Categoria: Economia e Finanza

  • Carbon markets e condivisione ESG per la transizione: il focus dell’AD di Eni Claudio Descalzi

    Final Summit B20: le dichiarazioni di Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni e Presidente della B20 Action Council “Sustainability & Global Emergencies”.

    Claudio Descalzi

    Carbon markets e condivisone degli ESG nel messaggio di Claudio Descalzi al B20

    “Occorre incoraggiare una risposta comune alla sfida globale e le imprese possono dare un contributo con le proprie capacità industriali e innovative per guidare la transizione tecnologica”: è quanto evidenziato dall’AD di Eni Claudio Descalzi nel suo intervento al Final Summit del B20, svoltosi il 7 e l’8 ottobre presso l’Auditorium della Tecnica di Confindustria. L’evento conclude i lavori intrapresi da una community di oltre 6,5 milioni di imprese, oltre 1.000 delegati e 2.000 partecipanti totali, suddivisi in 9 task force, ognuna delle quali incaricata di elaborare un Policy Paper. L’AD di Eni, alla guida della B20 Action Council “Sustainability & Global Emergencies”, ha posto in evidenza la necessità di misure e strumenti da adottare per proseguire al meglio nel percorso di sostenibilità. “Questa transizione richiede alcune misure”, ha dichiarato Claudio Descalzi nel suo messaggio: “Ad esempio l’adozione di strumenti come i carbon markets e come il miglioramento nella condivisone degli ESG”.

    Claudio Descalzi, i lavori condotti alla guida del B20 Action Council “Sustainability & Global Emergencies”

    Nel corso dell’evento, che ha riunito i maggiori esponenti dell’imprenditoria mondiale e autorevoli leader politici nazionali e internazionali, l’AD Claudio Descalzi ha evidenziato come una “transizione giusta” sia possibile “solo se ripartiremo i costi in modo equo, senza gravare sulle comunità vulnerabili”. È dunque questa la rotta da seguire per “mettere in campo piani concreti e adottare soluzioni diverse che salvaguardino geografie e attori diversi, considerando l’intero sistema nella sua complessità”. L’Amministratore Delegato di Eni ha poi annunciato che, nell’ambito della B20 Action Council “Sustainability & Global Emergencies”, sono state selezionate “3 emergenze globali: disastri ambientali, malattie contagiose e incidenti informatici”: i lavori, ha aggiunto Claudio Descalzi, hanno condotto alla formulazione di “una raccomandazione per ognuna di queste emergenze”. Proposte che, nella seconda giornata dell’evento, sono state incluse nella dichiarazione finale che la B20 Chair Emma Marcegaglia ha consegnato al Presidente del Consiglio Mario Draghi.

  • CAFFITALY A HOST DISEGNA IL FUTURO DEL CAFFÈ MONODOSE. E NON SOLO.

    Dal 22 al 26 ottobre a Milano, Caffitaly porterà all’International Hospitality Exhibition tutta la sua expertise nell’innovazione tecnologica, l’attitudine per la qualità e una nuova roadmap verso la sostenibilità.

    Innovazione, ricerca, tecnologia, qualità e sostenibilità: Caffitaly approda a Host – International Hospitality Exhibition, in programma a Milano dal 22 al 26 ottobre. Con il suo sistema unico, innovativo e sostenibile creato per portare in tazza un’esperienza di gusto mai provata prima, Caffitaly ha già saputo conquistare migliaia di italiani e affermarsi in oltre 70 paesi nel mondo.

    Nata nel 2004 a Gaggio Montano (BO), l’azienda ha saputo rapidamente distinguersi grazie a una strategia fortemente orientata alla qualità, attivando partnership con produttori di alto profilo, come Caffè Cagliari, Chicco d’Oro e Kimbo, puntando sull’internazionalizzazione – ad oggi circa il 70% del fatturato capsule proviene dall’estero – e consolidando e ampliando i rapporti con importanti clienti italiani e stranieri. Una strategia vincente, che ha permesso all’azienda di resistere alla crisi e mettere a segno risultati importanti e chiudere il primo semestre 2021 con un +17% del valore capsule, un +48% del valore macchine per un +20% di fatturato totale.

    La chiave del successo? L’innovazione. Con un investimento annuo di circa 2,5 milioni in Ricerca & Sviluppo, Caffitaly lavora costantemente in questo ambito per incrementare competenze specifiche e alimentare cambiamenti di grande portata in grado di rivoluzionare il mercato. E proprio a HOST l’azienda guarda al futuro, presentando le ultime innovazioni in tema di sostenibilità, tecnologia, caffè e bevande.

    SOSTENIBILITÀ. Innovazione al servizio della sostenibilità: un passo importante che condurrà Caffitaly verso l’ambizioso obiettivo di diventare il single-serve più sostenibile del mercato. Come? Utilizzando materiali facilmente riciclabili e coinvolgendo anche i consumatori nelle diverse fasi dell’economia circolare.

    Entro la fine dell’anno, tutte le capsule saranno infatti monomateriale, fatte con il 100% di polipropilene, una plastica facile da riciclare e riutilizzare. Non solo: nel 2022 Caffitaly lancerà le prime capsule totalmente compostabili, con notevoli benefici per l’ambiente. E, sempre nel corso del 2022, l’azienda lavorerà sulla fase post-consumo, con innovativi progetti volti al coinvolgimento diretto dei consumatori nell’economia circolare del prodotto, con la separazione del caffè dalla plastica e la creazione di reti di raccolta per arrivare, nel 2023, all’avvio di un nuovo progetto di riconversione della plastica delle capsule riciclate in nuovi utilizzi alimentari e non.

    INNOVAZIONE TECNOLOGICA. L’anima di Caffitaly è la tecnologia: un sistema brevettato che combina la tecnologia di capsule e macchine per esaltare al meglio il gusto e l’aroma dei migliori caffè e delle migliori bevande calde. A fare la differenza è proprio il suo sistema con doppia infusione e dotato di due pressioni differenti che consentono di ottenere la perfetta estrazione per ogni miscela di caffè e bevande. Il risultato in tazza è un caffè straordinario, con una crema alta, corposa e persistente. Un risultato dovuto alla ricerca ingegneristica finalizzata al continuo miglioramento della tecnologia al servizio di un’esperienza qualitativa di gusto superiore e che ora guarda allo sviluppo di macchine sempre più intelligenti che saranno in grado di riconoscere la capsula, suggerire cicli di lavaggio per evitare contaminazione di gusto e indicare il giusto tasto di erogazione per garantire la massima esperienza di gusto.

    CAFFÈ E BEVANDE. L’innovazione legata al prodotto coinvolge anche il contenuto delle capsule. Caffitaly, del resto, è molto più di un’azienda tech: è un vero e proprio hub creativo al servizio dell’esperienza del consumatore. Con un solo, chiaro obiettivo: fare il miglior caffè al mondo nel single-serve.

    Le capsule Caffitaly hanno già una struttura studiata appositamente per esaltare l’aroma del caffè, con due filtri e ben 8 grammi di miscela di caffè tostato e macinato: la dose ideale per un vero espresso italiano. Ma Caffitaly sta già guardando avanti e, con il coinvolgimento di Università e centri di ricerca, sta lavorando alla Next Generation System Cap, la capsula del futuro, capace di regalare un caffè di qualità ancora superiore.

    Nel tempo Caffitaly ha saputo anche distinguersi per l’alta qualità della sua variegata gamma di caffè aromatizzati: amaretto, rum, nocciola fino alla menta, la Limited Edition dell’estate 2021. Ogni aroma è studiato in ogni dettaglio per incontrare i trend del momento e per restituire un’esperienza di gusto autentica. Proprio come il panettone, l’aroma protagonista della Limited Edition per il Natale 2021. In arrivo, a partire dal prossimo anno, anche una gamma assolutamente inedita di caffè capaci di rispondere alle nuove necessità di benessere dei consumatori.

    E l’eccellenza di Caffitaly coinvolge oltre al caffè anche le altre bevande solubili come cioccolata, cappuccino, mocaccino, bevande a base latte ma anche tè, ginseng, orzo, e tisane, adatte ad ogni momento della giornata e dell’anno.

    Senza dimenticare le compatibili contenenti le pregiate miscele Caffitaly, per cui l’azienda si conferma best-in-class, grazie alla costante ricerca di alta qualità unita all’attenzione per l’ambiente.

    «Caffitaly sta crescendo a ritmi davvero importanti. Il primo semestre segna un +84% dei volumi delle macchine, +18% dei volumi delle capsule con un fatturato anch’esso in crescita del +20%. Senza contare la presenza in oltre 70 Paesi nel mondo – e sempre più anche in Italia dove abbiamo da poco inaugurato il nostro 100° monomarca – e partnership di rilievo come quella recente con Kimbo – ha dichiarato Giuseppe Casareto, CEO di Caffitaly, recentemente nominato da Forbes fra i 100 top manager del 2021 che stanno guidando le aziende fuori dalla crisi della pandemia. Il motore della nostra crescita e delle nostre strategie è senza dubbio l’innovazione, che sostiene la nostra missione principale: fare il miglior caffè del mondo nel single serve. Questo significa innovare costantemente la tecnologia delle nostre capsule e delle nostre macchine, con progetti anche di lungo termine e il coinvolgimento di Università e centri di ricerca. È proprio grazie a questo focus sull’innovazione tecnologica che nei prossimi tre anni saremo in grado di lanciare tre nuove macchine e tre nuovi aromatizzati stagionali l’anno e una referenza della nuova gamma di caffè con benefici per il consumatore ogni semestre. Tutto questo senza dimenticare la nostra offerta di capsule compatibili, dove ci impegniamo a coniugare alta qualità, convenienza e rispetto dell’ambiente, come nel caso delle compatibili in alluminio» continua Casareto, che sottolinea: «Proprio la sostenibilità ambientale è l’altro cardine delle nostre strategie. L’obiettivo che ci poniamo è ambizioso: diventare il single-serve più sostenibile del mercato, partendo dall’utilizzo di materiali facilmente riciclabili e dal coinvolgimento dei consumatori stessi nelle diverse fasi dell’economia circolare».

     

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    A proposito di Caffitaly:

    Con una presenza radicata in oltre 70 paesi nel mondo e circa 450 dipendenti, Caffitaly è una società leader in un mercato in forte espansione come quello del caffè monodose. Nel 2021 l’azienda sta registrando un vero e proprio boom delle entrate grazie al suo innovativo e unico sistema di estrazione che combina perfettamente l’alta tecnologia di macchine e capsule, offrendo ai clienti un’esperienza di gusto superiore, che la porterà al traguardo di 150mio euro. Caffitaly investe costantemente in innovazione e ricerca per migliorare la propria offerta di macchine e capsule: attualmente la società investe annualmente 2,5 milioni di euro in Ricerca & Sviluppo. Presente in Italia nella rete dei 1000 multimarca, e con 100 punti vendita monomarca sul territorio, l’azienda punta fortemente sull’internazionalizzazione, con il fatturato in capsule che proviene al 71% dal mercato estero.

    https://caffitaly.com/

  • Guida pratica ai codici UDI: GS1 Italy spiega come fare per rendere i dispositivi medici più sicuri.

    Il 28 ottobre GS1 Italy propone un webinar gratuito per aiutare le aziende italiane a mettersi in regola con gli obblighi di assegnazione dei codici UDI e di registrazione su EUDAMED di ogni dispositivo medico e diagnostico in vitro prodotto nell’Unione europea.

    La supply chain sanitaria sta diventando più sicura ed efficiente grazie ai Regolamenti europei 745/2017 e 746/2017, che impongono a chi produce e commercializza dispositivi medici nell’Unione europea l’obbligo di assegnare un codice UDI a ogni dispositivo medico o diagnostico in vitro, di registrarne i dati su EUDAMED, la banca dati europea dei dispositivi medici e quello di rappresentare il codice UDI del dispositivo su un vettore riportato sulla sua confezione. I vantaggi sono molteplici: assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi medici, migliorarne il monitoraggio da parte delle autorità competenti, contrastarne la falsificazione, ridurre gli errori medici e garantire la sicurezza dei pazienti, ma anche facilitare la gestione delle scorte e le politiche di acquisto.

    Utilizzato in Europa, Stati Uniti e altri paesi come Cina, Corea del Sud e Arabia Saudita per identificare e tracciare i dispositivi medici e diagnostici in vitro lungo la supply chain sanitaria, lo UDI (acronimo di Unique Device Identification) è un codice (che può essere alfanumerico) che identifica univocamente ogni dispositivo medico presente sul mercato e deve essere applicato sull’etichetta dei dispositivi medici, sulle confezioni e/o sugli stessi dispositivi, mentre i dati descrittivi relativi al dispositivo vengono registrati in una banca dati condivisa (EUDAMED in Europa).

    GS1 Italy – che in Italia rappresenta GS1, Issuing Entity accreditata presso la Commissione europea – sta supportando le aziende che producono e commercializzano dispositivi medici nell’Unione europea a utilizzare gli standard GS1 per creare lo UDI per i loro prodotti, anche attraverso corsi, seminari e consulenza dedicati allo UDI, che da quest’anno stanno arricchendo la proposta formativa della sua Academy.

    Come “La normativa UDI e gli standard GS1”, il webinar gratuito in programma giovedì 28 ottobre 2021, dalle 15:00 alle 16:30, in cui Giada Necci – new solution specialist di GS1 Italy – mostrerà i passi da compiere per costruire i codici UDI con gli standard GS1, dal prefisso aziendale al GTIN, al GMN e ai codici a barre per lo UDI, aiutando i partecipanti a capire:

    • Come assegnare lo UDI secondo lo standard GS1.
    • Come attribuire il Basic UDI-DI.
    • Quali sono i codici a barre per lo UDI secondo lo standard GS1.

     

    Maggiori informazioni e il form di registrazione al webinar del 28 ottobre sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Private Banking: Banca Generali nominata “Miglior Private Bank Italiana” da Citywire

    Banca Generali primeggia anche nei Citywire Private Banking Awards 2021: "Premio riconosce modello di business e lavoro concreto dei consulenti".

    Private Banking, ai Citywire Awards il successo del modello targato Banca Generali

    Dopo gli International Business Magazine Awards, Banca Generali ottiene un nuovo riconoscimento che ne testimonia l’eccellenza nel settore bancario. La realtà guidata da Gian Maria Mossa è stata infatti nominata come "Miglior Private Bank Italiana" durante i Citywire Italia Private Banking Awards 2021. Istituiti quest’anno dal gruppo editoriale britannico specializzato nell’analisi dei money managers, gli Awards nascono con lo scopo di riconoscere e valorizzare l’eccellenza nell’industria della tutela e dello sviluppo dei grandi patrimoni. La premiazione si è tenuta a Milano, in un evento organizzato a Palazzo Parigi. A ricevere il premio assegnato a Banca Generali Stefano Lenti, Responsabile Area Consulenti Finanziari. L’Istituto ha avuto il merito di distinguersi rispetto a competitors del livello di Intesa San Paolo e Bnl-Bnp Private Banking. Un risultato possibile, secondo il parere del comitato tecnico, grazie alla qualità dei servizi offerti ma soprattutto ad un modello di business unico nel suo genere.

    Banca Generali leader del Private Banking

    "Il nostro modello di business – si legge nel comunicato ufficiale di Banca Generalirappresenta ad oggi un unicum in Italia per il suo livello di indipendenza e per la capacità di integrare al proprio interno i migliori servizi di pianificazione patrimoniale per la clientela private". Uno dei punti di forza del leader del Private Banking è l’attenzione rivolta alle innovazioni digitali. Ne è un esempio la piattaforma proprietaria "BG Personal Advisory", che permette la ricerca di soluzioni personalizzate e l’analisi, la pianificazione e il monitoraggio in tempo reale dei patrimoni. Ma il successo del modello di Banca Generali alla prima edizione dei Citywire Italia Private Banking Awards è merito soprattutto della rete dei consulenti. Oltre 2mila tra private bankers e wealth advisor costantemente formati e aggiornati per rispondere prontamente alle nuove esigenze emerse in particolare durante la pandemia: "Il premio riconosce il lavoro concreto di tutti i nostri consulenti sul territorio in prima linea per portare aiuto alle famiglie nelle complesse sfide in un contesto sempre più ricco di variabili".

  • GIUSEPPE CASARETO, CEO DI CAFFITALY, TRA I TOP 100 MANAGER ITALIANI DEL POST PANDEMIA

    L’amministratore delegato è annoverato nella classifica di Forbes Italia, che ne ha riconosciuto capacità e lungimiranza nel guidare l’azienda fuori dalla crisi pandemica verso una ripresa a doppia cifra.

    Aiutare le imprese a superare la crisi derivata dalla diffusione globale della pandemia e assicurare loro un futuro solido nel new normal: questa la difficile sfida che gli imprenditori e i manager italiani hanno dovuto affrontare negli ultimi due anni. Sfida che Giuseppe Casareto, CEO di Caffitaly, società leader in un mercato in forte espansione come quello del caffè monodose, ha brillantemente superato con scelte lungimiranti, puntando su innovazione e qualità, tanto da essere riconosciuto da Forbes Italia nella classifica dei TOP 100 manager italiani 2021, capitani d’impresa che hanno guidato e stanno guidando le aziende fuori dalla crisi.

    Genovese, dopo essersi laureato in Bocconi e aver svolto il servizio Militare nell’arma dei Carabinieri, Giuseppe Casareto ha ricoperto ruoli di grande importanza nella pluriennale esperienza lavorativa nei settori dei beni di consumo e dei beni durevoli. Dopo 21 anni in Procter & Gamble (a Roma, in Sud Africa, in Belgio, in UK, in Svizzera) e 7 anni in Bolton come Amministratore Delegato per la divisione Home and Personal Care, da maggio 2020 è il CEO di Caffitaly, subentrando in un momento di grande criticità per tutto il mondo.

    «Questo riconoscimento mi rende orgoglioso del lavoro svolto e che stiamo tuttora portando avanti in Caffitaly. L’innovazione da sempre è centrale nelle nostre strategie ed è stata per noi la chiave per affrontare i mesi di lockdown, a partire dai nostri lavoratori, incentivando lo smart working e fornendo ogni supporto per continuare a lavorare bene e in sicurezza, fino all’accelerazione digital, cogliendo le nuove opportunità dell’online per continuare ad essere vicini e servire i nostri consumatori. E ora guardiamo avanti con una strategia incentrata su innovazione, investendo 2,5 milioni di euro l’anno in R&D con l’obiettivo di fare il miglior caffè del mondo nel single serve, e sostenibilità, sviluppando una roadmap ad hoc che toccherà i nostri prodotti e coinvolgerà in prima persona i nostri consumatori nell’economia circolare delle capsule ha dichiarato Giuseppe Casareto. I risultati raggiunti finora sono tangibili e ci incoraggiano a proseguire sulla strada intrapresa: Caffitaly ha chiuso il primo semestre del 2021 con un incremento del 20% del fatturato totale e i prossimi anni saranno densi di nuovi lanci, mentre la nostra presenza sul territorio è solida e in continua espansione: siamo presenti in oltre 70 Paesi, in Italia abbiamo recentemente inaugurato il 100° monomarca e puntiamo a nuove aperture e ad una ancor più significativa penetrazione nella rete multimarca».

     

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    A proposito di Caffitaly. Con una presenza radicata in oltre 70 paesi nel mondo e circa 450 dipendenti, Caffitaly è una società leader in un mercato in forte espansione come quello del caffè monodose. Nel 2021 l’azienda sta registrando un vero e proprio boom delle entrate grazie al suo innovativo e unico sistema di estrazione che combina perfettamente l’alta tecnologia di macchine e capsule, offrendo ai clienti un’esperienza di gusto superiore, che la porterà al traguardo di 150mio euro. Caffitaly investe costantemente in innovazione e ricerca per migliorare la propria offerta di macchine e capsule: attualmente la società investe annualmente 2,5 milioni di euro in Ricerca & Sviluppo. Presente in Italia nella rete dei 1000 multimarca, e con 100 punti vendita monomarca sul territorio, l’azienda punta fortemente sull’internazionalizzazione, con il fatturato in capsule che proviene al 71% dal mercato estero.

    https://caffitaly.com/

  • Riforma catasto: più di 1 proprietario su 2 è favorevole

    Da giorni la riforma del catasto e le sue possibili conseguenze occupano il dibattito pubblico, ma cosa ne pensano gli italiani? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione*, da cui è emerso che più di 1 proprietario su 2 (57%) è d’accordo con la riforma.

    Se quindi la maggioranza di chi oggi possiede un immobile vede positivamente l’intervento sul catasto, con un picco del 63,1% tra i residenti nel Nord Ovest, di contro il 16,3% è apertamente contrario. Ancora molti, comunque (26,7%), coloro che non si sono ancora fatti un’idea precisa in merito.

    Le ragioni dei favorevoli e dei contrari

    Perché la maggioranza dei proprietari italiani è d’accordo con la riforma del catasto? Il 58,7% dei favorevoli ritiene che questa possa far emergere i cosiddetti immobili “fantasma”, vale a dire quei 1,2 milioni di edifici ancora sconosciuti al catasto e al fisco. La percentuale sale al 59,9% tra i rispondenti residenti nel Nord Ovest, mentre raggiunge il minimo (54,7%) nel Centro Italia.

    Il 56,9% dei proprietari favorevoli, invece, pensa che la riforma possa contribuire a rendere più equo e trasparente il prelievo sugli immobili. Il 18,1% si fida del fatto che, nonostante la riforma, non cambierà nulla in termini di prelievo fiscale, mentre il 13,1% è convinto che la modifica porterebbe addirittura ad un abbassamento del prelievo fiscale; la percentuale sale fino al 18,5% tra i rispondenti che sono alla ricerca della prima casa da acquistare.

    Se si guarda ai proprietari che invece si sono dichiarati contrari alla riforma, la stragrande maggioranza (78,9%) è sfavorevole perché teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse che gravano sulla casa, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare.

    Gli effetti della riforma in caso di aumento delle tasse

    Come detto, il timore più grande relativo alla riforma del catasto è il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, i cui effetti potrebbero avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare.

    Quasi 1 rispondente su 3 (31,4%) tra coloro che oggi sono alla ricerca della prima casa ha dichiarato di esser disposto a rinunciare all’acquisto qualora le tasse dovessero aumentare.

    Anche nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere ad uno stop delle compravendite visto che il 29,7% del campione totale ha ammesso di essere pronto a rinunciare all’acquisto di un secondo immobile.

    «La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione», spiegano da Facile.it, «visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa».

    Non solo domanda ma anche offerta; sono ben 2,2 milioni i proprietari immobiliari che, in caso di aumento delle tasse, potrebbero vendere la seconda casa.

     

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 9 ed il 10 ottobre2021 attraverso la somministrazione di n.1.010 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, proprietari di immobili o intenzionati ad un acquisto nei prossimi 12 mesi. Campione di partenza rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Banche Centrali Tra Oro Bond e Stampa di Valuta Fiat Quale Sarà il Futuro

    Banche centrali ancora in una fase di incertezza e non potrebbe essere altrimenti visto il periodo storico che stiamo attraversando.
    In una fase in cui parlare di incertezza del futuro appare un vero eufemismo le politiche finanziarie intraprese dalle banche centrali avanzano in ordine sparso a seconda delle latitudini.
    La Fed guida in qualche modo il destino del mondo finanziario occidentale mentre d’altra canto Asia e super potenze come la Russia adottano strategie su misura secondo le proprie necessità.

    Oro un Bene Rifugio che Resiste

    Per quanto riguarda gli acquisti di oro delle banche centrali sono aumentati di quasi il 40% nel primo semestre di questo anno.
    Ma la quasi totalità di questi si concentra in banche centrali di paesi asiatici come Thailandia e India trai paesi non asiatici che hanno fatto acquisti di oro ci sono Ungheria e Brasile.
    Questo segnala che il ruolo dell’oro come bene rifugio è ancora considerato importante in particolar modo nel fare fronte contro eventuali fenomeni inflattivi di cui si teme gli effetti ancora oggi.
    Anche i privati hanno acquistato notevoli quantità del prezioso metalli giallo dall’inizio della politica del lockdown.
    Esiste anche una certa percentuale di privati meno fortunati che sono stati costretti a vendere oro anche presso attività come questo compro oro Firenze per problemi economici dovuti alla crisi dovuta alle restrizioni.

    Emissione di Bond

    Inutile dire che per far fronte ad un periodo come quello attuale le banche centrali sono state costrette ad emettere liquidità in modo ininterrotto nell’economia.
    Gran parte di questa liquidità è stata assorbita dal sistema con l’acquisto di bond che vengono regolarmente emessi per calmierare in qualche modo gli effetti di una quantità esagerata di valute fiat che sono state emesse nell’attuale periodo.

    Iniezioni di Valute Fiat

    Come detto in precedenza le banche centrali si sono messe a stampare soldi in modo continuo, una necessità, anzi il male minore per potere affrontare le conseguenze di una crisi globale non solo economica.
    Moltissime persone hanno perso del tutto il lavoro o si sono viste calare in le entrate in modo drammatico.
    Solo gli ammortizzatori sociali di natura eccezionale introdotti, grazie alla liquidità introdotta nel sistema, hanno permesso al tessuto sociale della maggioranza dei paesi di resistere all’impatto di un impoverimento generale improvviso.

    Ed il Futuro ?

    Quale sarà il futuro non solo delle banche centrali ma di tutta l’economia è ancora presto per capirlo, attualmente la situazione è ancora troppo fluida per interpretata in modo corretto e sicuro.
    Ancora si teme le conseguenze della enorme liquidità immessa sul mercato, qualche campanello di allarme è già partito con materie prime come il gas, il petrolio, ecc che sono aumentati moltissimo.

     

  • Knauf Italia rilascia il bilancio di sostenibilità

    Tutte le performance in ambito ESG in un documento completo ed esauriente.

    Castellina Marittima, 23 settembre 2021. Knauf, multinazionale leader in soluzioni e sistemi per l’edilizia, rilascia oggi il suo primo Bilancio di Sostenibilità in cui rendiconta le proprie performance in ambito ESG (ambientale, sociale e di governance) realizzate nel triennio 2018-2019-2020. Il documento, finalizzato a condividere i notevoli risultati conseguiti nel campo della sostenibilità, è stato redatto tenendo fortemente conto delle aspettative, espresse dai suoi stakeholder interni ed esterni interpellati precedentemente e sintetizzate nella cosiddetta “matrice di materialità”.

    La struttura – Il Bilancio di Sostenibilità si sviluppa in cinque macro aree: profilo organizzativo, analisi di materialità, business e governance, economia circolare e temi sociali.
    Quanto al profilo organizzativo, il Bilancio illustra il Gruppo, la vision, la mission, i valori fondamentali e la sua storia. Si presentano qui il quadro valoriale del gruppo e le attività che comprendono 250 siti produttivi in più di 90 paesi, con 35.000 dipendenti e 10 miliardi di euro di fatturato nel 2019, per poi focalizzarsi su Knauf Italia, sul suo core business e sulle sue performance. È in questa sezione che il lettore scopre il sistema di valori che da sempre contraddistinguono e guidano le sue scelte e il suo operato.

    Passando all’analisi di materialità, frutto dell’elaborazione dell’indagine condotta da Knauf Italia e nella quale vengono approfonditi i profili dei principali stakeholder (i portatori di interessi nei confronti dell’azienda) e le rispettive attese informative, Knauf classifica qui i temi che hanno riscontrato maggior interesse per poi illustrare i criteri di rilevanza in base ai quali selezionato quelli da approfondire.

    Nella terza parte, relativa a business e governance, Knauf sviluppa i temi inerenti al dialogo collaborativo con i clienti, alla digitalizzazione, alla promozione dell’innovazione, e alla sicurezza. In questo contesto vengono esaminate e illustrate le nutrite attività di formazione dedicate al canale e ai professionisti, lo sviluppo di nuove forme di interazione basate sul digitale e i processi di ideazione, studio e lancio di nuovi prodotti che, sempre più orientati alle prestazioni sostenibili, sono frutto di un modello organizzativo/collaborativo adottato da Knauf per la gestione delle relazioni con il contesto esterno e denominato “Innovation Honeycomb”.

    Bilancio di sostenibilità knauf

    Nell’area inerente l’interazione con l’ambiente Knauf presenta le attività in tema di economia circolare, biodiversità, gestione efficiente dell’energia e dell’acqua, illustrando gli eccellenti risultati conseguiti in tema di riduzione e riutilizzo degli scarti dei processi, la riqualificazione delle aree di cava con il ripristino dell’ambiente naturale preesistente, l’efficientamento energetico degli impianti e la gestione intelligente delle risorse idriche grazie all’utilizzo esclusivo e controllato di falde acquifere.
    Il Bilancio di Sostenibilità di Knauf si conclude con la sezione riguardante i temi sociali, con le iniziative ordinarie e straordinarie in tema di salute e sicurezza dei lavoratori, tra cui quelle messe in campo in seguito dell’emergenza Covid per assicurare contemporaneamente la salvaguardia del personale e la continuità dell’attività. Fanno parte di questa sezione anche gli approfondimenti sulla formazione dei lavoratori e sullo sviluppo/attrazione del talento (la maggior parte degli avanzamenti in Knauf avvengono per linee interne, con il salario dei neoassunti mediamente superiore al salario minimo), le pratiche di anticorruzione e trasparenza con il Codice Etico e il Manuale di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG), e quelle per l’integrità delle risorse, tra le quali si evidenzia la metodologia delle 5S di derivazione giapponese e adottata, assieme a molte altre, nella gestione degli stabilimenti di Knauf Italia.

    Comunicare la sostenibilità – La redazione del Bilancio di Sostenibilità di Knauf è stata resa estremamente complessa dalla necessità di accorpare in un unico documento informazioni riguardanti ambiti e sfere tematiche molto differenti. È stato necessario adottare un linguaggio univoco, egualmente distante dal gergo tecnico quanto dalla banalizzazione, capace di divulgare in modo comprensibile a ogni target tutti gli aspetti di carattere economico, sociale e ambientale.
    Ragionando inoltre sui molteplici e diversi livelli di attenzione e interesse dei suoi stakeholder, Knauf ha scelto di comunicare il Bilancio di Sostenibilità e i suoi contenuti agendo su più livelli. Innanzitutto ha costruito un corpus completo di informazioni, aggregate e selezionate in base alle esigenze espresse dagli stakeholder, organizzate secondo principi di accuratezza, equilibrio, chiarezza, comparabilità, affidabilità e tempestività e seguendo i Global Sustainability Standards definiti dal Global Reporting Initiative (GRI). Inoltre, per la redazione del Bilancio nel suo complesso, Knauf ha fatto riferimento all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per l’integrazione dei Sustainable Development Goals (SDGs), inquadrando le sue attività e il proprio impegno nel contesto del più ampio sforzo generale verso la sostenibilità.

    Definito il corpus generale e redatto il documento nel suo complesso, Knauf ha quindi proceduto alla selezione di argomenti topici e alla redazione di specifici quadri sinottici, per condensare i principali concetti e le relative evidenze producendo contenuti idonei a soddisfare specifiche esigenze informative. Questo ha portato alla produzione di un cospicuo numero di documenti mirati, specifici e verticali, alla base di altrettante pagine di una piattaforma web dedicata da Knauf alla sostenibilità (http://sostenibilita.knauf.it), liberamente accessibile e nella quale ciascuno può facilmente e velocemente trovare ed estrarre i dati sintetici desiderati.
    In questo modo Knauf ha inteso dare al suo sforzo verso la sostenibilità un vero senso di trasparenza e condivisione, facilitando a tutti, senza distinzione tra stakeholder ufficiali e semplici interessati, l’accesso a tutte le informazioni desiderate.

    Crescere sostenibili – Knauf ha scelto di perseguire la sostenibilità attraverso la direttrice della collaborazione, che porta a studiare e sviluppare attività con i partner di filiera nella consapevolezza che nessuno può fare economia circolare da solo, e attraverso quella dell’evoluzione e dello sviluppo di prodotti e soluzioni sempre più sostenibili, per mantenere e rinnovare costantemente la propria leadership.

    “Sostenibilità significa crescere creando cambiamenti positivi il cui impatto si riflette su persone, ambiente e imprese; Knauf si impegna quindi a portare benessere alla società attraverso le sue soluzioni sostenibili per l’edilizia a secco, importanti anche per studi di progettazione e imprese che adottandole dimostrano la propria sostenibilità e attenzione al mondo che li circonda” sottolinea Damiano Spagnuolo, marketing & product manager di Knauf Italia.

  • Metalli Più Preziosi l’Oro é Quarto in Classifica

    Metalli più preziosi sono quelli la cui richiesta supera di gran lunga l’offerta, da questo si comprende come la scarsità di un bene sia uno dei fattori determinanti per farne aumentare il prezzo.
    Questo potrebbe far pensare che l’oro sia tra i metalli più preziosi ma in una virtuale classifica di prezzo si piazza solo al quarto posto.
    Nonostante l’oro sia scarso non si deve dimenticare che questo è tra quelli con una filiera di riciclo già diffusa che si basa sui gioielli e oggetti usato che sono acquistati da attività commerciali come questo compro oro Firenze.
    Il prezioso metallo giallo comincia ad essere recuperato in quantità rilevanti anche dalle enormi quantità di smartphone e tecnologie digitali obsolete che rappresenteranno una importante fonte di approvvigionamento nei prossimi anni.
    Al terzo posto tra i metalli più preziosi c’è dell’iridio il cui valore è di circa 1400 dollari l’oncia.
    L’iridio deriva dal platino ed è utilizzato in modo prevalente in settori come la chirurgia e l’oreficeria, questo metalli è tra i più densi e tra i più resistenti alla corrosione.
    Per queste peculiarità è usato anche in elettronica, medicina, per le auto o altri oggetti come orologi e bussole.
    Al secondo posto c’è il platino, anche questo metallo ha una forte densità e resistenza alla corrosione nonostante sia considerato un metallo morbido e semplice da lavorare.
    Anche il valore del platino é di circa 1400 dollari all’oncia, questo metallo è però molto raro da trovare e per questo il suo prezzo è così alto nonostante non ci sia ad oggi una particolare richiesta di mercato.
    Al primo posto si piazza il rodio in quanto molto raro, poiché si tratta di un sottoprodotto di nichel e platino.
    La quotazione si aggira intorno ai 3 mila dollari all’oncia ed è cresciuta esponenzialmente in quanto si tratta di un metallo con un altissimo punto di fusione che è divenuto indispensabile nelle auto catalitiche.
    Questo ha permesso al rodio di crescere ciclicamente a prezzi altissimi, il massimale storico che è stato raggiunto da questo particolare metallo è di circa 10 mila dollari l’oncia.
    Dopo questa premessa che vede il prezzo oro solo al quarto postosi deve però considerare che il prezzo di questo è molto più stabile degli altri in quanto si tratta di un metallo utilizzato in moltissimi ambiti non ultimo quello finanziario.

  • Claudio Machetti: dagli esordi presso il Banco di Roma al ruolo di Direttore della Business Line di Enel

    Claudio Machetti: dall’esordio presso il Banco di Roma al ruolo di Direttore della Global Energy and Commodity Management di Enel. Una carriera lunga oltre 30 anni.

    Claudio Machetti

    Il percorso manageriale di Claudio Machetti

    Direttore della Global Energy and Commodity Management Business Line del Gruppo Enel dal 2017, Claudio Machetti, laureato in Scienze Statistiche, esordisce professionalmente presso il Banco di Roma, prima come impiegato nella filiale di Milano e più tardi in qualità di analista finanziario nella Direzione Centrale di Roma. Nel 1990 viene nominato Vicedirettore responsabile del Nucleo Analisti Finanziari e nel 1992 entra in Ferrovie dello Stato Italiane. Presso la compagnia ferroviaria, Claudio Machetti viene nominato Dirigente Responsabile dell’Unità Mercati Finanziari e nel 1996 Direttore della Finanza Operativa. Negli stessi anni collabora alla fondazione di Fercredit, la società finanziaria di cui sarà anche Amministratore Delegato.

    Claudio Machetti: gli incarichi in Enel

    Entrato in Enel nel 2000, Claudio Machetti ricopre inizialmente il ruolo di Responsabile dell’Area Finanza e parallelamente contribuisce alla creazione di Enelfactor, di cui diventa Amministratore Delegato. Più tardi viene nominato Presidente di Fondenel (fondo pensione integrativo dei dirigenti Enel) e Fopen (fondo pensione di operai, impiegati e quadri del Gruppo), ricoprendo dal 2005 al 2009 anche il ruolo di Direttore Finanziario. Dal 2009 al 2014 si occupa della Direzione Risk Management in qualità di Direttore e nel 2014 entra nella Direzione della Global Trading (oggi denominata Global Energy and Commodity Management Business Line), di cui è tuttora Direttore.

  • MERCATO DEL VINO: EVOLUZIONE E PROSPETTIVE PER IL FUORICASA IL PUNTO CON PARTESA, VINCITRICE DEL WINE RETAIL AWARD, ALLA MILANO WINE WEEK

    Vini lontani un click. E consumatori sempre più esperti, curiosi, esigenti. Con un occhio attento sullo scenario internazionale. In occasione della Milano Wine Week, Partesa, vincitrice della prima edizione del Wine Retail Award nella categoria Distribuzione, riunisce esperti e professionisti del settore per fare il punto su come l’ondata pandemica abbia accelerato o stravolto le tendenze del vino del fuoricasa. E per guardare oltre e capire quale ruolo giocheranno produttori, ristoratori e distributori nel domani del vino italiano, tra nuovi canali, comunicazione e ritorno in presenza.

    “È nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”. Albert Einstein scriveva, quasi un secolo fa, un’affermazione oggi assolutamente attuale. Soprattutto se si pensa al mondo del vino, che ha trovato nuove strade e strategie per sopravvivere a una crisi che ne ha ridisegnato i profili, smontato certezze e accelerato tendenze che fino a qualche mese fa tardavano ad affermarsi. E oggi che, seppur con qualche limitazione, riaprono i locali e i luoghi della socialità, che volto ha il vino nel fuoricasa italiano? Chi sono i consumatori? E quali i ruoli di produttori, ristoratori e distributori nel domani di questo comparto vasto, variegato e fortemente specializzato?

    Ne ha parlato Partesa, la società specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Ho.Re.Ca., nella Tavola Rotonda “Il mercato del vino: lo scenario attuale e il futuro della distribuzione nel canale dell’Ho.Re.Ca.” organizzata nel corso della Milano Wine Week, dove l’azienda ha ottenuto il riconoscimento del Wine Retail Award 2021 per la categoria Distribuzione, il premio alle migliori selezioni vinicole degli esercizi di dettaglio qualificato e della grande distribuzione, promosso da Milano Wine Week nell’ambito di Wine Business City e assegnato da una giuria di 12 esperti della critica eno-gastronomica italiana presieduta dal critico Andrea Grignaffini.

    PROFESSIONISTI A CONFRONTO. Moderata da Alberto Cauzzi, critico enogastronomico nonché presidente del progetto Passione Gourmet, la Tavola Rotonda è stata occasione per tracciare i nuovi profili del settore mettendo a confronto le esperienze e i punti di vista di diversi professionisti. A partire dalle voci della cucina e della cantina di una realtà di alto profilo e dal respiro internazionale: quelle di Antonio Guida e Andrea Loi, rispettivamente Executive Chef e Head Sommelier di Seta, il ristorante due stelle Michelin del Mandarin Oriental a Milano, che vedono nell’alta qualità, nella solida preparazione e nella capacità di prevedere l’evoluzione dei palati dei loro commensali i pilastri di un successo oltre la crisi. Una visione condivisa anche da due piccoli imprenditori, Noemi Sala e Carlo Maldotti, che a Milano hanno aperto un’enoteca di ispirazione francese: La sala Bistrot e La sala del vino rappresentano l’esempio concreto di come, nonostante la crisi economica derivata dalla pandemia, a livello locale si possa (e si debba) lavorare con una proposta fatta di qualità elevata e servizio attento. E – come ha ricordato la giornalista e consulente Erika Mantovan – con un occhio sulle nuove tendenze, che stanno rimodellando tanto i ruoli di produttori e ristoratori, quanto quello dei distributori.

    Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa, ha poi sottolineato come, oggi più che mai, gli imprenditori del fuoricasa, soprattutto per il comparto vino, debbano affiancare a una profonda conoscenza del prodotto anche solide competenze in ambito manageriale, per essere in grado di compiere scelte strategiche in un mercato che sta evolvendo rapidamente e diventa sempre più competitivo. Nonostante le chiusure e le restrizioni sui locali abbiano comportato importanti perdite, il comparto ha infatti retto grazie alla capacità degli imprenditori del vino di sfruttare canali importanti come la GDO e le esportazioni. E l’online. La scelta, spesso obbligata, della digitalizzazione ha permesso ai consumatori di scoprire cantine di ogni angolo del mondo, riducendo le distanze geografiche a un semplice click. E curiosando tra vini di piccoli produttori nostrani fino a quelli di località esotiche, molti italiani hanno dedicato il proprio tempo libero nei mesi di lockdown per approfondire le proprie conoscenze nel mondo del vino. Risultato? La forza del brand diventa relativa: comandano lo stile, la geografia, i vitigni. E le storie.

    «L’obiettivo di un distributore non può più essere quello di semplice venditore. Per questo, già più di 20 anni fa, abbiamo voluto dare vita al progetto “Partesa per il Vino”, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento nel mondo dei vini di qualità, costruendo un valore condiviso sia con i produttori che con gli operatori dell’Ho.Re.Ca. E per farlo abbiamo investito in formazione e arruolato i migliori esperti – i nostri Wine Specialist – per costruire una squadra di veri e propri consulenti, che affiancano produttori e distributori aiutandoli a compiere scelte strategiche per le loro attività» ha raccontato Alessandro Rossi.

    In questo senso, conoscere le tendenze del mercato si rivela la sine qua non per operare in maniera efficace e stare al passo coi tempi. A partire dalle scelte comunicative: con le barriere geografiche che cadono, la facilità di approvvigionamento che oggi detta sempre di più le regole di mercato, e i nuovi wine lovers molto più attenti e preparati, non è più l’appeal dei grandi brand a orientare le scelte dei consumatori, che sono invece sempre più attratti dalle storie dei produttori di qualità. «In questo contesto, il distributore deve essere, oggi più che mai, un comunicatore delle realtà con cui lavora e deve essere in grado di raccontarne le storie in maniera consona ed efficace, sfruttando anche i nuovi mezzi comunicativi, come audio e video, capaci di creare un impatto, una connessione emozionale – ha continuato Alessandro Rossi. È su questa convinzione che si fonda Partesa for Wine, il portale interamente dedicato al mondo del vino: ne abbiamo annunciato la nascita esattamente un anno fa proprio in occasione della Milano Wine Week e oggi è diventata una vera e propria finestra sul mondo delle cantine partner italiane e internazionali».

    PARTESA FOR WINE. Avviato nel 1998, Partesa per il Vino è un progetto innovativo per la distribuzione Ho.Re.Ca., capace di coniugare la forza sul territorio di un distributore leader del settore beverage alla capacità di gestire e proporre un portfolio di vini di qualità. Una iniziativa che negli anni si è evoluta sulla scia della digitalizzazione, il driver che guida l’evoluzione dell’azienda, sempre più improntata su innovazione e fattore umano.

    La nascita nel 2020 di Partesa For Wine (https://www.partesaforwine.it/) è la summa di un percorso di lunga durata che ha il suo fulcro da un lato nella formazione, leitmotiv del lavoro di Partesa, dall’altro nell’innovazione, grazie alla creazione di un ambiente digitale strutturato, controllato ed efficiente. A partire da queste direttive, il portale, nel corso dell’ultimo anno, è stato arricchito e implementato di contenuti legati al mondo del vino e ai suoi produttori, unendo la componente digitale alla forza di un team con profonde conoscenze nel campo vinicolo, in grado di interpretare continuamente le ultime tendenze e i gusti del consumatore finale. Si tratta di una vera e propria piattaforma dedicata al racconto delle etichette e delle cantine partner, italiane e internazionali, che risponde a una crescente curiosità da parte dei consumatori ma anche alla mission valoriale di Partesa, con il coinvolgimento dei produttori, coinvolti in numerose attività svolte durante l’anno, come visite in cantina, presenza alle degustazioni, affiancamenti con la forza vendita sul territorio. Una finestra in continua evoluzione e aggiornamento, che nel tempo continuerà ad arricchirsi di nuovi contenuti, funzionalità e contributi dei più affermati opinion leader ed esperti sul panorama italiano e internazionale.

    EVENTI. Ma non solo digitale. Partesa è presente nel mondo del vino in modo capillare e trasversale e, ora che le limitazioni lo permettono, torna protagonista, fisicamente, nei principali eventi vino.

    A partire dalla Milano Wine Week, in cui Partesa, oltre alla Tavola Rotonda, ha organizzato due masterclass riservate ai professionisti. Il primo appuntamento, dal titolo Lo chardonnay e il pinot nero: le origini dello Champagne, svoltosi il 4 ottobre e dedicato ai sommelier, ha visto la degustazione di otto tipologie di Champagne firmate Diebolt-Vallois e Drappier con gli interventi di Philippine Diebolt, Michel Drappier, Alberto Lupetti, Alessandro Rossi e Vania Valentini. La seconda masterclass, I vini del Centro e Sud Italia raccontati da Riccardo Cotarella e Pier Paolo Chiasso, in programma venerdì 8 ottobre, è invece dedicata alla scoperta delle nuove cantine partner di Partesa, con la partecipazione di Riccardo Cotarella, Pier Paolo Chiasso, Alessandro Rossi ed Eros Teboni.

    E gli eventi non si concludono con la Milano Wine Week: Partesa ha infatti preso parte a VinoWay con il Premio Speciale Partesa for Wine 2021 alla carriera assegnato a Fiorenzo Valbonesi, l’architetto che ha progettato diverse cantine del panorama vitivinicolo italiano. Prossima fermata a Modena, in occasione della Champagne Experience, la più grande manifestazione italiana dedicata esclusivamente allo champagne domenica 10 e lunedì 11 ottobre. E quindi in Alto Adige, per il Merano Wine Festival, dal 5 al 9 novembre, dove Partesa sarà presente con una selezione delle importazioni estere.

     

    ***

    PARTESA è una società specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Ho.Re.Ca.

    Attiva da 32 anni, oggi opera in 13 regioni con 42 depositi, impiega circa 1.000 persone e conta oltre 43.000 clienti, a cui offre un ampio portfolio di prodotti di qualità (oltre 9.000 referenze nell’ambito della birra, del vino, degli spirits, delle bevande analcoliche e del food), nonché efficienza logistica, servizi personalizzati, formazione, consulenza mirata e innovativi strumenti digitali per supportare i professionisti del fuoricasa a rafforzare e sviluppare il proprio business.

    Partesa è parte del Gruppo HEINEKEN Italia.

     

    Per ulteriori informazioni: www.partesa.it

  • RC auto: possibile stangata da 1,4 miliardi di euro

    Il premio medio RC auto in Italia è ancora ai minimi ma, secondo l’analisi di Facile.it, presto potrebbe tornare a salire, aumentando, entro il primo trimestre del 2022, di oltre il 10%. Sarebbe, per le tasche degli automobilisti italiani, una stangata da oltre 1,4 miliardi di euro.

    Per capire i possibili scenari futuri sul fronte del costo delle assicurazioni, Facile.it ha esaminato e messo in correlazione alcuni dati fra cui la media dei chilometri percorsi dai veicoli in circolazione, la frequenza dei sinistri stradali e il rapporto tra sinistrosità e premi RC auto, stimando che, per una polizza media, l’aumento il prossimo anno potrebbe arrivare fino a 35 – 40 euro.

    Più veicoli in circolazione, più sinistri

    Basta guardare al traffico mattutino nelle principali arterie stradali per capire come moltissimi italiani siano tornati ad utilizzare la propria vettura, preferendola spesso ai mezzi pubblici. Secondo dati di settore (fonte: Waze), non solo da maggio 2021 la media dei chilometri percorsi al giorno dagli automobilisti è cresciuta notevolmente arrivando a superare quella rilevata nel periodo pre-pandemia (1-15 febbraio 2020), ma a settembre 2021 la percorrenza è stata addirittura il 40% più alta rispetto a quella di febbraio 2020.

    Strettamente correlato alle vetture in circolazione è il numero di sinistri, tornato a crescere dopo mesi di calo. Secondo dati ufficiali*, al quarto trimestre 2020 la frequenza sinistri era pari a 4,0%, in calo del 31% su base annua, mentre al primo trimestre 2021 è scesa a 3,7% (-9,7% su base annua). Guardando i dati cumulati al secondo trimestre 2021, invece, emerge l’inversione di tendenza con una frequenza di sinistri pari a 4,2%, vale a dire il 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Si tratta del dato più alto rilevato negli ultimi 18 mesi.

    Visto che, come emerso dall’indagine** commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, quest’anno più di 19 milioni di italiani hanno scelto di spostarsi in auto per le vacanze estive, è facile ipotizzare che anche nel terzo trimestre il dato sulla frequenza possa crescere ulteriormente.

    L’impatto sul premio medio

    Secondo l’analisi di Facile.it realizzata su un campione di circa 185mila nuove polizze auto vendute, il premio medio rilevato a settembre 2021 è ancora ai minimi e pari a 296,5 euro, vale a dire il 6,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2020 e addirittura l’11,5% più basso se confrontato con il 2019; questo significa che l’aumento dei sinistri non si è ancora riversato sulle tariffe assicurative.

    Pericolo scampato quindi? No, come spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «La correlazione tra frequenza sinistri e tariffe Rc auto è storicamente alta ma, normalmente, può essere necessario diverso tempo, anche fino a 9 mesi, prima che le tariffe si adattino alla sinistrosità. Dato che gli incidenti stradali sono tornati a crescere nella prima parte dell’anno e potrebbero salire ulteriormente nei prossimi mesi, ci aspettiamo un incremento del costo delle polizze entro il primo trimestre del 2022».

    L’aspettativa è che la frequenza sinistri continui a salire raggiungendo, gradualmente, i livelli pre-Covid; analogamente, quindi, anche i premi RC auto dovrebbero tornare a crescere arrivando, nei prossimi mesi, ad essere similari a quelli rilevati prima dell’arrivo della pandemia. Dati alla mano, significa che per un automobilista medio l’aumento potrebbe essere di addirittura superiore al 10%, vale a dire fino a 35-40 euro in più.

    «Nel determinare l’entità degli eventuali rincari sarà comunque importante l’andamento della situazione epidemiologica nonché la scelta delle singole compagnie», continua Palano. «Come avvenuto lo scorso anno e in questa prima parte del 2021, le società assicurative potrebbero comunque decidere di non applicare o contenere gli aumenti in virtù del grosso risparmio ottenuto nel 2020.».

     


    *Fonte: Ania

    **Nota metodologica: l’indagine è stata svolta tra il 29 aprile ed il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Bollette: in Piemonte si è speso il 12,9% in più della media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto quelli elettrici.

    In Piemonte, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 469 euro, vale a dire il 5,6% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i piemontesi hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 931 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie piemontesi hanno messo a budget 1.400 euro, vale a dire 12,9% in più rispetto alla media nazionale. Il dato fa guadagnare alla regione il terzo posto nella classifica nazionale delle aree dove le bollette pesano di più e il timore è che per il 2021 la cifra possa essere ancor più salata: le tariffe sono cresciute considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per il Piemonte: 2.622 kWh e 1.224 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: nelle Marche si è speso il 5,4% in più della media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto quelli elettrici.

    Nelle Marche, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 490 euro, vale a dire il 3,6% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i marchigiani hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 817 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie marchigiane hanno messo a budget 1.307 euro, vale a dire il 5,4% in più rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono cresciute considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per le Marche: 2.741 kWh e 1.069 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Auto: più di 2 mesi per sceglierla, 3 anni e mezzo per pagarla

    Non si può certo dire che sia amore a prima vista; quando gli italiani iniziano a cercare una nuova auto per sostituire quella vecchia impiegano, in media, più di 2 mesi prima di trovarla. Questo uno dei dati emersi dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e condotta su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

    Guardando più da vicino a come si comportano gli automobilisti alle prese con l’acquisto di un nuovo veicolo, emerge che i più veloci a sceglierlo sono gli over 65; forse perché più esperti e con le idee più chiare, per loro è sufficiente, in media, meno di 1 mese e mezzo.

    Per ragioni opposte, invece, i più lenti risultano essere gli under 24; sarà perché alle prese con l’acquisto della prima auto, e quindi vogliono evitare brutte sorprese, ma ai giovani occorrono mediamente più di 3 mesi di ricerche prima di trovare il veicolo giusto da comprare.

    Quanto si spende per l’auto

    Secondo i risultati dell’indagine, per acquistare un’auto gli italiani, in media, mettono a budget circa 13.800 euro, valore che sale fino a superare i 17.000 euro se si tratta di un veicolo nuovo (17.373 euro), mentre per quelli di seconda mano sono sufficienti poco più di 7.000 euro (7.343 euro). C’è comunque chi spende molto di più: secondo l’indagine ci sono quasi 2 milioni di italiani che hanno pagato oltre 30.000 euro per la loro auto.

    Una netta differenza si nota tra uomini e donne; i primi spendono, in media 15.534 euro, ovvero il 31% in più rispetto alle seconde (11.839 euro). In generale, quelli disposti a pagare di più per la nuova vettura sono i rispondenti con età compresa tra i 35 e i 44 anni, che per acquistare un vicolo mettono a budget, mediamente, 15.135 euro; questo avviene, probabilmente, non solo in virtù di un potere d’acquisto maggiore, ma anche perché necessitano di un’auto di dimensioni adatte per tutta la famiglia.

    Se si guarda alle risposte su base geografica, invece, emerge che gli automobilisti residenti al Nord Est sono quelli che spendono di più (15.210 euro), mentre al Sud e nelle Isole l’importo medio è pari a 12.223 euro.

    Come si paga l’auto

    Come viene pagata l’auto? Nel 38,9% dei casi gli italiani la pagano a rate ricorrendo ad un prestito. Nello specifico, più di 1 su 4 richiede il finanziamento direttamente presso il concessionario (27,4%) mentre l’11,5% si rivolge autonomamente ad una società di credito. Chi ha chiesto un prestito per l’auto lo ha restituito, in media, in 43 rate (poco più di 3 anni e mezzo).

    Il ricorso al credito al consumo è più diffuso nelle regioni del Centro Italia; qui il 43,5% dei rispondenti ha dichiarato di aver chiesto un finanziamento.

    Ogni tanto (6%) l’auto arriva come regalo da parte di un familiare, soprattutto tra i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni (16,7%).

     

     

    *Nota metodologica: l’indagine di mUp Research e Norstat è stata svolta tra l’1 e il 4 luglio 2021 attraverso la somministrazione di n.1.016 interviste CAWI con ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

  • Bollette: nel Lazio prezzi in aumento del 5,1% rispetto al 2019

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    Nel Lazio, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è negativo: la bolletta elettrica, nel 2020, ha raggiunto i 508 euro, vale a dire l’8,7% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). Non è andata molto meglio sul fronte del gas: la bolletta ha raggiunto i 678 euro, in aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente. Nonostante questo, però, la regione risulta essere la terza area di Italia in cui si è speso di meno per il gas.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie laziali hanno messo a budget 1.186 euro a famiglia, vale a dire il 5,1% in più rispetto al 2019; l’unica buona notizia è che la spesa complessiva è stata il 4,4% in meno rispetto alla media nazionale. Il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

     

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per il Lazio: 2.839 kWh e 780 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Liguria il conto meno salato di tutta Italia

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Liguria, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 430 euro, vale a dire il 6% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). Nonostante l’aumento, la cifra fa guadagnare alla regione il secondo posto nella graduatoria nazionale delle aree dove si spende di meno per l’elettricità. Buone notizie sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i liguri hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 698 euro, valore tra i più bassi di Italia.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie liguri hanno messo a budget 1.128 euro a famiglia, vale a dire il 9% in meno rispetto alla media nazionale. La regione risulta così essere l’area italiana dove lo scorso anno si è pagato meno in bollette. Il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Liguria: 2.404 kWh e 891 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Calabria prezzi in aumento (+6,2%) rispetto al 2019

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi.

    In Calabria, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è negativo: la bolletta elettrica, nel 2020, ha raggiunto i 460 euro, vale a dire il 7,8% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). Non è andata molto meglio sul fronte del gas; in questo caso la bolletta è stata pari a 701 euro, il 5,2% in più rispetto al 2019.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie calabresi hanno messo a budget 1.197 euro, vale a dire il 6,2% in più rispetto al 2019; l’unica buona notizia è che, nonostante gli aumenti, la spesa media rilevata nella regione è inferiore del 3,5% rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi aumenteranno ulteriormente nell’ultimo trimestre.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e, per coloro che sono nel mercato tutelato, i prezzi aumenteranno considerevolmente a causa della crescita del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Calabria: 2.568 kWh e 880 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: in Campania si è speso il 7,1% in meno rispetto alla media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Campania, secondo l’analisi di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 520 euro, vale a dire il 6,9% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i campani hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 631 euro. Il dato fa guadagnare alla regione il primo posto nella graduatoria nazionale delle aree dove si spende di meno per il gas.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie campane hanno messo a budget 1.151 euro a famiglia, vale a dire il 7,1% in meno rispetto alla media nazionale. La regione risulta così essere la terza area italiana dove lo scorso anno si è pagato meno in bollette. Il timore, tuttavia, è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo ad una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per la Campania: 2.906 kWh e 764 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • IMIT Control System. Meeting agenti Italia 2021

    L’azienda specializzata nella termoregolazione è tornata ad incontrare il comparto chiave della sua forza vendite.

    Giovedì 23 settembre, nella sede di Castelletto Sopra Ticino, si è svolto il Meeting Agenti Distribuzione Italia 2021, un appuntamento di fondamentale importanza per IMIT Control System soprattutto nel contesto attuale. Dopo mesi di lontananza forzata l’azienda ha potuto creare un momento di confronto diretto con gli agenti della distribuzione a grossisti e a rivenditori. Nonostante queste due stagioni di mercato un po’ particolari, IMIT non si è fermata ma, anzi, ha sviluppato nuove strategie di prodotto a breve-medio termine, soprattutto nel settore della distribuzione termoidraulica.

    Durante l’incontro, oltre alla presentazione dei dati di vendita della scorsa stagione, sono stati approfonditi aspetti cruciali della mission di IMIT Control System, primo tra tutti la Qualità che l’azienda può vantare fin dal 1991 attraverso la certificazione UNI EN ISO 9001, rinnovata senza alcuna non conformità anche per il 2021 e testimoniata concretamente dalla soddisfazione costante dei clienti. Per orientare le politiche di vendita sono state individuate le gamme di prodotto che hanno riscosso più successo e quelle su cui focalizzarsi nel prossimo futuro, ad esempio attraverso l’attivazione di promozioni, premi e agevolazioni per i clienti. Nell’ambito del meeting, inoltre, sono state presentate le novità della gamma IMIT: nuovi termostati e cronotermostati, con un’attenzione particolare alla facilità di programmazione e al risparmio energetico, anche grazie alla recente prospettiva di attivazione del protocollo OpenTherm su alcuni dispositivi.

    La riunione, infine, ha rappresentato un’interessante occasione di dialogo per l’azienda, che ha potuto raccogliere i primi feedback sulle novità proposte e ascoltare i suggerimenti utili per interpretare le richieste dal mercato e garantire al cliente finale il prodotto che più rispecchia le sue esigenze.

     

    www.imit.it

  • Bollette: in Emilia-Romagna si è speso il 15,7% in più della media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Emilia-Romagna, secondo l’analisi di Facile.it,, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 503 euro, vale a dire il 7,7% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). È andata relativamente meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i residenti hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 931 euro. Nonostante questo, però, la bolletta del gas risulta essere la seconda più alta d’Italia.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie dell’Emilia-Romagna hanno messo a budget 1.434 euro, vale a dire il 15,7% in più rispetto alla media nazionale; il dato fa guadagnare alla regione la maglia nera d’Italia per quanto riguarda il costo delle bollette. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo ad una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per l’Emilia-Romagna: 2.813 kWh e 1.264 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza 3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Bollette: senza oneri di sistema le famiglie risparmierebbero 10 euro al mese

    Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato la decisione del Governo di eliminare, per l’ultimo trimestre dell’anno, gli oneri di sistema che gravano sulle bollette luce e gas. Ma quanto risparmieranno gli italiani con il taglio? Facile.it ha preso in esame la spesa media di una famiglia tipo* scoprendo che, alle attuali condizioni di mercato, potrebbe risparmiare tra luce e gas circa 10 euro al mese.

    A questo va aggiunta la diminuzione dell’Iva della bolletta del gas, che il Governo ha ridotto al 5%; per un consumo medio si tratta di circa 11 euro in meno al mese per ciascuna famiglia. In totale, quindi, il taglio delle bollette di luce e gas potrebbe arrivare a circa 63 euro nel trimestre.

    La bolletta elettrica

    Considerando il consumo medio (2.700 kWh/anno) e le tariffe attualmente in vigore nel mercato tutelato, la spesa mensile di una famiglia tipo italiana è pari a 51,50 euro. Gli oneri di sistema oggi pesano per il 10,70% della bolletta; con l’eliminazione di questi ultimi, il risparmio mensile sarebbe di circa 5,49 euro, vale a dire 16,47 euro per l’intero trimestre.

    Gli oneri di sistema che gravano sulla bolletta elettrica, come spiegato sul sito ARERA, includono i costi relativi alle attività di interesse generale per il sistema elettrico, come ad esempio il sostegno delle energie da fonti rinnovabili e la copertura di altri oneri denominati ARIM che includono l’incentivazione della produzione ascrivibile a rifiuti non biodegradabili, la messa in sicurezza del nucleare, le agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario o il sostegno alla ricerca di sistema, il bonus elettrico e le integrazioni delle imprese elettriche minori e promozione dell’efficienza energetica.

    La bolletta del gas

    Il risparmio potrebbe essere più contenuto per la bolletta del gas se si considera che su questa gli oneri di sistema pesano il 4,68% del totale.

    Oggi una famiglia tipo nel mercato tutelato (consumi 1.400 smc/anno) spende, per la bolletta del gas, 98,78 euro al mese. Eliminando gli oneri di sistema il risparmio sarebbe di 4,62 euro, vale a dire 13,86 euro in totale da ottobre a dicembre 2021.

    A questo si aggiunge, però, il beneficio legato alla diminuzione dell’IVA della bolletta del gas che, per l’ultimo trimestre dell’anno, è stata portata al 5%; secondo le stime di Facile.it, stando alle attuali tariffe, il vantaggio economico medio per una famiglia tipo potrebbe essere di circa 11 euro al mese.

    Gli oneri di sistema inseriti nella bolletta del gas includono quegli importi destinati alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema gas. Rientrano all’interno di questa voce, ad esempio, il finanziamento di progetti risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore del gas; la compensazione dei costi di commercializzazione; la copertura dei costi sostenuti dalle imprese distributrici per gli interventi di interruzione della fornitura per morosità e per il bonus gas.

    Va detto, spiegano gli esperti di Facile.it, che per calcolare l’effettivo beneficio dell’intervento e sapere se questo sarà sufficiente per scongiurare i temuti aumenti, sarà necessario attendere la definizione delle tariffe che entreranno in vigore per l’ultimo trimestre del 2021.

     

    * Il risparmio è stato calcolato prendendo in considerazione una famiglia con consumi di gas naturale pari a 1.400 smc residente a Milano; per l’energia elettrica il consumo calcolato è di 2.700 kWh con una potenza impegnata di 3 kW

  • Mercato immobiliare italiano, malgrado la ripresa siamo indietro rispetto all’Europa

    Nonostante il 2021 sia finora un anno di ripresa, il mercato immobiliare italiano continua ad essere uno dei più blandi d’Europa. Lo dicono i dati, che evidenziano un ritardo del nostro fatturato immobiliare di circa 20 punti rispetto alla media dei grandi Paesi europei.

    I numeri del mercato immobiliare

    mercato immobiliareNell’ultimo European Outlook di Scenari immobiliari, viene evidenziato come l’Italia rimane l’unico paese europeo dove le quotazioni del mercato immobiliare sono più basse rispetto a quelle che c’erano nel 2010. Per rendere l’idea di come siamo messi rispetto al resto del Continente, basta dire che la media europea è +40%. E il confronto non è meno mortificante se si guarda l’andamento dei prezzi medi delle residenze, dove siamo decisamente sotto.

    Settore residenziale sugli scudi

    Il fatturato del mercato immobiliare del 2020 è stato di circa 123 miliardi di euro, in crescita dell’8,7% rispetto al 2020.
    A trainare il mercato è il settore residenziale, cosa che ci accomuna al resto d’Europa. Sono cresciuti sia il numero di appartamenti venduti, sia il loro peso (in termini di prezzo e costo). Le quotazioni medie invece sono cambiate poco, ad eccezione degli appartamenti nuovi che invece evidenziano un incremento che in alcuni casi (Milano) supera anche il 5%.

    Alberghiero ancora in sofferenza

    Altri segmenti invece non sono stati così brillanti.
    L’alberghiero ad esempio, ci vede molto indietro in Europa. L’unico motivo per cui c’è stato un incremento di fatturato rispetto a un anno fa, è che il Covid aveva provocato un calo notevole, per cui era davvero impossiible fare peggio.
    Deludente anche l’andamento del settore uffici, che continuano ad avere canoni e rendimenti contenuti, che si muovono dentro rettangoli di continuazione e inversione (in pratica fnno su e giù senza muoversi mai davvero tanto). Pure negativo è il settore commerciale.
    Calano anche le seconde case ad uso turistico, mentre crescono quelle ad uso alternativo o complementare all’abitazione principale. Anche questo è frutto del Covid, e in specila modo della diffusione del lavoro da remoto.
    L’isola felice del mercato immobiliare è la logistica. Soprattutto i grandi nomi dell’e-commerce cercano nuovi siti di distribuzione.

    Il futuro

    E le prospettive?
    Fortunatamente non si vedono all’orizzonte dei segnali di inversione del trend, per cui si prevede anche per il 2022 un mercato immobiliare in forte ripresa. Il fatturato atteso dovrebbe salire fino a 140 miliardi di euro. Sarebbe un record per questo secolo, trainato ancora dal settore residenziale.
    Tuttavia affinché questo accada, molto dipenderà dall’andamento della ripresa economica e dall’esito della battaglia contro il Covid.

  • InvestingRoma 2021: torna in presenza il forum dedicato al risparmio, all’investimento e trading on line

    13 settembre 2021. Torna InvestingRoma, il forum dedicato al risparmio, all’investimento e trading on line organizzato da SoS Trader, società guidata da Pietro Di Lorenzo. L’appuntamento è fissato per venerdì 1 ottobre alle ore 8,45 presso il Centro Congressi Fontana di Trevi, Piazza della Pilotta, 4.

    InvestingRoma si rivolge ai trader e agli investitori privati e professionali che vogliono incrementare il loro bagaglio di conoscenze finanziarie al fine di aumentare la loro familiarità con i mercati e i diversi strumenti di investimento. La lunga giornata dedicata alla formazione avrà un taglio teorico, pratico e operativo con l’obiettivo di consentire ai partecipanti di applicare le nozioni acquisite in forma analitica ai mercati finanziari. Oltre 40 relatori e 36 workshop saranno i protagonisti dell’agenda dei lavori nel corso della quale i partecipanti avranno l’opportunità di confrontarsi con trader professionisti e leader del settore su Azioni, Obbligazioni, Commodities, Criptovalute, Valute, Etf, Certificates e su argomenti di attualità finanziaria.

    Occhi puntati sulla nuova Sala finanza personale, all’interno della quale i migliori esperti del settore mostreranno le tecniche che permettono di gestire e pianificare efficacemente le proprie attività finanziarie. Una pratica essenziale soprattutto in tempi di crisi, quando le congiunture negative dell’economia minacciano di indebolire la situazione finanziaria delle persone,
    Accanto ci saranno le sale:

    • Trading, all’interno della quale i più famosi trader nazionali opereranno in real time a mercati aperti mostrando le tecniche che ogni giorno utilizzano sui mercati;
    • Investing, dedicata agli approfondimenti su strumenti finanziari, scenari macro economici, trading system, tecniche di trading discrezionali, costruzioni di portafoglio, finanza comportamentale e metodologie di asset allocation e stock picking;
    • Educational, dove si terranno focus di 60 minuti che avranno l’obiettivo di spiegare e approfondire le principali asset class.
    • Alternative Investment dedicata a chi è interessato ad asset meno tradizionali come le materie prime, le criptovalute ecc

    Altra grande novità è la sala streaming i cui contenuti possono essere consultati gratuitamente da remoto direttamente sul proprio Pc.
    “Negli ultimi 18 mesi è stato molto difficile organizzare eventi in presenza. Abbiamo per questo “battezzato” questa come la “Restart Edition che darà finalmente l’opportunità di erogare formazione guardandosi negli occhi.” commenta Pietro Di Lorenzo, organizzatore di InvestingNapoli, InvestingRoma e Amministratore Unico di SoS Trader, società che organizza gli eventi, che continua “Siamo molto fiduciosi su un grande interesse del pubblico che dopo mesi di E-learning apprezzerà senz’altro il ritorno in presenza. Inoltre siamo orgogliosi che per la prima volta il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria ha inserito Investing Roma nel “Mese dell’Educazione Finanziaria” ovvero fra quelle iniziative in grado di accrescere le conoscenze di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari.
    Espositori dell’edizione saranno Societe Generale, Vontobel, Unicredit, Banca IMI, BNP Paribas, Directa Sim e Naga. A questi si aggiungono oltre 33 prestigiosi partner.
    Tutti i partecipanti al convegno riceveranno l’opportunità di aderire a una serie di promozioni e bonus, oltre che partecipare gratuitamente a Webinar e a sessioni didattiche on line che si terranno dopo l’evento.
    Per iscriversi gratuitamente all’evento e visionare il programma basta collegarsi al sito web dedicato: www.investingroma.it.
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    Sostrader srl è una società indipendente che gestisce e realizza siti web di informazione finanziaria dal 2001. I siti principali sono www.sostrader.it, il più grande portale finanziario dedicato ai trader part time che vanta una community di oltre 30 mila utenti; www.contosulconto.it; il primo comparatore indipendente che permette di confrontare gratuitamente i conti deposito; www.maidireborsa.it, il primo forum di discussione relativo ai temi del trading e dell’investimento che permette di confrontarsi con gli esperti del settore; www.tobintax.it , dedicato a chi vuole comprendere l’impatto della Tobin tax sui propri investimenti. Sostrader si occupa anche della vendita di spazi promozionali e di organizzare corsi ed eventi didattici tra cui Investing, il più grande evento didattico sul mondo del trading.
    Investing
    Nato nel 2015, Investing è un evento didattico gratuito dedicato alla finanza operativa ideato da SoS Trader. Investing nasce con l’obiettivo di offre nuove opportunità a tutti i partecipanti che vogliono accrescere le proprie competenze tecniche per muoversi autonomamente sui mercati. Nel corso degli anni si è affermato nel panorama della consulenza finanziaria consolidando la propria posizione di leadership nel Centro e nel Sud Italia. Investing si svolge due volte l’anno, a Napoli e a Roma, e nel 2017 nel corso delle due tappe ha realizzato oltre 1600 presenze.
    Nel 2017 parte il progetto InvestingTour che, tramite l’organizzazione di incontri, si pone l’obiettivo di portare la finanza operativa in giro per le principali città italiane
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  • Bollette: in Veneto si è speso il 12,3% in più rispetto alla media nazionale

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità.

    In Veneto, secondo l’analisi* di Facile.it, il bilancio è in chiaroscuro: la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 542 euro, l’8,8% in più rispetto al 2019 (a fronte di un aumento nazionale del 7,5%). La cifra fa guadagnare alla regione il secondo posto nella graduatoria delle aree dove si spende di più per l’elettricità. È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e i veneti hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 850 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 le famiglie venete hanno messo a budget 1.392 euro, vale a dire il 12,3% in più rispetto alla media nazionale. E il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo ad una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio nazionale pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas (per il Veneto: 3027 kWh e 1.160 smc) prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza 3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Energia: oggi il mercato libero potrebbe far risparmiare il 16% sull’elettricità e il 13% sul gas

    Le bollette luce e gas sono tra le spese che più pesano sui budget delle famiglie italiane; lo scorso anno, complice la riduzione del costo delle materie prime, le tariffe sono diminuite ma, di contro, le tante ore trascorse in casa hanno fatto salire i consumi, soprattutto per l’elettricità. Il bilancio, secondo l’analisi* di Facile.it, è in chiaroscuro; la bolletta elettrica, lo scorso anno, ha raggiunto i 505,40 euro, vale a dire il 7,5% in più rispetto al 2019. È andata meglio, invece, sul fronte del gas; i consumi, nonostante i lockdown, sono rimasti sostanzialmente stabili e gli italiani hanno così potuto beneficiare in pieno del calo delle tariffe spendendo, in media, 734,30 euro.

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2020 gli italiani hanno messo a budget 1.239,71 euro a famiglia (rispetto ai 1.378,38 euro del 2019), ma il timore è che per il 2021 la cifra sia ben più salata: le tariffe sono aumentate considerevolmente nella prima parte dell’anno, i consumi, se si pensa ad esempio allo smart working, per molte famiglie sono rimasti comunque elevati e i prezzi potrebbero lievitare ulteriormente nei prossimi mesi.

    «Il primo ottobre le tariffe energetiche verranno aggiornate e il rischio di un maxi aumento è concreto se si considera che ormai da mesi stiamo assistendo ad una crescita importante del costo delle principali materie prime energetiche», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Per mettersi al riparo dalle variazioni, che scatteranno in automatico per chi è tuttora nel mercato tutelato, il consiglio è di valutare il passaggio al mercato libero approfittando delle offerte a prezzo fisso proposte dagli operatori.».

    Con le tariffe attualmente in vigore, secondo le simulazioni* di Facile.it, a parità di consumi, guardando alla miglior tariffa del mercato libero, una famiglia potrebbe risparmiare fino al 16% per la bolletta elettrica e fino al 13% per quella del gas.

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Se si guarda ai dati su base regionale emergono significative differenze territoriali. Considerato che il prezzo dell’energia sotto regime di tutela è uguale in tutte le aree del Paese, la differenza del peso della bolletta è legata unicamente ai consumi; più energia si usa, maggiore sarà il conto finale.

    Guardando alla graduatoria nazionale, al primo posto si posiziona la Sardegna; nell’Isola il consumo medio a famiglia rilevato nel 2020 è stato pari a 3.266 kWh che, sotto regime di tutela, corrisponde ad un costo totale di 584 euro, vale a dire il 15,6% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di una fornitura gas nell’Isola, situazione che spesso viene sopperita con l’uso di dispositivi elettrici, come stufette e scaldabagni, che hanno un grosso impatto sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona il Veneto, dove il consumo medio rilevato è pari a 3.027 kWh e la bolletta a 542 euro.

    Le regioni dove invece i consumi di elettricità sono più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Valle d’Aosta, dove nel 2020 le famiglie hanno speso, in media, 399 euro a fronte di un consumo di 2.231 kWh e la Liguria (2.404 kWh e un costo annuo di 430 €).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Il prezzo del gas sotto regime tutelato, a differenza di quello dell’energia, varia a seconda delle aree del Paese; il peso della bolletta, quindi, è frutto sia dei consumi di ciascuna famiglia, sia delle tariffe previste dall’area di residenza.

    Dall’analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2020 hanno pagato il conto più alto sono quelli del Trentino-Alto Adige; qui una famiglia media ha speso 935 euro l’anno. Seguono, parimerito, i residenti in Emilia-Romagna e Piemonte (931 euro).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Campania, regione dove una famiglia media ha speso, nel 2020, “solo” 631 euro, la Puglia, dove il costo della bolletta è stato pari a 641 euro e il Lazio (678 euro).

     

     

    *L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 150.000 contratti di fornitura raccolti nel 2020 e su un consumo medio pari a 2.825 kWh per l’energia elettrica e 1.103 smc per la fornitura di gas, prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

    *La simulazione è stata realizzata da Facile.it in data 14 settembre 2021 considerando la miglior tariffa disponibile sul comparatore per i seguenti consumi: 2.700 kWh potenza  3 kW per l’energia elettrica, 1.400 smc per il gas fascia Nord-Orientale.

  • Rc Auto: in Trentino-Alto Adige premi in ribasso dell’11,9%

    È un’immagine in chiaro scuro quella emersa, per il Trentino-Alto Adige, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it: dopo che ad aprile i premi medi Rc Auto hanno raggiunto il loro record minimo, a luglio hanno cominciato a registrare una lieve risalita; per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrevano, in media, 350,39 euro, l’1,6% in più rispetto a giugno 2021. La buona notizia, però, è che nonostante il lievissimo aumento, i premi risultano ancora nettamente inferiori (-11,9%) rispetto allo scorso anno (luglio 2020).

    L’ulteriore aspetto positivo è che, a luglio 2021, il Trentino-Alto Adige è risultata essere la terza regione italiana dove sottoscrivere la polizza Rc Auto costava di meno.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 62.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Trentino-Alto Adige e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «L’aumento graduale, seppur lieve, degli ultimi due mesi è l’inizio di un trend che nel lungo periodo non potrà che proseguire», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione – e con esso quello dei sinistri – era prevedibile un aggiustamento al rialzo; resta solo da capire quanto sarà veloce l’adeguamento.».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Trentino-Alto Adige.

    La provincia che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’RC auto è stata quella di Trento dove, a luglio 2021, il calo è stato del 12,52% rispetto allo stesso mese del 2020, con un premio medio sceso a 335,73 euro; oltre all’elevata diminuzione, gli automobilisti trentini possono anche godere delle tariffe Rc Auto più basse della regione.

    Diminuzioni inferiori alla media regionale, invece, per la provincia di Bolzano, area dove il premio medio è diminuito dell’11,63%, stabilizzandosi a 371,58 euro.

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 60.000 preventivi effettuati in Trentino-Alto Adige su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Rc Auto: in Sardegna premi in ribasso del 13,5%

    È un’immagine positiva quella emersa, per la Sardegna, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 373,88 euro, vale a dire il 13,5% in meno rispetto ad un anno fa e, addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-2,8%).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 230.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Sardegna e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutta la Sardegna, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia sarda che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Oristano dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 307,31 euro, in calo del 16,33% negli ultimi dodici mesi; oltre all’elevata diminuzione annuale, gli automobilisti oristanesi possono godere anche delle tariffe Rc Auto più basse della regione.

    Segue nella classifica Nuoro, area dove il premio medio è calato del 14,07%, stabilizzandosi a 377,28 euro.

    Chiudono la graduatoria sarda la provincia di Cagliari, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 13,40% su base annua, con un premio medio pari a 394,70 euro, il più alto registrato nella regione, e quella di Sassari, area che ha registrato un calo annuale del 13,12%, con un premio medio fermo a 354,29 euro.

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 230.000 preventivi effettuati in Sardegna su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Rc Auto: in FVG premi in ribasso del 14,2%

    È un’immagine positiva quella emersa, per il Friuli-Venezia Giulia, dall’Osservatorio Rc Auto di Facile.it* che a luglio non ha registrato un aumento dei premi medi Rc Auto come invece è successo in molte aree di Italia; oggi per assicurare un veicolo a quattro ruote in regione occorrono, in media, 315,06 euro, vale a dire il 14,24% in meno rispetto ad un anno fa e addirittura leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato a giugno (-1,5%). L’ulteriore buona notizia è che, lo scorso mese, il Friuli-Venezia Giulia è risultata essere la regione italiana dove sottoscrivere la polizza Rc Auto costava di meno.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 130.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Friuli-Venezia Giulia e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Con il ritorno alla normalità in termini di mobilità e l’incremento del numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri», spiega Diego Palano, General Manager di Facile.it «è prevedibile un aggiustamento al rialzo anche per quelle regioni che negli ultimi due mesi non hanno registrato un aumento; resta solo da capire quando si adegueranno al trend di risalita rilevato a livello nazionale. Il consiglio, quindi, è di approfittare ora dei prezzi ancora bassi per rinnovare l’assicurazione».

    L’andamento provinciale

    Confrontando il costo medio Rc Auto di luglio 2021 con quello di luglio 2020 emerge un dato interessante: il calo dei prezzi è stato registrato, seppur in misura differente, in tutto il Friuli-Venezia Giulia, con una diminuzione a doppia cifra in ogni area.

    La provincia della regione che ha visto scendere in misura maggiore il prezzo dell’Rc Auto è stata quella di Pordenone dove, lo scorso mese, il premio medio era pari a 294,62 euro, in calo del 17,77% negli ultimi dodici mesi; oltre alla diminuzione annuale maggiore, gli automobilisti pordenonesi possono anche godere del premio medio più basso del Friuli-Venezia Giulia.

    Seguono nella graduatoria regionale la provincia di Gorizia, dove a luglio 2021 la diminuzione è stata del 14,99% su base annua, con un premio medio stabilizzatosi a 315,74 euro, e quella di Udine, dove il calo annuale è stato del 12,98%, con un premio medio fermo a 318,88 euro.

    Chiude la classifica regionale Trieste, dove il premio medio è diminuito dell’11,32%; la provincia risulta anche essere l’area del Friuli-Venezia Giulia dove, a luglio 2021, assicurare un veicolo a quattro ruote costava di più (336,35 euro).

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 130.000 preventivi effettuati in Friuli-Venezia Giulia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2020 e il 31 luglio 2021 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Prestiti studio: 1 richiesta su 4 arriva da un under 25

    Manca poco all’inizio del nuovo anno scolastico e molti italiani stanno facendo i conti con le spese legate allo studio. Non mancano le famiglie che scelgono di affrontare questi costi chiedendo un prestito personale; secondo l’osservatorio congiunto Facile.it e Prestiti.it, nei primi 8 mesi del 2021 l’importo medio richiesto alle società di credito per prestiti destinati alla formazione è stato pari a 7.150 euro, valore addirittura superiore (+2,2%) rispetto allo stesso periodo del 2019.

    Nonostante il settore del credito al consumo sia ancora distante dai livelli pre-pandemia, l’analisi delle richieste di prestiti personali per lo studio ha messo in luce non solo che l’importo medio richiesto è aumentato ma, anche, che si è abbassata l’età media dei richiedenti tanto che, nei primi 8 mesi del 2021, più di 1 richiesta su 4 è stata presentata da un giovane con 25 anni o meno.

    Gli importi richiesti

    L’osservatorio, realizzato su un campione di oltre 95.000 richieste di prestito personale raccolte da Facile.it e Prestiti.it nei primi 8 mesi del 2021, ha rilevato come quest’anno gli italiani siano tornati a investire in formazione, anche grazie all’aiuto di un finanziamento.

    Analizzando più da vicino le domande di prestiti per studio e formazione emerge che ad aumentare sono state, in particolare, le richieste di taglio grande, vale a dire quelle di importo pari o superiore a 10mila euro, che sono passate dal 26,9% del 2019 al 30,1% del 2021. E se i prestiti di piccolo taglio, fino a 3mila euro, sono lievemente cresciuti (stabilizzandosi al 12,7%), la fascia media (tra i 3 e i 9,9 mila euro) ha perso, complessivamente, quasi 4 punti percentuali.

    L’età dei richiedenti

    L’analisi di Facile.it e Prestiti.it ha inoltre messo in luce che sono sempre più giovani i richiedenti che cercano di ottenere un prestito personale per lo studio; nei primi 8 mesi del 2021 chi ha presentato domanda di finanziamento per questa motivazione aveva, in media, poco meno di 36 anni, vale a dire due anni e mezzo in meno rispetto al valore rilevato nello stesso periodo del 2019. Un dato estremamente basso se si considera che, in Italia, l’età media di chi chiede un prestito personale (guardando a tutte le finalità) è pari a quasi 42 anni.

    Il calo dell’età è dovuto all’aumento del peso percentuale degli under 25; nei primi 8 mesi del 2021 il 25,7% delle domande è stato presentato da un giovane appartenente a questa fascia anagrafica, valore in netto aumento rispetto al 2019, quando i 18-25enni rappresentavano solo il 16,8% dei richiedenti. In calo, invece, le domande di prestito presentate dagli over 50, che passano dal 22,4% al 16,1%.

    «In una fase di ripartenza come quella che stiamo vivendo è positivo vedere come i giovani siano tornati a progettare il proprio futuro e a investire in formazione, anche attraverso i prestiti», spiega Aligi Scotti, Bu Director prestiti di Facile.it. «Per chiedere ed ottenere un finanziamento è fondamentale poter contare su un reddito stabile e sufficiente per rimborsare le rate; pertanto, l’aumento delle richieste proveniente dai ragazzi va letto positivamente anche in funzione di un miglioramento generale delle condizioni economiche.».

    In calo le richieste di prestito presentate dalle donne

    I prestiti per lo studio sono, storicamente, una tipologia di finanziamento particolarmente richiesta dalle donne; nei primi 8 mesi del 2021 il campione femminile rappresentava il 38% delle richieste, valore elevato se si considera che, guardando al totale prestiti, solo 1 domanda su 4 viene presentata da una donna.

    Va detto, però, che la percentuale risulta in calo rispetto al periodo pre-pandemia; nel 2019 a presentar domanda di prestito personale per la formazione era, nel 41% dei casi, una donna. Con grande probabilità la pandemia e la conseguente crisi economica ha avuto un ruolo nell’allontanare le donne da questa forma di finanziamento.