Tag: psicologia

  • Lost&Found. Ritrovarsi, con il Gruppo Ginestra: un approccio innovativo nella cura della malattia mentale.

    Il disagio psicologico è in crescita in tutte le fasce d’età. L’autolesionismo è più diffuso di quanto non si possa immaginare. Il rifiuto del cibo è la prima causa di morte per malattia tra le giovani italiane. La dipendenza da alcool e droghe è una piaga ancor oggi diffusa in maniera capillare. Spesso ignoriamo i segnali della malattia di chi ci sta vicino oppure non siamo pienamente consapevoli dei nostri disturbi, fino a quando la situazione non diventa manifesta, o addirittura si conclude con un tragico epilogo. Le storie difficili e invisibili sono più vicine a noi di quanto non si creda.

    I TERAPEUTI DEL GRUPPO GINESTRA RACCONTANO. È con l’obiettivo di colmare questo vuoto che nasce il progetto di videoracconti Lost&Found. Ritrovarsi con il Gruppo Ginestra. Dodici storie che saranno diffuse sui canali social del Gruppo e sulla piattaforma YouTube. Il racconto di psichiatri e psicoterapeuti, che condividono le loro esperienze di aiuto, diventa lo specchio nel quale riconoscere sé stessi o un proprio caro. Squarci di vita che ci regalano la speranza di riemergere dal buio. Quelli di Lost&Found. Ritrovarsi con il Gruppo Ginestra sono i percorsi di uscita dalla malattia grazie all’aiuto dei professionisti del Gruppo Ginestra. Il progetto è stato realizzato da Gruppo Ginestra in collaborazione con lo storyteller e autore Giacomo Zito.

    CONDIVIDERE PER AIUTARE. «Abbiamo voluto condividere la nostra esperienza mettendoci la faccia: i nostri terapeuti raccontano di quei disagi e traumi che spesso si rivelano più vicini di quanto pensiamo, per infondere speranza», dice Furio Ravera, direttore dei reparti “Abuso e Dipendenze da Sostanze Stupefacenti e Farmaci” e “Disturbi di Personalità e Disturbi Psicotici” della Casa di Cura Le Betulle e co-fondatore del Gruppo Ginestra. Attraverso la condivisione di queste esperienze emerge il metodo del Gruppo Ginestra, basato su un approccio multispecialistico che abbraccia il paziente con una forte componente di empatia, fondamentale per sentirsi a proprio agio in un delicato momento di ricostruzione umana.

    STORIE DI RINASCITA. «Clara – un nome di fantasia – di giorno conduce la vita di una figlia perfetta, ma di notte abusa di cocaina e si immerge nel suo mondo parallelo. Lucia considera accettabile subire le angherie del marito carnefice, pur di garantirsi il suo affetto. Dante è arrivato in clinica perché viveva una sessualità disfunzionale che ha compromesso il suo rapporto di coppia» anticipa il dott. Ravera. Queste sono soltanto alcune delle storie che si potranno vedere in Lost&Found. Ritrovarsi con il Gruppo Ginestra.

  • Gruppobea e Galdus nella formazione. La scuola entra in azienda: lo stage abbraccia cultura e crescita professionale

    Intervista a Marcello Sottocorno, tutor formativo della scuola Galdus, Claudio Gatti, direttore generale Gruppobea Spa e Jonas Bendaou, psicologo e formatore.

    Milano, 19/04/2022 Claudio, cominciamo da lei. Gruppobea sta continuando a correre seguendo le evoluzioni del mercato. In questi mesi avete assunto ancora, attingendo dalla scuola attraverso il percorso del tirocinio curriculare e dell’apprendistato di I Livello. Una promozione scolastica, dunque, vale una assunzione?

    Sì, dopo l’esperienza positiva extracurriculare fatta con lo IED, che ci ha permesso di assumere 4 neo laureati, per la quinta volta uno studente di un istituto superiore entra nella nostra azienda attraverso un apprendistato di primo livello. Con Galdus, ma anche con altre scuole, abbiamo creato una rete divenuta una fucina formativa capace di valorizzare talenti che cresceranno giorno dopo giorno in questa famiglia.

    È una visione complessa?

    Sì. Molto. Qualche settimana fa mi è capitato di ascoltare il responsabile di una società di servizi che ha sostenuto quanto fosse difficile investire sui giovani mancanti di esperienza. Ricordo il suo tono stanco: “troppo tempo, troppi soldi, troppa energia. Troppe brutte figure.” Era tutto “troppo”, e per lui sarebbe stato meglio puntare su chi avesse avuto anni di esperienza tali da poter soddisfare il bisogno di urgenza della società per cui lavorava. È stato in quel momento che mi sono detto che non tutti sono sempre disposti a farsi travolgere dall’esperienza gravosa di una crescita, ed ho pensato che se si ha la fortuna di osservare – come è accaduto a noi – una ex stagista, ormai divenuta da 6 anni una dipendente preparatissima, entrare in commissione per valutare uno studente che ha seguito il programma di apprendistato di primo livello, si riesce a sentire addosso qualcosa di diverso: l’ebrezza di un percorso fatto con sacrificio.

    Come è andato l’esame?

    Direi benissimo. Maria si è diplomata con 100/100 e l’abbiamo appena assunta. Soprattutto, il suo tutor aziendale Mariya Chorney, con il suo lavoro di affiancamento durato 2 anni, ha dimostrato che la bellezza sta nella vicinanza, nella ricerca, nella mutualità, e nella voglia di trasferire quel che in precedenza si è appreso. È stata una grande dimostrazione di maturità, e far parte di tutto questo mi ha emozionato.

    Veniamo a lei, Marcello. Può parlarci del programma Galdus, e di come è nata la vostra collaborazione con Gruppobea?

    L’obiettivo della scuola professionale Galdus, radicata nel territorio di Milano da più di 20 anni, è aiutare gli studenti a trovare il loro posto nel mondo. La collaborazione inizia con il dialogo e il confronto. Il tema fondamentale è: di che competenze ha bisogno il mondo del lavoro, e come possiamo trasmetterle ai ragazzi per prepararli al meglio? Le risposte concrete, nate in sinergia tra Galdus e Gruppobea, sono state: incontri ed interventi formativi a scuola, curati dall’Azienda stessa, esperienze di tirocinio per toccare con mano la realtà aziendale e immergersi in una quotidianità diversa. Fino all’Apprendistato di primo livello, grazie al quale i nostri ragazzi hanno l’opportunità di raggiungere la qualifica professionale o il diploma di tecnico. Il tutto lavorando, con un contratto vero e proprio, e frequentando contemporaneamente la Scuola. Durante queste esperienze, Azienda e Scuola si confrontano costantemente, grazie a tutor scolastici dedicati, e referenti aziendali specifici per ogni ragazzo. Jonas si occupa della supervisione delle esperienze, e s’impegna in prima persona nella formazione e nell’orientamento dei ragazzi.

    Jonas, ha voglia di raccontarci di questo percorso?

    Vengo dalla Francia, paese in cui i percorsi professionalizzanti rappresentano ormai la norma. In Italia ci si sta finalmente muovendo in questa direzione, e la Regione Lombardia è molto sensibile rispetto a questo tema. Penso, però, si potrebbe e si dovrebbe fare ancora di più. Ci sono moltissimi freni culturali quando si decide di imboccare questa strada. Iniziare con uno studente mirando unicamente alle sue attitudini e non alla sua esperienza, pare davvero una odissea. Sembra tutto sia tarato per provocare tensione e fatica. Un po’ come se la logica della formazione fosse staccata da qualsiasi logica aziendale. Questo concetto distorto, però – pur causando stress – rappresenta la chiave di volta. Per comprenderlo bisognerebbe immergersi nella visione di un contadino: scavare con fatica, piantare un seme, ed essere disposti a vivere dei cicli. A guardarla così ci verrebbe in mente che, a causa della formazione, si stia togliendo del tempo a noi stessi; ma si tratta semplicemente di fasi. Difficoltose, lunghe, stressanti, non importa. Quello che conta è sapere che ogni volta saremo più elastici. Il nostro pensiero sarà più plastico, e ci convinceremo che è necessario imparare ad ascoltare, sentire, aspettare, capire altri mondi, altre visioni. E, alla fine, come in un piccolo miracolo, scopriremo di avere nel nostro giardino un albero.

    Sembra una vera e propria ricetta per la ricerca della unicità. Ricorda un po’ la sintesi del libro di Buscaglia. Vivere amare capirsi.

    Ha citato uno dei miei miti! Ho amato quel testo colmo di passione in cui la didattica è anche ricerca creativa, incentivazione della curiosità viva, capacità di mettersi in discussione. Le peculiarità di uno studente, la predisposizione e le sue attitudini, se ben veicolate e potenziate, costituiranno la grande via che fissa il passaggio tra scuola e lavoro

    Passo dopo passo.

    Esattamente. Si comincia con la predisposizione all’ascolto, condizione essenziale per settare i livelli comunicativi tra il formatore e lo studente. Si usa l’empatia per fissare i perimetri del rapporto. Poi, arrivano le istruzioni; chiare, dirette, disegnate affinché nascano domande utili alla costruzione di un apprendimento. Dagli showroom alla logistica, dall’amministrazione al marketing, Il modo che useremo per comunicare, diventerà la discriminante nel processo formativo.

    Quanto conta in tutto questo la fiducia, Claudio?

    Ha un peso enorme. La fiducia transita attraverso la comprensione e l’assimilazione delle regole necessarie per fare i primi passi in una nuova dimensione. L’aspettativa passa attraverso il metodo, ed è necessaria una prospettiva legata ai reciproci bisogni e al rispetto vicendevole. Ecco, stabilire questa progressione significa agevolare l’assimilazione di ogni attività dello studente che si sentirà libero di cavalcare la propria curiosità, consapevole che sbagliare è una grande fortuna. D’altronde, chi sbaglia, migliora.

    Marcello, nell’Apprendistato di primo livello Quanto Incide la scuola e quanto il lavoro? E come si configura un esame?

    Gli Apprendisti sono, contemporaneamente, lavoratori di Gruppobea e studenti della scuola Galdus. Trascorrono a lavoro 4 giorni a settimana, durante i quali è l’Azienda a farsi Laboratorio, e a trasmettere i contenuti tecnici della formazione. Un giorno a settimana è invece dedicato alla formazione scolastica: docenti specialisti del Progetto Apprendistato realizzano una formazione in piccoli gruppi di lavoro. I contenuti sono quelli culturali: Italiano, Inglese, Matematica, Diritto, Orientamento al Lavoro. La progettazione didattica è pensata su misura, con un forte accento sulle applicazioni pratiche e lavorative dei contenuti. L’Esame finale prevede una prova scritta per le materie di base. Per la parte tecnico-professionale, è invece prevista la presentazione di un Capolavoro: i ragazzi scelgono un processo che appartiene alla loro quotidianità in azienda, e lo mostrano alla Commissione, dimostrando il livello tecnico raggiunto. La sinergia tra il mondo del lavoro e quello della formazione scolastica negli anni si dimostra sempre più un’alchimia positiva di grande stimolo per i giovani.

    Jonas, perché scegliere uno studente con nessuna esperienza piuttosto che un professionista che viene dal settore? non è un processo troppo lungo?

    Non è solo lungo. È anche complesso, stancante fisicamente e psicologicamente. Gli studenti sono inquadrati in una zona di confort in cui tutto è ovattato; provengono spesso da aree didattiche in cui la luce del lavoro è mancante, oppure completamente distorta. Quando entrano in azienda, anche solo per uno stage, sono spaesati. La contezza relativa al mondo lavorativo è quasi nulla; la conoscenza di quanto li circonda è rarefatta. Per non parlare poi della capacità di esprimersi, spesso sporcata dalla cattiva abitudine di rapportarsi agli altri attraverso le dinamiche seriali di uno smartphone: interazioni rapide, non afferenti alla realtà. Ansia che sfocia spesso in noia e malinconia. L’empatia, così come l’uso della parola, molte volte è da cercare, sollecitare. Soprattutto in un momento complesso come questo, in cui il covid e la guerra hanno messo a dura prova la loro sicurezza, le loro certezze. Ecco perché, alcuni di loro, pur avendo seguito percorsi scolastici anche articolati, pur avendo alle spalle famiglie attente e protettive, assumono atteggiamenti di chiusura che non consentono la predisposizione a quell’ascolto e quella curiosità di cui parlavamo. Gli stagisti che arrivano qui sono smarriti, persi in un guscio che li isola dal mondo. La fatica sta proprio nella volontà di scoperchiare tutto questo. Bisogna ascoltarli, tenerli per mano, accompagnarli, introducendoli nella nuova e velocissima dimensione lavorativa. E, perché no, anche quella culturale.

    Con noi, infatti, gli studenti entrano in un circuito in cui è necessario leggere l’Ansa ogni giorno, raccontarci le notizie del mondo che hanno colpito la loro attenzione. Discutere di cosa provano, spiegare cosa hanno capito, allevando un pensiero critico. Inoltre, nel periodo istruttivo – e si spera di educarli anche per il seguito – sono invitati a registrarsi gratuitamente sul sito una parola al giorno, un bellissimo progetto online che aiuta ad ampliare la conoscenza della lingua italiana. Perché, come dicono gli ideatori: dalla qualità delle parole che conosciamo dipende la qualità dei pensieri che facciamo.

    Molto bello. Escono da un’aula per rientrare in un’aula?

    Già. L’aula più impegnativa. In fondo, la vita è una scuola che ci predispone alla crescita, e sta solo a noi decidere in che modo lo faremo. Per quanto mi riguarda, penso siano importanti le guerre puniche, ma è fondamentale anche la sperimentazione, l’innovazione didattica. La scoperta di una coscienza aziendale che attivi la scoperta e l’uso delle proprie attitudini, i talenti personali. Misurarsi in modo adeguato con le sfide della vita offre la grande opportunità di poter sbagliare. E come scrive Carol Dweck -professoressa di psicologia di Stanford – il nostro sviluppo, il modo in cui interpretiamo le difficoltà e il modo per realizzare al meglio il nostro potenziale, in fondo, è frutto di un impegno deliberato. La “mentalità” influenza il nostro modo di processare, interpretare, leggere le informazioni.

    Ecco perché sono felice quando penso agli studenti rimasti 2 anni con noi in apprendistato di 1 livello: Maria, Veronica, Mario, Alessio, Lorenzo, entrati tutti per la pima volta nella nostra azienda con gli occhi sgranati, la paura sul volto e le braccia conserte. Avevano un programma da seguire, lezioni da fare a scuola. Esami su esami. Aula e lavoro. Molti di loro, una gestione di una vita familiare non facile. Ed ora che hanno terminato l’ultimo anno in Galdus, sono entrati nel nostro universo fatto di rapporti, gestione dello stress, consapevolezza, mentalità dinamica, formazione, merceologica costante e – perché no – in un mondo fatto di libri che la neo assunta Maria ha imparato a rubare dal mio ufficio, rendendomi felice. Perché la cultura non dovrebbe mai avere un prezzo.

  • Come leggere la psiche usando i tarocchi

    Se l’interesse di Carl Gustav Jung per l’I Ching è ben noto, data l’introduzione che il medico svizzero scrisse nel 1924 al libro curato dall’amico Richard Wilhelm, il suo interesse per i Tarocchi lo è in misura molto minore.

    Carl Gustav Jung si soffermò, al contrario, sui tarocchi in più occasioni.

    Gli Arcani maggiori erano un mezzo che veicolava immagini archetipiche in grado di parlare dell’inconscio collettivo, rappresentando quegli opposti psichici di luminosità cosciente e di ombra alla base della sua teoria psicanalitica:

    Queste carte, scrive nel 1933, sono davvero l’origine del nostro mazzo di carte, in cui il rosso e il nero simboleggiano gli opposti, e anche la divisione dei quattro – fiori, picche, quadri e cuori – appartiene al simbolismo dell’individuazione.

    Ma è possibile usare i tarocchi in senso junghiano? Come identificare i segreti che queste figure ormai da secoli ispirano uscendo dalla logica esoterica ed entrando in quella della psicologia del profondo? Esiste un modo semplice per farne uno strumento di indagine, di gioco personale che possa essere per noi specchio dell’anima?

    Avere un modo che ci disveli questo percorso è l’idea alla base del saggio:La Psicologia dei Tarocchi” di Laura Valli.

    Ogni Arcano è introdotto, infatti, da una storia che fa entrare immediatamente il lettore nella dimensione archetipica di primo impatto, con una narrazione che, per un modo o per l’altro, a ciò che rappresenta la lamina si può collegare.

    Viene poi tratteggiato l’archetipo protagonista con gli elementi della psicologia Junghiana che rendono palesi le sue origini, forniscono le ragioni psicologiche delle immagini, ci connettono a quell’inconscio collettivo che ci unisce indissolubilmente ai nostri simili.

    A questo punto sarà l’Arcano stesso a porci le sue domande.

    Ogni Arcano maggiore pone, infatti, questioni relative all’archetipo che rappresenta: il Carro potrà, ad esempio, farci riflettere con quali reali convinzioni si sta affrontando ciò che si ha davanti, la Forza può domandarci quali siano le nostre passioni più autentiche, La Temperanza quali equilibri si debbono ancora trovare e così via…

    Viene, infine, il momento di conoscere la lamina in prima persona, faccia a faccia come se la medesima si presentasse.

    Le brevi poesie dedicate alla fine di ogni capitolo fanno parlare il tarocco in un linguaggio immaginifico riassume il significato della carta, di cui è facile riprendere le fila facendone uno strumento di risposta.

    Scoprendo una prima carta del mazzo di Tarocchi su una questione che ci sta a cuore, potremo trovare domande che non ci saremo mai posti altrimenti, conoscere punti di vista che ci suggeriscono soluzioni inusitate, connetterci con riflessioni che non avevamo pensato di fare.

    L’archetipo della seconda lamina potrà, invece, richiamare energie sopite, mettere in luce nuove forze, chiarire ombre di dimenticate.

    Giocare è facile e divertente, anche perché il libro è corredato da bellissime carte disegnate appositamente dall’artista Laura Calaon.

    Si tratta di carte grande dai colori vivaci e dal tratteggio semplice, che, appositamente, vanno a destrutturare le figure da ogni ragionamento esoterico, lasciano l’immagine così com’è, nuda, gradevole, quasi naif.

    Nasce così un concetto diverso di tarologia che potremmo definire Junghiana in cui al concetto di evoluzione si unisce quello di espansione, nel senso che le immagini dei Tarocchi non sono altro che un faro che può indicarci nuovi punti di vista.

    In questo senso il consulto è sempre evolutivo, è utile per fare un passo di trasformazione a livello di coscienza di sé stessi.

    Giocare con il mazzo di tarocchi diventa, allora, giocare con le nostre immagini primordiali, i miti e i simboli che incarniamo, senza accorgerci, ogni giorno.

    Il metodo junghiano usa i tarocchi per porre questioni rivelatrici di nuovi impulsi della psiche, o meglio di energie che non ricordavamo di avere e ciò porta certamente la valutazione di nuove soluzioni.

    I tarocchi Junghiani non predicono il futuro piuttosto aiutano a costruirlo.

  • Il Congresso Internazionale di Psicologia ed Educazione PSYEDU® valorizza la ricerca

    Dal 30 settembre al 2 ottobre 2019, presso la UNITRE di Milano, si terrà PsyEdu® 2019, il Congresso internazionale di psicologia ed educazione organizzato da UNITRE, CRIFU e IELIT. L’obiettivo del Congresso è di divulgare e promuovere opere e ricerche scientifiche elaborate nell’ambito dei principali settori scientifici della pedagogia e della psicologia, incoraggiando l’incontro e il dibattito tra esperti e professionisti.

    Per partecipare è necessario inviare la propria relazione entro e non oltre il 30 di agosto p.v. agli indirizzi e-mail [email protected] o [email protected], seguendo la procedura e le scadenze indicate sul bando. I costi di registrazione variano a seconda del tipo di iscrizione prescelto. Sono presenti vantaggi per i ricercatori, dottorandi e dottori di ricerca, che possono proporsi per una borsa congressuale (fellowship) che contribuirà al riconoscimento dell’attività di ricerca svolta e sarà attribuito il primo PsyEdu® Award per il miglior articolo e libro del Congresso, valutati sulla base di rilevanza, chiarezza, originalità e qualità metodologica attraverso il comitato scientifico internazionale.

    Gli argomenti di interesse per la presentazione includono ma non sono limitati a:

    Apprendimento basato su progetti, Robotica educativa, Racconti transmediali, Proposte tecnologiche innovative, Alfabetizzazione digitale, Trattamento delle nuove dipendenze tecnologiche, Educazione degli adulti ed Educazione Permanente, Educazione non formale, Formazione continua, Politica, Legislazione e storia dell’educazione, Politica educativa, Legislazione educativa e storia dell’educazione nell’ambiente locale e internazionale, Riforme e policy educative, Crisi dell’istruzione, Psicopedagogia e leadership, Psicologia e orientamento educativo, Psicologia evolutiva, Psicologia nell’istruzione, Psicologia sociale e sociologia applicata all’istruzione, Difficoltà comportamentali e disturbi dello sviluppo, Programmi di lavoro di intervento professionale, Bambini in situazioni di esclusione sociale: abuso di minori, Istruzione integrata, inclusiva e cooperativa, Organizzazione scolastica, Leadership docente, Leadership e direzione strategica nei centri educativi, Valutazione della qualità educativa, Piani di miglioramento come generatori di qualità nel processo di insegnamento-apprendimento, Istruzione per l’inserimento del lavoro, Formazione professionale e formazione professionale, Outplacement o trasferimento professionale.

    Per presentare le candidature al premio è necessario inviare il prodotto scientifico entro il 9 settembre 2019 insieme a tutta la documentazione di supporto (consultabile sul bando) all’indirizzo [email protected]

    Segreteria Unitre Milano – Via Ariberto n. 11  Tel. 02 89422307  – 02  89415017 – 02 58102458 – Cell. Anna 3336092746

    mail: [email protected] orario continuato da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 21.00

    Ufficio Stampa: Studio Binaschi, Ripa di Porta Ticinese, 39 – 20143 – Milano Tel: 02- 36699126 [email protected]

  • Psicologa Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi: La dipendenza dello shopping

    La psicologa Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi, ci parla della dipendenza dello shopping come fenomeno culturale.

    Come si inserisce la dipendenza dello shopping nella società dei consumi?

    L’acquisto compulsivo è un fenomeno di portata sociale e culturale, una conseguenza diretta del nostro attuale modello societario dove l’immagine, il desiderio di apparire, di mostrarsi assumono un importanza sempre maggiore fino a diventare il fine ultimo.

    Shopping Compulsivo

    Il nostro modello culturale è profondamente cambiato e questo mutamento è iniziato negli anni ’80 in seguito ad  un sempre più diffuso benessere economico dove il consumo e l’acquisto diventano motivo di realizzazione personale.

    Per poter dimostrare a se stesse e agli altri il proprio valore, le persone sono quindi indotte ad acquistare prodotti, suppellettili, abiti e spendere per comprare emozioni e  sentirsi libere.

    La sindrome da shopping compulsivo si inserisce in questo contesto.  E’ uno specchio dell’anima, e dietro quel bisogno di sentirsi importanti, apprezzati e sempre alla moda troviamo molte fragilità, una carente autostima, una vita sciale e un lavoro insoddisfacente, carenze che vengono idealmente compensante tramite lo shopping compulsivo.

    È bene ricordare che ognuno di noi costruisce la sua identità anche tramite gli oggetti che ci permettono di comunicare chi siamo e cosa desideriamo. Imparare a distinguere ciò di cui si ha bisogno da ciò che è superfluo può aiutare a vivere in armonia con l’ambiente circostante e a ripartire da se stessi.

    Articolo scritto da : Psicoterapeuta Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi

  • “Festival della Psicologia”, viaggio nel futuro: come vivremo nel 2030?

    Al via l’8 e 9 giugno, al Teatro India di Roma, la quarta edizione del più grande evento in Italia per gli appassionati di Psicologia. “2030: Viaggio nel futuro” proporrà convegni, sperimentazioni tecnologiche e laboratori per immaginare la nostra vita nel 2030. Parteciperanno alla manifestazione, organizzata dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, Moni Ovadia, Cristina Bowerman, Edoardo Leo e numerosi protagonisti del mondo del giornalismo, dell’impresa e della cultura.

     

     

    Roma, 4 giugno 2018. Italia, anno 2030: i primi millennials sono ormai adulti, i bambini del 2017 sono studenti universitari, i ragazzi degli anni ’60, invece, la generazione “anziana”. In quale società vivono? Quali scenari si sono aperti per loro nei campi dell’educazione, del lavoro, delle relazioni tra i sessi? E dove ha condotto l’ultima rivoluzione tecnologica? Questo esercizio di riflessione sul futuro prossimo, nucleo del “Festival Psicologia 2018”, offrirà l’occasione per esplorare il contributo che la funzione psicologica – fin da oggi – offre nella gestione di processi di cambiamento, integrazione e progettazione che coinvolgono la salute e il benessere di individui, organizzazioni e territori. Nel calendario della due giorni, l’8 e 9 giugno al Teatro India di Roma, convegni, sperimentazioni tecnologiche e laboratori in compagnia di ospiti del mondo del giornalismo, dell’impresa e dello spettacolo.

     

    Il Programma

     

    venerdì 8 giugno, ore 9.30

    “Psicologia e Contemporaneità. Il futuro comincia oggi” Il futuro è il tempo del cambiamento. Atteso, deluso, inaspettato o progettato, qualunque esso sia ci aspetta e nel 2030 saremo chiamati a gestirlo. Il Festival apre con una riflessione di Moni Ovadia sul potenziale trasformativo insito in ciascuno di noi e sul ventaglio di orizzonti che può aprirsi nella nostra vita. A seguire, una carrellata di progettualità di successo in diversi ambiti di riferimento – dall’educazione alimentare all’orientamento lavorativo, dalla tutela delle vittime di violenza alla formazione – in cui la Psicologia ha offerto un contributo essenziale in termini di innovazione e sviluppo.

     

    venerdì 8 giugno, ore 15
    “A mente piena: show cooking di Cristina Bowerman” In Italia – il secondo tra i Paesi industrializzati per tempo speso a mangiare e bere – il cibo non è solo cibo: è convivialità, è relazione, è memoria, è lavoro, è salute. Nel 2030 sarà ancora tutto questo, ma forse in modi diversi.  Cristina Bowerman, chef stellata di Glass Hostaria oltre che di Romeo Chef&Baker, non solo ne parlerà, ma proverà anche a cucinarlo. Lo farà con Paola Medde, coordinatrice del Gruppo di lavoro “Psicologia e Alimentazione” dell’Ordine degli Psicologi Lazio.

    venerdì 8 giugno – sabato 9 giugno, ore 15

    “Il cinema incontra il futuro” Rappresentare e descrivere il mondo come potrebbe essere tra qualche decina d’anni, utilizzando come sfera di cristallo le sequenze cinematografiche realizzate dai cineasti più illuminati.  E’ la formula pensata per un viaggio alternativo verso il 2030:quali tecnologie verranno utilizzate maggiormente? Quali benefici e rischi porterà il futuro nelle nostre società? Ad accompagnare il pubblico saranno Gabriele Niola, giornalista, autore televisivo e critico cinematografico e Sergio Stagnitta, psicologo, blogger de L’Espresso e fondatore di “Cinema e Psicologia”.

     

    venerdì 8 giugno, ore 16

    “Lavoro: le competenze nel futuro” Il lavoro cambia continuamente, quali saranno gli scenari di domani? Le competenze e le professionalità richieste, i servizi da predisporre, il ruolo delle istituzioni? A parlarne Romano Benini, docente di Politiche del Lavoro presso La Sapienza-Università di Roma; Pier Giovanni Bresciani, psicologo e direttore della collana ‘Tempo sapere esperienza’(Franco Angeli); Laura Borgogni, docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso La Sapienza – Università di Roma; Ida Sirolli,

    Responsabile Education in TIM e Presidente SCP Italy. A coordinare il dibattito Marco Vitiello, docente di Psicologia del Lavoro presso La Sapienza – Università di Roma.

     

    venerdì 8 giugno, ore 17

    “DigiTeen: crescere e far crescere nell’era digitale” Sul piano educativo e relazionale il digitale ha offerto ai nostri ragazzi opportunità inedite ma ha anche favorito la nascita di fenomeni disadattivi nuovi: cyberbullismo, ludopatia, hikikomori. Quali saranno le traiettorie della digitalizzazione e che impatto avranno sulle generazioni più giovani? Ne parleranno Maura Manca, psicologa, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza; Barbara Volpi, docente di Psicologia presso La Sapienza – Università di Roma; Cristina Bonucchi, direttore dell’Unità di Analisi del Crimine informatico presso il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni; Stefano Triberti, psicologo ed esperto di cyber-psicologia. A condurre, Anna Maria Giannini, docente di Psicologia presso La Sapienza – Università di Roma.

     

    venerdì 8 giugno, ore 18

    “2030: saremo ancora così violenti?” Come dimostra quotidianamente la cronaca, la violenza domestica è una grave emergenza, con costi elevatissimi per la collettività dal punto di vista sociale, assistenziale e giuridico. Pur essendo aumentata negli ultimi anni l’attenzione sugli aspetti del contrasto e della prevenzione, è essenziale riflettere sugli strumenti più efficaci per combattere il crimine ed evitare il rischio di recidiva. Il Gruppo di lavoro “Violenza nelle relazioni intime” dell’Ordine degli Psicologi del Lazio ne discuterà con Alfredo Galasso, docente di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo; Carla Ciavarella, direttore della Casa di Reclusione di Alta Sicurezza di Tempio Pausania e della Casa Circondariale di Nuoro; Marida Lombardo Pijola, giornalista e scrittrice; Marina Leoni, Editore di OnlusOnAir; Licia D’Amico, avvocato.

    venerdì 8 giugno, ore 20.30

    “Microcosmi e Macrocosmi: il futuro di famiglie, coppie, amicizie” Nuove forme dello stare insieme, nuovi spazi di incontro, comunità “online” che si sostituiscono a quelle reali. Le priorità di vita e di relazione stanno mutando velocemente e profondamente. Cosa ci riserva il domani e quali sono i nuovi confini che regoleranno gli spazi emotivi e i rapporti interpersonali? Ne discuteranno Edoardo Leo, attore, regista e sceneggiatore; Chiara Simonelli, docente di Psicologia dello sviluppo sessuale presso La Sapienza – Università di Roma e Presidente della European Federation of Sexology; Paolo Conti, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera; Roberta Aloisio, marketing manager per l’Italia di Meetic. Condurrà la discussione Paola Medde, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice dell’Ordine degli Psicologi Lazio.

     

    sabato 9 giugno, ore 15

    “Il futuro visto dai bambini” Come immaginano i principali protagonisti del futuro, i bambini, la scuola del 2030?  A cinque istituti scolastici di Roma e Provincia abbiamo chiesto di realizzare dei “laboratori” di riflessione ed espressione artistica sull’argomento, declinato in particolare su tre temi: “La scuola multiculturale”; “La scuola digitale”; “Il lavoro del futuro”. L’evento sarà l’occasione per discutere di quanto emerso dai laboratori, esporre i lavori dei bambini e premiare i più votati sulla pagina Facebook FestivalPsicologia.

     

     

    sabato 9 giugno, ore 17

    “Politica 2030: partecipazione o manipolazione?” I media digitali hanno ridefinito i contorni del dibattito politico in modo radicale. Dopo una prima lettura che ha visto nella tecnologia un’opportunità di allargamento dell’arena del confronto e dei temi in discussione, una riflessione più attenta ha evidenziato i rischi di una democratizzazione solo apparente. Ma quale scenario è lecito attendersi nel prossimo decennio? Ne discuteranno Francesco Costa, giornalista e vice-direttore del “Post”; Dino Amenduni, socio e comunicatore politico dell’agenzia Proforma; Patrizia Catellani, docente di Psicologia Politica dell’Università Cattolica di Milano, Carlo Balestriere, fondatore di “Psicologia Applicata”. A condurre il dibattito Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

     

    sabato 9 giugno, ore 20.30

    “Macrocosmi e microcosmi: emozioni e territori” Degrado, disinteresse, impotenza: la retorica del pessimismo che attraversa le narrazioni del mondo attuale e dei nostri contesti di vita rende parole come fiducia, investimento, convivenza e condivisione vuote e prive senso. Possiamo immaginare il 2030 da prospettive e con narrazioni diverse? Su questo tema si confronteranno Viviana Langher, docente di Psicologia Clinica presso La Sapienza – Università di Roma; Simone D’Antonio, giornalista e presidente di Youth Press Italia; Emanuele Grazioli, fondatore del servizio di scooter sharing Zig Zag; Luca Setti, E-commerce Manager presso Coop Italia. A condurre, la psicologa Chiara Fregonese.

     

    Contestualmente alla partecipazione agli incontri, gli spettatori del Festival potranno effettuare negli spazi esterni del teatro test di psicologia, laboratori formativi e colloqui con esperti. Numerose saranno anche le opportunità di utilizzo di dispositivi di realtà virtuale. Con l’ausilio di “Rehub”, software di sollecitazione della funzione mnesica del cervello, sarà infatti possibile misurarsi in contesti altamente realistici e interattivi con sollecitazioni di diverso tipo: mettersi alla prova in occasioni di public speaking, sperimentare situazioni fobiche, sottoporsi a una meditazione guidata e molto altro.

     

    Per ottenere ulteriori informazioni sull’evento è sufficiente visitare il sito ufficiale della manifestazione, all’indirizzo www.festivalpsicologia.it .

     

     

     

  • Poesie d’amore ed eros nel nuovo libro del dott. Eugenio Flajani Galli

    Le rime hanno sempre qualcosa da comunicare. Tanto più ora che ci troviamo nel terzo millennio, in una società superficiale e materialista, che guarda poco o nulla al sentimento e all’interiorità. Ma i sentimenti, le emozioni e il flusso interiore di coscienza trovarono ampia trattazione nell’opera poetica greco-latina, per mano di autori quali Alcmane, Saffo ed Alceo, a cui si deve la paternità della poesia stessa, dato che essi furono tra i primissimi poeti della storia dell’umanità, almeno per quel che ne sappiamo noi oggi. Ed è proprio a questi autori e a queste opere che si ispira la nuova raccolta di poesie del dott. Eugenio Flajani Galli – psicologo, psicosessuologo ed autore di testi di psicologia e poesia – il quale ha sempre portato dentro di sè un ottimo ricordo dei versi antichi: «Quando frequentavo il liceo classico» spiega l’autore«leggevo, studiavo e imparavo a memoria poesie di autori quali Ovidio, Catullo, Tibullo, Alceo, Saffo, Orazio, Archiloco, Alcmane e tanti altri ancora; dopo essermi laureato, a 23 anni, in psicologia, li rileggevo di nuovo e mi accorgevo di quanto materiale psicologico vi si può trovare. Sì, perchè si tratta di versi che sanno sapientemente veicolare i sentimenti di amore, eros e passione che ancora oggi sono in grado di intrigare e far sognare uomini e donne di ogni età e nazionalità». L’amore, dunque – unitamente alla sua controparte più passionale, l’eros – è il grande protagonista di “Tutto l’Amore per Te”, il nuovo libro del dott. Eugenio Flajani Galli, che unisce l’apollineo dei versi in rima baciata con il dionisiaco delle passioni più primordiali della psiche umana. Tutto ciò corredato da contenuti artistici esclusivi, consistenti in artworks fotografici (vale a dire fotografie artistiche – sia fotoritoccate sia non – accompagnanti le poesie) e testuali (vale a dire composizioni artistiche formate da caratteri di testo appositamente combinati di modo da comporre immagini artistiche). Insomma, una raccolta di poesie da poter dedicare e far leggere alla persona amata, ma anche e sopratttutto al primo ed eterno amore della propria vita: se stessi.

    Tutto l’Amore per Te è disponibile presso Amazon, Mondadori, Feltrinelli, Google Play, iTunes, IBS, Hoepli e tanti altri store, o richiedendone copia direttamente all’autore, agli indirizzi http://psicologogiulianova.wix.com/info e

    http://facebook.com/psicologogiulianova

  • In uscita per Leucotea Project “Leggera come l’abisso” la fatica letteraria di Roberto Pecoraro – disponibile in libreria e negli shop on line.

    Una vita sconvolta, ma con i mezzi e le capacità per cambiare il suo futuro e guardare il mondo che la circonda con occhi nuovi.

     Mentre si trova al lavoro, Linda ha un mancamento e perde i sensi. Si ritrova in un mondo onirico, in una grotta sotterranea affascinante e misteriosa in cui non esistono né il tempo né le necessità primarie.

    Fuori dal tempo e fuori da quella che è la realtà si troverà a vivere episodi delle vite di altre persone, che però, lei non conosce, ma che sono anche loro in questo misterioso posto.

    Quando scopre che uno di questi personaggi sta vivendo, nella propria stanza, un episodio della sua vita che lei non ha mai vissuto, Linda scappa dalla grotta.

    È quello il momento in cui si risveglia al pronto soccorso; le dicono che ha semplicemente perso i sensi per qualche minuto. Riprende la vita di tutti i giorni ma le storie della grotta e i suoi personaggi iniziano a palesarsi nella vita reale.

    Inizia quindi un percorso di ricerca e un tentativo di cambiare i destini delle persone incontrate nella grotta e forse anche del proprio.

    In realtà Linda, durante l’intreccio della storia che si sviluppa tra Milano, la Sicilia e Orvieto, vive un percorso di profondo cambiamento interiore, passando dalla ricerca della verità e delle risposte a un modo di vivere fatto solo di domande.

    Scopre che questo è il suo modo di essere, l’unico in cui la sua vita può svilupparsi in maniera equilibrata.

    Il romanzo si sviluppa tra atmosfere immaginifiche e reali, sfiorando temi della psicologia e della psicanalisi senza però perdere in leggibilità e scorrevolezza.

    Il personaggio femminile che è al centro della narrazione viene sviscerato in tutte le sue sfaccettature.

    Linda in fondo rappresentava, prima dei fatti narrati nel romanzo, il prototipo dell’individuo nella società moderna: sempre in corsa, votato a raggiungere obiettivi, distratto.

    Un individuo che spesso frappone lo schermo di uno smartphone tra sé e il suo essere più profondo: per non vedersi, per non entrare in quell’abisso che lo porterebbe a guardarsi dentro, a capirsi. Nel caso di Linda invece entrare in quest’abisso, sprofondando nelle sue domande, diventa l’unico modo per viaggiare leggera nel mondo.

    Roberto Pecoraro è nato ad Agrigento nel 1974. Ha vissuto in Sicilia sino al 2009 per poi trasferirsi a Milano dove vive attualmente. È laureato in Ingegneria, sposato e papà di tre bambini. È attivo nel sociale e in particolare nella promozione della lettura e delle attività culturali nelle periferie. Leggera come l’abisso è il suo primo romanzo.

  • Psicologia del divorzio e della separazione

    Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara. (altro…)

  • I tre passi per liberarsi di un amore infelice

    Le storie d’amore patologiche possono essere lesive e dannose, questi sono i consigli di un’esperta sul come riuscire a potersi liberare da questo stato di cose, una psicoterapeuta ci aiuta con i suoi consigli superare, in tre passi, una storia d’amore infelice e potenzialmente autodistruttiva. (altro…)

  • Grande successo all’UNITRE all’Open Night Seminar ‘Affrontare il Cambiamento’

    Venerdì 18 Settembre alle ore 21:30 presso la sede di UNITRE MILANO in via San Calocero, 16 si è svolto con successo L’Open Night Seminar dal titolo ‘Affrontare il Cambiamento’.

     

    Organizzato dalla scuola adleriana del CRIFU in collaborazione con UNITRE-MILANO , il seminario  ha voluto proporre una sua riflessione sulla  tematica del cambiamento.

    Ad accogliere l’ospite della serata, Dottor Mario Furlan c’era Daniela Bosetto -Direttrice della scuola adleriana del CRIFU- Dopo una riflessione sul tema del cambiamento da parte di Daniela Bosetto,  la quale ha evidenziato come “Il cambiamento sia una caratteristica che ci accompagna durante l’arco di tutta la vita e che è caratterizzato sempre dalla modifica di qualcosa. A questo proposito-ha proseguito Daniela Bosetto- è fondamentale avere la conoscenza di sé e dell’ambiente come punto di partenza per attuare una modifica e un corretto adattamento alle situazioni che consideriamo nuove e difficili “A questo punto  ha preso la parola Mario Furlan (fondatore dei City Angels e formatore)che ha coinvolto il numeroso pubblico presente invitandolo a riflettere sul piano del vissuto personale sulla difficoltà ad accettare o promuovere i cambiamenti. E’ spesso difficile uscire dai propri schemi mentali, si tende per pigrizia ad essere rinunciatari o a rimandare le cose. Uscire dal proprio cerchio protettivo ed avere il coraggio di cambiare è stata la riflessione finale che ha concluso la piacevole serata organizzata dalla Scuola di Psicoterapia del  CRIFU diretta dalla Prof.ssa Daniela Bosetto con lo staff Direttivo di  UNITRE-MILANO, realtà ormai  presente sul  territorio  da trent’anni e attiva nel campo  dei  corsi culturali  e del  tempo  libero.

     

    La scuola adleriana di psicoterapia del CRIFU , riconosciuta con D.M. 31/03/2015-G.U. 18/04/2015, diretta da Daniela Bosetto (Professore straordinario  di  Psicologia – materie di insegnamento: analisi e trattamento del disagio psicofisico  e delle psicopatologie ; psicologia del lavoro)-Psicologa e Psicoterapeuta, forma psicoterapeuti medici e psicologi che per accedervi devono  aver superato  l’esame di  stato.

     

    L’orientamento  della scuola è  di  tipo psicodinamico con particolare riferimento  alla Psicologia individuale di  Alfred Adler (1870-1937). Concetti  fondamentali  adleriani , ci  richiamano  ai  temi  del : sentimento sociale, senso  d’inferiorità e complesso  di inferiorità, stile di  vita, finalismo  ed altro  ancora, temi ancora estremamente attuali che vengono vissuti con una maggiore consapevolezza rispetto al passato.

     

    UNITRE MILANO UNIVERSITÀ DELLE TRE ETÀ

    Via San Calocero n. 16  –  20123 Milano

    tel. 02 58102458 – 02 89415017 – 02 89422307

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