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Come leggere la psiche usando i tarocchi

DiLaura Valli

Apr 1, 2022 #psicologia

Se l’interesse di Carl Gustav Jung per l’I Ching è ben noto, data l’introduzione che il medico svizzero scrisse nel 1924 al libro curato dall’amico Richard Wilhelm, il suo interesse per i Tarocchi lo è in misura molto minore.

Carl Gustav Jung si soffermò, al contrario, sui tarocchi in più occasioni.

Gli Arcani maggiori erano un mezzo che veicolava immagini archetipiche in grado di parlare dell’inconscio collettivo, rappresentando quegli opposti psichici di luminosità cosciente e di ombra alla base della sua teoria psicanalitica:

Queste carte, scrive nel 1933, sono davvero l’origine del nostro mazzo di carte, in cui il rosso e il nero simboleggiano gli opposti, e anche la divisione dei quattro – fiori, picche, quadri e cuori – appartiene al simbolismo dell’individuazione.

Ma è possibile usare i tarocchi in senso junghiano? Come identificare i segreti che queste figure ormai da secoli ispirano uscendo dalla logica esoterica ed entrando in quella della psicologia del profondo? Esiste un modo semplice per farne uno strumento di indagine, di gioco personale che possa essere per noi specchio dell’anima?

Avere un modo che ci disveli questo percorso è l’idea alla base del saggio:La Psicologia dei Tarocchi” di Laura Valli.

Ogni Arcano è introdotto, infatti, da una storia che fa entrare immediatamente il lettore nella dimensione archetipica di primo impatto, con una narrazione che, per un modo o per l’altro, a ciò che rappresenta la lamina si può collegare.

Viene poi tratteggiato l’archetipo protagonista con gli elementi della psicologia Junghiana che rendono palesi le sue origini, forniscono le ragioni psicologiche delle immagini, ci connettono a quell’inconscio collettivo che ci unisce indissolubilmente ai nostri simili.

A questo punto sarà l’Arcano stesso a porci le sue domande.

Ogni Arcano maggiore pone, infatti, questioni relative all’archetipo che rappresenta: il Carro potrà, ad esempio, farci riflettere con quali reali convinzioni si sta affrontando ciò che si ha davanti, la Forza può domandarci quali siano le nostre passioni più autentiche, La Temperanza quali equilibri si debbono ancora trovare e così via…

Viene, infine, il momento di conoscere la lamina in prima persona, faccia a faccia come se la medesima si presentasse.

Le brevi poesie dedicate alla fine di ogni capitolo fanno parlare il tarocco in un linguaggio immaginifico riassume il significato della carta, di cui è facile riprendere le fila facendone uno strumento di risposta.

Scoprendo una prima carta del mazzo di Tarocchi su una questione che ci sta a cuore, potremo trovare domande che non ci saremo mai posti altrimenti, conoscere punti di vista che ci suggeriscono soluzioni inusitate, connetterci con riflessioni che non avevamo pensato di fare.

L’archetipo della seconda lamina potrà, invece, richiamare energie sopite, mettere in luce nuove forze, chiarire ombre di dimenticate.

Giocare è facile e divertente, anche perché il libro è corredato da bellissime carte disegnate appositamente dall’artista Laura Calaon.

Si tratta di carte grande dai colori vivaci e dal tratteggio semplice, che, appositamente, vanno a destrutturare le figure da ogni ragionamento esoterico, lasciano l’immagine così com’è, nuda, gradevole, quasi naif.

Nasce così un concetto diverso di tarologia che potremmo definire Junghiana in cui al concetto di evoluzione si unisce quello di espansione, nel senso che le immagini dei Tarocchi non sono altro che un faro che può indicarci nuovi punti di vista.

In questo senso il consulto è sempre evolutivo, è utile per fare un passo di trasformazione a livello di coscienza di sé stessi.

Giocare con il mazzo di tarocchi diventa, allora, giocare con le nostre immagini primordiali, i miti e i simboli che incarniamo, senza accorgerci, ogni giorno.

Il metodo junghiano usa i tarocchi per porre questioni rivelatrici di nuovi impulsi della psiche, o meglio di energie che non ricordavamo di avere e ciò porta certamente la valutazione di nuove soluzioni.

I tarocchi Junghiani non predicono il futuro piuttosto aiutano a costruirlo.