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  • Slancio e sviluppo in casa Varvel: pubblicato il Bilancio di Sostenibilità 2018

    L’ultima edizione del documento ufficiale reso disponibile dal Gruppo bolognese mostra il segno positivo della ricrescita. Tra gli ingredienti di successo della ricetta Varvel, innovative strategie di mercato, riduzione dei costi di produzione e incremento del fatturato estero.

    Valsamoggia (BO), 21 giugno 2019 – Come ogni anno, anche nel 2019 il Gruppo Varvel presenta la nuova edizione del Bilancio di Sostenibilità relativo all’andamento dell’anno precedente: il documento ufficiale – disponibile anche online sui siti istituzionali dell’azienda www.varvel.com, www.varvelusa.com e www.varvel.in – che analizza la struttura organizzativa e l’identità dell’azienda e ne evidenzia i principali driver di successo.

    Accanto alla disamina dei valori fondanti, della produzione e del mercato di riferimento, la recente edizione del Bilancio di Sostenibilità restituisce l’immagine di una società dinamica e responsabile, sottoposta alle curve di flessione del mercato ma capace di contrastarle e di ripartire con rinnovata forza e approccio innovativo.

    Prima testimonianza della rinascita dell’azienda è innanzitutto la percentuale del debito, calata dell’11% rispetto agli anni precedenti. “Un risultato estremamente incoraggiante, che dimostra una netta ripresa dello sviluppo e una scelta strategica vincente, fatta di innovazione, customizzazione, impegno sociale e valorizzazione delle risorse, umane ed energetiche” dichiara Mauro Cominoli, Managing Director dell’azienda.

    A incidere positivamente sul rendimento dell’azienda vi è però anche il margine operativo lordo EBITDA (Earnings Before Interest, Tax, Deprecation and Amortization), che ha raggiunto i 3 milioni di euro (9%) in linea con la media del settore.

    A dimostrazione dell’impegno di Varvel nella valorizzazione e nella creazione di un rapporto di lavoro consolidato con le proprie risorse umane, si osserva che quasi tutti i dipendenti (77 persone su 84, pari all’91,7%) risultano assunti con contratto a tempo indeterminato. Le quote rosa si assestano su percentuali significative, in un settore come quello meccanico, tradizionalmente appannaggio della forza lavoro maschile: rappresentano il 45% dell’organico complessivo e corrispondono a 38 unità. Con un’età media di 44 anni, i dipendenti del Gruppo Varvel beneficiano regolarmente di sessioni di formazione e aggiornamento: nel 2018 ne sono stati svolti 25, coinvolgendo quasi la metà della compagine lavorativa.

    La responsabilità sociale dell’azienda assume anche la forma del sostegno diretto ad associazioni benefiche, grazie a un programma di supporto continuativo rivolto nello specifico a tre ONLUS. Dal 2004 infatti il Gruppo Varvel destina un contributo fisso di 2 centesimi di euro per ogni prodotto venduto ad ANT (Associazione Nazionale Tumori), MSF (Medici Senza Frontiere) e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia), intrecciando direttamente i propri risultati economici alla tutela di persone meno fortunate. In questi quindici anni sono stati erogati complessivamente 282.000 euro.

    Tra i principali driver di crescita, emergono alcune scelte strategiche in grado di imprimere una forte spinta alla produzione, ma anche all’ottimizzazione e all’efficientamento dei flussi produttivi. Una delle soluzioni messe in campo con quest’obiettivo è Dadistel, il sistema digitale di controllo della produzione nei reparti tornitura, fresatura, filettatura e rettifica diametrale. Non solo: in piena ottica Industry 4.0. il Gruppo sta per presentare il modello di ’”accelerazione di cambiamento” Varvel Mechnology System, che trasformerà l’azienda da “fabbrica di prodotti” a “fabbrica di competenze”, ponendo l’accento sul tempo e collocandolo al centro dei piani di sviluppo.

    Infine, il Bilancio di Sostenibilità 2018 evidenzia uno spostamento del fatturato verso l’estero. Se nel 2014 il rapporto era di 40-60 tra Italia e Paesi esteri, l’anno scorso il delta si è spostato ulteriormente, attribuendo il 34% del fatturato al mercato Italia e il 66% al corrispondente estero.

    L’incremento della commercializzazione estera ha contribuito significativamente al raggiungimento dei risultati aziendali.

    Il bilancio ufficiale del 2018, in relazione ai riduttori, è di 33,416 milioni di euro.

    Grazie alle filiali MGM-Varvel – Power Transmission Pvt Ltd (India) e Varvel USA LLC (Stati Uniti), alla potenza del network di distributori attivi sul territorio – dentro e oltre confine – e agli investimenti in materia di ricerca e innovazione tecnologica, il 2019 di Varvel è destinato a continuare il trend di crescita e successo.

     

    GRUPPO VARVEL

    Dal 1955 il Gruppo Varvel progetta e realizza sistemi di trasmissione di potenza impiegati in numerose applicazioni industriali, (packaging, sistemi di alimentazione per animali, soluzioni per l’automazione e il controllo degli accessi) e nei sistemi innovativi come i generatori eolici e gli impianti fotovoltaici. Grazie alla grande esperienza maturata in oltre sessant’anni di attività, una produzione di oltre 500.000 riduttori l’anno e un fatturato complessivo di circa 50 milioni di Euro, Varvel offre alla clientela un’ampia gamma di soluzioni standard e prodotti personalizzati per esigenze specifiche. L’intera gamma di prodotti è progettata e realizzata in Italia, a Crespellano (Bologna) dove Varvel ha la propria sede centrale. La quota export ha raggiunto il 66% grazie a due filiali (una in USA e l’altra in India) e una rete globale di oltre 100 partner commerciali.

    Ulteriori approfondimenti sono disponibili al sito www.varvel.com

     

  • Malware: il bilancio del 2018

    Sebbene nel 2018 nessun attacco abbia assunto dimensioni tali da destare l’interesse dei mass-media è innegabile che nello scorso anno siano stati diffusi numerosi nuovi malware: attacchi che, seppur sofisticati, non hanno scalzato il buon vecchio ransomware, di cui sentiremo ancora parlare. Il team di Intelligence di Stormshield traccia il bilancio dei malware dello scorso anno.

    Niente WannaCry o simili nel 2018, che ha tuttavia visto emergere attacchi malware sempre più sofisticati. Tra questi ad esempio Slingshot, ad oggi il più avanzato, definito “un capolavoro” dagli esperti di Kaspersky Lab. Sfruttando due moduli, GollumApp e Cahnadr, il malware Slingshot prende il controllo integrale della macchina infetta e svolge molteplici funzioni: recupera qualunque tipo di dato, cattura immagini dello schermo, traccia qualsiasi input dato tramite tastiera. Difficile da rilevare, si adatta persino alle soluzioni di sicurezza installate sul sistema con strategie di “anti-debugging”. Questo malware non colpisce solo siti web, ma annovera tra i propri obiettivi anche computer collegati ai router MikroTik.

    Svolta decisiva per il cryptojacking

    Fatta eccezione per Slighshot, la crescita esponenziale del malware è dovuta alla proliferazione di strumenti per minare criptovalute in modo abusivo (cryptojacking) sfruttando le risorse della CPU di macchine infette, come Coinhive e Crytoloot. Secondo il report di Skybox, questo genere di minacce ha rappresentato il 31% degli attacchi nei primi sei mesi del 2018, rispetto al 7% negli ultimi sei mesi del 2017. Una tecnica apprezzata dai cybercriminali meno esperti, poiché meno rischiosa e più remunerativa. I malware progettati a tale scopo prendono illecitamente il controllo degli onerosi processi di calcolo matematico sviluppati sia per generare criptovalute sia per verificare, autenticare e convalidare le transazioni effettuate con queste valute.

    I rischi del social hacking

    Altra minaccia in piena crescita è la frode ai danni degli utenti dei social network. Secondo Proofpoint ad esempio l’uso di tecniche di ingegneria sociale e di manipolazione delle informazioni allo scopo di trarre in inganno gli internauti sarebbe cresciuto del 485% nel terzo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati sensibili delle aziende sono particolarmente esposti a questo tipo di minaccia poiché ogni impiegato è un possibile bersaglio per i social hacker: “i cybercriminali trascorrono sempre più tempo a indagare sugli interessi delle persone che lavorano per aziende specifiche, così da poter inviar loro e-mail personalizzate e, di conseguenza, entrare nella rete aziendale per carpire quanti più dati possibile”, spiega Stéphane Prévost, Product Marketing Manager di Stormshield.

    Botnet multifunzione

    Un’ultima rilevante particolarità da segnalare per il 2018 è rappresentata dalla crescita di botnet multifunzione, sufficientemente versatili per poter eseguire qualsiasi compito. Queste reti di computer infetti sono controllate da cybercriminali e utilizzate per diffondere malware e facilitare attacchi spam o i denial-of-service (DDoS). Il volume di RAT (remote access trojans) come Njrat, DarComet e Nanocore risulta raddoppiato nel 2018: “Ne è un esempio il ‘Pony RAT’, un trojan poco sofisticato ma facilmente reperibile e focalizzato su bersagli mal protetti”, afferma Paul Fariello, membro del Security Intelligence Team.

    La vera minaccia rimane il ransomware

    Tutti questi “nuovi” attacchi non devono farci perdere di vista il caro vecchio ransomware, più pericoloso che mai. SamSam, una famiglia di ransomware attiva dal 2015, è ritenuta responsabile di una serie di attacchi di alto profilo, come quello perpetrato alla città di Atlanta in marzo. In questo ambito, i cybercriminali non mancano certo di inventiva, come dimostrato dai ransomware Gandcrap e DataKeeper con i loro aggiornamenti quotidiani. “Benché gli attacchi siano divenuti sicuramente più complessi, i ransomware tradizionali (che cifrano i dati) rimangono di gran lunga la minaccia più rilevante per le piccole e medie imprese”, dichiara Paul Fariello, raccomandando di non abbassare la guardia in nessun caso.