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  • De Pierro, per Zingaretti suicidio politico rifiutare Idd in coalizione

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Oggi posso affermare, senza tema di smentita, che il nostro contributo sarebbe stato determinante per evitare l’attuale condizione di incertezza amministrativa in cui versa la Regione Lazio

    Antonello De Pierro

    Roma – Si sono da poco tenute le elezioni per il rinnovo del presidente della giunta e del Consiglio Regionale del Lazio e il risultato finale è apoditticamente una vittoria di Pirro per il neo governatore Nicola Zingaretti, riconfermato alla guida della Regione, ma senza la maggioranza in consiglio. Infatti, i ventisei seggi assegnati dal risultato elettorale all’opposizione, che si oppongono ai ventiquattro ottenuti dalla coalizione vincente, nonostante il premio di maggioranza, non permettono a Zingaretti, ancorché possa contare altresì sul suo voto, di far passare alcunché in consiglio, senza scendere a patti con qualcuno dell’opposizione. Una situazione di stallo che difficilmente farà giungere l’esponente del Partito Democratico alla fine naturale della legislatura, prevista fra cinque anni.

    I motivi che hanno condotto a questa clamorosa condizione di empasse, se si considera il vantaggio che veniva attribuito al Centrosinistra nelle previsioni della vigilia, che permetterà comunque di compiere senza problemi gli atti di giunta, vengono spiegati dal movimento Italia dei Diritti, che li affida alla voce del suo presidente e fondatore Antonello De Pierro.

    Antonello De Pierro e Carlo Spinelli

    Il giornalista romano, noto per essere stato il primo reporter a essere stato vittima del clan Spada di Ostia, essendo stato minacciato e aggredito da Armando Spada, lo stesso che è sotto processo per le minacce rivolte alla giornalista di Repubblica Federica Angeli e cugino del più noto Roberto, accusato di aver sferrato una testata all’inviato Rai Daniele Piervincenzi, accompagnato sotto casa sua dal noto imprenditore di Ostia Alfonso De Prosperis e da sua moglie Angela Falqui, aveva iniziato una campagna elettorale in solitaria, candidando, col simbolo della formazione politica di cui è leader, alla presidenza della Regione Lazio l’ariccino Carlo Spinelli, responsabile provinciale di Roma dell’Idd. A seguito di una riunione del direttivo regionale del movimento, presieduta dallo stesso De Pierro, al fine di dare più unità al Centrosinistra e in considerazione altresì della posizione assunta nell’ambito del Centrodestra dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, era stato deciso di chiedere un passo indietro al candidato presidente Spinelli, affinché la lista dell’Italia dei Diritti potesse entrare a far parte della coalizione capeggiata da Nicola Zingaretti, da cui è giunto inaspettatamente un netto rifiuto.

    Antonello De Pierro e Carlo Spinelli

    E’ lo stesso De Pierro a svelare i retroscena dell’accordo mancato, non celando la sua incredulità di fronte alle ragioni addotte: “Dopo la scelta di correre da soli e aver lanciato la candidatura di Carlo Spinelli alla presidenza della Regione Lazio ci siamo trovati, in direttivo regionale, a fare una disamina del panorama politico regionale e abbiamo aperto varie parentesi riflessive. In verità le previsioni dei sondaggi davano Zingaretti molto avanti rispetto agli avversari, ma l’esperienza politica mi ha insegnato che il verdetto delle urne spesso può ribaltare anche i più rosei pronostici della vigilia e forse, in virtù della congiuntura di ingovernabilità decretata dal risultato elettorale può darsi che l’abbia insegnato anche a lui. Pur essendo un po’ critici di fronte alla gestione di alcune competenze regionali da parte dell’uscente governo, la nostra collocazione naturale è nell’alveo del Centrosinistra e pertanto abbiamo ritenuto opportuna l’ipotesi di correre in maniera unitaria. Poi, senza inutile ipocrisia non ho alcun problema a rivelare che, dopo aver quasi terminato la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste nella circoscrizione di Roma, abbiamo ritenuto che, entrando in coalizione, avremmo potuto evitare la raccolta in almeno altre due circoscrizioni, come previsto da una legge che riteniamo profondamente ingiusta e penalizzante per i soggetti politici più deboli. E questa non è una cosa di poco conto per una formazione come la nostra che si autofinanzia. La raccolta delle firme in altre due circoscrizioni sarebbe stata improponibile in termini di risorse economiche.

    Antonello De Pierro

    A quel punto non mi è rimasto che chiedere a Carlo di fare un passo indietro e incontrare Zingaretti per trattare il nostro ingresso in coalizione e poter dare il nostro contributo per una grande vittoria del Centrosinistra. Ma avevo fatto male i miei calcoli, figli di una naturale logica deduttiva. La risposta di Zingaretti, espressa dalla voce di Maurizio Veloccia, affiancato da Sara Bombelli, che ho incontrato insieme al mio valido collaboratore Spinelli, il quale, da grande esperto di ambiente e rifiuti, avrebbe potuto apportare peraltro un contributo inquantificabile alla coalizione, mi ha lasciato alquanto allibito e, alla luce dell’espressione di voto palesata da parte dell’elettorato, non posso esimermi dal qualificarla come un suicidio politico. L’innegabile giustezza del criterio canonico utilizzato nella formazione delle coalizioni politiche suggerisce una concretizzazione procedurale volta all’aggregazione, onde giungere al massimo esito consensuale possibile. Ebbene, in questo caso la prefata applicazione parametrale non ha trovato posto, cedendo il passo a un’argomentazione che abbiamo ritenuto paradossale e pertanto non condivisibile, volta più a tutelare l’acquisizione di scranni da parte del Partito Democratico che al raggiungimento del successo finale dell’intera coalizione. Il ragionamento fatto, probabilmente dettato dalla sicurezza di vittoria suggerita dai sondaggi, è pressappoco traducibile nel rischio per il Pd, con il premio di maggioranza, di perdere un seggio a beneficio di un’altra lista della coalizione, direttamente proporzionale al numero di liste facenti parte della coalizione stessa. In tutta onestà la possibilità teorizzata, per noi che mettiamo sempre al primo posto l’interesse dei corpi collettivi, che non sacrifichiamo in nome di meri calcoli elettoralistici, non rientra nei nostri canoni valutativi. La vittoria del gruppo per noi è sacrosanta e ha sempre la precedenza sui personalismi, paradigma concettuale che non ci appartiene.

    Oggi posso affermare, senza tema di smentita, che il nostro contributo sarebbe stato determinante per evitare l’attuale condizione di incertezza amministrativa in cui versa la Regione. Alle scorse amministrative di Ariccia, dopo aver ipotizzato di entrare nella coalizione di Centrosinistra, anche se per motivazioni differenti fummo costretti a correre da soli. I cittadini ci premiarono facendoci raccogliere il 3,4% dei consensi e il Pd, fortemente penalizzato dalla nostra campagna elettorale, si fermò al 15,49 e la coalizione fu sconfitta. Con quella percentuale alle regionali appena concluse avremmo ottenuto due seggi. Oggi credo che il Centrodestra e il M5s, e probabilmente anche Pirozzi, dovrebbero ringraziarci per il risultato ottenuto, figlio di una compressione progressiva dei consensi pronosticati alla vigilia. Il merito di ciò devo riconoscerlo al responsabile provinciale di Roma del nostro movimento, che risponde al nome di Carlo Spinelli, il quale, era pronto a fornire a Zingaretti il suo valido e indispensabile apporto per migliorare la situazione dei rifiuti nel Lazio. La nostra non presenza in coalizione ha costretto Carlo ad avviare una reiterata denuncia mediatica durante la campagna elettorale, in cui puntava il dito contro l’immobilismo tenuto dall’amministrazione Zingaretti in tema rifiuti e sottolineava le conseguenze che tale inoperosità ha cagionato. Evidentemente parte dell’elettorato ci ha ascoltati e ha pensato bene di non rinnovare la fiducia al governatore uscente. Auspichiamo in futuro che Zingaretti corregga la miopia politica dimostrata in questo frangente”.

  • De Pierro attacca Zingaretti e Capriccioli su no vax Tutino

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e coordinatore della campagna del candidato governatore del Lazio Jean-Léonard Touadi: “Ritengo gravi le reazioni, disinteressata quella di Nicola Zingaretti e ponziopilatesca quella di Alessandro Capriccioli. La cosa che più mi colpisce e che ritengo alquanto delirante è il fatto che egli voglia elargire del denaro, se non erro 600 euro, a chi non vaccina i figli. Tutino pensa di far gravare la sua insensata proposta sui corpi collettivi?”

    Antonello De Pierro e Jean-Léonard Touadi

    Roma – La notizia della presa di posizione del candidato radicale, alleato di Zingaretti, Davide Tutino in materia vaccini, che aveva dichiarato di essere un no vax, ma soprattutto di voler dare dei soldi (600 euro) alle famiglie che non vaccinano i figli, ha creato sconcerto nel mondo politico e nell’opinione pubblica. Dopo la risposta decisa di Jean-Léonard Touadi, candidato alla presidenza della Regione Lazio con la lista Civica Popolare, Zingaretti ha opposto un inaccettabile silenzio, mentre il capolista radicale Alessandro Capriccioli ha replicato affermando che Tutino avrebbe parlato a titolo personale e non rispecchierebbe la linea del partito, che si dichiara al contrario favorevole ai vaccini.

    Capriccioli ha aggiunto poi che i motivi della candidatura di Tutino sono da far risalire alla sua lunga militanza radicale.

    A rispondere, questa volta, è il presidente dell’Italia dei Diriti Antonello De Pierro che, dopo aver stipulato l’accordo con Civica Popolare, ha rinunciato a una candidatura alla Camera dei Deputati per accettare l’incarico di coordinatore della campagna elettorale di Jean-Léonard Touadi.

    Ciò che è successo mi lascia fortemente perplesso — ha affermato — su chi siano coloro i quali si candidano a rappresentare i cittadini laziali in Regione. E ritengo ancora più gravi delle esternazioni esilaranti di Tutino le reazioni, disinteressata quella di Nicola Zingaretti e ponziopilatesca quella di Alessandro Capriccioli. Se Davide Tutino, è stato improvvisamente colpito dal virus della sindrome da notorietà a tutti i costi per uscire da quell’anonimato da cui, evidentemente, nonostante i tanti anni di militanza non è mai riuscito a emergere, ha raggiunto in parte il suo scopo. E una patologia che a volte può colpire chi è rimasto nel dimenticatoio per lungo tempo e il partito di appartenenza non è riuscito a somministrargli lo specifico vaccino per evitarla. E, in questo caso, potrà godersi, appagato, il suo momento di gloria. Contento lui, contenti tutti.. Secondo la nostra visione politica è alquanto grave che un militante di lungo corso di un partito effettui una virata così repentina su un argomento di vitale importanza per la stessa compagine di appartenenza. Ma questo è un problema interno loro e ci interessa davvero poco. Come ci importa francamente poco anche dell’opinione di Tutino sui vaccini. Siamo in democrazia e ognuno può dare libero sfogo alla propria espressione ideale. E’ ripescando un assunto concettuale di voltairiana memoria mi batterò anche affinché lui possa esprimere le sue idee, pur non condividendole. La cosa che più mi colpisce e che ritengo alquanto delirante è il fatto che egli voglia elargire del denaro, se non erro 600 euro, a chi non vaccina i figli. Ma stiamo scherzando? Il silenzio di Zingaretti, che si propone per ritornare ad amministrare la Regione, è assolutamente disarmante, come quello opposto sul disastro dei rifiuti, che proprio noi dell’Italia dei Diritti abbiamo sollevato. E la posizione di Capriccioli, persona che stimo, in questo caso è tutt’altro che esaustiva. Noi pretendiamo di sapere le intenzioni di Tutino qualora dovesse essere eletto in consiglio regionale. Con quali soldi dovrebbe pagare le famiglie che scelgono l’anacronistica linea di rifiutare quei vaccini, che hanno salvato milioni di vite in passato, scongiurando gravissime epidemie e permettendoci di vivere oggi senza la minaccia di terribili morbosità, che fortunatamente sono state debellate grazie alle somministrazioni vaccinali? Tutino pensa di far gravare la sua insensata proposta sui corpi collettivi? A queste domande attendiamo una risposta immediata e non ci fermeremo fino a quando i cittadini del Lazio non saranno certi di non rischiare di veder sperperare soldi pubblici per soddisfare le assurde elucubrazioni di questo personaggio, le cui dichiarazioni onestamente mi fanno rabbrividire. E tra l’altro rischia anche di creare un detrimento sociale molto grave in tema di prevenzione, attesa la disperazione che regna attualmente in tante famiglie disagiate. Quanti, facendosi ammaliare dalla possibilità di ricevere l’eventuale bonus proposto, potrebbero decidere di rinunciare alla prevenzione sociale dei propri figli?“.