Categoria: Economia e Finanza

  • Bollette: 4,7 MLN di italiani non le hanno pagate

    A causa dell’aumento del prezzo dell’energia 4,7 milioni di italiani hanno saltato il pagamento di una o più bollette luce e gas negli ultimi 9 mesi. Il dato emerge dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat*.

    Un numero destinato ad aumentare se i prezzi continueranno a crescere; come si legge dall’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – ci sono 3,3 milioni di italiani che hanno dichiarato che, in caso di ulteriori rincari, potrebbero trovarsi nell’impossibilità di far fronte alle prossime bollette energetiche.

    La situazione di emergenza si evince anche da un altro dato; quasi 2 rispondenti morosi su 3 (62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bollette.

    Guardando i numeri più da vicino si scopre che se a livello nazionale la percentuale di chi ha dichiarato di non aver pagato una o più bollette negli ultimi 9 mesi è pari al 10,7%, il fenomeno è più diffuso nelle regioni del Centro Italia (11,5%) e al Sud e nelle Isole (11,2%). E in prospettiva dei prossimi aumenti, le aree più a rischio sono quelle del Meridione (9,4% a fronte di una media nazionale pari al 7,7% ).

    Non solo bollette 

    Il problema della morosità riguarda anche le spese condominiali; come emerso dall’indagine, a causa dell’aumento dei prezzi, da gennaio oltre 2,6 milioni di italiani hanno saltato una o più rate del condominio. Anche in questo caso le aree più in sofferenza sono quelle del Centro Italia (7,7% a fronte di una media nazionale pari al 6%) e i grandi centri abitati, con percentuali superiori al 10% tra i residenti nei comuni con oltre 100mila abitanti.

    Un fenomeno in possibile aumento se si considera che alla domanda “Nel caso in cui i prezzi continuassero a salire crede si troverà obbligato a saltare qualche pagamento?” ben 3,8 milioni di italiani (8,8% dei rispondenti) hanno dichiarato che potrebbero non pagare le prossime rate del condominio, con punte del 12% tra i residenti nel Centro Italia.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 16 ed il 19 settembre 2022 attraverso la somministrazione di n.1.001 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Ramo manutenzione di Alitalia rilevato da Atitech, società guidata da Gianni Lettieri

    Atitech porta a termine con successo la trattativa sul ramo manutenzione di Alitalia: l’azienda guidata da Gianni Lettieri acquisisce così l’hub di Fiumicino, passo ulteriore nella creazione di un Polo nazionale per le manutenzioni aeronautiche.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: raggiunta intesa sul ramo manutenzione di Alitalia

    Negli obiettivi di Atitech "dotare l’Italia di un’infrastruttura strategica nel campo delle manutenzioni aeronautiche in grado di offrire soluzioni ‘chiavi in mano’, così come accade già nei principali Paesi europei". A confermalo è Gianni Lettieri, Presidente del Gruppo che ha sede a Napoli, nell’aeroporto internazionale di Capodichino. In virtù dell’acquisizione, il ramo manutenzione di Alitalia passa ad Atitech, che assumerà i 940 lavoratori presenti nel complesso di Fiumicino e negli scali italiani ed esteri. La trattativa è stata avviata in primavera (offerta vincolante di acquisto e contratto preliminare di manutenzione con ITA Airways), per poi concludersi il 5 settembre con l’accordo tra i commissari di Alitalia e le sigle sindacali (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo). Come illustrato da Gianni Lettieri, l’operazione rientra in un progetto più ampio che punta alla realizzazione di un Polo nazionale delle manutenzioni aeronautiche, che porrà le proprie basi nei due centri di Capodichino e di Fiumicino.

    Gianni Lettieri: riportare i principali player a Fiumicino, presenti alti standard di specializzazione

    Come reso noto nell’ambito dell’accordo, l’hub di Fiumicino consentirà ad Atitech di incrementare la propria quota di manutenzione su scali esteri, tra cui Tel Aviv, Francoforte, Monaco, Buenos Aires, San Paolo, Parigi e Casablanca. Nel frattempo, ha dichiarato Gianni Lettieri, gli intenti del Gruppo guardano verso l’obiettivo di riportare a Fiumicino i principali player del traffico aereo "costretti in questi anni a cercare altrove servizi che invece con puntualità e professionalità possiamo già offrire oggi a Roma e Napoli", ha specificato il Presidente. "All’interno di Atitech e dell’ex Alitalia – continua Lettieri – esistono professionalità e competenze capaci di soddisfare le più svariate esigenze dei vettori presenti sul mercato in tempi rapidi ed assicurando standard di qualità molto alti". Competenze ad elevato quoziente specialistico che lo stesso Gianni Lettieri ha descritto come centrali per un Polo di livello internazionale: "Il capitale umano è la vera forza di questa operazione", ha commentato in conclusione.

  • “Il tuo rapporto di lavoro è in salute?”: lo strumento digitale gratuito per tutti i dipendenti

    “Il tuo rapporto di lavoro è in salute?”: ecco lo strumento digitale gratuito per tutti i dipendenti. Secondo una recente indagine realizzata da Adecco Group pubblicata su Forbes, a livello globale circa un terzo dei lavoratori (il 27%) ha l’obiettivo di cambiare lavoro nei prossimi 12 mesi. L’Italia segue pressoché perfettamente questa tendenza. Avanzano i fenomeni del quitfluencer, in cui il dipendente che lascia il proprio lavoro incoraggia gli altri a seguire l’esempio, e del quiet quitting, ovvero il mancato impegno sul posto di lavoro e un distacco mentale ed emotivo durante la giornata.

    L’insoddisfazione riguarderebbe sì il salario, ma soprattutto il proprio benessere. Conseguenze, insomma, o meglio una generale presa di coscienza dovuta alla mondiale crisi pandemica. Il mercato del lavoro è alla ricerca di un equilibrio tra lavoro e vita privata che troppe è visto come un miraggio. Viste anche le recenti storie e polemiche salite alla ribalta delle cronache con tanti giovani che rifiutano occupazioni precarie e sottopagate.

    “Il tuo rapporto di lavoro è in salute?”: lo strumento digitale gratuito per tutti i dipendenti

    È in questo contesto che un nuovo innovativo strumento digitale che ha l’obiettivo di divulgare le buone prassi nei rapporti tra dipendente e datori di lavoro. Il suo nome è “Il tuo rapporto di lavoro è in salute?”. Ed è un advergame completamente gratuito che unisce la narrazione tipica del mondo medico a quello legale.

    Il concept è sviluppato da Lenus Media su impulso di Pippo Zarrella, autore di successo di narrativa, dottore di ricerca all’Università degli Studi di Salerno e avvocato specializzato in diritto dei lavoratori. Lo strumento è disponibile qui https://checkup.studiolegalezarra.it/web/game/2 all’interno della piattaforma dello Studio Legale Zarra, specialista del settore legale legato ai rapporti di lavoro.

    Un quiz in dodici domande che restituisce un dettagliato check up

    “Il tuo rapporto di lavoro è in salute?” è già stato utilizzato da centinaia di utenti: si tratta di un quiz in dodici domande. Che restituisce un dettagliato check up delle “condizioni di salute” della propria occupazione, approfondendo dinamiche relative al benessere psicologico, alla retribuzione, alla tipologia di contratto ed altre tematiche.

    “Alla luce di quanto sta emergendo oggi nel mondo dell’occupazione, – ha dichiarato Emanuele Pisapia, CEO di Lenus Media – parliamo di uno strumento utilissimo per verificare lo stato del proprio rapporto di lavoro. Anche in questo caso il digitale può venire in soccorso non solo dei dipendenti ma anche dei titolari delle aziende che, verificando i punti sui quali intervenire, possono venire incontro per tempo alle esigenze dei propri dipendenti”.

  • Luigi Ferraris a Berlino per presentare il nuovo treno regionale “Blues” del Gruppo FS

    Prodotto da Hitachi Rail, il nuovo treno esordirà alla fine dell’anno. Luigi Ferraris: “Nostra flotta regionale tra le più giovani d’Europa”.

    Luigi Ferraris, AD Gruppo FS

    Luigi Ferraris: Gruppo FS tra i protagonisti di InnoTrans 2022 con il lancio di “Blues”

    Questo treno tecnologicamente molto evoluto, sostenibile e meno energivoro dei predecessori rappresenterà un altro mezzo fondamentale per rendere il viaggio dei nostri passeggeri sempre più confortevole”. Si chiama “Blues” il nuovo protagonista della flotta del Gruppo FS. A presentare il nuovo treno ibrido l’Amministratore Delegato Luigi Ferraris, atterrato a Berlino per prendere parte all’ultima edizione di “InnoTrans”, il salone internazionale del settore ferroviario. Prodotto da Hitachi Rail, il “Blues” si distingue per la tripla alimentazione (elettrica, batteria e diesel), che consente una riduzione del 50% sul consumo di carburante e di conseguenza le emissioni di Co2. Altro punto forte la riciclabilità dei materiali, che arriva al 95%. Già testato in Sicilia, farà il suo debutto nel trasporto regionale italiano entro fine anno. Sicilia e Sardegna le regioni dell’esordio, mentre nel 2023 è previsto l’arrivo in Toscana, Lazio, Calabria e Friuli-Venezia Giulia. Al momento sono 110 i “Blues” in arrivo e insieme alle consegne dei nuovi treni Rock e Pop, commenta Luigi Ferraris, contribuiranno a “rendere la nostra flotta regionale tra le più giovani d’Europa con un’età media di sette anni”.

    Luigi Ferraris: i nuovi mezzi del Gruppo FS predisposti per la connettività Wi-Fi

    Oltre a migliorare le condizioni di viaggio dei passeggeri e contribuire all’efficientamento energetico, i “Blues” avranno il compito di connettere l’Alta Velocità con le destinazioni servite dai treni regionali, aggiunge Luigi Ferraris. I nuovi mezzi targati Gruppo FS sono inoltre predisposti per la connettività Wi-Fi: “Ci stiamo preparando a sfruttare a pieno la fibra ottica che abbiamo in programma di potenziare ed installare lungo tutti i 17mila chilometri delle nostre linee ferroviarie”. L’arrivo dei “Blues” si inserisce nella strategia delineata nell’ultimo Piano industriale, che punta alla realizzazione di una mobilità sempre più integrata, efficiente e sostenibile attraverso il nuovo Polo Passeggeri. Tra le priorità del Gruppo guidato da Luigi Ferraris il potenziamento del trasporto regionale: quest’ultimo assorbirà infatti 8 dei 15 miliardi di investimenti previsti per l’aggiornamento dell’intera flotta.

  • Cristina Scocchia a “Fortune Italia” parla del proprio percorso professionale

    Nell’intervista rilasciata a “Fortune Italia”, Cristina Scocchia ha ripercorso le esperienze maturate in carriera e analizzato anche alcuni aspetti che caratterizzano, in negativo, il mondo del lavoro in Italia.

     Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia intervistata da “Fortune Italia”: gli esordi in Procter&Gamble e la crescita professionale

    “Arriva in azienda un gruppo di fornitori, salutano con molti ossequi i miei dirigenti, io sono invisibile. Poi si girano verso di me e mi porgono il cappotto. ‘Può appenderlo per favore?’, mi chiedono. ‘Volentieri’ rispondo. E mi presento: ‘Piacere, sono l’Amministratore Delegato’”: a raccontare l’episodio è Cristina Scocchia, ospite di “Fortune Italia” per un’intervista di ampia riflessione sulla propria carriera e in generale su alcuni tratti del mondo lavorativo italiano. Un ambiente che, a guardare l’esempio riportato dall’AD di Illycaffè, appare ancora troppo penalizzante nei confronti delle donne e dei giovani. Il contributo è fornito proprio da chi, negli anni, ha avuto modo di confrontarsi con realtà di diversa composizione e operative in vari mercati del mondo, quali Procter&Gamble, L’Oréal Italia, KIKO Milano e, in ultimo, Illycaffè: da qui deriva per la manager un esteso bagaglio di competenze orientato alla creazione di team variegati. Come raccontato nell’intervista, è già negli anni universitari che Cristina Scocchia riesce a incamminarsi in questo percorso. “È stata dura, per 3 anni ho lavorato dalla mattina alla sera, il tempo per studiare era dalle 23 alle 3 del mattino. È stato faticoso, ma ne è valsa la pena. Ho capito che era un treno da prendere subito, uno di quelli che passa una volta nella vita”: il riferimento è alla multinazionale Procter&Gamble, conosciuta in un career day all’Università Bocconi di Milano. L’azienda, dopo uno stage di 3 mesi, le propone l’assunzione: è l’inizio di una carriera di successo che la porterà verso posizioni di grande responsabilità manageriale.

    Cristina Scocchia sul mondo del lavoro in Italia: mancano pari opportunità, quote rosa “medicina amara, ma necessaria”

    Ripercorrendo la propria carriera, Cristina Scocchia racconta come l’esperienza in Procter&Gamble l’abbia condotta al vertice delle Cosmetics International Operations, con responsabilità del brand Max Factor in oltre 75 Paesi. Lo step successivo la vede operare in l’Oréal, realtà internazionale che la nomina AD della divisione italiana: “La sfida era costruire un team e fare un turn-around di vendite e di fatturato”, sottolinea, evidenziando come in quattro anni l’azienda sia “entrata nel retail, abbia investito in trasformazione digitale e lanciato nuovi prodotti e categorie di merce”. Arrivata in l’Oréal a 39 anni, “l’annuncio ufficiale l’ho fatto al mio quarantesimo compleanno. Sapevo che in Italia sarei stata più credibile a 40, che a 39”: una battuta, specifica, che rivela però come l’Italia non sia un Paese che offre pari opportunità a tutti, tende a penalizzare molto le donne e i giovani. Lo dico sempre con una punta di amarezza, ma dubito che in Italia avrei avuto le stesse opportunità che ho avuto quando avevo 20 anni. Le aziende italiane che investono sui giovani sono l’eccezione più che la regola”. Con capacità e impegno Cristina Scocchia riesce a proseguire nel suo percorso professionale ed entra nel 2017 in KIKO Milano, anche qui nelle vesti di AD: esperienza positiva che porta l’azienda a crescere anche negli anni complicati della pandemia. A inizio 2022 la manager fa ingresso in Illycaffè nel ruolo di AD: tra gli obiettivi, oltre alla crescita a livello nazionale e internazionale, anche una storica quotazione in Borsa per l’azienda.

     

  • Cristina Scocchia parla del suo rapporto con i social in un’intervista rilasciata a “La Stampa”

    Cristina Scocchia è oggi alla guida di Illycaffé. Manager in grande ascesa, è anche membro del CdA di Fincantieri e di EssilorLuxottica.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia: passione e impegno le chiavi per raggiungere risultati importanti

    L’ascesa in Procter&Gamble avviata già durante gli anni all’Università Bocconi, la leadership delle Cosmetics International Operations, il risanamento di L’Oréal Italia e in seguito di KIKO Milano, e infine l’approdo ai vertici di Illycaffè. È solo un breve sunto della carriera di Cristina Scocchia. Originaria di Sanremo, classe 1973, la top manager si è fatta strada nel panorama nazionale e internazionale grazie soprattutto alla capacità di dare un nuovo corso alle aziende che ha guidato. I successi ottenuti vanno di pari passo con la sua reputazione online: al momento suo è il primo posto nella classifica del settore Food&Retail, così come il 22° (seconda tra le donne) nella classifica generale. “Non seguo le classifiche – ha commentato Cristina Scocchia rispondendo alle domande del quotidiano “La Stampa” – ma sono contenta di avere la fortuna di poter lavorare molto con tantissima passione e impegno, raggiungendo importanti risultati”. La nomina ad Amministratore Delegato di Illycaffè è l’esempio di come la carriera non sia uno sprint, ma una vera e propria “maratona” durante la quale “si possono ottenere dei riconoscimenti, ma ci sono anche cadute e ti puoi sbucciare le ginocchia per poi rialzarti, tirare il fiato e tornare a correre”.

    Cristina Scocchia e il suo rapporto con i social

    Una strada che tuttavia non bisogna percorrere da soli: “Bisogna sapere gioire dei successi ma anche guardare indietro per aiutare chi sta affrontando la propria maratona”. Una lezione che per Cristina Scocchia vale per tutti gli ambiti della vita, compresa quella social. Oggi la manager ha un profilo Linkedin e di recente è sbarcata anche su Instagram: “Molte persone, soprattutto donne che intraprendono una carriera, mi vedono come un esempio e mi contattano: cerco di rispondere a tutti. Se nel mio piccolo posso dare ispirazione, la giusta grinta, se posso dare una mano ne sono felice”. Intanto l’AD di Illycaffè lavora tra Milano, Trieste e New York per raddoppiare il mercato estero, in particolare quello statunitense, che per il Gruppo è il più importante dopo quello italiano. E non solo: sotto la sua guida il leader della produzione di caffè sta preparando anche il suo ingresso in Borsa. Nonostante gli impegni, Cristina Scocchia si occupa da sola della gestione dei suoi profili social: “Anche se il tempo a mia disposizione è quello che è, con un mercato da seguire in oltre 100 Paesi e una famiglia, è un modo bello per comunicare. La leadership non è portare medaglie, ma prendersi cura delle persone: questa è la mia etica del lavoro. Il raggiungimento di risultati – conclude – va condiviso”.

  • Digital wealth management, Banca Generali: l’AD Gian Maria Mossa presenta “EduFin 3.0”

    Digital wealth management: con Edufin3.0 Banca Generali vuole essere la cerniera che unisce i due mondi, quello degli investimenti tradizionali e quello del mondo digital, il commento dell’AD Gian Maria Mossa.

    Banca Generali: “EduFin 3.0”, un’iniziativa social per educare su risparmio e digital wealth management

    Nonostante la forte propensione al risparmio, oggi solo il 44,6% degli italiani possiede competenze sufficienti a comprendere le dinamiche finanziarie di base. Un dato che colloca il Paese al penultimo posto della classifica OCSE per educazione finanziaria. Il progetto “EduFin 3.0”, lanciato da Banca Generali, nasce per invertire il trend e diffondere una cultura positiva verso il mondo degli investimenti tradizionali, quello digital e dei servizi di digital wealth management. Presentato lo scorso 28 settembre a Milano presso la torre Generali, il progetto avrà come protagonista Marco Montemagno: un palinsesto di 52 episodi durante i quali l’imprenditore approfondirà tematiche legate al risparmio e alla sua evoluzione in compagnia di esperti internazionali. Dall’inflazione alla blockchain, dagli NFT alle criptovalute fino ai servizi più innovativi di digital wealth management: questi alcuni degli argomenti principali che saranno affrontati in questo nuovo format di Banca Generali che sarà diffuso su tutte le principali piattaforme social, tra cui Facebook, TikTok, Instagram, Youtube e Linkedin, nonché in versione podcast su Spotify. 

    Digital wealth management: il valore del nuovo progetto di Banca Generali nelle parole dell’AD Gian Maria Mossa

    L’iniziativa promossa da Banca Generali durerà 1 anno, con la prima puntata attesa nei prossimi giorni. Prevista anche la partecipazione di sportivi, attori, personaggi dello spettacolo ed educatori, la cui presenza, mista ad un linguaggio semplice e diretto, servirà a offrire spunti di riflessione chiari e comprensibili sia per le nuove generazioni che per un pubblico più maturo, anche in relazione alle soluzioni di digital wealth management e ai servizi innovativi forniti dall’Istituto. “Banca Generali con Edufin3.0 vuole essere la cerniera che unisce i due mondi, quello degli investimenti tradizionali e quello del mondo digital – ha dichiarato l’Amministratore Delegato Gian Maria Mossa in occasione dell’evento di presentazione – Dobbiamo aiutare tutti a capire dove finisce un mondo e dove inizia un altro. Da qui l’idea di realizzare con Marco Montemagno un progetto di educazione finanziaria per parlare con i ragazzi che conoscono i bitcoin, ma non conoscono i bond e non hanno le idee chiare sulle logiche che devono accompagnare gli investimenti”. Oltre allo youtuber, il progetto coinvolgerà anche Pictet AM, Vontobel AM, Conio, Algorand e Meta: “Siamo felici della disponibilità dei nostri partner nell’affrontare assieme questo percorso che ha l’ambizione di avvicinare ulteriormente l’ampio pubblico dei canali social di Monty verso questo straordinario mondo in rapida evoluzione del fintech”.

  • Riscaldamento: 4 MLN italiani contrari alle nuove regole

    Il Ministro della Transizione Ecologica ha firmato il Decreto con le nuove regole per il riscaldamento domestico, ma gli italiani sono pronti a rispettarle? 4 milioni dichiarano esplicitamente che no, non lo faranno. Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat.

    «Rispettare le nuove regole non solo porta benefici perché consente di ridurre l’uso del gas, ma ha degli importanti effetti positivi anche sulla bolletta di ciascun consumatore», spiegano gli esperti di Facile.it «Secondo le stime di ENEA, grazie alle nuove norme ciascuna famiglia potrà ridurre l’uso di gas, in media, di oltre 130 smc;  con le attuali tariffe** significherebbe, in base alle simulazioni di Facile.it, un risparmio in bolletta di oltre 260 euro».

    Scorrendo i dati dell’indagine* è emerso che, dal punto di vista anagrafico, sono gli over 55 i rispondenti più inclini a rispettare le nuove regole (64% tra i 55-64enni e addirittura il 74,5% tra gli over 65). I meno favorevoli, invece, sono i rispondenti con età compresa tra i 45 e i 54 anni; tra loro l’11,3% ha detto che non si adeguerà alle nuove indicazioni. Dato allarmante quello degli oltre 3,8 milioni di individui che dichiarano addirittura di non essere a conoscenza delle nuove regole.

    Se a livello nazionale la percentuale di chi ha detto che non rispetterà le nuove regole è pari al 9,4%, dividendo il campione tra uomini e donne emerge che queste ultime sono più virtuose; tra loro “solo” il 6,5% ha ammesso che non si atterrà alle norme del ministero (contro il 12,4% rilevato nel campione maschile). A livello territoriale, invece, i meno disposti verso le nuove regole sono risultati essere i residenti al Nord Ovest (12%).

    Analizzando i rispondenti che hanno dichiarato di non essere a conoscenza delle nuove regole emerge che, dal punto di vista anagrafico, i meno informati sono i rispondenti con età 25-34 anni (12,1%); a livello territoriale, invece, sono i residenti nelle regioni del Centro Italia (13,1%).

    L’indagine è stata anche l’occasione per fotografare alcune delle azioni che, volontariamente, gli italiani hanno messo in campo negli ultimi mesi per alleggerire le bollette. Per risparmiare sui consumi energetici, ad esempio, è emerso che quasi 1 rispondente su 5 (19,4%) è tornato a lavare a mano piatti e posate sporchi così da ridurre l’uso della lavastoviglie, mentre il 7,6%, pari a circa 2,5 milioni di individui, ha iniziato a lavare a mano anche gli indumenti. E sempre con l’obiettivo di ridurre il numero di lavatrici settimanali, il 18% del campione intervistato ha addirittura dichiarato di aver iniziato ad usare più a lungo i vestiti prima di lavarli.

    Tra le aree a cui gli italiani, secondo quanto emerso dall’indagine, fanno più attenzione c’è quella dell’illuminazione tanto è vero che il 66,2% dei rispondenti ha dichiarato di aver iniziato ad accendere la luce in casa più tardi rispetto al passato e, comunque, solo quando necessaria. In molti, circa 4 milioni di italiani (12,5%), per tagliare la bolletta elettrica hanno invece scelto di cambiare un vecchio elettrodomestico con uno più moderno ed efficiente.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 16 ed il 19 settembre 2022 attraverso la somministrazione di n.1.001 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

    ** Il prezzo di riferimento della materia prima gas utilizzato per le stime è pari a 1,962469 €/Scm (prezzo medio del PSV in €/Smc per settembre 2022).

     

  • Economia cinese da record negativo: dopo 32 anni cresce meno dei suoi vicini

    Una delle conseguenze del lungo periodo di pandemia è che la crescita dell’economia cinese è stata azzoppata, a causa dei feroci lockdown e della conseguente crisi del importante mercato immobiliare. Così il paese del Dragone, per la prima volta dal 1990, non sarà la locomotiva dell’area Asia-Pacifico.

    I passi indietro dell’economia cinese

    economia cienseDa molti decenni la Cina ci aveva abituato a tassi di crescita esorbitanti, se messi a confronto con quelli dei Paesi europei. Ma a causa delle politiche zero-covid e della brusca marcia indietro del settore immobiliare, nel 2022 il PIL di Pechino si fermerà al 2,8% secondo le previsioni della Banca Mondiale.

    Rispetto ai nostri livelli si tratta di una crescita comunque notevole, ma se la confrontiamo con il 5,5% fissato come obiettivo dalle autorità locali (che comunque è il più basso da tre decenni) e con il +8,1% che la stessa banca mondiale aveva ipotizzato ad aprile, si tratta di una brusca frenata.
    Il prossimo anno la corsa dovrebbe ripartire, arrivando fino al 4,5%.

    Media inferiore all’area Asia-Pacifico

    Se le condizioni dell’economia cinese si sono offuscate, nel resto della Regione (rispetto alla quale l’economia cinese ha un peso dell’86%), invece c’è stato un miglioramento. L’intera zona dovrebbe crescere del 5,3%, ossia poco più del doppio rispetto al 2021.

    La spinta arriva dalla forte ripresa dei consumi interni, dopo il biennio complicato della pandemia. Ma soprattutto arriverà dall’aumento delle materie prime, che sono una importantissima chiave dell’economia locale. Anche se trading con volumi è sceso nel corso dei mesi, i prezzi del carbone sono ad esempio cresciuti del 60% nell’ultimo anno, così come sono aumentate le quotazioni di Uranio e Litio.

    La zavorra della Cina

    Di contro l’economia cinese ha patito la rigida politica di contrasto voluta dalle autorità per combattere il covid. Stretti lockdown e test di massa hanno notevolmente limitato le libertà e la mobilità delle persone. Inoltre il mercato immobiliare che rappresenta circa il 30% dell’economia cinese, sta vivendo un crollo storico. Basta pensare al caso Evergrande.

    Gli analisti market maker fanno anche notare che le sofferenze dell’economia cinese si riflettono anche sull’andamento della valuta nazionale visto che, lo yuan è precipitato rispetto al Dollaro statunitense, tanto da costringere la banca popolare cinese a intervenire per arginare questo scivolone.

  • Auto elettriche: +161% per una ricarica

    Per caricare l’auto elettrica oggi si spende il 161% in più rispetto ad un anno fa. Il dato arriva dall’analisi realizzata da Facile.it, che ha esaminato i consumi di alcuni modelli elettrici e li ha messi a confronto con veicoli simili alimentati a benzina o diesel.

    «Il rincaro dei costi energetici rischia di danneggiare anche la mobilità elettrica. Dodici mesi fa, per tutte le simulazioni realizzate, l’auto elettrica era nettamente la più economica dal punto di vista dei costi di carburante con una spesa che, a seconda del modello, era inferiore tra il 50% e il 70% rispetto alle versioni a benzina e diesel», spiegano gli esperti di Facile.it. «A causa degli aumenti del prezzo dell’energia, invece, oggi non solo non è più così, ma addirittura, in alcuni casi, per rifornire un’auto elettrica si spende di più rispetto ad una vettura tradizionale. E se anziché ricaricare dalla presa di casa ci si volesse attaccare ad una colonnina su strada, i prezzi sarebbero ancora più elevati».

    Per fare l’analisi* il comparatore ha preso in esame 3 modelli di auto nelle versioni full electric, diesel e benzina, tenendo in considerazione i consumi dichiarati dalle case automobilistiche (sulla base del ciclo misto WLTP) e i prezzi di energia e carburante. Per l’energia elettrica è stato considerato il costo di una ricarica casalinga, usando come valore di riferimento i prezzi in vigore nel mercato tutelato ad ottobre 2021 ed ottobre 2022, mentre per benzina e diesel sono stati utilizzati i valori medi del prezzo alla colonnina rilevati a settembre 2021 e nell’ultima settimana di settembre 2022.

    L’utilitaria segmento B

    La prima analisi ha riguardato un’auto utilitaria, segmento B, con cilindrata 100-136 CV. Nella versione diesel l’auto ha un’autonomia di 24,4 Km/l, a benzina di 19,6 Km/l mentre l’elettrica percorre 6,3 Km/kWh. Considerando un tragitto di 1.000 km il motore a diesel risulta essere, dal punto di vista del pieno, quello più economico: sono sufficienti 71 euro, mentre per la benzina occorrono 83 euro.

    All’ultimo posto si posiziona la versione elettrica, che per percorrere i chilometri indicati, necessita di 85 euro di elettricità.

    La berlina segmento C

    La seconda simulazione ha preso in esame un’auto berlina, segmento C, cilindrata 130-150 CV, nelle versioni diesel (22,5 Km/l), benzina (18,7 Km/l) ed elettrica (6,6 Km/kWh). Anche in questo caso il veicolo che costa di meno in carburante è quello diesel; per fare 1.000 km l’automobilista spende 77 euro, mentre con l’auto elettrica occorrono 80 euro. Il meno efficiente in questo caso è il modello a benzina che richiede 88 euro.

    La berlina segmento D

    La terza simulazione è l’unica dove il modello elettrico risulta essere ancora oggi il più conveniente in termini di rifornimento. Per la simulazione è stata presa in considerazione un’auto berlina, segmento D, cilindrata 249-286 CV, nelle versioni benzina Mild-Hybrid (13,2 Km/l), diesel Mild-Hybrid (16,1 Km/l) ed elettrica (5,4 Km/kWh). Considerando una percorrenza di 1.000 km in questo caso l’auto elettrica, come detto, risulta essere la più economica: occorrono solo 99 euro di energia elettrica, mentre per quella diesel servono 108 euro di carburante e per quella a benzina addirittura 124 euro.

     

    * Per il prezzo dell’energia al kWh sono state utilizzate solo le componenti variabili di una bolletta elettrica (quindi il prezzo energia, il prezzo di dispacciamento e la PPE) in vigore nel mercato tutelato ad ottobre 2021 (0,205 €/kWh) e ottobre 2022 (0,535 €/kWh); per i prezzi di benzina e diesel, invece, sono stati utilizzati i prezzi medi alla colonnina di settembre 2021 (benzina 1,731 €/l, diesel 1,590 €/l) e dell’ultima settimana di settembre 2022 (benzina 1,633 €/l, diesel 1,738 €/l).

     

  • Pierroberto Folgiero: nuovi uffici per Fincantieri a Doha, l’AD all’inaugurazione

    Celebrato con una cerimonia presso la base di Umm Al Houl l’arrivo in Qatar della corvetta “Al Zubarah” e del pattugliatore (OPV – Offshore Patrol Vessel) “Musherib”: la soddisfazione dell’AD e DG di Fincantieri Pierroberto Folgiero.

    Pierroberto Folgiero

    Pierroberto Folgiero: l’AD di Fincantieri saluta l’arrivo in Qatar di “Al Zubarah” e “Musherib”

    In un post su Linkedin dedicato all’evento, l’AD e DG di Fincantieri Pierroberto Folgiero sottolinea di aver preso parte “con grande soddisfazione” lo scorso 12 settembre alla cerimonia organizzata a Doha in occasione dell’arrivo della corvetta “Al Zubarah” e del pattugliatore (OPV – Offshore Patrol Vessel) “Musherib” che sono stati costruiti presso il cantiere militare integrato di Riva Trigoso e Muggiano. Il progetto si inserisce nel programma di acquisizione navale del Ministero della Difesa del Qatar: non a caso alla cerimonia erano presenti anche l’Emiro Tamim bin Hamad Al-Thani, oltre a una delegazione del Paese committente guidata da Khalid bin Mohammed Al Attiyah, Deputy Prime Minister e Minister of State for Defense Affairs e dallo Staff Major General Abdulla Bin Hassan Al Sulaiti, Commander of the Qatar Emiri Naval Forces. In rappresentanza di Fincantieri insieme all’AD e DG Pierroberto Folgiero anche il Presidente Claudio Graziano. Le unità entreranno in servizio in occasione dell’imminente FIFA World Cup Qatar 2022.

    Pierroberto Folgiero: Fincantieri inaugura uffici a Doha

    “Queste navi rappresentano il meglio della tecnologia nel settore navale”, scrive Pierroberto Folgiero ricordando come siano state costruite “con grande impegno durante la pandemia rispettando tempo e costi”. L’AD ricorda in merito “le competenze e la professionalità delle nostre persone”, fondamentali per la buona riuscita del progetto: “Non è solo un grande riconoscimento alla leadership tecnica e manageriale di Fincantieri ma soprattutto un ‘case study’ di quanto bene il sistema italiano possa funzionare attraverso la cooperazione tra Marina Militare Italiana, Leonardo, MBDA ed Elettronica Group”. La visita in Qatar ha rappresentato inoltre l’occasione per inaugurare gli uffici di Fincantieri Services Doha che seguirà le attività del Gruppo nel Paese: un’opportunità, come evidenzia Pierroberto Folgiero su Linkedin, “per ringraziare e incontrare personalmente i nostri professionisti che hanno raggiunto questo grande risultato e che contribuiranno con grande imprenditorialità a creare relazioni industriali a lungo termine” con le eccellenze del territorio.

  • Francesco Milleri: focus sul programma di acquisto di azioni proprie lanciato da EssilorLuxottica

    Francesco Milleri, Presidente e AD di EssilorLuxottica: “La nostra performance, in un contesto macroeconomico difficile, riflette la forza del modello di azienda a rete aperta, la volontà di esplorare nuovi orizzonti in ambito di innovazione, nonché le capacità e l’energia delle nostre persone”.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica annuncia il lancio di un programma di acquisto di azioni proprie

    Francesco Milleri, Presidente e AD lo aveva sottolineato anche lo scorso 14 settembre in occasione del Capital Market Day di EssilorLuxottica: “La nostra performance, in un contesto macroeconomico difficile, riflette la forza del modello di azienda a rete aperta, la volontà di esplorare nuovi orizzonti in ambito di innovazione, nonché le capacità e l’energia delle nostre persone. Questo va a beneficio di tutti gli stakeholder, a cominciare dai nostri clienti”. Parole supportate da fatti concreti: nei giorni scorsi EssilorLuxottica ha avviato il buyback di 1 milione e mezzo di azioni proprie da effettuare a seconda delle condizioni di mercato nel periodo che va dal 23 settembre 2022 al 31 marzo 2023: il programma di riacquisto, come si legge nella nota diffusa dal Gruppo guidato da Francesco Milleri, riflette “la fiducia della società nella sua capacità di creare valore e nelle sue prospettive di lungo periodo”.

    Francesco Milleri: EssilorLuxottica, un milione e mezzo di titoli da assegnare ai dipendenti

    EssilorLuxottica è oggi “nella migliore posizione per cambiare la propria strategia, diventando una società sempre più integrata”: lo ha sottolineato il Presidente e AD Francesco Milleri parlando alla platea di analisti e investitori intervenuti durante il Capital Market Day. D’altronde lo confermano anche i risultati del primo semestre 2022 che, come hanno spiegato il Presidente e AD Francesco Milleri e Paul du Saillant, Vice Amministratore Delegato, sono stati registrati in un contesto macroeconomico difficile: “Chiudiamo la prima metà del 2022 in modo particolarmente positivo, con una solida crescita in tutte le aree geografiche e un sostanziale aumento del margine operativo”. EssilorLuxottica ha confermato gli obiettivi finanziari per il medio termine, con un traguardo di ricavi annui tra i 27 miliardi e i 28 miliardi di euro nel 2026 e un utile operativo adjusted compreso tra il 19% e il 20% dei ricavi. E ora l’annuncio del programma di acquisto delle azioni proprie, lanciato nell’ambito di quanto approvato dall’Assemblea Generale degli azionisti dello scorso 25 maggio.
    Le azioni acquisite sono destinate a essere assegnate o trasferite ai dipendenti e ai dirigenti di EssilorLuxottica e di società controllate, in particolare nel contesto di piani di compartecipazione agli utili, bonus e premi di performance basati su azioni, piani di stock option e di azionariato diffuso dei dipendenti.

  • Paolo Gallo: “Con finanziamento BEI potenziamo il nostro impegno nell’efficienza energetica”

    Oggi in Italia oltre l’85% degli edifici residenziali ha una classe energetica D o inferiore, risulta quindi urgente e necessaria l’attuazione di nuovi investimenti. Guidata dall’AD Paolo Gallo, Italgas ha ricevuto dalla BEI un prestito di 150 milioni: l’obiettivo è migliorare l’efficientamento energetico di circa 4.500 abitazioni sul territorio nazionale.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo, il finanziamento BEI per promuovere l’efficienza energetica

    Il recente finanziamento “Climate action framework loan”, concesso dalla Banca europea per gli investimenti – BEI, consentirà a Italgas di realizzare importanti interventi sul territorio nazionale tramite Seaside, la Energy service company del Gruppo attiva nel settore dell’efficientamento energetico di condomini, aziende e PA. “Attraverso la nostra ESCo Seaside e le nostre tecnologie sviluppate in house – ha sottolineato Paolo Gallooffriremo al mercato e alle comunità soluzioni sempre all’avanguardia contribuendo attivamente al raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Italia e dell’Unione Europea”. Attualmente, la stragrande maggioranza degli edifici residenziali presenti in Italia non rispetta i canoni di efficienza energica fondamentali per limitare l’inquinamento ambientale. In tale ottica, la realtà guidata da Paolo Gallo avrà l’opportunità, attraverso un finanziamento quadro di 150 milioni, di contribuire ulteriormente alla transizione energetica del nostro Paese, portando a termine la riqualificazione di circa 4.500 abitazioni.

    Paolo Gallo: “Il nostro impegno nell’efficienza energetica”

    “La migliore energia è quella che non si spreca – ha aggiunto Paolo Galloe il finanziamento BEI ci consentirà di rafforzare ulteriormente il nostro impegno nell’efficienza energetica e nella transizione ecologica, in linea con gli obiettivi del Piano Strategico Italgas 2022-2028″. L’obiettivo della riqualificazione degli edifici residenziali è quello di limitare quanto più possibile l’inquinamento atmosferico generando al contempo benefici per la salute. Il progetto è in linea con le direttive del Green Deal europeo e della Renovation Wave, quest’ultima mira a raddoppiare il tasso di rinnovamento energetico degli edifici europei entro il 2030. “Progetti come quello firmato oggi con Italgas sono fondamentali non solo per ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia da Paesi terzi ma anche per diminuire il consumo energetico, quindi il costo delle bollette dei cittadini italiani”, ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vice-Presidente Bei. Oltre al miglioramento dell’efficienza energetica di 4.500 abitazioni, la fase di implementazione del progetto consentirà di creare più di 1.500 nuovi posti di lavoro.

  • Investimenti sostenibili ESG: Banca Generali in Guatemala con BG4SDGs – Time to Change

    Investimenti sostenibili ESG: BG4SDGs – Time to Change è il progetto realizzato da Banca Generali insieme al fotografo Stefano Guindani. Esplorare il mondo della sostenibilità attraverso i 17 SDGs dell’Agenda ONU 2030.

    Investimenti sostenibili ESG: BG4SDGs – Time to Change di Banca Generali

    Banca Generali insieme a Stefano Guindani, fotografo di fama internazionale, per fare il punto sull’avanzamento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Un’iniziativa confluita in BG4SDGs – Time to Change, progetto che pone le basi per una duplice analisi della questione: da un lato evidenziare l’azione negativa dell’uomo sull’ambiente, dall’altro mostrare importanti soluzioni di recupero attraverso l’innovazione e la sostenibilità. Come illustrato da Banca Generali, la rotta è quella dei Sustainable Development Goals, fondamenta per le strategie connesse agli investimenti sostenibili ESG. I luoghi visitati sono numerosi e rappresentativi di diverse zone nel mondo: Kenya, Brasile, Norvegia, Australia, Stati Uniti, Sudafrica, Israele, Guatemala, solo per citarne alcuni. Proprio in Guatemala il progetto ha approfondito il Sustainable Development Goal numero 1, dedicato a contrastare la povertà in tutte le sue forme: un principio che anche negli investimenti sostenibili ESG può trovare un contributo significativo.

    Banca Generali e investimenti sostenibili ESG: focus sull’SDG n. 1

    Anche nel capitolo dedicato al Guatemala, l’iniziativa di Banca Generali si è rivolta direttamente “sul campo” per esplorare con chiarezza un punto specifico degli SDGs. In particolare, la lente di Stefano Guindani ha riportato alcune situazioni di estrema povertà riscontrate a Ciudad de Guatemala, capitale dello Stato omonimo, oltre che maggiore zona urbana in America centrale. Qui è presente il fenomeno dei “basureros”, grandi comunità di persone che cercano di sopravvivere in condizioni di povertà estrema. Ciudad de Guatemala ospita infatti un’enorme area con alloggi di fortuna, localmente definita come “discarica della zona 3”. Il fenomeno è purtroppo in crescita anche in altre aree dell’America centrale, come Haiti, Nicaragua e Honduras: luoghi in cui l’SDG n. 1 punta a dare un impulso notevole per sviluppare progetti di contrasto alla povertà in tutte le sue forme. In che modo gli investimenti sostenibili ESG possono spingere verso questa direzione? Come evidenziato da Banca Generali in più occasioni, anche gli investitori privati hanno la possibilità di contribuire alla realizzazione dell’Agenda 2030 ONU: è possibile farlo scegliendo le soluzioni che maggiormente si legano agli investimenti sostenibili ESG, una scelta intenzionale verso attività attente a questi temi.

  • Crisi ed Inflazione in Europa da Cosa Derivano ?

    Crisi ed inflazione sono parole che in europa ormai sono di casa con l’introduzione dell’euro, le speranze che una moneta unica potesse risollevare le sorti del vecchio continente si sono estinte insieme alla ricchezza di molti.
    A testimoniare ciò ci sono i fatti confermati dalla sparizione di interi settori e la lenta ma inesorabile diminuzione degli stipendi e dei profitti di dipendenti e imprenditori.
    A conferma della difficile congiuntura economica europea che persiste da oltre un ventennio c’è la nascita di nuovi settori come i compro oro Firenze, Pisa, ecc, al posto di gioiellerie ed orologerie di lusso.
    Questi nuovi settori che si sono imposti rappresentano la prova di una decadenza economica che è iniziata con gli accordi del wto che poco prima dell’introduzione dell’euro come moneta unica hanno di colpo eliminato i dazi sui prodotti provenienti dal continente asiatico.
    Una scelta che ha decretato il tramonto della piccola e media industria europea fatta di aziende troppo piccole per avere la forza di delocalizzare.
    La crisi che persiste nel vecchio continente non deve considerarsi tale ma piuttosto una delocalizzazione della ricchezza strategicamente voluta.
    Ben chiara è oggi la favola che fu raccontata all’epoca che narrava di come i prodotti realizzati in europa dovessero puntare sulla qualità per battere la concorrenza sleale di paesi dove sono in vigore regole e prezzi ben diversi rispetto al vecchio continente.
    A rincarare la dose di crisi ed inflazione per l’economia europea c’è anche il fatto di dover fare i conti con una moneta forte che non è possibile svalutare a causa di rigide regole imposte della comunità.
    Questo ha di fatto dato il via ad una inflazione costante che ha portato i prezzi dei prodotti realizzati nell’area euro ad aumentare ancora di più a causa di una valuta troppo forte per risultare competitiva.
    Questi fattori si sono rivelati determinanti sia sul breve che sul lungo periodo per fare entrare i paesi targati eu in una recessione costante che in venti anni ha determinato un forte ribasso della ricchezza in tutte le classi sociali.
    In questo contesto rientra anche l’introduzione del reddito di cittadinanza, un provvedimento adottato non solo in italia ma in tutti i paesi europei più industrializzati per arginare le conseguenze di un impoverimento indotto dalle politiche economiche introdotte dall’unione europea.

  • Bolletta gas: aumenti fino al 120%

    Secondo le stime di Facile.it a partire da ottobre la bolletta del gas per i clienti del mercato tutelato potrebbe aumentare fino al 120% arrivando a sfiorare, per la famiglia tipo, i 317 euro al mese.

    Il dato emerge dalle simulazioni realizzate dal comparatore focalizzate sul nuovo metodo di calcolo introdotto dall’Arera; a partire da ottobre il costo della componente materia prima nelle bollette del gas sarà calcolato tenendo in considerazione la media mensile dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano (PSV) e non più le quotazioni internazionali (Ttf di Amsterdam). Una novità introdotta dall’Autorità proprio per far fronte al caro-energia.

    «Per capire l’effettivo aumento del prezzo del gas bisognerà attendere gli inizi di novembre, quando Arera pubblicherà il dato ufficiale relativo al PSV di ottobre», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «In ogni caso, questo aggiornamento tariffario riguarderà solo i circa 7 milioni di clienti che hanno un contratto di fornitura gas nel servizio di tutela; guardare alle offerte presenti sul mercato libero potrebbe, quindi, essere una soluzione per contrastare almeno in parte i rincari previsti per i prossimi mesi».

    Per arrivare al dato, Facile.it ha calcolato la spesa mensile di una famiglia tipo (consumi annui 1.400 smc) applicando i valori del mercato all’ingrosso italiano dello scorso mese (2,47 €/smc); se le condizioni rimarranno su questi livelli anche ad ottobre, ipotizzando che le altre voci di spesa in bolletta restino uguali, il costo per un solo mese di fornitura gas arriverebbe a 317 euro, vale a dire 173 euro in più rispetto ad oggi.

  • Grandi opere, Luigi Ferraris (Gruppo FS) “Abbandonare l’approccio a lotti per offrire certezze”

    Contratti di servizio, protocolli, intese territoriali: strumenti ormai obsoleti che, secondo Luigi Ferraris, rischiano di ritardare lo sviluppo infrastrutturale del Paese.

    Luigi Ferraris

    Luigi Ferraris: “Metodi e strumenti fattori chiave per qualificare la spesa pubblica”

    Con il Piano 2022-2031, Gruppo FS si pone l’obiettivo di fornire risposte adeguate alle nuove esigenze sulla mobilità. Sono 190 i miliardi di euro messi sul piatto dal Gruppo guidato da Luigi Ferraris per creare un sistema sempre più “integrato, efficiente e sostenibile” e promuovere il trasporto collettivo multimodale, ai quali si aggiungono anche gli investimenti legati al PNRR. Una sfida per contribuire alla modernizzazione della rete e del Paese che necessita tuttavia di nuovi strumenti e metodi. Sul tema è intervenuto l’AD di Gruppo FS, che lo scorso 27 maggio ha preso parte a “La tutela della finanza pubblica per sviluppare il Paese. I controlli pubblici: riforme ed efficacia della spesa”, convegno promosso dall’Università di Roma Tor Vergata e dalla Corte dei conti. Per attuare il Piano del Gruppo è necessario rivisitare “metodi e strumenti”, che Luigi Ferraris definisce “fattori chiave per qualificare la spesa pubblica”. Contratti di programma e di servizio, protocolli di intesa, accordi, intese territoriali: per il manager si tratta di un iter burocratico ormai inadeguato, strumenti che “risentono ancora di una eccessiva distanza temporale tra intenzioni e attuazioni, tra cassa e competenza, tanto che la responsabilità di risultato, alla fine, non è del tutto ben focalizzata”.

    Infrastrutture “a vita intera” per maggiori certezze: l’opinione di Luigi Ferraris

    Per risolvere il problema e realizzare le opere nei tempi previsti serve un approccio totalmente diverso, spiega Luigi Ferraris: bisogna pianificare, progettare e realizzare le infrastrutture con una visione “a vita intera”, mettendo in soffitta il ciclo delle grandi opere per lotti. “Ricorrere all’autorizzazione di spesa per investimenti a vita intera – sottolinea – fornirebbe certezze al territorio attraversato dall’opera, alle sue comunità e ai suoi stakeholder, mettendoli così in condizione di realizzare indotto e sviluppo intorno a quell’opera, in un asse temporale definito e non vincolato o spezzettato”. Alcuni suggerimenti arrivano anche dalle modalità di intervento del PNRR: “Sarebbe utile estendere in futuro i controlli sulla spesa rivolgendo adeguata attenzione anche alla qualità, in un’ottica di contributo a una migliore gestione della finanza pubblica in modo anche da descrivere – nel programma del Semestre Europeo – non solo l’elenco dei costi, ma quali e quanti benefici, ad esempio, il Gruppo FS eroga per la sua stessa dimensione industriale”. Ci sono poi altre vie per garantire la certezza della spesa periodica e della disponibilità di cassa. Una di queste, conclude Luigi Ferraris, potrebbe essere quella di “assegnare una percentuale fissa del PIL ad investimenti”.

  • Giovani e lavoro: Cristina Scocchia al Meeting di Rimini

    Cristina Scocchia, ad di Illy Caffè, ha preso parte al Meeting di Rimini per parlare di lavoro, di giovani e di leadership.

    Cristina Scocchia al Meeting di Rimini

    Tra i tanti ospiti dell’edizione 2022 del Meeting di Rimini c’era anche Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illy Caffè ed ex CEO in KIKO e L’Oréal. Da maggio 2022 ricopre inoltre l’incarico di membro del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Rischi e del Comitato Nomine di Fincantieri (di quest’ultimo è anche Presidente). Cristina Scocchia, in una intervista pubblicata sul canale Youtube ufficiale del Meeting di Rimini, ha parlato del futuro del mercato del lavoro, dell’importanza del capitale umano in una azienda e delle sfide che ci aspettano. Ha inoltre riflettuto sul significato di questa importante kermesse, e sul titolo assegnato a questa edizione del 2022: “Una Passione per l’uomo”. “Io credo sia un titolo bellissimo”, ha commentato la manager, “perché richiama ognuno di noi alla nostra responsabilità anche di leader”.

    Cristina Scocchia: il significato di leadership e il futuro del mercato del lavoro

    Ma cosa significa, nel concreto e al giorno d’oggi, essere un buon leader? Per Cristina Scocchia significa “non tanto avere il potere, ma avere la responsabilità. Se si è un leader si è responsabili delle persone che ci vengono affidate, delle persone che di te si fidano e che a te si affidano. Nei momenti difficili le persone vogliono potersi affidare, allora in qualità di leader avremo il dovere di prenderci cura di tutti, in particolare di chi è più fragile e vulnerabile”. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, Cristina Scocchia ha evidenziato come davanti a noi si prospettano diverse sfide: “Abbiamo tanti giovani che vorrebbero trovare un lavoro, ma purtroppo non ci riescono perché non hanno ricevuto un percorso d’istruzione e formazione adeguato alle esigenze del mercato attuale. D’altro canto, abbiamo giovani che il lavoro ce l’hanno ma decidono comunque di dimettersi anche senza averne trovato un altro, perché? Perché le aziende non riescono a essere abbastanza partecipative, coinvolgenti, valoriali”.

  • Mutui in Europa: Italia bene sul variabile, meno sul fisso

    In Italia i tassi dei mutui sono tornati a crescere, ma come sono oggi le condizioni offerte agli aspiranti mutuatari italiani rispetto a quelle di altre nazioni? Ottime per i variabili, ma per i fissi, secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, notevolmente peggiori, ad esempio, se confrontate con quelle di Francia, Spagna, Portogallo e molti altri.

    Il confronto europeo

    L’indagine si basa sulla rilevazione dell’andamento degli indici registrati online in 12 Paesi a inizio settembre, considerando una richiesta di finanziamento di 120.000 euro da restituire in 20 anni per acquistare un immobile del valore di 180.000 euro.

    Guardando al tasso fisso, in Italia questo tipo di finanziamento viene proposto con un TAN a partire dal 2,89%, valore in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando gli indici partivano intorno allo 0,80%.

    Se dodici mesi fa gli aspiranti mutuatari italiani potevano godere dei tassi fissi più bassi tra quelli rilevati, oggi, guardando ai Paesi UE analizzati, l’Italia si posiziona nei gradini bassi della classifica; solo Grecia e Germania fanno peggio, con indici fissi che partono, rispettivamente, da 3,20% e 3,12%.

    Valori nettamente migliori per Spagna e Portogallo, stati che tradizionalmente avevano tassi simili ai nostri e che invece oggi offrono indici più bassi; i TAN rilevati partono, rispettivamente, da 2% e 2,10%.

    Ancor più fortunati gli aspiranti mutuatari della Francia, che possono accedere alle migliori condizioni tra quelle offerte dai Paesi oggetto di analisi, con TAN fissi che partono addirittura da 1,80%.

    Allargando l’analisi all’Europa geografica emerge un quadro variegato: in Svizzera, ad esempio, i TAN sono inferiori a quelli italiani e, per un tasso fisso, partono da 2,48%, mentre va decisamente peggio oltremanica, nel Regno Unito, dove partono da 3,76%.

    Sul fronte del tasso variabile (considerando sempre il TAN), invece, l’Italia mantiene il suo primato e nessuno, tra i Paesi analizzati, offre un tasso iniziale migliore. Nel Belpaese i tassi partono da 1,32%, mentre fuori dai confini nazionali gli indici sono più alti; 1,87% in Portogallo, 2% in Svizzera, 2,34% nel Regno Unito. Va detto però che, a differenza del fisso, le distanze tra i Paesi rispecchiano solo la prima rata e, considerata la variabilità dei tassi, potrebbero modificarsi nel tempo a seconda dell’andamento dell’indice a cui ciascun mutuo è collegato.

    Oltre i confini europei

    Lo studio di Facile.it e Mutui.it, però, non si è limitato ad esaminare i Paesi europei, ma ha anche indagato le condizioni applicate ai finanziamenti in altre parti del mondo.

    Al di fuori del Vecchio Continente, nelle regioni oggetto di analisi, è stata registrata una crescita generalizzata dei tassi sui mutui, ma in queste aree gli indici sono ben al di sopra di quelli rilevati in Italia.

    Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, i TAN offerti per un mutuo fisso partono da 5,25%, mentre lo scorso anno si trovavano proposte comprese tra il 2,25% e il 3,12%. Anche in Australia l’incremento è stato notevole e i tassi per un mutuo fisso partono dal 4,59%; erano sotto il 2% lo scorso anno.

    Davvero proibitivi, se paragonati con quelli del nostro Paese, i tassi del Brasile; qui il mutuo fisso viene indicizzato a partire dal 9%. Valori ancora più alti in Russia dove, in media, i tassi fissi viaggiano intorno al 10,8%.

    «La scelta da parte delle principali banche centrali di aumentare il costo del denaro ha avuto una ricaduta sui tassi dei mutui, che sono tornati a crescere in tutti i Paesi analizzati», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «La variazione, però, non è solo riconducibile alle politiche monetarie delle banche centrali, che possono condizionare solo una delle componenti del tasso; l’altra variabile è lo spread bancario, che invece è influenzato da fattori diverse in ogni stato, tra cui le dinamiche competitive tra gli istituti di creditoQuesto spiega, ad esempio, il perché anche all’interno della stessa UE vi siano tassi così differenti».

     

  • Come si fa il calcolo Isee?

    L’ISEE è è un fattore che indica la situazione economica delle famiglie nel nostro paese. Si tratta dunque di un parametro che tiene conto di fattori quali il reddito, il patrimonio e qualsiasi altro fattore che incide sul benessere economico del nucleo familiare.

    Riuscire a calcolarlo correttamente è importante perché, nel caso in cui un ISEE sia basso oltre una certa soglia, si può usufruire di tutta una serie di agevolazioni e bonus.

    Parliamo ad esempio del bonus per le bollette del telefono, gas e luce, ma non solo. È possibile infatti ad accedere a determinate carte acquisti per la spesa, contributi per l’affitto ed il famoso reddito di cittadinanza.

    Per questo motivo tante persone sono interessate ad effettuare il calcolo ISEE e cercare di capire quale sia esattamente, così da poter eventualmente tentare di accedere alle agevolazioni di cui sopra.

     

    Come calcolare l’ISEE?

    Diciamo innanzitutto che l’ ISEE si calcola tenendo conto dei redditi e del patrimonio. La procedura per il calcolo ISEE prevede che dapprima si calcoli l’Ise, ovvero il reddito complessivo dell’intero nucleo familiare, al quale si va ad aggiungere il 20% del patrimonio mobiliare e immobiliare. A questo punto si va a dividere l’Ise per il relativo parametro dell’apposita scala di equivalenza.

    Per determinare la scala di equivalenza vanno tenuti in considerazione diversi parametri e tra questi il numero di persone che compongono il nucleo familiare ma anche l’età dei figli, ad esempio.

    Per questo motivo il consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un patronato che effettua il servizio di calcolo ISEE Legnano, così da affidare questo tipo di pratica a qualcuno che certamente è in grado di calcolare l’ISEE in maniera molto precisa ed in tempi rapidi.

  • Oro il Migliore Investimento il 500% in Venti Anni

    Oro il migliore investimento, una affermazione che alcuni analisti e soprattutto i consulenti finanziari non pronunceranno mai in un mondo finanziario complesso e clientelare verso i nuovi strumenti di investimento.
    Il prezioso metallo giallo è un bene antico e sicuro che tutti adorano ma in pochi lo celebrano pubblicamente.
    La sicurezza dell’oro come bene da investimento è confermata anche oggi dai risultati che mostrano chiaramente che il suo valore sia aumentato oltre il 500% negli ultimi venti anni.
    Anche perché il suo valore resta ancorato al possesso diretto dell’oro che oggi sembra un modo troppo antico per funzionare in una economia moderna complessa e digitalizzata.
    Possedere oro direttamente per eventualmente monetizzarlo presso una attività come questo compro oro Firenze è per molti un qualcosa di troppo fuori dalla realtà attuale palesemente votata alla ricerca del nuovo.
    Nonostante sia palesemente riscontrabile dai grafici degli ultimi venti anni che l’oro sia il migliore investimento questo non fa notizia come magari possano fare pochi punti percentuali guadagnati da titoli ed azioni che in realtà hanno subito negli ultimi anni perdite a doppia cifra.
    Anche le banche centrali dei vari governi confermano la sicurezza del valore dell’oro come investimento custodendo gelosamente ingenti riserve d’oro.
    Nonostante ciò investire in oro non riscuote il successo mediatico di molti altri prodotti azionari o metodi di investimento a cui viene concesso enorme visibilità.
    Negli ultimi anni si sono diffusi anche metodi di investimento alternativi ai mercati finanziari come le criptovalute.
    Queste hanno aumentato di moltissimo il proprio valore in pochi anni ma restano altamente poco sicure in quanto incorrono in perdite altrettanto repentine.
    Capita spesso di incorrere in articoli che parlano di queste criptovalute come l’equivalente dell’oro digitale andando a fare un parallelismo infondato che cerca di dare credibilità a queste monete digitali sfruttando la proverbiale sicurezza dell’oro come investimento.
    Tutte queste sono operazioni di marketing che rischiano di portare ulteriore disinformazione in quanto associano un bene rifugio e tipologie di investimento palesemente opposte in quanto da considerarsi ad altissimo rischio di perdite.

  • Mercato del Litio, la Cina resta leader ma il Canada vuole insidiare il primato

    Il futuro della mobilità e senza ombra di dubbio nei veicoli elettrici. Che tutto passa per la produzione di batterie sempre più capienti ed efficienti. Sotto questo punto di vista, il mercato del litio è diventato estremamente vivace perché questo metallo è l’elemento indispensabile per la produzione delle batterie.

    La corsa in atto sul mercato del litio

    litioLa scarsità di litio rispetto alla richiesta di mercato ha acceso la corsa agli investimenti nelle miniere dove si può ricavare. Finora la parte del leone l’ha recitata la Cina, che si è conquistato il predominio nella catena di forniture delle batterie per veicoli elettrici.
    Sul mercato del Litio ha fatto però irruzione anche il Canada, perché nella zona Nord del paese esiste una miniera che potrebbe diventare una delle principali fonte di materie prime e componenti per i veicoli elettrici.

    La miniera canadese

    Ha una strana storia questa miniera, perché la sua proprietà è passata di mano diverse volte e spesso le società proprietarie hanno dovuto dichiarare bancarotta. Ma ora che la richiesta di Litio è schizzata verso l’alto, la storia potrebbe completamente cambiare.
    Per capire quanto importante potrebbe essere questa miniera per il mercato del litio, basta dire che diventerebbe la seconda fonte nordamericana del metallo. Inoltre si trova in una posizione estremamente strategica, perché è ad un tiro di schioppo dalle fabbriche automobilistiche più importanti come Ford e Chrysler.

    La corsa del Litio

    La richiesta di metallo ha fatto schizzare il prezzo sul mercato del Litio, più alto di oltre 5 volte rispetto ai valori del 2021. Il famoso imprenditore il proprietario di Tesla, Elon Musk, non ha esitato a dire che “essere fornitore di litio equivale ad avere una licenza per stampare denaro“, vista la price action così vivace.
    Chi meglio di lui può dirlo, visto che le batterie Tesla hanno Litio del Nevada, ma la produzione annuale del sito è sufficiente per circa 80.000 veicoli mentre gli americani hanno acquistato 370.000 auto a batteria nei primi sei mesi del 2022. E le vendite sono in crescita.

    Rischi e opportunità

    È altrettanto vero però il mercato del litio presenta alte caratteristiche di rischio. Infatti gli indicatori di volatilità sono sempre tra i più elevati, inoltre fin quando la miniera canadese non entrerà in funzione, non si potrà sapere quanta concentrazione di litio c’è nella terra e quindi quanto potrebbe essere redditizio. Bisogna Infatti ricordare che il Litio va estratto da una roccia che lo contiene.
    Ad ogni modo la battaglia per conquistarsi il predominio nel mercato del litio è in pieno svolgimento e anche il Canada si è iscritto alla corsa.

  • Le tappe della carriera di Alessandra Ricci, AD e DG di SACE

    Alessandra Ricci ha avviato la sua carriera presso il Mediocredito Centrale occupandosi di project financing per progetti internazionali. Con un’esperienza consolidata nel settore, è attualmente AD e DG di SACE.

    Alessandra Ricci

    La carriera di Alessandra Ricci prima dell’ingresso in SACE

    Manager con competenze nel settore della finanza internazionale di impresa, Alessandra Ricci ha alle spalle oltre 25 anni di esperienza professionale, con incarichi di rilievo ricoperti all’interno di SACE. Oggi è al vertice del Gruppo in qualità di Amministratore Delegato e Direttore Generale. Nata a Roma nel 1969, Alessandra Ricci ha conseguito una Laurea in Economia e Commercio presso l’Università LUISS. Esordisce professionalmente nel 1995 presso il Mediocredito Centrale, dove per dieci anni ricopre incarichi manageriali specifici nel project financing per progetti internazionali. In particolare si occupa di progetti sia relativi all’Europa che ai mercati emergenti. Nel 2005 entra in SACE, società assicurativo-finanziaria controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e specializzata nel supportare la competitività delle imprese italiane.

    Alessandra Ricci: il contributo in SACE e gli incarichi attuali

    Durante il suo percorso in SACE, Alessandra Ricci contribuisce significativamente allo sviluppo del Gruppo ricoprendo ruoli di responsabilità crescente, tra cui quello di Chief Business Officer e successivamente Chief Marketing & Underwriting Officer. La sua carriera prosegue nel 2017 con la nomina ad Amministratore Delegato di SIMEST, società finanziaria controllata da SACE dal 2016 al 2022 e specializzata nel supporto dell’internazionalizzazione delle imprese italiane. Nel 2020 Alessandra Ricci fa rientro in SACE occupandosi dei programmi legati ai nuovi mandati del Gruppo sul mercato domestico: nello specifico, nel 2021 diventa Responsabile del Programma Garanzia Italia (sostegno della liquidità delle aziende italiane) e Green New Deal (sostegno della transizione ecologica del Paese). A maggio 2022 il CdA di SACE la designa al ruolo di Amministratore Delegato e Direttore Generale (triennio 2022-2024).

  • Stefano Donnarumma: digitalizzazione e rinnovabili, la ricetta di Terna verso il net zero

    Il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma punterà sempre più sull’innovazione, anche culturale. Accelera l’impegno sulle infrastrutture, 37 le opere autorizzate nel 2021.

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma: le iniziative di Terna e l’impegno su transizione e indipendenza energetica

    La rete elettrica è destinata a svolgere un ruolo da protagonista indiscusso nel futuro energetico del Paese. Il suo sviluppo risulterà fondamentale in vista della transizione e del raggiungimento dei target ambientali e climatici fissati dall’Unione Europea. A ribadirlo è Stefano Donnarumma, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna. Intervenuto in una delle ultime Assemblee con gli azionisti, il manager ha fatto il punto su priorità e obiettivi del Gruppo: “Continueremo a investire e a favorire l’indispensabile integrazione delle rinnovabili nella rete nazionale – ha dichiarato l’AD – Il conflitto in Ucraina dimostra come con maggior forza l’Italia deve puntare su sole e vento, combustibili di cui siamo ricchi”. L’obiettivo principale di Terna è “portare il paese verso il net zero”, ha aggiunto Stefano Donnarumma, come dimostra il “crescente impegno del Gruppo verso la transizione e l’indipendenza energetica”.

    Stefano Donnarumma: nel 2021 autorizzate 37 opere per Terna

    Terna concentrerà buona parte dei suoi sforzi sull’innovazione, sia tecnologica che culturale. Non a caso il recente aggiornamento del Piano prevede un aumento degli investimenti in tal senso. Sensori, sistemi di diagnostica, robot, droni, realtà aumentata: “La digitalizzazione – spiega Stefano Donnarummaavrà un ruolo centrale per abilitare transizione energetica a beneficio dell’intero sistema elettrico”. Anche sul fronte delle infrastrutture il Gruppo continua a lavorare a ritmo serrato. Lo scorso anno Terna ha ricevuto l’autorizzazione per ben 37 opere, con un valore complessivo di oltre 1 miliardo di euro. A breve, conclude Stefano Donnarumma, verranno ultimati “nuovi collegamenti al Paese, che andranno ad aggiungersi alle 26 linee transfrontaliere già attive rafforzando il ruolo dell’Italia come hub energetico dell’area mediterranea”.

  • Truffe luce e gas: oltre 3 milioni di vittime in dodici mesi

    Secondo l’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat presentata in occasione del lancio della nuova sezione di podcast sulla sicurezza (https://www.facile.it/podcast.html) a cura del comparatore, sono circa 3,1 milioni gli italiani che negli ultimi 12 mesi* hanno subito una truffa nell’ambito delle utenze luce e gas, con un danno economico complessivo stimato di oltre 505 milioni di euro.

    Le utenze luce e gas sono la voce di spesa familiare, tra quelle analizzate nell’indagine, dove gli italiani sono caduti in trappola con più frequenza (7,1% dei rispondenti ha dichiarato di aver subito una truffa in questo ambito); seguono le carte elettroniche (6,5%), la telefonia mobile (5,2%), mentre l’assicurazione auto/moto, da alcuni ritenuta una delle aree più a rischio, in realtà è tra i campi analizzati quello dove in percentuale gli italiani sono caduti in trappola con meno frequenza (1,4%).

    I danni economici

    A seguito delle truffe nell’ambito delle utenze luce e gas, come evidenziato dall’analisi realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale, gli italiani hanno perso oltre 505 milioni di euro, con un danno medio pari a 162 euro per truffato.

    «La troppa sicurezza o la distrazione che ciascuno di noi può avere sono spesso i motivi principali per cui si cade in trappola», spiega Tobias Stuber, CEO di Facile.it. «In realtà prendere poche e semplici precauzioni ci può mettere al riparo dalle frodi consentendoci di godere a pieno dei vantaggi offerti dai numerosi canali attraverso i quali si può risparmiare sulle principali voci di spesa familiare. Proprio per insegnare ai consumatori come riconoscere una truffa e difendersi da essa, abbiamo arricchito il nostro spazio sicurezza con un nuovo strumento, quello dei podcast, dove con 5 semplici consigli diamo a ciascuno i mezzi adatti per tutelarsi dai principali rischi.».

    Considerando tutte le altre voci di spesa familiare oggetto di indagine (telefonia, Rc auto, utenze luce e gas, carte elettroniche e conti correnti, prestiti personali), il danno economico complessivo legato alle truffe supera i 3 miliardi di euro.

    I canali più usati dai malfattori

    I consigli di Facile.it nascono anche dall’analisi degli strumenti attraverso cui vengono portate a termine le frodi. Se, guardando a tutte le voci di spesa analizzate, le email e gli sms rappresentano i principali strumenti utilizzati dai malfattori, quando si parla di frodi nelle utenze luce e gas emergono alcune specificità; in questo ambito, ad esempio, tra i canali più usati dai truffatori ci sono i finti call center(44%) e le visite porta a porta (31%).

    Più di 5 su 10 non denunciano

    Cosa accade dopo una truffa nell’ambito delle utenze luce e gas? Purtroppo, il 54% di chi cade in trappola non denuncia la frode, valore addirittura più alto rispetto alla media rilevata nelle altre voci di spesa familiare oggetto di indagine, dove chi non denuncia è il 41,5% dei truffati.

    Per quali motivi non si fa? Il 30% ha detto di non averlo fatto perché il danno economico era basso, mentre il 26% perché era certo che non avrebbe recuperato quanto perso.

    Per il 15% dei truffati, invece, vi è una ragione di natura psicologica: non hanno denunciato perché “si sentivano ingenui per esserci cascati”. Il 3%, ancora, non lo ha fatto per paura che ne venissero a conoscenza i familiari.

    «Abbiamo una spiccata tendenza a preservare la nostra reputazione», spiega il prof. Gianluca Castelnuovo, ordinario di psicologia clinica alla Cattolica di Milano e all’IRCCS Istituto Auxologico Italiano «per cui denunciare una truffa di questo tipo può significare per alcuni ammettere, a sé stessi e agli altri, che non siamo stati “furbi” a sufficienza per difenderci da un malfattore che ha agito comunque anche grazie alla nostra involontaria “complicità”. Spesso una eccessiva paura di fare brutta figura, tema dominante oggi nella società, agisce in favore dell’impunità.».

    Bollette luce e gas: chi è caduto in trappola

    Anche per le truffe nell’ambito delle utenze luce e gas le vittime predilette dei truffatori sono soprattutto gli uomini (8,9% rispetto al 5,3% del campione femminile) e, a dispetto di quanto si possa pensare, i rispondenti con un titolo di studio universitario (9,9% rispetto al 5,6% rilevato tra i non laureati).

    «Non è strano che le vittime di tali reati siano spesso persone con un titolo di studio elevato – continua Castelnuovo – in quanto le truffe utilizzano raffinate tecniche di persuasione che agiscono su più piani (cognitivo, emotivo, ecc.). Se sulla parte cognitiva possiamo difenderci, quando entrano in gioco le emozioni siamo più vulnerabili e rischiamo di sopravvalutare la nostra capacità di cogliere i segnali di truffa, ben camuffati dagli specialisti mal intenzionati.».

    Dal punto di vista anagrafico emerge che, a cadere in trappola nell’ambito delle utenze luce e gas, sono più sovente i rispondenti nella fascia di età 35-44 anni (9,2%) mentre, a livello territoriale, sono i residenti nel Nord Est (9,6%).

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 24 ed il 26 maggio 2022 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 55 anni, rappresentativo della popolazione italiana nel segmento di età considerato, residente sull’intero territorio nazionale + n.405 interviste di sovra-campionamento con individui oggetto di truffa nel corso degli ultimi 12 mesi.

  • Mutui casa: in Puglia cresce la richiesta media (+5,8%)

    Aumenta l’importo medio richiesto dai pugliesi per un mutuo; secondo l’analisi* di Facile.it e Mutui.it, realizzata su un campione di oltre 21mila richieste di mutuo raccolte nella regione, nei primi sette mese del 2022 gli aspiranti mutuatari della Puglia hanno puntato ad ottenere, in media, 121.191 euro, vale a dire il 5,8% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Il 2022 è stato caratterizzato da un aumento dei tassi di interesse ma, nonostante questo, nella regione si continuano a chiedere finanziamenti per l’acquisto di un immobile; i rincari hanno però spinto molti aspiranti mutuatari a valutare nuove tipologie di mutuo tanto è vero che, a luglio 2022, il 25% delle domande di finanziamento raccolte da Facile.it in Puglia e presentate alle banche era per un mutuo a tasso variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 richiedenti su 10 puntavano al fisso.

    «Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile» spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta.»

    Le richieste di mutui a tasso fisso nel mese di luglio sono calate al 27% del totale, mentre la quota di quelle a tasso variabile si è attestata intorno al 45%.

    Cambia l’identikit del richiedente tipo; l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo in Puglia nei primi sette mesi del 2022 era pari a poco più di 38 anni, valore in netto calo rispetto agli oltre 40 anni e mezzo rilevati nel 2021. Ad incidere sul calo dell’età media è stato l’aumento dei richiedenti under 36 pugliesi che, nei primi sette mese dell’anno, hanno rappresentato il 46% della domanda. La durata media dei mutui è salita a 24 anni (era 22 e mezzo lo scorso anno); in leggero calo, invece, il valore degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 171.000 euro (-1,9%).

    L’andamento provinciale

    Guardando alla richiesta dei mutui a livello provinciale emerge un andamento differenziato. L’area dove sono stati chiesti gli importi più elevati è quella di Bari dove, nei primi sette mesi del 2022, chi ha presentato domanda per un mutuo ha puntato ad ottenere, in media, 134.377 euro, seguita dalla provincia di Barletta-Andria-Trani (125.568 euro).

    Seguono nella graduatoria pugliese Lecce, dove la richiesta media è stata pari a 111.946 euro e, a brevissima distanza, Foggia (111.381 euro) e Brindisi (110.005 euro). Ultimo posto per Taranto, provincia nella quale gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere, sempre in media, 108.508 euro.

    Tassi in crescita

    Sul fronte dei tassi, come detto, i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa è aumentato. Secondo le simulazioni* di Facile.it, per un mutuo medio a tasso fisso (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) i tassi disponibili oggi online partono da circa il 2,60% (Taeg) con una rata mensile di 557 euro, vale a dire circa 85 euro in più rispetto allo scorso anno (ovvero 26mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda invece al variabile, i tassi disponibili online per la simulazione sopra indicata partono da 1,29% (Taeg), con una rata iniziale da 480 euro, vale a dire circa 30 euro in più rispetto a dodici mesi fa.

    Gli indici dei tassi variabili con cap disponibili oggi online, infine, partono da 1,80% (Taeg), con una rata iniziale da 503 euro.

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 21mila richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Puglia nei primi sette mesi del 2021 e 2022. Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 23 agosto 2022 e 27 agosto 2021.

     

  • Mutui casa: in Toscana cresce la richiesta media (+2,4%)

    Aumenta l’importo medio richiesto dai toscani per un mutuo; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, realizzata su un campione di oltre 27mila richieste di mutuo raccolte nella regione, nei primi sette mese del 2022 gli aspiranti mutuatari della Toscana hanno puntato ad ottenere, in media, 145.869 euro, vale a dire il 2,4% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Il 2022 è stato caratterizzato da un aumento dei tassi di interesse ma, nonostante questo, nella regione si continuano a chiedere finanziamenti per l’acquisto di un immobile; i rincari hanno però spinto molti aspiranti mutuatari a valutare nuove tipologie di mutuo tanto è vero che, a luglio 2022, il 34% delle domande di finanziamento raccolte da Facile.it in Toscana e presentate alle banche era per un mutuo a tasso variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 richiedenti su 10 puntavano al fisso.

    «Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile» spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta.»

    Le richieste di mutui a tasso fisso nel mese di luglio sono calate al 20% del totale, mentre la quota di quelle a tasso variabile si è attestata intorno al 45%.

    Cambia l’identikit del richiedente tipo; l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo in Toscana nei primi sette mesi del 2022 era pari a 38 anni, valore in netto calo rispetto ai quasi 41 anni rilevati nel 2021. Ad incidere sul calo dell’età media è stato l’aumento dei richiedenti under 36 toscani che, nei primi sette mese dell’anno, hanno rappresentato il 49% della domanda. La durata media dei mutui è salita a poco più di 25 anni (era quasi 24 lo scorso anno); in calo, invece, il valore degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 206.000 euro (-6,9%).

    L’andamento provinciale

    Guardando alla richiesta dei mutui a livello provinciale emerge un andamento differenziato. L’area dove sono stati chiesti gli importi più elevati è quella di Firenze dove, nei primi sette mesi del 2022, chi ha presentato domanda per un mutuo ha puntato ad ottenere, in media, 161.924 euro, seguita da Siena (148.238 euro), Livorno (143.705 euro) e Lucca (142.411 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria toscana si posizionano Prato, dove la richiesta media è stata pari a 140.045 euro, Pisa (139.513 euro) e Pistoia (135.022 euro).

    Chiudono la classifica le province di Grosseto (132.982 euro), Massa-Carrara (132.111 euro) e Arezzo, area nella quale gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere, sempre in media, 126.570 euro.

    Tassi in crescita

    Sul fronte dei tassi, come detto, i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa è aumentato. Secondo le simulazioni* di Facile.it, per un mutuo medio a tasso fisso (126.000 euro in 25 anni, LTV 70%) i tassi disponibili oggi online partono da circa il 2,60% (Taeg) con una rata mensile di 557 euro, vale a dire circa 85 euro in più rispetto allo scorso anno (ovvero 26mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda invece al variabile, i tassi disponibili online per la simulazione sopra indicata partono da 1,29% (Taeg), con una rata iniziale da 480 euro, vale a dire circa 30 euro in più rispetto a dodici mesi fa.

    Gli indici dei tassi variabili con cap disponibili oggi online, infine, partono da 1,80% (Taeg), con una rata iniziale da 503 euro.

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 27mila richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it in Toscana nei primi sette mesi del 2021 e 2022. Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 23 agosto 2022 e 27 agosto 2021.

     

     

  • Inflazione e carovita: come si muovono gli investitori del mattone

    Acquistare un immobile in un momento economicamente difficile: una decisione amletica, specie in quest’ultimo periodo segnato dalla crescente inflazione e dal conflitto alle porte dell’Europa. E quali sono gli effetti sul mercato immobiliare?

    Prova a dare risposte al quesito il Presidente nazionale Fimaa – Santino Taverna – che, intervistato da immobiliare.it, spiega come la preoccupazione sia a livello globale a causa dell’aumento delle materie prime e dei costi energetici: tutti fattori con inevitabili ripercussioni sul comparto immobiliare.

    Nonostante questo scenario, gli italiani non sembrano avere timori circa la possibilità di investire ma, al contrario, la propensione ad acquistare casa e altre tipologie di immobili è sempre più accentuata. La spiegazione, secondo Taverna, è che gli italiani continuano a ritenere il “mattone” un bene rifugio dove far fruttare i propri risparmi, soprattutto per il fatto che gli immobili non sono soggetti a volatilità come i prodotti finanziari.

    Infatti, secondo Fimaa, a crescere in questo periodo è la domanda al contrario dell’offerta, con prezzi in aumento e tempi di compravendita ridotti specie nelle grandi città.

  • Intervista a Luigi Ferraris: Gruppo FS, al via il piano da 190 miliardi

    Gruppo FS ha recentemente varato un Piano Industriale da 190 miliardi di euro per i prossimi dieci anni: infrastrutture e tecnologie i principali investimenti. L’intervista all’AD Luigi Ferraris.

    Luigi Ferraris

    Luigi Ferraris: "Serve una pianificazione per la realizzazione e il completamento delle infrastrutture"

    Realizzare tutti gli investimenti programmati, rendere attraente il trasporto collettivo rispetto a quello individuale, raddoppiare la quota di trasporto merci su rotaia e coprire almeno il 40% del fabbisogno energetico tramite lo sfruttamento di fonti rinnovabili: l’AD Luigi Ferraris illustra i primi quattro obiettivi del Piano industriale, da quasi 200 miliardi di euro, recentemente varato dal Gruppo FS. La società mira a sfruttare le aree di proprietà per l’approvvigionamento e la produzione di energia con lo scopo di sostenere almeno il 40% del proprio fabbisogno totale, contribuendo, al contempo, alla transizione ecologica del Paese. Dalla buona riuscita degli ingenti investimenti dipendono non solo la modernizzazione del nostro Paese e lo sviluppo della sua inclinazione competitiva, ma anche la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Oggi è necessaria "una pianificazione che guardi alla realizzazione e al completamento delle infrastrutture", spiega Luigi Ferraris. "Significa – aggiunge – finanziare e pianificare la realizzazione completa, dando certezze sulla sua esecuzione e sui tempi e creando così le condizioni per realizzare investimenti sull’indotto turistico o imprenditoriale. Traguardare le necessità future anche sul fronte delle professionalità occorrenti".

    Luigi Ferraris: "Rendere la mobilità merci e quella collettiva passeggeri più efficace, semplice e sostenibile"

    Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissati, conferma Luigi Ferraris, il Gruppo è impegnato nella riorganizzazione delle diverse società, aggregandole in quattro poli: infrastrutture, passeggeri, logistica e urbano con un coordinamento centrale di tutte le attività internazionali. "Ogni polo ha una propria missione – spiega – ma il progetto è unico: rendere la mobilità merci e quella collettiva passeggeri più efficace, semplice e sostenibile, rivitalizzando le città e i territori e sostenendo attività produttive e turismo". È quindi necessario puntare sulle persone e sull’innovazione digitale. Piattaforme su misura consentiranno di rendere "rapidi ed efficaci processi aziendali complessi, dalla logistica al monitoraggio delle infrastrutture fino a creare le condizioni per una mobilità passeggeri smart e integrata". Attraverso gli investimenti, potranno inoltre essere realizzate e gestite infrastrutture per una mobilità urbana sostenibile, fornendo "soluzioni di logistica di primo e ultimo miglio nelle stesse aree urbane". Luigi Ferraris approfondisce infine il tema legato alla logistica e merci: per competere con il trasporto su gomma, che oggi continua ad avere la meglio, è necessario, conclude, "diventare un operatore di sistema, anche attraverso partnership mirate", mantenendo un approccio europeo.

  • Enel: il percorso professionale di Claudio Machetti

    Claudio Machetti è l’attuale Direttore della Global Energy and Commodity Management Business Line di Enel, fino a marzo 2021 denominata Global Trading.

    Claudio Machetti

    Claudio Machetti: la formazione e le prime esperienze professionali

    Claudio Machetti nasce nel 1958 a Roma e qui si diploma presso il Liceo Classico "Tito Lucrezio Caro". Sempre nella capitale si laurea in Scienze Statistiche presso l’Università La Sapienza. Nel 1983 ha inizio il suo percorso professionale presso il Banco di Roma come impiegato nella filiale di Milano. Successivamente viene trasferito alla Direzione Centrale di Roma dove, in qualità di analista finanziario, si occupa di valutare la situazione creditizia dei grandi gruppi industriali del Paese. Diventato ormai esperto in equity, passa ad essere funzionario della Direzione Finanziaria, Ufficio Analisi Finanziarie e nel 1990 viene promosso a Vicedirettore Responsabile del Nucleo Analisti Finanziari. Due anni più tardi lascia il Banco di Roma per entrare in Ferrovie dello Stato Italiane come Dirigente Responsabile dell’Unità Mercati Finanziari e nel 1996 è a capo della Direzione della Finanza Operativa. In quel periodo Claudio Machetti opera anche in qualità di Amministratore Delegato di Fercredit, società finanziaria specializzata in ambito captive nei settori del factoring, del leasing e del credito al consumo.

    Il percorso di Claudio Machetti in Enel

    Il 2000 coincide con l’ingresso di Claudio Machetti in Enel in qualità di Responsabile dell’Area Finanza. Il manager partecipa alla nascita di Enelfactor, la finanziaria del Gruppo per la quale ricopre anche il ruolo di Amministratore Delegato. Diventa inoltre Presidente di Fondenel e Fopen, rispettivamente il fondo pensione integrativo dei dirigenti Enel e il fondo pensione di operai, impiegati e quadri del Gruppo. È il 2005 quando viene nominato Direttore Finanziario, rispondendo direttamente all’Amministratore Delegato. Nella sua agenda si trovano anche attività legate ai board di diverse consociate come Endesa, Terna e Wind Telecomunicazioni. Nel 2009 assume l’incarico di Direttore della Direzione Risk Management e nel 2014 viene invece chiamato a dirigere la Global Trading (oggi Global Energy and Commodity Management), la nuova Business Line di Enel per la quale gestendo il sourcing di carbone, gas e olio combustibile, l’operatività sui mercati all’ingrosso di gas ed energia elettrica nonché l’ottimizzazione commerciale del parco di produzione del Gruppo. Claudio Machetti è inoltre Amministratore Unico di Enel Global Trading S.p.A., veicolo societario della Business Line in Italia.