Tag: installazione arte pubblica

  • L’arte pubblica di Joshua Cesa ai confini dell’Italia: l’installazione ‘Prisoners’

    Orari: L’installazione sarà fruibile presso la Fortezza di Chiusaforte, dal 29 al 30 luglio dalle 14.00 alle 18.00.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

     

    IoDeposito Ong, in collaborazione con la regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Chiusaforte, inaugura presso la Fortezza di Chiusaforte Prisoners, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa. Da sabato 29 a domenica 30 luglio l‘installazione patrocinata dall’UNESCO sarà fruibile gratuitamente nell’area della Fortezza dalle 14.00 alle 18.00, con visite guidate gratuite sempre disponibili direttamente nel sito. Dopo un intenso tour in diverse città italiane ed estere come Udine, Pirano, Genova e Roma, l’opera giunge ora in una delle location friulane più suggestive e storicamente importanti della regione. L’appuntamento con IoDeposito Ong rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

    In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. Prisoners nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. «Prisoners riesce a farsi vera e propria esperienza artistica» spiega l’artista Joshua Cesa «portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare».

    Inserita nella terra di confine dell’estremo nord-est, l’opera dialoga in modo vibrante con le selvagge Alpi Giulie, dove i lineamenti di Italia, Slovenia e Austria si confondono condividendo un passato storico fatto di migrazioni forzate e di presidio bellico. Quel severo monte su cui si erige la Fortezza ospitava infatti, un tempo, militi e civili costretti a un freddo esilio montano che li derubava non solo delle risorse alimentari ma anche, soprattutto, della loro libertà. I cubi di Prisoners diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun visitatore, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Gli stessi guardiani -deputati all’epoca al controllo a vista- si ritrovarono prigionieri di quello stesso forte che dovevano difendere, in una sensazione di ambivalenza e poli-vocalità della storia resa oggi intensamente dai prisoners dell’opera di Cesa. Vagando per la Fortezza, il visitatore s’imbatte quasi per caso in questi cubi ed è questa la prigione, senza prospettive, che l’artista racconta rivisitando uno scenario di uomini carcerati-carcerieri, che ha segnato la storia -e la memoria collettiva- di questo maestoso territorio di confine.

     

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    Link dell’evento: Prisoners a Chiusaforte

    Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

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  • In arrivo a Pirano l’installazione “Prisoners” sul tema della prigionia

    PIRANO, ARTE PUBBLICA SUL TEMA DELLA PRIGIONIA: L’INSTALLAZIONE “PRISONERS”

    Inaugurazione: sabato 6 maggio ore 18.00, presso la piccola corte antecedente alla Casa Museo Tartini (Kajuhova 12, 6330, Pirano, Slovenia).

    Orari: L’installazione sarà fruibile nell’area compresa tra Piazza Tartini, Strada Adamiceva e Strada Bolniska; dal 4 al 7 Maggio 2017, dalle 18.00 alle 22.00.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

     

    IoDeposito Ong, in collaborazione con la regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Pirano e la Comunità degli Italiani di Pirano, inaugura sabato 6 maggio alle ore 18.00 presso la piccola corte antecedente alla Casa Museo Tartini (Kajuhova 12, 6330, Pirano, Slovenia) Prisoners, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa. L’installazione, patrocinata dall’UNESCO, sarà fruibile gratuitamente dal 4 al 7 maggio, lungo i vicoli dell’area compresa tra Piazza Tartini, Strada Adamiceva e Strada Bolniska, dalle 18.00 alle 22.00. Per la prima volta a Pirano, l’appuntamento con IoDeposito Ong rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

    In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. Prisoners nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. Prisoners riesce a farsi vera e propria esperienza artistica, portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare.

     

    «Inserita nello spazio urbano di Pirano, l’opera dialoga con le forme della città» spiega l’artista Joshua Cesa «il confronto tra il chiuso -gli snelli vicoli che caratterizzano il paesaggio- e l’aperto -l’ampia costa e la spazialità marittima- conduce il visitatore fino al mare, simbolo di speranza e di libertà da ogni prigione». Una seconda lettura svela inoltre come l‘imbattersi casuale, negli schermi di Prisoners, induca a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando così una preziosa -seppur scomoda- memoria storica. I cubi diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun passante, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Percorrendo le vie della città si incontrano, quasi per caso, questi racconti. La riflessione innescata da Prisoners sul dramma dei conflitti offre, sicuramente, un nuovo e multifocale punto di vista.

     

     

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-3/

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  • Nel cuore di Gradisca d’Isonzo, due installazioni sul tema della prigionia: “Prisoners” e “Panoptico”

    Inaugurazione: giovedì 20 aprile ore 18.00, presso il Comune di Gradisca d’Isonzo (Gorizia).

    Orari: L’installazione Prisoners sarà fruibile nel centro storico di Gradisca, nell’area circoscritta tra Piazza dell’Unità d’Italia, Via della Serenissima e Viale donatori di sangue, dal 20 al 23 aprile dalle 16.00 alle 22.00. L’installazione Panoptico sarà fruibile presso il Torrione San Giorgio (indicazioni sull’ingresso in Largo Porta Nuova), dal 20 al 23 aprile dalle 16.00 alle 20.00.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    IoDeposito Ong, in collaborazione con il Comune di Gradisca d’Isonzo, inaugura giovedì 20 aprile alle ore 18.00 presso il Palazzo Comunale di Gradisca (Go) le due installazioni Prisoners, opera concettuale di arte pubblica di Joshua Cesa e Panoptico (PAN-ὀπτικός), opera di sound art di Greta Lusoli. Entrambe le opere, organizzate con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio dell’UNESCO, saranno fruibili gratuitamente dal 20 al 23 aprile: Prisoners si troverà nel centro storico di Gradisca, dislocandosi dalle 16.00 alle 22.00 nella zona attorno a Piazza dell’Unità d’Italia, Via della Serenissima e Viale donatori di sangue, mentre Panoptico sarà ospitata dalle 16.00 alle 20.00 nello storico Torrione San Giorgio (indicazioni sull’ingresso in Largo Porta Nuova). I due appuntamenti rientrano nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito Ong e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

     

    In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso le loro opere, i due artisti Joshua Cesa e Greta Lusoli coinvolgono lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. L’opera Prisoners di Joshua Cesa nasce dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. Inseriti nello spazio urbano del centro storico di Gradisca, l’imbattersi casuale negli schermi di Prisoners induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando così una preziosa -seppur scomoda- memoria storica.

     

    Allo stesso modo, Panoptico (PAN-ὀπτικός) si relaziona con il terribile scenario di guerra tentando di evocare sonoramente (ricostruendola nella mente dell’uditore) l’angosciosa architettura di prigione ideata dal filosofo e giurista J. Bentham alla fine del XVIII secolo. Tale struttura permette a un singolo sorvegliante di controllare contemporaneamente tutti i detenuti pur rimanendo fermo al centro dell’edificio, grazie alla dislocazione che sviluppa le celle ad anello attorno allo spazio centrale. Un annullamento totale della privacy, dell’intimità e dell’identità dei prigionieri dunque, che contribuisce a quel pericoloso processo di oggettualizzazione e de-umanizzazione del prigioniero. La Lusoli sintonizza questa architettura del XVIII secolo sul dramma dei conflitti contemporanei, anche attraverso la particolarità della location: al centro dell’esperienza sensoriale del fruitore vi è infatti la proiezione di un suono primordiale, che rimbomberà nel Torrione San Giorgio ogni 5 minuti e 53 secondi rievocando il ricordo del pericolo. Quest’implacabile puntualità è il risultato di una proporzione matematica e concettuale che divide i minuti contenuti in 365 giorni per il numero di prigionieri che ogni anno muoiono vittime delle guerre, sottolineando così la disarmante quantità di morti di prigionia che, ancora oggi, perdono la propria libertà nei conflitti armati.

     

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-2/ ; http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/panoptico-by-greta-lusoli-3/

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