Autore: Andrea Polo

  • La competenza prima di tutto: ecco cosa gli italiani apprezzano in un medico

    Se è vero che quando si hanno problemi di salute l’emotività è importante, per gli italiani, in fondo, un medico affabile ed empatico non è poi così fondamentale. Il portale Dottori.it (http://www.dottori.it), che riunisce i medici specialisti italiani e permette la scelta e la prenotazione delle visite, ha monitorato le valutazioni date dai pazienti ai professionisti d’Italia e scoperto che ciò che viene maggiormente apprezzato è la competenza del medico (26,1%), seguita – ma a distanza – da gentilezza (12,6%) e meticolosità (9,2%).

    L’indagine è stata svolta analizzando i giudizi lasciati dai pazienti sul portale del network MedicoFacile.it, dopo aver effettuato una visita specialistica: i pareri sono stati formulati selezionando gli aggettivi più idonei in un ventaglio di possibilità, che coprivano tanto l’ambito professionale quanto quello relazionale. Il monitoraggio di tutti i pareri pervenuti nel corso del 2015 ha permesso di rilevare quelle che sono le peculiarità di un medico, tanto importanti da indurre il paziente a segnalare il professionista agli altri utenti.

    Altre due caratteristiche molto ricorrenti nella valutazione del medico meritevole di pubblica segnalazione sono la serietà (indicata dal 7,9% del campione) e l’onestà (7,7%), che risultano più significativi di aggettivi come “amabile” o “calmo” (indicati rispettivamente dal 6,9% e dal 6,4% dei pazienti che hanno rilasciato una segnalazione).

    Aggettivi “ambigui”, che potrebbero essere interpretati in maniera negativa (come “freddo”, “rigido” o “formale”) raccolgono percentuali minime di utilizzo; al contempo, anche caratteristiche solitamente positive in altri ambiti, come “spiritoso” o “originale” vengono accuratamente evitate dai pazienti: è la componente professionale, a scapito di quella personale, a contare davvero. Nonostante ciò, l’empatia gioca un ruolo importante, e viene citata come fondamentale dal 6,4% del campione.

    Benché la classifica risulti abbastanza uniforme sul territorio nazionale, alcune regioni danno più valore ad alcune caratteristiche piuttosto che altre: i pazienti di molte regioni del Sud Italia, ad esempio, ritengono degno di nota il fatto che il medico sia onesto (la percentuale sale oltre il 10% in Campania e Calabria) piuttosto che meticoloso. Record di medici amabili in Molise (9,4%), calmi (11,1%) in Friuli Venezia Giulia, schietti (3,9%) in Trentino Alto Adige e pazienti in Calabria (5,1%).

    «In un circolo virtuoso che punta a premiare ciò che veramente conta nel corso di un consulto –  dichiara Paolo Bernini, AD di Dottori.itassistiamo ad un uso positivo della rete, che serve a veicolare i punti di forza dei medici con cui i pazienti si relazionano, in un moderno passaparola che premia la qualità dell’assistenza».

  • Mercato immobiliare residenziale: nel 2015 prezzi scesi del 5,1%. -2,9% nel II semestre

    Se il 2015 è stato un anno positivo per il mercato immobiliare – grazie alla forte ripresa dei mutui, che ha rimesso in moto tutto il settore – per quanto riguarda i prezzi di vendita è stato contraddistinto da una ulteriore contrazione: -5,1% in un anno, con un -2,9% solo nel secondo semestre 2015. È questo il dato principale dell’Osservatorio sul mercato immobiliare residenziale italiano condotto dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it).

    A dicembre 2015 il prezzo medio ponderato richiesto per gli immobili residenziali italiani è sceso a 2.056 euro per metro quadro (era 2.166 un anno prima). Il dato che spinge all’ottimismo è, invece, quello relativo all’ultimo trimestre, contraddistinto da una vera e propria frenata della discesa prezzi: -0,4% da ottobre a dicembre.

    Il calo degli importi richiesti per metro quadro è il principale responsabile della stazionarietà dell’offerta immobiliare, che nel corso dell’anno ha subito una variazione minima: a dicembre 2015 l’offerta immobiliare residenziale in vendita era, secondo i calcoli del portale, nell’ordine di 1.250.000 unità; a questi immobili vanno aggiunti i circa 450.000 immobili in offerta di affitto.

    «La discesa dei prezzi di vendita – dichiara Guido Lodigiani, Direttore Corporate e Ufficio Studi di Immobiliare.itpur in fase d’arresto nell’ultimo trimestre dell’anno, non ha certamente stimolato la volontà di mettere in vendita i propri immobili, portando molti proprietari ad attendere tempi migliori

    Nord, Centro e Sud; grandi e piccole città

    A differenza di quanto registrato nel corso del 2014 – anno contraddistinto da un calo maggiore dei prezzi nelle regioni del Centro e del Sud Italia e da una maggiore tenuta a Nord – il 2015 vede la situazione ribaltata: nel corso dell’anno è proprio al Nord del Paese che si è registrata la riduzione più consistente dei prezzi richiesti, -5,7%. Il picco è in Liguria, che ha perso in media il 7,6% dei prezzi a metro quadro, seguita da Friuli Venezia Giulia (-7,3%) e Sicilia (-7,0%).

    Questa discrepanza non varia anche isolando i dati del secondo semestre, visto che i prezzi delle case del Nord Italia sono scesi del 3,5% da giugno a dicembre – contro i -2,2% e -2,4% delle altre zone del Paese.

    Interessante notare come, nel corso dell’anno, i cali registrati nelle grandi città (quelle con più di 250mila abitanti) e nei piccoli centri siano percentualmente simili, benché in termini assoluti costi sempre di più comprare casa nelle metropoli rispetto ai piccoli centri (2.699 euro/mq VS 1.684); a livello semestrale, invece, sono i centri di dimensioni maggiori a vedere un calo leggermente più elevato dei prezzi medi richiesti (-3,1% vs -2,7%).

    La Regione con il prezzo medio di vendita più elevato è il Trentino Alto Adige (3.014 euro per metro quadro), mentre la Regione in cui il dato medio è il più basso è la Calabria, con 1.115 euro a metro quadro richiesti a dicembre.

    I capoluoghi di Regione

    Il 2015 è l’anno in cui Roma ha definitivamente ceduto il primato di capoluogo più caro a Firenze: pur perdendo meno rispetto alla città toscana (-4,3% vs -6,0%), la Capitale non riesce a riguadagnare il suo storico primato, assestandosi a 3.413 euro al metro quadro. Firenze, con i suoi 3.436 euro al metro quadro, è quindi il capoluogo più caro d’Italia. Milano è ancora terza sul podio dei prezzi di vendita, con una media di 3.262 euro richiesti al metro quadro per le abitazioni.

    Pur con prezzi in leggera crescita rispetto ad un anno fa, è Catanzaro il capoluogo di Regione che ha i prezzi più bassi d’Italia, con una media al metro quadro pari a 1.195 euro (-1,9% nel secondo semestre).

    Il capoluogo di regione che nel corso del 2015 ha subito il calo maggiore dei prezzi è Trieste: la città del Friuli Venezia Giulia ha vissuto una notevole contrazione, pari al 9%, sebbene la tendenza dell’ultimo trimestre riporti ottimismo al comparto immobiliare cittadino.

    Scende notevolmente anche il valore degli immobili ad Ancona (-7,5% in un anno) e a Genova (che perde il 7,1% in un anno ma arresta la discesa nel secondo semestre). In controtendenza la performance de L’Aquila, che vede un incremento del suo prezzo medio di vendita nel settore residenziale, pari al 2,3%: questo dato è frutto della crescita dei prezzi medi registrata nel solo secondo semestre (+3%), che ribalta i numeri in negativo della rilevazione del primo semestre e, in generale, il crollo degli ultimi anni, più netto che altrove.

  • Le case cantoniere diventano abitazioni (anche di lusso) e si vendono sul web

    Dopo le chiese sconsacrate, i mulini e i bunker anti atomici, ora sono le case cantoniere a finire in vendita online. Fino agli anni ’80 erano le abitazioni dei cantoni, operai addetti alla cura delle strade statali, ma quando i costi di mantenimento si sono fatti troppo esosi il Demanio ha deciso di dismetterle. Se un recente accordo siglato tra ANAS, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero delle Infrastrutture e Agenzia del Demanio permetterà di utilizzare molti di questi immobili come sedi di attività di promozione territoriale, qualcuno può già comprarle, visto che molte delle 1.224 strutture sono già in vendita e, tra gli annunci di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), si trovano diversi edifici di questo tipo riconvertiti in abitazioni, da Nord a Sud.

    Come evidenziato dallo studio effettuato dal portale, tante ex case cantoniere in vendita sul web, sono oggi trasformate in vere e proprie dimore di lusso. La più cara si trova in Toscana, a Scansano, nella provincia di Grosseto: al prezzo di 850.000 euro si può diventare proprietari di Villa Pietra, un’antica casa cantoniera su tre piani, recentemente ristrutturata, nel bel mezzo delle colline della Maremma, dotata di piscina a sfioro e bellissima veranda esterna con vista sul mare. Nel parco naturalistico di Montioni (LI), a 15 chilometri da Massa Marittima, è in vendita per 500.000 euro un’altra ex casa cantoniera “di lusso” in cui la facciata è rimasta di rosso pompeiano, il tipico colore che avevano questi edifici: la proprietà è stata ristrutturata con interni rustici in pietra viva e comprende un grande spazio esterno.

    E accanto alla ferrovia, ancora nel livornese, a Rosignano Marittimo, servono 275.000 euro per aggiudicarsi un altro di questi immobili ristrutturato e con un’enorme terrazza vista mare. Nella provincia di Torino, a Poirino, per 300.000 euro è possibile acquistare un’altra villetta color rosso pompeiano, con ampie vetrate e spazi esterni molto curati sulla cui facciata, nella recente ristrutturazione, si è addirittura mantenuta la tipica insegna delle case cantoniere su cui si indicava il chilometro e la strada statale (S.S. n. 29 del Colle di Cadibona).

    In alcuni casi a vendere sono ancora le istituzioni, a cui è passata la gestione di questi immobili una volta dismessi dal Demanio; è il caso della casa cantoniera in vendita a Chivasso (TO), per la quale la città metropolitana di Torino ha indetto un’asta pubblica con base di partenza di 143.100 euro.

    Sulla scia della recente moda di inaugurare strutture ricettive in location insolite e molto “caratteristiche”, in alcuni annunci si propone di adibire le case cantoniere a bed & breakfast o case vacanza. In un edificio a Desenzano del Garda (BS), per esempio, viene proposta questa idea di attività turistica per un quadrilocale da ristrutturare, inserito in una vecchia grande casa cantoniera immersa in un contesto definito nell’annuncio “scenografico”. In un annuncio in Sicilia ritroviamo la stessa proposta: a Castelvetrano (TP), località vicina al sito archeologico di Selinunte, si vende un immobile ristrutturato (in questo caso il rosso pompeiano è stato sostituito da una tonalità di beige meno vistosa) con due appartamenti indipendenti in vendita per 150.000 euro, perfetti per un’attività turistica.

  • Nel 2016 RC auto in aumento per oltre un milione e mezzo di italiani

    Se il 2015 è stato contraddistinto da tante novità nel settore delle assicurazioni auto (prima tra tutte la smaterializzazione del contrassegno) di cui non sono ancora ben chiari gli effetti, per qualcuno il 2016 inizia con un’amara certezza: secondo le rilevazioni di Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni.html) saranno oltre un milione e mezzo gli italiani che, avendo provocato un sinistro nel corso dell’ultimo anno, dovranno pagare un premio assicurativo più elevato dell’anno appena trascorso.

    Il portale, leader nella comparazione di assicurazioni auto, ha analizzato oltre 800.000 preventivi realizzati sul sito tra novembre e dicembre 2015 e ha calcolato quanti automobilisti verranno penalizzati per aver causato un incidente: sono il 4,43% degli utenti alle prese con il rinnovo della loro assicurazione, percentuale in crescita rispetto a quella dello scorso anno (4,09%). Il dato, rapportato al parco auto circolante, ed escludendo il numero di veicoli che secondo ANIA viaggiano senza alcuna copertura assicurativa, ci porta vicino alla soglia di un milione e seicentomila cittadini colpevoli di un sinistro regolarmente denunciato alla propria compagnia.

    L’analisi socio-demografica del campione permette di far emergere alcune significative risultanze: in primis, le donne si rivelano più maldestre (oppure più oneste con la propria compagnia) rispetto agli uomini, visto che tra questi ultimi la percentuale di chi denuncia sinistri con colpa si ferma al 4,10%, mentre cambieranno classe di merito il 5% delle donne. Analizzando le differenze in base all’età, i meno penalizzati dal cambio classe sono chiaramente i più giovani (peggiorerà la propria classe di merito solo il 3,51% di chi ha meno di 30 anni); la performance peggiore si registra, invece, tra i più adulti: oltre i 60 anni cambierà classe di merito il 5,39% degli automobilisti.

    L’analisi della categoria professionale dichiarata in fase di preventivo rivela che sono i medici e gli infermieri ad aver chiesto in misura maggiore l’intervento della compagnia assicurativa – e ad esserne penalizzati con un cambio di classe di merito: tra di loro la percentuale arriva al 5,56%. Li seguono a stretto giro gli insegnanti (5,46%) e i pensionati (5,45%). Come già negli anni passati, indossano la divisa gli italiani che cambieranno meno di tutti la propria classe: i più prudenti sono, infatti, vigili urbani e membri delle forze armate.

    Il comportamento degli italiani al volante non è lo stesso in tutta Italia: si conferma il tradizionale primato della Toscana come regione con la percentuale più elevata di soggetti che peggiorano la classe di merito (siamo al 5,88%). A seguire troviamo l’Umbria (5,63%) e il Lazio (5,55%). Fanalino di coda la Calabria (solo il 2,91% degli automobilisti ha dichiarato di aver avuto un incidente con colpa) e la Puglia (2,93%).

    «Il 2016 sarà un anno molto importante – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.itper capire come evolverà il comparto assicurativo auto, viste anche le recenti innovazioni prodotte in materia legislativa. Per ciò che riguarda i costi delle polizze, nel 2016 i prezzi tenderanno alla normalizzazione: potrebbe arrestarsi il trend al ribasso che ha caratterizzato lo scorso anno e che ha fatto calare i premi del 20%. In quest’ottica, meno favorevole per i consumatori, il confronto sarà uno strumento indispensabile per risparmiare e scegliere al meglio anche nel nuovo anno».

  • Addio cucina abitabile; nel 2011 la voleva il 57% degli italiani, oggi appena il 34%

    Oltre che sull’abbigliamento, il make-up o le pettinature, i trend hanno una forte influenza anche sulle case, sulla loro struttura e perfino sul mercato e su come, al suo interno, si muovono gli acquirenti. Ad esempio, secondo uno studio di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), il primo portale italiano di annunci immobiliari, anche in virtù del grande successo dei cooking show, è crollato il mito della cucina abitabile “nascosta” dal resto della casa: se nel 2011 era condizione indispensabile per il 57% degli italiani, oggi la vuole solo il 34% di chi cerca casa; il 43%, invece, pretende sia a vista e di design.

    «L’acquirente è diventato un vero e proprio esperto» – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – «e ben l’87% degli utenti del portale alla ricerca di un immobile scarica le planimetrie, proprio per studiare le soluzioni migliori per la cucina e tutti gli altri spazi.»

    Quello legato alla cucina, infatti, non è l’unico cambiamento messo in luce dall’indagine di Immobiliare.it che ha evidenziato come il 37% degli annunci salvati dagli utenti si riferiscano a case costruite con planimetrie moderne, dove angoli ciechi, ad esempio, si trasformano in sontuose cabine armadio.

    Facile spiegare il motivo di questo cambiamento; oggi, nelle grandi città metropolitane, l’elevato costo delle abitazioni ha portato i compratori ad avere nuove sensibilità ed attenzioni a come si sviluppa l’immobile. Si evitano case con ingressi e corridoi e si ricercano appartamenti dove un angolo buio, appunto, si trasforma evitando di occupare spazi vivibili. Ma potrebbe non trattarsi soltanto di una questione di praticità e risparmio: se si pensa al successo di serie televisive, come Sex and the City, è facile immaginare quanto possano aver influito sui desideri delle donne, ma non solo, le scene in cui la protagonista è intenta a scegliere gli abiti nell’immensa cabina armadio della sua casa.

    Loft: da locali industriali a vere e proprie case

    Anche quello dei loft può essere inquadrato come un trend immobiliare molto probabilmente ispirato dal cinema. Negli anni ’80 l’immaginario collettivo ha imparato ad associare a questo tipo di immobili figure iconiche come quella di Richard Gere in American Gigolò o Jennifer Beals, la ballerina di Flash Dance. Non è un caso che dal 1985 al 2000 siano stati riqualificati oltre 120.000 loft che dalla categoria di laboratori (C3 per il catasto) sono passati a quella delle abitazioni. Inoltre nel tempo il loro costo si è avvicinato a quello delle soluzioni residenziali e gli sconti per questo tipo di immobili alla fine degli anni ’90 non superavano il 10%. La maggiore consapevolezza degli acquirenti, insieme allo scemare del trend cinematografico, ha portato oggi a essere meno interessati a soluzioni abitative come i loft per le quali non è possibile, fra l’altro, ottenere un mutuo prima casa: è proprio per questo che la percentuale di sconto rispetto agli immobili residenziali equivalenti è salita a circa il 25%.

    Villette nell’hinterland: fine del modello Happy Days

    Serie Tv come Happy Days o la Famiglia Bradford, negli anni ’70, avevano portato molte famiglie a lasciare le città per vivere nell’hinterland e costruirsi una villetta monofamiliare con un piccolo giardinetto. Questo modello, però, pare essere definitivamente tramontato; prendendo come riferimento l’hinterland dei primi dieci capoluoghi italiani, dove il trend è stato più forte, lo studio di Immobiliare.it ha evidenziato come le ricerche di questo genere di abitazioni si siano ridotte del 37% nei dieci anni dal 2005 al 2015. Con la domanda, ovviamente, è calato anche il prezzo di vendita: sulla scia della crisi del mercato immobiliare, la discesa nel decennio è stata pari a circa il 40%.

    Le tendenze, è evidente, valgono anche nel mondo del mattone.

  • Da Flashdance a Masterchef: come cinema e TV hanno cambiato la nostra casa

    Sappiamo tutti che i modelli imposti dai mass media influenzano l’abbigliamento, il make-up o le pettinature che ci piacciono, ma avete mai considerato quanto influiscano sui nostri gusti immobiliari? In occasione dei suoi dieci anni di attività, Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), il più importante sito di annunci del settore, ha ripercorso i trend degli scorsi decenni evidenziando come film e TV abbiano spesso determinato le nostre preferenze in termini di case.

    Negli anni ’60 le riviste erano la principale fonte di ispirazione e, come ancora oggi si fa quando si va dal parrucchiere con la foto della nostra diva preferita, con le loro pagine in mano si richiedeva ai professionisti di riprodurre gli stessi ambienti.

    Arrivarono poi gli anni ’70 e le moltissime serie televisive ambientate in villette singole che diventano loro stesse protagoniste dei set. Cosa sarebbe Happy Days senza la casa dei Cunningham o la Famiglia Bradford se ambientata in un normale condominio? Fu così che anche in Italia scoppiò la passione per le case unifamiliari, magari non gigantesche, ma con un giardino indipendente e localizzate in periferia. Col passare degli anni, però, diventarono sempre più scomode, visto che costringevano i proprietari a lunghi tragitti fra la casa ed il lavoro, e vennero considerate insicure per l’aumentata delinquenza. Oggi rivenderle è spesso un problema e, più che un protagonista di Happy Days, ci si sente di vivere nella Wisteria Lane di Casalinghe disperate!

    A partire dagli anni ’80 il cinema prende il sopravvento, generando quelli che sono diventati dei veri e propri modelli dell’architettura, elementi imprescindibili nelle richieste degli acquirenti. Si pensi al ruolo che hanno giocato film come American Gigolò (1980) e Flashdance prima (1983), Ghost poi (1990), nella diffusione dei loft come nuovi spazi abitativi. Vivere in una casa di quel tipo ci avrebbe fatto sentire talentuosi come Jennifer Beals, belli come Richard Gere e amati come Demi Moore e Patrick Swayze. Non avremmo però dovuto richiedere un mutuo per la prima casa: tecnicamente il loft è un locale commerciale e, in virtù di ciò, non ci si può risiedere.

    Alla fine degli anni ’90, e la tendenza è ancora oggi più che attuale, la Carrie di Sex and the City ha convinto le donne di mezzo mondo dell’indispensabilità di una cabina armadio gigante in cui ostentare il proprio guardaroba, con buona pace dei compagni che si possono consolare con il garage, sempre più attrezzato e degno delle auto di Fast and Furious.

    Ancora seguendo modelli mediatici, negli ultimi anni la cucina, prima ridottissima e quasi sparita dalle case italiane a favore degli angoli cottura, ha assunto dimensioni sempre maggiori diventando un tutt’uno col soggiorno. Per le precedenti generazioni quello in cui si preparava da mangiare era un ambiente da tenere quasi nascosto, ma loro non conoscevano Gordon Ramsey! Il successo di programmi come La prova del cuoco prima e Masterchef poi hanno spinto gli acquirenti a volere cucine belle oltre che funzionali, da esibire come uno status symbol.

    «Rispondere a questi nuovi bisogni, o aderire ai nuovi modelli diffusi – afferma l’architetto Giovanni La Varra, dello studio Barreca&La Varra e docente presso l’Università di Udine – porta le persone a perdere il senso della dimensione. Accade sovente che ci venga richiesta a tutti i costi un’isola in cucina o una cabina armadio laddove la planimetria non lascia spazio a queste soluzioni; o, ancora, che si desiderino oggetti visti su un giornale o in tv che materialmente non possono essere inseriti all’interno dell’ambiente a disposizione o che, per la conformazione degli spazi, non avrebbero alcuna funzionalità.»

    Quali saranno le nuove tendenze dell’abitare? Il film dell’anno dovrebbe essere Star Wars – il risveglio della forza, pretenderemo forse di vivere in una riproduzione della Millennium Falcon per sentirci come Ian Solo?

  • RC Auto, rallenta il calo dei premi: -2,42% nell’ultimo trimestre

    Prezzi medi delle polizze auto sempre in calo, ma meno che in passato: se nelle ultime rilevazioni dell’Osservatorio RC Auto dei portali Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni.html) e Assicurazione.it erano state registrate delle contrazioni  dei prezzi a doppia cifra, nell’ultima analisi – relativa a novembre 2015 – la diminuzione trimestrale delle polizze RC auto è rallentata e si ferma al -2,42%. A novembre il prezzo medio delle polizze assicurative è stato pari a 512,40 euro, cifra che è comunque inferiore del 18,41% rispetto a quella pagata un anno fa.

    Lo studio, consultabile integralmente al link http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html, è stato effettuato controllando e confrontando i prezzi praticati dalle compagnie assicurative italiane e i preventivi degli utenti.

    «Appare fisiologico il rallentamento dei ritmi che finora il calo dei costi per l’RC auto aveva tenuto – afferma Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di www.facile.it ma siamo ancora lontani dall’inversione di tendenza. Per i primi mesi del 2016 è probabile che il trend dei prezzi al ribasso prosegua e rimanga percepibile per le famiglie italiane. Da un lato, infatti, raccoglieremo i frutti dei benefici che sta comportando l’introduzione del tagliando elettronico; dall’altro il sempre maggior ricorso alle scatole nere, soprattutto al Sud, consentirà alle compagnie di continuare a proporre prezzi competitivi e condizioni vantaggiose».

    Le garanzie accessorie

    Cresce ancora il numero di persone che in Italia sceglie di aggiungere alla propria RC auto la garanzia accessoria dell’assistenza stradale: se a maggio la inseriva nel proprio preventivo il 31,62% degli utenti, a novembre la percentuale è salita al 33,07%. La tutela in caso di infortuni al conducente arriva seconda nelle preferenze con il 22,71%, seguita ormai a stretto giro da quella per la tutela legale per cui l’interesse è passato dal 19,7% dello scorso semestre, all’attuale 22,4%. Scema anche il ricorso alla copertura contro furto e incendio, ora quarta per numero di preferenze con il 10,58% dei preventivi in cui è stata considerata.

    Le variazioni regionali

    Il rallentamento della discesa dei prezzi ha coinvolto le regioni in modo diverso. In Toscana e in Basilicata il calo trimestrale è rimasto vicino allo zero, con percentuali rispettivamente pari al -0,16% e al -0,52%. L’Umbria, invece, è l’unica dove i costi dell’RC auto sono aumentati negli ultimi tre mesi (+2,33%), anche se il calo annuo resta anche qui a doppia cifra (-12,05%). A detenere il primato delle polizze più elevate è sempre la Campania con un premio medio pari a 817,45 euro, sceso soltanto dell’1,23% negli ultimi tre mesi ma comunque più basso del 34,58% rispetto a novembre 2014. Calabria e Puglia continuano a occupare il resto del podio con premi pari rispettivamente a 632,07 euro e 627,88 euro. La Valle d’Aosta ha registrato il calo trimestrale maggiore (-11,92%) classificandosi come quella in assoluto più conveniente: qui i premi medi di novembre sono stati pari a 311,79 euro. Le altre due regioni in cui gli assicurati spendono meno sono ancora il Friuli Venezia Giulia (354,16) e il Trentino Alto Adige (363,51).

  • Feste in casa vacanza: +20% la domanda, +25% l’offerta di immobili in affitto nelle località montane

    Anche per le festività natalizie le case vacanza si confermano molto amate dagli italiani: secondo le analisi del portale Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it), partner di Immobiliare.it e leader in Italia per gli affitti turistici, la domanda di queste strutture ricettive è cresciuta di circa il 20% rispetto al Natale 2014. Il dato fa il paio con un forte aumento dell’offerta, cresciuta mediamente del 25% nelle destinazioni montane, vere protagoniste del turismo di fine anno.

    La casa più ambita. L’offerta turistica si amplia e per l’italiano in vacanza vi è maggiore possibilità di scelta. Secondo i calcoli del portale, i volumi di ricerca maggiori si orientano verso immobili di dimensioni medie, per famiglie o piccoli gruppi, siti in località di relax o comunque comode per gli accessi alle piste e agli impianti sciistici. Pur essendoci una buona fetta di clientela che ambisce al lusso anche in casa vacanza, resta la volontà di risparmiare, e si preferisce la casa vacanza all’hotel in primis per tagliare sui costi. Mediamente, affittare una casa in montagna durante la stagione sciistica consente un risparmio medio del 35% rispetto ad un hotel di pari livello.

    Ma dove andranno gli Italiani durante le festività? Stando alle rilevazioni del portale – che ha monitorato tanto le ricerche quanto le prenotazioni effettuate per il periodo compreso tra il 21 dicembre e il 10 gennaio – le prime tre mete scelte per trascorrere le feste di dicembre e gennaio sono Livigno (in provincia di Sondrio), Cortina d’Ampezzo (in provincia di Belluno) e Ponte di Legno (in provincia di Brescia). Località, queste, contraddistinte da una netta differenza di prezzo: se per alloggiare a Cortina non bisogna badare a spese (una casa vacanza con quattro posti letto, nel periodo considerato, costa mediamente 190 euro a notte – che però salgono anche oltre i 300 a ridosso di San Silvestro), si spende molto meno (solo 70 euro) per Ponte di Legno, in Val Camonica.

    Seguono, poi, tre località del Trentino Alto Adige: Andalo, Folgaria e Pinzolo. Per tutte e tre si rileva una generale stabilità tanto dei prezzi quanto delle prenotazioni rispetto all’inizio della stagione sciistica dell’anno passato.

    Scorrendo la classifica complessiva delle prenotazioni si rileva una maggiore concentrazione delle richieste in Trentino Alto Adige, Lombardia e Valle d’Aosta: le tre regioni raccolgono, complessivamente, il 55% di tutte le prenotazioni al momento registrate. Non manca, però, l’interesse degli italiani nei confronti del Centro Italia. In Abruzzo richiestissime sono Roccaraso e Ovindoli, mentre l’unica città d’arte presente tra le 20 località più prenotate è Roma.

    A livello provinciale, a vincere la sfida è Trento, i cui comuni, complessivamente, raccolgono oltre il 20% delle prenotazioni. La seguono a distanza Aosta (12%) e Sondrio (11%).

    Al momento quasi il 60% delle prenotazioni è stato effettuato per la settimana di Capodanno: è probabile quindi che chi è intenzionato a partire per l’Epifania stia aspettando ancora qualche giorno per poter sfruttare le offerte last minute, ricorrenti anche per questo tipo di struttura ricettiva e non solo per il settore alberghiero.

    «Il comparto turistico montano è uno dei più significativi del nostro Paese ha dichiarato Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di Feries srl, proprietaria di Casevacanza.it. – Gli ultimi dati dell’Osservatorio turistico della montagna hanno rivelato un fatturato complessivo pari al’11,5% del sistema turistico nazionale. In questa ampia fetta, il settore degli alloggi extra alberghieri ha ormai assunto una rilevanza notevole: le case vacanza sono sempre più amate e non a caso registriamo una leggera crescita dei prezzi, pari al 5-7%.»

  • Mutui, cresce dell’8% l’erogato medio. Parità tra l’importo richiesto e quello concesso

    Continua il buon momento dei mutui in Italia e a determinare questa situazione sono principalmente i tassi d’interesse ai minimi e i prezzi del mattone in calo in tutto il Paese; secondo l’Osservatorio sui mutui dei portali Mutui.it e Facile.it nello scorso semestre il finanziamento medio concesso è stato pari a circa 123.000 euro, il 2,4% in più rispetto alla rilevazione di sei mesi fa e l’8% in più rispetto ad un anno fa.

    Mutui.it (http://www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html) hanno analizzato le domande di mutuo e le erogazioni registrate nel periodo compreso tra maggio e ottobre 2015: i risultati rivelano un sostanziale livellamento tra la cifra che si richiede e quella che poi si riesce effettivamente ad ottenere dalle banche. Complice una maggiore maturità degli italiani alle prese con i finanziamenti – si richiedono somme in linea con i propri livelli di reddito e proporzionali al valore dell’immobile – e una maggiore disponibilità delle banche a concedere i prestiti, per la prima volta si è colmato questo divario.

    Come conseguenza di ciò il loan to value medio, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile da comprare, è salito ancora: tornato oltre la soglia “psicologica” del 50% sei mesi fa, è ora al 56,4%. Stabili rispetto maggio scorso sia l’età media del mutuatario (40 anni) sia la durata del mutuo erogato (21 anni). Si rafforza, rispetto al semestre precedente, la predilezione per i mutui a tasso fisso: le domande di finanziamento di questo tipo salgono al 64,3%, mentre il variabile raccoglie circa il 32% di tutte le domande.

    «I segnali di risveglio del comparto sono evidenti – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.ite anche Bankitalia ha parlato recentemente di un aumento complessivo dei flussi delle erogazioni. Da più parti vi è la percezione che il calo generalizzato dei prezzi del mattone stia ormai esaurendo la sua corsa: chi vuole investire sa che deve farlo adesso, per garantirsi indici e spread davvero vantaggiosi. Discorso molto simile, questo, per lo strumento della surroga: attualmente registriamo numerose domande soprattutto da cittadini che hanno sottoscritto mutui poco tempo fa, a tassi ben più onerosi. Non mancano, addirittura, “surroghe di surroghe”, richieste di sostituire finanziamenti già rinegoziati in passato: è un fenomeno di nicchia, ma che comunque comincia ad emergere in modo chiaro».

    Ma come si divide la torta delle erogazioni? La finalità più ricorrente è ancora la surroga: in aumento esponenziale già nel semestre precedente, erogazioni di questo tipo sono raddoppiate rispetto alla rilevazione del maggio scorso (+96%). Complessivamente, le surroghe rappresentano il 59% di tutte le erogazioni del semestre. A seguire, i mutui prima casa (finalità relativa al 29% delle erogazioni).

    Il mutuo prima casa

    Il quadro di richieste ed erogazioni di finanziamenti prima casa differisce parzialmente dalla situazione generale: la domanda è in crescita, e anche le banche stanno concedendo crediti; nel dettaglio, il numero delle erogazioni è cresciuto dell’11% in sei mesi, mentre è rimasto stabile l’importo medio erogato (circa 125.000 euro, come sei mesi fa). Si registra ancora un leggero divario tra richiesta ed erogazione (i due numeri adesso divergono del 1,4%), mentre è aumentata la percentuale finanziata: il LTV è del 66%.

  • Luci dell’albero, pentola a pressione, riscaldamento & co.: come risparmiare fino al 22% sulla bolletta

    A Natale, si sa, siamo tutti più buoni, ma perché non essere anche più… furbi? Facile.it (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), principale comparatore italiano del settore energia, ha messo a punto un breve vademecum che, senza farci rinunciare alla magia delle feste, può consentire ad ogni famiglia italiana di risparmiare, complessivamente, oltre il 20% dei costi della bolletta di questo periodo festivo.

    • Si parte dai simboli della tradizione natalizia: albero e presepe. L’uno come l’altro, e persino i balconi esterni, sono spesso abbelliti da molte luci che nel corso degli anni hanno assunto meccanismi sempre più complicati. Per il bene delle nostre tasche, ormai in ogni casa queste illuminazioni sfruttano la tecnologia led, ma il dubbio sorge quando si vuole scegliere se tenerle accese sfruttando l’intermittenza o no. Sappiate che, secondo quanto calcolato da Facile.it, sfruttare la versione alternata vi può far risparmiare fino al 40% di questa spesa, e anche di più se spegnete le luci durante la notte.
    • Natale vuol dire anche grandi riunioni familiari. È facile ipotizzare che nei giorni delle feste saremo in tanti in casa e, per questo, potremo tranquillamente permetterci di abbassare la temperatura di qualche grado senza soffrire il freddo. Impostare il termostato a soli tre gradi in meno rispetto al solito ci consentirà di risparmiare il 10% del costo del riscaldamento fra la Vigilia e l’Epifania.
    • Grandi riunioni e… grandi mangiate. Anche se ciascuno di noi è pronto a giurare che quest’anno non lo farà, finiremo comunque a mangiare più del solito e del necessario. Prima di arrivare in tavola, però, i piatti vanno cotti e anche in questo caso risparmiare è piuttosto facile. Dato che passeremo fra le mura domestiche molte ore, se dobbiamo scongelare meglio farlo naturalmente e non con l’ausilio del forno a microonde che, invece, andrà preferito se si tratta solo di riscaldare qualcosa cotto in precedenza; fatelo e arriverete a risparmiare il 13%.
    • Prendete l’abitudine di usare la piccola tecnologia da cucina. Non parliamo di invenzioni futuristiche, ma di quegli strumenti che, ironia della sorte, magari vi hanno regalato proprio qualche Natale fa e voi avete rinchiuso in un mobile. Pentola a pressione e vaporiera, ad esempio, possono ridurre del 66% il consumo di gas necessario a cucinare lo stesso piatto e il medesimo risparmio si ha, questa volta in termini di elettricità, se si cucinano nel forno più cose in contemporanea.
    • Alcuni lo hanno definito il nuovo focolare domestico ed è certo che il televisore sia spesso il catalizzatore dell’attenzione di molti pranzi di Natale. Il consiglio di Facile.it, in questo caso, è di spegnerlo mentre si è a tavola con la famiglia: in termini economici risparmierete poco più di 3 euro, ma in termini di rapporti familiari sarà di certo un grande guadagno!
  • Nel 2025 sarà energeticamente efficiente il 24% degli immobili in vendita

    Nel 2025 il 24% degli immobili in vendita e il 21% del patrimonio immobiliare italiano sarà energeticamente efficiente. Dal punto di vista energetico il 52% delle nostre case si troverà almeno in una condizione adeguata, avendo magari subito riconversioni, profondi mutamenti strutturali o sostanziali riqualificazioni, anche ambientali e d’uso. Secondo un’analisi condotta da Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) in occasione del suo decimo anno di attività, è già in essere una mutazione genetica del “sistema-casa”, tanto per gli aspetti economici, quanto per l’architettura e il valore simbolico dell’abitazione nella società. La ripresa del mercato immobiliare, e il miglioramento dell’offerta, partiranno proprio da qui.

    L’indagine è stata svolta dall’Ufficio Studi del portale immobiliare, primo in Italia per numero di annunci, utenti e clienti: è stato analizzato l’andamento del settore dal 2005 a oggi, con proiezioni e stime circa l’evoluzione della situazione tra un decennio, nel 2025.

    Il periodo 2005-2015 è stato contraddistinto da una progressiva e per certi versi drammatica contrazione delle compravendite (passate da 858.000 a circa 500.000), da un calo generalizzato dei prezzi e, soprattutto, da una perdita di valore degli immobili (stimabile attorno al -40%). Questa concomitanza di fattori ha contribuito alla riduzione del ritorno sull’investimento, passato dal 6,5% del 2005 all’attuale 2,5%, e ha reso gli italiani più consapevoli che il valore di un immobile non è sempre destinato ad aumentare. Le case invecchiano e la qualità della vita al loro interno, in mancanza di interventi strutturali, peggiorerà. Che il deterioramento del patrimonio immobiliare italiano sia un problema è un dato di fatto: il 47% degli immobili residenziali ha oltre quarant’anni e appena il 7% ne ha meno di dieci.

    Cercare casa: cosa è cambiato

    Il decennio appena trascorso è stato contraddistinto dal boom della ricerca sul web, che ha fornito maggiori opportunità e più trasparenza. Nel 2005 solo il 9% delle ricerche di una casa avveniva sul web, oggi siamo già al 63% e, secondo le stime di Immobiliare.it, nel 2025 la percentuale arriverà all’80%.

    Dal 2005 a oggi si è assistito a un mutamento significativo della domanda di immobili residenziali, a partire dalla tipologia contrattuale: mentre nel 2005 il 71% di chi cercava casa puntava all’acquisto, questa percentuale è scesa oggi al 58%; in prospettiva, nel 2025 quello tra immobili in affitto e immobili in vendita si trasformerà in un vero e proprio testa a testa (44% vs. 49%).

     

    Nei prossimi anni assisteremo all’avvicinamento della situazione italiana a quella di altri Paesi europei, come la Germania, dove i cittadini tendono a preferire la locazione.

    «A determinare questo cambiamento – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – contribuiranno una sempre maggiore mobilità del lavoro, la difficoltà nel disporre di un capitale iniziale per investire nel mattone e un diverso modo di percepire la casa in cui si vive. Emergeranno nuove forme di coabitazione con modalità molto simili alla condivisione di auto e oggetti, già in essere in questi anni.»

    Riqualificare come chiave di volta della ripresa

    Se pensiamo che, nel 2015, solo il 33% degli immobili residenziali in vendita può vantare un adeguato status energetico (classi A, B, C, D), è evidente come questo dato sia un ostacolo per la ripresa del mercato immobiliare: gli immobili energivori sono quelli meno appetibili e nei prossimi diventeranno sempre più difficili da vendere; gli immobili efficienti hanno già oggi tempi di vendita più brevi (-18% rispetto a immobili oltre la classe D) e valori di mercato maggiori (+12% del prezzo richiesto).

    Mentre l’Unione Europea ha richiesto a tutti i Paesi membri di impegnarsi a realizzare, entro il 2020, solo edifici a energia quasi zero (NZEB, Near Zero Energy Buildings), sugli edifici già esistenti riqualificare diventerà un imperativo categorico: da un lato per dare nuovi impulsi al mercato delle compravendite, dall’altro per offrire opportunità lavorative al comparto dell’edilizia. Senza contare che il miglioramento degli immobili già esistenti in quartieri in cui è presente una rete di servizi pubblici (strade, mezzi pubblici, ospedali, scuole…) evita la creazione di cattedrali nel deserto, e di ingigantire il cosiddetto “sprawl”, la dispersione urbana.

    «Fenomeno nato negli anni Settanta e che ha caratterizzato fino agli inizi degli anni Duemila la scelta preferenziale degli italiani – spiega l’architetto Giovanni La Varra dello studio Barreca&La Varra e docente presso l’Università di Udine – la disordinata crescita delle periferie delle grandi città ha lasciato un enorme patrimonio dismesso alle frange delle metropoli. In aggiunta alla crisi dell’edilizia mista (casa-lavoro) e ai borghi in abbandono, un terzo dell’Italia si sta svuotando e assistiamo al ritorno degli abitanti dentro le città più grandi.»

    La ricerca di una casa nel 2025

    Cambia la città, cambia anche l’acquirente: preparato ed esigente per quanto riguarda le tecnologie della casa – che deve essere connessa, contraddistinta dalla domotica e sempre più funzionale a chi passa poco tempo fra le mura domestiche – ma spesso disorientato e ingenuo per elementi fondamentali come l’esposizione o la luminosità dell’abitazione: compra la casa senza interrogarsi sulla tipologia di immobile davvero più idonea alle proprie esigenze o senza chiedere dov’è il Nord.

    Nell’impossibilità di definire un unico modello di abitazione che tutti gli italiani vorranno comprare nei prossimi anni, quel che è certo è che il mercato immobiliare ruoterà attorno alla sostituzione: con la progressiva contrazione delle vendite per investimento, gli italiani che acquisteranno casa lo

    faranno al fine di sostituire la propria abitazione con una migliore, perché più grande, più luminosa, meglio posizionata o più efficiente dal punto di vista energetico.

    «La sfida della ripresa del settoreconclude Giordanosta proprio nell’offrire una risposta a questa nuova domanda abitativa, migliorando gli edifici già esistenti (cambiando, se necessario, anche la destinazione d’uso) e ripartendo ex novo laddove non ci siano gli elementi per poter ristrutturare al meglio edifici poco funzionali.»

  • Il Cloud non esiste vince #Facilehack: il primo hackathon dedicato all’innovazione tecnologica nel mondo delle assicurazioni

    Il team Il Cloud non esiste, composto da Marcellino Sanchez Franchini, Valerio Bozzolan, Alexander Gustamante, Fabio Bottan, Cesare De Cal ed Edoardo De Cal (quest’ultimo appena quindicenne), ha vinto #FacileHack (http://www.facile.it), il primo hackathon dedicato all’innovazione tecnologica nel mondo delle assicurazioni svoltosi a Milano sabato 14 e domenica 15 novembre.

    L’idea che ha portato i cinque componenti del team alla vittoria è stata quella di integrare nella app e sul sito mobile di Facile.it una funzione di ricerca geo-localizzata dei prezzi del carburante che, partendo dal luogo dove si trova il device mobile da cui si effettua la richiesta, restituisca all’utente un quadro chiaro e preciso delle aree di servizio più convenienti rispetto alla propria posizione.

    Parte integrante del progetto è stato anche l’utilizzo del meccanismo di gamification; usando la app in maniera frequente, oppure segnalando errori o informazioni aggiuntive utili per gli altri automobilisti, si  guadagnano punti che possono poi essere convertiti in sconti per comprare i servizi comparati su Facile.it e  offrendo quindi un ulteriore beneficio economico agli utenti.

    «L’idea ha vinto – ha dichiarato Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.itperché è attinente al nostro target, perché lavora nella direzione della frequenza di utilizzo del sito e perché cavalca la migrazione di device dal desktop al mobile. Abbiamo molto apprezzato il fatto che i vincitori siano stati estremamente concreti nella realizzazione del progetto; hanno trovato una fonte dati autorevole per i prezzi aggiornati e in meno di 24 ore la hanno saputa integrare nel sito e programmare per farci vedere il servizio realmente funzionante.»

    A #FacileHack, prima maratona di programmazione organizzata dal comparatore leader del mercato italiano, hanno preso parte circa ottanta partecipanti fra web developer, creativi e marketing specialist provenienti da diverse parti d’Italia.

  • Ristrutturare in Italia: per un appartamento di 70 metri quadri si spendono 34.000 euro

    La conferma dei bonus fiscali per ristrutturare e migliorare l’efficienza energetica degli immobili rivela l’importanza di questo tipo di interventi per il patrimonio immobiliare italiano. Ma quanto costa ristrutturare un immobile? Alla domanda hanno risposto i portali ProntoPro.it (http://www.prontopro.it), startup che mette in contatto domanda e offerta di lavoro professionale e artigiano, e Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), sito di annunci leader in Italia. Secondo l’analisi, il costo medio di un intervento su un appartamento tipo equivale a 34.000 euro.

    Lo studio è stato condotto prendendo come esempio un bilocale di 70 metri quadrati – nei venti capoluoghi di regione – posto al primo piano di uno stabile in area semi-centrale, per il quale fosse necessario procedere a demolizione, rimozione e costruzione dei tramezzi, intonaci e rasature, pavimenti e rivestimenti, opere da imbianchino, opere da idraulico, impianto di riscaldamento, impianto elettrico, assistenze murarie, condizionamento dell’aria, infissi e fornitura materiali. ProntoPro.it ha analizzato i preventivi disponibili sul portale, arricchendo il campione con ulteriori interviste, e ha costruito la mappa italiana dei costi delle ristrutturazioni.

    Se a livello nazionale il prezzo medio di un immobile come quello considerato è pari a 133.500 euro, analizzando le cifre richieste nei venti capoluoghi emerge che Roma è la città più cara in cui comprare un immobile da ristrutturare (235.750 euro), ma anche quella in cui i lavori costano di più, dato che la spesa media è pari a 38.900 euro.

    Milano arriva seconda, sia per i prezzi richiesti, qui mediamente pari a 226.650 euro, sia per le spese da sostenere per la ristrutturazione, che hanno registrato una media di 37.500 euro. Benché nell’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it Firenze fosse stata eletta città più cara d’Italia per i suoi immobili, le cose cambiano quando si isolano quelli da ristrutturare: il capoluogo toscano si piazza terzo in classifica, con una media pari a 214.000 euro. Per ciò che, invece, riguarda il costo delle ristrutturazioni, la terza città più cara è Trento: qui mettere mano a un immobile tipo costa in media 35.850 euro.

    Di contro, è emerso che il capoluogo di regione in cui costa meno ristrutturare è Catanzaro, dove la media si è fermata a 28.850 euro. Sono tutte città del Sud quelle che occupano il podio della convenienza: al secondo posto si è classificata Palermo, dove nel complesso i lavori arrivano a costare mediamente 29.700 euro; terza è Campobasso, in cui chi vuole ristrutturare un appartamento deve mettere in conto 30.050 euro.

    «Con la proroga dei bonus per le ristrutturazioni anche per il 2016, il business dei lavori in casa potrà contare su un bacino di utenza ampio e variegato – dichiara Marco Ogliengo, CEO di Prontopro.ita cui professionisti e artigiani dovranno rispondere in modo sempre più veloce ed efficace. In questo senso, il web è un luogo di scambio irrinunciabile dove far conoscere la propria offerta».

  • Prestiti: calano del 21% in un anno gli importi medi richiesti

    Prosegue, nonostante la ripresa della domanda di prestiti personali, la contrazione degli importi richiesti dai privati: secondo l’Osservatorio sul credito al consumo di Prestiti.it (http://www.prestiti.it) e Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) le cifre medie sono calate ancora del 7% in sei mesi e del 21% in un anno. L’importo che si cerca di ottenere ammonta a poco più di 10.000 euro, contro i 13.000 di ottobre 2014.

    Dall’analisi di circa 40 mila domande di prestito presentate nel periodo compreso tra aprile e settembre 2015 emerge un profilo di richiedente non dissimile da quello della precedente rilevazione. Chi firma la domanda è un uomo – 72% del campione esaminato – ha 42 anni (uno in più di un anno fa) e vorrebbe ricevere 10.200 euro, da restituire contando su uno stipendio di circa 1.500 euro mensili e in un lasso temporale pari a 64 mesi.

    Capitolo finalità: è sempre il bisogno di ottenere liquidità da gestire in autonomia la motivazione più ricorrente in fase di preventivo; rientra in questo caso il 28% delle richieste. Seguono, a distanza, le due finalità che, nel corso degli ultimi sei mesi, sono cresciute maggiormente: l’acquisto di auto usate (20,4% del totale contro il 18,2% del semestre scorso) e la ristrutturazione di immobili (14,6%, che dopo la leggera flessione del semestre precedente torna ai livelli di un anno fa trainata da incentivi e bonus offerti dallo Stato). In calo tutte le altre motivazioni più ricorrenti: consolidamento debiti (scelto dal 12,7% del totale), arredamento (7,35%) e acquisto di auto nuova (4,4%).

    Si conferma il divario tra uomini e donne, tanto in termini di importo richiesto quanto per lo stipendio a disposizione per restituirlo: non solo le donne ricorrono in misura minore ai finanziamenti personali, ma puntano a somme più basse (9.500 contro 10.600 euro) che vogliono rimborsare contando su uno stipendio di 1.300 euro, contro i 1.600 euro degli uomini. Il 32% del campione femminile punta ad ottenere liquidità, ed è poco interessato alle quattro ruote (15,5% vs 22,7% di richieste di prestito per auto usate).

    Il calo degli importi medi richiesti è abbastanza omogeneo su tutto il territorio nazionale, anche se spiccano alcune regioni che hanno visto una contrazione più forte rispetto un anno fa: le somme richieste in Sicilia e Calabria sono scese del 28%, in Sardegna del 25%. In termini generali, gli importi più cospicui sono stati richiesti in Abruzzo (11.900 euro) e Trentino Alto Adige (11.700 euro).

    Assoluta uniformità di comportamento per quel che riguarda la durata (oscilla tra 63 e 67 mesi) e per lo stipendio con cui si intende ripagare il finanziamento: in tutte le regioni si aggira tra i 1.400 e i 1.600 euro.

  • RC Auto: la dematerializzazione del tagliando farà risparmiare più di 100 milioni di euro

    Mancano pochi giorni all’entrata in vigore del contrassegno elettronico per l’RC auto: secondo i calcoli di Facile.it, principale comparatore italiano del settore, questo porterà alle compagnie assicurative un risparmio sui costi operativi di circa 100 milioni di euro. Dal taglio potrebbe derivare un’ulteriore discesa dei premi pagati dagli automobilisti, trend costante nell’ultimo anno. Secondo i numeri del periodico Osservatorio RC Auto di Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni.html) e Assicurazione.it, a settembre 2015 il costo medio di una polizza auto è stato pari a 511,44 euro: l’11,18% in meno di sei mesi fa e addirittura il 20,55% in meno rispetto a settembre 2014.

    «Se si considerano i soli costi che ogni compagnia non dovrà più sostenere per stampa e spedizione dei tagliandi – ha dichiarato Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di www.facile.it la riduzione che ne consegue oscilla tra i 2 e i 3 euro a polizza; moltiplicando questo dato per il numero di contratti attivi in Italia per il solo settore auto, si arriva ad una cifra decisamente importante. Visto il trend di calo già in essere dei premi e la maggiore dimestichezza degli assicurati con gli strumenti di confronto, è ragionevole ipotizzare che queste risorse verranno reimpiegate dalle compagnie, almeno in buona parte, per attirare i clienti con tariffe sempre più vantaggiose».

    Le variazioni regionali

    Stando ai dati emersi dallo studio effettuato dal portale e consultabile al link http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html la regione che da settembre 2014 a settembre 2015 ha visto scendere maggiormente i premi RC auto è la Campania: qui la riduzione è stata pari al 39,27%, con un premio medio di 801,72 euro, comunque ancora il più alto d’Italia in termini assoluti. Alle sue spalle per il calo dei prezzi si trova la Puglia, con una riduzione del 33,15% e un premio medio di 629 euro (il terzo più caro del Paese). Se invece guardiamo all’importo delle polizze, la seconda regione con i prezzi più cari per assicurare l’auto è la Calabria dove, nonostante un calo annuale del 27,75%, si è registrata una media di 646,04 euro.

    Le regioni in cui, di contro, assicurare i veicoli costa di meno sono risultate la Valle d’Aosta – dove a fronte di un calo annuale del 20,62% si paga un premio medio di 333,67 euro – il Friuli Venezia Giulia (calo annuale del 23,04% e premio pari a 352,76 euro) e il Trentino Alto Adige (calo annuale del 21,47% e premio pari a 362,96 euro).

    Le riduzioni minori di prezzo si sono registrate invece in Molise (in decisa controtendenza, con appena un -8,47% e un premio medio di 480,11 euro), Basilicata (-13,34% e premio medio pari a 472,67 euro) e Abruzzo (-13,56% e 489,03 euro pagati in media per ciascuna polizza).

    «La scelta di introdurre il tagliando elettronico – continua Mauro Giacobbe – mira a ridurre il numero dei veicoli circolanti senza assicurazione, dato che i controlli saranno effettuati direttamente sulla targa. Oltre che al risparmio economico immediato che abbiamo quantificato, un effetto di lungo periodo sarà la maggior tutela dei cittadini più onesti e la limitazione dei casi di incidenti in cui vengono coinvolte auto senza copertura».

  • Senza Imu sulle prime case l’Italia potrebbe diventare il Paese ideale dove comprare… un castello

    Se le promesse del Governo Renzi dovessero diventare realtà e l’Imu sulle prime case venisse abolita del tutto, l’Italia diventerebbe il luogo ideale per chi sogna di vivere in un castello grazie al totale azzeramento di ogni imposta di proprietà. LuxuryEstate.com (www.luxuryestate.com), portale dedicato agli immobili di lusso e partner di Immobiliare.it, ha analizzato la pressione fiscale che grava sui castelli in alcune delle principali nazioni europee (Spagna, Regno Unito, Francia e Germania) confrontandola con lo scenario che va delineandosi nel nostro Paese.

    In Italia i castelli rientrano nella categoria catastale A9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici) e, stando alla possibile riforma in vista, saranno quelli che più di ogni altro immobile beneficeranno di consistenti tagli fiscali; se registrati come residenza principale del proprietario, si parla di circa 1.800 euro l’anno di riduzione sulle imposte. Ad oggi la tassa è ancora in vigore e chi acquista un castello come prima casa non può beneficiare degli sgravi fiscali ai fini dell’Iva. Se finora gli alti costi di manutenzione e la pressione fiscale hanno spinto le famiglie proprietarie a valutare seriamente opportunità di vendita ad acquirenti stranieri (al momento i principali interessati), con il taglio delle tasse, questa tendenza potrebbe invertirsi e il numero delle vendite ridursi.

    La situazione fiscale è diversa per i castelli del Regno Unito, dove è più comune vengano questi utilizzati come abitazioni, essendo anche presenti in maggior numero e su tutto il territorio. Per i costi di mantenimento, esistono delle società che aiutano i proprietari a sostenere le spese purché aprano al pubblico una parte delle loro dimore di interesse storico. Ma comprare un castello nel Regno Unito non è un’impresa accessibile a tutti, dato che per gli acquirenti stranieri sono previste diverse imposte aggiuntive e la pressione fiscale su questo tipo di immobili non sembra tendere al ribasso, anzi: in Scozia, per esempio, la Land and Buildings Transaction Tax è salita da poco dal 7% al 12%.

    Potrebbe essere più fortunato, invece, chi decide di comprare un castello in Spagna: qui, se il comune in cui si trova l’immobile riconosce il suo valore e lo dichiara monumento storico di interesse culturale, scatta l’abolizione della tassa di proprietà. Dall’analisi del portale, però, è risultato che molti dei castelli in vendita sul territorio spagnolo necessitano di importanti interventi di ristrutturazione.

    Cambia del tutto la situazione in Francia, dove non esiste la categoria immobiliare “chateau” e, di conseguenza, i castelli sono equiparati a tutti gli altri immobili, portando i proprietari a spendere mediamente tra i 4.500 e gli 8.500 euro l’anno.

    La Germania riserva una pressione fiscale più ridotta a chi decide di vivere in uno dei meravigliosi castelli che si trovano sul suo territorio; qui le tasse sulla proprietà oscillano tra il 3,5% e il 5% del valore dell’immobile. Se, però, il castello viene acquistato per uso privato, si applica un’IVA sulla compravendita pari al 19%. L’unico vantaggio, vista l’età dei castelli tedeschi, è l’esenzione dall’obbligo di redigere un certificato sulla prestazione energetica della dimora.

    Paese che vai…castello che trovi

    I prezzi dei castelli subiscono, chiaramente, delle forti oscillazioni sulla base delle loro dimensioni ma anche e soprattutto dello stato di conservazione. In ogni caso, si parla di cifre che partono dal milione fino ad arrivare a 15-20 milioni di euro.

    In Italia, Spagna e Regno Unito questo tipo di dimore è diffuso più o meno su tutto il territorio nazionale – va detto che, per l’Italia, Toscana e Umbria rimangono le regioni con la più alta offerta di castelli in vendita; mentre in Germania e Francia si concentrano solo in alcune aree.

    Durante l’analisi effettuata da LuxuryEstate.com, in collaborazione con Immobiliare.it, sono emerse alcune differenze estetiche tra i castelli europei. Nel Regno Unito, essendo più comune la vita in un castello, si trovano soluzioni di design moderne e gli interni, dalle immagini, appaiono di gran lunga più vissuti che altrove.

    In Germania la maggior parte dei castelli ancora in piedi è di tipo asburgico, quindi molto riconoscibile, mentre in Italia vantiamo una varietà piuttosto ampia: dalle antiche torri merlate alle dimore ottocentesche, più simili a palazzi e spesso inglobati nei centri urbani.

    Dalle immagini a corredo degli annunci è sempre molto facile intuire il Paese in cui si trova il castello: armature, pesanti mobili in legno e colori scuri portano subito alla Spagna, dove rimane forte l’impronta classica; giardini ed enormi spazi esterni sono invece tipici dei castelli francesi.

    Ricche tappezzerie e arredi austeri sono riconoscibili nella maggior parte degli annunci in Germania, mentre in Italia emerge la tendenza a lasciare intatte pareti con pietre a vista. Nel Regno Unito la modernizzazione la fa da padrona, nonostante i camini originali rimangano al centro di molte soluzioni abitative.

  • Dottori.it acquisisce MedicoFacile.it: nasce il network italiano leader nelle prenotazioni mediche online

    In un’epoca di progressiva digitalizzazione del settore medico, anche in Italia qualcosa si muove per accelerare i tempi e trasformare la “sanità digitale” da progetto a realtà: il portale Dottori.it (http://www.dottori.it), che riunisce i medici specialisti italiani, annuncia oggi l’acquisizione di MedicoFacile.it per dar vita al network italiano leader nelle prenotazioni mediche online.

    L’obiettivo è potenziare il sostegno dato tanto ai medici quanto ai cittadini: MedicoFacile.it si è affermato in rete come strumento digitale adatto a scegliere lo specialista migliore anche in base alla sua storia professionale e offre ai pazienti la possibilità di raccontare a posteriori la propria esperienza, raccomandando il medico agli altri. Dottori.it – nato per fornire una piattaforma di prenotazione online in tempo reale, evitare no-show e buchi nell’agenda del medico – vedrà confluire conoscenze, risorse e know-how tecnologici di Medicofacile.it, anche se ancora per qualche tempo i due portali coesisteranno. Fondendosi, le due realtà daranno vita a una piattaforma integrata a vantaggio di medici e pazienti, in un’ottica di accelerazione dei processi di scelta e prenotazione dello specialista.

    Il nuovo network, nel suo complesso, può già contare su numeri importanti: 1,5 milioni di utenti al mese, 80.000 medici presenti – di cui 10mila gestiscono anche la propria scheda professionale sul sito, e 5mila sono attivati per gestire anche le prenotazioni – 250.000 profili registrati e 35.000 raccomandazioni di medici effettuate dai pazienti. Per gli specialisti sono già disponibili le versioni Android e iOS dell’app gratuita AgendaDottori, con cui è possibile gestire gli appuntamenti e le anagrafiche dei propri pazienti su più device, avendole sempre disponibili.

    Entrambe le società erano iscritte nel registro delle Startup Innovative, grazie al peso degli investimenti interni in Information Technology; a seguito della fusione, Dottori.it intende proseguire e rafforzare gli sforzi economici e intellettuali proprio in quest’area. L’Amministratore Delegato della nuova realtà è Paolo Bernini, che ha esperienza sia nella sanità, sia nel marketing online, e la sede operativa sarà a Milano. Nel board direttivo dell’azienda entra una figura di spicco del mondo internet italiano: Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it.

    Il team di Dottori.it, che comprende programmatori, addetti al customer care, grafici web ed esperti digital, consta al momento di oltre  20 persone, ma è in fase di ulteriore crescita.

    «L’obiettivo più ambizioso è quello di raddoppiare il traffico sul portale nei prossimi dodici mesi – dichiara Paolo Berninima anche quello di mettere in contatto un numero sempre maggiore di medici e pazienti investendo in termini di marketing e tecnologia. Dai Paesi più attenti a questi temi, sappiamo che l’esigenza di oggi è quella di trovare un medico specialista in tempi sempre più rapidi, con strumenti più precisi e attendibili del semplice passaparola. Per ciò che concerne lo specialista, invece, è evidente quanto ormai sia fondamentale essere online, sia per acquisire nuovi pazienti, sia per rafforzare e migliorare la propria reputazione».

  • Mutui: dagli under 30 solo il 10% di domande e il 6,5% delle erogazioni

    Lasciare i sogni nel cassetto sembra, per i giovani italiani, un obbligo a cui è impossibile sottrarsi. Anche quando parliamo di comprare casa. I portali Mutui.it e Facile.it (http://www.facile.it/mutui.html) hanno analizzato tanto le richieste di finanziamento casa compilate, quanto le erogazioni ottenute dagli italiani nei sei mesi da marzo ad agosto 2015, scoprendo che la percentuale di cittadini di età inferiore a 30 anni che hanno richiesto un mutuo si è ridotta drasticamente, passando dal 17% al 9,7% in poco più di un anno. Se addirittura nelle rilevazioni del 2012 quasi un preventivo su 4 arrivava da under 30 – a dimostrazione di come, pure in periodi difficili, la voglia di comprare casa, facendo progetti di vita “adulta”, restava alta – adesso la precarietà diffusa e le difficoltà economiche sembrano aver persino tolto la voglia di provarci.

    Questo generale scoraggiamento mostrato da parte dei più giovani appare in controtendenza rispetto ad alcuni dati positivi che emergono dallo studio dei due portali. Analizzando infatti le erogazioni di finanziamento registrate nello stesso lasso di tempo, i mutui ottenuti dai più giovani hanno raccolto una percentuale più elevata che in passato: siamo al 6,5% del totale, contro il 5% registrato in maniera stabile negli scorsi anni.

    Il mutuo in cifre: la domanda

    Passando in esame il campione di circa diecimila domande di mutuo, si nota come la richiesta tipo fatta dai giovani aspiranti mutuatari sia finalizzata in larghissima parte all’acquisto della prima casa: è l’obiettivo del 74% del campione. Se, infatti, isoliamo solo le domande di mutuo prima casa, quelle degli under 30 rappresentano il 17,5% del totale.

    In termini di importo si punta ad ottenere cifre molto vicine alla media dei finanziamenti richiesti in Italia (114.000 euro), con cui coprire il 67% del valore dell’immobile da acquistare. Il tasso preferito è quello fisso (56%) – segno di una buona consapevolezza delle interessanti opportunità presenti sul mercato – mentre il tasso variabile, pur ai minimi storici, raccoglie solo il 36% delle domande.

    Guardando le differenze che emergono a livello regionale, le regioni più attive sul fronte “mutui giovani” sono quelle in cui sognare casa è un po’ più semplice: prezzi medi degli immobili più bassi oppure maggiori opportunità di ottenere un lavoro stabile spingono gli under 30 di Veneto, Emilia Romagna e Sicilia a provare a comprar casa con più convinzione dei loro coetanei che vivono nelle altre regioni italiane. Di contro, i più restii a fare domanda si trovano in Sardegna e Lazio. Le regioni da cui provengono le domande più ingenti sono: Lazio (133.000 euro), Trentino Alto Adige (130.000 euro), Toscana (125.000 euro) e Lombardia (119.000 euro).

    Il mutuo in cifre: le erogazioni

    Questo il quadro della domanda, ma cosa succede in fase di erogazione? Quando si sottoscrive, il mutuo si fa più piccolo: diminuisce sia l’importo erogato (si scende a 107.000 euro), sia il loan to value (63%), dati che rivelano come gli immobili acquistati siano di valore medio-basso. Si conferma la predilezione per il tasso fisso, scelto dal 61% dei mutuatari; significativo, infine, che ben il 29% dei finanziamenti erogati sia una surroga.

    «Visti i tassi ben più vantaggiosi di quelli offerti ai mutuatari anche solo qualche anno fa – dichiara Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it è evidente l’interesse dei più giovani a vagliare e quindi scegliere opportunità migliori; segno, questo, di una generale maturità finanziaria di una buona fetta dei sottoscrittori più giovani. Il peso delle richieste da parte degli under 30, calato fortemente rispetto al passato, tuttavia, è sintomo di una generale demotivazione di questa fascia, che pure, al momento, è vista dal mercato come clientela interessante, a cui riservare offerte particolarmente convenienti.»

  • Dottori.it lancia la versione Android di AgendaDottori, l’app con cui i medici gestiscono agenda e prenotazioni

    Le tematiche della sanità digitale sono ormai all’ordine del giorno nel mondo della salute e per i medici specialisti è indispensabile disporre di strumenti per digitalizzare i flussi di comunicazione con il paziente. Dottori.it (http://www.dottori.it), il più grande e utilizzato portale di medici italiani, presenta la versione Android della sua app, AgendaDottori: la prima agenda virtuale che permette di aumentare il numero di pazienti migliorando la gestione degli appuntamenti.

    AgendaDottori è un’esclusiva gratuita per tutti i medici ed i professionisti sanitari registrati a Dottori.it. L’app, già disponibile per iPhone e iPad, è ora scaricabile per le versioni 4 e 5 di Android: consente di gestire richieste di appuntamento 24 ore su 24, consultare gli impegni giornalieri e settimanali e tutti dettagli relativi ai singoli appuntamenti, modificandoli o annullandoli via smartphone.

    Grazie alla app di Dottori.it, il medico può leggere in tempo reale le informazioni sui suoi pazienti, avendo accesso diretto alle loro anagrafiche digitali, in quanto tutti i dati restano salvati sul dispositivo mobile.

    L’app Android è disponibile gratuitamente nel Play Store, scaricabile al link https://play.google.com/store/apps/details?id=it.dottori.AgendaDottori.

    Dottori.it è una startup italiana che, sulla base dei modelli di successo diffusi all’estero, offre ai pazienti uno strumento per la ricerca online del miglior medico nella propria città, con la possibilità di prenotare la propria visita in maniera veloce ed immediata. Il motore di ricerca raccoglie le informazioni dei medici in modo trasparente e completo, pubblicando il profilo dello specialista, gli studi svolti, le esperienze professionali e le prestazioni fornite. Per il professionista, invece, è una risorsa che garantisce la massima visibilità online e la gestione veloce ed immediata di appuntamenti e contatti.

  • Settembre, bene le prenotazioni di case vacanza (+5%)

    L’amore degli italiani per la vacanza ad agosto non accenna a diminuire, anzi, ma il turismo settembrino è in crescita: secondo le stime di Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it) – portale leader in Italia per gli affitti turistici e partner di Immobiliare.it – la domanda e le prenotazioni relative al mese di settembre sono in leggera crescita rispetto allo scorso anno, registrando un +5%.

    In linea generale, le regioni che hanno ricevuto maggior riscontro a settembre sono quelle note per le loro località di mare, ma se la prima parte dell’estate è stata contraddistinta da una maggiore polarizzazione (con il grosso delle prenotazioni concentrato in Puglia, Emilia Romagna e Sicilia), adesso c’è spazio anche per altre regioni. La Puglia è comunque sempre prima, con il 15% di tutte le prenotazioni; a seguire troviamo la Toscana (13%), la Sicilia (12%), a pari merito la Liguria e la Sardegna (10%), il Lazio (7%) e l’Emilia Romagna (6%).

    Ma quali sono state le località più prenotate? In questa più elevata capillarità delle prenotazioni, è un testa a testa tra le destinazioni più ambite: la più richiesta in assoluto è una destinazione montana, Livigno, che stacca tutte le altre pur con un prezzo medio richiesto per una settimana ben più alto della media. Siamo a 570 euro, contro i 400 euro che gli italiani alle prese con le vacanze a settembre hanno speso o spenderanno in media. Nessuno sconto, infatti, è riservato agli italiani che hanno puntato al fresco della montagna, tanto che per località di prestigio come Cortina d’Ampezzo si spendono in media 1.100 euro a settimana. Per le località di mare, le cose cambiano: i prezzi di settembre 2015, confrontati con quelli dell’alta stagione, sono diminuiti mediamente del 40%, con picchi del 50% in alcune località di Sardegna e Puglia.

    La seconda località che, a settembre, ha ricevuto più prenotazioni è Milano: l’Expo sta dando i suoi frutti e le richieste non mancano, con prezzi medi che doppiano quelli dello scorso anno. Un appartamento con quattro posti letti in affitto per una settimana costa in media 930 euro.

    Seguono, a stretto giro, un’altra destinazione montana (Andalo, con prezzo medio di 510 euro a settimana), Roma (630 euro a settimana) e San Vito Lo Capo – che registra prezzi da alta stagione per via del Cous Cous Festival.

    «Se la prima parte di settembre è stata contraddistinta da un clima favorevole in molte regioni d’Italia ha dichiarato Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di Feries srl, proprietaria di Casevacanza.it anche le prenotazioni di case vacanza hanno visto numeri positivi. Buona la percentuale di turisti provenienti dall’estero, che a settembre sono circa il 20% del totale. Germania, Inghilterra, Francia, Svizzera, Belgio e Russia le nazioni da cui proviene la maggior parte della domanda.» 

  • La startup Uala.it sigla un accordo di investimento con Immobiliare.it

    Uala.it (http://www.uala.it), sito italiano dedicato al mondo beauty che raccoglie i migliori saloni di hairstyling, centri di bellezza ed estetica ha siglato con Immobiliare.it, azienda leader in Italia nell’immobiliare online, un accordo di investimento che permetterà alla giovane startup di contare sui capitali necessari per sviluppare pienamente il proprio business nei prossimi tre anni.

    Dei cinque milioni di euro finanziati con l’accordo annunciato oggi, due provengono da un aumento di capitale e tre da una linea di fido. L’operazione è rivolta alla crescita del sito Uala.it e permetterà alla startup un’accelerazione nei piani di sviluppo tecnologico e negli investimenti pubblicitari online e offline.

    Ad appena un anno dal lancio, Uala, azienda che non solo consente di verificare le disponibilità delle agende dei saloni, ma anche di fissare appuntamenti per i trattamenti, è già il leader in Italia per i servizi di prenotazione dei migliori centri estetici e, negli ultimi sei mesi, ha triplicato il traffico sul proprio sito passando dai 10.000 visitatori unici di febbraio, agli oltre 50.000 previsti per settembre.

    «Con questa operazione, Uala si è assicurata le risorse necessarie per lavorare in un’ottica di lungo periodo, potendo investire sulla propria crescita per raggiungere il punto di pareggio nel corso del 2017». – ha dichiarato Alessandro Bruzzi, CEO di Uala – «Nei prossimi mesi allargheremo l’offerta a molte città italiane e aumenterà il numero di saloni disponibili sul servizio di prenotazione online. La nostra scommessa è quella di proporre uno strumento di alta qualità affinché gli utenti Italiani possano avere un servizio di prenotazione comodo, semplice e conveniente come già avviene, ad esempio, nel settore viaggi».

    La storia di Uala comincia un anno fa, con un’idea, e a raccontarla è lo stesso Bruzzi: «Vedevo che la mia ragazza impiegava molto tempo per organizzare le prenotazioni dal parrucchiere, o dall’estetista o, in generale, nei saloni di bellezza. Ho pensato sarebbe stato bello darle la possibilità di verificare online o via smartphone le agende e prenotare semplicemente con un click». Poco per volta, grazie alla collaborazione di molte persone che si dedicavano al progetto nei fine settimana pur vivendo in luoghi diversi, questa realtà ha preso forma andando online il 1 settembre 2014 con il nome di Uala, che nasce dall’italianizzazione del termine “voilà”, a ricordare la bella sensazione che si prova dopo un trattamento di bellezza.

    «Quando lanciammo Immobiliare.it, una delle sfide principali fu quella di far comprendere al mercato il processo di digitalizzazione della ricerca immobiliare, e questo richiese molto tempo». – ha dichiarato Silvio Pagliani, tra i fondatori di Immobiliare.it – «Oggi la digitalizzazione del mondo beauty è all’inizio e noi crediamo ci siano molte analogie con la storia che abbiamo vissuto in prima persona; nel corso dei prossimi anni assisteremo ad un forte cambiamento nei comportamenti dei consumatori anche in questo settore».

  • Italiani e malattie: quasi l’80% teme il cancro, uno su due le patologie cerebrovascolari e quelle neurodegenerative

    Sono passati i tempi in cui “cancro” era una parola tabù, impronunciabile e sostituta con locuzioni come “quel brutto male” o “quella malattia”: oggi gli italiani hanno imparato a parlarne e ben quasi otto su dieci non hanno remore nel dire che è proprio il tumore la malattia che più temono. Questo è quanto è emerso da un’indagine condotta da Demoskopea per il portale Dottori.it (http://www.dottori.it), il più grande e utilizzato sito di medici italiani, che ha chiesto a un campione rappresentativo dell’universo di riferimento in Italia, pari a circa 37milioni di individui tra 18 e 65 anni, quali fossero le tre malattie di cui hanno più paura.

    Il cancro è stato messo al primo posto dal 77,2% degli intervistati e le percentuali variano molto poco se si guarda alle singole fasce di età, segno che questa malattia spaventa tutti, dai più giovani ai più anziani. Al secondo posto delle patologie più temute, con il 47,5% delle risposte, troviamo le malattie neurodegenerative, come la demenza o i morbi di Alzheimer e Parkinson. Seguono a poca distanza quelle cerebrovascolari (ictus, embolie), indicate dal 41% degli intervistati.

    Se questi sono i risultati emersi a livello nazionale dalla media di tutte le risposte, nel confronto tra le fasce d’età e le zone del Paese si sono riscontrate alcune differenze. Tra gli intervistati più giovani, tra i 18 e i 24 anni, al terzo posto delle malattie più temute aleggia lo spettro di quelle infettive, come l’Aids o l’epatite, trasmissibili sessualmente. Se si sale con l’età, tra i ragazzi della fascia 24-35 anni, al terzo posto, invece, sono state indicate le malattie autoimmuni come la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide.

    Anche se si analizzano le risposte in base alla provenienza dell’intervistato, il cancro fa più paura di ogni altra malattia a qualsiasi latitudine. Le cose cambiano quando si parla, ad esempio, di malattie infettive: dall’indagine è emerso che queste spaventano di più al Centro e al Sud, rispetto al Nord (30,5% contro 22%). Le differenze sono presenti anche per quello che riguarda le malattie autoimmuni, più temute al Nord (42,5%) che al Sud (36,3%). Se si parla di impotenza e infertilità, i più timorosi risultano essere gli abitanti delle regioni settentrionali che hanno indicato questi disturbi nell’8% dei casi contro il 3,9% di chi vive al Sud e nelle Isole.

    «Rispetto anche solo a 20 anni fa – dichiara la dottoressa Francesca Santarelli, psicologa e psicoterapeutaoggi l’AIDS è una malattia che in qualche modo le persone pensano di avere maggiormente “sotto controllo” rispetto alle altre indagate nella ricerca, essendo stati per anni informati sulle sue caratteristiche, sulle modalità di contagio e prevenzione. Le altre patologie in oggetto, invece, spaventano per la loro componente di imprevedibilità. Esse colpiscono chiunque, non sono controllabili, non sappiamo come prevenirle con certezza e le cure non sempre sono del tutto risolutive».

  • Sono 108.000 le auto rubate nel 2014, ma solo 9 automobilisti su 100 si assicurano contro questo evento

    A fronte di un calo medio del prezzo dell’assicurazione auto pari a poco meno del 20% in un anno (-18,82% rispetto ad agosto 2014) gli italiani continuano a rinunciare alla copertura aggiuntiva furto e incendio: secondo l’Osservatorio RC Auto di Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni.html) e Assicurazione.it, solo il 9,36% degli automobilisti alle prese con il rinnovo dell’assicurazione ha richiesto questa garanzia in fase di preventivo, contro il 9,65% registrato un anno fa. L’indagine, consultabile integralmente al link http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html, è stata realizzata monitorando tanto i prodotti offerti dalle compagnie assicurative italiane, quanto i preventivi degli utenti.

    Il risparmio ottenuto non si converte, quindi, in una maggiore volontà di sicurezza contro i furti, e agli italiani non basta sapere che ogni ora nel nostro Paese vengono rubati 12,3 veicoli – che corrispondono a 108.113 nell’intero anno (fonte ACI su elaborazione dati del Ministero degli Interni) – per prendere provvedimenti. A pesare su questa decisione è, in primis, il progressivo invecchiamento del parco auto circolante negli ultimi anni, che vede l’età media dell’auto assicurata in Italia superare i 9 anni. Da qui, la decisione di puntare su coperture diverse: non è un caso che, fra le garanzie accessorie, la più scelta nel mese di agosto sia stata l’Assistenza Stradale, richiesta dal 32,85% degli utenti che hanno calcolato un preventivo RC auto.

    «La garanzia furto è particolarmente consigliata ai proprietari di auto e moto acquistate recentemente o di alto valore – dichiara Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it  – e a coloro che lasciano spesso il veicolo parcheggiato in strada, soprattutto di notte. Il basso livello di interesse degli italiani nei confronti di questo tipo di copertura è, probabilmente, legato al fatto che oltre il 60% delle auto censite ha più di 5 anni, oltre che ad una volontà di ridurre la spesa finale. Negarsi questa tutela aggiuntiva solo per risparmiare è però controproducente: piuttosto, è bene confrontare le offerte delle diverse compagnie al momento del rinnovo della polizza, visto che, come dichiarato da IVASS di recente, chi nel 2014 ha cambiato compagnia assicurativa ha ottenuto un risparmio medio pari al 22%, contro il 5% degli assicurati fedeli alla stessa assicurazione».

    Sono le regioni in cui l’assicurazione costa di meno a richiedere in percentuale maggiore questa integrazione. Di contro, in Campania (2,68%), Sicilia (5,42%) e Puglia (5,68%), dove i premi RC auto sono più elevati, questa garanzia aggiuntiva è decisamente meno richiesta, nonostante proprio Campania e Puglia siano rispettivamente la prima e la terza Regione d’Italia per numero di auto rubate. La regione più attenta a proteggersi contro i furti è l’Abruzzo, con il 12,38% di richieste, seguita a stretto giro dal Lazio (12,35%) che è al secondo posto in assoluto per il numero di furti.

  • Studenti fuori sede: prezzi stabili, in Italia una stanza costa 380 euro al mese

    Le Università stanno per riaprirsi e il mercato degli affitti è in fibrillazione, pronto ad intercettare la domanda di tutti i fuori sede d’Italia che a breve affolleranno i corridoi e le aule. L’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) ha condotto un’indagine sul complicato universo della locazione per gli studenti: dall’analisi dell’offerta di stanze nelle 15 città italiane con la maggior presenza di studenti fuori sede, i prezzi medi richiesti ad agosto 2015 ammontano a 380 euro per una stanza singola e a 270 per un posto letto in doppia. Prezzi sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con un leggero calo (pari al 3% circa) relativo alle doppie.

    È sempre Milano, come nel 2014, la città in cui trovare una stanza o un semplice posto letto costa di più: complice un probabile “effetto Expo”, i prezzi medi richiesti sono cresciuti, tanto per le singole quanto per le doppie. Per una stanza singola servono in media 490 euro, cifra che supera del 28% il dato nazionale e del 2% quello dello scorso anno; per la doppia si spendono 335 euro (+5% in un anno). Prezzi alti, questi, che crescono ulteriormente se lo studente punta a vivere nel cuore della città: nelle zone centrali la richiesta media per la stanza singola è pari a circa 600 euro al mese. 

    Solo seconda nella classifica è la città di Roma, che annovera prezzi medi più bassi per via della sua maggiore estensione territoriale: 415 euro al mese per una singola (+1% rispetto al 2014) e 290 per un posto letto in doppia (-3%). Ma, anche in questo caso, la prossimità al centro storico fa lievitare i prezzi delle singole a circa 500 euro al mese.

    Sul podio delle città con i prezzi degli affitti più elevati la medaglia di bronzo spetta a Firenze, tradizionale meta non solo di fuori sede italiani ma anche di tanti Erasmus da tutta Europa: qui si spendono 365 euro per la stanza singola (+2% in un anno) e 275 per il posto in doppia (+6%). Alti i prezzi anche a Bologna, ma stabili rispetto alla rilevazione dello scorso anno: 330 euro per una stanza singola, 245 per la doppia; a Torino va un po’ meglio, anche se si devono sborsare 315 euro al mese per una stanza singola e 240 per il posto in una stanza condivisa (+9%). Per risparmiare bisogna scegliere facoltà di città più piccole, o il Sud Italia: a Catania, ad esempio, i prezzi medi per la stanza singola sono stabilmente sotto i 200 euro.

    A fronte di una generale stabilità delle cifre richieste dai proprietari, alcune località sembrano aver registrato oscillazioni più elevate: per quanto riguarda le stanze singole sono state Siena e Palermo la città che hanno visto i prezzi crescere di più (rispettivamente +9% e +8% in un anno), mentre il calo maggiore è stato ad Urbino (-6%); per i posti in doppia i salti più evidenti sono stati rilevati a Palermo e a Torino (+9% per entrambe), con il calo più forte a Bari (-8%).

    Va detto, ad ogni modo, che sempre di più la differenza di prezzo dell’offerta nelle varie città è connessa non tanto alle attrattive delle università, quanto alle opportunità per i giovani lavoratori. È con loro, infatti, che gli studenti devono “contendersi” le stanze, visto che spesso i precari guadagnano troppo poco per potersi permettere un appartamento intero e optano per la condivisione.
    Fenomeno ormai consolidato nel mercato immobiliare italiano riguarda la presenza del padrone di casa tra gli inquilini: il 12% dell’offerta di alloggi presente su Immobiliare.it è un cosiddetto “affitto parziale”.

    Ma qual è il coinquilino ideale? Esaminando le caratteristiche indicate dagli inserzionisti – a pubblicare gli annunci, e ad occuparsi della selezione, sono quasi sempre le persone che già vivono in casa, incaricati a scegliersi coinquilini che assicurino una buona convivenza – è possibile tracciare il profilo del candidato perfetto: è una donna (il 44% degli annunci richiede esplicitamente una persona di sesso femminile), ha al massimo 35 anni, non fuma e non ha animali. Il 57% degli inserzionisti si dichiara gayfriendly: questa percentuale, in crescita rispetto al 2014, supera il 75% in città come Bologna, Urbino e Padova, mentre scende drasticamente in città del Sud come Palermo (23%) e Bari (28%).

    «Il mercato delle stanze in affitto sembra non conoscere crisi ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it e la generale tenuta dei prezzi lo dimostra. Un’ulteriore prova della buona salute di questo business risiede nella stabilità del numero di stanze e posti letto disponibili, che non cala come sta succedendo, invece, a quello degli immobili offerti con contratti di locazione tradizionali a una singola persona o a una singola famiglia (-7% nel 2015)».

  • La Delorean di Ritorno al futuro e l’Aston Martin di 007, ma anche la 313 di Paperino; ecco le auto che gli italiani sognano di guidare

    Chiudete gli occhi e immaginate di guidare l’auto dei vostri sogni, quella di cui vorreste stringere il volante almeno una volta nella vita, ora riapriteli e diteci: qual è quell’auto? Questa è la domanda che Facile.it (http://www.facile.it), portale specializzato nella comparazione di tariffe RC auto, ha posto ai suoi utenti che a gran voce hanno risposto: la Delorean di Ritorno al futuro.

    Ad indicare la fantastica quattro ruote su cui Marty Mc Fly (Michael J.Fox) e Doc (Christopher Lloyd) viaggiavano nel tempo è stato il 15,7% del campione di oltre 100.000 internauti interrogato dal portale nelle ultime settimane di luglio 2015. Alle spalle dell’auto del film di Robert Zemeckis si è piazzata un’altra diva del cinema, la Aston Martin di 007: sogna di guidarla almeno una volta il 13,9% degli intervistati. Al terzo posto di questa curiosa classifica un’auto senza dubbio affascinante, come la vita del suo controverso proprietario: la Jaguar di Diabolik. Vorrebbe sostituirsi al ladro gentiluomo l’11,2% degli internauti che hanno risposto al sondaggio.

    Gli anni ‘80 sembrano aver segnato l’immaginario degli automobilisti italiani in maniera importante e anche il quarto e il quinto posto sono occupati da due celebri vetture diventate famose proprio in quegli anni grazie ad altrettanti fortunati telefilm: KITT, l’automobile con cui David Hasseloff (prima di diventare capo bagnino di Baywatch) combatteva le forze del crimine nella serie Supercar ha raccolto il 9,4% delle preferenze, staccando di un soffio la Ferrari 308 guidata da Tom Selleck nei panni di Magnum P.I. che ha finito la benzina una volta arrivata al 9%.

    Sono targate Disney le auto che occupano il sesto e il settimo posto della classifica; non pensate però a nulla di recente (l’auto più moderna degli Studios a cartoni entrata in classifica, Saetta Mc Queen, è appena quindicesima), il 5,8% degli intervistati sogna di guidare la 313 di Paperino (sesto posto), mentre il 5,4% vorrebbe mettersi al volante di Herbie, il maggiolino tutto matto (settimo), protagonista di molte pellicole di successo fra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70.

    Se l’ottavo posto guadagnato dal Generale Lee, l’auto guidata dai cugini Bo e Luke Duke nella serie televisiva Hazzard era in qualche modo prevedibile (lo hanno scelto il 4,9% degli automobilisti interpellati), lascia più sorpresi scoprire che il 3,6% degli intervistati da Facile.it sogna di guidare almeno una volta la Papamobile che arriva così ad occupare il nono posto di questa classifica.

    Chiude la top ten delle auto che gli italiani vorrebbero guidare un’altra grande protagonista, tanto dei fumetti quanto del cinema, la Batmobile di Batman che ottiene il 2,7% delle preferenze sorpassando all’ultima curva (è proprio il caso di dirlo) una grande signora del cinema italiano, la lancia Aurelia de Il Sorpasso, undicesima con il 2,2%.

  • Cortina batte Positano e Porto Cervo, è qui che l’estate costa di più

    Non proprio tutti i vacanzieri pronti a godersi le agognate ferie estive si ritrovano a dover fare i conti con la necessità di risparmiare e sono infatti molti quelli che non rinunceranno a un soggiorno in una delle più ambite e famose mete italiane. Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it) ha analizzato i prezzi medi per notte richiesti ad agosto nelle città turistiche italiane, scoprendo che in cima alla classifica delle destinazioni più costose vi è una località montana, che nemmeno d’estate perde fascino e opportunità di relax: a Cortina d’Ampezzo (BL) l’affitto di una casa vacanza costa, in media, 240 euro a notte.

    Il portale, leader in Italia per gli affitti turistici e partner di Immobiliare.it, ha calcolato il costo giornaliero dell’immobile “tipo” richiesto dai turisti – un appartamento con quattro posti letto: ebbene, sul podio del lusso vacanziero troviamo due località che da sempre rappresentano una destinazione obbligata per chi punta al meglio, senza badare a spese: Positano e Porto Cervo. Per alloggiare in casa vacanza in una delle località più belle della Campania servono 200 euro a notte; ne bastano 180 per il principale centro della Costa Smeralda. Prezzi elevati, certo, ma decisamente più contenuti rispetto all’offerta media degli hotel della zona.

    La Sardegna resta, certamente, un punto di riferimento per chi non ha paura di spendere qualche euro in più per trascorrere al meglio le sue vacanze: nella classifica troviamo anche Golfo Aranci (dove si spendono mediamente 170 euro a notte) e Torre delle Stelle (frazione del comune di Maracalagonis, in cui una casa vacanza costa 140 euro per notte).

    Non possono mancare alcune delle località simbolo del turismo d’élite: Capri e Amalfi. Nell’isola campana per una casa vacanza ad agosto si spendono 140 euro a notte, mentre nella cittadina che dà il nome alla celebre costiera ne “bastano” 130.

    Anche la Toscana annovera diverse località nella top 20 del lusso in casa vacanza: la cittadina più costosa è Marina di Pietrasanta, nella riviera della Versilia, con i suoi 150 euro a notte; seguono Forte dei Marmi e Monte Argentario, entrambe con 123 euro medi per notte, e – ancora a pari merito, con 115 euro giornalieri – Castiglione della Pescaia e Capalbio.

    Per chi ama la Liguria, invece, le località più costose sono Camogli e Portovenere: tanto nel centro turistico della provincia di Genova, noto per il porticciolo e i palazzi variopinti, quanto per la località spezzina si spendono in media 110 euro a notte.

    Se le località marine dominano la classifica elaborata da Casevacanza.it, tra le mete in cui occorre spendere di più per una vacanza troviamo anche alcune città d’arte, il cui turismo non conosce crisi anche sotto il sole: la più cara è Venezia, che ad agosto costa 140 euro a notte, mentre nel centro storico di Roma ne servono 128. C’è posto anche per Milano che, complice l’Esposizione universale, ha visto i suoi prezzi lievitare, anche d’estate: una casa vacanza con quattro posti letti costa al giorno 125 euro, gli stessi che servono per visitare Como, meta ambita dal turismo di lusso.

    Uniche località siciliane a rientrare nella classifica sono Mondello, in provincia di Palermo, e Taormina in provincia di Messina: nella prima si spendono 120 euro a notte, nella seconda ne servono “solo” 105.

    «Il successo della casa vacanza come struttura ricettiva alternativa a quelle più tradizionali ha dichiarato Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di Casevacanza.it è legato non solo alle opportunità di risparmio rispetto agli hotel, ma anche all’autonomia di gestione e alla libertà di utilizzo: per questo, anche la clientela attratta dalle destinazioni di lusso opta sempre più spesso per questa soluzione di alloggio.» 

  • Prestiti: nel primo semestre 2015 26 milioni di euro erogati per viaggi e vacanze

    Il caldo afoso di questi giorni non può che far pensare alle vacanze, che molti italiani faranno sfruttando un prestito. Secondo i numeri elaborati da Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it all’interno del loro periodico Osservatorio sul credito al consumo, nel primo semestre del 2015 i finanziamenti erogati per pagare viaggi e vacanze sono stati pari a circa 26 milioni di euro.

    La cifra è senza dubbio molto alta, ma a ben guardare l’incidenza di questo tipo di prestiti rispetto al totale di quelli richiesti nel nostro Paese si è leggermente contratta attestandosi allo 0,82% e tornando ai livelli registrati nel 2013 (0,83%). Notevolmente ridotta rispetto allo scorso anno, invece, la cifra media richiesta che nei primi sei mesi del 2015 è stata di 4.200 euro mentre lo scorso anno era pari a 5.300 euro; riduzione equivalente al 20%.

    Continuando a scorrere i numeri dell’ Osservatorio di Facile.it e Prestiti.it si scopre come a crescere siano stati, invece, i tempi di restituzione previsti. Nel 2014 chi chiedeva un finanziamento per pagare un viaggio aveva in mente di restituire l’importo in 42 rate, nel 2015 si è passati a 47, vale a dire che la vacanza verrà pagata in circa 4 anni.

    Qualcosa cambia anche in merito al profilo del richiedente; se nel 2014 l’età media di chi voleva un prestito per andare in vacanza era abbastanza bassa (38 anni), nel primo semestre 2015 si è alzata arrivando a 41 anni. Unendo questo dato a quello dell’importo richiesto e dello stipendio di chi sottoscrive la domanda (1.600 euro in media) è possibile ipotizzare la riduzione dell’incidenza dei viaggi di nozze sul totale di quelli pagati con un prestito e l’aumento delle vacanze “familiari” in destinazioni non troppo lontane.

    Se in termini assoluti sono Lombardia e Campania le due regioni in cui vengono sottoscritte il maggior numero di richieste di prestiti per viaggi e vacanze (rispettivamente il 29% ed il 12% delle richieste totali), se si osserva l’incidenza dei finanziamenti di questo tipo sul totale di quelli sottoscritti nella regione, alla Lombardia, ancora una volta prima con una percentuale dell’1,27%, segue il Veneto in cui i prestiti finalizzati al pagamento dei viaggi rappresentano l’1,24% del totale.

  • Mercato immobiliare residenziale: nel primo semestre 2015 frena il calo dei prezzi (-2,3%)

    Continua anche nel 2015  la contrazione dei prezzi del mercato immobiliare, ma il primo semestre si chiude con un calo ridotto dei prezzi di vendita, pari al -2,3% in sei mesi. Il dato arriva dall’Osservatorio sul mercato immobiliare residenziale italiano condotto da Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) e relativo al periodo gennaio-giugno 2015.

    A giugno 2015 il prezzo medio ponderato degli immobili residenziali italiani si è assestato a 2.117 euro per metro quadro. Se nell’anno (giugno 2014-giugno2015) la variazione dei prezzi registra una diminuzione maggiore passando dal -5,3% al -6,3%, i dati degli ultimi mesi fanno pensare ad una stabilità sempre più vicina. A confermarlo anche il dato dell’ultimo trimestre (marzo-giugno 2015) in cui il calo è stato pari ad appena l’1,1%.

    Nord, Centro e Sud; grandi e piccole città

    Declinando i dati in base alle grandi aree del Paese, nel corso dell’anno è al Sud che si è registrato il calo più consistente dei prezzi richiesti con una riduzione annua del 7,8% (-9,4% in Sicilia). Ma è proprio nel Mezzogiorno che i prezzi hanno tenuto meglio negli ultimi sei mesi, con un calo ridotto, pari al 2,1%.

    A livello semestrale, invece, è il Centro a perdere di più (-2,6%), con in testa il Lazio che ha visto i prezzi degli immobili in vendita ridursi del 3%. Al Nord, dove i prezzi sono scesi del 2,2% negli ultimi sei mesi, sono Lombardia e Veneto le regioni che sono riuscite a contenere meglio il calo, perdendo rispettivamente l’1,9% e lo 0,5%.

    Se nell’ultimo anno sono le grandi città ad aver sofferto di più (-6,6%), nel semestre il calo maggiore dei prezzi si è registrato in quelle più piccole (-2,2%). Interessante notare come negli ultimi tre mesi il trend di stabilità si registri principalmente nei centri più popolosi, dove la discesa dei prezzi si ferma allo 0,9%.

    Immobili in vendita e in locazione, cosa succede all’offerta

    Come detto la discesa dei prezzi del mattone si conferma un trend stabile, seppur in fase di ridimensionamento, ma l’offerta subisce un’inversione di rotta sia per ciò che riguarda gli immobili in vendita sia per quelli in locazione. Se nell’ultima rilevazione semestrale il numero di abitazioni offerte per la vendita era salito del 5,7%, nei primi sei mesi del 2015 questo scende del 5,3% a livello nazionale e riporta il volume degli immobili ai livelli di giugno 2014. Stessa tendenza, seppur in misura ridotta, per le abitazioni in affitto, il cui numero è sceso del 3,5% negli ultimi sei mesi e addirittura del 13,6% in un anno. Questo dato si spiega parzialmente con il maggior ruolo giocato, in questo lasso temporale, dal mondo creditizio, che ha spostato l’attenzione sul mercato della compravendita, accrescendo “l’assorbimento” degli immobili disponibili in quella formula. Sul fronte locativo, viceversa, non ci sono state novità legislative significative sul tema della  morosità degli inquilini e dei necessari processi successivi di liberazione degli immobili, lasciando quindi immutati i timori dei proprietari.

    Le città più care e le meno costose

    Per i capoluoghi di regione, questo primo semestre del 2015 segna un leggero miglioramento, con cali nel complesso contenuti. Se i dati annuali presentano solo segni negativi per i prezzi del mattone, nel semestre sono addirittura due i capoluoghi che hanno chiuso in positivo: a Venezia i prezzi, negli ultimi sei mesi, sono aumentati del 2,6%, mentre a Catanzaro del 2,5%. Nonostante ciò il capoluogo della Calabria rimane quello meno costoso di tutta Italia, con prezzi che si assestano a 1.218 euro al metro quadro. Degna di nota la situazione rilevata a L’Aquila, uno dei capoluoghi più sofferenti negli ultimi osservatori, che però recupera e, negli ultimi tre mesi, vede addirittura salire i prezzi del 2,6%.

    Roma, che nell’ultima rilevazione aveva ceduto il primato di città più cara a Firenze, continua a perdere terreno e i prezzi degli immobili nella Capitale sono scesi del 2,6% nell’ultimo semestre (calo comunque più contenuto rispetto al 3,1% del semestre precedente), assestandosi a 3.472 euro al metro quadro. Il capoluogo toscano, con i suoi 3.590 euro al metro quadro, rimane così il più caro d’Italia, nonostante il calo semestrale dell’1,8%. Sul podio dei prezzi più alti, Milano è ancora terza, con una media di 3.445 euro al metro quadro, nonostante il calo semestrale superiore alla media nazionale e pari al 2,5%.

    Insieme a Catanzaro, è Campobasso l’altro capoluogo che offre i prezzi più bassi d’Italia, con una media al metro quadro pari a 1.302 euro (-3,9% nel semestre). Il capoluogo di regione che nei primi sei mesi del 2015, ha subito il calo maggiore dei prezzi è Potenza: la città della Basilicata ha perso l’8,3%. Scende notevolmente anche il valore degli immobili a Genova e Trieste (rispettivamente -6,2% e -6,1%). Dall’altra parte, escludendo Catanzaro, il capoluogo che più di tutti fa intravedere una vicina stabilità è Bologna: qui il semestre da dicembre 2014 a giugno 2015 ha visto scendere i prezzi degli immobili residenziali di appena lo 0,6% e si registra addirittura un aumento dell’1% negli ultimi tre mesi del 2015.