Categoria: Economia e Finanza

  • Mutui: aumenta l’importo medio erogato (+5,8%)

    Nonostante lo stop legato ai mesi di lockdown, la richiesta di mutui è rimasta complessivamente solida nei primi 9 mesi del 2020 e addirittura, secondo i dati emersi dall’osservatorio congiunto realizzato da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 133.000 domande di finanziamento*, da gennaio a settembre 2020, l’importo medio erogato dalle banche ai mutuatari è cresciuto in un anno del 5,8% arrivando a 136.630 euro.

    «Per capire quale sarà l’impatto complessivo del lockdown sul mercato dei mutui è necessario attendere fine anno», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it, «ma i dati raccolti fino ad ora sono incoraggianti soprattutto perché, da un lato, confermano che gli italiani hanno ancora voglia di comprare casa, dall’altro evidenziano una grande disponibilità da parte delle banche nell’erogare finanziamenti, nonostante la situazione economica generale sia oggi più incerta.».

    Tassi di interesse in calo rispetto a inizio anno

    Un aiuto concreto per gli aspiranti mutuatari è arrivato dal mercato e dagli indici internazionali: numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale non solo sono rimasti contenuti, ma a partire da maggio, soprattutto quelli fissi, hanno ripreso a scendere ulteriormente, stabilizzandosi a settembre su livelli ancor più bassi rispetto a inizio anno.

    Secondo le simulazioni di Facile.it, per un mutuo al 70% da 126.000 euro per 25 anni i migliori tassi fissi (TAEG) rilevati a settembre variano nel range 0,93% – 1,06%, con una rata compresa tra 463 e 468 euro, mentre a gennaio 2020, per lo stesso finanziamento, i valori oscillavano nel range 1,23% – 1,34%, con una rata tra i 479 e i 486 euro. Conti alla mano, sottoscrivere oggi questa tipologia di mutuo costa circa 6.000 euro in meno rispetto a inizio anno.

    Più stabile la situazione legata ai tassi variabili; per un mutuo con le stesse caratteristiche (LTV al 70%, finanziamento da 126.000 euro per 25 anni) i migliori variabili rilevati a settembre variano nel range 0,72% – 0,94%, con una rata compresa tra 451 e 462 euro, valore in linea con quelli di inizio anno.

    I tassi proposti alla clientela sono addirittura più bassi per finanziamenti con LTV inferiore; per un mutuo ventennale da 100.000 euro al 50%, il miglior tasso (TAEG) disponibile su Facile.it è pari a 0,67% se fisso e a 0,58% se variabile.

    I mutui a tasso fisso dominano il mercato

    Il dubbio amletico “fisso o variabile?” sembra ormai non affliggere più gli aspiranti mutuatari ed essendo minimo lo scarto tra le due tipologie di tasso proposto alla clientela, la quasi totalità di chi ha presentato domanda di finanziamento tra gennaio e settembre (97%) lo ho fatto per un tasso fisso; era l’87% lo scorso anno.

    I tassi estremamente bassi, uniti alla voglia di risparmiare di molte famiglie, hanno determinato anche un aumento del peso percentuale delle surroghe, che continuano ad essere una fetta importante del mercato; tra gennaio e settembre, più di 1 richiesta su 3 (36%) è stata destinata alla surroga, valore in aumento rispetto allo scorso anno quando la percentuale era pari al 22%.

     

     

    * Richieste raccolte tra gennaio 2020 e settembre 2020 tramite i portali Facile.it e Mutui.it. Le simulazioni sono state fatte su Facile.it in data 24 settembre 2019

  • RC familiare: l’ha usata il 28% di chi ha sottoscritto una polizza fra marzo e giugno

    Il 16 febbraio 2020 è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare, ovvero la norma che dà ai membri di una stessa famiglia la possibilità di utilizzare per le polizze auto e moto la classe di merito più favorevole maturata su un qualsiasi veicolo del nucleo. Numeri alla mano sono molti gli italiani che ne hanno approfittato tanto che, secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat*, fra chi ha rinnovato o sottoscritto polizze auto o moto nel periodo marzo-giugno 2020, quasi 1 rispondente su 3 (28%), pari a circa 2,4 milioni di famiglie, ha dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza in questo modo.

    Analizzando i dati a livello territoriale emerge che, tra coloro che hanno sottoscritto una polizza tra marzo e giugno, sono stati soprattutto i residenti del Sud e delle isole ad aver fatto ricorso all’Rc familiare (31,6%), seguiti, a breve distanza, dagli abitanti del Nord Est (29,3%). Meno propensi ad usufruire della nuova norma sono stati, invece, i rispondenti del Nord Ovest: tra questi solo il 22% ha dichiarato di averla utilizzata.

    Il vantaggio offerto dalla norma è massimo soprattutto per i neopatentati e infatti, guardando alle fasce anagrafiche di chi ha sottoscritto una polizza tra marzo e giugno, il 46,9% degli assicurati con un’età compresa tra 18 e 24 anni ha dichiarato di aver utilizzato l’RC familiare. Al contrario sono i più anziani ad aver usufruito meno di questa opportunità: solo l’11,5% degli adulti con età compresa tra i 65 e i 74 anni.

    Chi ha dichiarato di aver approfittato dell’RC familiare, nella maggior parte dei casi lo ha fatto su veicoli già presenti nel nucleo familiare, trasferendo la classe di merito da auto ad auto (46,3%) e da auto a moto o viceversa (45,3%); solo nell‘8,4% dei casi la norma è stata usata per assicurare un mezzo a due o quattro ruote acquistato per la prima volta.

     

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 13 e il 15 luglio 2020.

  • Scuola: in Puglia quasi 126.000 alunni cambieranno mezzo di trasporto

    Paura del Covid, orari di ingresso scaglionati, mezzi pubblici con capacità ridotta: ad un giorno dall’inizio della scuola in Puglia, la mobilità degli studenti rimane uno dei nodi più critici e molte famiglie pugliesi dovranno ripensare il modo in cui portare i figli a scuola. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo* di famiglie italiane con figli dai 2 ai 18 anni, quest’anno in Puglia più di 1 alunno su 5, pari a circa 126.000 bambini e ragazzi (21,1%) cambierà, del tutto o in parte, mezzo di trasporto per il tragitto casa-scuola.

    Come si sposteranno gli alunni pugliesi

    Guardando ai dati relativi alla Puglia emerge che, per paura del Covid in primis, ma anche per praticità o mancanza di alternative, quasi 7 alunni su 10 (68,4%), pari a circa 409.000 bambini e ragazzi, raggiungeranno la scuola in auto o moto. Il dato è ancor più significativo se si considera che lo scorso anno, ad usare questo tipo di mezzo, era solo il 53,2% degli scolari.

    Se, da un lato, aumentano coloro che opteranno per un mezzo privato, con inevitabili conseguenze sul traffico cittadino e sull’inquinamento dell’aria, dall’altro rimane marginale l’uso dei mezzi pubblici; solo il  3,8% degli studenti ha intenzione di muoversi in autobus o tram, contro una media nazionale pari al 15%; ad incidere sul dato, probabilmente, un servizio pubblico non sempre efficiente o, più in generale, una minore fiducia da parte delle famiglie.

    Ancor meno, il 3,5%, gli alunni pugliesi che useranno treno o metropolitana, mentre coloro che si affideranno a servizi quali lo scuolabus saranno il 5,3%, percentuale in lieve aumento rispetto allo scorso anno.

    Importante anche la percentuale di ragazzi che hanno scelto di spostarsi a piedi; lo faranno il 40,6% degli studenti, pari a circa 243.000 individui.

    Perché si cambia: paura del Covid

    Se si guarda alle famiglie pugliesi che cambieranno modalità di trasporto, la ragione principale risulta essere la paura del Covid; più di 2 intervistati su 3 (64%) hanno dichiarato che sceglieranno un altro mezzo di trasporto proprio per evitare di esporre i figli ad un possibile rischio contagio.  Il 32%, invece, ha scelto di rivedere le modalità di spostamento per il nuovo orario di ingresso scaglionato adottato dall’istituto scolastico.

    Il tragitto casa-scuola preoccupa però anche i pugliesi che non cambieranno mezzo di trasporto; il 67% delle famiglie intervistate ha comunque dichiarato di essere in apprensione per il percorso.

     

     

    * Metodologia: n. 1.010 interviste CAWI con un campione rappresentativo di individui aventi figli in età scolare (da 2 a 18 anni) sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 3 ed il 4 settembre 2020.

     

  • La crisi Covid spinge Dollaro ed Euro a fare cane e gatto: scappo io, scappi tu

    Euro e dollaro continuano a fare cane e gatto. Una volta scappa uno, mentre l’altro fa la parte del cane che rincorre. Poco dopo i ruoli si invertono. E così dopo un lungo periodo di debolezza, adesso il dollaro USA sembra essere tornato alla ribalta e scappa. La valuta a stelle e strisce sta continuando a rafforzarsi rispetto a tutte le principali valute, tranne lo Yen giapponese.

    Il rischio seconda ondata e il dollaro

    dollaroDietro questo recente sprint c’è la pandemia da COVID-19, che minaccia seriamente una seconda ondata di contagi in Europa, e forse anche in Nord America. Questo ha raffreddato ogni possibile slancio di ottimismo da parte degli investitori, che hanno abbandonato le attività rischiose per tuffarsi nei safe haven. Cioè dollaro, yen e titoli di stato dei paesi economicamente sviluppati.
    In sostanza si sta verificando qualcosa di simile a quanto accaduto a marzo, durante la fase acuta della pandemia.

    I tassi e le banche centrali

    Ma c’è anche altro dietro la recente corsa del biglietto verde, facendogli stampare una candela inverted hammer mensile. Ovvero la previsione “troppo” ottimistica della Fed per l’economia americana, il mercato del lavoro e le prospettive di inflazione.
    Infine vanno ricordate alcune dichiarazioni rilasciate da diverse banche centrali. Ad esempio, la Banca d’Inghilterra ha dichiarato che il regolatore potrebbe passare a tassi di interesse negativi. In questo caso, il dollaro riceverà naturalmente sostegno a causa della differenza a suo favore nel livello dei tassi di interesse. Va notato che sono ancora positivi, anche se non sono così alti negli States, appena sopra lo zero.

    Occhio alle presidenziali

    Per tutte queste ragioni, molti analisti credono che la corsa del dollaro potrebbe continuare almeno fino alla fine di questo mese. E comunque andrà avanti finché rimarrà il timore di nuove misure di quarantena contro il COVID-19. C’è però una data che occorre cerchiare sul calendario, ovvero il 4 novembre. Chiunque sa come fare trading sul forex, conosce l’importanza delle presidenziali americane. Quel periodo infatti è un fattore di grande incertezza per la domanda di dollari.

  • Le prospettive future della crisi d’impresa

    Si concludono oggi i lavori del convegno “Attività e futuro dell’impresa”, organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo. Una due giorni in cui i massimi esperti si sono confrontati sul tema caldo della crisi d’impresa cercando soluzioni adatte ad arginare il problema causato dall’emergenza Covid-19.

    Il futuro degli OCRI (Organismi di composizione della crisi d’impresa) è stato al centro della prima sessione della giornata con il coordinamento del dott. Sandro Pettinato, Vice Segretario Generale UnionCamere. Ad intervenire e animare il dibattito sono stati gli ospiti Prof. Dott. Alessandro Danovi e Prof. Avv. Massimo Fabiani.

    La giornata è poi proseguita con una tavola rotonda sul tema dei ruoli e della collegialità nella composizione della crisi, con rappresentanti provenienti dal panorama industriale e da quello universitario, insieme ad esperti del settore commerciale e fiscale.

    Grazie ai numerosi interventi, il convegno ha fatto luce sulle prospettive future delle imprese italiane e non poteva che farlo partendo da Bergamo, città simbolo della ripartenza. 

    Per informazioni https://www.odcec.bg.it/

     

  • Attività e futuro dell’impresa: organi e strumenti per il governo della crisi al tempo della pandemia

    Teatro Sociale, Via Bartolomeo Colleoni, 4 (Bergamo Alta) – Auditorium del Seminario Vescovile Giovanni XXIII Via Arena, 11 (Bergamo Alta)

     

    L’attività e il futuro dell’impresa, tema delicato e mai come oggi attuale nel contesto economico post emergenza Covid-19, sarà al centro del convegno dell’Ordine dei Commercialisti di Bergamo, in programma lunedì 21 e martedì 22 settembre 2020.

     

    La pandemia ha determinato un forte impatto negativo sulle attività economiche italiane, imponendo agli imprenditori un netto cambiamento nel modus operandi e rendendo imprescindibile rilevare in modo tempestivo i segnali della crisi. È proprio in questo contesto incerto è importante dare un contributo alle imprese per fornire loro gli strumenti necessari per affrontare la crisi e ambire a una vera e propria “ripartenza”.

     

    In questo scenario– come afferma Simona Bonomelli, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamola formazione professionale non è solo uno scambio di informazioni, ma un’opportunità di relazione tra persone, che permette di ampliare il proprio bacino di consapevolezza dello scibile e di condividere la propria esperienza sia a livello umano sia a livello intellettuale. Nella convinzione che la competenza è il nostro valore aggiunto, ritengo indispensabili le occasioni di incontro come quella in oggetto, per un costante miglioramento delle nostre abilità, da mettere al servizio del cittadino, per il raggiungimento del bene comune, nel rispetto della missione che deontologicamente ci proponiamo di attuare e rispettare”.

     

    Moderano le sessioni del convegno– Gli organi di controllo dell’impresa: la mutazione genetica e gli scenari futuri dott.ssa Simona Bonomelli, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo; La composizione della crisi d’impresa: prospettive future dott. Sandro Pettinato, Vice Segretario Generale UnionCamere; Il superamento del lockdown tra soluzioni stragiudiziali e procedure concorsuali dott.ssa Laura De Simone, Presidente di Sezione nel Tribunale di Bergamo.

     

    Attesi anche gli interventi del dott.Paolo Magri, Vice Presidente esecutivo e direttore dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale); dott. Renato Rordorf, Presidente della Commissione Ministeriale per la riforma; dott. Mauro Vitiello, Capo Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia.

  • Oro e Bitcoin Passato e Futuro di una Economia in Continuo Movimento

    Oro e Bitcoin vengono spesso associati in vari contesti, non pochi quelli che equiparano le caratteristiche della criptovaluta più diffusa al prezioso metallo giallo anche se le differenze tra questi non sono certo di poco conto.
    L’oro è stato un metallo che ha letteralmente fatto girare il mondo fin dalla sua scoperta questo prezioso metallo giallo ha esercitato un fascina irresistibile sugli essere umani a prescindere dalla collocazione geografica che dalle posizioni sociali.
    L’influenza che l’oro ha esercitato sulla civiltà dell’uomo è stata fortissima, in nome di questo metallo sono state compiute imprese che hanno lasciato un segno indelebile sulla storia umana, dalle guerre alle grandi migrazioni di massa che hanno fatto spostare molte persone in cerca di fortuna all’epoca delle leggendarie corse all’oro.
    Dalla scoperta dell’oro questo metallo si è trasformato dall’essere un metallo luccicante perfetto per adornare persone ed ambienti un mezzo di pagamento che ha reso agevole le prime forme di commercio anche tra paesi molto lontani.
    Oggi in epoca moderna l’oro è il protagonista della economia e della finanza come bene prezioso utile ad accumulare valore e a conservarlo nel lungo periodo.
    Ancora oggi l’importanza del suo ruolo è tale da essere considerato il bene rifugio per eccellenza dagli investitori di tutto il mondo che lo acquistano soprattutto durante le fasi di crisi economica.
    L’oro viene acquistato sia per mezzo di strumenti finanziari sia come oro fisico in lingotti per creare riserve auree che possano essere vendute facilmente anche presso uno dei molti compro oro Firenze o di ogni altro luogo.
    Il Bitcoin al contrario dell’oro ha una storia brevissima, questa criptovaluta è stata realizzata per permettere alle persone di effettuare transazioni senza la necessità che queste necessitino di intermediari come banche.
    La nascita delle criptovalute non è però stata accolta solo come mezzo di pagamento diretto e soprattutto anonimo ma piuttosto come mezzo di investimento.
    Una visione che almeno fino ad oggi ha fuorviato la vera ragione per cui questo sia stato realizzato e cioè dal liberarsi delle sempre più invadenti regole che fanno parte del sistema di credito attuale.
    Il valore dei Bitcoin dalla sua creazione è salito in modo esponenziale nonostante la quotazione sia caratterizzata da una elevatissima volatilità che permette in brevissimi lassi di tempo sia di realizzare plusvalenze straordinarie ma anche altrettanto velocemente di subire perdite di valore fortissime.
    Analizzando in modo razionale oro e bitcoin è più facile trovare differenze molto evidenti piuttosto che analogie, un fatto confermato anche dalle diverse finalità degli investitori che decidono acquistare oro per mettere al sicuro il valore del proprio capitale da quelle di chi acquista bitcoin per ottenere forti guadagni.

  • Real Estate: la ricetta per il rilancio secondo Confedilizia

    Riaccendere il motore dell’economia in un contesto di emergenza sanitaria è oggi quanto mai una condizione essenziale per il futuro del nostro Paese, e sfruttare la congiuntura negativa del momento potrebbe essere un’occasione preziosa per riformare alcuni settori chiave. Tra questi, c’è sicuramente quello immobiliare e il mondo delle case in vendita.

    Il Decreto Agosto è sicuramente un primo passo importante per l’intero sistema economico e produttivo, che tuttavia necessita di miglioramenti per quanto riguarda il comparto del mattone: è questo il pensiero di Confedilizia, secondo cui sarebbero almeno tre le misure essenziali in grado di attuare un processo di riforma indispensabile.

    Prima di tutto, rafforzare il credito di imposta, estendendolo di qualche altra settimana, per le locazioni non abitative al fine di sostenere proprietari ed esercenti. Altra misura urgente è intervenire sul fisco, disponendo una riduzione del carico tributario sui redditi da locazione: Irpef, suoi addizionali e Imu rappresentano un macigno che limita fortemente i margini di contrattazione fra proprietari e inquilini.

    E proprio a proposito di Imu, va ridotto il suo carico anche sugli immobili. Se da un lato l’esenzione per alberghi e discoteche disposto dal Decreto Agosto rappresenta un valido sostegno al comparto turismo e spettacolo, dall’altro Confedilizia chiede che uno sforzo venga fatto anche per altre categorie, come ad esempio i tanti locali commerciali dai quali i proprietari non ricavano più nulla, o per il mancato pagamento dei canoni di locazione, o semplicemente per chiusura attività.

    Attuare quelle riforme da tempo ipotizzate e auspicate è la soluzione più adeguata e condivisa anche dagli stessi intermediari immobiliari come l’agenzia immobiliare a Taranto Cambio Casa.

  • Materie prime, la corsa dell’argento potrebbe spingere più dell’oro

    La tempesta Covid ha travolto tutti i settori economici, paralizzando l’attività industriale globale e spingendo al ribasso la domanda di materie prime. Prima che cominciasse l’estate però, quasi tutti gli analisti erano convinti che i prezzi sarebbero cresciuti, a seguito della ripresa dell’attività economica. Questo discorso valeva principalmente per il rame, ma anche per l’argento.

    La ripresa dell’economia e le materie prime

    materie primeProprio riguardo al silver metal, va detto però che in pochi si aspettavano una crescita così sostenuta. La “price action” di questa materia prima è stata infatti molto più aggressiva del previsto.
    Dai 19 dollari per oncia che valeva all’inizio di luglio, si è arrivato a un prezzo massimo di circa 29 dollari all’inizio di agosto. Dopo alcune oscillazioni, il prezzo dell’argento sembra esseri stabilizzato ai livelli attuali di circa 27 dollari.
    Non stupisce quindi che si sia sviluppata una forte sete di argento negli investitori. Una sete che ha finito per attingere anche al bacino degli ETF che, nel solo 2020, hanno visto le partecipazioni aumentare di 8800 tonnellate.

    I driver della crescita

    La convinzione che il prezzo di questa materia prima si sarebbe gonfiato nasceva da diversi fattori.
    Anzitutto l’anomalo rapporto oro-argento (troppo sbilanciato a favore del gold). A luglio tale rapporto era intorno a 100, il che significa che un’oncia d’oro poteva acquistare 100 once d’argento. Ad agosto è sceso poi verso 70.
    In secondo luogo le limitate forniture di argento fisico per la consegna agli investitori.
    Infine il miglioramento delle prospettive globali dell’industria manifatturiera. Bisogna infatti ricordare che l’argento è un metallo che trova largo impiego in ambito industriale.
    Anche dal punto di vista tecnico, c’erano segnali importanti. L’indicatore alligator evidenziava infatti che il “coccodrillo” era pronto ad aprire le sue fauci.

    Prospettive ancora interessanti

    Va infine aggiunto che, malgrado i recenti balzi di prezzo, le prospettive continuano a rimanere rosee. La minaccia di un aumento dell’inflazione e la nuova posizione di politica monetaria della Federal Reserve per mirare all’inflazione media del 2%, finirà per mantenere i tassi di interesse reali più bassi. Ciò dovrebbe contribuire a sostenere i prezzi dell’argento a lungo termine, anche se chi sa che cos’è la volatilità dei mercati, se ne aspetta ancora parecchia.
    Potrebbe quindi essere solo una questione di tempo, prima che l’argento segua le orme dell’oro e spingendosi ai massimi storici.

  • Agroalimentare: dal Recovery Fund una spinta al rinnovamento

    Le ripercussioni economiche scaturite dalla pandemia non impediscono all’agricoltura di porre le basi per un futuro all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità, e il Recovery Fund rappresenta in questo caso un’imperdibile occasione di rinnovamento. Tecnologizzazione delle macchine agricole, investimenti, logistica ecc, sono solo alcuni degli obiettivi che tutto il settore primario è chiamato a perseguire nel breve periodo.

    La dote che spetta all’Italia del Recovery Fund è abbastanza cospicua: 209 miliardi suddivisi tra sussidi e prestiti. E una parte consistente di essa è ovviamente destinata all’agricoltura. Stando alle previsioni di Public Policy – l’Agenzia di Stampa Politica e Parlamentare – il pacchetto di risorse riservato al Ministero delle politiche Agricole si aggirerebbe intorno ai 18 miliardi di euro, e serve a finanziare diversi progetti.

    Sono stati ben definiti, infatti, i capitoli di intervento tra le stanze del Ministero in via XX settembre. Anzitutto, il rafforzamento della filiera agroalimentare, associato alla razionalizzazione della logistica; c’è poi la sfida dell’efficientamento energetico aziendale a zero impatto ambientale e quella del recupero e della valorizzazione delle aree rurali in stato di abbandono.

    Altro capitolo estremamente strategico è la realizzazione di un’infrastruttura irrigua, anche per far fronte ai continui fenomeni dei cambiamenti climatici. Tema essenziale è poi quello della cosidetta agricoltura 4.0, che passa attraverso una meccanica di precisione e punta all’impiego di macchine e trattori agricoli moderni in grado di elevare i livelli di produttività e competenza professionale.

    Risorse che invocano riforme, e che se impiegate in maniera mirata possono garantire all’agroalimentare crescita e sostenibilità per i prossimi cinquant’anni.

  • Finestre: mercato europeo in affanno, ma vola il legno-alluminio

    Il mercato europeo di serramenti e finestre in legno si avvia a registrare un calo consistente nel 2020: è il quadro tracciato da uno studio condotto da Interconnection Consulting – società di studio di mercati – che prevede un meno 9,8% delle vendite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno in tutta l’Europa occidentale.

    Facile intuire la causa di questa frenata, ovvero la crisi sanitaria provocata dal Covid-19, le cui conseguenze incidono pesantemente sulle economie nazionali. Previsto un calo anche nel 2021. Dal punto di vista numerico, il calo di quasi dieci punti percentuali nei mercati esaminati si traduce in vendite che dovrebbero diminuire da 19 miliardi di euro fino al 2023 in termini di valore; mentre in termini di volumi, da 63 milioni del 2019 a 57 milioni di unità finestre.

    Guardando allo macro-area che interessa da vicino il nostro Paese, cioè l’Europa meridionale, la frenata del mercato si attesta invece su livelli più alti: – 15,6% nel 2020, mentre il calo medio annuo delle vendite sarà del 3,7%.

    Tuttavia, in controtendenza rispetto ai dati dello studio condotto da IC ci sono due fattori, e cioè le ristrutturazioni e il legno-alluminio, considerati entrambi dagli esperti elementi fondamentali per la ripartenza. Le prime rappresentano un contrappeso al calo delle nuove costruzioni in tutta l’Europa dell’Ovest, detenendo una quota del 69,1% dell’edilizia residenziale. E gli sgravi fiscali, come ad esempio i nostri Ecobonus e Superbonus, forniscono un contributo vitale a tutto il comparto.

    L’altro fattore determinante riguarda il materiale dei telai delle finestre: se da un lato la quota di vendita del metallo è scesa dal 2010 fino al 26,3% nel 2020, dall’altro gli infissi in legno-alluminio prendono il volo con una quota di mercato che sale dal 7,9% del 2010 all’11,4% del 2020.

  • Lockdown: una famiglia su due ha risparmiato, in media, 480 euro

    I mesi di lockdown sono stati l’occasione per mettere mano alle spese domestiche e fare ordine tra i conti di casa; questo quanto emerge dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* che, interrogando un campione rappresentativo della popolazione nazionale, hanno evidenziato come quasi 1 famiglia su 2 (48,2%), pari a 21 milioni di nuclei, abbia dichiarato di essere riuscita a risparmiare tra marzo e giugno, in media, 480 euro su alcune delle principali voci di spesa familiare (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari).

    Dove gli italiani sono riusciti a risparmiare

    Su quali voci di spesa sono riusciti a risparmiare maggiormente gli italiani da marzo a giugno 2020? Ad essere stati ridotti con maggior frequenza (14,4% del campione intervistato) sono i costi sostenuti per l’RC auto e la bolletta della telefonia mobile; il 10,2%, pari a 4.500.000 famiglie, ha dichiarato di aver ridotto la bolletta elettrica, mentre il 9,2% dei rispondenti quella del gas.

    A determinare questi risparmi sono state diverse cause, sostengono gli esperti di Facile.it; in alcuni casi, come per l’RC auto e moto, ha influito notevolmente la riduzione delle tariffe applicate dalle compagnie, in altri, come per le utenze elettriche, ha inciso la diminuzione del costo delle materie prime, mentre in altri ancora, invece, il risparmio è stato determinato da un atteggiamento più attivo dell’utente che, con maggior tempo a disposizione, ha potuto confrontare le varie offerte presenti sul mercato trovando quella più adatta alle sue necessità.

    Sorprende, invece, vedere che molti, il 9,1% dei rispondenti, hanno dichiarato di aver risparmiato sulla carta di credito.

    Chi ha risparmiato e chi no

    Se, a livello nazionale, il 48,2% degli intervistati ha dichiarato di essere riuscito a risparmiare riducendo le spese di casa, la percentuale varia su base territoriale raggiungendo il valore più alto tra le famiglie residenti nelle regioni del Centro Italia (52,8%).

    Guardano a coloro che hanno ridotto le spese, come detto, il risparmio medio conseguito è stato pari a 480 euro; va detto, però, che il 64% dei rispondenti è riuscito a risparmiare meno di 300 euro, mentre il 18% tra 300 e 500 euro.

    Sono invece 22.700.000 le famiglie che hanno dichiarato di non essere riuscite a risparmiare; a livello territoriale, la percentuale di chi non ha risparmiato è più alta tra i rispondenti residenti nelle regioni del Nord Ovest (55,7%), al Sud e nelle Isole (51,7%).

    Le spese domestiche più pesanti

    Ma quali sono le spese domestiche che pesano maggiormente, almeno psicologicamente, sul budget delle famiglie italiane? Il 61,1% dei rispondenti ha indicato l’RC auto; nonostante molti siano riusciti negli scorsi mesi a ridurre questa spesa, l’assicurazione rimane ancora una delle voci di costo meno amate dagli italiani e, non a caso, una di quelle sulle quali la maggior parte dei rispondenti vorrebbe risparmiare.

    Tra i costi domestici meno amate ci sono anche la bolletta della luce (59,6%) e quella del gas (52%), la telefonia fissa (30,5%) e quella mobile (24,7%). Il mutuo è ritenuto come la spesa più pesante dal 28,9% dei rispondenti; va detto che sulla percentuale, a ben guardare non altissima, incide il fatto che non tutte le famiglie debbano far fronte a questo costo.

     

    Le spese che vorremmo ridurre

    Durante i mesi di lockdown è evidente come le famiglie abbiano acquisito una maggiore consapevolezza delle spese di casa e come, sovente, abbiano in qualche modo “compreso” meglio i relativi costi. Se si confrontano i dati della rilevazione di luglio con quelli della medesima rilevazione condotta a gennaio 2020, in epoca precedente alla pandemia, la classifica delle spese sulle quali gli italiani vorrebbero maggiormente risparmiare è sostanzialmente invariata, ma le percentuali sono tutte in calo. La volontà di risparmio, ad esempio, è passata dal 64% al 61% per le bollette della luce, dal 60% al 57% per l’RC auto e dal 59% al 51% per la bolletta del gas.

    Unico valore in lieve aumento è quello relativo alle tariffe internet casa, voce di spesa sulla quale vogliono risparmiare il 35% dei rispondenti; erano il 34% a gennaio 2020. Costretti da smart working e didattica a distanza ad usare di più questo servizio abbiamo acquisito una maggiore consapevolezza del suo costo e, con ogni probabilità, della possibilità di trovare un’offerta migliore rispetto a quella che avevamo.

     

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 13 e il 15 luglio 2020.

  • Marche: oltre 78.000 auto Euro 0 ancora in circolazione

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto marchigiano che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione marchigiana risultano ancora registrate 78.333 automobili Euro 0, corrispondenti al 7,59% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la regione si posiziona a metà classifica, mentre se si guarda al rapporto percentuale questo è leggermente inferiore alla media italiana dell’8,4%.

    Il quadro peggiora ulteriormente se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora più di 325.600. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che il 31,5% della auto potenzialmente in strada nelle Marche ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. Anche in questo caso la regione si posiziona a metà classifica, con una percentuale leggermente inferiore a quella nazionale (34%).

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Ascoli Piceno che con un valore di 9,12% (pari a 13.108 veicoli) risulta essere la provincia marchigiana con la percentuale più alta di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato. Seguono nella graduatoria le province di Fermo (8,40% di vetture Euro 0, pari a 10.045 auto) e Macerata (8,33%, 18.019 vetture).  Valori sotto la media regionale, invece, per la provincia di Pesaro e Urbino (6,77%, pari a 16.328 vetture) e quella di Ancona (6,69%, 20.833 auto).

    Se si guarda al numero di veicoli Euro 0, invece, la provincia marchigiana con più autovetture private che rientrano in questa categoria è Ancona.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Fermo; qui il 35,35% delle autovetture appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Ascoli Piceno (35,10%), seguita da quella di Macerata (33,66%). Chiudono la classifica marchigiana le province di Pesaro e Urbino (29,68%) e Ancona (28,43%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Mobilità: 2,5 milioni di italiani vogliono il monopattino elettrico

    I monopattini elettrici sono di sicuro uno dei mezzi destinati a rivoluzionare la mobilità cittadina, ma quanti pensano di convertirsi a questo particolare tipo di due ruote e, fra chi già lo usa, quali sono le abitudini più comuni? Per dare risposta a queste e altre domande Facile.it ha commissionato all’istituto di ricerca mUp Research in collaborazione con Norstat* un’indagine ad hoc, ecco cosa è emerso.

    A chi piace e a chi no

    A dichiarare di possedere già un monopattino elettrico sono stati il 2,7% degli intervistati, pari a poco meno di 800.000 italiani. La percentuale sale notevolmente nella fascia 35-44 anni (5,5%) e fra i residenti in Centro Italia e nel Nord Est (4,2%). Sembrano non essere contagiati dal fascino del monopattino, sia esso elettrico o tradizionale, i rispondenti con età pari o superiore ai 45 anni.

    Discorso diverso, e chiaramente pesantemente influenzato dalla disponibilità del mezzo nella propria città di residenza, per chi usa il monopattino elettrico, ma solo a noleggio. Si tratta di poco meno di 400.000 individui, ma la percentuale sale notevolmente se si guarda al solo campione maschile (1,3% vs 0,5% delle donne), a chi ha un’età compresa fra i 25 ed i 34 anni (3% vs una media nazionale dello 0,9%) e a chi risiede nel Centro Italia (2,6%)

    Chi pensa di comprarlo

    Probabilmente per la spinta che il Covid ha dato alla ricerca di mezzi alternativi che consentano di spostarsi senza ricorrere ad affollati tram o metropolitane, molti stanno valutando di acquistare un monopattino elettrico. A dirlo sono stati oltre 2,5 milioni di italiani, ovvero il triplo di quelli che già lo possiedono oggi.

    A considerare seriamente l’acquisto del mezzo sono risultati soprattutto gli uomini (7,3% vs 6,2% delle donne), chi ha un’età compresa fra i 18 ed i 24 anni (14,7% vs una media nazionale del 6,7%) e chi risiede nel Meridione (8%).

    Come lo usa chi già lo ha

    Il fenomeno dei monopattini elettrici è tutto sommato abbastanza recente e, come è ovvio, tanto le nostre città quanto le norme del codice della strada, si stanno adeguando poco per volta; ma chi già lo possiede, come lo usa?

    Secondo le risposte date dagli intervistati, l’utilizzo principale sembra ancora quello legato al tempo libero, ma già 350.000 persone se ne servono per andare al lavoro ed è facile ipotizzare che questa cifra crescerà notevolmente una volta che si ridurrà il numero di chi fa smart working.

    Purtroppo, uno dei problemi storici delle strade urbane italiane è la mancanza di corsie dedicate ai mezzi leggeri e, quindi, alla domanda: Normalmente quando ti muovi in città, se devi percorrere un tragitto sprovvisto di piste ciclabili o corsie dedicate, dove utilizzi il monopattino?  il 52,7% degli intervistati dichiara di usare il monopattino elettrico sul marciapiede o nelle aree pedonali, percentuale che scende appena (50,4%, equivalenti a poco meno di 1,2 milioni di individui) se la domanda indaga invece l’utilizzo abituale del mezzo.

    Una netta differenza, in assenza di ciclabili, la si vede fra le risposte date dagli uomini e dalle donne; rispetto alle seconde i primi usano meno il monopattino elettrico su marciapiedi o aree pedonali (50,6% vs 54,3%), mentre molto più spesso decidono di circolare con il mezzo sulla carreggiata assieme agli altri veicoli (46,9% vs 18,9%).

    Insomma, di sicuro gli italiani stanno guardando con sempre crescente attenzione a questo mezzo e infrastrutture ed elementi imprescindibili alla circolazione su strada non potranno che adeguarsi, e in fretta, a partire dall’assicurazione.

    «Dal punto di vista normativo i monopattini elettrici sono equiparati alle biciclette, pertanto non vi è l’obbligo di sottoscrivere una copertura assicurativa; nonostante questo, però, il consiglio è di valutare l’ipotesi di tutelarsi con una polizza, soprattutto se si utilizza il mezzo quotidianamente» spiegano gli esperti di Facile.it. «Il mercato assicurativo ha già messo a punto i primi prodotti specifici per i conducenti di monopattini elettrici; si tratta di coperture che tutelano l’assicurato sia in caso di danni arrecati a terzi, sia in caso di infortuni subiti durante l’uso del mezzo. In alternativa, si può optare per una tradizionale polizza capofamiglia, ma in questo caso la copertura è limitata alla sola responsabilità civile verso terzi; se si opta per questa soluzione, il consiglio è di verificare che non vi siano esclusioni specifiche per l’uso di monopattini».

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta a luglio 2020.

  • Union PMI lancia Aetika, la chiave per realizzare i progetti delle imprese.

    Una vera e propria chiave per accedere a tutte le soluzioni per imprese in difficoltà. Il suo nome è Aetika e si tratta di un fondo al 98%, studiato per favorire progetti imprenditoriali ed istituito da Union PMI, la confederazione delle piccole e medie imprese.

    Qualcosa di unico, finora inesistente nel mondo della finanza e in quello di supporto alle imprese: per la prima volta un sostegno che guarda all’aspetto etico e deontologico, attraverso il quale sarà possibile finanziare progetti imprenditoriali per le pmi .

    “Vogliamo sconvolgere quanto fatto finora dal mondo della finanza – dice il presidente di Union PMI, Pasquale D’Alena – partendo dalla volontà di costruire qualcosa di unico, che oggi nel mondo di supporto alle imprese non esiste”.

    “Abbiamo voluto far nascere Aetika – continua D’Alena – per dividere l’operatività della confederazione e i suoi servizi. E’ un progetto che nasce da lontano, partendo dalla volontà di mettere in campo strumenti diversi spaziando dalla parte giudiziale e stragiudiziale, a quella strettamente legata ad interventi di supporto finanziario e strutturale”.

    “Legato a Aetika ci sono una serie di servizi che daranno quella linfa vitale per creare un fondo in grado di sostenere le imprese e le proprie necessità, che siano di natura strutturale, di consolidamento, di sviluppo o di creazione di una nuova impresa. Di qui la nostra idea di creare un lab uno spazio dedicato alle nuove imprese”.

    Tutti i dettagli sono sul sito www.unionpmi.it

  • Prezzo Oro Oltre i 2050 Dollari e Ritracciamento Ma Previsioni Ancora Rialziste

    Il prezzo oro in questo agosto post lockdown è arrivato oltre i 2050 dollari oncia per poi ristabilizzarsi al di sotto dei 2000 dollari ma le previsioni sono ancora rialziste, ecco quello che pensano alcuni analisti finanziari del prezioso bene rifugio.
    L’interesse del mercato per l’investimento oro è arrivato ad un livello tale che qualcuno definisce una vera febbre per l’oro, nonostante il susseguirsi dei record anche sopra quota 2000 dollari.
    Tanto che oltre ad essere altissimo l’interesse per gli investimenti finanziari in etf è altissima anche la richiesta di oro fisico con molte persone che provvedono a realizzare riserve auree personali in lingotti e monete.
    L’oro fisico rispetto a quello finanziario ha il vantaggio di poter essere monetizzato direttamente da chi lo possiede anche recandosi presso uno dei vari compro oro Firenze o di qualsiasi altro luogo.
    Tanto che anche le previsioni di alcuni esperti finanziari si sono spinti a fare previsioni molto ottimistiche che vedono il prezzo oro nella possibilità di raggiungere una quotazione anche di 3500 dollari oncia nell’arco di due anni.
    Previsioni che se sono ottimistiche per la quotazione oro non le si possono considerare rosee per l’economia mondiale che attualmente naviga a vista in una recessione di cui non si conoscono ancora le dimensioni.
    Quello che induce tali previsioni non è solo l’attuale quotazione oltre i 2000 dollari oncia ma la velocità e la forza con la quale questa sia stata raggiunta.
    Solo qualche settimana fa il prezzo oro era di 200 dollari inferiore quando improvvisamente in poche sedute si è scatenata una ondata di rialzi storici.
    Nonostante che alcuni analisti vedano la possibilità di alcune fasi di rallentamento dovute ad un consolidamento del prezzo e alle inevitabili vendite da parte di qualche investitore voglioso di incassare la plusvalenza realizzata.
    In ciò che molti analisti concordano sulla previsione del prezzo oro è l’assenza di eventuali altri catalizzatori che possano distogliere l’interesse degli investitori dal prezioso metallo giallo.
    In momento in cui i tassi di interesse dei titoli di stato viaggiano ad un rendimento prossimo allo zero, i beni rifugio come l’oro rappresentano non tanto una protezione verso una inflazione, che appare attualmente lontana, ma soprattutto uno dei pochi modi di investire con cui riuscire a guadagnare.

     

  • Wall Street, la quotazione di Aribnb (entro fine anno?) scalda già gli investitori

    Il mercato azionario americano sta per abbracciare Airbnb, la multinazionale per l’home sharing e la prenotazione online di affitti brevi. Dopo anni di rumors, finalmente gli investitori hanno la certezza che qualcosa accadrà in breve tempo. L’azienda è infatti pronta a sbarcare a Wall Street, e l’Ipo potrebbe andare in porto prima della fine dell’anno.

    In corsa verso Wall Street

    wall streetEntro fine agosto potrebbe esserci la consegna della documentazione preliminare alla Sec (Securities and Exchange Commission), la omologa della Consob in Italia. Per farlo Airbnb si sta avvalendo della consulenza delle banche d’affari Morgan Stanley e Goldman Sachs. La strada ormai è tracciata.
    Peraltro va sottolineato che l’annuncio del debutto a Wall Street giunge in un momento di grande debolezza del settore, a causa del forte calo della domanda di viaggi indotto dalle preoccupazioni per il coronavirus. Ma gli Hedge Funds più grandi al mondo non se lo faranno scappare comunque.

    Oltre le difficoltà da coronavirus

    Dopo la fase acuta della pandemia, le prenotazioni su Airbnb sono tornate a crescere da metà maggio. Tuttavia per riassorbire il colpo servirà ancora tempo. Ricordiamo che Airbnb è leader di mercato globale delle prenotazioni di alloggi alternativi, visto che oltre il 40% delle prenotazioni online di case vacanze nel 2019 è avvenuta su questa piattaforma. I due maggiori concorrenti sono Booking e Vrbo hanno una quota di mercato di circa il 20% e al 15% rispettivamente. La valutazione più recente di Airbnb ammonta a 18 miliardi di dollari, poco più della metà rispetto al periodo pre-Covid e al massimo di 30 miliardi di dollari raggiunto ormai tre anni fa.

    Possibile allargamento del business

    Dietro l’approdo a Wall Strett potrebbe esserci anche la strategia di allargare il suo business ad altri settori. Sebbene gli affitti per le vacanze rimarranno il mercato principale di Airbnb, potrebbe estendersi a trasporti, attività ricreative e hotel di lusso (boutique hotel).

    Ma quando ci sarà lo sbarco in Borsa? Difficile dirlo, ma i broker market maker o ECN hanno già drizzato le antenne. Di sicuro secondo molte analisi, se il debutto a Wall Street dovesse avvenire entro il nel 2020, Airbnb potrebbe giovare di un contesto decisamente favorevole, visto che dall’inizio dell’anno infatti le Ipo hanno raccolto sul mercato Usa più di 60 miliardi di dollari e i titoli hanno guadagnato mediamente il 23% nel primo giorno di scambi, record dal 2000.

  • Auto: in Piemonte ci sono ancora più di 168.100 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto piemontese che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione piemontese risultano ancora registrate 168.166 automobili Euro 0, corrispondenti al 5,71% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la regione si posiziona a metà classifica, mentre se si guarda al rapporto percentuale il Piemonte si posiziona tra le migliori d’Italia, subito dopo Trentino-Alto Adige e Veneto.

    Il quadro peggiora se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora 839.121. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che il 28% della auto potenzialmente in strada in Piemonte ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. Anche in questo caso la regione si posiziona tra le migliori del Paese, con una percentuale nettamente inferiore alla media nazionale (34%).

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Asti che con un valore di 6,93% risulta essere la provincia piemontese con la percentuale più alta di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (10.380 veicoli); alle spalle di Asti si trova la provincia di Biella, dove il 6,85% delle autovetture registrate appartiene alla categoria Euro 0 (8.681). Seguono nella graduatoria le province di Alessandria (6,82%, 19.660 veicoli), Vercelli (6,68%, 7.860) e Cuneo (6,17%, 25.578). Continuando a scorrere la classifica troviamo la provincia di Verbano-Cusio-Ossola, dove il 5,73% delle autovetture fa parte della categoria Euro 0 (6.064 auto private), seguita da Novara (5,71%, 13.953 veicoli). Chiude la graduatoria regionale la provincia di Torino, che con un valore di 5,07% risulta essere l’area piemontese con la percentuale più bassa di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (75.990 autovetture).

    Se invece guardiamo al valore assoluto la provincia con più auto Euro 0 ancora iscritte nei registri della motorizzazione è Torino che conta ancora 75.990 auto private Euro 0.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Asti; qui il 33,05% delle autovetture appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Alessandria (30,28%), seguita da quelle di Biella (30,26%) e Vercelli (30,13%).

    Continuando a scorrere la classifica piemontese troviamo le province di Cuneo (28,48%) e Torino (27,89%); chiudono Novara (26,90%) e, ancora una volta, la provincia di Verbano-Cusio-Ossola (25,35%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Auto: in Molise ci sono ancora più di 22.100 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto molisano che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione molisana risultano ancora registrate 22.122 automobili Euro 0, corrispondenti al 10,24% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, il Molise è la seconda regione più virtuosa di Italia, subito dopo la Valle d’Aosta, mentre se si guarda al rapporto percentuale questo è leggermente peggiore rispetto alla media italiana (8,4%).

    Il quadro è ancora più cupo se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora 95.398. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che quasi la metà delle auto potenzialmente in strada in Molise (44%) ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. In questo caso la regione si posiziona tra le peggiori del Paese, superando di gran lunga la media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Isernia che, con un valore di 10,73%, risulta essere la provincia molisana con il maggior numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (7.008 auto private); alle spalle di Isernia si trova la provincia di Campobasso, dove il 10,02% delle vetture appartiene alla categoria Euro 0 (15.114 veicoli).

    Se invece guardiamo al valore assoluto la provincia con più auto Euro 0 ancora iscritte nei registri della motorizzazione è Campobasso, che conta 15.114 auto private Euro 0.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto ancora una volta la provincia di Isernia; qui quasi la metà delle autovetture (45,05%) appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Campobasso (43,74%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Auto: in FVG ci sono ancora più di 49.900 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto del Friuli-Venezia Giulia che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione del Friuli-Venezia Giulia risultano ancora registrate 49.953 automobili Euro 0, corrispondenti al 6,21% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la regione è una tra le più virtuose d’Italia non solo se si guarda ai valori assoluti ma anche al rapporto percentuale.

    Il quadro peggiora, però, se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora più di 239.400. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che quasi un terzo delle auto potenzialmente in strada in Friuli-Venezia Giulia (30%) ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda ai valori assoluti, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Udine che, da sola, conta 23.121 auto private Euro 0 ancora immatricolate (6,27% del totale). Alle spalle di Udine si trovano le province di Pordenone, dove le vetture appartenenti a questa categoria sono 11.991 (5,57%) e di Trieste, che conta 8.907 autovetture Euro 0; la provincia, con una percentuale di 6,94%, risulta essere l’area del FVG con il maggior numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato. Chiude la graduatoria regionale la provincia di Gorizia, che registra 5.934 autovetture Euro 0 ancora immatricolate (6,45%).

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria si inverte e vede al primo posto la provincia di Gorizia; qui quasi un terzo delle autovetture (30,26%) appartiene ad una categoria inferiore alla Euro 4. Subito dopo si trovano le province di Udine (29,98%) e di Trieste (29,56%) Chiude la classifica regionale la provincia di Pordenone (29,36%)

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Auto: in Puglia ci sono ancora più di 242.000 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto pugliese che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione pugliese risultano ancora registrate 242.587 automobili Euro 0, corrispondenti al 9,79% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la Puglia si posiziona al quinto posto tra le peggiori d’Italia, subito dopo Campania, Sicilia, Lombardia e Lazio, mentre se si guarda al rapporto percentuale la regione supera la media nazionale (8,4%).

    Il quadro peggiora ulteriormente se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora 1.031.603. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che quasi la metà della auto potenzialmente in strada in Puglia (42%) ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. Anche in questo caso la regione si posiziona tra le peggiori del Paese superando di gran lunga la media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Brindisi che, con un valore di 12,09%, risulta essere la provincia pugliese con il maggior numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (31.422 auto private); alle spalle di Brindisi si trova la provincia di Foggia, dove il 10,75% delle vetture appartiene alla categoria Euro 0 (38.272 veicoli). Subito dopo troviamo le province di Taranto (10,68%, 37.611) e Lecce (10,15%, 53.573). Chiudono la graduatoria regionale le province di Bari (8,33%, 63.476) e di Barletta-Andria Trani, che, con una percentuale di 8,30%, risulta essere l’area pugliese con il minor numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (18.233).

    Se invece guardiamo al valore assoluto la provincia con più auto Euro 0 ancora iscritte nei registri della motorizzazione è Bari, che conta 63.476 auto private Euro 0.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Foggia; qui poco meno della metà delle autovetture (45,39%) appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Brindisi (44,42%), seguita da quelle di Barletta-Andria-Trani (43,97%) e Taranto (42,60%).

    Chiudono la classifica pugliese le province di Lecce (40,69%) e Bari (38,42%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Auto: in Lombardia ci sono ancora più di 383.300 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto lombardo che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione lombarda risultano ancora registrate 383.361 automobili Euro 0, corrispondenti al 6,02% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, fanno peggio della Lombardia solo la Campania e la Sicilia, mentre se si guarda al rapporto percentuale la regione si posizione fra le migliori di Italia.

    Il quadro peggiora, invece, se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono 1.639.555. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che il 26% della auto potenzialmente in strada in Lombardia ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. In questo caso la regione si posiziona tra le migliori del Paese, subito dopo il Trentino-Alto Adige, con una percentuale nettamente inferiore alla media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Pavia che con un valore di 6,77% risulta essere la provincia lombarda con la percentuale più alta di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (24.691 veicoli); alle spalle di Pavia si trova la provincia di Milano, dove il 6,60% delle autovetture registrate appartiene alla categoria Euro 0 (125.824). Seguono nella graduatoria le province di Mantova (6,50%, 17.815 veicoli), Lodi (6,41%, 9.320), Sondrio (6,28%, 7.212) e Brescia (6,07%, 50.129). Continuando a scorrere la classifica troviamo la provincia di Como, dove il 5,97% delle autovetture fa parte della categoria Euro 0 (24.492 auto private), seguita da Varese e Bergamo, dove le percentuali di vetture appartenenti a questa categoria sono, rispettivamente, del 5,55% (33.515 veicoli) e del 5,53% (38.889). Chiudono la graduatoria lombarda le province di Lecco (5,45%, 12.022 autovetture), Cremona (5,38%, 12.232) e Monza e Brianza, che con un valore di 4,72% risulta essere l’area lombarda con la percentuale più bassa di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (27.220 autovetture).

    Se invece guardiamo al valore assoluto la provincia con più auto Euro 0 ancora iscritte nei registri della motorizzazione è Milano che con 125.824 veicoli si guadagna anche il terzo posto tra le peggiori del Paese.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Sondrio; qui il 29,12% delle autovetture appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Mantova (28,65%), seguita da quelle di Pavia (27,93%), Milano (26,57%), Brescia (26,09%) e Lodi (25,66%).

    Continuando a scorrere la classifica troviamo le province di Cremona (25,39%), Bergamo (25,13%) e Varese (24,46%); chiudono Como (24,22%), Monza e Brianza (23,22%) e Lecco (23,08%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Quotazione Oro Record ed Effetto Hula Hop Perchè Non si Comporta da Bene Rifugio

    La quotazione oro in agosto sarà ricordata per avere superato per la prima volta il record del 2011 ma anche per essere stata estremamente volatile con un effetto hula hoop che non è certo tipico del prezioso bene rifugio.
    Agosto 2020 post lockdown è stato un mese in cui la quotazione oro non si è fatta mancare nulla prima i ripetuti record storici che lo hanno portato in modo preponderante sopra la soglia di 2000 dollari oncia tanto da avvicinarsi alla soglia di 2100 dollari.
    Poi l’assestamento del prezzo che in soli due giorni è sceso addirittura sotto la soglia di 1900 dollari per poi tornare in modo deciso sopra i 1900 dollari.
    Una volatilità che è piuttosto atipica per la quotazione oro ma che nell’attuale periodo post lockodown deve essere inquadrata nell’eccezionalità del momento storico.
    I fattori che giustificano l’aumento della quotazione oro sono vari e tutti di importante rilevanza: guerra dei dazi, recessione epocale, sfiducia nel futuro, pericolo di inflazione, debolezza del dollaro, sono alcuni di quelli più noti.
    Questo surplus di fattori ben rappresentano l’eccezionale negatività non solo per i mercati finanziari ma anche per la stessa economia reale, questo status quo ha di fatto eletto l’investimento in oro come la prima se non unica scelta ragionevole non solo per i classici investitori ma anche per tutte le persone in cerca di un porto sicuro dove mettere i propri soldi.
    Accanto agli in vestimenti finanziari in oro come etc ed etf si è venuta a creare anche una forte domanda di oro fisico da parte di persone che vogliono creare riserve di valore che possano essere monetizzate velocemente anche vendendo ad uno dei molti compro oro Firenze, Roma, Miano, ecc.
    Queste riserve auree vengono realizzate attraverso l’acquisto di lingotti o monete da investimento d’oro che in molti casi vengono custodite personalmente da chi li acquista.
    L’insieme della domanda di oro finanziario e fisico ha prodotto una tale richiesta del prezioso metallo giallo che ha trasformato di fatto l’oro da bene rifugio a bene di investimento di massa, per quanto sia possibile fare con un bene raro.
    In questo modo anche la quotazione oro risponde oggi a logiche diverse da quelle del classico bene rifugio che si acquista per detenere per lunghi periodi.
    Al contrario attualmente molti degli investitori hanno acquistato oro con la logica della plusvalenza e non della bene rifugio, anche perché il prezioso metallo giallo è divenuto uno dei pochi beni con cui era ragionevole poter pensare di realizzare dei guadagni senza rischiare in modo eccessivo su altri asset troppo esposti alla crisi.
    La conferma di ciò arriva dal comportamento della quotazione oro che difficilmente raggiunge livelli di volatilità come quelli che si registrano in questo eccezionale periodo storico.

  • Auto: in Abruzzo ci sono ancora più di 77.300 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto abruzzese che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione abruzzese risultano ancora registrate 77.366 automobili Euro 0, corrispondenti all’8,61% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la regione si posiziona più o meno a metà classifica, mentre se si guarda al rapporto percentuale questo è leggermente peggiore rispetto alla media italiana (8,4%).

    Il quadro è ancora più cupo se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora 330.321. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che il 37% delle auto potenzialmente in strada in Abruzzo ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. In questo caso la percentuale risulta di poco superiore alla media nazionale (34%).

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Teramo che, con un valore di 8,78%, risulta essere la provincia abruzzese con il maggior numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (18.668 auto private); alle spalle di Teramo si trova la provincia de L’Aquila, dove l’8,63% delle vetture appartiene alla categoria Euro 0 (18.657 veicoli). Subito dopo troviamo la provincia di Chieti (8,56%, 22.582). Chiude la graduatoria regionale la provincia di Pescara, che, con una percentuale di 8,47%, risulta essere l’area abruzzese con il minor numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (17.459).

    Se invece guardiamo al valore assoluto la provincia con più auto Euro 0 ancora iscritte nei registri della motorizzazione è Chieti, che conta 22.582 auto private Euro 0.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di L’Aquila; qui il 39,28% delle autovetture appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Chieti (37,18%), seguita da Teramo (35,92%).

    Chiude la classifica regionale ancora una volta la provincia di Pescara (34,43%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

     

  • Auto: nel Lazio ci sono ancora più di 366.800 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto laziale che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione laziale risultano ancora registrate 366.884 automobili Euro 0, corrispondenti all’8,96% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, il Lazio si posiziona al quarto posto tra le peggiori del Paese, subito dopo Campania, Sicilia e Lombardia, mentre se si guarda al rapporto percentuale la regione supera la media nazionale (8,4%).

    Il quadro peggiora ulteriormente se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora 1.466.756. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che il 36% della auto potenzialmente in strada nel Lazio ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. In questo caso la regione supera leggermente la media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda al rapporto percentuale, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Frosinone che, con un valore di 10,77%, risulta essere la provincia laziale con il maggior numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (39.214 auto private); alle spalle di Frosinone si trova la provincia di Rieti, dove il 10,59% delle vetture appartiene alla categoria Euro 0 (12.295 veicoli). Subito dopo troviamo le province di Latina (9,84%, 39.634) e Roma (8,63%, 256.834). Chiude la graduatoria regionale la provincia di Viterbo, che, con una percentuale di 7,99%, risulta essere l’area laziale con il minor numero di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (18.907).

    Se invece guardiamo al valore assoluto la provincia con più auto Euro 0 ancora iscritte nei registri della motorizzazione è Roma, che con 256.834 auto private Euro 0 è anche la seconda peggiore a livello nazionale.

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Frosinone; qui poco meno della metà delle autovetture (43,02%) appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Rieti (41,61%), seguita da quella di Latina (39,24%).

    Chiudono la graduatoria laziale le province di Viterbo (37,78%) e Roma (34,09%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

     

  • Nuovo DossieRSE: Smart working, quali impatti sul traffico a Milano e sui consumi energetici?

    RSE ha realizzato un nuovo studio per analizzare la differenza di domanda di mobilità nell’area di Milano, concentrando l’attenzione sul ruolo e sull’impatto dello smart working

     

    ROMA, Agosto 2020 – I blocchi decretati dal Governo per arginare la diffusione del SARS-CoV-2 hanno dato una rapida spinta allo smart working, creando diverse soluzioni per continuare le attività lavorative o scolastiche da remoto. Al di là delle difficoltà incontrate nell’implementazione del cosiddetto “lavoro agile”, questa misura ha determinato precisi effetti sulla vita quotidiana, anche in termini di impatto sul traffico urbano, i consumi energetici e le emissioni gassose. Ad analizzarli è oggi un nuovo studio di RSE– Ricerca sul Sistema Energetico. La società di ricerca del gruppo GSE ha cercato di comprendere come sia effettivamente cambiata la domanda di mobilità durante il periodo del lockdown rispetto ad una situazione pre-pandemia. E lo ha fatto concentrando l’attenzione su ruolo e impatto dello smart working.

    “La dimensione dell’esperienza ed i vincoli prescrittivi imposti – spiega RSE – hanno, di fatto, creato le condizioni per un’analisi di ‘stress test’, utile a valutare e misurare l’impatto ‘potenziale’ che tale misura potrebbe determinare sulla riduzione della congestione del traffico urbano, con i correlati effetti di minor consumo di combustibili, e quindi di minor impatto ambientale”.

    Ai fini dello studio, gli esperti hanno analizzato i dati sugli spostamenti nella città di Milano, raccolti in tre differenti periodi: ante Covid, dal 25 febbraio al 6 marzo (1Covid) e dal 9 al 20 marzo (2Covid). La scelta dell’area milanese come campo di indagine non è casuale. La città non è fortemente rappresentativa sul fronte socio-economico, ma è già stata terreno di ricerche precedenti da parte di RSE.

    Si scopre così che rispetto al periodo pre-lockdown, si è registrato un calo (stimato) degli spostamenti pari al 25% nel periodo 1Covid e del 55% in quello successivo. Di questi quasi la metà (45%) è da considerarsi “sistematico”, ossia riconducibile al tragitto casa/lavoro o casa/scuola. RSE ha quindi confrontato questi dati con quelli degli addetti per settore che hanno potuto continuare a lavorare dalle proprie abitazioni grazie al ricorso allo smartworking (dati Istat).

    Il risultato? Il lavoro agile dovrebbe esser la causa di circa il 23% dei mancati spostamenti sistematici nel periodo clou dei blocchi, ossia il 2Covid. “Contestualizzando questo dato in un’analisi sul potenziale massimo dello smartworking, decurtando cioè la quota di chi è rimasto a casa senza poter lavorare, si ottiene un potenziale di riduzione degli spostamenti totali giornalieri, grazie al massivo ricorso al lavoro agile, pari al 14,5%”, chiarisce RSE.

    Queste informazioni sono state la base per elaborare una stima del potenziale impatto su traffico e qualità ambientale determinato dal lavoro da remoto. Il risultato per spostamenti sistematici evitati grazie allo smart working prevede una riduzione potenziale di circa 5.800.000 vetture-km al giorno. Il dato si riferisce ovviamente al solo trasporto privato in auto, ma rappresenta una fetta pari a circa il 60% del totale. Ciò significa poter risparmiare all’atmosfera 500 tonnellate di PM 2,5 e 1.300 tonnellate di CO2 al giorno, grazie ai minori consumi di carburante (-112 ktep/anno). Risultati importanti che offrono un nuovo punto di vista per le politiche ambientali urbane.

    Il ricorso allo smartworking, anche se applicato in forma più leggera rispetto a quanto ipotizzato in questo studio, che rappresenta una stima di ‘massima potenzialità’, potrebbe permettere riduzioni dei consumi e delle emissioni paragonabili a quelli di altre tipologie di interventi (potenziamento del TPL, mobilità elettrica..) – scrive RSE  – e si colloca, quindi, tra le soluzioni che possono essere messe in campo per una maggiore sostenibilità della mobilità all’interno delle città”.

    https://youtu.be/na2vCTgOoto

  • Auto: nel Veneto ci sono ancora più di 177.500 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto veneto che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione veneta risultano ancora registrate 177.505 automobili Euro 0, corrispondenti al 5,58% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la regione si posiziona più o meno a metà classifica, mentre se si guarda al rapporto percentuale il Veneto risulta essere la seconda area più virtuosa del Paese, subito dopo il Trentino-Alto Adige.

    Il quadro peggiora, però, se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora più di 854mila. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che il 27% della auto potenzialmente in strada in Veneto ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. Anche in questo caso la regione si posiziona tra le migliori del Paese, con un valore nettamente inferiore alla media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda ai valori assoluti, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Verona che, da sola, conta 35.933 auto private Euro 0 ancora immatricolate (5,76% del totale); alle spalle di Verona si trova la provincia di Treviso, dove le vetture appartenenti a questa categoria sono 34.489 (5,78%), seguita da quelle di Vicenza, che conta 33.204 autovetture Euro 0 (5,73%), e di Padova (33.164 veicoli, 5,46%). Continuando a scorrere la graduatoria troviamo le province di Venezia e Rovigo, dove le vetture appartenenti a questa categoria sono, rispettivamente, 24.092 (5,02%) e 9.785; Rovigo risulta essere l’area veneta con la più alta percentuale di veicoli Euro 0 sul totale parco auto registrato (6,13%). Chiude la classifica veneta la provincia di Belluno, che conta circa 6.838 autovetture Euro 0 ancora immatricolate (5,06%).

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Rovigo; qui il 29,77% delle autovetture appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Vicenza (28,22%), seguita da quelle di Treviso (27,52%), Verona (26,42%) e Padova (26,11%).

    Chiudono la classifica veneta le province di Belluno (25,64%) e Venezia (25,31%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

     

     

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Auto: in Calabria ci sono ancora più di 179.000 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto calabrese che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione calabrese risultano ancora registrate 179.810 automobili Euro 0, corrispondenti al 13,72% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    Se si guarda al rapporto percentuale la regione si posizione al secondo posto tra le peggiori d’Italia, subito dopo la Campania.

    Il quadro peggiora ulteriormente se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora più di 633mila. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che quasi la metà della auto potenzialmente in strada in Calabria (48,3%) ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. In questo caso la regione si guadagna il primo posto tra le peggiori d’Italia, superando di gran lunga la media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda ai valori assoluti, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Cosenza che, da sola, conta 64.341 auto private Euro 0 ancora immatricolate (13,17% del totale); alle spalle di Cosenza si trova la provincia di Reggio Calabria, dove le vetture appartenenti a questa categoria sono 56.677; la provincia non solo si guadagna il primato calabrese per percentuale di veicoli Euro 0 sul totale delle autovetture registrate, con un valore pari a 15,32%, ma anche il secondo posto tra le province peggiori di Italia. Seguono nella graduatoria le province di Catanzaro, che conta 26.851 autovetture Euro 0 (11,36%), e di Vibo Valentia (17.109 veicoli, 15,25%, terza peggiore a livello nazionale). Chiude la classifica calabrese la provincia di Crotone, che conta 14.832 autovetture Euro 0 ancora immatricolate (14,31%).

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Vibo Valentia; qui più della metà delle autovetture (50,76%) appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Al secondo posto si posiziona Reggio Calabria (49,77%), seguita dalla provincia di Crotone (49,61%).

    Chiudono la classifica calabrese le province di Cosenza (48,56%) e Catanzaro (43,73%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è, a livello medio nazionale, sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Auto: in Sardegna ci sono ancora più di 96.200 Euro 0

    Dal primo agosto sono scattati gli incentivi statali per l’acquisto di autovetture Euro 6, una novità importante che potrebbe aiutare a svecchiare un parco auto sardo che non gode di ottima salute; secondo l’elaborazione di Facile.it, realizzata su dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti* aggiornati al 31 dicembre 2019, nei registri della motorizzazione sarda risultano ancora registrate 96.218 automobili Euro 0, corrispondenti all’8,93% del totale vetture ad uso privato in circolazione.

    A livello nazionale, la Sardegna si posiziona più o meno a metà classifica, mentre se si guarda al rapporto percentuale questo risulta leggermente più alto rispetto alla media nazionale dell’8,4%.

    Il quadro peggiora ulteriormente se si allarga l’analisi sino agli Euro 3; in totale, le auto private Euro 0-1-2-3 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione registrate nella regione sono ancora più di 426mila. Se è vero che tra questi potrebbero esserci mezzi sì iscritti ma, di fatto, non più circolanti, preoccupa comunque sapere che quasi la metà della auto potenzialmente in strada in Sardegna (40%) ha 15 anni o più di anzianità, considerando che le vetture Euro 3 sono uscite di produzione nel 2005 e quelle Euro 0 addirittura nel 1992. In questo caso la regione si posiziona tra le peggiori del Paese, superando la media nazionale del 34,1%.

    Mappa dei “catorci”

    Come sono distribuite a livello provinciale queste autovetture? Se si guarda ai valori assoluti, la maglia nera della regione spetta alla provincia di Sassari che, da sola, conta 28.873 auto private Euro 0 ancora immatricolate (8,91% del totale); alle spalle di Sassari si trova la provincia di Cagliari, dove le vetture appartenenti a questa categoria sono 21.830 (7,71%), seguita da Sud Sardegna, che conta 18.675 autovetture Euro 0 (8,52%). Al quarto posto troviamo la provincia di Nuoro, che conta 18.032 auto private Euro 0; la provincia è risultata essere l’area sarda con la percentuale più alta di questo tipo di veicoli sul totale parco auto registrato (12,22%). Chiude la graduatoria sarda la provincia di Oristano, che conta 8.808 autovetture Euro 0 ancora immatricolate (8,49%).

    Se si contano non solo le autovetture Euro 0, ma anche quelle Euro 1-2-3, la graduatoria vede al primo posto la provincia di Nuoro; qui quasi la metà delle autovetture (48,65%) appartiene ad una categoria inferiore a quella Euro 4. Subito dopo si trova la provincia di Oristano (41,46%), seguita da quella di Sud Sardegna (40,64%).

    Chiudono la graduatoria sarda le province di Sassari (38,41%) e Cagliari (34,64%).

    Gallina vecchia…costa solo di più

    In troppi continuano a circolare con auto vecchie pensando di risparmiare, ma autovetture che hanno 15 o più anni alle spalle, oltre ad essere dannose per l’ambiente e, potenzialmente, meno sicure sulle strade, hanno anche inevitabili conseguenze negative sul portafogli, con costi maggiori non solo su manutenzione e carburante, ma anche sull’RC auto.

    A conferma dell’aumento del costo dell’RC auto, Facile.it ha messo a confronto il premio richiesto per assicurare una city car di cilindrata 1.200 cc, Euro 3 immatricolata nel 2005 con quello necessario per assicurare lo stesso modello d’auto, nella sua versione più recente, Euro 6 e immatricolata nel 2020. Secondo le simulazioni* di Facile.it, la miglior tariffa disponibile online per assicurare l’auto vecchia è sino al 156% più alta rispetto a quella necessaria per tutelare il veicolo nuovo.

    La buona notizia è che, con un numero così ampio di auto estremamente vecchie, saranno molti gli italiani che potranno usufruire dei nuovi incentivi statali previsti chi acquista un’autovettura Euro 6. Per poter usufruire del massimo bonus, che tenendo in considerazione tutte le agevolazioni nazionali può arrivare in alcuni casi fino a 10.000 euro, è necessario rottamare proprio un veicolo Euro 3 o inferiore…. modelli che, a quanto pare, in Italia non scarseggiano.

    * I numeri fanno riferimento alle sole autovetture per trasporto persone ad uso proprio presenti nell’archivio nazionale dei veicoli gestito dalla Direzione Generale per la Motorizzazione e aggiornato al 31-12-2019. La simulazione è stata fatta su Facile.it, in data 27 luglio 2020, sul seguente profilo: CU 1, city car 1.200 c.c, guida esperta, in 3 città campione (Milano, Roma, Napoli).

  • Superbonus infissi: in arrivo Decreto Prezzi e Decreto Asseverazioni

    Giorni di attesa per i decreti attuativi relativi alle misure per l’efficientamento energetico degli edifici, tra cui quella che riguarda la sostituzione dei serramenti come porte e finestre in legno. Con un’audizione parlamentare alla Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria, il ministro del MISE Patuanelli ha illustrato i punti salienti dei DM attuativi Decreto Prezzi (requisiti tecnici) e Decreto Asseverazioni previsti dal Decreto Rilancio.

    Il primo, secondo quanto previsto dal comma 3-ter dell’art. 14 del D.L. 63/2013, convertito con modificazioni della legge 90/2013 (di concerto con Ministero Economia e Finanze, Ministero Ambiente e MIT), definisce i requisiti tecnici che devono soddisfare gli interventi che beneficiano delle agevolazioni di ecobonus, bonus facciate e superbonus 110%, i massimali di costo specifici per singola tipologia di intervento, le procedure e le modalità di esecuzione di controlli a campione volti ad accertare il rispetto dei requisiti per accedere al beneficio svolti da ENEA.

    Per quanto riguarda i massimali di costo, la bozza del decreto stabilisce che per gli interventi contemplati dal superbonus, il tecnico abilitato deve verificare il rispetto dei costi massimi per tipologia di intervento nel rispetto di questi criteri:

    • i costi per tipologia di intervento sono inferiori o uguali ai medi delle opere riportati nei prezzari predisposti da regioni e provincie autonome in cui si trova l’edificio oggetto di intervento o in prezzari commerciali;
    • in mancanza, i prezzi devono essere determinati in maniera analitica

    Una nota molto importante riguarda le porte interne, per le quali è stato chiarito che sono detraibili, oltre alle finestre, a condizione che migliorino l’efficientamento energetico dell’edificio.

    Il Decreto Asseverazioni, che non necessita di alcun concerto, definisce invece le modalità di trasmissione e del relativo modulo delle asseverazioni che vengono poi trasmesse ai vari organi competenti tra cui l’ENEA. Come spiegato dal ministro Patuanelli, l’asseverazione può avere ad oggetto gli interventi conclusi o in stato di avanzamento delle opere per la loro realizzazione, nella misura minima del 30% del valore economico complessivo dei lavori preventivato.