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  • Ecografia: esame indolore e non invasivo

    L’ecografia è ad oggi uno dei mezzi diagnostici più utilizzati nel mondo. Si tratta di un esame indolore e non invasivo, che permette di determinare lo stato di salute degli organi interni, prevenendo l’insorgere di malattie, fin dai primi stadi.

    L’ecografia, oggi, viene svolta ambulatorialmente e mediante un rapido esame della durata di circa 30 minuti, mediante una sonda, è possibile studiare la morfologia e la salute di fegato, pancreas, reni… e tutti gli organi addominali. Molto utilizzata per la diagnosi precoce, è ad oggi, l’ecografia ala tiroide.

    L’esame ecografico è operatore dipendente: ciò significa che l’esperienza dell’ecografista è fondamentale per una buona riuscita. In tutta Italia esistono centri ecografici che effettuano esami specifici di ecografia. A Pisa, per esempio, il centro ecografico chirurgico effettua una moltitudine di esami ecografici all’avanguardia, che permettono di studiare a fondo gli organi interni.7

    Ecografia: esame operatore dipendente

    L’ecografia è un esame operatore-dipendente. Ciò significa che l’esperienza di chi esegue l’esame, è fondamentale per studiare al meglio gli organi. In alcuni centri, l’ecografia viene svolta da un ecografista che alla fine fornisce un referto da mostrare al proprio medico curante. In altri centri, invece, ad eseguire l’ecografia sono dei chirurghi, che conoscono molto bene gli organi interni, essendo abituati ad interventi chirurgici direttamente su di essi.

    Far eseguire l’ecografia ad un chirurgo è infatti una scelta ottimale. Ciò permette di ottenere un parere clinico immediato, mentre l’esame viene eseguito. Un chirurgo può spiegare al meglio l’eventuale stato di salute o di malattia dell’organo esaminato. Può consigliare subito una soluzione, qualora sopravvengano le condizioni di malattia e sia necessario intervenire. Un chirurgo sa bene quando l’intervento chirurgico è la soluzione migliore, oppure quando una cura farmacologica può risolvere uno stato di malattia, semplice o importante.

    L’ecografo: lo strumento per eseguire l’ecografia

    L’ecografia viene eseguita mediante l’ecografo. Si tratta di uno strumento che assomiglia molto ad un normale computer. Ad una estremità è attaccata una sonda, la sonda ecografica. E’ la sonda lo strumento principale dell’ecografo. L’ecografista muove la sonda sulla pelle del paziente, dopo averla cosparsa con un gel. La sonda emette degli ultrasuoni che rimbalzano in maniera diversa a seconda che incontrino un tessuto molle, un organo o lo scheletro. Sulla base dell’onda di ritorno, l’ecografo ricostruisce la struttura interna del corpo umano, dall’esterno.

    Con questo metodo, l’ecografista può vedere eventuali malformazioni degli organi interni e segnalare la necessità di un approfondimento diagnostico. Il vantaggio di far eseguire l’ecografia a un chirurgo, è che il medico conosce in quel caso molto bene la posizione e la forma degli organi. Se si tratta di un chirurgo esperto, probabilmente ha all’attivo numerosi interventi che gli consentono di trattare correttamente anche gli innumerevoli casi particolari. Non siamo tutti uguali e sebbene gli organi e la loro disposizione sia la stessa in tutti noi, talvolta ognuno ha delle caratteristiche sue che potrebbero essere male interpretate da un ecografista poco esperto, poiché fuori dagli standard.

    Muovere la sonda ecografica con sicurezza e con la conoscenza dell’esame che viene condotto è fondamentale per ottenere un risultato dall’ecografia. Occorre quindi scegliere al meglio il medico ecografista a cui decidiamo di rivolgersi.

  • Emergenza Covid-19: l’imbuto tra laurea e specializzazione fa ancora paura

    Hanno chiuso i libri e indossato camici e mascherine, pronti ad affrontare la loro prima esperienza da “veri” medici confrontandosi con la più grande emergenza sanitaria dell’ultimo secolo: Covid19. Il decreto legge del 9 marzo scorso ha spalancato le porte degli ospedali per specializzandi dell’ultimo e del penultimo anno, rendendoli automaticamente medici. Un provvedimento che è servito a ingrossare le fila dei sanitari nelle corsie italiane, ma che al tempo stesso ha riportato all’attenzione il vulnus della formazione: l’imbuto che cronicamente si crea tra la laurea e la specializzazione in medicina.

    Secondo quanto certificato dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), infatti, i medici inattivi in Italia oggi sono 25 mila. Tra questi, accedono alle specialistiche appena in 8.000. Basti pensare che nel 2019 i candidati per accedere alle borse di studio sono stati 17.596 e per il 2020 le borse di studio a disposizione per la formazione post-laurea si ritiene possano essere di poco superiori alle 9.000 unità.  Uno scenario che già qualche mese fa, quando il Coronavirus sembrava essere molto lontano dall’Italia, il Milleproroghe aveva cercato di far evolvere, consentendo l’accesso nel SSN agli specializzandi iscritti al 3° anno. La Conferenza delle Regioni aveva quindi aperto le porte alla possibilità di poter assumere medici specializzandi inseriti nelle graduatorie di concorso pubblico. 

    Covid 19 non ha fatto altro che accelerare il processo. E l’auspicio è che un simile modello possa entrare pienamente a regime, anche post emergenza. Proprio il meccanismo del collo di bottiglia per la specializzazione, infatti, ha portato tanti aspiranti medici a emigrare per completare la loro formazione. Si stima che ogni anno lascino l’Italia per specializzarsi all’estero circa 1.500 giovani professionisti. Medici che paradossalmente, se impiegati, potrebbero colmare la mancanza di camici bianchi stimata in 16.500 unità da qui al 2025. Una mancanza, che come dimostrato dalla pandemia, non è più tollerabile.

    Le università straniere, oggi, sono quindi sempre più attrattive. Le ragioni sono numerose: maggiori opportunità, più spazio all’esperienza sul campo, studio in lingua inglese – passaporto per una carriera internazionale! – e confronto con nuove modalità didattiche. Aspetti che Giuseppe Lupica, specializzando in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e influencer su Instagram (@peppe893 con 177mila followers) e YouTube (Aboutpeppe893 con 18.800 iscritti), ha avuto modo di approfondire durante una study visit a Praga presso la prestigiosa Charles University, una tra le università europee con un alto tasso di internazionalità (ben il 18% su 48.623 studenti complessivi) grazie all’alta qualità della ricerca e alle ottime condizioni di vita messe a disposizione dal Campus che anche diversi studenti italiani hanno scelto per il proseguimento dei propri studi con Medicor Tutor. Molti aspiranti medici, infatti, per affrontare il percorso di studi all’estero, si affidano a una realtà esperta, che li segue passo dopo passo nella nuova esperienza.

    «Il maggior problema del sistema sanitario italiano, come ha evidenziato l’emergenza Covid 19, non è la mancanza di medici, ma la carenza di specialisti. Attualmente, dopo 7 anni di studi, solo 1 medico su 3 ha la possibilità di continuare la carriera post-laurea con una specializzazione e la situazione non potrebbe che peggiorare se si eliminasse il test di ingresso a medicina. Già oggi, infatti, come emerso dai racconti dei tanti ragazzi incontrati durante questo viaggio, le università italiane non sono in grado di offrire una corretta istruzione a tutti gli studenti. Molte finirebbero per collassare – commenta Giuseppe Lupica – Per questo, ritengo il supporto fornito da una realtà come Medicor Tutor molto importante. Spesso un percorso universitario all’estero viene visto come un gigantesco punto interrogativo ma avere una guida autorevole potrebbe cambiare le prospettive e consentire a ogni futuro collega di cogliere le migliori opportunità per la propria formazione».

    L’università visitata da Lupica è la Charles University di Praga: fondata nel 1348, è considerata una tra le migliori università del mondo, nonché una delle più antiche, e garantisce una laurea pienamente riconosciuta in tutta Europa e nella maggioranza degli altri Paesi. In Repubblica Ceca, inoltre, non è richiesto alcun esame per accedere alle specializzazioni: a partire dal quinto anno di università, gli studenti possono scegliere presso quale dipartimento intendono specializzarsi e beneficiare di un metodo di formazione innovativo e professionalizzante. Non stupisce, quindi, che questo sia uno degli atenei che desta maggiore interesse.

    «Il Coronavirus ha evidenziato quanto sia importante consentire ai medici un accesso immediato alla specializzazione e, dunque, alle corsie e quanto sia utile dare loro una formazione pratica, cosa che spesso manca in Italia e che gli studenti ricercano all’estero. Non a caso, negli ultimi anni, la prospettiva di una carriera internazionale è diventata sempre più attrattiva per molti aspiranti medici. Secondo uno studio condotto dal progetto pilota The Joint Action on European Health Workforce Planning and Forecasting, si stima infatti che in Europa nei prossimi anni ci sarà bisogno di un milione di professionisti sanitari. Aver studiato in un contesto internazionale, con una formazione in lingua inglese, in una delle migliori università al mondo, sarà un plus riconosciuto che consentirà al giovane universitario e specializzando di costruire con libertà e autorevolezza il proprio percorso di carriera, certo di aver ricevuto la migliore formazione possibile. Teorica, sì, ma anche pratica. Perfetta per affrontare ogni genere di situazione, anche una pandemia come quella di Covid 19. Per questo, siamo stati felici di aver portato il dott. Lupica alla scoperta della Charles University affinché possa ispirare tanti altri futuri specialisti, trasmettendo loro il valore di un’esperienza formativa unica nel suo genere» – dichiara Janina Holesovska, cofounder di Medicor Tutor.