Autore: WalterW

  • Scegliere l’abito da cerimonia adatto: cosa devi sapere

    Hai appena ricevuto una partecipazione di nozze e realizzato che non hai nulla da indossare? Nessun problema! Ecco una serie di consigli utili per compiere la scelta giusta ed essere inappuntabile quando arriverà il giorno dell’evento.

    Sii nella tua zona di comfort

    Un matrimonio è sempre un’occasione speciale, ricca di commozione, divertimento, ilarità… e stanchezza. Il vestito che sceglierai dovrà essere portato per diverse ore, perciò è bene che tu lo scelga in modo da garantirti comodità e comfort. Ciò significa che deve trattarsi di una mise confortevole e che sia rappresentativa del tuo modo di essere e di vestire: un abbigliamento poco pratico renderebbe la ricorrenza una vera sofferenza, uno stile che non ti rappresenta può farti sentire a disagio e rovinare il tuo approccio all’evento. Meglio orientarsi su abiti che rispecchino il tuo stile di tutti i giorni, più eleganti, con i giusti tessuti e accessori, ma pur sempre in linea con la tua identità.

    Valuta la location

    Ovviamente, il tipo di abito deve tenere in considerazione il luogo e l’orario del ricevimento. Un matrimonio a pranzo in un casolare di campagna, ad esempio, non è il contesto ideale per vestiti da gala.

    Considera la tua fisicità

    Abiti da cerimonia Lecce, Milano o Roma realizzati nei migliori atelier possono comunque farti sfigurare se non hai considerato le tue peculiarità fisiche. Un tubino è meravigliosamente giusto per fisici slanciati ma penalizzante se hai i fianchi larghi o qualche chiletto di troppo; le scollature ampie mettono in risalto le spalle larghe, gonne ampie sono perfette per nascondere una linea non al top della forma slancia poco, dunque è preferibile usarle con tacchi alti (location permettendo). L’abito perfetto non può certo essere semplicemente quello più bello ma vanno considerati tutti i fattori. Poi, va detto, il principio di base che orienta tutto il resto è uno e molto semplice: seguire il buon gusto.

  • In cosa consiste il ‘mestiere’ dell’influencer?

    L’influencer marketing è una delle tendenze più forti del comparto e quella che si attende in maggior crescita per il 2017. La strategia si basa sulla forza di personaggi del web che possono contare su un vasto seguito e che sono investiti di autorevolezza in uno specifico settore di appartenenza. Competenza e affidabilità sono le molle che portano gli utenti a prendere in seria considerazione le attività degli influencer e ciò che fa sì che essi siano in grado di canalizzare le attenzioni e di condizionare le scelte d’acquisto dei propri seguaci. Ma, precisamente, in cosa consiste il ‘mestiere’ dell’influencer e quali attività di digital Pr sono messe in campo per raggiungere lo scopo prefissato?

    Influencer non si nasce

    Va chiarito che svolgere l’attività di influencer non è chiaramente alla portata di qualunque comunicatore del web. Acquisire lo status di influencer in un determinato settore di azione presuppone competenze fuori dalla media e capacità comunicative elevate. Insomma, influencer si diventa con il tempo, il duro lavoro e la qualità. Significa aver costruito una rete fitta e fidelizzata di contatti che, non solo ascoltano ciò che il personaggio ha da dire, ma gli tributano credibilità e considerazione, conquistati nel corso del tempo e attraverso una presenza forte nel cyberspazio, contraddistinta da valore e utilità.

    Proteggere la reputazione

    Una volta che l’influencer ha saputo costruire la propria immagine pubblica, deve saperla tutelare. Tradotto: una personalità del web che sceglie di guadagnare attraverso attività di influencer marketing deve essere in grado di scegliere con cura le proprie ‘battaglie’, al fine di preservare la forza del proprio personal brand. Su internet, ci vuole del tempo per costruire un’immagine affidabile e d’impatto ma pochissimo per distruggerla.

    Le attività sui social network

    Cassa di risonanza principale per un influencer è l’attività svolta sui social network: post, dirette streaming, articoli, tweet, foto sono il pane quotidiano di coloro che lavorano attraverso la propria immagine. Ogni influencer matura una propria identità e uno stile comunicativo che lo contraddistinguono e a cui gli utenti imparano ad affezionarsi, a comprendere e a condividere. La coerenza è un tassello importante delle attività di marketing basate sulla comunicazione degli influencer e deve essere protetta. Come detto, gli utenti non perdonano, non sono stupidi e non devono essere traditi.

  • Produzione mondiale di olio: Italia seconda, UE monopolista

    L’Unione Europea, da sola, produce oltre il 70% dell’olio di oliva mondiale e il 90% delle esportazioni mondiali sono soddisfatte da prodotti spagnoli, italiani, greci e portoghesi.

    L’olivicoltura mondiale

    Si stima che in tutto il mondo esistano circa 11 milioni e 100 mila ettari di campi adibiti alla coltivazione di ulivi, tipici delle zone temperate a clima mite, tipico in particolar modo dell’area mediterranea. L’Europa assorbe poco meno della metà della produzione mondiale, seguono le regioni del Nord Africa (31%, di cui 16% la Tunisia e 8% Marocco), del Medio Oriente (16,5% di cui 7,5% Turchia e e 6% Siria) e delle Americhe (3,5%).

    Esportazioni

    L’Italia è la seconda forza mondiale per ciò che riguarda le esportazioni, alle spalle della Spagna. Gli iberici sono leader assoluti e soddisfano, da soli, oltre il 60% della domanda globale; l’Italia, terza per produzione interna dietro a Spagna e Grecia, esporta il 23% dell’olio mondiale.

    Gli Stati Uniti sono il Paese che esporta le più alte quantità di olio d’oliva, assorbendo, da solo, circa il il 35% del mercato; a seguire, troviamo l’Unione Europea (19%), il Brasile (8%), il Giappone; quinti Cina e Australia, entrambi con una quota di mercato del 4%.

    La produzione interna Made in Italy

    L’Italia è eccellenza assoluta per ciò che riguarda la produzione di olio extravergine di oliva e conta 41 prodotti a marchio DOP riconosciuti dall’Unione Europea (leader mondiale, la Spagna ne conta 31 di cui 24 riconosciuti a livello comunitario). L’olio extravergine di oliva pugliese è quello più presente sul mercato e la regione, da sola, provvede alla commercializzazione del 36% dell’extravergine nazionale, seguita dalla Calabria (33%) e, più staccata, dalla Sicilia (9,5%). Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania e Sardegna provvedono, da sole, all’88% della produzione nazionale mentre appena il 2% dell’olio Made in Italy proviene da uliveti del nord Italia, concentrati specialmente in alcune zone temperate della Liguria e nei pressi del Lago di Garda.

  • Manutenzione del pneumatico dall’acquisto alla sostituzione

    Una corretta gestione dei pneumatici comincia con l’acquisto e termina con la loro sostituzione. Oggi, spesso, la possibilità di avvalersi di piattaforme per la vendita gomme online ha sdoganato una serie di compratori ingenui e che completano il proprio acquisto senza badare alle specifiche tecniche riportate sul libretto di istruzioni, oltre che sul battistrada della gomma (ovvero, in ordine per come sono riportati, larghezza, altezza e raggio del pneumatico). Una gestione attenta della gomma parte proprio dall’acquisto poiché solo quella conforme alle caratteristiche del veicolo può offrire buone prestazioni.

    Le attività di manutenzione da fare costantemente

    Il controllo della pressione dell’aria è un’operazione da svolgere consigliabilmente almeno una volta al mese e tutte le volte che ci si appresti a intraprendere un viaggio. Ogni mezzo ha un valore ottimale di pressione, riportato nel libretto d’uso e manutenzione. La pressione si esprime in Bar e ha un ruolo cruciale per la conservazione della gomma e per il suo rendimento: se troppo bassa, lo pneumatico si danneggerà soprattutto nel segmento più esterno; se troppo alta, causerà un consumo più celere della frazione centrale, a causa della forma più schiacciata imposta dall’aria in eccesso.

    Altra specifica da controllare periodicamente è la profondità del battistrada, che per le legge non può essere inferiore a 1,6 m, anche se buon senso suggerisce di provvedere alla sostituzione quando lo spessore raggiunge i 3 mm. La misura si effettua attraverso un profondimetro, in possesso di qualunque gommista.

    Ogni 10.000 km

    L’equilibratura delle gomme è il parametro che valuta il rotolamento delle gomme. battistrada usurati causano, tra le altre cose, una deviazione della traiettoria di percorrenza, rendendo il veicolo meno stabile. Per verificare che l’equilibratura sia in regola, basta staccare le mani dal volante e accertarsi che il veicolo proceda su una linea retta; se, devia, è il segnale che occorre rifare l’equilibratura.

    L’assetto geometrico misura la regolazione dell’angolo della gomma, ovvero l’allineamento delle 4 ruote. In seguito a urti laterali, le ruote possono uscire dall’asse e causare una deviazione della percorrenza. Meglio verificarlo periodicamente.

    Ogni 20.000 km

    Invertire la posizione delle ruote, evitando di incrociarle. Le anteriori e le posteriori devono essere invertire fra loro. In tal modo, si favorisce un consumo armonico del copertone, aumentando il ciclo di vita del proprio set.

    Ogni 100.000 km

    Sostituire gli pneumatici. Anche se le condizioni del battistrada sembrano ancora adeguate, è sempre meglio non forzare la mano, ricordando che lo pneumatico è un elemento fondamentale per dare stabilità al veicolo.

  • La pizzica salentina ieri e oggi: come cambia la cultura

    Nel vastissimo patrimonio storico e culturale del Salento, la musica popolare, la pizzica, riveste un ruolo cruciale nella definizione della cultura e dell’identità più antiche che danno ancora oggi sostanza al posto e a chi lo abita. Le narrazioni che interessano la pizzica pizzica attingono a uno studio secolare in cui definire una data di nascita, anche orientativa, resta complicatissimo.

    La pizzica trae origine e linfa dal retaggio contadino del Salento, che ha caratterizzato massimamente il territorio fino a pochi decenni fa. Una danza, un canto e una liturgia pagana alimentata da una visione del mondo ristretta, quella tipica delle società patriarcali che pongono Dio al centro di tutto, l’uomo al suo servizio e la donna gerarchicamente collocata alla fine, sottomessa e imprigionata in un codice morale cristallizzato.

    Le donne lavoravano nei campi, nelle piantagioni di tabacco trascorrevano ore ricurve, consumate dalla fatica e dalla repressione degli istinti, costrette a vivere di lavoro, stenti, fame e timor di dio. La pizzica nacque, tra narrazione e leggenda, da tutto ciò, dalla necessità di fornire alla donna una via di fuga da tutto ciò. Il morso della taranta durante la vita dei campi è l’adorcismo attraverso cui la donna poteva abbandonare il proprio ruolo sociale senza andare incontro alla riprovazione pubblica, poteva abbandonarsi ai danzi e ai canti, abbracciare una dimensione giocata sulla passione e sulla liberazione.

    Oggi, tutti i visitatori che affollano b&b, hotel e case vacanze nel Salento percepiscono per le strade, le piazze e le sagre di paese quei cantici che sembrano urla di gioia e di divertimento ma che invece celano e rivelano solo a tratti una storia di dolori. La pizzica oggi racconta il passato del Salento, la fame, la chiusura mentale di un sistema bloccato, le difficoltà a uscire da uno stato di minorità sociale. Ma la musica popolare salentina è anche specchio della società attuale e la sua estetizzazione è anche fotografia del nuovo Salento, quello che oggi vive di turismo più che di vita dei campi; quel Salento che è sinonimo di glamour, pur restando ancorato al proprio passato. La pizzica è il Salento.

  • Come ottimizzare un video per renderlo virale

    Da una parte, va sottolineato come il video marketing sia uno strumento efficacissimo per diffondere l’immagine di un brand o specifici prodotti, offerte, e promozioni; dall’altra, va sottolineato come il mondo del web abbia raggiunto un livello di concorrenzialità altissimo, in cui emergere diventa sempre più complicato. Una volta realizzato il proprio video aziendale, si passa alla fase della sua distribuzione, un’attività chiave nel determinare il successo (o la disfatta) della propria campagna. Ecco quali elementi ottimizzare per favorire la diffusione di un contenuto video.

    Titolo

    Ovviamente, il titolo è il primo fattore che attira l’attenzione del pubblico. Costruire un’intestazione efficace significa pensare sia all’utente e sia ai motori di ricerca: bisogna scegliere una keyword appropriata e inserirla in modo naturale all’interno del titolo ma, allo stesso tempo, badare all’aspetto comunicativo, elaborando una formula in grado di incuriosire l’utente.

    Immagine di copertina

    L’immagine di copertina – o thumbnail – è l’altro elemento che fa immediatamente popout. Scegliere l’immagine di anteprima migliore vuol dire selezionare un’immagine che spinga l’utente a soffermarsi. L’immagine deve essere coerente con il contenuto perché l’utente non deve essere preso in giro, almeno che non vogliate un commento negativo.

    Commenti

    I commenti, appunto. Le agenzie di produzione video Milano o Roma operano in modo da creare contenuti efficaci dal punto di vista commerciale e, allo stesso tempo, esteticamente validi. La condivisione si alimenta anche con i commenti, che mantengono la pagina aggiornata e favoriscono un’interazione profonda tra pubblico e brand. Disattivare la sezione commenti significa spezzare quel canale e perdere l’occasione di ricevere feedback diretti, risorsa eccellente per migliorare continuamente il proprio lavoro.

    Digital Pr

    Le attività di digital Pr svolgono un ruolo fondamentale per la diffusione del video. A seconda della tipologia di contenuto, degli argomenti trattati e delle risorse economiche disponibili, vanno coinvolti gli influencer adatti a dare risonanza al contenuto. Blogger, forum, personalità dell’universo social, testate di settore devono essere raggiunti e invitati ad esprimere un’opinione o a dare visibilità al video sui propri spazi sociali. Individuare i canali di distribuzione più adatti significa aver fatto centro.

  • Stampante laser: vantaggi e svantaggi

    Il settore della stampa si basa sull’utilizzo di due diverse tecnologie: la stampa a getto d’inchiostro per le inkjet e quella a laser per le LED. Le stampanti laser, in particolare, sono considerate l’avanguardia del comparto e presentano caratteristiche tali che la distinguono dall’altro sistema di stampa e che presenta specifici vantaggi e svantaggi.

    Efficienza: rapidità e precisione

    Le stampanti laser sono particolarmente indicate per un uso continuativo. Esse, infatti, necessitano di entrare a pieno regime per poter fornire prestazioni ottimali e, per tale ragione, sono consigliate soprattutto per uffici, sportelli e, in generale, ovunque venga fatto ampio ricorso ai materiali di stampa. Le prestazioni diventano ottimali dopo pochi minuti di utilizzo e mantengono alti standard performativi fino a fine processo di stampa.

    Di contro, la tecnologia LED non si distingue per la versatilità e non si adatta al meglio a tutti i formati di carta né alla realizzazione di stampe a colori di immagini e foto, al contrario della tecnologia inkjet che ha nella capacità di adattamento la sua migliore peculiarità.

    Prezzo: la nota dolente

    Vero tallone d’achille delle stampanti laser sta nel prezzo di mercato: esse hanno un costo significativamente più alto delle alternative a getto d’inchiostro, cui va aggiunto il costo di acquisto dei toner per stampanti, molto più cari delle cartucce implementate nei dispositivi inkjet. In compenso, la durata di un toner è molto più considerevole di quella della cartuccia applicata sulle getto d’inchiostro.

    Multifunzione

    Altro elemento in cui le inkjet si fanno preferire è quello del servizio multifunzione: nel caso delle getto d’inchiostro, la funzione di scanner è quasi sempre già integrata mentre con le laser tale servizio aggiuntivo implica la necessità di aumentare la spesa prevista, dato che lo scanner non è implementato di default.

    In conclusione

    Le stampanti laser generano un efficientamento dei processi di stampa nel caso di impieghi continuativi e su una vasta mole di documenti, soprattutto documenti e contenuti testuali in bianco e nero e si configurano come pressoché l’unica vera alternativa per gli uffici; d’altra parte, il LED non è la soluzione ottimale in casa o, in generale, per usi sporadici o poco frequenti poiché il maggior esborso economico affrontato non è ripagato da un utilizzo adatto alle caratteristiche del device.

  • Ostuni: una città diversa e tutta da scoprire

    Ostuni è meta di riferimento del turismo di Puglia, un borgo di medie dimensioni ricco di attrattive e di suggestioni. La città sorge alle pendici della Valle d’Itria, in una striscia posta a metà strada tra il contesto salentino e quello della Murgia, sopraelevata di 200 metri sul livello del mare, che scruta dall’alto del suo centro incantevole. In estate, hotel, residence e b&b Ostuni si riempiono e mantengono un flusso costante di visitatori anche nel corso dei mesi freddi, merito di un territorio eccezionale e unico nel suo genere.

    La città bianca

    Ostuni è conosciuta come la Città Bianca per via del suo centro storico incredibile, caratterizzato da costruzioni completamente rivestite di bianco. Un tempo, l’intero centro storico era contraddistinto dalla colorazione lattea dei suoi prospetti mentre oggi sono numerosi gli edifici che presentano colorazioni più varie; ciò nonostante, il cuore della città continua a suggerire l’effetto unico di una coltre di bianchi agglomerati di calce, che riflettono da lontano la luce del sole e donano alle vie strette sottostanti un incantevole gioco di luci e di rifrangenze.

    Nei dintorni della città sono presenti da sempre significativi giacimenti di calce, che la popolazione utilizzò fin dall’antichità per conferire maggior luminosità alla città e, allo stesso tempo, per sfruttare l’azione antisettica svolta dal particolare rivestimento.

    Arte millenaria

    Ostuni riflette sul proprio profilo urbanistico le dominazioni che, nel corso della storia, si sono avvicendate al comando della città. Dapprima furono i romani, quindi i bizantini cui seguirono le dominazioni Normanna e Sveva. Il Medioevo fu segnato dalle tracce Angioine e Aragonesi, per poi passare in mano agli Sforza prima e agli Asburgo poi, finendo l’epopea di domini con il presidio dei Borbone.

    Ogni invasione, ogni passaggio, ogni fotogramma del passato si è impresso nel tessuto storico e architettonico della città, nelle opere religiose a tratti barocche, a tratti gotiche, bizantine o romaniche; si è impressa nei palazzi, nell’architettura civile e in quella militare del castello, delle mura, delle porte cittadine. Poco fuori la città si apre il Parco archeologico e naturalistico di Santa Maria d‘Agnano, testimonianza vivida e affascinante delle origini più ancestrali della città, millenaria, risalente ai primi presidi preistorici e al passaggio delle prime popolazioni messapiche.

  • Come ottimizzare le immagini per la SEO

    Uno studio fotografico, una location per eventi, una bottega artigianale e tante altre tipologie di attività possono trarre grande giovamento anche da una strategia di ottimizzazione SEO dedicata specificatamente alle immagini. Ogni agenzia SEO Milano, Roma, ecc. che muova nel settore con consapevolezza conosce benissimo l’importanza di adattare un piano d’azione specifico a seconda del business dei propri clienti. nei casi citati all’inizio, una strategia di posizionamento su google immagini può rivelarsi un’idea azzeccatissima per far crescere il traffico e fare branding. Ma come si fa a ottimizzare un’immagine per i motori di ricerca?

    Nome del file

    Prima di tutto, occorre selezionare la keyword principale per cui ottimizzare la propria immagine. L’approccio è simile a quello adottato per un’analisi SEO più tradizionale, ma è bene adattare ogni valutazione al contesto specifico, consci del fatto che una ricerca per immagini segue una logica un po’ differente.

    Scelta la parola chiave, va inserita all’interno del titolo del file prima che esso venga caricato in rete. Si consiglia di non limitarsi a inserire la parola chiave ma di arricchire l’intestazione in modo da renderla più appetibile agli occhi degli utenti.

    Il Tag Alt

    Il “Tag Alt” è semplicemente la descrizione dell’immagine. Esso svolge un ruolo cruciale nell’indicizzazione su Google immagini e dà valore anche alla pagina web che ospita l’immagine; inoltre, in caso di mancato caricamento del file, l’Alt è l’unico elemento che viene visualizzato dall’utente.

    L’ottimizzazione del Tag Alt dipende anche dal tipo di piattaforma che accoglie il file. In generale, è bene che sia sempre presente la parola chiave, accompagnata da una brevissima descrizione. Se l’immagine fa riferimento a un prodotto di una piattaforma e-commerce, è opportuno aggiungere nella stringa di testo anche il nome del prodotto, la marca e magari anche il nome della vostra azienda.

    Dimensioni dell’immagine

    Più l’immagine è leggera, maggiori saranno le possibilità che essa si posizioni in alto nella SERP di ricerca. La soluzione migliore sta nel trovare il compromesso perfetto tra la risoluzione e la grandezza, in modo che il file conservi una buona qualità grafica senza però appesantire il caricamento dell’immagine.

  • Cosa visitare a Lecce, la Firenze del Sud Italia

    In estate, ogni b&b, hotel e residence Salento è preso d’assalto da visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e oltre i confini nazionali. Con l’approssimarsi dell’autunno, però, le strade si svuotano, il traffico cittadino si riappropria dei ritmi blandi tipici del Sud Italia, le città riacquistano connotazioni più naturali.

    Lecce, capoluogo di provincia e centro di riferimento della penisola salentina, conserva le proprie prerogative turistiche e si dimostra come la località maggiormente in grado di dare seguito, anche lontano dall’estate, al proprio settaggio. Resta meta di visite e centro in grado di accogliere, con soddisfazione, target molteplici, attratti dalle suggestioni artistiche, culturali e gastronomiche.

    Lecce deve gran parte del proprio appeal ai monumenti barocchi che caratterizzano il centro storico. La pietra leccese, prodotto d’eccellenza della zona, è una roccia carsica di facile lavorazione, che favorì la realizzazione di opere eccellenti e che oggi sono parte integrante del tessuto urbano della città.

    Basilica di Santa Croce e Palazzo dei Celestini

    La Basilica di Santa Croce è il monumento di riferimento. Edificata a partire dal 1549 e portata a termine soltanto nel 1695, la chiesa è una delle massime espressioni del barocco italiano.

    Attiguo alla basilica minore di Lecce e costruito in contemporanea ad essa vi è Palazzo dei Celestini, oggi sede della Provincia e della Prefettura di Lecce. I due monumenti costituiscono un unico complesso, nel cuore del viale di passaggio che collega Porta Napoli alla centralissima Piazza Sant’Oronzo, distante appena 100 metri.

    Anfiteatro Romano

    L’Anfiteatro Romano di Lecce sorge frontalmente a Piazza Sant’Oronzo, sormontato dalla colonna bronzea del patrono della città. Il complesso fu realizzato tra il I e il II secolo d. C. ma venne portato alla luce dai lavori di scavo dell’archeologo Cosimo De Giorgi soltanto nel corso della prima metà del XX secolo. Oggi l’Anfiteatro è uno dei monumenti più significativi dell’intera provincia.

    Duomo di Lecce

    Altra opera simbolica e parte integrante dell’identità locale è costituita dal Duomo di Lecce, che sorge nell’omonimo piazzale. Il Duomo fu portato a termine nel 1989, appena 6 anni prima della Basilica di Santa Croce. Lo skyline della zona è impreziosito anche dal campanile, che con i suoi 72 metri è il più alto della provincia, e dal convento, attiguo alla chiesa.

    Piazza del Duomo si colloca dalla parte opposta alla Basilica di Santa Croce, su una linea immaginaria che taglia trasversalmente il centro della città e che pone Piazza Sant’Oronzo al centro della retta.

  • Come scegliere il motore per bici elettrica più adatto

    Acquistando un kit per bici elettrica, è possibile convertire un vecchio mezzo a trazione meccanico in un moderno ed efficiente pedelec. In sede di selezione del kit di elettrificazione, la questione principale riguarda la scelta del motore. In particolare, le opzioni a disposizione dei consumatori sono 3: il motore montato centralmente, l’hub posteriore e quello anteriore.

    Motore centralizzato

    Il motore montato centralmente, direttamente sul telaio, rappresenta la soluzione ideale per gli appassionati di trekking e mountain bike. L’installazione centrale, infatti, garantisce la miglior presa del dispositivo, che, in tal modo, dimostra una maggiore resistenza alle sollecitazioni di vibrazioni, urti e scossoni, frequenti per chi è solito praticare sport come l’escursionismo o attività agonistiche. Inoltre, la montatura centrale non fa leva sulla ruota, dettaglio non di poco conto poiché, in caso di forature o di rotture, non è necessario rimuovere il kit prima di procedere con la sostituzione della ruota. Il principale punto critico dell’hub centrale è rappresentato dal prezzo, poiché si tratta della soluzione più costosa.

    Motore anteriore

    Il motore montato sulla ruota anteriore è la soluzione posta agli antipodi rispetto all’hub centrale, sia perché rappresenta l’alternativa più economica e sia per la sua applicazione pratica. Il motore in posizione anteriore, infatti, è indicato per chi è solito utilizzare la bici elettrica su circuiti urbani, attraverso percorsi lineari e non particolarmente impegnativi. L’hub anteriore, infatti, è leggero, maneggevole e non appesantisce il telaio, ma si rivela poco resistente alle sollecitazioni dell’asfalto. Altra criticità è rappresentata dalla necessità di rimozione del kit in caso di rotture e foratura, poiché legato direttamente alla ruota davanti.

    Motore posteriore

    Il motore installato in posizione posteriore è la soluzione ibrida sotto tutti i punti di vista: ha un costo medio inferiore dell’hub centrale ma superiore di quello anteriore; è più resistente dell’alternativa installata davanti ma non raggiunge le performance del centralizzato e, come la versione sul davanti, si lega direttamente alla ruota, con tutte le complicanze pratiche che ne derivano. Esso, per tutte le ragioni appena elencate, rappresenta la miglior soluzione in caso di utilizzo misto del mezzo elettrico.

  • Regalare fiori a un uomo: perché no? Ma a queste condizioni!

    Donare fiori per compleanno, laurea o per una celebrazione speciale. Sì, non c’è niente di più normale. Il discorso cambia se destinatario dell’omaggio floreale non è un esponente del gentil sesso bensì un uomo. In realtà, una donna che porge un fiore al proprio uomo suggerisce un’immagine molto forte, seducente e fuori dagli schemi, dando l’idea di una persona emancipata, intraprendente e capace di vivere la propria relazione in maniera libera, svincolata da schemi e cristallizzazioni sociali di sorta. E allora, perché no?

    Quando regalargli dei fiori

    A differenza di come accade per le donne, un fiore per uomo si presta bene solo in determinate (e rare) occasioni, da porgere preferibilmente in forma privata e senza esagerare nel numero. Per decidere di omaggiare il proprio uomo con un fiore è il caso di attendere un evento significativo, un compleanno da cifra tonda, una promozione, un successo lavorativo o anche la guarigione in seguito a una brutta malattia. Meglio non eccedere neanche con il numero, fino a tre va anche bene, oltre tale cifra inizia a risultare eccessivo; in generale, però, è sufficiente regalare un singolo fiore, come simbolo del legame.

    Quali fiori scegliere

    Per un uomo, è il caso di optare per fiori dalle forme decise e dalle colorazioni scure e forti. Assolutamente da evitare i colori pastello e le tipologie più aggraziate, come i fiori di bosco, le margherite, il glicine. I colori più indicati sono quelli che abbracciano la scala cromatica del blu e le passionali cromie del rosso. Le rose, blu o arancioni, sono fiori perfetti per trasmettere l’idea di donna forte, cacciatrice, intenta a un atto di irresistibile seduzione.

    Tulipani, papaveri e giacinti sono altre tipologie adatte, a stelo lungo e dalle forme intense e marcate, colori accesi e una struttura morfologica che suggerisce l’idea di saldezza e vigore fisico. Il garofano e la bocca di leone, invece, sono perfetti doni per la Festa del Papà e che trasmettono il dolcissimo concetto di riconoscenza, quella che un figlio è disposto a tributare al proprio padre, almeno nel giorno della sua ricorrenza speciale.

  • Ottimizzazione SEO dei contenuti di un sito web

    In ambito posizionamento di un sito web sui motori di ricerca, la scrittura dei contenuti interni riveste un ruolo di primo piano. L’ottimizzazione di una pagina web, in realtà, non riguarda semplicemente la scrittura di contenuti SEO friendly ma interessa un set di attività specifiche. Di solito, rivolgersi a un’esperta agenzia SEO Milano permette di sviluppare un lavoro più organico e inserito in una visione d’insieme più ampia, ma qualche piccolo accorgimento può essere sviluppato anche in totale autonomia.

    Individuazione delle keyword

    Per prima cosa, occorre individuare un set di keyword per cui ottimizzare il sito web. Ogni pagina deve essere ottimizzata per una e una sola parola chiave specifica. Una keyword principale per ogni pagina. la scelta delle keyword deve essere effettuata tenendo conto inerenza, competitività ed efficacia.

    Ottimizzazione dei meta-tag

    Per ogni pagina occorre ottimizzare i meta-tag Title e Description ovvero, rispettivamente, titolo e sottotitolo che appaiono sulle pagine di ricerca di Google quando l’utente esegue una ricerca. Il Title deve contenere la keyword principale quanto più possibile spostata a sinistra; il title non deve superare le 60 battute spazi inclusi, altrimenti viene reciso quando appare in SERP (l’elenco dei risultati) su Google. La description deve essere quanto più esplicativa e intrigante possibile e non deve superare le 160 battute, sempre includendo gli spazi.

    Contenuti

    I contenuti interni ideali ai fini dell’ottimizzazione SEO devono essere lunghi non meno di 300-350 parole. Google apprezza l’ordine e la schematicità e per tale ragione è consigliabile utilizzare periodi brevi, costruiti in modo lineare e suddividere il testo per paragrafi, intervallati da titoletti specifici (H1, H2, H3, ecc.).

    La keyword principale per cui deve essere ottimizzata la pagina deve essere presente all’inizio del testo, in almeno un sottotitolo e un altro paio di volte all’interno del testo, facendo attenzione ad evitare la keyword stuffing (la densità della parola chiave non dovrebbe superare il 4%, ci sono siti appositi che calcolano la keyword density gratuitamente). Inutile ricordare (si spera) che i contenuti devono essere totalmente inediti: Google punisce severamente chi duplica i contenuti altrui; inoltre, si tratta di una pratica che viola le leggi sul copyright e, in quanto tale, è perseguibile a norma di legge.

    Nel contenuto vanno poi inseriti, in maniera più naturale possibile, anche sinonimi e parole chiave correlate (per la cui individuazione si possono usare il Keyword Planner di AdWords, Google correlate o siti come ubersuggest). Ove possibile e senza forzare la mano, si consiglia di inserire la parola chiave principale anche nell’URL della pagina.

  • Formazione e provider ECM: di cosa si tratta

    L’educazione continua in medicina (ECM) fa riferimento a un programma di attività di formazione e aggiornamento rivolti a tutto il personale del settore medico-sanitario. I professionisti della salute (medici, infermieri, psicologi, veterinari, ecc.) sono tenuti, per legge, a maturare un certo numero di crediti formativi che certificano l’acquisizione di nuove competenze di tipo tecnico, teorico o attitudinale.

    Chi organizza i corsi

    Corsi di formazione, eventi e seminari medici sono organizzati e sostenuti da provider ECM accreditati dall’Agenas a esercitare l’attività e al rilascio dei crediti formativi. L’Agenas è un ente pubblico non economico che dipende direttamente dal Ministero della Salute e che funge da organo di raccordo tra lo stesso ministero e i dipartimenti regionali. L’Agenas si occupa della supervisione, il monitoraggio e la verifica del livello di competenze tecniche e teoriche di istituti, aziende sanitarie e singoli professionisti.

    La distribuzione dei crediti

    In relazione al triennio 2014-16 (così come per il triennio 2017-19), l’accordo tra Ministero della Salute e regioni ha generato un programma che prevede l’obbligo da parte dei professionisti di raggiungere 150 crediti complessivi, secondo una distribuzione tale per cui, ogni singolo anno, il professionista può maturare un minimo di 25 crediti (almeno il 50% di quelli totali annui, ovvero 50) e un massimo di 75 (il 150%). L’obbligo interessa ogni tipologia di figura professionale del settore healthcare ed ha valenza sia per i tecnici assunti e sia per i liberi professionisti.

    Come scegliere i corsi

    Ogni professionista ha facoltà di selezionare in totale autonomia i corsi che reputa più appropriati alle proprie esigenze professionali e attitudini. Sul sito istituzionale dell’Agenas sono elencati tutti gli eventi formativi organizzati a livello nazionale, selezionabili per regione di appartenenza e per specifiche aree tematiche. Ogni attività è corredata dall’indicazione relativa ai costi di partecipazione (che può essere anche pari a zero) e il numero di crediti formativi assegnati per la singola iniziativa.

  • Il significato dell’anello in relazione alle dita delle mani

    L’anello è forse il gioiello più evocativo e ricco di significati nella storia dell’umanità. Utilizzato fin dalla preistoria e in quasi tutte le culture conosciute, esso ancora oggi è un’icona in grado di rappresentare significati e messaggi che sono entrati nell’immaginario comune. Adornati con pietre e ciondoli come nel caso dei prodotti Trollbeads, esso si arricchisce di ulteriori evocazioni che si legano all’idea di potere. Inoltre, gli anelli cambiano significato in base al dito che gli indossa.

    Anello al pollice

    Il pollice è il dito più robusto e l’unico posto in posizione frontale (e non allineato) rispetto a tutti gli altri. Secondo la simbologia corrente, indossare un prezioso al pollice equivale a rimarcare un ruolo di potere e di controllo, simbolo di comando.

    Anello al dito indice

    L’indice è da sempre il dito che traccia la direzione da seguire, emblema di raziocinio e organizzazione. Un anello indossato al dito indice esprime ambizione e caparbietà nel perseguimento dei propri obiettivi.

    Anello al dito anulare

    L’anulare, si sa, è il dito su cui si indossa la fede, espressione di amore e fedeltà. Indossare un anello all’anulare equivale a dare maggior risalto al proprio aspetto più romantico e indica che siete personalità alla ricerca di armonia e serenità con la propria famiglia. L’etimologia del nome rievoca immediatamente la sua funzione, antica, di accogliere l’anello simbolo di amore e su cui si erge l’intero sistema famigliare che costituisce da sempre le società occidentali e non solo. Indossare solo la fede equivale a voler scandire con forza la propria devozione al matrimonio e all’istituzione famigliare.

    Anello al dito medio

    Il medio è il dito centrale, quello che visivamente suggerisce l’idea di equilibrio tra le parti. L’anello al dito medio è proprio di chi vive alla ricerca di armonia, responsabilità e buon senso.

    Anello al dito mignolo

    Il mignolo, infine, è il dito più piccolo e quello meno funzionale tra i cinque. L’anello al dito mignolo denota uno spirito vanesio, narcisista ma anche creativo e pieno di iniziativa.

  • La storia e le origini della cassata siciliana

    La cassata siciliana è, insieme al cannolo, il simbolo più riuscito e affermato dell’eccellenza pasticcera siciliana. Essa rappresenta un pezzo di storia per la regione che ne ha dato origine: esiste fin dal IX secolo d. C. e rappresenta una traccia forte e tangibile dell’influenza che il mondo arabo ha esercitato sulla Sicilia nel corso dei secoli. Oggi essa è prodotta in tutto il mondo, apprezzata a ogni latitudine e venduta persino tramite il web, dove risulta essere una delle torte a domicilio più ‘cliccata’ dai fruitori dei servizi di e-commerce dolciario. Ma come nasce il delizioso dolce? Ecco la storia della cassata siciliana.

    I nuovi ingredienti del mondo arabo

    Nel corso del IX secolo, la Sicilia iniziò a essere interessata da fortissime influenze dall’universo arabo: gli ottomani raggiungevano in massa le coste siciliane nel tentativo di minacciare l’Impero Romano e, durante le incursioni, divennero parte integrante del tessuto socio-culturale siciliano. A Palermo iniziarono a giungere prodotti mai visti prima su suolo italiano, come la canna da zucchero, la mandorla, i limoni e il cedro.

    La cassata nacque tra il IX e l’XI secolo dall’incontro fra l tradizione e le eccellenze siciliane e i nuovi ingredienti giunti dall’oriente. La forte vocazione pastorizia della città si legò ben presto alle usanze arabe; in particolare la ricotta di pecora, che in Sicilia si produce fin dalla preistoria, venne combinata con i sapori speziati di mandorle, canna da zucchero, dando vita alle prime rudimentali cassate.

    Perfezionamenti nel corso della storia

    Nei secoli a seguire, la cassata siciliana conquistò definitivamente le abitudini dei pasticceri siciliani, che lavorarono alacremente per perfezionare la ricetta. Intorno all’anno 1000, sotto la dominazione Normanna, venne introdotta anche la pasta reale – o pasta di mandorla – che sostituì la pasta frolla nell’impasto della cassata.

    Durante la dominazione spagnola venne introdotto il cacao mentre occorrerà attendere il XVIII secolo per l’aggiunta dei canditi, che ultimarono la ricetta dando vita a una portata molto simile a quella che conosciamo e apprezziamo oggi.

  • Cartucce per stampanti: meglio rigenerate o compatibili?

    Le stampanti inkjet, o a getto d’inchiostro, utilizzano le cartucce per custodire il liquido utilizzato per la stampa. Di base, le stampanti che permettono la realizzazione di copie a colori, possiedono 4 cartucce, rispettivamente per i colori nero, giallo, ciano e magenta, ovvero i colori primari da cui derivano tutti gli altri. Quando una delle 4 si esaurisce, è necessario provvedere alla sua sostituzione; il costo delle cartucce originali, però, è significativo e in alcuni casi richiede un esborso persino superiore a quello affrontato per l’acquisto del dispositivo.Per fortuna, però, il mercato del settore fornisce due alternative a minor prezzo: le cartucce compatibili e quelle rigenerate. Ma quali sono migliori?

    Cosa cambia?

    Le cartucce compatibili sono prodotti realizzati da zero; si tratta di serbatoi per stampanti progettati per integrarsi con diversi modelli e marchi del settore (Epson, Hp, Canon, Samsung, ecc.). Le compatibili funzionano pressoché allo stesso livello delle originali e non apportano alcun rischio per la stampante. Le rigenerate, invece, non sono prodotti originali ma sono ottenute dal recupero di vecchie cartucce esaurite. Esse vengono riempite nuovamente e, dopo aver sostituito le componenti monouso, rimesse sul mercato.

    Come scegliere?

    Le cartucce compatibili e quelle rigenerate garantiscono un risparmio simile e prestazioni di buon livello. In entrambi i casi, i rischi cui si va incontro sono fondamentalmente due: che la stampante non riconosca la presenza dell’oggetto e che la qualità della stampa possa risultare peggiorata. Nel primo caso, può succedere che, nonostante il mancato riconoscimento, la stampante realizzi regolarmente la stampa; in caso contrario diventa necessario sostituire la cartuccia.

    Le compatibili offrono il vantaggio di essere prodotti nuovi, messi sul mercato dopo un regolare controllo di qualità e spesso sono articoli che provengono da grosse aziende del settore. Le rigenerate sono una soluzione che rispetta l’ambiente e permette di allungare il ciclo di vita di materiali difficilmente smaltibili.

  • Cassette di sicurezza: perché sceglierle?

    Le cassette di sicurezza rappresentano un’ottima soluzione per tutelare e proteggere oggetti di valore, gioielli, ori e documenti da eventuali furti e rapine. Grazie a questi contenitori a doppia chiusura ermetica, ogni bene può essere custodito in totale sicurezza, all’interno di caveau blindati e tutelati anche da un’assicurazione sul furto.

    Molti risparmiatori italiani hanno orientato le proprie scelte verso i servizi proposti dalle agenzie svizzere le quali, a fronte di un canone annuo più cospicuo rispetto a quello degli istituti nostrani, assicurano maggiore discrezione e riservatezza.

    Per molti, le cassette sicurezza Lugano sono divenuti un vero e proprio punto di riferimento dove deporre ogni sorta di oggetto che si reputa di valore. Dietro il pagamento di un canone, sarà possibile ottenere una cassetta di sicurezza cui sarà possibile accedere solo presentandosi fisicamente in sede.

    Erroneamente a quanti molti pensano, ottenerla non è poi così difficile. Basterà recarsi in sede e sottoscrivere un semplice contratto di locazione. Immediatamente si potrà accedere al caveau e introdurre all’interno della cassetta tutti i propri oggetti di valore.

    Ecco perché sceglierle:

    • Massima sicurezza e affidabilità grazie al sistema di sorveglianza e di allarme sempre attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7;
    • Massima comodità;
    • Ottimo il prezzo;
    • Possibilità di stipulare un contratto a lungo o a breve termine a seconda della propria necessità;
    • Possibilità di delegare anche terze persone per eseguire tutte le operazioni possibili all’interno del caveau;
    • Nessun obbligo di apertura di un conto corrente;
    • Caveau super blindato;
    • Privacy e assoluta discrezione.

    Come si può constatare, i motivi per scegliere una cassetta di sicurezza sono veramente tanti e cresce il numero di persone che optano per tale soluzione per custodire i propri preziosi. Il servizio, però, non è pensato come un’alternativa al conto corrente: le cassette di custodia, infatti, sono vincolate dall’impossibilità di accedere immediatamente al contenuto e, al contrario dei conti deposito, non assicurano alcun interesse e, per tali ragioni, è sconsigliabile depositare denaro liquido.

  • Team building in azienda: qualche consiglio

    L’attenzione dedicata alla costruzione di uno spirito di squadra all’interno delle aziende è aumentata sensibilmente nel corso degli ultimi anni. I management riservano oggi uno spazio sempre maggiore alle attività di team building, intuendo come un ambiente di lavoro in armonia sia anche più efficiente e più produttivo. Ecco alcune attività da praticare con i dipendenti.

    Tiro alla fune

    Forse vi sembrerà un’iniziativa dimostrativa più che davvero utile ma, in realtà, non è così. Le attività di gruppo come il Tiro alla Fune (sappiamo tutti cos’è, no?) che richiedono l’utilizzo della forza sono un collante sociale potentissimo: ogni squadra sa che si vince e si perde insieme, impara a considerare la forza dei propri compagni come se fosse propria, e la sensazione non si esaurisce con il concludersi della competizione.

    Realizzazione di un video aziendale

    Realizzare tutti insieme un video aziendale in cui si chiede a ogni dipendente di partecipare nel modo in cui ritenga più opportuno: qualcuno farà da attore, qualcun altro porterà la sua chitarra, chi penserà alle scenografie con i suoi splendidi disegni, chi alle riprese: alla fine, ognuno avrà contribuito nel modo che più gli aggrada e avrà messo a disposizione estro e passioni per un’attività di lavoro. E senza che se ne sia accorto, ha potuto praticare la sua arte nel suo ufficio, un bel modo di imparare a stare a proprio agio in azienda.

    Cene aziendali

    Con karaoke di sottofondo o tra fiumi di alcol che scorrono, le cene aziendali Milano sono diventate una ricorrenza sempre meno scontata e un invito implicito a lasciarsi un po’ andare. L’eccesso formale stona, meglio fare in modo che ognuno si diverta e che passi piacevoli ore assieme a colleghi che, finalmente, si riesce a conoscere un po’ meglio. In vino veritas?

    Mercatino di beneficenza

    Organizzare o prendere parte a un mercatino di beneficenza e chiedere ai dipendenti di prestare le proprie ore d’ufficio alla causa come commessi improvvisati: davvero un bel modo per spezzare la routine e trascorrere del tempo tutti insieme, facendo del bene agli altri e in compagnia dei colleghi.

  • L’importanza di un ufficio stampa oggi

    Le agenzie di ufficio stampa rappresentano per un’azienda il filtro tra l’impresa e il modo in cui essa viene percepita all’esterno. La gestione della comunicazione aziendale è fondamentale nella definizione della brand image agli occhi dei mass media, dei partner e, soprattutto, del pubblico in generale.

    A cosa serve un ufficio stampa

    Più nel dettaglio, un’agenzia di ufficio stampa Milano si occupa di realizzare, gestire e diffondere ogni tipo di comunicazione meritevole di essere raccontata. Prodotti, servizi, comunicazioni di servizio, organizzazione di eventi, ecc. richiedono un’ampia pubblicizzazione per raggiungere i propri target di riferimento, attività che non può (o non dovrebbe) essere gestita in modo autonomo ma affidata ad esperti del settore.

    I mezzi di un ufficio stampa

    Ogni tipo di comunicazione va gestita in maniera differente, adattando il contenuto ai media e ai mezzi di diffusione più adatti.

    Il comunicato stampa è una delle risorse più tradizionali ed efficace, e che oggi, grazie alle nuove potenzialità del web, assume una rilevanza ancora maggiore. Un comunicato deve essere redatto in modo appropriato e poi diffuso nel modo più capillare possibile, attraverso attività di recall per sollecitare i media a riprendere la propria comunicazione.

    La conferenza stampa è un mezzo più complesso e da utilizzare solo in situazioni specifiche. Organizzare una conferenza per presentare qualcosa di scarso interesse generale può rivelarsi un boomerang, buono solo per sfiduciare i giornalisti nei confronti della propria azienda.

    L’evento aziendale rappresenta un momento di forte aggregazione, utilissimo per rafforzare i rapporti fra società e pubblico. L’evento è il mezzo più adatto per entrare in contatto diretto con tutto ciò che è al di fuori delle mura dell’ufficio, proiettando all’eterno in modo ludico e leggero il credo aziendale, creando affezione e interesse.

    I social network sono diventati parte integrante di una comunicazione d’ufficio ben strutturata. A seconda del tipo di business, del target e dell’identità aziendale, l’ufficio stampa gestisce gli account ufficiali per le informazioni di maggior rilevanza. Oggi, i compiti dell’ufficio stampa finiscono con il sovrapporsi con quelli delle agenzie di web marketing o di social media marketing e, per tale ragione, è fondamentale strutturare in modo chiaro e inequivocabili competenze e responsabilità.

  • I fiori da NON regalare MAI a una donna

    I fiori parlano ma ciò che viene espresso siamo noi a deciderlo. Conoscere il significato dei fiori permette di compiere scelte assennate quando si decide di inviare fiori a domicilio o consegnarli di persona. Che sia una donna su cui volete fare colpo, la vostra ragazza o un’amica, ci sono omaggi floreali che vanno assolutamente evitati.

    Per un corteggiamento

    State facendo il filo a una ragazza e pensate che un mazzo di fiori sia un regalo più che idoneo allo scopo. Certamente è cosi, a patto che scegliate quelli giusti! Una margherita, ad esempio? Decisamente no! Certo, è un fiore elegante, sobrio e semplice ma il suo significato è piuttosto inequivocabile: amicizia. E poi evitate il narciso, che esprime amore non corrisposto (non vorrete auto-gufarvi?) e poi le rose, i garofani o i tulipani rossi, o penserà che vogliate dichiarare il vostro amore!

    Per la propria fidanzata

    Ok, corteggiare con un fiore non è certo semplice. Ma omaggiare la propria donna sarà certamente più semplice, l’avete già conquistata! Giusto? Mmh. Anche qui, meglio stare attenti al fiore che scegliete: le rose gialle comunicano gelosia e tradimento, la lavanda esprime mancanza di fiducia, il dente di leone civetteria. Occhio!

    Per… nessuna

    Poi ci sono fiori da non regalare mai. Uno, in particolare, è simbolo fra i più nefasti: la rosa nera, simbolo di abbandono ed espressione di una relazione che non continuerà più. Un fiore per dire addio. Senza dimenticare il crisantemo: un fiore che è anche bello a vedersi ma che, come sappiamo, qui in Italia serve esclusivamente per sottolineare il dolore di un lutto. Ma se proprio ci tenete, potete porgerlo a una donna del Giappone, dove è persino il fiore nazionale e il Giorno dei Crisantemi, celebrato il nono giorno del nono mese dell’anno, è una delle ricorrenze più importanti dell’anno. Ma questa è un’altra storia.