Tag: Davide Casaleggio

  • Antonello De Pierro assalito su web da migliaia di utenti di destra dopo innocuo post

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Aggredito ingiustificatamente sui social dai supporter Meloni e Salvini, quasi 2 mila i commenti inferociti al mio tweet per essere poi inseguito e coperto di insulti anche su Facebook e Instagram. Mai vista una simile violenza verbale“.
    Antonello De Pierro

    Roma – A dichiararlo, all’indomani della manifestazione di Fratelli d’Italia e Lega contro il nuovo Governo, il giornalista romano e presidente del Italia dei Diritti Antonello De Pierro che, ieri mattina, aveva descritto con toni aspri su Twitter il raduno di manifestanti in corso nei pressi di Montecitorio: “Quando sono arrivato in piazza – riprende il leader del movimento – non ho trovato una folla oceanica ad attendere i leader di Fdi e Lega. Alcune immagini che stavano circolando – prosegue De Pierro – riprendevano una piazza solo apparentemente gremita, comunque sovrastimata rispetto all’impressione che se ne aveva dal vivo. Per il resto – aggiunge – chi mi conosce sa che ho commentato la scena con il mio stile che può non piacere ma che mai mi sarei aspettato innescasse simili reazioni“.

    Il giornalista romano descrive quanto avvenuto di lì a poco sulla pagina Twitter: “Nonostante fosse un post innocente, migliaia di utenti che appoggiavano la manifestazione hanno intasato i commenti, dandomi addosso e in alcuni casi insultandomi, per poi riversarsi sulle mie pagine Facebook con attacchi del medesimo tenore. Che dire, per quanto mi riguarda possono continuare. Dal canto mio – afferma – mai acclamerò’ piccole piazze che, col braccio destro alzato, invocano un governo dell’odio e della discriminazione razziale. Il Paese ha bisogno di coesione in virtù di valori positivi che parlino di rispetto dei confini nazionali come di umanità e accoglienza. Riscriverei quel tweet e, a chi mi attacca a mezzo social, ricorderei i crimini del Ventennio, quando la piazza che oggi dicono di aver riempito sarebbe stato motivo di arresto. Il loro, oggi, è un patriottismo indotto da una politica che fa rivivere strani dejavu da cui, come presidente dell’Idd, intendo prendere piena distanza. Vorrei infine ricordare a Meloni e Salvini – si avvia a concludere – che le piazze memorabili sono state ben altre. Quasi 10 anni fa, il No Berlusconi Day riempiva San Giovanni in Laterano, dove la Questura parlò di 90 mila partecipanti, 1 milione per gli organizzatori. Solo noi, nonostante fossimo un movimento neonato partecipammo con oltre 1000 persone. Sicuramente, un seguìto non paragonabile a quello di un angolo di Montecitorio occupato ieri dai sostenitori del no al Conte bis“.

  • De Pierro, per Zingaretti suicidio politico rifiutare Idd in coalizione

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Oggi posso affermare, senza tema di smentita, che il nostro contributo sarebbe stato determinante per evitare l’attuale condizione di incertezza amministrativa in cui versa la Regione Lazio

    Antonello De Pierro

    Roma – Si sono da poco tenute le elezioni per il rinnovo del presidente della giunta e del Consiglio Regionale del Lazio e il risultato finale è apoditticamente una vittoria di Pirro per il neo governatore Nicola Zingaretti, riconfermato alla guida della Regione, ma senza la maggioranza in consiglio. Infatti, i ventisei seggi assegnati dal risultato elettorale all’opposizione, che si oppongono ai ventiquattro ottenuti dalla coalizione vincente, nonostante il premio di maggioranza, non permettono a Zingaretti, ancorché possa contare altresì sul suo voto, di far passare alcunché in consiglio, senza scendere a patti con qualcuno dell’opposizione. Una situazione di stallo che difficilmente farà giungere l’esponente del Partito Democratico alla fine naturale della legislatura, prevista fra cinque anni.

    I motivi che hanno condotto a questa clamorosa condizione di empasse, se si considera il vantaggio che veniva attribuito al Centrosinistra nelle previsioni della vigilia, che permetterà comunque di compiere senza problemi gli atti di giunta, vengono spiegati dal movimento Italia dei Diritti, che li affida alla voce del suo presidente e fondatore Antonello De Pierro.

    Antonello De Pierro e Carlo Spinelli

    Il giornalista romano, noto per essere stato il primo reporter a essere stato vittima del clan Spada di Ostia, essendo stato minacciato e aggredito da Armando Spada, lo stesso che è sotto processo per le minacce rivolte alla giornalista di Repubblica Federica Angeli e cugino del più noto Roberto, accusato di aver sferrato una testata all’inviato Rai Daniele Piervincenzi, accompagnato sotto casa sua dal noto imprenditore di Ostia Alfonso De Prosperis e da sua moglie Angela Falqui, aveva iniziato una campagna elettorale in solitaria, candidando, col simbolo della formazione politica di cui è leader, alla presidenza della Regione Lazio l’ariccino Carlo Spinelli, responsabile provinciale di Roma dell’Idd. A seguito di una riunione del direttivo regionale del movimento, presieduta dallo stesso De Pierro, al fine di dare più unità al Centrosinistra e in considerazione altresì della posizione assunta nell’ambito del Centrodestra dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, era stato deciso di chiedere un passo indietro al candidato presidente Spinelli, affinché la lista dell’Italia dei Diritti potesse entrare a far parte della coalizione capeggiata da Nicola Zingaretti, da cui è giunto inaspettatamente un netto rifiuto.

    Antonello De Pierro e Carlo Spinelli

    E’ lo stesso De Pierro a svelare i retroscena dell’accordo mancato, non celando la sua incredulità di fronte alle ragioni addotte: “Dopo la scelta di correre da soli e aver lanciato la candidatura di Carlo Spinelli alla presidenza della Regione Lazio ci siamo trovati, in direttivo regionale, a fare una disamina del panorama politico regionale e abbiamo aperto varie parentesi riflessive. In verità le previsioni dei sondaggi davano Zingaretti molto avanti rispetto agli avversari, ma l’esperienza politica mi ha insegnato che il verdetto delle urne spesso può ribaltare anche i più rosei pronostici della vigilia e forse, in virtù della congiuntura di ingovernabilità decretata dal risultato elettorale può darsi che l’abbia insegnato anche a lui. Pur essendo un po’ critici di fronte alla gestione di alcune competenze regionali da parte dell’uscente governo, la nostra collocazione naturale è nell’alveo del Centrosinistra e pertanto abbiamo ritenuto opportuna l’ipotesi di correre in maniera unitaria. Poi, senza inutile ipocrisia non ho alcun problema a rivelare che, dopo aver quasi terminato la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste nella circoscrizione di Roma, abbiamo ritenuto che, entrando in coalizione, avremmo potuto evitare la raccolta in almeno altre due circoscrizioni, come previsto da una legge che riteniamo profondamente ingiusta e penalizzante per i soggetti politici più deboli. E questa non è una cosa di poco conto per una formazione come la nostra che si autofinanzia. La raccolta delle firme in altre due circoscrizioni sarebbe stata improponibile in termini di risorse economiche.

    Antonello De Pierro

    A quel punto non mi è rimasto che chiedere a Carlo di fare un passo indietro e incontrare Zingaretti per trattare il nostro ingresso in coalizione e poter dare il nostro contributo per una grande vittoria del Centrosinistra. Ma avevo fatto male i miei calcoli, figli di una naturale logica deduttiva. La risposta di Zingaretti, espressa dalla voce di Maurizio Veloccia, affiancato da Sara Bombelli, che ho incontrato insieme al mio valido collaboratore Spinelli, il quale, da grande esperto di ambiente e rifiuti, avrebbe potuto apportare peraltro un contributo inquantificabile alla coalizione, mi ha lasciato alquanto allibito e, alla luce dell’espressione di voto palesata da parte dell’elettorato, non posso esimermi dal qualificarla come un suicidio politico. L’innegabile giustezza del criterio canonico utilizzato nella formazione delle coalizioni politiche suggerisce una concretizzazione procedurale volta all’aggregazione, onde giungere al massimo esito consensuale possibile. Ebbene, in questo caso la prefata applicazione parametrale non ha trovato posto, cedendo il passo a un’argomentazione che abbiamo ritenuto paradossale e pertanto non condivisibile, volta più a tutelare l’acquisizione di scranni da parte del Partito Democratico che al raggiungimento del successo finale dell’intera coalizione. Il ragionamento fatto, probabilmente dettato dalla sicurezza di vittoria suggerita dai sondaggi, è pressappoco traducibile nel rischio per il Pd, con il premio di maggioranza, di perdere un seggio a beneficio di un’altra lista della coalizione, direttamente proporzionale al numero di liste facenti parte della coalizione stessa. In tutta onestà la possibilità teorizzata, per noi che mettiamo sempre al primo posto l’interesse dei corpi collettivi, che non sacrifichiamo in nome di meri calcoli elettoralistici, non rientra nei nostri canoni valutativi. La vittoria del gruppo per noi è sacrosanta e ha sempre la precedenza sui personalismi, paradigma concettuale che non ci appartiene.

    Oggi posso affermare, senza tema di smentita, che il nostro contributo sarebbe stato determinante per evitare l’attuale condizione di incertezza amministrativa in cui versa la Regione. Alle scorse amministrative di Ariccia, dopo aver ipotizzato di entrare nella coalizione di Centrosinistra, anche se per motivazioni differenti fummo costretti a correre da soli. I cittadini ci premiarono facendoci raccogliere il 3,4% dei consensi e il Pd, fortemente penalizzato dalla nostra campagna elettorale, si fermò al 15,49 e la coalizione fu sconfitta. Con quella percentuale alle regionali appena concluse avremmo ottenuto due seggi. Oggi credo che il Centrodestra e il M5s, e probabilmente anche Pirozzi, dovrebbero ringraziarci per il risultato ottenuto, figlio di una compressione progressiva dei consensi pronosticati alla vigilia. Il merito di ciò devo riconoscerlo al responsabile provinciale di Roma del nostro movimento, che risponde al nome di Carlo Spinelli, il quale, era pronto a fornire a Zingaretti il suo valido e indispensabile apporto per migliorare la situazione dei rifiuti nel Lazio. La nostra non presenza in coalizione ha costretto Carlo ad avviare una reiterata denuncia mediatica durante la campagna elettorale, in cui puntava il dito contro l’immobilismo tenuto dall’amministrazione Zingaretti in tema rifiuti e sottolineava le conseguenze che tale inoperosità ha cagionato. Evidentemente parte dell’elettorato ci ha ascoltati e ha pensato bene di non rinnovare la fiducia al governatore uscente. Auspichiamo in futuro che Zingaretti corregga la miopia politica dimostrata in questo frangente”.