Torna a farsi pesante l’aria attorno alla Turchia, la cui situazione economica preoccupa di nuovo. Ma quello che è più grave è la contrapposizione forte tra il presidente Erdogan e il capo della banca centrale Naci Agbal, nominato appena a novembre scorso proprio per rimediare agli sfaceli indotti dalla gestione economica del presidente.
I danni della gestione economica Erdogan
Occorre fare un passo indietro. Nell’ultimo anno l’economia turca, complice anche il Covid, si è appesantita sempre di più. La banca centrale ha visto assottigliarsi le riserve valutarie di ben 130 miliardi di dollari, mentre la lira ha perso più di un terzo del suo valore contro la divisa americana.
Gli investitori – che sono i veri market maker – hanno ripreso a guardare con molta diffidenza alle vicende turche. E intanto l’inflazione saliva, tutto per via la gestione economica di Berat Albayrak. L’ex ministro dell’Economia e genero del presidente Erdogan, aveva assecondato quest’ultimo che da sempre osteggia i tassi di interesse alti. Ma così facendo aveva surriscaldato l’economia (di nuovo).
Le frizioni con Agbal
A novembre, sotto la pressione della finanza internazionale, Erdogan era stato costretto a rimuovere il genero e nominare Naci Agbal. In questo modo aveva dato una piccola ripulita all’immagine della sua gestione economica. Naci Agbal era intervenuto subito con un maxi rialzo dei tassi (675 punti base, portandoli al 17%), per arginare la crescita dell’inflazione (salita intanto al 15%) e risollevare la Lira.
Nuovo contraccolpo
Negli ultimi giorni però la situazione s’è rifatta tesa. Erdogan è tornato a difendere le politiche economiche del genero Albayrak, perché Naci Agbal non gli va a genio. Inoltre Albayrak potrebbe ottenere il placet dei dirigenti del partito per essere nominato ministro dell’Energia. Sarebbe un chiaro messaggio che Erdogan vuole mantenere intatte alcune pratiche di inefficienza nella gestione dell’economia turca.
Risultato? Dopo un mese di guadagni quasi incessanti, la lira turca è tornata a scendere sbattendosi tra supporti e resistenze, mentre i rendimenti dei bond sono saliti ai massimi da almeno tre mesi.