Categoria: Economia e Finanza

  • Quasi 21.000 emiliano-romagnoli fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono quasi 21.000 i lavoratori dell’Emilia-Romagna fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. 

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Emilia-Romagna crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso l’Emilia-Romagna fa registrare un incremento che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si è attestato al 2,1%.

    Si incominciano anche a vedere i primi segnali di volontà di rientro in maniera definitiva nelle zone di provincia, tanto che il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come, nel primo semestre 2021, le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state l’84,9% del totale di quelle presentate in Emilia-Romagna, in aumento dell’1,6% rispetto al 2020.

    Insomma, non si compra solo nelle grandi città, e poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

     

     

  • Oltre 1.000 lucani fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno sono oltre 1.000 i lavoratori lucani fuorisede che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego.

    A livello nazionale, si legge ancora nell’indagine, a prendere la decisione di trasferirsi dal luogo in cui ha sede l’azienda per cui si lavora ha interessato addirittura il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Basilicata crescono le attivazioni di linee internet ed i mutui nei piccoli comuni

    Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile – o semi stabile – in regione è la richiesta di linee ADSL e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso la Basilicata fa registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al 5%.

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Mutui: gli under 36 possono risparmiare anche più di 20.000 euro

    Il mondo bancario punta sugli under 36 e sembra aver risposto alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa tanto che, secondo l’analisi di Facile.it, alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), valore più basso di sempre per un finanziamento di questo genere.

    Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni i giovani possono risparmiare decine di migliaia di euro in interessi in virtù dei tassi ai minimi storici. Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro. Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; grazie a questi nuovi prodotti il risparmio per il giovane mutuatario è di quasi 900 euro l’anno, vale a circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    «Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi», afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «L’auspicio è che anche gli istituti di credito che oggi non consentono di sottoscrivere questi prodotti possano adeguare la propria offerta, garantendo maggiore scelta ai clienti.».

    Come funzionano?

    Se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.

    Oltre alle condizioni appena descritte, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare delle novità introdotte dal Governo tra cui l’ampliamento sino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, fondamentale per agevolare l’accesso al credito da parte dei giovani, e le diverse esenzioni tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti e, in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

    Come recentemente evidenziato dall’osservatorio*congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 26 luglio 2021.

  • 88.000 lombardi fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Sono oltre 88.000 i lavoratori fuorisede della Lombardia che, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, si sono potuti spostare dalla città in cui ha sede l’azienda per cui lavorano senza dover rinunciare al proprio impiego e ridefinendo de facto la mappa del lavoro nella regione.

    È questo uno dei dati emersi dall’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat e resa pubblica nelle scorse ore.

    Il numero tiene conto di tutti gli spostamenti di cui sono stati protagonisti i lavoratori fuorisede che prima della pandemia abitavano in un immobile in affitto. La vera sorpresa messa in luce dall’analisi è stata scoprire come il flusso più evidente sia quello interno alla stessa Lombardia con molti lavoratori che hanno deciso di spostarsi dalle metropoli ai piccoli centri gettando così le basi per far crescere l’economia di queste zone e, cosa non trascurabile, dare vita ad un popolamento delle stesse.

    I lavoratori fuorisede che si sono spostati in Lombardia

    Tra i lavoratori fuorisede che prima della pandemia abitavano in una casa in affitto in Lombardia e che hanno colto l’occasione dello smart working per trasferirsi in una città diversa, il 77% ha deciso di rimanere comunque all’interno dei confini lombardi, mentre l’11% si è spostato in un’altra regione del Nord Italia.

    In misura minore i lavoratori fuorisede che, invece, hanno lasciato la Lombardia e hanno raggiunto il Centro (5%) e il Sud Italia (7%).

    Tenore di vita più alto

    Uno dei principali elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è senza dubbio quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; tanto è vero che il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Ma questi cambiamenti sono temporanei? Pare proprio di no; analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    In Lombardia crescono le richieste di mutui nei piccoli centri

    Uno dei primi indicatori dello spostamento dei lavoratori fuorisede dalle grandi città lombarde alle zone di provincia riguarda le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti; secondo il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2021, queste richieste sono state il 76,7% del totale di quelle presentate in Lombardia, in aumento dell’1,5% rispetto al 2020.

    Insomma, poco per volta lo smart working potrebbe contribuire a ripopolare anche i piccoli centri e a stimolarne l’economia.

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021.

     

  • Ripresa economica, ci sono dei fattori che ancora non ci fanno stare tranquilli

    Ancora una volta l’andamento della ripresa economica finisce per smorzare l’ottimismo di fondo, a causa della sua progressione a singhiozzo. Molti speravano di non assistere neppure a una terza ondata di Covid, e invece siamo addirittura alla quarta.
    Ma se la pandemia continua ad essere il primo fattore che pesa sulla ripresa economica, ce ne sono altri che pure vanno considerati.

    La risalita dei contagi e la ripresa economica

    ripresa economicaLa risalita dei contagi purtroppo è un duro colpo a chi sperava che ormai la ripresa economica fosse instradata in modo definitivo sui binari della crescita. La nuova accelerazione del contagio, soprattutto nei Paesi che hanno già vaccinato larga parte della popolazione, ha il potenziale di rallentare le riaperture e frenare il recupero macro.
    La variante Delta ha costretto anche la Cina – la locomotiva della ripresa post Covid – a introdurre nuove restrizioni e fare i conti con il rallentamento economico.

    La Fed e l’inflazione

    Lo scenario che si evolve di nuovo in peggio, ha spinto la FED a cambiare un poco registro. Qualche settimana fa la banca centrale americana aveva cominciato a pensare alla riduzione dello stimolo monetario, dichiarando l’intenzione di anticipare il rialzo dei tassi dal 2024 al 2023. Senza sbilanciarsi troppo, però, perché non c’erano ancora segnali affidabili e sicuri che il peggio è alle spalle.
    E ha fatto bene, perché da allora non sono stati fatti passi avanti sul terreno della ripresa economica. La frenata della FED, visto il mercato ancora fragile, quindi è stata indolore.

    Intanto l’inflazione continua ad avanzare. Essendo determinata da problemi dal lato produttivo, e dal momento che non è accompagnata da un corrispondete aumento dei salari, alla fine fine si traduce come una “tassa” sui consumatori. E alla fin fine frenerà i consumi.

    L’incertezza e l’autunno “caldo”

    La situazione complessiva dunque genera un intreccio che a sua volta produce incertezza, soprattutto per chi opera sui mercati attraverso strategie trading intraday.
    L’autunno sarà la stagione decisiva per la ripresa economica. Se la crescita dei contagi ci darà tregua, se i colli di bottiglia che generano l’inflazione si scioglieranno, allora potrebbero esserci di nuovo le condizioni per parlare di minori stimoli delle banche centrali. Insomma, di maggiore normalità.
    In caso contrario invece ci aspettano ancora tanti mesi complicati.

  • Zanzariere e bonus fiscali: scopriamo quali vantaggi

     

    Indispensabili per la loro funzione di proteggere le abitazioni dall’invasione di insetti e allo stesso tempo garantire una corretta circolazione dell’aria al loro interno, le zanzariere sono ormai diventate un elemento imprescindibile dell’arredo moderno. Ma come già accade per serramenti e finestre in legno, sono previste agevolazioni fiscali in caso di sostituzione o nuova installazione?

    La risposta è subito affermativa. Infatti, anche la sostituzione di zanzariere rientra tra le spese per le quali è possibile richiedere l’Ecobonus, ovvero la detrazione al 50%. Ma c’è di più, perché ad essere annoverato è anche il Superbonus 110%, ovviamente nel caso di intervento realizzato insieme ad uno o più lavori trainanti.

    Ai fini del godimento dei benefici fiscali, è importante tuttavia che vengano rispettati alcuni requisiti, e cioè che le zanzariere vengano applicate a protezione di finestre e in maniera solida con l’involucro edilizio, ed essere installate all’interno o all’esterno della superficie vetrata. E ancora, possedere un valore del fattore di trasmissione solare totale accoppiato al tipo di vetro della superficie vetrata protetta inferiore o uguale a 0,35, secondo quanto previsto dalla norma UNI EN 14501.

    Tra le spese ammesse, non solo la fornitura e la messa in opera delle zanzariere, ma anche fornitura e installazione di automatismi di regolazione e di controllo, nonché le opere professionali per la documentazione tecnica necessaria ecc. Buone sono anche le notizie sul fronte cessione del credito e sconto in fattura per le spese sostenute nel 2020 e 2021.

  • Investimenti sostenibili ESG, rischi e benefici nel contributo di Banca Generali

    Il mercato degli investimenti sostenibili ESG è in grande fermento. Si tratta tuttavia di strumenti che non sono esenti da rischi, come spiegato da uno dei Responsabili di Banca Generali su "Investire Magazine".

    Investimenti sostenibili ESG, Banca Generali: un boom che porta a riflettere

    Gli investimenti sostenibili ESG si confermano il trend del momento. In pochi anni i fattori ambientali, sociali e di governance hanno acquisito sempre maggiore importanza nel processo di selezione e di ownership delle società. L’obiettivo di questa tipologia di investimenti è generare ritorni di lungo periodo e allo stesso tempo contribuire al raggiungimento di target stabiliti a livello internazionale, come il Trattato di Parigi, l’Agenda ONU 2030 o il Green Deal europeo. Oltre alla tematica centrale relativa al livello di emissioni di CO2, gli investimenti sostenibili ESG comprendono anche obiettivi che riguardano ambiti come il diritto alla formazione dei dipendenti o la parità di genere. La finanza oggi punta dunque sempre di più sulla sostenibilità. Si tratta di un’evoluzione che tuttavia nasconde delle incognite, ha spiegato Corrado Cominotto. In un recente contributo pubblicato su "Investire Magazine", il Responsabile delle gestioni patrimoniali attive di Banca Generali ha descritto i principali rischi del boom ESG. Tra questi, si è soffermato in particolare sul green paradox e il greenwashing.

    Investimenti sostenibili ESG, Banca Generali: rischio bolla a livelli accettabili

    Il primo fenomeno analizzato da Cominotto si basa sulla possibilità che l’inclusione di troppi fattori "green" nella ricerca di investimenti sostenibili ESG possa portare ad un risultato diametralmente opposto. Stessa cosa può accadere quando questi non vengono considerati in maniera adeguata. Il greenwashing, in italiano spesso tradotto come ecologismo di facciata, riguarda appunto quella pratica che vede numerose realtà dichiararsi conformi agli ESG quando invece nei fatti non è così. Il Responsabile di Banca Generali vede nell’active ownership una soluzione efficiente: "Si tratta di un approccio trasversale con cui si esercita influenza su una società facendo engagement attraverso il dialogo ed esercitando diritto di voto per spingerla a intraprendere approcci ESG reali". Nella parte finale dell’articolo Cominotto affronta un altro dei principali rischi, ossia quello della bolla green. L’esperto dichiara che, nonostante i bond collegati agli investimenti sostenibili ESG siano caratterizzati effettivamente dal cosiddetto "greenium" (premio maggiore rispetto agli investimenti tradizionali), il fenomeno bolla non si è ancora manifestato: "Tale premio è attualmente a circa 10bp / 15bp in media con casi eccezionali che possono arrivare anche a 25bp. Allo stato attuale – conclude Cominotto – rimaniamo ancora a livelli accettabili".

  • Terna, Stefano Donnarumma: “In Italia l’energia ha cambiato direzione, oggi va da Sud al Nord”

    Durante l’evento di presentazione, l’AD e DG di Terna Stefano Donnarumma si è soffermato sui tre concetti alla base del nuovo Piano di Sviluppo da 18,1 miliardi di euro.

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma: il ruolo dell’infrastruttura di rete nel rilancio italiano

    Non ha dubbi Stefano Donnarumma: nel prossimo futuro il vettore elettrico sarà dominante nel percorso verso la transizione energetica. L’obiettivo principale del nuovo Piano di Sviluppo di Terna è dunque spiegato: per guidare il Paese verso le sfide del prossimo decennio sarà necessario potenziare e aggiornare l’infrastruttura di rete nazionale. Sono 18,1 i miliardi che il Gruppo investirà da qui al 2030, confermando il ruolo di regista del processo. Per l’Amministratore Delegato e Direttore Generale sono tre i concetti che guidano la nuova strategia. Il primo riguarda le peculiarità della Penisola: “L’Italia è un Paese lungo, lambito dal mare, con un’orografia complessa – ha sottolineato l’AD e DG durante la presentazione del Piano – tutto ciò genera la necessita di trasporto lungo l’asse verticale. Con le rinnovabili oggi l’energia ha cambiato direzione: si registra in maniera oramai incontrovertibile che va dal sud al nord”. L’infrastruttura di rete sarà dunque centrale. Gli interventi messi in campo da Terna puntano a eliminare il prima possibile problematiche come il cosiddetto “bottleneck”, il sovraffollamento delle reti causato dall’imprevedibilità dei picchi produttivi degli impianti. E non solo: per Stefano Donnarumma il Piano di Terna avrà un forte impatto anche sul rilancio economico italiano: “L’altro concetto è lo sforzo complessivo per garantirne l’esecuzione. Ogni nostro euro di investimento si moltiplica per due o per tre sul Pil italiano: è una buona notizia quindi che un’infrastruttura come quella di Terna venga implementata e che ci sia un’accelerazione sugli investimenti”.

    Stefano Donnarumma: Italia hub energetico del mediterraneo, 30 i progetti infrastrutturali

    Il manager si sofferma poi sul contributo che Terna intende portare al raggiungimento degli obiettivi italiani ed europei nell’ambito della lotta al cambiamento climatico. “Il terzo concetto è che gli investimenti che noi mettiamo in campo nei prossimi anni sono direttamente correlati con la riduzione delle emissioni voluta dall’Italia e dall’Unione Europea – ha spiegato Stefano DonnarummaPrendiamo ad esempio la capacità del fotovoltaico e dell’eolico: stiamo misurando un’evoluzione del sistema e quindi dobbiamo abilitarlo per raggiungere dai 40 ai 70 gigawatt”. Si tratta di sfide complesse ma che una volta vinte consentiranno al Paese di diventare l’hub elettrico del Mediterraneo. Nel Piano sono 30 i progetti infrastrutturali che il Gruppo ha ritenuto strategici. Tra questi, segnala Stefano Donnarumma, il completamento del Tyrrhenian Link, dell’Adriatic Link e di Sa.Co.I.3, fondamentali per migliorare i collegamenti tra nord, sud e isole. Prevista una nuova linea tra Italia e Svizzera da 1000 MW di potenza, oltre ad un nuovo cavo sottomarino con la Grecia da 500 MW di potenza e 200 km di lunghezza.

  • Prolungati gli incentivi auto, ma mancano le norme attuative per l’usato

    Il Governo ha rifinanziato con una dotazione di 350 milioni di euro gli incentivi destinati all’acquisto di auto; le agevolazioni, ottima iniziativa per dare nuova linfa al mercato, scadranno il 31 dicembre, ma non essendo stati pubblicati i regolamenti attuativi non è (ancora) possibile richiederli per le auto usate e, quindi, l’industria corre ai ripari con iniziative singole come quella del Summer Black Friday.

    Gli sconti per le auto usate

    Nei suoi piani il Governo ha voluto sostenere anche il mercato della auto usate destinando 40 milioni per chi acquista un veicolo di seconda mano Euro 6, diesel o benzina. Rientrano però nell’incentivo solo i veicoli con basse emissioni di CO2, vale a dire quelli compresi tra 0 e 160 g/Km e con quotazioni medie di mercato inferiori ai 25.000 euro. Per accedere a questo incentivo è necessario rottamare un veicolo immatricolato prima di gennaio 2011.

    Il bonus ottenibile varia a seconda delle emissioni del veicolo, ad ogni modo si va da un minimo di 750 euro sino ad un massimo di 2.000 euro.

    In attesa che vengano pubblicati i dettagli per godere degli incentivi, attualmente non è possibile usufruire del bonus per l’acquisto di auto usate.

    Non solo incentivi statali: arriva il “Summer Black Friday”

    Per ovviare al problema e consentire ai consumatori di godere comunque di vantaggi economici per l’acquisto dell’usato, le aziende stanno mettendo in campo progetti singoli e spesso sorprendenti come Facile.it e MiaCar, che hanno deciso di lanciare il Summer Black Friday (https://www.miacar.it/auto?Campaign=black-friday) portando nel mondo dell’auto i vantaggi tipici dell’evento che negli ultimi anni ha conquistato i consumatori italiani.

    Nello specifico, l’iniziativa, che durerà per tutto il mese di agosto ed è valida su oltre 500 vetture, prevede uno sconto extra, che arriva fino a 1.000 euro e cumulabile con gli incentivi statali, sull’acquisto di auto nuove, a km0 e usate.

    Gli sconti per le auto nuove

    La fetta più grossa degli incentivi statali, vale a dire 200 milioni di euro, è stata destinata all’acquisto o locazione finanziaria di auto nuove a benzina o gasolio con basse emissioni, vale a dire tra 61 e 135 grammi di CO2 al chilometro e prezzo di listino fino a 40.000 euro.

    60 milioni, invece, sono stati destinati all’acquisto di auto con emissioni tra 0 e 60 g/km, vale a dire veicoli elettrici e plug-in, e prezzo di listino inferiore ai 50.000 euro.

    Il bonus varia a seconda delle emissioni di CO2 dell’auto acquistata e dalla presenza o meno di un veicolo vecchio da rottamare; in ogni caso gli sconti vanno da un minimo di 3.500 euro ad un massimo di 10.000 euro.

     

  • Gianni Lettieri: Atitech inaugura Fondo da 500mila euro per i figli dei dipendenti

    Gianni Lettieri: le risorse del nuovo Fondo Atitech andranno a copertura di spese universitarie, avviamento professionale e prestazioni sanitarie.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri: disoccupazione giovanile resta problema principale per il Sud

    Offrire ai dipendenti la possibilità di ricevere un prestito aziendale per sostenere le spese legate al futuro dei propri figli. È l’obiettivo del nuovo Fondo lanciato da Atitech, leader italiano e internazionale nella manutenzione degli aeromobili. L’azienda guidata da Gianni Lettieri ha deciso di mettere a disposizione un fondo di 500mila euro per i propri dipendenti: risorse che saranno destinate a coprire gli studi all’estero, l’avviamento di attività professionali e imprenditoriali e anche eventuali prestazioni sanitarie non coperte da istituti previdenziali o assicurativi. L’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica sono stati un duro colpo per le famiglie, specie per quelle del Sud, ha spiegato il Patron della realtà napoletana, che ancora oggi vede nella disoccupazione giovanile uno dei problemi atavici. Lo scopo del Fondo di Atitech è quello di continuare a investire sui giovani, ha dichiarato Gianni Lettieri, "partendo da una migliore copertura sanitaria del nostro personale e dall’avvenire lavorativo dei figli".

    Gianni Lettieri: le modalità per accedere al Fondo

    Per il Presidente di Atitech il modo migliore per supportare i giovani del Sud, soprattutto tenendo conto del rilancio post-pandemia, è quindi quello di aiutarli "a mettersi in proprio, ad avviare una nuova attività facendo leva sulle proprie capacità". Così facendo, spiega Gianni Lettieri, è possibile iniziare a colmare anche il divario con le regioni settentrionali: "Si pensi che al Nord nasce una impresa su 7 abitanti, al Sud una su 80". Ma come funziona il Fondo istituito da Atitech? I dipendenti potranno ricevere fino a 30.000 euro, rimborsabili in otto anni a un tasso fisso dell’1,5% annuo. Servirà compilare un unico modulo, che verrà poi esaminato da una commissione che vede al suo interno il direttore finanziario, direttore generale e direttore dei servizi di manutenzione e del personale. Superata questa fase, la decisione spetterà al Presidente Gianni Lettieri, che autorizzerà o meno il prestito.

  • GD4S, Paolo Gallo: il ruolo chiave delle reti per la neutralità carbonica

    GD4S presenta il suo ‘white paper’ focalizzato su reti di distribuzione e green gas confermando il proprio impegno nel raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050: il focus del Presidente Paolo Gallo.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo: il ruolo del gas nel raggiungimento dei target di decarbonizzazione, il White Paper di GD4S

    È stato presentato lo scorso 3 giugno "Gas grids – A key enabler of decarbonisation", il report in cui GD4S, l’associazione presieduta da Paolo Gallo che riunisce i maggiori operatori del settore della distribuzione del gas in Europa, delinea attraverso case study esemplificativi le azioni in atto per il raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Il documento è sviluppato in tre sezioni e include 26 specifiche raccomandazioni di policy da sottoporre alla riflessione delle istituzioni europee. "La pubblicazione del White Paper ci consente di presentare in un unico documento le argomentazioni che l’associazione sostiene da tempo e che trovano conferma anche nella posizione espressa di recente dalla Commissione europea", ha spiegato in merito il Presidente Paolo Gallo. GD4S, attraverso il documento, conferma il proprio impegno nel raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

    Paolo Gallo: le reti del gas avranno un ruolo di primo piano sia nella transizione energetica sia dopo il 2050

    Il contributo dei gas rinnovabili, il ruolo strategico delle reti di distribuzione del gas e l’impegno dei Dso sono alcuni dei temi che emergono nel White Paper attraverso cui GD4S illustra come le reti del gas possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione in linea con il Green Deal. È il Presidente Paolo Gallo, nel commentare il report, a sottolineare come rivestiranno un ruolo di primo piano sia nella transizione energetica sia dopo il 2050, a decarbonizzazione compiuta: "Per il loro livello di penetrazione e capillarità, le nuove digital smart grid saranno presto in grado di accogliere gas rinnovabili come biometano, idrogeno verde e metano sintetico e di fornire un contributo chiave all’obiettivo net-zero". Necessario quindi è "che gli operatori possano contare su un quadro normativo chiaro, che favorisca l’innovazione e stimoli gli investimenti nell’upgrade delle reti esistenti in una prospettiva di lungo termine". Infine Paolo Gallo ha evidenziato come GD4S e le società che ne fanno parte puntino sulla costruzione di un’economia carbon neutral e siano impegnate "a cooperare con decisori politici e stakeholder per supportare il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici stabiliti dall’Unione Europea".

  • Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

    Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.

    Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

    Le regioni

    Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della Sardegna (+40%), ma anche della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%).

    Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempioLombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

    Una tendenza emersa dall’indagine svolta per Facile.it è quello dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.

    Tenore di vita più alto

    Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

    Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

    Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

    Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet

    L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa.

    Il recente osservatorio* di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state il 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio internet casa emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; Sardegna (+15,9%), Calabria (+9,7%), Marche (+7,1%), Puglia (+4,8%).

     

     

    *Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working.

    L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.

    L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

  • Investimenti in infrastrutture e ricerca, si preannuncia un boom attorno all’idrogeno

    La transizione energetica, sebbene sia già iniziata da diverso tempo, con la pandemia ha subito un’accelerazione impetuosa. Nei prossimi anni moltissime imprese si convertiranno per ridurre (se non azzerare) il loro impatto ambientale.
    Ma questo richiede investimenti importanti.
    Grazie al sostegno delle politiche governative procederanno spediti in tutto il mondo.
    Anche il quadro normativo sta cambiando rapidamente, con vincoli sempre più stringenti sulle emissioni (basta pensare al settore auto).

    L’idrogeno attira nuovi investimenti

    investimenti idorgeno greenSe si vuole trovare un protagonista del futuro, non c’è dubbio che al momento il più serio candidato è l’idrogeno. L’elemento chimico più semplice e abbondante dell’universo. Ha un basso impatto ambientale quando consumato in una cella a combustibile. Ed ha potenziali applicazioni ovunque, in tutti i settori.
    Tutti gli indicatori che anticipano il trend sono concordi nel pronosticargli un futuro di primo piano. Ma anche qui servono investimenti. E tanti.

    Le varianti

    Anzitutto per estrarlo, perché non è che l’idrogeno si trova da solo in natura. La variante grigia si deve ottenere dai combustibili fossili (attualmente il 98% è ricavato così); quella blu va catturato dalla CO2 emessa durante il processo di produzione; la variante verde, quella più pura, va ottenuta tramite elettrolisi dell’acqua utilizzando energie rinnovabili.

    Proprio quest’ultimo tipo è quello più ambito, e potrebbe giocare un ruolo chiave nella transizione energetica.
    Infatti è l’elemento più interessante per poter ridurre l’impatto di quelle industrie difficilmente convertibili e che non possono spingere sull’elettrificazione (siderurgica o l’industria navale). Può sostituire il petrolio nell’industria dei trasporti, utilizzato come vettore energetico o mezzo di stoccaggio nelle batterie. Questo solo per limitarci ad alcune applicazioni.

    Progetti e costi

    Questo discorso già da solo spiega perché la recente e crescente attenzione e interesse per questo elemento, specialmente nel contesto della transizione energetica.
    Ribadiamo però che al momento questi progetti ambiziosi si scontrano con una difficile realtà: servono investimenti importanti per assicurare la scalabilità dell’idrogeno, rendendolo così un cardine della rivoluzione energetica.
    Ad oggi produrre 1 kg di idrogeno grigio costa in media meno di due dollari; produrre 1 kg di verde costa quasi il doppio. Altrettante difficoltà sussistono nel suo stoccaggio e trasporto, visto che è un elemento altamente infiammabile.

    I big si attrezzano

    Ma le grandi società private hanno già colto quali opportunità sono offerte dall’idrogeno, e rastrellano il mercato per attirare su di sé gli investimenti privati e pubblici. Ci sono forti segnali di inversione anche da parte di quelle aziende che finora erano state protagoniste nel fossile.
    Dietro l’idrogeno del resto c’è un grande potenziale di sviluppo, che non coinvolge solo i sono beneficiari diretti, come i produttori di elettrolizzatori o altri fornitori di attrezzature dedicate. Anzi, c’è tutta una serie di significativi beneficiari indiretti (ad esempio gli sviluppatori di energia rinnovabile, i produttori di fertilizzanti per via dell’ammoniaca).

  • Gianni Lettieri firma l’accordo Atitech – Israel Aerospace Industries’

    Si tratta di un traguardo senza precedenti per Atitech, che si riafferma come unica in Europa ad avere esperienza, maestranze e strumenti adatti a convertire i Boeing 737.700/800 di Aviation Group da passeggeri a cargo. Soddisfatto il Presidente Gianni Lettieri.

    Gianni Lettieri

    Gianni Lettieri (Atitech): i dettagli dell’accordo con Aviation Group

    Atitech, la MRO presieduta da Gianni Lettieri, ha ottenuto un nuovo importante traguardo: lunedì 5 luglio l’azienda con sede a Napoli ha ampliato le sue attività dopo la firma di un accordo con Israel Aerospace Industries’ (IAI) Aviation Group, leader mondiale tra le aerospaziali. Si occuperà di trasformare i Boeing 737.700/800 da passeggeri a cargo. Atitech è, di fatto, l’unica realtà europea e una tra le pochissime al mondo dotata di maestranze, competenze e attrezzature adatte a questo tipo di conversione. Il Patron Gianni Lettieri e Yossi Melamed, Vicepresidente Esecutivo e General Manager di Aviation Group, hanno firmato presso la sede di Capodichino. Atitech diventa così una realtà sempre più internazionale, che può contare su una lunga e consolidata esperienza nel campo delle manutenzioni in aviazione e su una serie di certificazioni rilasciate dalla Federal Administration Agency (FAA Part 145) e dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA Part 145).

    Gianni Lettieri commenta il traguardo raggiunto in seguito alla firma dell’accordo

    “La firma di questo contratto con IAI ci permetterà di ricominciare l’attività High Tech che si faceva quando, più di venti anni fa, l’ala Nord di Capodichino, oggi Atitech, apparteneva a Aeronavali Venezia, specializzata in conversione cargo per DC8-DC10-MD10-MD1”: sono le parole del Presidente di Atitech Gianni Lettieri, che ha firmato in prima persona il nuovo accordo con Aviation Group. “Personalmente”, ha specificato, “sono contento di vedere come Atitech stia espandendo il proprio portafoglio di servizi, grazie anche a questo nuovo prodotto, in linea con la strategia dell’azienda finalizzata a costruire il Polo delle manutenzioni italiano.” Dopo essere entrato tra i soci fondatori di Meridie S.p.A., Gianni Lettieri ha acquisito Atitech, che guida dal 2009. “Credo che quest’attività, che ci pone al centro del settore delle manutenzioni aeronautiche a livello globale, porterà lustro alla città di Napoli anche in considerazione delle eccellenze universitarie del settore presenti in Campania”, ha commentato il Presidente.

  • Stefano Donnarumma: Terna accelera sugli investimenti, il Piano di Sviluppo 2021

    Terna, il nuovo Piano di Sviluppo 2021 prevede nei prossimi dieci anni “una forte accelerazione degli investimenti, i più alti di sempre”: la presentazione dell’AD e DG Stefano Donnarumma.

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma: Terna presenta il Piano di Sviluppo 2021 della rete elettrica nazionale

    “L’infrastruttura di rete diventa l’abilitatore della transizione. È per questo che noi spesso ci definiamo registi della transizione energetica perché il vettore elettrico nei prossimi dieci – venti anni sarà dominante su questo tema”: lo ha ricordato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna Stefano Donnarumma in occasione della presentazione del Piano di Sviluppo 2021. Il Gruppo è pronto a rivestire il ruolo di regista della transizione energetica italiana accelerando sul fronte degli investimenti: 18,1 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, +25% rispetto al precedente piano decennale, nell’ottica di abilitare la transizione energetica e favorire lo sviluppo e l’integrazione delle fonti rinnovabili per contribuire significativamente al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi del Green Deal e dare un importante impulso alla ripresa economica del Paese. “Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che l’Italia e l’Europa si sono dati è infatti necessario non solo avere una chiara visione del futuro, ma anche e soprattutto saper programmare e realizzare tutte le opere indispensabili alla concreta realizzazione della transizione energetica di cui Terna è regista”, ha sottolineato in merito l’AD e DG Stefano Donnarumma.

    Stefano Donnarumma: nostro obiettivo è anche dare un importante contributo al rilancio dell’economia italiana

    Nel nuovo Piano di Sviluppo che, in base alla normativa, a partire dal 2021 avrà cadenza biennale, Terna ha programmato oltre 30 nuovi progetti infrastrutturali: in questa prospettiva il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma ha dato elevata priorità a tutti gli interventi ritenuti strategici per l’intero sistema elettrico nazionale. Molteplici le linee di azione: il rafforzamento degli scambi tra zone di mercato per una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili; la risoluzione delle criticità e maggiore elettrificazione delle aree metropolitane; le sinergie con gli altri sistemi (gas, ferrovie e telecomunicazioni) per integrare le reti e determinare un minore impatto sul territorio; il potenziamento delle interconnessioni con l’estero per aumentare la capacità di scambio con i Paesi confinanti. “Il nuovo Piano di Sviluppo 2021 riflette l’importante momento storico che stiamo vivendo” ha commentato l’AD e DG Stefano Donnarumma: “Grazie quindi all’impegno di tutte le nostre persone, potremo mettere a punto un sistema elettrico sempre più efficiente, sostenibile e ‘verde’. Nostro obiettivo è anche dare un importante contributo al rilancio dell’economia italiana così duramente colpita, come ovunque nel Mondo, da questa terribile pandemia: ogni miliardo investito in infrastrutture ne genera infatti tra due e tre in termini di PIL e consente di creare moltissimi nuovi posti di lavoro”.

  • Casa: 4,9 milioni di italiani non hanno pagato le rate condominiali

    Gli effetti economici della pandemia si sono fatti sentire anche nei conti dei condomìni e, come emerso dall’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, quasi 4,9 milioni di italiani hanno dichiarato di non aver pagato una o più rate delle spese condominiali nel periodo compreso tra marzo 2020 a marzo 2021.

    Quante rate sono state saltate?

    Se a livello nazionale la percentuale di italiani che hanno saltato una o più rate condominiali è pari al 20,1%, l’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – ha rilevato come il fenomeno sia stato più frequente nel Centro Italia e, soprattutto, al Sud e nelle Isole, dove coloro che hanno saltato uno o più pagamenti verso il proprio condominio sono stati, rispettivamente, il 21,9% e il 24,8%.

    In termini di importo non corrisposto, in media i condòmini morosi non hanno pagato 482 euro; va detto, però, che per più di 1 su 4 il debito è superiore ai 500 euro. Il 65% dei morosi ha saltato 1 o 2 rate, il 15% tre rate e circa uno su cinque ne ha saltate quattro o più.

    Crisi economica… ma non solo

    La difficoltà economica è la prima ragione per cui gli italiani non hanno pagato le spese condominiali (lo ha dichiarato il 52,2% dei rispondenti), con ben il 19,5% che lo ha fatto perché aveva perso il lavoro (o era in cassa integrazione), ma anche le ruggini interne all’immobile sembrano aver inciso notevolmente tanto che quasi 1 moroso su 5 ha ammesso di aver saltato il pagamento di una o più rate perché in disaccordo su alcune scelte fatte dal condominio.

    «È evidente come il 2020-2021 sia stato, anche a causa della pandemia, un anno complesso dal punto di vista dell’abitazione», spiegano gli esperti di Facile.it. «Una nostra indagine recente ha messo in luce come 1,9 milioni di famiglie in affitto abbiano avuto difficoltà a pagare il canone mensile, e ora si evidenzia che milioni di italiani hanno avuto problemi con le rate del condominio. Una situazione inedita quest’ultima, visto che ben 3 rispondenti su 4 tra coloro che non hanno pagato le spese condominiali hanno dichiarato che non era mai successo prima».

    Le conseguenze

    Ma cosa è successo dopo il mancato pagamento delle rate condominiali? Il 49,6% dei morosi ha dichiarato di essere riuscito a mettersi in pari con i pagamenti utilizzando i propri risparmi o risorse, mentre il 23% dei rispondenti, pari a 1,1 milioni di italiani, ha dovuto chiedere un prestito per far fronte alle spese.

    Più di 1 su 5 al momento dell’intervista era ancora indietro con le rate, ma aveva ricevuto dal condominio ulteriore tempo per pagare quanto dovuto, mentre circa 130.000 italiani hanno dichiarato di essere in causa con i condòmini.

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • EssilorLuxottica, con FIA per la guida sicura. Francesco Milleri: “Buona vista è essenziale”

    Francesco Milleri (EssilorLuxottica): bisogno di correzioni visive problematica di tutti i Paesi. "Action for good vision on the road" il nome della prossima campagna globale in collaborazione con la Fédération Internationale de l’Automobile.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri (EssilorLuxottica): "Insieme a FIA per generare cambiamento positivo"

    EssilorLuxottica e FIA rinnovano il proprio impegno in tema di mobilità sicura. Il Gruppo leader nell’eyecare e la Fédération Internationale de l’Automobile continueranno per altri tre anni nell’opera di sensibilizzazione dedicata alla sicurezza stradale e all’importanza degli screening visivi periodici. "Una buona vista è essenziale quando si è alla guida – ha dichiarato l’AD di EssilorLuxottica Francesco Milleril’impegno per una guida sicura rientra in quell’ampio spettro di responsabilità che fanno capo a un’azienda di riferimento come la nostra". La partnership prevede diverse iniziative e campagne di informazione sulla cura della vista. Previsti anche numerosi progetti sull’innovazione applicata a soluzioni visive e agli accessori per la sicurezza stradale. L’esecuzione sarà preceduta da un piano congiunto che vedrà la partecipazione anche di enti pubblici e privati. "Action for good vision on the road" è il nome di una delle prime campagne globali che il Gruppo guidato da Francesco Milleri e FIA intendono avviare con i professionisti dell’eyecare per sensibilizzare l’opinione pubblica.

    Francesco Milleri (EssilorLuxottica): "Cresce bisogno di correzioni visive adeguate"

    Le due realtà hanno deciso di continuare a collaborare anche in vista del 2022. È l’anno che l’Assemblea delle Nazioni Unite ha deciso di dedicare al piano di azione globale sulla sicurezza stradale. La mobilità sicura rientra inoltre tra i pilastri nel piano di conseguimento degli SDGs. Si stima infatti che, a causa degli incidenti, ogni anno perdono la vita 1,4 milioni di persone, mentre 50 milioni subiscono gravi infortuni. "L’opinione pubblica – ha detto Francesco Milleriha ancora una ridotta consapevolezza dell’importanza di una buona vista mentre continua a crescere il bisogno di accedere a correzioni visive adeguate. Questa è una problematica che riguarda tutti, sia i Paesi a basso e medio reddito sia i Paesi maturi, dalle comunità più svantaggiate ai piloti professionisti". Non è un caso dunque che le Nazioni Unite abbiano proclamato il 2021-2030 "Decennio d’azione per la sicurezza stradale": l’obiettivo è ridurre del 50% il numero delle vittime stradali. La partnership tra EssilorLuxottica e FIA prosegue dunque in linea con le raccomandazioni dell’ONU. Francesco Milleri si è detto fiducioso in merito alla partnership: "Insieme a FIA, e con il supporto di enti pubblici e privati in tutto il mondo, riusciremo a generare quel cambiamento positivo e significativo che auspichiamo".

  • La7, Open Fiber a “Startup Economy”: l’intervista all’AD Elisabetta Ripa

    L’AD di Open Fiber Elisabetta Ripa racconta a La7 le sfide per digitalizzare il Paese: l’intervista a "Startup Economy", programma dedicato all’innovazione e alle realtà che contribuiscono maggiormente allo sviluppo dell’economia.

    Elisabetta Ripa

    Elisabetta Ripa: lavoriamo per dotare il Paese di una rete interamente in fibra ottica

    La pandemia ha portato in superficie la necessità di una connessione Internet efficace e performante: la didattica a distanza, lo smart working, per citarne solo due, lo dicono espressamente. L’AD di Open Fiber Elisabetta Ripa ne ha parlato a "Startup Economy", programma di La7 dedicato all’innovazione e in particolare alle Startup, aziende innovative che creano prodotti e soluzioni a 360° in grado di gettare le basi per le nuove fasi di sviluppo dell’economia. "Siamo in forte accelerazione con la fibra", ha sottolineato l’AD di Open Fiber parlando del piano di copertura della fibra: "Abbiamo già raggiunto un terzo delle famiglie italiane e stiamo lavorando per coprire tutto il Paese dotandolo di una rete interamente in fibra ottica, sia per quanto riguarda il mercato residenziale che il mercato business". Terzo operatore FTTH in Europa, traguardo raggiunto in soli cinque anni di attività, Open Fiber ha deciso di adottare un modello di business innovativo per riuscire a costruire una nuova infrastruttura interamente in fibra che arrivi direttamente a casa del cliente: "Questo consente di offrire una qualità migliore e dà accesso a una serie di servizi che non sarebbero possibili con la vecchia rete in rame", ha spiegato Elisabetta Ripa durante l’intervista. L’obiettivo richiede un percorso "molto importante e lungo": è quindi necessario proseguire nel processo già in atto e fornire il Paese di una connessione digitale al passo con i tempi.

    Elisabetta Ripa: il nostro obiettivo è di raggiungere 19 milioni di unità immobiliari entro il 2023

    "Il modello wholesale only mette a disposizione l’infrastruttura a tutti gli operatori, anche a coloro che in questo momento non sono nel mercato delle telecomunicazioni come ad esempio Sky": in questo modo, come ha spiegato l’AD Elisabetta Ripa nell’intervista, "ci si concentra sugli investimenti ma si abilita la competizione". Fino ad oggi sulla rete italiana sono stati investiti 4 miliardi e mezzo: le stime per il completamento dei lavori prevedono investimenti per un totale di 7 miliardi. "Il nostro obiettivo è di raggiungere 19 milioni di unità immobiliari entro il 2023. Oggi siamo a 11 milioni e mezzo", ha quindi sottolineato Elisabetta Ripa che a "Startup Economy" ha parlato anche dell’impegno di Open Fiber nel portare la fibra nelle scuole: al momento è stato raggiunto un terzo degli istituti. L’intervento della società è fondamentale per garantire il regolare svolgimento di didattica a distanza e smart working: in quest’ottica è necessario continuare a premere sull’acceleratore, in modo da raggiungere gli obiettivi e migliorare la qualità della vita dei cittadini.

  • Vicenza: ecco quanto spendono le famiglie per le spese di casa

    Facile.it, il principale comparatore italiano dedicato al risparmio per le spese familiari, ha aperto il suo primo negozio fisico a Vicenza (https://www.facile.it/store/vicenza.html), il quinto in Veneto.

    In occasione dell’apertura del nuovo Store, Facile.it ha voluto analizzare alcune tra le spese domestiche che più incidono sul budget delle famiglie di Vicenza. Ecco cosa è emerso.

    RC Auto, Rc moto e mutui: ecco quanto spendono i vicentini

    La prima voce finita sotto la lente è l’RC auto; secondo l’osservatorio di Facile.it*, a giugno 2021, per assicurare un veicolo a quattro ruote a Vicenza e provincia occorrevano, in media, 345,89 euro, vale a dire il 16,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020.

    Una buona notizia se si considera che, dati alla mano, assicurare un veicolo in provincia di Vicenza costa, in media, il 5,5% in meno rispetto alla media regionale e addirittura il 24,1% in meno rispetto a quella rilevata in Italia.

    Notizie positive arrivano anche dal fronte dell’RC moto*; a giugno 2021, per assicurare una due ruote a Vicenza e provincia servivano, in media, 235,20 euro, vale a dire il 7,9% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La tariffa media rilevata nella provincia veneta risulta il 36,7% più bassa rispetto al premio medio nazionale.

    Altra voce di spesa finita sotto la lente di Facile.it è il mutuo; secondo l’osservatorio Facile.it – Mutui.it*, nel corso del primo semestre 2021, gli aspiranti mutuatari residenti a Vicenza e provincia hanno chiesto, mediamente, 127.528 euro.

    Analizzando l’identikit del richiedente vicentino emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo durante i primi sei mesi dell’anno aveva, all’atto della firma, 39 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire in quasi 23 anni.

    Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: il 97,6% dei richiedenti vicentini ha optato per quello fisso, mentre solo il 2,4% ha cercato di ottenere il variabile.

    Facile.it apre il suo primo Store a Vicenza

    Dopo lo straordinario successo ottenuto dagli altri Facile.it Store presenti in tutta Italia, la web company ha scelto di inaugurare il nuovo punto vendita fisico nel cuore della città di Vicenza, in Corso Andrea Palladio, 61.

    All’interno del Facile.it Store di Vicenza i cittadini possono incontrare consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, di finanziamento e utenze domestiche.

    Quello dei Facile.it Store è un progetto unico nel suo genere in Italia, lanciato nel 2017 e cresciuto rapidamente sino a tagliare, con la nuova apertura, il traguardo di 26 negozi; oggi i punti vendita del comparatore sono presenti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso, Padova, Torino, Bari, Lecce, Salerno, Cagliari, Treviglio, Mestre, Legnano, Ravenna, Verona e Ferrara. A questi si aggiungeranno le altre inaugurazioni in programma entro fine 2021.

     

    * Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto e moto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 113.538 preventivi auto e 14.377 preventivi moto effettuati a Vicenza e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 giugno 2020 e il 30 giugno 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 1.700 richieste di mutuo presentate da gennaio 2021 a giugno 2021 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti a Vicenza.

     

  • Da uno stage universitario ai vertici di KIKO Milano: la storia di Cristina Scocchia

    Studio, lavoro e meritocrazia: gli ingredienti principali del successo di Cristina Scocchia, CEO di KIKO Milano, raccontati in un’intervista rilasciata al giornalista Nicola Porro.

    Cristina Scocchia

    Cristina Scocchia: dagli studi alle prime esperienze professionali

    A soli 40 anni entra in L’Oréal Italia, portando la società fuori dalla crisi che stava attraversando e mettendo le basi per un nuovo rilancio. Nel suo primo anno alla guida di KIKO Milano, l’azienda italiana leader della cosmetica registra un fatturato di 596 milioni e un Ebitda che segna un +37%. I traguardi raggiunti da Cristina Scocchia nel settore del beauty sono il risultato di una gavetta avviata parallelamente agli studi universitari. La manager ha raccontato la sua esperienza ai microfoni di "Quarta Repubblica", la trasmissione condotta da Nicola Porro. Una storia che inizia all’Università Bocconi di Milano, precisamente durante un evento di presentazione di una grossa multinazionale americana, Procter&Gamble. L’AD di KIKO milano decide quindi di inviare il curriculum, ottenendo uno stage di tre mesi a Roma che si conclude con l’avvio di una collaborazione a tempo pieno: "Per tre anni ho lavorato dalle 9 di mattina alle 10 di sera, studiando poi fino alle tre di notte – ricorda – la gavetta è stata dura, ma sentivo che era la mia opportunità". Dopo la laurea decide di spostarsi nella sede di Ginevra, dove si occupa prima di prodotti per l’igiene orale e poi dei mercati di Est Europa, Medio Oriente e Africa. L’ingresso di Cristina Scocchia nel beauty avviene nel 2007: in soli 5 anni diventa responsabile delle Cosmetics International Operations, occupandosi della supervisione dei brand in oltre 70 Paesi.

    Cristina Scocchia: gli anni in L’Oréal Italia e KIKO Milano

    È il 2013 quando Cristina Scocchia decide di accettare un’offerta che cambierà ancora una volta la sua vita: l’Oréal la vuole infatti come Amministratore Delegato della filiale italiana. Una vera e propria sfida, visto il periodo di crisi che la realtà milanese sta attraversando in quegli anni. Grazie ad una strategia improntata su riduzione di costi, ampliamento della gamma dei prodotti e trasformazione digitale, L’Oréal Italia torna a crescere. Per il suo determinante contributo, è stata insignita della Legion d’Onore dall’ambasciata francese in Italia. Nel 2017 inizia l’avventura in KIKO Milano. Per la prima volta Cristina Scocchia è responsabile di un’intera società. Dà il via ad una profonda ristrutturazione, basata su internazionalizzazione, nuove tecnologie e soprattutto digitalizzazione. Tutti interventi che sono riusciti a dare un freno agli effetti della pandemia. Nonostante il calo di fatturato registrato nel 2020, l’azienda continuerà ad investire e intende inaugurare 300 punti vendita entro il 2023: "Io credo che in salita bisogna accelerare. Bisogna tener duro e prepararsi per la ripartenza, bisogna avere il coraggio di investire ora per allora".

  • Come scegliamo l’auto? Prezzo e consumi

    L’auto è una passione che accomuna molti italiani, ma quando dobbiamo acquistare un nuovo veicolo, a cosa facciamo attenzione? Facile.it e MiaCar, in occasione del lancio della nuova sezione del portale dedicata alla vendita di automobili (https://www.facile.it/auto/risultati.html), hanno affidato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat scoprendo che gli italiani scelgono il proprio veicolo guardando principalmente a due caratteristiche: il prezzo e i consumi.

    Come scegliamo l’auto

    Sogni e passioni, quando si deve scegliere l’auto da acquistare, lasciano il posto alla razionalità. Dall’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta* – è emerso che la prima caratteristica a cui si fa attenzione è il prezzo d’acquisto; quasi 1 automobilista su 2 ha detto di aver scelto l’auto in base al costo. Più attenti al budget sono risultate essere le donne (51,4% vs 48,4% del campione maschile) e gli over 65 (56,4%), meno interessati i rispondenti nella fascia 45-54 anni (41,8%) e i giovani under 24 (44,4%).

    Sempre con un occhio al portafogli, il secondo criterio con cui si sceglie l’auto è quello dei consumi di carburante; il 37,2% dei rispondenti ha dichiarato di aver cercato un’auto con consumi ridotti. Fanno più attenzione a questa caratteristica gli uomini (38,6% vs 35,6% del campione femminile) e gli under 24 (40,7%); a livello territoriale, invece, i residenti al Sud e nelle Isole (41,1%).

    «Gli italiani sono da sempre attenti alle spese domestiche e l’indagine conferma che anche nel momento in cui devono cambiare auto lo fanno ponendo grande attenzione ai costi», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it. «Per questo motivo, in collaborazione con MiaCar, abbiamo lanciato su Facile.it una nuova sezione dedicata alla vendita di vetture nuove e a km zero; l’obiettivo è offrire agli utenti non solo la possibilità di risparmiare sull’acquisto di un veicolo, ma anche un servizio di assistenza completo, che parte dall’auto e arriva fino al finanziamento e all’assicurazione».

    Al terzo posto tra gli elementi che guidano gli italiani nella scelta dell’auto troviamo la marca del veicolo; il 32,7% ha comprato l’auto in base alla casa automobilistica, caratteristica che sembra interessare in modo particolare gli under 24, tra i quali la percentuale arriva addirittura al 40,7%.

    L’estetica non è tra i primi criteri ma comunque 1 automobilista su 4 la ritiene importante; in questo caso sono più attenti all’aspetto del veicolo le donne (27,3%) e, ancora una volta, gli under 24 (37%).

    I costi di mantenimento di un’auto, oltre alla benzina, possono essere alti: su questo uomini e donne sembrano essere d’accordo tanto che il 18% dei rispondenti ha detto di aver scelto l’auto valutando con attenzione questo aspetto. Diversa, invece, la sensibilità verso altre caratteristiche: gli uomini sono più interessati alle dotazioni tecnologiche di sicurezza del veicolo (21% vs 15,3 del campione femminile) e alla potenza del motore (16,1% vs 9,2%), mentre le donne prediligono veicoli di dimensioni ridotte (19,5% vs 11,1% del campione maschile).

    Solo il 14,2% dei rispondenti ha indicato lo spazio dell’abitacolo              tra i criteri più importanti nella scelta dell’auto, mentre ancor meno, il 13,8%, guarda alle dimensioni del bagagliaio, percentuale che però sale a quasi il 20% nella fascia di rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni.

    Dove cerchiamo l’auto… e dove la compriamo

    L’indagine realizzata per Facile.it e MiaCar ha fatto un focus su dove gli italiani si informano prima di acquistare l’auto: al primo posto c’è internet, usato da più di 6 rispondenti su 10. In particolare, si consultano i siti delle case automobilistiche (38,5%), i siti di informazione (27,6%) e quelli di annunci (15,4%); solo il 9%, invece, lo fa tramite social network.

    Al secondo posto si trovano i concessionari e i rivenditori, luoghi dove il 57% degli automobilisti raccoglie le informazioni necessarie prima di acquistare un veicolo. Il 21% degli italiani chiede consiglio a parenti o amici mentre poco meno, il 17,3%, si documenta tramite riviste specializzate.

    Una volta che si hanno le idee più chiare, dove si trova l’auto? Concessionari e rivenditori si confermano il luogo principale (66,5%), ma sono tanti, più di 5 milioni, coloro che hanno identificato l’auto da acquistare grazie a un annuncio online (14,4%), mentre il 12,6% lo ha fatto tramite privati.

    Ma attenzione perché non sempre si tratta di amore a prima vista. Anzi; prima di trovare il veicolo adatto alle proprie esigenze gli italiani impiegano, mediamente, più di 2 mesi e addirittura ad uno su cinque occorrono più di 3 mesi.

    I più veloci nella scelta sono gli over 65 che, in media, impiegano circa 1 mese e mezzo, i più lenti, invece, sono gli under 24, ai quali, normalmente, non sono sufficienti nemmeno 3 mesi.

    «Comprare l’auto online può essere una strategia efficace non solo per risparmiare soldi, ma anche tempo», spiega Lorenzo Sistino, Ceo di MiaCar. «Secondo i dati dell’osservatorio Facile.it-MiaCar*, i tempi decisionali di chi acquista sul web sono molto più brevi. Prezzi trasparenti e già scontati evitano lunghe trattative e, insieme all’ampia offerta di vetture, consentono agli utenti di trovare e acquistare il veicolo, mediamente, in 37 giorni, anche se per il 49% ne sono sufficienti solo 3.».

     

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine di mUp Research e Norstat è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.
    L’osservatorio Miacar-Facile.it è stato realizzato su un campione di oltre 3.000 vetture vendute online tramite MiaCar.it tra gennaio 2019 e maggio 2021.

     

  • Investimenti sostenibili ESG: su “ESG News” intervista all’Head of Sustainability di Banca Generali

    Leader in Italia negli investimenti sostenibili ESG, Banca Generali ha superato con largo anticipo l’obiettivo triennale sui trasferimenti delle masse gestite in soluzioni che rispettano i criteri cosiddetti "Environmental, Social and Governance".

    Investimenti sostenibili ESG: il modello di Banca Generali

    Banca Generali è stata una delle prime realtà italiane a cogliere il trend dilagante degli investimenti sostenibili ESG. Un cammino iniziato nel 2019 e che dopo circa due anni e mezzo ha già superato qualsiasi previsione. La Banca oggi è infatti riuscita a trasferire il 17% delle masse gestite in soluzioni in linea con i criteri "Environmental, Social and Governance". Un successo che, secondo Carmelo Reale, è figlio dell’approccio che il Gruppo ha avuto fin dall’inizio nei confronti del concetto di sostenibilità. Intervistato da "ESG News" durante l’Italian Sustainability Week, tenutasi dal 28 giugno al 2 luglio, il General Counsel & Head of Sustainability di Banca Generali ha parlato non solo di resistenza e durata, ma anche di supporto e soprattutto di protezione: "Un valore che viene generato attraverso la fiducia tra persone, l’asset più prezioso che esiste, combinata con l’attenzione verso tutti gli altri stakeholder e con il prezioso supporto della tecnologia". È su queste basi, spiega Reale, che è stata delineata la strategia in tema di sostenibilità e investimenti sostenibili ESG.

    Investimenti sostenibili ESG, Carmelo Reale: progetti e obiettivi principali di Banca Generali

    I risultati positivi finora raggiunti da Banca Generali sono solo l’inizio di un percorso che attualmente conta tre obiettivi principali. Il primo è quello di continuare sulla strada degli investimenti sostenibili ESG, puntando ad aumentare ancora di più quel 17%. La formazione continua delle risorse è il secondo target: "Sostenibilità vuol dire anche persone – sottolinea Carmelo Reale – così da fornire un servizio di valore sempre maggiore ai nostri clienti". Ultimo, ma non meno importante, l’approccio sostenibile alla digitalizzazione: "Crediamo che il digitale debba essere sfruttato non per sostituire la relazione bensì per renderla più fluida e dinamica al fine di far emergere il valore del rapporto cliente-consulente". Tra i diversi progetti in linea con i target portati avanti da Banca Generali, l’Head of Sustainability porta l’esempio della piattaforma proprietaria dedicata alla consulenza in tema di investimenti sostenibili ESG. Uno strumento nato nel 2019 e che permette di "associare i portafogli dei clienti ai loro obiettivi personali, disegnando progetti in linea con i 17 SDGs dell’Agenda Onu 2030". Investimenti allineati agli SDGs Onu anche nel caso dell’iniziativa BG4Real, nata per rispondere alla crisi economica causata dalla pandemia. Un progetto che, conclude Reale, connettendo risparmio privato ed economia reale valorizza sia il risparmio che il tessuto produttivo.

  • Lorenzo Vangelisti: chi è il fondatore e CEO di Valeur Group

    Fondatore di Valeur Group, Lorenzo Vangelisti è un professionista della finanza internazionale. Ha iniziato la sua carriera in Credit Suisse, dove è arrivato a dirigere una delle Divisioni della sede di Londra.

    Lorenzo Vangelisti

    Lorenzo Vangelisti: i primi anni in Credit Suisse

    Manager e investitore classe 1977, Lorenzo Vangelisti nasce a Mendrisio, in Svizzera, e si iscrive alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona. Dopo aver terminato gli studi, entra nella divisione Private Banking di Credit Suisse, ricoprendo inizialmente il ruolo di Assistant Relationship Manager. Durante i primi anni decide di consolidare la propria formazione, riuscendo a ottenere sia lo Swiss Certified Banking Specialist Certificate, rilasciato dal Centro di Studi Bancari (Vezia), che il CFA (Chartered Financial Analyst). Prosegue la sua esperienza in Credit Suisse, prima come Specialista di Prodotti Strutturati e Derivati e poi come Vice Presidente del Private Banking Network. È il 2007 quando Lorenzo Vangelisti vola a Londra per accettare l’incarico di Direttore della divisione Fixed Income and Equity Derivatives, con responsabilità investitori istituzionali italiani e svizzeri.

    Lorenzo Vangelisti: nascita ed evoluzione di Valeur Group

    A Londra si occupa dei clienti istituzionali presenti in Italia, Svizzera e Montecarlo. Tuttavia, dopo quasi 14 anni in Credit Suisse, nel 2010 Lorenzo Vangelisti decide di utilizzare l’esperienza acquisita nella finanza internazionale e fonda Valeur Group, Gruppo indipendente specializzato in asset management, advisory, trading, ricerca e real estate. In pochi anni la società amplia e diversifica i servizi offerti, grazie soprattutto ad un team di professionisti in grado di fornire ai clienti soluzioni d’investimento a 360°. Oggi la realtà guidata da Lorenzo Vangelisti nel ruolo di Partner e CEO è composta da ben quattro società: Valeur Capital Ltd, Valeur Securities SA, Valeur SA e Valeur Concept SA, in grado di offrire servizi di eccellenza.

  • Mutui: si chiedono importi più alti e si cerca casa in provincia

    Il primo semestre 2021 si chiude positivamente sul fronte dei mutui, con un aumento degli importi medi richiesti ed erogati, uno spostamento della domanda dalle grandi città ai piccoli centri e un incremento dei giovani che si sono rivolti ad una banca per comprare casa. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dall’osservatorio* congiunto Facile.itMutui.it, che ha messo in luce come l’importo medio chiesto nei primi sei mesi del 2021 abbia raggiunto i 137.626 euro, valore in aumento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2020.

    All’aumento della richiesta media ha corrisposto anche un atteggiamento di grande apertura da parte delle banche che, da un lato, non hanno irrigidito i propri criteri di selezione, dall’altro hanno aumentato l’importo medio erogato arrivato, in media, a 136.480 euro, l’1% in più rispetto al 2020.

    Anche al netto dell’effetto pandemia e lockdown, i valori sono in crescita; se confrontati col primo semestre del 2019, la richiesta media è aumentata del 3,3%, l’erogato del 4,6%.

    «L’unico valore in diminuzione nel periodo osservato», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it, «è stato il valore medio degli immobili oggetto di richiesta di finanziamento, oggi pari a poco più di 209mila euro, vale a dire il 5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Il dato va letto alla luce di uno spostamento di parte delle compravendite dai grandi centri a quelli di provincia, dove il costo al metro quadro è tendenzialmente inferiore».

    A dimostrazione delle dichiarazioni di Cresto, Facile.it ha analizzato come è cambiata la domanda di mutui pre e post pandemia scoprendo che nel primo semestre 2021 la richiesta di finanziamenti per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti è stata pari al 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017. E anche guardando ai mutui effettivamente erogati, è cresciuta del 6%, arrivando al 74% del totale, la quota di quelli ottenuti per abitazioni ubicate in piccole città.

    Lo spostamento al di fuori dei grandi centri urbani ha determinato un aumento dell’LTV, il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile da acquistare, che nel primo semestre 2021 è arrivato al 71%.

    Più acquisti e meno surroghe

    Il primo semestre 2021 ha visto una parziale ridefinizione delle ragioni per cui si chiede un mutuo, con un aumento della domanda di finanziamenti per acquisto e un calo del peso delle surroghe. Queste ultime sono state circa il 20% del totale, mentre nello stesso periodo dello scorso anno erano più del 40%.

    Il dato, spiegano gli esperti di Facile.it, va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che in questa prima parte dell’anno sono rimasti su livelli contenuti, ma comunque più alti rispetto ai minimi storici registrati lo scorso anno.

    Mutui: largo ai giovani

    Un’altra importante novità è emersa analizzando il profilo dei richiedenti; nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo gli esperti, è destinato a crescere nei prossimi mesi anche grazie anche agli incentivi introdotti dal Governo e destinati ai giovani alle prese con l’acquisto della casa; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare dei nuovi incentivi, la domanda di finanziamenti da parte di under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

    L’andamento e la scelta del tasso

    Guardando alla scelta dei tassi emerge che, nonostante la distanza tra fisso e variabile non sia più ai minimi storici, gli italiani sembrano non voler abbandonare il fisso; più di 9 aspiranti mutuatari su 10 hanno optato per questa scelta.

    In riferimento all’andamento dei tassi, quelli proposti alla clientela restano su livelli bassi. Secondo le simulazioni di Facile.it*, per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i TAEG fissi partono dal’1,18%, mentre chi volesse optare per un variabile può ottenere un tasso che parte dallo 0,78%.

    Gli indici sono ancora più bassi per quelle operazioni dove il mutuo copre solo il 50% del valore della casa; ipotizzando un finanziamento da 200.000 euro da restituire in 20 anni, ad esempio, è possibile trovare TAEG fissi che partono da 0,70%, mentre per il variabile addirittura da 0,45%.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2019-2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 9 luglio 2021.

  • RIVOLUZIONE DIGITALE: LO STABILIMENTO PROCTER & GAMBLE DI POMEZIA E’ SEMPRE PIU’ 4.0 NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE

    Lo storico sito produttivo prosegue la sua trasformazione digitale diventando uno dei poli manifatturieri e logistici di P&G tra i più avanzati d’Europa. Processi sincronizzati, robot intelligenti, magazzini ultra-moderni e investimenti nelle competenze del personale.

    La “casa” del Dash a Pomezia è sempre più 4.0. Automazione, digitalizzazione, sostenibilità e competenze avanzate sono i pilastri di una trasformazione epocale iniziata nel 2015. Innovazioni che contribuiscono ad accrescere l’importanza dello stabilimento di Procter & Gamble a livello globale.

     

    Il sito di Santa Palomba, da cui Dash, il detersivo delle famiglie italiane, parte per raggiungere il Mediterraneo, può vantare una catena produttiva e logistica ad alta automazione che segue ogni fase delle attività, dall’ingresso dei materiali fino all’uscita del camion con la merce, con standard di sicurezza e qualità altissimi. L’ultimo intervento riguarda l’introduzione di una innovativa monorotaia che movimenta in maniera automatica e intelligente i bancali, dalla produzione al carico, posizionandoli a pochi metri dai veicoli di trasporto. Il processo è interamente sincronizzato e digitalizzato: dalle materie prime all’impaccaggio, dal tunnel di collegamento con il magazzino automatico all’ingresso nei mezzi, fino ai controlli di sicurezza e qualità.

     

    Il mix di nuovi strumenti e processi consente di rispondere in maniera più efficiente alle richieste dei consumatori dettate dal trend crescente dell’e-commerce e contraddistinte da ordini last minute, sempre più personalizzati in termini di quantità e qualità. Il tutto, con attenzione all’ambiente. Pomezia infatti si distingue per le buone pratiche di salvaguardia ambientale. Da anni ormai, lo stabilimento non invia rifiuti di produzione in discarica e rispetto all’anno di riferimento 2010, ha ridotto del 40% l’utilizzo di energia (il 65% dell’energia utilizzata dallo stabilimento è prodotta in casa e il rimanente proviene da fonti rinnovabili) e del 25% l’utilizzo di acqua, per unità di produzione.

     

    Anche le emissioni di CO2 sono diminuite più del 60%. Un obiettivo, quello della sostenibilità, che viene ulteriormente perseguito a livello logistico anche con la strategia “No air in my truck”, ovvero massimizzando l’efficienza del trasporto con un maggior riempimento volumetrico dei camion, a cui si associa l’adozione di soluzioni di trasporto sempre più green.

     

    Ma oltre ad essere un centro di distribuzione eccellente che spedisce ai clienti del centro-sud Italia tutte le categorie di prodotti P&G, Pomezia è anche la «casa» di Dash, un marchio che da sempre si impegna per generare un impatto positivo in termini ambientali, e che recentemente ha conquistato un posto nella Top Ten della categoria Best Sustainability Brand di Best Brands Italy 2021 oltre al primo posto nella classifica dei Best Product Brands. Dash si impegna, infatti, ad utilizzare materiale riciclato post-consumo (PCR) nei propri imballaggi (già oggi le bottiglie di Dash Liquido contengono fino al 50% di PCR) e punta alla riciclabilità totale dei propri imballaggi entro il 2022. Le Dash PODs, inoltre, garantiscono pulito impeccabile, anche a basse temperature, senza sprechi e sovradosaggi, e sono disponibili anche in un formato “bag” che riduce la plastica utilizzata per l’imballaggio.

     

     

     

    Ma la scommessa sul futuro del sito, da cui ogni anno partono centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti, non ha a che fare solo con le tecnologie. Centrale è infatti il percorso avviato per il miglioramento delle competenze digitali della forza lavoro per rispondere alle sfide del futuro.

     

    Senza dimenticare il rispetto delle diversità e l’inclusione, valori che contraddistinguono lo stabilimento che vanta oggi una presenza di oltre il 30% di donne a livello manageriale, tra cui Giuliana Farbo, direttrice dello stabilimento, con punte del 50% nei ruoli di leadership dei reparti operativi.

     

    In tema di lavoro e solidarietà, l’impianto di Pomezia ospiterà al proprio interno una nuova Aula 162, il progetto di inclusione sociale e lavorativa dedicato a persone svantaggiate promosso dall’Associazione Next con il sostegno di Procter & Gamble e la collaborazione di Manpower Group, Fondazione Human Age Institute e organizzazioni come Croce Rossa Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Caritas ed altre ancora, nato per favorire l’inserimento all’interno delle aziende di persone svantaggiate attraverso un percorso di formazione professionale. Un’iniziativa parte del programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia”, con cui P&G realizza progetti concreti di sostenibilità ambientale e sociale nel nostro Paese.

     

    «Lo stabilimento di Pomezia è un polo logistico e produttivo di eccellenza mondiale nella famiglia P&G, per competenza, passione e capacità di anticipare il cambiamento. La spinta su digitale che sta affrontando ne è una ulteriore dimostrazione. Siamo convinti che Pomezia continuerà a distinguersi anche in futuro per l’innovazione e la qualità del servizio che saprà offrire, sostenuta dallo spirito di squadra unico delle sue persone» – ha dichiarato Paolo Grue, Presidente e Amministratore Delegato P&G Italia.

     

    «Persone e tecnologie: questo è l’approccio con cui P&G ha ripensato lo stabilimento di Pomezia. L’abbiamo fatto con la consapevolezza che il futuro dell’industria sarà sempre più automatizzato e, di conseguenza, più efficiente e sostenibile. Obiettivi che possiamo raggiungere solo combinando gli investimenti in macchinari avanzati con quelli nella formazione specialistica e nelle competenze. Tutto questo ci permetterà di accrescere la nostra competitività, rispondendo alle nuove sfide di Industria 4.0 e dell’eCommerce. Ringrazio tutti coloro che ci stanno accompagnando in questa straordinaria trasformazione e che con le loro capacità, con la loro determinazione e il loro impegno, consentiranno a Santa Palomba di diventare, ogni giorno di più, un’eccellenza a livello mondiale» – ha commentato Giuliana Farbo, Plant Director dello stabilimento P&G di Pomezia.

     

    «E’ un grande orgoglio per la nostra Città ospitare un polo produttivo e logistico di eccellenza come quello di P&G – ha dichiarato la vice Sindaco di Pomezia Simona MorcelliniLa stretta collaborazione tra il tessuto produttivo del territorio e l’Amministrazione comunale vede la sua più concreta realizzazione nel POINT (Pomezia Open Innovation Team), uno spazio, di cui P&G fa parte, dove le aziende del territorio fanno rete e dialogano con le Istituzioni, con l’obiettivo di promuovere la cultura della connessione come valore strategico. Al Presidente Paolo Grue e alla Direttrice Giuliana Farbo auguro buon lavoro, con la certezza che lo scambio virtuoso già creato possa valorizzare sempre più gli sviluppi futuri del territorio insieme al successo del polo dell’innovazione che abbiamo a Pomezia».

  • EY Summit, Francesco Starace: “Digitale al centro della strategia di Enel”

    EY Summit, Francesco Starace sulla rivoluzione del settore energetico: "Interconnessioni fondamentali. Abbiamo deciso di utilizzare al massimo questa grande leva di creazione di valore trasformando digitalmente Enel".

    Fracnesco Starace

    Enel, Francesco Starace: "Digitale e scienza leva di creazione di valore"

    "Il digitale e la scienza dei materiali sono i driver principali della grande trasformazione energetica. Come Enel, non potevamo esserne solo spettatori e abbiamo deciso di utilizzare al massimo questa grande leva di creazione di valore". Francesco Starace non ha dubbi sul ruolo fondamentale della digitalizzazione delle reti all’interno della rivoluzione energetica in corso. L’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel ne ha parlato durante il suo intervento all’EY Summit dedicato alle Infrastrutture. Non è un caso che al centro del percorso intrapreso dal Gruppo ci siano quindi resilienza, capillarità e soprattutto completa digitalizzazione di tutte le reti, che il manager ha definito "le tre direttrici della nostra strategia per lo sviluppo dell’infrastruttura elettrica". Per Francesco Starace Enel non ha fatto altro che anticipare "tempi ed esiti della trasformazione digitale nell’economia del mondo". Adesso bisogna proseguire con decisione verso quella che ormai appare come una "strada ineluttabile". La digitalizzazione è infatti "un passaggio inevitabile che richiede una capacità di investimento straordinaria e va accompagnata con decisione dai regolatori di tutto il mondo".

    EY Summit, Francesco Starace: per il Recovery Plan ci sarà bisogno di formazione e competenze

    Durante l’EY Summit spazio anche per il ruolo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La realtà guidata da Francesco Starace finora ha contribuito al Recovery con progetti di investimenti per circa 27 miliardi di euro, concentrandosi in particolare su reti elettriche ed elettrificazione. Il Recovery Plan è un’occasione imperdibile per il futuro del Paese: il manager si è detto infatti fiducioso, consigliando tuttavia cautela visto l’impegno che si prospetta. L’AD di Enel si riferisce alla capacità di "mettere a terra" le risorse provenienti dall’Europa, circa 200 miliardi. Per far sì che tutte le potenzialità del Piano possano dispiegarsi, è necessaria una particolare attenzione alle professionalità da coinvolgere. Formazione, riqualificazione e competenze diventeranno dunque ancora più centrali: "Si tratta di impostare una politica di sviluppo professionale che coinvolga milioni di persone − ha dichiarato Francesco Staracequesto dà speranza, visto che gli italiani sono un popolo estremamente adattabile e in grado di fronteggiare al meglio situazioni del genere".

  • 11 milioni di italiani in vacanza col proprio animale domestico

    In vacanza con cani e gatti; sembra essere questo il trend dell’estate 2021 tanto che, secondo l’indagine* realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, sono più di 11 milioni gli italiani che quest’anno partiranno per la pausa estiva in compagnia del proprio animale.

    Come prevedibile a viaggiare coi padroni saranno soprattutto cani e gatti, ma se è vero che tra i proprietari in partenza più di 9 su 10 viaggeranno insieme a Fido o Micio, sono ancora tanti, circa 4,7 milioni, coloro che lo faranno senza un’adeguata copertura assicurativa che tuteli il padrone, ma soprattutto l’amico a quattro zampe, dai potenziali pericoli che si possono correre durante una vacanza.

    Ma cosa coprono le assicurazioni per cani e gatti in viaggio? Per aiutare i consumatori ad orientarsi tra le diverse proposte presenti sul mercato, Facile.it ha realizzato una breve guida; ecco cosa è emerso.

    Prima di partire

    Le polizze cani e gatti specifiche per coloro che stanno per affrontare un viaggio con il proprio compagno a quattro zampe offrono un aiuto concreto fin da prima della partenza e, oltre alla tradizionale polizza di Responsabilità Civile che tutela il proprietario da eventuali danni arrecati dall’animale a terzi, utile sempre e non solo in vacanza, copre altre casistiche.

    Alcune compagnie, ad esempio, mettono a disposizione dei padroni una centrale operativa specializzata nell’organizzazione di vacanze a misura di “cane e gatto”, con un supporto che va dalla ricerca della struttura più adatta, fino alla spiaggia o ristorante pet friendly.

    Altre, invece, offrono la garanzia di annullamento del viaggio qualora, prima della partenza, l’animale dovesse essere sottoposto ad un intervento chirurgico urgente.

    Durante il viaggio

    Tra gli italiani in partenza con cani e gatti, quasi 9 su 10 si sposteranno in auto. Ma cosa succede se il nostro animale si ferisce a causa di un incidente stradale? È bene sapere che se si tratta di un sinistro con colpa, l’animale non è tutelato dall’RC auto del proprietario. Per ovviare al problema, ci sono alcune compagnie assicurative che offrono una garanzia opzionale dedicata agli amici a quattro zampe, oppure è possibile sottoscrivere una polizza che tutela l’animale da eventuali infortuni subiti durante il viaggio. Attenzione, però, perché queste coperture sono valide solo se l’animale è trasportato secondo le norme del Codice della Strada.

    Arrivati a destinazione: dalla malattia…

    Cosa fare se l’animale ha un imprevisto in vacanza?  Le polizze per cani e gatti offrono ai proprietari sia un aiuto a distanza, ad esempio tramite assistenza e consulenza veterinaria telefonica o, anche, segnalando centri e cliniche specializzate più vicine al luogo di villeggiatura, sia un rimborso delle eventuali spese sostenute per esami e cure all’animale.

    In alcuni casi la compagnia arriva a consegnare a domicilio i medicinali necessari e a rimborsare i costi extra di alloggio sostenuti qualora il proprietario dovesse prolungare la permanenza a causa dello stato di salute dell’animale. Consiglio: attenzione alle esclusioni, (non tutte le tipologie di infortunio o malattia sono coperte) e ricordatevi che l’animale, per essere tutelato dalla polizza, deve essere dotato di microchip o tatuaggio e regolarmente vaccinato, altrimenti l’assicurazione non rimborsa.

    ….allo smarrimento

    E se il quadrupede si allontana inavvertitamente dal luogo di villeggiatura? Anche in caso di smarrimento le coperture assicurative possono essere di grande aiuto; alcune sostengono i costi delle spedizioni organizzate per cercare l’amico a quattro zampe, altre mettono a disposizione una linea telefonica dedicata per la raccolta di segnalazioni di avvistamento; altre ancora, invece, rimborsano eventuali biglietti di mezzi di trasporto necessari per raggiungere il luogo di ritrovamento o le spese del canile/gattile che l’ha ospitato.

    Per una tutela più completa, si può scegliere di dotare l’animale di una speciale scatola nera, la cosiddetta pet box, da agganciare al collare che consentirà di seguire i suoi movimenti in tempo reale e rintracciarlo in caso di fuga o furto.

    «Durante le vacanze i potenziali pericoli per i nostri cani e gatti si moltiplicano; affidarsi ad una polizza specifica per il periodo estivo potrebbe essere di grande aiuto – in primis per i padroni stessi», spiega Irene Giani, BU Manager Non-Motor Insurance di Facile.it. «La buona notizia è che si tratta di coperture dal costo contenuto in relazione ai benefici; il costo potrebbe variare a seconda della razza dell’animale e dell’età, ma per una copertura Responsabilità civile e salute i premi partono da poco più di 10 euro al mese.».

    Cani, gatti… e non solo

    Come anticipato, a condividere le vacanze coi padroni saranno soprattutto cani e gatti. Nello specifico saranno circa 8,5 milioni i proprietari di cani a viaggiare con Fido (70,2% del totale) e 4,8 milioni i proprietari che viaggeranno insieme al proprio micio (53,6% del totale).

    Gli italiani, però, non viaggeranno solo con cani e gatti e guardando alla graduatoria emersa dall’indagine si scopre che il 9,7% di coloro che porteranno il proprio animale con sé partirà in compagnia dei propri pesci, il 5,8% munito di gabbia e uccellini, mentre il 5,4% con vaschetta e tartarughe al seguito.

    L’amore degli italiani per gli animali è cosa nota e un dato su tutti lo dimostra; se è vero che la maggior parte dei proprietari partirà insieme all’amico a due o quattro zampe, vi sono più di 1 milione di individui che, per accudire il proprio animale domestico e non volendo separarsene, faranno a meno di una delle cose più irrinunciabili nel Bel Paese: le ferie.

     

     

    Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Affitti: con la pandemia persi 1,3 miliardi di euro in rate non pagate

    La pandemia e la conseguente crisi economica hanno avuto un impatto estremamente negativo sul mercato degli affitti; circa 1,9 milioni di famiglie italiane si sono trovate in difficoltà e per questo hanno ritardato o addirittura saltato una o più rate d’affitto tra marzo 2020 e maggio 2021. A fotografare la situazione è stata l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different da cui è emerso che più di 1 locatore su 3 (39%), pari a 1,7 milioni di proprietari immobiliari, nei dodici mesi, ha dovuto fare i conti con un inquilino moroso.

    Il danno economico è davvero importante; se si considera che, in media, per ciascuna abitazione oggetto di insolvenza le rate non pagate sono state 5, per un importo pari a 1.740 euro, si stima che il mercato delle locazioni abitative abbia perso nell’ultimo anno una somma prossima a 1,3 miliardi di euro in canoni non riscossi.

    Rate in ritardo o non pagate

    Analizzando più da vicino le problematiche affrontate dai locatori, emerge che le situazioni di morosità sono state rilevate su tutto il territorio nazionale, ma in maniera più accentuata nel Centro e Sud Italia, dove la percentuale di proprietari che ha dichiarato di aver avuto problemi di insolvenza da parte degli affittuari è stata pari al 51% (a fronte di una media nazionale pari al 39%).

    Nello specifico, a livello Italia, il 30,3% dei locatori ha detto di aver ricevuto una o più rate in ritardo (in media, 4 rate con un ritardo di 31 giorni), mentre il 14% ha dichiarato di aver del tutto perso uno o più canoni mensili. La percentuale dei proprietari che hanno ricevuto rate in ritardo o non le hanno ricevute affatto è maggiore al Centro e Sud Italia ed è pari, rispettivamente, al 39,2% e al 17,5%.

    Ma quali sono state, secondo i proprietari, le principali cause di ritardi o mancati pagamenti? Nel 35,1% dei casi l’affittuario aveva un problema di lavoro (nello specifico, il 19,1% era in cassa integrazione, il 16% lo aveva perso), mentre nel 35,9% dei casi l’inquilino si trovava, più in generale, in difficoltà economiche, percentuale che arriva al 39,2% nelle regioni del Nord Italia.

    Le conseguenze e gli strumenti di garanzia

    Forse per evitare le lungaggini burocratiche, la maggior parte delle volte (39,7%) il proprietario ha deciso di concedere ulteriore tempo agli affittuari per saldare quanto dovuto, mentre nel 16% dei casi ha preferito pattuire un nuovo accordo economico. Il 15,3% ha invece scelto di procedere per vie legali, percentuale che arriva addirittura al 23,5% nelle regioni del Nord Italia.

    Ruolo importante nel tutelare i proprietari è stato svolto dagli strumenti di garanzia: nel 14,5% dei casi l’affitto mancante è stato trattenuto direttamente dal deposito cauzionale, nel 13% si è usufruito della polizza assicurativa contro la morosità degli inquilini e nel 7,6% della fideiussione bancaria.

    E se più di una volta su due (51%) la situazione è stata risolta e l’inquilino, un tempo moroso, abita ancora nell’immobile, nel 22,1% dei casi il proprietario ha dichiarato di essere in attesa che l’affittuario venga sfrattato o che, comunque, lasci libero l’appartamento; in totale sono potenzialmente 445.000 le famiglie che, quando terminerà il blocco degli sfratti previsto dal Governo, potrebbero dover lasciare l’abitazione concessa in affitto.

    Il mercato degli affitti e le garanzie

    In Italia ci sono circa 4,3 milioni di locatori, per un totale di 5,6 milioni di immobili concessi in affitto con regolare contratto (fonte: Agenzia delle Entrate). Secondo quanto emerso dall’indagine commissionata da Facile.it, la forma di garanzia più richiesta agli inquilini oggi è il deposito cauzionale; alla stipula del contratto il 36,4% degli immobili locati aveva a garanzia un anticipo di due mesi di affitto, il 32,6% tre mesi, il 27,9% un solo mese. Resta ancora marginale l’uso di altre garanzie: solo il 5,2% degli immobili era coperto da fideiussione bancaria.

    Comincia ad assumere dimensioni rilevanti la polizza assicurativa a protezione di un’eventuale morosità dell’inquilino, richiesta per il 3,6% degli immobili locati, pari a circa 201 mila; numero destinato a salire se si considera che per il 60% degli immobili che hanno avuto problemi di morosità i proprietari stanno valutando di sottoscrivere una polizza assicurativa specifica.

    A poco più di un anno dall’arrivo della pandemia, il 91% degli immobili è ancora oggi in affitto con una formula tradizionale; in quasi 1 caso su 4, però, l’inquilino è cambiato rispetto a marzo 2020.

    Se si guarda ai soli locatori che hanno avuto problemi di pagamento da parte degli affittuari, emerge che quasi 1 su 4 ha dichiarato di aver intenzione di vendere l’abitazione, il che vuol dire che potrebbero finire sul mercato oltre 520.000 immobili.

     

     

    Nota metodologica: Fonte: indagine realizzata per Facile.it da EMG Different. L’indagine è stata realizzata, dal 18 al 24 maggio 2021, tramite 600 interviste on line con il supporto del sistema CAWI (Computer AidedWeb Interview) equidistribuite tra i due target oggetto di indagine –locatori e affittuari.

  • Inflazione in Frenata Calano Oro e Metalli Preziosi

    Inflazione un rischio che fine a poche settimane fa aleggiava minaccioso sostenuto dalle generose politiche della Fed sembra adesso essere meno grave di quello che i mercati azionari avevano previsto.
    Il cambio della politica monetaria statunitense è un importante fattore per l’inflazione, solo pochi mesi fa sembrava che la direzione verso le politiche espansive per la ripresa dell’economia post lockdown fosse la parola d’ordine.
    Le ultime decisioni della Fed sembrano però aver cambiato rotta annunciando entro il 2023 un doppio rialzo dei tassi di interesse.
    Una scelta inaspettata che ha sorpreso anche i mercati dal repentino cambiamento delle previsioni di politica della Fed che ha indotto il forte rialzo dei rendimenti del Tesoro e mandando il dollaro americano a schizzare verso l’alto.
    Un contesto che per quanto possa essere auspicabile per la stabilità dell’economia non è però di buon auspicio per chi aveva investito sulle strategie compro oro ed altri metalli preziosi per proteggersi dal rischio inflazione.
    L’oro il bene rifugio per eccellenza sta perdendo valore e potrebbe perderlo ancora nel caso la scelta della Fed porti ad una progressiva normalizzazione della situazione economica soprattutto del mondo occidentale.
    In molti avevano previsto strategie di difesa basate sull’investimento in oro e altri metalli preziosi, una scelta oculata in prospettiva di una possibile iper inflazione.
    I mercati si aspettavano un forte rialzo dei prezzi delle materie prime che a catena avrebbe potuto provocare una forte inflazione sostenuta anche dalle generose politiche economiche del governo americano.
    Adesso che il quadro generale delle prospettive economiche è cambiato in base alle decisioni della Fed ci si aspetta che il pericolo inflazione sia passato a meno di diversi fattori futuri ad oggi tutti da dimostrare.
    Una scelta che potrebbe indurre i mercati azionari a considerare passato anche il pericolo di ulteriori lockdown visto che la politica monetaria statunitense non prevede di attivare ulteriori aiuti economici alle popolazioni.

     

     

  • Tasse, a Wall Street rischiano grosso le big IT e la Sanità

    L’evoluzione dello scenario pandemico è considerato, giustamente, coma la prima incognita sul futuro dell’economia globale e del mercato azionario. Ma su quello americano in particolare, c’è un’altra variabile che rappresenta un rischio fortissimo. Le tasse.

    Gli introiti fiscali sono infatti una componente essenziale per finanziare il mega-piano infrastrutturale su cui la Casa Bianca sta costruendo un consenso bipartisan.

    Wall Street e l’incubo delle tasse

    tasse e wall streetLa maggioranza Dem al Congresso vorrebbe arrivare ad un aumento fino al 28% della tassazione degli utili delle imprese, oltre che una global minimum tax del 21%.
    Questo scenario impatterebbe in modo notevole sulle aziende dello S&P500, i cui utili potrebbero scivolare del 7% verso il basso.
    Di conseguenza, questi venti contrari sul fronte fiscale si ripercuoterebbero sul valore dei titoli della Borsa di New York. Il fattore tecnico concede comunque ancora del tempo per i riposizionamenti, almeno finché non ci sarà l’incrocio medie mobili 50 e200.

    IT e sanità a rischio

    Dal momento che l’aumento delle tasse è uno scenario ancora incerto, questo sta comunque causando un grosso problema di posizionamento da parte degli investitori sull’azionario americano.
    Quel che si può comunque dire, è che ove mai ci fosse un aumento dal carico di tasse, ad essere più penalizzati sarebbero anzitutto i big dell’IT (L’Information technology gode al momento di una tassazione effettiva appena sotto il 17%) ma anche la Sanità, perché aumenti dell’imposizione e strette regolatorie andrebbero a impattare soprattutto le grandi multinazionali.

    Sarebbero più al sicuro small e mid cap della Borsa di New York, mentre allargando il campo si potrebbe puntare sui bond degli enti locali, per via del loro vantaggio fiscale.
    Senza considerare che sullo sfondo c’è una Eurozona che sta recuperando il ritardo cui cui è cominciata la ripresa, finora guidato da USA e Regno Unito. Guardare al Dax tedesco oppure alla borsa francese o italiana, potrebbe essere una possibilità.

    Nessuno può prevedere l’aliquota

    Ad aumentare l’incertezza c’è l’incognita sull’aliquota. Sebbene i Dem vogliano arrivare al 28%, è probabile che non riusciranno ad andare al di là del 25%. Biden ha detto che si accontenterebbe. E non è escluso che possa trattare un’ulteriore discesa. Insomma, la stretta fiscale potrebbe essere anche meno pesante di quanto finora proposto dall’Amministrazione Biden.