Categoria: Economia e Finanza

  • SostituzionSostituzione infissi? Per gli italiani l’artigianalità è la prima sceltae infissi? Per gli italiani l’artigianalità è la prima scelta

    “Se dovesse sostituire i suoi infissi di casa, a chi si rivolgerebbe e verso quale marca di serramenti?” È questa la domanda rivolta a un campione di 1164 italiani rappresentativo della popolazione attiva nel corso di una ricerca di mercato condotta da Mikeline Research. Un quesito, la cui risposta non lascia spazio alle interpretazioni: per gli italiani il top resta la scelta artigianale, ma la presenza di agevolazioni fiscali come ad esempio il Superbonus 110% condiziona, e non poco, la gerarchia delle preferenze.

    In linea di massima, 6 italiani su 10 si affiderebbero ai grandi brand nel caso decidessero di cambiare i serramenti se avessero l’opportunità di accedere al Superbonus 110%. Una scelta dettata più dall’esigenza di ammortizzare i costi che dal desiderio. Questi brand, infatti, appaiono meglio strutturati per consentire l’accesso alle agevolazioni, vuoi anche per le massicce campagne pubblicitarie messe in atto.

    Ma, numeri alla mano, i primi dieci di essi non riescono a superare la quota del 30% sul mercato degli infissi. E sì perché, secondo l’indagine, la preferenza maggiore è rivolta alle produzioni artigiane, ovvero il 34,1% degli intervistati. I fattori per cui gli italiani preferiscono i produttori artigiani non dipendono solo dalla convenienza in termini economici, ma soprattutto dalla prossimità sul territorio, con oltre 30 mila piccole-medie imprese nell’intero Paese.

    In altri termini, conoscere gli artigiani che operano in questo settore e il loro metodo di lavorazione nella realizzazione di serramenti e finestre in legno, rappresenta ancora un fattore sinonimo di garanzia e qualità per gran parte degli italiani.

  • RC auto: in Lombardia premi medi in calo del 15%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Lombardia sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 353,59 euro, vale a dire il 15% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo in Lombardia costa, in media, 63 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +0,78%.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 1.478.034 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Lombardia tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento provinciale

    Guardando i dati a livello provinciale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutte le aree lombarde.

    La provincia che ha registrato la riduzione più consistente è Como, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 18,23% rispetto a febbraio 2020; segue, al secondo posto della classifica, Lecco con un calo del 16,58%. Sul gradino più basso del podio si posiziona, staccata di un soffio, Varese, dove il premio medio è sceso del 16,26% rispetto a 12 mesi fa.

    Continuando a scorrere la graduatoria lombarda troviamo le province di Milano (-15,86%), Lodi (-15,54%), Pavia (-15,47%), Monza Brianza (-14,55%) e Bergamo (-14,26%).

    Chiudono la classifica la provincia di Sondrio, dove la tariffa media è scesa del 13,99% rispetto a febbraio 2020, quella di Cremona (-13,62%), quella di Mantova (-12,74%) e quella di Brescia, area dove il premio medio è sceso del 10,35% rispetto a 12 mesi fa.

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Sul podio delle province della Lombardia più costose si posizionano, al primo posto Pavia dove per assicurare un veicolo a febbraio 2021 occorrevano in media 370,82 euro, seguita da Milano (361,46 euro) e Como, con un premio medio pari a 357,22 euro.

    Dove sono scattati gli aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata, seppur lievemente, a salire in molte province lombarde.

    I rincari sono stati registrati in provincia di Bergamo dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 2,57%, seguita da Brescia (+2,32%), Milano (+1,11%), Como (+0,94%), Lodi (+0,60%) e Varese (+0,35%).

    Se, invece, da gennaio a febbraio 2021 i premi medi sono rimasti sostanzialmente stabili nelle province di Mantova e Pavia, variati rispettivamente del +0,07% e del -0,06%, la curva dei premi è rimasta in discesa nella provincia di Monza Brianza (-0,56%), Lecco (-1,13%), Cremona (-2,87%) e Sondrio (-5,25%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di 1.478.034 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Lombardia tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Transizione energetica, per molti produttori di petrolio c’è il rischio instabilità

    Da anni ormai si parla di transizione energetica. Questo processo è il fulcro di un più esteso passaggio verso una economia più sostenibile. Il progressivo abbandono delle fonti energetiche non rinnovabili, ha da tempo messo in allarme i produttori di petrolio. Non si chiedono più se un giorno accadrà, bensì quando.

    Il petrolio e la transizione energetica

    transizione energeticaSe in generale la transizione energetica è vista come una vera e propria benedizione ambientale, dal punto di vista economico ci potrebbero essere grossi effetti collaterali, specie in alcuni Paesi del mondo. Alcuni recenti Outlook hanno evidenziato infatti che, parallelamente alla crescita delle rinnovabili, si propagherà un’onda di instabilità per i paesi produttori di combustibili fossili che non saranno riusciti a diversificare le proprie economie. Se è vero che il picco produttivo del petrolio sarà toccato nel 2030, da quell’anno in po molti nodi verranno al pettine. Del resto gli indicatori di volume già evidenziano un calo della richiesta di output.

    Paesi Africani a rischio

    Nel panorama generale ci sono quindi casi e casi. I più scottanti riguardano alcuni paesi africani, fortemente se non esclusivamente dipendenti dal petrolio. Alcuni di essi peraltro hanno costi di produzione elevati, il che aggrava la situazione. Ad esempio Algeria, Chad, Iraq e Nigeria.
    Non a caso sono quelli che hanno più sofferto la caduta dei prezzi del petrolio del 2014 e del 2020.
    Per queste economie, la transizione energetica potrebbe essere un dramma. Infatti verrebbero privati degli afflussi di denaro che servono poi a finanziare le importazioni necessarie ad andare avanti.

    Le ricette anti-crisi

    Di fronte a questa situazione, questi Paesi potrebbero attingere alle riserve valutarie, come hanno fatto i sauditi dal 2014. Oppure svalutare, come hanno fatto Nigeria e Iran nel 2020.
    Ma non sono soluzioni che possono durare a lungo, anche perché per molti paesi le previsioni sul cambio non sono ottimali. Ad esempio le previsioni Rand sudafricano dollaro, oppure la Naira nigeriana col dollaro.
    La vera ricetta per evitare disastri sarebbe la diversificazione e la modernizzazione. Ma in molti casi parliamo di Paesi che non hanno sufficienti risorse per intraprenderla. Sia a livello economico che come governance. Ecco perché il rischio di instabilità geopolitica è destinato a crescere.

  • A che punto è il Category management in Italia? Risponde GS1 Italy con Aspiag, Barilla e Peroni

    Partendo da un nuovo report internazionale di ECR, GS1 Italy ha organizzato un evento per indagare il ruolo del Category management nel largo consumo in Italia e far raccontare direttamente ai produttori e ai retailer come sta cambiando il loro approccio e con quali risultati.

    Da oltre 20 anni il Category management è il linguaggio comune e il processo collaborativo con cui Industria e Distribuzione dialogano per far crescere le categorie e soddisfare al meglio le esigenze dei clienti. Un approccio in continua evoluzione per seguire i cambiamenti del mercato, dei consumatori, della tecnologia e della disponibilità dei dati. Ma a che punto si trova oggi in Italia? E quale sarà il ruolo del Category management nel prossimo futuro?

    Per rispondere a queste domande, analizzando il passato, riflettendo sul presente e progettando il futuro di questo approccio metodologico, GS1 Italy ha organizzato l’incontro “Category management ieri, oggi e domani”, che si è tenuto oggi in forma virtuale, e che, grazie alle testimonianze dirette di Aspiag, Barilla e Peroni, al coordinamento di Andrea Farinet – chairman del Socialing Institute – e alla presentazione delle più attuali best practice internazionali, ha tracciato l’evoluzione del Category management nel largo consumo.

    «Partendo dai risultati del report internazionale “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow”, abbiamo voluto costruire un piano di attività finalizzate a divulgarne i contenuti, raccontando – e facendo raccontare direttamente alle aziende – come sta cambiando l’approccio al Category management» ha affermato Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy. «Da sempre la missione della nostra organizzazione è quella di contribuire all’efficienza del sistema nella gestione e nel trasferimento dei dati. Abbiamo il compito di abilitare un nuovo modo di dialogare con il consumatore, grazie alla capacità degli standard GS1 e delle soluzioni GS1 Italy di rendere disponibili tutte le informazioni che servono per instaurare un rapporto continuativo e di fiducia con il consumatore online e nel mondo fisico».

    Se il report realizzato da ECR Community riconosce il ruolo chiave del Category management nell’evoluzione della Distribuzione e del marketing dei beni di consumo, quale sarà il suo ruolo quando, terminata la pandemia, si entrerà nella “nuova normalità”?

    Come hanno ricordato Brian Harris e Luc Demeulenaere, i due esperti internazionali intervenuti nell’incontro, negli ultimi 10 anni il focus si è spostato da prezzo, assortimento e layout dello scaffale, a un più complesso sviluppo di promozioni, store format, strategie omnicanale, fino all’emergere di nuovi driver che ruotano intorno a valori importanti come salute, sicurezza, ecologia, globalizzazione, convenienza: valori su cui hanno influito fortemente tanto l’ondata pandemica quanto i suoi impatti sull’economia, rendendo ancora più rilevante per il futuro il ricorso ad una precisa segmentazione e alle nuove tecnologie di intelligenza artificiale per capire e rispondere alle esigenze dei consumatori.

    «Oggi il Category management si sta confermando l’approccio di riferimento per il marketing collaborativo nella filiera del largo consumo a livello mondiale» ha detto Antonella Altavilla, owner di ADF consulting. «Il futuro lo proietta in spazi di applicazione sempre più ampi, delineando nuove opportunità di collaborazione a valore aggiunto per l’Industria e la Distribuzione. A caratterizzarle saranno una “tailorizzazione” più marcata e la sostenibilità dell’offerta omnicanale di prodotti e servizi mirata a specifici target di clienti».

    A raccontare come sta evolvendo l’approccio al Category management delle aziende di Produzione e Distribuzione sono state le testimonianze di Aspiag, Barilla e Peroni, che hanno condiviso le loro esperienze e i risultati raggiunti.

    Aspiag: diventare un retail sempre più sostenibile e “shopper centric”

    Roberto Sinigaglia, organizzazione acquisti e business process manager di Aspiag, ha illustrato, nel suo intervento, l’impatto del Category management sull’organizzazione e sui processi interni all’azienda e il suo ruolo nella collaborazione proattiva con i fornitori.

    I pilastri su cui si devono fondare i progetti di Category management, al di là di quello che è o sarà il modello seguito sono: strategia, capacità analitiche, capacità organizzative, information technology, misurazione delle performance. In ognuna di queste troviamo le ragioni che hanno frenato l’approccio e le cause principali del fallimento del Category management.

    Alla luce di queste evidenze, come sarà il Category management per Aspiag del futuro? «Continuerà a essere “shopper centric” – lo shopper deve essere al centro del progetto – per creare valore alla categoria, aumentando la shopper exhibition. Il passaggio da product oriented a shopper oriented è un passaggio fondamentale che il retailer deve compiere in collaborazione con il fornitore “category captain” della categoria. La conoscenza dello shopper – come si comporta dinanzi allo scaffale – quali sono i suoi criteri di scelta e la costruzione dell’albero decisionale sono i concetti che per noi di Aspiag sono un driver fondamentale di sviluppo» ha sottolineato Sinigaglia.

    Barilla: rendere lo scaffale della pasta più leggibile e ispirazionale

    L’approccio dei consumatori occidentali al mondo del food è in continua evoluzione e, negli ultimi anni, è stato guidato da nuove esigenze in fatto di salute e benessere e di premiumizzazione dei prodotti. Sono trend che coinvolgono anche la categoria “pasta meal” (all’interno del quale le categorie Pasta e Sughi svolgono un ruolo predominante), ma che ancora non sono del tutto soddisfatti dall’offerta a scaffale. «Per questo abbiamo deciso di avviare un progetto con un importante cliente internazionale, con cui lavoriamo da diversi anni, nei mercati di Italia, Francia ed Emirati Arabi Uniti» ha spiegato Paolo Zazzi, global director customer and shopper marketing di Barilla «con l’obiettivo di supportarlo con soluzioni basate sui nuovi trend di consumo e su comportamenti e percorsi d’acquisto».

    Partendo dagli studi da cui emerge che la penetrazione è il principale driver di vendita e che ispirare le persone è fondamentale per l’acquisto, Barilla ha ideato un approccio di Category management che ha completamente ripensato la categoria “pasta meal” e l’ha declinato sulle specificità di ognuno dei tre paesi coinvolti. I risultati? In Italia e in Francia, la più chiara segmentazione dell’offerta ha migliorato sia la produttività sia la leggibilità degli scaffali, mentre negli Emirati Arabi Uniti è stata creata una nuova ambientazione degli scaffali, più interattiva ed emozionale, con cui il brand ispira i consumatori attraverso il fascino gastronomico dei piatti.

    «Il consiglio per chi sta valutando di investire nel Category management è di partire da uno studio approfondito dei comportamenti degli acquirenti e sviluppare costantemente iniziative per i consumatori, che sono sempre alla ricerca di novità e di ispirazione. Inoltre, l’approccio omnicanale può permettere alla categoria di esprimere ancora un importante potenziale» ha affermato Marco Greggio, key account category developer di Barilla.

    «È importante anche adottare soluzioni facilmente scalabili ed estendibili a tutta la rete di punti vendita, ed essere flessibili, rivolgendosi a tutti i diversi target di acquirenti, adattando la strategia di categoria ai continui cambiamenti del mercato e dei comportamenti di consumo, aggiornando costantemente le ricerche e lavorando su soluzioni specifiche d’insegna» conclude Giuliana Tavani, customer team director di Barilla.

    Peroni: soddisfare le nuove logiche dello shopper di birra

    Forte di una comprovata esperienza nel Category management, Peroni ha sviluppato un nuovo progetto dedicato alla categoria “birra” nel canale supermercati e ipermercati italiani. Partendo dall’analisi delle ragioni del calo delle vendite, l’azienda ha deciso di focalizzarsi sui nuovi trend di consumo salutistici e sull’ottimizzazione dell’assortimento e della visibilità a scaffale, con il duplice obiettivo di invertire il trend delle vendite e di aumentare il closure rate degli acquirenti. Il nuovo approccio alla categoria in-store è stato sviluppato in sinergia con i clienti, concentrandosi sugli alberi decisionali dei consumatori e aumentando la leggibilità dello scaffale per favorire la crescita sia degli acquisti programmati che degli acquisti d’impulso non promozionali.

    «Abbiamo sfruttato i risultati di uno studio sull’evoluzione del comportamento degli shopper fornendo un’alternativa all’approccio del leader, in cui il marchio è il fattore principale» racconta Barbara Ottonelli, customer trade marketing manager di Peroni. «In particolare, stiamo lavorando con un player locale, che sta puntando all’innovazione nel format dei superstore per aumentare gli acquisti d’impulso, e con una catena nazionale, che ha lanciato due nuovi format, di cui uno è rivolto ai clienti interessati ai prodotti premium e l’altro a quelli più sensibili alle promozioni».

    Birra Peroni ha proposto un’esposizione a scaffale che riflette i criteri di scelta del consumatore (marca, tipo di birra, occasione di consumo), migliorando la visibilità dei diversi segmenti della categoria e del portfolio aziendale e la leggibilità, facilitando la selezione e il processo di acquisto dei clienti. Il risultato? Il Category management ha contribuito a migliorare il trend delle vendite complessive a valore e di quelle non in promozione e a riportare in positivo il segmento delle birre analcoliche. Ma ha anche fatto diminuire l’out-of-stock e crescere il closure rate degli acquirenti target.

    «Per chi guarda al Category management, il consiglio è continuare a investire sull’analisi degli acquirenti e aggiornarla costantemente per cogliere le evoluzioni nel loro comportamento e sfruttare strumenti più interattivi per raggiungere i target di acquirenti chiave» ha concluso Veronica Maggioni, national account manager di Peroni.

    Le conclusioni dell’incontro sono state affidate alle parole di Brian Harris, ideatore del Category management e oggi senior advisor, che ha inviato un messaggio importante ai manager del largo consumo: «Per capire e dare risposte ai bisogni dei consumatori occorrono collaborazione, segmentazione e corretto utilizzo delle nuove tecnologie. È importante che Industria e Distribuzione migliorino la loro capacità di sviluppare e di condividere nuove visioni di categoria in un’ottica strategica. Anche la capacità di segmentare e coinvolgere specifici target di consumatori sarà fondamentale: è necessaria una visione integrata e olistica delle persone, dei loro comportamenti, dei loro bisogni e dei loro valori. Infine, le nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale saranno imprescindibili per accedere ad una vasta quantità di dati e sviluppare una profonda conoscenza dei consumatori».

    GS1 Italy è al fianco delle imprese anche nella costruzione delle competenze che servono a realizzare tutto questo. L’evento è stata anche l’occasione per annunciare che prenderanno il via i corsi dell’Academy di GS1 Italy in aprile con un percorso specifico dedicato al Category management, composto da una serie di webinar che abbineranno la presentazione dell’approccio teorico, supportato da casi di successo, a esercitazioni pratiche e interattive in cui testare l’impatto dell’utilizzo dei modelli. I corsi potranno essere fruiti singolarmente in modalità multiclient a titolo gratuito per le aziende aderenti a GS1 Italy oppure personalizzati in specifici percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

     

  • Rapporto sul cartello dei camion: Quattro mesi alla prescrizione un milione di camion in tribunale, ma piccole e medie imprese ancora inattive.

    • La fondazione unilegion ha intervistato 3.500 imprese edili, industriali e di trasporto, creando un rapporto sulla situazione riguardando il cartello dei camion.
    • Nonostante il l’incredibile volume di 1 milione di camion con un volume complesso di circa 10 miliardi di euro già portati nella causa, più del 50% di imprese non sono attive, particolarmente le piccole e medie imprese.
    • Con solo 4 mesi fino al termine di prescrizione il compito di informare le imprese ancora non attive sarà nelle mani delle istituzioni europee, della stampa specializzata, delle associazioni di categoria e delle comunità di interesse.

    Attualmente a fare causa per risarcimento dei danni contro i grandi produttori sono circa 30.000 imprese nell’UE per un totale di quasi 1 milione di camion. Però a 4 mesi dal termine di prescrizione in molti stati membri dell’UE circa il 50-60% delle imprese, con ulteriori 2,6 milioni di camion acquistati nel periodo del cartello, sono ancora inattivi.

    L’importo per camion può sorpassare 10.000 euro di risarcimento più gli interessi, questi ultimi possono ammontare anche al 100% del danno vero e proprio. Così anche le imprese con 5 camion facilmente arrivano ad importi di risarcimento dei danni totale da 50.000 a 100.000 euro.

    “Risarcimenti di 10.000 a 20.000 euro per camion sono possibili – purtroppo, molte piccole e medie imprese non sanno come procedere”, ha detto Michael Gramkow, direttore della fondazione.

    La fondazione unilegion Truck Claims ha analizzato lo stato delle cause nell’UE intervistando circa 3.500 imprese di trasporto ed industriali in quattro stati UE: Germania, Austria, Francia ed Italia per creare un quadro dell’atmosfera. I risultati sono chiari:

    • Le imprese grandi con più di 500 dipendenti in genere sono ben informati e processano già il cartello dei camion per conto proprio oppure in una causa collettiva.
    • È diversa la situazione delle imprese piccole e medie. Qui, infatti, le imprese sono diventate attive soprattutto se informate, per esempio dalla stampa specializzata o dalle associazioni di categoria, sulle possibilità di partecipare ad una causa collettiva.

    Maggiori informazioni sull’offerta e le procedure della fondazione sono disponibili qui: https://unilegion-truck-claims.eu/it/cartello-dei-camion/. Gli interessati possono richiedere senza impegno ulteriori materiali ed informazioni per telefono.

    Informazioni sulla fondazione unilegion Truck Claims

    La fondazione unilegion Truck Claims è un’organizzazione olandese senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam. La fondazione è stata creata per recuperare i danni (“claims”) degli acquirenti di camion causati del cartello, sia in sede giudiziale che in sede extragiudiziale. Il nostro obiettivo è quello di lavorare a stretto contatto con le associazioni europee del commercio e dell’industria per costituire un’ampia alleanza. Tutti i costi per l’esecuzione delle richieste sono a carico della fondazione. Le aziende danneggiate possono quindi unirsi alla class action completamente senza alcun rischio né costo. Soltanto in caso di successo, la fondazione, la quale è finanziata da investitori europei, riceverà una percentuale del risarcimento danni. Essendo un’organizzazione senza scopo di lucro, la fondazione non realizza alcun profitto.

    Contatto stampa: Fabio Garzotto

    E-mail: [email protected]

    Sede centrale: Herengracht 449a, 1017 BR Amsterdam, Paesi Bassi

    Per informazioni e richieste sul cartello dei camion visitare il sito: https://unilegion-truck-claims.eu/it/cartello-dei-camion/

  • La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Veneto sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021…

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Veneto sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 378,05 euro, vale a dire il 14,2% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo in Veneto costa, in media, 63 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +1,34%.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 684.275 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Veneto tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento provinciale

    Guardando i dati a livello provinciale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutte le aree venete.

    La provincia che ha registrato la riduzione più consistente è Padova, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 15,62% rispetto a febbraio 2020; segue, al secondo posto della classifica, Rovigo con un calo del 15,29%. Sul gradino più basso del podio si posiziona, staccata di un soffio, Vicenza, dove il premio medio è sceso del 15,05% rispetto a 12 mesi fa.

    Continuando a scorrere la graduatoria veneta troviamo le province di Venezia (-14,81%) e Verona (-12,81%).

    Chiudono la classifica la provincia di Treviso, dove la tariffa media è scesa del 12,56% rispetto a febbraio 2020, e quella di Belluno, area dove il premio medio è sceso del 10,28% rispetto a 12 mesi fa.

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Sul podio delle province del Veneto più costose si posizionano, al primo posto Venezia dove per assicurare un veicolo a febbraio 2021 occorrevano in media 400,53 euro, seguita da Treviso (383,21 euro) e Verona, con un premio medio pari a 377,53 euro.

    Dove sono scattati gli aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in quasi tutte le province venete.

    I rincari più elevati sono stati registrati in provincia di Belluno dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 5,77%, seguita da Venezia (+3,31%), Verona (+2,73%), Treviso (+2,34%) e Padova (+0,25%).

    La curva dei premi è invece rimasta in discesa nella provincia di Vicenza (-0,50%) e Rovigo (-8,29%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di 684.275 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Veneto tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • RC auto: in Toscana premi medi in calo del 13,4%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Toscana sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 507,08 euro, vale a dire il 13,4% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo in Toscana costa, in media, 78 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +2,81%. La percentuale fa guadagnare alla regione il terzo posto nella classifica italiana per l’aumento maggiore delle tariffe in un solo mese.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 596.511 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Toscana tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento provinciale

    Guardando i dati a livello provinciale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutte le aree toscane.

    La provincia che ha registrato la riduzione più consistente è Prato, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 19,37% rispetto a febbraio 2020; segue, al secondo posto della classifica, Siena con un calo del 16,39%. Sul gradino più basso del podio si posiziona, staccata di un soffio, Lucca, dove il premio medio è sceso del 16,31% rispetto a 12 mesi fa.

    Continuando a scorrere la graduatoria toscana troviamo le province di Arezzo (-14,90%), Firenze (-14,88%), Pistoia (-14,46%) e Massa-Carrara (-12,94%).

    Chiudono la classifica la provincia di Pisa, dove la tariffa media è scesa dell’11,52% rispetto a febbraio 2020, quella di Grosseto (-11,18%) e quella di Livorno, area dove il premio medio è sceso dell’11,01% rispetto a 12 mesi fa.

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Sul podio delle province della Toscana più costose si posizionano, al primo posto Prato dove per assicurare un veicolo a febbraio 2021 occorrevano in media 702,43 euro, seguita da Massa-Carrara (566,94 euro) e Pistoia, con un premio medio pari a 562,33 euro.

    Dove sono scattati gli aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in quasi tutte le province toscane.

    I rincari più elevati sono stati registrati in provincia di Grosseto dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 6,09%, seguita da Arezzo (+5,77%), Firenze (+5,53%) e Massa-Carrara (+4,94%).

    Continuando a scorrere la graduatoria degli aumenti si posizionano Livorno, dove in un mese il premio medio è cresciuto del 4,65%, Pisa (+4,34%) e Pistoia (+0,17%).

    La curva dei premi è invece rimasta in discesa nella provincia di Lucca (-0,08%), Prato (-1,53%) e Siena (-3,47%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di 596.511 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Toscana tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Gianni Lettieri (Atitech): “Subito ristori per le aziende. Fondamentale la tutela dei lavoratori”

    La scorsa estate l’imprenditore aveva messo in guardia sugli effetti economici del Covid-19. Ora, spiega Gianni Lettieri, non resta che affidarsi a Draghi e al Recovery Fund.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: per uscire dall’impasse occorre lavorare tutti insieme

    Era l’8 agosto quando “Il Denaro” pubblicò un’intervista di Gianni Lettieri sulle difficoltà che le aziende italiane avevano incontrato durante i primi mesi della pandemia. Il monito dell’Amministratore Delegato di Atitech fu chiaro: molte realtà, momentaneamente sostenute dallo Stato, rischiavano di non riuscire a superare l’autunno. Oggi come allora, il patron dell’azienda di Capodichino evidenzia gli scarsi passi in avanti in termini di aiuti da parte dello Stato. “Bisogna stringere i denti e attendere la ripresa – ha recentemente dichiarato ai microfoni di Radio CRC – È vero anche, però, che lo Stato deve dare una mano alle aziende. Devono arrivare subito le risorse per i ristori e per sopperire alla perdita di fatturato. Si è perso troppo tempo”. In merito al blocco dei licenziamenti, il manager si è detto d’accordo con le valutazioni del vicepresidente di Confindustria Maurizio Stirpe, che ha proposto la proroga per tutte le realtà che hanno visto le loro attività sospese o ridotte per legge. Tuttavia, secondo Gianni Lettieri, da parte dei suoi colleghi oggi serve un atto di coraggio: “Gli imprenditori italiani hanno il dovere di tutelare i propri lavoratori in un momento di emergenza come questo, al di là del blocco”.

    Gianni Lettieri: Recovery Fund, un’occasione che non possiamo permetterci di perdere

    L’appello rivolto da Gianni Lettieri è sintomatico delle condizioni in cui versa l’economia: “Una crisi che non colpisce soltanto Napoli ma anche città più ricche come Milano – ha continuato il numero uno di Atitech – dove in fila alla Caritas ci sono donne con bambini che prima erano impiegate e che ora si ritrovano in uno stato di indigenza perché non possono più beneficiare della Cassa integrazione”. Per l’imprenditore ora è fondamentale far ripartire il mercato del lavoro, risultato ottenibile solo con la crescita del Pil. Il nuovo Governo rappresenta una speranza in tal senso: “Credo che il presidente Draghi sia una fortuna per l’Italia. Onestamente, negli ultimi due anni abbiamo avuto momenti imbarazzanti da parte del governo, poca credibilità”. E sul Recovery Fund non usa mezzi termini: “È un’occasione unica per il Paese – ha spiegato Gianni Lettieribisogna tener presente che gli importi del Recovery Fund sono di gran lunga superiori a quelli del Piano Marshall, che ha salvato l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di fondi che bisogna sapere utilizzare e sotto questo aspetto Draghi è una sicurezza. Ha una autorevolezza internazionale e un prestigio che gli consentirà di affrontare al meglio, anche nel nostro Parlamento, le sfide e gli argomenti spinosi che si presenteranno già dai prossimi giorni”.

  • Mobilità: 6 italiani su 10 hanno adottato un approccio più sostenibile nell’anno del Covid

    A causa di lockdown, smart working e didattica a distanza, gli spostamenti dei cittadini si sono ridotti drasticamente nel 2020, ma al netto delle limitazioni legate alla pandemia, quasi 6 italiani su 10, pari a circa 26,6 milioni di individui, dichiarano di aver cambiato, se non del tutto almeno in parte, le proprie abitudini in termini di mobilità adottando un approccio più sostenibile per l’ambiente. È questo uno dei dati emersi dalla seconda edizione dell’indagine sui comportamenti ecosostenibili degli italiani condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*.

    Chi ha cambiato le proprie abitudini

    Quali le scelte di mobilità sostenibile adottate dagli italiani nel 2020? Quasi 1 rispondente su 3 ha dichiarato di aver ridotto l’uso dell’auto favorendo, ad esempio, gli spostamenti a piedi. Non è dato sapere se dietro a questa scelta, fatta soprattutto dai rispondenti con età compresa tra i 18 e i 25 anni (37,4%) e tra i 55 e i 64 anni (38,2%) vi sia la volontà di sfruttare i momenti di libertà per fare una passeggiata, fatto sta che questo comportamento è stato adottato da circa 14,3 milioni di italiani. Circa 1 rispondente su 4 invece, ha dichiarato di aver ridotto l’uso di un mezzo a motore usando, quando possibile, una bicicletta.

    Buone notizie anche riguardo al parco auto e moto circolante in Italia visto che, secondo quanto emerso dall’indagine di Facile.it, il 15,7% dei rispondenti, pari a 6,9 milioni di individui, ha scelto di sostituire il proprio veicolo a motore, sia esso a due o quattro ruote, con uno meno inquinante, mentre il 6,3% dei rispondenti ha ridotto l’uso del proprio mezzo affidandosi a servizi di sharing.

    Forse grazie anche ai contributi statali dedicati, tante persone si sono spostate in monopattino; il 5% dei rispondenti, pari a circa 2,4 milioni di italiani, ha dichiarato di averlo utilizzato, quando possibile, come alternativa all’automobile. Un interesse crescente quello verso i monopattini che, secondo i dati dell’indagine, si sta diffondendo anche nelle regioni del Sud e nelle Isole, dove la percentuale di chi ha scelto questo mezzo per muoversi arriva al 6,6%.

    Chi non ha fatto nulla

    Se da un lato sono davvero tanti gli italiani che hanno messo in atto comportamenti più sostenibili rispetto al passato, dall’altro c’è anche chi, al netto delle limitazioni imposte dalla pandemia, ammette candidamente di non aver fatto alcunché per cambiare le proprie abitudini in termini di mobilità; si tratta di poco meno del 23% del campione intervistato (22,9%), pari a circa 10 milioni di individui.

    Analizzando i dati a livello territoriale emerge che i meno avvezzi al cambiamento sono risultati essere i residenti nelle regioni del Centro Italia, dove la percentuale di chi non ha fatto alcunché arriva al 28,9%; guardando le fasce anagrafiche, invece, la percentuale di chi non ha cambiato le proprie abitudini arriva al 27,8% tra i rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni.

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta il 15 ed il 16 febbraio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.005 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Enel: Francesco Starace partecipa all’inaugurazione dell’Executive Master in Finance SDA Bocconi

    L’interesse del mondo converge sulla sostenibilità ma servono gli strumenti per permetterne la crescita: il monito dell’AD e DG di Enel Francesco Starace intervenuto all’inaugurazione dell’Executive Master in Finance SDA Bocconi.

    Francesco Starace

    Francesco Starace: la sostenibilità nell’anno della pandemia, lo sguardo dell’AD e DG di Enel

    In tutto il mondo c’è una incredibile attenzione al tema della sostenibilità: a rilevarlo, nel corso di un intervento all’inaugurazione dell’Executive Master in Finance SDA Bocconi, è l’AD e DG di Enel Francesco Starace. Politica e mondo finanziario sono sempre più concentrate su questo fronte, nella consapevolezza “che quello climatico è un rischio concreto nel medio termine e di conseguenza la sostenibilità diventa una priorità”. Nel corso dell’evento, in programma lo scorso 29 gennaio, l’AD ha evidenziato inoltre come sotto questo aspetto ci siano spazi di crescita “ma io vedo un collo di bottiglia: mancano gli strumenti per realizzare ciò”. Eppure “il cambiamento che abbiamo visto nel 2020 sarà irreversibile”: Enel si impegna da tempo in questa direzione, come ha ricordato anche Francesco Starace. “Abbiamo detto che dal 2019 in avanti tutte le nostre future obbligazioni saranno Esg” ha spiegato l’AD: “Non faremo più emissioni standard. Ci vedrete sul mercato ogni anno gradualmente migrando il nostro debito verso questi strumenti”.

    Sostenibilità: il pluriennale impegno dell’AD e DG di Enel Francesco Starace

    Riconosciuto a livello internazionale per il suo impegno sul fronte della sostenibilità, Francesco Starace è stato nominato di recente Presidente del Consiglio di Amministrazione di Sustainable Energy for All (SEforALL), l’organizzazione internazionale no-profit che in partnership con le Nazioni Unite lavora per garantire l’accesso a un’energia affidabile, sostenibile e moderna per tutti (SDG7). Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel dal 2014, riconfermato lo scorso anno per il terzo mandato, si è distinto fin dal 2008 quando fu nominato AD di Enel Green Power, neonata società del Gruppo specializzata nello sviluppo e nella gestione di attività legate all’energia da fonti rinnovabili. Nei sei anni di gestione di Francesco Starace, Enel Green Power arriva ad affermarsi su scala globale configurandosi tra i principali player del settore. Designato AD e DG di Enel nel maggio 2014, si attiva fin da subito per promuovere la sostenibilità e porla al centro del modello di sviluppo del Gruppo: non a caso nel 2016 ha presentato all’ONU le strategie di Enel per contribuire al raggiungimento degli obiettivi globali di crescita socio economica, sviluppo sostenibile e per combattere climate change e fame nel mondo. Elizabeth Cousens, Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione di SEforALL e Presidente e Amministratore Delegato della Fondazione delle Nazioni Unite, in occasione della sua nomina a Presidente del Board lo ha definito “un leader energetico visionario con una lunga esperienza nel guidare l’ambizione imprenditoriale intorno all’azione per il clima, la sostenibilità e l’accesso all’energia per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo che ne sono prive”.

  • Il recupero crediti delle imprese nell’epoca Covid: come ottenere il miglior risultato al minor costo. Webinar gratuito

    crediti  insoluti rappresentano per tutte  le imprese, e  in  particolare  per  le  PMI,  un  serio problema. La pandemia Covid-19 ha fatto aumentare esponenzialmente il numero dei debitori in difficoltà nel pagamento delle somme dovute alle scadenze pattuite. Le imprese devono quindi contenere il più possibile i rischi di mancato pagamento, affrontando il recupero crediti in modo da ottenere il massimo risultato con il minor costo possibile.

    Su questo argomento lo Studio Legale Pandolfini, specializzato in consulenza legale alle PMI, terrà un webinar gratuito dedicato al recupero crediti aziendale, nelle seguenti date:

    • Mercoledì 14 aprile 2021 alle ore 9.30

    oppure

    • Martedì 20 aprile 2021 alle ore 14.30

    Nel webinar verranno analizzate strategie, linee guida e accorgimenti per limitare il sorgere di crediti insoluti e recuperare i crediti aziendali in modo efficace, con esempi e casi pratici.

    Il webinar, della durata di 45 minuti circa, verrà tenuto dall’Avv. Valerio Pandolfini, esperto in consulenza legale d’impresa e recupero crediti aziendale.

    I partecipanti potranno partecipare attivamente al webinar, intervenendo e rivolgendo domande al relatore, prima, durante e dopo il webinar.

    PROGRAMMA DEL WEBINAR

    • Misure preventive e clausole contrattuali per limitare il sorgere di crediti insoluti
    • Come comportarsi in modo efficace con i debitori in epoca Covid-19
    • Recuperare i crediti aziendali con il maggior beneficio e al minor costo: come fare?
    • Come scegliere lo studio legale più idoneo per il recupero crediti aziendali
    • Risposta alle domande dei partecipanti e dibattito

    La partecipazione al webinar include:

    • Sessione live esclusiva gratuita di circa 45 minuti
    • Slides e registrazione video gratuiti a disposizione dei partecipanti
    • possibilità di prenotare una consulenza personalizzata ad un costo agevolato
    • possibilità di usufruire del nostro servizio recupero crediti ad un costo agevolato

    L’iscrizione è obbligatoria: compila il form online.

  • Eni, l’intervista al manager Roberto Casula: tecnologia e decarbonizzazione cruciali nell’Oil&Gas

    Manager di Eni, Roberto Casula ha ricoperto posizioni di rilevante responsabilità sia in Italia che all’estero. Attualmente è impegnato nello sviluppo di progetti di open innovation e corporate venture capital per conto del Gruppo.

    Roberto Casula

    Roberto Casula: Eni tra futuro sostenibile e innovazione tecnologia

    L’impegno di Eni sul fronte della decarbonizzazione è frutto dell’efficientamento del modello operativo del Gruppo, combinato con un’attenzione costante alla ricerca e allo sviluppo e nei confronti dell’ambito tecnologico. È il manager Roberto Casula a sottolinearlo nel corso di un’intervista rilasciata a “TechBullion”, rivista londinese specializzata in tecnologia finanziaria: “La tecnologia è la risposta a tutto ciò”, spiega il manager riferendosi alle trasformazioni nel comparto dell’energia, “negli ultimi 30 anni l’innovazione tecnologica ha diversificato in modo significativo le aree operative e le modalità di produzione”. Un settore energetico, prosegue il manager, in cui l’innovazione ha permesso di “contrastare il naturale calo di disponibilità nella produzione di idrocarburi e, al tempo stesso, apportare ulteriori tipologie di risorse per rispondere all’aumento del fabbisogno energetico”, in particolare da parte dei Paesi asiatici. Ma in che modo, dunque, affrontare i cambiamenti degli ultimi decenni e rispondere adeguatamente alle sfide del settore Oil&Gas? Roberto Casula risponde che, in uno scenario in continua evoluzione, è di fondamentale importanza “orientare al futuro le proprie strategie di business”, al contempo “aumentando l’efficienza delle operazioni quotidiane e riducendo la soglia di redditività e i costi totali, sia dei progetti di sviluppo che delle operazioni, costruendo così una presenza equilibrata nelle attività anticicliche”.

    Roberto Casula: i progetti di Eni per il target zero emissioni entro il 2030

    Ma è l’ambito della sostenibilità ambientale, a cui si lega l’impegno verso la decarbonizzazione, a costituire una delle opportunità di crescita più significative per l’Oil&Gas, come rimarcato dal manager durante l’intervista. “Il tema ambientale e la questione legata alle emissioni di CO2 spingeranno in alto la domanda di gas naturale, inteso sia come fonte energetica che come materia prima dell’industria petrolchimica”, spiega Roberto Casula, che sottolinea: “Il gas naturale è fondamentale nel suo ruolo di combustibile ‘di passaggio’ durante la transizione energetica verso un futuro caratterizzato da basse emissioni di CO2”. Una prospettiva in cui il ruolo delle fonti rinnovabili sarà progressivamente sempre più cruciale, con una maggiore integrazione del solare, dell’eolico e dei biocarburanti all’interno dei piani aziendali. Da qui, prosegue il manager, la necessità di ulteriori progressi nel campo della ricerca e dello sviluppo, accompagnati dall’avanzamento tecnologico. Ed è per questo che Eni, già da tempo, porta avanti progetti di investimento che incentivano l’innovazione e lo sviluppo tecnologico del settore. Con una presenza globale e un ampio portafoglio di asset industriali, il Gruppo si contraddistingue nella gestione di progetti su scala globale che, come illustrato da Roberto Casula, coinvolgono “ambiti diversi, tra cui l’upstream, il downstream e la generazione di energia”. Questo va di pari passo con un piano di decarbonizzazione con cui Eni, grazie a fattori quali efficienza, investimento e protezione ambientale, “pianifica di raggiungere il target delle zero emissioni di carbonio entro il 2030”.

  • RC auto: in Emilia-Romagna premi medi in calo del 16,5%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Emilia-Romagna sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 407,59 euro, vale a dire il 16,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo in Emilia-Romagna costa, in media, 81 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +1,98%.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 691.474 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Emilia-Romagna tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento provinciale

    Guardando i dati a livello provinciale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutte le aree dell’Emilia-Romagna.

    La provincia che ha registrato la riduzione più consistente è Forlì-Cesena, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 20,95% rispetto a febbraio 2020; staccata di un soffio Reggio Emilia, al secondo posto della classifica, con un calo del 19,45%. Sul gradino più basso del podio si posiziona Parma, dove il premio medio è sceso del 17,49% rispetto a 12 mesi fa.

    Continuando a scorrere la graduatoria dell’Emilia-Romagna troviamo le province di Ravenna (-17,27%), Rimini (-16,21%) e Modena (-15,83%).

    Chiudono la classifica la provincia di Bologna, dove la tariffa media è scesa del 15,47% rispetto a febbraio 2020, quella di Piacenza (-13,81%) e quella di Ferrara, area dove il premio medio è sceso del 12,38% rispetto a 12 mesi fa.

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Sul podio delle province dell’Emilia-Romagna più costose si posizionano, al primo posto Rimini dove per assicurare un veicolo a febbraio 2021 occorrevano in media 444,91 euro, seguita da Bologna (423,43 euro) e Ravenna, con un premio medio pari a 405,86 euro.

    Dove sono scattati gli aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in quasi tutte le province dell’Emilia-Romagna.

    I rincari più elevati sono stati registrati in provincia di Ferrara dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 4,88%, seguita da Ravenna (+3,70%), Bologna (+3,38%) e Rimini (+2,33%).

    Continuando a scorrere la graduatoria degli aumenti si posizionano Piacenza, dove in un mese il premio medio è cresciuto del 2,16%, Modena (+1,78%) e Parma (+0,72%).

    La curva dei premi è invece rimasta in discesa nella provincia di Reggio Emilia (-0,38%) e Forlì-Cesena (-1,44%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di 691.474 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Emilia-Romagna tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Mutui: 3 su 100 hanno chiesto un finanziamento ecosostenibile

    Il mercato dei mutui “green” sta iniziando a prendere forma anche in Italia; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel corso degli ultimi nove mesi quasi 3 richiedenti su 100 hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento “verde” per l’acquisto della casa.

    La percentuale – si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 75.000 mila richieste di finanziamento raccolte dai due portali tra maggio 2020 e febbraio 2021 – può sembrare bassa, ma è bene considerare che i mutui green sono prodotti principalmente destinati all’acquisto di immobili ad alta efficienza energetica (classi energetiche A o B) e, stando alle ultime stime ufficiali (Fonte: ENEA, 2019), in Italia solo il 10% delle unità abitative rientra in questa categoria.

    «Nonostante il 2020 sia stato un anno complesso per il settore immobiliare, il mercato dei mutui green ha poco per volta iniziato a prendere forma anche in Italia», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it «Si tratta ancora di una nicchia, ma le potenzialità di crescita sono davvero importanti, soprattutto se consideriamo che grazie al Superbonus 110% molti edifici miglioreranno la propria classe energetica ampliando così il bacino di immobili che potranno accedere a questo tipo di finanziamento».

    L’interesse degli italiani verso il Superbonus 110% è confermato anche da un recente indagine* condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat, dalla quale è emerso che sono oltre 9 milioni i nuclei familiari italiani che hanno intenzione di approfittare dell’incentivo per riqualificare la propria abitazione.

    Chi ha chiesto un mutuo green

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; chi ha presentato domanda per un mutuo green ha cercato di ottenere, in media, 174.151 euro, vale a dire il 32% in più rispetto all’importo medio normalmente richiesto agli istituti di credito per l’acquisto di una casa. Una differenza così elevata è dettata dal fatto che gli immobili oggetto di mutuo green sono principalmente abitazioni in classe energetica A o B e pertanto il loro valore è più alto rispetto ad una in classe energetica compresa tra la C e la G.

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che la regione con la percentuale maggiore di domande di mutui green sul totale richieste è il Trentino-Alto Adige, seguita dal Veneto e dalla Valle d’Aosta.

    Cosa sono e come funzionano i mutui green

    I mutui green, secondo la definizione elaborata dalla Commissione UE insieme alla European Mortgage Federation, sono prodotti destinati a finanziare l’acquisto o la costruzione di abitazioni che abbiano elevate prestazioni energetiche (classe A o B) o a sostenere interventi di riqualificazione che consentano un miglioramento di almeno il 30% delle prestazioni energetiche dell’edificio.

    In Italia i principali istituti di credito hanno iniziato a proporre mutui green, offrendo ai richiedenti una serie di benefici che variano a seconda della banca: si va, ad esempio, dallo sconto sul tasso di interesse, normalmente pari allo 0,10%, sino ai prodotti assicurativi gratuiti o ai servizi consulenza ambientale per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione.

    Tra le ultime novità lanciate in Italia va segnalata quella dei mutui verdi che possono essere richiesti anche per l’acquisto di abitazioni non efficienti dal punto di vista energetico; in questo caso lo sconto sul tasso di interesse non viene concesso all’atto di acquisto della casa, ma solo nel momento in cui l’immobile, a seguito di un intervento di riqualificazione, riesce a salire in classe A o B.

    Dal punto di vista della domanda di finanziamento, è bene ricordare che ci sono alcune differenze rispetto ai mutui tradizionali; in caso di mutuo green per acquisto, è necessario allegare alla richiesta l’attestato di prestazione energetica (APE) che certifichi la classe A o B dell’immobile.

    Se invece si tratta di un mutuo green per ristrutturazione, è necessario dimostrare che l’intervento sull’abitazione consenta di ottenere un miglioramento delle prestazioni energetiche di almeno il 30%. In questo caso alcuni istituti, prima di riconoscere le agevolazioni previste dal mutuo green, potrebbero attendere la fine dei lavori.

     

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età compresa fra 18 e 74 anni) sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 18 ed il 20 settembre 2020.

  • RC auto: in Puglia premi medi in calo del 12,9%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Puglia sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 531,32 euro, vale a dire il 12,9% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo in Puglia costa, in media, 79 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +1,03%.

    Guardando i dati in valori assoluti, inoltre, la Puglia risulta essere la terza regione più cara d’Italia per quanto riguarda l’RC auto; per assicurare un veicolo nella regione, a febbraio 2021 occorreva il 14,49% in più rispetto alla media nazionale.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 282.342 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Puglia tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento provinciale

    Guardando i dati a livello provinciale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutte le aree pugliesi. La provincia che ha registrato la riduzione più consistente è Bari, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 17,39% rispetto a febbraio 2020; al secondo posto si posiziona Lecce con un calo del 16,52%, seguita da Brindisi, dove il premio medio è sceso dell’11,32% rispetto a 12 mesi fa.

    Continuando a scorrere la graduatoria troviamo le province di Taranto, dove la tariffa media è scesa del 10,63% rispetto a febbraio 2020, e Foggia (-10,54%). Chiude la classifica pugliese la provincia di Barletta-Andria-Trani dove il premio medio è sceso del 10,02% rispetto a 12 mesi fa.

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Sul podio delle province pugliesi più costose si posizionano, al primo posto Foggia dove per assicurare un veicolo a febbraio 2021 occorrevano in media 744,47 euro, seguita da Barletta-Andria-Trani (567,28 euro) e Taranto, con un premio medio pari a 529,06 euro.

    Dove sono scattati gli aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in alcune aree della Puglia.

    I rincari sono stati registrati in provincia di Taranto dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 4,58%, seguita da Foggia (+2,63%) e Barletta-Andria-Trani (+2,11%).

    La curva dei premi è invece rimasta in discesa nella provincia di Bari (-0,21%), in quella di Brindisi (-1,05%) e in quella di Lecce (-4,15%).

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di 282.342 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Puglia tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Quotazione Oro Quale Futuro Dopo la Crisi da Lockdown

    La quotazione oro attuale, marzo 2021, si è attestata intorno ai 1750 dollari oncia, un valore che pur essendo il più basso dell’anno è comunque il frutto di due anni consecutivi in cui il prezzo oro è aumentato di valore.
    La guerra dei dazi del 2019 e il lockdown del 2020 hanno contribuito in modo determinante al rialzo della quotazione oro, rialzi di prezzo che non si vedevano da diversi anni e che hanno segnato un cambio di rotta del prezzo aureo.
    Un cambio di rotta sostenuto dalle paure di investitori e risparmiatori che hanno tradizionalmente acquistano oro per creare riserve d’oro da monetizzare velocemente in caso di mancanza di liquidità rivolgendosi presso banche per azioni e compro oro Firenze, Milano, ecc.
    Il 2021 per adesso ha visto un arretramento della quotazione oro rispetto agli anni precedenti, la crisi da lockdown seppur sia ancora presente in vari paesi occidentali è stata abbandonata da molti paesi determinanti per l’equilibrio della finanza globale.
    Cina, India, Russia, Brasile sono solo alcuni dei paesi che sono tornati a produrre beni e servizi senza restrizioni, una situazione confermato dall’andamento finanziario globale lontano dal crollo epocale di marzo 2020.
    Questo nuovo equilibrio finanziario che vede tecnologici, farmaceutici e altri asset in netta crescita hanno messo in secondo piano l’esigenza di investire in oro per difendere il valore dei propri capitali.
    Non per nulla le migliori performance finanziarie della quotazione oro avvengono proprio durante le crisi economiche e di sfiducia che ciclicamente si abbattono sui mercati.
    La attuale situazione finanziaria globale, di relativa tranquillità, non risente della crisi economica reale che sta travolgendo molti paesi occidentali nei quali ancora molti settori sono chiusi a causa della strategia del lockdown continuativo.
    Per questo motivo la quotazione oro ha perso molto del valore che aveva acquisito nella precedente corsa all’oro che era arrivata nei primi di agosto a stabilire un nuovo record storico di circa 2070 dollari oncia.
    Al momento il futuro del prezzo aureo non sembra poter beneficiare di particolari congiunture finanziarie favorevoli, alcuni analisti vedono nel pericolo dell’inflazione un possibile ritorno degli investitori verso il prezioso metallo giallo.
    Ma il pericolo inflazione nonostante resti una possibilità reale difficilmente provoca aumenti della domanda di oro paragonabili a quelli che vengono innescati dalle crisi finanziarie più profonde che solitamente provengono da scenari di ben altra natura.

  • UNISIN CAMPANIA: Lavoro, banche, territorio, sindacato: attualità e prospettive al tempo del Covid-19

    Si terrà martedì 23 marzo alle ore 16:00 la Web Conference “Lavoro, banche, territorio, sindacato: attualità e prospettive al tempo del Covid-19, su piattaforma Zoom, organizzata da UNISIN REGIONALE CAMPANIA con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania e dell’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Napoli.

    “Abbiamo ritenuto opportuno organizzare, – afferma Massimiliano Iannaccone, presidente di UNISIN Regionale CAMPANIA – in questo periodo così complesso a causa della pandemia da Covid-19, per il nostro Paese e per la regione Campania, un momento di incontro e confronto costruttivo per discutere di alcuni temi fondamentali per la vita delle persone e delle lavoratrici e dei lavoratori con i quali ci confrontiamo quotidianamente nel nostro lavoro di dirigenti sindacali di un settore, quello del credito, in prima linea sul territorio”.

    “Gli ambiti di discussione – aggiunge Bianca Desideri, segretario regionale responsabile di UNISIN Regionale CAMPANIA anche con delega alle pari opportunità –  toccano da vicino l’economia, il lavoro, l’azione del sindacato e, in particolare quello del mondo del settore bancario e esattoriale nei quali operiamo come dirigenti sindacali, l’istruzione e la formazione, le tante problematiche di un territorio complesso come quello della regione Campania.  A discutere dei temi al centro dell’incontro saranno con noi politici, rappresentanti delle Istituzioni e dei media, docenti universitari, esperti (psicologi e avvocati) per un’analisi della situazione attuale e delle prospettive del dopo Covid”.

    “Sarà presente al dibattito – proseguono Massimiliano Iannaccone e Bianca Desideri – il segretario generale di UNISIN Emilio Contrasto”.

    Interverranno: On.le Gennaro Migliore,deputato, commissione Affari Esteri e comunitari, Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere; dott.ssa Isabella Bonfiglio, consigliera di parità della Città Metropolitana di Napoli; dott. Ottavio Lucarelli, presidente Ordine dei Giornalisti della Campania; dott. Domenico Falco, vicepresidente Ordine dei Giornalisti della Campania; dott. Emilio Contrasto, segretario generale UNISIN; Sen. Giuseppe Scalera, già senatore della Repubblica; on.le Stefano Caldoro, già Presidente della Regione Campania; avv. prof. Umberto Aleotti, docente di diritto internazionale Scuola Superiore per Mediatori Linguistici (SSML) di Maddaloni (CE); prof.ssa Giovanna Mugione, dirigente scolastico I.S. “G.Marconi”, Giugliano in Campania; avv. Francesco Macleod, avvocato giuslavorista; dott. Paolo Pappone, componente Comitato Unitario di Garanzia A.S. Mobbing e disadattamento lavorativo ASL Napoli 1 Centro; dott.ssa Assunta Landri, psicologa-psicoterapeuta, consulente Procura della Repubblica presso Tribunale di Napoli, Sportello d’ascolto QUIperTE UNISIN Regionale Campania; prof.ssa Antonella Batà, docente di diritto Facoltà di Ingegneria Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

    “Le esigenze dei territori, delle Colleghe e dei Colleghi che lavorano in banca sono alla continua attenzione del nostro lavoro quotidiano come sindacalisti – concludono Andrea Brancaleone, Francesco Grandine e Luigi Sarro, vice segretari regionali di UNISIN Regionale CAMPANIA” che interverranno portando testimonianze dal settore bancario.

  • Litio Diventerà più Prezioso e di Oro e Argento ?

    Il litio è un metallo simile all’argento che si ossida velocemente al contatto con elementi come aria e acqua, caratteristiche simili potrebbero far pensare ad un metallo con poche possibilità di utilizzo ma al contrario l’evoluzione e la tecnologia attuali hanno necessità proprio di questo elemento che in altre epoche non avrebbe avuto nessun utilizzo.
    Per secoli la civiltà ha apprezzato materiali come oro e argento con caratteristiche di durabilità e resistenza oltreché esteticamente accattivanti.
    Tutto oggi sia oro che argento si sono ritagliati nella civiltà attuale un ruolo di primo piano se l’argento è molto richiesto in vari ambiti industriali , l’oro è un caposaldo della economia e della finanza moderna a tutti i livelli dal commercio al dettaglio possibile attraverso i bachi metalli ed i compro oro Firenze e altrove ai prodotti finanziari collegati all’andamento del prezzo aureo in borsa.
    Il litio attualmente non è diffuso e conosciuto come i metalli preziosi tradizionali che vantano una storia millenaria ma si appresta a diventare uno dei metalli più richiesti del pianeta.
    A rendere il litio un metallo cosi ricercato è stata la rivoluzione green che ha introdotto specifiche esigenze che potessero contenere le emissioni nocive di auto ed altri motori endotermici.
    Attualmente è l’industria automobilistica a rendere la domanda di questo elemento tale da farlo considerare uno degli elementi più ricercati sul pianeta, l’utilizzo del litio è stato determinante prima nella realizzazione di batterie ecosostenibili per smartphone computer, oggi è la volta del settore auto a richiedere ingenti quantità di questo metallo tanto simile all’argento per aspetto.
    La corsa del litio non è ancora partita a causa delle difficoltà che si hanno a sostituire l’attuale parco auto a motore endotermico con le auto elettriche, problemi strutturali di vario genere devono ancora essere superati per poter essere diffusi su larga scala questo genere di veicoli.
    A lavorare e a credere in questo settore ci sono player di livello mondiale come la stesa Tesla che crede fortemente nello sviluppo e nella diffusione di auto elettriche.
    Pur ancor non essendo esploso il prezzo del litio ha dei fondamentali tra i migliori in assoluto per il futuro che difficilmente potranno essere sovvertiti da tecnologie alternative a breve e lungo termine.

  • Quotazioni dell’oro e Covid: dai record al declino sulla scia dei vaccini

    Da un bel po’ di tempo, le quotazioni dell’oro stanno oscillando tra momenti di crescita temporanea e altri di declino. E non sembra essersi una soluzione per stabilizzarsi. Queste continue fluttuazioni stanno tenendo sull’allerta gli esperti, che temono che il metallo prezioso continuerà la sua tendenza al ribasso.

    Cosa succede alle quotazioni dell’oro

    quotazioni dell'oroPer il metallo giallo c’è una spinta che giunge dalle banche centrali. Le loro politiche monetarie volte a sostenere la crescita, sta dando linfa alle quotazioni dell’oro.
    Molti di questi Paesi sono fortemente indebitati e disposti a guidare l’inflazione, ma non sono in grado di sostenere tassi di interesse elevati. Se lo fossero, sarebbe un problema per l’oro visto che è un asset che non genera un reddito da interessi.
    Tutto ciò spinge il gold metal, e per questo motivo, la quotazione dell’oro aveva di recente ha ripreso vigore.

    Annotazione: tra i vari modi di negoziare il metallo prezioso, ci sono anche gli Etc Etf oro in euro.

    Elementi di pressione sui prezzi

    Tuttavia è tornata a farsi sentire la pressione per via delle migliorate prospettive economiche globali, innescate dalle vaccinazioni. Questo spinge gli investitori verso attività a maggiore rischio. In questa situazione, l’oro viene penalizzato. Anche l’adozione di un pacchetto di stimoli negli Stati Uniti, pari a $ 1,9 trilioni, influenza negativamente le quotazioni dell’oro. Al punto che questo scorcio di fine settimana si è avvicinato al ribasso verso la soglia dei 1700 dollari l’oncia. L’andamento potrebbe generare un diamante trading analisi tecnica, pattern abbastanza infrequente.

    Gli analisti ritengono che le dinamiche d’oro siano piuttosto deludenti. Non c’è quindi da aspettarsi una crescita rapida. Anzi c’è chi sostiene che una situazione simile può durare fino alla fine della prima metà del 2021. Durante questo lasso di tempo, diversi analisti ritengono che il consolidamento delle quotazioni dell’oro diventerà più che altro una correzione. Suscettibile di spingere il prezzo fino anche a 1,600 se non 1500 dollari per oncia.

  • RC auto: in Campania premi medi in calo del 12,1%, ma comincia il rialzo

    La buona notizia è che oggi le tariffe RC auto in Campania sono nettamente più basse rispetto a 12 mesi fa; secondo l’osservatorio RC auto di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 855,88 euro, vale a dire il 12,1% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Se è vero quindi che, dati alla mano, assicurare oggi un veicolo in Campania costa, in media, 118 euro in meno rispetto allo scorso anno, la cattiva notizia è che la curva dei premi sembra essere tornata a salire tanto che da gennaio a febbraio 2021 è stato rilevato un rincaro, sia pur lieve, dei premi medi: +2,51%.

    La regione si conferma essere la più cara d’Italia dal punto di vista dell’RC auto; il premio medio rilevato a febbraio 2021 era l’84,42% più alto rispetto alla media nazionale.

    I dati emergono dall’analisi di un campione di 690.460 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Campania tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e delle relative quotazioni offerte sul portale*.

    «Dopo un lungo periodo di costante calo era inevitabile che i premi medi tornassero a crescere», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se l’aumento rilevato a febbraio sia l’inizio di un trend al rialzo che porterà gradualmente le tariffe ai livelli pre Covid o se, invece, si tratti solo di una variazione temporanea. Molto dipenderà dall’andamento della pandemia e dalle eventuali restrizioni alla mobilità che verranno introdotte».

    L’andamento provinciale

    Guardando i dati a livello provinciale emerge che il calo su base annua dei premi è stato rilevato in tutte le aree campane. La provincia che ha registrato la riduzione più consistente è Avellino, dove la tariffa Rc auto media è diminuita del 13,74% rispetto a febbraio 2020; staccata di un soffio Napoli, al secondo posto della classifica, con un calo del 12,72%. Sul gradino più basso del podio si posiziona Benevento, dove il premio medio è sceso del 9,52% rispetto a 12 mesi fa.

    Chiudono la graduatoria la provincia di Caserta, dove la tariffa media è scesa dell’8,59% rispetto a febbraio 2020, e quella di Salerno (-6,74%).

    Dove assicurare un veicolo costa di più

    Sul podio delle province campane più costose si posizionano, al primo posto Caserta dove per assicurare un veicolo a febbraio 2021 occorrevano in media 929,44 euro, seguita da Napoli (894,38 euro) e Salerno, con un premio medio pari a 682,03 euro.

    Dove sono scattati gli aumenti

    Se, come detto, le tariffe rilevate lo scorso mese sono nettamente più basse rispetto a quelle del 2020, i dati analizzati da Facile.it hanno rilevato come tra gennaio e febbraio 2021 la curva dei premi sia tornata a salire in quasi tutte le province della Campania.

    I rincari più elevati sono stati registrati in provincia di Caserta dove la tariffa media è cresciuta, in un solo mese, del 5,53%, seguita da Salerno (+3,28%) e Napoli (+2,33%).

    Aumento più contenuto, invece, per la provincia di Benevento, dove l’RC auto media è cresciuta dello 0,02%. Unica eccezione è Avellino, area campana che ha registrato un calo della tariffa media tra gennaio e febbraio 2021 (-2,71%).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su un campione di 690.460 preventivi fatti attraverso Facile.it da residenti in Campania tra il 1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • FS Italiane: sotto la guida di Gianfranco Battisti si rafforza l’impegno internazionale del Gruppo

    Si allarga la presenza internazionale del Gruppo FS Italiane, guidato da Gianfranco Battisti: nuove attività in Europa, Asia e Africa.

    Gianfranco Battisti

    Gianfranco Battisti: FS Italiane tra Sud-Est Asiatico, India e Tunisia

    Il 2021 delle Ferrovie dello Stato Italiane parte con una chiara impronta internazionale. L’espansione del Gruppo guidato da Gianfranco Battisti inizia dal Sud-Est Asiatico: recentemente è stato infatti siglato un Preliminary Service Agreement (PSA) con la compagnia thailandese Eastern High-Speed Rail Linking Three Airports. Si parla di un progetto da circa 6 miliardi di euro nato con l’obiettivo di collegare i principali aeroporti del Paese. Previsto anche l’Airport Rail Link di 33 km tra l’aeroporto internazionale di Suvarnabhumi e il centro di Bangkok e l’Airport Link Extension di 22 km per l’aeroporto di Don Muang. Se l’operazione andrà in porto, FS International si occuperà della gestione del servizio e della manutenzione dell’Airport Rail Link a partire dal prossimo autunno. A “pochi” passi di distanza, in India, FS Italiane sarà invece protagonista delle attività di progettazione e supervisione lavori delle linee metropolitane di Kanpur e Agra. Spazio anche per il continente Africano: la società guidata da Gianfranco Battisti assisterà le Ferrovie Tunisine nell’ammodernamento delle linee ferroviarie 22 (Sousse – Mahdia) e 6 (Tunisi – Kasserine).

    Europa, lo sguardo ad Est di Gruppo FS Italiane, guidato da Gianfranco Battisti

    Nuove commesse anche per l’Europa. L’eccellenza dell’Alta Velocità approda in Grecia: è di pochi giorni fa la notizia dell’arrivo del primo elettrotreno ETR470 dedicato alla linea Atene-Salonicco. Si tratta del “primo di una serie di cinque trasporti – si legge su FS News – per comporre l’intera flotta”. Tramite TrainOSE, il Gruppo guidato da Gianfranco Battisti sarà responsabile del nuovo servizio. Alta Velocità anche per i Paesi baltici. Italferr, che per conto di FS Italiane si occupa della progettazione e della realizzazione delle linee, sarà impegnata nel supporto alle attività di elettrificazione di 870 chilometri della Rail Baltica. La nuova linea AV metterà Estonia, Lettonia e Lituania in collegamento con il resto del continente. Novità provenienti anche dall’Ucraina: è recente infatti la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding tra FS Italiane e Jsc Ukrainian Railways. Nell’intesa ad ampio spettro firmata tra la società guidata da Gianfranco Battisti e le Ferrovie ucraine si parla di esportare il know-how tecnologico, operativo e ingegneristico di FS Italiane a beneficio delle infrastrutture del Paese.

  • 830.000 genitori hanno dovuto rinunciare a curare i figli per ragioni economiche

    economiche

    A causa del Covid milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a visite e cure mediche. Una vera e propria “emergenza nell’emergenza” che non ha risparmiato nemmeno i più giovani; secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, tra marzo e dicembre 2020 circa 2,1 milioni di bambini e ragazzi si sono visti rimandare o annullare visite o esami medici.

    E se questo non bastasse, nello stesso periodo sono poco meno di 830.000 i genitori che hanno dovuto rinunciare a curare i propri figli a causa di problemi economici.

    Visite rimandate o annullate dalla struttura

    Guardando più da vicino i dati emerge che, durante i primi 10 mesi dall’esplosione della pandemia, tra i genitori che avevano in programma una visita medica per il proprio figlio, quasi 6 su 10 se la sono vista rimandare dalla struttura sanitaria, mentre il 16% ha dovuto addirittura fare i conti con la cancellazione totale dell’appuntamento.

    Sebbene il rinvio medio sia stato pari a 51 giorni, nel 49% dei casi la visita è stata rimandata sine die. I disservizi più frequenti sono stati registrati per esami e visite di ortopedia, odontoiatria e dermatologia, ma non sono stati esenti da problematiche anche patologie più gravi come ad esempio la cardiologia, dove il rinvio medio è stato pari a 37 giorni.

    La situazione di emergenza ha quindi spinto molte famiglie a rivolgersi ad una struttura privata per curare i propri figli (40% di coloro che hanno subito rinvii o cancellazioni), andando in alcuni casi ad accentuare il divario sociale in termini di accesso alle cure da parte dei minori. Il costo medio sostenuto dai rispondenti che si sono rivolti ad una struttura privata per far curare i propri figli è stato pari a 339 euro per singola visita o esame.

    Non sorprende vedere come il 7% di chi si è rivolto ad una struttura privata per visite od esami di un minore abbia dovuto fare ricorso ad un prestito per far fronte alla spesa.

    Secondo l’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it, realizzato su un campione di oltre 125mila domande di finanziamento*, nel 2020, l’importo medio dei prestiti personali richiesti ad una società di credito per far fronte a spese mediche è stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo).

    Nel 39% dei casi a presentare domanda di prestito per cure mediche è stata una donna; il valore risulta nettamente più alto rispetto al totale prestiti, dove il campione femminile rappresenta solo il 25%. Una differenza così elevata può trovare spiegazione alla luce del fatto che, per la salute dei figli, sono spesso le mamme a richiedere un aiuto finanziario.

    I genitori che hanno scelto o dovuto rinunciare

    Come detto, sono tanti anche i genitori che, per scelta o necessità, hanno deciso di propria iniziativa di rinunciare ad una o più visite dei propri figli; si tratta di quasi 1 rispondente su 5, pari a circa 2,7 milioni di individui.

    Per comprendere meglio il fenomeno, Facile.it ha approfondito le ragioni dietro questa scelta; sebbene la maggioranza (60%) abbia dichiarato di averlo fatto per paura che il proprio figlio potesse contrarre il Covid in una struttura sanitaria, fa riflettere vedere come per il 31%, pari a poco meno di 830.000 individui, sia stato costretto a farlo perché in difficoltà economica; di questi la metà ha dichiarato di essere in difficoltà economica a causa della pandemia.

    Le rinunce più frequenti sono state registrate per visite ed esami di odontoiatria, oculistica, esami ematici e pediatria.

     

    *Nota metodologica indagine mUp Research: n.1.005 interviste CAWI realizzate a gennaio 2021 su un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

    L’analisi di Facile.it e Prestiti.it è stata realizzata su un campione di oltre 125.000 domande di prestito personale raccolte tramite i due portali da gennaio 2020 a dicembre 2020.

  • Investire oltre la crisi: la vision dell’AD Cristina Scocchia sul “Corriere della Sera”

    “Il 2020 è stato un anno duro: negozi chiusi per mesi in tutti i 27 paesi in cui operiamo, contrazione del fatturato e cassa integrazione. Ma la voglia di reagire non ci è mai mancata. Ci siamo rifinanziati, abbiamo continuato a spingere su innovazione e trasformazione digitale e siamo entrati in 3 nuovi mercati creando 300 posti di lavoro”: l’intervista del “Corriere della Sera” all’AD di Kiko Milano Cristina Scocchia.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia: trecento nuove aperture, mille assunzioni e un’ulteriore crescita all’estero nel futuro di Kiko Milano

    Un messaggio di positività in una situazione non facile”: intervistata dal “Corriere della Sera” l’AD Cristina Scocchia illustra la risposta di Kiko Milano alla pandemia e alla crisi che ne è derivata: l’apertura di trecento nuovi store entro il 2023 e mille assunzioni. “Bisogna accelerare anche in un contesto macroeconomico in salita”, ha spiegato l’AD: lo scorso anno l’azienda leader nel settore della cosmetica non si è mai fermata, neanche davanti al lockdown e alle chiusure dei negozi. Kiko Milano è entrata in 3 nuovi mercati, ha aperto 40 nuovi negozi e ha creato circa 300 posti di lavoro. Cinquanta persone sono state assunte in Italia, nel quartiere generale di Bergamo. “Aver completato il turnaround nel 2019 ci ha permesso di essere più resilienti, anche nel momento in cui abbiamo chiuso il 99% dei negozi, nel primo lockdown, e il 40% nella seconda ondata”, ha ricordato Cristina Scocchia: “Quasi tutti i nostri store hanno riaperto. Ovvio che non è stato un anno indolore: il 2020 segna una contrazione del fatturato di circa un terzo e profitto negativo”. La pandemia per Kiko Milano è stata un’occasione per crescere ulteriormente sull’e-commerce. In cinque anni, come ricorda l’AD nell’intervista, un terzo di tutto quello che non è food sarà comprato sul web: “Da qui non si torna indietro ed è per questo che continueremo a investire massicciamente sul digitale e sull’omnicanalità. Ma esistono aree del mondo dove il retail è ancora in espansione, come l’Asia-Pacifico, destinata a doppiare il mercato retail Usa. Senza dimenticare il valore dell’esperienza che si fa in negozio, che per il beauty è ancora più importante: non si vendono solo prodotti, ma servizi ed esperienze”.

    “Corriere della Sera”, l’AD Cristina Scocchia: la crisi finirà, bisogna farsi trovare pronti

    La competitività passa attraverso la crescita dimensionale e qualitativa delle aziende, l’internazionalizzazione, l’aggiornamento della governance e, se necessario, l’apertura dei capitali. Non esiste un motivo per smettere di crescere: qualunque sia il settore e la dimensione di partenza, devi sempre aspirare a diventare il campione della tua industry, e poi andare ancora oltre”: l’invito dell’AD di Kiko Milano Cristina Scocchia nell’intervista al “Corriere della Sera”. Il piano di investimenti di Kiko Milano nasce anche nell’ottica di dare un esempio e lanciare “un messaggio di positività alle imprese: la crisi finirà, bisogna farsi trovare pronti”. Nell’articolo l’AD si è espressa inoltre sul tema del gender gap: oggi in Italia le donne CEO sono il 4,5%. “Le dirigenti sono un terzo del totale nel pubblico, un sesto nel privato: tutti devono sforzarsi per cambiare una situazione che blocca il Paese. Se lavora solo una donna su due, contro il 68% degli uomini, il rilancio non avverrà”, ha spiegato l’AD Cristina Scocchia. Aumentare il tasso di occupazione femminile al 60% garantirebbe un aumento del Pil pari al 7%: “Un’occasione che non possiamo mancare. Nel mio leadership team siamo 50% donne e 50% uomini. Sposo questa massima: il successo arriva quando il talento incontra l’opportunità di dimostrarlo. Per le donne succede ancora troppo di rado”.

  • Come diventare trader: guida per il successo

    Oggi il sogno di tanti ragazzi e tante persone in generale e’quello di lavorare nel mondo dei mercati finanziari, in tanti si chiedono come diventare Trader.

    Diventare un Trader Finanziario significa seguire degli studi specifici che ti permettano di conoscere prima di tutto i mercati finanziari generali, per poi specializzarti su un determinato settore.

    Non e’ un percorso facile, in tanti ci hanno provato, ma diventare un Trader professionista indipendente o dipendente di qualche societa’di gestione finanziaria puo’ dare grandi soddisfazioni.

    Vediamo nel dettaglio come diventare un Trader.

    Cosa e’ il Trading Online

    Prima di capire come diventare un trader, dobbiamo avere le idee chiare sulla materia, quindi capire cos’e’ il Trading Online.

    Sfruttare il Trading on-line significa poter investire in borsa grazie alle tecnologie.

    Basta un computer e una connessione ad internet per utilizzare un conto reale sui migliori Broker Online ed essere collegato ai mercati finanziari.

    Grazie al Trading online possiamo vendere o acquistare strumenti finanziari di ogni genere e su diversi mercati. Chi sfrutta il trading online e’ definito un Trader.

    Cosa studiare per diventare trader

    Tutti oggi grazie ad internet possono fare degli investimenti online, ma se vuoi diventare un Trader professionista devi conoscere bene tutte le dinamiche, avere una strategia di investimento che puoi apprendere con corsi specifici.

    Solitamente chi diventa un Trader professionista ha gia’ seguito degli studi specifici, in tanti hanno una laurea in Economia, e hanno gia’una formazione scolastica sui mercati finanziari e le varie gestioni. Ma questo non basta.

    In rete potrai trovare, soprattutto su Youtube, tantissimi corsi base per il Trading Online, ma il percorso da fare in maniera approfondita, e’ conoscere in maniera approfondita le dinamiche con cui si spostano i vari strumenti finanziari.

    Diventare Trader professionista, la psicologia

    Per Diventare Trader professionista non basta conoscere a memoria una strategia di trading, non basta avere delle regole.

    La parte piu’ difficile e’ rispettarle. Quello che purtroppo i formatori non ti dicono e’ che per diventare un vero trader devi avere disciplina, devi essere capace di impostare delle regole e rispettarle.

    Se il 90% dei Trader retail perde soldi nel lungo periodo e’ proprio per questo. Si fanno prendere la mano dalla paura o dall’ avidita’.

    Sono queste le reali nemiche del Trader, se riesci a controllarle diventerai un Trader vincente, altrimenti come tanti purtroppo perderai i tuoi soldi.

    Questo e’ il segreto se realmente vuoi Diventare Trader.

    Quando inizi a fare tante operazioni positive diventerai sempre piu’ avido e cercherai di osare sempre di piu’, quando invece avrai qualche operazioni in perdita inizierai ad avere paura e ci penserai mille volte prima di fare una nuova operazione.

    Quindi la psicologia e le regole sono le cose su cui dovrai lavorare realmente se vorrai diventare un Trader Professionista.

    Quindi prima di spendere centinaia o migliaia di euro, cerca di studiare le basi dei mercati finanziari, inizia a operare sui conti demo per capire come funziona la tua psicologia per sapere se onestamente sei portato per fare trading online.

    Se noti di non riuscire a rispettare le regole, il nostro consiglio che ti diamo di cuore e’ quello di non spendere soldi per corsi vari.

    A questo punto ti consigliamo di sfruttare i sistemi di trading automatico creati da trader professionisti o sistemi di Copy Trading che ti permettono di copiare trader professionisti con risultati comprovati.

  • Nel carrello della spesa è boom di ialuronico e il cura casa è sempre più green

    L’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino individua e misura i trend che stanno cambiando il mondo non alimentare al super. Nel cura casa volano i prodotti “green” (+22,2%), soprattutto “biodegradabili” o in confezioni con meno plastica o con plastica riciclata.
    Nel cura persona boom del claim “ialuronico” (+11,6%).

    Due tendenze prevalenti stanno spingendo le vendite dei prodotti non alimentari nei supermercati e ipermercati italiani: nei prodotti per la cura della persona prosegue il successo del claim “ialuronico”, mentre nel cura casa green l’attenzione si sposta sul packaging e sui materiali a basso impatto ambientale con performance positive per i claim “biodegradabile”, “meno plastica” e “plastica riciclata”. Lo rileva l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, realizzato in collaborazione con Nielsen.

    Cura persona

    Se il claim più diffuso resta “dermatologicamente testato” (+1,9% del sell-out), nei prodotti per la cura della persona (oltre 18 mila quelli analizzati dall’Osservatorio Immagino) si mantiene alta la domanda di antiossidanti naturali e l’acido ialuronico continua ad essere l’ingrediente indicato in etichetta che fa registrare il maggior incremento delle vendite anche nell’anno mobile giugno 2019-giugno 2020 con un +11,6%, dopo il +16,6% dell’anno mobile precedente. A trainare il claim “ialuronico” l’espansione dell’offerta (+9,8%), in particolare nei prodotti per la cura e la pulizia del viso donna. In crescita anche i prodotti con il claim “biologico” (+5,1% di vendite dopo il +14,3% dell’anno precedente) per un valore di oltre 72 milioni di euro. Ad aumentare nella cosmesi bio sono soprattutto i disinfettanti, i saponi liquidi, le salviette per i bimbi, i dopo shampoo e i prodotti per la pulizia del viso donna.

    Trend negativi invece per i claim “prodotto in Italia” (-10,4%), “ipoallergenico” (-6,4%), “senza parabeni” (-8,4%), e anche per gli altri quattro claim, che rimandano a un ingrediente, analizzati dall’Osservatorio Immagino: “argan” (-0,6% dopo il +6,3% annuo a giugno 2019), “mandorla” (-0,4%),“karité” (-5,9%) e “avena” (-0,9% dopo il +11,8% dell’anno mobile precedente). A determinare queste flessioni è il calo dell’offerta a discapito di una domanda positiva (Figura 1).

    Cura casa green

    Nel cura casa si fanno spazio i prodotti che indicano in etichetta il loro contributo alla sostenibilità ambientale. L’Osservatorio Immagino rileva che, nell’ultimo anno, questo paniere (quasi 11 mila prodotti) ha registrato un +22,2% del fatturato negli ipermercati e supermercati e +15,5% di offerta a scaffale, arrivando a comprendere quasi 900 prodotti per un giro d’affari di 191 milioni di euro.

    Nella performance di vendita, in testa il claim “meno plastica” che registra un +34,5% del sell-out grazie soprattutto a detersivi per lavatrice e stoviglie e ammorbidenti, dopo il +27,2% dell’anno finito a giugno 2019. Positivo anche il push delle industrie con un incremento dell’offerta del +18,4%. Lo segue “biodegradabile” (+26,6% delle vendite) che è anche il più rappresentativo in termini di numero di prodotti a scaffale (3,9%) e di giro d’affari (oltre 93 milioni di euro), con un aumento dell’offerta di +18,0%. L’incremento del sell-out è legato all’acquisto di piatti e bicchieri usa e getta, sacchetti per la spazzatura e salviettine per la pulizia delle piccole superfici. Ancora un riferimento al packaging per il terzo claim più performante, “plastica riciclata”, il cui fatturato sale di +15,5% grazie, in particolare, a sacchetti per la spazzatura e detersivi per lavastoviglie (Figura 2).

    Per scaricare l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino: osservatorioimmagino.it

    Per rimanere aggiornati e seguirlo sui social: #OsservatorioImmagino

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Venezia

    Quanto costa vivere a Venezia e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del Facile.it Store di Mestre (https://www.facile.it/store/mestre.html), terzo negozio del comparatore in Veneto, la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere nella città di Venezia e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, ADSL, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    I primi costi presi in considerazione dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a febbraio 2021 per assicurare un veicolo a quattro ruote in provincia di Venezia occorrevano, in media, 400,53 euro, valore in calo del 14,8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

    Buone notizie arrivano anche dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, a febbraio 2021, per assicurare una due ruote a Venezia e provincia servivano, in media, 266,84 euro, vale a dire il 19,4% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

    Energia e gas

    Una delle voci che più incide sui budget delle famiglie, almeno a livello psicologico, è quella relativa alla bolletta della luce e del gas* e per questo Facile.it ha voluto analizzare quanto spendono, in media, i veneziani. Analizzando la bolletta elettrica e prendendo in considerazione il consumo medio di una famiglia residente a Venezia e provincia (2.134 kWh), è emerso che la spesa annuale del 2020 è stata pari a circa 381,80 euro, valore in calo del 13,5% rispetto al 2019. Attenzione però perché il 2021 si è aperto con un aumento delle tariffe dell’energia elettrica; se queste rimarranno invariate, a parità di consumo, quest’anno si spenderà il 12,1% in più rispetto al 2020.

    Guardando alla bolletta del gas e prendendo in considerazione i consumi medi di una famiglia veneziana (980 smc), emerge che la spesa media annuale nel 2020 è stata pari a 652,68 euro, vale a dire il 13,1% in meno rispetto al 2019. Anche sul fronte della fornitura di metano, il 2021 si è aperto con un aumento delle tariffe; in assenza di variazioni e a parità di consumi, il conto finale potrebbe essere più salato e pari a 692,47 euro, vale a dire il 6,1% in più rispetto al 2020.

    Telefonia

    La telefonia fissa (internet casa, ADSL e fibra) è un’altra delle spese esaminate da Facile.it. Nel corso del 2020 la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie veneziane è stata pari a circa 29,96 euro, per un costo complessivo annuale pari a 359,52 euro, valore in aumento del 3,1% rispetto a quanto pagato nel 2019.

    Mutui casa

    Per quanto riguarda il mutuo e analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nel corso del 2020, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Venezia hanno chiesto, mediamente, 133.279 euro, vale a dire il 6,7% in più rispetto a quanto rilevato nel 2019.

    Analizzando l’identikit del richiedente veneziano emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, all’atto della firma, 40 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 63,2% del valore dell’immobile da acquistare, da restituire in 22 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 96% dei richiedenti veneziani ha optato per quello fisso, mentre solo il 4% ha cercato di ottenere il variabile.

    Limitando l’analisi ai soli mutui per l’acquisto della prima casa, invece, l’importo medio richiesto sale a 138.958 euro; al contrario, l’età media dei richiedenti scende a 38 anni.

    Prestiti personali

    Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel 2020, l’importo medio richiesto in provincia di Venezia è stato pari a 11.076 euro, vale a dire l’1,1% in più rispetto al 2019; stabili i piani di ammortamento (61 rate, pari a poco più 5 anni) e l’età media dei richiedenti (poco più di 42 anni).

    Guardando alle domande di finanziamento per le quali i richiedenti hanno esplicitato la finalità, emerge che la prima ragione che ha spinto i veneziani a rivolgersi ad una società di credito è stata l’ottenimento di liquidità (25%), seguita dall’acquisto di auto usate (20%) e dalla ristrutturazione casa (16%).

    Analizzando, invece, il sesso dei richiedenti è emerso come a presentare domanda di finanziamento siano per lo più gli uomini, con una percentuale pari al 74,7%, contro il 25,3% del campione femminile.

    Facile.it apre il suo terzo store in Veneto

    Dopo il successo dei negozi aperti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno, Cagliari e Treviglio, il comparatore leader nel confronto di prodotti di finanza personale e utenze domestiche apre il suo terzo store in Veneto a Mestre (Piazza Ferretto, 90). All’interno del nuovo Store i cittadini troveranno consulenti dedicati che li guideranno nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, finanziari e utenze domestiche.

    «Il nostro obiettivo è comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità di risparmiare anche a un pubblico non ancora abituato a comparare le offerte», spiega Daniela Zancan, Managing Director Stores & Facile.it Mutui e Prestiti. «Le famiglie veneziane sono molto attente alle spese domestiche e sappiamo di poter offrire loro concrete opportunità per ridurre le principali voci di costo con cui devono fare i conti ogni mese».

     

     

    (*)

    Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 131.860 preventivi auto e 15.588 preventivi moto effettuati a Venezia e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 febbraio 2020 e il 28 febbraio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di circa 5.000 richieste di mutuo presentate da gennaio 2019 a dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Venezia.

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 3.000 richieste di prestito personale presentate da gennaio 2019 a dicembre 2020 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Venezia.

    Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media composta da 2,7 individui, con un consumo annuo di 2.134 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, è stata considerata una famiglia media composta da 2,6 individui con un consumo annuo di 980 Smc in regime tutelato.

  • Scatole di cartone per profumi : quale mercato?

    Mercato delle scatole di cartone per profumi: Panoramica

    L’imballaggio, ovvero la creazione di scatole di cartone per il confezionamento dei profumi, è sempre stato una parte essenziale del branding e della promozione di diversi tipi di profumo.

    Progressi crescenti nelle tecnologie come la stampa 3D su scatole di cartone, nuovi approcci di progettazione e l’avvento dell’automazione sono determinanti per espandere il mercato del packaging per profumi.

    L’emergere di diversi profumi organici è una delle ultime tendenze che attireranno i consumatori dell’industria del packaging che, in ultima analisi, aumenterà la domanda di scatole per profumi sul mercato.

    I produttori stanno facendo enormi investimenti per lo sviluppo di confezioni per profumi visivamente accattivanti e si prevede che in un prossimo futuro la domanda di scatole per profumi si innalzerà in modo verticale.

    Le caratteristiche

    Il packaging deve essere leggero, economico, le confezioni facili da maneggiare e altamente flessibili. Inoltre, le scatole di cartone forniscono una protezione extra al prodotto. Il profumo è un prodotto che viene applicato regolarmente dagli utenti su base giornaliera. I clienti saranno molto impressionati se l’aspetto della protezione è completamente coperto.

    Le confezioni non sono molto idonee a resistere alle intemperie e possono deformarsi sotto una pressione estrema che potrebbe fungere da freno alla crescita del mercato degli imballaggi di cartone per profumi.

    Elevazione nelle vendite di profumi

    L’obiettivo finale del commercio al dettaglio è quello di ottenere un incremento costante e ampio di vendite. Le colonie sono talmente richieste che la richiesta delle scatole di cartone per profumi all’ingrosso necessarie per il loro imballaggio va di pari passo.

    Promozione del marchio attraverso le scatole di cartone per profumi

    Uno dei principali vantaggi delle scatole è l’utilizzo di contenitori espositivi personalizzati per le fragranze, che in ultima analisi aiutano a dare un’impressione positiva del marchio. Questo può essere fatto stampando il nome dell’organizzazione insieme al suo logo sulla superficie delle stesse. Questo metodo estremamente efficace per promuovere i marchi o pubblicizzare il nome dell’azienda dovrebbe accelerare la crescita del mercato.

  • Bollette: mercato libero o tutelato? 7 milioni di italiani non lo sanno

    La fine del mercato tutelato, prevista per l’inizio del 2022, è stata rimandata al primo gennaio 2023. Forse un bene se si considera che quando si parla di mercato libero o tutelato sono ancora molti i consumatori con le idee poco chiare; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* addirittura 7 milioni di italiani non sono in grado di dire se il loro contratto di luce o gas sia con un operatore del mercato libero o nel servizio di maggior tutela.

    La situazione migliora solo di poco se ci si rivolge agli intervistati che hanno dichiarato di essere nel mercato tutelato; tra loro il 35,4% ha dichiarato di non essere a conoscenza della fine di questo regime. La percentuale arriva addirittura al 41,8% tra i rispondenti residenti nelle regioni del Centro Italia.

    Fine del mercato tutelato…chi non sa, e chi non si attiva

    Analizzando nel dettaglio le risposte degli intervistati che hanno un contratto nel mercato tutelato emerge che, forse a causa dei numerosi rinvii che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni, quasi 1 su 2 (49,5%) ha dichiarato di non essersi ancora attivato per trovare un’alternativa nel mercato libero, pur sapendo della fine del regime di tutela.

    Scomponendo il campione a livello territoriale emerge che i più pigri sembrano essere i residenti nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole; tra loro più di 1 su 2 (50,8%), pur sapendo del termine del servizio di maggior tutela, non si è ancora adoperato per passare al mercato libero.

    «Sebbene la fine del mercato tutelato sia stata rimandata al 2023», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it, «il consiglio è di informarsi e attivarsi il prima possibile per il passaggio al mercato libero; non solo per non farsi trovare impreparati all’appuntamento, ma soprattutto perché il passaggio può comportare importanti risparmi sulla bolletta. È bene ricordare che il cambio da un regime all’altro può essere fatto in qualsiasi momento e senza alcun costo, non è previsto alcun intervento sulla linea e non vi sono interruzioni nella fornitura di luce o gas.».


    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta il 15 ed il 16 febbraio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.005 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • UNITRE MILANO – Lezione Magistrale del 12 marzo 2021 “Dalla moneta alle criptovalute. Trasformazioni dell’attuale mercato valutario”

    L’Università delle Tre Età UNITRE Milano propone nell’ambito delle proprie attività accademiche, una Lezione Magistrale dal tema: Dalla moneta alle criptovalute. Trasformazioni dell’attuale mercato valutario” ” in programma per venerdì 12 marzo 2021 alle ore 17:15.

    La conferenza si terrà online sulla piattaforma Google Meet e verrà condotta Prof. Massimiliano Bonavoglia di Università e-Campus- UNITRE MILANO.

    UNITRE MILANO si configura come una “comunità del sapere” di carattere universitario, libera e indipendente, che si propone di offrire a tutti gli iscritti un’ampia scelta di opportunità culturali, senza alcun limite di età o di titoli di studio. I convegni, le conferenze e i seminari organizzati da UNITRE Milano rappresentano un’occasione di apprendimento e confronto su argomenti di interesse che abbracciano diversi punti di vista e approcci multidisciplinari.

    La ricca offerta di corsi che UNITRE propone ai soci iscritti per l’Anno Accademico 2020/2021 è stata ulteriormente ampliata rispetto agli anni passati, includendo argomenti didattici provenienti da ogni ambito del sapere: dalla storia locale alla letteratura straniera, dalle lingue antiche ai rudimenti di fisica, passando per numerosi laboratori creativi e approfondimenti monografici. Centinaia di corsi e laboratori, tenuti da docenti universitari, esperti e professionisti di settore, sono a completa disposizione degli studenti, con un fitto programma di lezioni frequentabili online tramite la nuova piattaforme UNITRE Education. (UNITREMILANO.EDUCATION) La quota associativa permette la frequenza, in assoluta libertà, di qualsiasi corso scelto e con le modalità che si preferiscono. Alle lezioni si affiancano le numerose iniziative extraaccademiche, come conferenze, convegni, visite guidate e attività formative online, che si prolungheranno anche durante i mesi estivi.

    Per iscriversi, è necessario indicare il proprio nominativo via mail all’indirizzo [email protected] entro le ore 12:00 di giovedì 11 marzo 2021. Il link per accedere alla conferenza sarà diffuso solo fra gli utenti prenotati.

    UNITRE Milano: Università delle Tre Età – Via Ariberto, 11 – 20123 Milano   www.unitremilano.com –   [email protected]

    Ufficio Stampa: Studio Binaschi, Ripa di Porta Ticinese, 39 – 20143 – Milano Tel: 02- 36699126 – [email protected]

  • Banche, l’effetto Draghi è positivo ma molte hanno problemi strutturali di business

    Quando Mario Draghi è diventato premier italiano, le banche hanno accolto con molto favore la notizia. Questo è accaduto sia perché di fatto è stato eliminato un fattore di incertezza politica di una delle maggiori economie europee. Sia per le implicazioni specifiche sul sistema bancario.

    Draghi e gli effetti sulle banche

    draghi e le bancheDraghi è una personalità di primissimo piano, già ai vertici della BCE e di Bankitalia. Uno che il mondo degli istituti di credito li conosce benissimo. La sua nomina è stata quindi vista come un fattore di stabilizzazione del settore bancario, fortemente penalizzato dalla crisi pandemica e da un lungo scenario di tassi di interesse bassi (che comprimono i margini di profitto).

    Draghi come uomo della svolta? In realtà non esistono segnali sicuri che questo possa accadere, malgrado gli effetti positivi della sua nomina si siano già visti sul mercato azionario. Le banche infatti hanno visto gonfiarsi un po’ i loro titoli.
    Ma l’incertezza sul settore è ancora elevata, benché è indubbio che ci sia un grosso spazio di crescita per i titoli bancari.

    Modello di business da rivedere

    Il grosso problema della banche riguarda i loro modelli di business, che in molti casi resta ancorato a strutture obsolete, e quindi esposto a criticità nel lungo periodo. L’ottimismo nasce però dal fatto che molte banche dovrebbero trarre un doppio profitto dallo scenario più atteso. In primo luogo la riapertura dell’economia, che alimenterà consumi e investimenti. e in definitiva il ricorso alle banche. In secondo luogo il meccanismo di reflazione. Essendo però lo scenario molto eterogeneo, il relative volatility index RVI del settore dovrebbe oscillare parecchio da istituto a istituto.

    Non sopravvalutare il rialzo dei tassi

    Paradossalmente, il contributo minore potrebbe giungere dal previsto aumento dei tassi d’interesse. Questo aspetto non andrebbe quindi sopravvalutato in questo contesto. In primo luogo perché non si sa bene quando questo avverrà. Inoltre non sarà certo repentino ma molto graduale e diluito nel tempo.