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  • Carlo Spinelli nuovo responsabile per la Politica Interna dell’Italia dei Diritti

    Il segretario provinciale romano, membro del direttivo nazionale, è stato nominato dal fondatore e presidente del movimento Antonello De Pierro e succede a Oscar Tortosa, il quale da alcuni mesi ha assunto la carica di vice presidente
    Carlo Spinelli con Antonello De Pierro

    Roma – Il movimento Italia dei Diritti, fondato e presieduto dal giornalista Antonello De Pierro, ha un nuovo responsabile del Dipartimento Politica Interna.
    Si tratta di Carlo Spinelli, membro del direttivo nazionale e segretario provinciale romano, che succede a Oscar Tortosa, approdato da qualche tempo alla carica di vice presidente. La nomina è giunta direttamente dal presidente De Pierro dopo un confronto aperto all’interno della riunione del direttivo nazionale, dove si è discusso tra l’altro dei nuovi progetti politici dell’Italia dei Diritti. L’investitura è stata accolta con soddisfazione dall’intero direttivo che riconosce in Spinelli la figura giusta per proseguire il percorso di crescita del movimento iniziato ormai da qualche anno e che sta portando Italia dei Diritti sempre più sotto i riflettori della politica italiana nazionale. Il numero uno della segreteria provinciale capitolina si è detto onorato del nuovo incarico promettendo il consueto impegno che ha profuso da sempre, fin dal primo giorno di adesione alla formazione politica fondata da De Pierro credendo fortemente in quelli che sono i principi fondanti del movimento stesso. A Spinelli, capogruppo consiliare in seno al consiglio comunale di Capranica Prenestina, va riconosciuto il merito, in qualità di responsabile provinciale romano, di aver portato l’Italia dei Diritti a essere la formazione politica che conta più eletti nei comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale al di sotto dei 15.000 abitanti. Un risultato non trascurabile se si pensa che tutto è iniziato appena due anni fa con i primi 3 consiglieri eletti nel consesso consiliare di Roccagiovine per giungere al recentissimo 30% ottenuto a Percile con altri 3 amministratori approdati nell’assise comunale.”Sono certo che Carlo saprà ricoprire al meglio il nuovo ruolo politico – ha affermato il presidente De Pierro – e gli formulo i migliori auguri per il lavoro che andrà a svolgere“.

  • Antonello De Pierro assalito su web da migliaia di utenti di destra dopo innocuo post

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Aggredito ingiustificatamente sui social dai supporter Meloni e Salvini, quasi 2 mila i commenti inferociti al mio tweet per essere poi inseguito e coperto di insulti anche su Facebook e Instagram. Mai vista una simile violenza verbale“.
    Antonello De Pierro

    Roma – A dichiararlo, all’indomani della manifestazione di Fratelli d’Italia e Lega contro il nuovo Governo, il giornalista romano e presidente del Italia dei Diritti Antonello De Pierro che, ieri mattina, aveva descritto con toni aspri su Twitter il raduno di manifestanti in corso nei pressi di Montecitorio: “Quando sono arrivato in piazza – riprende il leader del movimento – non ho trovato una folla oceanica ad attendere i leader di Fdi e Lega. Alcune immagini che stavano circolando – prosegue De Pierro – riprendevano una piazza solo apparentemente gremita, comunque sovrastimata rispetto all’impressione che se ne aveva dal vivo. Per il resto – aggiunge – chi mi conosce sa che ho commentato la scena con il mio stile che può non piacere ma che mai mi sarei aspettato innescasse simili reazioni“.

    Il giornalista romano descrive quanto avvenuto di lì a poco sulla pagina Twitter: “Nonostante fosse un post innocente, migliaia di utenti che appoggiavano la manifestazione hanno intasato i commenti, dandomi addosso e in alcuni casi insultandomi, per poi riversarsi sulle mie pagine Facebook con attacchi del medesimo tenore. Che dire, per quanto mi riguarda possono continuare. Dal canto mio – afferma – mai acclamerò’ piccole piazze che, col braccio destro alzato, invocano un governo dell’odio e della discriminazione razziale. Il Paese ha bisogno di coesione in virtù di valori positivi che parlino di rispetto dei confini nazionali come di umanità e accoglienza. Riscriverei quel tweet e, a chi mi attacca a mezzo social, ricorderei i crimini del Ventennio, quando la piazza che oggi dicono di aver riempito sarebbe stato motivo di arresto. Il loro, oggi, è un patriottismo indotto da una politica che fa rivivere strani dejavu da cui, come presidente dell’Idd, intendo prendere piena distanza. Vorrei infine ricordare a Meloni e Salvini – si avvia a concludere – che le piazze memorabili sono state ben altre. Quasi 10 anni fa, il No Berlusconi Day riempiva San Giovanni in Laterano, dove la Questura parlò di 90 mila partecipanti, 1 milione per gli organizzatori. Solo noi, nonostante fossimo un movimento neonato partecipammo con oltre 1000 persone. Sicuramente, un seguìto non paragonabile a quello di un angolo di Montecitorio occupato ieri dai sostenitori del no al Conte bis“.

  • La siciliana Silvia Conti, da Indietro Tutta all’Italia dei Diritti

    L’ex attrice e soubrette lanciata da Renzo Arbore è stata nominata dal presidente Antonello De Pierro alla Tutela degli Animali. Lunedì prossimo, giorno della fiducia al Conte Bis, sarà a Montecitorio per manifestare contro abbandono, maltrattamento e vivisezione
    Silvia Conti
    Roma – Continuano le adesioni all’Italia dei Diritti, il movimento nazionale fondato e presieduto dal giornalista romano Antonello De Pierro.

    La new entry risponde al nome di Silvia Conti, che il pubblico televisivo italiano ricorda per essere stata l’artefice dell’enorme successo ottenuto dalla trasmissione Rai “Indietro tutta”, condotta da Renzo Arbore. La Conti, al secolo Daniela D’Agrò, cugina dell’ex ministra e parlamentare di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, era la rappresentante di punta delle Ragazze Coccodè nel programma che lanciò Nino Frassica, Mario Marenco e Nina Soldano, e con la grande attenzione che suscitò nella stampa e nell’opinione pubblica fu determinante per consegnare agli annali della tv l’originalissimo format di arboriana memoria.

    Cane abbandonato a Roccagiovine
    Il suo successo personale fu corroborato dalla successiva partecipazione a numerose pellicole cinematografiche, tra cui “Occhio alla Perestroika”, con Jerry Calà, Ezio Greggio e Corinne Cléry, per la regia di Castellano e Pipolo, e “Stasera a casa di Alice”, con Carlo Verdone, Ornella Muti, Sergio Castellitto e Cinzia Leone, per la regia dello stesso Verdone, prima della decisione di dileguarsi dai lustrini del mondo della celluloide e della tv, per dedicarsi alla famiglia e alle altre grandi passioni della sua vita, la pittura e gli animali, a cui ha dedicato tante battaglie per la difesa dei loro diritti. E proprio la sua spiccata sensibilità verso i temi animalisti ha determinato il suo avvicinamento alla politica e l’incontro con De Pierro.

    Silvia Conti
    Infatti il leader dell’Idd aveva denunciato mediaticamente e giudiziariamente l’abbandono di un cane legato a un guardrail nel territorio di Roccagiovine, il suggestivo borgo della Valle dell’Aniene, nella Città Metropolitana di Roma Capitale, nel cui consiglio comunale siede in qualità di capogruppo della lista Italia dei Diritri, successivamente sparito, dopo che gli organi istituzionali di competenza avevano fatto registrare la loro inerzia per circa un mese. La Conti si era subito interessata alla vicenda, chiedendo un incontro urgente col numero uno del movimento e inoltrando istanza di adesione all’organizzazione da lui presieduta. La sua grande tenacia nel profondere ingenti energie in difesa degli amici a quattro zampe ha convinto De Pierro ad affidarle il Dipartimento per la Tutela degli Animali, carica rimasta vacante da qualche tempo. E già la neoresponsabile tematica, determinata come non mai, ha annunciato la prima iniziativa per portare all’attenzione della stampa e del grande pubblico la storia del cane di Roccagiovine, ribattezzato Argo, chiedendo che emerga la verità sul destino del povero animale, che ha attesto invano per un mese il ritorno del suo padrone prima di sparire nel nulla. Ma non solo. Infatti lunedì prossimo, giorno della fiducia al governo Conte Bis, l’ex attrice manifesterà a Montecitorio contro l’abbandono e il maltrattamento degli animali, inaugurando una serie di clamorose proteste in merito, con particolare attenzione anche al delicato tema della vivisezione.

  • A Comune Roccagiovine assunta sorella consigliera di maggioranza, opposizione insorge

    Il gruppo dell’Italia dei Diritti, capeggiato dal presidente Antonello De Pierro, ha presentato una mozione con istanza di consiglio straordinario
    La consigliera Michela Facioni

    Roma – Nuova vibrante protesta dell’Italia dei Diritti, gruppo di opposizione nel consiglio comunale di Roccagiovine, contro l’amministrazione guidata dal sindaco Marco Bernardi.

    Il movimento presieduto a livello nazionale dal giornalista romano Antonello De Pierro, che tra l’altro è consigliere capogruppo proprio nell’assise consiliare roccatana, da tempo fa sentire forte la sua voce contro le numerose inefficienze gestionali della maggioranza locale, da sempre puntualmente denunciate nel consesso assembleare, in particolar modo da parte dallo stesso De Pierro. Questa volta il dissenso si appunta sull’opportunità di un’assunzione effettuata nei mesi scorsi a seguito di un avviso di selezione pubblica finalizzato alla ricerca di una figura professionale da impiegare presso l’Ufficio Tributi. La congiuntura aveva subito incontrato le perplessità dei consiglieri dell’Italia dei Diritti per una serie di motivazioni, tanto da indurre il leader del movimento, esercitando il diritto di sindacato ispettivo legato al munus consiliare, a produrre subito un’istanza di accesso agli atti, rimasta parzialmente inevasa, con un’ostensione documentale lacunosa, soddisfatta solo dopo un rinnovo di richiesta al fine di ottenere il materiale preteso, ma con un’inevitabile e penalizzante dilatazione dei tempi di attesa e quindi dell’espletamento dell’auspicata attività istituzionale di manifestazione della contrarietà al provvedimento emesso. Vincitrice della procedura concorsuale è risultata Giada Facioni, sorella dell’autorevole consigliera di maggioranza Michela, miss preferenze (è stata la più votata in assoluto), nonché parente dello stesso sindaco Bernardi, ma De Pierro si è affrettato subito a chiarire che la disapprovazione esula dall’esito della selezione, che considera una mera coincidenza.

    Antonello De Pierro
    “Tengo a precisare, per fugare ogni equivoco — ha dichiarato —, che non contestiamo nella maniera più assoluta l’assunzione della signora Facioni, la quale è risultata avere tutti i requisiti richiesti dal bando e tali da farle attribuire il punteggio più alto, ma altri fattori, tra cui la stessa opportunità di dare avvio a una procedura di reclutamento”.

    Infatti De Pierro, insieme agli altri consiglieri dell’Italia dei Diritti Paolo Nanni e Aurelio Tartaglia, ha inoltrato al sindaco, e per conoscenza al prefetto di Roma, nonché alle procure generale e regionale del Lazio della Corte dei Conti, una mozione con richiesta di consiglio straordinario, in cui viene estrinsecato dettagliatamente il corpo motivazionale che avrebbe dovuto, a loro avviso, evitare di avviare l’iter selettivo e il successivo perfezionamento negoziale.

    Ciò che balza subito all’occhio, scorrendo lo sguardo tra le righe dell’atto redatto, è l’approvazione della deliberazione della giunta comunale, composta dal sindaco Bernardi e dal vicesindaco Angelo Fabiani, presenti nella circostanza mentre risultava assente l’assessora Annita Cocchieri, alle ore 17,30 del 17 dicembre, giorno in cui è stato pubblicato il bando. In pratica l’approvazione sembrerebbe essere stata successiva alla pubblicazione dell’avviso di selezione a cui fa riferimento. E’ lecito domandarsi come sia stato possibile tutto ciò e soprattutto chi era deputato a esprimere il parere tecnico sulla regolarità dell’atto come abbia potuto pronunciarsi favorevolmente. Quesiti a cui si cerca una risposta, ma ci si perde inevitabilmente in una buia vallata di ipotesi.

    “Prima facie qualcosa non torna — tuona De Pierro — e pretendiamo delle risposte esaustive, che siamo certi il sindaco e il vicesindaco, nonché la segretaria comunale Giulia Orefice, che ha espresso parere tecnico favorevole, riusciranno a fornirci fugando ogni dubbio in merito”.

    La polemica dei consiglieri di opposizione si sofferma altresì sul compresso lasso temporale concesso agli aspiranti per formalizzare la presentazione delle istanze di partecipazione, dal 17 al 28 dicembre, per di più a cavallo delle festività natalizie, che ha ridotto ulteriormente il tempo a disposizione.

    Ma il perno dell’impianto argomentativo di dissenso si fonda sull’utilità di un’ulteriore assunzione, alla luce del fatto che un dipendente del Comune di Roccagiovine è comandato da lungo tempo presso un’altra amministrazione e mai sembra essere stata ventilata una remota possibilità di richiamarlo in sede. Pertanto, secondo la minoranza in consiglio, non era assolutamente necessario un ulteriore esborso di pubblico denaro, tenuto conto tra l’altro che quasi in concomitanza con la stipula del contratto di assunzione, per ridurre le spese del Comune, si era provveduto a sospendere un servizio di trasporto per la scuola della limitrofa Licenza, privando alcuni bambini di un servizio di fondamentale importanza.

    Non manca inoltre una critica all’asserita insindacabilità del giudizio del Ruf (Responsabile Ufficio Finanziario), alla cui competenza monocratica è stata affidata la disamina valutativa dei requisiti dei partecipanti e la formulazione della graduatoria finale, non riuscendo a identificare dei netti contorni di certezza cognitiva a un approccio esegetico.

    Alquanto interessante appare infine, nella mozione prodotta, il percorso deduttivo tracciato sotto il profilo giuridico, a conforto dell’asserita nullità ab origine dell’avviso di selezione da parte dei consiglieri sottoscrittori. Ciò prende le mosse da una netta duplicità identificativa del bando in questione. da un punto di vista legale. Infatti, richiamando a supporto i chiarimenti in merito di una nota sentenza della Corte di Cassazione, in via preliminare, i componenti del gruppo Italia dei Diritti si soffermano sull’inequivocabile inferenza concettuale, che conferisce, in materia di pubblico impiego, a ogni bando di concorso per l’assunzione di personale, la doppia natura di provvedimento amministrativo e di atto negoziale quale offerta al pubblico. E proprio su quest’ultima qualificazione attributiva si fonda l’argomentazione dei proponenti che riconduce a ritenere nullo il documento in esame. Com’è noto ogni attività contrattuale può prevedere come accessori degli elementi accidentali, tra cui è ben definita da specifiche previsioni normative la condizione. Com’è più dettagliatamente specificato nella mozione formulata, oltre alle condizioni potestative, casuali e miste, esiste una specifica figura giuridica, ben definita da un apposito articolo del codice civile, il 1355, che contravviene alle statuizioni legittimate dalla legge e costituisce una distorsione giuridica che rende nullo l’atto. Si tratta della condizione “meramente potestativa”, che affida alla mera volontà di una sola parte, pertanto al mero arbitrio, l’efficacia della stipula contrattuale. E’ la medesima massima cassazionistica a reputare nulla “…la clausola con cui la p.a. si riservi la facoltà di non procedere all’assunzione……perché integra una condizione meramente potestativa ai sensi dell’art. 1355 c.c.” ed è proprio la fattispecie che ci interessa, alla luce del fatto che l’avviso di selezione pubblica promanante dal Comune di Roccagiovine recita testualmente che il Comune “si riserva, altresì, il diritto di revoca del procedimento in qualsiasi momento”.

    “Ci opporremo con ogni mezzo lecito a nostra disposizione — fa sapere il numero uno dell’Italia dei Diritti — a un’assunzione che riteniamo assolutamente inopportuna. Visto il particolare frangente dell’anno in cui è stato pubblicato il bando e si è proceduto alla contrattualizzazione, il tutto nell’arco di una decina di giorni e durante le vacanze natalizie, ci siamo accorti di quanto era avvenuto solo a cose fatte. Ci siamo immediatamente attivati formulando un’istanza di accesso agli atti, a cui abbiamo ottenuto una risposta parziale. Praticamente ci è stata fornita solo la documentazione rinvenibile agevolmente sul sito ufficiale del Comune. Siamo stati costretti a produrre un rinnovo di istanza di accesso e siamo venuti in possesso dell’intero corpo documentale solo dopo ben 75 giorni, quando il dettato dell”articolo 43 c. 3 del T.U.O.E.L. parla esplicitamente di 30 giorni per le risposte alle istanze di sindacato ispettivo presentate dai consiglieri. In questo modo si dilatano notevolmente i tempi e la nostra azione subisce inevitabilmente una coartazione. In questo modo non ci viene permesso di espletare compiutamente l’attribuzione mandataria affidataci dagli elettori. Meglio tardi che mai. Ora siamo qui e nei prossimi giorni in consiglio si discuterà e si voterà la nostra mozione, inserita all’ordine del giorno in una seduta ordinaria anche se avevamo chiesto in maniera lapalissiana un consiglio straordinario. Ma non obietteremo su questo. Ci interessa soprattutto capire se questa maggioranza avrà il coraggio di avallare quello che riteniamo un inutile esborso di denaro pubblico, a fronte di tante richieste da noi avanzate, a cui è stato opposto sempre un netto rifiuto per mancanza di fondi, oppure voterà la nostra mozione. L’ente ha un dipendente comandato presso un’altra amministrazione da lungo tempo e mai ci risulta che sia stata nemmeno presa in considerazione l’ipotesi di un suo rientro in sede. Peraltro la dipendente in questione è stata assunta per un ufficio specifico che è quello finanziario, che ci pare abbia finora espletato brillantemente i suoi compiti senza alcun problema. Per di più, in base alle elaborazioni dottrinali e giurisprudenziali, l’atto con cui è stato attivato il procedimento di reclutamento sembrerebbe essere nullo. In pratica, se ancora assumiamo per autorevole l’orientamento della Suprema Corte, si sarebbe proceduto a un’assunzione sulla base di un bando concorsuale affetto da nullità ex tunc.

    La nostra espressione di dissenso continuerà all’infinito con manifestazioni di protesta anche eclatanti qualora non venga revocato in autotutela il provvedimento di assunzione o quantomeno non vengano fornite risposte plausibili alle nostre perplessità in merito. E quando parlo di manifestazioni eclatanti parlo di incatenamenti di fronte a vari luoghi istituzionali o sedi di organi mediatici, sperando di non dover arrivare a occupare l’aula consiliare. Se necessario arriveremo a sottoporre la questione a referendum a iniziativa popolare”.

  • Italia dei Diritti, De Pierro nomina Oscar Tortosa vice presidente

    Il presidente del movimento ha scelto con convinzione: “E’ stato dalla prima ora una figura molto affidabile per il nostro movimento, che ha sostenuto con coerenza e impegno ogni battaglia. La sua storia politica non ha bisogno di commenti e credo fosse la persona più adatta per ricoprire il ruolo

    Oscar Tortosa e Antonello De Pierro

    Roma – Sarà l’on. Oscar Tortosa il nuovo vice presidente del movimento politico Italia dei Diritti. La carica è rimasta vacante per qualche anno per scelta del presidente Antonello De Pierro, al quale spetta il compito di individuare la persona giusta e procedere all’investitura.
    Oscar Tortosa

    Tortosa, ex assessore del Comune di Roma per moltissimi anni e consigliere regionale del Lazio, era già parte integrante dell’organizzazione politica facente capo al giornalista romano come responsabile nazionale per la Politica Interna. Oggi la decisione di De Pierro di volerlo al suo fianco nella gestione del movimento, che appare in buona salute e in costante crescita, è dettata dal fatto di voler dare linfa vitale a una realtà associativa in continua espansione puntando sulla grande esperienza di un politico di lungo corso. Dopo i verdetti emessi dalle urne in occasione delle ultime elezioni, 14 consiglieri eletti in ben 7 comuni, oltre a un numero elevato in quota Idd in altre liste, erano e sono attesi grandi cambiamenti nell’organigramma dirigenziale.
    Oscar Tortosa e Antonello De Pierro

    Oscar Tortosa è stato dalla prima ora una figura molto affidabile per il nostro movimento — ha spiegato De Pierro —, che ha sostenuto con coerenza e impegno ogni battaglia. La sua storia politica non ha bisogno di commenti e credo fosse la persona più adatta per ricoprire il ruolo. Dopo gli ultimi risultati elettorali che, alle amministrative, hanno fatto registrare una crescita esponenziale per il movimento che sono onorato di presiedere, nonostante la ricusazione della lista alle consultazioni europee solo perché penalizzati da norme ingiuste e inique, avevo bisogno di rafforzare l’Ufficio di Presidenza, che per un lungo lasso temporale è rimasto ancorato solo alla mia figura. Mi piace confessare che non è stato facile convincerlo ad accettare. Negli ultimi anni Oscar ha sempre insistito per dare spazio ai giovani, a cui affida la speranza per una palingenesi di un quadro istituzionale disastroso. Un assunto concettuale che mi vede assolutamente d’accordo, ma che non può far prescindere dall’affidare la cura formativa delle nuove leve a chi ha un bagaglio esperienziale tale da aver scritto pagine importanti negli annali della storia politica peninsulare. Oscar è l’emblema della teorizzazione appena espressa e rivendico con orgoglio la sua nomina. Mi dà un notevole sussulto emozionale pensare all’entusiasmo con cui si è messo subito al lavoro, che ha già tracciato la previsione di grandi novità evolutive. Nelle prossime ore credo che annunceremo le prime notizie di rilievo“.

    (Foto di Pino Briotti)

  • De Pierro denuncia degrado strade a Roccagiovine

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e capogruppo dell’omonimo gruppo nel consiglio comunale del paese della Città Metropolitana di Roma Capitale annuncia battaglia per garantire la sicurezza dei cittadini: “Qui non siamo in Africa

    Antonello De Pierro
    Roma – Appaiono sempre più critiche le condizioni di degrado della rete viaria urbana di Roccagiovine, il pittoresco borgo della Città Metropolitana di Roma Capitale, immerso nel Parco dei Monti Lucretili e facente parte del meraviglioso territorio della Valle dell’Aniene.

    La circostanza era stata già ampiamente sottolineata dal presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro durante il consiglio comunale del Comune roccatano, dove siede in qualità di capogruppo del movimento di cui è leader nazionale, insieme ai consiglieri Dantina Salzano e Paolo Nanni, ma ha ottenuto sempre risposte alquanto evasive da parte del sindaco Marco Bernardi. De Pierro aveva annunciato anche un accesso agli atti al fine di ottenere la documentazione relativa agli interventi di manutenzione strutturale, ordinaria e straordinaria, delle strade, effettuata negli ultimi cinque anni, cosa a cui ancora non ha dato seguito nella speranza che l’attuale maggioranza adottasse i provvedimenti necessari a mettere in sicurezza e rendere almeno un minimo percorribili le vie del paese che, ironia della sorte, è il luogo di origine della sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, anche lei alle prese con gli stessi problemi, anche se, nonostante le accese polemiche, sembrano essere di minore entità rispetto a quelli che affliggono il bellissimo borgo di oraziana memoria.

    Ho sperato troppo — ha dichiarato De Pierro — che il sindaco adottasse quei provvedimenti necessari a mettere in sicurezza le strade dello splendido paese-bomboniera di Roccagiovine. Ciò non è avvenuto e le strade sono sempre più vittima del degrado. Sul manto stradale sono presenti delle vere e proprie voragini. La situazione è particolarmente critica sulla strada che conduce al cimitero cittadino, su cui transitano numerose persone anziane, che quotidianamente mettono a repentaglio la loro incolumità. Ma ancora peggiori sono le condizioni della strada vecchia che conduce nel limitrofo comune di Licenza, che presenta un degrado indegno di un paese civile nella parte che ricade nella competenza gestionale del Comune roccatano, mentre fortunatamente la carreggiata diviene praticabile quando si passa in territorio licentino, grazie alle indubbie e palesi capacità amministrative del sindaco Luciano Romanzi. La strada in questione peraltro è meta di numerose persone che praticano jogging. La misura è colma e la nostra pazienza è finita. I cittadini roccatani e coloro i quali vengono a visitare il borgo hanno diritto a transitare in sicurezza sulle strade. Qui non siamo in Africa. E’ il momento di agire. Pretendiamo che il sindaco intervenga senza ulteriori indugi a porre fine a questo intollerabile disagio e metteremo in atto ogni mezzo che l’impianto normativo in vigenza ci attribuisce, oltre a programmare azioni clamorose di protesta. Innanzitutto procederemo a produrre istanza, come già avevamo accennato in consiglio, al fine di ottenere l’ostensione e la copia di tutta la documentazione afferente agli interventi manutentivi delle strade nei cinque anni della scorsa consiliatura, e chiederemo la fissazione di un’assemblea consiliare straordinaria per dibattere in merito alla vicenda. Noi teniamo a questo paese e ai suoi abitanti e se qualcun altro dimostra nei fatti di non riuscire ad amministrare adeguatamente saremo i cani da guardia dei cittadini. D’altronde non possiamo nemmeno pretendere molto da chi non ha sentito per cinque anni l’esigenza di dotarsi del prescritto regolamento consiliare per stabilire i precetti a cui attenersi durante l’attività assembleare e ha aspettato che fossimo noi a pretendere l’immediata adozione regolamentare, in ossequio alle previsioni del Tuel Avevamo annunciato collaborazione per qualsivoglia provvedimento a beneficio della cittadinanza e linea dura in caso di inerzia amministrativa. Alla luce dei fatti, attualmente l’unica via percorribile ci sembra inevitabilmente l’opposizione rigorosa e intransigente, nutrendo un barlume di speranza che il sindaco inizi finalmente ad amministrrare adeguatamente Roccagiovine“.

  • De Pierro conferma linea dura Idd a Comune di Roccagiovine

    Il presidente dell’Italia dei Diritti, neoeletto in minoranza al consiglio comunale del bellissimo borgo della Valle dell’Aniene, annuncia un’opposizione intransigente e al contempo collaborativa, sempre nell’interesse dei cittadini

    Antonello De Pierro
    Roma – Si è svolto in un clima incandescente, come da copione, la seduta di insediamento del sindaco e del nuovo consiglio comunale di Roccagiovine, nella Città Metropolitana di Roma Capitale.

    Le previsioni della vigilia non sono state disattese, con l’attenzione rivolta al debutto del presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro, ai primi posti della classifica ufficiale dei politici nazionali più seguiti sul web, tra gli scranni del consesso assembleare del bellissimo borgo immerso nel Parco del Monti Lucretili. Il neoconsigliere, è stato eletto a capo dell’opposizione dopo aver scelto di candidarsi a sindaco proprio nel paese della Valle dell’Aniene, nell’ambito dell’audace progetto, portato avanti dall’Italia dei Diritti, di inserirsi col proprio simbolo (finora i vari eletti, anche alla Camera erano in quota in altre liste), nel tessuto istituzionale dei vari comuni dell’ex Provincia romana e del resto della Penisola, per affermare il primato dei fondamenti ideali alla base del movimento, che afferiscono ai principi della legalità e della giustizia, ma soprattutto dell’etica, sempre a tutela dei diritti delle cellule più deboli del tessuto collettivo. E la linea che il leader dell’Idd ha esplicitato nell’aula consiliare di Roccagiovine, debordante di cittadini intervenuti, al limite della capienza, si è inserita nel solco tracciato da sempre per il movimento che presiede. Il suo eloquio è stato da subito chiaro e inequivocabile, edificando sin dalle prime battute la piattaforma su cui i tre componenti dell’opposizione (gli altri due sono Dantina Salzano e Paolo Nanni) baseranno la linea comportamentale, orientata alla più assoluta intransigenza, ma sempre in ottica collaborativa, per portare in consiglio le istanze della cittadinanza roccatana e tutelarne ogni esigenza.

    Il preludio al clima acceso che si è manifestato successivamente nel divenire fenomenico della seduta consiliare ha avuto luogo quando l’insediando sindaco Marco Bernardi ha indossato la fascia tricolore e ha pronunciato il canonico giuramento sulla Costituzione Italiana. L’intervento di De Pierro è stato tempestivo nell’osservare che, per rispetto istituzionale, sarebbe stato meglio prestare giuramento con davanti una copia della Carta Costituzionale. Fedele al mandato conferitogli dall’urna il riconfermato primo cittadino ha ammesso la sua mancanza, si è fatto portare ben due copie della legge fondamentale dello Stato e ha ripetuto la formula del giuramento.

    Dopo che il neosindaco ha espletato gli adempimenti imposti dall’assunto normativo in materia, tra cui il prefato giuramento, la presentazione della giunta e l’elezione dei membri delle commissioni, ha chiesto la parola De Pierro, appena investito del munus di consigliere, che ha subito estrinsecato e tratteggiato, fin dalle prime battute, con lapalissiana fermezza, quello che sarà l’orientamento operativo dell’opposizione nel corso della consiliatura appena iniziata.

    Innanzitutto assumo con orgoglio il mandato che mi è stato conferito dall’espressione consensuale degli elettori — è staro il suo incipit — e, qualora qualcuno avesse ancora qualche dubbio, ribadisco che lo onorerò fino alla fine, sempre nell’interesse dei cittadini di Roccagiovine, non solo di coloro i quali ci hanno accordato la loro fiducia nel segreto della cabina elettorale, ma anche di quelli, visto che un amministratore non è legato al vincolo di mandato, che hanno deciso di dare continuità all’operato dell’amministrazione uscente. La nostra presenza qui è ad adiuvandum. La nostra compagine di minoranza sarà il cane da guardia della nuova giunta. Tutto ciò che verrà deliberato a favore della comunità roccatana troverà sempre il nostro sostegno e, se necessario anche la nostra critica a fini migliorativi, perché crediamo che il confronto dialettico sia il sale della democrazia e solo con quello, con una disamina valutativa delle varie opzioni, si possa giungere alle soluzioni più adeguate. Se lo spirito della maggioranza sarà volto a cercare e accettare la nostra offerta collaborativa per migliorare il paese noi saremo qui sempre a prodigarci in questo senso. Qualora riterremo che alcuni provvedimenti non vadano a tutelare gli abitanti di questo splendido borgo la nostra opposizione sarà dura e tenace, dentro e fuori dal consesso consiliare.

    Purtroppo nel quinquennio appena trascorso è stato fatto molto poco, a cominciare dal regolamento consiliare, che, con mio sommo stupore, ho appreso poc’anzi non esistere presso il Comune di Roccagiovine. Lei, sig. sindaco, sta dicendo che la redazione del documento de quo sia stata prevista nel programma stilato per il prossimo mandato, ma le faccio notare che ciò andava fatto forse all’inizio dell’investitura funzionale. Auspichiamo che si proceda al più presto a sanare questa clamorosa lacuna. Lei sbandiera, a conforto dell’impeccabile lavoro svolto, il fatto di aver risanato l’esposizione debitoria del Comune. Ne prendo atto favorevolmente, ma le vorrei far osservare che ha adempiuto esattamente ciò che rientrava nei suoi compiti istituzionali, anche perché in caso contrario sarebbe stato incombente lo spettro del commissariamento. Purtroppo devo prendere atto del fatto che molte vie del paese presentano una scarsa pulizia e in più punti una inesistente attività manutentiva. A questo proposito chiederemo di accedere ai contratti stipulati per la pulitura delle strade e a tutti gli atti afferenti alla loro manutenzione strutturale. In tale contesto avanzo la proposta di istituire, a costo zero, una commissione per l’edilizia, urbanistica e decoro urbano e inoltre colgo l’occasione per suggerire una nuova commissione sui servizi sociali. Se penso al nome della vostra lista ‘Proviamoci Insieme’, mi sorge qualche nota di preoccupazione per l’attività gestionale futura. Pensando a ciò che non è stato fatto la cosa non mi rassicura. Le prove sono finite, ora chiediamo certezze per i cittadini roccatani.

    Le posso assicurare che tanti, tra coloro che hanno contribuito alla sua elezione a sindaco la pensano in questo modo. Noi naturalmente paghiamo il fatto di aver presentato una lista con candidati esterni alla comunità di Roccagiovine, e pertanto siamo stati penalizzati dalla fisiologica espressione familiare del consenso propria dei piccoli centri, ma anche di quelli più grandi. Noi pertanto le chiediamo di adoperarsi per risolvere tali problematiche, per tutelare gli interessi, che in alcuni casi si traducono in incolumità, anche e soprattutto di coloro i quali hanno orientato il suffragio verso la sua lista. Purtroppo conosco certe logiche e a tal proposito mi piacerebbe aprire una piacevole parentesi sui percorsi della mia memoria. Mio padre era originario di un piccolo paese della Basilicata che si chiama Roccanova, dove le logiche familiari influiscono, come ovunque, sul verdetto delle urne. A Roccagiovine, al di là dell’incredibile assonanza fonetica, ho respirato gli stessi odori, ho sentito gli stessi sapori di Roccanova“.

    A questo punto dal numero uno dell’Italia dei Diritti parte una stoccata molto incisiva: “Però a Roccanova e in tanti altri paesi non ho mai trovato gli uffici comunali chiusi, a Roccagiovine mi è successo due volte su tre. Questa è una situazione che non tollereremo. Il Comune è un ente pubblico ed eroga un pubblico servizio. Il tessuto normativo del diritto amministrativo fa riferimento al sacrosanto principio della continuità del servizio pubblico. I cittadini hanno il diritto di usufruire di questo servizio con costanza e non a intermittenza“. Il riferimento di De Pierro è al fatto che il Comune di Roccagiovine ha un solo dipendente all’attivo e purtroppo attualmente è assente per giustificati motivi. Un secondo dipendente è comandato da molti anni presso un altro ente. Pertanto più volte l’intero edificio comunale rimane chiuso. A questo punto il sindaco, annuncia una consultazione popolare a cui De Pierro risponde con un sorriso ironico, che non cela un concentrato di forte incredulità.

    Invece di cercare una soluzione idonea a garantire la continuità del servizio erogato — continua il presidente dell’Italia dei Diritti — lei indice una consultazione popolare per trovare un supporto alla chiusura degli uffici. La cosa non può che vederci espressivi di una grande contrarietà, ma soprattutto ci produce un sentimento che ci fa trasecolare. L’apertura degli uffici è una questione etica, prima ancora che di antigiuridicità e noi siamo aggrappati all’etica come motore di una nazione sana, che tutela le cellule più deboli del suo parenchima sociale nel garantire i loro diritti“.

    Per chiudere De Pierro chiede al sindaco di valutare la possibilità di trasmettere le sedute del consiglio in streaming, fedele alla linea del movimento che presiede di rendere obbligatoria per legge tale pratica in ogni consesso istituzionale del territorio nazionale, a cui il sindaco si oppone adducendo una questione di costi. Il consigliere commenta così l’atteggiamento ostativo del primo cittadino: “Non è detto che la trasmissione debba essere per forza in diretta. Se è un problema di costi possiamo optare per una registrazione da caricare sul sito del Comune, come si fa per ogni tipo di documento. Come vedete siamo collaborativi“.

    La battaglia dell’Italia dei Diritti per il cambiamento al Comune di Roccagiovine è appena iniziata.

  • De Pierro minaccia incatenamenti contro caro pedaggi A 24

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e candidato a sindaco di Roccagiovine: “Non possiamo più tollerare una gabella dal sapore altamente speculativo e mirata a incidere pesantemente la sfera economica di fasce reddituali di matrice impiegatizia. Se necessario mi incatenerò a ogni casello dell’esosissima tratta autostradale

    Antonello De Pierro e Vittorio Marinelli incatenati davanti alla sede Rai di viale Mazzini a Roma

    Roma – Continua a tambur battente la campagna elettorale dell’Italia dei Diritti nei paesi della Valle dell’Aniene, dove è sceso in campo il suo leader Antonello De Pierro, il quale ha scelto di candidarsi a sindaco di Roccagiovine, un paese, appartenente alla Città Metropolitana di Roma Capitale, messo da troppo tempo ai margini di chi l’ha amministrato, come del resto quasi tutti quelli del territorio.
    Antonello De Pierro incatenato al Campidoglio
    La scelta adottata in seno al direttivo regionale del Lazio di rivolgere l’attenzione ai centri urbani che sorgono nell’area circostante le rive dell’affluente del Tevere è stata dettata proprio dall’immobilismo gestionale delle varie amministrazioni che li hanno guidati e mira a dare un deciso apporto al miglioramento delle condizioni umane e strutturali dei corpi collettivi locali. Una decisione sposata appieno dal presidente del movimento, il quale non ha avuto indugi a schierarsi in prima persona per tutelare i diritti degli abitanti, che spesso non sono stati difesi adeguatamente. E’ il caso del caro pedaggi afferente all’autostrada A 24, che coinvolge, suo malgrado buona parte della popolazione della zona. Infatti sono moltissimi coloro i quali sono costretti a percorrerla quotidianamente in quanto l’attività lavorativa esercitata li costringe a raggiungere la Capitale, complice anche la carenza occupazionale, la cui responsabilità va in parte ascritta in capo a molti amministratori, i quali non hanno saputo valorizzare opportunamente le potenzialità territoriali, quella scarsità di offerte di impiego su cui l’Italia dei Diritti vuole intervenire per creare nuove opportunità e tentare di comprimere l’annoso fenomeno del pendolarismo. Ma la sfida più immediata che il movimento e in primis il suo presidente De Pierro vogliono affrontare è appunto il periodico e consistente aumento del prefato dazio autostradale e riguardo a ciò lo stesso De Pierro ha minacciato incatenamenti e altre clamorose manifestazioni di protesta.
    Antonello De Pierro incatenato davanti alla sede del Messaggero
    E’ una vergogna — ha tuonato l’aspirante primo cittadino di Roccagiovine —. Non possiamo più tollerare una gabella dal sapore altamente speculativo e mirata a incidere pesantemente la sfera economica di fasce reddituali di matrice impiegatizia, le quali non possono tra l’altro sottrarsi alla vessatoria imposizione in quanto costretti a percorrere l’autostrada non certo per diporto, bensì per motivi occupazionali. E’ assurdo che si faccia finta di niente a livello governativo, quasi a fregarsene dei disagi patiti da una popolazione tradizionalmente onesta e laboriosa. L’unica voce che si è levata è stata quella di molti sindaci della zona, ma evidentemente non è bastata. Probabilmente non sono in grado di far valere i diritti e le esigenze dei cittadini che rappresentano e pertanto non riescono a soddisfare le istanze da questi formulate. Le promesse sbandierate dalla Regione Lazio e dal ministero competente si sono rivelate solo enunciazioni preelettorali di circostanza. Personalmente non mi arrenderò e per questo chiedo il sostegno della gente. Le promesse sbandierate dalla Regione Lazio e dal ministero competente si sono rivelate solo enunciazioni preelettorali di circostanza. Se ho già ingaggiato e vinto la battaglia per evitare l’istituzione del pedaggio sul Grande Raccordo Anulare, l’arteria che cinge la Capitale, e sull’autostrada Roma – Fiumicino, posso riuscire anche qui a contrastare quegli odiosi aumenti che vanno a calpestare la dignità di cittadini impotenti. Però ho bisogno dell’ausilio della stessa popolazione. Se necessario mi incatenerò a ogni casello dell’esosissima tratta autostradale. Non sono nuovo a iniziative del genere. Per ottenere il trasferimento intermunicipale periodico degli appartenenti alla Polizia Locale di Roma Capitale, contro possibili casi di corruzione, ho inscenato ben diciotto incatenamenti davanti a emblematiche sedi istituzionali e di organi di informazione e alla fine sono riuscito a raggiungere il risultato agognato. Quelle sono state due vittorie dell’Italia dei Diritti e di tutti i cittadini interessati. Qui la battaglia sta per iniziare e alla fine sono certo che trionferemo e quella sarà una vittoria degli abitanti della Valle dell’Aniene, ma anche delle altre comunità coinvolte, fino alle coste abruzzesi

  • De Pierro, cambieremo Roccagiovine e tutta la Valle dell’Aniene

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e candidato a sindaco del borgo alle porte di Roma: “Credo che le potenzialità che il territorio offre non siano state mai valorizzate adeguatamente dagli amministratori locali. Gli straordinari cittadini del luogo meritano certamente di più. Non potrò mai accettare di vedere le speranze e le istanze degli abitanti naufragare sugli scogli della rassegnazione

    Antonello De Pierro

    Roma – Ha suscitato molto interesse, specie nella Valle dell’Aniene, la candidatura a sindaco di Roccagiovine, centro della Città Metropolitana di Roma Capitale, del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro.

    Da tempo il direttivo regionale del Lazio del movimento fondato e presieduto dal giornalista romano, noto per le sue battaglie a favore della legalità, aveva focalizzato la sua attenzione al prefato territorio, ritenendolo da lungo tempo amministrato in maniera inadeguata dalla maggior parte delle amministrazioni locali. Un’area che secondo gli esponenti dell’Italia dei Diritti meriterebbe un’attività gestionale più idonea a valorizzare le numerose potenzialità del luogo e più attenta alle esigenze degli abitanti. E’ in quest’ottica che è maturata la decisione del leader del movimento Antonello De Pierro di esporsi in prima persona per concorrere alla carica di primo cittadino del suggestivo borgo di Roccagiovine, considerato dallo stesso emblematico nella meravigliosa Valle dell’Aniene, mentre altri rappresentanti dell’organizzazione politica si sono candidati in altri comuni.
    De Pierro è noto anche per essere stato il primo giornalista minacciato e aggredito da un boss del clan Spada di Ostia (prima di Federica Angeli e Daniele Piervincenzi), precisamente da Armando, accompagnato sotto casa sua dal noto imprenditore Alfonso De Prosperis e da sua moglie Angela Falqui.
    In afferenza alla sua candidatura a Roccagiovine si è così espresso: “Mi sono sempre adoperato con abnegazione, ma anche e soprattutto con passione, al fine di propugnare i principi di legalità e giustizia, e sotto l’impulso motivazionale degli assunti concettuali racchiusi nel perimetro semantico di questi due vocaboli ho sempre vigilato sul rispetto assoluto e imprescindibile dei diritti del corpo cittadino, spesso calpestati e mortificati dal potere di pochi eletti, i quali non hanno remore o pudori di sorta di schiacciarlo sotto i cingoli dell’arroganza. Sempre più spesso le più elementari ragioni di giustizia vengono disattese clamorosamente da immobilismo, negligenza, incapacità, ma soprattutto arroganza e condotte illecite, e quando ciò avviene è sinonimo di distorsioni rilevanti negli iter procedurali della macchina istituzionale. Personalmente sono stato sempre custode, nel mio patrimonio dnatico, dell’idea di aggrapparmi alla giustizia come etica di una nazione ed è ciò che ho posto come piattaforma granitica per l’attività del movimento che presiedo.
    Sulla scorta e la spinta propulsiva di queste premesse ho accettato di correre per la carica di primo cittadino in occasione delle elezioni amministrative di Roccagiovine, che si svolgeranno il prossimo 10 giugno. Sono molto legato a Roccagiovine e a tutta la Valle dell’Aniene e credo che le potenzialità che il territorio offre non siano state mai valorizzate adeguatamente dagli amministratori locali. Gli straordinari cittadini del luogo meritano certamente di più. E se qualcosa è stato fatto è indubbiamente poco. Roccagiovine deve rinascere e non ci si può affidare alle possibilità, non ci si può accontentare. La parola d’ordine deve essere “dovere”. Non basta dire si può, bensì si deve. Sono qui per aiutare i cittadini e per collaborare con gli altri amministratori e con gli stessi cittadini al fine di raggiungere i traguardi agognati. Non potrò mai accettare di vedere le speranze e le istanze degli abitanti naufragare sugli scogli della rassegnazione. Questo è un concetto che va espulso dalla coscienza collettiva. E’ un fatto di dignità e il cambiamento è di rigore. E’ più che mai necessaria una rivoluzione della dignità
    “.
    Poi ha lanciato un appello agli elettori di Roccagiovine: “Il 10 giugno prossimo si consumerà uno snodo nevralgico nella politica di Roccagiovine. La scelta evolutiva, rispetto all’attuale fermo immagine ingrigito dall’immobilismo, passa per la vostra espressione di voto, nel segreto della cabina elettorale, dove avrete l’immenso potere di invertire la rotta per i prossimi 5 anni e di disegnare la normale progettualità esistenziale di Roccagiovine. Non serve lamentarsi dopo se non si è attuata una svolta necessaria prima. Confido nella vostra capacità di autodeterminazione e di riflessiva ponderazione per iniziare a tracciare insieme le linee del cambiamento“.

  • Italia dei Diritti, Antonello De Pierro candidato sindaco a Roccagiovine

    Alla fine è stato il presidente del movimento a scendere in campo nel paese della Valle dell’Aniene per lanciare un messaggio chiaro agli abitanti del territorio

    Antonello De Pierro
    Roma – Dopo aver annunciato la candidatura del responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli a sindaco di Cervara di Roma, l’Italia dei Diritti rende noto ufficialmente il candidato alla carica di primo cittadino di Roccagiovine, solo dopo l’accettazione della lista da parte della commissione elettorale.

    Il nome dell’aspirante era già circolato, ma c’erano delle riserve. Si era parlato del presidente Antonello De Pierro, ma visto il suo impegno nazionale si stava valutando in seno al direttivo regionale del Lazio la proposta di uno dei dirigenti regionali. E’ da tempo che il movimento si sta interessando dei problemi legati alla Valle dell’Aniene e per questo aveva deciso di partecipare alle elezioni di Cervara e Roccagiovine, per dare un segnale chiaro di vicinanza a quel territorio che, nonostante le eccezionali potenzialità, l’immobilismo degli amministratori locali è stato davvero poco valorizzato o addirittura lasciato regredire.

    E’ per questo che alla fine, il leader dell’Italia dei Diritti ha deciso di scendere in campo e lanciare un messaggio molto chiaro agli abitanti di quel territorio. Sarà dunque il presidente De Pierro a guidare la compagine di dieci aspiranti consiglieri al Comune di Roccagiovine. La sua attività a tutela delle cellule più deboli del parenchima sociale non è un mistero, politicamente e giornalisticamente, contro il potere di pochi eletti che spesso sono soliti marciare con i cingoli sui diritti e sulla dignità dei cittadini.

    E’ lo stesso direttore di Italymedia.it ed ex direttore e voce storica di Radio Roma a spiegare i dettagli motivazionali della scelta: “La Valle dell’Aniene può vantare enormi potenzialità che, purtroppo, l’immobilismo di molti amministratori locali, rivelatisi incapaci nel valorizzarle, ha soffocato e reso inespresse. E’ un territorio di straordinaria bellezza paesaggistica e architettonica, abitato da una popolazione dotata di eccezionale laboriosità.

    Eppure nella stragrande maggioranza è abbandonato al degrado e a una deriva inesorabile e irreversibile. Gli abitanti non meritano questo e chi è incapace di amministrare deve farsi da parte. Le categorie in cui noi siamo soliti dividere coloro i quali occupano gli scranni istituzionali sono quella dei politici, che espletano il mandato attribuito loro dall’elettorato nel pieno rispetto dei cittadini e soprattutto nell’interesse primario dei corpi collettivi, e quella dei politicanti che sono tutta un’altra cosa e quel mandato di fiducia lo tradiscono, in quanto non riescono, per svariate ragioni, a soddisfare le istanze della popolazione che gliel’ha conferito.

    Purtroppo nella Valle dell’Aniene ci siamo imbattuti molto più in politicanti che in politici e questo gli straordinari abitanti del luogo non lo meritano. Alla luce di tutto ciò, come movimento Italia dei Diritti, abbiamo deciso di metterci in gioco per poter fornire a questo incantevole territorio, che ci sta particolarmente a cuore, tutta l’espressione di crescita evolutiva che gli compete. Siamo determinati ad abbattere le logiche clientelari, o peggio ancora familiari, queste ultime particolarmente diffuse nei centri più piccoli, che in genere condizionano il voto nei comuni della zona. Se i cittadini continueranno a votare secondo il criterio della famiglia numerosa poi saranno destinati a quell’immobilismo a cui sono stati abituati finora.

    E il nostro impegno per tutti i paesi della valle continuerà costantemente dentro o fuori dalle istituzioni. Ho già sollecitato in tal senso il responsabile provinciale Carlo Spinelli, che non a caso è candidato sindaco a Cervara di Roma, dove l’immobilismo a cui ho fatto cenno, a nostro avviso è lapalissiano. Come candidato sindaco di Roccagiovine, ma senza trascurare la Valle dell’Aniene in toto, ci sono molte cose che mi stanno a cuore.

    In primis, fedele a quella che è la mia formazione umana e morale e al patrimonio dnatico che custodisco, da sempre impegnato a dare voce alle cellule più deboli del nostro parenchima sociale, non posso accettare nella maniera più assoluta la vergogna del caro pedaggi sull’autostrada A 24. Lotteremo insieme agli abitanti contro una speculazione ributtante, che va a schiacciare e mortificare la dignità di chi è costretto a percorrere l’autostrada per lavoro, costretto a quel pendolarismo defatigante, che viene reso ancora più gravoso dall’assurda gabella imposta. Quegli abitanti, i cui diritti non sono stati difesi adeguatamente da chi amministra i paesi della Valle dell’Aniene, votato e legittimato a occupare gli scranni istituzionali, pur non avendone le capacità, grazie a quelle logiche familiari e clientelari di cui ho poc’anzi parlato e che abbiamo deciso di combattere strenuamente a beneficio della popolazione interessata. Se sono riuscito, grazie al fondamentale ausilio dei tanti sostenitori, a bloccare l’istituzione dei pedaggi sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’autostrada Roma – Fiumicino, credo di poter arginare agevolmente un fenomeno che periodicamente va a vessare gli onesti e inermi cittadini, gravando spietatamente sulle loro tasche, che chi avrebbe dovuto difenderli non è stato in grado di farlo. Annuncio fin d’ora clamorose azioni di protesta per porre fine a questa ignobile indecenza.

    Per Roccagiovine in particolare il nostro impegno verterà soprattutto sull’incremento delle attività produttive del luogo, con la conseguente creazione di nuove opportunità di lavoro, puntando a ridurre il numero di chi è costretto a fare il pendolare. C’è chi partirà per la Capitale, ma lo farà per scelta, non certo perché obbligato da imposizioni lavorative. La nostra sfida sarà altresì culturale.

    La cultura, in un centro come Roccagiovine, con una storia così, non può essere relegata ai margini, ma deve occupare un posto di primissimo piano. Perciò via libera a un’infinità di manifestazioni culturali, che porteranno in paese tantissime persone con rilancio delle attività commerciali. Il castello Orsini, parte integrante, se non primaria, della storia del borgo, dovrà essere assolutamente al centro del suo rilancio. Abbiamo già allo studio molte opzioni per attuare ciò. Con noi il vento del cambiamento soffierà molto forte su Roccagiovine, il tutto a beneficio dei corpi collettivi, e mai cederemo a chi finora non ha saputo valorizzare appieno l’offerta di un piccolo, ma importantissimo e strategico paese“.

    La sfida è lanciata, con una lista competitiva di aspiranti consiglieri che vede ben cinque donne, vale a dire la metà dei candidati. Il candidato sindaco è noto anche per essere stato il primo giornalista aggredito da un componente della famiglia mafiosa Spada a Ostia (fu minacciato di morte e assalito dal boss Armando, cugino dell’ormai arcinoto Roberto, accompagnato sotto casa sua dal rinomato imprenditore di Ostia Alfonso De Prosperis e da sua moglie Angela Falqui) prima di Federica Angeli e Daniele Piervincenzi. Sarà sostenuto da Aurelio Tartaglia (capolista), Valentina Lombardi, Gianni Riefolo, Paolo Nanni, Pino Di Paolo, Carmen Bandera, Dantina Salzano, Iole Tartaglia, Martina D’Auria e Domenico Nucifora.

  • De Pierro, auspico un governo con Di Maio e Salvini

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Gli italiani hanno affidato loro il consenso decretando che fossero i vincitori delle elezioni politiche ed è giusto che governino. In democrazia funziona così. Però voglio che dimostrino di non aver preso per il culo gli elettori e cancellino immediatamente la legge Fornero. Poi realizzino la più grande illusione della storia politica italiana, il reddito di cittadinanza. Mi viene davvero da ridere e sono troppo curioso di guardare il signor Salvini risolvere quello che chiama il problema migranti

    Antonello De Pierro
    Roma – “Gli italiani hanno affidato loro il consenso decretando che fossero i vincitori delle elezioni politiche ed è giusto che governino. In democrazia funziona così. Se il Centrosinistra non ha saputo soddisfare le esigenze e rispondere alle istanze dell’elettorato e questo l’ha punito ritengo che meriti di restare all’opposizione“.

    E’ quanto ha dichiarato il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, riferendosi al leader del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio e a quello leghista Matteo Salvini, in afferenza al risultato sancito dalle urne e in vista delle imminenti consultazioni per l’affidamento del mandato da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo governo che dovrebbe guidare il paese.

    Antonello De Pierro

    Auspico pertanto — ha aggiunto — che il prossimo esecutivo sia espressione delle forze politiche che fanno capo a Di Maio e Salvini semplicemente perché sono i numeri a dirlo. La loro è indubbiamente una vittoria figlia del peggior populismo mai espresso nel Dopoguerra, ma se i cittadini hanno creduto alle promesse fantascientifiche sbandierate senza pudore di sorta è anche perché c’é stato un manipolo di politicanti che ha deluso le aspettative di chi aveva concesso loro la fiducia. Noi siamo contro il populismo, che riteniamo dannosissimo per il paese, ma non possiamo accettare una casta politica che, pur dichiarandosi paradossalmente di sinistra, ha calpestato i diritti delle cellule più deboli del nostro parenchima sociale e favorito i poteri forti, disorientando pertanto parte dei cittadini, che hanno votato irrazionalmente, sotto la spinta irrefrenabile della disillusione, se non della disperazione“.

    Poi il leader dell’Italia dei Diritti, noto anche, suo malgrado, per essere stato il primo giornalista minacciato e aggredito da un membro del clan Spada di Ostia, prima della reporter di Repubblica Federica Angeli e dell’inviato Rai Daniele Piervincenzi, avendo subito un’aggressione da parte del famigerato Armando Spada, cugino di Roberto, accompagnato sotto casa sua dal noto imprenditore della lavorazione del ferro Alfonso De Prosperis e da sua moglie Angela Falqui, affonda sugli impegni assunti da Di Maio e Salvini durante la campagna elettorale: “E’ davvero deprimente prendere atto dell’humus subculturale in cui affoga parte del popolo italiano, quell’Italietta delle casalinghe di Voghera, o forse sarebbe meglio collocarle nell’immaginario comune in qualche cittadina del Sud, che trascorre le giornate davanti ai miti di cartone dei reality. E’ quel tessuto peninsulare che furbescamente è stato individuato, con le dovute differenze, da Di Maio e Salvini, come esca per la loro pesca consensuale, sapendo di gettare a colpo sicuro l’amo della demagogia su pesci fregnoni e creduloni da poter nutrire e catturare con la speranza di promesse evanescenti. Perché è d’ignoranza che si ciba il populismo. Vedere Salvini eletto in Calabria mi fa inorridire e non credo ci sia bisogno di spiegare il perché, almeno a chi riesce a elaborare idee di senso compiuto. Ma credo anche che chi vince ha ragione, anche se è la nostra povera Italia che ne farà le spese. E pertanto, lo ripeto, dovranno essere loro a governare. E poco m’importa del braccio di ferro ingaggiato per la premiership. Però, chiunque riesca a spuntarla per sedere sullo scranno più alto di Palazzo Chigi voglio che dimostrino di non aver preso per il culo gli elettori e cancellino immediatamente la legge Fornero. Poi realizzino la più grande illusione della storia politica italiana, il reddito di cittadinanza, che è una presa in giro già dal nome. Il reddito di cittadinanza è tutta un’altra cosa, ma forse a loro piaceva tanto questo espressione linguistica. Comunque per attivare quello che loro chiamano così, ma in realtà sarebbe una specie di sussidio di disoccupazione, un reddito minimo garantito, quello che gli inglesi chiamano basic income, bisognerebbe azzerare tutta la spesa sostenuta dalla apparato statale per la sanità, per la scuola e per l’università. E sarebbero ancora a metà dell’opera. Perché servirebbe ancora una copertura finanziaria pari al doppio. Credo che il risveglio sarà amaro per chi ha creduto alle fandonie pentastellate e si è fatto anestetizzare la coscienza dai proclami di Luigino Di Maio. Ma mi viene davvero da ridere e sono troppo curioso di guardare il signor Salvini risolvere quello che chiama il problema migranti, dimenticando però che la previsione legislativa attualmente in vigenza porta il nome di Bossi-Fini ed è la peggiore che sia stata mai varata. E proprio questo dettato normativo è la risultanza di un lungo periodo in cui la Lega è stata al governo del paese, ma mi pare che mai sia riuscita ad affrontare il fenomeno in maniera efficace, anzi ha votato un provvedimento che è riuscito solo a peggiorare le cose“.

  • De Pierro, per Touadi non mi sono candidato in Umbria

    Il presidente dell’Italia dei Diritti ha rinunciato alla candidatura alla Camera dei Deputati nel collegio umbro con Civica Popolare per accettare il coordinamento della campagna elettorale del candidato alla presidenza della Regione Lazio
    Antonello De Pierro e Jean-Léonard Touadi

    Roma – Ha fatto notizia nei giorni scorsi la rinuncia del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro a candidarsi per un seggio alla Camera dei Deputati.

    Il leader del movimento aveva stretto un accordo con Beatrice Lorenzin per inserire vari esponenti del movimento da lui presieduto nelle liste di Civica Popolare, la formazione che fa capo alla ministra della Salute, ma in extremis proprio lui aveva desistito dal correre per optare a favore del coordinamento della campagna elettorale di Jean-Léonard Toaudi, candidato alla carica di governatore del Lazio con lo stesso partito.

    Infatti, quando Touadi, con cui intrattiene rapporti amicali e di reciproca stima da molti anni, gli ha rivolto la richiesta, De Pierro non ha esitato ad accettare l’incarico propostogli, ritirando il suo nome dalla lista. Oggi ha deciso di parlare dell’episodio e si dice felice per la scelta fatta, maturata al di là di ogni calcolo politico solo per una questione di amicizia e di apprezzamento nei confronti dell’ex assessore capitolino della giunta Veltroni e deputato per l’Idv e per il Pd, ma si dice rammaricato per non aver potuto partecipare nella regione che aveva scelto, ossia l’Umbria: “Quando ho deciso di candidarmi non ho avuto dubbi.

    Ho scelto di farlo in Umbria. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto è un territorio che amo moltissimo e ogni volta che mi è possibile ci faccio un salto, senza stancarmi mai di ammirare le sue bellezze naturali, storiche e architettoniche, restandone estasiato. In secondo luogo perché amo gli umbri, gente laboriosa, cordiale e umile, un esempio per chiunque. Non posso poi tralasciare una ragione prettamente politica. L’Italia dei Diritti, nella regione di san Francesco d’Assisi e di santa Rita da Cascia, gode di un notevole consenso, maturato anche grazie all’avvincente campagna elettorale che abbiamo condotto in occasione delle ultime consultazioni regionali, con candidato presidente Giampiero Prugni, che purtroppo da qualche tempo ci ha lasciati. Anche se la lista è saltata proprio in sede di presentazione, per un disguido legato all’assenza di un atto nel fascicolo documentale consegnato, il 3% che ci assegnavano i sondaggi era emblematico circa il lavoro programmatico e aggregativo svolto. Auspico presto di lavorare nuovamente in prima persona per questa straordinaria terra, che quando ci ritorno mi emoziona sempre come fosse la prima volta”.

  • Clamoroso passo indietro di De Pierro, sarà coordinatore campagna elettorale di Touadi

    Il presidente dell’Italia dei Diritti, che nei giorni scorsi aveva stretto alleanza con Beatrice Lorenzin, ha rinunciato a correre per un seggio alla Camera e ha risposto alla chiamata dell’amico candidato alla presidenza della Regione Lazio

    Antonello De Pierro e Jean-Léonard Touadi

    Roma – Ha del clamoroso il passo indietro fatto dal presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, candidato alla Camera dei Deputati con la lista Civica Popolare, dopo l’accordo stretto con la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Il patto resta comunque in piedi e il movimento, rispettando l’annunciata confluenza per le elezioni politiche e regionali, sosterrà lo stesso Cp in tutta Italia.

    Ma la scelta di De Pierro si consuma nel Lazio, dove l’Italia dei Diritti aveva scelto di correre da sola alle regionali con il responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli candidato a governatore, a cui ha chiesto di rinunciare per partecipare alla competizione come aspirante consigliere nelle file del partito di Lorenzin. E qui la vicenda esce in parte dalle stanze della politica e abbraccia il terreno dell’amicizia, della stima, dei rapporti umani. La molla decisionale scatta quando viene rivelata la candidatura alla presidenza della Regione Lazio di Jean-Léonard Touadi, un personaggio capace e carismatico, ma soprattutto onesto, con cui il leader dell’Italia dei Diritti ha da lungo tempo un legame amicale e di mutuo apprezzamento. E soprattutto quando il neo candidato governatore gli chiede di assumere il coordinamento della sua campagna elettorale De Pierro non ha indugi. Rinunciare alla possibilità di accedere a uno scranno in Parlamento non è un problema se si crede fermamente in certi fondamenti valoriali. E la storia personale e politica di Touadi è in perfetta sintonia con quella di un paladino della legalità come il numero uno del movimento che ha fatto dell’appello al rispetto dei diritti individuali e collettivi il suo vangelo. Le linee programmatiche da esplicitare nella campagna elettorale di Civica Popolare sono imperniate proprio sulla lotta alla corruzione e alla mafia, nel trionfo di quella legalità che è la piattaforma edificante di un parenchima sociale sano. Quella corruzione che De Pierro combatte da sempre con tutte le sue forze. I suoi diciotto incatenamenti per ottenere la rotazione intermunicipale periodica (risultato raggiunto) dei vigili urbani capitolini per prevenire ogni tentazione corruttiva, fanno ormai parte integrante della storia della Roma recente. O la battaglia per la giustizia combattuta contro persone in rapporti con il clan Spada di Ostia, tanto da accompagnare il boss Armando, già agli arresti domiciliari e destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere proprio nei giorni scorsi con contestazione del 416 bis c.p., a minacciarlo di morte e aggredirlo per indurlo a non proseguire nel denunciare degli abusi a carattere edilizio da parte di persone a lui care. Un episodio che gli ha fatto guadagnare il triste e non invidiabile primato di primo giornalista aggredito dal clan, a cui hanno fatto seguito le minacce a Federica Angeli, che vive sotto scorta, e l’arcinota testata data da Roberto Spada a Daniele Piervincenzi.

    De Pierro spiega i motivi della scelta di sposare la causa elettorale di Toaudi: “Conosco Jean-Léonard da un cospicuo lasso temporale. Il sentimento nutrito da sempre nei suoi confronti è racchiuso tutto nella parola stima. Stima per il politico Touadi, stima per l’uomo Touadi. Due facce della stessa medaglia che, coniugate tra loro, partoriscono un’attività volta costantemente all’ottimizzazione dei corpi collettivi. E’ una peculiarità che dovrebbe essere fisiologica per chi ambisce agli scranni istituzionali, ma purtroppo, tra populismo, demagogia e addirittura becero sciacallaggio, sul proscenio è cosa rara da scorgere. Jean-Léonard incarna quella figura che dovrebbe essere eletta a emblema valutativo per l’idoneità a ricoprire ruoli politici. Mi sembrava doveroso rispondere alla sua chiamata sacrificando una candidatura. Ho semplicemente risposto al comando imperioso del senso dello stato, che alberga costantemente in me. Poter coordinare il lavoro arduo che ci accingiamo a intraprendere è un onore oltre che un piacere per me. Il suo impegno in politica è stato sempre segnato da un forte impegno per l’affermazione della legalità. Un paradigma concettuale che noi propugniamo da sempre, specie quando ci siamo accorti di dover fare costantemente i conti con un sistema inquinato, purtroppo trasversale, che si autoalimenta con biunivoche connivenze, che travalicano qualsivoglia steccato ideologico o senso della funzione da parte di funzionari pubblici, sempre, purtroppo, in nome del tornaconto personale. Intorno a questo apparato ruota spesso una lapalissiana realtà di disagio e di disperazione sociale. E se da un lato questi signori la relegano ai margini dei loro interessi ufficiali, dall’altro, con ributtante cinismo, con paradossale impudenza, ci intingono il pane. Se vogliamo almeno sperare di assistere un giorno alla palingenesi della nostra amata Italia, dobbiamo profondere le nostre energie affinché il nostro impegno si indirizzi, con priorità assoluta, a decontaminare l’apparato istituzionale dalle pervasive propaggini metastatiche che l’hanno messo sotto scacco. Dobbiamo restituire al corpo sociale, e quindi elettorale, quegli ideali e speranze che sono naufragati sugli scogli della malagestione della cosa pubblica. E questo naufragio genera quella pericolosa disillusione che erutta purtroppo nel voto di protesta, diventando terreno fertile di caccia per chi cerca di racimolare consensi con l’esercizio di una retorica populista e qualunquista, che spesso addirittura scivola nello sciacallaggio, condotta che ha davvero poco a che vedere con una sana politica. Queste manifestazioni comportamentali purtroppo anestetizzano le coscienze e coartano l’autodeterminazione del corpo elettorale. Ed è cosa nota che il sonno delle coscienze può generare mostri. E’ questa la sfida che ho sempre scelto di giocare da presidente dell’Italia dei Diritti, che avevo scelto di giocare da candidato alla Camera con Civica Popolare e ora al fianco di Jean-Léonard Touadi, per ridare la capacità di autodeterminazione alle persone, perché ciò significa restituire loro la dignità, che il potere di pochi eletti ha spesso schiacciato, marciandoci sopra con i cingoli dell’arroganza. Per concludere vogliamo dare una ‘nuova casa al civismo’, per dirla con le parole tanto care a Jean-Léonard“.

  • Antonello De Pierro felice per la candidatura di Touadi alla Regione Lazio

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e candidato alla Camera dei Deputati con Civica Popolare: “Beatrice Lorenzin non avrebbe potuto operare una scelta migliore. Jean-Léonard è una delle migliori figure che il panorama politico offre attualmente”

    Roma – “Esterno la mia massima espressione di felicità per la candidatura a presidente della Regione Lazio di Jean-Léonard Touadi. Beatrice Lorenzin non avrebbe potuto operare una scelta migliore”.

    Antonello De Pierro

    E’ con queste parole che il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, candidato alla Camera dei Deputati con Civica Popolare, ha accolto l’annuncio della ministra della salute e leader di Cp Beatrice Lorenzin, di aver deciso di designare come aspirante governatore del Lazio, collegato alla sua lista, Jean Léonard Touadi, ex assessore comunale di Roma della giunta Veltroni ed ex deputato eletto nelle file dell’Italia dei Valori.

    Jean-Léonard Touadi

    Infatti il numero uno dell’Italia dei Diritti e il neo candidato si conoscono proprio dai tempi dell’elezione in Parlamento di Touadi con la lista dell’Idv, partito presso cui De Pierro ricopriva il ruolo di capo ufficio stampa delle segreterie romana e regionale del Lazio.

    “Jean-Léonard è una delle migliori figure che il panorama politico offre attualmente — ha continuato il candidato alla Camera — nutro per lui profondi stima e affetto, sentimenti che sono rimasti immutati nel tempo. E’ un concentrato di competenza politica, cosa che nel frangente epocale che stiamo vivendo credo sia un requisito fondamentale, di onestà indiscussa, di spessore culturale, di umanità e soprattutto di quell’umiltà genuina e spontanea che solo i grandi sanno far trasparire. Il suo eloquio forbito e raffinato, è capace di arrivare al cuore della gente con estrema facilità, grazie anche ai suoi modi espressivi molto rassicuranti. Sono certo che per le regionali ci sarà una campagna elettorale molto interessante e combattuta. La figura di Jean-Léonard è nettamente superiore, per lo scranno più alto della Regione, a quelle degli altri candidati. I vari Zingaretti, Lombardi e Parisi avranno filo da torcere nel contendere a lui la carica”.

  • Italia dei Diritti a Montecitorio per Commissione Jo Cox contro odio

    Su invito della presidente della Camera Laura Boldrini il presidente del movimento Antonello De Pierro ha guidato una delegazione per assistere alla relazione finale del gruppo di studio e ha annunciato l’adesione al percorso intrapreso

    Antonello De Pierro
    Roma – In una Sala della Regina colma al limite della capienza è stata presentata a Montecitorio la relazione finale della “Commissione Jo Cox”. Un gruppo di studio sui fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, voluto fortemente dalla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, che è giunto a risultati sorprendenti quanto inquietanti, accendendo i riflettori su quella che è già diventata una vera e propria emergenza da affrontare senza indugi. A presiedere i lavori, per 14 mesi, è stata la stessa Boldrini, con la partecipazione di un rappresentante per ogni gruppo parlamentare, di alcuni esperti e della società civile, recependo appieno le indicazioni promananti dal Consiglio d’Europa. La Commissione, a due mesi dalla sua istituzione, ha aggiunto alla sua denominazione l’emblematico e significativo riferimento a Jo Cox, la parlamentare inglese brutalmente uccisa per odio politico. Un nodale apporto al commendevole risultato finale, come è stato sottolineato dalla stessa Boldrini, è stato fornito da Tullio De Mauro, il celebre e compianto linguista scomparso a inizio anno.
    Carlo Spinelli, Antonello De Pierro, Carmine Celardo e Aurelio Tartaglia
    L’incontro è stato moderato dal giornalista di Rai3 Giovanni Anversa e, dopo l’intervento introduttivo della presidente della Camera, ha visto susseguirsi gli autorevoli contributi dialettici della sociologa Chiara Saraceni e della deputata Milena Santerini. Toccante la testimonianza resa dal pulpito da parte della giovanissima Flavia Rizza, la straordinaria testimonial di una campagna di sensibilizzazione contro il bullismo promossa dalla Polizia di Stato, che ha suscitato grande commozione e un fiume di scroscianti applausi. A seguire, sempre moderati da Anversa, hanno preso la parola la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi, il direttore de La Repubblica Mario Calabresi e quello di Rai News Antonio Di Bella, la consigliera di amministrazione Mediaset Gina Nieri, al presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Paola Spadari e la prestigiosa firma del Corriere della Sera Gian Antonio Stella.
    Carmine Celardo, Emiliano Varanini e Antonello De Pierro
    Al suggestivo e appassionante evento, su invito della presidente Boldrini, ha preso parte una delegazione del movimento politico Italia dei Diritti, capeggiata dal presidente Antonello De Pierro. Ad accompagnare De Pierro a Montecitorio c’erano il responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli, il vice responsabile per il Lazio e vice responsabile per il Lavoro e l’Occupazione Carmine Celardo, il vice responsabile per la Tutela dei Consumatori Emiliano Varanini, il responsabile del Tesseramento Aurelio Tartaglia e la responsabile per Fiumicino Sara Cardilli.
    Giovanni Anversa, Laura Boldrini e Milena Santerini
    Il commento sull’appuntamento politico è stato affidato al leader dell’Italia dei Diritti.
    Ringrazio innanzitutto la presidente Boldrini — ha dichiarato De Pierro — per averci onorati del suo graditissimo invito ad assistere all’attività espositiva di fine lavoro di una Commissione di studio di estrema rilevanza in un momento storico come quello in cui stiamo vivendo. Alcune circostanze che emergono in uno scorcio epocale piuttosto ampio che stiamo attraversando e che fa prevedere una dilatazione temporale al momento indefinibile rispetto alla deflagrazione dell’odio in tutte le sue forme, come ci viene riportato dalle cronache quasi quotidianamente, in cui i crimini legati a questo fenomeno si susseguono senza sosta, non possono lasciarci indifferenti, ma impongono un intervento deciso, risoluto e, per quanto possibile, risolutivo. E’ una questione di giustizia sociale, a cui siamo fortemente attaccati come etica di un’intera nazione. Certi atteggiamenti, che affondano le radici in un humus subculturale atavico e che spesso sfociano in gravi integrazioni penalmente rilevanti o comunque in violazioni dei diritti umani, vanno immediatamente soffocati. In uno stato di diritto siffatti istinti animaleschi non possono avere diritto di cittadinanza e, se la politica finora ha forse minimizzato, a volte ha legittimato o giustificato, ci sentiamo di rivolgere un grande plauso alla presidente Boldrini per aver avuto il merito di lanciare un ormai improcrastinabile allarme sociale in afferenza al dilagare dell’emergenza odio, aprendo uno squarcio senza appello su una realtà che da tempo era sotto gli occhi di tutti.. Il mondo della politica fino a qualche tempo fa si era rivelato sordo, con le coscienze anestetizzate, di fronte a un qualcosa che forse veniva percepito di lieve entità. Con la coscienza assopita anche la ragione va in vacanza e il sonno della ragione genera mostri, e gli effetti ben presto si sono dispiegati in ogni dove nei corpi collettivi, fino a disegnare un quadro inquietante che ora è sotto gli occhi di tutti e ha sancito il trionfo della mediocrità. Le stesse donne in politica hanno subito a volte livorosi insulti di natura sessista e la priorità è innanzitutto disinquinare le stesse istituzioni dalle pervasive infiltrazioni insane che le hanno inondate nei loro bassifondi. Di una cosa siamo certi. L’ondata di odio va fermata. I lavori della commissione che ha reso note le risultanze del suo operato sono un ottimo inizio, ma ora urge quell’alleanza invocata dalla presidente Boldrini, facendo appello ai diritti individuali e collettivi, che riteniamo l’unica via su cui incanalare un percorso convincente ed efficace. Noi, come ho già riferito a lei, ci siamo e il nostro impegno siamo pronti a metterlo in campo nei limiti delle nostre possibilità, con i nostri dirigenti e i tanti attivisti che hanno sposato la nostra causa. La consideriamo una rivoluzione della dignità, per accendere nelle vittime un barlume di speranza ed evitare che questa naufraghi sugli scogli della rassegnazione. Arginare, tentando di debellare i fenomeni di odio e di intolleranza dovrebbe essere un dovere civico per tutti, travalicando ogni steccato ideologico, per mettere ai margini coloro i quali, e per fortuna non sono tantissimi a fronte della totalità dei cittadini, sono affetti dal virus dell’esaltazione, spesso foraggiata da politici, o meglio politicanti, che per racimolare consensi, si cimentano in esercizi demagogici e cavalcano a volte idee malsane, mistificando la realtà ed esibendosi in distorsioni statistiche inverosimili e paradossali. Aderiamo all’alleanza auspicata dalla presidente Boldrini perché il sentimento di odio non può albergare in un parenchima sociale come quello italico, perché chi esprime idee diverse va rispettato e tutelato, sempre nei limiti del confronto democratico, ma chi agisce su impulso rancoroso non può essere tollerato. Per fortuna viviamo in un paese libero e non ammettiamo sessismo, bullismo, xenofobia, razzismo e ogni forma di intolleranza. Anzi l”unica intolleranza che ammettiamo è quella contro chi odia. Non mi avventuro nel merito di ogni forma di odio, mi sono già espresso in più occasioni e ce ne saranno altre per gridare a gran voce il nostro pensiero, in particolare nell’alveo del sessismo, del bullismo e dell’intolleranza a sfondo razziale. Su quest’ultimo punto, ora di particolare attualità, il nostro paese ha già pagato il suo prezzo e ogni rigurgito di questo genere può essere riconducibile solo a un retaggio di tipo fascista e va perseguito duramente. Esiste già la nota legge 645/92, la cosiddetta legge Scelba, in merito, anche se ho sempre notato una certa titubanza nell’applicazione, e ben venga la proposta dell’onorevole Emanuele Fiano di inserire un reato specifico nel codice di rito penale, proposta che tra l’altro ha già suscitato qualche riferimento antisemita nei suoi confronti, e in proposito colgo l’occasione per esprimergli la nostra solidarietà, a dimostrazione della giustezza di tale intento di produzione legislativa. Il fascismo in Italia è stato sinonimo di dittatura, inseguimento e pratica di un modello autoritario, e, con buona pace dei nostalgici, per mantenere una democrazia compiuta bisogna soffocare in culla ogni richiamo liberticida, anche solo simbolico, al Ventennio. Ma quello che ci sta particolarmente a cuore è l’odio che si manifesta sotto forma di stalking. Abbiamo più volte dichiarato la nostra linea per ciò che attiene alla violenza di genere, sia fisica che psicologica, e, anche se la codificazione del reato specifico con l’introduzione dell’art. 612 bis nel codice penale ha certamente segnato un passo in avanti, lo riteniamo assolutamente insufficiente per arginare il problema. Personalmente sono intervenuto a molti incontri sul tema e non mi stancherò mai di propugnare la necessità di affrontare la questione sotto un profilo culturale e preventivo, magari anche con supporti di tipo psicologico, oltre che naturalmente sotto quello repressivo per esercitare la legittima pretesa punitiva dopo che si è ormai concretizzato il tempus commissi delicti. Ed è alla commissione del reato che bisogna evitare di giungere e a nostro avviso il più delle volte sarebbe possibile se le previsioni normative fossero più adeguate alla fattispecie criminosa de qua. Infatti non si è quasi mai giunti a considerare che nella maggior parte delle volte non ci troviamo di fronte a un delinquente abituale, ma a una persona che ha una biografia ineccepibile sotto un profilo comportamentale. Il più delle volte parliamo di una persona che ha vissuto in maniera eccessivamente traumatica un distacco di tipo amoroso. Spesso sviluppa un disturbo di adattamento e ogni tentativo di allontanamento coercitivo, tramite l’emissione di misure cautelari, dalla vittima non produce effetti significativi. Prima di entrare nel terreno giuridico ci troviamo in quello clinico. Prevedere perciò un supporto di tipo psicologico nella legge, a nostro avviso, sarebbe necessario. Nessuno vuole svilire il sacrosanto esercizio dell’azione penale con il dispiegarsi di effetti sanzionatori post delictum, ma così, in molti casi, si eviterebbe di giungere alla consumazione del reato stesso e si otterrebbe certamente un effetto deflattivo nella lugubre contabilità relativa ai femminicidi che le cronache ci offrono purtroppo quasi quotidianamente. Pertanto insistiamo sul fatto che la sfida dovrà essere culturale e preventiva in queste e in tutte le forme di odio. Il cammino è lungo e tortuoso, ma siamo certi che sia iniziato nel migliore dei modi“.
    Laura Boldrini e Maria Elena Boschi

    Aurelio Tartaglia, Sara Cardilli e Antonello De Pierro
    (Foto di Marco Bonanni)

  • Ironia e polemica di Antonello De Pierro contro politica da Contini a Roma

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti è intervenuto all’evento in occasione della presentazione della nuova collezione dello storico marchio, esprimendosi a sostegno del commercio, stritolato da norme soffocanti dell’attuale ordinamento giuridico
    Antonello De Pierro e Antonio Giuliani
    Roma – Il copione della vigilia lasciava già presagire un enorme successo per la presentazione ufficiale della nuova collezione di articoli da regalo di Contini, lo storico esercizio commerciale capitolino, ma la realtà ha superato ogni più rosea previsione, con un’inimmaginabile ressa che ha invaso tutta via Appia, l’arteria stradale dove lo stesso è ubicato, tanto da creare problemi anche alla viabilità, particolarmente intensa in quella zona cittadina.
    Il tam-tam scatenato da Giò Di Giorgio, deus ex machina dell’evento, ha funzionato alla perfezione, richiamando un esercito smisurato di persone, nemmeno lontanamente ipotizzabile solo qualche ora prima, con numeri da rischio di turbamento dell’ordine pubblico. Di certo comunque bisogna registrare un pomeriggio di passione per chi ha scelto quel tratto di strada per il suo transito nelle ore di durata della straordinaria esposizione, con non pochi malumori tra gli automobilisti che nemmeno lontanamente si aspettavano un fiume umano da concerto rock sulla nota consolare romana.
    Luciana Frazzetto, Adriana Russo e Antonello De Pierro
    Il nome del testimonial del rendez-vous, il comico Antonio Giuliani, ha indubbiamente influito sull’affluenza, e qualcuno più fortunato è riuscito a farsi scattare una foto ricordo o a immortalarsi in un selfie con il celebre artista. Per il resto, sono stati i professionisti dei flash a raffica accreditati a monopolizzare gli scatti, mentre la stragrande maggioranza degli astanti si è dovuta accontentare di qualche click a distanza con lo smartphone.
    Un turbinio di flash dei numerosi paparazzi accorsi all’interno del locale ha investito anche gli altri ospiti, tra cui il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it, passato agli annali dell’etere capitolino come ex direttore e voce storica di Radio Roma, che non ha voluto mancare all’appuntamento, come sempre, quando gli è possibile, a sostegno di realtà imprenditoriali e commerciali.
    “Sento il dovere civico e morale — ha dichiarato polemico e ironico al contempo — di esplicare il mio supporto a chi ancora ha il coraggio di proseguire nella gestione di attività commerciali, o meglio, di continuare a investire. Mi inchino di fronte a questi arditi cittadini, che la politica degli ultimi anni, nel nome della lotta all’evasione e del risanamento della fiscalità statale, ha stritolato tra le maglie di tasse e imposte e schiacciato pertanto sotto il macigno della pressione fiscale. Ci troviamo di fronte a degli eroi, che riescono a sfidare tutti gli elementi avversi imposti dalle norme sempre più stringenti e ostili, le quali, invece di incentivare gli investimenti, scoraggiano e demoralizzano, decretando la morte del piccolo commercio. Sono tanti valorosi che hanno scelto di continuare, nonostante sappiano che il vampiro statale è lì pronto costantemente a succhiare il frutto pecuniario della fatica e delle energie profuse nel lavoro d’impresa. Nel caso di specie dello storico marchio Contini credo che ci sia una fusione di più elementi portanti che ci permettono ancora di godere dei suoi prodotti. Da un lato ci sono la voglia, la passione, che generano e nutrono l’audacia imprenditoriale, dall’altro l’affetto per la tradizione, l’attaccamento vero e inoppugnabile a una continuità d’impresa difficile da coartare. E il risultato di ciò si riscontra ictu oculi nell’ottima riuscita dell’evento odierno”.
    Tra gli altri sono intervenuti le straordinarie attrici Adriana Russo e Luciana Frazzetto, Pierfrancesco Campanella, l’on. Antonio Paris, la modella Marika Oliverio, Antonio Jorio, Riccardo Bramante, Ester Campese, i Milk & Coffee, Daniela Diaferio, Roberta Salvagnini, Roselyne Mirialachi, Oscar Garavani, Elisabetta Viaggi, Antonella Uspi, Sara Pastore, Maria Elena Fabi e Sabrina Tutone.
    (Foto di Laura Pelargonio)