Categoria: Economia e Finanza

  • Bergamo investe nei dottorati di ricerca per rafforzare imprese e pubblica amministrazione

    Investire nei dottorati di ricerca per rispondere alla domanda di personale specializzato da parte delle imprese e degli ecosistemi territoriali.

     

    È questo l’obiettivo di Università degli studi di Bergamo e Confindustria Bergamo che, insieme alla Camera di Commercio di Bergamo, hanno scelto di raccogliere la sfida e l’opportunità lanciata dal MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR cofinanziando 26 borse di dottorato, il più alto livello di istruzione previsto dall’ordinamento universitario.

     

    A partire dalle reali esigenze delle aziende del territorio, attraverso progetti di ricerca applicata, saranno sviluppati tecnologie, metodi e approcci innovativi per creare o rafforzare infrastrutture di Ricerca e Innovazione.

     

    Le borse di dottorato riguardano dottorati innovativi dalla forte connotazione industriale; i temi e i percorsi formativi sono infatti definiti con il coinvolgimento delle aziende co-finanziatrici: ABB, Acciaitubi, Aisent, AKinformatica, CMS, COES, Confindustria Bergamo, Cosberg, DDX, Delcon, Ecolab, Gildemeister Italiana, Indeva, Intellimech, Itema, MEDIACLINICS, O.ME.FA (Fassi Gru), Patronato San Vincenzo, Pinetti, Radici Yarn, RSE, SIAD Macchine e impianti, SMI, SNAM Rete gas, Trix, W&H Sterilization.

     

    Spiega il Rettore dell’Università degli studi di Bergamo, prof. Sergio Cavalieri: “In linea con le finalità del piano Next Generation EU, il nostro Ateneo intende investire sempre di più nei prossimi anni sulla formazione di giovani ricercatrici e ricercatori in grado di acquisire nel loro percorso di studi di dottorato approcci metodologici e conoscenze alla frontiera della ricerca, coniungandoli con la concretezza e il pragmatismo propri di chi vive un’esperienza a diretto contatto con una realtà aziendale. Questo nuovo sistema di collaborazione è in grado di creare filiere di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, frutto di una intensa e proficua collaborazione a livello di ecosistema territoriale tra pubblico e privato”.

     

    Il percorso di dottorato, della durata di tre anni, prevede un periodo di studio e ricerca in azienda (da 6 a 18 mesi) e uno presso un’Università o un centro di ricerca estero (sempre da 6 a 18 mesi). Le borse di dottorato attivate sono le seguenti: 1 borsa nell’ambito del corso di dottorato in Economia e diritto dell’impresa, 2 borse in Scienze della persona e nuovo Welfare, 13 borse in Ingegneria e scienze applicate, 10 borse in Technology, Innovation and Management.

     

    Sottolinea Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo: “Crediamo fortemente in questa iniziativa che, focalizzandosi su progetti di ricerca co-progettati, ci permette di portare da subito più innovazione nelle aziende e di offrire ai giovani laureati percorsi di crescita di grandissimo interesse, caratterizzati anche dal profilo internazionale. E’ questa la strada giusta per far compiere un salto di qualità alla collaborazione tra il sistema delle imprese, l’Università e i centri di ricerca che rappresenta un fattore di sviluppo fondamentale per il nostro territorio, grazie al quale dare ancora più valore aggiunto alle nostre produzioni”.

     

     

    Il Presidente della Camera di commercio di Bergamo, Carlo Mazzoleni, dichiara: “Questi dottorati di ricerca innovativi rappresentano una grande opportunità per i giovani che verranno coinvolti e per le aziende che intendono investire su competenze di alto potenziale per realizzare progetti di ricerca applicata.”

     

    Il bando di concorso per accedere alle borse di dottorato sarà pubblicato il 23 agosto 2022, con scadenza il 23 settembre 2022. Il candidato potrà concorrere per un massimo di 3 temi di ricerca proposti all’interno del medesimo corso di dottorato, indicando l’ordine di preferenza delle tematiche e allegando un progetto di ricerca (in italiano o inglese) e un abstract. I candidati verranno ammessi sulla base della valutazione del profilo scientifico e di una prova orale.

    Questi i macro-temi di ricerca:

    • Robotica e sistemi di produzione intelligenti;
    • Transizione energetica;
    • Materiali e prodotti ecosostenibili, innovativi e intelligenti;
    • Supply chain e processi digitali e sostenibili;
    • Modelli di business e di governance sostenibili e innovativi.

     

    Inoltre, contestualmente al ponte tra la ricerca e l’impresa, l’Università di Bergamo, con la stessa impostazione pragmatica, sta investendo nei dottorati di ricerca, per assicurare una formazione altamente qualificata anche al mondo della pubblica amministrazione e del terzo settore. Nell’ambito del DM 351/2022, prevede infatti di assegnare 14 borse di dottorato, di cui 6 borse in convenzione con Enti Pubblici, 2 sul patrimonio culturale (con Fondazione MIA all’interno del Dottorato in Scienze linguistiche) e sulla transizione digitale ed ambientale (con ENEA all’interno del Dottorato in Ingegneria e Scienze Applicate).

     

    Nello specifico, le 6 borse di PA (di cui una finanziata nell’ambito del Dottorato in Applied Economics and Management in convenzione con l’Università di Pavia) sono accompagnate da altrettanti progetti di ricerca sviluppati dai docenti di UniBg con importanti amministrazioni del territorio, ovvero il Comune di Bergamo, la Provincia di Bergamo, l’Ufficio della Consigliera provinciale di parità, il Consiglio della Regione Lombardia, POLIS LOMBARDIA – Istituto Regionale per il Supporto alle Politiche della Lombardia e l’ASST Bergamo Est.

    Le tematiche, che si caratterizzano per il taglio multidisciplinare, spaziano dal management pubblico alle politiche pubbliche e riguardano:

    • Il coinvolgimento dei cittadini nel ciclo di offerta dei servizi pubblici;
    • La gestione dei beni culturali delle aree montane lombarde e la loro valorizzazione in chiave sostenibile;
    • I processi di ibridazione nell’integrazione socio-sanitaria;
    • Le politiche di contrasto alle disuguaglianze di genere degli enti locali;
    • Il ruolo dell’identità nel definire percorsi di sviluppo delle competenze tesi ad ottenere risultati di sostenibilità sociale sia all’interno che all’esterno delle aziende sanitarie;
    • L’analisi e le prospettive delle vocazioni produttive locali in Lombardia (in convenzione con l’Università di Pavia).

     

    Per informazioni www.unibg.it

  • Fine degli sconti ed inflazione fanno risalire i premi Rc auto: +8,6%

    Brutte notizie per gli automobilisti italiani; dopo il prezzo dei carburanti, anche il costo dell’Rc auto è tornato a salire tanto è vero che, come evidenziato dall’Osservatorio di Facile.it*, a luglio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 463,63 euro, vale a dire l’8,6% in più rispetto a inizio anno.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 9.100.000 preventivi e relative quotazioni raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Durante il primo semestre dell’anno», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «l’andamento dei premi Rc auto non è stato costante, ma già da aprile è iniziato il trend al rialzo che, secondo le previsioni, dovrebbe proseguire nei prossimi mesi. Va considerato non solo che molte delle scontistiche messe in atto dalle compagnie durante la pandemia si stanno esaurendo, ma anche che i costi dei sinistri stanno crescendo a causa dell’inflazione».

    L’andamento regionale

    Se si confronta la tariffa media dell’Rc auto di luglio con quello di gennaio emerge come l’incremento sia stato rilevato in tutta Italia, seppur con misure differenti.

    A guidare la classifica dei rincari più consistenti è la Puglia, area dove a luglio i premi sono saliti mediamente del 9,4% rispetto a gennaio 2022. Seguono nella graduatoria la Liguria, che lo scorso mese ha segnato un incremento della tariffa media pari al 9,1% e, staccata di un soffio, le Marche (+8,9%).

    Campania sempre la più cara, FVG la più economica

    Guardando ai valori assoluti, ancora una volta la Campania si conferma essere la maglia nera d’Italia; a luglio 2022, per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 834,26 euro, vale a dire il 79,9% in più rispetto alla media nazionale. Seguono sul podio delle aree più care della Penisola, la Calabria, che continua ad occupare il secondo posto con un premio medio di 526,62 euro, e la Puglia, sul terzo gradino con un valore medio pari a 511,14 euro.

    Se si considerano, invece, le regioni dove sottoscrivere una polizza Rc auto costa di meno, a guadagnarsi il titolo di area meno cara di Italia è ancora una volta il Friuli-Venezia Giulia; qui, a luglio 2022, occorrevano, in media, 312,13 euro per assicurare il proprio veicolo a quattro ruote.

    Seguono il Trentino-Alto Adige, con una tariffa pari a 349,26 euro, e la Lombardia, dove il premio medio rilevato lo scorso mese era pari a 354,52 euro.

    Garanzie accessorie

    Guardando alle garanzie accessorie scelte dagli automobilisti in fase di sottoscrizione emerge come, tra coloro che ne hanno inserita una, la più richiesta sia stata l’assistenza stradale, scelta dal 40,5% dei guidatori.

    Il dato può essere letto anche in relazione ad un parco auto che continua ad invecchiare; a luglio 2022 l’età media dei veicoli circolanti nel nostro Paese era pari a poco più di 11 anni e mezzo, valore in aumento rispetto a quanto rilevato 12 mesi fa (11 anni).

    Seppur a grande distanza, seguono tra le coperture aggiuntive maggiormente richieste dagli automobilisti italiani la garanzia infortuni conducente (19,3%), la tutela legale (18 %) e la copertura furto e incendio (10,8%).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 9.173.698 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2021 e il 31 luglio 2022 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Finestre in legno: i dati Istat sono inequivocabili

    L’avvento del Pvc ha sicuramente modificato in parte le scelte di acquisto degli italiani, ma nel 2021 le finestre in legno restano ancora quelle più diffuse nel nostro Paese, e a dirlo è l’Istat.

    Il Report sui consumi energetici delle famiglie realizzato dall’Istituto Nazionale di Statistica conferma questa tendenza, legata anche alla diffusione della vetrocamera nelle finestre delle abitazioni. L’analisi incorona il legno come materiale più diffuso per la realizzazione di finestre e porte-finestre: il 43% delle famiglie lo avrebbe per gli infissi della propria abitazione, seguono finestre con profilo metallico (31,9% delle famiglie) e Pvc/plastica (13,4%).

    Un prodotto, tuttavia, diffuso principalmente nelle regioni settentrionali, con il 57,4% delle famiglie del Nord-est che ha tutti i serramenti della propria dimora in legno, e solo il 27,2% al Sud, dove ad essere diffuse maggiormente sono quelli con profili metallici (50,3%) rispetto al Nord (21,1%). Il Pvc, invece, presenta una diffusione omogenea su tutto il territorio nazionale.

    Gli infissi in legno, dunque, rappresentano una scelta importante non solo per la loro compatibilità con i doppi/tripli vetri, ma soprattutto perché restano una sicurezza in termini di efficienza energetica e dispersione di calore.

  • Terna, crescono investimenti, utili e ricavi. Stefano Donnarumma: “Paese pronto all’inverno”

    Il gestore della rete elettrica conferma gli obiettivi del Piano al 2025. Stefano Donnarumma: crisi energetica impone accelerazione su rinnovabili, Paese avrà gas a sufficienza.

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma: Terna, i conti del I semestre 2022

    Nonostante le crisi geopolitiche, se la situazione dovesse rimanere inalterata il Paese ha buone possibilità di affrontare il prossimo inverno con sufficienti riserve di gas. Ne è sicuro Stefano Donnarumma: l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna lo ha affermato in occasione di una conference call durante la quale sono stati presentati i conti del primo semestre 2022. Il gestore della rete elettrica nazionale chiude con un utile netto in crescita del 3,5%, passando dai 384,6 milioni di euro del primo semestre 2021 agli attuali 398,1 milioni. Aumentano anche i ricavi (+5,9%), che toccano quota 1,33 miliardi di euro rispetto agli 1,26 dell’anno precedente. Boom degli investimenti, in aumento del 10,2%: sono 660,5 i milioni investiti dal Gruppo guidato da Stefano Donnarumma nella prima metà del 2022, in confronto ai 599,6 del 2021. Scende l’indebitamento netto (8,9 miliardi rispetto ai 10 di dicembre 2021), mentre il margine operativo mostra un incremento del 4,1% (946,9 milioni di euro).

    Le dichiarazioni dell’AD e DG di Terna Stefano Donnarumma

    Forte dei numeri, ora Terna continuerà a lavorare per realizzare gli obiettivi contenuti nel Piano Industriale 2021-2025 "Driving Energy". Tra le priorità, ricorda Stefano Donnarumma, ridurre il più possibile la dipendenza del Paese dalle fonti fossili: "Questo obiettivo si può raggiungere principalmente accelerando sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. In tale ottica, la rete è un fattore abilitante cruciale e per questo Terna sta imprimendo un continuo impulso agli investimenti". Sono 10 i miliardi messi sul piatto, di cui 1,7 da investire entro l’anno. Oltre a dedicarsi ad interventi di razionalizzazione delle reti elettriche nelle aree metropolitane (Firenze e Roma sono un esempio), nel secondo semestre sono previsti sia l’avanzamento del Tyrrhenian Link che l’avvio dell’iter autorizzativo per il progetto Adriatic Link. Il Gruppo è inoltre pronto a portare a termine una nuova interconnessione con la Francia, che funzionerà a pieno regime già entro la fine dell’anno. Gli eventi in Ucraina e l’acuirsi della crisi energetica, rassicura Stefano Donnarumma, avranno scarso impatto sulla produzione elettrica: "Possiamo immaginare decisioni del Governo per una riduzione della domanda e questo è il punto più importante, ma per la produzione elettrica prevediamo una normale gestione del sistema".

  • Banca Generali accelera sul digital wealth management

    Banca Generali va incontro alle sfide del futuro con un approccio sempre più orientato al digital wealth management. Servizi fintech e innovazioni come la blockchain possono essere di impulso anche ai settori più conservatori, ha detto l’AD Gian Maria Mossa al Salone del Risparmio di Milano.

    Banca Generali, l’evoluzione del digital wealth management al Salone del Risparmio di Milano

    Con l’arrivo sul mercato dei nativi digitali anche un’industria tradizionale come quella del risparmio, per sopravvivere, dovrà necessariamente aprirsi all’innovazione. Ed è quello che Banca Generali sta facendo ormai dal 2015: l’Istituto è sempre più orientato verso un modello di digital wealth management in grado di cogliere le potenzialità delle nuove frontiere del mondo finanziario. Integrare servizi fintech e nuove tecnologie nel proprio ecosistema assume oggi un valore sempre più strategico. Ne è convinto l’Amministratore Delegato Gian Maria Mossa, tra i protagonisti dell’ultima edizione del Salone del Risparmio di Milano. Nel suo intervento, il manager ha ricordato il percorso avviato da Banca Generali, prima in Italia a dotarsi di un’architettura digitale e di una piattaforma di open banking. Una strategia che oggi consente all’Istituto di “rispondere con puntualità alle necessità dei clienti” e di guardare a tecnologie come la blockchain, che secondo l’AD “porterà una grande innovazione in termini di semplicità, trasparenza, accesso ed efficacia”.

    Digital wealth management: il modello di Banca Generali, eccellenza italiana

    In poco meno di dieci anni Banca Generali è riuscita, grazie all’integrazione di nuove tecnologie e servizi di partner terzi, a superare i confini del private banking adottando a tutti gli effetti uno dei modelli di digital wealth management più avanzati nel panorama nazionale. Un risultato riconosciuto anche dal “Financial Times”, che nel 2021 ha nominato l’Istituto “Best Private Bank in Italy”. Al Salone di Milano Gian Maria Mossa ha parlato anche di Nft, token e criptovalute, ricordando “BG Conio”, la recente iniziativa lanciata in collaborazione con l’azienda fondata da Vincenzo di Nicola e Christian Miccoli. Un servizio che dallo scorso febbraio consente ai clienti di comprare e vendere Bitcoin operando direttamente mediante il proprio conto corrente attraverso l’app di Mobile Banking Banca Generali Private. Finora sono circa 20mila i clienti che hanno usufruito della novità, secondo l’AD segno di un interesse sempre maggiore verso il mondo delle criptovalute. Un trend che ha ormai destato l’attenzione di tutto il settore, dalle banche centrali agli operatori privati: “Credo sia molto positivo che anche in Italia gli organismi preposti stiano guardando in chiave costruttiva a questo percorso di innovazione che può aprire a nuove opportunità”.

  • Francesco Milleri: “Eyes on Carbon”, così raggiungeremo la Carbon Neutrality in tre anni

    Francesco Milleri: "Eyes on Carbon", il raggiungimento della Carbon Neutrality (emissioni Scope 1 & 2) nelle attività di EssilorLuxottica previsto entro il 2025.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: per vedere in modo chiaro dobbiamo lavorare in modo pulito, la vision di EssilorLuxottica

    "Fare del bene sia per i nostri clienti, i consumatori e le comunità di riferimento sia per il pianeta ci dà ancora maggiore fiducia nel domani", aveva sottolineato l’AD Francesco Milleri lo scorso anno presentando la roadmap per la Sostenibilità di EssilorLuxottica "Eyes on the Planet". In quell’occasione l’AD aveva parlato inoltre del percorso che il Gruppo ha intrapreso per la progressiva decarbonizzazione delle proprie attività aziendali: non a caso EssilorLuxottica si impegna da tempo nell’individuare soluzioni e processi funzionali all’eliminazione delle emissioni Scope 1 & 2 dalle proprie attività aziendali coinvolgendo diverse aree strategiche e aggiornando regolarmente attrezzature e tecnologie. Il Gruppo punta al raggiungimento della Carbon Neutrality (emissioni Scope 1 & 2) entro il 2025 e, come annunciato dall’AD Francesco Milleri, in Europa entro il 2023.

    Francesco Milleri: verso la Carbon Neutrality entro il 2025, cominciando dall’Europa nel 2023

    L’impegno per la decarbonizzazione, supportato fortemente dall’AD Francesco Milleri, si inserisce in un quadro più ampio che vede EssilorLuxottica promuovere sempre più iniziative e progetti per contribuire al conseguimento degli SDGs, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Produrre e utilizzare energia elettrica rinnovabile, ovunque sia possibile, e arrivare a un mix globale di energia elettrica che provenga al 100% da fonti rinnovabili significa ad esempio incentivare il raggiungimento dell’Obiettivo 7 (assicurare a tutti l’accesso a sistemi energetici puliti, economici, sostenibili, affidabili e moderni). E guarda in questa direzione anche la decisione di introdurre nei principali siti di produzione del Gruppo una tecnica di galvanica ecosostenibile (un sistema integrato di trattamento e riciclo dell’acqua). E ancora l’Obiettivo 13 che implica di agire per il clima: nella vision di EssilorLuxottica non significa solamente intervenire per ridurre le emissioni di carbonio ma anche investire in progetti per la protezione e il recupero degli ecosistemi naturali nonché alla promozione del benessere delle comunità locali. L’impegno del Gruppo guidato da Francesco Milleri non riguarda solo chi vi lavora ma anche fornitori e clienti, a riprova che il benessere del pianeta implica uno sforzo trasversale e condiviso. Basti pensare alle spedizioni: EssilorLuxottica dà ai clienti la possibilità di scegliere le modalità di consegna più ecologiche, adattando l’esperienza di acquisto ai loro valori. E lavora in collaborazione con i fornitori logistici alla riduzione delle proprie emissioni indirette (Scope 3) verso l’obiettivo finale di zero emissioni.

  • Case vacanza fantasma: ecco le polizze

    Affittare una casa per l’estate, arrivare a destinazione e scoprire che… non esiste. Un pensiero che, almeno una volta, sarà passato per la testa degli oltre 4,5 milioni di italiani che quest’anno, secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a Emg Different, hanno scelto di trascorrere le ferie in una casa vacanza. Le notizie di cronaca su truffe in questo settore non mancano e le compagnie assicurative sembrano aver colto il bisogno dei cittadini di tutelarsi tanto è vero che, come emerso dall’analisi di Facile.it, sul mercato sono arrivate le polizze che proteggono i viaggiatori da questo pericolo.

    Si tratta, per l’appunto, di speciali assicurazioni viaggio pensate per coloro che affittano una casa vacanza; oltre alle normali coperture quali Rc danni a terzi e annullamento viaggio, questi prodotti tutelano l’assicurato – rimborsando la caparra versata – qualora finisse vittima di una truffa. Nello specifico, l’assicurazione interviene non sono nel caso in cui l’abitazione affittata non esistesse affatto, ma anche qualora questa non fosse conforme alla descrizione fornita nell’annuncio. La difformità deve essere documentata e significativa come, ad esempio, difetti che rendono impossibile il soggiorno in condizioni normali o, anche, la mancanza di apparecchi indicati nell’annuncio e che erano stati determinanti nella scelta dell’immobile da parte del viaggiatore. Insomma, se prendiamo una casa per la sua cucina e scopriamo che non è presente, allora possiamo contare sull’intervento dell’assicurazione.

    Come sempre, consigliano gli esperti di Facile.it, quando si tratta di polizze assicurative è bene fare attenzione a franchigie, massimali ed esclusioni: le polizze per le case vacanze, ad esempio, sono valide solo se vi è un regolare contratto di locazione firmato, se la caparra è stata versata con una forma di pagamento tracciato e se l’affitto riguarda un immobile destinato al soggiorno turistico di durata inferiore ai 100 giorni; non sono coperti gli affitti tra persone legate da parentela e, in caso di frode, è necessario presentare la denuncia sporta alle autorità.

    Quella delle casa vacanze fantasma, però, non è l’unico rischio frode che si corre durante il periodo estivo. L’indagine commissionata da Facile.it mUp Research ha messo in luce, ad esempio, che tra le principali voci di spesa familiare prese di mira dai malviventi con più frequenza ci sono le carte di credito, di debito e le prepagate tanto è vero che nell’ultimo anno il 6,5% dei rispondenti, pari a  2,8 milioni di individui, ha dichiarato di essere caduto in trappola in questo ambito.

    «Durante il periodo estivo, in particolare se ci si reca all’estero, l’uso delle carte elettroniche aumenta e questo, naturalmente, espone i consumatori ad un numero maggiore di rischi», spiegano gli esperti di Facile.it. «Per aiutare i cittadini ad evitare di cadere in trappola, abbiamo creato un’apposita sezione del sito Facile.it – chiamata Spazio Sicurezza –  da oggi arricchita anche con i podcast, che contiene consigli utili su come riconoscere i pericoli e difendersi dai malfattori.».

     

    *Nota metodologica: indagine condotta da EMG Different su un campione (1.000 rispondenti) rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 74 anni per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione CAWI. Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: maggio 2022.

  • Investire in Oro Quando e Perché Conviene

    Investire in oro è diventata per molti investitori e risparmiatori la nuova frontiera dove trovare un po’ di stabilità in un mondo economico e finanziario in piena fase di trasformazione.
    Molti ritengono che investire in oro sia la strategia più giusta per preservare il valore del proprio denaro, per quello che possiamo sapere questo è stato vero fino ad oggi ed è probabile che lo sia anche per il futuro.
    Un ragionamento corretto visto che perfino gli stati conservano gelosamente riserve auree al apri di chiunque in quanto semplici da monetizzare anche presso attività come questo compro oro Firenze.
    Preservare il valore del denaro posseduto è però un concetto diverso da quello di chi con il denaro vuole ottenere nuovo denaro.
    Per questo motivo dagli addetti del settore finanziario l’oro è considerato un bene rifugio, sicuramente ad oggi quello più affidabile sul lungo periodo.
    Questo metallo prezioso aumenta di valore in prossimità soprattutto di fenomeni economici e finanziari negativi quando gli altri beni o investimenti tendono a subire perdite importanti.
    In un contesto come quello dell’ultimo ventennio investire in oro è risultato particolarmente conveniente tanto da avere ottenuto dei risultati pari o superiori a molti altri asset che invece hanno perso di valore a causa delle ripetute e profonde crisi economiche che si sono abbattute soprattutto sul mondo occidentale.
    Il valore dell’oro è aumentato di oltre cinque volte dall’inizio del nuovo millennio un risultato eccezionale se si considera che la media degli asset classici ad oggi ha invece subito perdite ben oltre la doppia cifra.
    Logicamente acquistare oro per investimento deve essere fatto con le stesse regole finanziarie di altri investimenti.
    Come per ogni tipologia di investimento l’ideale è cercare di acquistare nei momenti in cui il suo prezzo possa essere considerato conveniente e non in fasi di rialzo del prezzo.
    A prescindere da tutto ciò si deve considerare investire in oro come una sorta di assicurazione e non come un metodo di guadagno in quanto il prezioso metallo giallo permette di realizzare un guadagno solo al momento della vendita e non frutta interessi.

  • Cristina Scocchia alla guida di Illycaffè: il punto sugli obiettivi del GruppoCristina Scocchia

    In seguito alla nomina ad Amministratore Delegato di Illycaffè, Cristina Scocchia ha fatto il punto su alcuni dei maggiori obiettivi che attendono lo storico Gruppo di Trieste.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia e Illycaffè, prospettive di sviluppo

    Manager dalla solida esperienza internazionale, Cristina Scocchia è approdata in Illycaffè a gennaio 2022, quando il Gruppo l’ha nominata al ruolo di Amministratore Delegato. Una sfida professionale che, dopo le esperienze di successo in L’Oréal Italia e KIKO Milano, la vede impegnata nel definire e implementare la prossima fase di crescita per Illycaffè. La stessa manager aveva anticipato, in un’intervista al "Corriere della Sera", il sopraggiungere di una nuova avventura in un importante Gruppo italiano. L’annuncio giunse poi a novembre 2021 quando Cristina Scocchia confermò si trattasse di Illycaffè, con nomina resa effettiva dal 1° gennaio 2022. La manager approda così in un settore del tutto diverso rispetto alle precedenti esperienze lavorative: il ruolo, come confermato da Cristina Scocchia in diverse interviste, prevede obiettivi di grande portata come quello della quotazione in Borsa.

    Cristina Scocchia: gli indirizzi previsti nel futuro Piano Industriale

    Con Cristina Scocchia Illycaffè si pone l’obiettivo di rafforzare la propria posizione competitiva in Italia, mercato chiave in cui punta a crescere sia nel settore Horeca sia negli altri canali. L’azienda di Trieste, specializzata nella produzione di caffè di alta qualità sostenibile, ha infatti in programma anche di espandersi nel canale della grande distribuzione. Sul fronte estero, il Gruppo intende crescere a livello internazionale partendo dall’Europa, zona che presenta ampi margini in Paesi quali Spagna, Francia e Germania. Lo sviluppo del business guidato da Cristina Scocchia ha poi in programma di raggiungere i mercati statunitense e cinese, ritenuti strategici dal Gruppo. Non da ultimo, tra gli obiettivi indicati dall’AD anche importanti strategie di crescita per realizzare un efficace processo di quotazione in Borsa.

  • Scuola, Gianni Lettieri lancia la nuova edizione del progetto “Piccoli Imprenditori”

    Coinvolte nell’iniziativa numerose scuole del napoletano. Gianni Lettieri: "Dobbiamo diffondere la cultura di fare impresa".

    Gianni Lettieri

    Il commento di Gianni Lettieri: "Sviluppo del Sud, serve cultura di impresa e voglia di intraprendere"

    Divulgare la cultura di impresa e lo spirito imprenditoriale tra gli studenti della Campania è questo l’obiettivo di "Piccoli Imprenditori", progetto promosso da Gianni Lettieri durante il suo mandato come Presidente dell’Unione Industriale di Napoli. Il concorso vuole ribaltare la logica del "posto fisso" e promuovere un messaggio diverso: grazie a idee, costanza e preparazione tutti hanno la possibilità di diventare imprenditori e dare lavoro anche ad altre persone. Migliaia i giovani studenti di scuole medie e superiori finora coinvolti nel concorso, che presto partirà con una nuova edizione. Ad annunciarlo è lo stesso Presidente di Atitech. Prevista per l’anno scolastico 2022/2023, l’iniziativa coinvolgerà diverse classi del territorio napoletano: "Tutto quello che vorrei trasmettere ai bambini ed ai ragazzi, racchiuso in due sole parole, è lo ‘spirito imprenditoriale’ – ha commentato Gianni Lettieri in occasione dell’annuncio -. Dobbiamo diffondere la cultura di fare impresa, la voglia di intraprendere". Per farlo, è necessario che i giovani si cimentino in prima persona: "Al sud abbiamo meno imprese del nord, abbiamo bisogno di più aziende per creare sviluppo e posti di lavoro, e i nostri ragazzi devono crescere con questa mentalità".

    Gianni Lettieri: i dettagli del concorso

    La nuova edizione del concorso ideato da Gianni Lettieri verrà divisa in tre fasi. Durante la prima parte del progetto, gli studenti riceveranno un libricino illustrato dal titolo "Piccoli Imprenditori". Le informazioni contenute riguardano i diversi step di un progetto imprenditoriale, dal posizionamento sui mercati alle strategie di marketing. Con l’ausilio dei docenti i giovani inizieranno a realizzare la propria idea imprenditoriale. La selezione dei lavori ritenuti più interessanti darà inizio alla seconda fase: per questa edizione il focus si sposterà sulla sostenibilità a tutti i livelli. Durante la terza fase, prevista in primavera, ci sarà l’evento di premiazione che si svolgerà o presso la Città della Scienza o presso gli hangar Atitech a Capodichino. Per l’imprenditore napoletano il rilancio del progetto "sarà di aiuto per gli studenti anche in questo difficile periodo". Con la partecipazione al concorso, gli studenti potranno apprendere nozioni fondamentali in vista di un eventuale futuro imprenditoriale: "Sarà un modo per evadere dalle importanti attività didattiche quotidiane e per dedicare un po’ di tempo a ciò che, apparentemente, può sembrare un gioco ma che racchiude tanti concetti utili ed importanti, accennati ed evidenziati nel libricino, che possono essere oggetto di studio a tutti i livelli e per tutte le classi", conclude Gianni Lettieri.

  • Pierroberto Folgiero: Castellammare, focus sulla visita allo stabilimento Fincantieri

    Fincantieri: le considerazioni dell’AD Pierroberto Folgiero in occasione della visita, lo scorso 17 giugno, allo stabilimento di Castellammare di Stabia con il Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio e il Presidente Claudio Graziano.

    Pierroberto Folgiero

    Pierroberto Folgiero: il carattere polivalente del sito stabiese

    La bravura di questo cantiere è di essere polivalente. L’AD di Fincantieri Pierroberto Folgiero, insieme al Presidente Claudio Graziano, ha accompagnato lo scorso 17 giugno il Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio in visita allo stabilimento di Castellammare di Stabia. "Se sei polivalente, se sei sul ciclo, se sei sull’anticiclo, sei nel posto giusto": l’AD ha così sottolineato il valore dei progetti in sviluppo all’interno dello stabilimento. Navi sia destinate ad uso civile che militari: "Questa polivalenza nel tempo ti garantisce più stabilità del carico di lavoro". La visita del Ministro degli Affari Esteri è stata anche l’occasione per fare il punto sul futuro del sito stabiese. "Della necessità di rinforzare l’infrastruttura si sta parlando da tempo, è arrivato il momento per farlo anche perché sulle navi ad alta tecnologia e innovazione ci sarà tanto da fare. Aumentare la produttività è fondamentale", ha spiegato in merito Pierroberto Folgiero. La bravura, ha specificato l’AD, è nel fare accadere le cose: "E in questo Paese far accadere le cose è un esercizio di concertazione importante. Ma ora vedo allineamento di interessi e forza, bisogna crederci, noi ci crediamo, siamo a Castellammare anche per questo".

    Pierroberto Folgiero: il valore della sostenibilità e l’importanza della formazione per il futuro del settore

    Durante la visita nello stabilimento di Castellammare di Stabia, l’AD di Fincantieri Pierroberto Folgiero ha inoltre ricordato il progetto in sviluppo all’interno del cantiere per la costruzione di Zeus, imbarcazione sperimentale con un sistema di propulsione elettrica alimentata sia da batterie sia da fuel cell ad H2: nei prossimi anni navigherà per testare e confrontare le diverse tecnologie ‘zero emission’ di cui sarà dotata. Zeus rappresenta efficacemente il forte impegno di Fincantieri a favore della sostenibilità, su cui l’AD si è espresso anche nei giorni scorsi: "Essere leader nella transizione energetica, nei carburanti verdi, nel gas, nell’idrogeno, quando questi nuovi scenari saranno industrialmente percorribili, significa lanciare anche da questo punto di vista il messaggio della forza di un’azienda con un grande passato ma a prova di futuro". Pierroberto Folgiero a Castellammare ha parlato anche dell’importanza della formazione di nuove leve: "Proiettandoci a dieci anni la cantieristica e navalmeccanica dovrà riportare gli italiani dentro i cantieri. Anche nelle ditte esterne. Questi cantieri del Sud già lo fanno: se si vuole reindustrializzare l’Italia e l’Europa bisogna estendere questa tendenza sull’intero territorio. Questo ce lo ha insegnato il Covid: riportare in Italia alcuni cantieri di fornitura, spingendo su chi fa formazione di maestranza italiana". L’invito dell’AD dunque è a rilanciare le scuole professionali.

  • Economia, se la Cina resta vulnerabile sono dolori…

    Quando analizziamo lo stato di salute dell’economia mondiale, solitamente guardiamo in casa nostra e negli Stati Uniti. In realtà, dobbiamo dare uno sguardo molto interessato anche alla Cina, perché ormai il Paese del Dragone ha sostituito gli USA come locomotiva dell’economia mondiale.

    Il ruolo della Cina nell’economia

    economia cinaEcco perché se in Cina la crescita non riprende come prima, saranno dolori per tutti.
    Gli ultimi report che arrivano dall’Oriente non sono incoraggianti. Il livelli di disoccupazione giovanile sono sopra la media: hanno raggiunto il 19,3% a giugno, un record.
    Il mercato immobiliare versa in uno stato di crisi, mentre il PIL del secondo trimestre è cresciuto solo dello 0,4% rispetto al 2021. Il peggior risultato dal 1992, dopo il tracollo (-6,9%) registrata nel trimestre dello scoppio del Covid, quando il Paese era praticamente chiuso. La crescita del 4,8% vista nel primo trimestre è un lontano ricordo.

    Basi poco solide

    Quel che è peggio è che le basi per una ripresa sostenuta dell’economia cinese non sono stabili. Insomma, chi auspicava di vedere una sopra di replica del rimbalzo post-Covid (anche se quel supertrend è irripetibile), è destinato a rimanere deluso.

    Scenario attuale

    La Cina sta iniziando ad uscire lentamente da lunghi mesi di lockdown totale. La fine di molte restrizioni hanno già dato slancio ai dati economici, che hanno mostrato segni di miglioramento. Tuttavia lo scenario non induce a pensare che ci sarà una rapida ripresa dell’economia.
    L’obiettivo ufficiale di crescita era di circa il 5,5% per il 2022, ma le previsioni parlano di un rallentamento del 4%. La produzione industriale è aumentata del 3,9% anno su anno, ma non ha centrato le aspettative del 4,1%. Anche lo yuan è sceso al minimo (contro il dollaro) dal settembre 2020.
    Inoltre rimangono i rischi legati a nuove possibili ondate di coronavirus, e nuovi possibili misure restrittive (in Cina è in atto una rigorosa politica Zero-Covid).

    Rischio contagio

    Il ruolo di prima importanza che la Cina riveste nell’economia globale, ci espone al rischio di un nuovo “contagio”, che però stavolta sarebbe di tipo economico-finanziario su tutti i mercati Otc, e potrebbe avere delle ricadute geopolitiche importanti. Proprio in un periodo reso già complicato dagli effetti della guerra russo-ucraina.

  • L’azienda Ideal Standard: Hotellerie, focus su soluzioni e progetti

    Ideal Standard ha trovato uno spazio di prestigio all’interno del progetto curato dallo Studio Marco Piva per riqualificare e restaurare Palazzo Bertarelli a Milano.

    Ideal Standard

    Radisson Collection Hotel, Palazzo Touring Club Milan: il coinvolgimento di Ideal Standard nel progetto

    Che si tratti di un’azienda leader nel settore della progettazione di soluzioni per il bagno, lo dicono anche i numerosi progetti in cui Ideal Standard è coinvolta per la qualità, in termini di funzionalità e design, che contraddistingue le sue proposte. Come nel progetto curato dallo Studio Marco Piva per riqualificare e restaurare Palazzo Bertarelli a Milano, trasformato in quella che oggi è la sede del Radisson Collection Hotel Palazzo Touring Club Milan. Ideal Standard ha trovato uno spazio di prestigio all’interno del progetto: il nuovo hotel a cinque stelle è nato grazie a un intervento architettonico e di interior design che ha preservato l’heritage storico e culturale del palazzo che lo ospita, una delle più belle espressioni del tardo Liberty milanese e sede storica del Touring Club Italiano, coniugando storicità e contemporaneità.

    Ideal Standard: soluzioni e idee per l’Hotellerie

    La sfida era di creare degli spazi funzionali e integrati al contesto storico dell’edificio da un lato e alle esigenze di una società in continua evoluzione dall’altro: Ideal Standard è stata scelta proprio per esaltare lo stile contemporaneo degli ambienti bagno nelle 89 camere dell’hotel. I lavabi da appoggio Strada II e i sanitari Tesi, due collezioni lanciate dall’azienda che si distinguono per le linee morbide, i profili discreti e il delicato minimalismo, impreziosiscono dunque tutti i bagni delle camere dell’hotel, ognuno diverso dall’altro al fine di promuovere un gioco di contrasti attraverso finiture di rivestimento di grande carattere, contraddistinti da cromie dal bianco al grigio. Come tutti i prodotti all’interno dell’ampia offerta di Ideal Standard, anche Strada II e Tesi permettono al progettista di unire design di prima qualità e performance eccezionali, garanzie sempre più ricercate per i progetti in ambito contract dove è centrale l’utilizzo di soluzioni che combinino design, prestazioni e durabilità.

  • Private banking, Banca Generali punta su giovani e nuove competenze

    Banca Generali: nuove assunzioni, formazione e prodotti di private banking alternativi per potenziare la rete e sostenere i risparmiatori italiani.

    Banca Generali: un modello di private banking sempre più "giovane"

    Una raccolta netta tra i 6 e i 7,5 miliardi di euro l’anno con un obiettivo triennale che si attesta tra i 18 e i 22 miliardi. Quello contenuto nel Piano 2022-2024 presentato lo scorso febbraio da Banca Generali è un obiettivo finanziario ambizioso, soprattutto considerando i mutamenti avvenuti negli ultimi mesi. Per rispondere alle sfide dell’inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse, l’Istituto punta su formazione, giovani e soluzioni di private banking che possano offrire ai clienti nuove forme di investimento alternative. Una strada che ha già dato i suoi frutti, con la rete di consulenti e banker in grado di registrare lo scorso maggio 2,5 miliardi di raccolta nonostante la forte volatilità dei mercati. A spiegarlo è il Vice Direttore Generale di Banca Generali, Marco Bernardi, che in un’intervista rilasciata a "We Wealth" ha parlato di un "ambizioso progetto" che prevede l’assunzione di circa 165 banker all’anno. Già in questi primi mesi del 2022 sono stati 90 i nuovi ingressi, di cui 30 giovani: "Quello del ricambio generazionale è un altro target che ci siamo prefissati. I nuovi ingressi hanno un’età media di 42 anni, nettamente inferiore rispetto alla media sia del settore di 53 anni che della nostra struttura".

    Private banking, i cambiamenti post Covid-19

    Due i fattori che hanno contribuito ai risultati ottenuti dalla rete di Banca Generali. Da un lato la pandemia ha portato ad un indebolimento delle banche commerciali sui territori, lasciando un’area di risparmiatori alla ricerca di nuovi interlocutori. L’inflazione degli ultimi mesi ha poi spostato l’attenzione verso soluzioni di private banking di breve termine: "Oggi il nostro settore ha l’opportunità di accompagnare i risparmiatori in percorsi che, con uno scenario inflattivo all’8%, necessariamente devono dare del valore aggiunto rispetto a lasciare i soldi sul conto corrente", ha commentato Bernardi. In un contesto in cui i mercati appaiono profondamente mutati, l’attività formativa dedicata a consulenti e banker ha quindi la priorità: "Non solo da un punto di vista di aggiornamento delle competenze – sottolinea – ma anche dello studio e dell’approfondimento di nuove competenze. Esemplificativo è stato il periodo del Covid, dove i professionisti hanno dovuto imparare una nuova modalità di comunicazione". L’intenzione di Banca Generali è quella di "creare laboratori dove condividere idee, impressioni e necessità dei clienti" in modo da offrire prodotti di private banking sempre più efficienti e rispondere alla domanda sempre più ingente di asset alternativi. Un percorso che l’Istituto ha avviato già nel 2019 con il lancio di BG4Real, che offre soluzioni di investimento nell’economia reale.

  • Ferie: oltre 6 milioni partiranno con il proprio animale domestico

    Gli Italiani hanno voglia di tornare a viaggiare e lo fanno insieme al loro animale domestico; è questa una delle evidenze emerse dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different* secondo la quale sono più di 6 milioni i nostri connazionali che quest’anno si concederanno almeno una vacanza in compagnia del proprio amico a quattro zampe; vale a dire che, tra i proprietari che partiranno per una pausa estiva, più di 1 su 3 (34,5%) lo farà insieme a Fido o Micio. La percentuale sale al 42,4% fra chi possiede un cane e raggiunge addirittura il 58,7% tra i 45-54enni.

    Sebbene quasi 1 proprietario su 2 (45,9%) sia disposto a spendere di più pur di avere maggiori servizi per l’amico a quattro zampe, sono ancora tanti i padroni che non pensano a tutelare i loro animali con un’assicurazione che li metta al riparo da eventuali imprevisti durante le ferie e, addirittura 8,4 milioni (34,5%), tra chi possiede un animale, non sanno neanche che esistano polizze specifiche per Fido e Micio.

    Vacanza a misura di pet

    Dall’indagine è emerso come quasi il 50% dei proprietari abbia ammesso di tenere in considerazione le esigenze del proprio animale nella pianificazione delle vacanze: in particolare 6 padroni su 10 prima di scegliere la meta del soggiorno si informano se siano ammessi animali domestici, il 24,4% ha dichiarato di scegliere mete raggiungibili in auto, mentre 5,4 milioni, semplicemente, scelgono posti vicini al loro luogo di residenza.

    Non solo; 11,2 milioni di proprietari sono disposti a pagare di più affinché l’animale goda di maggiori servizi e, nonostante l’inflazione e il rincaro generale dei beni che sta mettendo a dura prova gli italiani, la percentuale di chi è disposto a pagare di più per far star bene il proprio animale in vacanza risulta più alta del 13,6% rispetto al 2020.

    Per queste vacanze, l’alloggio preferito risulta essere in strutture ricettive come alberghi, agriturismi, hotel e B&B, scelti da 2,3 milioni di possessori di animali (38,5%).

    Le assicurazioni a tutela degli animali

    Sebbene molti viaggeranno con i propri animali al seguito, sono ancora pochi coloro che hanno l’abitudine di assicurarli da eventuali imprevisti durante le vacanze e addirittura 8,4 milioni di proprietari hanno ammesso di non conoscere l’esistenza di questa tipologia di polizze.

    Sono, invece, circa 5 milioni i possessori di animali che hanno dichiarato di aver sottoscritto in passato un’assicurazione specifica dedicata ai pet, in aumento di circa 5 punti percentuali rispetto a quanto rilevato nel 2020, mentre quasi 2 su 10 (18%) hanno detto di essere intenzionati a stipularne una in futuro.

    «Quando si viaggia e ci si allontana da casa anche i nostri amici a quattro zampe sono esposti a potenziali pericoli; per questo, scegliere una polizza specifica potrebbe essere di fondamentale importanza per tutelare non solo l’animale, ma anche il padrone», spiega Irene Giani, BU Manager Non-Motor Insurance di Facile.it. «Sul mercato esistono diversi prodotti che variano a seconda delle garanzie incluse, ma per una copertura Responsabilità civile e salute i premi partono da poco più di 11 euro al mese».

    Oltre alla tradizionale copertura RC contro eventuali danni arrecati a terzi e al rimborso delle spese in caso di malattia o infortunio, alcuni prodotti mettono a disposizione una centrale operativa specializzata nell’organizzazione di vacanze pet friendly, con un supporto che va dalla ricerca della struttura ricettiva più adatta, fino alla spiaggia o ai ristoranti a misura di “cane e gatto”.

    Dato che, si legge nell’indagine, 5,7 milioni di proprietari utilizzeranno l’auto per raggiungere il luogo di villeggiatura, è bene ricordare che nel caso in cui l’animale si faccia male durante un incidente con colpa non è tutelato dall’RC auto del proprietario. Per superare il problema, alcune compagnie assicurative offrono una garanzia opzionale che tutela il passeggero a quattro zampe; ma attenzione, queste coperture sono valide solo se l’animale è trasportato secondo le norme del Codice della Strada.

    E se, invece, l’animale sta male mentre siamo via e, soprattutto, accade quando siamo in un luogo che non conosciamo? In questo caso le assicurazioni offrono assistenza e consulenza veterinaria telefonica o, anche, sono in grado di segnalarci i centri e le cliniche specializzate più vicine al luogo di villeggiatura.

    Oltre al rimborso delle eventuali spese sostenute per esami, cure ed interventi chirurgici, alcune compagnie arrivano persino a consegnare a domicilio i medicinali necessari e a rimborsare i costi extra di alloggio nel caso in cui si dovesse prolungare il soggiorno a causa dello stato di salute dell’animale.

    Un’altra casistica coperta dai prodotti assicurativi è quella dello smarrimento dell’amico a quattro zampe; in questo caso determinate compagnie sostengono i costi necessari a cercare l’animale disperso, altre mettono a disposizione una linea telefonica dedicata per la raccolta delle segnalazioni di avvistamento.

    «Attenzione» conclude Irene Giani. «non bisogna dimenticare che per godere delle coperture, l’amico a quattro zampe deve essere dotato di microchip o tatuaggio, altrimenti l’assicurazione non rimborsa».

    *Nota metodologica: indagine condotta da EMG Different su un campione (1.000 rispondenti) rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 74 anni per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione CAWI Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: maggio 2022.

  • Carlotta Ventura: sostenibilità, i giovani sono grandi alleati nella transizione ecologica

    Carlotta Ventura intervistata a margine di UPA22, assemblea annuale dell’Associazione Utenti Pubblicità Associati: un messaggio per evidenziare come le nuove generazioni siano le più grandi alleate per tenere alta l’attenzione verso l’ambiente.

    Carlotta Ventura

    Carlotta Ventura: ascoltare i giovani sulle necessità del rispetto ambientale

    Capacità di informare e influenzare da un lato, leve decisionali dall’altro. Si potrebbe riassumere così il significato di un recente intervento di Carlotta Ventura, Direttore Communication, Sustainability and Regional Affairs in A2A, in occasione di UPA22, l’assemblea annuale dell’Associazione Utenti Pubblicità Associati, tenutasi il 6 luglio al Teatro Strehler di Milano. Intervistata da "Il Giornale d’Italia", la manager ha parlato dell’importanza delle nuove generazioni nei confronti della transizione ecologica: "Abbiamo deciso di dare spazio ai giovani, per consentire alle nuove generazioni di raccontare quello che vogliono da noi in tema di rispetto dell’ambiente". Carlotta Ventura ha inoltre ricordato il progetto "Rispettare ENERGIA ACQUA E AMBIENTE #GIOVAATUTTI" realizzato da A2A insieme alla Redazione Fonti Attendibili: il risultato è la creazione di un fumetto, Azzurra, per diffondere pratiche virtuose sulla sostenibilità ambientale e sull’uso consapevole di risorse cruciali come l’acqua e l’energia.

    Carlotta Ventura: Generazione Z è alleata per informare e influenzare

    Come sottolineato da Carlotta Ventura, "Azzurra è una ragazzina che si sente responsabile del pianeta e cerca di influenzare i comportamenti degli adulti": se sono questi ultimi ad avere "le leve decisionali per far accadere le cose", è anche vero che i giovani sono "i veri esperti in tematiche ambientali e sono coloro che influenzano i comportamenti all’interno delle famiglie". Non a caso, l’obiettivo di "Azzurra" è avvicinare tra loro i giovani e gli adulti: la Generazione Z vuole essere, infatti, alleata nella transizione ecologica e parte attiva del cambiamento.

  • Italgas, Paolo Gallo: “Trasformare il network e diventare gestori hi-tech, sul piatto 8,6 miliardi”

    L’obiettivo di Italgas è trasformare le reti nazionali e diventare il principale gestore hi-tech.: "La scommessa ambientale – spiega Paolo Gallo al "Corriere della Sera" – è prima di tutto una scommessa tecnologica".

    Paolo Gallo

    Crisi energetica, Paolo Gallo: il Piano 2022-2028 di Italgas

    Considerando l’attuale crisi energetica e le possibili conseguenze del conflitto in Ucraina, "il nostro Paese non può permettersi di sprecare risorse", ha spiegato Paolo Gallo in un’intervista pubblicata sul "Corriere della Sera". Con l’approvazione del Piano 2022-2028, Italgas ha messo sul piatto un ingente investimento pari a 8,6 miliardi di euro. Le risorse verranno destinate al processo di digitalizzazione del network e, allo stesso tempo, anche alla gestione idrica e all’efficienza energetica. Nonostante la situazione complicata, ha commentato l’AD del Gruppo, il nostro Paese può contare sui flussi alternativi provenienti dal Nord Africa, dal Nord Europa e dall’Azerbaijan e su tre rigassificatori che hanno consentito all’Italia di raggiungere circa il 60% di riempimento della capacità di stoccaggio. "Le iniziative che il governo ed Eni hanno messo in campo stanno dando risultati". Avremo quindi gas a sufficienza per il prossimo anno, ma resta il fatto che le risorse disponibili non sono infinite. "La proposta del governo di un Price cap al prezzo del gas la ritengo giusta e doverosa", ha aggiunto Paolo Gallo augurandosi che anche altri Paesi decidano di seguire la scelta dell’Italia.

    Paolo Gallo: Italgas pronta ad acquisire reti idriche

    Grazie agli investimenti in tecnologia, ha spiegato Paolo Gallo, oggi la rete di distribuzione del gas ha dispersioni minime, solo lo 0,1%. Realtà ben diversa per la rete elettrica che registra invece dispersioni per circa il 10% e quella idrica che ha raggiunto e superato il 40%. Tali perdite potrebbero essere ridotte trasferendo le tecnologie nel mondo del servizio idrico. "Un problema che questa estate è particolarmente sentito per via della siccità. Perciò siamo disponibili a valutare l’acquisizione di reti idriche o anche partnership industriali". Perché è così importante digitalizzare la rete? Innanzitutto consente di gestire più efficacemente tutti gli aspetti operativi. Inoltre, la presenza di una rete smart è necessaria per poter accogliere tecnologie di reverse flow e ospitare quindi i nuovi gas, biometano e idrogeno. "Vogliamo creare un grande polo nazionale che si occupi di efficienza energetica a tutto tondo – ha spiegato l’AD – E lo faremo attraverso acquisizioni e aggregazioni. Abbiamo previsto 340 milioni di euro di investimenti". A tale proposito, Italgas ha previsto la realizzazione a Torino, tra il 2023 e il 2024, di un centro di ricerca e sviluppo su metano, biometano e idrogeno verde. "Attraverso un know how con pochi eguali al mondo – ha concluso Paolo Gallopermetterà alle nostre reti e ai nostri impianti di continuare a giocare un ruolo strategico nella transizione energetica".

  • Il percorso professionale di Claudio Machetti: dal Banco di Roma a Enel

    Avviato il suo percorso professionale presso il Banco di Roma nel 1982, Claudio Machetti ha ricoperto ruoli di crescente rilievo: dall’esperienza in Ferrovie dello Stato Italiane all’attuale carica in Enel.

    Claudio Machetti

    Dal 2000 a oggi: la carriera di Claudio Machetti presso il Gruppo Enel

    Claudio Machetti ricopre da maggio 2014 la carica di Direttore della Global Energy and Commodity Management Business Line del Gruppo Enel (fino a marzo 2021 denominata Global Trading). Si occupa di gestire il sourcing di carbone, gas e olio combustibile, oltre a dirigere l’attività del Gruppo nei mercati all’ingrosso di gas ed energia elettrica. Precedentemente è stato Direttore della Global Trading e UpStream Gas Business Line. Ha esordito professionalmente in Enel nel 2000 come responsabile dell’Area Finanza e successivamente, dal 2005 al 2009, è stato Direttore finanziario. Prima di ricoprire l’attuale carica è stato inoltre Direttore della funzione Risk Management. Nel corso della sua carriera professionale presso il Gruppo, Claudio Machetti è stato nominato Consigliere di Amministrazione di Endesa, Terna e Wind, oltre che di numerose società di Enel. Ha inoltre assunto il ruolo di Presidente di FondEnel e Fopen, i due fondi pensione del Gruppo.

    La carriera di Claudio Machetti presso il Banco di Roma e Ferrovie dello Stato Italiane

    Classe 1958, Claudio Machetti nasce a Roma dove nel 1982 consegue la Laurea in Scienze Statistiche presso l’Università La Sapienza. L’anno successivo segna l’avvio della sua carriera presso il Banco di Roma assumendo ruoli di crescente rilievo: inizialmente impiegato nella filiale di Milano, nel 1984 viene trasferito alla Direzione Centrale di Roma in qualità di analista finanziario curando l’IPO di alcune società nella Borsa Italiana. Sei anni più tardi viene invece nominato Vicedirettore Responsabile del Nucleo Analisti Finanziari. Terminata l’esperienza presso il Banco di Roma, nel 1992 entra in Ferrovie dello Stato Italiane. Inizialmente viene nominato Dirigente Responsabile dell’Unità Mercati Finanziari e nel 1996 diventa Direttore della Finanza Operativa. Negli stessi anni Claudio Machetti collabora alla fondazione di Fercredit, società finanziaria specializzata in ambito captive nei settori del factoring, del leasing e del credito al consumo, diventando successivamente Amministratore Delegato.

  • L’importanza delle tematiche ESG nel settore immobiliare

    I criteri ESG (Environmental Social and Governance) sono oggi al centro delle attenzioni da parte dei governi di quasi tutte le principali nazioni al mondo.

    Proprio per questo motivo gli investitori istituzionali e privati si stanno focalizzando sempre più nell’analizzare i propri investimenti non solo dal punto di vista economico e finanziario, ma soprattutto in base agli indicatori ambientali, sociali e di governance.

    Domenico Amicuzi real estate manager con una consolidata esperienza maturata nelle diverse asset class del mercato immobiliare in Italia, durante l’ultima intervista rilasciata al quotidiano online “LaPrimaPagina.it” ha esaminato l’attuale stato e le possibili prospettive delle tematiche ESG in ambito immobiliare.

    Ritengo che il settore immobiliare ha l’obbligo morale verso la collettività di svolgere un ruolo significativo in chiave di ecosostenibilità ambientale, in ottica sociale e dal punto di vista etico e di trasparenza – afferma Amicuzi – con una concreta ipotesi che entro il 2030 gli investimenti che rispettano gli indicatori ESG costituiranno un terzo di tutti gli asset d’investimento”

    Continua Amicuzi “quando si pensa di investire nelle economie emergenti, un elemento fondamentale che può favorire l’utilizzo di criteri sostenibili è fornito dalla possibilità di massimizzare i propri investimenti esercitando contemporaneamente un’influenza sociale positiva a lungo termine”.

  • Condizionatore: ci costerà l’81% in più in bolletta

    Quest’anno il condizionatore sarà un vero e proprio salasso in bolletta; secondo l’analisi* di Facile.it, anticipata a Sportello Italia di Radio Rai, chi sceglierà di accendere l’aria per combattere il caldo estivo dovrà mettere a budget, per la stagione, fino a 216 euro, vale a dire l’81% in più rispetto allo scorso anno.

    Una cattiva notizia che tocca moltissimi consumatori se si considera che, secondo l’indagine commissionata agli istituti mUp Research e Norstat**, ad aprile erano già oltre 29 milioni i nostri connazionali che possedevano un climatizzatore. Platea che potrebbe ulteriormente ampliarsi considerando le temperature raggiunte nelle ultime settimane e la conferma da parte del Governo del Bonus Condizionatore.

    Il costo in bolletta di questi apparecchi, però, potrebbe diventare ancora più alto se ai rincari del prezzo dell’energia aggiungiamo un uso scorretto dell’apparecchio. Proprio per questo Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 6 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sul conto finale.

    1. Occhio all’etichetta. La scelta della classe energetica del condizionatore è fondamentale per cercare di contenere il più possibile i consumi; chi è alle prese con l’acquisto di questo apparecchio, farebbe bene ad optare per un modello di classe A o superiore. Attenzione però alle etichette energetiche; se è vero che a partire dal 2022 è entrata in vigore la nuova classificazione, è altrettanto vero che sul mercato sono ancora disponibili prodotti con la vecchia classificazione.  Per fare una scelta consapevole è bene verificare quale etichettatura riporta il condizionatore che stiamo acquistando. In ogni caso, scegliere un dispositivo a basso consumo consente di ridurre notevolmente la bolletta; ad esempio, guardando alla vecchia etichettatura, passare da un condizionatore di classe B ad uno di classe A++ significa ridurre il costo in bolletta di circa il 30-40% annuo. Non dimenticate, inoltre, che cambiando un vecchio impianto potrete godere anche di rilevanti detrazioni fiscali che possono arrivare fino al 65%.
    2. Condizionatore inverter. Un altro consiglio è quello di valutare l’istallazione di un condizionatore inverter al posto di uno tradizionale. Questa tipologia di climatizzatore, una volta che ha raggiunto la temperatura impostata, anziché spegnersi, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questo tipo di apparecchio permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.
    3. No alle temperature polari. Una volta scelto il condizionatore più adatto alle nostre esigenze, è importante usarlo con criterio ed attenzione: impostare temperature polari, ad esempio, fa male alla nostra salute, al portafogli e all’ambiente. Meglio impostare la temperatura a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno e, se l’apparecchio ne è dotato, possiamo usare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; questo renderà l’aria più salubre e alleggerirà la bolletta fino al 13%.
    4. Attenzione alla pulizia dell’impianto. La manutenzione dell’impianto, soprattutto se ha sulle spalle qualche anno, è fondamentale; sottovalutare la pulizia dei filtri potrebbe costare caro, alla nostra salute e alla bolletta. Un impianto pulito correttamente può funzionare al 100% della sua capacità; di contro, se mantenuto in modo sbagliato, può arrivare a consumare fino all’8% in più.
    5. Il buon senso non deve mai mancare. Le cattive abitudini sono spesso quelle più difficili da eliminare, ma anche quelle che, potenzialmente, costano di più. Per evitare sprechi di corrente (e di denaro!), quindi, quando accendiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso; il consiglio numero uno, spesso disatteso, è di tenere chiuse le finestre quando l’apparecchio è in funzione. Per non fare entrare il calore nelle ore più calde della giornata può essere utile, ad esempio, abbassare le tapparelle. Fate attenzione anche alle porte delle altre stanze: lasciarle aperte quando non necessario, disperdendo così il fresco, può incidere sino al 6% sui consumi.
    6. Funzione sleep per la notte. In alternativa alla deumidificazione, durante le ore notturne è bene preferire la funzione apposita per la notte oppure programmare in maniera corretta e sensata la temperatura; in questo modo la riduzione dei consumi arriva al 10%.

    * I valori sono stati calcolati ipotizzando un condizionatore in classe energetica B con un utilizzo di 500 ore e un consumo annuo di 521 kWh. I prezzi sono stati calcolati considerando la tariffa del servizio di tutelato aggiornata al III Trimestre 2021 e 2022  per un cliente tipo (2.700 kwh annui in fascia monoraria e potenza 3 kW).

    ** Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 9 e il 10 aprile 2022 attraverso la somministrazione di n.1.008 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Francesco Starace a EY Italy Outlook: la transizione energetica richiede impegno e competenza

    Ey Italy Outlook, l’intervento dell’AD di Enel Francesco Starace: "Le città svolgono un ruolo determinante nell’utilizzo dell’energia: sarà sempre più prioritario comprenderne l’assetto per ridurre l’impatto sull’ambiente, con un impegno verso Zero Emissioni".

    Francesco Starace

    Francesco Starace: la transizione energetica ha portato a una profonda trasformazione, anche delle competenze

    Mai come oggi, anche a causa delle profonde trasformazioni che la transizione energetica porta con sé, c’è "sempre più bisogno di persone competenti non solo dentro l’azienda ma in tutto il sistema": lo ha spiegato Francesco Starace lo scorso 28 giugno nel corso di Ey Italy Outlook, iniziativa a cui hanno preso parte diversi rappresentanti del mondo istituzionale e delle imprese per un confronto su cambiamenti e sfide che il Paese è chiamato ad affrontare. Nel corso del suo intervento, l’AD di Enel si è espresso su diversi temi ribadendo l’importanza di un impegno condiviso "se vogliamo un percorso più sostenibile per il pianeta". Confrontandosi con il Ministro del Lavoro e dell’Inclusione Sociale Andrea Orlando, l’AD Francesco Starace si è soffermato ad analizzare le possibili ricadute della transizione energetica sul mondo del lavoro e per le persone. In merito l’AD ha ricordato come benessere, apprendimento continuo e sicurezza siano anche "i pilastri dello Statuto della Persona, un modello di lavoro che segna una trasformazione culturale": il riferimento è al documento redatto da Enel in collaborazione con Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil per sviluppare un nuovo modello di relazioni sindacali con al centro la persona e le sue esigenze. Investire sulla formazione, sulle competenze è indispensabile: basti pensare alle sfide a cui apre il PNRR, uno strumento "necessario" perché indica i progetti su cui concentrarsi da qui al 2026 "ma serve il lavoro che trasforma le intenzioni in effetti e qualcuno lo deve pur fare". Enel in quest’ottica si è prontamente attivata con "Energie per Crescere" e altri progetti dedicati: "Abbiamo scoperto che ci vogliono circa 10 mila addetti tecnici in più per l’investimento sulle reti elettriche rispetto a quello che abbiamo. Dove sono queste persone? Non ci sono. Abbiamo quindi fatto partire un programma di formazione per tecnici di rete, con dieci centri di formazione in giro per l’Italia. Non sono persone che dobbiamo assumere noi, ma per tutto l’indotto".

    Francesco Starace: le città svolgono un ruolo cruciale per costruire un percorso sostenibile per il pianeta

    Le città svolgono un ruolo determinante nell’utilizzo dell’energia: nel quadro della transizione energetica assumono quindi un certo rilievo, come ha evidenziato l’AD di Enel Francesco Starace intervenendo a Ey Italy Outlook. "Per ridurre l’impatto sull’ambiente, con un impegno verso Zero Emissioni, sarà sempre più prioritario comprenderne l’assetto": l’auspicio dell’AD di Enel è che "le amministrazioni pubbliche italiane possano capire il beneficio della trazione elettrica per spostare le persone nelle città". Enel lavora da tempo su possibili soluzioni che possano contribuire a migliorare l’utilizzo dell’infrastruttura metropolitana nel mondo: "Per farlo ci sono tanti modi. Abbiamo un’iniziativa, Net Zero Carbon Cities, che ci dice come grandi città possono fare un utilizzo più efficiente di tutte le infrastrutture cittadine per permettere un miglioramento della qualità di vita, delle relazioni tra le persone e anche nell’utilizzo di energia e materie prime". Francesco Starace ha parlato anche di "iniziative energetiche e analisi dei dati che utilizzano le infrastrutture che abbiamo". Nelle città le più capillari sono i punti luce: "L’illuminazione pubblica urbana è una rete di cui nessuno parla mai, ma è pervasiva. Abbiamo accoppiato al servizio basico quello di rilevazione e intelligente scambio dati per permettere alle amministrazioni delle grandi città di capire, intervenire e migliorare su quello che succede. Ci sono vari progetti pilota, per esempio sul trasporto pubblico urbano abbiamo cominciato a Santiago in Cile e poi a Bogotà e a San Paolo. Partendo da un test abbiamo circa 3 mila autobus pubblici a trazione elettrica in funzione. È la più grande flotta di bus elettrici fuori dalla Cina. In Italia ne abbiamo 17. Questo è il nostro cruccio. Speriamo che prima o poi le amministrazioni pubbliche italiane capiscano il beneficio".

  • Imprese, costi in aumento e pochi vantaggi con un euro così debole

    La corsa dei prezzi dell’energia ha innescato una spirale inflazionistica enorme, spingendo l’economia UE sempre più verso la recessione. Un vero dramma per tutte quelle imprese che pensavano di essere faticosamente riuscite a lasciarsi alle spalle i disastri della pandemia, e invece si trovano immerse in uno scenario assai critico.

    Lo scenario attuale e le conseguenze per le imprese

    impreseLa conseguenza indiretta del processo inflazionistico è la caduta dell’euro. La valuta unica da diverse settimane ha imboccato la via della discesa rispetto al dollaro americano, e qualsiasi indicatore forex affidabile in questo momento pende a favore del biglietto verde americano. Colpa della divergenza di politiche monetaria tra FED e BCE.

    Se la banca centrale americana può spingere sull’acceleratore del rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione, la BCE invece non può farlo perché andrebbe dritta tra le braccia scomode della recessione. Questa divergenza tra le due politiche monetarie ha creato uno squilibrio nel cambio Euro-Dollaro, che per la prima volta in un ventennio ha toccato la parità.

    Euro debole ed effetti sulle imprese

    L’euro debole diventa per le imprese italiane un boomerang. Da un lato genera un vantaggio, perché rende più concorrenziali i nostri prodotti negli Stati Uniti e nei Paesi legati al dollaro. Infatti possiamo vendere a prezzi inferiori e realizzare maggiori profitti.
    Sta già accadendo con i prodotti agroalimentari, le cui esportazioni sono balzate del 19%, segnando un record storico per le esportazioni agroalimentari Made in Italy nel 2022.

    Volano i costi di produzione

    Ma al tempo stesso, un euro così debole rischia di avere pesanti conseguenze sui costi di produzione delle nostre imprese. Significa infatti pagare di più le materie prime, i cui costi stanno già mettendo a dura prova interi settori industriali. E soprattutto vuol dire pagare di più l’energia, dal momento che si paga in dollari e le mani forti di questo mercato sono tutte straniere. Specie russe. Si parla in questi casi di inflazione importata“, che si traduce in bollette più salate.
    In teoria, le uniche imprese che possono trarre pieno vantaggio dalla situazione, sono quelle che importano materie prime dall’area domestica ed esportano verso l’area dollaro. Ma sono poche, davvero poche.

  • L’azienda Ideal Standard: la storia ultra-centennale e la progettazione di Atelier Collections

    Ideal Standard, i punti di forza della linea Atelier Collections: ogni collezione di questo laboratorio di idee riunisce innovazione e bellezza per favorire la realizzazione di progetti senza tempo.

    Ideal Standard

    Ideal Standard: la linea Atelier Collections al Salone del Mobile di Milano

    Ha destato molta curiosità la linea Atelier Collections di Ideal Standard, presentata recentemente anche nel corso del Salone del Mobile di Milano, importante manifestazione internazionale a cui l’azienda dalla storia ultra-centennale ha preso parte quest’anno per la prima volta. "Il nostro contributo più recente alla cultura del design" la definisce Ideal Standard: la linea Atelier Collections è stata infatti progettata anche nell’ottica di promuovere l’importanza del processo di creazione. Da Solos a Calla e Joy Neo: ogni collezione della linea riunisce innovazione e bellezza per favorire la realizzazione di progetti senza tempo. L’azienda leader nella progettazione di soluzioni per il bagno guarda ad Atelier Collections come a un laboratorio di idee: le diverse collezioni sono parti di un universo che crea un progetto unico.

    Ideal Standard: in Atelier Collections il valore intramontabile del design

    La cultura del design è profondamente radicata nella storia ultra-centennale di Ideal Standard. In quest’ottica è stata progettata anche Atelier Collections: la nuova linea inaugura "una nuova era del design che affonda le radici nel nostro heritage portando avanti il nostro contributo al valore eterno del design". D’altronde, come sottolineato anche dal Chief Design Officer Roberto Palomba, un progetto ben concepito trascende completamente la sua funzione e diventa
    senza tempo: "Alcuni progetti Ideal Standard, creati da icone italiane come Ponti e Castiglioni, incarnano alla perfezione questo principio. Sono onorato di seguire le orme di questi maestri italiani e supportare il progresso costante dell’azienda verso l’ideazione e lo sviluppo di innovazioni che, ancora una volta, ridefiniranno non solo il bagno, ma il design in generale". Atelier Collections si colloca alla perfezione in questo percorso.

  • Vacanze: erogati 160 milioni di euro in prestiti

    160 milioni di euro; è questo, secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, il valore dei prestiti personali erogati agli italiani nel primo semestre 2022 per far fronte a spese legate alle vacanze. La voglia di tornare a spostarsi era già stata rilevata dall’indagine, commissionata da Facile.it ad EMG Different, secondo cui il 27,5% di chi partirà farà un viaggio programmato prima del Covid ma rimandato a causa della pandemia, e questa tendenza trova conferma anche nell’aumento delle richieste di finanziamento tanto è vero che, come evidenziato dallo studio reso noto oggi, nei primi 6 mesi dell’anno il peso percentuale dei prestiti per le vacanze è aumentato del 96% rispetto allo stesso periodo del 2021.

    «Dopo due anni di forti limitazioni alla mobilità, finalmente molti italiani potranno tornare a viaggiare e, in alcuni casi, lo faranno sfruttando le opportunità offerte dal mondo del credito al consumo», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it«L’aumento delle richieste di prestiti per viaggiare è però anche strettamente legato ai numerosi matrimoni e viaggi di nozze che, causa pandemia, sono stati rimandati a quest’anno.».

    Identikit del richiedente

    Dall’analisi, realizzata su un campione di oltre 70.000  domande di finanziamento raccolte nel primo semestre 2022*, è emerso che chi ha presentato domanda di credito per pagare spese legate ad un viaggio ha cercato di ottenere, in media, 5.597 euro da restituire in 52 rate (poco più di 4 anni).

    Se si guarda al profilo del richiedente emerge che questa tipologia di prestito è particolarmente diffusa tra i giovani – altro dato legato alla ripresa dei matrimoni e relativi viaggi di nozze. Se, in media, chi si rivolge ad una società di credito in Italia ha 41 anni, quando si parla di prestiti per le vacanze, chi presenta domanda di finanziamento ha, sempre in media, 36 anni; un valore su cui pesano gli under 30, che oggi rappresentano circa il 35% della domanda.

    Nel 75% dei casi a presentare domanda di finanziamento per viaggi e vacanze è stato un uomo, mentre se si analizza la posizione lavorativa del richiedente emerge che il 72% delle richieste arriva da un lavoratore dipendente a tempo indeterminato.
    *Analisi Facile.it realizza su un campione di oltre 70.000 richieste di prestito personale raccolte online nel primo semestre 2022.

    L’indagine EMG Different è stata condotta su un campione (1.000 rispondenti) rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 74 anni per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione CAWI. Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: maggio 2022.

  • Cristina Scocchia: il passato dell’AD di Illycaffè nel mondo della cosmetica

    Cristina Scocchia è l’attuale Amministratore Delegato di Illycaffè. Prima di entrare nella famosa azienda leader nella produzione di caffè, ha guidato due importanti realtà della cosmetica: L’Oréal Italia e KIKO Milano.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia: il percorso che l’ha portata a diventare Amministratore Delegato a 40 anni

    In un’intervista del 2021, Cristina Scocchia racconta di essersi interessata al percorso per diventare AD durante gli anni dell’università, in particolare a seguito di una presentazione tenuta da un’importante multinazionale americana, la Procter & Gamble. Affascinata dai loro discorsi sul talento, la valorizzazione e il merito, decise di mandare un curriculum e fu assunta per uno stage di tre mesi a Roma. Al termine dello stage, l’Amministratore Delegato dell’azienda le propose un contratto, con la premessa che oltre a lavorare a tempo pieno si sarebbe dovuta laureare a pieni voti. “Mi disse: qui devi lavorare come se fossi laureata e poi laureati col massimo dei voti perché noi assumiamo solo chi ha 110”, ricorda. L’AD di Illycaffè ammette che la gavetta è stata dura ma che quando le si è palesata l’opportunità non ha perso tempo. Dopo la laurea si è occupata per quattro anni della vendita in Europa e negli Stati Uniti di un prodotto per dentiere. Nel 2013, all’età di 40 anni, è stata chiamata da L’Oréal per guidare la filiale italiana e con la sua gestione è riuscita a riportare l’azienda alla crescita, ottenendo persino il riconoscimento della legione d’onore dall’ambasciatore francese per l’obiettivo raggiunto.

    Cristina Scocchia in KIKO: da co-pilota di una multinazionale estera a pilota di una multinazionale italiana

    Una volta vinta la sfida di far tornare L’Oréal a prosperare, Cristina Scocchia affronta una nuova avventura. “A quel punto ho sentito che non volevo più fare il copilota, occupandomi di un’azienda bellissima ma come capo di una filiale. Volevo provare a fare non più il copilota ma il pilota”, afferma. Così diventa Amministratore Delegato di KIKO, portando l’azienda a raggiungere i 600 milioni di fatturato e ad aprire circa 900 negozi in 27 Paesi. Grazie a un importante percorso di trasformazione fortemente voluto dall’AD, l’azienda è riuscita a dare grande prova di resilienza persino in un periodo difficile come quello della pandemia. Le basi strategiche gettate tra il 2018 e il 2019, comprendenti innovazione di prodotto, crescita dell’e-commerce e trasformazione digitale, hanno infatti permesso a KIKO di raddoppiare la profittabilità in due anni e di resistere al colpo dato dalla pandemia. In piena emergenza Covid-19, l’azienda è persino stata capace di estendersi in tre nuovi Paesi, aprendo negozi nei Balcani, in Arabia Saudita e in Grecia. La KIKO guidata da Cristina Scocchia ha conquistato anche il mercato cinese, dove è cresciuta esponenzialmente in pochissimo tempo, soprattutto grazie all’e-commerce.

  • Alessandro Bernini: Maire Tecnimont chiude il primo trimestre in positivo, i dettagli

    Il Gruppo guidato da Alessandro Bernini ha reso noti i risultati economici e finanziari fatti registrare durante i primi tre mesi del 2022. Confermato l’impegno a supporto della transizione energetica.

    Alessandro Bernini

    Alessandro Bernini: Maire Tecnimont, il 2022 inizia nel segno della ripresa

    Nonostante le incertezze dei mercati e il contesto geopolitico sfavorevole, Maire Tecnimont apre il 2022 con numeri più che soddisfacenti. Il Gruppo leader nella trasformazione delle risorse naturali, guidato da Alessandro Bernini, ha comunicato i risultati economici e finanziari relativi al 1° trimestre 2022. Da segnalare una crescita importante dei ricavi, che passano dai 625,71 milioni del 2021 ai 728,43 di oggi (+16,4%). In forte aumento anche il Margine di Business (64,9 milioni, +7,6%) e il Margine Operativo Lordo (EBITDA), che sale a 43,7 milioni di euro (+15,5%) con una marginalità del 6,0%. In lieve risalita anche l’utile netto, a quota 18,4 milioni (+1,5%). Migliorata anche la Posizione Finanziaria, che al 31 marzo mostra disponibilità nette per €22 milioni. Confermato l’impegno in tema di transizione energetica. Oltre ad aver firmato un contratto da USD 230 milioni con un importante produttore internazionale di prodotti chimici per la realizzazione di un impianto di ammoniaca blu negli Stati Uniti, nel primo trimestre Maire Tecnimont ha portato a termine diverse acquisizioni nella energy transition, che insieme alla gas monetization oggi compongono quasi l’80% del Portafoglio Ordini (€9.281,8 milioni).

    Alessandro Bernini: per Maire Tecnimont nuovi traguardi anche in materia ESG

    Pochi giorni dopo la comunicazione dei numeri del primo trimestre, il Gruppo guidato da Alessandro Bernini si è reso protagonista di un nuovo traguardo. La società quotata su Euronext ha infatti annunciato di aver ottenuto il rating "AA" da Morgan Stanley Capital International (MSCI) Research e il rating "Gold" da Ecovadis. Si tratta di due delle agenzie di rating ESG più importanti al mondo, impegnate nel valutare le performance ambientali, sociali e di governance delle aziende a livello internazionale. Soddisfatto l’Amministratore Delegato: "Abbiamo pienamente integrato i criteri Esg nella nostra strategia industriale – ha dichiarato Alessandro BerniniVogliamo condividere con i nostri fornitori il nostro impegno ad essere abilitatori della transizione energetica globale". Il progetto della MeT Zero Task Force, destinata alla riduzione delle emissioni di CO2, nasce proprio con questo intento: "Un esempio di innovazione guidata dalle nostre persone, il pilastro principale del nostro modello di business", ha commentato il manager.

  • Digital Wealth Management, online un articolo di Banca Generali dedicato al settore

    Digital Wealth Management, quali le strategie più efficaci per proteggere, valorizzare e trasmettere il patrimonio? Banca Generali ne ha esplorato il funzionamento con un’analisi pubblicata sul blog ufficiale.

    Cos’è il Digital Wealth Management? Il focus di Banca Generali

    Un servizio integrato e multidisciplinare è quello che contraddistingue il Wealth Management, espressione in lingua inglese che indica il concetto di “gestione della ricchezza”. Il termine prende le forme del Digital Wealth Management quando tale servizio integra con sé gli approcci e gli strumenti legati al digitale. Come illustrato da Banca Generali, si tratta di un servizio professionale rivolto principalmente a individui e/o famiglie benestanti, con il fine di proteggere, valorizzare e trasmettere il patrimonio. In questa prospettiva, per “patrimonio” “non si intende esclusivamente la liquidità e gli investimenti finanziari”, bensì “la ricchezza familiare nel suo complesso, che può anche essere costituita da proprietà immobiliari, da altri beni di valore, quali ad esempio collezioni di opere d’arte e, nel caso delle famiglie imprenditoriali, dall’impresa di famiglia”. Strategie efficaci in tal senso prevedono una necessaria visione d’insieme (in altri termini, un “approccio olistico”) che mira, per l’appunto, a proteggere, valorizzare e trasmettere il patrimonio “secondo le volontà ed in piena conformità con la normativa di riferimento”. Per far ciò, specifica Banca Generali, è di centrale importanza la figura del consulente di fiducia, anche per improntare strategie che, piuttosto che basarsi su piani a breve termine, prediligano l’adozione di approcci con una visione nel lungo periodo.

    Digital Wealth Management e consulenti di fiducia: alcuni esempi di successo in Banca Generali

    L’analisi di Banca Generali prosegue focalizzandosi sul ruolo del consulente di fiducia nei servizi di Digital Wealth Management. Una figura, come precisato, di cruciale importanza per “assistere la famiglia nella predisposizione di un inventario del patrimonio familiare”, passaggio che consente di esprimere una stima del valore del patrimonio complessivo. Il consulente di fiducia, inoltre, “supporta il referente del nucleo familiare nella rilevazione dei bisogni e dei progetti di vita” e “imposta e sviluppa la pianificazione, tipicamente pluriennale, degli interventi e delle attività funzionali al raggiungimento degli obiettivi stabiliti”. Il suo ruolo prevede un lavoro di collaborazione con gli altri professionisti di fiducia – quali il commercialista o l’avvocato – nonché di monitoraggio sulle attività svolte dai diversi specialisti. Tra i suoi compiti figurano anche quello di aggiornare costantemente la famiglia sull’avanzamento del piano concordato e di verificare con il referente eventuali modifiche da apportare. Emerge dall’analisi di Banca Generali come ciò presupponga un rapporto di fiducia consolidato con la famiglia, oltre che una conoscenza profonda sugli obiettivi e sulle dinamiche in essa presenti. È questo il motivo per cui l’Istituto dedica grande attenzione alla specializzazione e alla multidisciplinarità nel Digital Wealth Management: per farlo, non a caso, può contare su professionisti dedicati, partner d’eccellenza e strumenti tecnologici avanzati. Tale impegno ha condotto, ad esempio, all’elaborazione di BG Personal Advisory, modello di consulenza evoluto che garantisce una visione integrata sul patrimonio, e alla realizzazione della piattaforma BGPA, strumento ad alto impatto tecnologico che consente di esaminare la sfera degli investimenti finanziari e le altre componenti del patrimonio, come gli asset immobiliari, familiari e di impresa.

  • Compro Oro il Bancomat degli Italiani Durante la Crisi

    I compro oro sono attività il cui business principale è l’acquisto di oggetti in oro dei privati che intendono monetizzarne il valore.
    Queste aziende si sono diffuse dopo il 2000 con l’arrivo delle frequenti crisi economiche e di altro genere che si sono abbattute nelle economie avanzate occidentali, ormai arrivate ad un punto di saturazione del debito accumulato.
    Attività come questo compro oro Firenze valutano il metallo prezioso secondo le quotazioni del momento ed accettano ogni tipologia di oggetto in qualsiasi condizione si trovi purché contenga oro.
    Qualsiasi operatore del settore sa bene che l’oro non si deteriora ne con il tempo ne con altri agenti esterni al contrario di altri metalli.
    Una volta che i compro oro acquistano una quantità sufficiente di metallo prezioso lo rivendono in blocco alle aziende che provvedono ad una nuova fusione che permetterà di separare il prezioso metallo giallo dagli altri metalli.
    Successivamente vengono effettuate altre lavorazioni che permettono all’oro usato di tornare come nuovo, al termine di questo processo l’oro ottenuto viene garantito come oro puro alla percentuale di 999 millesimi.
    L’oro nuovo ottenuto viene realizzato in lingotti 24 carati certificati e pronti pe r essere rimessi sul mercato al prezzo oro spot del momento.
    In questo modo si ottiene una filiera che non solo permette di guadagnare ma è anche utile da un punto di vista ambientale.
    Per ottenere pochi grammi di oro di nuova estrazione è necessario movimentare tonnellate di crosta terrestre, il che oltre ad essere un danno diretto all’ambiente necessita anche di importanti quantità di energia molto superiori a quelle necessarie a riconvertire oro usato in oro nuovo.
    In questa prospettiva i compro oro esistenti oltre ad essere un vero bancomat per chi necessità di liquidità e possiede oggetti in ro rivestono anche un importante ruolo da un punto di vista della sostenibilità ambientale.
    Oggi questo settore è molto cambiato rispetto ai primi anni del 2000, uno dei motivi di cambiamento è rappresentato dalla legge ad hoc che ha introdotto regole stringenti a chi opera come compro oro.

  • Atitech, intervista al Presidente Gianni Lettieri: progetti futuri, Mezzogiorno e PNRR

    Il Presidente di Atitech Gianni Lettieri affronta i principali temi legati al Mezzogiorno e all’attuazione del PNRR: l’intervista rilasciata alla giornalista Anna La Rosa per il quotidiano "La Discussione".

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri illustra i progetti futuri di Atitech

    Atitech è oggi la compagnia di manutenzione indipendente più grande d’Europa: il suo Patron Gianni Lettieri ha rivelato i progetti futuri che la vedranno protagonista. L’azienda ha concluso l’acquisizione del 70% di SEAS (società di manutenzione di linea con sede a Bergamo e basi in tutta Italia) e ha, inoltre, firmato l’accordo con IAI (società aerospaziale Israeliana) per la conversione dei 737 Boeing da passeggeri a cargo. L’attenzione adesso è tutta su Fiumicino: "Abbiamo partecipato al bando di gara per la vendita del ramo maintenance di Alitalia in amministrazione straordinaria", ha dichiarato il Presidente. La conclusione del contratto consentirà di rilevare il ramo manutenzione con circa 1.000 dipendenti. Olbia sarà poi lo step successivo: Atitech ha presentato un progetto per la manutenzione e gli allestimenti di business jet con l’acquisto, dalla liquidazione in bonis di Air Italy, dei laboratori e del magazzino. "Insomma – ha dichiarato Gianni Lettieristiamo lavorando per riportare in Italia una infrastruttura importante per il Paese, la manutenzione aeronautica a 360 gradi, dai motori ai componenti, dalla linea alla fusoliera".

    Guerra in Ucraina, Mezzogiorno e PNRR: l’intervento di Gianni Lettieri

    L’intervista, in seguito, ha avuto ad oggetto il tema della guerra in Ucraina e gli effetti che sta causando al nostro Paese: "È una tragedia inaspettata", ha commentato Gianni Lettieri. "In Europa non ce lo possiamo permettere, le nostre aziende, i nostri mercati, le nostre famiglie, subiranno pesanti conseguenze". Nonostante le diplomazie abbiano commesso un grave errore, sottovalutando il problema, secondo il Patron di Atitech sono ancora in tempo per agire tempestivamente, presentando proposte concrete e scongiurando così l’impennata dell’inflazione. L’intervista ha quindi toccato i temi del Mezzogiorno e dei fondi stabiliti dal PNRR: oggi più che mai è importante colmare quel divario che da sempre separa il Sud dal Nord dell’Italia. "Non dimentichiamo – ha aggiunto il Presidente di Atitech – che per decenni il Pil del Nord è cresciuto al 3/4% l’anno, quindi un buon numero, ma sommato a quello del Mezzogiorno, questo dato crollava miseramente, abbassando il dato nazionale al di sotto dell’uno per cento". Il Governo dovrebbe indirizzare gli investimenti verso il Mezzogiorno creando nuove infrastrutture. Non solo, secondo Gianni Lettieri è fondamentale rafforzare la capacità progettuale e di spesa del Sud Italia dei fondi del PNRR: "È sufficiente osservare quanti miliardi di euro di fondi strutturali della Comunità Europea non siano stati spesi. Questi fondi poi – ha concluso – non solo sono stati disimpegnati, ma sono andati a beneficio di Paesi concorrenti del nostro Meridione, soprattutto dell’Est Europa".

  • Successi imprenditoriali: l’esempio di Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri, classe 1956, nasce a Napoli dove oggi ha sede la società di manutenzione di aeromobili più grande d’Europa di cui è Presidente. Ricopre la stessa carica per Meridie S.p.A., prima investment company del Sud Italia quotata in Borsa.

    Gianni Lettieri

    Le prime esperienze imprenditoriali di Gianni Lettieri nel mondo tessile

    Una volta conseguito il diploma da geometra, Gianni Lettieri si iscrive alla Facoltà di Economia Aziendale e inizia contemporaneamente a lavorare per un’azienda di La Spezia. Si avvicina al mondo dell’imprenditoria nel 1979, anno in cui intraprende una collaborazione con un industriale lombardo per aprire uno stabilimento produttivo di lavorazione dei tessuti. Attiva sia a Monza (MI) che a Casandrino (NA), la fabbrica si occupa di lavorazione dei tessuti, tintoria e finissaggio. Dopo aver maturato circa dieci anni di esperienza nel settore tessile, l’imprenditore fonda la prima società europea specializzata nella produzione di tessuto denim-ring. Il prodotto si rivela un successo e raggiunge anche i mercati esteri. Il volto di Gianni Lettieri arriva persino ad occupare la copertina di una rivista internazionale sulla quale si legge: "Giovanni Lettieri selling Denim to the Americans". È il 1995 quando avvia una joint venture con il gruppo indiano Raymond e costituisce la Raymond Calitri India, la prima azienda produttrice di denim in India. Qualche anno prima si aggiudica all’asta Manifatture Cotoniere Meridionali, superando due affermati imprenditori del Nord Italia.

    Gianni Lettieri: l’acquisizione di Atitech

    Nel 2006 Gianni Lettieri si avvicina al mondo delle energie rinnovabili e fonda la Compagnia per lo sviluppo di energia rinnovabile CO.S.ER. S.r.l., attiva nel settore della produzione di energia proveniente da fonti rinnovabili, allora un ambito con considerevoli prospettive di crescita. Un anno dopo, nel 2007, entra anche nel settore finanziario, attraverso la holding di famiglia, e costituisce in collaborazione con altri soci Meridie S.p.A. In principio denominata Investimenti e Sviluppo Mediterraneo S.p.A., Meridie S.p.A. è la prima investment company del Sud Italia a essere quotata nella Borsa Italiana sul segmento MIV. È sempre attraverso Meridie che fonda la start up Medsolar S.p.A., attiva nel comparto delle energie rinnovabili, e acquisisce Atitech S.p.A., azienda italiana specializzata nella manutenzione di aeromobili civili e militari con sede a Napoli. Diviene Presidente di quest’ultima nel 2009 e la trasforma nella società indipendente di manutenzioni più grande d’Europa.