Categoria: Arte e Cultura

  • Poesia: “indefinito canone” di Mirko Servetti

    Disponibile da sabato 12 la nuova silloge di Mirko Servetti “indefinto canone”

    Un libro che già dal titolo richiama i suoi due aspetti principali: “indefinito canone” di Mirko Servetti, disponibile da sabato 12 novembre in formato cartaceo e digitale per la savonese Matisklo Edizioni, è caratterizzato da un lato da una visione del mondo centrata sui dettagli mentre il mondo vero e proprio resta indefinito sullo sfondo un po’ come fosse “avvolto da una nebbia o sfumato come i paesaggi di un sogno”, dall’altro dalla contaminazione tra poesia e musica – o meglio dalla volontà di mescolare le due forme espressive usando come costituente di base proprio le parole.

    La nuova raccolta del poeta imperiese esce a tre anni di distanza da “Terra bruciata di mezzo – fra Vespero e Lucifero”, uscita sempre per Matisklo Edizioni in formato esclusivamente eBook nel 2013.

    Mirko Servetti sarà tra gli ospiti della The Saturday Raindogs Poetry Night proprio sabato 12, a partire dalle 21:00 presso il Circolo Raindogs – Officine Solimano di Savona, per presentare ufficialmente il nuovo libro e leggerne alcuni estratti. Tra gli altri ospiti della serata il cuneese Luca Oggero, Marco Marras Casu, il chiavarese Carlo di Francescantonio e la genovese Letizia Merello, musiche a cura del collettivo Musicamolesta.

    Mirko Servetti
    indefinito canone
    Matisklo Edizioni, novembre 2016
    Comete, collana di poesia
    Cartaceo (40pp.) 7,00 euro, eBook (ePub, Mobi, PDF) 1,99 euro
    Per approfondimenti: www.matiskloedizioni.com/indefinitocanone

  • Finalmente online i Quadri Moderni Arte21

    E’ online la selezione aggiornata delle opere Arte 21: quadri moderni realizzati digitalmente, ritratti da foto e quadri per arredamento. Ricerca artistica premiata con un invito alla Biennale di Benezia del 2011.
    ritratto da foto/ARTE21
    Decine e decine di quadri moderni da ammirare. Ogni quadro può riprodursi infinite volte, ogni volta con tecniche di stampa e supporti diversi per adattarsi al meglio alle esigenze di ogni singolo ambiente e poter essere goduto nella maniera ottimale. Grandi ritratti a parete possono essere utilizzati come carta da parati, quadri di nudo in uno stile originalmente Pop montati su box di legno, stampe su plexiglass retroilluminato. I quadri nel sito sono divisi per categorie, con una sezione interamente dedicata al ritratto d’arte digitale.

    Per chi invece avesse voglia di farsi una bella passeggiata nel centro di Roma, c’è la possibilità di andare a vederli direttamente ad Arte 21, in via dei Cappellari 120, zona Campo dei Fiori. Arte21 è lì dal 2004, e per dodici anni è stata un punto di riferimento per tutti gli appassionati di quadri digitali e tecniche di stampa digitale. Grazie al lavoro dell’artista Andrea Bonaventura e di altri appassionati d’arte questo laboratorio-galleria ha soddisfatto per anni una domanda d’arte spesso inibita sia dai prezzi eccessivi delle gallerie tradizionali. Una domanda d’arte non speculativa, ma più attenta all’opera che si acquistae alla ricerca artistica che sostiene ogni quadro.

    Contattando direttamente Andrea Bonaventura si può anche ordinare un ritratto su commissione che l’artista realizza rielaborando una foto e presentando diversi provini prima della realizzazione definitiva. Si potrà quindi concordare la soluzione migliore per il ritratto presentato.

    La galleria da qualche anno ospita al suo interno un laboratorio orafo, un motivo in più per andare a visitare un luogo prezioso che ancora resiste, in uno degli angoli più belli di Roma, all’espandersi aggressivo del commercio di bassa qualità.

  • Monsignor Gianni Carrù, Il presepe nel complesso di San Sebastiano

    Monsignor Giovanni Carrù, sacerdote dal 1972 e nominato Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra dal giugno 2009, nel 2011 ripercorre nel seguente articolo i riferimenti iconografici più espliciti alla storia della Natività sin dalla prima metà del III secolo.

    Giovanni Carrù Memorie della Natività in catacomba

    Memorie della Natività in catacomba
    Il presepe nel complesso di San Sebastiano
    di Giovanni Carrù

    Le allusioni iconografiche alla Natività del Cristo si affacciano all’orizzonte figurativo tardo antico sin dalla prima metà del III secolo, con particolare riguardo all’ ambiente romano e alla produzione artistica di tipo funerario. Sono celebri gli affreschi che decorano il primo piano della catacomba di Priscilla, sulla via Salaria Nova, che riproducono, nel breve frangente cronologico che va dal 230 al 260, proprio la scena della Natività con il profeta Balaam, l’annunciazione a Maria e l’adorazione dei Magi. Questi suggestivi documenti iconografici rappresentano la naturale traduzione figurata, in chiave cristologica, di un dibattito dottrinale, che chiama in causa proprio il mistero della Incoronazione e, più in generale, la vera natura di Gesù, in relazione al rapporto che Questi intrattiene con il Padre.

    Se la catacomba della via Salaria rappresenta tutto il percorso dell’ Infantia Salvatoris, prendendo avvio dalla profezia messianica e giungendo all’ episodio aulico dell’ adorazione dei Magi, alcuni frammenti veramente esigui e molto rovinati di certi monumenti catacombali recuperano questi temi, trattandoli secondo schemi anche molto originali, come quando, rispettivamente nelle catacombe di Domitilla e dei Santi Pietro e Marcellino, i re d’ Oriente, che recano i doni al Bambino, sono reduplicati simmetricamente e diventano due o quattro, in perfetta sintonia con le narrazioni evangeliche che, in realtà, non specificano il numero degli adoratori.

    Qualche sorpresa proviene, poi, dalle catacombe di San Sebastiano sulla via Appia Antica, uno dei complessi cimiteriali paleocristiani più antichi, dedicato alla memoria Apostolorum, ovvero alla venerazione congiunta per i principi degli apostoli. Ebbene, il complesso, che comporta anche la presenza di una basilica circiforme, consacrata dalla famiglia dei Costantinidi proprio a Pietro e Paolo, comprende anche un’estesa rete cimiteriale, nota sin dalle prime esplorazioni delle catacombe romane e costellata di iscrizioni, sarcofagi ed affreschi, che arredano gli antichi ambienti ipogei.

    Nel secondo piano delle catacombe, il grande archeologo romano Giovanni Battista de Rossi, nel 1877, scoprì un arcosolio dipinto, già estremamente provato a livello conservativo, tanto che pensò di farne fare un copia, mentre l’ iconografo tedesco Joseph Wilpert, agli inizi del Novecento, non riuscì a far realizzare un acquarello dal pittore Carlo Tabanelli, il quale, pur avendo preparato oltre 600 tavole relative alle pitture catacombali romane, si arrestò dinnanzi all’ impresa impossibile di riprodurre il programma pittorico – pur interessantissimo – dell’ arcosolio dipinto.

    Nel febbraio del 1995, i responsabili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra tentarono un delicato intervento conservativo, che evidenziò alcuni esigui brani degli affreschi, senza, comunque, recuperare l’intero apparato pittorico, caratterizzato da una particolare pittura a secco, eseguita direttamente sull’ intonaco precedentemente imbiancato. Il confronto delle evidenze pittoriche, ultimamente recuperate, con il disegno fatto eseguire dal de Rossi ci permettono di ricostruire la decorazione dell’arcosolio.

    Se la lunetta conserva solo labili tracce di un cristogramma con le lettere apocalittiche, l’intradosso mostra una distinzione in tre campi, dove si riconoscono l’episodio di Mosè che batte la rupe, la figura di una defunta orante e una essenziale scena di presepe, che si situa proprio nel quadro centrale. Lo stato attuale di conservazione ci permette di individuare, con molta difficoltà, la mangiatoia, rappresentata come una sorta di tavolo su cui giace il Bambino fasciato e nimbato, presso il quale sono situati l’asino e il bue. Sulla scena campeggia un busto maschile nimbato, vestito di tunica e pallio, dove non è difficile riconoscere l’immagine del Cristo adulto, quasi per proiettare, con un audace espediente figurativo, la realtà dell’infanzia di Gesù nella prospettiva escatologica del Cristo Salvatore.

    La scena, dunque, vuole alludere, in maniera estremamente abbreviata, a una situazione di presepe, ridotta al Bambino nella mangiatoia e agli animali, secondo uno schema caro all’ arte degli ultimi anni del IV secolo, così come dimostrano un rilievo nel coperchio del sarcofago milanese di Stilicone e un affresco dell’ipogeo veronese di Santa Maria in Stelle, dove appunto la Natività è evocata esclusivamente dagli animali in prossimità della culla.

    Quest’ ultimo particolare, come è noto, deriva esclusivamente dagli scritti apocrifi e, in particolare, dal Vangelo dello Pseudo Matteo e dal Protovangelo di Giacomo, dove si legge che, il terzo giorno dopo la nascita, Maria uscì dalla grotta ed entrò nella stalla, dove depose, in una mangiatoia il Bambino che fu adorato dal bue e dall’ asino.

    Un altro esplicito riferimento iconografico alla storia della Natività viene da un esiguo frammento di sarcofago proveniente ancora dal complesso di San Sebastiano e ora conservato nel Museo dei sarcofagi. Il rilievo, riferibile alla metà del III secolo, mostra una figura femminile che allatta il Bambino al cospetto di un uomo che si appoggia a un bastone. Ebbene, il pensiero corre al luogo lucano (2, 8-20), laddove si narra che «i pastori, che vegliavano le greggi in quella regione, durante la notte, si recarono a Betlemme per contemplare il prodigio della Natività».

    Secondo i Padri della Chiesa, l’adorazione dei pastori si propone come un coerente contrappunto di quella dei Magi, tanto che i primi rappresentano i giudei e i secondi i pagani, ma anche le due estremità della societas christiana.

    Le due rappresentazioni della Natività nelle catacombe di San Sebastiano dimostrano come i cristiani dei primi secoli prestino particolare attenzione agli avvenimenti dell’Infantia Salvatoris, estrapolando le scene dagli scritti canonici e dalle affabulazioni apocrife, per ampliare lo scenario magico e suggestivo dei tempi dell’Avvento e del Natale.

    Fonte L’Osservatore Romano

  • Il nuovo daily blog italiano: Life on a journal

    Life On My Journal, il blog letterario versione italiana debutta in rete questa settimana 

     

    Reggio Emilia, 10 Novembre 2016

    Nasce con un intento ben preciso Life On My Journal, il blog letterario tenuto da una ragazza trentacinquenne di Reggio Emilia, che mira a riportare in vita l’amore per la scrittura e a fare appassionare i lettori agli argomenti più disparati. Life On My Journal è un diario dove l’autrice annota i suoi pensieri a fine giornata: scrive frivolezze con ironia e sarcasmo, affronta con spensieratezza i temi  importanti di tutti i giorni ed infine tocca anche qualche questione di satira e politica. L’aspirazione di questo blog è quella di richiamare sempre più persone alla lettura, divertirli con la scrittura, coinvolgerli e farli affezionare alla scrittrice, che ha in serbo una sorpresa.

    «Life on my journal nasce con un obiettivo finale, per raggiungere il quale mi sono data un anno di tempo. Non posso svelare le mie intenzioni, prima vorrei che la gente si appassionasse.» ha sottolineato l’autrice del blog, che per il momento preferisce rimanere anonima. «Già il nome del blog – la vita sul mio diario – dà un’idea dei contenuti che tratto: parlo della mia vita, delle mie esperienze, dei miei viaggi, delle mie idee, ma parlo anche di quello che accade nel mondo tutti i giorni ed esprimo il mio parere. Sì, insomma è come se scrivessi della vita sul mio diario personale…»

    L’autrice si è laureata in Scienze della Comunicazione una decina di anni fa e dopo diversi anni negli Stati Uniti, decide di scrivere e lo fa in modo ironico ed acceso. Parla delle esperienze della sua vita, racconta della moltitudine di avventure vissute durante i suoi viaggi in tutto il mondo, lasciando trasparire apertamente le sue sensazioni ed impressioni sui fatti quotidiani che accadono in Italia o che vive in prima persona. Tutto questo, portando il lettore a fare alcune riflessioni considerevoli. L’autrice lascia una porta aperta verso il futuro, rimane curiosità riguardo le finalità segrete del blog.

     

  • UN GIORNO UN SECONDO. Un libro, gli anni di piombo, il caso Moro… molte domande

    COMUNICATO STAMPA

    Conti Editore di Morgex (AO), con il patrocinio morale dell’Associazione Emanuele Petri – Vittima del terrorismo e dell’Associazione Domenico Ricci, presentano il libro Un giorno un secondo di Francesco Curreri.

    Sabato 12 novembre 2016, ore 17.00

    Sala del Governatore – Palazzo dei Sette, Corso Cavour 87 – Orvieto (TR)

    Modera l’Avvocato Luciano Morini, Presidente dell’Associazione Emanuele Petri di Tuoro sul Trasimeno. Relatori, la signora Alma Petri, vedova del Sovrintendente della Polizia di Stato ucciso il 2 marzo 2003 sul treno regionale Firenze-Roma da una coppia di esponenti delle cosiddette Nuove Brigate Rosse e Giovanni Ricci, criminologo e figlio dell’Appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci, ucciso in via Fani il 16 marzo 1978.

    Sulla base del romanzo, molte domande; forse domande scomode, ma che richiederebbero una risposta almeno per rispetto alle vittime e per dovere di cronaca. Quante affermazioni e smentite sui fatti del 16 marzo? Non un J’accuse, ma la volontà di supportare, attraverso deduzioni logiche, chi è investito delle indagini.

    Un giorno un secondo è un romanzo che vuole soprattutto far riflettere sulle logiche che hanno portato alle vicende attuali del terrorismo internazionale passando attraverso la pagina più nera della storia italiana, la strage di via Fani. La storia di un giornalista di successo come ce ne sono tanti in televisione, ma che nasconde un terribile segreto. Un uomo, un appartenente alle Forze dell’Ordine in servizio di scorta che muore in un attentato lasciando la famiglia in balia degli eventi. Fantasia? Realtà? Forse entrambe le cose. Chi muove le fila della storia, quella vera? Si tratta sempre di coincidenze? Domande che stuzzicano la curiosità attraverso una storia romanzata senza la pretesa di essere un saggio, ma con la speranza di avvicinare i più giovani a interessarsi a quel periodo storico facendogli germogliare un senso critico per non ricadere in certi errori. Una speranza dimostrata, visto che il libro è stato a luglio scorso oggetto di una tesina di maturità in un liceo scientifico.

    Francesco Curreri nasce a Bologna nel 1964. Figlio di un appartenente alla Polizia di Stato, Curreri, fin dall’adolescenza, segue con attenzione le cronache italiane e internazionali.

    Si affaccia al mondo dell’editoria nel 2006 con Nove novelle per grandi… piccini un libro che raccoglie nove racconti per bambini e il cui ricavato è stato devoluto interamente in beneficenza a AIAS.

    Nel 2011 pubblica I tuoi occhi dal passato. Il libro è subito premiato da Res Aulica nel febbraio 2012. Nel 2013 esce in seconda edizione. Il suo impegno sociale, indirizzato soprattutto verso le vittime del terrorismo e le loro famiglie, lo avvicina all’Associazione Emanuele Petri che concede il patrocinio morale per questo libro. In occasione del decimo anniversario della scomparsa del Sovrintendete Petri, Curreri lo ha voluto ricordare con una toccante commemorazione.

    La produzione libraria di Curreri si è arricchita dal 2012 di una serie di racconti dal titolo I gialli della famiglia Testa, scritti a quattro mani insieme a Cesarino Verlucca e presentati al XXV Salone del Libro di Torino. Ogni libro è una storia a sé, anche se la vita di una famiglia di ristoratori della Tuscia fa da filo conduttore.

    Successivamente, in seguito alle ricerche sui casi legati alla strategia della tensione e agli anni di piombo, comincia la collaborazione con l’associazione Domenico Ricci, Appuntato dei CC e autista di fiducia dell’Onorevole Aldo Moro caduto a Roma in via Mario Fani il 16 marzo 1978, per la quale ha scritto una sceneggiatura teatrale destinata alle scuole medie e superiori italiane. Sulla scia di queste ricerche nasce nel 2016 Un giorno un secondo, con riferimenti molto più espliciti ai fatti accaduti in quegli anni tremendi e non solo.

    La scelta della Città di Orvieto è stata volutamente inserita nel calendario delle presentazioni per dare un segno di continuità alla vita, per lo meno dei e nei paesi toccati ma non distrutti dal terremoto, senza dimenticare però le 298 persone che hanno perso la loro, di vita.

  • Poesia e musica con The Saturday Raindogs Poetry Night

    Torna sabato 12 novembre l’appuntamento organizzato da Matisklo Edizioni e Circolo Raindogs

    Tutto pronto per The Saturday Raindogs Poetry Night, primo appuntamento della stagione 2016/2017 con poesia, musica ed arte ormai giunto alla nona edizione organizzato da Matisklo Edizioni e Circolo Raindogs di Savona.

    Sabato 12 novembre, a partire dalle 21:00, con la conduzione di Alberto “Il Cala” Calandriello e l’accompagnamento musicale del collettivo Musicamolesta, si alterneranno sul palco poeti, scrittori e performer per una serata all’insegna dell’arte ma anche dello spettacolo.

    “Le Raindogs Poetry Night sono nate come occasione per leggere tra amici i propri testi” dichiara Francesco Vico, presidente dell’Associazione Culturale Matisklo “con il passare degli anni l’appuntamento è diventato occasione per ospitare a Savona nomi notabili della poesia contemporanea italiana ed avvicinare alla poesia, troppo spesso sentita come qualcosa di difficile e noioso, una fetta di pubblico altrimenti poco interessata alla poesia stessa. Con le Raindogs Poetry Night siamo invece riusciti a dimostrare che la poesia può essere anche spettacolo ed intrattenimento, pur senza rinunciare all’aspetto artistico e letterario”.

    Sono sei gli ospiti della serata in programma sabato: Marco Marras Casu (più noto nell’ambiente ligure con il suo personaggio Penelope Please), il giovane poeta italo-colombiano Jaime Andrés De Castro, il chiavarese Carlo di Francescantonio, la genovese Letizia Merello, il cuneese Luca Oggero (suo il libro “Le tragiComiche porNovelle”, la cui riduzione teatrale a cura di Elena Serra con Valentina e Gian Luigi Barberis ha fatto registrare tutto esaurito al Teatro Cattivi Maestri di Savona sabato 5 novembre) e l’imperiese Mirko Servetti.

    Ci sarà anche spazio, durante la serata, per una performance dell’artista savonese Gianni Bacino, mentre in coda allo spettacolo saranno ancora i Musicamolesta (Adelia Marenco, Danilo Cusimano, Leonardo Rombolà, Margherita Zanin, Davide Galli, Francesco Servetto e Roberto Canepa) a proseguire la serata in concerto.

    Appuntamento quindi sabato 12 novembre a partire dalle 21:00 al Circolo Raindogs, all’interno delle Officine Solimano di Savona. Ingresso libero con tessera ARCI.

    Evento Facebook

  • Servillo & Solis live all’Auditorium PdM l’11 novembre

    ICOMPANY
    presenta

    iWORLD
    11 novembre 2016
    PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET

    Auditorium Parco della Musica
    Viale Pietro de Coubertin, 30 (Roma)
    biglietti disponibili al link: http://bit.ly/ServilloSolisLive

    Il secondo appuntamento con iWorld, la rassegna targata iCompany che si tiene all’Auditorium Parco della Musica di Roma, porta sul palco della Sala Petrassi venerdì 11 novembre Peppe Servillo & Solis String Quartet. A distanza di tre anni dall’uscita di “Spassiunatamente”, che aveva visto per la prima volta Peppe Servillo e i Solis String Quartet affrontare con dovuto rispetto capolavori della canzone classica napoletana, il quartetto di archi e l’istrionico Servillo sono di nuovo insieme per Presentimento”: una naturale prosecuzione di un progetto che continua a spaziare all’interno di un immenso panorama musicale, senza cercare di circoscriverlo ad un periodo o ad un autore.

    La voce di Peppe Servillo si unisce ancora una volta ai violinisti Vincenzo Di Donna e Luigi De Maio, alla viola di Gerardo Morrone, a Antonio Di Francia impegnato su cello e chitarra: da “Palomma” di Armando Gill alla “Tarantella Segreta” di Raffaele Viviani, dalla titletrack “Presentimento” di E.A. Mario, a “M’Aggia curà” e “Scalinatella” di Giuseppe Cioffi, la lista di autori e canzoni si inseguono e si incastrano con rigore regalando uno spettacolo a 360° che tocca musica, teatro e cuore.

    Quella del presentire è spesso la condizione degli artisti, dei narratori, come dei poeti autori di queste canzoni che nei loro versi presentono e annunciano segreti, presenze, tradimenti, ciò che di nuovo potrebbe accadere o si vorrebbe accadesse, e lo fanno con parole che sembrano mai udite, come fossero veggenti, indovini.

    La rassegna iWORLD proseguirà fino a primavera, tra i nomi finora confermati:

    domenica 20 novembre | Enzo Avitabile & Bottari | Sala Sinopoli

    giovedì 24 novembre 2016 | Enzo Gragnaniello (apre Tommaso Primo) | Sala Petrassi

    giovedì 12 gennaio 2017 | Tazenda | Sala Petrassi

    sabato 21 gennaio 2017 | Eugenio Bennato | Sala Petrassi

    Mediapartner ufficiale della rassegna è Rockol.it

    www.i-company.it

  • Da oggi in libreria Rosso Gardenia, il nuovo romanzo di Antonella Calvani, scrittrice e poetessa

    Luca, giovane avvocato, si sta recando all’appuntamento con Laura, sua compagna di liceo della quale è sempre stato innamorato, che non vede da circa 10 anni. Mentre cammina sul Lungo Tevere un grosso ramo si stacca da un platano e lo colpisce. Il ragazzo entra in coma e varca la soglia dell’aldilà. Lì incontra Davide, un suo cugino, morto in un incidente quando aveva 13 anni. L’incontro con Davide sarà un balsamo per l’anima di Luca, poiché egli si sente ancora sopraffatto dal rimorso, nonostante il tempo trascorso, pensando di essere l’unico responsabile della sorte funesta del cugino. Prima di lasciare il mondo ultraterreno Luca è attratto da un fiore, è una gardenia rossa, talmente bella che decide di coglierla per portarla con sé a ricordo di quella notte meravigliosa in cui tutto diventa luce. Anche a Laura si manifesta l’entità di Davide, il ragazzino le dona un fiore in sogno, è la stessa gardenia rossa che ha colto Luca. I due giovani vivranno parallelamente un’esperienza unica e ne usciranno più consapevoli e fortificati.
    Il fiore rosso rimarrà tra loro a testimonianza della fusione di due anime.
    Un viaggio attraverso la sofferenza che ci fa capire come dal dolore si può rinascere e attingere nuova forza per ricominciare.
    In fondo non è che  l’amore il perno sul quale si muove il mondo.
     
     
    Antonella Calvani nasce in Toscana e subito si trasferisce a Roma dove intraprende studi umanistici che lasciano in lei una vivida impronta neoclassica.
    Si trasferisce a Tarquinia a metà anni ’80 e dal paesaggio cittadino scopre il gusto creativo per l’azzurro del mare e l’immensità dei tramonti.
    Affermata poetessa, questo è il suo primo romanzo.
  • La Notte dei Calabresi Viventi… a Roma con ospite Antonello De Pierro

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti ha assistito, presso il teatro capitolino Vittoria allo spettacolo ideato da Roberto D’Alessandro e condotto da Gigi Miseferi
    Gigi Miseferi, Roberto D'Alessandro e Antonello De Pierro
    Roma – Originalissimo ed esilarantissimo al medesimo tempo. E’ la duplice e superlativa aggettivazione che più si addice all’evento spettacolo “La notte dei calabresi viventi…a Roma”, che è andato in scena l’altra sera sul palco del teatro Vittoria di Roma. Inserita nell’ambito della prestigiosa rassegna di teatro comico “Testaccio Comic Off”, ideata dal bravissimo attore calabrese Roberto D’Alessandro, la serata ha voluto omaggiare la Calabria e ha richiamato tanti tra quei cittadini provenienti dalla Punta d’Italia che, stando ad alcune stime, conterebbero, tra studenti fuori sede, lavoratori e di seconda e terza generazione, circa 500mila anime. A condurre il divertentissimo show è stato uno straordinario Gigi Miseferi, che ha magistralmente gestito l’alternarsi dei vari artisti, chiamati a offrire a una platea debordante inimitabili performance di grande valore artistico. Tutti calabresi, manco a dirlo, fatta eccezione per gli “stranieri” Paolo Gatti, romano, e Mariano Perrella, partenopeo, hanno fatto sbellicare dalle risate il pubblico presente ricevendo scroscianti e interminabili applausi a profusione. Tra questi, a parte il patron D’alessandro, è d’obbligo citare Gianni Federico, Gennaro Calabrese, Laura Monaco, Vincenzo De Masi, Giuseppe Abramo, Francesco Sgroa, Antonio Fulfaro, Danila Stalteri, Carlo Belmondo, Alessandra Aulicino, Francesca La Scala e Luca Attadia.
    Ad applaudire anche il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, da sempre impegnato nel sostegno al teatro, settore che ha fortemente propugnato soprattutto nei dieci anni in cui è stato direttore e voce storica di Radio Roma. Attualmente il suo appoggio alla cultura teatrale si concretizza nella sua presenza testimoniale agli spettacoli a cui viene invitato.
    De Pierro si è mostrato entusiasta dell’iniziativa del suo amico D’Alessandro e ha esplicitato grande apprezzamento per l’aspetto qualitativo dello spettacolo a cui ha assistito: “Ringrazio di cuore Roberto per avermi offerto il privilegio di essere presente a una serata in cui il talento e la professionalità sono stati gli elementi portanti. Ho risposto con grande piacere al suo invito, al di là del sentimento amicale che ci lega, almeno per altri due motivi. Innanzitutto perché gli spettacoli di Roberto presentano ampie garanzie di alto pregio artistico e perciò meritano di essere visti. E poi in quanto anche le mie origini conducono in Calabria, mia nonna era di Taurianova, nel Reggino e a quei luoghi mi lega la presenza di tantissimi parenti. In particolare un triste evento spesso porta il mio pensiero nella Piana di Gioia Tauro: mio cugino, carabiniere, fu ucciso nel ’94 in servizio a Scilla in un agguato di stampo mafioso, e sia la villa di Taurianova che il Comando Scuola Allievi dei Carabinieri di Reggio Calabria portano il suo nome. Fu un momento molto triste che ha inevitabilmente corroborato il mio vincolo affettivo con la terra calabra.
    Conosco — ha continuato — i sacrifici che vengono imposti a Roberto dal suo passionale impegno verso il lavoro attoriale ed è una grande gioia condividere con lui i suoi successi, vitali esiti satisfattivi che lo ripagano delle energie e degli sforzi profusi. Spesso la politica relega ai margini della sua attenzione la cultura e solo le inossidabili passione e tenacia dei grandi artisti riescono a colmare le lacune imposte da istituzioni sorde ai fermenti socioculturali di un corpus sociale ricco di potenzialità e di talento, di cui l’Italia non è mai stata avara”.

  • 10-20 Novembre 2016 – Scuola Grande di San Rocco – Venezia

    COMUNICATO STAMPA

    Le Sezioni di Venezia e Mestre dell’Associazione Giovane Montagna, in occasione dei 70 anni dalla fondazione, hanno l’onore di ospitare a Venezia l’Assemblea dei Delegati 2016 nei giorni 12 e 13 novembre a conclusione del percorso di festeggiamenti di questo importante traguardo. I lavori si terranno nell’auditorium gentilmente concesso dal Seminario Patriarcale. Sabato 12 alle ore 18.45 sarà celebrata la Santa Messa nella vicina Basilica della Madonna della Salute, presieduta dal Patriarca di Venezia, Monsignor Francesco Moraglia. Sarà presente il Coro Marmolada.

    La Giovane Montagna d’identità cristiana, nata nel 1914 come Associazione nazionale, intende promuovere la conoscenza della montagna, della cultura e delle pratiche a essa legate, della cura e conservazione dell’ambiente montano e delle terre alte. Visti i grandi cambiamenti in essere, questa Assemblea vuole individuare nuovi orientamenti per gli anni futuri, infatti si devono sciogliere alcuni nodi per consegnare, analizzando il contesto associativo attuale in tutte le sue prerogative, una guida sicura all’Associazione. Tutto il buono che maturerà con l’approvazione dell’Assemblea dei Delegati, organo di vitale importanza, sarà stimolo e materiale prezioso a disposizione di tutti i componenti la Giovane Montagna.

    L’Associazione deve acquisire consapevolezza sulla questione antropologica che si riassume nelle seguenti peculiarità: che valore diamo al nostro far montagna? É solo evasione, consumo o anche crescita umana e spirituale? Riusciamo a distinguere la vera laicità degli spazi da improbabili laicità dei contenuti? Siamo in grado di accogliere chi bussa alle nostre sezioni senza pregiudizi? Le nostre sezioni hanno una visione aperta delle relazioni umane? Dialogano con analoghe realtà? Crediamo sia ancora attuale la nostra identità associativa?

    In funzione degli obiettivi condivisi, la sede di Venezia ha dato il totale appoggio a Conti Editore di Morgex per costruire la corretta sinergia con la Scuola Grande di San Rocco, monumentale sede dove sono custodite alcune tele del Tintoretto, che ospita dal 10 al 20 novembre la mostra filatelica sulla tematica di montagna di Enea Fiorentini, socio attivo Giovane Montagna. I rari francobolli esposti fanno parte di una pubblicazione che l’Autore e la casa editrice hanno voluto bilingue e che è alla seconda edizione. Lo spirito che ha spinto l’Autore a collezionare questi particolari francobolli e l’apprezzamento della Conti Editore per la filosofia e i valori etici del rispetto della vita e della natura espressi nelle didascalie che legano la costruzione della raccolta della tematica filatelica a tutti gli aspetti che sono stati sottolineati nel libro dall’Autore stesso, sposano pienamente i principi che ancora oggi reggono la Scuola Grande di San Rocco che, dimostrando grandi capacità di cambiamento, ha accettato di ospitare la mostra filatelica. I più importanti francobolli della collezione sono stati esposti al Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi a Torino (18/10 – 9/11/2014) nel Centenario della Fondazione della Giovane Montagna, ma a Venezia ci sono anche pezzi inediti. Le tematiche illustrate sono molteplici: geologia, geografia, cristallografia e antropologia, cioè la vita dei primi abitatori (uomini, animali, vegetali) e la successiva colonizzazione umana del territorio montano. La parte sciistica contiene fogli che presentano importanti manifestazioni internazionali. Ci sono sezioni dedicate alle imprese alpinistiche, quelle dei club alpini/associazioni, soprattutto giovanili, propedeutiche all’avvicinamento dei ragazzi a questo mondo e altre, più specifiche, che raccolgono gli esemplari più rari per bellezza, cura nella scelta del bozzetto e qualità della stampa. Tutto è corredato da francobolli che contengono errori filatelici curiosi e sconosciuti ai più. Questo progetto si propone anche di restituire popolarità al Francobollo, facendolo tornare custode di fantasie, sogni, desideri, attraverso un percorso di rispetto continuo verso la vita e la natura che ci circonda.

  • Monsignor Giovanni Carrù: Quel volto rimanda alla fine dei tempi

    “Solo a partire dal IV secolo nell’ iconografia cristiana si trovano immagini caratterizzate di Gesù”, racconta Monsignor Giovanni Carrù, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, che continua :“Prima di allora, sia in pittura, sia in scultura, sia in mosaico, sia nelle arti minori, il Cristo assume le giovani sembianze di un uomo imberbe, dall’ acconciatura corta e composta, dai tratti appena evidenti, dallo sguardo poco vivace. Tutto questo dipende dalla volontà dell’artefice di concentrare l’attenzione sulla dinamica dell’azione, relativa specialmente ai miracoli…”

    Giovanni Carrù Quel volto rimanda alla fine dei tempiSolo a partire dal IV secolo nell’ iconografia cristiana si trovano immagini caratterizzate di Gesù
    Quel volto rimanda alla fine dei tempi
    di Giovanni Carrù

    Le più antiche manifestazioni figurative paleocristiane che prendono avvio nei primi anni del III secolo, non ci consegnano vere e proprie fisionomie ritrattistiche dei principali personaggi, che animano le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. I volti di queste figure propongono tratti molto anonimi e essenziali, riconducibili alla tendenza semplificativa dell’arte tardo antica.

    I profeti, i patriarchi e i protagonisti dell’Antico Testamento hanno sembianze, spesso, riconducibili a persone anziane e mostrano le caratteristiche dei volti ispirati e consapevoli del loro ruolo nell’ambito del piano salvifico divino. Anche i personaggi del Nuovo Testamento non dimostrano fisionomie specifiche e, per quanto riguarda il Cristo – che pure appare, sin dalle prime espressioni artistiche della tarda antichità – questi presenta le peculiarità di un giovane inespressivo e reso peculiare e riconoscibile solo dal contesto e dalla gestualità. Lo riconosciamo, cioè, perché impone le mani sulla testa degli infermi o perché leva la destra, nel gesto della parola, quando colloquia con la samaritana al pozzo o, infine, quando impugna la virga, per far risorgere Lazzaro, per moltiplicare i pani o per tramutare in vino l’acqua di Cana.

    In tutti questi casi, sia in pittura, sia in scultura, sia in mosaico, sia nelle arti minori, il Cristo assume le giovani sembianze di un uomo imberbe, dall’ acconciatura corta e composta, dai tratti appena evidenti, dallo sguardo poco vivace. Tutto questo dipende dalla volontà dell’artefice di concentrare l’attenzione sulla dinamica dell’azione, relativa specialmente ai miracoli e, dunque, agli eventi augurali nei confronti del defunto, i familiari del quale, commissionando le diverse scene, vogliono proporre, come paradigma di salvezza, un significativo ed eloquente exemplum neotestamentario e cristologico.
    Anche al tempo della tolleranza, quando l’arte cristiana vive una stagione fervida e ricca di manifestazioni, il Cristo mantiene l’anonima e inespressiva fisionomia dell’immagine santa, sospesa in un’atmosfera tesa e simbolica, creata da uno sfondo neutro e animata da poche, essenziali figure.

    Dobbiamo attendere la fine del IV secolo per incontrare le prime effigi caratterizzate del Cristo. Il più antico esempio riferibile all’ ultimo quarto del secolo, si staglia al centro del soffitto del cubicolo dell’ufficiale dell’Annona Leone, nelle catacombe romane di Commodilla. Il busto del Cristo è inserito in un cassettonato stellato e mostra le caratteristiche fisionomiche di un adulto dai lunghi capelli, scriminati al centro della fronte, e dalla barba incolta. Le lettere apocalittiche alfa e omega, disposte ai lati, suggeriscono che il Cristo qui dipinto allude alla sua seconda venuta, alla Parusìa, che si consuma alla fine dei tempi. Si tratta di un volto estremamente intenso nell’ espressione e ispirato, per tipologia, ai volti dei filosofi, dei pensatori, dei saggi del passato.

    Le stesse peculiarità interessano l’immagine assisa al centro di una volta affrescata in un monumentale cubicolo delle catacombe dei Santi Pietro e Marcellino sulla via Labicana. Questo maestoso affresco sembra imitare la decorazione monumentale di un edificio di culto del sopraterra, forse della basilica circiforme, annessa al mausoleo costruito dall’ imperatore Costantino, ma usato per la sepoltura della madre Elena. Purtroppo l’alzato della basilica non si è conservato, ma non è escluso che esso accogliesse una decorazione molto simile a quella ancora conservata e restaurata recentemente dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

    L’ affresco, come si diceva, situa, al centro, un severo Cristo maestro, vestito di tunica e pallio purpurei, colto mentre legge un volume aperto e, con la destra, assume il gesto della parola. Egli è seduto su un grande sgabello, su cui è poggiato un cuscino pure purpureo e poggia i piedi su un suppedaneo. Ai suoi lati acclamano i principi degli apostoli, mentre, in basso, i martiri Pietro e Marcellino, Tiburzio e Gorgonio si rivolgono al Salvatore, situandosi accanto all’ agnello mistico, posto sul monte da cui sgorgano i quattro fiumi paradisiaci. Il volto di Cristo nimbato mostra, ai lati, le lettere apocalittiche e propone la consueta fisionomia ieratica, barbata, con i capelli sciolti, secondo una tipologia che informerà gli schemi delle icone bizantine.

    Siamo nei primi anni del V secolo e, ormai, il volto del Cristo ha abbandonato quei tratti efebici e infantili delle rappresentazioni primitive e prepara l’iconografia del Volto santo, che sarà oggetto di venerazione in tutto l’ecumene cristiano, adeguando i caratteri del volto a quell’ atteggiamento severo e ipnotico del Salvatore, considerato e proiettato nell’ aura luminosa della Parusìa, che caratterizzerà la tipologia sindonica dell’icona del Cristo.

    Fonte: RadioVaticana.it

  • Ultimi giorni per il Book Trailer Contest del Premio Letteratura Industria: 2.000 euro al trailer più votato dal pubblico online

     

    Gira un video per i social su uno dei cinque libri finalisti:  il trailer più votato dal pubblico vincerà 2.000 euro

    Al via il concorso nazionale Book Trailer Contest, ideato dalla Camera di Commercio di Biella e Vercelli e dal Premio Biella Letteratura Industria insieme e con la collaborazione dell’ATL di Biella. Aperto fino al 10 novembre, Book Trailer Contest nasce per promuovere la lettura tra gli utenti social e le nuove generazioni.

    L’iniziativa è rivolta a videoamatori, studenti e professionisti delle produzioni video (senza limiti di età), che sono invitati a realizzare un breve video che sintetizzi e valorizzi il contenuto di uno dei volumi finalisti dell’edizione 2016 del Premio Biella Letteratura e Industria, attraverso l’utilizzo di suoni, parole e immagini.

    I libri finalisti al Premio Biella Letteratura Industria 2016 sono: L’Olivetti dell’ingegnere. 1978-1996 di Paolo Bricco (Il Mulino); Non ho l’età. Perdere il lavoro a 50 anni di Loris Campetti (Manni); Il coraggio di restare. Storie di imprenditori italiani che ancora scommettono sul nostro paese di Grazia Lissi (Longanesi); Lavoro senza padroni. Storie di operai che fanno rinascere imprese di Angelo Mastrandrea (Baldini & Castoldi); Riaccendere i motori. Innovazione, merito ordinario, rinascita italiana di Gianfelice Rocca (Marsilio).

    Il concorso nasce per stimolare alla lettura le nuove generazioni, gli utenti dei social network, gli studenti e fasce di pubblico poco attento al mondo della carta stampata, utilizzando strumenti digitali e multimediali e un linguaggio più adeguato ai cambiamenti dei mezzi di comunicazione. I book trailer, ovvero brevi video promozionali di libri e autori, si ispirano ai trailer cinematografici e si stanno diffondendo sempre di più per intercettare l’attenzione di lettori e non, e proprio questo metodo innovativo è al centro del concorso che vede stringere una collaborazione più stretta tra Premio Biella Letteratura e Industria, Camera di Commercio di Biella e Vercelli e ATL di Biella.

    I filmati dovranno essere inviati entro il 10 novembre 2016. I video saranno valutati da una giuria di esperti che selezionerà i dieci migliori trailer e li presenterà nel corso della cerimonia di premiazione del Premio Biella letteratura e Industria il 19 novembre (Auditorium di Città Studi, Biella). A partire da questa data i filmati saranno pubblicati online sui canali social e sul sito del Premio e votati dal pubblico. Il trailer più votato vincerà un premio di 2.000 euro.

    I book trailer realizzati potranno essere utilizzati da autori ed editori per promuovere le loro opere e darne diffusione sui canali web e social. La cerimonia di premiazione del vincitore si svolgerà l’11 marzo 2017.

    Info: 015 8551103-07 – [email protected]www.biellaletteraturaindustria.it.

    La giuria sarà composta da: Giuseppe Anderi, videomaker; Luisa Poma Benedetti, Circolo dei Lettori dell’Uomo e L’Arte; Alessandro Ciccioni, Presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli; Pier Francesco Gasparetto, Premio Biella Letteratura e Industria; Fabrizio Lava, Eventi&Progetti Editore; Antonio Prudenzano, Giornalista e responsabile editoriale del sito ilLibraio.it; Alessandro Perissinotto, docente del corso di laurea in DAMS dell’Università di Torino.

    La flessione dei dati di vendita dei media cartacei è un fenomeno ormai conclamato – commenta il Presidente della CCIAA di Biella e Vercelli, Alessandro Ciccioniche sta trasformando il mondo dell’editoria. Ancora non sappiamo quali forme di pubblicazione nasceranno, da questo stravolgimento, per cui è importante per il momento adottare i metodi di comunicazione che possono incuriosire e catturare nuovi possibili lettori, oltre a interessare chi invece un lettore lo è già. Con questo concorso vogliamo stimolare la creatività facendo conoscere i volumi che sono giunti in finale al Premio Biella Letteratura e Industria: i book trailer verranno promossi online e sulla pagina Facebook del Premio verrà creata una sezione dedicata a far conoscere il territorio in cui il Premio è nato, per inquadrarne meglio il contesto economico, sociale, culturale e soprattutto paesaggistico e quindi valorizzarlo anche dal punto di vista turistico.”

  • Banca Popolare Commercio e Industria presenta PREMIO ELEONORA DUSE 2016 L’ “OSCAR” FEMMINILE DEL TEATRO A ELENA BUCCI Menzione d’onore a Sara Putignano

    Milano, 2 novembre 2016 – La 31° edizione del Premio Teatrale Eleonora Duse si presenta al Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli, 6 – Milano).

    L’importante riconoscimento, patrocinato e organizzato da Banca Popolare Commercio e Industria (Gruppo UBI Banca), è stato ideato nel 1986, ed è l’unico premio italiano riservato all’attrice di teatro che si è distinta particolarmente nel corso della stagione di prosa in uno o più spettacoli in Italia o all’estero.
    La manifestazione è realizzata in collaborazione proprio con il Piccolo Teatro di Milano e vede il patrocinio del Comune di Milano ed è un evento Expo in Città.

    L’autorevole Giuria, composta da Renato Palazzi – Anna Bandettini – Maria Grazia Gregori – Magda Poli, ha assegnato il prestigioso Premio, per la stagione teatrale 2015/2016, a Elena Bucci.
    Il suo nome si aggiunge alle attrici premiate nelle precedenti edizioni tra cui Mariangela Melato, Franca Valeri, Ilaria Occhini, Maddalena Crippa, Alida Valli, Anna Proclemer, Milena Vukotic, Rossella Falk, Elisabetta Pozzi, Laura Marinoni, Anna Bonaiuto, Maria Paiato, Federica Fracassi, Galatea Ranzi, Ermanna Montanari, Sonia Bergamasco ed Emma Dante.

    La Giuria ha inoltre proposto alla premiata una terna di giovani interpreti tra cui scegliere l’attrice emergente: la menzione d’onore è stata attribuita a Sara Putignano.

    Per il terzo anno si conferma il “Premio Duse Social”: la Giuria ha scelto una terna di attrici da sottoporre alla votazione degli appassionati di teatro e avere la vincitrice. Le attrici nominate sono Ambra Angiolini, Lucia Mascino e Federica Santoro. Le votazioni potranno avvenire indicando il nome dell’attrice prescelta sulle pagine facebook di Ubi Banca (http://bit.ly/duse2016).

    La cerimonia di premiazione si svolgerà al Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli, 6 – Milano), lunedì 7 novembre alle ore 19.00. L’ingresso è libero previa prenotazione obbligatoria a Banca Popolare Commercio e Industria 02717241 o via mail a [email protected].

  • Miami meets Milano: la mostra internazionale con nomi di spicco tra cui Pirandello, Guttuso, Carmi, De Dominicis e Schifano

     

    È iniziato il conto alla rovescia per l’apertura dell’edizione 2016 della grande mostra internazionale di “Miami meets Milano” che dal 30 novembre al 4 dicembre 2016, vedrà protagonisti in esposizione maestri d’arte del calibro di Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Gillo Dorfles, Mario Schifano, Gaetano Pesce, Eugenio Carmi, Sandro Chia e altri autorevoli esponenti, le cui opere affiancheranno quelle di talentuosi artisti più o meno conosciuti. L’evento, che si terrà in concomitanza con la storica fiera di Miami Art Basel considerata la più importante del settore, è organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes e si terrà presso l’esclusivo contesto dell’hotel Victor in Ocean Drive, nel cuore di Miami Beach. L’inaugurazione è fissata per mercoledì 30 novembre. 

     

    L’organizzatore Salvo Nugnes, intervistato per commentare la pregevole iniziativa, ha spiegato “L’unione sinergica di Miami e Milano, in nome del messaggio a favore dell’arte e della cultura, si riconferma e si rafforza con forte slancio. Anche quest’anno abbiamo ricevuto il supporto di consenso e gli apprezzamenti da parte delle principali cariche istituzionale delle due città, del Console italiano a Miami, nonché del Presidente Maroni, di Vittorio Sgarbi e di altri nomi di spicco”. 

     

    E continuando, evidenzia “Questa iniziativa vuole consolidare la centralità della grande arte italiana nel mondo, dando spazio a un selezionato parterre di artisti, che tracciano un significativo e interessante percorso di stili e di generi diversi e presentano una visione allargata ed eterogenea delle evoluzioni e trasformazioni, all’interno del campo creativo contemporaneo”. 

  • Spoleto Arte incontra Venezia: musicisti della Fenice per il concerto “Omaggio alla Callas” nella mostra di Sgarbi

    Gran successo per il concerto in memoria della straordinaria Maria Callas, il soprano più famoso che il mondo abbia conosciuto e alla quale il Presidente di Spoleto Arte, Salvo Nugnes ha voluto rendere omaggio portando nella città da lei più amata, Venezia, il suo ricordo con una straordinaria mostra di cimeli a lei appartenuti. L’esposizione, organizzata dal manager Salvo Nugnes, è allestita fino al 7 novembre 2016, presso il secolare palazzo Giustinian Faccanon, conosciuto come la prima sede storica ufficiale del giornale “Il Gazzettino”, nonché come la casa natale del famoso Antonio Casanova. 

     

    Durante il concerto, i musicisti hanno proposto un vasto repertorio, passando in rassegna brani celebri della tradizione passata, di cui alcuni risalenti persino al 1500 e altri più recenti e di impostazione più attuale e moderna, coinvolgendo ed emozionando il nutrito pubblico presente. In particolare, è stato inserito un brano speciale, scritto appositamente per essere suonato, con uno strumento raramente in uso comune ai giorni nostri, che è il pregiato clavicembalo di Alberto Colzani. Inoltre, non sono mancati pezzi di illustri maestri come Bach, Vivaldi e Morricone. 

     

    È stato fatto anche un omaggio esclusivo alla Divina del canto lirico Maria Callas, con la toccante esecuzione dell’Ave Maria. All’interno della mostra, è visitabile uno spazio interamente dedicato a commemorare il ricordo dell’indimenticabile soprano, dove si possono ammirare dei preziosi cimeli da collezione, appartenenti all’archivio privato del modenese Ilario Tamassia, che è considerato il principale collezionista al mondo della Callas. 

  • Le tragiComiche porNovelle ai Cattivi Maestri

    Sabato 5 novembre lo spettacolo teatrale di Elena Serra tratto dal libro di Luca Oggero

    Sabato 5 novembre, alle 20:30, presso il teatro dei Cattivi Maestri – Officine Solimano, Matisklo Edizioni presenta lo spettacolo “Le tragiComiche porNovelle”, tratto dal libro omonimo di Luca Oggero, di cui è adattamento teatrale curato da Elena Serra e che vedrà sul palco Gian Luigi Barberis e in video la stessa Elena Serra.

    Lo spettacolo riprende la struttura del libro, ambientato in una comunità d’aiuto per affetti da problematiche sessuali, dove ogni partecipante racconta la propria “storia” agli altri presenti. Il risultato è una descrizione di una semplicità disarmante del rapporto degli italiani con il sesso, mettendo in scena l’esilarante contraddizione che da una parte ci vede affannati nel dimostrare pubblicamente la nostra liberalità progressista e dall’altra ci scopre tormentati da vergogne e tabù sempre in agguato.

    Già messo in scena a maggio all’interno del Torino Fringe Festival, lo spettacolo di sabato 5 – unica data savonese – vedrà la presenta “in carne e ossa” sul palco Gian Luigi Barberis e quella in video di Elena Serra; sarà inoltre presente l’autore Luca Oggero.

    Uscito ad agosto 2016 per la casa editrice savonese Matisklo Edizioni nella collana “Vertigini” dedicata alla narrativa, “Le tragiComiche porNovelle” – libro dal quale è tratto lo spettacolo – è la seconda pubblicazione di Luca Oggero, segue infatti “Morte e resurrezione di un povero Cristo” (Araba Fenice, 2013). La raccolta di racconti, “sempre in bilico tra un’ironia alla Stefano Benni di Bar Sport e le pagine più cupe e morbose di Ian McEwan”, è disponibile in formato cartaceo (120 pagine, 12,00 euro) ed eBook (2,99 euro) sul sito dell’editore. Oggero sarà presente sabato 5, in occasione della messa in scena dello spettacolo teatrale, per rispondere alle domande dei curiosi ed autografare copie del libro.

    Le tragiComiche porNovelle
    uno spettacolo di Elena Serra
    con Gian Luigi Barberis
    tratto dalla raccolta di racconti “Le tragiComiche porNovelle” di Luca Oggero (Matisklo Edizioni)
    Teatro dei Cattivi Maestri, Officine Solimano
    Piazza Rebagliati, Savona
    5 novembre 2016 ore 20:30
    Biglietti: unico 13 euro, soci ARCI 10 euro
    Per info e prenotazioni: [email protected]
    Spettacolo riservato ad un pubblico adulto

  • Gianni Carrù, Tarcisio, martire giovinetto dell’eucarestia

    Nel cuore del comprensorio callistiano della Via Appia è sorto un vero e proprio centro di culto per Tarcisio, martire giovinetto dell’eucarestia, ricordato dalla liturgia proprio il 15 agosto, nel giorno dell’Assunta. Approfondisce l’argomento Monsignor Giovanni Carrù nel suo articolo.

    Monsignor Gianni Carrù culto patrono chierichetti

    Il culto del patrono dei chierichetti nel comprensorio callistiano
    Tarcisio il martire ragazzino
    di Giovanni Carrù

    Il comprensorio callistiano, che si sviluppa tra il secondo e terzo miglio della via Appia Antica, è costellato di memorie martiriali riferibili ai primi secoli del cristianesimo, in particolar modo alle persecuzioni di Decio (250-251), Valeriano (257-258) e Diocleziano (303-304). Molti martiri erano venerati nell’ Area i callistiana, il più antico nucleo del cimitero voluto da Papa Zefirino (198-217) e affidato a Callisto (218-222), che conserva la cripta dei Papi del III secolo, tra i quali va ricordato Sisto II, trucidato con i diaconi Felicissmo, Agapito, Magno e Vincenzo il 6 agosto del 258.

    Ma altri martiri erano venerati nel grande complesso cimiteriale, come Cecilia, Calocero, Petronio e Tarcisio. Quest’ ultimo, noto per uno struggente epitaffio di Papa Damaso (366-384) che ne ricorda le gesta coraggiose, appare come un fanciullo, colto dai persecutori mentre recava l’eucarestia. Secondo il Papa agiografo, gli aggressori si scagliarono contro di lui come cani rabbiosi. Non è facile riconoscere il luogo esatto della sepoltura del martire-fanciullo, anche se gli archeologi del passato pensarono che il sepolcro fosse situato, insieme a quello di Papa Zefirino, nella tricora orientale, un mausoleo romano che ancora si conserva presso la biglietteria delle catacombe e dove, pochi anni orsono, furono deposti i resti di Giovanni Battista de Rossi, il grande archeologo romano che, negli anni centrali dell’ Ottocento, scavò e studiò molte catacombe romane, dedicandosi, in maniera particolare, alle catacombe cristiane.

    Una rinnovata attenzione per Tarcisio ha interessato, in questi ultimi anni, il comprensorio della via Appia. Il 24 maggio scorso il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha consacrato con una suggestiva celebrazione liturgica una nuova chiesa al martire dell’eucarestia, nel giorno della solennità di santa Maria Ausiliatrice. La nuova chiesa si colloca coerentemente nel complesso, già intitolato a san Tarcisio, l’Istituto che accoglie gli studenti salesiani che svolgono i loro studi nelle università pontificie della capitale. L’istituto è stato costruito nel secolo scorso proprio dinnanzi le catacombe dei santi Marco, Marcelliano e Damaso, non lontano dalla catacomba anonima della via Ardeatina, proprio laddove, da oltre un ventennio, si sta scavando la maestosa basilica circiforme di Papa Marco. La nuova basilica presenta i caratteri architettonici delle chiese paleocristiane, con un’abside larga e avvolgente che rispetta l’area presbiteriale. Proprio nel luogo deputato al sacro rito dell’eucarestia, a cui è legato il nome di Tarcisio, che è diventato il patrono dei ministranti.

    A questo riguardo, ricordiamo l’ udienza generale tenuta da Benedetto XVI nell’ agosto del 2010, quando il vescovo ausiliare di Basilea, monsignor Martin Gächter, presidente del Coetus Internationalis Ministrantium, ha donato una statua monumentale di san Tarcisio al Papa, Statua poi collocata presso l’ Istituto e la chiesa appena inaugurata alle catacombe di san Callisto, un luogo – come ricordava il Papa – divenuto un punto di riferimento per i ministranti e per coloro che desiderano seguire Gesù più da vicino attraverso la vita sacerdotale. Nel cuore del comprensorio callistiano, dunque, è sorto un vero e proprio centro di culto per il martire giovinetto dell’eucarestia, ricordato dalla liturgia proprio il 15 agosto, nel giorno dell’Assunta. Questa convergenza ha posto sempre un po’ in ombra la memoria del patrono dei ministranti, di cui abbiamo poche notizie, ma che assurge a simbolo della fedeltà rispetto ai suoi impegni di accolito, di cristiano, di credente convinto, sino alla prova estrema.

    Fonte: Daily Focus

  • “Spoleto Arte Incontra Venezia”: intervista a Zoya Tukhmanova Karapetyan in occasione del concerto “Omaggio alla Callas” organizzato da Nugnes

    1) Come nasce l’occasione per esibirsi nella cornice della prestigiosa mostra di “Spoleto Arte incontra Venezia”?

     

    Durante il vernissage inaugurale il professor Vittorio Sgarbi ha molto apprezzato la mia performance, fatta con musiche scelte ed adattate per clavicembalo. In seguito, ho ricevuto l’invito del Dott. Salvo Nugnes, per partecipare a questo importante concerto e ho accettato con tanto piacere. 

     

    2) Con quali pezzi vi esibite?

     

    Il programma del concerto sarà molto vario. Si va dai brani antichi del 1500 a quelli più attuali e moderni. Abbiamo un brano speciale scritto appositamente per me, per essere eseguito con uno strumento raramente in uso comune ai giorni nostri, che è il clavicembalo di Alberto Colzani. Faremo pezzi di Bach, Vivaldi, Morricone e altri maestri, con una panoramica eterogenea. In ricordo alla divina Maria Callas faremo anche la celebre Ave Maria.

     

    3) Chi sono i suoi colleghi di concerto? 

     

    Ci saranno con me Margherita Celanzi, violinista, violista, mezzo soprano, pittrice, con una poliedrica genialità artistica. Lavora al Teatro La Fenice e realizza concerti di musica sacra ed operistica anche nelle Marche.

     

    4) Quando nasce la passione per la musica?

     

    Vengo da una famiglia di musicisti. Mia madre è docente di teoria musicale presso l’Accademia della Musica di Mosca e di recente è stata insignita di un importante riconoscimento istituzionale dalla Federazione russa, l’Ordine del Cavalierato del Lavoro, conferitole dal presidente Putin. Mio zio, è un noto compositore armeno-russo ed il suo inno alla vittoria viene suonato ogni anno, durante la parata militare sulla Piazza del Cremlino. I miei nonni e bisnonni suonavano vari strumenti musicali ed io sono musicista di quinta generazione. 

     

    5) Cosa ha di così particolare il prezioso clavicembalo di Alberto Colzani, con cui lei suonerà durante il concerto?

     

    Il clavicembalo, è considerato come uno strumento appartenente alla tradizione musicale del passato e ce lo immaginiamo suonato da un giovane Mozart alla corte degli imperatori, oppure rappresentato da Vermeer nei quadri con le fanciulle melanconiche. Ai giorni nostri, con il suo suono acuto e preciso, si presta facilmente per le musiche ultra moderne, come le composizioni jazz, blues, ragtime, così come per le canzoni dei mitici Beatles. Il rinomato liutaio Alberto Colzani adotta standard di elevatissima qualità, che riguardano soprattutto la scelta e la selezione dei legni e rispettando la tradizione antica usa la tecnologia moderna. Ha sostituito la penna di corvo, facilmente deteriorabile nel tempo, con il delrin, un materiale simile nella rispondenza, ma molto più robusto, resistente, durevole e di semplice manutenzione. Con questa soluzione migliorativa, posso cimentarmi in tutti i brani più moderni, con il massimo rendimento.

     

    6) In generale, c’è un compositore preferito a cui si ispira?

     

    Per un musicista professionista è difficile fare un solo nome. Potrei provare a dire Bach, ma adoro anche l’opera lirica e quindi penso a Verdi, Puccini, Bellini, Wagner, che sento molto vicini. In più ho la passione per i veneziani Gabrieli e Monteverdi. Nella Basilica di San Marco, dove sto lavorando adesso, eseguiamo i loro brani in doppio e triplo coro.

     

    7) Come è avvenuta la sua formazione in campo musicale?

     

    La mia prima insegnante, è stata mia madre, che amava farmi abbinare lo studio del pianoforte con quello delle altre materie artistiche. A 5 anni avevo già imparato a memoria varie poesie. Mi sono laureata in conservatorio a Mosca in direzione del coro. Ho proseguito studiando il clavicembalo. Molto importante e decisivo per la mia formazione, è stato l’incontro con il professor Marco Vincenzi, che mi ha dato uno spunto di stimolo in più per imparare a perfezionarmi con il clavicembalo. In Italia, ho avuto la grande fortuna di avere come maestro, professionale ed anche come guida spirituale, il professor di conservatorio Marco Gemmani, direttore della Cappella Marciana. 

     

     

    8) Arte e musica sono due linguaggi universali, per comunicare?

     

    Con la musica possiamo esaltare il valore e il significato delle opere d’arte. Voglio sottolineare, che arte e musica sono come due “Anime Gemelle” che si fondono e si completano a vicenda. Spero, che al mio concerto il pubblico possa emozionarsi ascoltando la musica e godere nella visione delle suggestive opere d’arte, appagando insieme l’udito e la vista. 

     

    9) C’è un sogno nel cassetto, che vorrebbe realizzare quanto prima?

     

    Realizzazione di un sogno? Cosa può essere più bello per un artista, quando la sua performance comunica nel momento dell’esecuzione, in modo compiuto e completo. Come diceva una persona a me cara: è inutile sognare qualcosa, che non puoi fare. Ma se devo esprimere un mio forte desiderio, mi piacerebbe incidere un cd con musiche moderne per clavicembalo. Ho già raccolto del materiale valido e mi manca solo la casa discografica, disposta a supportarmi in questo progetto, che coltivo da lungo tempo.  

     

  • LA VERA FEDE: CONFORTO E SPERANZA IN TEMPI DIFFICILI

    (COLLEFERRO) – Evento speciale domenica 06 novembre per i nostri concittadini Testimoni di Geova della zona sud-est della provincia di Roma. Da Colleferro, Valmontone, Artena, Palestrina e altri paesi limitrofi  partiranno centinaia di persone per assistere a questa assemblea dal tema “Rafforziamo la nostra fede in Geova”.

    Parlare di Fede nei nostri tempi è ancora utile?

    La maggioranza delle persone direbbe di no. Anche perché quando si affrontano tragedie come terremoti e altri calamità naturali, problemi di salute o economici, non sempre si conoscono le risposte al perché accadono certe cose, e questo indebolisce la fede.

    Il programma fornirà queste risposte ed  evidenzierà che un buon rapporto con Dio non solo è possibile, ma è anche benefico in queste situazioni.

    L’evento si terrà in Piazzale Hegel 70 a Roma. Il programma inizierà alle ore 9:30. I Testimoni di Geova desiderano invitare tutta la popolazione, convinti dei grandi benefici che si otterranno essendo presenti.

    Maggiori informazioni possiamo trovarle sul sito ufficiale jw.org nella sezione Chi siamo – Congressi.

  • La raccolta di fiabe Short Story Fiabe Horror di Natascia e Romina Malizia

    “Short Story Fiabe Horror”

    di Natascia e Romina Malizia

    La raccolta di Fiabe horror-splatter edita da Youcanprint

    short story fiabe horror di Natascia e Romina Malizia

    Novità in arrivo nel genere letterario horror, finalmente è stata pubblicata la prima raccolta di Fiabe horror-splatter di Natascia e Romina Malizia, giornaliste, blogger ed autrici appassionate del genere sin da piccole ed amanti del cinema.

    Insieme hanno realizzato una raccolta di 10 brevi racconti:

    “Le Fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia si trasformano in favole horror”. Le Principesse non aspettano di essere salvate dal Principe Azzurro ma loro stesse si armano ed uccidono a colpi di ascia i propri antagonisti, matrigne e streghe”.

    Come le autrici stesse ribadiscono:

    “Questo è un piccolo anticipo prima della pubblicazione del romanzo horror-soprannaturale”. I Fratelli Grimmraccolsero ed elaborarono Fiabe già esistenti della tradizione tedesca ed europea, Natascia e Romina Malizia invece hanno deciso di scrivere nuove fiabe con un’impronta horror sin dalla loro nascita. Di ulteriore ispirazione è stato il volume di Vladimir Propp.

    Sinossi:

    Fiabe Horror, Short Story. Dieci Fiabe inedite elaborate in chiave horror-splatter in cui protagonisti ed antagonisti si scambiano i ruoli, innocenti diventano assassini. Principesse, Re e Regine, sorellastre, streghe cattive, fate e fantasmi. Scene splatter che si mescolano a riti esoterici ed accenni simbolici-soprannaturali. Non tutto è vero, non tutto è falso.

    Le Short Story, brevi fiabe, sono racconti inediti delle due autrici che traggono idea per la creazione di qualcosa “di nuovo” da letture quali le fiabe di Italo Calvino, Fratelli Grimm e Fiabe Russe. Ispirazione ulteriore per la costruzione vera e propria di una fiaba, è stata la lettura del volume “Le Radici storiche dei racconti di fate” diVladimir Propp.

    Bio:

    short story fiabe horror natascia e romina maliziaNatascia e Romina Malizia. Giornaliste, blogger, scrittrici, social media manager, sceneggiatrici, autrici, redattrici ed ufficio stampa per eventi di prestigio. In una sola parola artiste. Nate a Roma, stessi interessi e passioni. Amore per il cinema, scrittura, spettacolo, teatro e recitazione ed in modo particolare appassionate dal genere Horror. Attualmente giornaliste di carta stampata e blogger. Nascono come grafiche pubblicitarie specializzando gli studi umanistici universitari nel campo del cinema e teatro.

    Nel 2014 la presentazione ufficiale come sceneggiatrici del cortometraggio sulla storia di Anzio. Appassionate bellydancer con svariate esibizioni, riconfermano l’amore per la scrittura e l’informazione creando Blog di controinformazione e fondando insieme il loro Blog dedicato al mondo dello spettacolo e moda: Flash Style Magazine Vip. Da sempre impegnante nel sociale nell’organizzazione e supporto per eventi di beneficenza, autrici dello spettacolo teatrale Noi lo facciamo Diverso. La prossima pubblicazione, il romanzo horror soprannaturale scritto sempre a quattro mani.

    SHORT STORY FIABE HORROR
    Edite da Youcanprint in formato EPub e Pdf
    In vendita nei maggiori store di libri
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  • Esce, per Bibliosofica Editrice, “Kambo e Iboga. Medicine sciamaniche in sinergia” di Giovanni Lattanzi

    Per la prima volta in Italia un libro, “Kambo e Iboga. medicine sciamaniche in sinergia” (Bibliosofica Editrice), che tratta, in modo dettagliato ed esaustivo, dei due enteogeni e di un innovativo metodo di guarigione spirituale, quello di Giovanni Lattanzi, che prevede il loro uso combinato.

     

    Nota semplicemente con il nome di Kambo, la secrezione di una rana dal nome scientifico di Phyllomedusa bicolor, ha svolto per millenni un ruolo decisivo nella cultura sciamanica delle tribù dell’Amazzonia. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, nell’Africa centro occidentale la corteccia della radice di una pianta sacra, laTabernanthe Iboga, viene usata da tempi immemorabili dai Pigmei del Gabon e del Camerum.

    In questa raccolta di ricerche antropologiche e scientifiche, interviste e testimonianze, oltre ad un’estensiva trattazione riguardante questi due enteogeni ancora poco conosciuti in Italia, Giovanni Lattanzi offre informazioni sulla sua innovativa metodologia.
    Giovanni Lattanzi è il primo sciamano europeo ad aver elaborato un metodo di guarigione spirituale usando una sinergia di Kambo e Iboga applicando il Kambo sui Meridiani secondo le indicazioni della Medicina Tradizionale Cinese e somministrando la corteccia di Iboga ad alto e basso dosaggio.

    Particolare attenzione viene rivolta agli studi sui peptidi presenti nella secrezione del Kambo effettuati dal Professor Vittorio Erspamer, nominato al Nobel per la Medicina e la Fisiologia da Rita Levi Montalcini; agli studi sull’Ibogaina, un alcaloide della corteccia di radice di Iboga divenuto noto per la sua sorprendente capacità di risolvere problemi legati alla tossicodipendenza, ADHD e ADD; agli studi sull’attivazione da parte dell’alcaloide Ibogaina di stati di coscienza quali il sogno lucido e il sonno attivo; all’esempio di Nikola Tesla che testimonia come sogni e visioni abbiano cambiato il nostro mondo. Un intero capitolo del libro è dedicato alla tradizione tolteca di Don Juan e Carlos Castaneda, ai segreti che questa ancora cela e all’inquietante universo de los voladores.

    In un’era in cui la salute pubblica viene sempre più monopolizzata dagli interessi delle big farmas, l’autore ci mostra come le più recenti ricerche effettuate sugli enteogeni stiano apportando un contributo decisivo verso la comprensione dell’universo del cervello umano e della sua intrinseca capacità di ‘risettare’ sé stesso e ci aiuta a comprendere come l’affascinante universo degli enteogeni sia ben lontano dai pregiudizi con i quali viene sbrigativamente liquidato in Occidente.

    Giovanni Lattanzi è nato a Roma nel 1962. Si è laureato in Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente con il professor Corrado Pensa che lo ha iniziato alla meditazione Vipassana. Per più di dieci anni ha praticato meditazione Zen in Francia, nella comunità buddhista di Plum Village fondata dal Maestro Thich Nath Hanh e dal 2005 è fardado della chiesa olandese del Santo Daime, il Ceu da Santa Maria.

    Pittore e poeta, ha tenuto mostre – personali e collettive – e performance d’arte in Europa; ha pubblicato due libri di poesie spirituali, Dall’acqua e dal Fuoco (2006) e Door Water en Vuur (2007).
    Dal 2009 facilita cerimonie di Kambo e Iboga in vari paesi tra cui Olanda, Italia, Repubblica Ceca, Finlandia, Messico e Perù e conduce workshop per aspiranti facilitatori di Kambo interessati ad imparare il suo metodo di applicazione. Vive e lavora ad Amsterdam.

     

    www.bibliosofica.it

  • Iskra Menarini a Tracastagni per i terremotati del Centro Italia

    C’è il ricordo di Lucio Dalla, il viaggio nei suoi luoghi dell’anima, un abbraccio virtuale commosso e sorridente all’amico di sempre. Ma c’è anche la solidarietà, nel concerto che Iskra Menarini ha tenuto lunedì scorso al teatro comunale di Trecastagni, un evento di beneficenza, presentato dalla giornalista Simona Pulvirenti, che ha raccolto oltre 4 mila euro da destinare ai terremotati del Centro Italia.

    Una terra devastata che continua a tremare, e che l’Istituto Medico Psicopedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati e l’Università telematica Unisanraffaele con sede a Zurigo – diretta dall’avv. Angelo Maugeri, presente in sala – hanno voluto sostenere con questa iniziativa, realizzata in collaborazione con il club Lions Faro Biscari.

    Da sempre attivo nel sociale e attento alla solidarietà, il prof. avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Lucia Mangano, accreditato presso il Parlamento Europeo come struttura d’eccellenza nel campo della neurofisiatria e neuropsicologia, e fondato dalla madre Antonietta, donna attenta ai bisogni dei più deboli, eroina della carità e antesignana della lotta alla mafia, scomparsa prematuramente, e per la quale è in corso un processo di beatificazione. Pro Rettore dell’Unisanraffaele – dove è anche docente di Diritto Internazionale nelle facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza – è stato lui in prima persona a sposare e finanziare il progetto, e la scelta di un’artista impegnata come Iskra Menarini, già testimonial di Unicef e Admo, vocalist del grande Lucio Dalla, che ha affiancato per ventiquattro anni nei suoi concerti, anche come solista.

    “Il terremoto del Centro Italia è l’ennesimo dramma che poteva essere evitato”, spiega il prof. avv. Corrado Labisi dal palco del teatro comunale di Trecastagni.

    “E’ l’incuria di certa politica – continua – a provocare tragedie come questa: territori quasi totalmente rasi al suolo, e 298 vittime morte tra le macerie. Un disastro che poteva accadere anche in Sicilia, una tra le regioni a maggior rischio sismico, soprattutto nella fascia ionica, e  dove si continua a trascurare la messa in sicurezza di vecchi edifici che non rispettano le norme antisismiche.”

    In scena, per la causa dei terremotati, i grandi successi di Dalla, interpretati da quella che lui stesso definì la più grande cantante soul italiana: da “Anna e Marco”, “Stella di mare”, “4 marzo”, inframmezzati da brani di respiro internazionale, fino a “Felicità”, “Caruso” e il gran finale con “Attenti al lupo”, e tutto il teatro in piedi, a cantare e ballare uno dei brani più celebri del grande Lucio Dalla.

    L’evento, al quale ha preso parte anche l’amministrazione comunale di Trecastagni, rappresentata dal sindaco on. Giovanni Barbagallo, dall’ass. alla Cultura Marinella Donzuso e dall’ass. al Turismo e Spettacolo Raffaele Trovato, è stata anche occasione per parlare dei prossimi progetti in cantiere all’Unisanraffaele, che si prepara a realizzare un Centro di ricerca diretto dal prof. Umberto Veronesi, e ad accogliere un’audizione privata con Papa Francesco.

     

     

     

  • Venerdì 28 Ottobre alle ore 21,00 Tempio Pausania (OT) : al Teatro del Carmine Peppe Iodice in Stavolta mi butto di Lello Marangio & Peppe Iodice

    Venerdì 28 Ottobre alle ore 21,00
    Peppe Iodice
    in
    Stavolta mi butto
    di
    Lello Marangio & Peppe Iodice

    Riprende la stagione del Teatro del Carmine di Tempio Pausania. Tante le novità in programma a partire dalla direzione artistica affidata ad Alessandro Achenza, che dopo una vita da imprenditore nel mondo del turismo, dello spettacolo, degli eventi e la direzione di due Teatri, in Costa Smeralda e in Toscana, ha accettato la direzione di uno fra i più apprezzati teatri sardi. Una lunga carriera durante la quale si è distinto anche come intrattenitore. A suo tempo fondatore e direttore della compagnia Stabile del Teatro dello Scambio, grazie alla quale ha potuto concretizzare un apprezzato progetto di avvicinamento al teatro dei detenuti del Carcere di Nuchis , ha una sua compagnia teatrale a Tempio Pausania dal 2008
    Lo spettacolo

    Si preannuncia una intensa stagione teatrale della quale si avrà il primo assaggio proprio il 28 ottobre con la presenza di uno fra i personaggi del momento: Peppe Iodice popolarissimo e straordinario fuoriclasse della comicità, con “ZELIG OFF”, “ZELIG” e ben ultimo “COLORADO” nel suo curriculum.
    Peppe Iodice è un artista dalla comicità immediata; nei suoi spettacoli “annusa” il pubblico con il quale improvvisa molto prima di inondarlo con il suo cabaret dalla battuta fulminea e con i suoi monologhi davvero esilaranti.
    ” Stavolta mi butto “è un recital teatrale nel quale Peppe Iodice propone il meglio del suo nuovo repertorio spaziando fra i suoi ricordi d’infanzia e le sue nuove esperienze di marito-genitore, con le sue immancabili stilettate contro gli intellettuali, vere sue vittime sacrificali, sino all’attualità più pressante, tanto che se c’è una notizia rilevante sentita da un TG anche un minuto prima dello spettacolo, questa viene inserita immediatamente nel copione e diventa sicuramente un motivo di satira e divertimento.
    Lo stile è diretto e il clima è sempre quello di una grande festa perché, dice Peppe: “Se non è così, mi viene la malinconia…!”

    Lo spettacolo inizierà alle ore 21,00 per info e prenotazioni è possibile
    contattare la Cinedigital srl ai numeri 079.630377 e 388.3503817, oppure inviando una email a [email protected] .

    Prossimi appuntamenti

    Il 12 Novembre dalle ore 18,30 alle ore 20,00: Trio Mistral Tre importanti solisti, propongono al pubblico programmi classici, di rara esecuzione, appartenenti a diversi generi musicali. Dalle ore 20,00 alle ore 21,00 Apericena nel Foyer del Teatro dalle ore 21,00 alle ore 22,30 Parabà Orchestra in “Voglio Scoprir l’America”

    Fervono i preparativi anche per l’appuntamento del 25 novembre con Roberto Ciufoli , protagonista dello spettacolo ” “Tipi” un recital comico antropologico scritto e interpretato dallo stesso Ciufoli.

  • Orchestra Inclusiva della Toscana per allievi con disabilità intellettiva

    La scuola di Musica di Fiesole è capofila del progetto “In-Orchestra”, finanziato dalla Comunità Europea, in collaborazione con la Fondazione Spazio Reale, con il contributo metodologico della Fondazione Sequeri Esagramma e con partner italiani ed europei di grande rilievo. Il progetto ha l’obiettivo di avviare il primo Triennio di Musico Terapia Orchestrale e di Educazione Orchestrale Inclusiva nel territorio fiorentino e di formare la Prima Orchestra Sinfonica a metodo Esagramma, della Regione Toscana,  orchestra che coinvolge musicisti con disabilità e professionisti.

    I percorsi sono aperti a bambini, ragazzi dai 7 ai 28 anni. Non ci sono particolari caratteristiche personali che impediscono di avvicinarsi al percorso, eccetto un forte difficoltà motoria (ad es. spasticità acuta, seria tetraparesi o cerebrolesione) o una forte aggressività verso gli altri. Non è necessaria una conoscenza musicale pregressa.

    Possono accedere ai corsi persone con diverse disabilità quali:

    • disabilità intellettiva congenita o acquisita
    • disturbi dello spettro autistico
    • sindromi genetiche (Sindrome Down, X fragile, Williams, …)
    • disabilità sensoriali (ipovisione, cecità, ipoacusia, ….)
    • disabilità motoria

    Il percorso è aperto a un massimo di 24 partecipanti (6 persone per gruppo, omogenei per età). Le lezioni si terranno a cadenza settimanale presso la struttura Spazio Reale di Campi Bisenzio (FI) da gennaio 2017 a giugno 2017.

    I colloqui conoscitivi e presa in carico degli allievi si svolgeranno nei giorni 21-22-24-25 novembre presso Spazio Reale alla presenza dei potenziali allievi e dei loro genitori (o tutori). Ci sarà anche una sessione di coinvolgimento musicale.

    Per partecipare ai colloqui, compilare il modulo anagrafico allegato o reperibile nel sito della Scuola di Musica di Fiesole www.scuolamusicafiesole.it e spedirlo a [email protected] entro e non oltre il 15 novembre p.v.

    Sarete ricontattati per definire gli orari del colloquio conoscitivo entro il 18 novembre.

    Per ulteriori informazioni  potete  contattare Rita Urbani nei giorni Giovedì e Venerdì ore 13:30-15:00 allo 055/5978566 oppure tramite e-mail all’indirizzo [email protected]

    Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata: www.spazioreale.it

    Per informazioni relative alla metodologia di lavoro potete consultare il sito www.esagramma.net

    VI ASPETTIAMO!

    Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, Fondazione Sequeri Esagramma, Fondazione Spazio Reale

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  • YICCA 16/17 International Contest of Contemporary Art

    L’obiettivo del concorso è quello di promuovere gli artisti iscritti, dando la possibilità agli

    stessi di entrare a far parte concretamente del mercato dell’arte contemporanea

    internazionale.

    Internazionalità e networking rendono YICCA un’immensa opportunità per gli artisti iscritti, che potranno:

    • Vincere un premio in denaro:

    – premio in danaro al primo selezionato Euro 3000,00 (tremila/00)

    – premio in danaro al secondo selezionato Euro 1000,00 (mille/00)

    • Promuovere la loro arte tramite numerosi canali:

    – presentare le opere d’arte selezionate presso lo spazio espositivo stabilito da concorso

    – arricchire il bagaglio relazionale tra artisti finalisti e critici, curatori, galleristi, istituzioni

    artistiche pubbliche e private che avranno accesso alla importante esposizione.

    – accedere alla massima visibilità possibile attraverso la campagna pubblicitaria che seguirà il concorso in tutte le sue fasi.

    – gli artisti selezionati saranno pubblicati nel catalogo “YICCA” che verrà distribuito

    gratuitamente agli stessi artisti finalisti e sarà a disposizione dei professionisti nonché

    delle istituzioni invitate alla inaugurazione dell’evento espositivo.

    DATE E SCADENZE

    01 novembre 2016: apertura delle iscrizioni

    15 marzo 2017: termine delle iscrizioni

    11 aprile 2017: comunicazione delle opere vincitrici

    maggio 2017: Mostra finale

    La selezione della giuria porterà all’individuazione di 18 artisti che parteciperanno

    all’esposizione.

    Tra i 18 artisti che parteciperanno all’esposizione verranno proclamati primo e secondo

    classificato i quali vinceranno rispettivamente 3000 (tremila/00) e 1000 (mille/000) euro

    in danaro.

    Sono ammesse tutte le tipologie di opera d’arte, compresi i video, le installazioni e le

    performance. Tutte le opere saranno presentate tramite un’ immagine o un video e un

    testo descrittivo dell’opera stessa.

    Tutte le opere devono essere disponibili per l’esposizione finale, devono inoltre

    essere di proprietà dell’artista che le propone.

    Il concorso è rivolto a tutti gli artisti o gruppi di artisti, professionisti e non provenienti da

    qualsiasi paese del mondo. Non sono previste qualifiche particolari per l’iscrizione.

    Tutte le informazioni sui termini e le modalità di iscrizione si possono trovare sul sito ufficiale www.yicca.org

    www.contest.yicca.org

  • “¡Afuera Todos Saben Vivir!”: poesia dalla generazione perduta

    Disponibile l’opera prima del giovane italo-colombiano Jaime Andrés De Castro

    Jaime Andrés De Castro, classe 1993, nasce in Colombia ma si trasferisce in Lombardia al’età di sei anni. La raccolta uscita il 20 ottobre per Matisklo Edizioni, “¡Afuera Todos Saben Vivir!”, sua opera prima – anche se in precedenza l’autore ha pubblicato testi in antologie e ricevuto premi e segnalazioni in diversi concorsi, tra cui un secondo posto all’edizione 2014 del Premio Ossi di Seppia – ben descrive la situazione di quella che i sociologi chiamano “la Generazione Perduta del ventunesimo secolo”, quella dei giovani figli della crisi (non solo economica) che ha caratterizzato questo inizio secolo.

    Allo stesso tempo il libro lascia aperto uno spiraglio di speranza, “un’affermazione netta della propria identità e del proprio sentire che diventa una sorta di vessillo, una risata cristallina capace di diradare una volta per tutte i fumi dell’ipocrisia e delle convenzioni, ricordandoci che c’è un oltre poco più distante del nostro naso e che non tutto è sempre così schematizzato come ci tendono a raccontare, che c’è ancora chi non riesce ad integrarsi e non ha alcuna intenzione di rinunciare al proprio Sé.” (dall’introduzione di Vera Bonaccini).

    Pubblicato nella collana “Comete” dedicata alla poesia di Matisklo Edizioni, casa editrice savonese nata come esclusivamente digitale ma che da maggio 2016 ha affiancato agli eBook anche la pubblicazione di libri in cartaceo, “¡Afuera Todos Saben Vivir!” è ordinabile direttamente sul sito dell’editore (www.matiskloedizioni.com) o nelle principali librerie online e fisiche.

    Jaime Andrés De Castro
    ¡Afuera Todos Saben Vivir!
    84 pp., 2,99 euro (eBook), 10 euro (cartaceo)
    www.matiskloedizioni.com/afueratodossabenvivir

  • Shabby Chic Suggestivo e senza tempo…

    Le tonlità ideali per far entrare in casa lo stile Shabby sono indiscutibilmente i colori pastello associati al bianco, armonioso e flessibile che permette di illuminare gli ambienti con grazia e con un tocco di romanticismo. I toni tenui dei colori risultano riposanti e freschi su mobili e pareti, piacevoli sui tessuti che declinati su cuscini e tende aggiungono raffinatezza ed eleganza ai tocchi di colore. Il loro abbinamento è più fcile rispetto ai colori accesi grazie alla loro lieve saturazione. Il filo rosso sarà il bianco in tutte le sue varianti, dalle più fredee alle più calde e le patine scroste saranno la modalità con la uale verranno prsentate. In alcune case troviamo un esempio dell’utilizzo delle palette pastello per creare uno stile Shabby Chic. I colori avorio, rosa, azzurrino e verde acqua si alternano al pianco usato per amplificare la luce e gli spazi della casa. Copriletto con grandi rouges e cuscini fiorati donano quel comfort che  solo una casa in Stile Shabby sa dare. Anche la veranda sui pratici mobili in midollino, domina il bianco interrotto da morbidi rivestimenti di cotone in tinta pastello. Il luogo ideale dove rilassarsi e bbene una tazza di tè utilizzando l’ultimo seervizio di porcellana vintage decorato da rose vittoriane, acquistato al mercatino per poschi soldi e con tanta soddifsfazione Pccoli teesori, scovati poco alla volta nel tempo che ci ricorano il piacere dell’abitare e dell’arredare una casa sueguendo i proprio cuore, i proprio gusti e un inico personalissimo stile che fa dello Shabby Chic lo stimolo d’ispirazione di partnza e che segue l’evoluzione di gusto e di esigenze di tutti gli abitanti della casa.

  • Oggi in uscita per Edizioni Leucotea “L’eterna danza della vita” l’ultima fatica letteraria di Marianna Costa

    Ogni anno le molte vittime della strada lasciano famiglia ed affetti nel dolore, una condizione di disperazione per aver perso i propri cari e dalla quale non si può guarire ma con cui bisogna imparare a convivere.

    Rimasto solo dopo un terribile incidente stradale, Sauro si isola in un presente di ‘non vita’, le sue giornate non sono altro che il susseguirsi meccanico delle azioni. L’unico suo compagno è il dolore, che si amplifica dei ricordi delle giornate felici e dei sogni infranti.

    La perdita prematura della moglie e della figlia lo isolano dal tessuto sociale, e sembra non ci sia soluzione per questa situazione.

    Un giorno, di ritorno dal lavoro, trova davanti al suo portone un cane. Questo primo incontro lo porterà a fare la conoscenza di Irene, una giovane donna che vive per strada e che come lui sa cosa sia la disperazione. Sarà l’inizio di un’amicizia e una possibilità di riappropriarsi della vita.

     

    Marianna Costa dopo la Laurea in Sociologia diviene funzionario di un ente pubblico. Torna a pubblicare per i tipi Leucotea dopo ‘Storia di Noemi’ romanzo che narra le difficoltà delle adozioni in Italia.

     

    Marianna Costa

    L’eterna danza della vita

    ISBN: 978 88 97770 46 6

    € 12,90


     

  • Giovanni Carrù, Fianco a fianco alla ricerca della pace

    Attorno ai sepolcri martiriali, recuperati durante il Pontificato di Papa Damaso (366-384), si sviluppa immediatamente una forma esponenziale di venerazione, che produce come effetto immediato la creazione di aree cimiteriali estremamente concentrate, definite retrosanctos.

    Monsignor Giovanni Carrù, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, tratta in questo articolo come questi sepolcri, e tutte le pratiche intorno ad essi, siano stati importanti per i cristiani delle origini, che desideravano essere sepolti il più vicino possibile alla tomba del martire, e come siano stati il fondamento del concetto della “comunione dei santi”, che caratterizzerà il più maturo pensiero cristiano.

    Giovanni Carrù

    La concezione del corpo mistico al tempo delle catacombe
    Fianco a fianco alla ricerca della pace
    di Giovanni Carrù

    Il concetto di santità nella civiltà paleocristiana prevede un processo lento e capillare, che si muove dall’ età apostolica, ma che trova la sua definizione soltanto nel corso del IV secolo, specialmente dal tempo della tolleranza religiosa, inaugurata da Costantino e, in particolare, durante il pontificato di Papa Damaso (366-384) che – dopo aver recuperato un cospicuo numero di sepolcri martiriali nel suburbio romano – li dota di organismi architettonici suggestivi, ma estremamente sobri, per quanto riguarda la monumentalità, e di solenni epigrammi, che evocano le gesta dei campioni della fede, in maniera enfatica e retorica.

    Attorno a queste tombe si sviluppa immediatamente una forma esponenziale di venerazione, che produce come effetto immediato la creazione di aree cimiteriali estremamente concentrate, definite retrosanctos. Tali sepolcreti dimostrano come i cristiani delle origini desiderino essere sepolti il più vicino possibile alla tomba del martire, con la convinzione che, al momento della resurrezione, sarebbe stata mantenuta, nel mondo paradisiaco, questa particolare vicinanza.

    Il fenomeno provocò veri e propri sconvolgimenti nelle aree circostanti le tombe martiriali, con la creazione, in qualche caso, di basiliche cimiteriali, sia nella zona ipogea delle catacombe, sia nell’ area sopratterra. Queste basiliche ad corpus divengono santuari molto ambiti dai pellegrini che, specialmente nei secoli dell’alto medioevo, diedero luogo a una “venerazione continuata” dei sacri sepolcri.
    Una documentazione letteraria molto preziosa di questo instancabile pellegrinaggio è rappresentata dagli Itinerari medievali, come la Notitia ecclesiarum e il De locis, due testi riferibili al VII secolo che, in forma molto sintetica, elencano i santuari martiriali romani più importanti, che il devoto, giunto a Roma, dopo viaggi estenuanti, doveva visitare. Il tipo di venerazione comportava gesti rapidi, ma significativi, nel senso che i pellegrini inserivano nelle transenne che proteggevano le tombe dei martiri piccoli pezzi di stoffa (brandea e palliola) per “santificarli” e per avere, quale memoria del pellegrinaggio, una sorta di ricordo di quel viaggio in cui si è praticato il sacro gesto dell’ ex contactu.

    Un altro segnale molto prezioso per gli archeologi e per gli storici che vogliono ricostruire la storia del pellegrinaggio, è rappresentato dall’ uso di lasciare lungo gli itinera ad sanctos e attorno alle tombe dei martiri semplici e sintetici graffiti che ricordano il passaggio dei devoti. Queste scritte, talora autografe, altre volte realizzate presumibilmente dai preposti al santuario, ricordano esclusivamente i nomina dei pellegrini o anche il refrigerium, ossia il pasto organizzato in onore del martire, secondo un uso che abbraccia anche le commemorazioni del dies natalis, ovvero del giorno della morte dei defunti ordinari.

    Tutte queste pratiche avvicinano i fedeli al martire secondo un rapporto sempre più confidenziale e regolano un processo di intercessione, ma anche di “amicizia” con i santi, la quale anticipa quel largo concetto della “comunione dei santi”, che caratterizzerà il più maturo pensiero cristiano.

    La vicinanza con i martiri e con i santi, d’ altra parte, si riflette anche nell’ arte delle catacombe e, in particolar modo, nella pittura cimiteriale. Alcuni affreschi, infatti, mostrano i defunti “fianco a fianco” del Cristo, dei principi degli apostoli e dei martiri. Molto significativa risulta, a questo proposito, una pittura da riferire agli esordi del VI secolo, rinvenuta nella catacomba napoletana di San Gennaro, che mostra le defunte Cominia e Nicatiola, atteggiate come oranti, a fianco di san Gennaro, il quale presiede questo piccolo consesso, ambientato nell’ aldilà, illuminato dai ceri, quasi per sconfiggere le tenebre delle catacombe.

    Anche l’epigrafia ci parla, in qualche caso, della beatitudine vissuta in compagnia dei santi. E anzi, nella piccola catacomba di Santa Cristiana a Bolsena, per una ventina di volte incidono sulle lastre funerarie la suggestiva formula pax tibi cum sanctis, un augurio che riflette una condizione paradisiaca vissuta dai defunti della città laziale di Volsinii in compagnia di tutti i santi. I cristiani Maecius, Secunda, Alexandra, Valeria, Aurelia, Marthana, Marcia, Sapricia, Decimila, Mettia Navigia, Aelius, Lampadia, Cristina, sono ricordati nei tituli funerari attraverso pochi dati anagrafici, ma tutti sono accomunati dall’ augurio commovente dei familiari che, per loro, invocano, in maniera quasi ossessionante, pax tibi cum sanctis.

    La formula rivela una convinzione religiosa semplice ma profonda di una comunità impegnata in un “percorso di fede”, che accompagna il cristiano lungo il cammino che dal battesimo lo conduce verso la resurrezione finale, in perfetta coerenza con le coordinate suggerite dal Papa nel Motu proprio che promuove l’Anno della fede.

    Fonte: Daily Focus

  • Il manager della cultura Salvo Nugnes incontra il Dalai Lama

    “È stato un incontro davvero interessante, quello con il Dalai Lama, che da ben 400 anni rappresenta simbolicamente il capo spirituale e politico del Tibet” così esordisce Salvo Nugnes, manager della cultura e agente di nomi di spicco del panorama attuale, intervistato per commentare l’incontro con il Dalai Lama, avvenuto a Milano in occasione del suo arrivo, in data 22 ottobre, per tenere un’importante conferenza, nonché per incontrare il Sindaco Scala e il Cardinale Scola in udienza privata. E ha poi aggiunto “Penso, che il conferimento ufficiale della cittadinanza onoraria, sia stata un’iniziativa comunale davvero positiva. Il Dalai Lama, è senza dubbio, un testimone emblematico della pace e della solidarietà nel mondo e merita questo importante riconoscimento, per l’impegno costante a favore del dialogo libero e democratico e per il suo messaggio di tolleranza, orientato all’affermazione dei valori liberali e dei principi cardine di uguaglianza, di non violenza, a sostegno dei diritti umani inviolabili. Il suo intervento in conferenza è stato molto significativo e di grande spessore etico e sociale”. Tra i numerosi personaggi rinomati giunti a Milano in onore del Dalai Lama, anche l’attore americano Richard Gere, che da decenni si è convertito alla religione buddista ed è diventato un fedele seguace e sostenitore degli insegnamenti tibetani.