Categoria: Economia e Finanza

  • RC auto: a febbraio premi medi in calo del 13,5%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 464,09 euro, vale a dire il 13,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo costa, in media, 72 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +1,44%.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 8.650.866 preventivi raccolti da Facile.it tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento regionale

    Guardando i dati a livello territoriale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutto il Paese. La regione che ha registrato il calo più consistente è l’Emilia-Romagna, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 16,51% rispetto a febbraio 2020; staccata di un soffio la Liguria, al secondo posto della classifica, con un calo del 16,41%. Sul gradino più basso del podio si posiziona il Lazio, dove il premio medio è sceso del 15,80% rispetto a 12 mesi fa.

    Guardando la graduatoria nel senso inverso, invece, la regione che ha registrato il calo più contenuto è la Valle d’Aosta, dove la tariffa media è scesa solo del 5,13% rispetto a febbraio 2020. Al secondo e terzo posto il Molise (-9,70%) e la Basilicata (-10,15%).

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Guardando i dati in valori assoluti, la Campania, nonostante un calo annuo del 12,13%, si conferma essere la maglia nera d’Italia per quanto riguarda l’RC auto; per assicurare un veicolo nella regione, a febbraio 2021 occorrevano in media 855,88 euro, vale a dire l’84,42% in più rispetto alle media nazionale.

    Sul podio delle regioni più costose si posizionano, al secondo posto, la Calabria, con un premio medio pari a 591,39 euro, al terzo posto, la Puglia, con un premio medio pari a 531,32 euro. Unica consolazione per gli automobilisti di queste due regioni è che le tariffe rilevate a febbraio 2021 sono risultate comunque in calo rispetto allo stesso mese del 2020, rispettivamente del 10,65% e del 12,90%.

    Dove sono scattati i primi aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in 13 regioni.

    I rincari più elevati sono stati registrati in Valle d’Aosta dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 5%. Valori medi in aumento anche nelle Marche (+3,58%) e in Toscana (+2,81%).

    Tra le regioni dove l’RC auto media è cresciuta maggiormente (febbraio su gennaio) ci sono anche la Campania (+2,51%), il Veneto (+1,34%) e il Lazio (+1,33%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di  8.650.866 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Metalloinvest, il Gruppo siderurgico russo sceglie Danieli & C. Officine Meccaniche S.p.A. per la sua nuova commessa

    A poche settimane dall’accordo concluso con Mosca per la prima acciaieria green nel continente, Gruppo Danieli formalizza un nuovo contratto con i partner russi.

    Gruppo Danieli

    Gruppo Danieli e il contributo all’export italiano in Russia

    Risale allo scorso primo settembre la firma del contratto che Gruppo Danieli e la compagnia russa Oskol Electrometallurgical Plantl (Oemk) hanno siglato per realizzare il primo impianto europeo per la produzione di acciaio senza l’utilizzo del carbone. Poche settimane più tardi arriva la conferma di una nuova operazione tra il Gruppo di Buttrio e la controllata di Metalloinvest: l’azienda friulana realizzerà per il leader mondiale del settore metallurgico e siderurgico una linea di trattamento termico per laminati. Una commissione dal valore di 12,7 milioni di euro che rientra tra gli obiettivi dell’accordo quadro che la società russa ha stipulato con ben 12 banche internazionali per ottenere finanziamenti destinati alle forniture. Fondamentale il contributo di SACE: la società è infatti intervenuta nell’operazione come garante, permettendo a Gruppo Danieli di stipulare più agevolmente l’accordo. Viene confermato così il buon andamento dell’export Made in Italy nel mercato russo, che secondo l’ultimo rapporto di SACE è destinato ad aumentare già dal prossimo anno.

    Gruppo Danieli: le origini

    Attualmente Gruppo Danieli è una delle multinazionali italiane più riconosciute del comparto siderurgico: la società è infatti uno dei maggiori produttori di impianti chiavi in mano a livello mondiale. Il Gruppo, che ha sede a Buttrio, in provincia di Udine, conta oltre 9.500 dipendenti ed è quotato nell’indice FTSE Italia Mid Cap della Borsa di Milano. Le origini dell’azienda risalgono ai primi anni del secolo scorso. Era il 1914 quando i fratelli Mario e Timo Danieli, dopo aver comprato le Acciaierie Angelini, entrarono nel settore siderurgico. Già durante i primi anni di attività l’azienda si specializza nella produzione di attrezzature per la lavorazione d’acciaio e di macchine ausiliarie per gli impianti di laminazione. È Luigi, il figlio di Mario, il protagonista del cambiamento della nuova Danieli & C. Officine Meccaniche S.p.A.: tra il 1960 e il 1970 cambia la politica dell’azienda, puntando sulla consegna di impianti chiavi in mano. Un’intuizione che ha permesso al Gruppo di guidare il settore siderurgico italiano e conquistare i mercati internazionali.

  • Immobiliare: dagli esperti un appello corale al Governo Draghi

    Il 20% del Pil nazionale: da questo dato gli esperti dell’immobiliare chiedono di ripartire, a un anno esatto dall’inizio della pandemia. E sì, perché quando si parla di immobiliare non ci si può limitare solo al mero concetto di acquisto o case in vendita, ma ad un’accezione più ampia che comprende l’intero indotto. Per questo esperti e professionisti del “mattone” si rivolgono alla figura del neo Presidente del Consiglio Draghi, al fine di indicare quelli che sono gli interventi necessari per tutelare questo comparto strategico, in attesa delle risorse del Recovery Fund.

    Torna a parlare di taglio dell’imposizione fiscale sugli immobili Fimaa-Confcommercio, il cui peso si aggira intorni ai 50 miliardi di euro l’anno tra Imu, imposte di registro su compravendite e affitti, e quelle sui redditi da locazione. E chiede di sfruttare le risorse del Next Generation EU per la riqualificazione urbana.

    Sella stessa linea è il Presidente di Scenari immobiliari – Marco Braglia – il quale sostiene l’importanza di intervenire sulle infrastrutture pubbliche e sulla ristrutturazione urbana privata, facendo così ripartire il comparto edilizio.

    Per Renato Londoni – Presidente di Kiron Partner Spa – bisogna puntare sul Real Estate e rilanciare le numerose società di cui fanno parte, attraverso finanziamenti agevolati e sgravi fiscali estesi anche alle famiglie.

    Agevolazioni fiscali e ridimensionamento fiscale sugli immobili continua a chiedere Confedilizia, soprattutto alla luce del crollo dei valori immobiliari, insieme alla prosecuzione della cedolare secca da estendere anche alle locazioni non residenziali.

  • Ranocchi Software acquisisce la maggioranza di Kite Labs

    La nuova acquisizione, frutto di un duraturo processo di collaborazione, permette al gruppo Ranocchi di rafforzare il proprio posizionamento nel settore delle soluzioni digitali, cloud-based, dedicate al mondo della Gestione delle Risorse Umane e della Fatturazione Elettronica.

    “Il percorso di collaborazione con Kite Labs è stato iniziato nel 2015 con Giovanni Ranocchi che ha dato avvio alle attività di ricerca e sviluppo del gruppo per il rinnovamento dell’offerta software con nuovi standard tecnologici. L’apporto di Kite Labs si è rivelato molto interessante grazie alle esperienze maturate dalla società nella realizzazione di diverse piattaforme cloud per l’erogazione di servizi alle imprese e alla pubblica amministrazione basati su workflow e knowledge management – commentano Andrea Perlini e Gregorio Scafa, direttori software area paghe e commercialisti. La sinergia ci ha permesso di avviare il percorso di riscrittura di tutta la nostra linea software, individuando le tecnologie più moderne e performanti. Insieme a Kite Labs abbiamo dato avvio a due nuovi progetti: nel 2018 GIS HRM una soluzione per la gestione delle risorse umane e, nel corso del 2019, WeFatt un software gestionale in cloud.”

    “L’acquisizione di Kite Labs ci consente di fornire una risposta veramente innovativa ai nostri clienti, Professionisti e Imprese – commenta Stefano Carloni, direttore commerciale – in un settore, quello delle Risorse Umane, che rappresenta un’esigenza sempre più sentita dalle aziende e può costituire per il consulente del lavoro una opportunità per proporre nuovi servizi di consulenza. Con GIS HRM possiamo disporre di una soluzione completamente cloud che vanta già importanti referenze e un’elevata copertura funzionale in grado di soddisfare i clienti più complessi ed esigenti. In merito a WeFatt, sentivamo l’esigenza di completare la nostra gamma di offerta cloud proprio per semplificare i processi di integrazione tra le attività di fatturazione della piccola impresa e il proprio commercialista.”

    Il nostro obiettivo è ora quello di sfruttare al massimo le sinergie con il gruppo Ranocchi, rivolgendoci a un’ampia platea di clienti che utilizzano con soddisfazione le soluzioni gestionali del gruppo (ndr: GIS di Ranocchi Software e Business di NTS Informatica) e desiderano digitalizzare i nuovi processi per essere sempre più competitivi – chiarisce Marcello Giovagnoli, fondatore e amministratore unico di Kite Labs. – Dal punto di vista di GIS HRM, in collaborazione con Ranocchi Software, abbiamo sviluppato una fortissima integrazione con il mondo paghe, con l’obiettivo di fornire ai clienti una piattaforma unificata che consenta a ogni attore del processo (consulente, azienda, collaboratore) di accedere con estrema facilità ai dati di proprio interesse. La rilevazione delle presenze e l’accesso ai documenti, gestiti con estrema sicurezza, tramite apposite App, si inseriscono proprio in questa visione in cui la facilità d’uso viene contestualizzata anche rispetto al dispositivo in possesso dell’utente, sia esso un browser o uno smartphone.

    Siamo orgogliosi di aver concretizzato questa operazione – afferma Arianna Ranocchi, presidente della holding del gruppo controllata dalla famiglia Ranocchi – perché ricalca le linee del progetto di crescita avviato da Giovanni Ranocchi e consolida un rapporto di stima e fiducia con Kite Labs rivelatosi molto efficace nel corso di questi anni e, in futuro, sono certa che potrà essere occasione di ulteriori nuove opportunità per l’ampliamento di un’offerta sempre più digitale. L’operazione è stata seguita dal dott. Davide Mea, membro del consiglio di amministrazione di Ranocchi Software, nonché consulente per le aziende del gruppo.

    GIS HRM è una piattaforma in cloud che gestisce i processi tipici e avanzati della gestione delle risorse umane: amministrazione del personale, assenze-ferie e permessi, asset aziendali, casi e provvedimenti disciplinari, curriculum, ricerca e selezione, pianificazione e gestione della formazione, processi di valutazione, trasferte e nota spese, progetti e commesse, timesheet, rilevazione presenze e turni di lavoro, pratiche e firma digitale, documentazione legata ai processi in formato digitale, mettendo a disposizione degli utenti anche potenti strumenti di analisi e controllo dati, quali report parametrici e business intelligence. GIS HRM è in distribuzione dagli inizi del 2019 con numerose referenze attive.

    WeFatt è la soluzione gestionale in cloud per le piccole imprese e i professionisti che fornisce funzionalità di base, quali quelle legate alla fatturazione elettronica, e avanzate come la gestione del ciclo attivo e passivo. L’inizio della distribuzione è previsto, indicativamente, per settembre 2021.

    Ranocchi Software opera sul mercato del software fiscale, paghe e aziendale, per commercialisti, consulenti del lavoro e aziende. Il gruppo Ranocchi, che comprende anche NTS Informatica di Rimini (software gestionale ERP) e Nethesis di Pesaro (soluzioni di networking), ha realizzato nel 2020 un fatturato consolidato di oltre 26 milioni di euro, conta 225 addetti, oltre 400 rivenditori sul territorio, e supporta oltre 6.000 professionisti e 11.000 imprese clienti.

  • Lazio: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nel Lazio? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 51.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 228.076 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi nel Lazio; a causa della pandemia, però, si è passati dal +5,4% annuo rilevano nel primo trimestre al –3,2% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Lazio abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Rieti, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 77% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 68% nel terzo trimestre 2019), a Roma il 35% (era il 32% nel 2019), a Latina il 77% (era il 75% nel 2019) e a Viterbo il 76% (era il 74% nel 2019). Unica eccezione è Frosinone, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto invariato rispetto al 2019.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Lazio?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 151.554 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+1,4%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Roma, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 156.907 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Latina, che hanno chiesto, sempre in media, 124.873 euro e quelli di Viterbo (118.650 euro).

    Chiudono la graduatoria del Lazio i richiedenti mutuo della provincia di Rieti (111.198 euro) e di Frosinone, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 105.844 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 51.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti laziali tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Infissi e serramenti: da ENEA il Vademecum aggiornato

    Detrazioni e infissi in legno, un connubio molto stretto e ricorrente negli ultimi anni per via dei numerosi vantaggi fiscali ad essi legati. Ma come sapere se si ha diritto a richiederli? A fugare ogni dubbio è intervenuta ENEA con l’aggiornamento del Vademecum dello scorso 26 gennaio.

    Un documento che cerca di far chiarezza su quelle che sono le caratteristiche dei serramenti che consentono di accedere alle misure previste per l’efficientamento degli edifici, ovvero quelli ormai conosciuti con la denominazione Ecobonus e Superbonus. Ebbene, per accedervi, l’elemento essenziale per i serramenti da sostituire è quello di avere valori di trasmittanza termica iniziali (Uw) superiori ai valori limite riportati nella Tabella 1, Allegato E del D.M. 08/2008, per interventi a partire dalla data del 6 ottobre 2020, 5.

    In sostanza, Enea chiarisce che i valori di trasmittanza termica finali (Uw) devono essere inferiori o uguali a valori limite riportati in Tabella 2 del D.M. 26/01/2020, nonché inferiori o uguali ai valori limite riportati in Tabella 1 – All. E – D.M. 06/08/2020 per interventi a partire dal 6 ottobre 2020.

    Il Vademecum, inoltre, stabilisce che tra le spese ammissibili per l’ottenimento delle detrazioni vengono annoverate anche componenti complementari al foro finestra, quali oscuranti e cassonetti prefabbricati, sia nel caso di sostituzione contestuale a quella degli infissi, sia in caso di sostituzione non contestuale. Tra i costi ammissibili, anche quelli per la posa in opera e professionali (es. la redazione documenti tecnici).

  • Come investire nel 2021: i consigli

    Ad oggi, è un momento molto particolare per tutto il mondo. I consumatori si chiedono dove investire i soldi nel 2021. In questo momento di difficoltà, puntare sui mercati finanziari può essere un’ottima soluzione ma bisogna farlo con consapevolezza altrimenti si corrono dei grossi rischi. Infatti, il trading online permette di investire soldi in modo sicuro se fatto consapevolmente oppure con l’aiuto di strumenti come il Trading automatico. Infatti, il Trading automatico permette anche di avere dei buoni ricavi senza correre altri rischi.

    Come investire soldi nel 2021?

    Se vi state chiedendo come investire i soldi, ebbene ad oggi vi sono tantissimi mercati su cui si può puntare. Le principali basi di investimento sono quelle che comunque cercano di contenere anche i rischi. Per non sbagliare il consiglio è sempre quello di cercare di diversificare gli investimenti, così da abbassare i termini del rischio. Questo vale in ogni ambito della vita finanziaria: il Trading on-line è un ottimo sistema per far crescere i propri guadagni e permette di aiutarvi a capire dove investire i soldi.

    Per farlo in maniera coerente senza troppi rischi, allora si possono scegliere dei sistemi di trading automatico. Chi si chiede come investire i propri risparmi può puntare su questo tipo di prodotto perché abbassa il grado di rischio e sicuramente una buona redditività ed inoltre, aiuta anche a muoversi con consapevolezza in questo mondo.

    Le criptovalute nel 2021

    È uno dei mercati che incuriosisce di più: coloro che si chiedono come investire i propri risparmi spesso puntano su quello delle criptovalute. Negli anni è stato considerato il miglior investimento sicuro, ma in realtà, oggi non è proprio così. Infatti, le criptovalute rappresentano un mercato abbastanza rischioso per chi non lo conosce nel dettaglio.

    Questo mercato consente di avere dei rendimenti e dei guadagni davvero rilevanti, però solo nel lungo periodo. Investire nelle criptovalute con i CFD è possibile e sicuramente, darà delle soddisfazioni ma i meccanismi di base talvolta, sono complessi. Gli investitori che sono riusciti a guadagnare molti soldi con gli investimenti in criptovalute, come ad esempio il Bitcoin, sono quelli che hanno avuto la capacità di leggere il mercato in quegli anni, ovvero a partire dal 2009. Ad oggi, sono riusciti a ricavarne i frutti, però sicuramente chi si chiede come investire i risparmi e non conosce bene le dinamiche di questo mercato dovrebbe cercare di evitarlo o quantomeno iniziare a studiarlo. Un’alternativa è puntare sul Trading automatico!

    Il trading automatico nel 2021

    Vi state chiedendo come investire soldi in modo sicuro? Ebbene, il Trading automatico può essere sicuramente una soluzione. Il trading online riesce a farvi muovere dei mercati finanziari e a investire i vostri soldi. Però, non è facile muoversi in questo mercato e chi si chiede come investire in modo sicuro deve imparare a leggere un po’ tutti gli strumenti che esistono in rete e nei principali mercati, nonché imparare a leggere i segnali di trading grafici e tutti gli strumenti finanziari.

    Un sistema automatico di trading invece, aiuta a eliminare il lavoro sporco e quindi, non dovete passare intere giornate a fare analisi tecniche quanto piuttosto potete lanciarvi nel mondo del Trading seguendo quelli che sono indicatori di tipo automatico. Questi software hanno un’interfaccia intuitiva semplice e si muovono sui mercati internazionali. Soprattutto, hanno un sistema automatico che non ammette errori. Offrono anche dei sistemi automatici gratuiti e quindi, vi daranno l’occasione di poter investire soldi e iniziare a guadagnare. Se vi state chiedendo come investire soldi nel 2021, allora non vi resta che puntare su questi sistemi che sono sicuramente vantaggiosi e faranno lievitare il vostro portafogli.

  • I millennials chiedono prestiti, ma non per studiare, sposarsi o viaggiare

    Come è cambiato il rapporto dei millennials con il mondo del credito al consumo nell’anno della pandemia? Per rispondere alla domanda, Facile.it e Prestiti.it hanno analizzato un campione* di oltre 500mila domande di prestito personale presentate da richiedenti nati tra il 1981 e il 1996 scoprendo che, nel 2020, l’importo medio richiesto dai cosiddetti millennials è stato pari a 10.907 euro, vale a dire il 7% in più rispetto al 2019.

    Ad aumentare, però, non sono stati solo gli importi, ma anche il peso percentuale delle richieste provenienti da questo particolare tipo di utenti; secondo i dati, nel 2020, più di 1 domanda di prestito personale su 3 è stata presentata da un richiedente con età compresa tra i 25 e i 40 anni (38,1%), valore in aumento del 5% rispetto al 2019.

    Per cosa chiedono prestiti i millennials

    Se, come detto, la pandemia ha fatto aumentare, in percentuale, le richieste di prestiti personali presentate dai millennials, quali sono le ragioni per cui sono ricorsi ad una società di credito al consumo?

    Analizzando le domande per le quali è stata dichiarata la finalità emerge che la prima ragione per cui la Generazione Y ha chiesto un prestito nel 2020 è stata l’ottenimento di liquidità (22,5%), seguita dall’acquisto di auto usate (21,5%) e dalla ristrutturazione della casa (16,9%).

    L’effetto della pandemia si fa però sentire in modo specifico analizzando alcune tipologie di prestito personale tipiche di questa fascia di richiedenti e che, causa emergenza sanitaria e lockdown, sono letteralmente crollate; il peso percentuale dei prestiti richiesti per la formazione, ad esempio, è diminuito del 16%, quelli per i matrimoni del 39% e quelli per viaggi e vacanze addirittura del 51%.

    «È evidente come la pandemia abbia ridefinito le priorità della Generazione Y anche dal punto di vista dell’accesso al credito», spiega Giovanni Scarascia Mugnozza, responsabile prestiti di Facile.it. «questa particolare fascia anagrafica, però, ha dimostrato di avere un rapporto più maturo con il ricorso al credito che, in un momento di grave incertezza economica e lavorativa come quella attuale, ha rappresentato per loro in un certo senso un’ancora di salvezza».

     

     

    * analisi realizzata su un campione di oltre 500mila domande di prestito personale raccolte tra l’1 gennaio 2020 il il 31 dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it

  • Kiko Milano, l’AD Cristina Scocchia ospite di Otto e Mezzo: necessario prevenire tensioni sociali

    "Uno shock di offerta e domanda che non si vedeva dalla crisi petrolifera del ’79": l’AD di Kiko Milano Cristina Scocchia interviene a Otto e Mezzo sottolineando l’importanza di prevenire tensioni sociali nell’attuale contesto di crisi economica e perdita dell’occupazione.

    Cristina Scocchia, AD Kiko

    Kiko Milano, l’intervento dell’AD Cristina Scocchia a Otto e Mezzo

    L’emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova il comparto della cosmetica e, in generale, tutto il settore della distribuzione non alimentare, con grandi ricadute in termini di fatturato e di occupazione: a evidenziarlo è Cristina Scocchia, AD di Kiko Milano, nel corso di un intervento a Otto e Mezzo, il programma di La7 condotto da Lilli Gruber. Quella in corso, spiega l’AD, è una crisi di offerta e domanda a cui non si assisteva dal ’79, con "una perdita stimata tra il 37% e il 50% di fatturato", un’oscillazione determinata dalla capacità delle misure restrittive di tenere sotto controllo la curva del contagio. La contrazione dei fatturati, prosegue Cristina Scocchia nel suo intervento, causerà "una perdita tra 24 e 33 miliardi di IVA, con un forte impatto per lo Stato" e, molto più significativo in termini di solidità sociale, "un impatto ancora più forte per l’occupazione, perché si rischia tra il 15% e 27% di un milione e mezzo di posti di lavoro", ovvero quel volume occupazionale determinato dal settore della distribuzione non alimentare.

    Cristina Scocchia: sostenere famiglie e imprese e preservare la coesione sociale

    Cristina Scocchia ha quindi invitato a riflettere, in un contesto di tale difficoltà per tutta l’economia nazionale, su quanto sia fondamentale impegnarsi a prevenire l’emergere di tensioni sociali. Perché con la possibilità di perdere fino a un terzo dei posti di lavoro e con un’impresa su 5 che rischia di non sopravvivere, "allora purtroppo potrebbero esserci tensioni sociali e noi dobbiamo prevenirle". Da qui, sottolinea l’AD di Kiko Milano, emerge la necessità di un intervento da parte dello Stato per mezzo di "un’iniezione di liquidità importante e adeguata per le famiglie e per le imprese" ma, specifica, "non possiamo aspettare i tempi della prima fase". Infine un messaggio affinché, in un periodo di grandi difficoltà come questo, il mondo istituzionale rimanga unito per gestire al meglio la complessità della crisi: "Tutti giochino il proprio ruolo con senso di responsabilità", spiega Cristina Scocchia, che aggiunge "è già estremamente difficile riuscire a gestire la salute e l’economia. Oltre a questo, in Italia si ha l’impressione che si voglia gestire anche il consenso politico: fermiamoci alle due variabili più importanti, che sono la salute e l’economia".

  • Gestione economica di Erdogan di nuovo sotto accusa, i mercati voltano le spalle alla Turchia

    Torna a farsi pesante l’aria attorno alla Turchia, la cui situazione economica preoccupa di nuovo. Ma quello che è più grave è la contrapposizione forte tra il presidente Erdogan e il capo della banca centrale Naci Agbal, nominato appena a novembre scorso proprio per rimediare agli sfaceli indotti dalla gestione economica del presidente.

    I danni della gestione economica Erdogan

    gestione economica turchiaOccorre fare un passo indietro. Nell’ultimo anno l’economia turca, complice anche il Covid, si è appesantita sempre di più. La banca centrale ha visto assottigliarsi le riserve valutarie di ben 130 miliardi di dollari, mentre la lira ha perso più di un terzo del suo valore contro la divisa americana.
    Gli investitori – che sono i veri market maker – hanno ripreso a guardare con molta diffidenza alle vicende turche. E intanto l’inflazione saliva, tutto per via la gestione economica di Berat Albayrak. L’ex ministro dell’Economia e genero del presidente Erdogan, aveva assecondato quest’ultimo che da sempre osteggia i tassi di interesse alti. Ma così facendo aveva surriscaldato l’economia (di nuovo).

    Le frizioni con Agbal

    A novembre, sotto la pressione della finanza internazionale, Erdogan era stato costretto a rimuovere il genero e nominare Naci Agbal. In questo modo aveva dato una piccola ripulita all’immagine della sua gestione economica. Naci Agbal era intervenuto subito con un maxi rialzo dei tassi (675 punti base, portandoli al 17%), per arginare la crescita dell’inflazione (salita intanto al 15%) e risollevare la Lira.

    Nuovo contraccolpo

    Negli ultimi giorni però la situazione s’è rifatta tesa. Erdogan è tornato a difendere le politiche economiche del genero Albayrak, perché Naci Agbal non gli va a genio. Inoltre Albayrak potrebbe ottenere il placet dei dirigenti del partito per essere nominato ministro dell’Energia. Sarebbe un chiaro messaggio che Erdogan vuole mantenere intatte alcune pratiche di inefficienza nella gestione dell’economia turca.
    Risultato? Dopo un mese di guadagni quasi incessanti, la lira turca è tornata a scendere sbattendosi tra supporti e resistenze, mentre i rendimenti dei bond sono saliti ai massimi da almeno tre mesi.

  • Da marzo nuove classificazioni energetiche per gli elettrodomestici, ma 30 milioni di italiani non lo sanno

    Dal primo marzo l’etichetta di classificazione dei consumi energetici degli elettrodomestici alla quale ormai siamo abituati sarà sostituita da una nuova scala di valori ma, secondo quanto emerso da un’indagine* commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, il 69,4% degli italiani non lo sa.

    La percentuale è già di per sé sorprendente, ma il quadro generale diventa ancora più cupo se si traducono quei valori in numeri assoluti visto che, così facendo, il bacino dei consumatori italiani che dichiarano di non essere a conoscenza della novità risulta pari a più di 30 milioni di individui.

    Cosa cambia

    Quali sono le ragioni di questo cambiamento e, anche, che cosa cambia nello specifico? Il vecchio sistema di etichette è giudicato non più adatto a rappresentare le differenze tra gli elettrodomestici; ormai quasi tutti concentrati nelle classi migliori con conseguente confusione per i consumatori.

    Le nuove etichette si baseranno sempre su una scala di valori che va da A (classe più efficiente) a G (la meno efficiente), con la differenza che scomparirà il simbolo “+” e, soprattutto, si irrigidiranno i criteri con cui verranno assegnate le lettere. Ad esempio, un elettrodomestico oggi classificato in classe A+++, con le nuove etichette verrà reinserito con tutta probabilità nella classe B se non addirittura C (fonte: Label 2020).

    Può sembrare confusionario, ma niente paura! A partire dal primo marzo e fino al trenta novembre 2021 le nuove etichette verranno affiancate a quelle vecchie, così i consumatori potranno gradualmente abituarsi al sistema di classificazione. Solo dal primo dicembre 2021 le vecchie etichette scompariranno del tutto.

    L’etichetta guida la scelta di acquisto

    Va detto che nel corso di questi 23 anni (l’obbligo di apporre l’etichetta su ogni apparecchio è entrato in vigore nel 1998) gli italiani hanno imparato a usare molto bene l’attuale sistema di classificazione dei consumi degli elettrodomestici per indirizzare i propri acquisti; tanto è vero che, secondo quanto emerso dall’indagine di Facile.it, alla domanda “Quando acquista un elettrodomestico, quanto incide la classe energetica sulla sua decisione?” ben il 95% dichiara che questa sia un’informazione importante ed è addirittura esplicitamente descritta come molto importante dal 55,9% del campione.

    Perché sì e perché no

    L’indagine condotta per Facile.it ha approfondito anche le ragioni per le quali i consumatori valutano molto importante (o, al contrario, poco o per nulla utile) considerare la classe energetica dell’elettrodomestico prima di acquistarlo.

    Fra chi dà grande importanza alla classificazione le ragioni principali sono risultate essere il risparmio – sia esso economico (63% del campione) o energetico (32%) – e la convinzione che basarsi sulla classificazione energetica per compiere l’acquisto sia in qualche modo utile a salvaguardare l’ambiente (25%).

    Per gli oltre 1.100.000 italiani che non considerano utile la classificazione, invece, i motivi dichiarati sono la volontà di spendere meno per lo specifico acquisto o, anche, l’ammissione di non capire realmente fino in fondo quale sia il significato della classificazione riportata nell’etichetta.

    Quanto incidono gli elettrodomestici sulla bolletta

    L’attenzione degli italiani verso le etichette energetiche è comprensibile se si considera che il consumo degli elettrodomestici incide moltissimo sulla spesa elettrica; basti pensare che il frigorifero, da solo, arriva a pesare tra il 10-15% della bolletta totale annua di una famiglia media.

    «Scegliere un elettrodomestico efficiente è un passo fondamentale per ridurre la bolletta energetica, ma se non si vuole vanificare il risparmio è bene fare attenzione ad altri due elementi», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it, «in primis la scelta del fornitore in grado di offrirci la tariffa più adatta alle nostre esigenze e, in secondo luogo, l’uso corretto degli elettrodomestici stessi per ridurre al contempo consumi e sprechi».

    Scegliere un elettrodomestico con bassi consumi è in effetti un ottimo modo per risparmiare e a volte, per alleggerire la bolletta è sufficiente cambiare i dispositivi più datati; conti alla mano, ad esempio, già oggi basta sostituire il vecchio condizionatore in classe B con uno nuovo in classe A+++ per risparmiare fino a 90 euro all’anno.

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 15 ed il 16 febbraio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.005 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Traders Italiani Guadagnano Bitcoin Profitti Più di €1000 al Giorno

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  • Lombardia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,8%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Lombardia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 76mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 211.831 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Lombardia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 3,5% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,8% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Lombardia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Sondrio, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 92% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’86% nel terzo trimestre 2019), a Cremona il 79% (era il 74% nel 2019), a Lodi il 77% (era il 72% nel 2019), a Brescia l’85% (era l’81%) e a Milano il 62% (era il 58% nel 2019). Unica eccezione è Lecco, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (erano l’86% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Lombardia?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 149.000 euro, valore in aumento dell’1,2% rispetto a quello rilevato nel 2019.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Milano, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 165.286 euro. Seguono nella graduatoria i richiedenti di Como, che hanno chiesto, sempre in media, 146.776 euro, quelli di Monza e Brianza (142.616 euro) e quelli di Varese (137.298 euro).

    Continuando a scorrere la classifica troviamo gli aspiranti mutuatari di Bergamo (135.875 euro), Lecco (133.477 euro), Brescia (132.137 euro) e Lodi (128.955 euro).

    Chiudono la graduatoria della Lombardia i richiedenti mutuo della provincia di Sondrio, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 127.823 euro, Cremona (121.098 euro), Pavia (120.583 euro) e Mantova (119.710 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 76.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Economia, l’allarme di Moody’s: una ripresa troppo forte rischia di essere dannosa

    Dopo aver vissuto una crisi economica pesantissima, dovuta allo scoppio della pandemia, ci interroghiamo tutti sul tempo che servirà per una vera ripresa dell’economia globale. Ma c’è chi invece dice che dovremmo temere lo scenario opposto. E’ l’agenzia Moody’s, che vede forti rischi connessi ad una crescita eccessivamente forte.

    Quanto può correre l’economia?

    economia moody'sLa società di analisi newyorkese, sposa in pieno il detto anglosassone “Too much of a good thing”. Tanto da utilizzarlo come titolo per la sua nota quotidiana pubblicata in settimana. Il “troppo” a cui si fa riferimento è la crescita dell’economia. I numeri dicono che il PIL del primo trimestre potrebbe volare da un già fortissimo 4,5%, fino al 9,5%. Secondo Moody’s questo valore sarebbe “insostenibile”, perché farebbe un breakout dai livelli normali di crescita.
    Di questo passo, la crescita dell’economia del 2021 potrebbe giungere all’incirca al 7%, ossia a livelli che non si vedevano da oltre un trentennio.
    A prima vista sembrerebbe un dato entusiasmante, ma dobbiamo sottolineare che i mercati vivono di equilibri, e il troppo stroppia.

    Conseguenze della iper-crescita

    L’agenzia americana infatti sottolinea che una crescita così spinta, finirebbe per avere forti implicazioni sui tassi di interesse, che aiutano a governare il business.
    Il problema fondamentale riguarda l’inflazione. Già prima che diventi concreto il maxi piano di sostegno all’economia messo a punto dall’amministrazione Usa, emergono alcune pressioni sui prezzi. Se poca inflazione fa male, troppa inflazione fa malissimo. E il rischio c’è.

    Gli indizi da non sottovalutare

    A renderlo concreto sono alcuni indizi evidenti. Il primo fra tutti è la corsa dei rendimenti dei titoli del Tesoro americano. Quelli a 10 anni sono schizzati nelle ultime settimane sui massimi degli ultimi 11 mesi, portandosi verso 1,30%. Ma spostandoci al di qua dell’oceano, si vede che anche il rendimento del Bund tedesco si muove all’insù rialzo con insolita energia.
    Spie d’allarme che secondo Moddy’s non vanno ignorate. Ritengono necessaria una frenata, seppur modesta e temporanea, della corsa dei mercati.

    Proprio i mercati lanciano altri segnali operativi affidabili: si preoccupano della possibilità che enormi quantità di stimoli fiscali e monetari possano danneggiare le condizioni finanziarie future e le prestazioni economiche. Non è un caso che per la prima volta nel 2021, le Borse hanno chiusura una settimana in rosso. Perché il timore che l’inflazione prenda a galoppare e i tassi di interesse a crescere, diventa sempre più concreto.

  • Marche: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,8%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali nelle Marche? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 6.700 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,8% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 173.446 euro.

    Il 2020 non era iniziato sotto i migliori auspici, ma la pandemia sembra aver fatto ulteriormente crollare i valori tanto che, dopo il -1,7% registrato nel primo trimestre 2020, si è arrivati addirittura ad un -3,8% nel quarto trimestre. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città delle Marche abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    Ad Ancona, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 79% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 74% nel terzo trimestre 2019), mentre a Macerata l’89% (era l’84% nel 2019). Unica eccezione è Ascoli Piceno, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è calato leggermente, passando dall’87,4% nel 2019 all’86,8% nel 2020.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province delle Marche?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 121.350 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Pesaro e Urbino, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 131.192 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Ancona, che hanno chiesto, sempre in media, 121.396 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Macerata (117.933 euro) e Ascoli Piceno (112.303 euro).

    Chiude la graduatoria delle Marche i richiedenti mutuo della provincia di Fermo, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 108.576 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 6.700 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti marchigiani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Investire in Oro Conviene nella Nuova Economia Sostenibile ?

    Investire in oro conviene in questo momento o meglio nel momento in cui la tanto proclamata nuova economia sostenibile comincerà ad essere messa a regime se davvero lo sarà.
    Una domanda che guardando al passato non ci sarebbe alcun dubbio a rispondere che converrà sicuramente sul lungo periodo.
    Fino ad oggi chiunque si sia ritrovato con oro conservato da qualche decennio ha potuto rivenderlo anche semplicemente ad uno dei tanti compro oro Firenze o altrove per monetizzare una plusvalenza difficilmente eguagliabile con altri beni.
    Ma la nuova economia green permetterà al prezioso metallo giallo di crescere di valore come è accaduto fino ad oggi ?
    Partendo dal fatto che di fronte a cambiamenti così grandi non è possibile dare certezze possiamo comunque provare a fare alcune considerazioni.
    A cosa punterà la nuova economia green ? sicuramente a creare un modello di società produttiva totalmente sostenibile che dovrà limitare l’uso di combustibili fossili e per cui affidarsi a fonti di energia pulita che al momento sono nettamente insufficienti per realizzare un modello di società produttiva complessa.
    Noi sappiamo che per estrarre oro sono necessarie una quantità di energia enorme che viene distribuita in vari macchinari sia estrattivi che di movimentazione terra oltre a tutte quelle lavorazioni necessarie alla separazione dell’oro dagli altri elementi naturali e ad una successiva raffinazione.
    Questo rende l’estrazione aurifera ampiamente impattante sulla sostenibilità almeno fino a quando non saranno disponibili energie pulite sostitutive.
    Il fatto che la produzione di oro possa essere limitata non è certo un limite per il valore dell’oro visto che secondo le leggi del commercio la scarsità di un bene tende a farlo aumentare di prezzo.
    D’altro canto è possibile far affidamento su altri metodi di approvvigionamento che consistono nel riciclo dell’oro dai beni in cui esso è già presente, non solo gioielli, ma anche smartphone ed altri dispositivi digitali o elettronici da cui è possibile anche recuperare oltre a oro altri metalli rari.
    Questo significa che investire in oro potrebbe continuare ad essere conveniente anche nel caso che le estrazioni di nuovo oro divenissero limitate.
    In questo caso l’unico limite potrebbe essere quello industriale che non avendo certezza di approvvigionamento cercherebbe di puntare su altre soluzioni.
    Se così fosse l’andamento del valore oro sarebbe totalmente in mano alla finanza e nel caso l’oro continuasse a mantenere il proprio ruolo di bene rifugio sostenuto dagli investitori.
    Nel caso il prezioso metallo giallo continuasse ad essere considerato il bene rifugio per eccellenza la convenienza di investire in oro rimarrebbe anche nella nuova economia a prescindere da altri utilizzi industriali e non di questo prezioso metallo.

  • Veneto: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,5%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Veneto? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 24.900 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,5% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 178.267 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Veneto; a causa della pandemia, però, si è passati dal +2,4% annuo rilevano nel primo trimestre al –4,5% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città del Veneto abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Belluno, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’86% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’83% nel terzo trimestre 2019), a Rovigo l’81% (era il 78% nel 2019) e a Verona il 74% (era il 71%). Unica eccezione è Vicenza, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è rimasto stabile all’83%.

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province del Veneto?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 130.800 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,8%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Verona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 139.539 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Belluno, che hanno chiesto, sempre in media, 136.570 euro e quelli di Venezia (133.279 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Vicenza (129.984 euro) e Treviso (128.241 euro).

    Chiudono la graduatoria del Veneto i richiedenti mutuo della provincia di Padova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 125.093 euro e Rovigo (101.021 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 24.900 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti veneti tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Materie prime, la fine della crisi può spalancare un nuovo super ciclo

    Quando si parla di ripresa economica, ci sono diversi segnali che possono farla cogliere. Se generalmente si guarda alla curva dei tassi come mezzo perché si manifesti la ripresa, c’è un altro elemento che è altrettanto indicativo. Stiamo parlando dell’andamento dei prezzi delle materie prime.

    Il valore indicativo delle materie prime

    materie primeLe materie prime sono elementi essenziali per la produzione. Sono in sostanza la vera benzina della ripresa. E quando vanno in rally, non è difficile immaginare che le cose stiano migliorando.
    Secondo molti analisti, siamo ormai prossimi a vivere il quinto super ciclo degli ultimi 100 anni.

    In primis si può pensare al petrolio. Il prezzo (quello della versione europea Brent) ha superato i 60 dollari al barile, toccando un livello che non si vedeva da gennaio 2020, ossia da prima che si entrasse nella fase acuta della pandemia. Da allora c’è stata una figura di inversione del trend, che ha rovesciato la situazione.

    Il Rame come barometro della ripresa

    Ma c’è un altra materia prima che viene presa, anche più del petrolio, come indicatore della stato di salute dell’economia. E’ il rame. Il prezzo del metallo rosso ha toccato i massimi da 8 anni (futures a 3,84 dollari per libbra, come non accadeva da settembre 2012). Il rame è il metallo industriale per eccellenza, e il suo prezzo viene spinto dalle prospettive di una maggiore domanda industriale sulla scia degli stimoli e della ripresa economica alimentata dai vaccini. E’ considerato un barometro economico.

    Super ciclo oppure no?

    In generale da novembre scorso, sia l’indice dei prezzi delle materie prime che quello dei metalli di uso industriale si sono apprezzati del 17%. Le previsioni sullo zinco ad esempio sono molto ottimistiche.
    Va precisato che siamo molto distanti dalle vette raggiunte dall’ultimo super ciclo, quello che caratterizzò il periodo antecedente la grande crisi del 2008 (che era cominciato nel 1996). Però lo sprint è importante e incoraggiante. Soprattutto dal punto di vista dei mercati emergenti, visto che la produzione di commodity e materie prime è concentrata in questi paesi.

  • RC familiare: a un anno dalla sua introduzione, ecco quanto si risparmia

    Il 16 febbraio l’RC familiare compie un anno; a distanza di 12 mesi dall’introduzione della norma che consente di assicurare i veicoli presenti nel nucleo familiare utilizzando la classe di merito più favorevole fra quelle dei componenti della famiglia, Facile.it ha voluto fare un punto e, analizzando un campione* di oltre 1.200.000 preventivi, ha scoperto che, in media, il risparmio massimo ottenuto negli ultimi dodici mesi da chi ha usato l’RC familiare su un’auto è stato del 55%, mentre per le moto è arrivato al 50%.

    Analizzando i dati in valori assoluti significa che chi ha usufruito dell’RC familiare per passare da una quattordicesima ad una prima classe di merito su un’auto ha risparmiato, in media, 428 euro, mentre per una moto il vantaggio economico è stato, sempre in media, pari a 356 euro.

    Quanto si risparmia

    Per calcolare il risparmio massimo conseguito grazie all’RC familiare, Facile.it ha preso in esame i prezzi offerti nell’ultimo anno agli utenti che hanno chiesto di usufruire della norma (passando dalla classe 14 alla classe 1) e confrontato tali valori con le tariffe offerte ad utenti di pari profilo che non potevano beneficiare dell’assicurazione familiare.

    Nello specifico, guardando all’RC auto, la tariffa media offerta ad un automobilista in quattordicesima classe era pari a 784 euro; chi ha potuto usufruire dei benefici della norma ha visto calare il prezzo a 356 euro, con un risparmio pari a 428 euro.

    Per l’RC moto, invece, il prezzo medio offerto per assicurare una due ruote in classe 14 era pari a 713 euro, valore che scende a 357 euro per coloro che grazie all’RC familiare sono passati in prima classe, con un risparmio di 356 euro.

    Facile.it ha poi realizzato un focus su tre città italiane (Milano, Roma e Palermo), evidenziando come il risparmio massimo rimanga elevato in tutte e tre. In media, guardando all’RC auto, si tratta del 56% a Milano, del 53% a Roma e del 51% a Palermo. Per l’RC moto, invece, è del 44% a Palermo, del 43% a Milano e del 42% a Roma.

    I temuti aumenti alla fine ci sono stati?

    Quando nel febbraio 2020 l’RC familiare è entrata in vigore, molti hanno evidenziato come ci fosse il rischio che le compagnie assicurative, per far fronte al calo dei premi raccolti, potessero aumentare le tariffe degli automobilisti più virtuosi. È andata così? No, a dirlo sono i dati emersi dall’analisi di Facile.it che evidenziano come non solo non vi sia stato alcun aumento, ma anzi le tariffe siano mediamente diminuite per tutti gli automobilisti.

    «Come noto i lockdown che si sono avvicendati nel corso del 2020 hanno ridotto significativamente il numero di veicoli in circolazione e, con essi, il numero di sinistri stradali», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Questo ha messo le compagnie nella condizione di non interrompere il trend di diminuzione dei premi già in atto da tempo, offrendo tariffe più basse a tutti gli assicurati».

    Chi l’ha richiesta

    Chi ha chiesto in misura maggiore di utilizzare l’RC familiare? L’analisi* di Facile.it evidenzia come, in percentuale, siano stati soprattutto i motociclisti ad approfittare della norma; a richiedere di usarla sono stati il 23,2% di coloro che hanno ottenuto un preventivo per assicurare un motoveicolo, mentre tra gli automobilisti la percentuale scende all’1,67%. Il dato sulle auto non deve sorprendere; va letto considerando che molti assicurati avevano beneficiato negli scorsi anni della legge Bersani.

    La percentuale così alta fra le moto, invece, si spiega anche perché una delle novità introdotte dall’RC familiare era la possibilità di ereditare la classe di merito maturata su una tipologia di veicolo differente e, a conti fatti, continuando nell’analisi dei dati emersi dal campione di Facile.it, nell’85% dei casi chi intendeva usare la norma per assicurare un motoveicolo poteva farlo proprio ereditando la classe di merito da un’auto.

    Guardando all’andamento su base regionale, per l’RC auto emerge che le regioni dove, in percentuale sul totale dei richiedenti, si è cercato di fare maggiormente ricorso all’RC familiare sono il Molise, la Calabria e la Liguria. Per quanto riguarda l’Rc moto, invece, sono la Calabria, la Puglia e la Campania.

    Attenzione ai sinistri

    In ultimo una nota; se è vero che l’RC familiare sì è dimostrata essere un’opportunità di risparmio per molti assicurati, non bisogna dimenticare che, secondo la norma, in caso di incidente con responsabilità esclusiva o principale che abbia comportato il pagamento di un indennizzo complessivamente superiore a 5.000 euro, l’assicurato che ha beneficiato dell’RC familiare potrebbe retrocedere sino ad un massimo di 5 classi di merito, anziché 2, con conseguente rincaro dei premi.

     

     

    *L’analisi sull’RC familiare è stata realizzata su un campione di 1.275.105 preventivi effettuati dagli utenti di Facile.it tra il 16 febbraio 2020 e il 07 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate. Le tariffe si riferiscono ad utenti richiedenti l’RC familiare con le seguenti caratteristiche: patente conseguita fra i 18 ed i 24 anni, km annuali percorsi inferiori a 15.000 (6.000 per i motoveicoli), cilindrata veicolo tra 1200 e 1600 cc, valore veicolo a nuovo tra 11.000 euro e 20.000 euro (5.000-15.000 per i motoveicoli), data immatricolazione successiva al 2009.

    I dati relativi al peso percentuale dell’RC familiare sul totale preventivi richiesti sono stati calcolati su un campione di 11.626.964 preventivi effettuati dagli utenti di Facile.it tra il 16 febbraio 2020 e il 07 febbraio 2021

  • L’acquisizione Grifal s.p.a. – Cornelli s.r.l. seguita dallo studio BNC

    Grifal S.p.A., azienda bergamasca attiva nel mercato del packaging industriale, ha firmato un accordo vincolante per l’acquisto del 100% del capitale sociale di una società a responsabilità limitata di nuova costituzione che verrà denominata Cornelli Brand Packaging Experience S.r.l. e in cui Cornelli S.r.l., società con sede a Rivolta d’Adda (CR) fondata nel 1877, effettuerà il conferimento di parte del complesso aziendale concernente la produzione e il commercio di scatole in cartone ondulato, nonché la progettazione e la realizzazione di nuove tecniche di branding applicate al packaging.

    Grazie all’acquisizione di Cornelli S.r.l., Grifal S.p.A. intende ulteriormente accelerare la propria crescita ed incrementare il volume d’affari nei confronti delle aziende che, in Italia e all’Estero, sono particolarmente attente ai temi legati alla sostenibilità, all’innovazione e alla comunicazione applicate al packaging.  L’operazione prevede che Grifal acquisterà il 100% del capitale della Cornelli Brand Packaging Experience S.r.l. per un controvalore complessivo di €1.257.229,00.

    Studio BNC, con il dott. Guido Tisi, la dott.ssa Francesca Ghezzi e la Dott.ssa Marilena Rota hanno preso parte all’operazione in qualità di advisor, per la parte fiscale e giuslavoristica. AmbroMobiliare ha agito come advisor finanziario, mentre lo Studio Legale NCTM di Milano come advisor legale.

     

     

     

  • Sicilia: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-9,3%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Sicilia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 14.000 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 9,3% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 145.619 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato nella parte finale dell’anno, con valori passati dal picco del +6,5% annuo rilevato nel secondo trimestre 2020 al –9,3% del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Sicilia abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Trapani, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’85% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era l’80% nel terzo trimestre 2019), a Siracusa il 66% (era il 60% nel 2019), a Palermo il 47% (era il 42% nel 2019), e a Catania il 68% (era il 64%). Uniche eccezioni sono Enna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’87% (era l’88% nel 2019) e Ragusa, dove la percentuale è passata al 74% (era il 75% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Sicilia?

    La buona notizia, come confermato anche dall’osservatorio di Facile.it e Mutui.it, è che la voglia dei siciliani di comprare casa non sembra essere passata. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 112.742 euro, valore addirittura in aumento rispetto al 2019 (+2,2%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Palermo, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 119.490 euro, seguiti dai richiedenti di Catania, che hanno chiesto, sempre in media, 118.169 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Trapani (112.622 euro), Siracusa (111.573 euro), Messina (105.024 euro) e Ragusa (103.763 euro).

    Chiudono la graduatoria della Sicilia i richiedenti mutuo della provincia di Caltanissetta, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 98.035 euro, Agrigento (93.343 euro) ed Enna (84.945 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 14.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti siciliani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Cfds cosa sono: impara a conoscerli se non vuoi perdere i tuoi soldi

    Per muoversi nel mondo del Trading on-line è necessario iniziare a capire quali sono le strutture principali con cui questo mercato funziona. CFDs cosa sono? Parliamo dei contratti per differenza.

    I contratti per differenza sono gli strumenti attraverso cui si può investire nel mondo dei mercati finanziari. Ad esempio, in quello delle azioni, degli indici di borsa, delle criptovalute, dei cambi valutari e non solo. Oramai i CFDs sono utilizzati da circa vent’anni e sono un’opportunità per coloro che vogliono trasformare in guadagni le loro previsioni di mercato.

    Cfds cosa sono

    Cosa sono i CFD e come funzionano i CFD

    I CFD hanno un funzionamento molto preciso e che parte innanzitutto dalla loro definizione. In inglese si chiamano Contracts for difference: in pratica parliamo di contratti per differenza. Si tratta di contratti di tipo standard che sono pratici perché permettono di negoziare anche nei mercati valutari della borsa o in quelli economici, anche semplicemente con un clic del mouse.

    Con i CFD non c’è bisogno di firmare delle autorizzazioni, né tutta una serie di documenti quanto piuttosto si può fare l’investimento con una chiusura istantanea nel momento in cui si desidera.

    Chi si chiede come funzionano i CFD, deve sapere che si tratta di un tipo di strumento finanziario che va a replicare l’andamento di un asset semplificandolo. Cioè, va a ripercorrere quello che è l’andamento di uno specifico titolo. È un modo per investire che permette anche ai principianti di muoversi nel mercato del Trading.

    Cosa sono i CFD in borsa

    I CFD in borsa sono quelli che vanno a replicare i comportamenti degli indici di Borsa. Infatti, i CFD di questo mercato fanno riferimento ai principali indici di borsa dei mercati azionari, come ad esempio i CFD Dow Jones, la Borsa di Francoforte o il FTSE MIB di Piazza Affari.

    Attraverso il broker on-line si ha la possibilità di fare Trading su questi indici e quindi di muoversi con i CFD. Insomma, è un modo davvero importante per fare i propri investimenti.Ad esempio con i CFD in borsa si può fare un piccolo investimento. Alcuni tra quelli più diffusi sono i CFD Fineco, molto ricercati oramai da diversi anni.

    Cosa sono i CFD sul Forex

    Molti si chiedono cosa sono i CFD Forex. I contratti per differenza sul Forex sono quelli che danno la possibilità di andare ad operare nell’ambito di un mercato valutario.

    Ad esempio, si può fare un investimento attraverso questi contratti standard a rialzo oppure a ribasso su delle coppie di valute come quella Euro – Dollaro oppure altre tipologie.

    Fare Forex con CFD permette anche di poter sfruttare il meccanismo della leva finanziaria che il broker on-line riesce ad offrire in misura diversa a seconda degli accordi.

     

    Chi vuole iniziare a muovere i primi passi in questo settore avrà la certezza di poter iniziare a provarci magari semplicemente, con l’aiuto di un sistema automatico, ovvero il Trading Automatico. Tale sistema è solitamente creato da Trader Esperti proprio per i principianti o per quegli investitori che cerchino ulteriori sistemi di investimento senza richiedere esperienza o tempo da dedicare.

    I vantaggi dei CFD

    Molti si chiedono quali sono i vantaggi dei CFD. Ebbene, si possono utilizzare i contratti per differenza nell’ambito dei mercati finanziari di vario genere in quanto garantiscono una serie di semplificazioni.

    In primis, il vantaggio ideale è quello che tutti, anche chi non conosce il settore può fare senza troppa burocrazia. È un modo di fare Trading facilmente rispetto agli investimenti tradizionali. I CFDs sono comodi, economici, veloci e pratici. La burocrazia è praticamente azzerata e attraverso un semplice click si può negoziare nei mercati di tutto il Mondo.

  • Cosa c’è di nuovo in etichetta? I claim emergenti rilevati dall’Osservatorio Immagino

    Come cambiano i prodotti che compriamo al supermercato? Per rispondere a questa domanda l’Osservatorio Immagino GS1 Italy ha “scannerizzato” le etichette di oltre 115 mila prodotti venduti in Italia e ha rilevato non solo le indicazioni più diffuse e consolidate, ma anche i claim emergenti che si stanno affermando sempre più.

    A crescere maggiormente, nei 12 mesi analizzati, sono stati soprattutto i claim relativi a due “panieri” e stili alimentari: il free from e il rich-in. Nel mondo del free from, aumentano i prodotti che si presentano come privi di polifosfati, oppure di latte o di uova. Invece nell’area del rich-in a emergere sono soprattutto i prodotti che segnalano di apportare iodio, zinco oppure magnesio.

    In particolare, le vendite dei prodotti “senza polifosfati” sono cresciute di +8,9% su base annua, soprattutto in affettati, würstel, salumi a cubetti e formaggi fusi in fette. Incremento consistente del sell-out anche per i prodotti che segnalano in etichetta di essere privi di latte (+11,9%), in particolare insaccati, gelati vegetali multipack e panini per hamburger o hot dog. Quanto al “senza uova” (+2,0%) coinvolge soprattutto pasta senza glutine, biscotti salutistici e maionese.

    Sul versante del rich-in, le referenze che sottolineano in etichetta la presenza di iodio hanno registrato un balzo annuo delle vendite di +9,5% grazie soprattutto a carni bianche elaborate (come cotolette e cordon bleu), passate di pomodoro e fette biscottate. Buone performance anche per i prodotti che segnalano il contenuto di zinco (+5,1%), in particolare per integratori, caramelle, biscotti, acque aromatizzate e frutta secca. Andamento a due velocità per i prodotti che segnalano la presenza di magnesio: il calo del fatturato annuo (-1,7%) si deve alla flessione degli integratori solo in parte compensata dalla interessante crescita degli alimenti con il claim “fonte di magnesio”, come biscotti integrali o multicereali, e semi.

    Per saperne di più, l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino è scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.
    gs1it.org

  • Toscana: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-3,6%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Toscana? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 22.500 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 3,6% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 210.447 euro.

    Dato preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato con valori estremamente positivi in Toscana; a causa della pandemia, però, si è passati dal +6,2% annuo rilevano nel primo trimestre al –3,6% annuo del quarto trimestre 2020, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Toscana abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Grosseto, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 70% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 64% nel terzo trimestre 2019), a Firenze il 62% (era il 57% nel 2019) e a Livorno il 60% (era il 57%). Unica eccezione è Siena, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 78% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Toscana?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 139.600 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Firenze, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 151.737 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Siena, che hanno chiesto, sempre in media, 145.613 euro e quelli di Lucca (142.760 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Pisa (135.750 euro), Prato (135.323 euro), Massa-Carrara (133.288 euro) e Grosseto (133.147 euro).

    Chiudono la graduatoria della Toscana i richiedenti mutuo della provincia di Livorno, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 131.287 euro, Arezzo (121.300 euro) e Pistoia (120.260 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 22.500 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti toscani tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Il Category management nel “new abnormal”: leit-motiv di ECR e GS1 Italy per tutto il 2021

    Webinar, eventi e corsi di formazione: al via un piano di informazione e formazione su uno dei temi chiave del largo consumo, per aiutare produttori e retailer a soddisfare le nuove esigenze del mercato “stressato” dal COVID-19.

    “Processo che consente di gestire le categorie di prodotto come unità fondamentali di business (…) per soddisfare il consumatore”: è una delle definizioni più comuni del Category management, l’approccio che ha rivoluzionato il mondo del largo consumo, coinvolgendo il mondo della produzione e quello della distribuzione nella creazione di un’offerta di prodotti e servizi sempre più performanti in ogni fase del consumer journey. Dovendo rispondere alle mutevoli esigenze del mercato, il Category management è un modello in continua evoluzione e il suo successo è dettato anche dalla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dinamici che investono il mass market. E, quindi, come sta funzionando oggi, in uno scenario tanto instabile e discontinuo come quello plasmato dagli effetti della pandemia?

    È questa la domanda a cui vuole rispondere la community internazionale di ECR – in Italia parte di GS1 Italy – con il progetto dedicato al Category management e rivolto alla business community del largo consumo per condividere con le aziende i contenuti e le best practice internazionali.

    L’obiettivo è aumentare la conoscenza su questo tema e contribuire alla costruzione di una piattaforma europea a supporto delle aziende dell’Industria e della Distribuzione per aiutarle ad affrontare i cambiamenti che stanno investendo il mercato.

    «Partendo dagli interessanti e stimolanti risultati del rapporto dedicato all’evoluzione del Category management adottato nel largo consumo che l’ECR community ha presentato a fine 2020, abbiamo costruito un piano di attività finalizzate a divulgarne i contenuti, raccontando – e facendo raccontare direttamente alle aziende – come sta cambiando l’approccio al Category management» spiega Silvia Scalia, ECR Italia and training director di GS1 Italy. «Accanto a un ciclo di webinar internazionali, abbiamo in programma un grande evento nazionale a marzo e abbiamo intensificato l’impegno sul fronte della formazione, attivando presso l’Academy di GS1 Italy nuovi corsi e percorsi dedicati al Category management».

     

    16 febbraio: il webinar ECR Community

    Proprio ECR Italia sarà protagonista, martedì 16 febbraio, alle ore 16.30, del webinar internazionale dell’ECR Community, in cui, dopo la presentazione della case history di Barilla, affronterà il tema del Category management omnichannel, con un focus sul passaggio dalle categorie di prodotti alle categorie di esigenze e desideri degli shopper. Il webinar è gratuito, previa iscrizione online.

     

    30 marzo: l’evento GS1 Italy

    Il 30 marzo sarà la volta di un evento organizzato da GS1 Italy per illustrare le soluzioni e le best practice in ambito ECR Italia e che vedrà la partecipazione di importanti aziende di Produzione e Distribuzione che presenteranno le loro esperienze.

     

    Aprile: partono i corsi Academy

    Quindi, a partire da aprile, prenderanno il via i corsi dell’Academy di GS1 Italy, con un percorso di webinar di approfondimento e condivisione dell’evoluzione delle diverse componenti del Category management per affrontare i cambiamenti nelle aspettative e nei comportamenti degli shopper e l’evoluzione dei canali di vendita per il presidio dell’omnicanalità. Ciascuno di questi webinar abbinerà la presentazione dell’approccio teorico supportato da casi di successo a esercitazioni pratiche in cui i partecipanti testeranno concretamente l’impatto dell’utilizzo dei modelli teorici presentati. I webinar potranno essere fruiti singolarmente in contesti multiclient o personalizzati in specifici percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • Liguria: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-8,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Liguria? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 9.300 pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito dell’8,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 180.600 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel secondo trimestre 2020 i valori registrati in Liguria, nonostante lo scoppio dell’emergenza sanitaria, erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura dell’8,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

    La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo del 2,7% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Liguria, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città della Liguria abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A La Spezia, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 57% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 53% nel terzo trimestre 2019), a Imperia l’87% (era l’86% nel 2019) e a Genova il 33% (era il 32% nel 2019). Unica eccezione è Savona, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso all’85% (era l’87% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Liguria?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, 127.418 euro, valore leggermente superiore rispetto a quello rilevato nel 2019 (+0,2%).

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Savona, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.232 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Imperia, che hanno chiesto, sempre in media, 131.646 euro e quelli di La Spezia (131.135 euro).

    Chiudono la graduatoria della Liguria i richiedenti mutuo della provincia di Genova, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 120.470 euro.

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 9.300 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it da utenti liguri tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Emilia-Romagna: la pandemia abbatte il valore degli immobili oggetto di mutuo (-4,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Emilia-Romagna? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 27mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 4,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 186.261 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Emilia-Romagna erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è calato, nello specifico, del 2,9% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 4,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni.

    La brusca frenata di fine anno ha portato a chiudere il 2020 con un calo dell’1,2% nel valore medio degli immobili oggetto di mutuo in Emilia-Romagna, elemento poco rassicurante da tenere in considerazione soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali città dell’Emilia-Romagna abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Bologna, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 il 61% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era 56% nel terzo trimestre 2019), a Ferrara il 64% (era il 57% nel 2019), a Rimini il 59% (era il 55%) e a Reggio Emilia il 64% (era il 61% nel 2019). Unica eccezione è Ravenna, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 51% (erano il 55% nel 2019)

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province dell’Emilia-Romagna?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 134.000 euro, valore in linea con quello rilevato nel 2019.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Rimini, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 144.838 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Bologna, che hanno chiesto, sempre in media, 142.931 euro e quelli di Modena (135.176 euro).

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Forlì-Cesena (134.054 euro), Parma (129.246 euro) e Ravenna (126.465 euro).

    Chiudono la graduatoria dell’Emilia-Romagna i richiedenti mutuo della provincia di Reggio Emilia, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 122.899 euro, Piacenza (117.260 euro) e Ferrara (109.340 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 27.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Puglia: la pandemia fa diminuire il valore degli immobili oggetto di mutuo (-2,2%)

    Qual è stato l’impatto del Covid-19 sul mercato degli immobili residenziali in Puglia? Secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it la pandemia sembra aver ridotto il valore medio degli immobili oggetto di mutuo o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari che hanno cercato di comprare casa nella regione; analizzando un campione* di oltre 16 mila pratiche di richiesta di finanziamento i due comparatori hanno scoperto come nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili oggetto di mutuo sia diminuito del 2,2% rispetto all’anno prima, stabilizzandosi a 159.095 euro.

    Dato preoccupante se si considera che nel primo semestre 2020 i valori registrati in Puglia erano rimasti positivi e solo nella seconda parte dell’anno si sono viste le conseguenze della pandemia; il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, nello specifico, è calato dell’1,6% nel terzo trimestre 2020 e addirittura del 2,2% nel quarto, quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni. Elemento poco rassicurante, soprattutto alla luce del fatto che il 2021, almeno per buona parte, sarà ancora caratterizzato da una situazione complessa dal punto di vista sanitario ed economico.

    «Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante», spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it «Da un lato, la decisione di molti proprietari  – specialmente nelle grandi città  – di mettere in vendita immobili di piccolo taglio che, prima del Covid, erano destinati all’affitto di studenti, turisti o viaggiatori d’affari;  dall’altro il rallentamento delle transazioni causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown e in parte dalla situazione di incertezza economica.».

    Per una corretta lettura del fenomeno, però, va considerato che i valori medi sono progressivamente calati anche perché in tanti, dopo l’esperienza del primo lockdown, hanno cercato case più ampie e con spazi all’aperto, in zone periferiche o nelle province, dove il costo al mq degli immobili è mediamente più contenuto.

    Questo spostamento è confermato anche dagli ultimi numeri sul mercato immobiliare diffusi dell’Agenzia delle Entrate dai quali emerge chiaramente come, nel corso del terzo trimestre 2020, alcune delle principali aree pugliesi abbiano visto un aumento significativo del peso percentuale degli immobili acquistati in provincia.

    A Lecce, ad esempio, nel terzo trimestre 2020 l’83% degli acquisti residenziali è stato fatto fuori dal capoluogo (era il 79% nel terzo trimestre 2019), a Foggia il 79% (era il 75% nel 2019) e a Brindisi il 77% (era il 75%). Unica eccezione è Bari, area dove il peso percentuale degli acquisti di immobili fuori dal capoluogo è sceso al 77% (erano il 79% nel 2019).

    Ma quali sono i valori medi dei mutui richiesti nelle diverse province della Puglia?

    Secondo i dati del comparatore nel 2020 chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito in regione ha cercato di ottenere, in media, poco più di 114.400 euro.

    Guardando ai dati su base provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati chiesti dagli aspiranti mutuatari di Bari, che in media hanno cercato di ottenere dalla banca 127.267 euro. Seguono nella graduatoria regionale i richiedenti di Barletta-Andria-Trani, che hanno chiesto, sempre in media, 115.965 euro.

    Valori sotto la media regionale per gli aspiranti mutuatari di Foggia (109.405 euro) e Taranto (106.989 euro).

    Chiudono la graduatoria pugliese i richiedenti mutuo della provincia di Lecce, che hanno presentato domanda di finanziamento per importi medi pari a 104.559 euro e Brindisi (104.018 euro).

    «Il calo del valore medio degli immobili in vendita», spiega ancora Cresto «non deve essere visto necessariamente come una condizione negativa; questo elemento, unito all’andamento dei tassi di interesse dei mutui, che dovrebbero rimanere ai minimi ancora a lungo, potrebbe in realtà rappresentare una opportunità incredibile per i futuri proprietari ed uno stimolo per il mercato in generale».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione complessivo di oltre 16.000 pratiche di richieste di mutuo raccolte in Puglia da Facile.it e Mutui.it tra gennaio 2019 e dicembre 2020.

  • Economia post-crisi? Scordiamoci una ripresa a V, la più probabile è a forma di K

    Durante la fase acuta della pandemia da Covid, si è sentito spesso parlare di una ripresa a forma di V dell’economia. In sostanza, si sperava in un rimbalzo altrettanto forte quanto era stato il calo precedente. La realtà però ci ha consegnato uno scenario ben diverso.

    Che economia ci aspetta

    economiaChe la ripresa dell’economia globale non sarebbe stata forte come auspicato, si è capito soprattutto durante il periodo estivo. All’epoca i vaccini erano ancora uno strumento lontano, e malgrado questo con eccessivo ottimismo si decise di riaprire tutto o quasi. E così facendo si è innescata la seconda ondata, e per alcuni c’è stata anche la terza. I vaccini nel frattempo sono arrivati, ma le campagne per una somministrazione globale procedono a rilento, e impiegheremo quasi tutto l’anno a completarle.
    In questo scenario, una ripresa a V è impossibile anche in un prossimo futuro.

    La K: ossia vincitori e perdenti

    E allora cosa accadrà all’economia? Succederà che mentre alcuni settori si riprenderanno con vigore, altri invece potrebbero trovarsi di fronte a difficili sfide strutturali nel lungo termine. Sono loro che formano il braccio inferiore della K. La nuova forma dell’economia in ripresa.

    I processi irreversibili

    Di sicuro dopo che sarà passata la bufera, riapriranno negozi, ristoranti e bar. La gente tornerà a fare shopping, cenare fuori, andare al cinema, ecc. Ma per molti aspetti, il cambiamento innescato dalla crisi diventerà irreversibile.
    Si pensi ad esempio al settore automobilistico, dove l’accelerazione dalla combustione interna all’elettrico non farà più marcia indietro. Ma rientra in questa ottica anche la grande attenzione che viene rivolta agli investimenti sostenibili.

    Ma si può fare un discorso analogo per le banche, che dovranno fare i conti con una regolamentazione rigida, un contesto di tassi di interesse sfavorevoli e la competizione delle aziende fintech sui mercati otc. Per loro occorrerà ridisegnare il futuro. Per altri, come le attività legate a internet, continuerà ad esserci prosperità, perché continueranno a godere di un vento di coda dopo la pandemia. Basta pensare al volo di Amazon, alla corsa di Alibaba in settori nuovi.

  • Il 2021 di Euritmo: nuovi strumenti e processi per portare l’EDI in altri settori di attività e per aiutare le imprese a soddisfare le richieste degli e-tailer

    Dopo la recente crescita (+15% di messaggi scambiati in 12 mesi), per gli standard EDI di GS1 Italy è previsto un piano di sviluppo per offrire soluzioni mirate alle nuove esigenze delle aziende (e delle PMI in particolare), a cominciare da quelle legate allo sviluppo dell’e-commerce, e per entrare in nuovi universi.

    C’è sempre più EDI (Electronic Data Interchange) nel presente e nel futuro dell’Italia: l’EDI continua a crescere, arrivando a coinvolgere 19 mila aziende che in un anno hanno condiviso in modo digitale 240 milioni di documenti. E lo farà anche nei prossimi anni, dato che la digitalizzazione rappresenta uno dei pilastri della ripresa economica per il post-pandemia.

    In questo processo di espansione dell’EDI, un ruolo importante è giocato anche da GS1 Italy: fedele alla sua mission di supportare la filiera nel raggiungere l’efficienza nelle relazioni tra le imprese, GS1 ha sviluppato degli standard globali per lo scambio dei documenti del ciclo dell’ordine che sono stati diffusamente adottati dalle aziende.

    Brillante è in particolare il percorso di Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy per le aziende italiane del largo consumo – PMI in primis – il cui plus è l’interoperabilità con i vari sistemi e con gli standard GS1. Attualmente Euritmo è lo standard EDI più diffuso in Italia. La sua community è particolarmente attiva nel nostro paese, e da questo circuito passano 64,8 milioni di documenti, con un trend di aumento di +15% su base annua.

    Un importante stimolo verso una maggiore adozione dell’EDI è rappresentato dall’espansione dell’e-commerce, che sta ampliando la base degli utenti di Euritmo, anche alla luce del fatto che gli e-tailer stanno cominciando a richiederlo come prerequisito ai loro fornitori.

    Oltre che come diffusione, Euritmo continua a crescere anche in termini di strumenti, funzionalità e copertura settoriale, mostrando di sapersi adattare alle esigenze emergenti e di prendere spunto dalle nuove situazioni di mercato per continuare a migliorare e a evolversi, come confermano le novità previste per il 2021.

    «Anche nei prossimi mesi GS1 Italy continuerà a promuovere i benefici di Euritmo e ad ampliare la gamma degli strumenti disponibili per la filiera del largo consumo» afferma Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Un altro importante fronte su cui siamo attivi è il coinvolgimento di altre imprese, di nuovi operatori logistici e provider nell’ecosistema Euritmo anche per allargare l’EDI a un numero sempre più esteso di aziende e a una gamma sempre più ampia di documenti».

    Se la triade ordine-bolla-fattura si sta consolidando all’interno delle relazioni via EDI, molto ci si attende dallo sviluppo dei documenti logistici, con l’utilizzo su più ampia scala dell’avviso di ricezione. Un contributo in più potrà arrivare sia dalle decisioni del Parlamento europeo sulla dematerializzazione dei documenti di trasporto sia dall’implementazione del progetto order to cash di GS1 Italy per la dematerializzazione della bolla di consegna in mobilità da parte degli operatori logistici e dei vettori.

    Un altro obiettivo di GS1 Italy per il 2021 è l’allargamento di Euritmo ad altri settori di attività, in gran parte nuovi e inesplorati, dal manifatturiero ai servizi, al foodservice, con il coinvolgimento della ristorazione collettiva, dei grossisti e delle imprese del largo consumo. Sono ambiti che richiedono la formalizzazione di processi diversi e che possono determinare la creazione di nuovi messaggi EDI, e rappresentare una nuova tappa nel processo di digitalizzazione della supply chain nel mondo del largo consumo italiano.

     

    Per approfondimenti su GS1 EDI ed Euritmo, è possibile scaricare gratuitamente dal sito di GS1 Italy l’edizione 2020 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org