Categoria: Economia e Finanza

  • Gianni Lettieri: Atitech lancia un fondo sanitario e per le spese scolastiche dei figli dei dipendenti

    Un’iniziativa concreta, a sostegno dei lavoratori e di supporto per il futuro dei loro figli: così Gianni Lettieri, Presidente di Atitech, ha commentato la nuova misura a favore dei dipendenti di Atitech introdotta da lui e dal suo management. Si tratta dell’istituzione di un fondo da 500.000 euro per i dipendenti dell’azienda, a sostegno di spese mediche e rette universitarie di eventuali figli fuori sede e di incentivo per chi vuole creare impresa.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: il nuovo fondo Atitech per i dipendenti e le loro famiglie

    “Abbiamo voluto investire su una migliore copertura sanitaria del nostro personale e sull’avvenire lavorativo dei figli che resta il principale problema dei padri e delle madri della Campania e di tutto il Mezzogiorno”: è questo il commento di Gianni Lettieri, Presidente di Atitech, azienda che ha istituito un fondo da 500.000 euro per i dipendenti con almeno dieci anni di anzianità. Il fondo è un sostegno concreto che contribuirà al pagamento delle rette universitarie per gli eventuali studi fuori sede, sosterrà le spese mediche non coperte dagli istituti previdenziali e assicurativi e darà un aiuto a chi vuole creare impresa. Atitech è la prima compagnia indipendente d’Europa attiva nel settore delle manutenzioni aeronautiche. L’iniziativa lanciata a favore dei lavoratori e delle loro famiglie e sostenuta da Gianni Lettieri agisce con il principio del microcredito: una iniziativa concreta e importante per cambiare le cose.

    Gianni Lettieri: un’iniziativa per colmare il divario tra nord e sud Italia

    Come sottolineato dal Presidente Gianni Lettieri, “ogni singolo finanziamento potrà avere un importo massimo di 30.000 euro rimborsabili fino a 100 rate mensili a un tasso fisso annuo dell’1,5 percento”. Aderire è molto semplice: basta compilare un apposito modulo da inviare all’azienda. Una commissione composta da vari dirigenti tra cui il direttore finanziario e il direttore generale valuterà la compatibilità della richiesta. Se approvata, sarà sottoposta all’autorizzazione finale di Gianni Lettieri. “Aiutare i giovani a mettersi in proprio, ad avviare una nuova attività facendo leva sulle proprie capacità è il modo migliore per sottrarre il Mezzogiorno alla pratica della ricerca del posto fisso. Anche in questo modo si colma la distanza che continua a separarci dal nord e dall’Europa”, ha commentato il Presidente di Atitech.

  • Daclé, Paolo Campiglio commenta i ricavi record

    Paolo Campiglio soddisfatto per l’approvazione del bilancio d’esercizio consolidato al 31 dicembre 2020 di Gruppo Daclé, caratterizzato da ricavi significativi e da una maxi-cedola ripartita tra i soci.

    Paolo Campiglio

    Paolo Campiglio commenta i ricavi record del 2020 di Gruppo Daclé

    La riunione in sessione plenaria da parte dei membri azionisti di Gruppo Daclé, insieme al presidente Paolo Campiglio, ha dato il via libera all’approvazione del bilancio d’esercizio consolidato al 31 dicembre 2020, nelle tempistiche canoniche per le imprese multinazionali di capitali che possiedono fatturati di elevate dimensioni e dispongono di un grande capitale sociale. Sullo sfondo di un’annata, quella del 2020, decisamente in sofferenza per il sistema economico globale nella sua totalità, la holding del Gruppo Daclé al contrario ha chiuso un bilancio caratterizzato da utili ineguagliati e da una maxi-cedola da condividere con i soci. Entrando nei particolari, i ricavi sono incrementati in percentuale pari al 21%, ma ancor più importante è stato l’aumento dell’utile netto: +38%. Tale risultato positivo del reddito d’esercizio è conseguenza del massiccio sviluppo in Europa con il supporto decisivo da parte delle realtà partecipate in Polonia e Lituania: a questo, si aggiunge l’incredibile lavoro di un management di livello internazionale a cui l’azienda deve molto, secondo il pensiero e le parole pronunciate dal presidente Paolo Campiglio. Nel corso del 2021 lo sviluppo continuerà eccedendo gli obiettivi del piano industriale in previsione di un’ulteriore corsa verso nuovi primati di fatturato e utile, attraverso nuovi investimenti in produzione e il continuo slancio per integrare ambiziosi brevetti innovativi nella ricerca e nello sviluppo.

    Paolo Campiglio: il percorso professionale

    Paolo Campiglio, quarta generazione di imprenditori milanesi nel settore farmaceutico, dopo aver ottenuto il diploma superiore presso il liceo commerciale a indirizzo giuridico-amministrativo, si iscrive al corso di Laurea in Farmacia all’Università di Pavia, continuando la tradizione e l’esperienza familiare. Oggi è direttore esecutivo della holding del Gruppo Daclé e presidente di Daclé SA. Ha maturato significative esperienze nell’ambito della consulenza rivestendo i ruoli di associate advisor della British-Polish Chamber of Commerce e vice-presidente esecutivo della Camera di Commercio Italo-Polacca. Ha ricoperto anche incarichi di primissimo piano in qualità di direttore e coordinatore di differenti realtà sullo scenario italiano ed internazionale. Accanto all’attività manageriale, Paolo Campiglio è noto al pubblico per essere ospite come critico televisivo e radiofonico, in particolare nella sala stampa RAI al Festival di Sanremo.

  • Fiducia, competenza e integrità: giuramento di 42 nuovi iscritti all’ordine dei commercialisti

    Consapevole di avere il dovere e la responsabilità della dignità del Dottore Commercialista e dell’Esperto Contabile e della sua funzione sociale agirò nell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione, rispettando e osservando leggi, norme e regolamenti, agendo in assenza di pregiudizi, conflitti di interessi o pressioni”.

    Il giuramento del commercialista, oggi più attuale che mai nel grave scenario economico post Covid, è stato letto a gran voce dai 42 neoiscritti all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bergamo di fronte ai professionisti premiati per una vita dedicata alla professione, da parte della presidente Simona Bonomelli e dei componenti del Consiglio. Una cerimonia, svoltasi nella serata di martedì 29 giugno, per premiare gli iscritti che hanno raggiunto nel 2020 il traguardo dei 50 e 40 anni di anzianità e rivolgere il benvenuto ai nuovi iscritti dell’anno 2020. Appuntamento per una seconda serata, nel rispetto delle restrizioni, il prossimo 13 luglio presso la residenza la Cantalupa a Brusaporto per premiare il traguardo dei 25 anni di anzianità professionale

    In questi mesi particolarmente difficili – ha sottolineato la presidente Simona Bonomelli, in carica fino al prossimo ottobre – siamo stati punto di riferimento per cittadini e imprese oggi alle prese con forti preoccupazioni economiche. I valori fondanti della professione sono la base per la ripartenza del Paese e di tante realtà a cui dobbiamo garantire competenza, aggiornamento continuo, professionalità e – soprattutto – fiducia, che rimane una qualità imprescindibile”.

    La serata è stata l’occasione per condividere l’impegno dell’attuale Consiglio e degli iscritti albo che oggi conta 1741 iscritti e per  premiare i commercialisti che hanno segnato nel 2020 importanti traguardi: per i 50 anni di carriera Silvio Cavalleri, Gianfranco Ceruti, Giovanni Legrenzi, Vincenzo Monorchio e Ignazio Roppolo; per i 40 anni di attività Stefano Berlanda, Antonio Aldo Brandi, Giuseppe Castelletti, Daniele  Galizzi, Lorenzo Renato Guerini, Gio Battista Luiselli, Mina Maffi, Giuseppe Marra, Gianfranco Massarelli, Mirella Nembrini, Mauro Pedrinola, Ermanno Rivoltella, Raffaele Rizzardi, Maria Tironi, Maria Rachele Vigani, Guido Zambetti.

    Una cerimonia che si ripeterà il 13 luglio, quando verranno premiati i dottori commercialisti che hanno raggiunto il traguardo dei 25 anni di anzianità professionale: Laura Albrici, Tonino Alferi, Fabio Antolini, Alessandro Antonello, Giuseppina Belussi, Laura Bertacchi, Paolo Bertotto, Giovanni Bloch, Rudi Carlo Bonadei, Ornella Bonalumi, Ettore Bonzi, Marco Luigi Bugini, Valter Valerio Caldara, Maria Cristina Caruso, Lorenzo Cavallini, Paolo Ermenegildo Ciocca, Giuseppe Colombo, Mario Comana, Silvana De Ponti, Roberto Emo, Paola Falardi, Andrea Ferri, Luca Fiorina, Renato Fusetti, Barbara Innocenti, Stefano Domenico Kovsca, Walter Larici, Alberto Lecchi, Ennio Legrenzi, Giuseppe Locatelli, Paolo Locati, Matteo Lucioni, Liliana Macario, Maurizio Maffeis, Sergio Maiorana, Marcella Martinelli, Stefano Mazzoleni, Massimo Medici, Elena Morotti, Roberta Noris, Roberto Pagnotta, Dino Parimbelli, Massimo Paris, Matteo Perazzi, Paolo Maria Pettinari, Antonio Pezzotta, Andrea Pizio, Serena Plebani, Pier Battista Raimondi, Giorgio Cosimo Rubini, Stefano Savoldelli, Gianfranco Scarpellini, Umberto Sicoli, Olga Sigala, Nicola Sodo, Stefano Speranza, Gianantonio Tiraboschi, Elena Valoti, Michele Vinci, Alessandro Zindato, Giuseppe Zucca.

  • Condizionatore: quest’anno in bolletta ci costerà il 29% in più

    L’estate 2021, secondo le previsioni degli esperti, potrebbe essere una delle più calde degli ultimi anni; una buona notizia per coloro che si concederanno una vacanza, un po’ meno per quei 6,5 milioni di italiani che, secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, resteranno a casa. Per combattere il caldo tra le mura domestiche non resta che affidarsi ai condizionatori che, secondo le stime di Facile.it, incidono per un costo che può arrivare fino a 186 euro l’anno*, vale a dire il 29,5% in più rispetto al 2020.

    Se a questo aggiungiamo sprechi ed errori d’uso, il salasso è garantito. Ecco perché Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 7 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sull’energia elettrica.

    • Attenzione all’etichetta. Sebbene da marzo sia entrata in vigore la nuova classificazione delle etichette energetiche degli elettrodomestici, i condizionatori non sono stati investiti da questo cambiamento, quindi non spaventatevi se trovate ancora quelle vecchie. Attenzione, però, a scegliere il dispositivo con la classe energetica giusta: gli apparecchi in classe A e superiori, oltre a essere più sostenibili per l’ambiente, garantiscono anche minori consumi energetici portando enormi vantaggi in termini di risparmio. Sostituire un condizionatore di classe B con uno di classe A+++, ad esempio, significa ridurre il costo in bolletta del 30-40% annuo. Non dimenticate, inoltre, che cambiando un vecchio impianto potrete godere anche di importanti detrazioni fiscali che possono arrivare fino al 65%.
    • Condizionatore inverter. Il secondo consiglio è di valutare l’istallazione di un condizionatore cosiddetto inverter. Questo tipo di apparecchio, una volta raggiunta la temperatura ideale, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questa tipologia di impianto permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.
    • Freddo sì, ma non polare. Mantenere la temperatura del condizionatore troppo bassa non solo fa male alla salute, ma è anche uno spreco. Il consiglio è di impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno. Meglio ancora, se il condizionatore ne è dotato, utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; in questo modo è possibile ridurre i costi fino al 13%.
    • Attenti alla manutenzione dell’impianto. Non controllare e non pulire i filtri del condizionatore è una noncuranzache può costare cara, non solo alla nostra salute ma anche al portafogli. Se l’impianto è pulito correttamene abbiamo la garanzia che questo possa funzionare al 100%: un apparecchio non mantenuto in modo corretto consuma fino all’8% in più.
    • Ci vuole buon senso. Perché teniamo accesa l’aria condizionata, sprecando corrente e soldi, se poi lasciamo le finestre aperte? Quando usiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso; anche abbassare le tapparelle può essere un consiglio utile per non far entrare il calore delle ore più calde.

    Non solo le finestre, però. È bene fare attenzione anche alle porte delle altre stanze: lasciare aperta la porta del corridoio o di uno stanzino e disperdere il fresco può arrivare ad incidere sino al 6% sui consumi.

    • Dormire alla giusta temperatura. Il consiglio è quello, durante le ore notturne, di utilizzate la funzione apposita per la notte o di programmare in maniera corretta la temperatura; in questo modo è possibile ridurre i consumi sino al 10%.

    Ancora una volta, se possibile, meglio preferire la deumidificazione.

    • Quale tariffa fa per noi? Scegliere una tariffa energetica adeguata alle proprie esigenze si traduce spesso in un risparmio economico significativo. Oltre a valutare con attenzione se convenga una tariffa mono o bioraria, per coloro che sono ancora in regime tutelato è bene valutare il passaggio al mercato libero; in questo modo, secondo le stime** di Facile.it, è possibile abbattere la bolletta fino al 7%.

     

    * I valori sono stati calcolati ipotizzando un condizionatore in classe energetica B con un utilizzo di 500 ore e un consumo annuo di 891 kWh. I prezzi sono stati calcolati considerando la tariffa del servizio di tutelato aggiornata al II Trimestre 2020 e 2021 in fascia monoraria e potenza 3 kW.

    ** Per il passaggio al mercato libero, il valore è stato calcolato considerando la differenza tra la migliore offerta mercato libero disponibile su Facile.it nel II Trimestre 2021 e la tariffa del mercato tutelato aggiornata al II Trimestre 2021.

  • Comunicare la sostenibilità dei prodotti: ne parlerà GS1 Italy al seminario Green Retail LAB.

    Management sostenibile delle risorse, agricoltura o allevamento sostenibili, responsabilità sociale, rispetto degli animali: ben 26 mila dei prodotti che acquistiamo nei supermercati e ipermercati in Italia riporta sulla sua confezione un claim o un logo che ne evidenzia la sostenibilità. Nel 2020 questi prodotti hanno realizzato un giro d’affari di oltre 10 miliardi di euro, in crescita +7,6% annui. A fare i conti sulla sostenibilità nel carrello della spesa degli italiani è l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che dipinge un quadro molto chiaro: alla crescente sensibilità da parte del consumatore per il rispetto dell’ambiente, delle persone e degli animali, le aziende hanno risposto con un maggiore impegno, non solo nel rendere i loro prodotti e le loro pratiche sempre più green, ma anche nel comunicare questo sforzo, percepito dai consumatori come un valore aggiunto.

    «Origine, caratteristiche distintive e certificazioni dell’impegno sul fronte della responsabilità sociale e ambientale: gli italiani sono sempre più interessati al ‘backstage’ dei prodotti alimentari che scelgono di acquistare e si aspettano che gli attori coinvolti nelle filiere raccontino le pratiche adottate per ottenere un prodotto buono per chi lo realizza, per chi lo consuma e per l’ambiente. La sostenibilità, quindi, può e deve diventare un vantaggio competitivo per le aziende, a patto, però, che sappiano trasmettere ai consumatori il loro impegno in modo trasparente e puntuale, in particolare quando si tratta di prodotti alimentari» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy, che interverrà nel corso del seminario online “Green Retail LAB. La filiera alimentare sostenibile” organizzato da Retail Institute Italy mercoledì 14 luglio 2021, dalle 9:30 alle 12:30.

    L’incontro sarà occasione per un confronto su temi ormai diventati di importanza strategica per le aziende, come l’attenzione per l’ambiente, il benessere animale, la tracciabilità e l’origine degli ingredienti, il rapporto con il territorio, la lotta allo spreco, e per fare il punto sulle prospettive e sulle azioni, spesso coordinate, attuate dalle aziende del Retail e dell’Industria per garantire al consumatore una filiera alimentare pienamente sostenibile.

    Il seminario, fruibile gratuitamente in live streaming, è la terza tappa di “Green Retail LAB”, il percorso dedicato ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare applicati al settore del retail, sviluppato da Retail Institute Italy, a cui GS1 Italy aderisce in qualità di partner strategico, in virtù del suo riconosciuto know-how e dei suoi progetti nell’area della sostenibilità applicata al mondo del largo consumo.

    Il programma del seminario “Green Retail LAB. La filiera alimentare sostenibile” del 14 luglio e il form di iscrizione sono disponibili sul sito di Retail Institute.

    Il prossimo appuntamento 2021 sarà:

    • 3 novembre “Green Retail LAB. Il negozio sostenibile”.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Banca Generali: I-Generation e Millenial i più interessati agli investimenti sostenibili ESG

    Banca Generali, su dieci sottoscrittori di fondi verdi, 6 fanno parte della I-Generation: sono i risultati della ricerca realizzata dall’Istituto sugli investimenti sostenibili ESG e la loro percezione nel Paese.

    Banca Generali: cresce l’attenzione verso gli investimenti sostenibili ESG

    Più si è giovani, più assumono importanza valori come l’ambiente, la parità di genere e l’inclusione. Un comportamento che si riflette anche nelle decisioni finanziarie. A mostrare maggiore propensione verso gli investimenti sostenibili ESG sono infatti i nati tra il 1995 e il 2012. A rivelarlo i risultati di una recente ricerca curata da Banca Generali, che oggi gestisce 244 fondi con Certificazione ESG. La cosiddetta I-Generation, con il 64,6%, è al primo posto per interesse verso gli investimenti responsabili. Seguono subito dopo i Millenial (61,3%), o anche Generazione Y, (nati tra la metà degli anni ’80 e la metà degli anni ’90). Per l’Istituto è il chiaro segnale di come i giovani siano i più attenti al benessere collettivo e meno al semplice ritorno economico. Un’evoluzione della coscienza ambientale e sociale che, secondo il contributo di Banca Generali, incontra ancora resistenze nelle generazioni precedenti. Sia per I-Gen che Millenial sono infatti oltre 6 su dieci i sottoscrittori di investimenti sostenibili ESG, con percentuali però via via più basse fino ai nati durante la Ricostruzione (44,7%) e gli ultra novantenni (18%).

    Banca Generali: effetti degli investimenti sostenibili ESG su ambiente e società

    La ricerca promossa da Banca Generali ha anche evidenziato la crescente fiducia da parte dei giovani verso gli investimenti sostenibili ESG. Una fiducia tale che oggi più della metà degli appartenenti all’I-Gen si è dichiarata disponibile ad affidare a fondi responsabili anche oltre la metà del proprio patrimonio (43,7% per i Millenial). Anche la pandemia ha giocato un ruolo fondamentale nel cambio di percezione sugli aspetti ambientali e sociali avvenuto negli ultimi anni. A testimoniarlo il fatto che tra i 14 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) coperti dai fondi ESG dell’Istituto, oggi il più ricercato sia “Salute e Benessere”, poi “Sociale e Ambiente” e infine “Governance”. Ma quali gli effetti concreti degli investimenti sostenibili ESG? Secondo le stime di Banca Generali, le strategie di investimenti green scelte dai propri clienti hanno portato ad un risparmio di emissioni di CO2 nell’ordine di 1.655,9 milioni di chilogrammi. Per quanto riguarda il tema della salute, sono stati oltre 90mila i trattamenti medici forniti ai pazienti a rischio e oltre la metà delle società target (55%) che hanno un elevato livello di soddisfazione tra i dipendenti. Sul fronte parità di genere, nelle società sottostanti ai fondi Esg le donne con un incarico manageriale e che siedono nei CdA raggiungono il 24%. Percentuali che crescono (82%) in tema di lotta alla corruzione.

  • Municipia S.p.A.: “Repubblica” intervista il Presidente Stefano De Capitani

    Trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione: il punto di vista di Stefano De Capitani, Presidente di Municipia S.p.A., intervistato da "Repubblica".

    Stefano De Capitani

    Stefano De Capitani: Pnrr, il valore delle piattaforme digitali dovrebbe emergere in tutta la sua centralità

    Digitalizzazione, rinnovo e sicurezza: quasi dieci miliardi in interventi per "rendere la Pubblica Amministrazione la migliore "alleata" di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili". È quanto prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: per raggiungere l’obiettivo è necessario agire sull’infrastruttura digitale e accelerare sia il processo di migrazione al cloud delle amministrazioni che la loro interoperabilità rafforzando inoltre le difese di cybersecurity. Stefano De Capitani, Presidente di Municipia S.p.A., in un’intervista a "Repubblica" promuove il documento definendolo "ben fatto, chiaramente di alto livello". Ma "quando si parla di risorse, come per tutto il piano il problema non è che siano tante o poche, ma come si riusciranno a impiegare". Dal 2017 alla guida della società del Gruppo Engineering, leader in progetti per smart cities e trasformazione digitale, Stefano De Capitani nell’intervista si esprime anche su diversi passaggi fondamentali che il documento non contempla. Innanzitutto "per evitare le distribuzioni a pioggia di denari e la duplicazione di progetti a livello locale" bisognerebbe estendere la partecipazione alla Cabina di regia, nella quale è già prevista la presenza delle Regioni, anche ai Comuni. Inoltre "si parla di migrazione al cloud, interoperabilità, cybersecurity: tutto bene, ma non si tocca il tema delle piattaforme digitali. Un aspetto che dovrebbe emergere in tutta la sua centralità".

    Stefano De Capitani: il partenariato pubblico-privato la chiave per la trasformazione digitale dei Comuni

    Nell’intervista, il Presidente di Municipia S.p.A. Stefano De Capitani sottolinea come per permettere a un Comune di sviluppare servizi sostenibili ed efficienti occorra infatti "un sistema digitale capace di incrociare informazioni provenienti da numerose fonti e soprattutto di sfruttarle per agire sui bisogni reali dei cittadini". È poi necessario considerare anche altre due questioni che costituiscono problematiche per l’efficienza della PA. In primo luogo l’assenza, all’interno degli enti, di figure specializzate in digitalizzazione: non sono rari i casi in cui progetti validi sono scartati ad esempio per "opposizioni tecniche ingiustificate". Inoltre bisognerebbe pensare agli strumenti amministrativi per scaricare a terra i fondi del Pnrr: su questo fronte le semplificazioni di cui si parla nelle ultime settimane non toccano infatti l’ambito della trasformazione digitale. "Si tratta di progetti importanti che sforano i tetti per le procedure in affidamento diretto. E quando si entra nel campo delle gare a evidenza pubblica, non vedo ad ora interventi in grado di velocizzarle", spiega in merito Stefano De Capitani. La soluzione è nel partenariato pubblico e privato, come rileva il Presidente di Municipia S.p.A.: "Consente alle amministrazioni di sfruttare la capacità di progettazione del privato. Questo, a sua volta, si assume il cosiddetto ‘rischio di collaudo’, ovvero deve presentare progetti che siano realizzabili e bancabili, perché in caso di aggiudicazione si carica il rischio operativo e di mercato".

  • Idrogeno e Green Economy: l’intervento di Renato Mazzoncini, AD e DG di A2A

    L’idrogeno sarà un elemento chiave per il futuro di A2A: le considerazioni dell’AD e DG Renato Mazzoncini, intervistato in merito nell’ambito di un Online Talk organizzato da Rcs Academy e “Corriere della Sera”.

    Renato Mazzoncini

    A2A, l’AD Renato Mazzoncini: oggi più collaborazione tra le aziende sul tema dell’idrogeno

    “Tutti abbiamo capito che bisogna fare in modo che l’Italia assuma una leadership in questo settore e abbiamo la possibilità di farlo”: lo ha evidenziato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di A2A Renato Mazzoncini lo scorso 25 marzo durante l’Online Talk di Rcs Academy e “Corriere della Sera” dedicato all’idrogeno e alla Green Economy. Parlare di idrogeno “qualche mese fa sarebbe stato strano” ma sul tema oggi “c’è molta collaborazione”. Esprimendosi in merito su strategie, investimenti e tecnologie, l’AD e DG di A2A Renato Mazzoncini ha sottolineato come il nostro Paese possa quindi diventare leader nel settore dell’idrogeno verde.

    L’idrogeno nel futuro di A2A: l’intervento dell’AD Renato Mazzoncini all’Online Talk dello scorso 25 marzo

    A2A può occuparsi sia di produzione che di utilizzo”, ha spiegato Renato Mazzoncini intervenendo all’Online Talk “Idrogeno e Green Economy”: dagli studi “che stiamo facendo, in collaborazione con Snam e Ferrovie Nord, sull’Hydrogen Valley in Valcamonica” emerge come i termovalorizzatori possano essere “una fonte interessante”. Realtà come A2A “che opera sia nel settore della transizione energetica che nell’economia circolare” possono dunque contare su “molte leve per affrontare un tema molto interessante”: nel futuro l’idrogeno rappresenterà infatti “un elemento chiave”, come ha ribadito nel corso del suo intervento all’Online Talk l’AD e DG della Life Company Renato Mazzoncini.

  • Terna, il Piano green del Gruppo guidato da Stefano Donnarumma per ridurre le emissioni

    Terna, Stefano Donnarumma: nel futuro ancora più spazio per rinnovabili, taglio delle emissioni e iniziative di economia circolare.

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma: sostenibilità tassello cruciale del Piano 2021-2025 di Terna

    Da poco più di un anno alla guida di Terna, Stefano Donnarumma ha fin da subito lavorato per trasformare il gestore della rete elettrica in uno dei protagonisti della transizione energetica nel Mediterraneo e in Europa. Un obiettivo raggiungibile mettendo al centro della strategia aziendale sostenibilità e innovazione. Nel Piano 2021-2025 promosso dall’AD e DG, degli 8,9 miliardi di investimenti previsti, il 95% è di natura sostenibile secondo la Tassonomia europea. Recentemente, inoltre, il Gruppo ha dato il via ad un piano di riduzione delle emissioni: il prossimo traguardo, annunciato nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, prevede infatti un taglio del 30% della CO2 entro il 2030. Grazie ad una collaborazione avviata con la società di consulenza Carbonsink, specializzata nelle strategie di mitigazione del cambiamento climatico, ogni anno la il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma sarà in grado di abbattere di circa 460mila tonnellate l’anidride carbonica prodotta. L’AD e DG ha definito "ambizioso" il nuovo obiettivo di Terna: "Abbiamo già iniziato a lavorare su tutti i fattori produttivi e organizzativi: con il nostro Science-based target abbiamo fatto una promessa al pianeta, e la rispetteremo".

    Stefano Donnarumma: scienza e innovazione fondamentali per la transizione

    Il programma di riduzione dell’impronta carbonica di Terna promosso da Stefano Donnarumma è stato realizzato seguendo gli Science Based Target (SBT) stabiliti in occasione dell’Accordo di Parigi e prevede diversi step. Innanzitutto una forte accelerazione sugli investimenti per lo sviluppo della rete elettrica: lo scopo è consentire la piena integrazione delle fonti di energia rinnovabile e ridurre le perdite di rete. Seguono poi attività per l’efficientamento dei consumi elettrici ed energetici, il contenimento delle perdite di gas "climalteranti" utilizzati in alcuni impianti e infine il taglio delle emissioni della flotta aziendale e quelle legate alla mobilità dei dipendenti. Spazio anche all’economia circolare: il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma ha annunciato diversi interventi di tutela e valorizzazione ambientale. Per la realizzazione del nuovo Piano green sarà indispensabile continuare a investire anche sull’innovazione. Controllo da remoto, big data analytics, sensoristica, così come approccio Open Innovation e collaborazioni con start up: per Terna, digitalizzazione delle reti e transizione energetica continueranno infatti ad andare di pari passo.

  • Francesco Milleri designato AD di EssilorLuxottica: i nuovi traguardi del Gruppo

    Felice di continuare a lavorare con Paul e di guidare EssilorLuxottica attraverso un nuovo capitolo della sua storia, raggiungendo ulteriori traguardi e creando valore per tutti i nostri stakeholder: Francesco Milleri, AD di EssilorLuxottica.

    Francesco Milleri

    EssilorLuxottica, Francesco Milleri AD: continuerà a guidare il Gruppo “in un nuovo capitolo della sua storia”

    “Ringrazio il consiglio e l’azienda intera per aver creduto in me e in tutto il management team del gruppo”: riconfermato alla guida di EssilorLuxottica lo scorso 21 maggio dal nuovo CdA eletto nel corso dell’Assemblea annuale degli Azionisti, Francesco Milleri ha accolto con queste parole la notizia. Insieme a Paul du Saillant, designato Vice Amministratore Delegato su indicazione del CdA presieduto da Leonardo Del Vecchio, Francesco Milleri continuerà a guidare il Gruppo verso i nuovi traguardi prefissati, forte anche della performance positiva registrata lo scorso anno. “I solidi risultati per il 2020 dimostrano la forza del nostro modello di business e i vantaggi della nostra integrazione”, si legge nel messaggio indirizzato agli Azionisti in occasione dell’Assemblea: “Siamo riusciti a rafforzare la nostra pipeline di innovazione sfruttando le risorse di entrambi, sia di Essilor che di Luxottica”.

    Francesco Milleri: aiutare le persone a vedere meglio, vivere meglio e godere appieno della vita la nostra Mission

    Prosegue quindi il percorso di Francesco Milleri alla guida di EssilorLuxottica: sul fronte dell’integrazione sono già stati fatti “passi da gigante”, come sottolinea il messaggio scritto insieme al Vice AD Paul du Saillant, e “possiamo confermare sinergie cumulative per 300-350 milioni di euro entro la fine del 2021 e per 420-600 milioni entro la fine del 2023”. Oggi EssilorLuxottica è ben posizionata “per sovraperformare e trasformare il settore dell’eyewear e dell’eyecare”: si continuerà a lavorare in questa direzione “per garantire il benessere della nostra azienda e dei suoi dipendenti, con una tabella di marcia chiara in modo da raggiungere tutti i nostri obiettivi nel 2021 e oltre”. E “al nostro fianco avremo migliaia di talenti per realizzare la nostra Mission: aiutare le persone a vedere meglio, vivere meglio e godere appieno della vita”. Insomma, come emerge dalle parole dell’AD Francesco Milleri, si guarda al futuro con grande fiducia: “Sono felice di continuare a lavorare con Paul e di guidare EssilorLuxottica attraverso un nuovo capitolo della sua storia, raggiungendo ulteriori traguardi e creando valore per tutti i nostri stakeholder”.

  • Economia, l’Asia continua a tirare ma c’è una novità: adesso si può creare più valore in Giappone che in Cina

    La crescita dell’economia cinese dopo la crisi pandemica, assomigliava allo sprint di un ciclista che decide di andare in fuga. Il Paese del Dragone infatti è stato il primo a ripartire dopo il brusco impatto della crisi, e correndo ha staccato tutti.
    Per mesi si è parlato della crescita cinese come un ideale a cui tendere, almeno a livello di dati macro. Consumi, produzione e lavoro hanno marciato fortissimi.

    La corsa folle dell’economia cinese

    economia asiaQuesto trend spiega perché i capitali si sono mossi in maniera globalmente diffusa verso Oriente, alimentando la corsa del mercato azionario cinese. Per questo motivo il paese del Dragone ha fatto registrare una delle migliori performance del mercato azionario nel 2020.

    La capacità di Pechino di riprendere a correre lasciandosi alle spalle la pandemia, si è subito riflessa negli indici azionari del Paese. Che nel 2020 sono saliti su livelli mai toccati prima, superando abbondantemente la loro media mobile di convergenza.
    La maggior parte delle case d’investimento, trascinate in questo vortice di entusiasmo, ritenevano che il 2021 avrebbe confermato questo trend.

    L’avanzata del Giappone

    Tuttavia, anche se continuano a prevalere molti fattori positivi a sostegno dell’investimento in Asia, la situazione è un po’ cambiata: infatti il Giappone sta guadagnando appeal presso i mercati internazionali.
    Gli investitori infatti hanno cominciato a maturare la convinzione che la corsa della Cina forse è stata prezzata in modo eccessivo, visto che il momentum creditizio è in calo e il peso dello Stato non è del tutto prevedibile.

    Bisogna evidenziare che l’economia del Giappone per diverso tempo ha avuto grosse difficoltà di ripresa – a differenza dei cugini cinesi – a causa dell’alto numero di contagi. Questo ha creato un clima di grande incertezza, che sui mercati azionari è stata acuita pure dai tanti dubbi sui Giochi Olimpici estivi.
    Adesso però la situazione è in netto miglioramento e per questo motivo il mercato giapponese è un buon proxy di valore. Per questo molti broker stp suggeriscono ai clienti di diversificare puntando sul mercato nipponico.

  • smeup investe sul documentale con Archibox e Archismall

    Continua la politica di acquisizioni di smeup, leader nel panorama informatico

    italiano. Siglato l’accordo per l’acquisto del ramo d’azienda Archibox e Archismall dell’azienda Archivist, specializzata in servizi di gestione documentale e fatturazione elettronica.

    SME UP S.p.A. annuncia oggi di avere acquisito il  ramo d’azienda Archibox e Archismall dell’azienda Archivist, soluzioni dedicate al mondo della gestione documentale e della fatturazione elettronica.

    Archivist, azienda di Carpi (Modena), presente sul mercato da oltre 20 anni, ha sviluppato nel tempo approfondite competenze nell’ambito delle soluzioni documentali rivolte alle imprese, diventando azienda di riferimento nel settore.

    La scelta di SME UP S.p.A. in termini di acquisizione del ramo d’azienda si inserisce in una strategia a più ampio spettro sui temi del Document Management.
    L’acquisto delle soluzioni Archibox e Archismall consente infatti a SME UP S.p.A. di arricchire la propria offerta di competenze e prodotti in ambito Documentale, con l’obiettivo di supportare i clienti allargando il portafoglio di soluzioni e rafforzando al contempo la presenza sul territorio italiano.

    Con questa operazione SME UP S.p.A. garantisce ai clienti acquisiti una continuità di servizio e di supporto a cura degli stessi collaboratori che si sono occupati di Archibox e Archismall fino ad oggi.

    “L’operazione si inserisce in una visione strategica sul tema documentale molto più ampia. Nel prossimo futuro vogliamo dare sempre maggior rilevanza ad un sistema documentale impegnato nella maggiore integrazione con le soluzioni gestionali. Tale percorso strategico, iniziato tempo fa e che continuerà nei prossimi anni, permetterà di avere una prospettiva più ampia a livello di integrazione e coinvolgerà tutti i prodotti attualmente distribuiti. L’obiettivo è quello di permettere all’utente di gestire e utilizzare i documenti direttamente nel punto in cui essi si trovano.

    I luoghi di archiviazione potranno essere molteplici, andando così a configurare un importante sviluppo delle soluzioni documentali, tema di grande rilevanza nel futuro della nostra azienda.”  – ha dichiarato Silvano Lancini, Presidente smeup.

     

     

     

    “Alla base della strategia documentale smeup c’è un concetto semplice: una soluzione di Document Management per essere realmente efficace deve per prima cosa potersi adattare in modo semplice e veloce al contesto in cui viene inserita. Per questo la visione smeup è quella di portare al cliente una soluzione di Document Management flessibile, capace di integrarsi facilmente al suo sistema informativo, efficiente per la facilità di accesso ai documenti, sicuro attraverso la gestione di permessi ed autorizzazioni e scalabile, quindi in grado di sostenere grandi volumi di documenti. Un software di gestione documentale quindi che garantisce risparmio di tempo, migliore collaborazione tra persone e ottimizzazione delle risorse.” – dichiara Alvino Lancini, PM Documentale smeup

     

     

    Con l’acquisizione del ramo d’azienda di Archivist, smeup, con sede legale a Erbusco (BS) e altre 13 sedi nel nord e centro Italia, con 460 collaboratori e 2450 clienti in Italia e nel mondo, rafforza le sue competenze in ambito documentale, arricchendo la sua l’offerta di soluzioni applicative per aziende di medie e grandi dimensioni nel mercato ERP, integrando le proprie competenze in ambito documentale con quelle di Archivist.

     

    La scelta di crescere per linee esterne passando per progetti industriali di lungo termine, continua dopo l’ingresso nel capitale sociale di ASI e di Progetto 6 avvenuti qualche mese fa.
    Questa strategia ha contribuito negli anni, e continuerà a farlo nei prossimi esercizi, allo sviluppo sostenibile delle performance di business aziendali.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    smeup

     

    smeup è il partner ideale per le aziende che vogliono essere accompagnate nel processo della Digital Transformation, valorizzando intelligenze e processi di lavoro sotto la guida dell’innovazione.

     

    La mission di smeup può infatti essere così sintetizzata: aggregare le intelligenze sviluppate studiando processi aziendali complessi, di settori diversi e realtà specifiche con il know how tipico del cliente. L’obiettivo è semplice: attraverso la digitalizzazione dei processi, i dati delle aziende vengono trasformati in valore aggiunto per il loro business.

    Per accompagnare le aziende nel processo di innovazione, smeup mette in primo piano le proprie competenze per proporre la soluzione più adatta alle specifiche esigenze dell’impresa e al contesto di business.

    Un vero e proprio partner strategico che con la propria capacità di integrazione esaudisce i desideri di innovazione del cliente che vuole differenziarsi nel suo mercato competitivo.

    I numeri di smeup oggi:

    • 14 sedi in Italia
    • 460 risorse
    • 2450 clienti in Italia e nel mondo
    • 52 milioni di ricavi nel 2020

    Le esigenze aziendali in cui smeup ha sviluppato la propria expertise sono:

    • Software gestionali – ERP
    • Infrastruttura, Cloud e Security
    • Retail
    • Business Analytics
    • Software Documentale
    • Web&Mobile Application
    • Industrial IoT
    • Soluzioni per la gestione delle Risorse Umane
    • Software di progettazione.

    Per maggiori informazioni: www.smeup.com

  • Auto online: il 28% la compra tramite smartphone

    Comprare l’auto direttamente dallo smartphone? Può sembrare fantascienza ma non lo è. Come emerso dall’Osservatorio* MiaCarFacile.it, nel 2020 il 28% degli utenti che hanno acquistato online un’automobile nuova o a km zero lo ha fatto dal proprio dispositivo mobile.

    Qual è l’identikit di chi compra l’auto sul web? Il primo dato interessante è quello anagrafico; se si guardano le fasce di acquirenti emerge che il canale online è, come quello fisico, alla portata di tutte le età.

    Una vettura su due tra quelle vendute online nel 2020 è stata acquistata da un cliente con età compresa tra i 30 e i 55 anni, mentre fanno parte della fascia 56-65 anni gli acquirenti di circa il 20% delle auto comprate via web.

    Se le auto acquistate online dai giovani con età 18-29 anni rappresentano meno del 10% del totale vendute, tra le tendenze rilevate dall’osservatorio vi è un aumento degli over 65 che, in percentuale, pesano più sul canale online (22,8%) che in quello fisico (18,6%).

    «A dispetto di quanto si possa pensare, l’acquisto delle auto online non è rivolto solo ai più giovani e, anzi, tra le fasce che più stanno crescendo vi è quella degli over 65», spiega Lorenzo Sistino, CEO di MiaCar, primo marketplace italiano di automobili nuove e a km zero in pronta consegna presso i concessionari ufficiali. «Per comprendere davvero questo dato va considerato non solo il potere d’acquisto delle fasce anagrafiche alte, ma anche il fatto che comprare un veicolo nuovo o a km zero sul web è oggi un processo molto semplice e sicuro e che, non ultimo, consente di risparmiare tempo e denaro».

    Differenze più significative tra online e fisico, invece, emergono analizzando il genere: se, nel canale tradizionale, gli uomini rappresentano il 58% del totale, quando ci si sposta online più di 7 acquisti su 10 fanno capo al campione maschile.

    Il settore dell’auto online

    Il settore dell’auto in Italia è tuttora in difficoltà (immatricolazioni -10,4% nei primi 5 mesi del 2021 rispetto al 2019), ma il canale online, sebbene rappresenti ancora una nicchia, cresce costantemente e a gran velocità; l’Osservatorio MiaCar – Facile.it rileva un aumento delle vendite via web di auto nuove e a km zero del 52% nei primi cinque mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019.

    «Sempre più italiani si stanno rendendo conto delle potenzialità del canale online anche per acquistare un’auto nuova o a km zero. I vantaggi sono tanti: poter accedere ad una proposta di migliaia di mezzi su tutto il territorio nazionale e approfittare di offerte che altrimenti sarebbero precluse per ragioni di lontananza, il tutto comodamente da casa», spiega Sistino.

    A conferma dell’affermazione di Sistino basti pensare che il 70% dei clienti conclude l’acquisto prima di vedere l’auto; il 9% sceglie di farsi recapitare l’auto direttamente a casa mentre il 61% si reca in concessionario solo per ritirare il mezzo.

    Ma quali sono le auto nuove e a km zero più comprate online? Per rispondere alla domanda Facile.it e Miacar hanno analizzato le vendite scoprendo che, a livello nazionale, guida la classifica la Jeep Renegade, seguita dalle due citycar Fiat Panda e Fiat 500. Se si guarda alle grandi città italiane, a Roma si posiziona sul podio delle auto più vendute sul web la Fiat Panda, mentre a Milano conquista la vetta la Fiat 500. La Jeep Renegade, invece, risulta prima in classifica a Palermo, Torino e Napoli.


    * Indagine realizzata su un campione di oltre 3.000 vetture vendute online tramite MiaCar.it tra gennaio 2019 e maggio 2021.

  • Napoli: il supporto di Gianni Lettieri alla Regione Campania

    Il Presidente di Atitech Gianni Lettieri è stata una delle figure che ha maggiormente contribuito alla lotta contro il Coronavirus, aiutando la sua città attraverso iniziative solidali, forniture di materiali e spazi da destinare alla vaccinazione dei cittadini.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: Atitech è finalmente Covid free

    Gianni Lettieri, Presidente di Atitech, ha annunciato che l’azienda di manutenzione aeronautica è Covid free. Lo ha reso noto in un video pubblicato sul sito aziendale a fine maggio in cui ha fatto sapere che tutti i dipendenti sono stati vaccinati. "Atitech è la prima società in Europa di manutenzione aeronautica Covid free", ha orgogliosamente comunicato. Si tratta di un traguardo importante che va a conclusione di una serie di iniziative intraprese dall’azienda per la lotta contro la pandemia. A inizio 2020, ad esempio, Atitech ha donato 20.000 mascherine ffp2 alla Regione Campania e, durante il periodo natalizio, ha aperto le porte della mensa alle famiglie napoletane in difficoltà.

    Gianni Lettieri mette a disposizione hangar di Capodichino per realizzare il più grande hub vaccinale del Sud Italia

    Uno dei contributi più significativi di Atitech volti a superare la pandemia è stata la fornitura di un intero hangar alla Regione Campania e alle Asl del napoletano, per allestire un enorme hub vaccinale. Nel suo annuncio, Gianni Lettieri ha spiegato: "Abbiamo messo a disposizione del sistema sanitario campano l’hangar Avio 2 per accelerare la somministrazione dei vaccini ai cittadini napoletani, liberandolo, con fatica e in tempi record, dalle lavorazioni che gli operai stavano effettuando e facendone un hub vaccinale di eccellenza italiana". Grazie ad uno spazio complessivo di oltre 10mila mq, è stato possibile allestire 32 box per la somministrazione del vaccino e 14 postazioni per l’accettazione, in cui circa 150 unità del personale sanitario possono operare. Una scelta coraggiosa quella di offrire alla comunità una parte della propria base operativa, ma il Presidente si dice orgoglioso "di averlo fatto, anche perché i nostri clienti sanno di poter contare su una struttura che ha a disposizione ulteriori hangar per ospitare 16 aerei in linea di lavorazione e 15 nelle aree di parcheggio".

  • Telefonia mobile: in media gli italiani spendono 126 euro l’anno

    Quanto spendiamo oggi per le tariffe di telefonia mobile? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, da cui è emerso che, in media, gli italiani pagano 126 euro l’anno.

    Guardando più da vicino il campione intervistato emerge però che il 17% dei rispondenti, pari a circa 5,1 milioni di individui, spende decisamente meno, vale a dire 72 euro l’anno; solo per il 5% dei clienti il costo supera i 240 euro annui.

    Curioso notare come il prezzo medio vari a seconda della fascia anagrafica; la bolletta più pesante è quella dei 65-69enni (156 euro l’anno) e quella dei 70-74enni (138 euro l’anno), probabilmente perché meno abituati a destreggiarsi tra le offerte dei diversi operatori. A riprova di questo, coloro che spendono meno sono i 25-34enni e i 35-44enni; in media, rispettivamente, 119 euro e 115 euro l’anno.

    Se si guarda al traffico dati disponibile emerge che gli italiani possono contare in media su 41,7 GB al mese. E se, da un lato, l’11% del campione dispone di solo 5 o meno GB al mese, dall’altro ci sono 3,4 milioni di italiani che hanno offerte con traffico dati superiore ai 70 GB mensili.

    Nonostante un volume di dati mediamente importante, non sempre i GB a disposizione sono sufficienti; il 20% dei rispondenti, pari a circa poco meno di 6 milioni di individui, ha detto di fare fatica ad arrivare a fine mese con la propria offerta e per questo deve centellinare l’uso dei dati altrimenti rischia di finirli.

    A che età arriva il primo telefonino

    L’amore degli italiani per gli smartphone è cosa nota e l’indagine realizzata per Facile.it dagli istituti di ricerca mUp Research e Norstat lo conferma: in media ogni italiano ha 1,3 telefoni cellulari a testa. Questo non solo significa che la quasi totalità della popolazione è dotata di un dispositivo mobile, ma anche che ci sono addirittura 7,3 milioni di italiani che ne hanno 2 e ben 1,7 milioni che ne possiedono 3 o più.

    Ma a che età si riceve il primo cellulare? L’indagine ha messo in luce come negli ultimi 20 anni, cioè da quando i telefonini sono diventati prodotti di massa, l’età in cui se ne entra in possesso per la prima volta sia costantemente calata.

    Se, quindi, i quarantacinquenni di oggi – per forza di cose – hanno ricevuto il primo cellulare, in media, intorno ai 23-24 anni, i venticinquenni lo hanno avuto a 14 anni e i diciottenni addirittura a 12 anni.

    Facile immaginare come l’età media continui ad abbassarsi anche in futuro.

     

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Cristina Scocchia: la risposta di Kiko alla pandemia

    L’Amministratore Delegato di Kiko Cristina Scocchia racconta di come l’azienda abbia affrontato la pandemia e dei progetti in cantiere.

    Cristina Scocchia

    Il 2020 di Kiko raccontato da Cristina Scocchia

    Il 2020 è stato un anno duro per tutti e non sono molte le aziende che possono affermare di esserne uscite più forti di prima. Kiko è però tra queste. L’azienda italiana di cosmetici con sede a Bergamo non si è fatta frenare dalla pandemia e ha anzi incrementato gli investimenti. L’Amministratore Delegato Cristina Scocchia spiega che buona parte del merito è da ascrivere al successo raggiunto nel biennio 2018-2019. È proprio il turnaround di questi due anni che "ha permesso di gettare le basi strategiche che si sono rivelate essenziali per essere resilienti durante la pandemia". Alla base di questi risultati ci sono stati tre ingredienti fondamentali: innovazione del prodotto, digitalizzazione dell’azienda e crescita dell’e-commerce, anche su piattaforme come Amazon e Zalando. Così, nonostante l’azienda sia stata costretta a chiudere il 99% dei negozi fisici durante la prima ondata e il 40% durante la seconda, Kiko si è dimostrata più resiliente che mai.

    Cristina Scocchia: entro il 2023 apriremo 300 nuovi punti vendita

    Durante la pandemia, l’azienda si è data da fare, riuscendo ad approdare in tre nuovi mercati: Grecia, Balcani ed Arabia Saudita, creando anche 300 nuovi posti di lavoro. Inoltre, come sottolinea l’AD Cristina Scocchia, un altro aspetto importante da tenere a mente quando si pensa alla risposta di Kiko alla pandemia riguarda il rifinanziamento da 270 milioni di euro (100 dei quali garantiti da Sace), e grazie a cui si può "proseguire nel percorso di crescita internazionale dell’azienda: il piano per il 2020-2023 prevede l’apertura di 300 monomarca, che si aggiungono ai 900 attuali, di cui cento nel 2021 in nuovi Paesi come Filippine, Tailandia, Indonesia, Slovenia, Croazia, Ucraina, Algeria, Marocco, Tunisia, Giordania, creando circa mille posti di lavoro inclusi i 300 del 2020".

  • La Bulgaria nuovo orizzonte europeo del business

    Board di VR & PARTNERS

    Fare impresa in Italia è sempre più difficile, se state quindi pensando ad una attività imprenditoriale concentrata unicamente sul business e non sulle “scartoffie” potete affidarvi alla società VR & Partners, società italo-bulgara  (due italiani e una socia bulgara) che  propone un servizio full service per chiunque desideri fondare una società in Bulgaria per godere di tutti i vantaggi burocratici e fiscali di questa nazione.  La Bulgaria offre un ottimo compromesso sui costi di gestione generali (fitto immobili, spese energetiche, trasporti, comunicazione, etc) e una bassa tassazione sul costo del lavoro. Riguardo la lingua slava fortunatamente non ci sono problemi perchè nelle istituzioni principali la percentuale di conoscenza della lingua inglese è soddisfacente, molti imprenditori si affidano a società di consulenza che offrono servizi di assistenza in lingua italiana. La mentalità nel fare business in Bulgaria è molto evoluta perché il paese è in forte crescita e sviluppo commerciale. Gli obiettivi sono quelli di assistere gli imprenditori per l’interscambio commerciale tra Bulgaria e Italia fornendo tutti i possibili servizi necessari per uno sviluppo importante del business. Non bisogna inoltre dimenticare che  la tassazione applicata dallo stato Bulgaro sugli utili aziendali è del 10%, qui la Flat tax è una realtà.

    VR

    Ecco per quali ambiti è possibile rivolgersi a VR: permessi di soggiorno e di. cittadinanza, costituzione società, licenze commerciali, consulenza immobiliare, siti web ed ecommerce con registrazione nome dominio bulgaro .bg, servizi di assistenza legale, start up, apertura conti correnti bancari, pianificazione fiscale, ricerca risorse umane.

    [email protected]

    sito www.vrandpartners.net

  • Covid: oltre 30 milioni di persone hanno sviluppato nuove paure

    Da più di un anno a questa parte conviviamo con il virus, il quale non solo ha avuto conseguenze rilevanti sull’economia del Paese e sulle capacità di spesa delle famiglie, ma ha inciso anche sui comportamenti e sul benessere delle persone tanto che più di 7 individui su 10, pari a oltre 30,7 milioni di italiani, hanno dichiarato di aver sviluppato paure che non avevano prima della pandemia. È questo uno dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*.

    Voglia di uscire, ma paura di assembramenti

    Grazie alla campagna vaccinale e al miglioramento della situazione epidemiologica, le restrizioni imposte dal Governo verranno gradualmente allentate e ci sarà la possibilità di spostarsi sempre più liberamente. Analizzando i dati dell’indagine, tuttavia, è emerso che quasi la metà degli italiani (47,1%), vale a dire più di 20,6 milioni di individui, ha ammesso di aver paura degli assembramenti; la percentuale raggiunge addirittura il 67% tra i rispondenti appartenenti alla fascia 65-69 anni.

    Tanti, circa 7,8 milioni, coloro che hanno dichiarato di aver paura di incontrare altre persone, sebbene siano amici, familiari o conoscenti; i più timorosi risultano essere i giovani con un’età compresa tra i 18 e i 24 anni (23,2% vs 17,8% nazionale), probabilmente preoccupati dalla possibilità di infettare parenti anziani come i nonni.

    Più di 1 italiano su 3 (36,3%, 15,8 milioni), invece, ha ammesso di aver paura di salire sui mezzi pubblici, mentre più di 9 milioni e mezzo di italiani si dichiarano timorosi per quanto riguarda la possibilità di viaggiare tanto che, come certificato da una precedente indagine di Facile.it, dei 6,5 milioni di italiani che non andranno in vacanza, 2 milioni hanno rinunciato proprio a causa della paura del contagio.

    Quasi 8 milioni di intervistati (18,2%), infine, hanno paura di andare al ristorante; la percentuale sale fino al 27,4% tra coloro che hanno 55-64 anni, mentre scende all’8,1% fra i giovani appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni.

    Le assicurazioni sottoscritte per la prima volta

    Per tutelarsi dalle incognite legate allo scoppio della pandemia, sono molti gli italiani che, nel corso dell’ultimo anno, hanno deciso di stipulare una copertura assicurativa; nello specifico, più di 4 milioni di individui hanno dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza vita e tra questi, oltre 750.000 rispondenti lo hanno fatto per la prima volta in assoluto.

    Più di mezzo milione (546.038, 3,1%), invece, gli intervistati che non avevano mai sottoscritto una polizza infortuni/sanitaria/malattia e che l’hanno fatto per la prima volta nel corso dell’ultimo anno; tra i rispondenti con un’età compresa fra i 70 e i 74 anni il valore risulta essere addirittura il doppio (6,8%).

    Pochi meno, vale a dire oltre 520 mila, infine, gli individui che hanno stipulato una copertura assicurativa sanitaria specifica per il Covid.


    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Valute digitali, i prezzi deragliano e anche gli hedge fund gli voltano le spalle

    Nell’ultimo mese sono due i temi caldi che hanno animato il dibattito sui mercati finanziari. Il primo è l’inflazione, perché assieme alla ripresa post-Covid è comparsa anche una forte corsa dei prezzi al consumo. Una conseguenza che per il momento sembra allarmare più i mercati che non le banche centrali.
    Il secondo tema caldo riguarda le valute digitali, che erano state protagoniste di una fortissima corsa nei mesi scorsi, e che invece stanno precipitando da alcune settimane.

    Periodo critico per le valute digitali

    valute digitaliNon c’è alcun dubbio che il momento per questo settore così chiacchierato non sia affatto facile. Dopo essere arrivato alle porte dei 65mila dollari, il Bitcoin si è sgretolato in pochi giorni. Non tutto in una volta, ma a fiammate repentine è scivolato fin sotto i 35mila, lasciando scoperti quelli che non si erano imposti un buy limit.

    Se l’innesco ai movimenti – tanto al rialzo quanto al ribasso – è giunto soprattutto dai privati (Musk, PayPal e alcuni istituti che hanno investito nella più famosa delle valute digitali), bisogna ricordare che non c’è mai stato grande feeling con le istituzioni finanziarie più importanti di tutte, ossia le banche centrali.

    Le critiche delle banche centrali

    C’è una lunga sfilza di commenti negativi che hanno da sempre picconato le fondamenta delle valute digitali. L’ultimo in ordine di tempo è stato il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, che ha tuonato: “Le valute digitali non hanno valore intrinseco, potete comprarle se siete disposti a perdere i vostri soldi”.

    Anche gli hedge funds voltano le spalle

    Ma adesso hanno voltato le spalle alle crypto anche gli hedge funds più famosi del mondo. Secondo una indagine dell’agenzia Goldman Sachs, addirittura Bitcoin risulterebbe l’asset “meno favorito” in assoluto. Un terzo dei direttori finanziari degli hedge fund l’avrebbe messo in cima alla lista degli investimenti da evitare, seguiti dalle IPO e dai prodotti rate sensitive (cioè influenzati direttamente dalle variazioni dei tassi).

    E dire che appena un mese fa, un sondaggio condotto da Bank of America aveva messo in luce uno scenario opposto: la posizione lunga su Bitcoin era l’investimento più gettonato. Ma si sa che in un mese sui mercati finanziari si può capovolgere un mondo intero.

  • Dove Vendere Gioielli Usati ?

    Dove vendere gioielli usati è una domanda che oggi trova una risposta esauriente nei moltissimi compro oro Firenze o altrove.
    Un tempo l’unica possibilità di vendere o ottenere dei soldi monetizzando il valore dei gioielli usati era quello di cederlo ad un banco dei pegni.
    Il banco dei pegni prima della diffusione dei compro oro erano l’unico punto di riferimento dove vendere gioielli usati.
    In cambio di gioielli o altri oggetti si otteneva un valore in denaro molto al di sotto della reale stima degli oggetti, che pur essendo in teoria riscattabili finivano spesso per divenire di proprietà a favore del banco.
    Con le crisi cicliche iniziate in europa ed in tutto il mondo occidentale il numero delle persone intenzionate a monetizzare il valore dei gioielli in oro è cresciuto in modo esponenziale.
    L’incremento dell’offerta ha di fatto posto le condizioni ideali per la nascita e la diffusione dei compro oro che hanno assorbito in modo preponderante l’offerta di oro usato.
    Il settore è nato e si è diffuso velocemente in modo capillare su tutto il territorio in funzione anche della necessità di molte gioiellerie e oreficerie di cambiare business.
    Una scelta obbligata anche dallo stallo delle vendite di gioielli che hanno risentito in modo pesante dello stato di crisi economica perenne che ha colpito il mondo occidentale.
    Un fattore che ha permesso la diffusione in pochi anni dei compro oro è la convenienza che le persone hanno riscontrato vendendo i gioielli in oro a queste nuove attività rispetto ai banchi dei pegni.
    Anche se nel settore soprattutto nel periodo del boom c’è stata molta disparità di trattamento economico tra i diversi operatori, il prezzo medio di acquisto è stato nettamente superiore rispetto a quello che veniva offerto in pegno.
    Oggi con la diminuzione dell’offerta di gioielli e oggetti in oro il settore ha subito una forte riduzione del giro di affari che ha portato ad una selezione degli operatori a favore delle realtà più strutturate e che offrono i prezzi più alti.
    A dare ancora maggiore credibilità a tutto il settore degli operatori in oro ufficiali c’è stata anche la legge ad hoc per i compro oro introdotta dal governo nel 2017.
    Una legge che pur essendo fortemente limitante e ai limiti della costituzionalità per molti a causa degli obblighi imposto ha di fatto reso il settore di chi compra gioielli in oro usati il più sicuro e trasparente in assoluto rispetto ad ogni altra tipologia di attività economica finanziaria.

  • Alessandro Benetton, l’intervista su “Money”: le potenzialità dei giovani imprenditori italiani

    Alessandro Benetton, alla guida di 21 Invest, parla di esperienze personali e racconta la sua visione sul futuro dell’imprenditoria italiana: bisogna aiutare i giovani con percorsi di studi più pragmatici e più vicini al mondo del lavoro. L’importante è avere passione, curiosità ed essere determinati.

    Alessandro Benetton

    Alessandro Benetton su "Money": l’Italia ha ancora grandi potenzialità

    "Quando avrai trovato le risposte, saranno cambiate le domande": questo è il mantra che Alessandro Benetton riporta nella sua recente intervista su "Money", il monito che tutti i giovani imprenditori non dovrebbero mai dimenticare. Durante l’intervista il focus è stato incentrato sull’imprenditoria giovanile e su come migliorare la situazione lavorativa dei nostri ragazzi. L’Italia, secondo Alessandro Benetton, è un Paese ancora ricco di opportunità, che deve necessariamente innovare e progredire. "Lo sto sperimentando con le aziende che sono nel portafoglio di 21 Invest", ha dichiarato l’imprenditore. "Questa pandemia è stata un acceleratore. Alcuni processi erano già in atto e si sono solo abbreviati i tempi. Si è rivelata un’opportunità per rivedere ed innovare il proprio modello di business, oltre che un’occasione per creare disintermediazione, attraverso nuovi canali che generano un rapporto più diretto con il consumatore e soprattutto per indirizzare importanti investimenti in nuove tecnologie e digitalizzazione". Tra le skill fondamentali che un giovane d’oggi deve avere per fare impresa c’è sicuramente la passione: "Devi stare in fissa", commenta Alessandro Benetton. L’importante è essere analitici e precisi, darsi degli obiettivi e perseverare. Sperimentare ed essere curiosi è la chiave per imparare.

    Alessandro Benetton: spronare i nostri giovani e diminuire la distanza tra discipline e domanda di lavoro

    Nell’intervista a "Money", Alessandro Benetton ha parlato anche della sua esperienza personale con i propri figli, che oggi sono studenti negli Stati Uniti, un percorso di studi internazionale che già l’imprenditore aveva affrontato in prima persona. La scuola italiana è spesso considerata obsoleta nei suoi approcci, mentre negli USA vige maggior pragmatismo e investimenti da parte di pubblico e privati. Fondamentale è "diminuire la distanza fra ciò che si studia e ciò che le aziende chiedono, magari ricordandosi anche dell’inestimabile patrimonio storico, artistico e culturale dell’Italia." Fare squadra e incentivare le iscrizioni ad istituti tecnici (ITS), per allinearsi anche con i numeri di Francia e Germania, è al giorno d’oggi la strada da intraprendere. "Il sistema Paese deve favorire maggiormente l’assunzione dei giovani in tutta Italia attraverso piani di flessibilità in entrata, non solo nelle grandi città", afferma Alessandro Benetton. E per i NEET, i giovani che non studiano e non lavorano, bisogna intervenire sia dal punto di vista pragmatico che emozionale: "Troppo spesso il sistema creato dal nostro Paese fa sentire molti giovani incapaci di prendere una decisione in autonomia una volta finita la scuola dell’obbligo e spesso tra la ricerca di un impiego e la scelta di intraprendere o meno un percorso universitario si scoraggiano. Dobbiamo aiutare i nostri giovani ad essere meno timidi e più responsabili".

  • Atitech, prestito di 15 milioni da Iccrea. Gianni Lettieri: “Necessario per continuare crescita”

    L’obiettivo di Atitech è creare un polo di manutenzione aeronautica. Il sostegno finanziario del mondo bancario è sintomo delle potenzialità dell’azienda, ha dichiarato Gianni Lettieri.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: Atitech eccellenza in un settore strategico

    Atitech intende lasciarsi alle spalle le difficoltà causate dall’emergenza sanitaria e proseguire nel percorso di crescita avviato negli ultimi anni. Il prestito di 15 milioni ricevuto da Banca Iccrea va proprio in questa direzione. Il Presidente Gianni Lettieri ha specificato che si tratta della prima fase di un’operazione più ampia che vede coinvolti, oltre alla nuova divisione Impresa di Iccrea Banca in qualità di agent e arranger, anche Cassa Depositi e Prestiti e Banco Bpm per un finanziamento complessivo di 25 milioni. Risorse che la realtà di Capodichino utilizzerà per il rilancio post pandemia e per continuare a mantenere la leadership nel settore delle manutenzioni aeronautiche. "Se da una parte dobbiamo ringraziare il sistema creditizio per aver creduto nell’iniziativa – ha detto Gianni Lettieri – dall’altra devo riconoscere il grande contributo del Management e delle maestranze che sono la vera forza di questa azienda".

    Gianni Lettieri: ricreare polo italiano delle manutenzioni aeronautiche

    Nata nel 1989 da una costola di ATI (Aero Trasporti Italiani, poi rilevata da Alitalia), oggi Atitech è una realtà riconosciuta a livello internazionale e ricopre una posizione di leadership nel mercato Emea. Tra gli oltre 50 clienti, compagnie aeree come Ryanair e Gruppo Lufthansa, oltre al supporto fornito a Guardia di Finanza e Aeronautica. Per Gianni Lettieri l’azienda di Capodichino "rappresenta una eccellenza in un settore strategico per il Paese e per il territorio". Il finanziamento ottenuto da Iccrea, che beneficia della garanzia Sace Italia al 90%, verrà investito per dare impulso agli investimenti su efficientamento energetico, sviluppo della green economy e crescita in Italia. Forte delle sue potenzialità e dell’atteso rilancio economico, Atitech guarda già al futuro: "Ora bisogna lavorare per ricreare in Italia il polo delle manutenzioni aeronautiche – ha dichiarato Gianni Lettieri – che va dai motori ai componenti e a tutto quanto ruota attorno all’ aeromobile, una infrastruttura essenziale per il Paese".

  • Gianpietro Benedetti parla dei traguardi raggiunti da Gruppo Danieli e degli obiettivi futuri

    "Per i prossimi 3/5 anni la strada è ormai tracciata": Gianpietro Benedetti, Presidente di Gruppo Danieli, ha le idee molto chiare sul futuro del settore e sull’azienda che guida. Ne ha parlato in una video intervista rilasciata a "Nordest Economia" in occasione dell’evento digitale "Top500 Imprese Controvento".

    Gianpietro Benedetti

    Gianpietro Benedetti all’evento digitale di "Nordest Economia"

    Una fabbrica d’acciaio su livello regionale: questo è il traguardo raggiunto da Gruppo Danieli, un risultato che la società industriale tra le più importanti del Nordest celebra con orgoglio. "Per i prossimi 3/5 anni la strada è ormai tracciata", ha dichiarato il Presidente Gianpietro Benedetti durante l’evento digitale "Top500 Imprese Controvento", organizzato al Teatro Verdi di Trieste da "Nordest Economia". "L’attività siderurgica nasce da una ricerca che può durare 10 o 15 anni. Danieli ha speso 140 milioni di euro annui in media nella ricerca e nei prototipi: oggi siamo in grado di presentarci al mondo con il minimold del futuro. Una fabbrica di acciaio regionale, che esclude i grandi processi e punta a una logistica contenuta ma che resta competitiva, anche con una piccola produzione". Si tratta di una siderurgia regionale compatta, che riesce a essere competitiva anche contro i grandi complex. Tale modello è vantaggioso anche dal punto di vista ambientale, grazie alla tecnologia e a una massa ridotta e meglio gestibile. "È un concetto rivoluzionario perché unico", ha dichiarato il Presidente Gianpietro Benedetti.

    Gianpietro Benedetti: Gruppo Danieli punta a diventare sempre più europeo

    Durante la video intervista, c’è stato spazio anche per parlare dei futuri progetti e delle prospettive di crescita di Gruppo Danieli. L’Asse con Metinvest punta alla creazione di un nuovo impianto da due miliardi e mezzo che guardi anche all’Europa. Gianpietro Benedetti ha sottolineato che per quanto riguarda gli obiettivi di crescita, i programmi di espansione si basano soprattutto sulla fabbricazione dell’acciaio: "Ci immaginiamo di crescere dagli 800 milioni a oltre un miliardo. Non vogliamo crescere per il puro gusto di farlo", ha sottolineato Gianpietro Benedetti, "ma puntiamo a essere sempre più europei, così da mediare le flessioni di mercato italiane con quelle dell’UE". Negli anni il Gruppo si è impegnato per aumentare le attività mantenendole però concentriche al core business, cioè la siderurgia. La diversificazione va invece limitata, per riuscire ad emergere ed eccellere proprio in ambito siderurgico, diventando sempre più un punto di riferimento internazionale nel settore.

  • Intermediazione immobiliare: la detrazione fiscale per le spese sostenute

    Portare in detrazione con la dichiarazione dei redditi le spese sostenute per intermediazione immobiliare in caso di acquisto casa: una possibilità concreta, soggetta tuttavia ad alcune condizioni.

    Secondo quelle che sono le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate e le condizioni previste dall’art. 15 del TUIR, i contribuenti che nel 2020 hanno acquistato una casa come principale abitazione con l’ausilio di un intermediario immobiliare riconosciuto (L. 39/1989), hanno la possibilità di ottenere una detrazione Irpef del 19% sugli importi pagati con il modello 730/2021, con un limite massimo dello sconto sull’imposta di 1000 euro.

    Requisito fondamentale è ovviamente quello della prima casa, ovvero l’immobile in cui il richiedente/contribuente vive singolarmente o con i suoi familiari. Le spese per il ruolo dell’intermediatore immobiliare, inoltre, devono essere indicate nell’atto di cessione dello stesso.

    Indispensabile, ai fini della detrazione, è una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà con la quale, oltre a dichiarare di essersi avvalso di un mediatore, all’ammontare delle spese sostenute e alle modalità di pagamento, sono richiesti i dati identificativi dell’agente immobiliare.

    Per informazioni su come compilare il mod. 730/2021 rivolgiti all’agenzia immobiliare a Taranto Immobiliare Cambio Casa, conosciuta non solo per le sue interessanti proposte di acquisto, affitto e vendita, ma anche per i suoi preziosissimi servizi di consulenza.

  • Nicola Bedin, fondatore di Lifenet Healthcare: excursus formativo e professionale

    Designato Presidente di Snam nel giugno 2020, Nicola Bedin ha dato vita tre anni fa a Lifenet Healthcare, nuova e moderna realtà nel panorama della sanità italiana.

    Nicola Bedin

    Lifenet Healthcare: ritratto formativo e professionale del fondatore Nicola Bedin

    Nicola Bedin è fondatore di Lifenet Healthcare, iniziativa imprenditoriale nel settore healthcare: nata nel 2018, annovera ad oggi dieci aziende ospedaliere ed ambulatoriali tra Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna e dà lavoro a circa 800 persone. Nato nel 1977 a Montebelluna, in provincia di Treviso, si è laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano: il suo percorso formativo include numerose esperienze di studio all’estero presso atenei di rilievo mondiale come la University of Texas di Austin e la University of California di Berkeley. Ha frequentato inoltre il quarto anno di scuola superiore presso la Charter Oak High School, negli Stati Uniti. Nel 2001 la carriera di Nicola Bedin prende avvio in Mediobanca: lavora come analista finanziario fino al 2004, quando decide di intraprendere una nuova esperienza professionale presso il Gruppo Ospedaliero San Donato, principale operatore italiano nel settore ospedaliero.

    Nicola Bedin: l’esperienza nel Gruppo Ospedaliero San Donato e la nomina a Presidente di Snam

    Nicola Bedin lavora all’interno del Gruppo Ospedaliero San Donato per dodici anni, ricoprendo diversi ruoli di rilievo: designato Amministratore Delegato della capogruppo nel 2005, contribuirà a una significativa crescita dei ricavi annui che arriveranno nel 2017 a circa 1,6 miliardi di euro (nel 2005 erano circa 600 milioni). In questi anni opera inoltre come Amministratore Delegato all’interno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele (2012-2017) e dell’Università Vita-Salute San Raffaele (2015-2017). Tra il 2016 e la fine del 2019 è Amministratore non esecutivo della quotata Italgas S.p.A., nonché Presidente del Comitato Sostenibilità e componente del Comitato Controllo e Rischi e Operazioni con Parti Correlate. Dal 18 giugno del 2020 è Presidente di Snam: il più giovane a ricoprire tale incarico tra le 40 società a maggiore capitalizzazione quotate a Milano. Nicola Bedin è attivo anche in ambito accademico: attualmente insegna Economia Applicata presso l’Università degli Studi di Pavia in qualità di professore a contratto.

  • Rc auto: 1 automobilista su 4 rinnova solo dopo la scadenza

    Quanto sono puntuali gli italiani nel rinnovare l’assicurazione dell’auto? Per rispondere alla domanda Facile.it ha analizzato un campione* di oltre 339.000 contratti di rinnovo scoprendo che se, in media, gli automobilisti rinnovano la polizza RC auto 3 giorni prima della scadenza di quella vecchia, 1 su 4 lo fa solo dopo che questa è già scaduta, ovvero durante il cosiddetto periodo di comporto.
    Sono fortunatamente una minoranza (3,3%), coloro che rinnovano l’assicurazione addirittura dopo i 15 giorni di tolleranza concessi dalla legge; va detto che quest’anno alcune scadenza potrebbero essere slittate grazie alla sospensione introdotta dal Governo nel 2020, pertanto il fenomeno potrebbe avere una dimensione addirittura inferiore.
    Quando si rinnova l’RC auto
    Analizzando più da vicino i dati emerge che l’11,8% del campione si muove con largo anticipo acquistando la nuova polizza tra i 15 e i 45 giorni prima della scadenza di quella vecchia; l’8,5% lo fa con 10-14 giorni di anticipo, mentre il 25,5% fa tutto all’ultimo momento rinnovando tra le 48 ore prima e il giorno stesso della scadenza.
    Come detto, invece, sono tanti gli automobilisti che rinnovano l’assicurazione auto solo dopo la sua scadenza ma comunque durante il periodo di comporto (25,2%).
    «La legge prevede un periodo di tolleranza valido fino a 15 giorni dopo la scadenza della polizza durante il quale la compagnia è obbligata a mantenere operante la copertura RC base; in caso di sinistro, quindi, l’assicurazione è ancora attiva. Attenzione però alle garanzie accessorie perché non sempre le compagnie estendono il periodo di comporto anche a tali clausole; se si vogliono evitare brutte sorprese, il consiglio è di muoversi sempre con qualche giorno di anticipo» spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it.
    Attenzione alla scadenza 2021
    La scorsa primavera, durante la prima fase del periodo emergenziale, il Governo ha introdotto alcuni provvedimenti in favore degli automobilisti allungando il periodo di comporto fino a 30 giorni e introducendo la possibilità di sospendere l’RC auto per alcuni mesi, fino al 31 luglio 2020. Un’opportunità che, secondo le stime di Facile.it su un campione di 244.000 polizze raccolte lo scorso anno, tra aprile e maggio, è stata colta da circa il 20% degli automobilisti con assicurazione in scadenza in quei due mesi.
    Ciò ha comportato uno spostamento in avanti del termine di validità delle polizze di coloro che hanno sfruttato l’opportunità; per questa ragione, consigliano gli esperti di Facile.it, ora è più che mai è importante verificare la data di decorrenza della propria assicurazione e muoversi in anticipo con il rinnovo, considerando che, normalmente, è possibile acquistare la nuova assicurazione a partire da 45 giorni prima della sua scadenza.
    L’uso del periodo di comporto nelle regioni italiane
    Quali sono le regioni italiane con più assicurati “ritardatari”? Al primo posto si trovano gli automobilisti residenti in Abruzzo; qui il 29,6% del campione ha rinnovato la polizza oltre la data di scadenza, entro i 15 giorni di tolleranza concessi dalla legge. Seguono nella graduatoria gli assicurati residenti in Sicilia (29,2%) e in Calabria (28,8%).
    Il periodo di comporto viene usato con meno frequenza, invece, dagli automobilisti del Trentino-Alto Adige, dove solo il 21,3% ha rinnovato l’assicurazione durante i 15 giorni di tolleranza. Seguono gli automobilisti del Friuli-Venezia Giulia (22,1%) e dell’Emilia-Romagna (23,3%).

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 339.000 utenti che tra gennaio e maggio 2021 hanno rinnovato la propria assicurazione tramite Facile.it, mantenendo la propria compagnia assicurativa o cambiandola.

  • XPP SEVEN COMPLETA L’ACQUIZIONE DEL 100% DI SP PLAST

    Continua la crescita di XPP Seven SpA, la prima piattaforma di aziende italiane del settore moda specializzate in finiture e materiali per manufatti di lusso, che in data odierna ha finalizzato l’acquisizione della marchigiana SP PLAST CREATING SRL, azienda leader nella trasformazione di materie in plastica e gomma termoplastica.
    A seguito della transazione, i venditori e manager Samuele Benedetti e Paolo Paponi insieme al manager Tiziano De Marco rimarranno direttamente coinvolti nella gestione di SP PLAST, essendo tra l’altro entrati nel capitale di XPP Seven, iniziativa del fondo di private equity Xenon VII SCA SICAV – RAIF, gestita dai soci Franco Prestigiacomo e Gianfranco Piras.
    Nell’operazione XPP Seven è stata assistita, per tutti gli aspetti legali relativi all’acquisizione e al finanziamento bancario, da Gelmetti Studio Legale Associato, con un team coordinato dal socio
    Pierfrancesco Gelmetti e composto dai senior associate Giovanni Valentini e Giovanna Vercesi nonché dall’associate Gabriele Moioli.
    La due diligence finanziaria è stata eseguita da Deloitte, quella fiscale da Camagni e Associati, quella sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e ambientale da Greenwich e quella sugli aspetti giulavoristici da Labor b.
    I venditori sono stati assistiti dallo Studio Buccioni, con il socio Bernardo Daniele Buccioni, con il supporto dello Studio Russo De Rosa Associati, che ha operato con un team trasversale composto
    da Leo De Rosa e Niccolò Cappellini, per i profili fiscali e di struttura dell’operazione, e da Andrea De Panfilis, Martina Ferrin e Lucio Caruso, per i temi legali e di negoziazione dei testi
    contrattuali.
    Parte delle risorse finanziarie per l’acquisizione sono state apportate dal pool di banche che ha già finanziato le precedenti acquisizioni di XPP Seven, composto da Banco BPM, Crédit Agricole
    Italia e illimity Bank con Intesa Sanpaolo come banca agente. Le banche finanziatrici sono state assistite da Linklaters con un team composto dal partner Andrea Arosio, da managing associate Diego Esposito, dall’associate Maria Chiara De Biasio e dal trainee Veronica Valerio.
    Fineurop Soditic ha agito quale advisor finanziario di XPP Seven con un team composto dalla partner Ilenia Furlanis e dall’associate Maria Pia Biguzzi.
    BDO ha agito quale advisor finanziario dei venditori, con un team composto da Stefano Variano, Giorgio Garetti ed Edoardo Paglino.

    About XPP Seven
    Il progetto nato per accogliere aziende leader del made in Italy, coinvolge ad oggi cinque aziende specializzate in lavorazioni di altissima qualità che rappresentano l’avanguardia del settore lusso: QUAKE Srl, KOVERLUX Srl, ZUMA PELLI PREGIATE (che possiede un allevamento di alligatori negli USA tramite la controllata Just Gators Inc.), SP PLAST PLAST CREATING Srl
    La partnership tra i principali player delle lavorazioni moda dell’alta gamma a livello nazionale nasce dal principio secondo cui c’è più valore nel collaborare che nel competere e che unire le
    forze con la formula di un gruppo è il modo migliore di usare le energie creative e la visione del futuro delle singole aziende coinvolte.
    Lo scopo è di servire al meglio i brand – afferma Gianfranco Piras, partner di Xenon AIFM e Presidente di XPP Seven S.p.A. – permettendo loro di interagire con un fornitore globale, con un
    know-how senza pari e con un’esperienza ineguagliabile su una gamma sempre più ampia di lavorazioni e finiture.

    www.xppseven.com

    About SP PLAST
    La SP PLAST CREATING SRL opera nel settore trasformazione materie plastiche e nella progettazione e costruzione stampi dal 1995, conta circa 90 dipendenti, è azienda certificata ISO9001 e
    collabora con diversi poli universitari nell’engineering e nella ricerca di materiali innovativi. Con l’acquisizione di SP PLAST il gruppo XPP Seven consolida il progetto che punta a creare un polo
    aggregativo unico nel settore per prodotti e servizi La produzione attuale di SP PLAST interessa un giro d’affari di ca. 14 milioni annui prevalentemente
    provenienti dal settore delle soluzioni moda.

    LinkedIn: XPP Seven SpA
    YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC-seJu8wvRkJ-s_0r8oQs8w

  • Il petrolio rimasto sul pianeta Terra e l’olio di scisto. Di Giancarlo Elia Valori.

    Quando eravamo molto giovani, sentivamo dire che il petrolio si sarebbe esaurito in pochi decenni al massimo, ma col trascorrere dei lustri, abbiamo scoperto che c’è ancora molto petrolio. I prezzi sono in costante calo e non c’è alcun segno di esaurimento. Perché?Secondo gli ultimi dati di ricerca effettuati negli Usa, il petrolio può essere utilizzato fino ad un lunghissimo periodo.
    Prima di capire il perché così tanto petrolio è spuntato all’improvviso sul nostro pianeta, cerchiamo prima di comprendere il processo di nascita del petrolio.

    La teoria precedente era che le carcasse di animali e molte piante sulla terra affondassero lentamente nel terreno. Dopo centinaia di milioni di anni di complesse reazioni geologiche, le carcasse formavano petrolio e le piante in lenta decomposizione davano origine al carbone.In seguito, venimmo a sapere che qualcosa non andava. Secondo la stima del valore energetico, per formare oggi una scala di stoccaggio così enorme di petrolio e carbone, ci vorrebbero almeno molti più di milioni di anni per un numero x di carcasse animali e piante, a loro volta presenti in numero esponenziale, rispetto alla cifra d’essi necessaria a produrre tanto oro nero sino ad oggi.

    In realtà, quasi tutti gli animali e le piante morti sulla terra si sono decomposte, in particolare le carcasse degli animali era impossibile perpetuassero per così tanto tempo tali funzioni “produttive”.
    Anche in caso di un grave disastro naturale (il cosidetto meteorite che portò all’estinzione i dinosauri) o un terremoto, o un maremoto – peggio ancora grandi incendi che incenerivano il “futuro combustibile” – ciò può accadere una sola volta (la predetta estinzione) e “seppellito” una sola volta, e non a intervalli regolari per milioni di anni.

    Allora da dove vengono così tanto petrolio e carbone?
    Secondo le ultime ricerche scientifiche, il carbone e il petrolio sulla terra sono tutte sostanze idrocarburiche a base di carbonio che sono sepolte nel terreno in resti vegetali. A seconda delle condizioni geologiche, diventano carbone o petrolio, e non hanno nulla a che vedere con le carcasse di animali.
    Però, ci chiediamo, da dove sono venute così tante piante sulla terra per fornire una quantità così enorme di energia, un’energia che la quantità di piante nate nelle ère geologiche non possono giustificare in proporzione all’energia prodotta sino ad oggi?
    Tanto, tanto tempo fa – in quelle ère remote in cui i dinosauri non erano ancora apparsi – nella feroce sopravvivenza ed evoluzione, una pianta altamente motivata ha evoluto in sé per la prima volta quello che oggi noi chiameremmo il concetto di “legno”, diventando così il primo albero sulla terra.

    Nei successivi 40 milioni di anni, nessun batterio o fungo sulla terra era in grado di decomporre la lignina e nessun animale era interessato a nutrirsi d’essa.
    In queste epoche, il legno non si è degradato, proprio come la plastica oggi, per cui l’intera superficie del nostro pianeta è stata “contaminata” dalla crescita degli alberi. Di conseguenza, la foresta divenne l’unico signore supremo sulla terra in quel momento. Con i processi chimico-evolutivi, il legno si è accumulato in riserve incommensurabili, trattenendo una grande quantità di anidride carbonica dall’aria, e favorendo la produzione di ossigeno sulla terra a livelli altissimi: la temperatura scese e la concentrazione di ossigeno divenne più elevata.
    L’ossigeno cambiò direttamente la struttura dell’atmosfera terrestre, causando l’estinzione del 99,99% delle specie sulla terra che non sopravvivevano a causa dell’avvelenamento da ossigeno, e allo stesso tempo lo scorrere delle ère geologiche dette vita ad un sistema di riferimento vitale differente dal passato.

    Per cui non è come si crede che la vita sia sempre dipesa dall’ossigeno; la nostra esistenza si basa sull’ossigeno, ma forme vitali precedenti la nostra e quella dei dinosauri non erano fondate sull’ossigeno, bensì sull’anidride carbonica.
    Però va detto che i sistemi che il genere umano adotta, e che stanno distruggendo l’ambiente terrestre e causeranno, se continua così nel lungo periodo, l’estinzione delle specie sono di gran lunga peggiori delle foreste di allora che annichilirono le forme viventi che si basavano sull’anidride carbonica.

    Il cambiamento si ebbe quando un fungo acquisì le capacità di degradare la lignina, in maniera che il mondo è quello che per ora vediamo oggi.
    Il degrado della lignina era lungo, ed anche oggi molti alberi morti in natura possono resistere al disfacimento per secoli e secoli, quindi il legno è stato scelto successivamente dall’uomo come materiale da costruzione, secondo solo alla pietra e simili.

    Nei tempi in cui quel tipo di fungo non era ancora apparso, il legno che affondava nel terreno a causa dei movimenti geologici che disfecero la Pangea in milioni di anni, fornivano le condizioni sufficienti per la formazione di petrolio e carbone.
    E senza quel fungo che indirettamente provocò l’estinzione della vita basata sull’anidride carbonica e ci fornì di riserve di energia per il futuro, non ci sarebbe stata alcuna possibilità per gli umani di apparire sulla terra.

    Ma torniamo al petrolio oggi.
    Visto in base al modo in cui è formato, il petrolio è una risorsa completamente non rinnovabile. I giorni in cui gli alberi dominavano la terra non torneranno mai più. Ora non ci sono solo funghi sulla terra, e le termiti si sono evolute.
    Per quanto riguarda le condizioni delle foreste di oggi, anche se adesso ci fosse uno sconvolgimento geologico che inghiottisse tutte le foreste e gli animali nel terreno d’un colpo, quella poca energia che fra milioni di anni potrebbe essere prodotta, sarebbe meramente irrisoria.

    Secondo le statistiche della Conferenza mondiale sull’energia, le riserve mondiali di carbone teoriche ammontano a 1.598 miliardi di metri cubi e si prevede che vengano ancora estratte per 200 anni. Invece le comprovate riserve di petrolio recuperabili ammontano a 121,1 miliardi di metri cubi e dovrebbero essere sfruttate per altri 30-40 anni.
    Se le riserve mondiali comprovate di petrolio sono solo 269,90 miliardi di tonnellate e l’estrazione mineraria sarà completata in 30-40 anni, una volta che non ci sarà più petrolio, vedremo infiniti cimiteri di rottami ferrosi i cui cadaveri a cielo aperto andranno dagli aerei alle automobili.

    La prima reazione a tale stato di cose è cercare di accaparrarsi le fonti di petrolio il più rapidamente possibile. Dico questo perché se noi analizziamo il consumo disponibile per Paese a partire da questo momento, abbiamo i seguenti dati: le riserve strategiche di petrolio degli Usa sono sufficienti per 240 giorni; 187 il Giappone, 116 la Francia, 107 la Svezia e 33 la Cina. Chi non può farsi prendere dal panico? Acquistare più petrolio rapidamente significa non far guerre in futuro, ma rafforzare le Marine militari per difendere le linee di trasporto marittimo del greggio.

    Dato che il petrolio sulla terra sta finendo, ci chiediamo ancora una volta perché il prezzo del petrolio greggio è sceso? Sembra, al contrario, che tutti non siano più nel panico e nessuno si affretti a comprarlo.

    Gli Usa hanno inventato una nuova tecnologia chiamata dell’olio o petrolio di scisto (shale oil): è un combustibile non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Lo scisto è una roccia metamorfica caratterizzata da una disposizione regolare, in piani più o meno paralleli, dei componenti mineralogici lamellari o fibrosi, e perciò facilmente sfaldabili.

    Si potrebbe pensare all’olio di scisto come ai prodotti semilavorati della produzione di petrolio della terra. Quindi la disponibilità teorica di combustibile per energia è aumentata grazie a queste tecnologie e ad un livello notevole.
    Le riserve mondiali di petrolio di scisto sono circa 962 miliardi di metri cubi, superando di gran lunga le riserve di petrolio (269,90 miliardi di metri cubi).Le riserve di petrolio di scisto sono di gran lunga superiori a quelle di petrolio e dovrebbero essere utilizzate dagli esseri umani per moltissimi anni ancora. Ci sono anche depositi di petrolio di scisto che vengono costantemente esplorati e monitorati.

    Ma quali sono le carenze dell’olio di scisto? C’è solo un difetto: il costo elevato. Solo una piccola quantità di petrolio di scisto a basso costo è attualmente degno di essere sfruttato.
    Sebbene lo shale oil in molte aree abbia riserve provate, il costo dello sfruttamento è molto più alto di quello del petrolio. Ma non importa quanto sia alto il costo, se è meglio di niente.La dipendenza petrolifera odierna degli Stati ha raggiunto oltre l’80%, quindi si sta sviluppando fortemente la tecnologia dei veicoli elettrici per cercare di ridurre dipendenza dal petrolio, però il petrolio resta ancora la principale fonte di energia sulla terra. Una delle ragioni è che il costo d’esso è basso.

    Molte persone non capiscono perché il costo del nucleare sia superiore a quello del petrolio: non si era sostenuto che il nucleare sia molto economico? Le materie prime dell’energia nucleare sono economiche, ma l’investimento in infrastrutture è elevato; inoltre, le centrali nucleari producono anche scorie, che sono estremamente difficili da trattare e inquinano se interrate in profondità.

    Quindi il vantaggio del petrolio è che è economico, niente di più. Una volta che il petrolio greggio della terra sarà in via di esaurimento e il prezzo del petrolio supererà i 100 dollari a barile (158,987 litri), la tecnologia dell’olio di scisto ed altre potranno essere utilizzate in grandi quantità per soddisfare i bisogni umani. Pertanto, non bisogna preoccuparsi troppo del problema del petrolio: in definitiva è una questione di denaro, non di vita o di morte

    Per informazioni e richieste di pubblicazione: [email protected]

    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

    International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

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  • Crisi economica, l’Europa accelera la ripresa e i capitali tornano ad affluire

    Dopo la lunga crisi economica dovuta alla pandemia, finalmente ora c’è una ripresa molto robusta. Ed è proprio sul ritmo di questa ripresa che si giocano molti equilibri sull’asse Europa-USA.

    La marcia di uscita dalla crisi economica

    crisi economicaFino a qualche settimana fa, la marcia dell’economia americana era veloce e convincente. La crisi economica, che pure ha lasciato forti cicatrici nel mondo a stelle e strisce, è stata combattuta con massicce dosi di stimoli monetari e fiscali. Stimoli che hanno dato i loro frutti, vista la robusta ripresa.

    Nel frattempo fino a poche settimane fa, la ripresa dalla crisi economica in Europa era più lenta. Anche per colpa delle campagne vaccinali a singhiozzo e delle ondate di contagi che riprendevano a macchia di leopardo.

    L’Europa recupera terreno

    Da qualche tempo però, l’Europa si è messa sui binari giusti. E il divario tra la nostra ripresa e quella statunitense si è ridotto.  Non annullato, ma sensibilmente diminuito sì.
    Questo spinge verso l’alto la fiducia degli investitori, soprattutto quelli obbligazionari, perché ormai si stanno attenuando le restrizioni in Europa e questo si riflette già sui dati macroeconomici.

    E’ evidente che ci siano flussi di capitali indirizzati verso l’Eurozona, che sono alimentati da investitori esteri che cercano di convertire la liquidità in Euro per acquistare attivi europei e iniziare a posizionarsi per la ripresa della regione. Il relative volatility index dei flussi in entrata nel Vecchio Continente si è attenuato, segno che stanno arrivando con una certa costanza.

    Anche i mercati valutari hanno cominciato a scontare la convergenza tra campagna vaccinale e ripresa dalla crisi economica, come evidenzia l’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.
    Ma c’è una incognita… L’inflazione, che pesa sugli scenari post crisi economica.

    L’incognita inflazione

    La crescita dei prezzi dovrebbe rallentare in Europa, secondo l’osservazione degli indicatori leading, mentre negli Stati Uniti c’è appena stata una fiammata preoccupante (i mercati subito dopo i dati reagirono in modo forte). Anche se la Fed ha ribadito la convinzione che l’inflazione sia transitoria, la normalizzazione dei tassi è più vicina di quel che si pensa.
    Per questo motivo è difficile pensare che i tassi d’interesse europei possano continuare a recuperare rispetto a quelli statunitensi allo stesso ritmo.

  • Cos’è l’usura bancaria?

    L’usura bancaria è una pratica che in Italia è vietata dalla codice penale, e in particolare dalla legge 108/1996. Possiamo dire di trovarci di fronte a usura nel momento in cui gli interessi, le commissioni e le spese richieste a fronte di un prestito di denaro ammontano ad un totale particolarmente oneroso tenendo conto delle dinamiche di mercato.

    Questo tipo di reato è punito con la reclusione fino a 10 anni ed elevate sanzioni pecuniarie, e bisogna ricordare che la legge colpisce sia il soggetto che possiamo definire usuraio ma anche un ipotetico mediatore che ha fatto negoziare le parti.

    Bisogna comunque specificare che può essere punito soltanto colui il quale va ad applicare un tasso di interesse che può essere definito usurario ma lo fa in maniera consapevole e ad ogni modo con l’intento di ottenere in questa maniera un guadagno sproporzionato. Va da sé che non sempre è semplice capire se il tasso di interesse sia usurario oppure no.

    Per comprendere ad esempio se il caso specifico possa essere configurato come reato di usura bancaria è necessario rifarsi a quanto previsto dalla legge: questa dice infatti che il tasso si può considerare usurario nel momento in cui eccede di oltre il 50% quelli che sono i normali tassi mediamente praticati dagli istituti bancari, come è possibile rilevare periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Sottolineiamo come l’usura bancaria è considerata dal nostro codice penale come qualcosa di ancora più grave rispetto l’usura classica, dato che viene praticata da un istituto bancario che al contrario dovrebbe applicare il massimo della trasparenza per gli utenti.

    Per comprendere con esattezza se si è di fronte ad un reale tentativo di cosiddetta usura bancaria o meno, è possibile poter richiedere direttamente una consulenza a debitobancario.it, che può aiutare il cliente a capire come comportarsi in queste casi ed in quale maniera è possibile ottenere un adeguato rimborso.