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  • Mutui: l’importo medio erogato cala del 6,4% in un anno

    Risultati in chiaroscuro sul fronte dei mutui nei primi sei mesi dell’anno; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, secondo cui a giugno 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari ha raggiunto il valore massimo del semestre (134.451 euro) segnando un incremento pari al 3% su base semestrale e al 2,1% su base annuale. All’aumento degli importi che si è cercato di ottenere non ha corrisposto però un incremento delle somme concesse dalle banche; il taglio medio erogato è stato pari a 121.316 euro, il 5,8% in meno rispetto a gennaio 2018 e il 6,4% in meno se si confronta il valore con quello di giugno 2017.

    «Il calo degli importi erogati a giugno è stato evidente, ma se si analizzano i mutui concessi nel corso di tutto il primo semestre, il bilancio è diverso; il taglio medio concesso nei sei mesi è stato pari a 126.511 euro, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «La valutazione complessiva del semestre rimane quindi positiva; bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se quanto accaduto a giugno rappresenti solo un’eccezione o un cambio di rotta».

    Tassi di interesse: a giugno più di 8 su 10 vogliono il fisso

    Analizzando l’andamento delle domande di mutuo presentate nel 2018, il tasso fisso non solo continua ad essere il preferito, ma aumenta notevolmente il suo peso sul totale dei finanziamenti richiesti; a gennaio 2018 sceglievano questo genere di indicizzazione il 77,5% dei richiedenti, a giugno 2018, l’83,5%, valore più alto di tutto il semestre. In caduta libera, di conseguenza, la percentuale di coloro che hanno cercato un mutuo a tasso variabile, che a giugno 2018 è stata pari a 12,9%, valore più basso dell’intero semestre.

    «Sulla crescita della percentuale di italiani che ha scelto il tasso fisso – spiega Cresto – ha certamente avuto un peso importante il clima di incertezza politica del Paese e il timore che questa, unita all’annunciato termine del quantitative easing, potesse influire negativamente sull’Euribor e i tassi ad esso connessi.».

    Loan to Value in aumento

    Se si guarda ai mutui richiesti nel primo semestre 2018, l’LTV (ovvero il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare) è stato pari al 68%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato non è dissimile se si analizza invece l’LTV dei mutui effettivamente erogati; in questo caso il valore del primo semestre è stato pari a 64,8%, 3,6 punti percentuali in più rispetto al primo semestre 2017.

    Mutui prima casa e surroghe

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge che se a giugno 2018 la richiesta media è rimasta sostanzialmente stabile assestandosi a 142.307 euro, l’importo medio effettivamente erogato (127.928 euro) è calato del 9,3% rispetto a gennaio e del 3,5% se confrontato col dato di giugno 2017.

    Anche in questo caso, però, guardando alla media dell’intero semestre, la fotografia che ne emerge è tutt’altro che negativa, con un importo erogato pari 133.009 euro, in crescita dell’1,8% rispetto al primo semestre del 2017.

    Sul fronte delle surroghe e sostituzioni, a giugno 2018 queste rappresentavano il 32% delle richieste totali di mutuo, valore in aumento di 2 punti percentuali su base semestrale e di 3 punti su base annuale.

  • Mutuo prima casa: servono quasi 18 anni di stipendio per restituire il capitale richiesto

    Il 2017 è stato un anno positivo per chi ha scelto di acquistare casa: i tassi di interesse dei mutui ai minimi, il prezzo degli immobili sostanzialmente stabile e l’aumento del reddito a disposizione delle famiglie hanno creato condizioni favorevoli per comprare. Ma chi ha presentato domanda di mutuo prima casa, quanti anni di stipendio dovrà versare per restituire alla banca il capitale richiesto?  Al netto degli interessi e considerando che oggi le famiglie italiane cercano mediamente di destinare alle rate del mutuo circa il 25% del reddito annuale, Facile.it e Mutui.it hanno calcolato che occorrono in media 17 anni e 10 mesi. Il risultato emerge dall’analisi di circa 40.000 richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali da gennaio 2013 a dicembre 2017 i cui valori sono stati incrociati con i dati Istat disponibili relativi ai redditi delle famiglie italiane*.

    Aumentano gli anni necessari, ma anche gli importi richiesti

    Il valore risulta in crescita rispetto al 2013, quando le famiglie che richiedevano un mutuo dovevano mettere in conto di destinare alla banca in media 16 anni e 10 mesi di stipendi. Brutte notizie? In realtà no, se si considera che dietro all’aumento degli anni necessari a ripagare il capitale non vi è una riduzione dei redditi medi delle famiglie italiane, bensì un aumento della cifra richiesta agli istituti di credito. Nel 2013 l’importo medio che gli aspiranti mutuatari cercavano di ottenere per acquistare la prima casa era pari a 123.583 euro, mentre nel 2017 la richiesta media è aumentata dell’8% raggiungendo i 133.456 euro.

    «Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una consistente diminuzione dei tassi di interesse e degli spread applicati dalle banche, che ha determinato un alleggerimento della rata mensile», spiega Ivano Cresto, Responsabile BU mutui di Facile.it. «Questo ha consentito alle famiglie di richiedere in prestito importi più elevati, mantenendo comunque una rata mensile contenuta, che non impattasse troppo sul reddito complessivo».

    La dinamica spiegata da Cresto risulta molto chiara se si guarda a come è cambiato negli ultimi quattro anni il valore medio della rata e il suo il rapporto con il reddito mensile delle famiglie richiedenti; nel 2013 la rata media richiesta era pari a 663 euro, con un impatto del 27% sullo stipendio mensile, mentre nel 2017, nonostante gli importi richiesti alle banche siano aumentati, la rata media è diminuita arrivando a 606 euro, con un impatto del 24% sul reddito mensile medio.

    Se per assurdo fosse possibile destinare alle rate del mutuo il 100% del reddito annuale, alle famiglie italiane basterebbero oggi mediamente 4 anni e mezzo per restituire alla banca la quota capitale presa in prestito al netto degli interessi, mentre nel 2013 servivano 4 anni e 2 mesi.

    Le differenze regionali

    Analizzando in ottica territoriale le richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali nel 2017, emergono importanti differenze tra le aree del Paese. Gli aspiranti mutuatari della Campania risultano essere quelli che dovranno mettere in conto più anni, e stipendi, per restituire il capitale richiesto al netto degli interessi; 21 anni, ipotizzando, come detto, che ogni anno confluisca nel mutuo una somma pari al 25% dello stipendio. Seguono in classifica i richiedenti mutuo del Lazio (20 anni e 3 mesi) e della Sicilia (19 anni e 11 mesi)

    Di contro, le aree dove i valori si riducono notevolmente sono il Friuli Venezia Giulia, qui i richiedenti mutuo impiegano in media 13 anni e 10 mesi, l’Umbria (14 anni e 7 mesi) e l’Emilia Romagna (14 anni e 11 mesi).

  • Mutui per bioedilizia: sono appena lo 0,47% delle richieste

    Nonostante il settore delle case in legno sia in espansione – secondo dati ufficiali nel 2015 rappresentavano il 7% del totale costruito nell’anno* –  il mercato dei mutui green, ovvero i prodotti finanziari destinati all’acquisto o ristrutturazione di immobili in legno, stenta a decollare. Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it che, monitorando oltre 15.000 richieste di mutuo raccolte attraverso i due siti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, hanno evidenziato come appena lo 0,47% delle richieste riguardava un mutuo bioedilizia.

     «Fino a qualche anno fa era di fatto impossibile comprare una casa in bioedilizia attraverso un mutuo», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it. «Oggi, invece, le banche non solo sono disposte a erogare finanziamenti per questa tipologia di immobili, ma lo fanno attraverso prodotti del tutto equiparabili – in termini di condizioni – ai mutui tradizionali per l’acquisto di una prima casa. Quindi, pur trattandosi ancora di un mercato di nicchia, la strada percorsa è stata molta, e ancor più grandi sono i margini di crescita del settore».

    Fra chi ha presentato richiesta di mutuo per bioedilizia attraverso i due portali, l’importo che si cerca di ottenere è mediamente pari a poco meno di 178.500 euro, equivalenti al 60% del valore dell’immobile. Nell’ 80% dei casi si sceglie il tasso fisso ed il piano di restituzione è previsto in 23 anni. L’età media del richiedente, infine, è pari a 40 anni.

    Esaminando più da vicino le richieste raccolte da Facile.it e Mutui.it emergono alcune interessanti differenze a livello territoriale; la regione da cui provengono il maggior numero di richieste di mutui bioedilizia è il Veneto, che ha generato il 26% delle domande. Seguono in classifica la Lombardia e il Piemonte, entrambe con il 13% delle richieste.

    I mutui bioedilizia sono prodotti finanziari che possono essere richiesti solo per l’acquisto, la ristrutturazione o costruzione di immobili in legno con specifici requisiti. La maggior parte degli istituti di credito richiede che l’edificio sia ancorato al terreno tramite fondamenta, abbia una classe energetica pari o superiore a B, una resistenza al fuoco almeno R30 e sia stato costruito per durare 50 anni o più.

    Il mercato della produzione di case in legno

    Nel 2015 il mercato italiano della produzione di case in legno è cresciuto di quasi il 10%, sfiorando i 700 milioni di euro*. Un valore che fa guadagnare all’Italia il quarto posto in Europa; alle spalle di Germania (1,8 miliardi di euro), Regno Unito (1,5 miliardi di euro) e Svezia (1,3 miliardi di euro). (Fonte: elaborazione Centro studi Fla su dati Eurostat).

    * Fonte: Federlegno Arredo Eventi per conto di Assolegno – luglio 2017

     

  • Mutui prima casa: in Italia servono in media 134 giorni

    Quanto tempo occorre per ottenere l’erogazione di un mutuo prima casa in Italia? Molto, ma non moltissimo; secondo Facile.it e Mutui.it, che hanno seguito l’iter di un campione di quasi 1.800 pratiche concluse fra il 01 gennaio 2016 ed il 30 giugno 2017, dalla prima richiesta di informazioni fino all’effettiva erogazione il sole sorge e tramonta 134 volte, ovvero servono circa 4 mesi e mezzo.

    L’analisi ha evidenziato che esistono differenze importanti nei tempi sia in base alla tipologia di mutuo richiesto – si oscilla fra i 115 giorni del finanziamento per liquidità ai 140 di quello legato alla surroga, in assoluto il più lento – sia in base alla regione in cui si presenta la richiesta di mutuo.

    «Nel leggere questi dati», ha commentato Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it, «non si può non tenere conto anche di altri fattori importanti; in primis il tempo necessario all’acquirente per concludere la trattativa d’acquisto dell’immobile e, in secundis quello necessario a raccogliere tutti i documenti indispensabili alla finalizzazione della pratica».

    Le più veloci e le più lente

    Secondo i dati elaborati da Facile.it e Mutui.it, se si osservano le sole pratiche legate all’acquisto della prima casa, la regione in cui gli aspiranti mutuatari devono aspettare più a lungo è l’Umbria con un tempo medio, fra la prima richiesta di informazioni e l’effettiva erogazione, di ben 153 giorni. Appena sotto la soglia dei 5 mesi la Sardegna ed il Piemonte (entrambe 147 giorni); sopra la media italiana anche Calabria (143 giorni), Puglia (139), Campania (138) e Lombardia (135).

    Curiosamente, però, la maglia nera in ambito provinciale è conquistata da Pisa che, con ben 204 giorni di media, è il posto in cui è stato necessario il tempo maggiore per arrivare alla conclusione dell’acquisto immobiliare tramite mutuo.

    Osservando la classifica in senso opposto, i mutuatari più fortunati sembrano essere quelli residenti nel Friuli Venezia Giulia, “costretti” ad attendere solo 94 giorni prima di entrare nella loro nuova casa.

    Alle loro spalle i richiedenti del Trentino Alto Adige (112 giorni), della Liguria (115) e del Veneto (120 giorni).

    Il primato del Friuli Venezia Giulia si conferma anche a livello provinciale con Udine e Gorizia ai primi due posti della classifica delle province più rapide (82 ed 83 giorni in media).

     

    Valori richiesti ed LTV

    «Anche in Italia» continua Cresto, «i consumatori cominciano ad informarsi molto tempo prima e, secondo il nostro osservatorio, se si stratta di prima casa quasi il 50% cerca di capire quali siano le sue reali possibilità di finanziamento prima ancora di aver individuato l’immobile. Nel fare questo l’aiuto di un consulente super partes ed il confronto fra le offerte diventano fondamentali».

    L’analisi dei due portali ha indagato anche le cifre richieste in media per acquistare la prima casa ed il rapporto fra valore dell’immobile ed importo del mutuo erogato.

    In base al primo parametro le richieste di importo maggiore sono state presentate in Trentino Alto Adige con valori appena inferiori ai 151.000 euro; a seguire nel Lazio (145.600 euro) e in Lombardia (134.750 euro), ma sono Sicilia e Campania le regioni in cui pare i mutuatari abbiamo maggiore necessità dell’aiuto della banca dal momento che la cifra che si richiede servirà a finanziare, rispettivamente, il 73% ed il 71% del valore dell’immobile.

    I cittadini stranieri in Italia

    Gli stranieri che richiedono un mutuo per comprare casa nel nostro Paese sono sempre di più e, per questo motivo, Facile.it e Mutui.it hanno indagato anche se ci siano variazioni nei tempi a seconda della nazionalità del richiedente.

    Se per un italiano i tempi medi per concludere un acquisto con mutuo prima casa sono pari a 134 giorni, questo valore si abbassa a 117 se il richiedente ha nazionalità di uno stato europeo non aderente alla moneta unica né facente parte dell’Unione e a 104 se la sua nazionalità è extra europea.

    Non bisogna, però, farsi prendere da facili moralismi; il dato va considerato alla luce di forti differenze culturali; un cittadino straniero che sceglie di acquistare casa in Italia tenderà a rivolgersi all’Istituto di credito solo dopo aver effettivamente individuato l’immobile e questo, come abbiamo visto, riduce notevolmente i tempi.

    Anche per quello che riguarda le cifre richieste, si evidenziano forti differenze; per un italiano in media 130.000 euro, 107.000 per un europeo “non comunitario” e 102.000 per un extra europeo.

    «Come avvenuto negli anni precedenti alla crisi economica del 2007» ha concluso Cresto, «la ripresa del mercato passa anche dall’acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri. I loro acquisti consentono un miglioramento abitativo ai precedenti proprietari e ciò innesca un meccanismo positivo di cui tutti beneficiano. Sarà curioso vedere, fra qualche tempo, se l’effetto della Brexit spingerà i sudditi della Regina Elisabetta ad acquistare casa all’estero, magari in Italia, nazione dove storicamente amano investire».

  • Come è andato il primo trimestre dei mutui italiani

    In base all’Osservatorio mutui di Facile.it (https://www.facile.it/mutui.html) e Mutui.it (https://www.mutui.it/), il primo trimestre 2017 ha evidenziato segnali importanti rispetto al medesimo periodo del 2016. 

    In primis gli italiani pare abbiano ripreso in maniera netta la fiducia nei confronti del mercato immobiliare e le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa sono aumentate del 17%, mentre gli erogati hanno vissuto un aumento ancora maggiore facendo segnare un incoraggiante +21%. I numeri sono però difficilmente comprensibili appieno se non si considera anche il valore degli immobili oggetto della richiesta; in media questo parametro si è nettamente ridotto fermandosi, nel primo trimestre 2017, appena sopra i 224.000 euro.

    Se diminuisce il valore medio dell’immobile aumenta invece quello delle somme richieste, anche se di poco. Nel primo trimestre 2017 la cifra che gli aspiranti mutuatari hanno provato ad ottenere dalle banche è stata pari a circa 132.500 euro, il 5% in più di quanto non accadesse nel 2016; anche l’erogato è cresciuto più o meno con lo stesso passo (4%) arrivando oggi a circa 123.100 euro.

    Nel primo trimestre 2017 sono state indicizzate con tasso fisso il 78% delle richieste, con il variabile il 18,5%. Pressoché invariati durata del finanziamento (21 anni) ed età del richiedente (40 anni). «Non abbiamo mai registrato una così netta prevalenza delle domande di mutuo a tasso fisso», ha commentato Ivano Cresto, Responsabile Business Unit Mutui Facile.it e Mutui.it «Il graduale aumento dei tassi di riferimento a cui stiamo assistendo, ha convinto gli italiani che il 2017 potrebbe essere l’ultima occasione per assicurarsi tassi fissi così competitivi».

    Per quanto riguarda i finanziamenti legati alla prima casa, il numero degli erogati è cresciuto del 23% mentre l’importo concesso dalle banche è aumentato dell’1,4% arrivando poco sopra ai 128.000 euro; proporzioni non troppo dissimili per il valore dell’immobile oggetto di mutuo prima casa (209.460 euro; +2,45%), mentre l’importo che chi intende comprare la sua prima casa cercava di avere dall’istituto è stato pari a 141.350 euro (+6%).  

    Ultima nota sulle surroghe, nel primo trimestre 2016 queste rappresentavano il 47% delle erogazioni, oggi sono il 43%, ma sono aumentati sia gli importi dei mutui che si intende surrogare (oggi poco meno di 127.000 euro; +6% rispetto al 2016) sia quelli effettivamente erogati (119.000; +4%).