Categoria: Economia e Finanza

  • Auto: in Umbria solo l’1,12% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Umbria erano 7.228, vale a dire appena lo 1,12% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 6.791 autovetture ibride e 437 elettriche.

    Seppur ancora contenuto, il numero delle vetture green in Umbria è più che raddoppiato (+158%) negli ultimi due anni (erano solo 2.806 a fine 2018).

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Perugia, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,14% del parco auto circolante, seguita da Terni (1,06%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Perugia, con 5.560 vetture elettriche/ibride, mentre a Terni sono 1.668.

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Umbria nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 13.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Crisi, l’Europa deve scegliere tra due strade (entrambe difficili)

    Il modo di affrontare la crisi – una dopo l’altra – è quello che rende l’Europa ciò che è. Le difficoltà plasmano il continente, come diceva Jean Monnet, che fu il primo architetto dell’Europa unita. E non c’è dubbio che la crisi attuale abbia un carattere estremamente “formativo” per la UE.
    Dal modo in cui ne verremo fuori dipende il nostro futuro, la nosta speranza e la nostra ambizione.

    La sfida della UE di fronte alla crisi

    crisi covid EUE’ fuor di dubbio che la pandemia comporta tragedie e una scia di dolore indelebile, ma da questa crisi nasceranno anche delle opportunità. Innanzitutto riguardanti un cambio di rotta politico, che ci consenta di spostare lo sguardo più in alto e più lontano.

    Ma bisognerà garantire politiche economicamente corrette, ma con un consenso popolare. Bisognerà superare le posizioni e i contrastanti interessi dei Paesi membri. Cosa non facile, come già si è visto in sede di definizione del Next Generatione EU.

    Non sprecare lo sforzo del Next Generation

    La pandemia è uno shock perfetto che ha colpito tutti i Paesi senza distinzioni. In questo senso li ha resi davvero una Unione. Ma bisogna esserlo solo nelle tragedie, ma pure nel percorso di crescita.
    Attraverso la Next Generation Europe, i Paesi membri devono aiturarsi a venirne fuori.
    Del resto c’è una enorme quantità di risorse mobilizzate, e molteplici cardini sui uali fare leva (capitale umano, investimenti, infrastrutture, ambiente) che possano spingere le economie. Ma non si devono seguire orizzonti limitati, strategie a breve termine, bensì adottare soluzioni di lungo respiro.

    La scelta tra due opzioni

    Davanti alla crisi attuale, ci sono due strade, due opzioni binarie per l’Europa. O si concede una flessibilità di bilancio ai singoli Stati (soprattutto quelli dalle finanze pubbliche più malandate), oppure si trasferiscono compiti e capacità di spesa verso l’Unione, sottraendola ai singoli Paesi.
    Quest’ultima scelta significa in sostanza conferire maggiore autorità alla Commissione, dove ci sono economisti dalla capacità analitica e dalla competenza istituzionale adeguata. Figure in grado dio scegliere le migliori opzioni per l’azione comune, ponendosi un passo più avanti dei paesi membri.

  • Black Friday: 20 milioni di italiani a caccia di elettrodomestici

    Sono almeno 20 milioni gli italiani che cercheranno di sfruttare il Black Friday e Cyber Monday per acquistare un nuovo elettrodomestico; un bacino che potrebbe addirittura arrivare a 38milioni se gli indecisi riusciranno a trovare offerte convenienti. Il dato arriva dall’indagine realizzata dagli istituti mUp Research e Norstat per Facile.it che, a poche ore dai due appuntamenti, ha stilato la classifica dei 10 elettrodomestici più ricercati.

    La classifica

    Il primo dato emerso dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, è che coloro che si dedicheranno allo shopping durante le due giornate hanno intenzione di acquistare, in media, 2 elettrodomestici. Ma quali sono quelli più ricercati?

    Partendo dal basso della top ten, al decimo posto si posiziona la lavatrice, indicata dal 10,5% dei rispondenti, mentre un gradino più in alto si trova il ferro da stiro (11,6%) battuto di un soffio dall’asciugatrice, che guadagna l’ottava posizione con il 12% delle preferenze.

    Al settimo e sesto posto troviamo testa a testa due robot: quello da cucina (13,7%) e il robot-aspirapolvere, oggetto del desiderio del 13,9% del campione.

    Entrando nella top five, al quinto posto si posiziona il forno a microonde, indicato dal 14,2% dei rispondenti mentre al quarto c’è l’aspirapolvere (17,8%).

    Sul gradino più basso del podio c’è uno degli elettrodomestici più “giovani” ma che, negli ultimi anni, si sta facendo spazio nelle case di milioni di italiani: la friggitrice ad aria (18,2%), mentre la seconda posizione è occupata da un decano della cucina italiana, la macchinetta del caffè (25,1%).

    Conquista lo scettro di elettrodomestico più desiderato dagli italiani in occasione del Black Friday il televisore: forse anche grazie al Bonus TV, il 32,4% dei rispondenti, vale a dire 6,5 milioni di individui, ha dichiarato di voler approfittare degli imminenti sconti per acquistare un nuovo apparecchio TV.

    Le ragioni d’acquisto

    Oltre agli sconti, quali sono le ragioni per cui milioni di italiani si dedicheranno allo shopping? Circa il 50% dei rispondenti ha dichiarato di voler comprare un nuovo elettrodomestico, dotato di funzionalità e caratteristiche migliori, per sostituire quello posseduto, considerato ormai troppo vecchio.

    Per il 38,8% invece, sarà l’occasione per integrare la propria strumentazione acquistando un oggetto che attualmente non si possiede, mentre il 28,8% sarà costretto a mettere mano al portafogli per sostituire un elettrodomestico rotto.

    Non manca, infine, chi approfitterà delle giornate di sconti per portarsi avanti con i regali di Natale (20,6%) e chi, invece, comprerà l’elettrodomestico per ridurre i consumi in bolletta (21%).

    «Cambiare elettrodomestico può contribuire ad abbattere la bolletta elettrica», spiegano gli esperti di Facile.it. «Basti pensare che, guardando alle nuove etichette energetiche, passare da un frigorifero-congelatore in classe F ad uno in classe D consente di ridurre il costo in bolletta dell’elettrodomestico del 36%; se invece sostituiamo la lavatrice, il cambio permette di risparmiare il 22% di energia elettrica*.».

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 19 ed il 22 novembre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.018 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

     Il calcolo sul risparmio è stato effettuato tenendo in considerazione i consumi indicati nelle nuove etichette energetiche di un frigo-congelatore con volume 400 litri e una lavatrice con capienza 7kg.

  • Auto: nel Lazio solo l’1,93% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti nel Lazio erano 73.847, vale a dire appena l’1,93% del parco auto della regione (a fronte dell’1,5% rilevato a livello nazionale). Nello specifico, erano immatricolate 68.058 autovetture ibride e 5.789 elettriche.

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Roma, dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 2,39% del parco auto circolante, seguita a distanza da Latina (0,94%) e Viterbo (0,90%). Chiudono la graduatoria le province di Rieti (0,68%) e Frosinone (0,60%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Roma, con 65.230 vetture elettriche/ibride, seguita da quella di Latina (3.579), di Frosinone (2.176) e di Viterbo (2.096); ultima posizione per la provincia di Rieti (766).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate nel Lazio nel medesimo periodo porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 112.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Terna, Stefano Donnarumma: “Necessario investire nelle reti”

    L’AD e DG di Terna Stefano Donnarumma: “Progetti di Terna fondamentali per decarbonizzare il Paese”.

    Stefano Donnarumma

    Stefano Donnarumma (Terna): fondamentale incrementare il mix energetico con più fonti rinnovabili

    Novità in casa Terna. Il Ministero della Transizione Ecologica ha firmato l’avvio del procedimento autorizzativo della Tratta Est del Tyrrhenian Link, il ramo dell’elettrodotto sottomarino progettato per collegare Campania e Sicilia. Un’opera che secondo l’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo, Stefano Donnarumma, svolgerà un ruolo cruciale nel processo di transizione energetica del Paese. Il manager ha infatti sottolineato come Terna sia concentrata più che mai “sulla realizzazione dei progetti previsti dal nostro Piano Industriale, che procedono speditamente in base ai tempi prefissati e sono fondamentali per consentire al nostro Paese di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione”.

    Stefano Donnarumma (Terna): investimenti in accelerazione per il sesto trimestre consecutivo

    Per la realizzazione del Tyrrhenian Link il Gruppo guidato da Stefano Donnarumma ha stanziato circa 3,7 miliardi di euro, coinvolgendo circa 250 imprese. Il Ramo Est, che secondo le stime potrà essere operativo già a fine 2025, sarà la prima tratta ad essere completata. Ancora in essere la fase di consultazione per la Tratta Ovest, che collegherà Sicilia e Sardegna. Il completamento è previsto entro il 2028. L’opera, oltre a consentire un più efficace utilizzo delle fonti rinnovabili, contribuirà al miglioramento di tutta la rete elettrica italiana. “A partire da maggio dello scorso anno – ha ricordato Stefano Donnarummaabbiamo deciso di imprimere un importante cambio di passo alle attività di Terna, consapevoli del nostro fondamentale ruolo di registi della transizione energetica e di volano per la ripresa economica del Paese”.

  • Auto: in Abruzzo solo lo 0,9% è elettrico o ibrido

    A inizio anno, secondo l’analisi di Facile.it e MiaCar.it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Abruzzo erano 8.085, vale a dire appena lo 0,9% del parco auto della regione. Nello specifico, erano immatricolate 7.596 autovetture ibride e 489 elettriche.

    Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia con la maggior penetrazione di vetture green è Pescara, dove le auto elettriche/ibride rappresentano l’1,09% del parco auto circolante, seguita da Teramo (0,88%) e L’Aquila (0,85%). Chiude la graduatoria la provincia di Chieti (0,81%).

    In valori assoluti, la classifica vede al primo posto ancora una volta la provincia di Pescara, con 2.209 vetture elettriche/ibride, seguita questa volta da quella di Chieti (2.138) e di Teramo (1.897); ultima posizione per la provincia de L’Aquila (1.841).

    Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Abruzzo nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 15.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Auto elettriche: ragioni pro e contro

    Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale

  • Auto: il 38% delle immatricolate nel 2021 è elettrico o ibrido

    Il mercato dell’auto non è ancora uscito dalla crisi, ma il 2021 è stato per le vetture elettriche e ibride un anno positivo; secondo i dati ufficiali*, in Italia da gennaio ad ottobre sono state immatricolati oltre 476.000 nuovi veicoli di questo tipo, vale a dire il 38% delle auto totali vendute. Un vero e proprio salto in avanti se si considera che a inizio anno le auto elettriche/ibride in circolazione erano appena poco più di 595.000.

    La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

    Secondo l’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale**, i più propensi a comprare queste vetture sono i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni (79,6%) e gli automobilisti residenti nelle regioni del Nord Ovest (69,9%).

    Se si guarda invece al campione di coloro che sono contrari (11%), emerge che la percentuale è superiore tra gli uomini (13,5%), i rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni (13,6%) e i residenti al Nord Est (13,4%). Ancora tanti gli indecisi; più di 1 automobilista su 5 (21,3%).

    Le ragioni del sì…

    Analizzando le motivazioni degli oltre 23 milioni di automobilisti italiani disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento, percentuale che arriva addirittura all’82,9% tra gli under 25.

    Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

    Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

    …e quelle del no

    L’indagine ha poi approfondito le motivazioni per le quali più di 11 milioni di automobilisti italiani si sono dichiarati contrari, o comunque hanno ancora molti dubbi, circa l’acquisto di veicoli elettrici ed ibridi.

    L’ostacolo più grande risulta essere il prezzo (68,1%); il 43% ha detto di non voler acquistare un’auto elettrica/ibrida per via dello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio italiano, mentre il 40% a causa della bassa autonomia di percorrenza.

    Gli incentivi e il budget di spesa

    Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

    Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% dei rispondenti ha risposto affermativamente, percentuale che arriva al 84,3% tra gli under 25.

    Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

    Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

    La mappa delle auto elettriche e ibride in Italia

    Secondo i dati ACI, a inizio anno le auto elettriche e ibride iscritte nei registri della motorizzazione erano 595.807, vale a dire l’1,50% del totale. A guidare la classifica erano i veicoli ibridi (542.728), mentre quelli elettrici erano 53.079.

    A livello territoriale, le regioni con la maggior penetrazione di vetture green erano la Lombardia (dove le auto elettriche/ibride rappresentavano il 2,49% del parco auto regionale), il Trentino-Alto Adige (2,45%) e l’Emilia-Romagna (2,14%). Quelle con penetrazione minore, invece, erano la Campania (0,41%), la Calabria (0,47%) e la Sicilia (0,49%).

    In valori assoluti, la graduatoria nazionale vedeva al primo posto sempre la Lombardia (155.299 auto elettriche e ibride) seguita questa volta dal Lazio (73.847) e dal Veneto (64.264).

     

     

    * Fonte: Elaborazione ANFIA su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

    **Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Pronti per la quarta rivoluzione industriale? Realtà e opportunità di IoT e RFID secondo GS1 Italy

    Gli oggetti parlano. E lo possono fare sempre di più. Con maggiori benefici per aziende e consumatori. Ma devono usare un linguaggio comune, perché senza standard condivisi il sistema non funziona e crescono costi e inefficienze. GS1 Italy presenta il piano a sostegno della tecnologia RFID in un’ottica di Industria 4.0.

    Store dove ottenere tutte le informazioni sui prodotti e dove andare a ritirare una spesa ordinata in automatico dal sistema di “smart home” che monitora le scorte di prodotti, per poi pagare in pochi secondi dallo smartphone magari senza passare dalle casse. È la quarta rivoluzione industriale? Sicuramente qualcosa sta cambiando, ed è solo agli inizi. La rivoluzione quella che, grazie all’innovazione tecnologica, amplifica le capacità cognitive umane, dando la possibilità di analizzare, elaborare e utilizzare miliardi di informazioni.

    Alla base di questa quarta rivoluzione industriale c’è un insieme di tecnologie, tra cui spicca l’Internet of Things (anche in ambito domestico) basata sull’RFID (Radio Frequency Identification), che, attraverso l’uso delle radiofrequenze, consente di identificare e tracciare in modo automatico e univoco ogni oggetto su cui l’etichetta è stata applicata. Entro il 2021 saranno 25 miliardi gli oggetti taggati con RFID e, quindi, connessi all’IoT.

    Non è un caso, infatti, che l’RFID stia vivendo un nuovo slancio grazie alla sua capacità di aprire inedite e interessanti opportunità sia per le aziende di produzione che per i retailer. Un nuovo mondo, dunque, tutto da sviluppare, com’è emerso dall’evento “Quando gli oggetti parlano. Le opportunità IoT e RFID”, tenutosi oggi, con cui GS1 Italy ha presentato il suo progetto dedicato all’RFID, che proseguirà per tutto il 2022 insieme all’RFID Lab dell’Università di Parma.

    «Chi ha implementato e sta utilizzando la tecnologia RFID riconosce il grande valore che crea, portando informazioni in tempo reale sullo stato degli oggetti, per ottimizzare i processi, ridurre gli sprechi, aumentare le vendite e migliorare i livelli di servizio» ha spiegato Antonio Rizzi, full professor, industrial logistics & supply chain management dell’Università di Parma. «In un futuro prossimo l’applicazione e l’evoluzione delle tecnologie IoT apriranno orizzonti finora inesplorati, abiliteranno nuovi paradigmi di supply chain (approvvigionamento, produzione, distribuzione, retail, riciclo/recupero) e ci aiuteranno a costruire un mondo sempre più connesso, trasparente e sostenibile, per il beneficio di tutti».

    Se le prospettive sono rosee e le possibilità enormi, con il nuovo slancio dell’RFID stanno emergendo anche i problemi. Il primo: senza standard condivisi l’RFID in sé non abilita la piena interoperabilità tra sistemi e la scalabilità dei progetti. Infatti, l’adozione da parte delle aziende di sistemi proprietari diventa inefficace e insufficiente nel momento in cui il business aumenta e ci si interfaccia con nuovi clienti e mercati di scala sovralocale.

    Per evitare questi problemi occorre parlare la stessa lingua globale con tutti i business partner. «È per questo che GS1 ha sviluppato l’Electronic Product Code (EPC), uno standard che identifica in modo univoco e inequivocabile i singoli prodotti, cattura le informazioni importanti per la movimentazione delle merci lungo la supply chain e le rende disponibili grazie alla radiofrequenza» ha spiegato Linda Vezzani, GS1 visibility and RFID standards specialist di GS1 Italy. «L’EPC è una sorta di codice fiscale di ogni prodotto, che permette di identificarlo in modo univoco, di catturare le informazioni per la movimentazione lungo tutta la catena di approvvigionamento e di renderle disponibili attraverso le onde radio». Per le aziende che già utilizzano il linguaggio globale GS1 l’adozione dell’RFID è semplice perché si sfrutta l’identificazione GS1 usata per i propri prodotti e, quindi, le informazioni di prodotto vanno solo tradotte in linguaggio EPC.

    Le potenzialità dell’utilizzo della tecnologia RFID con standard GS1 condivisi sono enormi e i risultati, per le aziende capofila di quest’approccio, sono già interessanti, come è emerso dalla presentazione delle case history di Decathlon, che ha adottato lo standard EPC/RFID a livello di item su tutti i prodotti presenti negli store, e del Gruppo Bonterre, che l’ha applicato su ogni unità logistica (pallet). In entrambi i casi sono stati raggiunti benefici in termini di aumento della visibilità lungo la supply chain, della produttività, dell’affidabilità e del controllo degli stock di magazzino. Significativo anche il caso del Giappone, dove nel 2017 il governo ha avviato una sperimentazione insieme a cinque catene di convenience store e a GS1 Japan, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a inserire il tag RFID su tutti i prodotti entro il 2025, abbassandone il costo a circa uno yen.

    «L’RFID è un mezzo. Bisogna scegliere che informazione veicolare» ha sottolineato Linda Vezzani. «Per filiere aperte la scelta si orienta su un linguaggio globale interoperabile, lo standard GS1 EPC. Per chi già utilizza il linguaggio globale GS1 non c’è da reinventare la ruota: il punto di partenza è l’identificazione già usata per i codici GTIN, SSCC, GS1 GLN[1], ecc. che l’azienda già adotta».

    «Ora occorre potenziare questo impegno e investire nella formazione del capitale umano necessario per affrontare un mondo in continuo cambiamento» ha concluso Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Per questo GS1 Italy presenta un piano per rilanciare il tema RFID e riportarlo all’attenzione della business community, confermando il suo ruolo di attore neutrale, che presidia gli standard globali, supporta le imprese utenti a favore di tutto il largo consumo».

    Primo step di questo piano è un sondaggio per mettere a fuoco l’interesse e le esigenze delle imprese utenti del sistema GS1 del largo consumo, dell’apparel e dell’healthcare, e misurare il livello di conoscenza, adozione o dismissione della tecnologia RFID, nonché l’intenzione ad adottarla nel futuro. Partendo dai risultati sarà costruita l’agenda delle attività da sviluppare nel corso del 2022.

     

    [1] GTIN – Global Trade Item Number, identifica i prodotti (unità consumatore) e i colli (unità imballo).

    SSCC – Serial Shipping Container Code, identifica le unità logistiche.

    GS1 GLN – Global Location Number, permette l’identificazione univoca di luoghi o entità legali/funzionali.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • Investimenti sostenibili ESG: nuovo appuntamento di #BG4SDGs, il format di Banca Generali

    Banca Generali è da sempre in prima linea negli investimenti sostenibili ESG: l’impegno dell’Istituto nel promuovere l’innovazione e la sostenibilità passa anche attraverso iniziative quali #BG4SDGs, il ciclo di incontri sugli obiettivi al centro dell’Agenda Onu 2030.

    Investimenti sostenibili ESG, Banca Generali: il valore delle Smart Cities per il futuro del pianeta

    Il futuro del pianeta e delle Smart Cities: Banca Generali, Istituto leader negli investimenti sostenibili ESG, ha dedicato al tema un approfondimento nell’ambito di #BG4SDGs, iniziativa nata nell’ottica di promuovere una riflessione attenta sugli obiettivi al centro dell’agenda dell’Onu 2030. Secondo il World Urbanization Prospect pubblicato nel 2018 dalle Nazioni Unite, i due terzi della popolazione globale entro il 2050 vivrà nelle grandi città: India, Cina e Nigeria sono i tre Paesi che faranno da traino per lo sviluppo di questo fenomeno demografico. Il Direttore del “Corriere Innovazione” Massimo Sideri ne ha parlato con Marco Pavone, Associate Professor alla Stanford University e Direttore dell’Autonomous Vehicle Research Lab di NVIDIA. L’urbanizzazione intensiva rappresenta oggi una delle maggiori sfide della nostra società, inclusa nell’Agenda Onu 2030: l’impegno sul fronte della sostenibilità e dell’innovazione è l’arma più potente a nostra disposizione per affrontarla e vincerla. Da sempre attenta nel promuovere investimenti sostenibili ESG, Banca Generali affianca i propri clienti nella costruzione di portafogli che tengono conto delle diverse sensibilità in tema di sostenibilità.

    Investimenti sostenibili ESG: l’impegno di Banca Generali

    Da sempre in prima linea negli investimenti sostenibili ESG, Banca Generali punta a favorire la transizione verso modelli sostenibili di sviluppo economico e a generare valore durevole nel tempo anche attraverso l’adozione di Politiche specifiche per gli investimenti responsabili. Un impegno trasversale quello dell’Istituto che guarda ai clienti e alla costruzione di portafogli che possano tenere conto delle loro diverse personali sensibilità in tema ESG (Environmental, Social and Governance) ma anche alla natura delle società stesse verso cui orienta gli investimenti: grazie all’uso di indicatori e di strumenti di screening ESG sviluppati con il supporto di advisor esterni, Banca Generali riesce infatti a determinare se siano coinvolte in settori controversi o abbiano violato il Global Compact delle Nazioni Unite. Le politiche adottate e l’offerta di soluzioni sempre più legate all’impatto ambientale, sociale e di governance hanno permesso all’Istituto di raggiungere la leadership negli investimenti sostenibili ESG, con ben 244 Oicr certificati ESG e cinque linee di gestione dedicate.

  • EssilorLuxottica cresce nel terzo trimestre, Francesco Milleri: “Orgogliosi della performance”

    Performance solida per EssilorLuxottica, Gruppo guidato da Francesco Milleri. Decisivo il contributo di GrandVision.

    Francesco Milleri

    Francesco Milleri: fatturato EssilorLuxottica +33% grazie a GrandVision

    Dopo un primo semestre da record, i risultati del Q3 2021 confermano l’andamento positivo di EssilorLuxottica. Nel terzo trimestre la società ha infatti registrato un fatturato che si aggira intorno ai 5,5 miliardi, segnando un +33% rispetto al periodo pre-Covid a cambi costanti. Soddisfatto Francesco Milleri, che si è detto orgoglioso della performance ottenuta dall’azienda, in linea con l’accelerazione del secondo semestre. Fondamentale nel percorso di crescita il ruolo di GrandVision, consolidata solo dallo scorso 1° luglio: “Con GrandVision, nel primo trimestre di consolidamento nel gruppo, il fatturato comparabile di EssilorLuxottica è cresciuto ancora più rapidamente – ha spiegato Francesco Milleriregistrando un aumento del 9,3% rispetto ai livelli pre-COVID”. Da luglio a settembre il business retail ha infatti toccato quota 1,8 miliardi di euro, crescendo dell’11,6% rispetto al 2019.

    Francesco Milleri: prodotti innovativi e iniziative commerciali alla base dei risultati positivi di EssilorLuxottica

    Alla luce dei numeri del terzo trimestre, il Gruppo ha potuto aggiornare nuovamente le stime per l’anno: “Con ricavi in accelerazione, la nostra azienda ha ampliato i margini in maniera sostanziale – ha dichiarato Francesco Milleridimostrando fino a che punto può beneficiare della leva operativa”. A rendere possibile il trend positivo di EssilorLuxottica, secondo l’AD, è stato il modello di business “aperto e omnichannel”, al quale vanno aggiunti sia le nuove iniziative commerciali integrate che lo sviluppo di prodotti sempre più innovativi. Il Gruppo, fa sapere il manager, è sempre più impegnato nel portare avanti il programma sulla sostenibilità presentato lo scorso maggio: “Continua a consolidarsi anche ‘Eyes on the Planet’, la roadmap costruita attorno a importanti pilastri come la carbon neutrality, la circolarità, la cura della vista nel mondo, l’inclusione e l’etica”. Tra le iniziative ricordate da Francesco Milleri la campagna globale sui problemi della vista tra i minori annunciata durante la Giornata Mondiale della Vista 2021.

  • Mercato dell’auto in grave difficoltà. Dopo la pandemia pesa la carenza dei chip

    Le difficoltà di approvvigionamento di semiconduttori si ripercuotono in modo feroce sul mercato dell’auto. In base agli ultimi dati, le immatricolazioni nelle zone Ue+Efta+Uk sono in discesa del 29,3%, quindi circa un terzo in meno rispetto allo stesso mese sia del 2019 che del 2020.

    I gravi problemi del mercato dell’auto

    mercato autoLo scenario relativo al mercato dell’auto si fa ancora più fosco, se si pensa che si tratta del quarto mese di fila con un risultato negativo.
    Se consideriamo l’intero 2021, rispetto al periodo pandemico non c’è stato un gran recupero. Appena il 2,7%, che significa soltanto 6mila autovetture in più immatricolate rispetto a quando c’erano i lockdown.

    Una tempesta perfetta sembra quindi essersi abbattuta sul settore dell’automobile: prima ha patitto in modo diretto la pandemia, poi la carenza di semiconduttori. Questi ultimi sono componenti necessari per realizzare i chip alla base di tutti i sistemi elettronici che troviamo nelle auto moderne.

    Blocchi e chiusure

    Come detto, questo andamento è fortemente condizionato dai problemi di approvvigionamento di semiconduttori. Molte fabbirche hanno dovuto rallentare la produzione, mentre in altri casi addirittura si è dovuto temporaneamente sospendere le attività. Adottare strategie di hedging per coprirsi contro il rischio di carenza di chip non è servito a molto.

    La paura dei consumatori

    Ma sui dati più recenti sta incidendo anche un altro fattore, ossia la perdita di fiducia dei consumatori. Il riacuirsi della pandemia e la crescita dell’inflazione, hanno spinto verso un maggiore accumulo di risparmio e al rinvio di acquisti più importanti.
    Peraltro in certi Paesi la tassazione sul mercato dell’auto è cresciuta, peggiorando il quadro.

    I dati dei singoli marchi

    Tra i vari player del mercato dell’auto, spicca il crollo di Volkswagen. Il leader per volumi in Europa ha perso il 41,9% di immatricolazioni nel mese di ottobre. Anche le altre grandi case automobilistiche quotate al Dax tedesco (BMW, Daimler) perdono terreno.
    Stellantis perde a ottobre il 31,6%, perde anche il Gruppo Renault. Soltanto Hyundai si è mossa in controtendenza (immatricolazioni nel mese +6,7%).

  • L’AD Roberto Tomasi ai microfoni di RTL 102.5: il futuro di Autostrade per l’Italia

    Nel corso di “Non Stop News”, su RTL 102.5, l’Amministratore Delegato di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi ha risposto a dubbi e quesiti degli utenti, illustrando i piani della Società per l’ammodernamento della rete, il funzionamento del cashback, l’importanza delle nuove norme in tema di sicurezza e il conseguente dispiegamento di cantieri, la centralità della digitalizzazione.

    Roberto Tomasi

    Roberto Tomasi su RTL 102.5 risponde agli utenti autostradali

    “Abbiamo visto un’attenzione da parte degli utenti molto elevata in merito al cashback e – consapevoli dei miglioramenti che possiamo apportare al sistema – stiamo lavorando per incrementare l’accesso all’app e integrare la stessa con una serie di servizi addizionali”. Così l’Amministratore Delegato di Autostrade per l’Italia, Roberto Tomasi, a “Non Stop News”, riferendosi al cashback. L’applicazione offre la possibilità agli utenti di ottenere una modulazione del pedaggio, reintegrato in base al ritardo registrato dall’utenza a causa di cantieri e altre forze avverse sulle tratte. Il rimborso può variare dal 25% al 100%. “Abbiamo un grandissimo programma di investimenti che prevede di ammodernare tutta la rete del Paese e in particolare di Autostrade per l’Italia da qui ai prossimi 50/60 anni, pe r estendere la vita utile della rete”. La situazione in Italia, ha ricordato Roberto Tomasi, è particolarmente complessa, siamo secondi solo alla Cina per numero di gallerie. “Quando gli utenti non vedono gli operai al lavoro devono tenere conto che si tratta di limitazioni tecniche e riduzioni della carreggiata per diminuire il carico in quella determinata posizione: il confronto con il Ministero al riguardo è frequentissimo in modo da applicare le norme e gestirle nei tempi migliori”.

    Roberto Tomasi: i vantaggi di poter pianificare efficacemente il viaggio

    “Stiamo lavorando per comunicare meglio all’utenza i lavori che facciamo, per spiegare le complessità degli stessi”, ha affermato l’AD Roberto Tomasi a “Non Stop News” su Radio RTL 102.5. “Stiamo ridisegnando le norme del Paese per poter gestire il (nostro) patrimonio infrastrutturale, e ci stiamo occupando anche dei periodi transitori“. Il cashback e il digitale sono delle risorse da sfruttare per gestire al meglio la mobilità integrata, entrando così anche nelle aree metropolitane. Autostrade per l’Italia punta a dare all’utenza i mezzi per programmare e prevedere il viaggio: pianificare il percorso in anticipo aiuta a gestire i flussi, fa risparmiare tempo, denaro e ci aiuta a ridurre l’inquinamento. Questi passi concreti verso l’innovazione e la digitalizzazione si orientano al perseguimento della sostenibilità. “Possiamo lavorare moltissimo con queste piattaforme per dare informazioni integrate all’utente che può facilmente prevedere gli orari migliori per mettersi in marcia, ottimizzando così la spesa, i tempi, e al contempo tutelando l’ambiente”, ha spiegato Roberto Tomasi.

  • Polizze vita: 3,6 milioni di italiani ne hanno sottoscritta una nel 2021

    Sono circa 3,6 milioni gli italiani che nel 2021 hanno sottoscritto per la prima volta una polizza vita e di questi più di uno su tre (34%) lo ha fatto perché si sentiva meno sicuro a causa del Covid-19. Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat -realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale* – da cui è anche emerso che, in totale, sono oltre 16 milioni le persone che hanno una polizza vita.

    L’interesse degli italiani verso queste coperture assicurative trova conferma anche nei dati del comparatore; secondo l’analisi* di Facile.it, nel 2021 le ricerche online di polizze vita sono aumentate del 27% rispetto allo scorso anno.

    Eppure, orientarsi tra questi prodotti non è sempre semplice: anche se, erroneamente, si ritiene che le polizze vita siano tutte uguali (o che addirittura ne esista un solo tipo!), è bene sapere che sul mercato sono presenti molte soluzioni diverse tra loro tanto è vero che, come evidenziato dall’indagine, meno di 1 rispondente su 2 (46%) ha stipulato una polizza vita per tutelare i propri cari in caso di morte dell’assicurato.

    L’elenco dei prodotti in commercio è lungo – si va dalle assicurazioni che tutelano in caso di malattie a lungo termine fino a vere e proprie formule di investimento e risparmio – per questo Facile.it ha messo a punto un breve vademecum con un focus su una delle polizze vita più note, quella “temporanea caso morte” che, a fronte della scomparsa prematura dell’assicurato, eroga ai beneficiari indicati nel contratto una somma di denaro predefinita.

    «Si tratta di prodotti particolarmente indicati per le famiglie che hanno un solo portatore di reddito, per i nuclei esposti a un debito importante, come un mutuo o un prestito o, anche, per coloro che decidono di tutelare i propri figli fino al raggiungimento dell’indipendenza economica», spiega Irene Giani BU Manager assicurazioni vita di Facile.it. «I costi, se confrontati con i benefici, sono tutt’altro che proibitivi, soprattutto per i giovani; un trentenne che sceglie di tutelarsi per 30 anni, con un capitale assicurato di 100.000 euro, può farlo spendendo meno di 10 euro al mese.».

    Come funzionano le polizze vita caso morte, cosa coprono realmente, cosa non coprono e come scegliere quella più adatta alle proprie esigenze? Ecco i consigli di Facile.it:

    1. Occhio ai parametri. Come detto, la polizza temporanea caso morte garantisce ai beneficiari una somma di denaro in caso di scomparsa prematura dell’assicurato. Nella scelta della polizza, quindi, è fondamentale definire sia il capitale assicurato, che corrisponde all’importo erogato in caso di imprevisto, sia la durata della polizza, vale a dire il tempo per il quale si è coperti. Questi due parametri andranno a determinare il premio da versare alla compagnia; pertanto, se vogliamo tutelare i nostri cari durante gli anni di mutuo, inutile prevedere una polizza di durata maggiore rispetto a quella del finanziamento in essere.
    2. Capitale costante o decrescente? Esistono polizze a capitale costante – che richiedono il pagamento di un premio fisso per tutta la durata della polizza, ma in caso di decesso garantiscono ai beneficiari un capitale fisso che non varia per tutta la durata del contratto – e polizze a capitale decrescente con le quali, invece, col passare del tempo diminuiscono sia le rate da pagare sia l’importo che verrà rimborsato in caso di imprevisto; ancora una volta, quindi, è fondamentale scegliere in base alle proprie reali necessità confrontando i diversi prodotti presenti sul mercato.
    3. I fumatori pagano di più. Uno degli elementi che incide maggiormente sul costo della polizza è l’abitudine al fumo. Se si è fumatori è possibile subire una maggiorazione del premio che varia in base all’età anagrafica e che, in alcuni casi, può arrivare anche all’80%. La definizione di fumatore, però, non è univoca tra le compagnie: in alcuni casi è sufficiente aver fumato, anche sporadicamente, nei 24 mesi precedenti alla sottoscrizione del contratto, in altri si è considerati fumatori solo se si consumano più di 20 sigarette al giorno e, in altri ancora, rientrano nella categoria anche coloro che, pur avendo smesso, lo hanno fatto solo dopo consiglio medico a seguito di una patologia.
    4. I lavori pericolosi… Non tutte le professioni sono compatibili con la polizza vita temporanea caso morte; piloti di aerei, collaudatori di veicoli e sommozzatori, ad esempio, generalmente non possono sottoscrivere questa tipologia di assicurazione o, comunque, non sono tutelati qualora il sinistro avvenga durante lo svolgimento del proprio lavoro. Attenzione, però, perché sono esclusi anche lavori decisamente più comuni: in alcuni casi, ad esempio, operai e muratori impiegati in contesti particolarmente pericolosi potrebbero non essere tutelati.
    5. …e le attività sportive. Molte compagnie assicurative non rimborsano il capitale nel caso in cui il sinistro mortale avvenga durante la pratica di attività sportive ritenute pericolose. Rientrano in questa categoria, ad esempio, la pratica di alpinismo, arrampicata libera, arti marziali, paracadutismo, lotta, pugilato, rugby, sci acrobatico e, più in generale, qualsiasi sport esercitato professionalmente.
    6. Visita medica e malattie pregresse. Poiché l’assicurazione non è valida se il decesso è connesso a malattie pregresse già note all’assicurato, prima di attivare la polizza molte compagnie richiedono una visita medica che accerti lo stato di salute dell’assicurato. Alcune società consentono di sottoscrivere il prodotto anche senza una visita preventiva, ma attenzione perché in questo caso potrebbero esserci limiti alla somma riconosciuta in caso di sinistro; inutile fare i furbi e nascondere alla compagnia malattie già conosciute perché il rimborso verrebbe negato ugualmente.
    7. Il periodo di carenza. È bene sapere che le polizze temporanee caso morte hanno un cosiddetto periodo di carenza; questo significa che l’assicurazione non entra in vigore nel momento in cui viene sottoscritto il contratto, ma solo dopo che sono trascorsi alcuni mesi dalla firma. Normalmente il periodo è pari a 6 mesi, ma in alcuni casi può arrivare addirittura a 12; durante questo lasso di tempo, in caso di sinistro non vi sarà alcun rimborso. Alcune compagnie offrono la possibilità di azzerare il periodo di carenza tramite apposita visita medica da effettuare prima della sottoscrizione.
    8. Le coperture aggiuntive. Oltre alla copertura del caso morte, alcune compagnie offrono garanzie aggiuntive come, ad esempio, l’invalidità permanente, in modo da tutelare economicamente il beneficiario anche nel caso in cui l’assicurato perda la capacità di lavorare e, quindi, di produrre reddito. Altre compagnie, invece, prevedono la possibilità di avere un anticipo del capitale in caso di malattia grave dell’assicurato; altre ancora, infine, associano alla polizza programmi di prevenzione con check-up periodici gratuiti.
    9. Non ho l’età. Le polizze vita non sono sottoscrivibili da tutti: per farlo è necessario essere maggiorenni e spesso non è possibile acquistare il prodotto oltre una certa età, che può variare, a seconda della compagnia, tra i 65 e i 78 anni. È però possibile superare il limite anagrafico sottoscrivendo la copertura prima del raggiungimento dell’età massima; così facendo ci si può assicurare fino addirittura ad 85 anni.
    10. Risparmi il 19%. Le polizze vita temporanee caso morte sono detraibili dall’Irpef nella misura del 19% del premio versato (fino ad un massimo di 530 euro complessivi, che diventano 750 euro se la polizza tutela persone con disabilità gravi). Inoltre, questa copertura assicurativa non è soggetta a nessuna tassa di successione a carico dei beneficiari.

     

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.
    * L’analisi sull’aumento delle ricerche di polizze vita è stata realizzata su un campione di oltre 140.000 mila ricerche effettuate su Facile.it da utenti nel periodo gennaio-ottobre 2020 e 2021.

  • Enel, crescono investimenti e ricavi. Francesco Starace: “Migliorate tutte le linee di business”

    L’AD di Enel Francesco Starace ha confermato guidance e politica dei dividendi. A breve la presentazione del nuovo Piano Strategico.

    Francesco Starace

    Enel, Francesco Starace: "Rispetto al 2020 investimenti a +20%"

    Durante i primi nove mesi del 2021 Enel registra un andamento positivo: il Gruppo guidato da Francesco Starace segna infatti un +17% sui ricavi, che passano a 57.914 milioni, mentre gli investimenti salgono del 20,4%, toccando quota 7.901 milioni. I risultati al 30 settembre sono stati approvati dal CdA lo scorso 4 novembre. Freno per l’Ebitda e l’utile netto ordinari, che calano rispettivamente a 12.631 milioni e 3.289 milioni: "La diminuzione – scrive Enel nel comunicato stampa ufficiale – è dovuta ad eventi non ricorrenti rilevati nei primi nove mesi del 2020, come la modifica dello sconto energia in Spagna e l’andamento sfavorevole dei cambi in America Latina". A compensare la flessione negativa ci ha pensato la crescita operativa registrata nel periodo nei Mercati Finali, in Enel Green Power e in Enel X: "Nei primi nove mesi del 2021 – ha commentato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Francesco Staraceabbiamo continuato il nostro percorso di crescita industriale, registrando un miglioramento della performance operativa in tutte le nostre linee di business".

    Enel, Francesco Starace: "Ebitda e utile netto 2021, obiettivi confermati"

    "Abbiamo incrementato gli investimenti di oltre il 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – ha continuato l’AD di Enel – investimenti che ci permetteranno di supportare la crescita e cogliere le opportunità della ripresa in corso". Nei primi mesi dell’anno il Gruppo guidato da Francesco Starace si è reso protagonista anche di un record in tema di sostenibilità ambientale. La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è infatti cresciuta del 35%, arrivando a coprire il 61% della generazione totale. Passi importanti verso l’obiettivo finale, ossia la decarbonizzazione completa entro il 2050. Tutte premesse che, spiega l’AD, confermano gli obiettivi finanziari su ebitda ordinario e utile netto ordinario contenuti nel recente Piano Strategico: "Confermiamo inoltre la politica dei dividendi – ha annunciato Francesco Staraceche vede un incremento di circa il 9% dell’acconto sul dividendo che sarà distribuito a gennaio 2022".

  • Il Manifesto del Marketing Etico compie 10 anni

     

    Il Manifesto del Marketing Etico, presentato nel 2011 dal suo autore Emmanuele Macaluso, compie 10 anni. Il documento sempre più al centro di ricerche, saggi e strategie di comunicazione e CSR.

     

    Era l’undici novembre 2011, quando l’esperto di marketing e divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso ha presentato ufficialmente il suo Manifesto del Marketing Etico.  Il Manifesto è un documento formale composto da 11 punti, nei quali l’autore dimostra come si possano applicare parametri etici al marketing, comunicazione e giornalismo. Un accostamento apparentemente impossibile ma che in 10 anni ha dimostrato la sua validità  e applicabilità.

     

    Il Manifesto del Marketing Etico arriva a questo traguardo e lo festeggia con una lettera aperta del suo autore (http://www.manifestodelmarketingetico.org/lettera%20aperta%20Emmanuele%20Macaluso%2010%20anni%20Manifesto.html) che oltre a raccontare il cambiamento di scenario indotto dal Manifesto, ha dato appuntamento a inizio 2022 per un bilancio sociale e di missione che prenderà in considerazione tutto il decennio di vita del documento e metterà in evidenza i risultati ottenuti.

     

    Nel corso degli anni, il Manifesto del Marketing Etico è stato attenzionato da molte università italiane e estere, business school, enti di formazione, team di ricercatori e aziende, attirando l’attenzione dei media e diventando un riferimento a livello globale del marketing e della Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR).

     

    Chi è Emmanuele Macaluso:

    Emmanuele Macaluso è un professionista con un’esperienza più che ventennale nell’ambito del marketing, della comunicazione e CSR (Responsabilità Sociale d’Impresa).

    Attivo come consulente, docente e conferenziere, l’11/11/11 ha presentato in contemporanea il Manifesto del Marketing Etico e il suo primo saggio “Bende Invisibili – Manifesto del Marketing Etico” nel quale il Manifesto era formalmente pubblicato.

    Dal 2011 quindi, Emmanuele Macaluso partecipa a decine di conferenze e eventi sull’argomento e rilascia centinaia di interviste. La condivisione dei principi del Manifesto del Marketing Etico, nel corso degli anni quindi, ha preso la forma di una vera e propria campagna di sensibilizzazione.

    Nel corso della sua carriera, per la sua attività di ricerca e divulgazione è stato più volte definito dai media come:”Il padre del marketing etico italiano” e “l’Al Gore italiano”.

    Ha vinto numerosi riconoscimenti scientifici e sociali ed è autore di saggi, ricerche e centinaia di articoli.

     

    La dichiarazione dell’autore del Manifesto del Marketing Etico Emmanuele  Macaluso:

    “Quando abbiamo presentato il Manifesto del Marketing Etico nel 2011, l’argomento era ben lontano dall’essere il trend di oggi” – dichiara Emmanuele Macaluso, che continua – “Quando il Manifesto fu presentato divenne oggetto di critiche che il tempo ha sciolto come neve al sole. L’applicabilità di principi etici al marketing e alla comunicazione e la relativa presa di coscienza delle dei professionisti del settore ha trovato risposte positive in strategie di importanti aziende e in ricerche di prestigiose università in Italia e all’estero. Aver dato un contributo concreto alla disciplina a cui appartengo è per me motivo di orgoglio e un privilegio”.

     

    È possibile scaricare gratuitamente il Manifesto del Marketing Etico (disponibile in 6 lingue) all’indirizzo http://www.manifestodelmarketingetico.org/download.html

     

     

    Manifesto del Marketing Etico

    Web: www.manifestodelmarketingetico.org

    Facebook: www.facebook.com/MANIFESTODELMARKETINGETICO/

    Twitter: https://twitter.com/EthicMktgManife

  • Italgas, Paolo Gallo: “Nel 2022 costi energia verso nuova stabilizzazione”

    Verona, l’AD di Italgas Paolo Gallo tra i relatori del XIV Forum Eurasiatico: al centro del suo intervento transizione green e andamento dei prezzi dell’energia.

    Paolo Gallo

    Forum Verona, l’intervento di Paolo Gallo al panel su gas naturale e green economy

    Il caro energia degli ultimi mesi è un fenomeno destinato a normalizzarsi entro il prossimo anno. Di conseguenza, anche le bollette di luce e gas tenderanno a stabilizzarsi. Ne è sicuro l’Amministratore Delegato di Italgas Paolo Gallo. Il manager è intervenuto alla XIV edizione del Forum Eurasiatico, tenutasi a Verona lo scorso 28 e 29 ottobre. “Ritengo che la situazione attuale legata al caro energia – ha dichiarato l’AD alla tavola rotonda dal titolo ‘Il gas naturale e la green economy’ – sia il risultato e la coincidenza di una serie di eventi contestuali”. Tra questi l’aumento della domanda dovuto alla ripresa delle attività e le difficoltà affrontate da alcuni Paesi produttori di gas, come ad esempio la Russia. L’AD di Italgas si dice tuttavia ottimista per il futuro: “Mi aspetto che nel 2022 torneremo grosso modo sui livelli di costo e di consumo dell’energia pre pandemia. Se non proprio quelli del 2019 – ha aggiunto Paolo Galloandremo probabilmente verso una nuova stabilizzazione”.

    Paolo Gallo (Italgas): transizione, un viaggio che durerà 30 anni

    Tra i fattori che contribuiranno alla normalizzazione dei prezzi, secondo l’AD, anche la transizione green: “Per quanto riguarda la transizione energetica, abbiamo iniziato un lungo viaggio che durerà 30 anni – ha sottolineato Paolo Galloe come in ogni grande percorso si possono avere delle difficoltà e dei problemi”. Nel suo intervento l’AD di Italgas si è poi soffermato sull’importanza di un’altra transizione, quella digitale, che il manager ha definito “precondizione tecnica” di quella sostenibile. Il Gruppo è attualmente alle prese con un progetto da oltre due miliardi di euro e che durerà fino al 2022: l’obiettivo è digitalizzare il proprio network. Un’infrastruttura completamente digitalizzata è infatti oggi indispensabile, soprattutto in previsione dell’arrivo di gas rinnovabili come idrogeno, biometano e metano sintetico: “Il percorso che ci attende è abbastanza chiaro – ha detto Paolo Galloe il gas naturale giocherà un ruolo chiave per sostenere il processo di decarbonizzazione”.

  • Corsa all’Oro del Klondike Alimentò la Narrativa del Sogno Americano

    Corsa all’oro un espressione che fa venire in mente le concitate migrazioni di masse di persone che spostavano in luoghi che venivano ritenuti ricchi del prezioso metallo.
    In poco tempo dove non c’era niente si vennero a formare agglomerati di edifici se non vere e proprie cittadine in territori non sempre agevoli nei quali si scatenò una vera e propria febbre dell’oro.
    Già all’epoca l’oro era facilmente vendibile come accade ancora oggi quando si vende gioielli e oggetti in oro presso attività come questo compro oro Firenze.
    La corsa all’oro del Klondike, conosciuta anche come corsa all’oro dello Yukon, è la più Famosa della storia o perlomeno la più narrata e si svolse tra il Canada Nord occidentale e lo stato dell’Alaska.
    La corsa all’oro dello Yukon portò con se storie e leggende, spesso riprese anche dal cinema, che sono divenute il simbolo delle persone che attraverso questo metallo prezioso cercarono un riscatto economico o sociale personale, un impresa che però che per i più si rivelò vana.
    Un territorio contraddistinto da natura selvaggia e non certo ospitale soprattutto nei periodi più freddi.
    Tutto inizio con la casuale scoperta di tre americani che si imbatterono in grossi giacimenti di oro risalendo il fiume Klondike nel territorio dello Yukon.
    La notizia si diffuse negli Stati Uniti solo alcuni mesi dopo quando i fortunati cercatori di oro tornarono a casa con ingenti ricchezze accumulate esclusivamente grazie al prezioso metallo giallo trovato in quei territori del nord.
    In breve si scatenò una corsa all’oro che porterà in quei luoghi impervi centomila persone alla bramosa ricerca del prezioso metallo.
    I protagonisti di questa epocale avventura furono in gran parte appartenenti al ceto medio ma anche borghesi spinti dalla voglia di ottenere grandi ricchezze in poco tempo.
    Se solo in pochi riuscirono ad arricchirsi trovando oro altri riuscirono a mettere in piedi fruttuosi affari su un territorio praticamente inabitato dove la presenza stessa di un numero così rilevante di persone alla ricerca dell’oro creò la necessità di fornire beni e servizi di ogni genere.
    La presenza massiccia di cercatori d’oro durò circa una quindicina di anni al termine dei quali furono raccolti in tutto circa 400 mila chili del prezioso metallo.
    A prescindere dalla ricchezza ottenuta con la corsa all’oro nello Yukon questa epocale avventura americana ebbe un risalto enorme a livello mondiale e portò ad alimentare ciò ancora oggi è definito il sogno americano.
    Una narrazione che nel corso del tempo ha portato milioni di persone a spostarsi negli Stati Uniti con la prospettiva di fare fortuna a prescindere dalle origini e dalle possibilità economiche iniziali.

  • Monopattini: 1 conducente su 3 ha già l’assicurazione

    Il DL infrastrutture approvato negli scorsi giorni introduce diverse novità per i monopattini elettrici, ma il Governo ha deciso di non inserire l’obbligo di assicurazione per i proprietari di questo mezzo, lasciando l’imposizione solo per le società di noleggio. Eppure, fra chi possiede un monopattino, sono molti coloro propensi a tutelarsi tanto è vero che, come emerso dall’indagine* commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat, quasi 1 conducente su 3 ha già acquistato una copertura assicurativa.

    Assicurazione e futuri obblighi

    Scorrendo i dati dell’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta – emerge che oggi sono circa 1,9 milioni gli italiani che possiedono un monopattino elettrico e uno degli emendamenti al DL infrastrutture prevedeva l’introduzione per costoro dell’obbligo di assicurazione e casco nonché di targa da apporre al mezzo. La proposta è stata bocciata, ma cosa pensano gli italiani a riguardo? Più di 8 rispondenti su 10 fra coloro che hanno partecipato all’indagine sono favorevoli all’introduzione di norme più rigide per chi è alla guida del monopattino.

    Guardando più da vicino i dati, però, curiosamente emerge che la proposta trova maggiori consensi tra chi oggi non possiede né usa questo mezzo; il 76,8% è d’accordo con l’obbligo di casco, il 70,3% con l’assicurazione e il 56,1% con la targa. Analizzando le risposte di chi invece ha un monopattino, si scopre che solo il 50,9% è favorevole all’introduzione del casco obbligatorio, il 36,8% all’assicurazione e il 31,6% alla targa.

    Sul fronte assicurativo, come detto, dall’indagine è anche emerso che, nonostante non vi sia l’obbligo, già oggi 1 conducente su 3 ha una polizza assicurativa; nello specifico il 17,3% ha dichiarato di avere una copertura per eventuali infortuni alla guida, mentre il 16% ha una polizza per danni a terzi. C’è margine di miglioramento? Sì, se si considera che il 30,7% sta valutando di sottoscrivere una copertura, mentre 1 su 5 ha risposto all’indagine dicendo di non essere a conoscenza di questi prodotti.

    Problema sicurezza

    Nonostante il crescente numero di monopattini in circolazione, a giudizio di chi si sposta con questo mezzo le infrastrutture stradali sembrano ancora oggi inadeguate; quasi 2 rispondenti su 3 ritengono che gli spazi destinati all’uso del monopattino siano insufficienti e non adatti (64%); la percentuale arriva addirittura al 71% al Sud e nelle Isole.

    «Anche se non vi è l’obbligo, il consiglio è di valutare con attenzione la possibilità di sottoscrivere una copertura assicurativa per tutelare sé stessi e gli altri quando si è alla guida di un monopattino», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «Le compagnie mettono a disposizione diverse soluzioni; si può scegliere una polizza per la responsabilità civile, che rimborsa i danni arrecati a terzi, una polizza infortuni, che tutela l’assicurato in caso di sinistro o, ancora, optare per una copertura RC auto che tuteli l’assicurato anche quando è alla guida di altri veicoli tra cui, per l’appunto, il monopattino».

    La diffusione dei monopattini in Italia

    Quanto sono diffusi i monopattini Italia? Secondo l’indagine commissionata da Facile.it sono circa 2,5 milioni gli italiani che oggi utilizzano il monopattino elettrico. Di questi, come detto, circa 1,9 milioni ne hanno uno di proprietà, mentre poco più di 600mila usano quelli a noleggio.

    Il mezzo sembra aver conquistato tutti: uomini e donne lo usano in egual misura (7%), mentre se si guarda all’età del conducente emerge come sia diffuso in modo particolare tra i giovani con età 25-34 anni e 18-24 anni. Analizzando i dati a livello territoriale, invece, si scopre che il monopattino è utilizzato soprattutto tra i residenti nel Nord Ovest, dove la percentuale arriva al 9,6% (a fronte di una media nazionale pari al 7%).

    Una platea che nei prossimi anni potrebbe aumentare notevolmente se si considera che, come evidenziato dall’indagine, 3,4 milioni di italiani hanno dichiarato di stare valutando la possibilità di acquistarne uno.

    L’indagine ha messo infine in luce che il monopattino elettrico, nato per il tempo libero, si sta consolidando sempre più anche come mezzo di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro; tra chi si sposta sulle due ruote, oggi il 33% lo fa per questa finalità, percentuale che arriva al 45% nei Comuni con oltre 100 mila abitanti.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Debito, il mercato emergente presenta meno rischi di quanto si pensa

    Quando si parla di debito dei mercati emergenti, si tende a fare un bel po’ di confusione. Si generalizza, ritenendo che tuti i paesi che rientrano in questa categoria siano claudicanti e non al livello dei paesi sviluppati.
    Un errore grossolano. Basta pensare al fatto che il “capogruppo” di questi Paesi è la Cina, ossia la seconda potenza economica mondiale.

    L’errata convinzione sul debito emergente

    debito emergenteQuello che caratterizza i Paesi emergenti è la loro capacità di sviluppo futura, che è molto accentuata. Ma anche molto eterogenea e variegata. In questo ampio panorama rientrano infatti circa 80 Paesi, che abbracciano tutto il globo: Africa, America Latina, Asia e anche in Europa.
    Parallelamente all’errata convinzine che si tratti per lo più di Paesi economicamente molto ondivaghi, c’è anche la convinzione che il debito dei mercati emergenti sia altamente rischioso.

    Rendimento e rischio

    Nello stesso ambito dei mercati emegenti, il debito ha avuto un rapporto rischio/rendimento molto migliore rispetto alle azioni di quegli stessi mercati, e nell’ultimo ventennio ha prodotto lo stesso rendimento totale rispetto alle azioni. Tuttavia, con appena un terzo della volatilità.

    Una asset class eterogenea

    Va peraltro evidenziato che la asset class del debito emergente è abbastanza ampia. Presenta così tante opzioni di investimento da coprire l’intero spettro del rischio.
    Occorre infatti considerare che il reddito fisso dei mercati emergenti coinvolge tre diverse asset class.
    Da una parte c’è il debito sovrano in dollari (nella maggioranza investment grade, ma anche high yield). Poi c’è il debito societario (espresso in dollari), e infine le emissioni obbligazionarie in valuta locale. Quest’ultima categoria presenta il doppio rischio connesso non solo al flusso del rendimento totale, ma anche alle oscillazioni del cambio valutario, con breakout pullback assai frequenti.

    Per i motivi anzidetti, si comprende perché il debito dei mercati emergenti è erroneamente sottorappresentato nei portafogli istituzionali e individuali, quelle che vengono considerate le mani forti. Infatti per le sue dimensioni e l’eterogrneità, offre un ottimo panorama di allocazione, soprattutto nello scenario attuale, nel quale circa 16,5 trilioni di dollari di debito hanno un rendimento negativo.

  • Private Banking, secondo l’Osservatorio di Banca Generali prosegue il trend di crescita

    L’andamento positivo del Private Banking sembra essere confermato anche per i prossimi mesi. Banca Generali: diverse le variabili che hanno contribuito al fenomeno.

    Banca Generali: Private Banking Index a +125 rispetto al 2020

    Con l’arrivo dei vaccini e l’attenuazione dell’emergenza sanitaria, oggi sotto controllo nella maggior parte dei Paesi, l’economia sta mostrando segnali decisi di ripartenza. Il sentimento di incertezza sta lentamente lasciando spazio ad un vero e proprio entusiasmo. Un clima che oggi consente al Private Banking di proseguire nel trend di crescita. A dirlo è il Private Banking Index (PB-I) dell’Osservatorio targato Banca Generali e LIUC. Lanciato in collaborazione con BlackRock e BNPParibas, il PB-I nasce con l’obiettivo di rappresentare in maniera efficace lo stato di salute del settore. L’indice parte dal 2016 con un valore di 100 punti base. Quest’anno ha registrato un valore di oltre 125 punti rispetto al 2020, confermandone l’andamento positivo registrato fin dall’inizio, anche se in maniera leggermente contenuta. Trend che, secondo i numeri dell’Osservatorio di Banca Generali, è destinato a durare anche nel prossimo semestre.

    Banca Generali: i driver della crescita del settore del Private Banking

    Oggi le persone sono sempre più alla ricerca di punti di riferimento. La pandemia e l’emergenza climatica hanno generato la nascita di nuovi bisogni. Nei prossimi mesi ciò andrà ad influenzare le prospettive di crescita del Private Banking, spiega Banca Generali. Due le variabili: da un lato la disponibilità di prodotti dedicati alle nuove esigenze, dall’altra anche una cultura finanziaria sempre più diffusa. Tuttavia i driver della crescita sono 4: relazione di fiducia tra banker e cliente, tassi di interesse, l’allocazione degli investitori, il boom dei fondi sostenibili. Tra gli obiettivi principali del settore del Private Banking, sempre secondo l’Osservatorio, quello di scardinare la convinzione, radicata soprattutto in Italia, che mantenere la liquidità sui conti correnti sia una forma di investimento sicura, senza considerare gli effetti dell’inflazione e dell’aumento dei costi di gestione sul potere d’acquisto.

  • “Credito e responsabilità sociale”: le BCC guidate da Alessandro Azzi nel saggio di Elena Beccalli

    Pubblicato da Vita e Pensiero, l’ultimo lavoro della professoressa Elena Beccalli, preside della Facoltà di Scienze Bancarie – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si focalizza su come il credito, e in particolare la sua forma mutualistica, sia sempre più allineato al concetto di responsabilità sociale. Al testo ha collaborato anche Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda BCC.

    Alessandro Azzi

    Alessandro Azzi: il sistema delle BCC come freno alla crisi

    Tra gli effetti del Covid-19 l’aumento delle disuguaglianze è forse quello più evidente. Secondo gli ultimi dati Istat, attualmente in Italia oltre 5,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. La pandemia ha fatto dunque emergere nuovi bisogni che il mondo del credito ha dovuto intercettare. "Credito e responsabilità sociale" è un volume che offre una panoramica sull’impatto storico che il credito, in particolare quello mutualistico di comunità, ha avuto in termini di responsabilità sociale sui territori. Elena Beccalli, collaborando con esperti come Alessandro Azzi, Pietro Cafaro, Mario Anelli e Sergio Gatti, rivolge la sua attenzione al contributo che le forme di credito mutualistico hanno garantito sia alla finanza, aumentandone la biodiversità, ma soprattutto al concetto di "generatività efficiente". Nel testo un focus particolare è dedicato al tema dell’insolvenza, uno stato patrimoniale ancora oggi caratterizzato da una forte connotazione negativa. Tema che porta poi l’autrice ad affrontare anche il prestito di soccorso e l’accesso al microcredito per i soggetti considerati non più "bancabili". Il sistema delle BCC si conferma, soprattutto nel contesto attuale, come uno degli strumenti più efficienti per lo sviluppo dei territori sia dal punto di vista economico che sociale. La testimonianza portata da Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Lombarda BCC, riguarda ad esempio iniziative recenti come "Mutue di Comunità", nata proprio per contrastare la crisi innescata dal Covid-19.

    Alessandro Azzi: "Mutue di Comunità", un nuovo welfare è possibile

    "Mutue di Comunità" è un progetto che si pone l’obiettivo di creare un nuovo sistema di welfare "allargato" destinato a clienti, dipendenti e soci delle BCC che aderiscono all’iniziativa. La volontà della Federazione Lombarda delle BCC guidata da Alessandro Azzi è quella di rinnovare il ruolo delle banche di credito cooperativo nello sviluppo delle comunità territoriali. Tramite associazioni mutualistiche costituite per affiancarsi alle BCC locali, si avrà accesso a nuove forme di sussidio e rimborso a copertura delle spese familiari nel campo della salute, della cultura e della formazione. All’impegno delle 3 associazioni mutualistiche già operanti da alcuni anni sul territorio, si aggiunge quello di 8 nuovi soggetti costituiti nel corso del 2021 e di altre 9 associazioni che nasceranno nei prossimi mesi. Ad occuparsi del coordinamento del progetto la Federazione guidata da Alessandro Azzi, impegnata anche nel supporto amministrativo e nell’assistenza comunicativa. Il progetto nasce in collaborazione con COMIPA, il Consorzio tra Mutue Italiane di Previdenza e Assistenza.

  • LA CAROVANA DELLA PREVENZIONE ARRIVA IN CAMPANIA CON UNA NUOVA TAPPA

    NAPOLI – TORRE DEL GRECO 8 NOVEMBRE 2021

    Komen Italia promuove la Prevenzione attraverso esami diagnostici gratuiti con il sostegno dei medici volontari e associazioni del territorio.

    Mammografie, ecografie mammarie, ecografie ginecologiche, pap test, visite per la prevenzione dei tumori ginecologici e tumori della tiroide,

    realizzati da Komen Italia grazie a Procter & Gamble nell’ambito del programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia”.

    Continua il tour della Carovana della Prevenzione con una nuova tappa in Campania rivolta a donne in difficoltà socio-economica al di fuori della fascia di età prevista dallo screening regionale. “Perché nessuna donna resti indietro”.

    Grazie al progetto “Insieme siamo più forti” sostenuto da Procter & Gamble, nell’ambito del programma di cittadinanza d’Impresa “P&G per l’Italia”, quattro Unità Mobili ad alta tecnologia stanno raggiungendo le periferie e le aree di maggiore disagio nel centro sud Italia.

    Il prossimo 8 novembre Komen Italia sarà a Torre del Greco dalle 9.30 alle 16.30 dove sono previsti oltre 100 visite ed esami diagnostici per la prevenzione dei tumori del seno, ginecologici e della tiroide, consulenze nutrizionali e psico-oncologiche dedicate alle Donne in Rosa e ai loro familiari. La tappa si svolge grazie alla collaborazione di Caritas Napoli e del Santuario Maria Santissima del Buon Consiglio di Torre del Greco.

    Un percorso di 10 tappe voluto fortemente da P&G Italia che ha già permesso al progetto di Komen Italia di promuovere l’importanza della Prevenzione nel Lazio, in Puglia e in Sardegna con l’offerta di oltre 600 prestazioni gratuite, a cui seguiranno altri appuntamenti a gennaio 2022 in Calabria e Sicilia.

    La Carovana della Prevenzione è il Programma Nazionale Itinerante di Promozione della Salute Femminile di Komen Italia che offre ad un pubblico sempre più ampio attività gratuite di sensibilizzazione e prevenzione delle principali patologie oncologiche di genere. In particolare, la Carovana si rivolge a donne che vivono in condizioni di disagio sociale ed economico e che per questo dedicano meno attenzione alla propria salute. La tutela della salute femminile ha importanti ricadute sul benessere della collettività, per il ruolo fondamentale della donna in ambito familiare, lavorativo e sociale.

    «Delle quasi 56.000 donne che in Italia ogni anno ricevono una diagnosi di tumore al seno, 12.000 perdono ancora la battaglia, spesso a causa di una diagnosi tardiva. La pandemia ha fatto notevolmente ritardare cure e screening oncologici e si prevede che nel 2021 3.000 donne scopriranno in ritardo di avere un tumore del seno, quando la malattia sarà in stato più avanzato e quindi più difficile da curare. Per contribuire a recuperare il tempo perduto abbiamo aumentato le attività della nostra Carovana della Prevenzione, in modo da poter assicurare un accesso facile e di qualità agli esami di prevenzione alle donne che ne hanno più bisogno. Per essere efficaci in questa difficile sfida è necessario unire le forze e siamo davvero grati a Procter & Gamble per il sostegno così determinante che ha scelto di offrirci tramite il suo programma “P&G per l’Italia”» commenta il Prof. Riccardo Masetti, Presidente di Komen Italia.

    «Prendersi cura di sé e dei propri cari è fondamentale, oggi più che mai. Per questo siamo felici e orgogliosi di sostenere Susan G. Komen Italia all’interno del nostro programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia”. I risultati raggiunti finora sono importanti, ma siamo anche consapevoli che ci sono ancora molti chilometri da percorrere e molte donne da raggiungere. I lockdown degli ultimi mesi uniti alla drastica riduzione delle disponibilità economiche nelle famiglie, soprattutto in alcune fasce socio-demografiche, hanno segnato forti ritardi nelle visite mediche di prevenzione, portando molte donne ad interrompere i controlli periodici volti alla diagnosi precoce del tumore del seno. Ma è proprio il tempo un fattore determinante per una migliore possibilità di guarigione. Per questo continueremo a supportare la “Carovana della Prevenzione” per offrire esami diagnostici gratuiti portandoli nelle aree in Italia dove c’è più bisogno e dove ci auguriamo di poter aiutare donne che hanno meno opportunità di fare prevenzione. Per non lasciare indietro nessuna donna» dichiara Riccardo Calvi, Direttore Comunicazione di P&G Italia.

    Comunicazione P&G:

    SaFe Communications
    Emanuela Capitanio Cell. 347.4319334 – [email protected]
    Alessandra Perrucchini Cell. 340.4212323 – [email protected]

     

  • Cashback: addio a quello di Stato, arriva quello privato

    Il cashback di Stato non tornerà nel 2022; il Consiglio dei ministri ha scelto di destinare le risorse su altre voci di spesa. Eppure, come evidenzia l’analisi di Facile.it, l’iniziativa sembrava piacere ai consumatori e ha contribuito concretamente a far avvicinare gli italiani alla moneta elettronica tanto che, esaminando un campione di 50.000 richieste, il comparatore ha rilevato, nel primo semestre del 2021, un aumento del 39% nel numero di ricerche di carte prepagate, con una crescita importante soprattutto nella fascia di consumatori fino ai 34 anni.

    Aumenta l’uso e le richieste di carte elettroniche

    I dati di Facile.it sono rafforzati da quelli che evidenziano come, nel primo semestre 2021, il numero dei pagamenti digitali sia cresciuto del 41% arrivando a 3,2 miliardi, per un totale di oltre 145 miliardi di euro, con uno scontrino medio sceso, anche grazie al cashback, di oltre l’11% arrivando a 45,7 euro (Osservatorio Innovative Payments, School of Management del Politecnico di Milano).

    La lotta all’evasione non era la motivazione più sentita

    Molti hanno criticato l’efficacia del cashback nella lotta all’evasione fiscale, una delle ragioni che spinse il precedente Governo a introdurre il meccanismo. Non era certo una priorità per gli italiani; già nel 2019, Facile.it aveva messo in evidenza, tramite un’indagine* affidata all’istituto mUp Research che dei 22,4 milioni di cittadini non disposti ad abbandonare i contanti, quasi 6 rispondenti su 10 vi avrebbero rinunciato solo a fronte di una forma di rimborso come il cashback, mentre meno di 1 su 3 lo avrebbe fatto per contribuire alla lotta all’evasione.

    Arriva il cashback privato 

    La formula del cashback non è però destinata a tramontare e anzi, proprio a seguito del successo ottenuto dall’iniziativa di Stato, diversi istituti di credito ne hanno capito le potenzialità e l’hanno fatta propria.

    «Fino a che l’iniziativa statale è rimasta in vigore» – spiega Ivano Cresto, Managing Director financial products di Facile.it  –  «alcuni istituti di credito hanno integrato all’interno del proprio home banking l’app ufficiale del cashback di Stato, aiutando così i propri clienti a partecipare all’iniziativa; ora che il cashback statale non è più in vigore, alcune banche hanno scelto di proporre un proprio meccanismo di cashback, con l’obiettivo di continuare a incentivare l’uso dei pagamenti elettronici da parte della clientela».

    Il meccanismo promosso dagli istituti di credito e citato da Cresto prevede, normalmente, un rimborso di importo variabile a fronte di un pagamento effettuato con una carta elettronica. La percentuale varia da banca a banca; in alcuni casi viene riconosciuto un cashback iniziale generalmente del 10%, che poi tende a calare nel tempo fino all’1%, mentre in altri casi viene rimborsato un importo fisso per ogni transazione fatta.

     

    * Metodologia: n. 825 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni.  Indagine condotta tra il 27 e il 30 settembre 2019.

     

  • Crisi energetica e inflazione sono le due minacce maggiori per i mercati non sviluppati

    La crisi economica ha colpito trasversalmente tutte le economie, mentre la ripresa continua a procedere a singhiozzo.
    In questo scenaro, la crisi energetica e la crescita dell’inflazione sono le minacce maggiori per i mercati non sviluppati. Per il semplice fatto che hanno meno “armi” per fronteggiare i venti contrari.

    L’impatto della crisi energetica

    crisi energeticaNegli ultimi mesi i prezzi dell’energia hanno cominciato a crescere a ritmi sempre più sostenuti.
    Il simbolo della crisi energetica è il petrolio, il cui prezzo è arrivato a superare la quota degli 80 dollari al barile, come non succedeva da alcuni anni. Ma la corsa dei prezzi ha riguardanto anche il gas e il carbone, dove gli indicatori di momentum evidenziano una forza importante della spinta rialzista.

    L’effetto a cascata

    Il problema è che questo contesto alimenta degli effetti a cascata, perché molti prezzi di prodotti che sono a valle del processo, risentono della crisi energetica. Ad esempio il costo dei fertilizzanti è schizzato verso l’alto, in conseguenza di maggiori costi dell’energia o di interruzioni della produzione dovute alla scarsità di energia. Ma le correlazioni con i processi produttivi sono pressoché totali, per questo motivo tale vortice finisce per coinvolgere anche i prezzi di molti prodotti alimentari. Del resto sono già cresciuti in modo evidente negli ultimi mesi.

    Rischio turbolenze

    Nei Paesi emergenti l’inflazione degli alimentari innesca processi critici, perché il reddito disponibile della popolazione non è elevatissimo. Allora si rischiano turbolenze sociali, che per adesso stanno già apparendo in alcuni paesi. Ma molti si trovano in una situazione analoga, che va quindi monitorata con attenzione.

    Prospettiva della crisi: quando durerà?

    Ma la domanda più importante è quando la crisi energetica è destinata a durare.
    Se da una parte è vero che l’aumento dei prezzi dovrebbe dipendere squilibri temporanei di domanda e offerta, per altri versi invece è connesso a squilibri struttursali, che nel breve periodo sono difficili da eliminare. In sostanza, a lungo termine si rischiano deficit di offerta permanenti e prezzi delle materie prime più alti in diversi settori.

  • RC moto: il divieto di sospensione “costa” fino a 65 euro

    Fino a 65 euro per sei mesi; a tanto, secondo l’analisi di Facile.it, potrebbe ammontare il mancato risparmio medio per i motociclisti che, fino ad oggi, sospendevano la polizza RC nei mesi di non utilizzo. Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una direttiva secondo la quale tutti i veicoli devono sempre avere una copertura assicurativa attiva, anche se non utilizzati e tenuti fermi in un’area privata. La norma andrebbe quindi ad eliminare anche la possibilità, molto comune tra i motociclisti, di sospendere la polizza RC moto durante i mesi invernali.

    Addio alla sospensione dell’RC

    La legge italiana oggi prevede l’obbligo di assicurazione solo per i veicoli che circolano su strada o sono fermi in aree pubbliche, mentre dà la possibilità alle compagnie assicurative di offrire ai clienti l’opzione di sospendere l’assicurazione per un periodo di tempo limitato a patto che il veicolo resti custodito all’interno di un’area privata.

    La direttiva, che dovrà essere approvata dal Consiglio europeo e poi ratificata entro due anni dallo Stato italiano, non consentirà più di bloccare temporaneamente l’RC e allungare così la validità della polizza per un periodo di giorni pari a quelli di sospensione.

    Quali le conseguenze per gli assicurati? Per calcolare l’impatto economico della nuova direttiva sulle tasche dei motociclisti italiani, Facile.it ha fatto alcune simulazioni tenendo in considerazione che, nell’ultimo anno, il premio medio* RC moto è stato pari a 194,62 euro.

    Partendo da questo valore, il comparatore ha stimato che oggi, in media, chi sospende la polizza per un solo mese ottiene un vantaggio economico di circa 15 euro; chi blocca la validità per un periodo più lungo, tre mesi ad esempio, lo ha di circa 39 euro che diventano appena meno di 65 euro se la sospensione si protrae fino ad un semestre.

    «Qualora la norma dovesse entrare in vigore, ci sarebbe un inevitabile aggravio della spesa a carico dei motociclisti» spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance Facile.it. «Ancora una volta, quindi, confrontare con attenzione le diverse offerte presenti sul mercato per trovare la più adatta alle proprie esigenze sarebbe il modo migliore per risparmiare. Sarebbe altresì auspicabile» – conclude Ghizzoni – «che le compagnie intervenissero con azioni ad hoc, magari offrendo coperture dedicate che tengano conto dell’uso effettivo dei veicoli».

    Le differenze regionali

    Facile.it ha poi analizzato l’impatto della direttiva a livello regionale. Ipotizzando 6 mesi di sospensione polizza, i motociclisti più colpiti sarebbero quelli residenti in Campania; per loro rinunciare al blocco dell’assicurazione comporterebbe, in media, un danno economico di quasi 107 euro.

    Seguono nella graduatoria i centauri residenti nel Lazio, dove il divieto di sospensione “costerebbe”, mediamente, 75 euro, mentre per quelli residenti in Calabria, terzo posto in classifica, il mancato risparmio arriverebbe a 69 euro.

     

     

    *Il premio medio è calcolato su un campione di oltre264.000 polizze RC moto sospendibili vendute tramite Facile.it da gennaio 2020 a settembre 2021.

  • Bollette: con la manovra benefici di circa 28 euro a famiglia

    L’esecutivo guidato da Mario Draghi ha previsto l’istituzione di un fondo per contrastare l’aumento del costo dell’energia in bolletta, con uno stanziamento di circa 2 miliardi di euro per il 2022. Ma quale potrebbe essere il beneficio reale di tutto ciò per le famiglie italiane? Facile.it ha stimato* l’impatto dell’intervento su una famiglia media scoprendo che i fondi, se concentrati nel primo trimestre del 2022 e solo sull’energia elettrica, potrebbero contribuire a calmierare la spesa della bolletta di poco meno di 10 euro al mese, per un totale di circa 28 euro nel trimestre.

    «In assenza di indicazioni precise su come verranno destinanti i 2 miliardi di euro, risulta difficile fare previsioni precise su quale potrà essere l’impatto reale sulle tasche dei consumatori» – spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it – «ma guardando al recente passato è possibile fare alcune considerazioni».

    Cosa potrebbe accadere nel 2022

    Le misure introdotte a inizio ottobre dal Governo, intervenuto per cercare di contrastare gli incrementi delle bollette azzerando gli oneri di sistema per il trimestre in corso e riducendo l’IVA sulle forniture del gas, dureranno fino al 31 dicembre 2021. Dal 1 gennaio 2022, quindi, in assenza di ulteriori azioni specifiche, sulle bollette degli italiani torneranno a gravare gli oneri di sistema, ai quali andrà a sommarsi il potenziale aumento del costo delle materie prime, con il rischio di una stangata ancor più pesante rispetto a quella del 2021.

    «In questo senso, quindi, è possibile ipotizzare che i due miliardi di euro stanziati per il 2022 nel documento programmatico di bilancio potranno essere utilizzati per calmierare nuovamente, almeno in parte, gli oneri generali. Come fatto ad ottobre 2021, quando il Governo destinò, appunto, 2 miliardi di euro all’azzeramento di questa voce di spesa dalla bolletta elettrica del quarto trimestre, sarebbe possibile estendere l’agevolazione anche ai primi 3 mesi del 2022», spiega Rasimelli.

    Se così fosse, secondo le simulazioni di Facile.it, questo eviterebbe l’aggravio e porterebbe un beneficio di circa 28 euro a famiglia nel primo trimestre 2022. La stima fatta da Facile.it è basata sull’ipotesi che le risorse vengano interamente destinate all’azzeramento degli oneri generali della bolletta elettrica nei primi 3 mesi del 2022, ma qualora venissero suddivise tra bollette luce e gas, è possibile supporre che il beneficio complessivo per ciascuna famiglia non cambi.

    Attenzione però, difficilmente l’intervento ridurrà il peso delle bollette; più verosimilmente servirà a mitigare, almeno parzialmente, i nuovi aumenti che si prospettano nella prima parte del prossimo anno.

    I dati e le previsioni di mercato sembrano essere concordi sul fatto che, anche per i primi mesi del 2022, i prezzi delle materie prime resteranno elevati, con un impatto sul costo delle bollette.

    La stessa ARERA ha rilevato che le attuali quotazioni del gas naturale per il primo trimestre 2022 (fondamentali per capire l’andamento del costo dell’energia) sono circa doppie rispetto a quelle utilizzate per lo scorso aggiornamento e questo potrebbe portare, nel prossimo anno, ad un ulteriore e significativo rincaro dei prezzi per i clienti nel mercato tutelato, così come accaduto nel quarto trimestre 2021.

    Importante ricordare che questi aumenti tariffari scattano, in automatico, solo per i clienti che hanno una fornitura di energia nel mercato tutelato mentre, nel mercato libero, potrebbero andare in contro a variazioni solo i clienti che hanno sottoscritto un’offerta a tariffa variabile.

    «Passare al mercato libero e optare per una tariffa fissa, bloccando quindi il prezzo energia della nostra bolletta, potrebbe essere, in questa fase, una strategia efficace per contrastare gli aumenti» – conclude Rasimelli – «secondo le simulazioni* di Facile.it, guardando alle migliori tariffe disponibili oggi sul mercato libero è possibile risparmiare fino al 37% sulla luce e fino al 15% per il gas.».

     

     

    *Stime e risparmio sono stati calcolati prendendo in considerazione una famiglia con consumo di gas naturale pari a 1.400 smc residente a Milano e, per l’energia elettrica, consumo pari a 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW. Per la simulazione del risparmio sono state prese in esame le migliori offerte luce e gas disponibili su Facile.it in data 21 ottobre 2021 e confrontate con le tariffe del mercato tutelato aggiornale al quarto trimestre 2021.

  • La digitalizzazione dell’economia italiana? Solo con una formazione etica e innovativa

    La digitalizzazione dell’economia italiana può avvenire con successo, solo se c’è alla base una formazione etica e innovativa. 

    Questo il messaggio emerso con forza durante il webinar Time Vision “Formazione e lavoro: il futuro è 4.0” svolto mercoledì 20 ottobre alle ore 15:30 in modalità digitale. Un pomeriggio di confronto e approfondimenti sulla misura, le sue caratteristiche e i suoi obiettivi, con la testimonianza dei principali attori nazionali e delle imprese che hanno aderito al fine di capire, nel concreto, se lo strumento funziona e come aiuta i business nell’accompagnamento verso la totale digitalizzazione.

    Due le regie presenti per l’evento: la prima, nella sede di Castellammare di Stabia, e la seconda presso la filiale di Milano, in viale Monza. 

    In apertura di lavori, Andrea Ricciardiello direttore di Time Vision ha sottolineato che  “l’utilizzo di tecnologie abilitanti di nuova generazione richiede nuove competenze tecniche specifiche, così come l’inserimento all’interno di mercati altamente competitivi richiede  competenze manageriali evolute. Dunque, la sfida da vincere è accompagnare le persone ad utilizzare con consapevolezza le nuove tecnologie digitali”.

    E proprio la tecnologia, come ha puntualizzato Andrea Prete, presidente nazionale Unioncamere, ha rappresentato lo spartiacque tra l’era pre-pandemica e quella attuale: “diciamoci la verità – ha sottolineato il presidente di Unioncamere – è stata proprio la tecnologia a salvare l’economia. Nel 2020 le abilità digitali di base, come l’uso di internet, sono richieste alla quasi totalità dei laureati, ma nel 65% le competenze in questione devono essere di grado elevato. Anche l’85% dei diplomati Its deve avere conoscenze digitali, che diventano elevate nel 51% dei casi. Quindi ci troviamo con questa situazione sul mercato del lavoro: ci sono grandissime richieste di competenze digitali, e pochi profili realmente adeguati”.

    Da qui la centralità della formazione nelle aziende, ma che, oltre ai concetti, sia anche “etica, con la persona al centro”  come ha sottolineato Alessandra Belluccio, presidente AIDP Campania. “Le persone hanno bisogno di un allenamento costante delle competenze – ha aggiunto – che sia focalizzato sul contributo che esse stesse possono dare all’azienda, ma anche sulle proprie aspirazioni. Nessuna competenza, neppure quelle definite soft, deve essere messa in secondo piano rispetto ad altre, perché tutte contribuiscono a formare l’unicità dei lavoratori”.

    “Siamo tutti consapevoli del valore delle competenze digitali – ha poi detto Massimiliano Cantafia, Componente Gruppo di Lavoro su Digital Learning e Competenze Digitali di Fonarcom –  ma, nonostante ciò, il sistema di istruzione non è stato in grado di comporre una vera e propria tassonomia di queste competenze. Ci sono almeno sette macrofamiglie di competenze, all’interno delle quali ci sono dentro almeno 250 competenze di base.  É, quindi, importante non solo conoscerle, ma far capire che sono fondamentali per trovare un lavoro. Oggi si deve ragionare per competenze, non per titoli di studio”.

    “La trasformazione digitale e il consolidamento delle competenze nelle tecnologie abilitanti sono una chiave di successo indiscussa per le aziende   – ha puntualizzato dalla sede Time Vision di Milano Paolo Braganò, Ceo e fondatore dello studio Braganò & partners – e il ruolo dei consulenti è quello di costruire una vera e propria cassetta degli attrezzi da presentare alle aziende, con all’interno un ventaglio di opportunità, tra cui la formazione 4.0. Perché oggi il vero valore è il mix delle soluzioni”. 

    “La centralità delle persone nei percorsi di formazione interni fa sì che le aziende possano essere sempre più competitive e rispondere in maniera veloce alle sfide del mercato globale e della digital transformation – ha detto in conclusione Umberto Caccioppoli, ceo di Fides Consulting, azienda tech che ha avviato un percorso di formazione 4.0 – Ovviamente questo concetto vale sia in caso di formazione del personale già assunto nelle aziende che, nel caso di ricerca sul mercato di nuove figure da inserire. Esattamente come accaduto con la It Academy realizzata in partnership con Time Vision a Milano per la selezione e la formazione di personale specializzato da inserire poi in azienda”. 

  • “P&G INVESTE SULLE DONNE PER GUIDARE LA RIPRESA”

    P&G CONFERMA IL SUO CONTINUO IMPEGNO PER L’UGUAGLIANZA DI GENERE CON INVESTIMENTI GLOBALI DA 10 MILIARDI DI DOLLARI IN IMPRESE FONDATE E/O GUIDATE DA DONNE ENTRO IL 2025 E CONTINUERÀ A CONTRIBUIRE A COLMARE IL GENDER GAP ALL’INTERNO E ALL’ESTERNO DELL’AZIENDA.

    «L’uguaglianza di genere è fondamentale per P&G e da sempre lavoriamo per favorire uguaglianza di diritti, emancipazione e potere economico per le donne. Per questo ci impegniamo per creare un luogo di lavoro inclusivo e paritario sia all’interno che all’esterno dell’azienda, agendo come una forza positiva e propositiva per migliorare il mondo. Lo facciamo non solo perché è giusto per la società ma perché siamo convinti che le donne abbiano un potenziale straordinario e lo stile di leadership che serve per la ripresa. Impegnarsi affinché ciò accada significa aiutare a costruire comunità, imprese e società più sane, più resilienti e più responsabili» spiega Paolo Grue, Presidente e Amministratore Delegato Procter & Gamble Italia.

    L’emancipazione economica delle donne è fondamentale per la ripresa

    Secondo l’ultimo Gender Gap Report del World Economic Forum, ci vorranno 257 anni per colmare il divario nella partecipazione economica delle donne. Sono spesso sottorappresentate, sottopagate e sottostimate nelle loro capacità. La stessa pandemia le ha colpite in maniera particolarmente impattante: Oxfam International riporta che le donne hanno perso 800 miliardi di dollari di reddito nel 2020 e più di 64 milioni di posti di lavoro. Numeri che impongono a governi e aziende una presa di posizione per dare una decisiva svolta sull’uguaglianza di genere.

    Un impegno che Procter & Gamble persegue da tempo e con azioni concrete. Una su tutte: entro il 2025 investirà 10 miliardi di dollari a livello mondiale in imprese di proprietà e/o guidate da donne. Un investimento che equivale al 25% dell’impegno economico complessivo totale emerso dal Generation Equality Forum di Parigi (40 miliardi di dollari ndr) e a più del 50% degli investimenti previsti dai privati e dalle organizzazioni internazionali/regionali.

    Inoltre, P&G sta già promuovendo programmi di impatto sociale per rimuovere le barriere all’istruzione per le ragazze, nonché misure di inclusione in modo che tutte possano esprimere al meglio il proprio potenziale.

    Un luogo di lavoro inclusivo e paritario favorirà la ripresa

    P&G è determinata a creare un luogo di lavoro inclusivo e paritario. Più del 48% dei manager P&G a livello globale sono donne e l’Italia è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo globale di una rappresentanza di genere 50/50. Negli ultimi cinque anni il 60% della popolazione manageriale assunta in P&G è composto da donne e dallo scorso anno i due stabilimenti produttivi di P&G in Italia, a Gattatico (Reggio Emilia) e Pomezia (Roma), sono guidati da due donne. Inoltre, nel 2020 P&G è stata nominata tra i migliori luoghi di lavoro per le donne in Italia nella classifica “Best Employers for Women” (fonte: ricerca ITQF – Istituto Tedesco di Qualità condotta in Italia) e continua a migliorare le sue politiche di welfare. Tra le altre, il programma MARC (Men Advocating for Real Change) che mira a sensibilizzare gli uomini come promotori attivi della Parità di Genere, e il congedo parentale di otto settimane retribuito al 100% per i neopapà, di cui tutti i dipendenti di P&G Italia possono usufruire da marzo 2019.

    Sostenere il cambiamento e l’impatto su larga scala

    P&G sta inoltre lavorando a numerose iniziative volte a ridurre il gender gap anche al di fuori dei perimetri aziendali, in Italia e nel mondo. In tutta Italia, l’azienda ha lanciato programmi di advocacy come Inspiring Girls, che ha lo scopo di ispirare le ragazze a esprimere il loro potenziale attraverso testimonianze dirette nelle scuole secondarie per stimolare conversazioni sulla diversità e il futuro. Nell’ultimo anno, nonostante l’emergenza COVID e la difficoltà per le scuole nell’organizzare attività extra-curriculari, le manager P&G – più di 90 role model tra tutta l’organizzazione – hanno raggiunto più di 1.200 studenti in 16 province italiane in 12 diverse regioni. Senza dimenticare il programma “Future Female Leaders”, volto a sensibilizzare le future generazioni sull’importanza della diversità e sulle opportunità che P&G offre in alcune divisioni, come quella Commerciale o dell’Information Technology generalmente, ma erroneamente, attribuite principalmente al genere maschile.

    Nel campo dell’innovazione, in particolare, P&G sostiene le startup fondate e/o guidate da donne. Per questo a livello europeo ha lanciato, in collaborazione con il Women’s Forum for Economy & Society e con la HEC Business School di Parigi, “#WomenEntrepreneurs4Good”, un programma di coaching che mette a disposizione delle imprenditrici strumenti, risorse e reti per far crescere il proprio business. Alla prima edizione del 2021 hanno partecipato all’iniziativa più di 200 imprenditrici con oltre 60 progetti. Tra i nove finalisti, una start up italiana, Zerobarracento, che, con il progetto Z.W.A.F.M. (Zero Waste Automated Fashion Manufacturing), mira ad azzerare gli scarti nella produzione di capi d’abbigliamento tramite una tecnologia hardware e software per il taglio automatizzato.

    Sempre nel campo dell’innovazione, è nata in Italia l’iniziativa “Forti insieme” di Pantene con Chiara Ferragni e il supporto di Women’s Forum for the Economy & Society e LVenture Group con l’obiettivo, non solo di sensibilizzare sull’importanza della diversità di genere ed inclusione nell’ambito lavorativo, ma anche di dare un aiuto concreto alle start up femminili attraverso un assegno di 75.000 euro per sostenere progetti promossi da donne imprenditrici. A partire dal 6 luglio fino al 20 di settembre, Pantene e Chiara Ferragni hanno infatti invitato attraverso i rispettivi canali social le donne imprenditrici, che hanno un team composto almeno al 50% da donne o con Team Leader/CEO donna, ad inviare la loro idea imprenditoriale al sito www.fortiinsieme.com. Fra le candidature pervenute (oltre 1600) sono stati scelti 10 progetti finalisti: i migliori si racconteranno nell’evento finale in programma il 27 ottobre a Milano (IBM studios, diretta live su youtube dalle ore 18.00 su https://pantene.it/it-it/evento-forti-insieme).

     

    Informazioni su P&G

    I prodotti P&G sono utilizzati da quasi 5 miliardi di persone al mondo. La Procter & Gamble possiede uno dei più importanti portafogli di marchi di qualità tra i quali: Dash®, Fairy®, Lenor®, Mastro Lindo®, Swiffer®, Viakal®, AZ®, Kukident®, Oral B®, Olaz®, Pantene®, Head&Shoulders®, Gillette®, Venus®, Braun®. P&G opera in 70 paesi nel mondo e in Italia è presente dal 1956. Per maggiori informazioni visita il sito https://it.pg.com e segui gli account Facebook, Linkedin, Instagram e Youtube.

  • Crisi energetica, la soluzione non può essere dare sussidi alle fonti fossili

    Negli ultimi anni, e con sempre maggior vigore, il mondo ha capito di dover virare verso un’energia pulita. Verso le rinnovabili. Purtroppo negli ultimi mesi però, la crisi energetica gravissima sta spingendo molti governi a considerare la concessione di sussidi verso le fonti fossili.

    Un doppio errore nella crisi energetica

    crisi energeticaSiamo in pratica al doppio errore. Il primo è stato commesso in passato, quando non abbiamo avuto cura del pianeta finché non siamo arrivati al limite. Avessimo cominciato prima a farci un esame di coscienza, oggi le rinnovabili sarebbero già molto più avanti e non ci troveremmo in questa crisi energetica. Vale infatti la pena di ricordare che nel 2019 le fonti fossili rappresentavano ancora l’84% del totale energetico mondiale.
    Il secondo errore lo stiamo per commettere adesso, è che per rimediare al primo errore rischiamo di tornare indietro e rallentare ulteriormente la marcia verso un’energia green.

    Il covid e la paura di una nuova crisi economica

    Nessuno nega che siamo alla prese con una crisi energetica per certi versi imprevedibile. Un ruolo sicuramente importante l’ha avuto il Covid, perché con la ripresa economica post-pandemica è cresciuta la domanda di energia.
    L’impennata dell’eletticità, del petrolio, del gas e perfino del carbone ha spinto i prezzi ben oltre le loro medie mobili, allarmando giustamente governi e cittadini di mezzo mondo. In tutti i Paesi si è creato un comprensibile scompiglio.

    C’è la paura fondata che a causa della crisi energetica, si possa provocare una strozzatura nella ripresa economica. Anche perché gli indicatori leading preannunciano che la crisi energetica proseguirà ancora per diversi mesi (ricordiamoci che c’è l’inverno di mezzo, che farà impennare la richiesta di gas).
    Per questo quasi tutti i governi sono intervenuti, agendo soprattutto dal lato dell’offerta. L’Italia ha deciso ad esempio per l’azzeramento degli “oneri generali di sistema” (tra i quali ci sono anche gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate) e per una riduzione al 5% dell’Iva per le bollette gas.

    Soluzioni improponibili e coerenti

    Tra le soluzioni proposte c’è quella di una rivalutazione del nucleare. Che sotto il profilo della decarbonizzazione è assolutamente valido, ma poi apre la strada a tanti interrogativi che sono anzitutto di accettabilità sociale. Ma anche di natura economica, visto che il nucleare “attuale” comporta costi altissimi oltre che tempi di realizzazione molto lunghi.

    La soluzione più coerente sarebbe spingere con forza le rinnovabili, tassando tutte le altre. Ma questo farebbe ricadere i maggiori costi sui cittadini, oppure sulle casse di Paesi che hanno visto crescere il debito con la pandemia.
    Per questo la strada più semlice è quella di concedere sussidi alle fonti fossili. Perché sono più alla portata. Ma se davvero si dovesse arrivare a questo, sarebbe un segnale davvero pessimo mandato dai governi.

  • Municipia S.p.A., risorse per trasformare la città: focus sulle attività

    Municipia S.p.A. supporta gli Enti locali nella gestione dell’intera filiera della raccolta rifiuti fornendo soluzioni orientate non solo a rendere il servizio più efficiente ma anche a ridurre l’evasione.

    Municipia S.p.A.

    Waste Management: le innovative soluzioni di Municipia S.p.A. e i benefici per le città

    Per gli Enti locali ottimizzare l’intero processo di gestione e raccolta dei rifiuti nonché della tariffazione è cruciale. Nell’affiancare i Comuni nel percorso di trasformazione digitale, Municipia S.p.A. opera anche nell’ambito del Waste Management fornendo soluzioni che, sfruttando l’integrazione di strumenti e tecnologie ERP (Enterprise Resource Planning), puntano a rendere più efficiente il servizio e al contempo a ridurre l’evasione. Benefici molteplici quindi di natura economica, sociale, ambientale: abbattimento delle diseconomie del servizio, riduzione dell’evasione ed elusione fiscale, facilitazione del recupero dei materiali dai rifiuti, riduzione delle emissioni di CO2. Municipia S.p.A. opera in partnership con un gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani di una regione italiana: il software di gestione implementato dalla società permette di ottimizzare i mezzi e le metodologie per la gestione dei servizi e dei processi della raccolta dei rifiuti, incluse le piazzole di conferimento e i cassonetti intelligenti. Inoltre abilita la registrazione puntuale e simultanea di tutti i dati (percorrenza mezzi, pesatura dei rifiuti conferiti con abbinamento all’utente) in modo da stabilire con precisione i costi e le tariffe, determinandole in proporzione alle quantità conferite: grazie al software è dunque possibile richiedere la TARI a ogni utente, effettuare il recupero evasione e avere a disposizione report puntuali di contabilità analitica da trasmettere all’autorità di controllo (ARERA).

    Municipia S.p.A.: il profilo della società guidata da Stefano De Capitani

    Municipia S.p.A., guidata da Stefano De Capitani, è una società del Gruppo Engineering, leader in Italia nel settore della Digital Transformation: attraverso investimenti privati e assorbimento del rischio operativo, fornisce servizi innovativi supportando i Comuni di ogni dimensione nel percorso di trasformazione digitale. Interviene quindi su più fronti (sicurezza, mobilità, welfare, sostenibilità finanziaria e ambientale, interattività) al fine di concretizzare azioni e progetti necessari per il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 sfruttando efficacemente uno strumento funzionale come il project financing. L’obiettivo, attraverso i nuovi strumenti offerti dal digitale, è arrivare a conseguire i massimi livelli di efficacia, efficienza, trasparenza e sostenibilità: semplificare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini significa infatti per Municipia S.p.A. poter contribuire al miglioramento della qualità dei servizi pubblici nelle città. I centri urbani ricoprono infatti un ruolo primario da un punto di vista economico e sociale: una consapevolezza che ispira quotidianamente la società guidata da Stefano De Capitani nel dare vita a progetti che mirano a farli diventare realtà sempre più tecnologiche, resilienti e inclusive.