Categoria: Economia e Finanza

  • Category management: ieri, oggi e domani

    Pubblicato il nuovo report in cui ECR Community analizza il presente e delinea il futuro del Category management nel largo consumo, con numerosi case study e best practice da tutto il mondo.

    Si intitola “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow – An ECR Community Review of current practices in Category Management 2020” la pubblicazione che ECR Community – l’associazione che raggruppa le iniziative nazionali ECR in tutto il mondo, in Italia parte di GS1 Italy – ha dedicato all’approccio al Category management adottato nel largo consumo.

    Un contributo chiave per la costruzione della piattaforma europea a supporto delle aziende dell’Industria e della Distribuzione per affrontare i cambiamenti che stanno investendo il mercato.

    Realizzato in collaborazione con dunnhumby & Hoffrogge, nelle sue 200 pagine , il rapporto presenta 14 case study internazionali, tre approfondimenti da parte delle organizzazioni ECR nazionali, tra cui l’Italia, e numerosi articoli sulla gestione delle categorie, sullo shopper marketing e sull’impatto delle nuove tecnologie.

    I case study

    Per comprendere meglio il presente del category management, questa pubblicazione lo inquadra in una visione storica e lo proietta in una prospettiva futura avvalendosi anche del racconto delle case history di un mix molto rappresentativo di aziende di tutte le dimensioni (dalle PMI alle imprese internazionali), presenti in diversi continenti (Europa, Nord e Sud America, Asia) e appartenenti sia al mondo della produzione (tra cui Nestlé, Coca-Cola, Heineken, Peroni, Barilla, Lactalis e Mars) che a quello del retail (come Rewe, Musgraves, Metro, Rainbow Department Store e Raia Drogasil).

    Questi case study evidenziano il ruolo del Category management in ogni fase del customer journey e rappresentano esempi concreti di come venga usato per guidare la crescita delle aziende del largo consumo in tutto il mondo. Tutti i case study sono presentati secondo un modello comune e offrono informazioni di background utili a contestualizzare la portata e la complessità di ogni iniziativa.

    Gli approfondimenti e i report

    Gli articoli di approfondimento sono firmati da alcuni dei principali esperti di Category management e shopper behaviour, tra cui Brian Harris, Luc Demeulenaere, Ken Hughes, David Ciancio e Claudio Czapski, mentre i contributi redatti dalle associazioni dell’ECR Community in Francia, Germania e Italia testimoniano il ruolo collaborativo che ECR svolge in ogni singolo paese.

    «Dallo studente che vuole fare carriera nel largo consumo ai manager di alto livello, questa pubblicazione stimolerà nuove idee e costruirà una maggiore comprensione delle strategie di successo in un mercato in continua evoluzione e, non da ultimo, in situazioni di crisi economica come quella recente, quando il comportamento del consumatore cambia in modo significativo» commenta Declan Carolan, Co-presidente ECR Community & General Manager ECR Irlanda.

    La pubblicazione e i webinar

    “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow – An ECR Community Review of current practices in Category Management 2020″ è scaricabile gratuitamente dal sito www.ecr-community.org.

    ECR Community ha inoltre previsto una serie di webinar gratuiti per presentare la pubblicazione e delineare i prossimi passi:

    • 24 novembre 2020 ore 16:30
    • 12 gennaio 2021 ore 16:30
    • 16 febbraio 2021 ore 16:30
    • 16 marzo 2021 ore 16:30

    Per informazioni e iscrizioni: https://www.ecr-community.org/category-management-webinar-series-2020-21/

    L’Academy di GS1 Italy proporrà a inizio 2021 webinar gratuiti in lingua italiana per condividere con le aziende nazionali i contenuti e le best practice internazionali.

    Inoltre, a partire da aprile 2021, sarà attivato un percorso di webinar di approfondimento e condivisione dell’evoluzione delle diverse componenti del Category management per affrontare i cambiamenti nelle aspettative e nei comportamenti degli shopper e l’evoluzione dei canali di vendita per il presidio dell’omnicanalità.

    Ciascuno di questi webinar abbinerà la presentazione dell’approccio teorico supportato da casi di successo a esercitazioni pratiche in cui i partecipanti testeranno concretamente l’impatto dell’utilizzo dei modelli teorici presentati. Tali webinar potranno essere fruiti singolarmente in contesti multiclient o personalizzati successivamente per percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

    La parola al comitato editoriale e alle aziende

    Brian Harris e Luc Demeulenaere: «Per oltre 30 anni, il Category management ha fornito i principi e la metodologia per garantire che i retailer e i produttori concentrino le loro decisioni di marketing sul consumatore. La sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dinamici che stanno continuamente plasmando il settore è stata una caratteristica del suo successo. Questo rapporto fornisce la tabella di marcia e le azioni specifiche che distributori e produttori devono intraprendere per garantire che le loro capacità di Category management continuino a fornire il massimo vantaggio competitivo. È un “must da leggere” per tutti i senior manager, i professionisti del Category management e gli studenti».

    Paolo Zazzi, Barilla: «Nell’era dello shopper power ispirare le persone lungo il Consumer & Shopper Journey è fondamentale per qualsiasi strategia di category management. Il nostro scopo in Barilla è “Good for You, Good for the Planet” e ha guidato i nostri progetti di Category management oltre a tutte le nostre operazioni, le iniziative, gli investimenti e i piani di comunicazione. “Far crescere la categoria” per Barilla significa prima di tutto aggiungere valore partendo da un acquisto responsabile delle materie prime fino ad aiutare le persone a fare le giuste scelte alimentari nell’omnicanale. Questo è ciò che abbiamo fatto nei nostri progetti con Carrefour».

    David Ciancio, dunnhumby: «Una chiara lezione della pandemia per i marchi e i retailer è che siamo alle porte del futuro e che non torneremo mai più come prima. Fortunatamente, abbiamo dei quadri di riferimento, in particolare il Category management, che ci aiutano a navigare e a essere pronti per il futuro e rilevanti per i consumatori. Questo rapporto condivide le attuali migliori pratiche di Category management, vitale, essenziale e a prova di futuro».

    Wilhelm Hoffrogge, Hoffrogge: «Crediamo nel potere di ECR e ci aspettiamo che le numerose best practice internazionali siano di ispirazione per mettere in pratica il processo ora e in futuro. È stato un piacere e un onore per noi contribuire a questa pubblicazione completa della comunità ECR insieme ai nostri partner».

    Antonella Altavilla, consulente Academy di GS1 Italy: «Riteniamo che, per supportare la crescita sostenibile delle aziende della filiera FMCG per il prossimo decennio, sia fondamentale condividere esperienze e casi di Category management sviluppati in tutto il mondo e che offrono insight e approcci gestionali di successo».

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

    gs1it.org

  • Admirals Market e’ veramente affidabile?

    Oggi abbiamo una grande presenza di offerte per I Mercati Finanziari e purtroppo con esse tante truffe e tanti di voi sicuramente sono tra I prescelti delle famose chiamate dei call center, con tante promesse e numeri da capo giro. Peccato che tussi si trasformi poi nella perdita del proprio capitale.

    Ecco perche’ si deve stare molto attenti a chi si affida I propri capitali, ed ecco perche’ vogliamo parlarti oggi di Admirals Market.

    Regolamentazioni Admirals Market

    Prima di tutto e’ fondamentale verificare quali regolamentazioni ha il vostro Broker di fiducia.

    In questo caso possiamo vedere come Admiral Markets abbia 3 regolamentazioni tra le piu’ sicure.

    Regolamentato in Inghilterra e Galles tramite la FCA, regolamentato a Cipro tramite la Cysec e regolamentato in Australia tramite Asic.

    Questo per noi sono le cose fondamentali da verificare se vogliamo dormire sogni tranquilli. Sono le basi per una scelta consapevole.

    Puoi trovare un approfondimento completo direttamente su TradingfacileOnline.com

    Quali strumenti finanziari offre Admirals Market

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    • Forex

    • Indici

    • Azioni

    • Materie prime

    • Obbligazioni

    • ETF

    • Valute digitali (Criptovalute)

    Condizioni di negoziazione tramite Admiral Markets

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    • Spread sul Forex a partire da 0.5 pips su EurUsd

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    • Grafici in tempo reale, notizie e ricerche di mercato gratuite

    • Oltre 4000 CFD su energia, valute, metalli, azioni e valute digitali e tanto altro

    • Oltre 4500 azioni e ETF

    Quali sono i vantaggi di questo Broker?

    Admirals Market ha uffici in tutto il mondo, per la precisione 16 sparsi nel mondo con una assistenza clienti multilingua.

    Come scritto inizialmente sono regolamentati nel Regno Unito, Cipro, Estonia e Australia.

    Tutti I depositi dei clienti sono divisi in conti sicuri rispetto ai propri capitali e questo garantisce che se il Broker domani scompare non puo’ usare I soldini delle persone.

    Puoi iniziare a fare investimenti su azioni con 1 euro e attivare il tuo conto con 100 euro anche se ovviamente per esperienza consigliamo capitali decisamente superiori se vuoi ottenere risultati interessanti nel Trading e negli investimenti in generale

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    Admirals Market Recensioni

    Abbiamo voluto scrivere questo articolo per darti un assaggio di quello che significa avere un broker solido tra le mani, quindi la recensione e’ assolutamente positiva per le caratteristiche riportate.

    Possiamo dirti che siamo direttamente utilizzatori di Admirals Market e diamo per questo una recensione diretta, non per sentito dire o letto.

    Grazie anche al loro supporto italiano, se cerchi un Broker Affidabile puoi andare sul sicuro con loro.

  • Oro Blu o Oro Giallo su Cosa Investire Dopo la Quotazione dell’Acqua in Borsa

    Oro blu o oro giallo, potrebbe essere questo il dilemma degli investitori nel prossimo futuro, anzi lo è già per i più informati, visto che l’acqua è stata già quotata in borsa per la prima volta.
    Così il prezioso oro giallo, bene rifugio per eccellenza, che ha salvato i risparmi ed i capitali di investitori piccoli e grandi anche dal recente crollo di marzo dovuto al lockdown ha adesso un concorrente in più sui mercati azionari.
    Non bastava l’ascesa del Bitcon, che comunque ad oggi non può certo essere considerato un bene rifugio, per attirare soldi lontano dagli investimenti in oro, adesso in campo è sceso un altro asset l’acqua.
    L’acqua al contrario di altri asset meno essenziali per l’uomo potrebbe davvero divenire non solo un asset ma addirittura un bene rifugio molto affidabile date le sue caratteristiche che la rendono di vitale importanza nel vero senso della parola.
    Chi ma anche se straordinariamente ricco potrebbe vivere senza acqua, è certo che il suo consumo quotidiano è necessario al contrario del prezioso metallo giallo che al limite è necessario solo per quanto riguarda il commercio.
    L’oro giallo è ben oltre che un metallo prezioso su di esso si sono sviluppate le prime forme di commercio e ancora è un metodo di pagamento molto ambito anche nelle transazioni tra gli stati.
    La duttilità dell’oro come metallo fa il pari con quella che riguarda il mondo economico a tutti i livelli, basti pensare al ruolo determinante dei compro oro Firenze o altri che durante le crisi più profonde hanno permesso a chi ne deteneva di monetizzare in modo immediato il suo valore.
    Adesso che però l’acqua, il bene più necessario dopo l’aria per la vita dell’uomo, è quotato in borsa forse anche il ruolo di bene rifugio per eccellenza detenuto dal prezioso metallo giallo potrebbe essere messo in discussione dalla new entry.
    Chissà che un giorno non verranno fuori, per favorirne il riciclo come con i compro oro, anche attività commerciali disposte a pagare per l’acqua usata.
    Gli analisti non si sono ancora pronunciati vista la recente quotazione dell’acqua in borsa ma c’è da pensare che qualcuno abbia già in mente di seguire molto da vicino l’andamento in borsa del prezioso oro blu, per cogliere al volo un’occasione che potrebbe diventare molto ghiotta nel prossimo futuro.

     

  • A novembre l’export extra UE torna a crescere, le aziende cercano Digital Export Manager

    Modena, 22 dicembre 2020

     

     COMUNICATO STAMPA

     

    A novembre l’export extra UE torna a crescere, le aziende cercano Digital Export Manager

    Ecco i nomi dei primi Digital Export Manager riconosciuti da Uniexportmanager, ANCIMP e Weevo

     

    L’ISTAT ha condiviso il rapporto sull’export extra UE, in crescita dell’1,4% YoY, dopo un calo netto ad ottobre del 9,7%. Con le fiere ancora sospese, l’export deve passare dai canali digitali.

    Le imprese italiane hanno bisogno di nuove figure che le aiutino a vendere sui mercati esteri sfruttando la leva di Internet.

    Si chiama Digital Export Manager, la figura professionale, interna o esterna all’azienda, che può affiancare il reparto commerciale nel raggiungimento degli obiettivi di internazionalizzazione.

    Il primo elenco dei Digital Export Manager, riconosciuto da Uniexportmanager, ANCIMP e Weevo, è ora a disposizione delle aziende che possono contattarli direttamente. L’elenco è consultabile all’indirizzo: https://elenco.digitalexportmanager.com/

    I Digital Export Manager sono stati formati direttamente da Gabriele Carboni, definito da Going Global UK: “Massimo esperto in strategie di marketing digitale internazionale”, e tra i 5 maggiori influencer italiani di marketing secondo Digitali.

    L’Executive Program sul Digital Export Manager vede la sua prossima edizione in partenza l’11 marzo 2021. Le iscrizioni sono già aperte.

     

    Weevo Srl è l’agenzia di comunicazione B2B che dal 2012 ha unito il web marketing all’internazionalizzazione dando vita al termine Export Digitale. Guidata da David Rimini e Gabriele Carboni con sede a Pesaro, Vignola (MO) e Castiglione delle Stiviere (MN), specializzata nell’uso degli strumenti digitali a supporto dei processi di internazionalizzazione delle imprese.

    Contatti

    (info: Weevo Srl :  [email protected] – Gabriele Carboni (+39) 3311323429 [email protected])

    Materiali multimediali

    Immagine con testi: https://elenco.digitalexportmanager.com/images/executive-program-digital-export-manager-gabriele-carboni-weevo.jpg

    Immagine senza testi (acquistata regolarmente da Weevo Srl): https://www.digitalexportmanager.com/images/iStock-1148914800.jpg

    Brochure Executive Program: https://www.digitalexportmanager.com/Weevo-Gabriele-Carboni-Executive-Program-Digital-Export-Manager-brochure.pdf

     

  • Cambio, l’India pesta i piedi agli Stati Uniti (che non gradiscono…)

    Quando si parla di scenari economici, i Paesi che vengono subito in mente sono gli Stati Uniti, la Cina e diverse economie del Vecchio Continente. Gli altri Paesi hanno un ruolo marginale, che però spesso diventa “fastidioso” per chi è più potente. E’ il caso dell’India, che sta avendo degli attriti con gli USA per via del cambio.

    Le accuse USA sul cambio della Rupia

    cambio rupiaL’economia indiana non è certo una di quelle che balzano spesso agli onori delle cronache. Eppure di recente è finita nel mirino del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Il motivo? Il colosso a stelle e strisce accusa il paese asiatico di manipolare il tasso di cambio, allo scopo di ottenere un vantaggio competitivo.
    E così l’India è finita nella “watchlist”, ossia la lista di osservazione del Tesoro americano.

    Azioni volte a crearsi un vantaggio competitivo

    Quello che non va giù a Washington è che la banca centrale di Nuova Delhi stia comprando dollari (per lo più tramite Treasuries) per fare in modo che la propria valuta rimanga più meno stabile rispetto al biglietto verde (anzi, quest’anno l’ha fatta indebolire del 2,3%). In assenza di tali interventi, il cambio della Rupia si rafforzerebbe e questo svantaggia le esportazioni e favorisce le importazioni. Agendo sul mercato valutario, l’India riesce così a preservare la sua bilancia commerciale, che segna avanzi sostenuti con gli USA. Ecco, in definitiva, cosa non piace all’America, sche si usi la sua valuta base per fare dei “magheggi”.

    In teoria l’inserimento nella watchlist è l’anticamera di sanzioni. Ma non si arriva quasi mai a questo, e neppure stavolta. Prima di correre questo rischio, la Reserve Bank of India (RBI) metterà mano alla sua politica monetaria lasciando la Rupia libera di crescere di valore.

    Mercati con le antenne drizzate

    Per questo motivo molti investitori hanno drizzato le antenne. Infatti le obbligazioni e azioni indiane diventerebbero assai interessanti, perché con il cambio Usd-Inr in crescita, i prezzi dei bond salirebbero, così come quelli delle azioni. A quel punto converrebbe fare spread trading. Oggi, il decennale sovrano offre un rendimento del 5,95%, mentre quella a due anni è al 3,88%. Certo, occorre sempre considerare che l’economia indiana non ha tutti i fondamentali a posto. Ma se domani l’inflazione nei paesi sviluppati dovesse iniziare a correre, allora la caccia al rendimento porterebbe molti esperti proprio verso l’India.

  • ODCEC Bergamo: vicini a colleghi e professionisti colpiti dalla crisi

    Il 2020 ha messo la città di Bergamo di fronte a una realtà fatta di privazioni, sacrifici e distanze, testando duramente il suo tessuto sociale ed economico. L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, seppur nella lontananza fisica imposta dalle restrizioni, coglie l’occasione del Natale per esprimere la propria vicinanza a chi soffre e per un messaggio che la Presidente dell’Ordine Simona Bonomelli rivolge ai colleghi al fianco di tanti imprenditori e liberi professionisti colpiti dalla crisi pandemica.

    «La nostra categoria sempre evidenzia, grazie al supporto di ciascuno di noi, di avere ampie risorse da offrire per lo sviluppo del Paese, dimostrandosi competente nelle diverse situazioni che siamo chiamati ad affrontare e rivelandosi punto di riferimento per il tessuto sociale – sottolinea la Presidente Simona Bonomelli – Infatti, in ogni momento siamo consapevoli che ciascuno di noi è chiamato a farsi diligentemente e costantemente portatore dei valori di etica e legalità, che da sempre perseguiamo, dandone evidenza anche all’esterno, nell’ottica positiva di una categoria sempre al servizio del cittadino e delle Istituzioni, al fine del raggiungimento di migliori condizioni per l’intero Paese».

    Anche quest’anno, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, l’Ordine ha scelto di aiutare due realtà radicate sul territorio bergamasco: l’Opera Diocesana Patronato San Vincenzo e l’Associazione di Promozione Sociale a supporto della ricerca sui tumori cerebrali “Cancersucks”, che conta tra i promotori diversi iscritti all’Ordine.

    Avvicinandosi al termine del 2020, l’Ordine chiude un bilancio degli iscritti positivo con l’ingresso di 42 nuovi professionisti. In totale, gli iscritti sono 1735, di cui 1145 uomini e 590 donne. Tra questi, Silvio Cavalleri, Gianfranco Ceruti, Giovanni Legrenzi, Vincenzo Monorchio e Ignazio Roppolo hanno tagliato l’importante traguardo dei 50 anni di carriera.

  • Fondo di garanzia: serve un ponte tra banche e imprese per fronteggiare la crisi

    Quasi un milione e mezzo di domande e più di 115 miliardi di euro di finanziamenti erogati dal 17 marzo al 9 dicembre 2020. Sono i numeri del Fondo di Garanzia che – potenziato dal DL “Cura Italia” e dal DL “Liquidità” – sta supportando le piccole e medie imprese italiane nel fronteggiare i mesi più bui della pandemia. Uno strumento che solo in provincia di Bergamo – tra le più colpite dall’emergenza sanitaria – è stato oggetto di oltre 28 mila operazioni con più 3 miliardi e 200 mila euro finanziati. Bergamo è stata, infatti, dopo Brescia e Milano, la provincia che in Lombardia ha fatto maggior uso del Fondo di Garanzia. E anche a livello nazionale, si è posizionata subito dopo i centri più grandi come Roma, Torino e Napoli. A dimostrazione di quanto il tessuto imprenditoriale locale sia stato scosso dalla crisi da Coronavirus.

    Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, infatti, l’impatto della crisi sulle imprese italiane è stato di intensità e rapidità straordinarie: solo nella fase 1 dell’emergenza sanitaria (tra il 9 marzo e il 4 maggio), il 45,0% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il 18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività e oltre la metà delle imprese (37,8% di occupati) ha previsto una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020. Il 38,0% (con il 27,1% di occupati) ha segnalato rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 42,8% ha richiesto il sostegno per liquidità e credito (DL 18/2020 e DL 23/2020).

    Un impatto fortissimo, condizionato – secondo quanto evidenziato da Commissione EU, Bankitalia e ISTAT -, da diversi fattori: uno shock dell’offerta dovuto alla perturbazione delle catene di approvvigionamento, uno shock determinato da una minore domanda da parte dei consumatori, l’effetto negativo dell’incertezza sui piani di investimento e l’impatto sulla liquidità per le imprese, sia quelle solvibili che meno solvibili. Da qui, il ruolo fondamentale delle banche e degli altri intermediari finanziari nel far fronte agli effetti a di Covid-19 per mantenere il flusso di credito all’economia.

    «Il Fondo di Garanzia è stato uno strumento da sempre molto richiesto, ma con la pandemia gli accessi sono cresciuti esponenzialmente, anche grazie alle nuove modalità di erogazione e alle modifiche apportate nelle tempistiche, diventate più snelle. Il DL Liquidità inoltre ha previsto l’ammissibilità di micro, small e mid cap, ovvero imprese con un numero di dipendenti fino a 499, e, limitatamente ai finanziamenti fino a 30 mila euro, anche di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni, broker, agenti e subagenti di assicurazione, ed enti del Terzo settore, che prima erano esclusi. Delle novità importanti specie per un territorio come quello di Bergamo, da sempre contraddistinto per uno spiccato tasso di imprenditorialità» – commenta Giorgio Berta, socio fondatore di BNC, Studio associato Berta, Nembrini, Colombini specializzato in consulenza societaria, fiscale e del lavoro che al tema ha dedicato un webinar richiedendo l’intervento degli esperti di Soluzioni Bancarie, consulenti che supportano le imprese nel rapporto con gli istituti di credito.

    L’accesso al Fondo di Garanzia, infatti, non può avvenire in modo diretto da parte di imprese e professionisti, ma quest’ultimi devono rivolgersi a una banca per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia da parte del Fondo. Sarà la banca stessa a occuparsi della conduzione della pratica di finanziamento e di ottenimento della garanzia. In alternativa, ci si può rivolgere a un Confidi che garantisce l’operazione in prima istanza e richiede la controgaranzia al Fondo. In questo contesto diventa quindi fondamentale poter contare su esperti del settore chiamati a valutare, insieme a Banche e Imprese, la miglior struttura della pratica per essere compliance con la normativa vigente e per assicurarne la sostenibilità nel medio e lungo termine, valutazione basata sulla stima dei flussi di cassa e sugli investimenti programmati.

    «I decreti che si sono susseguiti negli ultimi mesi hanno più volte cambiato le regole del gioco, le modalità di applicazione dello strumento e le finalità ammesse. Per le aziende non è semplice districarsi in questo contesto. Per questo, negli ultimi mesi abbiamo capito ancora più chiaramente quanto ci sia bisogno di un ponte tra banca e imprese, non in ottica di “mediazione creditizia” ma di affiancamento costante nelle scelte di natura finanziaria, a tutela di Banche e Imprese. Il Fondo di Garanzia, così come è oggi, è uno strumento utile e interessante, ma permane la questione della complessità che rischia di bloccare quelle realtà che non hanno una competenza finanziaria specifica. Una condizione molto diffusa tra le imprese italiane, sulla quale dovremo riflettere seriamente in futuro» – commentano Andrea Foini e Cristian Fusili, amministratori di Soluzioni Bancarie.

    Il Temporary Framework è stato infatti esteso e integrato più volte negli ultimi mesi dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di consentire alle singole economie nazionali di sostenere il tessuto imprenditoriale anche in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. La vera scommessa, ora, è capire quali scenari si prospettano in futuro e come le imprese potranno riposizionarsi, alla luce di una situazione sempre più deteriorata. Il Fondo Monetario Internazionale ha infatti stimato una riduzione del PIL, a livello globale per il 2020, del – 4,4%, con una ripresa, nel 2021, del +5,2%. E per quanto attiene al nostro Paese, le stime FMI indicano un calo del prodotto interno lordo del –10,6% nel 2020, con una parziale ripresa nel 2021 (+5,2%). La recessione più severa, assieme a quella della Spagna, prospettata dal Fondo di Garanzia per i principali Stati membri dell’UE.

  • Il sostegno alle imprese nelle Fiandre Orientali

    Le Fiandre Orientali fanno parte delle Fiandre, una delle tre regioni del Belgio, e occupano una superficie di 2.942 km². L’area è divisa in sei distretti amministrativi che contengono 65 comuni per 1,5 milioni di abitanti. Il capoluogo è Gand (Ghent in lingua locale). Il Consiglio Economico delle Fiandre Orientali, uno dei Partner del progetto europeo Start Easy (programma Interreg Europe), ha organizzato, lunedì 30 novembre, una visita studio on-line della regione per approfondire il tema delle agevolazioni per l’avvio d’impresa.

    Nel primo intervento, l’account manager di PMV Alex De Ridder, ha spiegato gli strumenti finanziari della regione per sostenere le imprese. PMV è una società controllata dal governo delle Fiandre che fornisce finanziamenti alle imprese, dall’avvio attraverso le loro varie fasi di crescita e anche a sostegno della loro internazionalizzazione. PMV crede fermamente che ogni progetto imprenditoriale promettente nelle Fiandre abbia bisogno di trovare finanziamenti, ma anche che ogni azienda debba essere redditizia per essere sostenibile.

    Il secondo intervento ha riguardato BeerSelect, una startup a rapidissima crescita specializzata nella produzione di birra e imbottigliamento conto terzi. Nata nel 2016 dalla passione di tre giovani imprenditori è stata in grado di bruciare tutte le tappe di una giovane impresa superando già il milione di fatturato. BeerSelect dopo una breve parentesi come e-commerce della birra locale ha modificato il suo modello di business chiudendo l’e-commerce e operando a sostegno delle aziende di birra locali nell’internazionalizzazione.

    Il Belgio a livello nazionale non ha una grande tradizione sulla nascita di nuove imprese. Secondo quanto riportato da Eurostat il tasso di nuove imprese sulle imprese attive (dato 2017), il Belgio può contare solo su 6,4% di nuove imprese, al penultimo posto in Europa davanti alla sola Grecia. L’Italia è a 7,2% contro un dato medio UE del 9,3% (https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/DDN-20200217-1).

    Nella seconda parte dell’incontro si è dato spazio alle politiche regionali e della Città di Ghent a supporto dell’economia locale soprattutto dopo le due ondate di Covid-19 affrontate dalla regione belga. La regione delle Fiandre Orientali ha puntato le sue risorse su 3 filoni di attività: i) una comunicazione istituzionale per spingere il consumo di prodotti locali, ii) il supporto finanziario alle imprese grazie a PMV per aiutare le aziende con una cospicua perdita di fatturato, iii) il sostegno alla disoccupazione finanziando il 70% dello stipendio per la cassa integrazione dei lavoratori temporaneamente senza lavoro durante i lockdown.

  • Incentivi fiscali e innovazione tecnologica (e lockdown) spingono gli acquisti per la casa

    Dal bricolage agli elettrodomestici, dai mobili ai casalinghi, dal tessile al gardening: gli interventi per rendere la casa più sicura e confortevole
    sono una voce di spesa sempre più significativa per le famiglie italiane.

    Trend e novità nell’analisi dell’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy.

     

    Uno degli effetti dei lockdown causati dall’emergenza Covid-19 è sicuramente la riscoperta della vita in casa e la conseguente rivalutazione del valore degli spazi e dei comfort nell’home living. Durante il lockdown le attività domestiche hanno trainato anche parte degli acquisti non food, sintomo che gli italiani hanno sfruttato il tempo per riparazioni o abbellimenti che in altri momenti vengono rimandati o fatti gestire a terzi.

    «La sensibilità per la cura e l’ammodernamento della casa e degli ambienti domestici si è acuita negli ultimi mesi ma è una tendenza che era già in atto da alcuni anni, come emerge chiaramente dall’Osservatorio Non Food 2020» afferma Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «Un fenomeno conseguente alla crescita dei redditi, alla ripresa del mercato immobiliare, che sostiene la domanda di primo acquisto di mobili ed elettrodomestici, e alla conferma delle agevolazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica».

    Mobili e arredamento: effetto traino delle agevolazioni fiscali

    Il comparto dei mobili e dell’arredamento mostra da anni segnali di ripresa: tra il 2015 e il 2019 le vendite sono aumentate di +8,4%. Solo nel 2019 il tasso di crescita è stato di +1,8% per un valore complessivo di 14,9 miliardi di euro.

    A sostenere la domanda di mobili sono state la ripresa del mercato immobiliare e le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e di riqualificazione energetica. Tra le principali voci di spesa gli arredi per il bagno e i mobili per la cucina, anche grazie agli effetti positivi derivanti dall’evoluzione dei grandi elettrodomestici da incasso di nuovo in crescita.

    In questo mondo i negozi specializzati tradizionali restano il principale canale distributivo, perché concentrano quasi metà delle vendite (48,0%) e mantengono stabile la quota di mercato, nonostante la minore competitività dei prezzi. Evidentemente gli italiani apprezzano i mobilieri per il servizio che offrono, come consulenza, trasporto e montaggio, che si confermano autentici punti di forza.

    I consumatori che puntano al risparmio hanno puntato su altri canali (internet in primis), che detengono il 27,7% di quota e che hanno registrato il 4,3% di vendite in più. Positivo anche il trend, delle grandi superfici, come catene e mercatoni, che hanno registrato un +1,8% sul fatturato e sono stabili al 19,5% in termini di quota di mercato.

    Bricolage: innovazione e tecnologia per risparmiare tempo

    Vendite in lieve aumento annuo (+0,4%) per il mondo del bricolage, che nel quinquennio 2015-2019 ha visto crescere il sell-out di +2,9%.

    Il trend positivo del mercato è sostenuto dagli interventi realizzati dalle famiglie per la manutenzione e l’abbellimento sia degli ambienti interni che di quelli esterni della casa, per ammodernarli e adeguarli al cambiamento dello stile di vita.

    A segnare la vera novità è la proposta dei prodotti che uniscono innovazione e tecnologia per intercettare la richiesta dei consumatori in termini di migliori prestazioni d’uso e risparmio di tempo.

    Il segmento del giardinaggio, tempo libero e autoaccessori ha coperto il 52,3% delle vendite totali, mentre quello dell’edilizia e fai da te il restante 47,7%.

    Le grandi superfici specializzate si sono confermate il primo canale di vendita con una quota di mercato del 28,3%, anche grazie all’azione di fidelizzazione dei consumatori intrapresa introducendo nei punti di vendita di servizi e spazi dedicati per la personalizzazione dell’ambiente domestico.

    Elettrodomestici: sì alle super performance, ma senza dimenticare il design

    Il segmento degli elettrodomestici bianchi ha registrato una crescita delle vendite a valore di +5,1%, favorita dall’esigenza di sostituzione dei vecchi elettrodomestici e dagli incentivi delle ristrutturazioni edilizie.

    Innovazione tecnologica, risparmio energetico, multifunzionalità, usabilità e design hanno guidato le scelte dei consumatori, che hanno premiato i frigoriferi con touchscreen e monitoraggio della conservazione del cibo, le lavatrici dotate di sistemi di ottimizzazione dei cicli per il dosaggio automatizzato dei detersivi, le asciugatrici e le lavastoviglie. Anche l’home comfort (come condizionatori d’aria e prodotti per il riscaldamento) hanno contribuito al trend espansivo degli elettrodomestici bianchi.

    I canali leader si confermano i mobilieri e le grandi superfici specializzate per una quota complessiva del 70,9%.

    I piccoli elettrodomestici, con un valore complessivo di 1,724 miliardi di euro, registrano un incremento del fatturato di +5,9% annuo, che sale a +14,8% rispetto al 2015. A trainare il mercato nell’ultimo anno sono stati soprattutto i prodotti per la cura della casa, in particolare gli aspirapolvere senza fili, mentre i prodotti per la preparazione del cibo hanno rallentato la crescita. Tra i prodotti per la cura della persona le performance migliori sono state quelle di asciugacapelli e prodotti per l’igiene dentale.

    Per quanto riguarda i canali di vendita le grandi superfici specializzate si sono confermate al primo posto (43,8% di quota) e in crescita. A seguire l’online che, grazie a un aumento di 1,1 punti quota, ha raggiunto il 28,9% di quota.

     

    Sicurezza domestica: è corsa alle visual cam

    Inversione di tendenza per il comparto informatico (inteso come parte hardware) che nel 2019 ha segnato una flessione annua di -1,6% riprendendo e confermando l’andamento negativo su base quinquennale (-5,4%). Unica eccezione è rappresentata dalle vendite di visual cam per la sorveglianza domestica, che sono aumentate come conseguenza di una crescente attenzione verso i prodotti legati alla sicurezza e delle crescenti politiche promozionali attivate su queste referenze.

    Tessile casa: trionfa l’home living. E la personalizzazione lancia l’online

    Nel tessile casa è continuata la diffusione del concetto di home living, ovvero il piacere di arredare gli ambienti di casa in modo che risultino curati in tutti i dettagli e dotati quasi di una propria personalità. Ma si è speso sempre meno per queste referenze: il segmento, infatti, perde il -2,4% su base annua e il -5,9% nel quinquennio e il fatturato complessivo si attesta a 1,309 miliardi di euro.

    Il 2019 ha segnato una nuova crescita in termini di quote del peso delle grandi superfici specializzate (+1,2 punti quota annuo) che mantengono quindi il ruolo di leader del comparto (37,6% sul totale).

    A registrare la crescita più significativa tra i canali di vendita è stato l’online: +3,3% annuo, ma +78,3% nell’ultimo quinquennio. Decisive per questa performance sono state la possibilità di acquistare sul web i prodotti delle principali aziende del comparto e soprattutto il servizio di personalizzazione dei prodotti.

     

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Debito pubblico UE alle stelle dopo il Covid. Ma cancellarlo affonderebbe l’Euro

    Per stimolare l’economia colpita duramente dal Covid, i governi dei paesi UE hanno dovuto aumentare la spesa e quindi il debito pubblico. Da solo però questo non è bastato a contrastare l’urto della pandemia, e si è quindi reso necessario l’intervento della BCE. Questo significa altro debito, ed anche se è spalmato su tutti i Paesi, sempre di debito si tratta.

    L’idea di cancellare il debito pubblico

    debito pubblicoMolti si sono chiesti allora se non avrebbe avuto senso, visto che siamo tutti sulla stessa barca, chiedere alla UE di procedere alla cancellazione del debito pubblico da parte delle banche centrali. Ma a ben guardare, ci sono fondati motivi per i quali nessun governo si è avventurato ad avanzare una richiesta del genere.

    Ipotesi sconveniente

    In primo luogo, perché non è interesse delle banche centrali stesse. Infatti all’atto pratico la cancellazione del debito… non cancella proprio nulla. Semmai trasforma una attività (ovvero il credito vantato verso lo Stato) in una passività (ossia in un credito ormai non più esistente).
    I titoli di Stato sarebbero sostituiti da perdite nel bilancio, e non c’è stop loss order che tenga. Teniamo conto che parliamo di montagne di denaro, visto che a ottobre 2020 la Bce e le singole banche centrali dell’area dell’euro, avevano in pancia circa 3.454 miliardi di euro, contro 109 miliardi di capitali e riserve.

    Le conseguenze

    La cancellazione del debito renderebbe necessario quindi il risanamento delle banche centrali dell’Eurosistema.
    Ciò potrebbe avvenire in due modi. Aumentando le risorse in entrata (e quindi le tasse), oppure spalancando la porta a un finanziamento illimitato della spesa pubblica realizzato stampando moneta. Ma chi stampa moneta inevitabilmente la deprezza. L’euro cioè crollerebbe, dando un colpo irreparabile (sfiducia totale) all’Eurozona. Ipotizzando uno scenario simile, domani indebitarci ci costerebbe 10 volte di più, perché chi verrebbe a mettere i capitali da noi? Solo uno al quale viene offerto un rendimento stratosferico (che per noi sarebbe un costo da interessi).

    L’esempio greco

    La storia recente peraltro ci fornisce un piccolo esempio. Il governo greco dichiarò l’insolvenza sul debito pubblico. In un sol colpo lo tagliò del 70%. Fu una liberazione? No, tutt’altro, fu l’inizio di un periodo nerissimo, con una recessione drammatica lunga quasi sette anni. Inoltre chi conosce il significato di volatilità, cos’è e i suoi effetti, sa benissimo quanti rischi comporta una mossa simile.
    Meglio allora tenerci il debito pubblico così com’è, e fare qualcosa di concreto (riforme?) per affrontarlo.

  • Aumentare il valore del tuo immobile? Con la riqualificazione energetica è possibile

    Puntare all’efficientamento energetico per aumentare il valore di un immobile: una scelta che comporta notevoli benefici economici. Quello del miglioramento energetico è un tema verso il quale gli italiani mostrano particolare interesse negli ultimi anni, e non solo per ragioni fiscali. Come più volte ribadito da Immobiliare Cambio Casa, l’agenzia immobiliare a Taranto leader nella città dei due Mari, la riqualificazione di un edificio da un punto di vista energetico e sismico è una forma di risparmio notevole per via di minori costi di gestione.

    A confermarlo è un documento redatto da diverse associazioni bancarie e di professionisti (tra cui Ani, Ania, CdP, Confedilizia, Consiglio Nazionale Agrotecnici, Consiglio Nazionale Architetti) e intitolato “Indicazioni metodologiche preliminari sulle modalità di valutazione dell’efficienza energetica e della qualificazione sismica degli edifici nel valore di mercato”.

    Un titolo lungo ma che racchiude un obiettivo chiaro, e cioè promuovere gli investimenti nella ristrutturazione degli immobili e allo stesso modo incrementare il loro valore di mercato. In sostanza, il documento, composto da 4 capitoli, fornisce indicazioni non vincolanti né per i committenti né per il valutatore, ma suggerisce istruzioni operative in relazione alla valutazione dell’efficienza energetica e del grado di resilienza ai fini dell’incidenza sul valore di mercato.

  • Compro Oro il Modo Veloce di Monetizzare Gioielli e Oggetti in Oro

    Recarsi presso un compro oro Firenze o di altre zone è una operazione che sempre più italiani hanno fatto negli ultimi anni, dai primi anni 2000 anche a causa delle crisi economiche cicliche in molti per necessità o per scelta si sono rivolti ai compro oro per monetizzare il valore di oggetti e gioielli in oro di ogni tipo.
    Non per nulla il settore dei compro oro si è diffuso in modo capillare proprio con il nuovo millennio quando la crescente offerta di oro ha reso possibile l’apertura di un gran numero di queste attività commerciali che fanno dell’acquisto di metalli preziosi a peso il loro business principale.
    Negli anni del boom ad incrementare il numero di queste attività sono state anche le gioiellerie che a causa della stagnazione delle vendite si sono riconvertite acquistando oro usato.
    In realtà alcune gioiellerie praticavano già prima il ritiro di vecchi gioielli ma questo avveniva effettuato più che altro per concedere uno sconto sull’acquisto di nuovi gioielli.
    Anche da un punto di vista legislativo il settore dei compro oro non ha avuto una legge nazionale ad hoc, solo nel 2017 è stata introdotta una normativa che regola in modo rigoroso le vendite di oggetti in oro da parte dei privati.
    Negli ultimi anni sia per la diminuzione del giro di affari sia per l’introduzione di norme molto stringenti una parte di queste attività hanno cessato di operare.
    Solo quei compro oro più strutturati e che erano riusciti a fidelizzare un buon numero di clienti negli anni del boom hanno continuato ad acquistare oro usato ottemperando alle nuove norme introdotte dalla legge.
    Tra queste ve ne sono alcune molto limitanti come il limite del pagamento in contanti e la totale tracciabilità di ogni operazione effettuata sia in entrata che in uscita.
    Con la strategia dei lockdown il settore ha conosciuto una nuova fase di crescita, anche se minore rispetto alla prima crisi economica del millennio.
    Oggi vendere il proprio oro usato e divenuto una operazione completamente trasparente dove anche il cliente è tutelato da leggi precise e favorito anche per quanto riguarda il prezzo di acquisto che a causa di una concorrenza sempre più strutturata è divenuto proporzionalmente più vantaggioso per chi vende rispetto ai primi anni di boom di questo settore.

  • Miglioramento energetico: sostituire gli infissi il primo passo importante

    Per raggiungere elevati livelli di efficienza energetica, il primo passo cruciale è quello di sostituire i serramenti prima ancora di installare caldaie e/o climatizzatori di nuova generazione. E, aggiungiamo, se lo facessimo con gli infissi in legno di qualità, i risultati sarebbero ancor più soddisfacenti.

    A confermare quanto importante sia per gli italiani isolare le abitazioni sostituendo gli infissi è l’indagine commissionata da ENEA all’Istituto Ricerche Demopolis, presente all’interno del Rapporto Annuale Efficienza Energetica 2020 pubblicato da ENEA e condotta su un campione di 3036 intervistati in epoca pre-pandemia.

    Un’indagine demoscopica che ha subito messo in evidenza un dato incontrovertibile: la sensibilità degli italiani nei confronti della lotta al cambiamento climatico è cresciuta nettamente negli ultimi tempi. Cresce al tempo stesso la conoscenza dell’esistenza di agevolazioni fiscali: sono 8 su 10, infatti, gli italiani che hanno almeno sentito di Ecobonus per la riqualificazione energetica di infissi, serramenti e impianti. Alta la percentuale degli intervistati che percepisce l’utilità delle agevolazioni fiscali, e questo sia grazie all’attività di informazione di Enea, sia grazie a una maggiore attenzione mostrata dagli italiani al tema risparmio energetico.

    Ma l’aspetto più rilevante è la consapevolezza di quanto importanti siano gli interventi di miglioramento energetico nella propria casa: il 71% degli intervistati, infatti, ammette di vivere in abitazioni non idonee sul piano energetico e che per ottimizzare le performance serve migliorare la coibentazione della casa e sostituire vecchi infissi e schermature.

    Eppure, solo il 34% dei cittadini coinvolti nell’indagine ipotizza interventi di risparmio energetico nei prossimi anni e le ragioni sono soprattutto economiche. Per questo, strumenti come lo sconto immediato in fattura del 50% come quello applicato da Modesti Srl sugli infissi in legno e infissi in legno-alluminio sono misure fondamentali e occasioni da prendere al volo.

  • L’EDI mette le ali: cresce lo scambio di documenti digitali tra le imprese del largo consumo italiano

    Superati i 240 milioni di documenti digitali scambiati tra le aziende del mass market e boom per quelli circolati nell’ecosistema Euritmo.

    Lo rivela l’edizione 2020 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” di GS1 Italy.

    L’Electronic Data Interchange (EDI) è in buona salute e viene sempre più utilizzato dalle imprese della filiera del largo consumo (produttori, distributori, operatori logistici), tanto che il 2019 ha segnato una tappa importante nel percorso verso la digitalizzazione delle imprese. La conferma viene dalla nuova edizione del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

    Dal report emerge che nel 2019 sono state 19 mila le aziende che hanno adottato l’EDI (Electronic Data Interchange), condividendo in via digitale 240 milioni di documenti. Rispetto all’anno precedente il numero delle imprese che hanno utilizzato l’EDI è aumentato di +19% e i documenti gestiti in modo digitale sono cresciuti di +14%.

    Nel 2019 la fattura si è confermata il documento più inviato in EDI – 55 milioni di scambi, pari al 23% del totale –, ma per la prima volta non è stata il leader per crescita perché ha registrato numeri in linea con l’anno precedente. Ad avanzare di più sono stati infatti le conferme d’ordine (+13%) e gli avvisi di spedizione (+9%), a riprova che la diffusione e il successo della fatturazione elettronica hanno portato le aziende a incrementare l’utilizzo di un formato strutturato anche per altri documenti del ciclo dell’ordine.

    Concentrando il focus sul settore del largo consumo, il report conferma che il 2019 è stato un anno di assestamento della crescita e di ulteriore espansione degli standard GS1 EDI.

    Nel 2019 il numero dei messaggi scambiati a standard GS1 ha battuto un nuovo record, arrivando a 64,8 milioni, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo l’incremento dei messaggi scambiati nel circuito Euritmo: sono stati quasi 37,3 milioni, con una crescita del 42% rispetto al 2018.

    Le aziende che hanno scambiato almeno un messaggio via EDI secondo gli standard GS1 EANCOM sono state quasi 7.500 e nel 48% dei casi hanno operato all’interno dell’ecosistema Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy per le aziende italiane del largo consumo.

    Nel 2019 Euritmo è stato adottato da 3.621 imprese tra produttori (3.215), retailer (405) e operatori logistici (1). Da segnalare l’aumento annuo di +18% dei messaggi inviati a UNB esterni (punti di ricezione codificati), che hanno raggiunto quota 18,6 milioni. Questo dato indica che un numero crescente di aziende, pur essendo all’esterno del circuito Euritmo, ha avviato lo scambio di dati a standard GS1, gettando le basi di potenziali crescite negli anni a venire.

    Quanto ai messaggi gestiti secondo gli standard GS1, la fattura (INVOIC) resta la principale con 16,5 milioni di messaggi, confermandosi il documento d’ingresso nell’ecosistema Euritmo.

    Il secondo tipo di documento gestito con quasi 14 milioni di messaggi è l’inventario (INVRPT), che cresce di +14%, mentre il DESADV (l’avviso di spedizione) di ben +36% arrivando a quasi 12 milioni di messaggi.

    «Il 2019 è stato un anno di grande fermento per l’EDI nel largo consumo e in particolare di quello sviluppato secondo gli standard GS1, di cui Euritmo rappresenta una community particolarmente attiva» commenta Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Abbiamo visto consolidarsi alcuni indicatori e crescere la qualità delle relazioni tra imprese, con chiare prospettive di sviluppo nell’area logistica e con il coinvolgimento di altri settori, come il foodservice. GS1 Italy continua a promuovere i benefici di Euritmo e ad ampliare la gamma degli strumenti disponibili per la filiera del largo consumo. Altrettanto importante è stabilire contatti con nuovi provider interessati alla certificazione, come i due operatori internazionali che stanno progettando l’ingresso nel mercato italiano».

     

    Sul sito web di GS1 Italy è possibile:

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili

    gs1it.org

  • Più efficienza, meno costi, tanto e-commerce: Covid-19 spinge la digital revolution nel foodservice. Primo step: l’allineamento automatico dei dati, delle immagini e delle informazioni tra gli operatori

    Logistica, amministrazione, vendite e anche relazioni con il cliente, sempre più orientati al web: sono tanti i processi che diventano più efficienti, rapidi e performanti con l’adozione di sistemi automatici per l’aggiornamento delle informazioni condivise tra i partner. Lo rivela uno studio voluto da GS1 Italy.

     

    L’impatto del Coronavirus e delle restrizioni introdotte per limitarne la diffusione si è rivelato uno tsunami per il mondo del foodservice. Ma ne ha anche stimolato l’evoluzione, in particolare verso il mondo digitale, portando a sviluppare l’e-commerce e ad adottare strumenti digitali capaci di migliorare l’efficienza della filiera. Come quelli che consentono agli operatori di questa filiera di automatizzare la condivisione delle informazioni sui prodotti e sui servizi essenziale per evitare errori per offrire ai clienti (e ai consumatori) informazioni sempre corrette e aggiornate.

    Che l’allineamento digitale delle informazioni sia una delle aree del foodservice più coinvolte dalla rivoluzione digitale lo ha confermato lo studio realizzato da TradeLab per conto di GS1 Italy, che ha coinvolto 66 manager dei quattro principali segmenti dell’Ho.re.ca (distribuzione, catene di ristorazione commerciale, ristorazione collettiva e punti di consumo indipendenti) e dei due cicli di fornitura (diretta, da parte delle aziende produttrici, e indiretta, mediante distributori e grossisti), individuando le maggiori criticità e le principali opportunità per chi offre soluzioni di sistema, come GS1 Italy.

    «L’adozione di sistemi digitali per lo scambio delle informazioni e delle anagrafiche – come gli standard GS1 – tra gli operatori della filiera foodservice consente di semplificare i processi aziendali (in particolare ordini e inventario), di evitare errori e inefficienze, di ridurre i costi e di rispondere alle nuove esigenze del mercato» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «Eppure, com’è emerso dal nostro studio, i processi di inserimento, modifica e condivisione dei dati sono ancora prevalentemente manuali, con ampi rischi di inesattezze e ritardi, e pesanti ricadute sull’efficienza della filiera. Ecco perché molti operatori del foodservice riconoscono l’importanza di sviluppare soluzioni digitali che consentano di automatizzare questo processo, in particolare nella logistica. E nel catalogo prodotti, fondamentale soprattutto in questa fase di forte sviluppo dei servizi di e-commerce, anche per offrire sul web immagini di prodotto, informazioni organolettiche e nutrizionali sempre precise e aggiornate».

    Dallo studio di GS1 Italy, inoltre, emerge come l’esigenza di digitalizzare l’allineamento delle informazioni sia percepita in modo diverso dai differenti operatori: ad avvertirne maggiormente l’urgenza sono le aziende di produzione che si rapportano con i distributori, per cui l’allineamento delle anagrafiche è una priorità perché coglie un’esigenza comune e importante.

    Più tiepidi appaiono i produttori che si rivolgono alla ristorazione commerciale e a quella collettiva e i produttori che lavorano con punti di consumo indipendenti.

    Tra i distributori intervistati, i più interessati a implementare dei sistemi digitali per allineare le anagrafiche sono quelli che si rivolgono ai punti di consumo indipendenti e quelli che lavorano con la ristorazione commerciale, mentre i più distanti dal tema sono gli operatori del food delivery e quelli che vendono al pubblico nei punti di consumo.

    Sono le industrie di produzione che riforniscono direttamente i distributori a conoscere meglio e a utilizzare in modo più diffuso i gli standard GS1 e le soluzioni di GS1 Italy per digitalizzare l’allineamento delle anagrafiche, rendendo più snella, semplice ed efficiente la condivisione di dati sempre allineati e aggiornati. Si tratta di:

    • Allineo: lo strumento che consente di sincronizzare le informazioni di prodotto con i partner commerciali e che nel foodservice riscuote interesse soprattutto presso i produttori che lavorando direttamente con i distributori del fuori casa, in particolare per l’allineamento delle informazioni logistiche (come la stratificazione dei pallet).
    • Immagino: il servizio che permette di allineare le immagini e le schede informative dei prodotti è già molto usato dalle aziende di produzione che forniscono la GDO. Queste stesse aziende ora si dichiarano pronte ad estenderlo anche nel foodservice.
    • Condivido: la soluzione per gestire e scambiare i contenuti digitali tra partner della filiera apre nuove frontiere al mondo del foodservice.

     

    Per maggiori informazioni sul progetto Foodservice, visita il sito di GS1 Italy.

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Cosa c’è dietro (e sotto) la blockchain? Le risposte nel webinar gratuito di GS1 Italy

    Il 10 dicembre, un evento digitale, curato da Andrea Ausili – data & innovation manager di GS1 Italy, per approfondire le basi della blockchain e il ruolo fondamentale degli standard di GS1 per le aziende del largo consumo.

    Mai più senza blockchain: questa tecnologia è sempre più diffusa nel mondo delle imprese, soprattutto nel largo consumo nelle soluzioni per garantire la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza ai consumatori.

    Ma come devono strutturarsi le aziende per adottare questa tecnologia? In particolare: quali requisiti necessitano i dati per renderne efficace la tracciabilità e come garantire l’interoperabilità dei diversi ecosistemi di condivisione di questi dati?

    Le risposte sono rintracciabili nell’architettura della blockchain, e nello specifico dei suoi “mattoni”, ossia gli standard da adottare per conseguire risultati e perché tutti gli operatori coinvolti nella blockchain parlino la stessa lingua. Come gli standard di GS1, che garantiscono l’interoperabilità globale e l’unicità delle informazioni dei prodotti, oltre a “certificare” molti altri elementi che garantiscono la tracciabilità e la rintracciabilità delle informazioni.

    «Lo sviluppo di filiere più efficaci e sicure richiede l’utilizzo di tecnologie innovative per soddisfare i bisogni concreti delle imprese» spiega Andrea Ausili, data & innovation manager di GS1 Italy. «Gli attori coinvolti devono collaborare alla definizione di tali esigenze, individuando le intersezioni che richiedono l’interoperabilità nonché gli standard necessari per conseguire risultati positivi a livello globale. GS1 sostiene questo lavoro, supporta già numerosi standard utilizzati in diverse filiere, ed è pronta a soddisfare le nuove esigenze del settore, tra cui quelle legate all’integrazione della blockchain nelle soluzioni future».

    Per esplorare il tema, GS1 Italy organizza il webinar gratuito “Blockchain e gli standard GS1”, in programma giovedì 10 dicembre dalle 11.00 alle 12.00. Guidato da Andrea Ausili, l’evento sarà occasione per approfondire:

    • Il ruolo fondamentale degli standard GS1 nelle soluzioni blockchain.
    • Le soluzioni GS1 per la tracciabilità e la rintracciabilità, considerando lo scenario di queste applicazioni nella sua complessità, per una valutazione oggettiva degli sforzi necessari e dei benefici ottenibili.

     

    Maggiori informazioni e il form di registrazione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

     

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Dopo il lockdown aumentano le richieste di cessione del quinto (+10,2%)

    Dopo il lockdown aumentano le richieste di cessione del quinto (+10,2%) mentre, fra chi chiede un prestito personale, 1 domanda su 4 è per l’ottenimento di liquidità; sono questi alcuni degli effetti causati dal Covid e dalla conseguente emergenza economica emersi dall’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 212.000 domande di finanziamento raccolte tramite i due portali*.

    «Negli ultimi mesi il rapporto degli italiani con il credito al consumo è inevitabilmente cambiato», spiegano gli esperti di Facile.it. «Il periodo di grande incertezza che viviamo spinge le famiglie a posticipare i progetti importanti e a dare priorità alla richiesta di liquidità per far fronte a eventuali imprevisti o difficoltà lavorative».

    Aumentano le richieste di cessione del quinto

    Come già accennato, l’analisi di Facile.it e Prestiti.it ha messo in luce come nel corso del terzo trimestre 2020 sia aumentata del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2019 la richiesta di prestiti tramite cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

    Ma se da un lato sempre più italiani hanno cercato di ottenere questa tipologia di finanziamento, dall’altro è diminuito l’importo medio richiesto, che si è stabilizzato a 19.464 euro, vale a dire il 6% in meno rispetto al terzo trimestre dello scorso anno.

    L’indagine ha tracciato anche il profilo di chi ha chiesto una cessione del quinto; circa 1 domanda su 4 (23,9%) è stata presentata da una donna, mentre l’età media dei richiedenti è pari a 45 anni.

    «Il calo potrebbe essere legato da un lato alla diminuzione degli stipendi, dall’altro al cambio di esigenze da parte di coloro che presentano domanda, che oggi ricorrono a questa tipologia di prestito non più solo per far fronte a progetti importanti, ma anche per avere la liquidità necessaria per affrontare spese di importo inferiore rispetto al passato», spiegano dal comparatore.

    Cambiano le finalità dei prestiti personali

    Se è vero che, nel terzo trimestre dell’anno in corso, la prima ragione che ha spinto gli italiani a chiedere un prestito personale è stata l’esigenza di ottenere liquidità (23,2%), dall’analisi emerge anche un aumento del peso percentuale dei prestiti per l’acquisto di auto usate, che sono arrivati a rappresentare il 21,3% del totale (+4,1 punti percentuali rispetto allo scorso anno).

    A riprova di quanto detto dagli esperti di Facile.it, invece, è diminuito il peso dei finanziamenti chiesti per la ristrutturazione della casa (-3 punti percentuali) o per l’acquisto di arredamento (-1 punto percentuale).

    Chi si è rivolto alle finanziarie per un prestito personale lo ha fatto per importi mediamente pari a 13.201 euro; la durata media dei piani di ammortamento, è di 63 rate (poco più di 5 anni).

    Identikit del richiedente prestito

    Dati interessanti emergono guardando il profilo sociodemografico di chi ha presentato domanda di prestito personale. Il primo dato significativo è legato al sesso: nel terzo trimestre dell’anno si è ridotta ulteriormente la quota dei prestiti richiesti dalle donne, passata dal 27% del 2019 al 25,5% del 2020. Probabilmente perché il Covid ha gravato in maniera pesante su di esse e sulla loro posizione lavorativa.

    L’altro dato che racconta con chiarezza l’attuale situazione di difficoltà che sta riguardando alcune categorie emerge analizzando la professione dei richiedenti; nel corso del terzo trimestre 2020 a presentare domanda di prestito personale è stato, nel 76,7% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato (erano il 71,8% lo scorso anno), mentre nel 10,4% dei casi un pensionato (+3 punti percentuali rispetto al 2019). Si dimezza quasi la quota percentuale di richiedenti liberi professionisti e lavoratori autonomi, passata dal 12,5% del terzo trimestre 2019 al 6,9% dello stesso periodo del 2020.

    L’età media di chi ha presentato domanda di prestito personale nel corso del terzo trimestre è pari a poco meno di 42 anni e mezzo, valore in lieve aumento rispetto allo scorso anno; ad incidere sul dato ha contribuito la crescita del peso percentuale dei richiedenti prestito appartenenti alla categoria pensionati.

     

     

     

    * Campione analizzato: 212.008 richieste complessive di prestito personale e di cessione del quinto raccolte tramite i portali Facile.it e Prestiti.it nel corso del terzo trimestre 2019 e in quello 2020

     

  • Educazione finanziaria, i Millennials non colmano il gap con i coetanei europei

    I Millennials sono forgiati con la tecnologia e con internet. Tuttavia rispetto alle generazioni precedenti – non necessariamente gli anziani ma anche i “nuovi adulti” – non sono riusciti a colmare un gap che zavorra il nostro Paese. La scarsa educazione finanziaria.

    I giovani e l’educazione finanziaria

    educazione finanziariaNon è un mistero ne’ una novità che l’Italia sia considerato un paese finanziariamente ignorante. Anche la gran parte di quelli che fa investimenti, sia tramite intermediari che (ancora più grave) per conto proprio, non ha neppure le basi solide per farlo. La speranza di colmare questo divario era risposta soprattutto nelle nuove generazioni, ma finora sembra mal risposta. Secondo un recente studio infatti, la metà degli universitari ammette di essere poco pratico, di non avere ricevuto un’educazione finanziaria. E metà di questi dichiara anche di aver subito qualche raggiro online.

    Altri dati confermano l’incapacità di camminare con le proprie gambe. Il 40% appena è titolare di un conto corrente personale, che quasi sempre è nella stessa banca del papà. Anche perché è da quella tasca che arrivano i soldi che hanno. Una bella fetta preferisce il meno impegnativo wallet o la carta prepagata. Insomma se i “nuovi adulti” non sono molto pratici con le questioni finanziarie, i “fratelli minori” non si sono evoluti. L’educazione finanziaria è ancora sconosciuta.

    Attaccati ai genitori e con una prospettiva a breve

    Eppure sono a un passo dalla vita vera, quella nella quale dovranno viaggiare da soli, scegliere da soli e gestire da soli i loro risparmi. Ma sono impreparati. Malgrado siano nativi digitali, se gli parli di pagamenti digitali la prima risposta che danno (buttandola a casaccio) è “ne ho sentito parlare, Bitcoin giusto?“. Eppure il bancomat o la prepagata la usano. Non parliamo poi di concetti più complessi, come ad esempio la definizione market maker oppure il tasso di interesse semplice e composto.

    Tutto questo porta a delle conseguenze importanti, perché non fa ragionare i giovani in prospettiva. Non gli consente di formarsi una lucida testa e spalle larghe. E se lo fanno, si tratta sempre di una prospettiva a corto raggio. Se risparmiano lo fanno per l’auto nuova, per la moto, per le vacanze. Non considerano invece il lungo periodo (casa, formazione, ecc.). Insomma c’è molto lavoro da fare per aumentare l’educazione finanziaria dei Millenials.

  • Facile.it: in FVG premi medi Rc auto in calo con il Covid (-11,51%)

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Friuli-Venezia Giulia occorrevano in media 350,67 euro, valore in calo dell’11,51% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 120.000 preventivi raccolti in Friuli-Venezia Giulia da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante l’aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da luglio, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’impatto delle nuove restrizioni

    Quale potrebbe essere l’andamento dei premi RC auto nei prossimi mesi alla luce delle nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo? «Sebbene sia difficile fare previsioni sull’andamento del prezzo dell’RC auto», ha dichiarato Palano «sono bastati pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove restrizioni regionali per determinare un crollo nelle richieste di assicurazioni in Friuli-Venezia Giulia».

    Facile.it ha evidenziato come tra il 6 novembre, primo giorno dell’entrata in vigore delle nuove regole di chiusura, e il 17 novembre 2020 le richieste di assicurazioni per veicoli a due o quattro ruote provenienti da utenti del Friuli-Venezia Giulia siano diminuite del 12%, a fronte di un calo nazionale pari al -1%.

    «Visti questi cali tariffari così importanti» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando».

    L’andamento provinciale

    Il calo dei prezzi evidenziato da Facile.it in Friuli-Venezia Giulia ad ottobre 2020 è stato superiore a quello rilevato a livello nazionale (-10,51%) e ha riguardato tutte le aree della regione, seppur in modo differente.

    La provincia che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata quella di Trieste dove, ad ottobre 2020, il calo è stato del 13,33% rispetto allo stesso mese del 2019, con un premio medio sceso a 386,90 euro; nonostante il calo importante, la provincia è risultata essere l’area più costosa del Friuli-Venezia Giulia per quanto riguarda l’RC auto.

    Segue nella graduatoria regionale la provincia di Pordenone, dove ad ottobre 2020 la diminuzione è stata dell’11,65% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 326,98 euro, il più basso della regione.

    Calo lievemente più contenuto per la provincia di Udine, dove il premio medio è sceso a 348,51euro, l’-11,03% rispetto allo stesso mese del 2019.

    Chiude la graduatoria regionale la provincia di Gorizia, dove il prezzo medio è diminuito dell’8,68% stabilizzandosi a 353,25 euro.

     


    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 120.908 preventivi effettuati in Campania su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Facile.it: in Liguria premi medi Rc auto in calo con il Covid (-13,65%)

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Liguria occorrevano in media 491,87 euro, valore in calo del 13,65% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 156.000 preventivi raccolti in Liguria da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante l’aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da agosto, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’andamento provinciale

    Il calo dei prezzi evidenziato da Facile.it in Liguria ad ottobre è stato addirittura superiore a quello rilevato a livello nazionale (-10,51%) e ha riguardato tutte le aree della regione, seppur in modo differente.

    La provincia ligure che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata quella di La Spezia dove, ad ottobre 2020, il calo è stato addirittura del 18,19% rispetto allo stesso mese del 2019, con un premio medio sceso a 520,54 euro. Nonostante la buona notizia, però, La Spezia rimane la provincia ligure dove gli automobilisti spendono in media di più per assicurare un veicolo a quattro ruote.

    Segue nella graduatoria regionale la provincia di Genova, dove ad ottobre 2020 la diminuzione è stata del -13,97% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 508,93 euro.

    Calo più contenuto per la provincia di Imperia, dove il premio medio è sceso a 427,70 euro, vale a dire l’11,32% in meno rispetto allo stesso mese del 2019; gli automobilisti imperiesi possono però consolarsi perché le tariffe medie rilevate nella provincia sono le più basse della regione.

    Chiude la graduatoria regionale la provincia di Savona; nell’area il premio medio RC auto è diminuito “solo” dell’8,49%, stabilizzandosi a 437,32 euro

    «Visti questi cali tariffari così importanti» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando».

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 156.935 preventivi effettuati in Liguria su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Facile.it: nelle Marche premi medi Rc auto in calo con il Covid (-10,2%)

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote nelle Marche occorrevano in media 455,75 euro, valore in calo del 10,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Nonostante il calo delle tariffe sia stato lievemente inferiore a quello rilevato a livello nazionale (-10,51%), la buona notizia per gli automobilisti marchigiani è che per assicurare un veicolo nella regione occorre il 7,4% in meno rispetto alla media italiana.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 193.000 preventivi raccolti nelle Marche da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante l’aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da agosto, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’impatto delle nuove restrizioni

    Quale potrebbe essere l’andamento dei premi RC auto nei prossimi mesi alla luce delle nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo? «Sebbene sia difficile fare previsioni sull’andamento del prezzo dell’RC auto», ha dichiarato Palano «sono bastati pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove restrizioni regionali per determinare un crollo delle richieste di polizze destinate ad assicurare veicoli nuovi provenienti dalle Marche».

    Facile.it ha evidenziato come tra il 6 novembre, primo giorno dell’entrata in vigore delle nuove regole di chiusura, e il 17 novembre 2020 le richieste provenienti da utenti marchigiani per l’assicurazione di auto nuove siano diminuite del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    «Visti questi cali tariffari così importanti» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando».

    L’andamento provinciale

    Il calo dei prezzi evidenziato da Facile.it nelle Marche ad ottobre 2020 ha riguardato tutte le aree della regione seppur in misura differente.

    La provincia marchigiana che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata quella di Macerata dove, ad ottobre 2020, il calo è stato del 18,82% rispetto allo stesso mese del 2019, con un premio medio sceso a 426,85 euro.

    Segue nella graduatoria regionale la provincia di Fermo, dove ad ottobre 2020 la diminuzione è stata dell’11,40% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 444,62 euro.

    Calo più contenuto per la provincia di Ascoli Piceno, dove il premio medio è sceso a 410,47 euro, il 9,50% in meno rispetto allo stesso mese del 2019; la provincia è risultata essere la meno cara della regione dove assicurare un veicolo.

    Chiudono la graduatoria regionale la provincia di Pesaro e Urbino, dove il prezzo medio è diminuito del 7,69% stabilizzandosi a 461,24 euro e quella di Ancona (-7,01%), provincia più cara delle Marche con un premio medio pari a 484,13 euro.

     

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 193.278 preventivi effettuati nelle Marche su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

     

  • Facile.it: in Sardegna premi medi Rc auto in calo con il Covid (-8,71%)

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Sardegna occorrevano in media 429,78 euro, valore in calo dell’8,71% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Nonostante il calo delle tariffe sia stato inferiore a quello rilevato a livello nazionale (-10,51%), la buona notizia per gli automobilisti sardi è che per assicurare un veicolo nell’Isola occorre il 12,7% in meno rispetto alla media italiana.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 194.000 preventivi raccolti in Sardegna da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante l’aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da agosto, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’andamento provinciale

    Il calo dei prezzi evidenziato da Facile.it in Sardegna ad ottobre 2020 ha riguardato tutte le aree della regione, seppur in modo differente.

    Tra le province sarde analizzate, quella che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata la provincia Oristano dove, ad ottobre 2020, il calo è stato addirittura del 13,08% rispetto allo stesso mese del 2019, con un premio medio sceso a 346,12 euro; un doppio primato per gli automobilisti oristanesi, che possono anche contare sulle tariffe RC auto più basse dell’Isola pari, in media, a 346,12 euro.

    Segue nella graduatoria regionale la provincia di Sassari, dove ad ottobre 2020 la diminuzione è stata del 10,99% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 417,61 euro.

    Calo più contenuto per la provincia di Cagliari, dove il premio medio è sceso a 448,06 euro, l’8,33% in meno rispetto allo stesso mese del 2019; nonostante il calo, la provincia risulta essere la più costosa della Sardegna per quanto riguarda l’RC auto.

    Chiude la graduatoria regionale la provincia di Nuoro, dove il premio medio è diminuito del 5,80% stabilizzandosi a 429,43 euro.

    «Visti questi cali tariffari così importanti» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando».

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 194.790 preventivi effettuati in Sardegna su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Dal coperchio sulla pentola alle luci di Natale; i semplici comportamenti che possono farci risparmiare sulla bolletta

    In questo momento così particolare le famiglie italiane cercano di risparmiare, ma spesso gli sprechi maggiori si hanno all’interno delle mura di casa dove invece, con pochissimi accorgimenti, si potrebbe riuscire ad alleggerire notevolmente le bollette luce e gas. Facile.it ha analizzato molte (insane) abitudini scoprendo, letteralmente, quanto ci costano. Ecco cosa è emerso.

    La cucina, molti rischi per la bolletta

    Per tanti nuclei familiari la cucina è il fulcro della vita domestica e per questo motivo Facile.it ha cominciato proprio da quella stanza la sua analisi volta a capire come ridurre i costi della bolletta elettrica. Il primo osservato speciale è il frigorifero. Secondo quanto calcolato dall’ufficio studi del comparatore, basta staccare di appena 10 centimetri dal muro questo elettrodomestico per riuscire a risparmiare fino a 23 euro all’anno. Per fretta o distrazione, capita di non chiudere bene lo sportello di freezer o frigo; ebbene, farlo in maniera sistematica ci può costare fino a 21 euro all’anno, mentre se si decide di sostituire il frigorifero, è sufficiente passare da una classe B ad una A+ per risparmiare fino a 32 euro, o addirittura di più se si opta per una classe energetica migliore.

    Sarebbe possibile risparmiare ancora di più (fino a 33 euro), se usassimo per scongelare non il forno tradizionale, ma quello a microonde; bloccare il ciclo della lavastoviglie prima che asciughi i piatti fa risparmiare fino a 18 euro all’anno, usare la pentola a pressione invece che quella tradizionale alleggerisce la bolletta di circa 8 euro, ma se proprio volete o dovete usare le pentole tradizionali, ad esempio per cuocere la pasta…almeno fatelo con un coperchio, risparmierete 5 euro.

    Il bagno

    La seconda stanza considerata è il bagno e, ancora una volta, bastano pochi gesti per risparmiare tanto. Non far scorrere a vuoto l’acqua calda mentre ci si fa la doccia o ci si rade, ha stimato l’ufficio studi di Facile.it, equivale ad un risparmio che può arrivare fino a 36 euro all’anno, mentre scegliere con cura il programma su cui impostare la lavatrice, ad esempio lavando a 60 gradi invece che a 90 si traduce in un risparmio annuo di 25 euro.

    Il grande risparmio arriva dalla giusta temperatura

    Un dato emerge chiaramente dall’analisi svolta da Facile.it sui comportamenti energivori degli italiani; agire sul riscaldamento o raffreddamento corretto degli ambienti è la vera chiave del risparmio in bolletta.

    Durante l’inverno, si legge nell’analisi, abbassare di un solo grado il riscaldamento di casa equivale a circa 50 euro di risparmio e spegnere totalmente l’impianto quando si è via ad 8; ma è in estate che si possono ottenere i risultati migliori per la bolletta.

    Programmare accuratamente il condizionatore in modo da non sprecarne gli effetti permette di risparmiare circa 50 euro ogni anno, deumidificare invece che raffreddare consente di tenerne in tasca fino ad 85 e se si cambia il condizionatore passando da uno in classe B ad uno in classe A+++, si arriverà ad alleggerire la bolletta di circa 90 euro all’anno.

    Fiat lux! Ma solo se e come necessario

    Un’altra fonte di spesa piuttosto sostenuta (e sovente sottovalutata) è quella rappresentata dalle luci di casa. Già il solo spegnere sistematicamente quelle non necessarie fa risparmiare fino a 30 euro all’anno, ma non è l’unica azione possibile per risparmiare tanto e con pochissimo sforzo.

    Ormai è molto difficile trovare nelle case italiane le vecchie lampadine ad incandescenza, ma spesso molti consumatori sono convinti che usare quelle a basso consumo sia sufficiente; ebbene preferire le lampadine a led consentirebbe invece di eliminare dalla bolletta fino a 30 euro all’anno di costi.

    Attenzione poi ad un altro tipo di luci; quelle dell’albero di Natale. Se anche loro saranno led risparmierete 4 euro.

    Quando è bene…staccare la spina

    Un po’ per abitudine e un po’ anche forse per pigrizia, sono tanti gli italiani che non staccano mai la spina degli elettrodomestici e, anche se inutilizzati, li mantengono in stand by. Un’innocua lucina rossa all’aspetto che però, in termini economici, vuol dire ben altro.

    Secondo quanto calcolato da Facile.it, eliminare lo stand by dei piccoli elettrodomestici che abbiamo in casa ci permetterebbe di risparmiare fino a 56 euro. Dopo questa carrellata è giusto, però, assolvere un oggetto spesso sul banco degli imputati; il caricatore del cellulare. Se resta attaccato alla presa anche quando non svolge il suo lavoro, non consuma poi tanto: appena 1,5 euro.

    «In realtà risparmiare sulle bollette di casa è molto più semplice di quanto non si creda», spiegano da Facile.it, «Bisogna però prendere un ruolo attivo in questo senso, sia mettendo in atto comportamenti corretti all’interno delle proprie mura, sia cercando fra le diverse offerte presenti sul mercato quella più adatta alle esigenze della propria famiglia. Oggi il confronto online consente di verificare in pochi istanti quanto disponibile per i consumatori e moltissimi servizi di consulenza gratuita consentono di fare la scelta corretta. Insomma, bastano pochi minuti per risparmiare davvero tanto e riprendere in mano le redini della propria bolletta.»

     

     

  • La nuova politica monetaria della Fed: il focus di Pompeo Pontone

    Specializzato in Investment Management e Capital Markets, Pompeo Pontone è un consulente e investitore privato con una carriera consolidata nel settore della finanza.

    Pompeo Pontone: l’evoluzione della politica monetaria della Fed

    Prima della Grande Recessione, la Fed attuava la politica monetaria in un contesto di riserve limitate nel sistema bancario, facendo affidamento su operazioni di mercato aperto come strumento primario. Negli ultimi anni, per far fronte alla crisi economica, la Banca Centrale degli Stati Uniti ha cambiato approccio. In uno dei suoi ultimi contributi online Pompeo Pontone, esperto del settore finanziario, ha illustrato la nuova politica economica messa in campo: "Oggi la Fed attua la politica monetaria con ampie riserve e fa affidamento su uno dei suoi tassi amministrati, l’interesse sulle riserve (IOR), come strumento principale". Per superare la crisi del 2008, la Fed ha condotto una serie di acquisti di attività su larga scala per abbassare i tassi di interesse a lungo termine, sostenendo l’attività economica e la creazione di posti di lavoro. Tali operazioni hanno avuto come conseguenza l’aumento del livello totale delle riserve del sistema bancario che sono passate dai 15 miliardi nel 2007 ai 2,7 trilioni di dollari nel 2014. Ed è il motivo per cui, spiega Pompeo Pontone, la Fed è passata gradualmente all’attuazione dello IOR come nuovo e significativo strumento di politica monetaria.

    Pompeo Pontone: la politica della Fed ai tempi del Covid-19

    Il livello elevato ha tuttavia portato la Banca Centrale a non poter più influenzare, tramite piccole modifiche alle riserve, il FFR (Federal funds rate), il tasso d’interesse a brevissimo termine utilizzato nei prestiti tra le banche statunitensi. Di conseguenza, l’Istituto ha iniziato a ridurre l’ammontare delle riserve, arrivando a circa $ 1,7 trilioni. Con l’avvento del Covid-19, la Fed sembra ritrovarsi allo stesso punto del 2014: "La risposta alla pandemia – scrive Pompeo Pontoneè stata simile alla risposta alla crisi finanziaria: la Fed ha abbassato il target range FFR da 0 a 25 punti base; abbassato i tassi IOR e ON RRP (Overnight Reverse Repurchase) quasi a zero; e intrapreso altre azioni, spesso non convenzionali, per aiutare il funzionamento dei mercati, sostenere i flussi di credito a famiglie e imprese e abbassare i tassi di interesse a lungo termine". Tali operazioni hanno comportato un nuovo aumento nelle riserve: "L’attuazione della politica monetaria è rimasta fluida poiché la Fed ha continuato a operare nel suo quadro di attuazione esistente. Un framework di riserve limitate non sarebbe più funzionale. Quando le riserve diventano super abbondanti – conclude Pompeo Pontonela Fed deve passare a operare utilizzando lo IOR come strumento chiave".

  • Incrementare l’efficienza della filiera: il 26/11 il webinar gratuito di GS1 Italy

    Si rivolge a produttori, distributori e operatori logistici che mirano ad ottimizzare e rendere più sostenibili i processi lungo tutta la supply chain il webinar gratuito Incrementare l’efficienza della filiera. Standard e processi collaborativi a supporto delle imprese del largo consumo, organizzato da GS1 Italy il prossimo giovedì 26 novembredalle 11.30 alle 13.00.

    Curato da Valeria Franchella, ECR project manager di GS1 Italy, il webinar si focalizzerà sul processo order to cash, condividendo, per ogni sua macro fase, le soluzioni collaborative che GS1 Italy ha messo a punto con le aziende del largo consumo che favoriscono la riduzione dei costi di filiera, un minor impatto ambientale e lo sviluppo della digitalizzazione dei processi: una panoramica “dall’alto” che, mantenendo una visione di sistema, apre le porte a successivi percorsi di approfondimento.

    Per maggiori informazioni e per iscriversi gratuitamente al webinar: https://gs1it.org/chi-siamo/eventi/20201126-ecr-incrementare-lefficienza-della-filiera/

     

  • Attenzione alla spesa e minor potere d’acquisto: e la “low cost economy” vola anche nel Non Food

    Dai “category killer” ai “brand pandemici”, dall’“affordable luxury” al boom dei “Black Friday” nell’e-commerce: l’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy rileva la crescita in Italia della low cost economy nel largo consumo italiano.

    Gli italiani sono sempre più attenti al risparmio, anche quando si tratta di scegliere i beni non alimentari di largo consumo. E questo atteggiamento spinge e sostiene l’affermazione di prodotti e canali che hanno fatto della convenienza il loro punto di forza. Un trend che accomuna gran parte dei 13 comparti merceologici analizzati dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy, che ne monitora la struttura e l’evoluzione da quasi 20 anni.

    «Da questo rapporto emerge come la “low cost economy” stia ridisegnando non solo il mondo della moda e del tessile, da cui è partita e dove è già molto rilevante, ma come si stia affermando anche in altri comparti, come i giocattoli e la cartoleria, il giardinaggio e la gioielleria» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «A livello di domanda, gli shopper preferiscono i prodotti a minor costo o quelli branded ma offerti al miglior prezzo; a livello di offerta si affermano punti vendita focalizzati sulla convenienza (come le grandi superfici e i cosiddetti “category killer”) e catene di negozi nazionali e internazionali che puntano sull’affordable luxury e per cui, visto il successo, è stata coniata la definizione di “brand pandemici”».

    L’edizione 2020 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy ha analizzato la diffusione della low cost economy nei 13 principali comparti del largo consumo non alimentare in Italia, rilevandone anche le declinazioni specifiche per ogni settore merceologico.

     

    Abbigliamento e tessile: mai più senza “Black Friday”

    Tra i 13 comparti rilevati dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy sono quelli legati alla filiera del tessile a registrare le maggiori difficoltà e a evidenziare contrazioni delle vendite che proseguono da diversi anni. Solo nel 2019 il comparto abbigliamento e calzature ha chiuso l’anno con un giro d’affari in calo di -2,7% e il tessile casa con un -2,4%. Dietro queste riduzioni del giro d’affari c’è soprattutto il calo progressivo dei prezzi medi, più che quello dei volumi. Per i consumatori la ricerca di acquisti con un elevato rapporto qualità/prezzo e di una possibilità di risparmio è diventata un driver fondamentale: la spesa è sempre più concentrata nei periodi di promozioni (come i “Black Friday”) e nei luoghi di acquisto che permettono di risparmiare (soprattutto punti vendita situati negli outlet e siti specializzati di e-commerce).

     

     

    Calzature: brand low cost nel fisico e prodotti di marca online

    Continua il trend negativo delle vendite di calzature (-13,0% tra 2015 e 2019) e la pesante riduzione dei negozi (888 chiusure nel 2019). Si salvano solo le insegne low cost, i monomarca e le grandi superfici, in particolare alcune insegne di ipermercati che hanno rifatto il look ai propri reparti puntando su brand di massa a prezzi convenienti. La convenienza è uno dei punti di forza che hanno spinto la significativa crescita dell’online (da 9,8% del 2018 a 12,8% del 2019), trainata dalle piattaforme (come ASOS, Amazon e Zalando) slegate da punti vendita fisici e che offrono prodotti branded a prezzi più vantaggiosi.

     

    Spese per la casa: alla ricerca del prezzo migliore (anche per il fai-da-te)

    La crescente attenzione al comfort domestico, la ripresa del mercato immobiliare e la conferma delle agevolazioni fiscali statali per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica continuano a spingere il mercato dei beni destinati a migliorare le abitazioni. E anche in questo caso la ricerca del risparmio è un fenomeno importante. La si riscontra nel comparto dell’edilizia e del fai-da-te, tornato a crescere nel 2019 (+0,3%, per 5,8 miliardi di euro di vendite) anche per la tendenza a realizzare da soli gli interventi sulla casa in una chiave di risparmio economico. I miglioramenti in termini di convenienza, efficienza e sostenibilità generati dall’automazione del punto vendita hanno premiato le grandi superfici specializzate, in crescita annua di +1,5% e con una quota arrivata al 46,2%.

    L’attenzione al risparmio si è fatta sentire anche nel comparto “giardinaggio, tempo libero e autoaccessori”, che nel 2019 ha fatturato 6,3 miliardi di euro, crescendo di +0,5% sull’anno precedente (+7,2% nel quinquennio). In questo settore restano leader indiscussi del mercato i negozi specializzati (come garden center e autofficine), ma perdono quota a favore di altri canali più convenienti, come le grandi superfici specializzate (+2,7% le vendite) e gli ipermercati (+1,3%), che beneficiano delle offerte proposte in alcuni periodi dell’anno (ad esempio mobili e attrezzature da giardino nel periodo pre-estivo). Anche in questo settore prosegue l’espansione dell’e-commerce, utilizzato soprattutto da chi ricerca convenienza economica e comodità di acquisto.

     

    Mobili e arredamenti: cresce il low cost

    Anche il settore dei mobili e dell’arredamento nel 2019 ha aumentato il fatturato (+1,8%), arrivato a 14,9 miliardi di euro, a coronare un quinquennio molto positivo (+8,4%nel 2014-2019). Se i mobilieri restano il luogo d’acquisto principale (48% di quota) perdono però terreno a favore di altri canali più improntati alla convenienza, come internet (+4,3% di fatturato) e le grandi superfici specializzate, come i mercatoni (+0,8%).

     

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org.

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

    web: gs1it.org

  • Facile.it: in Lombardia premi medi Rc auto in calo con il Covid (-10,65%)

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Lombardia occorrevano in media 384,23 euro, valore in calo del 10,65% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 1,6 milioni preventivi raccolti in Lombardia da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante l’aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da luglio, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’impatto delle nuove restrizioni

    Quale potrebbe essere l’andamento dei premi RC auto nei prossimi mesi alla luce delle nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo? «Sebbene sia difficile fare previsioni sull’andamento del prezzo dell’RC auto», ha dichiarato Palano «sono bastati pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove restrizioni regionali per determinare un crollo nelle richieste di assicurazioni in Lombardia».

    Facile.it ha evidenziato come tra il 6 novembre, primo giorno dell’entrata in vigore delle nuove regole di chiusura, e il 17 novembre 2020 le richieste di assicurazioni per veicoli a due o quattro ruote provenienti da utenti lombardi siano diminuite del 7%, a fronte di un calo nazionale pari all’1%.

    «Visti questi cali tariffari così importanti» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando».

    L’andamento provinciale

    Il calo dei prezzi evidenziato da Facile.it in Lombardia ad ottobre 2020 è stato in linea con quello rilevato a livello nazionale (-10,51%) e ha riguardato tutte le aree della regione, seppur con valori differenti.

    La provincia lombarda che ha visto diminuire in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata quella di Mantova dove, ad ottobre 2020, il premio medio, pari a 355,43 euro, è sceso del 16,07% rispetto allo stesso mese del 2019.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Lodi, con una diminuzione pari al 14,78% su base annua e con un premio medio stabilizzatosi a 380,39 euro, e quella di Cremona, dove il calo è stato del 13,59%, (premio medio pari a 369,96 euro).

    Calo superiore alla media regionale anche per le province di Lecco (-12,70%, premio medio pari a 351,37 euro), Como (-11,87%, 393,79 euro), Monza e Brianza (-11,08%, 378,80 euro) e Varese (-11,01%, 381,67 euro).

    Valori in calo, seppur in misura minore rispetto alla media lombarda, per le province di Milano (-10,20%, premio medio pari a premio 396,50 euro), Brescia (-9,50%, 369,06 euro), Bergamo (-7,67%, 372,12 euro) e Pavia (-7,02%, 408,89 euro), che è risultata essere la provincia più cara della regione per quanto riguarda l’Rc auto.

    Chiude la graduatoria regionale la provincia di Sondrio, dove la tariffa media è diminuita solo del 6,47% stabilizzandosi a 336,37 euro; gli automobilisti sondriesi possono però consolarsi perché la provincia è la meno cara della Lombardia dove assicurare un veicolo a quattro ruote.

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 1.360.010 preventivi effettuati in Lombardia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Facile.it: in Campania premi medi Rc auto in calo con il Covid (-5,63%)

    Quali sono gli effetti del Covid sul costo delle assicurazioni auto in Italia? Secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it la pandemia ha avuto un impatto significativo sul prezzo delle polizze tanto che, ad ottobre 2020, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Campania occorrevano in media 928,16 euro, valore in calo del 5,63% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Nonostante questo, però, il valore medio regionale rimane comunque nettamente superiore a quello rilevato nelle altre aree del Paese tanto che, per assicurare un veicolo a quattro ruote ai campani occorre l’88% in più rispetto alla media nazionale.

    Il dato emerge dall’analisi di oltre 621.067 preventivi raccolti in Campania da Facile.it nel corso degli ultimi 12 mesi e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

    «La pandemia ha inciso significativamente sul costo dell’RC auto», ha spiegato Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «A marzo e aprile i premi medi sono crollati a seguito del blocco della circolazione, del calo di immatricolazioni di nuove auto e di tariffe molto più competitive offerte dalle compagnie assicurative online. Nonostante l’aumento rilevato tra maggio e giugno, legato alla ripresa di circolazione e immatricolazioni, i premi medi sono tornati a scendere da agosto, grazie al miglioramento delle tariffe offerte delle compagnie assicurative che, soprattutto online, hanno scelto di ridurre i prezzi offerti ai clienti in virtù del risparmio ottenuto nel 2020 a seguito del calo complessivo dei sinistri stradali».

    L’impatto delle nuove restrizioni

    Quale potrebbe essere l’andamento dei premi RC auto nei prossimi mesi alla luce delle nuove limitazioni alla mobilità introdotte dal Governo? «Sebbene sia difficile fare previsioni sull’andamento del prezzo dell’RC auto», ha dichiarato Palano «sono bastati pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove restrizioni regionali per determinare un crollo nelle richieste di assicurazioni in Campania.».

    Facile.it ha evidenziato come tra il 6 novembre, primo giorno dell’entrata in vigore delle nuove regole di chiusura, e il 17 novembre 2020 le richieste di assicurazioni per veicoli a due o quattro ruote provenienti da utenti campani siano diminuite del 6%, a fronte di un calo nazionale pari al -1%.

    «Visti i cali tariffari» – ha concluso Palano – «è importante che i consumatori cerchino di approfittarne, confrontando le molte offerte presenti sul mercato per beneficiare di prezzi oggi ai minimi storici e garantendosi un risparmio importante, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando».

    L’andamento provinciale

    Il calo dei prezzi evidenziato da Facile.it in Campania ad ottobre 2020, seppur inferiore alla media nazionale (-10,51%), ha riguardato tutte le aree della regione, seppur con entità differente.

    La provincia campana che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata quella di Avellino dove, ad ottobre 2020, il calo è stato del 14,06% rispetto allo stesso mese del 2019, con un premio medio sceso a 679,15 euro.

    Segue nella graduatoria regionale la provincia di Salerno, dove ad ottobre 2020 la diminuzione è stata del 10,54% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 707,45 euro.

    Calo più contenuto per la provincia di Napoli, dove il premio medio è sceso a 988,00 euro, il 4,26% in meno rispetto allo stesso mese del 2019; nonostante il calo, la provincia campana è risultata essere la più cara d’Italia dove assicurare un veicolo.

    Chiudono la graduatoria regionale la provincia di Benevento, dove il prezzo medio è diminuito del 3,67% stabilizzandosi a 653,97 euro (il più passo della regione) e quella di Caserta (-1,05%), seconda provincia più cara d’Italia con un premio medio pari a 976,96 euro.

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 621.067 preventivi effettuati in Campania su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 ottobre 2020 e i relativi risultati di quotazione prodotti.Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Facile.it: prestiti in Veneto +7,4% importo medio richiesto

    Il Covid ha modificato le ragioni per cui i veneti si rivolgono ad una società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 8.500 domande di finanziamento raccolte in Veneto*, la prima motivazione per cui nel terzo trimestre 2020 si è chiesto un prestito è stata l’acquisto di auto usate; quasi 1 richiesta su 4 (24,5%) è stata presentata per questa finalità, in aumento di 4,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Cambiano le priorità dei residenti veneti

    Secondo l’indagine di Facile.it, la richiesta media rilevata nel terzo trimestre del 2020 è stata pari a 13.050 euro, valore in aumento del 7,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il piano di restituzione medio è stato di 61 rate (poco più 5 anni).

    Guardando alle domande di prestito personale presentate in Veneto per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel corso del terzo trimestre dell’anno, è aumentato anche il peso percentuale dei prestiti legati all’acquisto di un immobile, (+0,8 punti percentuali rispetto al 2019).

    Di contro sono diminuite le quote di prestiti per la ristrutturazione casa, arrivate a rappresentare il 13,7% del totale e quelle per l’arredamento, scese di 1,9 punti percentuali.

    Identikit del richiedente

    Guardando al profilo sociodemografico dei richiedenti prestito residenti in Veneto emergono dati interessanti; il primo elemento significativo riguarda le domande di finanziamento presentate dalle donne; la percentuale risulta di gran lunga inferiore rispetto a quella degli uomini: 27% contro il 73% del campione maschile.

    Analizzando la professione dei richiedenti emerge che, nel 2020, a presentare domanda di prestito è stato, nel 79,5% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato; in aumento la percentuale di pensionati veneti che hanno fatto richiesta per un finanziamento, passata dal 4,5% del 2019 all’8% del 2020.

    Probabilmente a causa dell’incertezza lavorativa cala, invece, la quota dei liberi professionisti e lavoratori autonomi che hanno chiesto un prestito personale, passata dal 13,1% del terzo trimestre 2019 al 7,1% dello stesso periodo del 2020.

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale l’importo medio richiesto è pari a 13.050 euro, analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Belluno è la provincia del Veneto dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (15.508 euro, il 18,8% in più rispetto alla media regionale); seguono nella classifica le province di Rovigo (13.884 euro), Vicenza (13.608 euro) e Venezia (13.387 euro).

    Inferiori al valore medio del Veneto, invece, gli importi richiesti a Padova (12.887 euro) e Verona (12.656 euro); chiude la graduatoria la provincia di Treviso (12.254 euro).

     

     

    * L’analisi ha preso in esame un campione di oltre 8.500 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it in Veneto tra l’1 luglio 2019 e il 31 settembre 2019 e l’1 luglio 2020 e il 31 settembre 2020.

  • Prestiti: in Puglia quasi 1 domanda su 4 per ottenere liquidità

    Il Covid ha modificato le ragioni per cui i pugliesi si rivolgono ad una società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, realizzata su un campione di oltre 6.800 domande di finanziamento raccolte in Puglia*, la prima motivazione per cui nel terzo trimestre 2020 si è chiesto un prestito è stata l’ottenimento di liquidità; in regione quasi 1 richiesta su 4 (24%) è legata a questa finalità.

    «Durante periodi di incertezza come quello attuale», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it «è normale che le famiglie decidano di rimandare progetti importanti, avendo la necessità di maggiore liquidità economica per affrontare imprevisti o difficoltà lavorative».

    Cambiano le priorità dei pugliesi

    Secondo l’indagine di Facile.it, la richiesta media rilevata nel terzo trimestre del 2020 è stata pari a 12.629 euro, valore in aumento del 9,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il piano di restituzione medio è stato di 63 rate (poco più 5 anni).

    Guardando alle domande di prestito personale presentate in Puglia per le quali è stata specificata la finalità emerge che, nel corso del terzo trimestre dell’anno, è aumentato anche il peso percentuale dei prestiti legati all’acquisto di auto usate, che rappresentano ormai il 22,3% del totale (in aumento di 4,2 punti percentuali rispetto al 2019).

    Di contro, sono diminuite le quote di prestiti per la ristrutturazione casa, stabilizzatasi al 17,4% del totale. A riprova di quanto detto da Giacobbe, sono diminuite anche quelle per l’arredamento, matrimoni e cerimonie, viaggi, con un calo compreso tra 0,5 e 3,3 punti percentuali.

    Identikit del richiedente

    Guardando al profilo sociodemografico dei richiedenti prestito residenti in Puglia emergono dati interessanti; il primo segnale significativo è il calo del peso delle donne che hanno presentato domanda di finanziamento; la percentuale, sebbene storicamente inferiore rispetto a quella maschile, è scesa ulteriormente passando dal 27,3% del totale rilevato nel 2019 al 26% del 2020.

    Analizzando la professione dei richiedenti emerge che, nel 2020, a presentare domanda di prestito è stato, nell’81,3% dei casi, un dipendente privato a tempo indeterminato; in aumento la percentuale di pensionati pugliesi che hanno fatto richiesta per un finanziamento, passata dal 5,5% del 2019 al 7,1% del 2020. Probabilmente a causa dell’incertezza lavorativa cala, invece, la quota dei liberi professionisti e lavoratori autonomi che hanno chiesto un prestito personale, passata dal 10,8% del terzo trimestre 2019 al 5,8% dello stesso periodo del 2020.

    L’andamento provinciale

    Se a livello regionale l’importo medio richiesto è pari a 12.629 euro, analizzando le richieste di finanziamento in ottica territoriale emerge che Taranto è la provincia pugliese dove sono stati richiesti gli importi medi più alti (13.825 euro, il 9,5% in più rispetto alla media regionale); seguono nella classifica le province di Bari (13.182 euro) e Lecce (12.650 euro).

    Inferiori al valore medio pugliese, invece, gli importi richiesti a Barletta-Andria-Trani (12.461 euro) e Foggia (11.491 euro); chiude la graduatoria la provincia di Brindisi (11.018 euro).

     

    * L’analisi ha preso in esame un campione di oltre 6.800 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it in Puglia tra l’1 luglio 2019 e il 31 settembre 2019 e l’1 luglio 2020 e il 31 settembre 2020.