Negli ultimi anni, e con sempre maggior vigore, il mondo ha capito di dover virare verso un’energia pulita. Verso le rinnovabili. Purtroppo negli ultimi mesi però, la crisi energetica gravissima sta spingendo molti governi a considerare la concessione di sussidi verso le fonti fossili.
Un doppio errore nella crisi energetica
Siamo in pratica al doppio errore. Il primo è stato commesso in passato, quando non abbiamo avuto cura del pianeta finché non siamo arrivati al limite. Avessimo cominciato prima a farci un esame di coscienza, oggi le rinnovabili sarebbero già molto più avanti e non ci troveremmo in questa crisi energetica. Vale infatti la pena di ricordare che nel 2019 le fonti fossili rappresentavano ancora l’84% del totale energetico mondiale.
Il secondo errore lo stiamo per commettere adesso, è che per rimediare al primo errore rischiamo di tornare indietro e rallentare ulteriormente la marcia verso un’energia green.
Il covid e la paura di una nuova crisi economica
Nessuno nega che siamo alla prese con una crisi energetica per certi versi imprevedibile. Un ruolo sicuramente importante l’ha avuto il Covid, perché con la ripresa economica post-pandemica è cresciuta la domanda di energia.
L’impennata dell’eletticità, del petrolio, del gas e perfino del carbone ha spinto i prezzi ben oltre le loro medie mobili, allarmando giustamente governi e cittadini di mezzo mondo. In tutti i Paesi si è creato un comprensibile scompiglio.
C’è la paura fondata che a causa della crisi energetica, si possa provocare una strozzatura nella ripresa economica. Anche perché gli indicatori leading preannunciano che la crisi energetica proseguirà ancora per diversi mesi (ricordiamoci che c’è l’inverno di mezzo, che farà impennare la richiesta di gas).
Per questo quasi tutti i governi sono intervenuti, agendo soprattutto dal lato dell’offerta. L’Italia ha deciso ad esempio per l’azzeramento degli “oneri generali di sistema” (tra i quali ci sono anche gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate) e per una riduzione al 5% dell’Iva per le bollette gas.
Soluzioni improponibili e coerenti
Tra le soluzioni proposte c’è quella di una rivalutazione del nucleare. Che sotto il profilo della decarbonizzazione è assolutamente valido, ma poi apre la strada a tanti interrogativi che sono anzitutto di accettabilità sociale. Ma anche di natura economica, visto che il nucleare “attuale” comporta costi altissimi oltre che tempi di realizzazione molto lunghi.
La soluzione più coerente sarebbe spingere con forza le rinnovabili, tassando tutte le altre. Ma questo farebbe ricadere i maggiori costi sui cittadini, oppure sulle casse di Paesi che hanno visto crescere il debito con la pandemia.
Per questo la strada più semlice è quella di concedere sussidi alle fonti fossili. Perché sono più alla portata. Ma se davvero si dovesse arrivare a questo, sarebbe un segnale davvero pessimo mandato dai governi.