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  • L’Università degli Studi di Bergamo rinnova il patto con il territorio per studiare all’estero

    L’orizzonte di 15 studenti dell’Università degli studi di Bergamo si amplia grazie ad altrettante borse di studio finanziate da 10 aziende dell’Alta Valseriana, guidate da Lions Club Città di Clusone e Valle Seriana Superiore per un valore totale di 50mila euro.

    Dopo la positiva esperienza dello scorso anno accademico, si rinnova il progetto “Accrescere il Valore dei Giovani”. Lions Club Città di Clusone e Valle Seriana Superiore, Comelit Group Spa, Lamiflex Spa, Scame Spa, Parre Spa, Lamiflex Spa, Officine Meccaniche Ponte Nossa Srl, Sinergia Srl, a cui si sono aggiunte quest’anno Lame Moreschi srl, LM Engraving srl, hanno donato all’ateneo orobico oltre 50.000 euro. L’obiettivo del progetto è dare l’opportunità a più ragazzi possibile di arricchire il proprio curriculum con un periodo di studio negli atenei stranieri, sia europei che extra-continentali. 15 studenti, di 9 diversi corsi di laurea, studieranno in Cina, Corea, Estonia, Finlandia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia. Tra loro, undici sono già partiti: dieci per il primo semestre e uno per l’intera annualità. Altri quattro andranno all’estero nel secondo semestre.

    «Gli ottimi risultati dell’anno scorso ci portano a rinnovare il progetto “Accrescere il valore dei giovani” – dichiara il Rettore, Remo Morzenti Pellegrini -. Voglio ringraziare tutte le realtà che hanno fatto squadra con noi per raggiungere questo risultato. I fondi messi a disposizione vanno a supporto del viaggio che assicuriamo agli studenti verso la scoperta dei propri talenti, verso la conoscenza e la condivisione del sapere in altri Paesi del mondo. Grazie alle aziende del territorio e al Lions Club di Clusone è possibile sostenere in modo decisivo i ragazzi che prendono parte ai percorsi Erasmus+ e ExtraUe. Investire nell’internazionalizzazione è uno degli obiettivi principali dell’Ateneo, oltre ad essere un valore che rende la nostra offerta fortemente competitiva».

    «Il mondo globalizzato propone sfide importanti e complesse ed è fondamentale poter contare su una rete per coltivare una classe dirigente all’altezza – aggiunge la Responsabile del Servizio Orientamento e Programmi Internazionali Elena GottiInvestire sui nostri giovani, come hanno fatto le aziende coinvolte nel progetto e Lions Club di Clusone e Valle Seriana Superiore vincolando la somma data a favore dei nostri studenti provenienti dal territorio, è un modo intelligente di assicurarsi un futuro di sviluppo».

    «Le aree di montagna pongono difficoltà non facili da affrontare ai residenti e agli imprenditori. Il nostro, insieme alle sette importanti aziende della Valle Seriana, è un investimento per il territorio – commenta il vicepresidente del Lions Club Domenico AndreolettiPuntiamo sulle esperienze e le capacità professionali che gli studenti potranno acquisire e reinvestire in Valle Seriana in futuro».

  • Silvana Giacobini ai Glamour Awards: la celebre giornalista premiata a Roma

    ROMA. Giovedì 14 novembre si preannuncia una giornata all’insegna della moda e, in particolare, di prestigiosi riconoscimenti per il mondo della comunicazione al femminile. A rappresentarlo, con l’ambito premio alla carriera, la già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna» Silvana Giacobini. La celebre giornalista e scrittrice, amata dal grande pubblico per la sensibilità con cui è riuscita a entrare nelle case degli italiani e per aver intervistato personalità del calibro di Gianni Versace, Hillary Clinton, Elizabeth Taylor e George Clooney, verrà premiata in quanto vero e proprio modello di comunicazione. Lo stile inconfondibile con cui ha condotto la sua attività professionale le è infatti valso un riconoscimento alla prima edizione dei Glamour Awards per il Fashion World. In una cerimonia simbolica, fortemente voluta nel mese dedicato alla battaglia contro la violenza sulle donne, Silvana Giacobini diventa ufficialmente un virtuoso esempio di come “donna” e “lavoro” non siano nomi antitetici, ma sinonimi di successo e gratificazione.

    La conferenza stampa evento, aperta esclusivamente alla stampa e agli addetti del settore, verrà presentata dal conduttore tv Anthony Peth, due volte vincitore del David di Michelangelo. Ideati da Elisabetta Viccica e prodotti da Daniela Valenzi, i Glamour Awards nascono con l’obiettivo di premiare i giovani operatori del settore della moda: designer, sarti, fashion blogger, fotoreporter, make-up artist, hair stilist e direttori di passerella. Dopo essere giudicati da una giuria di esperti, ai vincitori verrà offerto inoltre un contratto di lavoro.

    Si tratta di una lodevole iniziativa, che vedrà riconosciute durante la presentazione, oltre a Silvana Giacobini, anche altre icone del settore. E così, Mariella Anziano, direttrice capo servizi del TG3, verrà premiata per il giornalismo; la presentatrice Monica Setta per la tv, l’attrice Elisabetta Pellini per il cinema, Hoara Borselli per l’informazione e la showgirl Milena Miconi per il teatro. Ancora, Daniela Chessa (ufficio stampa dei David) riceverà il premio nella sezione management, mentre Lucia Sali, fondatrice delle stanze make-up all’interno dei reparti oncologici infantili nel Lazio e in Campania, verrà riconosciuta per l’associazione Raggio di Sole.

    Questo Glamour Award per Silvana Giacobini fa dunque ben sperare: è una prova per le future generazioni di come il mondo dello spettacolo e della cultura abbia sempre bisogno di menti brillanti e dedicate, e di come questo lavoro dia poi i frutti desiderati.

  • Heply: il codice della felicità

    Heply è la “happy company” che ridisegna l’approccio al mondo del lavoro in modo rivoluzionario, facendo leva sulla cultura della positività

    La felicità sul lavoro esiste. E’ ormai provata la correlazione tra il benessere del lavoratore e il suo livello di rendimento: i dipendenti felici sono più motivati, produttivi e creativi, più collaborativi con i colleghi e inclini al lavoro di squadra, favorendo così una migliore performance dell’intera struttura. Le energie positive fanno la differenza sul mercato ed è per questo che la felicità è considerata una delle chiavi del successo di molte organizzazioni moderne.

    Lo sanno bene aziende come Lego, Ikea e Google, e lo sa bene anche Heply, giovane software agency pioniera del “business felice” votata a ridisegnare l’approccio al mondo del lavoro in modo innovativo ed evoluto rispetto a quello tradizionale, facendo leva sulla cultura della positività.

    Con sede a Udine, una quindicina di collaboratori “Happy Coders”, 31 anni di età media e il più giovane Chief Happiness Officer (Manager della Felicità) del Friuli Venezia Giulia, HEPLY si pone come una realtà unica a livello regionale. Qui i professionisti del mondo del coding possono trovare un ambiente di respiro internazionale, all’interno del quale sviluppare le proprie competenze e apportare il proprio contributo senza necessariamente puntare all’estero o ai grandi big del settore, dove un programmatore non è niente più che un numero.

    Heply realizza software per i propri clienti, ma sviluppa e rivende anche progetti software di proprietà tra i quali, ad esempio, Hello James e Habitus. Hello James è una soluzione per il monitoraggio e la misurazione della customer satisfaction, mentre Habitus è un servizio integrato con il quale le aziende aiutano i loro collaboratori ad assumere abitudini che migliorino la qualità della vita, con effetti positivi anche sul posto di lavoro.

    “Avere collaboratori felici significa avere un team motivato e fortemente coinvolto nella missione aziendale – spiega Andrea Virgilio, AD e CHO (Manager della Felicità) di Heply -. E un lavoratore è felice quando si sente appagato professionalmente e quando lavora su qualcosa che gli piace, all’interno di un ambiente positivo, sereno e stimolante”.

    31 anni appena, ma con una carriera imprenditoriale iniziata quando era solo diciannovenne, Virgilio ha fondato Heply a gennaio del 2019 con il supporto e la fiducia di Timenet (rappresentata nel board da Franco Iorio e Paolo Visintin), storica azienda di telecomunicazioni attiva su tutto il territorio nazionale specializzata nella fornitura di servizi di telefonia e connettività internet, e punta entro la fine dell’anno ad incrementare ulteriormente il proprio organico.

    “Trovare risorse valide è difficile, e dare loro una ragione per restare lo è ancora di più, soprattutto se mancano spirito aziendale e senso di appartenenza – continua Virgilio -. Per questo motivo in Heply crediamo in qualcosa che va oltre lo stipendio, i programmi di welfare e i benefit aziendali. Offriamo ai nostri collaboratori un plus che non è monetizzabile: un ambiente di lavoro felice, dove potersi sentire sempre a proprio agio, apprezzati e motivati, un luogo in cui ogni mattina si è contenti di andare. Sono convinto che il successo di un’azienda passi attraverso la felicità, la soddisfazione e il coinvolgimento dei membri del team”.

    Ma quali sono i segreti della felicità di Heply?

    Il rispetto di ogni persona, contratti di lavoro adeguati, la possibilità di esprimere idee e critiche costruttive con la garanzia di essere sempre ascoltati, valori aziendali veri, condivisi e apprezzati, la libertà di gestire la propria quotidianità lavorativa e la possibilità di avere il giusto tempo da dedicare a famiglia e vita personale, opportunità di crescita sempre nuove, un lavoro di squadra efficace ed un luogo di lavoro confortevole e informale.

    Fantasia? Non in Heply. Per ogni nuovo arrivato c’è il “kit di benvenuto” brandizzato, con materiale di cancelleria, borraccia, tazza, maglietta e felpa Heply per sentirsi fin da subito parte del team. Acqua e caffè sono a disposizione di tutti; gli spazi sono organizzati per garantire le migliori condizioni lavorative possibili, anche grazie alle scrivanie regolabili di ultima generazione che permettono di lavorare da seduti o in piedi per una corretta postura.

    Ma in Heply si può scegliere dove si preferisce stare, grazie all’utilizzo diffuso dei computer portatili: un’area appartata se si ha bisogno di silenzio e concentrazione, una zona condivisa per avere momenti di confronto e contatto con gli altri.

    E, ancora, un coach motivatore con il quale potersi confrontare liberamente, che opera per il team building, supporta la crescita del gruppo e con costanza testa i livelli di felicità aziendale tramite indagini di gradimento anonime.

    Senza dimenticare la formazione, sia attraverso la partecipazione a corsi di specializzazione lungo tutto il corso dell’anno, sia a livello interno: ogni due settimane appuntamento imperdibile è l’“Heply Hour”, un’ora in cui ogni collaboratore, a turno, spiega agli altri un argomento utile per la crescita professionale di tutti, dinamica fondamentale per creare consapevolezza sul lavoro altrui all’interno del team.

    In Heply il tempo di lavoro si spezza in modo attivo, con una partita a calcetto, playstation o freccette. E infine, per scaricarsi della giornata lavorativa, perché non approfittare di una bella partita con i colleghi a “nerf”, le pistole con proiettili gommosi che sono già un must negli USA?

     

    In fondo, la Silicon Valley non è poi così lontana.

     

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    Che cosa vuol dire essere un HAPPY CODER nelle parole dei diretti interessati.

    Afro – Crescere assieme e convogliare energie valorizzando i talenti. Sviluppare progetti in armonia con persone stimolanti che ti fanno sentire che ne vale davvero la pena.

    Alessandro – Essere un Happy Coder è svegliarsi sempre con il piede giusto, è l’inconfondibile profumo di una pizza in compagnia, è una lunghissima risata in pausa caffè, è portare a termine un lavoro senza accorgersi di essere effettivamente al lavoro.

    Andrea F. – Un Happy Coder per me è un programmatore che lavora in maniera più tranquilla e quindi più attenta, con metodologie e tecnologie nuove che magari ha imparato tramite momenti di apprendimento personali o fatti assieme ai colleghi in ufficio.

    Andrea V. Per me essere un Happy Coder è il realizzarsi di un sogno, avere la possibilità di costruire un modo di fare azienda diverso con al mio fianco delle persone che rispetto, stimo e con le quali mi diverto come quando ero bambino.

    Emanuele – Lo sviluppo di soluzioni software è un lavoro difficile. Farlo bene richiede molta attenzione e cura al dettaglio. Rimanere al passo con la tecnologia e i competitor richiede costante aggiornamento. E gli incidenti accadono. Spesso. Ma affrontare tutto questo in un ambiente che cerca di metterti a tuo agio e insieme a colleghi che rispetti e che sai che sono pronti a correre in tuo soccorso, beh, rende tutto questo decisamente più umano!

    Fabrizio – Come il noto viandante del dipinto di Friedrich davanti al mare di nebbia, osservo con amore l’affascinante e vasto mondo della tecnologia con la voglia e la passione di imparare quanto più possibile, per poter crescere come sviluppatore e contribuire a portare un valore aggiunto nell’azienda in cui lavoro. Essere un Happy Coder è riuscire a fare questo, con la massima tenacia e perché no… con un sorriso sul volto.

    Federica Essere un Happy Coder per me significa fare il lavoro che ti piace, che ti stimola e ti fa crescere. Vuol dire collaborare in maniera serena e propositiva con i colleghi.

    Significa far parte di un gruppo di cui essere orgogliosi, e dove le proprie idee vengono rispettate. È anche sinonimo di impegno, e qualche volta richiede uno sforzo in più, perchè bisogna avere il coraggio e la voglia di mettersi in gioco. Ma se sei un Happy Coder lo sai che alla fine ne varrà la pena. Alla fine essere un Happy Coder significa svegliarsi la mattina e pensare che non è poi cosi tanto male andare a lavoro!

    Francesco – Essere un Happy Coder per me vuol dire svegliarsi la mattina e non lamentarsi perché anche quel giorno si deve andare al lavoro. Vuol dire non guardare l’ora ogni minuto sperando che il tempo passi più velocemente. Essere un Happy Coder é lavorare seriamente in un ambiente formativo, ma allo stesso tempo accogliente e divertente, che cerca di tirare fuori il meglio di me.

    Franco – Essere un happy coder vuol dire saper far diventare i sogni degli altri una felice esperienza tecnologica, vuol dire applicare il proprio ingegno per codificare un percorso che genera qualcosa di gratificante. Un happy coder è curioso, non ha paura di evolvere, sa ascoltare e fare domande.

    Martina – Essere un Happy Coder significa avere l’opportunità di crescere come professionista del digital design svolgendo un lavoro che mi piace, traendo soddisfazione dalle sfide di ogni giorno e sentendomi parte di un gruppo di persone che condividono la stessa passione e la stessa voglia di arricchire e perfezionare il team.

    Simone – Che cosa vuol dire per me essere un Happy Coder? Essere una persona felice di lavorare in un ambiente molto amichevole, stimolante e con grandi opportunità di crescita.

    Paolo – Poter dare forma alle idee con il proprio tocco, seguendo la passione creativa per riuscire a costruire qualcosa di veramente utile.

  • Apre a Rieti il terzo centro ad alta specializzazione Dentix del Lazio

    Nella centralissima Piazza Marconi, 2, all’angolo con Viale Maraini, Dentix, leader nel settore della cura dentale, apre a Rieti il suo terzo centro ad alta specializzazione del Lazio, dopo quello di Guidonia e Roma Tiburtina. Il nuovo centro aprirà le sue porte lunedì 8 luglio con l’assunzione di 15 professionisti del territorio e uno staff ancora da ampliare con odontoiatri, protesisti, assistenti alla poltrona e receptionist. È possibile candidarsi per posizioni mediche e non in tutti i centri laziali attraverso la sezione “lavora con noi” sul sito www.dentix.it (per la ricerca delle posizioni aperte consultare i portali infojobs e indeed). Salgono così a 740 i nuovi posti di lavoro creati nei 54 centri di tutta Italia.

    Dentix aprirà in uno stabile da 270 metri quadri che prima ospitava la sede di una banca e sarà aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20.

    Dentix risponde ai bisogni di salute dei cittadini reatini con un nuovo centro odontoiatrico guidato da un Direttore Sanitario che con il suo staff di professionisti e una strumentazione all’avanguardia si prenderà cura dei pazienti istaurando un rapporto di fiducia e mettendo a disposizione le migliori cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili. Un aspetto fondamentale visto che secondo il VIII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia gli italiani hanno speso almeno 8 miliardi di euro per le cure odontoiatriche. Cure che hanno un costo medio più elevato rispetto ad altre prestazioni sanitarie, pari a circa 551 euro e per questo, spesso percepite come poco accessibili. Infatti, i cittadini con redditi inferiori a 15.000 hanno una frequenza di accesso a queste cure inferiore del 14% rispetto alla media degli altri paesi. 

    Lo conferma anche l’ISTAT, secondo cui oltre 4 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a visite e trattamenti odontoiatrici principalmente per motivi economici. In un anno soltanto 1 cittadino su 2 è stato visitato da un dentista, di cui l’11,7% in una struttura pubblica, e circa il 38% delle classi più deboli non ha effettuato neanche una visita di controllo, né altri trattamenti dal dentista. Inoltre, nel centro Italia la frequenza di fruizione delle cure odontoiatriche è pari al 35,9%, 2,1 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale. Al giorno d’oggi, nel settore odontoiatrico, le parole d’ordine sono accessibilità del professionista e sostenibilità delle cure: il modello Dentix, infatti, grazie ai suoi servizi di qualità a prezzi accessibili, ha ricevuto in una recente indagine svolta su un campione di oltre 1.200 pazienti il pieno apprezzamento da parte del 99% degli intervistati.

    “Siamo orgogliosi di poter rafforzare la nostra presenza nel Lazio aprendo il nostro terzo centro proprietario a Rieti, dopo quelli di Guidonia e Roma Tiburtina. Il nuovo centro ci darà la possibilità di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini reatini offrendo cure odontoiatriche più vicine alle loro esigenze e servizi di prossimità a prezzi accessibili, affinché più nessuno debba rinunciare a prendersi cura del proprio sorriso” – afferma Giorgio Radice, Direttore Operations Italia di Dentix.

  • Laurearsi all’Università degli Studi di Bergamo: l’80% trova lavoro entro l’anno.

    Bergamo, 6 giugno 2019 – È stato presentato questa mattina presso l’Università La Sapienza di Roma, il XXI Rapporto AlmaLaurea 2019 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati nel 2018 presso le 75 Università aderenti al Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.

    Le indagini, che hanno coinvolto oltre 280 mila laureati nel 2018 sono state presentate durante il Convegno “Università e mercato del lavoro”, organizzato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e il sostegno del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

    Soddisfatto del dato bergamasco, il Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, Remo Morzenti Pellegrini, sottolinea: «Anche quest’anno il nostro ateneo si distingue nel panorama nazionale posizionandosi, sul piano occupazionale, sopra la media. Si rivela quindi funzionale e al passo con i tempi la scelta di attivare piani di studio con una buona componente pratica, sviluppata in forte sinergia con il territorio, e finalizzati alla creazione di nuove figure professionali, come i più recenti corsi Smart technology engineering, Analisi e pianificazione territoriale, urbana, ambientale e valorizzazione del paesaggio, Psicologia della salute nei contesti sociali, Informazione e giornalismo e Geometra Laureato. Strada confermata anche dai dati emersi dal rapporto AlmaLaurea 2019»

    Dal punto di vista occupazionale emerge, infatti, che il tasso di occupazione degli studenti supera di qualche punto percentuale la media italiana, dato che potrebbe essere collegato anche al voto medio di laurea, particolarmente elevato nell’ateneo bergamasco: 99,5 su 110 (97,1 per i laureati di primo livello e 105,2 per i magistrali biennali).

    L’Indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 4.969 laureati dell’Università di Bergamo. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2017 intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2013 e intervistati dopo cinque anni. Per i laureati nel 2017 il livello d’occupazione è dell’82,6% (72,1% in italia) per titoli di laurea triennale e del 79,8% (69,4% in Italia) per titoli di secondo livello. A 5 anni dal conseguimento della laurea di secondo livello, il tasso sale al 91,3% (85,5% in Italia).

  • DuPont Sustainable Solutions riconosciuta come migliore società di consulenza EHS (Ambiente, Salute & Sicurezza) per il secondo anno di seguito

    Un sondaggio di una società di ricerche indipendente rileva che DuPont Sustainable Solutions è al primo posto per Preferenza e Consapevolezza del marchio.

     

    Milano, 20 novembre 2018 – DuPont Sustainable Solutions (DSS) è risultata per il secondo anno seguito la migliore società di consulenza per Ambiente, Salute & Sicurezza (EHS), secondo un sondaggio pubblicato a novembre dalla società di ricerche indipendente Verdantix. Il sondaggio che ha coinvolto più di 410 dirigenti e decision maker del settore EHS da 35 nazioni, ha indicato DSS al primo posto sia per preferenza che per consapevolezza tra tutti i brand del settore.

    Davide Vassallo, Global Managing Director of DuPont Sustainable Solutions, ha dichiarato: “DuPont Sustainable Solutions è immensamente grata di ricevere questo premio per il secondo anno di seguito. Il nostro impegno è sempre stato aiutare i nostri clienti a migliorare le loro prestazioni operative e di sicurezza delle loro organizzazioni, e il sondaggio di Verdantix conferma che il nostro lavoro sta portando valore ai clienti con cui collaboriamo quotidianamente. Ringraziamo i nostri clienti per la fiducia che ci hanno riservato e la ricerca di Verdantix per questo eccezionale riconoscimento del nostro lavoro. Ringraziamo inoltre tutti i dipendenti di DSS per il loro impegno e dedizione a contribuire al successo dei nostri clienti.”

    Secondo quanto riportato dal Verdantix Global EHS Leaders Survey 2018: società di Consulenza EHS, metà degli intervistati (52 percento) ha votato DSS come miglior consulente nel mercato per preferenza del brand, con il 32 percento di intervistati in più rispetto al sondaggio dello scorso anno. Il trentotto percento considera le capacità di DSS “forti”, più elevate rispetto ad altri consulenti EHS nel mercato, per il secondo anno di seguito. Inoltre, tre su quattro intervistati (76 percento) hanno dichiarato di essere consapevoli delle capacità di DSS come consulente EHS, per la seconda volta con il punteggio superiore rispetto agli altri brand EHS sul mercato.

    Il sondaggio Verdantix è stato è stato somministrato a 411 dirigenti decision maker con responsabilità dirette per le strategie ed iniziative di gestione aziendale EHS in 35 nazioni. Tutti gli intervistati appartengono a organizzazioni con fatturato di almeno 250 milioni di USD in 25 diversi settori industriali. Metà degli intervistati (51 percento) rappresenta industrie con profili di rischio EHS da elevati a molto elevati, il 28 percento rappresentato da chimica, mineraria e metalli, industria petrolifera e del gas. Il sondaggio Verdantix può essere consultato interamente a questo link: http://www.dupont.com/products-and-services/consulting-services-process-technologies/articles/global-ehs-leaders-survey.html.

     

  • Una agenzia di comunicazione proiettata verso l’estero

    YouNet, organizzazione non governativa che si occupa di mobilità internazionale, politiche giovanili, euro-progettazione e inclusione sociale, ha premiato l’agenzia di comunicazione O.S.Card SRL con la targa YouNet per l’impegno profuso negli anni nell’ospitare presso la struttura studenti provenienti dall’estero con il programma Erasmus.

    Il premio è un riconoscimento della dedizione alla causa mostrata dall’azienda che ha fatto dell’inclusione e dello scambio di valori tra culture diverse una vera e propria missione, strutturando un programma di tirocini espressamente pensato per i ragazzi provenienti dall’estero.

    La targa è stata ritirata dalla responsabile dei progetti di stage formativi interni all’azienda, Beatrice Mungoyannis, che nel riceverlo ha dichiarato “Gli studenti Erasmus sono per noi una risorsa fondamentale di arricchimento e un’occasione per guardare il mondo attraverso occhi diversi”.

    Una realtà affermata

    OSCARD è una agenzia di comunicazione nata nel bolognese e affermata nel mondo della comunicazione e del marketing, operando nel settore da oltre un decennio. La mission dell’azienda è riassunta nel motto che recita “portiamo l’efficienza del marketing dalle grandi aziende a professionisti e piccole e medie imprese”.

    Il ventaglio di proposte che OSCARD mette a disposizione dei propri clienti business comprende ogni tipo di soluzione, dallo sviluppo di strategie di marketing calate sul territorio alla creazione di campagne online e offline, passando per la creazione di campagne pensate per smaltire lo stock in eccesso, con offerte adatte a ogni tipo di esigenza e di capacità economica.

    Un’offerta su misura

    La convinzione di OSCARD è quella che sia inutile e deleterio applicare nella propria attività una serie di regole e procedure standard a prescindere dal cliente col quale si ha a che fare.

    Proprio per offrire un servizio completo e personalizzato sulle necessità della singola azienda OSCARD ha ideato il metodo “10000 marketing” che, integrando le migliori e più recenti tecniche di marketing all’esperienza data dagli oltre 2000 progetti sviluppati nel corso di anni e dai consigli ricevuti da clienti e fornitori, riesce a modellare in breve tempo una strategia ad hoc, disegnata intorno ai veri bisogni del cliente.

    L’agenzia di comunicazione OSCARD offre una variegata gamma di servizi che parte da una attenta analisi del target e dei competitor per delineare lo sviluppo della brand identity, la creazione o l’ammodernamento dell’immagine aziendale, la redazione di un manuale per mantenere una immagine coordinata, ma anche il coordinamento e controllo dei fornitori, il naming di prodotti o servizi e tanto altro.

    Dal 2005 OSCARD è un porto sicuro che collega aziende e clienti, il mondo universitario a quello lavorativo e l’Italia con il resto del mondo.

  • Cambiano i consumi. E il lavoro come cambia?

    La grande crisi, iniziata dieci anni fa, ha cambiato e riorientato gli atteggiamenti del consumatore, cioè delle famiglie italiane, e non solo, che fanno la spesa. Con quali modalità ce lo racconta Anna Zinola, docente Psicologia del Marketing all’Università di Pavia, nel suo libro “La rivoluzione nel carrello” uscito da poco ed edito da Guerini Next. Nasce, allora, spontanea una domanda: tutto questo che impatto ha sul mercato del lavoro? E’ evidente che sta cambiando il modo di produrre, di vendere, di comunicare e anche che cosa produrre, vendere, comunicare. E proprio di questo si è dibattuto ieri a Milano, presso la sede di Articolo1, durante il Workshop “Cambiano i consumi. E il lavoro?”, moderato da Fabio Sottocornola del Corriere della Sera.

    La crescita costante di un mondo sempre più automatizzato e con una tecnologia che la fa sempre più da padrone fa sparire le professioni ripetitive, ma apre a una serie di nuove professionalità legate a tutto il mondo IT come ha fatto notare Claudia Guardamagna Consumer and Marketing Insight Manager di Samsung. Profili questi, come ha indicato Gianni Scaperrotta, Direttore Generale di Articolo1, complessi da reperire sul mercato. Quasi impossibile, infatti, recuperare Sviluppatori Java/HP, Tecnici informatici, Ingegneri Elettronici, Data Scientist, Specialisti Cyber Security, Cloud Architects, eCommerce Manager. Entrambi hanno convenuto sulla necessità di un maggiore raccordo e collaborazione fra Università e mondo del lavoro.
    E proprio di e-commerce e retail ha parlato Francesco Riganti, Direttore Marketing di Mondadori Retail e Consigliere Confimprese, sottolineando come gli acquisti on-line segnino valori importanti, ma come la gente stia riscoprendo anche il piacere del negozio e del contatto relazionale. A proposito di Retail ha portato, inoltre, alcuni dati sulle conseguenze delle chiusure domenicali dei negozi. Secondo Confimprese, in caso di chiusura domenicale dei negozi, saranno circa 150mila i posti di lavoro che verranno a mancare, pari al 5% dell’attuale occupazione nel retail, che colpirà soprattutto giovani e donne, Molto interessanti anche i dati emersi dal sondaggio elaborato da YouTrend per Confimprese che ha fotografato il sentiment dei consumatori italiani sulle chiusure festive: 2 su 3 dicono no. Tra gli intervistati che fanno abitualmente acquisti nei giorni festivi il 37,8% dichiara che ridurrebbe gli acquisti e il 25,2% che farebbe più acquisti online; tra chi fa acquisti nei festivi 1-2 volte al mese, il 24,7% dichiara che farebbe meno acquisti e il 19,1% che sposterebbe una parte di questi online.

    Articolo1 è una società italiana di servizi dedicati alle Risorse Umane presente su tutto il territorio nazionale. Nell’arco di poco più di un decennio, ha raggiunto un livello di specializzazione tale da poter offrire un supporto integrale che va dalla somministrazione alla ricerca e selezione, dalla formazione fino ai processi di outplacement e di career counseling – www.articolo1.it. Con il marchio Alvin promuove l’inserimento delle persone appartenenti alle categorie protette nel mondo del lavoro – www.categorieprotette.it; con il marchio Assioma Search&Selection gestisce le selezioni di figure Professional e Middle Management che hanno impatto strategico sulle organizzazioni – www.assiomaselezione.com.

  • Caratteristiche ergonomiche delle sedie e degli sgabelli da laboratorio

    Lavorare in laboratorio comporta in molti casi la necessità di stare seduti nella stessa posizione per tante ore consecutive. Questa condizione non si addice per natura al corpo umano che, potremmo dire, non è ‘programmato’ per restare fermo per molto tempo nella medesima posa. Per questo motivo spesso gli operatori di laboratorio, così come tutti i lavoratori che svolgono compiti sedentari, si trovano a fare i conti con disturbi legati all’eccessivo affaticamento della schiena e all’assunzione di posizioni di seduta scorrette. Per risolvere il problema, è bene utilizzare un’attrezzatura specifica, ovvero sedie e sgabelli da laboratorio ergonomici.

    Che cosa significa ergonomia?

    L’ergonomia è la disciplina che si occupa dello studio delle condizioni di lavoro dell’essere umano, in particolare del rapporto tra gli individui e l’ambiente di lavoro in cui essi operano, comprendendo col termine ‘ambiente’ anche gli attrezzi, gli utensili, le macchine che essi utilizzano, col fine di ottimizzarne la progettazione e raggiungere l’equilibrio ideale tra il benessere psicofisico dei lavoratori e le esigenze di produttività richieste.

    Che cosa si intende per sedie e sgabelli ergonomici?

    Le sedie e gli sgabelli da laboratorio ergonomici, rispetto alle sedute comuni, sono dunque studiati specificatamente per le esigenze dei tecnici di laboratorio e sono dotati di una serie di caratteristiche che permettono di svolgere le operazioni previste dalle mansioni lavorative nella maniera più agevole possibile,in particolare minimizzando gli sforzi a carico della colonna vertebrale derivanti dalla sedentarietà di questo tipo di lavoro.

    Quali sono le principali caratteristiche ergonomiche da valutare per scegliere una seduta da laboratorio?

    La caratteristica fondamentale per l’ergonomia di uno strumento di lavoro è la capacità dello stesso di adattarsi al corpo di chi lo utilizza. Altro aspetto fondamentale, è il tipo di lavoro per cui lo strumento viene utilizzato.

    Per mansioni lunghe

    Sebbene non esista una determinata posizione che possa garantire il comfort assoluto se mantenuta per un elevato numero di ore, è bene che gli angoli di flessione tra schiena e arti siano sempre pari a 90 gradi. Ecco perché le sedie e gli sgabelli da laboratorio impiegati per attività di lunga durata sono dotati di meccanismi a vite o a pistone, che permettono di regolarne l’altezza in base a quella del piano di lavoro sul quale bisogno operare, e di schienali reclinabili che possano accompagnare il movimento del torso garantendo sempre perfetta adesione al piano d’appoggio dello schienale. Vi sono inoltre modelli forniti di poggiapiedi per sostenere il peso delle gambe, così come di poggiatesta per posare il capo nei dovuti momenti di pausa e di braccioli per offrire supporto ai gomiti.

    Per mansioni brevi – lo sgabello  SF70 Grendene Chairs

    Nel caso di mansioni più brevi, per cui i requisiti principali da perseguirsi siano la snellezza e la libertà di movimento, la seduta ottimale può essere rappresentata dallo sgabello da lavoro modello SF70 di GrandeneChairs, costituito da una struttura di base in acciaio cromato a quattro gambe con poggiapiedi fisso, in grado di offrire solidità e stabilità, e una seduta circolare ergonomica realizzabile in diverse tipologie:  in multistrato di faggio, oppure rivestita di ecopelle o tessuto.

  • Quando lo sviluppo professionale del singolo diventa il fattore chiave del successo collettivo: una sfida per l’HR.

    Le tensioni sul mercato del lavoro spingono il dipartimento delle risorse umane a reinventarsi implementando nuove metodologie per attirare e legare talenti all’azienda. In un mercato sempre più competitivo, gli operatori economici stanno investendo un numero considerevole di risorse per incrementare l’attrattività del loro brand quale datore di lavoro. In tutto questo emerge chiaramente una nuova priorità: il concetto di benessere e sviluppo professionale del singolo.

    A tal proposito, i team delle risorse umane svolgono un ruolo essenziale. Già nel 2016 l’indagine Cegos aveva messo in evidenza una delle qualità che gli impiegati si aspettano dalle HR: il saper ascoltare (65%), ciò rende imperativa non solo la relazione con gli impiegati ma anche l’integrazione di una componente più “emozionale” in tale relazione.

    L’obiettivo è quello di dar vita ad un’esperienza collaborativa genuina. Allo stesso modo in cui ci si cura della ´user experience´, bisognerebbe occuparsi della ´employee experience´, ossia di assicurarsi che i dipendenti possano vivere momenti speciali nell’azienda permettendo loro di sfruttare appieno il loro potenziale nel raggiungimento di un obiettivo comune.

                       Sylvie Blondel, Human Resources Director – Stormshield

    “Una realtà genuina quindi, risultato di uno sforzo quotidiano, e non di una trovata marketing per attirare nuovi talenti”, spiega Sylvie Blondel, Stormshield HR Manager, che ricorda l’importanza di essere consapevoli che donne e uomini, quali individui e non solo come impiegati, sono la nuova risorsa chiave di ogni azienda responsabile e di successo. “È nostro compito, quale dipartimento HR, costruire le basi per il loro sviluppo professionale, individuale come collettivo” conclude Blondel.

    Le tre colonne portanti dell’engagement degli impiegati

    Presentare un progetto chiaro, condivisibile da tutti, che dia uno scopo allo staff.

    Un sondaggio condotto da Deloitte su un campione di 2300 persone alla fine del 2017  conferma la rilevanza del bisogno di avere uno scopo (87% degli intervistati). Dare un senso al lavoro che si svolge è visto dalla maggioranza degli intervistati come un obiettivo comune, ma è importante non dimenticarne la ricaduta sul lavoro quotidiano del singolo. Per queste ragioni, il concetto di “brown-out” – ancora poco conosciuto da dirigenti e team HR – va preso sul serio.

    Rispettare l’individualità, riconoscendo al singolo il diritto di essere sé stesso

    È di vitale importanza che le aziende prendano in considerazione i fattori che motivano i propri impiegati al fine di creare le condizioni necessarie alla generazione di un tale coinvolgimento individuale, senza limitarsi a dettare un singolo approccio in maniera compulsiva, che sia l’innovazione, un sistema di conduzione manageriale aperto, l’implementazione volontaria dello smart working, o altro. Lo studio annuale “Family and Business” di Viavoice, pubblicato in ottobre 2017, offre ottimi spunti: il 68% degli intervistati considera particolarmente rilevante il problema dell’equilibrio tra lavoro e famiglia, indirizzabile primariamente riconsiderando gli orari lavorativi al fine di adattarli ai limiti del singolo. “Occuparsi degli altri” assume il suo pieno significato in questo contesto, diventando anche una compentenza critica di cui il dipartimento delle risorse umane deve essere dotato.

    Rispettare gli impegni e mantenere una relazione a lungo termine con gli impiegati

    Ancora una volta, lo studio Cegos evidenzia le aspettative degli impiegati nei confronti del reparto delle risorse umane: rispetto degli impegni (65%) e integrità morale (61%).

    In pratica, quasi un’invocazione all’abilità dell’azienda di rispettare gli impegni presi in fase di assuzione, fornendo l’esperienza lavorativa paventata e adempiendo quindi al contratto morale con l’impiegato, rispettandone i valori decantati.

    In generale, non ci sono studi che misurino la correlazione matematica tra il benessere e la prestazione lavorativa. Tuttavia, l’infelicità sul posto di lavoro e, in particolare, lo stress sono responsabili di oltre il 50% dei casi di assenteismo. Già questo dato dovrebbe attirare la nostra attenzione.

    Quanto illustrato dimostra che le persone sono il fulcro della produttività aziendale. Senza voler dipingere un quadro troppo roseo della felicità sul posto di lavoro, dare agli impiegati l’opportunità di un’esperienza lavorativa che li porti “al livello successivo”, può fare una grande differenza, se sono circondati a lungo termine da team leali e entusiasti con cui collaborare a progetti condivisi a cui ognuno partecipa.

    Tuttavia, questo non significa che gli impiegati debbano essere elevati al grado di re. Le esigenze di risorse umane e management devono essere inserite in quest’equazione, al fine di mantenere l’equilibrio tra gli interessi individuali e quelli collettivi, quindi una relazione favorevole ad uno sviluppo professionale individuale che contribuisca effettivamente alla prestazione collettiva.

  • DuPont partner di EU-OSHA per promuovere una gestione più sicura delle sostanze pericolose

    Milano, 20 giugno 2018 – Ogni anno in Europa circa 80.000 morti per cancro sono imputabili al lavoro con sostanze cancerogene, secondo la Roadmap dell’ UE sugli agenti cancerogeni. Per prevenire queste e altre malattie negli ambienti di lavoro che possano insorgere dall’esposizione a sostanze pericolose, DuPont Sustainable Solutions è partner di EU-OSHA nella campagna 2018-2019 Ambienti di Lavoro Sani e Sicuri, “Gestire le sostanze pericolose”.

    L’obiettivo della campagna è aumentare la consapevolezza dell’importanza di porre fine ai rischi legati alle sostanze pericolose e dissipare ogni fraintendimento. Ad esempio, non sono solamente le sostanze etichettate come pericolose a costituire una minaccia per la salute umana, ma anche sostanze più comuni come la farina nei panifici o la polvere di silice nei cantieri edili, se non sono gestite correttamente. La campagna intende inoltre promuovere una valutazione e prevenzione del rischio più efficace, fornire maggiore comprensione dei rischi associati all’esposizione a sostanze cancerogene negli ambienti di lavoro, e informare le aziende ed i lavoratori della legislazione vigente per proteggerli.

    Cédric Parentelli, Managing Director for Europe and North Africa di DuPont Sustainable Solutions, dichiara: “DuPont può vantare oltre 200 anni di storia nella gestione di sostanze pericolose. Questo è il motivo per cui siamo stati coinvolti nello sviluppo del regolamento 1991 US OSHA 1910.119, che disciplina la gestione del processo di sicurezza di sostanze chimiche altamente pericolose. Come società di consulenza che opera da 50 anni negli interventi e gestione della sicurezza, noi sappiamo bene che tutti gli incidenti e malattie occupazionali sono prevedibili, se affrontati nella maniera giusta.”

    Insieme ad altri partner tra cui la European Safety Federation, la European Work Hazards Network, il Council of European Employers of the Metal, Engineering and Technology-based Industries e ISHCCO, DuPont Sustainable Solutions lavorerà con EU-OSHA per sviluppare materiali informativi, condividere le best practices, organizzare workshop e conferenze che permetteranno alle aziende di adottare migliori misure per la prevenzione dei rischi, per proteggere i lavoratori che vengono in contatto con sostanze pericolose.

    Christa Sedlatschek, Direttore EU-OSHA, spiega: “Molti lavoratori non sono consapevoli della minaccia per la loro salute costituita dal contatto con sostanze non etichettate come pericolose. La nostra campagna vuole informarli di tutti i rischi rappresentati da sostanze pericolose, non solo quelle più ovvie, e di evidenziare l’importanza cruciale della valutazione del rischio come primo passo nella prevenzione di incidenti e malattie. Per noi è molto importante avere un partner come DuPont Sustainable Solutions per il successo di questa campagna.”

    Per ulteriori informazioni su EU-OSHA 2018-2019 Health Workplaces Campaign “Manage Dangerous Substances”, visita https://healthy-workplaces.eu/

    Per ulteriori informazioni su DuPont Sustainable Solutions, visita www.sustainablesolutions.dupont.com.

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    DuPont Sustainable Solutions

    DuPont Sustainable Solutions, (DSS), un business di DowDuPont Specialty Products, fornitore leader di servizi di consulenza a livello mondiale, aiuta le organizzazioni a trasformare e ottimizzare i loro processi, tecnologie e capacità, per migliorare la sicurezza, la produttività e la sostenibilità ambientale dei luoghi di lavoro e della cultura del lavoro. Per maggiori informazioni, visitare il sito: www.sustainablesolutions.dupont.com.

     

    DowDuPont Specialty Products

    DowDuPont Specialty Products, una divisione di DowDuPont (NYSE: DWDP), è un leader globale innovativo con materiali, ingredienti e capacità altamente differenziati, che contribuiscono a trasformare le industrie e la vita quotidiana. DowDuPont Specialty Products comprende cinque business altamente tecnologici: Electronic Technologies, Industrial Biosciences, Nutrition & Health, Protective Solutions e Sustainable Solutions. I nostri dipendenti applicano la scienza e le conoscenze per aiutare i clienti a sviluppare le loro migliori idee e realizzare prodotti per il mondo reale e soluzioni smart in molteplici mercati ad alto valore aggiunto. DowDuPont intende separare la divisione Specialty Products in una società indipendente quotata in borsa. Per maggiori informazioni: www.dow-dupont.com.

     

  • L’ANIMATORE E’ IL PROTAGONISTA DEI RAPPORTI INTERPERSONALI

    L’uomo per natura è considerato un individuo sociale, cioè vive insieme ai suoi simili,  l’attività  sociale  il comunicare, il giocare, l’ingegno, sono insite nella natura umana. Vero è che le qualità, le doti naturali, come la simpatia, la fantasia, la sensibilità umana, sono diverse in ognuno di noi, così che una persona più essere più creativa, fantasiosa, sensibile di un’altra. L’animatore però, attraverso la sua opera dovrà porre tutti gli utenti sullo stesso piano cercando di “sfruttare” le doti del singolo, in favore del gruppo. In tal modo, non si avvertiranno malumori, invidie, ma tutti riusciranno a trarre un profitto considerevole dal suo operato. Quando l’animatore espleterà i compiti con impegno, intelligenza, otterrà senz’altro risultati positivi e attestati di affetto e simpatia; non esistono infatti, “cattivi” clienti ma viceversa, animatori non molto qualificati professionalmente. La cattiva riuscita del lavoro è nella maggior parte dei casi, se si parte dal presupposto di possedere doti attitudinali, da attribuire solo alla mancanza di una cultura appropriata e alla conseguente incompetenza dell’animatore in questione. Un professionista del settore è sempre responsabile del suo ruolo di vero, autentico protagonista ed attivo trascinatore. Questo suo essere sempre al centro dell’attenzione deriva dalle qualità tecniche e pratiche e dalla capacità di porsi in comunicazione positiva con gli altri, ognuno non può fare a meno dell’altro, animatore e utente devono integrarsi a vicenda. Questo aspetto riguarda soprattutto il rapporto con i fanciulli, dove occorre una particolare attitudine, quale la dolcezza e l’intuito con gli infanti . L’animatore deve essere sempre protagonista dei rapporti interpersonali, svolgendo il suo ruolo, ponendosi come mediatore e basandolo non sulla costrizione, bensì sul coinvolgimento, sulla comunicazione efficace; solo così svolgerà le sue mansioni con risultati positivi. Abbiamo quindi detto che l’animatore deve porsi come mediatore di rapporti interpersonali, volendo analizzare questo termine diremo che sostanzialmente significa comunicare, comportarsi, agire nel miglior modo possibile con i nostri simili, in un determinato contesto. I comportamenti interpersonali nell’ambito dell’animazione  possiamo suddividerli  in due categorie principali:

     1- riguarda i comportamenti interpersonali prescrivibili parzialmente

     2 – si occupa di quei comportamenti interpersonali detti “euristici”

     

    1. A) Comportamenti interpersonali prescrivibili parzialmente :

    Sono tutti quei comportamenti : verbale, comunicativo, gestuale, visivo, adoperati dall’animatore, che derivano da tecniche studiate ed apprese in precedenza. Ad esempio, adottare tutte le procedure per una comunicazione efficace in base alle diverse tipologie di utenti.

    1. B) Comportamenti interpersonali euristici :

    Si tratta di un complesso di comportamenti che prevedono l’adattamento, da parte dell’animatore, alle situazioni imprevedibili che facilmente si verificano durante il suo lavoro. Ad  esempio: nella conduzione di spettacoli serali e nei giochi, spesso nascono contestazioni e disaccordi, bisognerà quindi essere pronti ed intervenire in modo corretto.

     

    Il problema dell’animatore, visto sotto il profilo del rapporto interpersonale, ovvero sia come protagonista e ideatore sia come coadiuvante del rapporto stesso, risulta complesso ed assume quindi, angolazioni particolari. Non intendiamo discutere dell’importanza del ruolo dell’animatore, in quanto è abbastanza chiaro ormai che la figura di un operatore dell’animazione deriva da una predisposizione naturale e dalla sua qualificazione professionale. In altri termini, non si tratta di stabilire se un professionista del settore sia il promotore dell’atto animativo, per cui l’utenza assume il ruolo di “gregario” e nemmeno si tratta di ipotizzare come unico fruitore dell’attività l’utente per cui in questo caso, è l’animatore a ricoprire un ruolo marginale. Un animatore va quindi considerato come l’arbitro, il responsabile unico del rapporto interpersonale dal quale scaturisce il suo operato. Un professionista del settore va visto come uno stimolatore di interessi ed è attraverso la sua opera che soddisfa la richiesta di attività socio ricreative degli utenti. A questo punto, si pone in evidenza il concetto “qualitativo” dell’animatore come autentico leader dei rapporti sociali, il che sta a significare che il suo essere protagonista deriva dalla sua autenticità di uomo e di animatore. L’autenticità dell’animatore sia come uomo che in qualità di professionista del settore, ci riconduce al concetto del rapporto interpersonale, ovvero interazione e dialogo. L’attività animativa si può sinteticamente definire come, ricerca di insieme, lavoro comune, ed è indubbio che mediante l’animazione si sviluppano, si creano, una serie di rapporti sociali che si colorano di tonalità affettive quali l’amicizia, la stima verso il prossimo, la comprensione per le emozioni altrui. L’animatore quindi, instaura  una serie incessante di rapporti dando vita ad una comunicazione in cui, da una parte egli permette all’utente di essere se stesso e di partecipare quindi, secondo la propria naturale inclinazione ai programmi dell’animazione, dall’altra lo stesso animatore conserva quell’autonomia nei confronti della propria personalità che lo mette al riparo da eventuali “coinvolgimenti personali” consentendogli di conservare il necessario dominio di se. L’essere protagonista, favorire i rapporti sociali, per un animatore è quindi un dovere ed è evidente che non basta la sola predisposizione, ma occorre sempre una efficace tecnica operativa. Così facendo si acquisiscono e si mettono in pratica conoscenze scientifiche e tecniche, atte a svolgere anche funzioni di assistenza nei suoi molteplici aspetti : preventivo, curativo, riabilitativo.

     

     

    ( a cura dello staff di Animandia, tratto da Analisi generale dell’animazione Edizioni Effegi)

     

    IMPORTANTE . Per quanti volessero lavorare nel settore dell’animazione turistica segnalo dunque Animandia http://www.Animandia.it

    Animandia è un portale nato oltre 16 anni fa  allo scopo  di sostenere e favorire lo sviluppo del settore dell’animazione turistica. Animandia opera mediante un mercatino di annunci ed inserzioni,  a disposizione di tutti gli interessati.

    Nel mercatino di Animandia, ci sono numerose offerte di lavoro sia su territorio Nazionale, ma anche suddivise per singole Regioni .

    Ogni annuncio con le offerte lavorative riporta, oltre la descrizione del personale richiesto, anche i recapiti

    ( email. e tel) di tutte le aziende associate che ricercano animatori vari ruoli anche alla prima esperienza, prevalentemente si tratta agenzie di animazione, tour operator, organizzazioni vacanze e strutture turistiche

    Ultima cosa che ci tengo a segnalare è che Animandia mette a disposizione degli interessati  un comodo servizio gratuito chiamato Curriculum espresso, mediante il quale è possibile inviare il proprio CV alle agenzie aderenti all’iniziativa. In pratica,  inviando a mezzo posta elettronica ( [email protected]) un breve curriculum, la redazione di Animandia provvederà a sua volta

    ad inoltrarlo a tutte le  imprese associate che ricercano personale. In questo modo si contattano decine di aziende simultaneamente, aumentando così le possibilità di poter trovare impiego.

     

     

     

  • A VICENZA FOCUS SU LAVORO E FORMAZIONE: I PARRUCCHIERI SI EVOLVONO DA ARTIGIANI IN IMPRENDITORI DELLA BELLEZZA

    -0,7% i saloni di parrucchieri e barbieri in provincia di Vicenza negli ultimi cinque anni e -0,1% in tutto il Veneto. Sono i dati della rilevazione realizzata a fine 2017 da UnionCamere sui parrucchieri e i saloni di bellezza in Italia, che evidenzia una situazione di prolungata stagnazione in tutta la Penisola.

    In particolare in Veneto sono 8.672 le imprese registrate alla Camera di Commercio nel 2017, contro le 8.682 del 2012, con una perdita dello 0,1% in 5 anni: una flessione minore rispetto alla media nazionale di – 0,2% in 5 anni, su un totale di 102.841 imprese in Italia registrate nel 2017 contro le 103.092 imprese del 2012.

    La provincia di Vicenza presenta però una situazione lievemente più difficile rispetto alla media regionale: sono state infatti 1.583 le imprese registrate alla Camera di Commercio a novembre 2017, contro le 1.594 del 2012, con una perdita dello 0,7% in 5 anni, ma con una timida ripresa nell’ultimo anno (+0,3% nel 2017 vs 2016).

    Secondo le associazioni di categoria, una spinta alla ripresa può arrivare dalla formazione e nello specifico da una formazione non solo tecnica (taglio e colore), ma orientata soprattutto al marketing e alla comunicazione.

    Spazzola e phon infatti non bastano più per far di un parrucchiere un professionista di successo. Una recente analisi[1] restituisce infatti un’immagine del settore sintetizzabile in tre numeri: sei, tre, uno. Ovvero, su dieci saloni di acconciature sei sono in forte difficoltà, tre sono quelli che ‘vanno avanti’ e uno è il salone che, a dispetto del periodo, continua a prosperare, a conquistare clienti, e a crescere per scontrino medio e profitti. La stessa analisi rivela che l’85% dei parrucchieri realizza solo il 15% dei profitti, mentre il 15% di essi ne realizza l’85%.

    «Oggi è indispensabile porre sullo stesso piano le capacità imprenditoriali e le competenze tecniche: bisogna fare marketing con la stessa sicurezza, la stessa passione, gli stessi risultati con cui si esegue un taglio, una piega, un colore, un trattamento. Finito il tempo del ‘tutto per tutti’, oggi è necessario avere una differenza forte, ovvero una specializzazione; bisogna poi essere bravi a comunicarla, sia internamente sia esternamente, occorre definire e attirare la clientela in target, ed infine occorre gestire il team e il salone con attitudine e capacità imprenditoriali». Parola di Lelio ‘lele’ Canavero, trainer di impresa specializzato in hair&beauty, da oltre vent’anni al fianco di migliaia di acconciatori, che presenta a Vicenza il suo nuovo libro “Creatori di Autostima”, pubblicato da ‘Talenti Potenti’ e prenotabile on line su www.creatoridiautostima.it.

    Quella di Vicenza è la dodicesima delle 19 tappe che, attraverso un tour in tutta Italia, coinvolgono fino a fine marzo migliaia di acconciatori. Una volta prenotato il libro può essere ritirato nelle tappe del tour. Ogni tappa prevede un incontro di due ore e mezza con i parrucchieri in cui vengono condivisi i temi portanti dei 9 capitoli del libro: un vero e proprio percorso per costruire la propria mentalità imprenditoriale, così che i parrucchieri possano evolversi in Imprenditori della Bellezza e prendere coscienza del loro ruolo di Creatori di Autostima. «Ho scritto questo libro – commenta Lelio “lele” Canavero – perché sono arrivato ad amare troppo i parrucchieri per accettare di vederli spesso sprecare il proprio talento. Oggi a parità di talento vince chi lo comunica meglio, per questo dedico questo libro ai parrucchieri, che li ispiri fino a diventare sempre più degli esempi, per i parrucchieri come per tanti altri imprenditori: esempi di quanto sia potente mettercela tutta nel fare le cose giuste».

    L’incontro formativo del 15 marzo di svolge al Viest hotel, dalle 20,30 alle 23, in via Uberto Scarpelli 41; è gratuito e aperto a chi ha prenotato il libro, che sarà consegnato direttamente dall’autore al termine della serata.

    [1] Effettuata da Lelio ‘lele’ Canavero su un campione di 200 saloni di parrucchieri nel 2017

  • A VERONA FOCUS SU LAVORO E FORMAZIONE: I PARRUCCHIERI SI EVOLVONO DA ARTIGIANI A IMPRENDITORI DELLA BELLEZZA

    -2,3% i saloni di parrucchieri e barbieri in provincia di Verona negli ultimi cinque anni e -0,1% in tutto il Veneto. Sono i dati della rilevazione realizzata a fine 2017 da UnionCamere sui parrucchieri e i saloni di bellezza in Italia, che evidenzia una situazione di prolungata stagnazione in tutta la Penisola.

    In particolare in Veneto sono 8.672 le imprese registrate alla Camera di Commercio nel 2017, contro le 8.682 del 2012, con una perdita dello 0,1% in 5 anni: una flessione minore rispetto alla media nazionale di – 0,2% in 5 anni, su un totale di 102.841 imprese in Italia registrate nel 2017 contro le 103.092 imprese del 2012.

    La provincia di Verona presenta però una situazione più difficile rispetto alla media regionale: sono state infatti 1.806 le imprese registrate alla Camera di Commercio a novembre 2017, contro le 1.848 del 2012, con una perdita del 2,3% in 5 anni, il dato peggiore di tutta la regione assieme a quello della provincia di Belluno (-6,8%).

    Secondo le associazioni di categoria, una spinta alla ripresa può arrivare dalla formazione e nello specifico da una formazione non solo tecnica (taglio e colore), ma orientata soprattutto al marketing e alla comunicazione.

    Spazzola e phon infatti non bastano più per far di un parrucchiere un professionista di successo. Una recente analisi[1] restituisce infatti un’immagine del settore sintetizzabile in tre numeri: sei, tre, uno. Ovvero, su dieci saloni di acconciature sei sono in forte difficoltà, tre sono quelli che ‘vanno avanti’ e uno è il salone che, a dispetto del periodo, continua a prosperare, a conquistare clienti, e a crescere per scontrino medio e profitti. La stessa analisi rivela che l’85% dei parrucchieri realizza solo il 15% dei profitti, mentre il 15% di essi ne realizza l’85%.

    «Oggi è indispensabile porre sullo stesso piano le capacità imprenditoriali e le competenze tecniche: bisogna fare marketing con la stessa sicurezza, la stessa passione, gli stessi risultati con cui si esegue un taglio, una piega, un colore, un trattamento. Finito il tempo del ‘tutto per tutti’, oggi è necessario avere una differenza forte, ovvero una specializzazione; bisogna poi essere bravi a comunicarla, sia internamente sia esternamente, occorre definire e attirare la clientela in target, ed infine occorre gestire il team e il salone con attitudine e capacità imprenditoriali». Parola di Lelio ‘lele’ Canavero, trainer di impresa specializzato in hair&beauty, da oltre vent’anni al fianco di migliaia di acconciatori, che presenta a Verona il suo nuovo libro “Creatori di Autostima”, pubblicato da ‘Talenti Potenti’ e prenotabile on line su www.creatoridiautostima.it.

    Quella di Verona è la decima delle 19 tappe che, attraverso un tour in tutta Italia, coinvolgono fino a fine marzo migliaia di acconciatori. Una volta prenotato il libro può essere ritirato nelle tappe del tour. Ogni tappa prevede un incontro di due ore e mezza con i parrucchieri in cui vengono condivisi i temi portanti dei 9 capitoli del libro: un vero e proprio percorso per costruire la propria mentalità imprenditoriale, così che i parrucchieri possano evolversi in Imprenditori della Bellezza e prendere coscienza del loro ruolo di Creatori di Autostima. «Ho scritto questo libro – commenta Lelio “lele” Canavero – perché sono arrivato ad amare troppo i parrucchieri per accettare di vederli spesso sprecare il proprio talento. Oggi a parità di talento vince chi lo comunica meglio, per questo dedico questo libro ai parrucchieri, che li ispiri fino a diventare sempre più degli esempi, per i parrucchieri come per tanti altri imprenditori: esempi di quanto sia potente mettercela tutta nel fare le cose giuste».

     

    L’incontro formativo del 13 marzo di svolge al Crowne Plaza Verona hotel, dalle 20,30 alle 23, in via Belgio 16; è gratuito e aperto a chi ha prenotato il libro, che sarà consegnato direttamente dall’autore al termine della serata.

     

    [1] Effettuata da Lelio ‘lele’ Canavero su un campione di 200 saloni di parrucchieri nel 2017

  • Con il progetto Florà due anni di formazione gratuita per 15 donne artigiane in Europa

    Creativi108 lancia il progetto Florà per contrastare il gender gap in Europa

    Il 23 febbraio 2018 alle ore 15.30 al padiglione 35 di Bologna Fiere, in occasione della manifestazione dedicata alla creatività per gli amanti dell’hobbistica e del fai-da-te “Il Mondo Creativo”, verrà presentato alla città di Bologna il progetto europeo Florà “Handmade Women Across Europe”. L’iniziativa di durata biennale ha l’obiettivo di far fronte al divario occupazionale di genere (o gender gap) attraverso l’erogazione di borse di studio per la formazione di 15 donne-artigiane sopra i 25 anni di Italia, Bulgaria, Spagna, Repubblica Ceca e Polonia.

    Il progetto, finanziato dal programma Erasmus+, è un’idea di Creativi108, realtà bolognese esperta di innovazione sociale e di progettazione internazionale,  che ha deciso di dare vita a Florà per sostenere  le donne che con il loro lavoro artigianale fanno fronte alla difficoltà di accesso al mercato del lavoro o si impegnano per il miglioramento dell’economia familiare.

    Per ognuno dei 5 paesi coinvolti nel progetto saranno selezionate 3 handmade che potranno accedere ad un percorso di formazione di due anni che le aiuterà a sviluppare tutte le competenze necessarie a diventare delle vere proprie imprenditrici. Gli ambiti di formazione sono al passo con i tempi di un’economia digitale e riguardano: ICT ed e-commerce, Social Media e Branding, Management, gestione economica e autoimprenditorialità.

    Competenze tecniche ma anche le cosiddette soft-skills saranno un patrimonio non esclusivo ma che verrà diffuso dalle 15 handmade ad altre loro “colleghe” residenti nel proprio Paese in modo da moltiplicare le ricadute positive del progetto Florà. Un ulteriore obiettivo del progetto è far si che le artigiane che completeranno il percorso formativo previsto per i prossimi due anni assumano il ruolo di una nuova figura professionale definita “Handmade Thinker” che ha le capacità non solo di “fare” il prodotto artigianale, ma anche di interpretare il mercato, saper utilizzare strumenti digitali e sviluppare strategie di posizionamento e di empowerment.

    Alle Handmade Thinkers verrà proposto un percorso formativo che si svolgerà in 4 mobilità internazionali e in formazioni online, secondo il modello del “blended learning” e sarà co-sviluppato con il contributo del know-how delle organizzazioni capofila del progetto per il proprio Paese. Ognuna delle 5 organizzazioni partner infatti avrà un percorso comune di condivisione di standard, metodologie e obiettivi comuni, contribuendo con il proprio portato legato alle specificità del contesto socio-economico del proprio paese. In questo modo sarà possibile implementare il progetto in modo efficace e pertinente in ciascuna area geografica.

    Florà darà vita ad un network europeo per il sostegno dell’autoimprenditorialità femminile nel campo dell’artigianato. Ciascuna delle organizzazioni capofila del progetto sarà responsabile della attivazione e del coinvolgimento attivo di almeno altre 30 organizzazioni del proprio contesto nazionale che saranno chiamate a prendere parte alle azioni di potenziamento dei risultati e delle ricadute positive in termini economici e sociali a livello nazionale ed internazionale.

    Per informazioni sul progetto Florà è possibile rivolgersi a Creativi108 (Via Niccolò Dall’Arca, Bologna, Tel 051402159) mail [email protected] o consultare il sito web www.handmade-flora.com .

  • Storie di successo: un blog su quello che accade a Vitha Group

    È ormai 1 anno che lavoro in Vitha Group e ho voluto creare questo blog per testimoniare cosa significhi per me e per molti altri miei colleghi lavorare in questa azienda da oltre 50 milioni di fatturato annuo.

    Ricordare ciò che ero prima di iniziare questa bellissima avventura mi dà molto da pensare. Trascorrevo le mie giornate dormendo perchè di notte lavoravo: ero un giocatore di poker, uno di quelli che passano almeno 8 ore davanti al pc. Per farla breve avevo 48 anni e non ero per nulla soddisfatto della mia vita, anzi devo dire che me la vedevo veramente brutta. Non avevo neanche la macchina.

    Poi un giorno camminavo per le vie di Pesaro e mi sono detto: cosa sto combinando?!?! Avevo deciso di dare una svolta alla mia vita ma non sapevo come, ho cercato tra le offerte di lavoro poi un mio amico mi ha parlato di Vitha Group Spa. Un suo conoscente era diventato uno loro concessionario e ora guadagnava un bel gruzzolo svolgendo un lavoro appagante e onesto.

    Fonte: https://vithagrouplavoro.blogspot.it/

  • TRASFERIMENTO LEGGE 104/1992: Legittimo il rifiuto del dipendente al trasferimento se gode delle tutele previste dalla legge

    TRASFERIMENTO LEGGE 104/1992: Legittimo il rifiuto del dipendente al trasferimento se gode delle tutele previste dalla legge 

    http://studiolegalecimino.eu/trasferimento-legge-104-1992/

    La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24015 del 12 ottobre 2017, si è espressa sulla questione della possibilità o meno di trasferire il lavoratore dipendente che usufruisca dei permessi ex legge 104/1992 per assistere un familiare disabile.
    Il caso, nella specie, ha riguardato il ricorso di un lavoratore (dipendente presso un carcere, addetto alla mensa) il quale si era visto licenziare a seguito di un suo rifiuto ad essere trasferito in altra sede aziendale, seppur questa nuova unità era distante pochi chilometri dalla precedente e, comunque, entro lo stesso Comune.
    Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano rigettato il ricorso del lavoratore contro il licenziamento. Per entrambi i giudici del merito, infatti, sebbene il lavoratore fosse in possesso dei requisiti di cui alla Legge n. 104/1992, il trasferimento doveva ritenersi legittimo.
    La pronuncia della Cassazione che accoglie il ricorso del lavoratore, assume rilievo in quanto afferma un importante principio di diritto: il lavoratore che fruisce dei permessi ex legge 104 non può essere trasferito, perché verrebbe violato il più rigoroso regime di protezione di cui egli gode per il fatto che assiste un familiare in situazione di handicap.
    Viene chiarito, pertanto, che, nel valutare il trasferimento del dipendente che fruisce dei permessi mensili per l’assistenza di familiari disabili, non può operare il riferimento posto dall’articolo 2103 del codice civile al concetto di unità produttiva (“Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”.).
    Il riconoscimento al lavoratore dello speciale regime di protezione ha come obiettivo la tutela del diritto del congiunto a mantenere invariate condizioni di assistenza nel rispetto di quanto previsto dalla Costituzione oltre che dalla Carta di Nizza (che salvaguarda il diritto dei disabili di beneficiare di misure rivolte al loro inserimento sociale) e dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 in materia di protezione dei disabili.
    Ed infatti, alla luce delle richiamate fonti, sostengono gli Ermellini: “L’efficacia della tutela della persona con disabilità si realizza, per quanto rileva nella fattispecie in esame, anche mediante la regolamentazione del contratto di lavoro in cui è parte il familiare della persona tutelata, in quanto il riconoscimento di diritti in capo al lavoratore è in funzione del diritto del congiunto con disabilità alle immutate condizioni di assistenza.”.
    In buona sostanza, per la Cassazione il lavoratore che usufruisce dei permessi della richiamata legge, ha il diritto di scegliere la propria sede di lavoro, che solitamente sarà la più vicina al domicilio del disabile da lui assistito. Inoltre, egli non potrà essere trasferito in un’altra sede dell’azienda senza che abbia dato il proprio consenso.
    E lo stesso principio – in deroga al citato art. 2103 c.c. – vale anche se il trasferimento non comporta lo spostamento ad una nuova unità produttiva o si realizza nell’ambito dello stesso Comune.
    Orbene, in questo contesto, volto a chiarire i vincoli legati al trasferimento del lavoratore che usufruisce dei permessi previsti dalla Legge 104/92, l’unico limite che la Suprema Corte individua è quello che si verifica quando il datore di lavoro dimostri l’esistenza di specifiche esigenze tecnico-produttive od organizzative, le quali impediscono una soluzione diversa dal mutamento geografico del posto di lavoro. Per cui il datore di lavoro dovrà dimostrare che tali ragioni possono essere soddisfatte solo con il trasferimento del lavoratore in questione. Il trasferimento infine potrà avvenire in caso comprovato di incompatibilità ambientale del dipendente o per la definitiva soppressione del posto di lavoro.
    Per la Cassazione, diviene fondamentale valorizzare al massimo le esigenze di assistenza e di cura del familiare disabile del lavoratore nel momento in cui si effettua il necessario bilanciamento di interessi e di diritti del lavoratore e del datore di lavoro “occorrendo salvaguardare condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui la persona con disabilità si trova inserita ed evitando riflessi pregiudizievoli dal trasferimento del congiunto ogni volta che le esigenze tecniche, organizzative e produttive non risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte”.
    La Corte d’appello dovrà quindi tornare a pronunciarsi sulla vicenda, tenendo conto dei principi di diritto enunciati dalla Cassazione con la sentenza in commento, che possono così sintetizzarsi: “Il trasferimento del lavoratore legittima il rifiuto del dipendente che ha diritto alla tutela di cui all’art. 33 c. 5 della L. n. 104 del 1992 di assumere servizio nella sede diversa cui sia stato destinato ove il trasferimento sia idoneo a pregiudicare gli interessi di assistenza familiare del dipendente e ove il datore di lavoro non provi che il trasferimento è stato disposto per effettive ragioni tecniche, organizzative e produttive insuscettibili di essere diversamente soddisfatte” .
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  • DIPENDENTI PUBBLICI: AL GIUDICE AMMINISTRATIVO IL RISARCIMENTO DEL DANNO BIOLOGICO

    DIPENDENTI PUBBLICI: AL GIUDICE AMMINISTRATIVO IL RISARCIMENTO DEL DANNO BIOLOGICO

     

    http://studiolegalecimino.eu/pubblico-impiego-al-giudice-amministrativo-risarcimento-del-danno-biologico/

     

    Con la sentenza n. 28369/2017 dello scorso 28 novembre a Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha statuito sulla questione del riparto di giurisdizione per le controversie in materia di pubblico impiego intervenendo nella vicenda occorsa ad un dipendente dell’Anas il quale aveva fatto ricorso onde ottenere l’accertamento del proprio diritto ad essere inquadrato nella mansione di “quadro di primo livello con posizione organizzativa ed economica A” ,superiore a quella ricoperta presso l’azienda, oltreché al risarcimento del danno biologico per aver patito un infarto al miocardio causato dal sovraccarico di mansioni e di incarichi.

    Tale vicenda era decisa in primo grado dal Tribunale di Campobasso, il quale ritenne accertato che il ricorrente avesse svolto mansioni superiori al proprio inquadramento dal 1975 all’aprile 2002 e per l’effetto condannò l’Anas al pagamento delle differenze retributive ed al risarcimento del danno non patrimoniale da dequalificazione.

    Tale decisione fu successivamente impugnata presso la Corte d’Appello di Campobasso la quale, riformò la sentenza del giudice di prime cure, dovendo ritenere il difetto di giurisdizione del giudice ordinario per il periodo anteriore al 26.07.1995, epoca di trasformazione in Ente nazionale per le strade ai sensi del d.lgs. n. 143/94, e di conseguenza, per il resto, rigettare la domanda del lavoratore.

    Al fine di meglio comprendere la questione occorre rammentare che in materia di pubblico impiego, successivamente all’assoggettamento di quest’ultimo alle norme di diritto privato e alla contrattazione collettiva, avviata con il D.Lgs. 29/1993, si sono poste notevoli questioni in merito al riparto di competenze tra giudice ordinario e giudice amministrativo. Norma spartiacque in materia è il cosiddetto T.U. in materia di pubblico impiego emanato con il D.Lgs. n. 80/1998, successivamente modificato dal D.Lgs. n. 165 del 2001 il cui art. 63 devolve alla cognizione del Giudice Ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.

    La successione tra la precedente e la nuova disciplina è regolata, a sua volta, dall’art. 69, comma 7, D.Lgs. 165/2001, ai sensi del quale le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore alla data del 30 giugno 1998 restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

    Ed è qui che si snoda la questione del nostro lavoratore, che vista la decisione della Corte d’appello di Campobasso ricorreva in Cassazione articolando le proprie ragioni in tre motivi a loro volta suddivisi in più punti.

    Ed invero il ricorrente contestava, per quanto è qui di interesse, le affermazioni dalla Corte territoriale in ordine alla ritenuta sussistenza del difetto di giurisdizione affermato sulla base del riferimento al dato storico dello svolgimento delle mansioni superiori fino al 26.07.1995, oltre che a quello del danno biologico sofferto per l’infarto occorso nel 1992.

    La difesa di parte ricorrente osservava, infatti, che per stabilire la giurisdizione occorre tener conto del principio di legittimità, secondo cui, laddove la pretesa abbia origine da un fatto permanente del datore di lavoro, si deve aver riguardo al momento della realizzazione del fatto dannoso e quindi, a quello della cessazione della permanenza. Ciò posto applicando tale principio alla fattispecie in esame, ne deriverebbe, secondo il ricorrente, che dal momento della cessazione dell’illecito datoriale, avvenuta dopo il 30.06.1998, non poteva non sussistere la giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria atteso che a partire da tale data le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione sono attribuite ex art. 69 comma / del D.lgs m. 165/2001 al giudice ordinario.

    Allo stesso modo, secondo il ricorrente si determinerebbe la giurisdizione per quel che concerne il risarcimento del danno biologico da infarto dovendo datare la lesione al momento (3.04.1996) in cui gli venne comunicato il rigetto della richiesta di equo indennizzo.

    Da qui discenderebbe – secondo la difesa del ricorrente –  la giurisdizione del giudice ordinario in quanto provvedimento successivo al 26.07.1995 data in cui l’azienda presso cui lavorava fu trasformata in ANAS con la conseguente sottoposizione dei rapporti di lavoro del personale dipendente alla disciplina delle norme di diritto privato e della contrattazione collettiva.

    In ordine alle suesposte questioni la Corte ha ritenuto fondato il motivo inerente al difetto di giurisdizione del giudice ordinario in quanto “dando seguito a quanto già affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 20726/2012, si rileva che in tale decisione è stato posto in risalto il concetto di infrazionabilità della giurisdizione nei casi, come il presente, contraddistinti dalla unitarietà della questione di merito dedotta in giudizio, benché ricompresa nel periodo al cui interno si colloca il discrimine temporale del 30.06.1998 tra la giurisdizione del giudice amministrativo e quella del giudice ordinario”.

    Ed invero già allora la Suprema Corte aveva espresso, come regola, la giurisdizione del giudice ordinario per ogni questione che riguardi il periodo del rapporto successivo al 30.06.1998 o che parzialmente investa anche il periodo precedente, ove risulti essere sostanzialmente unitaria la fattispecie dedotta in giudizio; lasciando residuare la giurisdizione del giudice amministrativo per le sole questioni che riguardino unicamente il periodo del rapporto compreso entro la data suddetta.

    Pertanto, ha osservato la Corte, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, atteso che nel caso in esame “ non vi è alcun dubbio sul fatto che la questione posta all’attenzione dei giudice di merito […] era sempre la stessa, trattandosi di verificare per tutto il periodo di causa la fondatezza o meno delle questioni connesse alla richiesta di riconoscimento del diritto all’inquadramento nelle superiori mansioni […] ed alla conseguente richiesta di condanna della datrice di lavoro al pagamento delle relative differenze retributive ed al preteso risarcimento del danno”.

    Diverso discorso va invece fatto per quanto attiene la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario in relazione al reclamato risarcimento del danno biologico subito in seguito all’evento patologico subito del 1992. Sul punto la Corte richiama nuovamente una Sezione Unite pregressa (n. 5468/2009) la quale aveva già statuito che nel caso di controversia relativa al rapporto di pubblico impiego per il quale non trova applicazione il d. lgs. 31.03.1998 n. 80, la soluzione della questione del riparto di giurisdizione rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrità psico-fisica è strettamente subordinata all’accertamento della natura giuridica dell’azione di responsabilità proposta, in quanto, se è fatta valere la responsabilità contrattuale dell’ente datore di lavoro, la cognizione rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, mentre, se è stata dedotta la responsabilità extracontrattuale la giurisdizione spetta al giudice ordinario.

    Tuttavia, prosegue la Corte, l’accertamento circa la natura del titolo di responsabilità azionato prescinde dalle qualificazioni operate dall’attore, mentre assume valore decisivo la verifica dei tratti propri dell’elemento materiale dell’illecito, e quindi l’accertamento se il fatto denunciato violi il generale divieto di “neminem laedere” e riguardi, quindi, condotte la cui idoneità lesiva possa esplicarsi indifferentemente nei confronti della generalità dei cittadini come nei confronti dei propri dipendenti, ovvero consegua alla violazione di obblighi specifici che trovino la ragion d’essere nel rapporto di lavoro.

    Su tali basi le Sezioni Unite hanno dunque ritenuto di dover confermare, per tale voce di danno, la giurisdizione del giudice amministrativo.

    In definitiva, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario con riferimento alle rivendicate mansioni superiori e alla relativa richiesta di pagamento delle differenze retributive e di risarcimento danni per la lamentata dequalificazione, mentre va confermata la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla verifica della sussistenza del danno biologico per l’infarto al miocardio occorso nel 1992.

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  • Pannelli fonoassorbenti: una soluzione ottimale per gli uffici

    I pannelli fonoassorbenti sono ideali per i luoghi di lavoro in cui è presente una moltitudine di persone, che ha necessità di parlare e dialogare continuamente.

    I pannelli riportano i rumori di fondo e i riverberi, su un limite accettabile, e possono anche essere scelti per svolgere una funzione estetica, quindi come veri e propri pezzi d’arredamento.

    Il pannello divisorio è prodotto in formato modulare, per cui è possibile realizzare configurazioni diverse, che si adattano anche a conformazioni particolari e ad esigenze specifiche.

    È ormai noto, dunque, che la riduzione del rumore nelle stanze implica anche i volumi dovuti alle reazioni istintive delle persone: in ambiente silenzioso, una persona tenderà a parlare con toni più pacati.

    Un ambiente tranquillo è fondamentale, assicura una delle condizioni necessarie per la concentrazione, e quindi anche per l’andamento produttivo. Installare pareti fonoassorbenti ufficio garantisce la quiete necessaria per evitare inutili distrazioni.

    La disposizione del pannello fonoassorbente va progettata con attenzione: dev’essere possibilmente omogenea in tutto l’ambiente: sui soffitti, su parete e corridoio. Posizionare soltanto un blocco acustico nei pressi delle fonti dei rumori è poco efficace, proprio perché il problema, soprattutto, in ambito di uffici e  call center non è l’intensità del rumore prodotto (il più delle volte sono voci, calpestii, quindi lievi) ma piuttosto la quantità di riflessioni e rimbalzi delle onde sonore: Infatti, è questo che genera il riverbero, assimilabile a una sottile eco di sottofondo, e pertanto fastidioso, se presente durante l’intera giornata lavorativa.

    Il pannello può essere rivestito coi colori più svariati, con diversi tipi di tessuto, in modo che si fondano perfettamente con l’arredo già presente, e che possano costituire anche un elemento che aggiunge qualcosa all’estetica complessiva delluogo di lavoro.

    L’installazione può avvenire attraverso sistemi di fissaggio , a muri o soffitti, oppure all’occorrenza i pannelli possono anche essere posizionati su piantana mobile.
    Si può creare una copertura omogenea, oppure scegliere di realizzare dei raggruppamenti di pannelli, distanziati in modo da aumentarne al massimo l’efficacia.

     

     

  • ProntoPro cerca 20 talenti digitali entro la fine dell’anno

    Diversi i profili richiesti: dall’Head of Product a figure in ambito sales, product e marketing

     

    Milano, novembre 2017“A 2 anni e mezzo dalla nascita della nostra azienda siamo diventati 100, ma vogliamo diventare 120 entro la fine del 2017” con queste parole Marco Ogliengo, Amministratore delegato di ProntoPro.it , ha annunciato il piano di assunzioni che interesserà gli ultimi mesi dell’anno.

    La startup, nata da un’idea di Marco Ogliengo e Silvia Wang, continua a crescere a ritmi molto sostenuti registrando tassi di sviluppo del 20% ogni mese e sta cercando profili capaci di contribuire a determinare la trasformazione di ProntoPro in una global company che operi e si sviluppi in un contesto internazionale oltre che nazionale, dove è già leader nel mercato dei servizi.

    “Solo il 2% delle startup italiane ha uno staff superiore alle 50 persone e ProntoPro è riuscito ad entrare in questo ristretto gruppo di aziende in pochi mesi. – ha detto Vito Lomele, fondatore di Job Rapido e membro del CdA in ProntoPro – Credo che i ritmi di crescita di questa startup siano un importante esempio di growth hacking in Italia e sono sicuro che la loro storia sarà fonte di ispirazione per nuovi imprenditori nel nostro Paese”.  

    “I risultati raggiunti sono il frutto di duro lavoro, di una strategia di crescita definita, ma soprattutto dell’impegno, della passione e della dedizione delle persone che sono entrate a far parte del nostro team – ha dichiarato Marco OgliengoSono molto orgoglioso di quello che siamo riusciti a fare in così poco tempo, ma sono consapevole del fatto che la strada sia ancora in salita e che per continuare a sostenere questi ritmi sia indispensabile assumere persone motivate e valide come quelle già presenti in azienda”.

    Le persone che si uniranno al team dovranno essere capaci di unire un’elevata competenza con doti di flessibilità e creatività e al di là di età ed esperienza maturata, è determinante essere intraprendenti, proattivi e con una reale volontà di crescita in tempi molto brevi.

    I profili cercati, visibili al link  https://www.prontopro.it/lavora-con- noi/ sono vari: si va dall’Head of Product al Senior Systems Engineer, a diverse figure quali creativi, startupper e persone che si dedichino alla consulenza commerciale.

  • Dall’Industria 4.0 al Lavoro 4.0 e al nuovo welfare – Come le nuove tecnologie digitali hanno ridefinito mercati, lavoro e previdenza sociale

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    Parlare di Industria 4.0 non significa solo far riferimento al Piano Calenda e agli effetti positivi che ne sono derivati, ma significa anche parlare di Lavoro 4.0 e del nuovo welfare da sviluppare per garantire, come sostiene il Centro Studi Economico Finanziario ESG89supporto e assistenza ai lavoratori di domani nell’epoca della flessibilità e della mobilità costante.

    Potenziare l’orientamento e gli strumenti di passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro, garantire il diritto alla formazione e all’aggiornamento costanti e ripensare il welfare in modo tale da renderlo fruibile ed efficace soprattutto nelle fasi più impegnative della vita dell’individuo. Sono questi i risultati dell’indagine conoscitiva condotta dalla Commissione Lavoro del Senato sull’impatto che i nuovi paradigmi della quarta rivoluzione industriale hanno sul mercato del lavoro e sulla vita quotidiana dei cittadini.

    Il concetto principale che emerge come risultato dell’analisi è la necessità di prendere consapevolezza non solo dei vantaggi delle nuove tecnologie digitali, ma soprattutto dei rischi esse possono comportare. Sarà dunque compito delle istituzioni e dei legislatori creare le condizioni normative e strutturali per coniugare la nuova fluidità del mercato del lavoro con la sicurezza e la stabilità necessarie per il benessere dei lavoratori, ed evitare che la flessibilità si trasformi in una trappola di incertezza e precarietà. È necessario dunque creare un nuovo modello di welfare in grado di integrare previdenzasanità e assistenza, per offrire una protezione a 360 gradi e in grado di coprire ogni aspetto della vita dei lavoratori.

    Ancora una volta, parlare di Industria 4.0 significa entrare in un argomento ampio e trasversale, che tocca nel profondo la vita dei lavoratori. Dai nuovi ritmi lavorativi alle nuove tipologie contrattuali, dalla flessibilità alla formazione costante, il Lavoro 4.0 è qui ora e richiede un adeguamento immediato di lavoratori, enti e istituzioni.

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  • RWS ITALIA – ECONOMIA CIRCOLARE NON È TUTTO COME SEMBRA

     

    Oggi parliamo di economia circolare. Lo stesso termine fa intuire di cosa si tratta , ma per spiegarlo meglio faremo qualche esempio anche se non saremo esaustivi al massimo per non annoiare il lettore che forse gia conosce quello di cui stiamo per scrivere . Qui un link dì Wikipedia per approfondimenti 

    Nell’economia circolare funziona tutto intorno ai beni di consumo che si producono, facciamo un esempio . Una azienda imbottiglia acqua ed ha necessità di un contenitore per poterla vendita , parliamo della classica bottiglia in plastica o vetro .Una volta consumto il liquido contenuto quella bottiglia dovrà essere recuperata per ritornare a dare nuova vita ad altri oggetti . In tal modo avremo un circolo virtuoso che, in teoria, non dovrebbe piu sfruttare ulteriori riserve naturali. In verità l’economia circolare prevede che chi imbottiglia l’acqua , l’esempio che facevamo prima, deve sostenere innovzioni per un contenitore che abbia meno plastica possibile e che ne assicuri la riciclabilità . Ripeto è solo una sintesi per rendere l’idea di cosa stiamo trattando .

    In effetti il tema di cui scriviamo oggi è molto interessante ma, diversamente da chi ritiene l’economia circolare sia il volano dell’economia mondiale, ho diversi dubbi e spiegherò quali .

    Circa 20 anni fa gli economisti ci dissero che la globalizzazione , ovvero la libera circolazione delle merci in paesi sin’allora in embargo o chiusi in una economia interna , sarebbe stata la soluzione alla crescita del pil mondiale e benessere . Vero ! È stato cosi. Tutti i paesi gia industrializzati ambirono a mercati come la Cina , India , Brasile , dove la densità di popolazione era talmente alta Per fare crescere i consumi e quindi vendite e nuovi profitti industriali . In cambio la Cina ricevette know-how, tecnologie che le permisero , grazie il basso costo di manodopera ad esportare in tutto il mondo . Come sapete già , quello che si produceva in italia o negli Stati Uniti si iniziò a produrre in paesi a basso costo di manodopera .

    Tutto quello di cui ho scritto sopra non deve essere demonizzato o con superficialità essere considerato un ” depredamento ” all’Italia o agli altri paesi gia industrializzati . No. È stato , per certi versi , poi vedremo altre ragioni , un beneficio per miliardi di persone . La Cina è riuscita a trsformarsi da società rurale a società industrializzata ; aprendosi agli altri paesi ha dovuto necessariamente importare anche forme di democrazia . Oggi la Cina è industrializzata , viaggia con un pil del piu 8 / 10 % , è una fonte di inquinamento ma anche di sviluppo .

    Quanto raccontato a titolo esemplificativo della Cina era una parte della medaglia , perchè dall’altra intanto che si “globalizzava con libero scambio di merci , l’occidente perdeva posti di lavoro nel settore meccanico , e iin altri settori non ritenuti piu strategici .

    In Occidente le vere leve del potere, iniziarono a trasformare gli investimenti dalle industrie manufatturiere a quelle finanziarie. In effetti se entriamo nel campo finanziario non esiste un valore determinabile ma solo percettivo o convenzionale . Mi spiego meglio . Che differenza c’è tra una banconata da 5 euro a una banconata da 100 euro ? In effetti nessuna ! Entrambi sono un foglietto di carta ma il valore è diverso poiché in via convenzionale è stato dato in valore di potere d’acquisto diverso . Tornando all’occidente gli investitori hanno Trsformato l’europa e Stati Uniti in piazze finanziarie dove Londra e New York gestiscono le piazze finanziarie di altre nazioni .

    Intanto chi era un operio diventò di colpo un investitore in borsa con lauti guadagni . E tutti a glorificare la globalizzazione perchè aveva reso nazioni rurali in potenze industriali ; nazioni industriali in potenze finanziarie . ! Tutto quadra vero ? Purtroppo no.

    La Cina oggi detiene il 50% del debito americano , detiene in Africa migliaia e migliaia di ettari di terreno coltivabili , la finanza in occidente è decaduta per le bolle speculative ed impoverendo le varie nazioni poichè cio che era ritenuro strategico non è piu in loro possesso . Anche la Cina oggi ha dei problemi poichè stanno crescendo Corea , indonesia etc . La Russia che faceva parte del BRIC ( Brasile, Russia, India, Cina ) non è ancora riuscita per oligarchie interne a trovare un modello di societá dove include tutti in una classe media . Questa la globalizzazione bene e male .

    I lettori mi scuseranno se ho dovuto ptolungarmi scrivendo degli antefatti rispetto il tema principale ” l’ Economia Circolare ” .

    Avevo detto dei miei dubbi poichè leggo con entusiasmo o facile enfasi che sarà la soluzione economica e creerà centinia di migliaia di posti di lavoro. Il governo italiano intende già investire 30 miliardi di euro per sviluppare aziende dove la carota che si impianterà troverà mercato nello steso luogo e le scorie saranno una fonte di un’altra non so che !

    Purtroppo la storia che ciraccontano è diversa da come è la realtà. Rws Italia è una start up innovativa ed ha realizzato brevetti e immesso sul mercato macchinari che effettuano la vera raccolta differenziata e trova un percorso per il riciclo della plastica .

     

    Sono centinaia di queste isole installate con ottimo successo e, nel nostro piccolo, attuiamo da anni l’economia circolare ma, siamo per primi noi a dire , che per poter applicare l’economia circolare è obbligatorio avere le tecnologie.

    L’economia circolare “non sarà la strada ” ma sarra una strada lenta per raggiungere gli obiettivi quanto l’entusiasmo di chi la racconta .

    Economia circolare significa modernizzazione dei mezzi per soddisfare tecnologicamente i processi civili ed industriali attuali . Migliaia di miliardi per aggiornare cicli organizzativi e funzionali ormai obsoleti . Il tema in cui operiamo è la raccolta differenziata e il suo riciclo.

    Le tecnologie non si creano per hobby ma su studi analitici e comportamentali si trova la soluzione più idonea ad abbattere i costi e rendere efficenza !

    È stata imposta , giustamente la raccolta differenziata , ma qualcuno di voi ha visto un abbattimento del costo della Tasi / Tari etc ( si cambia solo il nome) ma i costo cresce . Sapete che un comune se volesse potrebbe avere costi zero per la raccolta differenziata ? Invece no perchè non sono stati mai presi in considerazioni studi e business plan in cui si organizzasse in modo uniforme la raccota dei rifiuti.

    Siamo assolutamente a favore dell’economia circolare e come azienda ne applicheremo sempre piu i processi , ma per il successo è necessario trovare le soluzioni , in ogni campo, che vanno incontro i cittadini e semplifichino loro le azioni da compiere.

    Inoltre ma non per ultimo, per quanto riguarda l’italia, le menti e le professionalitá migliori li abbiamo mandati all’estero . L’economia circolare , al di la della solo teoria , necessita di ricerche , di competenze che sappiano miscelare al meglio l’elettronica, la meccanica , il marketing strategico .

     

    Ci siamo dilungati ma non raccontiamola come ci hanno raccontato la globalizzazione con il libero mercato .

    Rimaniamo nella realtà coscienti che saraà una buona strada da percorrere ed intanto ricreiamo quel tessuto di ricerca e sviluppo, ricreiamo quelle aziende dove menti geniali hanno creato il Made in Italy .

    Seminiamo e solo dopo il grano potrà crescere

     

    RWS ITALIA MARKETING OFFICE

    Settembre /09/2017

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  • Bando Progetto Professionalità

    Nuovo appuntamento on-line per i giovani motivati ad acquisire nuove conoscenze e competenze attraverso un’esperienza di formazione unica. Mercoledì 20 settembre, alle ore 18.30, si terrà la seconda web-conference di presentazione della XIX edizione del bando Progetto Professionalità, in corso fino al 15 novembre. L’iniziativa annuale, promossa dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, in collaborazione con UBI Banca, finanzia a fondo perduto percorsi di crescita professionale personalizzati.

    Gli interessati possono iscriversi gratuitamente e trovare tutti i dettagli dell’evento al link http://www.lsep.it/fbml/presentazione_bando.html. La partecipazione è semplice e immediata: basterà collegarsi alla piattaforma web che ospita il meeting nel giorno e nell’orario indicato per assistere all’incontro di approfondimento del bando che offre una straordinaria opportunità di crescita professionale in qualsiasi ambito lavorativo, all’interno di imprese, associazioni, istituti universitari o di ricerca, scuole e pubbliche amministrazioni, centri di eccellenza in Italia (di norma al di fuori della Lombardia) o all’estero per una durata massima di 6 mesi.

    Ad aprire la conferenza sarà il Prof. Enzo Balboni, coordinatore di Progetto Professionalità, seguito dalle dott.sse Elisabetta Bonforte e Daniela Ruffino, referenti dell’iniziativa, che illustreranno gli aspetti tecnici del bando e i requisiti per candidarsi: avere tra i 18 e i 36 anni, vivere o lavorare in Lombardia (da almeno due anni), essere già inseriti nel mondo del lavoro o della ricerca, o avere all’attivo un’esperienza occupazionale o di ricerca (comprese forme di contratto atipiche, collaborazioni, tirocini formativi, stage curricolari effettuati durante il percorso universitario). Infine, interverranno con le loro testimonianze la dottoressa Laura De Girolamo, biologa, e il dottor Alessandro Crippa, neuropsicologo, assegnatari dell’edizione 2015/2016.

    I partecipanti potranno interagire in tempo reale con i relatori attraverso l’apposita chat già predisposta sulla piattaforma, per richiedere chiarimenti o supplementi informativi che troveranno pronta risposta all’interno dello spazio virtuale. Sarà, infine, possibile scaricare la registrazione della web-conference.

    Seguici su Facebook, Twitter e Linkedin: www.facebook.com/ProgettoProfessionalita / @ProgProfession / Gruppo Linkedin Progetto Professionalità – Fondazione Banca del Monte di Lombardia / Canale You Tube Progetto Professionalità – Fondazione Banca del Monte di Lombardia

     

  • PER MERITO DEL CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI, CHE HANNO VOLUTO GLI ECO COMPATTATORI RWS ITALIA , SANREMO DIVENTA UN ESEMPIO DI VALORI.

    Sanremo 12/08/2017

    Eco compattatori …. Ciò che Troviamo ammirevole, se non stucchevole ,  è che l’iniziativa  di installare gli eco compattatori Rws Italia sia partita dal consiglio comunale dei ragazzi che hanno avuto uno spiccato senso civico oltre a conoscere le tecnologie più moderne per la soluzione dei problemi. Merito altrettanto lodevole alla Giunta Comunale Sanremese che ha saputo ascoltare ed individuare la positività innovativa della futura classe dirigente. 

    “La raccolta differenziata deve necessariamente essere modificata da metodi vetusti e non più sostenibili con l’aumento dei consumi gli eco compattatori sono sicuramente una soluzione”

    Da verifiche riscontrabili attraverso report l’iniziativa ha da subito coinvolto i sanremesi. Gli esercenti della zona applicano particolari sconti secondo il materiale conferito negli eco compattatori incentivanti
    Mentre prima erano solo rifiuti, adesso grazie al business model Rws Italia i rifiuti si trasformano in valore economico per tutta la filiera . “Più ricicli, più tutti guadagnano” 

    Nel mese di luglio è stata installata la nuova macchina ECO24 URBAN che riduce il volume  automaticamente delle bottiglie di plastica e le lattine. Con questa tecnologia il materiale è già separato da altri materiali ( vedi campane dov’è si butta un po’ di tutto ) ed acquista valore poiché già pronto ad essere lavorato per nuovi prodotti.

    Ma non basta!  Il Consiglio dei ragazzi ha visto lungo ! infatti la tecnologia di RWS ITALIA permette di migliorare il benchmark della raccolta differenziata, imposta dalla Comunità Europea, e può ridurre o quanto meno non aumentare la tassazione ai cittadini .  
    Il dispositivo Rws Italia è diffuso in tutto Italia dal Distributore Garby ed è stato installato in piazza Europa.

    La Start Up innovativa Veneta RWS ITALIA, che produce dal 2013 , ed il Distributore Garby hanno reso Il sistema molto semplice, anche se nel suo interno i tutto viene gestito da software e sensori
    Si conferiscono le bottiglie di plastica e in cambio si riceve un buono (la formula di conversione da punto in valore economico è variabile ) utilizzabile nei negozi della zona che aderiranno all’iniziativa. L’eco compattatore di bottiglie di plastica è un sistema sempre più utilizzata in grandi e piccole città di tutta Italia. Un sistema che permette un facile conferimento che rispetta la natura e premia chi lo utilizza.
    Il Comune ha anche completato alcuni accordi con i negozi che concederanno una promozione a chi utilizzerà il compattatore. In pratica la macchina elargisce una serie di ticket con gli ‘eco punti’, per ottenere sconti nei negozi convenzionati.

    L’organizzazione è stata coordinata  del vice Sindaco Marco Roverio e del Consigliere delegato all’ambiente, Maurizio Taggiasco “che hanno applicato di fatto l’economia circolare e incremento reddituale degli esercenti di zona”

    Attraverso i dispositivi installati ricordiamo che si può attivare la funzione per avere lo sconto presso i Distributori Q8easy o ricevere , secodo regolamento , un viaggio vacanza per una settimana per quattro persone .

    Ciò che Troviamo ammirevole è che l’iniziativa sia partita dai ragazzi che hanno uno spiccato senso civico oltre a conoscere le tecnologie più moderne per la soluzione dei problemi. Da verifiche riscontrabili attraverso report l’iniziativa ha da subito coinvolto i sanremesi. Gli esercenti della zona applicano particolari sconti secondo il materiale conferito
    Mentre prima erano rifiuti ora con l business model rws Italia più ricicli più tutti guadagnano.

    “Intanto Rws Italia non è rimasta insensibile verso le capacità dei Consiglio dei ragazzi di Sanremo,ai quali dovrá essere data riconoscenza di brillantezza e serietà. Come inizio Rws Italia ha aperto una pagina Facebook apposta per la Liguria poiché può essere un incbatore di innovazioni  per l”utilizzo degli eco compattatori di nuova generazione “.

    La pagina Facebook Rws Italia è https://www.facebook.com/groups/Rwsitalialiguria/

    Rws Italia UffIcio Marketing

     

  • ProntoPro.it lancia la sua prima app dedicata ai professionisti

    L’applicazione è disponibile per iOS e Android e mira a favorire la digitalizzazione del mondo dei servizi italiani

     Milano, luglio 2017ProntoPro.it, marketplace che da due anni permette agli italiani di trovare il professionista più adatto alle proprie esigenze in modo semplice e veloce, ha lanciato la sua prima App dedicata ai professionisti per permettere loro di rispondere direttamente dal proprio smartphone alle richieste di lavoro che arrivano dagli oltre 150.000 utenti del sito.

    La digitalizzazione del mondo dei servizi, in modo particolare di quello professionale che costituisce il tessuto vitale dell’economia italiana e che va di diritto a formare l’eccellenza del Made in Italy, vuole passare anche attraverso il lancio di un’app che può essere scaricata gratuitamente e permettere a chi non è ancora iscritto di entrare a far parte di un network di oltre 100.000 professionisti iscritti che operano nelle 430 categorie di servizi disponibili: artigiani per la casa, operatori nel mondo eventi, esperti di IT, docenti, consulenti e operatori nel mondo del benessere della persona.

    La scelta di lanciare l’app è legata alla volontà di ascoltare le esplicite richieste dei nostri professionisti, fornendo loro uno strumento che renda più facile l’invio dei preventivi ai potenziali clienti. – commenta Marco Ogliengo, Ceo e founder di ProntoPro.it – Trovandosi spesso fuori casa, i nostri pro hanno bisogno di un mezzo che da mobile migliori e renda più veloce il processo di risposta alle richieste di lavoro che arrivano in qualsiasi momento.”

    Con l’app diventa ancora più semplice gestire le richieste di preventivo: i professionisti avranno modo di vedere le domande degli utenti attraverso le notifiche push che permetteranno loro di inviare la propria proposta in tempo reale, da qualunque luogo si trovino, 24 ore su 24 scegliendo liberamente a chi rispondere. L’intenzione è quella di migliorare la connessione con gli utenti, aumentarne la platea e gestire il proprio business in modo veloce e reattivo, grazie a un’esperienza d’uso semplice e immediata.

    Due le versioni dell’app: quella per iOS è disponibile per iPhone, iPad e iPod Touch ed è scaricabile sull’Apple Store al link https://itunes.apple.com/us/app/prontopro-per-professionisti/id1214385640; è compatibile con iOS da 8.0. L’app per dispositivi Android è scaricabile nel Google Play Store al link https://play.google.com/store/apps/details?id=com.prontopro.app

    A due anni dalla nascita, ProntoPro.it ha superato il milione di visitatori mensili e ha assunto oltre 80 persone per sostenere la crescita e lo sviluppo del portale.

  • ESCP Europe lancia il nuovo Master in Hospitality e Tourism Management

    Se ne parla da anni come dell’oro nero del nostro Paese, la grande ricchezza da valorizzare per sostenere e rilanciare l’economia italiana: il futuro dell’Italia è legato a doppio filo all’evoluzione del turismo, che oggi richiede competenze e professionalità diverse rispetto al passato, esperte di web marketing e nuovi modelli di distribuzione. Nell’ambito della strategia che punta a focalizzare la proposta del campus italiano sulle specifiche eccellenze del nostro territorio, a partire dall’anno accademico 2017-’18 ESCP Europe porta a Torino il nuovo Master in Hospitality & Tourism Management, con inizio ad ottobre.

    Dopo il Master in International Food & Beverage Management, si tratta del secondo corso specialistico Full Time, della durata di 15 mesi, proposto dalla sede italiana ed erogato attraverso una formula mista su almeno due campus della scuola: cinque mesi a Madrid e due mesi a Torino, a cui si aggiungono un modulo di specializzazione presso la Cornell University School of Hotel Administration di Ithaca (New York), un’esperienza lavorativa curriculare di minimo 4 mesi ed un progetto di consulenza internazionale (ICP) full time realizzabile ovunque nel mondo, per il quale si segnalano casi rilevanti in Spagna, Francia, Messico e Panama.

    Il Master si rivolge a laureati con almeno un anno di esperienza lavorativa e giovani aspiranti imprenditori provenienti da qualsiasi percorso formativo e lavorativo pregresso, fortemente motivati ad intraprendere una carriera di successo nel settore turistico e alberghiero, con l’obiettivo di sviluppare le professionalità tecniche e manageriali per avviare o fare un salto di qualità in ambito internazionale.

    Il turismo: un settore in continua crescita

    Sulla scia dell’ottimo andamento del mercato italiano, secondo i dati dell’Osservatorio Turistico Regionale, il 2016 ha confermato il trend di crescita del turismo anche in Piemonte, registrando un aumento sia nelle presenze (+2,41%), sia negli arrivi (+2,67%), con 4 milioni e 800 mila presenze e quasi 14 milioni di pernottamenti. La nostra regione si conferma una delle più dinamiche, portando un risultato sorprendente se paragonato al periodo precedente alle Olimpiadi invernali del 2006, che hanno contribuito al miglioramento dell’offerta culturale e a una nuova visibilità internazionale. La scelta di includere Torino, diventata un modello per tutta l’Italia, in un programma internazionale di alta formazione non è dunque casuale: il settore turistico, in continua crescita in ogni regione, offre numerose possibilità di impiego in resort, agenzie di viaggio, organizzazioni focalizzate sul turismo sostenibile, centri per eventi, aziende di intrattenimento, compagnie croceristiche, ristoranti e hotel.

    Un percorso di alta formazione 

    La combinazione di corsi trasversali del Master in Hospitality & Tourism Management, applicabili ad ogni comparto e specifici, permette agli studenti di raggiungere una solida conoscenza delle teorie e degli strumenti di gestione, così come delle dinamiche operative fondamentali e delle future sfide che interessano il turismo. La partnership con importanti player del settore – tra i quali Accor Hotels, Amadeus, Armani hotel, Costa Crociere, Disneyland Resort, Deloitte, Four Seasons, Hilton, Inter-Continental Hotel, Marriot, NH Hotel Group, Sheraton, Six Senses, StarHotels e Wellington Hotel – offre esperienze di apprendimento innovative e immersione nella realtà aziendale, come case studies, progetti reali, business practices e sessioni teorico-pratiche sviluppate con moduli all’interno delle società. La metodologia didattica è quella già sperimentata con successo in altri Master di ESCP Europe: una commistione continua fra aula e lavoro, per imparare sul campo e ottenere una formazione basata sulle esigenze pratiche del mercato di riferimento.

    «L’Italia ha una mancanza endemica di professionalizzazione dei settori che caratterizzano il nostro Paese nel mondo – spiega il direttore di ESCP Europe Torino Campus, Prof. Francesco Rattalino -: per questo dobbiamo passare dall’essere degli ottimi artigiani a diventare dei professionisti con spiccate capacità di management. Se il nostro Paese offre da un lato un’unicità dal punto di vista culturale e della bellezza dei paesaggi, l’accoglienza ha ancora un carattere familiare che può e deve essere managerializzata. La Spagna ha strutture turistiche estremamente organizzate a cui dobbiamo guardare come buone pratiche da cui apprendere. Aggiungiamo che Torino, forte della sua esperienza come Capitale Europea dello Sport 2015 e sede dei Giochi Olimpici invernali nel 2006, può contribuire con due ambiti in cui la nostra città eccelle: Food ed Event Management».

    Il profilo degli studenti e le basi del successo del programma

    Nel panorama dell’offerta dei Master non esistono altri programmi specialistici strutturati in maniera cosi multicampus e internazionale, che preparino a lavorare in catene di alberghi di lusso a livello globale. Il valore aggiunto è dato dal profilo multiculturale dei partecipanti, con una media di 9 nazionalità diverse per classe e 27 anni d’età, e dei docenti provenienti dalle diverse sedi della Business School. La padronanza di più lingue consente di acquisire un “profilo graduate” da subito operativo e molto attraente per le aziende del settore del turismo che cercano top manager e personale per Grand Hotel e società a supporto del mondo dell’hospitality nella gestione eventi di culturali o sportivi.

    Al completamento degli studi, il 70% dei graduates trova lavoro nel settore del turismo, mentre il restante 30% continua il percorso nel mondo della consulenza. Il successo lavorativo al termine del Master è frutto di una forte collaborazione consolidata di ESCP Europe con le principali aziende del settore: il 90% degli allievi ottiene infatti un impiego entro 6 mesi dalla fine delle lezioni (più del 60% degli studenti ancor prima di terminare lo stage), con un guadagno medio di oltre 32mila euro all’anno. Nonostante la giovane età di questo Master, nato a Madrid nel 2011 come programma Executive rivolto a manager con un’esperienza lavorativa pregressa, le statistiche rivelano che gli studenti uscenti dal corso lavorano in 25 Paesi, dall’Europa agli Stati Uniti, dalle Mauritius a Shanghai.

  • L’ASeS si apre all’agricoltura sociale: l’Ong della Cia rinnova Statuto e mission

    A Roma, all’Auditorium “G. Avolio”, la presentazione della nuova veste dell’organizzazione non profit della Confederazione. Un ampliamento di attività e scopo nell’ottica di un welfare di comunità, che va ad affiancare la cooperazione internazionale. Presente il viceministro Olivero.

    Roma, 27 giu – L’agricoltura come ammortizzatore sociale e spazio solidale in cui le fasce più deboli della popolazione, come oggi i migranti, possono costruire nuove relazioni e ritagliarsi un posto nel mercato del lavoro. Con questo obiettivo l’ASeS, l’Ong di Cia-Agricoltori Italiani, si rinnova nello Statuto e nella mission, includendo tra le sue finalità istituzionali anche quelle legate all’Agricoltura Sociale. La presentazione del nuovo corso dell’organizzazione è avvenuta oggi a Roma, all’Auditorium Giuseppe Avolio, nel corso del convegno “Agricoltori Solidarietà e Sviluppo: un nuovo welfare di comunità” con il viceministro Andrea Olivero.

    Un ampliamento di attività e di scopo, quello di ASeS, per creare un soggetto unico, con il coinvolgimento delle aziende agricole associate a Cia, che metta al centro le persone svantaggiate e gli offra una possibilità di riscatto economico e sociale attraverso il settore primario.

    D’altra parte, ha spiegato la presidente di ASeS Cinzia Pagni, “affrontare la questione dei migranti, oltre all’inclusione e l’inserimento lavorativo di soggetti con diversi tipi di disagio, sono temi che riguardano da vicino quello che l’associazione ha rappresentato fino ad oggi: una Ong rivolta al sostegno di popolazioni e persone indigenti in ambito rurale mediante progetti di cooperazione internazionale”.

    In vent’anni di attività, infatti, l’ASeS-Cia ha completato quasi 60 progetti di cooperazione allo sviluppo, per la maggior parte cofinanziati dall’Ue con un’erogazione totale di circa 13 milioni di euro, operando in Paraguay, Brasile, Bolivia, Mozambico, Ruanda, Perù, Repubblica Democratica del Congo, Angola, Camerun, Costa d’Avorio e Senegal. Ora lo sforzo ulteriore è quello di affiancare ai programmi operativi e formativi di aiuto ai piccoli produttori agricoli dei Paesi in Via di Sviluppo, progetti di Agricoltura Sociale in Italia e nel mondo. Coniugando l’imprenditorialità agricola con il welfare e l’impegno per la collettività.

    Il nostro Paese, d’altronde, oggi si colloca ai primi posti dello scenario europeo con oltre 3.000 progetti e pratiche di Agricoltura Sociale all’attivo. Tantissime le aziende che hanno già avviato questo nuovo modo di fare agricoltura, promuovendo l’offerta di servizi assistenziali e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli (portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, migranti, anziani, bambini) e di aree fragili (montagne e centri isolati). Un fenomeno in continua espansione che conta già 4 mila addetti su tutto il territorio nazionale e tocca un valore della produzione di 200 milioni di euro.

    “Questa transizione che vede protagonista l’ASeS -ha sottolineato il presidente della Cia Dino Scanavino– si rende necessaria in un periodo in cui il Welfare di Comunità è un’esigenza sempre più sentita e importante nel mondo rurale e civile”.

    Un passaggio e un rinnovamento testimoniato anche dal nome: da oggi, infatti, ASeS diventa acronimo di Agricoltori Solidarietà e Sviluppo, proprio a conferma di questa sua veste rinnovata e allargata negli obiettivi.

    Hanno partecipato, tra gli altri, Davide Pati, responsabile del settore beni confiscati dell’associazione Libera; Enzo Cursio, FAO Nobel Alliance Coordinator; Leonard Mizzi, UE responsabile Sviluppo rurale e sicurezza alimentare DEVCO. Sono intervenuti al dibattito anche Don Franco Monterubbianesi, fondatore Comunità di Capodarco; Francesco Petrelli, portavoce di CONCORD Italia; Silvia Stilli, portavoce AOI-Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale; Ilaria Signoriello, portavoce Forum Nazionale Agricoltura Sociale; Marina Galati, vicepresidente CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza.

  • “Agricoltori Solidarietà e Sviluppo: un nuovo welfare di comunità”

    ASeS – Agricoltori, Solidarietà e Sviluppo

    Tavola Rotonda

    Agricoltori Solidarietà e Sviluppo: un nuovo welfare di comunità

    Martedì 27 giugno h. 16.30 -18.30 presso Auditorium “Giuseppe Avolio”

    Via Mariano Fortuny n. 16 – Roma (Metro Flaminio)

    Al convegno, introdotto dal Presidente di ASeS Cinzia Pagni e moderata dal giornalista Alex Corlazzoli, prenderanno parte Secondo Scanavino Presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani, Andrea Olivero Viceministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF), Davide Pati Presidenza Nazionale Associazione Libera, Enzo Cursio Nobel Alliance Coordinator della FAO, Leonard Mizzi Responsabile sviluppo rurale e sicurezza alimentare DEVCO dell’Unione europea. Interverranno al dibattito, oltre a Don Franco Monterubbianesi Fondatore Comunità di Capodarco, Francesco Petrelli Portavoce di CONCORD Italia, Silvia Stilli Portavoce AOI Ass.ne delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, Ilaria Signoriello del Forum Nazionale Agricoltura Sociale e Marina Galati Vicepresidente CNCA Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza.

    COMUNICATO STAMPA

    Agricoltori Solidarietà e Sviluppo: un nuovo welfare di comunità

    Potenzialità e prospettive offerte dall’agricoltura sociale, dalla cooperazione internazionale e dal ‘welfare di comunità’, nella costruzione di percorsi di integrazione per i migranti e persone con diversi tipi di disagio. Pratiche dove la terra diventa uno spazio di inclusione, riabilitazione e formazione e dove il lavoro diviene non solo fonte di reddito individuale, ma anche l’elemento fondante di una società più inclusiva, giusta, coesa e sostenibile.

    Queste alcune delle tematiche al centro del convegno “Agricoltori, Solidarietà e Sviluppo: un nuovo welfare di comunità”, che si terrà Martedì 27 Giugno, presso l’auditorium “Giuseppe Avolio” a Roma (Metro Flaminio). A promuoverlo l’ASeS, organizzazione non governativa di CIA – Agricoltori italiani, da oltre trent’anni impegnata in programmi di cooperazione internazionale a sostegno delle popolazioni svantaggiate in ambito rurale.

    Una tavola rotonda che coinvolgerà rappresentanti delle istituzioni nazionali ed internazionali, del mondo agricolo e del Terzo settore, durante la quale ASeS – Agricoltori, Solidarietà e Sviluppo presenterà anche le possibilità che si aprono in seguito alla recente introduzione del tema dell’Agricoltura sociale tra le finalità statutarie dell’organizzazione, dopo l’approvazione della Legge n.141 del 18 agosto 2015, che ha riconosciuto la pratica giuridicamente.

    Un’importante transizione, che consentirà di affrontare con maggiore efficacia questioni di cui l’ASeS si è da sempre fatta promotrice. E che coinvolgerà in percorsi di multifunzionalità le aziende agricole della CIA – Agricoltori Italiani, con l’obiettivo di creare un unico grande polo, che interpreti l’agricoltura come forma di riscatto economico e sociale”, commenta Cinzia Pagni Presidente ASeS. “Tantissime le aziende associate alla confederazione che già hanno avviato e sperimentato questo nuovo modo di fare agricoltura – ribadisce Cinzia Pagni – promuovendo l’offerta di servizi assistenziali e occupazionali a vantaggio di disabili, tossicodipendenti, detenuti, migranti, anziani, bambini e di aree fragili (montagne e centri isolati), in collaborazione con le istituzioni pubbliche e con il vasto mondo del Terzo settore”.

    Il ‘welfare comunitario’, sempre più sentito come un’esigenza primaria nel mondo rurale, è alla base della multifunzionalità di tante imprese CIA che, attraverso forme di agricoltura e zootecnica integrata, promuovono un modello di sviluppo territoriale e relazionale sostenibile, in grado di dare una possibile risposta anche ai crescenti bisogni della popolazione sia in termini di alimentazione biologica, legata alle eccellenze del territorio, che di offerta di servizi educativi, socio-sanitari e lavorativi.

    Un fil rouge, che lega le esperienze passate e le scelte attuali agli impegni futuri, rilanciati lo scorso giugno dal Presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani, Secondo Scanavino, fra i firmatari della dichiarazione comune per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile sull’Agenda 2030, per favorire la crescita inclusiva e sostenibile del sistema economico globale.

    ASeS e CIA: 40 anni di cooperazione da “agricoltore ad agricoltore”

    Fondata da Cia-Agricoltori Italiani che, con oltre 900.000 iscritti fra coltivatori diretti e imprenditori agricoli, rappresenta una delle più grandi organizzazioni professionali agricole europee, dal 1975 l’ASeS è impegnata in progetti di cooperazione, che hanno portato sostegno sia operativo che formativo a cooperative di piccoli produttori nel Sud del mondo. In oltre quattro decadi, ha operato sul duplice binario “Agire nel loro paese; agire nel nostro paese”, con interventi “da agricoltore ad agricoltore”, basati sulla condivisione di saperi e know how dei propri affiliati con le comunità rurali di Paesi in via di sviluppo. Dalla costruzione di pozzi artesiani in Paraguay all’individuazione di nuove colture per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici in Mozambico. Fino al supporto fornito a cooperative di giovani agricoltori di caffè e cacao e fattorie sociali create per combattere marginalità, criminalità e tossicodipendenza in Costa D’avorio, Senegal e Libano. Mentre in Italia, ha valorizzato le competenze di migranti in regioni come Veneto, Lombardia, Lazio e Basilicata.

    Ufficio Stampa
    a cura di Etiket Comunicazione
    Umberto De Santis | Cell.328.3733279 – [email protected]
    Loredana Menghi | Cell.331.5913136 – 

  • IL SUD SEMPRE PIU’ ATTENTO ALLA DIFFERENZIATA GARBY

    Continua la nostra azione di incentivazione alla raccolta differenziata e le iniziative volte ad incrementare la cultura del riciclo”. Lo ha detto il Sindaco della Città, on Nicola Cristaldi, al termine della riunione di Giunta nel corso della quale è stata approvata e autorizzata la stipula di un’apposita convenzione per l’istallazione di eco-compattatori per la raccolta di plastiche da imballaggio e alluminio con la ditta Rieco Ambiente di Costa Martino per Garby 

    Con la stipula della convenzione, sottoscritta ieri dal dirigente del III Settore comunale ing. Nicolò Sardo, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, ed il rappresentante legale dell’impresa Rieco Ambiente Martino Costa concessionario Garby  entrano nel circuito della raccolta differenziata comunale i quantitativi di plastica ed alluminio che vengono conferiti a Mazara attraverso gli eco compattatori installati dall’impresa Rieco Ambiente.

    La convenzione prevede la collocazione di 10 eco compattatori Garby, dispositivi per la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggi di plastica ed alluminio, dove i cittadini conferiranno direttamente bottiglie in plastica e lattine in alluminio ed accumuleranno dei punti con valenza di buoni sconto spendibili in esercizi commerciali convenzionati.
    Dei 10 eco compattatori, sei sono già installati presso le seguenti attività convenzionate: Conad Giaconia Via Salemi n.53, Il Centesimo Via Salemi n.144, Conad Via G. Bessarione n.85, Superstore Deco´ Via Val Demone n.30, Market Carrefour Via Marsala n.250/262, Crai Cm Alimentari Via Castelvetrano n.36; gli altri 4 saranno installati nel territorio comunale.
    Si ricorda inoltre che è attivo in Città il servizio di raccolta domiciliare degli ingombranti e degli sfalci da potature e pulitura di giardini e che il servizio è completamente gratuito e previa prenotazione telefonica ai nuovi numeri telefonici: 800 550 811 per chi chiama da rete fissa e 392 4978597 per chi chiama da rete mobile, oppure tramite mail all’indirizzo di posta elettronico: [email protected] è possibile prenotare il ritiro.
    Oltre al ritiro domiciliare gratuito è altresì possibile conferire personalmente i rifiuti ingombranti o differenziati presso il Centro Comunale di Raccolta di Via Marsala, dove è anche possibile conferire batterie e oli esausti ed apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) o nelle apposite campane e/o aree per la raccolta differenziata negli specifici contenitori.
    Al Centro di Raccolta di via Marsala si possono anche portare gli sfalci di potatura e il fogliame, per i quali comunque è già funzionante l’apposito centro individuato dall’Amministrazione Comunale ed ubicato in Via dei Giardini Fioriti, 29 in un terreno confiscato alla mafia ed aperto tutti i giorno (tranne i festivi) dalle 08,00 alle 12,00.
    Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare l´ufficio relazioni pubbliche dell´Aro, nei locali al piano terra dell´ex complesso di Sant´Agnese, telefonando al numero: 0923671895
    Tutti i servizi sono completamente gratuiti.

    FONTE TRAPANIOK .IT

  • Progetto Professionalità 2017/2018: al via la XIX edizione del bando che offre opportunità di crescita professionale ai giovani lombardi

    Da oggi è attivo il bando Progetto Professionalità “Ivano Becchi”, l’iniziativa annuale promossa dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, in collaborazione con UBI Banca, che premia i giovani lombardi più meritevoli. La straordinaria opportunità consente ai vincitori di acquisire nuove conoscenze e competenze attraverso lo svolgimento di percorsi di formazione pratico-lavorativa personalizzati, totalmente finanziati e gratuiti, in ogni parte del mondo, senza alcun limite di settore di specializzazione.

    Le iscrizioni, da effettuarsi on-line, direttamente sul sito della Fondazione (http://www.fbml.it/presentazione-progetto-IT.aspx), saranno aperte fino al 15 novembre 2017 (Ore 13). Per partecipare occorre soddisfare i seguenti requisiti: avere un’età compresa tra i 18 e i 36 anni (all’atto della domanda), risiedere o lavorare in Lombardia, avere un’esperienza occupazionale o di ricerca, anche pregressa, comprese forme di contratto atipiche, collaborazioni, tirocini formativi, stage curricolari effettuati durante il percorso universitario. Parte fondamentale della domanda sarà l’inserimento di una proposta di percorso professionale elaborata dallo stesso candidato, da sviluppare presso imprese, associazioni, istituti universitari o di ricerca, scuole e pubbliche amministrazioni, centri di eccellenza, in Italia – al di fuori del territorio lombardo – e in altri Paesi, per una durata massima di 6 mesi. Sarà, infine, il Comitato di Gestione a selezionare, dopo un’attenta disamina, i 25 progetti valutati come i più interessanti, innovativi ed attuabili, che verranno interamente finanziati a fondo perduto. A ciascun vincitore sarà affiancato un tutor che lo assisterà per tutta la durata della sua esperienza.

    Realizzare il proprio sogno professionale e incamminarsi verso un futuro migliore, accompagnati da forte motivazione e sostenuti dalla volontà di accrescere la propria preparazione, grazie a Progetto Professionalità è una possibilità concreta. Dal 1999, anno di esordio del bando, ad oggi sono 362 i percorsi finanziati, negli ambiti lavorativi più disparati , in ben 62 differenti Paesi del mondo. Il supporto di Fondazione Banca del Monte di Lombardia ai giovani del territorio si conferma un investimento vantaggioso sia per le loro carriere che per l’economia locale.

     

    È possibile leggere e scaricare la versione integrale del bando 2017/2018 nell’apposta sezione – Progetto Professionalità – del sito www.fbml.it.

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