’ignaro cliente.

    Chi vi fornisce l’energia non ha senso che vi chieda di dargli il vostro codice POD o PDR perché dovrebbe già conoscerlo, quindi nel momento in cui si dovesse presentare un presunto rappresentante dell’azienda a richiedere questa informazione, fate subito suonare il campanello di allarme e chiudete ogni tipo di relazione.

    • Attenzione alle voci della bolletta e a quello che dite

    In primo luogo, ricordatevi sempre che un contratto di utenza è valido soltanto nel momento in cui esiste una doppia conferma da parte vostra; conferma che l’azienda è obbligata a chiedervi e che voi potrete rilasciare sia in forma scritta sia tramite registrazione audio. Fate particolare attenzione a non rispondere mai con monosillabi o frasi troppo semplici, (Sì, No, Lo confermo) se dovessero chiamarvi da un call center che vi insospettisce, perché queste parole potrebbero essere registrate e “rimontate” ad hoc per simulare una vostra approvazione al cambio di fornitore.

    In secondo luogo, fate molta attenzione quando ricevete la bolletta: non limitatevi a guardare l’importo da pagare, ma osservate anche le voci che concorrono al totale; se appaiono diciture come “cessazione contratto” o altre che vi insospettiscono contattate subito il fornitore e, se il caso, sia l’autorità Garante della concorrenza sia l’ARERA.

    • Se avete sbagliato, non abbiate paura; si può sempre rimediare

    Se siete già caduti nella trappola, per ingenuità o distrazione, non perdetevi d’animo perché ci sono diversi modi per uscirne. Prima di tutto potete disconoscere il contratto inviando formale reclamo nel caso in cui abbiate modo di dimostrare che la firma sul contratto non è vostra o vi sia stata estorta con l’inganno. In questo caso non solo avete tutto il diritto di non pagare la bolletta, ma potete anche sporgere denuncia all’Autorità Garante pretendendo, inoltre, che il fornitore presso cui siete stati registrati vi riporti immediatamente nelle fila del precedente.

    Nel caso in cui, invece, abbiate semplicemente cambiato idea, potete recedere dal contratto senza alcuna penale o obbligo di dare motivazione della vostra scelta, avvalendovi del cosiddetto “diritto di ripensamento”. Attenti, però, che in questi casi ci sono tempi ben definiti da rispettare: massimo 14 giorni dalla firma dell’accettazione della proposta se si tratta di una vendita a domicilio o dall’invio della conferma scritta o della registrazione della conferma vocale con ricezione dei codici di accesso al sito del venditore se la vendita è avvenuta tramite telefono. Nel caso in cui, invece, il nuovo fornitore ometta di comunicare le modalità di esercizio del diritto di ripensamento il termine sarà di 12 mesi.

     

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 13 e il 15 luglio 2020.

  • Acquisto immobili: impennata dei mutui nel post lockdownAcquisto immobili: impennata dei mutui nel post lockdown

    Il crollo delle compravendite durante tutto il periodo di Lockdown e nel periodo post- Covid non ha intaccato la richiesta dei mutui per l’acquisto case e gli investimenti immobiliari. Anzi!

    Stando ai dati dell’Osservatorio Facile.it e Mutui.it, nei primi 9 mesi dell’anno l’importo medio erogato dalle banche è aumentato del 5,8%, con una media di 136.630 euro. Cosa abbia determinato questo aumento inaspettato è presto detto: il ribasso generalizzato dei tassi di interesse applicato dalle banche. Un fenomeno strettamente legato agli indicatori europei ai quali i nostri tassi si agganciano e che stabiliscono il costo di un tasso fisso e un tasso variabile, ossia IRS ed Euribor.

    Se il primo si attesta intorno a un valore negativo a 10 anni (-0,22%), il secondo segna attualmente lo 0,4% (nel periodo pre-Covid era dello 0,7%). Al calo dei tassi si aggiunge una politica sui prezzi dei mutui più sostenibile per i consumatori. Infatti, le condizioni di credito applicate dalle banche sono di molto vantaggiose rispetto a qualche mese fa, a fronte di un calo significativo della domanda: insomma, quello attuale è un periodo molto favorevole per chiedere un mutuo, che si tratti di acquistare una prima casa o una qualsiasi tipologia di immobile.

    E a proposito di mutui, l’agenzia immobiliare a Taranto Cambio Casa, oltre ad offrire ai suoi visitatori numerosissime proposte di vendita e acquisto, è in grado di vantare una lunga competenza in materia di mutui ipotecari, insieme a tanti altri servizi legati al settore immobiliare.

  • L’uomo del Sahara torna nel deserto dopo la sua esperienza tra i ghiacci

    Fabrizio Rovella torna nel suo elemento naturale dopo due progetti tra i ghiacci. Un uomo in bilico tra outdoor, avventura e solidarietà.

    Il 2020 sarà ricordato per molte ragioni collettive. Per Fabrizio Rovella, noto alle cronache nazionali come l’Uomo del Sahara, il 2020 è l’anno che lo ha portato tra i ghiacci dell’Islanda prima e sulle Alpi poi.

     

    Si è infatti conclusa da poche ore l’avventura di “ALPinROSA” – La grande traversata delle Alpi in rosa.

    La spedizione organizzata da Sahara Mon Amour in collaborazione con MC Communication & Promotion Group, ha visto atlete, donne di cultura e imprenditrici raggiungere alcune delle vette alpine più importanti, in un viaggio che ha attraversato le Alpi da est a ovest. Un progetto che ha unito l’outdoor e la solidarietà.

     

    Il progetto “ALPinROSA” infatti è stato sostenuto da Montana che, oltre ad esserne stato il main sponsor, ha anche donato un grande quantitativo di prodotti Montana ai City Angels di Milano, l’associazione che si prende cura dei soggetti meno fortunati della città meneghina. Un gesto di grande attenzione che assume ancora più valore in un periodo complesso come quello attuale.

     

    Nonostante la grande attenzione mediatica ottenuta dalla spedizione, e le importanti partnership nate con aziende del calibro di Aku e Grivel, Fabrizio Rovella ha sentito la necessità di rientrare in contatto con il suo ambiente naturale: il deserto.

     

    La prima tappa di questo percorso di avvicinamento è la partecipazione in qualità di ospite alla rassegna “Inhabited Desert”, che si terrà a Todi dal 1 al 3 ottobre. L’evento è dedicato al lavoro che il fotografo di fama internazionale John Pepper ha svolto anche in Mauritania nel 2017 e che ha visto la collaborazione attiva nell’organizzazione di Fabrizio Rovella e di Sahara Mon Amour. Un evento che sa di sabbia e libertà, che ha debuttato a Parigi e ha già compiuto un ciclo espositivo in città come Teheran, Dubai e San Pietroburgo, e che nel 2021 approderà in diverse città d’Europa e Stati Uniti. Un grande evento culturale dedicato al deserto, nel quale non poteva mancare uno dei massimi protagonisti e referenti a livello mondiale.

     

    Queste sono le premesse con cui l’Uomo del Sahara prepara il suo ritorno nel deserto. Un ritorno atteso che avverrà appena le condizioni dell’emergenza sanitaria globale per il Covid-19 lo permetteranno, e che vedranno Rovella accompagnato da nuovi partner e compagni di viaggio alla ricerca della condivisione della cultura e della natura.

     

    Maggiori informazioni su https://fabriziorovella.com

  • Titoli di Borsa, Presente e Futuro per Oro e Petrolio

    I titoli di borsa rispecchiano le tendenze dell’economia soprattutto quando si prende in considerazione i trend di lungo periodo.
    Tra i tantissimi titoli di borsa alcuni sono molto lontani dall’economia reale mentre altri spesso prevedono i grandi cambiamenti che ciclicamente avvengono in economia e che rispecchiano il mutare e l’evoluzione del mondo reale.
    Tra i titoli di borsa che ultimamente hanno subito i maggiori cambiamenti ci sono oro e petrolio, se il primo in qualità di bene rifugio è salito moltissimo negli ultimi due anni, lo stesso non si può certo dire per il petrolio.
    Il prezzo oro è salito sia nel 2019 che nel 2020 portando la quotazione a superare il suo massimo storico nei primi di agosto.
    A sostenere l’oro sono stati i tantissimi investitori che hanno acquistato non solo etf ma anche lingotti e monete per mettersi al riparo dalle insidie delle valute e per avere una scorta di valore facilmente monetizzabile anche presso uno dei tanti compro oro Firenze, Milano, ecc.
    Il crollo dei titoli di borsa del marzo 2020, causato dalla crisi dovuta al lockdown voluto dalle autorità mondiali che hanno imposto ai governi locali rigide restrizioni, ha colpito duramente il mercato petrolifero.
    Tanto di aver fatto perdere in quella fase almeno due terzi di valore al prezzo del greggio, successivamente anche grazie ad un taglio della produzione mondiale concordato da tutti i paesi produttori il prezzo del petrolio è risalito recuperando un terzo del valore pre lockdown.
    Nonostante il taglio e la diminuzione del prezzo greggio i mercati azionati continuano ad avere una tendenza al ribasso lenta ma progressiva.
    Questo andamento negativo è dovuto sia al calo della domanda che ha determinato un eccesso di offerta a prescindere dai tagli di produzione, sia al fatto che sembra ormai deciso a livello mondiale un progressivo abbandono dei combustibili fossili.
    Nonostante spesso possa sembrare il contrario i mercati azionari prevedono con largo anticipo i trend, questo è possibile notarlo prendendo in considerazione l’andamento di lungo periodo dei titoli di borsa.
    Attualmente è evidente come in questa fase, in cui è palese la scelta di abbandonare i combustibili fossili per il futuro, le grandi compagnie petrolifere stiano perdendo valore in modo inesorabile a prescindere dalle oscillazioni dei titoli nel breve periodo.
    Analizzando la performance del prezzo del petrolio negli ultimi dieci anni si può notare come a metà del 2014 questa materia prima avesse perso oltre la metà del suo valore in pochi mesi, un calo che in quel periodo poteva essere stato attribuito a varie cause ma che in realtà per chi conosce e gestisce le logiche di borsa era già un forte segnale della fine di un era.

  • Green Bond, emissioni da record nel 2020. Investitori più attenti al tema della sostenibilità

    La pandemia ci ha resi più attenti verso la “cura” del pianeta. La sempre maggiore attenzione rispetto al tema della sostenibilità, si riflette anche in un nuovo approccio degli investitori sui mercati finanziari. I temi etico e sociali non sono più così tanto secondari rispetto ai rendimenti, e in diversi casi sono addirittura preminenti. Questo spiega perché, nonostante il fisiologico e diffuso calo di emissioni durante la fase acuta della pandemia, i green bond hanno preso a marciare spediti.

    La crescita dei green bond

    green bondSe in tutto il 2019 sono state emesse obbligazioni verdi per circa 260 miliardi di euro, nel terzo trimestre di quest’anno le emissioni hanno toccato un nuovo record a quota 69 miliardi di euro. La crescita si sta propagando seguendo onde Wolfe Wave pattern, che significano incrementi sempre maggiori in futuro. Quello che conta è l’ampiezza del panorama dei green bond. Non soltanto sono rimaste molto attive la aziende, ma quest’anno sono scesi in campo anche i governi.

    Emissioni governative

    Emissioni di obbligazioni verdi sono state fatte da Germania, Svezia e Ungheria, mentre Danimarca, Italia, Portogallo, Austria e Spagna le hanno messe già in agenda. L’impennata di emissioni governative è stata innescata dagli obiettivi ambientali europei per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. E i green bond sono un mezzo ideale per raccogliere capitali che servono a finanziare questi progetti.

    Spinge l’idrogeno, richiesta boom

    Altrettanto importante è sottolineare la crescente diversità di nuove aree di interesse, come ad esempio l’idrogeno verde (potrebbe soddisfare un quarto del nostro fabbisogno energetico entro il 2050). Ma anche la maggiore presenza di aziende industriali nel segmento, anche loro sempre più attente agli investimenti sostenibili.

    La cosa più importante di tutte però, è che la domanda crescente sta trainando l’offerta. Al momento c’è un divario sempre forte tra la richiesta di obbligazioni verdi da parte degli investitori, e l’offerta. In pratica c’è sovrabbondanza di nuove emissioni e compressione degli spread. Tutto questo porterà ad uno stimolo notevole per il mercato delle obbligazioni verdi. Evidentemente agli investitori il “verde” piace, perché sanno bene che il futuro per essere sostenibile può essere solo di questo colore.

  • Sostituzione infissi in condominio e Superbonus: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

    Il Superbonus 110%, come sappiamo, è oggi più che mai uno strumento fondamentale per la riqualificazione energetica e strutturale degli edifici, molto vantaggioso dal punto di vista economico e fiscale. Ma come funziona in caso di interventi effettuati in condominio e nelle singole unità abitative di cui fanno parte, come ad esempio l’installazione di nuovi infissi in legno?

    A chiarire questo aspetto è l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 60/E del 28 settembre scorso, in risposta a un interpello riguardante i lavori “trainanti” effettuati sul condominio e quelli “trainati” effettuati sul singolo appartamento.

    Un esempio concreto è il seguente: se su un edificio condominiale viene svolto un lavoro trainante (es. cappotto termico), è possibile beneficiare dello sgravio superbonus per un lavoro trainato svolto sul singolo appartamento (es. sostituzione serramenti)?

    La risposta dell’Agenzia delle Entrate è in questo caso affermativa. Va ricordato, tuttavia, che il superbonus 110% viene calcolato sul singolo condomino tenendo conto della spesa da esso sostenuto in base ai millesimi di proprietà o ai diversi criteri applicabili, e che il tetto massimo di spesa ammesso alla detrazione sarà costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati sulle proprie unità immobiliari, a cui si aggiunge quello relativo alle parti comuni dell’edificio.

    Ricordiamo, inoltre, che nella categoria dei lavori trainanti rientrano anche la sostituzione di nuovi impianti di climatizzazione sulle parti comuni e quelli di climatizzazione invernali su edifici unifamiliari e plurifamiliari ma indipendenti, nonché gli interventi sismici, effettuati dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

    Tra i lavori trainati rientrano, invece, gli interventi di efficientamento energetico, ovviamente la sostituzioni infissi, l’installazione di impianti fotovoltaici e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

  • Oro a 2.200 dollari Entro Dicembre 2021 ?

    Prezzo oro e valore dei dollari ecco il binomio che in questo momento seguono molti analisti in cerca di qualche suggerimento che li possa permettere di individuare il trend dei mercati azionari nei prossimi mesi.
    Attualmente sono pochi gli asset che possano fornire una certa affidabilità di crescita nei prossimi mesi ma se si allunga lo sguardo da qui ad un anno le cose potrebbero apparire sotto un’altra luce.
    Le ultime decisioni della Fed che hanno contribuito a raffreddare il rally dell’oro che in realtà è già corso molto andando a segnare un nuovo record storico i primi di agosto.
    La successiva fase di assestamento che ha portato il prezzo oro sotto i 1900 dollari la si può considerare in molti modi, ciò che è certo è che sia nel 2019 che nel 2020 il prezzo oro è salito in modo preponderante.
    Il prezzo oro è salito talmente in alto in poco tempo da far nascere in investitori e risparmiatori il dubbio che possa essere troppo costoso attualmente per fornire una valida copertura come bene rifugio da rivendere in caso di necessità anche presso un compro oro Firenze, Milano, Roma, ecc.
    Se alcuni analisti vedono nel ritracciamento del prezzo oro la possibile fine dei rialzi, altri credono che si sia solo in una fase di assestamento di prezzo.
    Un assestamento che potrebbe riprendere a correre sul breve o medio periodo visto il permanere di una situazione economica globale complessa e ancora minacciata dalla strategia dei lockdown.
    Le politiche monetarie che dovrebbero aiutare a rilanciare l’economia globale ancora non sono ben definite e non si capisce se questa prenderanno un via preferenziale verso lo stimolo del lavoro o si limiteranno a forme di sussidio tese a mitigare gli effetti negativi della crisi sulle fasce più povere.
    Le previsioni ottimistiche per nuovi rialzi del prezzo oro si devono adesso scontrare anche con un dollaro che appare più forte, anche se in realtà non è tanto la forza di questo ma la debolezza delle altre valute a fornirli questo vantaggio.
    Molto dipenderà anche dalle scelte che verranno fatte in merito alla ripresa economica e se veramente si vorrà provare a rilanciare l’economia globale puntando sul Green Deal o si finirà per riappropriarsi anche di vecchi schemi economici e produttivi.