Che cos’è uno scavo archeologico?

L’obiettivo di effettuare uno scavo archeologico è la ricerca di elementi storici e resti su uno spazio di terreno delimitato, attraverso tecniche di scavo ed estrazione della terra e dei sedimenti accumulati.

Per fare ciò, devono essere state preventivamente individuate sufficienti evidenze in superficie, come resti di ceramiche, utensili, disboscamento, strutture antiche, etc. Lo scavo si basa sullo svuotamento dei depositi sedimentari accumulati, effettuando il processo inverso della loro deposizione.

Va tenuto conto che si tratta di un processo distruttivo ed invasivo, poiché durante lo svuotamento i sedimenti e la terra accumulati verranno rimossi, alterando l’ambiente dello scavo, oltre ad alterare la posizione dei diversi elementi rinvenuti.

Ecco perché è essenziale un lavoro di documentazione parallelo e costante in cui l’intero processo viene fotografato e registrato durante la sua esecuzione, raccogliendo quanti più dati è possibile.

Questa fase preliminare è detta anche “indagine preventiva”, come confermato anche sul sito di Maltese srl, ed è fondamentale per decidere come procedere con gli scavi. Per ogni elemento rilevante, oltre da esserne registrata la posizione, deve essere registrato anche lo strato in cui è stato trovato per poter essere contestualizzato correttamente.

 

Metodi di scavo

Come prima fase di uno scavo archeologico, viene effettuato lo studio planimetrico e la relativa documentazione, generando lo schizzo del luogo, la topografia e una fotogrammetria. Lo schizzo sarà utile durante tutto il processo in quanto serve per avere una visione generale dello spazio, nonché per contrassegnare i punti di fotogrammetria e altri punti di interesse.

I metodi di scavo differiscono a seconda del tipo di ambiente, se sotterraneo, grotte, contesti urbani o luoghi di culto. Il metodo principale di scavo archeologico è il metodo Wheeler, noto come metodo mediante il quale lo scavo strategico viene eseguito suddividendo l’intero sito in tante aree dalla forma quadrata. Si tratta dunque di uno scavo “a griglia”.

Un’altra tecnica utilizzata negli scavi è quello delle scavo per grandi aree, messa a punto a fine anni ’60 da Edward Harris. In questo caso si va a fare uno scavo particolarmente ampio ma di bassa profondità.

La catalogazione dei reperti

Tutti gli elementi che vengono ritrovati devono essere documentati e registrati per successive analisi e studi. Quindi, ad esempio, resti di ceramica come vasi o strumenti di uso quotidiano, elementi metallici, vestigia di strutture ed edifici, monete, eventuali resti di cibo o vegetali etc.

Tutti gli elementi forniscono informazioni sul loro momento storico e nel loro insieme conferiscono una visione completa dell’area studiata attraverso lo scavo.