Autore: elenagolliniartblogger

  • Federico Marchioro: comunicare con la pittura

    L’arte in generale e più specificamente la pittura è da sempre strumento comunicativo per antonomasia e riesce a diffondere e a divulgare a largo raggio una molteplicità di messaggi, talvolta espressi in modo esplicito, diretto e palesemente manifesto e talvolta invece avvolti e conservati dentro le pieghe della narrazione in modo celato e nascosto, secondo chiavi concettuali allusive, simboliche e metaforiche, volutamente cifrate e codificate. Sull’onda di queste riflessioni, la Dott.ssa Elena Gollini ha spiegato alcuni passaggi focali della pittura di Federico Marchioro. In particolare ha precisato: “Federico si tiene intenzionalmente lontano da cliché di banale e scontato modus pingendi e ricerca una propria applicazione creativa scegliendo un orientamento semantico, che partendo dalla radice del reale come fondamento cardine si evolve e si snoda attraverso canali recettivi e percettivi inediti e sui generis, che non sono inquadrabili e classificabili a livello rigido e rigoroso. L’ingegno creativo è nutrito dalla fremente passione e dal trasporto psichico e psicologico, che sfugge ad una comunicazione predefinita e preconfigurata a monte e a priori e si protende invece verso un libero accesso di fruizione, sentimentale ed emozionale scandito da un approccio sensibile. Federico è in primis dedito e devoto alle cosiddette ragioni del cuore e la sua pittura è in primis governata e guidata dalla sfera intima e interiore. Comunicare in pittura per Federico equivale a una comunione sensoriale, è sinonimo di compartecipazione complice e sincera da parte del fruitore. Il suo totale disinteresse a livello speculativo lo colloca su un piano di grande onestà intellettuale e questo emerge in toto nelle opere, si respira e si vede da subito, è palpabile nell’immediato. Comunicare per Federico è proprio anche far affiorare in superficie la sua purezza incontaminata di intenti e di intenzioni, perché un artista vero dev’essere sempre se stesso con limpida trasparenza di pensiero e azione. Federico con la sua pittura anticonformista e informale arriva diretto e schietto e questo è senza dubbio un grande plus valore aggiunto. Il suo orientamento di comunicazione pittorica è associato a questo ideale di visione concettuale allargata e dilatata tramite l’intervento dello spettatore, che contribuisce ad integrare e a completare, instaurando una dialettica di compensazione compenetrante, che entra in sinergia con il flusso vitale delle opere e si mescola formando una sorta di unicum sempre mutabile e variabile a seconda del momento fruitivo particolare. Così Federico lascia una comunicazione sempre aperta, versatile, modulabile, volitiva come la sua indole e camaleontica come la sua personalità artistica di comunicatore-sperimentatore ad hoc”.

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  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea in nome del virtuosismo

    L’arte scultorea nei secoli si è sviluppata seguendo orientamenti molto eterogenei e avvalendosi di soluzioni davvero sorprendenti. La scultura è a tutti gli effetti un’arte molto complicata e molto complessa da apprendere. Servono la massima dedizione e la massima disciplina, serve tanto studio e altrettanto spirito di perfezionismo, voglia di compiere una ricerca inedita e voglia di sperimentare in modo innovativo. Ogni scultore deve riuscire a crearsi e a consolidare un proprio stile, che appaia preciso e convincente, perché l’improvvisazione casuale non è mai concessa e tanto meno è permessa la superficialità. Ci sono artisti come Cecilia Martin Birsa, che hanno fatto dell’arte scultorea la propria ragione di vita, che hanno saputo orchestrare al meglio quanto imparato e ottimizzare gli insegnamenti preziosi, immettendoli dentro il proprio bagaglio personale di conoscenza e di sapere, realizzando una produzione contemporanea davvero al top di gamma. La Dott.ssa Elena Gollini ha spiegato al riguardo: “Il virtuosismo scultoreo che caratterizza l’arte di Cecilia è frutto di una preparazione certosina e meticolosa, che inizia fin dalla fase progettuale e ideativa e si snoda e si dipana man mano con modalità sempre scelte con dovizia. Ogni scultura costituisce un cuore pulsante al suo interno, metafora di quel virtuosismo che appartiene al DNA creativo di Cecilia e diventa un valore nevralgico essenziale e indispensabile del suo fare artistico. Cecilia è esempio a modello di come la serietà e l’onestà intellettuale vengono sempre premiate e di come lavorare in modo sempre compiuto e calibrato porta a risultati eccellenti e ineccepibili. Le sue sculture possiedono un virtuosismo formale e sostanziale, che le attraversa e le rende uniche e speciali. Ogni sua opera diventa esclusiva, inimitabile e inconfondibile. Si comprende da subito come per Cecilia la scultura sia una vocazione intesa in senso dilatato, che include anche un contatto attivo e diretto con l’intero substrato del reale e della realtà, dal quale poter attingere elementi e componenti, che hanno un virtuosismo connaturato e possono essere ben modulati e modellati nella profusione materica densa e corposa. La lavorazione scultorea per Cecilia è sempre una grande commistione, una consistente mescolanza, che prende vita tramite l’atto e il gesto creativo e viene poi plasmata insieme, viene assemblata e bilanciata. Alla piacevolezza estetica corrisponde sempre una dinamica contenutistica articolata, affinché l’idea del bello si rifletta e si rispecchi in toto, all’esterno e all’interno, nella forma e nella sostanza. Soltanto così per Cecilia ci sarà l’espressione incondizionata e incontaminata del virtuosismo artistico più assoluto, dirompente e prorompente”.

     

  • Daniel Mannini: artista-pittore dei nostri giorni

    Essere artisti promettenti e pittori intraprendenti ai giorni nostri equivale a possedere e sviluppare la propria creatività con astuzia e acutezza di vedute e di previsioni. Significa essere capaci di stare al passo con i tempi senza allinearsi in modo passivo e pedissequo e significa contemporaneamente avere già un guizzo di avanzamento in progressione evolutiva. Su questa scia di orientamento positivo si pone Daniel Mannini, che persevera con caparbia nel proprio intento creativo e si sta aggiudicando dei meritati consensi di apprezzamento valutativo. La Dott.ssa Elena Gollini ha da subito appoggiato Mannini nel suo operato artistico e lo sostiene passo passo, affinché le sue risorse pittoriche possano essere indirizzate in modo ottimale. In particolare, la Dott.ssa Gollini soffermandosi sulla posizione di Mannini a fronte della fase attuale dell’arte ha dichiarato: “Daniel rispecchia e riflette appieno la concezione di arte versatile, che riesce perfettamente a ricalcare insieme tradizione passata e innovazione odierna e riesce a diventare strumento e medium di reazione e di interazione collettiva, rivolgendosi ad un ampio bacino eterogeneo di fruitori, ad un target vasto e variegato di opportunità recettive e percettive. Si tratta certamente di un’arte non forzata a tale pregevole utilità sociale positiva, ma che possiede queste doti naturali di essere un’arte divulgativa a libera diffusione, per così dire. L’arte attuale ha innumerevoli possibilità di espansione e di estensione, che però vanno sapute ben adattare e adeguare, affinché siano davvero valide e papabili per darsi delle qualifiche reali e concrete, che non si vadano poi a disperdere nella massificazione sdoganata e inflazionata. Daniel consapevole e coerente sceglie di utilizzare e di fruire di quelle opportunità mirate e selezionate, che gli consentono di farsi strada in modo puro e senza contaminazioni inquinanti. Sceglie di proseguire sempre a testa alta nonostante tutto e tutti. Questo aspetto è davvero lodevole e lo pone senza dubbio su una scala di valori elevati, che di rimando rafforzano il suo modus pingendi e si trasmettono anche all’esterno. Daniel è artista di oggi moderno e disinibito e anche artista di ieri ravveduto e saggio. La sua giovane età non viene mai ad influire sulla sua ponderatezza e anzi diventa un ulteriore completamento importante a favore di una pittura altrettanto -giovane- che sprigiona e diffonde quel senso di levità, di leggerezza di leggiadria, che però ovviamente non è mai sinonimo di pochezza superficiale, ma serve proprio per far riflettere senza troppi gravami mentali e senza elucubrazioni troppo cervellotiche. Daniel è artista di oggi dunque, che rispetta il passato e la tradizione, ma ne ricava un proprio stilema espressivo personalizzato, pronto per essere attualizzato e incamerato in equilibrata alchimia di sinergia con l’arte attuale”.

     

     

  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea inno alla sublimazione

    L’arte scultorea declinata in chiave moderna e contemporanea ci offre interessanti occasioni di approfondimento ampliato e allargato e delinea delle prospettive espressive all’insegna di una formula di sublimazione simbolica davvero impattante. Su questa dimensione visionaria di pensiero e di stile si può accostare in parallelo di corrispondenza l’arte scultorea realizzata da Cecilia Martin Birsa esponente di calibro e di caratura del multiforme assetto artistico attuale, impegnata a tenere sempre alto il vessillo della tradizione antichissima, che resta un pilastro di riferimento imprescindibile per ogni base e fondamento di ispirazione. La Dott.ssa Elena Gollini nel rimarcare questa coesione sinergica con il concetto di sublime, di sublimato e di sublimazione, che inficia il percorso creativo della Martin Birsa ha dichiarato: “Cecilia cavalca l’onda di questa concezione portante per l’intera storia dell’arte universale e la applica al suo operato scultoreo con delicato e armonioso intreccio. La tendenza alla sublimazione non è mai troppo orpellosa o ridondante, ma resta sempre dentro binari virtuali di equilibrio perfetto e impeccabile e si innerva alle fattezze formali di elevata potenza aulica evocativa, si plasma insieme ai contenuti sottesi e subliminali insiti dentro le pieghe della narrazione compositiva e si fonde in alchimia con tutto il palinsesto semantico e con il ricco corollario del registro dialettico, talvolta più manifesto e talvolta più racchiuso in una sfaccettata dissertazione concettuale cifrata e codificata ad hoc, che appare sempre molto ben studiata e congeniale all’insieme della sintesi rappresentativa. Per Cecilia l’ideale della sublimazione è riconducibile ad un’elevazione interiore e introspettiva, autentica e incontaminata, è sinonimo di un’evoluzione spirituale consapevole, di una crescita intimamente percepibile da chi si approccia con la giusta sensibilità. L’ideale della sublimazione decantato e celebrato da Cecilia si palesa in modo sobrio, ma altrettanto permeante e avvolgente e stimola ad una fruizione attenta e ponderata. Per Cecilia conquistare il placet di consenso e di approvazione da parte dello spettatore in modo spicciolo e sommario non è assolutamente utile e funzionale, serve invece ottenere una compartecipazione volontaria a tutto tondo e a tutto campo, perché l’arte va osservata assorbendone e respirandone tutta l’energia vitale e il flusso dinamico, che contiene e conserva al suo interno, lasciandosi completamente e beatamente pervadere nel pieno tripudio sensoriale più appagante. Per Cecilia la comunicazione tra lei e lo spettatore deve produrre dunque una sublimazione qualificante e avvalorante di scambio emotivo ed emozionale, di sinergia coinvolgente e di trasporto spontaneo. Soltanto così si potrà davvero realizzare la vera elevazione sublime che l’arte si concede di perseguire e di raggiungere”.

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  • Davide Quaglietta: un percorso pittorico di avventura e di scoperta

    L’arte contemporanea con le sue molteplici sollecitazioni espressive si offre come terreno fertile e fecondo per improntare e consolidare un percorso inedito e sui generis, che ciascun artista può trasformare a suo piacere e può rendere sempre più avvincente e intrigante. Sulla scia di questa portata a largo raggio dell’arte attuale, Davide Quaglietta accoglie queste riflessioni lungimiranti e recupera tali sollecitazioni metabolizzandone l’essenza ed estrapolando un proprio filo conduttore trainante per la sua formula pittorica. Sulla base di questo percorso compiuto da Quaglietta la Dott.ssa Elena Gollini ha manifestato il suo placet di apprezzamento dichiarando: “Parlando in chiave metaforica la pittura di Davide si può considerare come il germoglio florido e fiorente, che nasce e cresce dal terreno fertile e fecondo dell’arte contemporanea più rigogliosa e portatrice di frutti sani e consistenti. Davide concepisce ogni quadro come una vera e propria occasione di avventura e di scoperta, come un’opportunità da cogliere a se stante unica, speciale e irripetibile. Si applica sempre con il massimo impegno ed è molto intransigente sul suo operato e anche molto autocritico. Quest’aspetto appartiene al suo carattere ed è connaturato alle sue sfumature mentali ed emotive più recondite. La sua umiltà e modestia gli trasmettono quella virtuosa dote di pacatezza, che diventa parte integrante nella sua comunicazione pittorica. Ecco, perché Davide conserva sempre uno sguardo di visione e di prospettiva molto realistico e pragmatico, seppur riuscendo a volteggiare con le ali della fantasia all’interno delle sue originali rievocazioni narrative. Rappresentare a livello pittorico significa per Davide far emergere in superfici un simbolico tracciato di avventura e di scoperta, che cambia e si modifica sempre, che trova sempre nuova linfa da cui poter attingere per perfezionarsi e per migliorare la propria efficacia formale e sostanziale. La formazione a monte diventa dunque funzionale per comprendere i vari passaggi compositivi, che a loro volta sono predisposti per confluire e convogliare dentro questo percorso sempre più coinvolgente, quadro dopo quadro Davide non perde mai quell’entusiasmo e quella gioia iniziale, che vengono sempre mantenuti vivi e rigenerati tramite lo spirito guizzante dell’avventuriero curioso e sempre pronto a sorprendersi. Fare arte per Davide coincide anche con questa capacità di tenere sempre alto il desiderio creativo, di accudirlo dentro di sé, di coltivarlo fuori, di preservarlo da potenziali dinamiche ambigue e fuorvianti, affinché possa essere sempre acceso e pulsante. L’avventura e la scoperta alimentano e nutrono il suo ego artistico e sono dei pilastri insostituibili per sostenere e supportare il fervido ingegno votato alla pittura”.

     

  • Le armoniose sinfonie pittoriche di Federico Marchioro

    All’interno della produzione pittorica realizzata con sapiente abilità strumentale da Federico Marchioro si possono individuare delle tessiture compositive articolate con originale impronta di sintesi strutturale, che si declinano in armoniose sinfonie cromatiche e segniche, con una cadenza sequenziale sempre perfettamente studiata e ponderata con meticolosa precisione. La Dott.ssa Elena Gollini che supporta Marchioro nella gestione della comunicazione promozionale mediatica, ha espresso delle significative dichiarazioni in merito affermando: “Colore e segno sono componenti archetipi primari nell’arte pittorica di Federico e generano una sinuosa linea di intercomunicazione e intersezione, che funge da simbolico collante di bilanciamento per l’intero palinsesto scenico. Armonia e sinfonia sono elementi chiave indispensabili, che Federico trasporta e trasferisce dentro ogni rievocazione, filtrandoli in modo soggettivo e personalizzandoli a seconda dell’impostazione formale contenutistica. Armonia e sinfonia diventano la metafora di una formula comunicativa rivisitata da Federico e fatta sua dentro un paradigma linguistico, che attinge spunti e richiami allusivi ovviamente anche dal comparto musicale, che per lui costituisce l’essenza pura e precipua di riferimento assoluto. Federico trasla in pittura la sua autentica e spontanea sinfonia del cuore e dell’anima e la pone in sintonia con quanto affiora dagli stimoli esterni e dall’ispirazione creativa fantastica. Ogni singola opera è sempre accostabile alle altre e segue un virtuale legame di coesione simbiotica per offrire allo spettatore una visione omogenea e uniforme nel suo complesso sistema di progressione empatica. E al tempo stesso ogni opera racchiude e custodisce un proprio prezioso humus sostanziale, un frammento di essenza genetica portante dalla quale si produce e si alimenta la pregevole energia armoniosa, quell’energia delicata e vigorosa contemporaneamente, quell’energia potente e garbata al contempo, che si trasforma in sinfonia accattivante. Ecco, perché osservare la produzione di Federico è di continuo stimolo mentale ed emotivo. Toccando proprio da vicino la sfera delle sollecitazioni più sottili e acute, si arriva ad uno stato di completo abbandono, disinibito, genuino, proprio analogo a quello che avvolge Federico durante il momento catartico della creazione, quando tutto il resto intorno scompare e si annulla alla sua vista e lascia spazio al tumulto dell’enfasi, che si fonde alla dimensione del reale e lo modula, lo modella, lo plasma nell’armonia dell’intreccio sinfonico. E così tutto il resto viene accorpato dentro questa speciale magia profondamente ammaliante”.

     

  • Daniel Mannini: una pittura di luce e di energia

    Parafrasando in termini subliminali sottesi la pittura di Daniel Mannini si può asserire, che corrisponde ad una scia virtuale di luce e di energia protesa e canalizzata verso un infinito simbolico, un orizzonte sconfinato, che si proietta ad infinitum e viene pervaso da una prorompente e sferzante energia vitale illuminante”. La Dott.ssa Elena Gollini esprime delle attente e approfondite disquisizioni analitiche sulla sintesi pittorica dell’artista Daniel Mannini, facendo emergere la componente della luminosità radiosa e della forza energetica ed energizzante. Inoltre, entrando ancora di più nel merito dell’articolata riflessione critica, ha proseguito nell’argomentazione rimarcando: “Per Daniel la pittura equivale ad un simbolico fluire di luce e di energia, diventa un dirompente flusso, che scatena emozioni e pulsioni immediate nello spettatore. Il momento fruitivo per Daniel coincide con una sorta di assorbimento e di rapimento mentale ed emotivo assoluto e incondizionato, dove l’atto del guardare coincide a sua volta con lo stesso atto creativo e in esso viene virtualmente intrecciato in una coesione di collante speciale. Luce ed energia sono componenti nevralgiche all’interno di una produzione, che resta volutamente scissa e avulsa da restrizioni a monte e si conserva sempre libera e indipendente, per rivendicare un affrancamento di autonomia prioritaria e per potersi calare in toto nella ricerca sperimentale con assidua voglia e spontanea propensione. Luce ed energia diventano dunque per Daniel degli strumenti sui quali far leva per ottenere risultati sempre convincenti da condividere e per dare una compensazione sempre soddisfacente alla dinamica formale ed estetica delle composizioni. La sua pittura fatta di materia si innalza e si eleva tramite questa interazione luminosa ed energetica, che conferisce alle opere una dimensione rarefatta, atemporale dove nulla esiste e tutto esiste attorno e dove tutto ruota intorno come per magia. Essere spettatore delle sue rievocazioni fantasiose significa essere avvolti e permeati da questa frizzante e magnetica carica energetica e luminosa e filtrare la sua positività, avere un contatto molto appagante. Luce ed energia per Daniel corrispondono al suo stato d’animo di giovane artista, che vive l’oggi nel qui e ora con entusiasmo e con desiderio di comunicare. Al contempo luce ed energia trovano una rispondenza nella sua indole e nella sua personalità, che attraversa e supera, che oltrepassa e vede già oltre il futuro e il futuribile preparandosi ad affrontarne al meglio ogni fase e convogliando la sua pittura in questo viaggio favoloso”.

     

  • La pittura evanescente e trascendente di Federico Marchioro

    “Si tratta di una pittura, che individua e definisce nel flusso cromatico sfumato e nei giochi chiaroscurali intensamente miscelati un’evanescenza speciale e sui generis, che funge da cornice di contorno per enfatizzare la struttura costitutiva e la palingenesi sostanziale dell’impianto narrativo”. La Dott.ssa Elena Gollini spiega e approfondisce la sintesi pittorica informale di Federico Marchioro facendo emergere alcuni particolari tratti distintivi pregevoli. Proseguendo ha commentato ancora: “L’evanescenza di fondo diventa di rimando una formula di trascendenza simbolica e concettuale, che si immette dentro la sequenza narrativa e la compenetra nel profondo, la integra e la completa di un essenzialismo sotteso e subliminale tutto da scoprire e sempre sorprendente. Rapportarsi con Federico uomo-artista, pittore di promettente proiezione espressiva e musicista di consolidata e acclarata formazione diventa molto stimolante, poiché si riesce a cogliere e a carpire quel suo eclettismo poliedrico e versatile, che ne esalta l’aspetto umano ed esistenziale e ne potenzia la dimensione comunicativa, arricchendola di elementi e componenti avvaloranti. Pittura evanescente e trascendente diventa una definizione, che racchiude un pullulare di possibilità interpretative e offre sempre prospettive inattese e inaspettate. Evanescenza non è mai sinonimo ovviamente di incoscienza, ma anzi al contrario è volutamente insito in qualcosa che sfugge a una classificazione e a un inquadramento limitante e restrittivo e si indirizza invece verso una libertà recettiva pienamente appagante, ma sempre consapevole e responsabile. La trascendenza attiene a messaggi allusivi, che portano lo spettatore a riflettere e a valutare sempre secondo coscienza e cum grano salis, garantendo un apparato contenutistico di indiscusso valore genetico. Federico cerca nella pittura la sfera di trascendente misticismo spirituale che svela e rivela la grande essenza dell’essere e dell’esistere traslata dentro la forza vigorosa del suo modus pingendi e la carismatica spinta di trasporto creativo improntata ad un’incessante appassionata voglia di sperimentare e di andare oltre in continua ricerca. Federico ci offre una produzione ricca di colore densamente modulato e modellato, che corrisponde al respiro di chi vuole vivere sempre al massimo dell’intensità, senza precludersi mai niente. La sua volontà ferma e ferrea denota la sua lucida ratio, che lo induce ad un saggio pragmatismo, allineando in perfetto bilanciamento pensiero emotivo e azione ragionata e garantendo soluzioni sempre convincenti”.

     

     

  • Davide Quaglietta: ricerca cromatica e ricerca semantica

    “Nello scandaglio relativo alla mimesi formale e sostanziale della pittura di Davide Quaglietta si può distintamente discernere una sequenzialità di ricerca attenta e scrupolosa, che da una parte si incentra e si orienta all’elemento cromatico e alla profusione tonale e dall’altra parte si canalizza e di focalizza sulla dimensione semantica e sul registro linguistico sempre mirato ad hoc all’interno della composizione scenica”. La Dott.ssa Elena Gollini si esprime così nell’individuare la peculiare ricerca artistica di Quaglietta, che si modula su una sperimentazione sempre vivace e dinamica, supportata da una vena fantastica e da una fervida capacità immaginifica. Inoltre proseguendo ancora nella sua dissertazione critica ha argomentato: “Davide possiede una versatilità di pensiero e di vedute molto elastica. Riesce perfettamente ad introiettare insieme più stimoli e più sollecitazioni esterne e a codificarli secondo un proprio imprinting soggettivo dentro le sue rappresentazioni. Il colore è efficace per dare ancora più carica energetica e viene utilizzato con incisività di stesura corposa e marcata, per aumentare la portata dell’effetto plastico bidimensionale e la resa strutturale d’insieme. La sua ricerca cromatica denota una maturità consolidata a livello strumentale e anche una speciale empatia sensibile verso le molteplici risorse di suggestione ottica e visiva, che possiede la tavolozza cromatica nelle sue svariate combinazioni e declinazioni, negli innumerevoli intrecci e nelle variegate gradazioni chiaroscurali. Per Davide imparare ad avere un’acquisita e radicata padronanza nell’uso del colore è fondamentale e primario. Accanto alla ricerca cromatica va di pari passo e viene associata la ricerca semantica, poiché ogni sequenza a livello di narrazione possiede un valore essenziale di comunicazione insita e sottesa, che lo spettatore coglie e a sua volta recepisce seguendo i propri stimoli emotivi ed emozionali e fondendoli insieme a quelli che Davide immette dentro le opere. Questa reciproca trasmissione è ancora più forte attraverso la ricerca semantica compiuta da Davide, che non lascia mai nulla al caso e all’improvvisazione, ma dosa e misura ogni dettaglio e ogni particolare con una cura certosina. Ecco, perché ricerca cromatica e ricerca semantica diventano un potente collante di coesione con il fruitore e consentono a Davide di procedere in modo convincente, lasciando affiorare ideali condivisibili e pensieri sempre coerenti, che vengono suffragati e appaiono essere assolutamente credibili”.

     

  • Daniel Mannini: vitalità interiore e dinamismo vigoroso

    Daniel Mannini è un talentuoso esponente emergente della pittura di matrice astratto-informale, che dimostra una virtuosa potenzialità espressiva e comunicativa. A tal riguardo, la Dott.ssa Elena Gollini che si occupa della curatela promozionale di Mannini ha messo in luce dei punti nevralgici di rilievo. In particolare ha rimarcato: “Daniel è già dotato di innate risorse artistiche, che sta attivando e sviluppando con una grande carica di slancio. Questa influisce positivamente nell’imprimere una sferzante e pulsante vitalità interiore all’intero palinsesto rappresentativo, definibile come esplosivo e prorompente. Questa vitalità diventa un motore di traino di forte impulso emotivo ed emozionale, ravvisabile e percepibile fin dal primo sguardo da parte dello spettatore. Siamo dinanzi ad un trionfo cromatico e tonale, che canalizza al suo interno un potente e vigoroso dinamismo, riversato a favore del gesto e dell’atto creativo di Daniel. Siamo dunque coinvolti dentro una commistione, che si sprigiona a tutto tondo e a tutto campo, che manifesta appieno l’energia e la forza carismatica di Daniel e del suo stile anticonformista e volutamente scanzonato. Nella sua essenza intima Daniel dimostra una forma mentis matura e responsabile, una mentalità elastica, aperta e versatile, una capacità volitiva e vivace di scelte di valutazione. Questo gli consente e gli permette di avere una base di fondamento da cui partire e di acquisire e consolidare delle valide credenziali. La guizzante e incalzante vitalità interiore corrisponde al suo pieno risveglio sensoriale, alla voglia di avere soddisfazione e gratificazione dal suo operato creativo e di riuscire a trasmetterla e a trasferirla in toto dentro la sua visione pittorica, scevra da meccanismi speculativi e da parafrasi e orchestrazioni ambigue. Daniel è artista di spessore e di profondità. È una vera forza della natura nel suo modus pingendi. Osservando la sua produzione corposa e variegata si viene letteralmente rapiti da questa vitalità, voce della sua introspezione e si viene letteralmente catapultati in un’avvincente sfera fantastica e immaginifica, dove il sogno diventa realtà e dove la fantasia trasforma tutto quanto da impossibile a possibile come per incanto. Daniel è un vulcano di idee in movimento, un vulcano di pensieri da trasportare nel vento cromatico che si respira osservando le opere. Il dinamismo vigoroso viene accentuato dalla portata materica densa e corposa e si accorpa con enfasi creativa esaltando al meglio ogni pennellata. Perché, per Daniel dipingere è sempre una magia”.

     

  • Alessandro Bassani: fotografia di passione e di vocazione

    All’interno del vasto e variegato comparto nel quale si sviluppa e si evolve la moderna arte fotografica contemporanea, certamente Alessandro Bassani si sta ben muovendo con un percorso che resta volutamente al di fuori degli schemi dottrinali convenzionali e cerca invece degli sbocchi alternativi, molto validi e molto attuali all’interno dello sfaccettato campo applicativo della Mobile Phone Art. Bassani ha di recente lanciato il suo nuovo sito web www.alessandrobassani.com dove sono presenti informazioni interessanti sul suo percorso di ricerca e di sperimentazione nonché la sua ricca e corposa produzione. Inoltre Bassani è stato scelto per partecipare ad un’esposizione che si colloca contestualmente allo svolgimento del rinomato Festival della Fotografia Europea a Reggio Emilia, nel circuito off. Le date di questa mostra intitolata simbolicamente “Visioni oniriche” coincidono con quelle ufficiali del Festival, precisamente dal 21 Maggio al 4 Luglio 2021. Il titolo vuole riprendere e richiamare il concetto di sogni e di sognatori designato come testimonial del Festival. La mostra curata dalla Dott.ssa Elena Gollini è allestita presso Pavarani Atelier del Design a Reggio Emilia, nel cuore del centro storico ed è stata volutamente contestualizzata all’ambientazione fatta di eleganti e ricercati arredi antichi e di modernariato, proprio per risultare in perfetta armonia e alchimia con il prestigioso contesto ospitante. Le opere fotografiche vengono dunque valorizzate al meglio dalla cornice circostante e a loro volta la valorizzano in una fusion di impeccabile stile raffinato e di classe. La Dott.ssa Gollini ha così commentato: “Ho scelto Alessandro per un’esposizione in questo ambiente davvero congeniale, perché le sue fotografie artistiche sono molto versatili e hanno una resa di impatto ottimale. La Mobile Phone Art è senza dubbio una nuova e innovativa prospettiva di grande tendenza nel settore dell’arte fotografica e Alessandro è un degno e meritevole esponente. La sua presenza in mostra personale durante una manifestazione così conosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale contribuisce a dargli il meritato elogio per il suo operato. Abbiamo individuato 10 immagini mixando insieme la tradizione del bianco e nero sempre evergreen e le sperimentazioni inedite e sui generis del colore. Alessandro riesce a conciliare insieme antico e moderno e a produrre immagini davvero originali, che non copiano e non emulano nessun cliché infrazionato, ma sono uniche nelle loro composizioni narrative e peculiari nella loro sintassi espressiva. Ogni foto costituisce per Alessandro un piccolo-grande mondo a se stante, un micro-macro mondo dove invita lo spettatore a entrare e condividere insieme a lui pensieri, sentimenti, emozioni, sogni e visioni oniriche. Ogni foto diventa uno strumento per innescare un contatto ravvicinato, un incontro di coesione perfetta. Perché, per Alessandro l’arte fotografica è in primis il suo dialogo non parlato, il suo dialogo silente e silenzioso, ma altrettanto eloquente e al tempo stesso il suo dialogo del cuore e dell’anima”.

  • Daniel Mannini: progettualità informale e resa accattivante

    “All’interno del multiforme e variegato palcoscenico espressivo dell’arte contemporanea le formule comunicative attuali si lasciano spesso affossare da dinamiche applicative già preconfigurate e già preordinate a monte e non lasciano emergere quella creatività di ispirazione informale, precludendo la resa accattivante, libera e spontanea della narrazione scenica e compositiva. A fronte di questa connotazione negativa, Daniel Mannini invece si stacca in toto e dirige la sua arte pittorica al di fuori e al di là di situazioni tarpanti e già impostate e definite in modo condizionante”. Sulla scia di questa analisi critica approfondita la Dott.ssa Elena Gollini ha manifestato la sua valutazione positiva verso l’operato creativo di Mannini e proseguendo nelle argomentazioni è entrata ancora più nel merito del discorso dichiarando: “È importante entrare nella filosofia artistica perseguita da Daniel e avere un approccio correlato ad essa per poter comprendere e capire al meglio i suoi valori cardine basilari imprescindibili. Il progetto creativo di Daniel è incentrato su parametri informali, che denotano il suo pensiero libero e puro connaturato al DNA di giovane artista di visione genuina e limpida. Daniel si pone in modo autentico senza preamboli di facciata e cerca una dimensione progettuale dove poter esprimere e manifestare senza remore e senza inibizioni. Il suo fare artistico diventa prezioso e avvalorante anche per stimolare una prospettiva di rapporto-confronto con se stesso e le proprie risorse. Daniel non si vuole trincerare e nascondere, ma apprende con impegno e costanza in modo graduale e progressivo e si addentra senza pretesa e senza ostentazione. Il suo diventa dunque un cammino, che partendo dal progetto sempre coerente e sempre consapevole si espande e si estende all’interno di un discorso articolato e sfaccettato e assume man mano la proiezione di rivelazione creativa. Daniel virtuoso e intraprendente pittore informale cerca una sua propria personale resa, che dallo spunto estetico formale si riflette e si rispecchia nella valenza intrinseca e sostanziale, che diventa essenza primaria, precipua di una rigenerazione semantica intensa e stimolante. Questa rigenerazione si propaga al di fuori delle opere e avvolge e coinvolge lo spettatore alimentando una compenetrazione compartecipe. Dal progetto informale dunque prende vita il suo unicum generatore di pensieri, sentimenti ed emozioni, che garantiscono soluzioni compositive di resa ottimale, subito impattanti, dove Daniel e il fruitore si legano saldamente e diventano simbolo di un’unione che si consolida e si rafforza”.

  • Cecilia Martin Birsa: arte scultorea contemplativa e riflessiva

    Nell’attuale panorama della moderna arte scultorea, senza dubbio l’artista Cecilia Martin Birsa merita di essere positivamente considerata anche per la stimolante prospettiva a livello contemplativo e a livello riflessivo, che la sua produzione genera e alimenta fin dal primo sguardo. Di recente la Martin Birsa è stata intervistata da Radio Canale Italia e ha raccontato alcuni aspetti caratteristici delle sue pregevoli creazioni, dimostrando una radicata e consolidata competenza e anche una spiccata sensibilità comunicativa. L’intervista è stata occasione di interazione con un target di fruitori a largo raggio, che hanno potuto accostarsi alla sua arte per la prima volta ed essere immediatamente conquistati dall’accattivante e carismatica personalità creativa della Martin Birsa. La Dott.ssa Elena Gollini, che segue il percorso di ricerca e la supporta nella comunicazione promozionale, ha espresso alcune particolari valutazioni: “Cecilia si muove all’interno di un’articolata piattaforma sperimentale, che viene integrata e rafforzata dalla vibrante dimensione contemplativa e riflessiva, che imprime alle sue sculture in modo avvalorante, caricandole di pathos e di pregnanza sostanziale intrinseca. Alla bellezza della narrazione estetico-formale, pertanto viene sempre accorpata in perfetta fusione armoniosa una potente forza espressiva molto qualificante proveniente dalla portata contemplativa e riflessiva. L’arte scultorea per Cecilia dev’essere sempre improntata a fornire una piacevolezza esteriore d’insieme associata e in coesione con una plus valenza insita e sottesa di matrice concettuale, che contiene e racchiude un corollario di significati e di messaggi codificati e cifrati, che costituiscono dei rimandi allusivi, dei richiami e dei riferimenti di tipo metaforico, che arricchiscono e completano l’intero palinsesto scenico. All’ideale del bello Cecilia congiunge sempre anche una speciale essenza subliminale, che lo spettatore può carpire e fare sua per riuscire a penetrare appieno nella sfera della contemplazione e della riflessione profonda. Per Cecilia dunque l’intento primario del suo operato artistico è riconducibile alla volontà di innescare uno sfaccettato processo di interazione dinamica, che supera la semplice analisi a livello di primo impatto ottico e visivo e si addentra in una sorprendente scoperta percettiva e plurisensoriale, attraverso la quale si ottiene un pieno e totale coinvolgimento recettivo, che catalizza la mente e il pensiero su un piano di contemplazione e di riflessione, che si trasforma in una sorta di appagante stato meditativo. Soltanto così per Cecilia si può davvero parlare di arte condivisibile e condivisa”.

     

     

  • Davide Quaglietta: quando l’arte diventa socialmente rilevante

    Assistiamo purtroppo all’incalzante e incessante mutamento ambientale e climatico, provocato dai gravi danni all’ecosistema. Questa situazione incostante e in continuo aggravamento ci rende impotenti dinanzi ad una catastrofe planetaria, nonostante la colpa dell’uomo sia tra le principali cause di questa devastazione generale. Tra i segnali più eclatanti, che si stanno palesando in modo sempre più frequente e diffuso, quello dello scioglimento degli iceberg e dei ghiacciai è senza dubbio molto preoccupante e influisce poi negativamente sull’intera struttura terrestre. A fronte di queste dinamiche di vera e propria minaccia sociale Davide Quaglietta, artista di particolare sensibilità e umanità, mette la propria pittura come vessillo simbolico per sollecitare una reazione collettiva e scuotere gli animi e risvegliare le coscienze della gente, che assiste ad uno sfacelo ambientale senza precedenti. Parte della sua produzione pittorica è infatti destinata ad accentuare l’attenzione della pubblica opinione verso il disgelo e lo scioglimento di consistenti iceberg, che si staccano e vanno poi alla deriva provocando anche di rimando un pericoloso innalzamento del livello dei mari e degli oceani. La Dott.ssa Elena Gollini ha approfondito le tematiche specifiche affrontate da Quaglietta all’interno del palinsesto narrativo. In particolare ha evidenziato: “Davide è un artista di grande merito anche per il prezioso e pregevole contributo fornito verso la giusta causa ambientale ed ecologica, che lo pone in prima linea nel sostenere la tutela e la salvaguardia del nostro ecosistema. Davide si schiera con motivazione e convinzione attraverso una pittura intrisa di significativi messaggi rivolti e indirizzati alla collettività. La pittura viene dunque prestata al sociale e canalizzata ad un discorso a largo raggio di diffusione e di divulgazione. Considero questa mission sociale di Davide estremamente avvalorante per dare ancora più slancio di autorevolezza al suo percorso di ricerca creativa. La sua pittura si avvale di un plus rafforzante, che diventa una credenziale importante per far emergere anche l’aspetto sostanziale e intrinseco oltre a quello informale ed estetico. Davide è certamente destinato ad entrare in un circuito di particolare meritocrazia, che prescinde dal giudizio puramente visivo e si addentra in parametri valutativi molto più complessi e articolati, il suo intento, infatti è quello di dare vita a opere, che seppur piacevolmente orchestrate possono diventare soprattutto funzionali a livello simbolico e concettuale e possono risultare di impulso e di fermento e fervore interiore per ricordarci, che la nostra Terra è un bene di tutti noi e deve essere protetta da tutti noi”.

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  • Federico Marchioro: suggestione visionaria empatica

    “L’approccio approfondito e attento alla produzione pittorica di Federico Marchioro suggerisce immediatamente nel fruitore una dimensione di suggestione visionaria a livello empatico, che attira e attrae la sfera sensibile e si riflette nel coinvolgimento globale”. La Dott.ssa Elena Gollini spiega così l’importanza della componente empatica all’interno del variegato corollario espressivo dell’arte pittorica di Marchioro affermando: “Federico è capace di focalizzare e orientare il pathos intimo dello spettatore attraverso un contatto empatico immediato, che si sviluppa da subito e canalizza lo stimolo curioso e sensibile verso il nucleo sostanziale della narrazione. In tal modo lo scenario diventa vibrante e pulsante e agli occhi dello spettatore si anima e si accende di luce e di energia. La potente suggestione visionaria si profonde e si propaga con sferzante portata espansiva, estende e amplifica la dimensione ottica e tattile ed accentua l’intensità dell’effetto plastico e della bidimensionalità. La parola empatia è davvero molto calzante per classificare quel tripudio alchemico di colore e di materia, di forme e di figure, che Federico genera e plasma come entità magiche, dotate di un’allure unica e speciale. La pittura informale di Federico rispecchia il suo animo di intraprendente avventuriero e audace sperimentatore, di anticonformista e libero battitore e suggerisce al fruitore un tumulto di percezioni sensoriali. L’empatia diventa subito sinonimo di complicità condivisa e si instaura così un rapporto preferenziale quasi elitario, una coesione simbiotica, che trascende poi progressivamente in un legame virtuale stretto che diventa una relazione compartecipe, vivace e dinamica di reciproco scambio dialettico e di reciproca interazione visionaria. La vocazione artistica di Federico viene dunque alimentata attraverso l’intento di generare e di incrementare quel sentimento cardine di empatia che influisce positivamente sulla predisposizione recettiva da parte dello spettatore, incline a scandagliare l’orchestrazione rievocativa in modo analitico. Valutare la produzione di Federico a livello qualitativo non può assolutamente limitarsi a guardare in superficie e in modo marginale, ma significa penetrare gli articolati ingranaggi e in particolare i meccanismi elucubrativi della sua psiche di uomo-artista di grande spessore, che pondera e riflette su ogni sua azione e la riporta nell’atto e nel gesto pittorico con un criterio di coerente e responsabile pensiero. Ecco, perché Federico si può considerare a tutti gli effetti un artista di pensiero, un artista di mente oltre che di sentimento, capace di ottenere soluzioni frutto delle sue radicate convinzioni esistenziali e di renderle facilmente fruibili anche alla mente dello spettatore conquistandone in toto l’empatia”.

    http://elenagolliniartblogger.com/federico-marchioro

     

  • Alessandro Rinaldoni è in mostra online con la sua ricercata “Energia poetica”

    È stata inserita ufficialmente nel circuito selezionato con la curatela della Dott.ssa Elena Gollini la mostra online di Alessandro Rinaldoni, che raccoglie una significativa produzione di interessante prospettiva. La mostra s’intitola in modo simbolicamente rievocativo “Energia poetica” per evidenziare ed enfatizzare la sfera aulica e poetica, che è insita nella comunicazione espressiva della formula artistica di Rinaldoni e al contempo per far emergere appieno anche la componente energetica ed energizzante, quel flusso potente di energia pura e autentica, che lo guida nella sua fervida ispirazione e lo accompagna nella voglia di ricerca e di sperimentazione. La Dott.ssa Gollini ha elogiato Rinaldoni per la sua meritocrazia e per l’impegno appassionato con il quale si prodiga. In particolare, ha dichiarato: “Alessandro è un promettente artista emergente con indiscusse doti qualitative e con acclarate risorse di pregio. Il suo lavoro artistico è ricercato e originale, manifesta appieno quella delicata poesia, che appartiene al suo animo sentimentale e al tempo stesso possiede uno slancio e un trasporto pieno di energia vitale e di quel dinamismo energetico, che appartiene all’indole intraprendente. Alessandro svolge la propria ricerca in modo autonomo e indipendente, senza mai risultare banale e monotono, senza mai usare dei cliché emulativi e copiativi, con la coerenza e la consapevolezza di voler dimostrare il proprio valore libero e svincolato da condizionamenti. Alessandro è artista di libero pensiero in primis e come tale vuole presentarsi e proporsi. Unitamente alla vena creativa innata accosta e allinea una spiccata sensibilità intuitiva nel saper declinare soluzioni accattivanti e piacevoli alla vista, che rispecchiano e riflettono un buon gusto autentico. Alessandro si offre al fruitore con spontanea volontà di condivisione, lasciando un ampio margine di discrezionalità interpretativa e di dialogo aperto, perché concepisce l’arte come medium collettivo e aggregativo. Dalle opere si sprigiona in toto questo desiderio di comunanza e di incontro gratificante e appagante. La sua speciale energia poetica è frutto di una commistione armoniosa ed equilibrata di elementi e componenti scenici, che si mescolano in perfetto bilanciamento. La sua impostazione creativa cerca sempre una corrispondenza alchemica, che possa risultare di positivo impatto. Ad Alessandro piace sempre essere in linea con un’impostazione di ordine garbato e delicato, che alimenta una vivacità briosa senza mai risultare esagerata, perché l’arte è innanzitutto sinonimo di stile e di classe raffinata”.

    VISITA LA MOSTRA:

    https://lemostreonlinedielenagollini.wordpress.com/energia-poetica-alessandro-rinaldoni

  • La dimensione fiabesca nella pittura di Rosanna Piervittori

    Nell’osservazione analitica e scandagliata della produzione pittorica facente capo a Rosanna Piervittori ritengo sia interessante dedicare alcune particolari dissertazioni anche sulla cosiddetta dimensione fiabesca, che reputo attinente al potente flusso immaginifico e fantastico, che si propaga dall’orchestrazione scenica”. La Dott.ssa Elena Gollini parla dell’artista Rosanna Piervittori delineando l’aspetto e il tratto tendenzialmente fiabesco ravvisabile e individuabile come comune denominatore della sua poetica espressiva e come nota distintiva connotativa di pregio qualificante. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha sostenuto al riguardo: “Si comprende da subito come Rosanna attribuisca e conferisca grande rilevanza al potenziale insito nella dimensione fiabesca, che risulta poi essere connaturata alla sfera dell’immaginario e della fantasia, dalla quale Rosanna attinge per trovare espedienti inediti e dare ancora più forza pulsante alla sua vivace e volitiva ispirazione. La dimensione fiabesca viene sempre ben dosata e misurata, affinché non risulti prevalere in modo esagerato e incontrollato, ma funga da cornice di contorno equilibrata e bilanciata e faccia da contraltare all’insieme. Si tratta dunque di un influsso dedicato e modulato ad hoc, in quanto Rosanna non vuole ovviamente risultare una pittrice fantasy in senso stretto e in senso lato. Certamente questa allure fiabesca rende la struttura e la sintesi figurale più soave e più sinuosa, la rende più accattivante per il fruitore. Raccontare e descrivere in modo rigidamente pragmatico e realistico non fa parte del DNA creativo di Rosanna, che invece vuole estrapolare in modo soggettivo per poi resettare le informazioni provenienti da quanto la circonda, ricavando delle argomentazioni personalizzate. Il prezioso contributo fornito dall’inventiva l’aiuta proprio a -contaminare- la visione statica e rigida e a renderla morbidamente avvolgente. La dimensione fiabesca fa leva di rimando anche sulla visione onirica e su quella dinamica percettiva connessa al sogno e al sognare, intesa non come abbandono inconscio e incontrollato della psiche, ma bensì piuttosto invece come approccio recettivo libero e non condizionato da ragionamenti troppo complicati e da macchinose elucubrazioni. Questa prospettiva di vedute si rende aperta anche verso una contemplazione meditativa tra sogno e realtà, dove entra in gioco il discorso della digressione dialettica fantasiosa di tendenza fiabesca. Guardare un’opera di Rosanna permette allora di capire e di comprendere quanto l’arte possa davvero regalare una molteplicità di occasioni e di opportunità di relazionarsi con essa in modo davvero approfondito, senza nessuna preclusione. L’arte di Rosanna diventa comprovante di come il dialogo fruitivo possa svilupparsi ed evolversi in modo diverso e diversificato, senza però mai perdere la potenza ammaliante del proprio lumen liberatorio”.

     

  • Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea di Cecilia Martin Birsa

    Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea acquista e detiene una valenza primaria e diventa uno strumento necessario e indispensabile di identità e di identificabilità utile per infondere dei parametri di riferimento attendibili e pertinenti. Tuttavia, contestualmente risulta anche un fattore limitante e tarpante, delimitato da vincoli condizionanti, perché collocare la dimensione scultorea in modo restrittivo e costrittivo a livello di spazio e di tempo diventa svilente per la sua idilliaca sublimazione. L’arte scultorea è di per se stessa destinata a proiettarsi in una dimensione libera, ovattata, rarefatta, che costituisce una cornice speciale che ne eleva la sua possente consistenza materica e le conferisce una potente spiritualità elettiva. In virtù di tali considerazioni la Dott.ssa Elena Gollini ha voluto precisare come la scultrice Cecilia Martin Birsa si renda volutamente distante e distaccata dal diktat del concetto spazio temporale inteso in modo rigoroso, rigido e ferreo, accogliendo invece una visionarietà modulata e modulabile, affrancata e indipendente tendendo all’atemporalità e all’assenza di spazialità. Le sue sculture non vanno mai contestualizzate dentro dei binari predefiniti e preconfigurati in senso spazio temporale, ma vanno lasciate librare e volteggiare in una prospettiva di orizzonte che si espande ad infinitum, come se dalla loro posizione potessero magicamente spiccare il volo e farsi sospingere con leggerezza, farsi prendere nella scia senza alcun peso di gravità. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha proseguito nella sua argomentazione analitica soffermandosi ulteriormente nella spiegazione. In particolare ha dichiarato: “Cecilia nella convinzione piena di voler trasmettere e trasferire un respiro vitale alle proprie opere, un respiro che supera e oltrepassa il tempo e lo spazio e fuoriesce dall’ambientazione in cui sono inserite, le modella e le plasma, affinché questo loro potere esclusivo possa espandersi e possa amplificarsi ovunque esse si trovino. E nella brezza di questo respiro risiede proprio la suggestione visionaria della loro condizione. Essere degli autentici artisti contemporanei significa pensare in grande e dispensare a largo raggio. Significa offrire la propria guizzante versatilità creativa con una proiezione senza limiti e senza confini, incarnando appieno il concetto di arte universale al di fuori del tempo e dello spazio. Cecilia certamente con il suo ardore poliedrico ed eclettico rispecchia e ricalca appieno questo ammirevole concetto ideale”. La Martin Birsa è impegnata con mostre ed esposizioni di pregio. Tra esse le sta particolarmente a cuore quella allestita con il Patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella presso l’antica mulattiera del Borgo di Bagneri visitabile con ingresso gratuito, che raccoglie 50 sculture in pietra dura di notevole impatto coreografico, che rappresentano animali del bosco appartenenti al nostro ecosistema. La mostra è rivolta ad un target eterogeneo di visitatori e molto adatta anche per bambini e famiglie. Un altro tassello, che si aggiunge al percorso meritocratico compiuto dalla talentuosa Martin Birsa.

     

  • Maria Barisani: una pittura finemente ricercata

    Soffermandosi ad analizzare compiutamente il palinsesto figurativo sul quale Maria Barisani getta le fondamenta solide e robuste della sua ispirazione creativa, bisogna scandagliare anche l’aspetto formale ed estetico, che assume e riveste una posizione di rilievo parimenti alla componente sostanziale e contenutistica sempre intrisa di forte spessore. La Dott.ssa Elena Gollini ha così voluto commentare: “I ritratti e le rievocazioni figurali proposti da Maria rispecchiano appieno il senso e la dimensione del reale e della realtà e sono la personificazione di una bellezza e di una piacevolezza finemente ricercata delicatamente raffinata, dal gusto discreto e dall’impronta poetica. Maria è dotata di un innato senso del bello non ostentato, bensì sempre sobrio e riservato, pacatamente evocato, accorpato alla sfera sottesa della psiche che lo completa di valenza intrinseca. Maria non potrebbe mai realizzare un’opera senza dare il giusto peso al discorso estetico e formale, essendo per natura amante della bellezza e incline ad essa. Nel contesto circostante la bellezza compensa il brutto e per certi versi lo nasconde all’insegna di un sentimento positivo e di una grande carica di energia. Questo pensiero accompagna e guida Maria nel suo esperto gesto creativo, unitamente alla ferma convinzione che non può esistere una bellezza pura e assoluta senza l’essenza sostanziale, che la riempie e la perfeziona. La sua pittura risulta dunque una mescolanza alchemica tra apparenza ed essenza plasmata insieme. Le sue creazioni sono il simbolo congiunto della bellezza dentro e fuori, che va colta proprio nell’equilibrata fusione e va saputa individuare proprio nella sua complessa e corposa formulazione, con quelle sorprendenti virtù accorpanti che la rendono incontaminata. Ecco, perché Maria si protende verso una dinamica compositiva, che non rimane cristallizzata dentro una figurazione canonica standardizzata e vincolante, ma inserisce una ricercata articolazione alternativa, che colloca sullo stesso piano paritetico quanto il fruitore vede dall’esterno e quanto può percepire dall’interno con un coinvolgimento totalizzante di tutti i sensi. Le rappresentazioni diventano entità sfaccettate e in quanto tali si prestano a essere considerate nella loro globalità accomunante. Maria si cimenta nell’arte pittorica figurativa e di ritratto proprio per infondere in essa quel patrimonio di risorse scaturita dalla sua conoscenza sensibile sottile e perspicace, che riesce a riunire in sintonia le variegate assonanze narrative, facendone emergere il meglio per la vista e per il pathos, affinché si generi un appagamento naturalmente autentico dell’umano e dell’humanitas”.

     

  • Pubblicata la mostra online “Alchimie cromatiche” di Alessandro Andreuccetti

    La Dott.ssa Elena Gollini ha selezionato l’artista Alessandro Andreuccetti per la piattaforma delle mostre online da lei curate. Un circuito espositivo, dove confluiscono esponenti talentuosi del panorama contemporaneo meritevoli di attenzione mediatica a largo raggio. La mostra, che vede protagonista Andreuccetti con un gruppo di venti opere pittoriche di stimolante proiezione visionaria improntate con una formula di astrazione, vede dominante il tripudio delle colorazioni e delle sfumature tonali ad intreccio. S’intitola infatti “Alchimie cromatiche” proprio per evidenziare la portata considerevole della tavolozza vibrante e marcata, accesa e vivida di bagliori luminosi e di splendide combinazioni in perfetta fusione. La Dott.ssa Gollini ha così commentato: “Alessandro è un pittore di moderna tendenza informale, che rifiuta a priori schemi rigidi e strutture statiche. La sua arte pittorica è declinata con una fluidezza scorrevole di composizioni cromatiche, che si incontrano e si mescolano insieme formando una campitura densa e intensa e generando una profusione molto impattante, che alimenta il pieno risveglio sensoriale dello spettatore. Osservare la produzione di Alessandro è come tuffarsi e immergersi dentro una narrazione fatta di molteplici e innumerevoli spunti di lettura e chiavi interpretative diversificate, che risponde all’esigenza assoluta di libertà espressiva e al desiderio di condividere con lo spettatore un momento fruitivo unico e speciale, per renderlo pienamente compartecipe della fase catartica della creazione. Alessandro trova la sua vena creativa innata e la fonde in commistione con quanto lo colpisce e lo cattura a livello emotivo ed emozionale. Introietta e metabolizza gli stimoli esterni e li filtra nel moto e nel tumulto dell’anima, dando vita a una pittura di slancio e di trasporto appassionato, di enfasi del sentimento più intimo e recondito. Alessandro non vuole avere freni inibitori, ma rivendica un affrancamento totale per poter trovare una propria autonomia di pensiero incondizionata e riversarla dentro le rappresentazioni. Per Alessandro fare arte significa in primis avere una sfera comunicativa indipendente e poter definire un proprio distintivo registro semantico e linguistico qualificante a livello formale e sostanziale. Alessandro non vuole essere annoverato e classificato secondo cliché standardizzati, ma reclama un proprio status connotativo peculiare. Ecco dunque che Alessandro si protende verso una ricerca sempre sorprendente, dove ogni pennellata diventa come un simbolico tassello di un prezioso mosaico, che coincide anche con i tasselli del suo operato esistenziale e racchiude il suo senso di essere e di esistere. Fare pittura per Alessandro è un gesto sempre coerente e sempre consapevole con il suo modus pensandi e agendi di uomo-artista di notevole valore e spessore”.

     

  • Davide Quaglietta: arte docet

    “L’assioma simbolico -Arte docet- racchiude molto bene la radice dalla quale trae origine la produzione pittorica realizzata da Davide Quaglietta, collocabile nel concetto allargato e dilatato di moderna figurazione. Ritengo, che questo assioma faccia anche da virtuale ponte di collegamento e di connessione, poiché Davide filtra e assorbe da esso i pilastri portanti sui quali poi erge e costruisce l’intera parafrasi e sintassi narrativa”. La Dott.ssa Elena Gollini spiega a livello critico analitico l’arte pittorica di Quaglietta, facendo leva su un concetto chiave universale da lui accolto e rielaborato soggettivamente. La Dott.ssa Gollini ha ulteriormente proseguito nell’argomentazione riflessiva affermando: “Con la produzione di Davide si apre e si spalanca l’intero universo dell’arte, inteso come metafora del poter apprendere, comprendere e trasmettere tramite l’operato creativo, affinché lo spettatore possa godere di una pienezza di significati e di messaggi, di essenze e di sostanze. Arte intesa anche come maestra di vita, capace di guidarci e di accompagnarci alla scoperta del senso dell’essere e dell’esistere, di convogliare la nostra mente nei meandri di riflessioni catartiche e di tirare fuori deduzioni e intuizioni di spessore. Davide diventa discepolo di questa arte universale e ne accoglie ogni anelito e ogni respiro vitale, per arrivare poi a poterla a sua volta riprodurre e riproporre, proseguendo con entusiasmo e dedizione quel flusso cosmico ininterrotto e sempre attivo. Arte docet diventa un suo modo di essere e di percepire quanto vede e quanto gli accade intorno, di metabolizzarlo dentro. Per Davide l’arte insegna a non fermarsi e a non demordere, a non rassegnarsi mai, a essere sempre pieni di buoni propositi, a pensare a se stessi in modo altruistico e senza fare speculazioni individuali. Per Davide ciascuno dovrebbe trarre dall’avvicinamento all’arte un beneficio prolungato e duraturo, nella consapevolezza di quanto essa offre. La pittura di Davide ci rammenta, che ognuno deve sempre essere prodigo per un interesse comune e comunitario mettendo da parte gli intenti e gli interessi strettamente personali. Per Davide arte docet significa fidarsi e affidarsi a questo potere magico nella sua unicità, che nei secoli non è mai stato scalfito in nessun modo e ha trovato una propria identità assoluta. Quando Davide si immerge nella fase creativa si predispone a imparare e anche a supportare il fruitore per imparare, diventa un tramite di mediazione, diventa un medium. Alla base della sua pittura va dunque annoverata e considerata tutta quella summa di fattori e di componenti, che si incentrano e si canalizzano nel concetto di arte docet e che appartengono all’energia creativa di Davide fluttuante ad infinitum”.

  • Federico Marchioro: una pittura di introspezione esistenziale

    “Essere e sentirsi artisti completi e liberi significa per Federico Marchioro avere la possibilità di esprimere a tutto tondo e a tutto campo anche quanto di più recondito si cela nelle profondità remote del suo ego più intimo, facendo emergere e affiorare ogni parte del complesso e sfaccettato mondo interiore e introspettivo, che ciascuno si porta dentro e conserva e custodisce con amorevole cura”. La Dott.ssa Elena Gollini commenta la produzione pittorica di Marchioro talentuoso e promettente artista contemporaneo, nonché musicista di pregio, soffermandosi sul tratto interiore più pregnante, che include anche l’aspetto psichico e psicologico con cui Marchioro si approccia con slancio nell’edificare e nel consolidare il proprio modus pingendi. Proseguendo nell’analisi la Dott.ssa Gollini ha asserito: “Fin dal primo sguardo lo spettatore viene esortato ad un’osservazione acuta e arguta, che tiene conto dell’elemento intimo concepito come forma mentis trainante e anche come impulso e stimolo spontaneo e naturale, scaturito e alimentato dal fattore emotivo ed emozionale e dall’inclinazione spirituale. Il connubio coeso produce quel pathos motivato, che lo guida e lo sostiene e lo carica di energia vitale propulsiva, che esplode dentro gli scenari compositivi strabordanti di vita, di sentimento, di pienezza pura e incontaminata. Fare arte per Federico diventa come un simbolico rituale sacro e sacrale, inviolabile, che deve proteggere e tutelare la sua sfera intima, ma al contempo deve poterla esternare senza remore e senza freni, con una genuinità disinibita e una spinta autentica. Federico trova una propria valvola catalizzatrice e la ottimizza all’interno delle rappresentazioni. Il colore e la tavolozza cromatica accentuano e concentrano la portata scenica e fanno da strumenti di movimento e di ritmicità, imprimono una timbrica connotativa di spessore e trasmettono grande intensità evocativa all’intera parafrasi formale e sostanziale. Il contenuto avvalorante della sfera interiore si palesa e si manifesta non in modo sfacciato e tanto meno ostentato, ma bensì sempre in modo pacato, sobrio, riservato, con una delicatezza garbata che appartiene al suo DNA e alla sua indole. A Federico interessa e preme arrivare allo spettatore attraverso una fruizione ponderata e attenta, proprio come quando si cimenta in un brano musicale per riuscire a intercettare al meglio la sensibilità e l’empatia e a creare un momento di vera condivisione. Federico è un artista dentro in primis e tale si sente a tutti gli effetti. Il suo percorso pittorico così come quello musicale coincide con una sua profonda valutazione esistenziale, con una sua guizzante motivazione sociale, con un afflato speciale che lo incita a non fermarsi, perché quella è davvero la strada giusta da percorrere fino in fondo”.

  • Alessandro Bassani lancia il suo nuovo sito web ed espone durante il Festival Europeo della Fotografia

    Il mese di Maggio si preannuncia davvero un momento cruciale per il talentuoso e promettente fotografo contemporaneo Alessandro Bassani. Infatti, coincide contestualmente con il lancio del suo nuovo sito web www.alessandrobassani.com impostato per una semplice, fluida, scorrevole, immediata fruizione e per un approccio molto stimolante e anche con la sua mostra personale intitolata “Visioni oniriche” allestita in concomitanza con il prestigioso Festival della Fotografia Europea. La mostra, infatti si terrà dal 21 Maggio al 4 Luglio 2021 proprio in contemporanea alla storica manifestazione che si tiene annualmente a Reggio Emilia. L’esposizione di Bassani è curata dalla Dott.ssa Elena Gollini che a tal proposito ha spiegato: “Abbiamo appositamente scelto Maggio per questi due momenti di particolare rilevanza simbolica nel percorso artistico di Alessandro. Il nuovo sito web e insieme la sua mostra segnano due tasselli preziosi e gli danno ancora più slancio e più stimolo per proseguire nella sua arte fotografica. Lo scatto d’autore di Alessandro è volutamente al di fuori degli insegnamenti perpetrati dalla tradizione accademica e dottrinale e avviene tramite l’utilizzo dello smartphone. La sua eclettica Mobile Phone Art appartiene alle innovative ricerche, che si stanno diffondendo ed evolvendo su più fronti e su più livelli di sviluppo e meritano senza dubbio una positiva considerazione. Le immagini che Alessandro propone in mostra sono un circuito ben rappresentativo della sua variegata produzione inserita all’interno del sito web e delineano la sua sensibilità creativa e la spiccata fantasia che trova linfa vitale anche dalla componente del sogno e della sfera onirica. Infatti, la mostra vuole traslare anche il contenuto onirico e riallacciarsi simbolicamente al tema portante del Festival che è proprio inerente alla proiezione del sogno e al suo articolato significato concettuale e metaforico. Attraverso l’arte fotografica Alessandro si protende verso un infinito dove tutto è possibile e dove tutto è realizzabile. Trasforma e tramuta le sue visioni in un corollario di sfumature e di sfaccettature. La ricerca di Alessandro ovviamente non tralascia e non trascura la tradizione, ma la rielabora, la rivisita e la resetta con un imprinting molto attuale, secondo le moderne prospettive e tendenze, pur restando sempre allineato in sintonia con una dimensione di ordine, di scorrevolezza, di essenza primaria. Ad Alessandro non interessa perdersi in macchinose e complicate dinamiche applicative. Sceglie invece di esprimersi rispecchiando il suo carattere riservato e discreto e la personalità sobria e pacata. Sceglie di intercettare l’attenzione sensibile dello spettatore facendolo entrare in contatto con sensazioni piacevolmente appaganti, quasi intime e famigliari, affinché il momento della fruizione sia davvero indimenticabile, unico e irripetibile. Perché, ogni volta che si osserva una sua fotografia artistica ci si possa sempre lasciar andare fino in fondo in modo avvincente, inatteso, imprevisto e imprevedibile”.

  • Daniel Mannini: ogni quadro custodisce un tesoro di emozioni

    L’arte riesce sempre a coinvolgere e a fare emozionare, riesce a trasferire nel fruitore percezioni visive e sensoriali travolgenti, cattura e conquista il cuore e la mente, attrae l’animo e suscita pensieri e riflessioni di spessore. Questa portata così articolata e sfaccettata, che l’arte da illo tempore possiede e sviluppa attraverso il suo humus fertile e fecondo che gli artisti coltivano e conservano nelle loro opere diffondendolo e facendolo proliferare, è un concetto molto sentito da Daniel Mannini, che lo condivide e lo accoglie in toto e lo trasporta direttamente dentro la sua formula pittorica di tendenza informale, che trova nella visionarietà astratta il suo ideale espressivo più funzionale ed efficace e lo canalizza nella commistione alchemica emotiva ed emozionale, che viene orientata con empatia e spiccata sensibilità intuitiva. La Dott.ssa Elena Gollini ha commentato in tal senso riallacciandosi a questo concetto di arte emozionale traslato nelle narrazioni pulsanti di vita realizzate da Mannini: “Daniel si rende portavoce di un concetto di arte custode di emozioni pure e incontaminate, protettrice di un tesoro emozionale variegato ed elevato, che viene messo a disposizione di chiunque voglia fruirne ed accoglierne l’intensità profonda insita. In ogni quadro realizzato da Daniel si profonde dunque il concetto universale di arte emozionale e di arte delle emozioni, che rimanda in senso ampio e allargato a una chiava interpretativa eterogenea, in quanto da una parte raccoglie quel coacervo di emozioni provenienti dalla realtà esterna, dall’altra sottende alla trasmissione emozionale attuata da Daniel e dall’altra ancora è pronta ad accogliere gli stimoli pervenuti attraverso il momento fruitivo, dove ogni spettatore assorbe e al tempo stesso filtra questo corollario e lo contestualizza a sua volta nella propria personale e soggettiva sintesi emozionale. In ogni quadro di Daniel la composizione astratta diventa strumento di pensiero emotivo ed emozionale, che viene suffragato dall’esterno e contestualmente anche dall’interno, si evolve e si perfeziona gradualmente e progressivamente secondo quanto ciascuno metabolizza e introietta a suo modo. Astrazione di concetto e di contenuto dunque, sapientemente e abilmente concertata per seguire quella dimensione emozionale, che la rende unica ed esclusiva nella sua essenza sostanziale sottesa e subliminale. Da sempre le emozioni sono manifestazione naturale dell’umanità e dell’essere umano, sono geneticamente presenti nel nostro DNA costitutivo primario. Daniel attraverso la sua produzione avvalora l’importanza assoluta del comparto emozionale e della concezione antica che fonde insieme arte ed emozioni in stretta e simbiotica connessione. Perché, emozionarsi guardando un’opera d’arte è davvero un momento ineguagliabile”.

  • È online la mostra pittorica “L’energia cosmica nell’arte di Sabrina Veronese”

    È stata pubblicata online la mostra pittorica dell’artista Sabrina Veronese con la curatela della Dott.ssa Elena Gollini. La mostra racchiude una selezione di opere di particolare pregevolezza espressiva e di interessante proiezione stilistica, che lasciano emergere la stimolante trama narrativa, che domina la sintesi compositiva molto impattante a livello estetico e a livello sostanziale. Il titolo designato appositamente per la mostra online “L’energia cosmica nell’arte di Sabrina Veronese” è molto incisivo e si focalizza proprio sull’enfatizzare al massimo la potenza energetica scaturita e sprigionata dalle opere e fatta confluire in modo sempre dinamico all’interno dello scenario rappresentato. La Dott.ssa Gollini ha spiegato in modo analitico alcune peculiari caratteristiche distintive, che appartengono alla poetica comunicativa della Veronese. In particolare ha dichiarato: “Da sempre l’arte possiede e custodisce un potere energetico cosmico e universale, che si propaga e si diffonde tramite uno speciale flusso vitale costante e continuo. Questa energia pressoché magica, eterna e perpetua, diventa il nucleo fondamentale e precipuo dell’essenza intrinseca pittorica di Sabrina e si trasforma in elemento subliminale principale ed essenziale di trasmissione e di traslazione di tutta la sua vibrante ispirazione creativa. Le opere sono un tripudio pulsante di energia cosmica e costituiscono un collante di stimolo energetico ed energizzante. Lo spettatore filtra e metabolizza questa portata di energia e si lascia permeare e avvolgere dalle intense sensazioni percettive. Per Sabrina l’energia è simbolo di vita e di voglia di vivere, di sfida esistenziale e di affrancamento da tutte quelle difficoltà e ingerenze contingenti, che vengono superate e oltrepassate. Il cosmo e l’universo nella loro smisurata e infinita prospettiva si prestano a diventare dei motori trainanti per dare ancora più impulso a questa carica energetica ed espandere e dilatarne il potere d’azione. Sabrina crede fermamente, che l’arte possa trasportare ovunque questa energia positiva e benefica e possa diventare una fonte di pensieri e di sentimenti, di emozioni e di sensazioni, di riflessioni e di valutazioni che trovano sbocco anche sul piano esistenziale e nella proiezione di vita quotidiana. Per Sabrina essere artista motivata e di autentica vocazione significa rapportarsi e confrontarsi con il mondo esterno, relazionarsi con la realtà circostante e trovare dei punti fermi di contatto, che possono fare da connessione intima con il proprio mondo interiore e spirituale e con quell’energia cosmica universale, che risveglia le menti e gli animi spesso intorpiditi e assopiti dalla massificazione sociale dilagante. Ecco, perché Sabrina vuole fare davvero la differenza nella sua arte pittorica e vuole assorbire in essa e filtrare attraverso essa quella dimensione cosmica incontaminata e assoluta nella sua purezza”.

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  • È online la mostra “L’eco di una pittura simbolista” di Raffaele Frizzarin

    Talentuoso e promettente artista emergente Raffaele Frizzarin sta compiendo un percorso evolutivo molto qualificante e avvalorante e sta portando avanti un progetto, che si allinea e si congiunge in perfetta sinergia con le visioni figurative di moderna impostazione, pur conservando l’imprinting connesso a quella tradizione figurale sempre valida e intramontabile, dalla quale attinge e trae utili spunti di riferimento e di stimolo ispirativo. In merito alla mostra online curata dalla Dott.ssa Elena Gollini e intitolata “L’eco di una pittura simbolista” la Dott.ssa Gollini ha espresso delle significative riflessioni a elogia affermando: “Raffaele è senza dubbio sulla buona strada e merita di essere supportato e sostenuto. La sua arte è densa di narrazione sostanziale, che rafforza la sintesi formale, dove il disegno raggiunge una portata elevata e diventa protagonista indiscusso dell’intera composizione strutturale. Raffaele si lascia guidare dalla fervida e vivace fantasia e trova soluzioni molto convincenti, curate nel minimo dettaglio e realizzate con doviziosa precisione e certosina metodologia. Ogni opera richiede tempi di preparazione ideativi e progettuali molto impegnativi e un’applicazione esecutiva prolungata. Raffaele si prodiga con slancio e trasporto appassionato e la sua vocazione pura e autentica si percepisce in modo prorompente. Per Raffaele l’arte è magia di vita, è essenza speciale senza la quale non potrebbe sentirsi appagato e gratificato. L’arte diventa un medium potentissimo per richiamare l’eco di tutta quella affascinante e intrigante simbologia, che affiora in superficie e si fonde ad intreccio armonioso con l’intera orchestrazione. Questo eco si propaga e si diffonde con delicata e soave poesia aulica di sottofondo, non è mai una componente di disturbo, ma anzi si accorpa al meglio con l’afflato emotivo ed emozionale scaturito dall’indole sensibile e sentimentale di Raffaele. Da sempre l’arte in tutte le sue variegate ed eterogenee declinazioni e manifestazioni visionarie si avvale dell’eco simbolista e lo trasforma traslandolo in elemento distintivo e caratterizzante per offrire allo spettatore un ulteriore bacino interpretativo da cui poter espandere ed estendere le proprie chiavi di lettura e di comprensione. Sulla scia di questa antichissima tradizione, che mette in primo piano il simbolismo e la simbologia, anche Raffaele predilige una pittura di matrice simbolica e codifica il registro linguistico e la mimesi semantica seguendo una dinamica cifrata molto ricercata e accattivante, che conquista e attrae da subito lo spettatore e lo conduce nei meandri, nelle pieghe e negli anfratti simbolici e metaforici sempre inattesi e sorprendenti, mai scontati e mai banalmente ripetitivi. Perché, per Raffaele la pittura è in primis un valore cardine a livello contenutistico e come tale deve sempre avere dei risvolti profondi e pregnanti insiti e sottesi ed essere una stupefacente meravigliosa rivelazione”.

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  • È online la mostra fotografica “Dimensione-Acqua” di Acquasculture

    Il progetto fotografico denominato emblematicamente Acquasculture è stato ufficialmente inserito in mostra online nella piattaforma web curata dalla Dott.ssa Elena Gollini. La mostra s’intitola “Dimensione-Acqua” e resterà all’interno del circuito selezionato in modo permanente con un gruppo mirato di 20 immagini in stile photogallery, che definiscono al meglio l’elevata potenzialità di questo progetto e racchiudono le molteplici visionarietà suggestive ed evocative derivanti dall’intensità profonda delle figurazioni. La Dott.ssa Gollini nell’elogiare questo progetto artistico di natura e di tendenza sperimentale ha evidenziato alcuni tratti e aspetti più salienti e significativi, che lo contraddistinguono qualificandolo a livello formale e contenutistico. A tal riguardo ha commentato: “Mi complimento con Andrea e Simone a cui fa capo il pregevole progetto creativo fotografico, per l’originalità con il quale stanno improntando le loro orchestrazioni sceniche e per l’intuito con cui stanno scegliendo e selezionando i riferimenti dai quali attingere spunti utili e rimandi funzionali. L’acqua da sempre costituisce un valore essenziale imprescindibile, un bene primario irrinunciabile. Non a caso si dice sempre, che l’acqua è fonte di vita. La scelta di rendere l’acqua simbolo di genesi, di nascita e di crescita, come protagonista delle foto d’autore è un modo per dare risalto anche all’importanza assoluta, che l’acqua assume e riveste in ogni sua manifestazione e fruizione, per celebrarne la sublimazione ideale ed eterna, la sua perpetua e perenne presenza nel nostro mondo e nella dimensione del reale e della realtà. Accanto a questa dinamica sostanziale il progetto Acquasculture lascia affiorare ed emergere anche la sfera simbolica cifrata e codificata da chiavi metaforiche e allusive molto pregnanti e permeanti, che integrano e completano la proiezione globale e offrono al fruitore una percezione interpretativa ancora più ampia e a largo raggio di comprensione percettiva. Acqua dunque immortalata come entità magica, come visione spettacolare straordinaria, che sorprende, stupisce e conquista. Acqua come scultura di eccelsa forgiatura, plasmata e modellata da Madre Natura, che incanta e cattura i nostri sensi. Le fotografie artistiche di Acquasculture sono da concepire come una rievocazione rivisitata di quanto il Creato ci dona e ci mette a disposizione e sono la dimostrazione della bellezza naturale che ci circonda e che spesso purtroppo viene data per scontato. Sono immagini che possiedono una loro connaturata poesia aulica, un’eleganza garbata e raffinata, un’alchimia delicata di timbriche profusioni energetiche, che le rendono vive. La dimensione dell’acqua attraverso questo progetto si rende davvero visibile e tangibile a tutto tondo nel suo massimo splendore”.

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  • È online la mostra “Il pensiero di pietra” di Cecilia Martin Birsa

    È stata ufficialmente pubblicata la mostra online dal titolo emblematicamente poetico “Il pensiero di pietra” della scultrice contemporanea Cecilia Martin Birsa a cura della Dott.ssa Elena Gollini. La mostra resterà sulla piattaforma web in modo permanente e raccoglie venti opere di particolare intensità e pregnanza sostanziale oltre che di indiscussa valenza formale. La Dott.ssa Gollini nel mettere in evidenza le caratteristiche salienti, che fanno capo alla produzione artistica della Birsa ha rimarcato: “L’arte scultorea è davvero definibile come arte nobile e come arte solenne, perché riesce a trasmettere dei contenuti cardine e dei messaggi semantici di notevole e imprescindibile portata. Cecilia si cimenta nella scultura moderna contemporanea a fronte di una vocazione autentica e di una passione viscerale, smisurata, che si sprigiona con potenza in ogni creazione e diventa un incipit di stimolo forte per la sua vivace e versatile ispirazione. Il titolo della mostra è stato scelto proprio ad hoc ed è particolarmente consono e congeniale per delineare e riassumere in modo preciso e altrettanto eloquente il particolare e originale filo conduttore attraverso il quale si muove, si snoda e si dipana l’atto creativo di Cecilia”. Inoltre la Dott.ssa Gollini ha proseguito nella spiegazione riflessiva affermando: Per Cecilia tutto parte dal pensiero coerente e consapevole di infondere al suo potenziale artistico quelle risorse virtuose capaci di accentuarne al massimo l’intensità comunicativa ed espressiva. Il pensiero è la linfa vitale primaria, l’humus fondamentale per nutrire e sostentare ogni sua azione creativa. In tal senso certamente Cecilia richiama anche a sé quel cogito ergo sum, che la filosofia di Cartesio ha tramandato e perpetrato fino ai giorni nostri espandendone e dilatandone il significato intrinseco a largo raggio. Dalle sue sculture trapela integra e intatta tutta la forza del pensiero, inteso come scandaglio accurato, minuzioso e approfondito di ricerca, di studio e di sperimentazione, che affina e perfeziona la sua impeccabile formazione e preparazione. Ma, contestualmente inteso anche come pensiero emotivo ed emozionale, che viene immesso nel costrutto compositivo e prende corpo al suo interno, ne diventa parte attiva integrante e rafforzativa, acquista vita propria in modo distintivo e qualificante. Cecilia analizza in modo dovizioso e certosino, si cimenta e si addentra attraverso un sentiero di scoperta sempre avvincente, che la conduce in territori concettuali prolifici e rigogliosi dove poter attingere spunti, richiami, rimandi e riferimenti inediti e sui generis da sviluppare attraverso la perfetta sintonia di tradizione e modernità, di antico e di nuovo, di reale e di invenzione, di concreto e di immaginario. Le sue sculture fluttuano pertanto nel simbolico viaggio di un pensiero che dalla pietra riesce a generare e a produrre un’incantevole visionarietà, una proiezione suggestiva coinvolgente, dove tutti i sensi vengono piacevolmente appagati”.

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  • Il processo cognitivo nella pittura di Maria Barisani

    Nello scandagliare la produzione pittorica di Maria Barisani ritengo sia funzionale spendere alcune considerazioni sull’apparato del processo cognitivo, che la guida e la dirige orientandola nelle scelte stilistiche e contenutistiche e che ne rafforza l’energia espressiva e comunicativa”. La Dott.ssa Elena Gollini si sofferma su alcuni tratti e aspetti, che fungono da cardine alla dinamica creativa della pittura figurale della Barisani artista del panorama attuale, che si sta meritevolmente distinguendo a livello qualitativo e sta ritagliandosi un proprio interessante e stimolante spazio visionario. Continuando nelle sue affermazioni la Dott.ssa Gollini ha proseguito: “La capacità intellettuale e intellettiva dimostrata da Maria è indiscutibile, è un dato di fatto che attribuisce un valore aggiunto alla sua ricerca, suffragata da una padronanza selettiva e da una cognizione empatica. Cognizione per Maria è sinonimo e corrispettivo di conoscenza e coerenza consapevole del proprio operato e di responsabilità verso le proprie azioni-reazioni e verso la propria ricerca accurata e approfondita. Il processo cognitivo di Maria applicato al suo meccanismo pittorico ad hoc ne avvalora in modo comprovante e comprovato le risorse e le capacità espressive e comunicative, le indirizza verso un humus proficuo di soluzioni attuabili in modo originale ed esclusivo, che acquistano una valenza ulteriore e sono subito identificabili e distinguibili risultando uno strumento sempre vincente, che Maria utilizza in modo impeccabile ed eccellente. L’applicazione del processo cognitivo nell’attività pittorica è per Maria un elemento focale e una componente fondante, che getta le radici per edificare e costruire un palinsesto di orchestrazione sequenziale supportato e sorretto da un crogiolo di intrecci e di fusioni, disposti e dislocati in modo trasversale alla narrazione figurativa, senza mai prevaricarla e senza mai soverchiarla nelle sue fattezze precipue e nella sua semantica dialettica primaria, ma bensì accompagnandola in modo armonioso come una musica aggraziata e soave che accompagna una danza delicata e sinuosa e ne rafforza il potere interno intrinseco. Il processo cognitivo non prevale mai sul sentimento e sul pathos e tanto meno è prevaricante e condizionante nell’esternazione della sfera emotiva interiore. Ragione e ratio cognitiva si inglobano nella sintesi e nella parafrasi semiotica d’insieme e fanno da incipit e da stimolo per approfondire quell’afflato che proviene dall’intimo ego, all’io più recondito, lasciandolo affiorare e palesare con autentica, naturale e genuina spontaneità. Maria è una pittrice formata e preparata in modo coscienzioso, che mette impegno massimo per risultare sempre credibile e autorevole nel proprio lavoro creativo e al tempo stesso per lasciare spazio anche ai bisogni e alle necessità dell’anima”.

     

  • Paola Moscatelli: vivere in arte

    “Nel soffermarmi a guardare la produzione artistica realizzata da Paola Moscatelli desidero dare voce al suo pensiero, al suo sentire, al suo sentimento, ai suoi desideri, ai suoi sogni, alle sue speranze. Paola è una donna-artista nel pieno vigore delle sue capacità comunicative e riesce a creare una stratificazione omogenea e una commistione armoniosa da inserire dentro lo scenario, traendo linfa vitale dalla sua voglia di vivere in arte e di realizzarsi con e a favore dell’arte”. La Dott.ssa Elena Gollini parlando della Moscatelli prende in esame l’importanza della componente esistenziale ideale, che viene rafforzata e avvalorata tramite l’atto e il gesto creativo e consente alla Moscatelli di sentirsi parte attiva del suo progetto di vita e di arte. La Dott.ssa Gollini ha così rimarcato: “Paola riassume in sé un coacervo di qualità, è donna di calibro e di spessore umano, possiede doti e virtù creative molto eclettiche e versatili. Il suo vivere in arte viene dunque sorretto e supportato dalla sua innata e naturale capacità, viene rinvigorito dalla forza caparbia, da quel suo modus pensandi che la rende sempre reattiva, sempre tempestivamente pronta e solerte verso il cosiddetto momento catartico del carpe diem. Così come nella vita anche nell’arte, Paola trova il suo cogliere l’attimo, il motto trainante per darsi la giusta carica di spinta e di slancio per lasciarsi trasportare e anche piacevolmente travolgere dal suo ideale di esistenza e di vita artistica. Paola è sempre orientata a imparare e a migliorare e questo la rende umile e dotata di una modestia pacata e discreta, che non sminuisce e non svilisce però lo spirito da prodiga, intraprendente e determinata. Osservando le opere si comprende quanto lavoro a monte e quanta energia viene spesa senza riserve e senza mai risparmiarsi. Ogni opera è frutto di uno sforzo notevole e ragguardevole e non esaurisce mai la sua capacità di offrire allo spettatore nuovi spunti e nuovi stimoli, nuove occasioni e nuove opportunità per immergersi dentro e andare fino in fondo in profondità. Vivere in arte per Paola diventa pertanto la sua lodevole missione-vocazione, che la rende responsabile e consapevole delle sue libere scelte e del suo libero arbitrio. Vivere in arte significa per Paola riuscire a imparare a volare e a spiccare il volo senza però perdere il contatto con la realtà e con la dimensione del reale, del vissuto e del vivere quotidiano, della memoria dei ricordi più speciali e unici. Tutto questo patrimonio viene contestualizzato da Paola dentro le sue suggestive rappresentazioni e non diventa mai un fardello pesante da portarsi dietro, ma bensì piuttosto si trasforma in un lieve e leggero soffio delicato e suadente, che la coccola e la culla dolcemente nella magia di un’ispirazione davvero autentica e sentita nel profondo”.