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  • Mutui: possibili rincari fino a 303 euro se la Bce aumenterà i tassi

    Come si comporterà la Bce durante la riunione del 14 settembre? Gli esperti di Facile.it e Mutui.it hanno analizzato i due scenari ritenuti più probabili; da un lato l’ipotesi che la Banca Centrale Europea si prenda una pausa dagli aumenti, che si tradurrebbe in uno stop al rialzo delle rate dei mutui variabili; dall’altro l’ipotesi di un ulteriore incremento di 25 punti base, che porterebbe la rata di un mutuo medio a tasso variabile* a sfiorare i 760 euro, vale a dire il 66% in più rispetto all’inizio del 2022.

    L’attesa cresce se si considera che anche secondo i Futures sugli Euribor – che rappresentano le aspettative di mercato – il picco è ormai alle porte: sebbene previsto per dicembre, il punto massimo dell’indice in questione è dato a 3,90% ma oggi è già a 3,80%. La distanza, quindi, sarebbe inferiore all’ipotetico aumento di 25 punti base da parte della Bce. Da gennaio in poi, l’indice dovrebbe seppur molto gradualmente tornare a calare.

    Le simulazioni

    Per l’analisi, Facile.it e Mutui.it hanno preso come riferimento un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro con piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022 e hanno esaminato come sono cresciute le rate da inizio dello scorso anno ad oggi e come potrebbero variare nuovamente nei prossimi mesi.

    Il tasso (TAN) di partenza di gennaio 2022 era pari allo 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. A seguito dei diversi aumenti del costo del denaro messi in atto dalla Banca Centrale Europea per combattere l’inflazione, il tasso del mutuo preso in esame è salito di molto, arrivando a toccare a settembre 2023 il 5,05%, con una rata di circa 740 euro. Oggi, quindi, il mutuatario si trova a pagare quasi 285 euro in più (+62%) rispetto alla rata iniziale di gennaio 2022.

    Ipotizzando che il 14 settembre la Bce decida di continuare sulla scia delle decisioni prese fino ad ora e annunci un ulteriore incremento dello 0,25%, la rata mensile del finanziamento analizzato potrebbe arrivare addirittura a 759 euro, con un aggravio di ben 303 euro rispetto a quella iniziale (+66%). Se, invece, la Banca Centrale Europea opterà per uno stop, allora non dovrebbero esserci grosse variazioni sul fronte delle rate, fermo restando che l’Euribor si muove in base alle aspettative dei tassi Bce, ma non è detto che lo faccia in modo speculare.

    Le previsioni del mercato: picco a dicembre

    Guardando alle aspettative di mercato (Futures sugli Euribor aggiornate all’11 settembre 2023), come detto, da qui alla fine dell’anno l’indice Euribor dovrebbe continuare a crescere, anche se in misura minore rispetto al passato tanto che il picco previsto per dicembre 2023, quando raggiungerà il 3,90%, non è di tanto superiore agli attuali valori dell’indice. Se ciò avvenisse, il tasso del mutuo medio preso in esame (Euribor3m+1,25%) arriverebbe al 5,15%, con una rata di circa 748 euro, ovvero oltre 292 euro in più rispetto a quella di gennaio 2022.

    C’è però una buona notizia; con l’inizio del nuovo anno la tendenza dovrebbe finalmente invertirsi tanto che, guardando alle quotazioni di giugno 2024, il tasso del mutuo analizzato è previsto cali al 4,92% per poi arrivare addirittura al 4,28% a giugno 2025.

    In scadenza le agevolazioni per gli Under 36

    Ancora nessuna proroga delle condizioni agevolate di garanzia fino all’80% per i mutui prima casa destinati ai giovani, la cui scadenza è prevista per il 30 settembre. Da quando è stata introdotta nel 2021, la misura ha consentito a numerosi Under 36 di accedere a condizioni vantaggiose alla sottoscrizione del mutuo prima casa, tanto che – secondo l’analisi di Facile.it** – se nel primo semestre 2021 i richiedenti con meno di 36 anni rappresentavano il 43,4% delle richieste totali di mutui prima casa, tra gennaio e giugno 2023 questo valore ha raggiunto il 51,3%.

    «Sarebbe auspicabile che il Governo estendesse nuovamente la validità dell’agevolazione a favore dei giovani mutuatari, soprattutto in un contesto economico così delicato, caratterizzato dai rincari e dall’aumento dei tassi», spiegano gli esperti di Facile.it. «A soffrire dell’eventuale scelta di non prorogare l’iniziativa sarebbero proprio i ragazzi, i quali avrebbero – di fatto – meno possibilità di acquistare una casa. La speranza, quindi, è che la misura venga prorogata non solo per la fine del 2023, ma anche nel 2024 e con scadenza non più trimestrale».

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

    ** Analisi realizzata su un campione di oltre 230.000 richieste di mutuo prima casa raccolte da Facile.it nel primo semestre 2021 e 2023.

  • Gli italiani lasciano casa dei genitori a 26 anni compiuti

    I giovani italiani restano in casa coi genitori fino a 26 anni ma, sovente, è una scelta obbligata. È questa una delle evidenze emerse dall’indagine – realizzata dagli istituti mUp Research e Norstat per Facile.it – che se da un lato ha testimoniato come l’età media a cui i ragazzi lasciano il nido famigliare per andare a vivere in autonomia sia alta, soprattutto se confrontata con la maggior parte dei paesi del Nord Europa dove la media è inferiore ai 22 anni, dall’altro ha certificato come a costringerli a fare questa scelta sia l’impossibilità di pagare un mutuo o un affitto prima di raggiungere i 26 anni.

    L’analisi – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta* – ha messo in evidenza come, considerando l’uscita di casa da parte dei giovani italiani, ci sia una differenza tra uomini e donne: i primi, mediamente, lasciano la casa di origine appena prima di compiere 28 anni, le seconde, invece, poco dopo aver tagliato il traguardo del 25 esimo compleanno.

    Chi ha lasciato il nido famigliare…

    Tra coloro che hanno lasciato la casa di origine, più di 6 su 10, pari a oltre 19 milioni di persone, lo hanno fatto per andare a convivere con il proprio partner, percentuale che arriva al 69,7% se si considera il solo campione femminile.

    Più di 1 rispondente su 10 (equivalenti ad oltre 3 milioni e mezzo di individui) ha lasciato il nucleo per lavorare fuori sede, mentre il 7,7% per studiare in una città differente da quella in cui viveva.

    Dove vivono oggi coloro che sono usciti di casa? Quasi la metà (48,7%), vale a dire più di 16 milioni di italiani, abita in una casa in affitto, percentuale che sale fino a raggiungere il 52,5% tra i rispondenti appartenenti alla fascia 25-34 anni. Sono 8 milioni (25,2%), invece, quelli che vivono in una casa di loro proprietà, ma “solo” 3.300.000 (21,4%) sono donne.

    …e chi vive ancora con i genitori

    Tra chi non ha ancora abbandonato il nido famigliare, quasi 1 su 4 (vale a dire circa 2 milioni e mezzo di individui) è costretto a questa scelta perché nonostante lavori non può permettersi di andare a vivere da solo. A vivere questa condizione sono soprattutto le donne – se si prende in esame solo questo sottogruppo la percentuale arriva al 26,1% – e chi ha un’età compresa fra i 25 ed i 34 anni (28,4%).

    Sebbene, come detto, l’età media di chi lascia la casa di origine sia di poco superiore ai 26 anni, sono decisamente tanti i 30-44enni che, invece, abitano ancora con i genitori: si parla di 2,7 milioni di rispondenti.

    C’è anche chi preferisce rimanere con mamma e papà nonostante abbia la possibilità economica di uscire da casa; si tratta del 19,4% del campione totale, vale a dire più di 2 milioni di rispondenti.

    Quando si torna da mamma e papà

    Tanti, 450mila (4,2%), anche coloro che sono tornati a vivere con i genitori dopo una separazione/divorzio; questa tendenza è diffusa soprattutto tra il campione maschile (6,6%) a dimostrazione di come, nei maggior parte dei casi, a seguito di una pratica di divorzio l’abitazione rimanga alla donna.

    *Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 27 ed il 29 ottobre 2021 attraverso la somministrazione di n.1.072 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Tassi fissi a 0,77%, ecco come il Coronavirus sta incidendo sui tassi dei mutui

    Facile.it ha realizzato un approfondimento sugli effetti che il Coronavirus sta avendo sui tassi dei mutui. L’incertezza dei mercati sta generando una maggiore richiesta di beni rifugio, incluso il Bund tedesco che, di conseguenza, offre oggi rendimenti inferiori. Come spesso avviene, anche l’indice EURIRS si adegua acuendo la flessione che già stava registrando e portando in basso i TAEG applicati ai mutui a tasso fisso, oggi scivolati fino allo 0,77%.

    Per tradurre questi numeri in concretezza, abbiamo fatto delle simulazioni. Ipotizzando un mutuo a tasso fisso da 126 mila euro, per coprire il 70% del valore dell’immobile e da restituire

    in 25 anni, spuntare un Taeg dello 0,77% significa risparmiare rispetto a inizio anno, quando a gennaio il Taeg era 1,24%. La rata mensile sarebbe ora di 455 euro, rispetto ai 485 di gennaio, con un risparmio mensile di 30 euro e per un totale di interessi risparmiati pari 9.000 euro.

    Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli dello scorso anno (gennaio 2019). Questo significa che anche chi ha surrogato lo scorso anno potrebbe trovare grande convenienza nel surrogare il mutuo. A gennaio 2019 il Taeg era 1,95%, rispetto allo 0,77% attuale; questo comporterebbe una rata mensile di 455 euro, a fronte dei 529 euro di gennaio 2019, per un risparmio mensile di 74 euro e un totale interessi risparmiati pari a 22.200 euro.

    Attenzione, però, che visto che dalla domanda alla stipula passa del tempo, potrebbe variare anche il valore Eurirs. Se possibile, è bene chiedere alla banca che “congeli” il livello di Eurirs al giorno di presentazione della domanda e non consideri, come spesso accade, quello attivo il giorno in cui viene approvata la situazione reddituale del richiedente o, anche, quello attivo il giorno dell’effettiva stipula.

     

  • Italiani; ecco quanto risparmiano veramente…e se risparmiano

     

    Gli italiani riescono veramente a risparmiare? E se sì, quanto e su quali spese? In occasione dell’apertura del suo Store di Milano, Facile.it ha risposto a queste e altre domande grazie a un’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione adulta*. Il primo dato emerso è che nel 2018 il 40,9% degli italiani non è riuscito a risparmiare; se si guarda invece a coloro che sono riusciti a mettere da parte qualcosa riducendo le principali voci di spesa familiare (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari), il risparmio medio è stato pari a 620 euro.

    Tra spese e desideri, quanto e dove si risparmia?

    Fra le spese familiari prese in esame, quelle che nell’ultimo anno, almeno psicologicamente, hanno inciso maggiormente sugli italiani – secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research con l’ausilio di Norstat – sono state l’RC auto (66,3%), la bolletta dell’energia elettrica (65,6%) e quella del gas (58,7%).

    E se l’RC auto è una delle voci su cui gli italiani hanno imparato a risparmiare maggiormente (11.2 milioni quelli che l’hanno fatto nel 2018), solo il 15,7% e il 13,1% dei rispondenti ha invece dichiarato di essere riuscito a ridurre il peso della bolletta elettrica e quella del gas; percentuali basse se si considera che le due voci di spesa occupano rispettivamente il primo e terzo posto nella lista dei costi che le famiglie desiderano tagliare con il 70,4% ed il 60,9%.

    Gli italiani sono poi sempre più attenti anche a voci di spesa fino a qualche tempo fa poco considerate; 8.3 milioni i consumatori che sentono il bisogno di diminuire i costi della Pay TV, mentre 7.9 milioni vorrebbero ridurre quelli legati al conto corrente.

    Assicurazioni. Non solo più RC auto

    Analizzando le abitudini degli italiani in tema di assicurazioni emerge che sono 34.4 milioni quelli che hanno sottoscritto almeno una polizza nell’ultimo anno. E se l’RC auto risulta essere la più diffusa (96,8%), sono molte le persone che hanno scelto di tutelarsi con altre coperture.

    5.9 milioni di italiani hanno optato per una polizza vita; 5.1 milioni per un’assicurazione infortuni o sanitaria, 3.9 milioni hanno sottoscritto l’RC capofamiglia e 3.7 milioni hanno scelto di proteggere la propria abitazione con una polizza casa.

    Altri prodotti assicurativi, pur risultando ancora marginali rispetto al totale delle assicurazioni, raggiungono ormai bacini piuttosto ampi: quasi 1.8 milioni di italiani hanno sottoscritto una polizza viaggio e 1.7 milioni quella per gli animali.

    RC auto: perché si cambia e quanti lo fanno

    L’indagine ha poi approfondito il comportamento degli italiani rispetto all’RC auto, cercando di analizzare quanti siano rimasti fedeli alla propria assicurazione e quanti, invece, abbiano scelto di cambiare nell’ultimo anno. Quasi un automobilista su cinque (19%) a fine contratto ha detto addio alla propria compagnia assicurativa, un dato in forte crescita se si considera che 10 anni fa solo 1 su 10 prendeva questa decisione.

    Perché si cambia? Nell’86% dei casi è il prezzo troppo elevato la ragione per cui si sceglie di passare ad un’altra compagnia, mentre nel 13% è il servizio ad essere giudicato non all’altezza delle aspettative.

    Conti correnti

    Il conto corrente risulta essere un servizio ormai imprescindibile, eppure sono ancora 4.2 milioni gli italiani che hanno dichiarato di non averne uno; di contro, se si guarda a chi il conto lo l’ha, oltre un rispondente su quattro dichiara di essere titolare di più conti e addirittura il 46.3% è titolare di un conto corrente online.

    E se comodità e vicinanza alla filiale rappresentano ancora il primo elemento nella scelta del proprio conto corrente, sono 7.3 milioni gli italiani che utilizzano gli strumenti di comparazione online per scegliere il prodotto più conveniente.

    Che gli italiani stiano pian piano diventando sempre più attenti e consapevoli nella gestione del budget familiare lo si evince anche da un altro dato; il 26,1% di coloro che hanno più di un conto corrente dichiara di aver fatto questa scelta appositamente per poter utilizzare l’uno o l’altro in base alle tariffe delle singole operazioni e poter così risparmiare.

    Attenzione però; sono circa 6.6 milioni gli italiani che ammettono di non avere chiari i costi del proprio conto.

    In media, secondo quanto emerso dall’indagine, gli italiani lasciano sul conto corrente 6.331 euro anche se il 43,1% dichiara di avere una giacenza media compresa tra i 1.000 e i 3.000 euro.

    Gli italiani risultano essere tutto sommato contenti del proprio conto, tanto che solo l’8% dei correntisti ha cambiato istituto di credito nell’ultimo anno e chi lo ha fatto, nel 61% dei casi, è stato spinto dal prezzo troppo altro, il 40%, invece, ha scelto un’altra banca perché vittima di un servizio non soddisfacente.

    Telefonia mobile

    Passando al mondo della telefonia mobile sono due i dati principali che emergono dall’indagine; il primo è la penetrazione di questo servizio, che ormai copre il 90% della popolazione adulta, con addirittura il 31,7% dei rispondenti che, al netto di eventuali utenze aziendali, dichiara di utilizzare più di una sim.

    L’altro dato è relativo alla percentuale di clienti che nell’ultimo anno hanno cambiato operatore: il 36%. Valore molto alto se confrontato con gli altri servizi presi in esame dall’indagine. Addirittura, oltre il 14% dei rispondenti ha dichiarato di aver cambiato compagnia più di una volta nel corso dello stesso anno.

    Perché si cambia? Prezzi troppo alti (88%), traffico disponibile non sufficiente (23%) o, più in generale, perché le politiche adottate dalla compagnia non sono apprezzate (18%). Da notare che se è vero che il 64% dei rispondenti ha mantenuto il proprio operatore, tra questi quasi uno su tre (30%) lo ha fatto solo perché non ha trovato un’offerta più conveniente, ma è disposto a cambiare non appena la troverà.

    Fornitura luce e gas

    Il quadro che emerge analizzando i servizi di fornitura luce e gas è di una soddisfazione solo parziale; sebbene la percentuale di coloro che hanno dichiarato di voler risparmiare sia molto elevata (rispettivamente il 70,4% e il 60,9%), quella di chi ha effettivamente cambiato fornitore è molto bassa (13% e 12%).

    Fra chi ha cambiato, la ragione principale è stata il prezzo troppo elevato (66% sia per la luce sia per il gas), mentre più di uno su cinque (rispettivamente il 24% e il 20%) lo ha fatto per passare dal mercato tutelato a quello libero. Interessante notare, inoltre, come la poca trasparenza nelle tariffe sia motivo di cambiamento più sul fronte della fornitura gas (10%) rispetto all’energia (5%).

    Se si guarda invece a coloro che hanno mantenuto lo stesso fornitore, solo il 59% (luce) e 54% (gas) lo ha fatto perché soddisfatto dell’attuale compagnia, mentre il 39% e il 43% sono alla ricerca di offerte migliori e cambieranno non appena riusciranno a trovarle.

    Pay TV

    La Pay TV si sta sempre più affermando nel Paese e oggi, secondo i risultati dell’indagine, quasi un italiano su due dichiara di essere abbonato ad almeno un servizio di Pay TV e, tra questi, il 44,6% è addirittura abbonato a più di uno. Ma quanto sono fedeli gli italiani al proprio fornitore? Non molto; secondo i dati un cliente su cinque (20%) ha cambiato nell’ultimo anno.

    Le ragioni? In questo caso la prima motivazione è l’insoddisfazione rispetto ai contenuti offerti (51%), seguito dal prezzo troppo alto (45%). Tra chi invece non ha cambiato, il 40% ammette che lo farà non appena troverà un altro servizio soddisfacente, il 19% dichiara di aver rimodulato l’offerta del proprio operatore mentre solo il 18% si considera soddisfatto. Il 5% ha disdetto il servizio.

     

    * Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

     

  • Mutui: l’importo medio erogato cala del 6,4% in un anno

    Risultati in chiaroscuro sul fronte dei mutui nei primi sei mesi dell’anno; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, secondo cui a giugno 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari ha raggiunto il valore massimo del semestre (134.451 euro) segnando un incremento pari al 3% su base semestrale e al 2,1% su base annuale. All’aumento degli importi che si è cercato di ottenere non ha corrisposto però un incremento delle somme concesse dalle banche; il taglio medio erogato è stato pari a 121.316 euro, il 5,8% in meno rispetto a gennaio 2018 e il 6,4% in meno se si confronta il valore con quello di giugno 2017.

    «Il calo degli importi erogati a giugno è stato evidente, ma se si analizzano i mutui concessi nel corso di tutto il primo semestre, il bilancio è diverso; il taglio medio concesso nei sei mesi è stato pari a 126.511 euro, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «La valutazione complessiva del semestre rimane quindi positiva; bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se quanto accaduto a giugno rappresenti solo un’eccezione o un cambio di rotta».

    Tassi di interesse: a giugno più di 8 su 10 vogliono il fisso

    Analizzando l’andamento delle domande di mutuo presentate nel 2018, il tasso fisso non solo continua ad essere il preferito, ma aumenta notevolmente il suo peso sul totale dei finanziamenti richiesti; a gennaio 2018 sceglievano questo genere di indicizzazione il 77,5% dei richiedenti, a giugno 2018, l’83,5%, valore più alto di tutto il semestre. In caduta libera, di conseguenza, la percentuale di coloro che hanno cercato un mutuo a tasso variabile, che a giugno 2018 è stata pari a 12,9%, valore più basso dell’intero semestre.

    «Sulla crescita della percentuale di italiani che ha scelto il tasso fisso – spiega Cresto – ha certamente avuto un peso importante il clima di incertezza politica del Paese e il timore che questa, unita all’annunciato termine del quantitative easing, potesse influire negativamente sull’Euribor e i tassi ad esso connessi.».

    Loan to Value in aumento

    Se si guarda ai mutui richiesti nel primo semestre 2018, l’LTV (ovvero il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare) è stato pari al 68%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato non è dissimile se si analizza invece l’LTV dei mutui effettivamente erogati; in questo caso il valore del primo semestre è stato pari a 64,8%, 3,6 punti percentuali in più rispetto al primo semestre 2017.

    Mutui prima casa e surroghe

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge che se a giugno 2018 la richiesta media è rimasta sostanzialmente stabile assestandosi a 142.307 euro, l’importo medio effettivamente erogato (127.928 euro) è calato del 9,3% rispetto a gennaio e del 3,5% se confrontato col dato di giugno 2017.

    Anche in questo caso, però, guardando alla media dell’intero semestre, la fotografia che ne emerge è tutt’altro che negativa, con un importo erogato pari 133.009 euro, in crescita dell’1,8% rispetto al primo semestre del 2017.

    Sul fronte delle surroghe e sostituzioni, a giugno 2018 queste rappresentavano il 32% delle richieste totali di mutuo, valore in aumento di 2 punti percentuali su base semestrale e di 3 punti su base annuale.

  • Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Monza

     Facile.it, il comparatore italiano leader nel confronto di prodotti di finanza personale come assicurazioni, mutui, prestiti e utenze domestiche, continua il suo percorso di espansione territoriale e sceglie Monza per l’apertura del suo quinto Store in Italia (https://www.facile.it/store/monza.html). Situato nel cuore della Città (Piazza Garibaldi 4), il punto vendita offrirà ai monzesi uno spazio dove poter incontrare i consulenti specializzati di Facile.it, che guideranno i cittadini nella comparazione e scelta delle migliori offerte su assicurazioni, prodotti finanziari e luce, gas e Adsl.

    Ma quanto spendono oggi le famiglie monzesi per questi prodotti e quanto costa vivere in Città e provincia? A rispondere a questa domanda ha pensato Facile.it che, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Store, ha analizzato i consumi degli abitanti di Monza e Brianza. Ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    Il primo costo finito sollo la lente del comparatore è quello dell’RC Auto. Secondo i dati dell’Osservatorio Facile.it* relativi ad aprile 2018, assicurare un’auto in provincia di Monza e Brianza costa, in media, 448,39 euro, premio in calo dell’1,63% rispetto ad aprile 2017 e più basso di quasi il 22% rispetto alla media nazionale. Se si guarda al solo comune di Monza, invece, la tariffa media aumenta leggermente e raggiunge i 465,72 euro.

    Il premio medio per l’RC moto, invece, per i centauri brianzoli è pari a 352,04 euro*.

    Mutui prima casa

    I mutui rappresentano un’altra voce di spesa importante per le famiglie. Analizzando le richieste di mutuo presentate tramite Facile.it e Mutui.it nel corso del 2017* l’importo medio che gli aspiranti mutuatari della provincia di Monza e Brianza hanno cercato di ottenere dalle banche è pari a 138.662 euro, da restituire in 22 anni; se si guarda alle sole richieste di mutuo per l’acquisto della prima casa, invece, la cifra raggiunge i 147.692,60 euro, da restituire in 24 anni.

    Per quanto riguarda la scelta del tasso, il 64.35% dei richiedenti brianzoli si è orientato verso quello fisso, mentre il 30,50% verso il variabile; valori che si differenziano sensibilmente dalla media nazionale, che vede il tasso fisso scelto da quasi il 75% dei richiedenti.

    Attraverso il mutuo i richiedenti di Monza e Brianza hanno cercato, in media, di finanziare il 65% del valore dell’immobile.

    Luce e gas

    Tra le voci di spesa che incidono maggiormente sulle tasche dei cittadini ci sono quelle legate all’energia e al gas. Prendendo a campione i consumi medi di una famiglia di tre elementi residente in provincia di Monza e Brianza, Facile.it ha stabilito che, nel corso del 2017, i costi annui sostenuti per l’energia elettrica sono stati pari a 405,40 euro (+13,2% rispetto al 2016), mentre se si guarda al gas la cifra sale a 955,70 euro (+1.7% se confrontato con il 2016). Voci di spesa che, secondo le previsioni del comparatore, a causa degli aumenti delle tariffe energetiche, potrebbero ulteriormente aumentare nel corso del 2018 rispettivamente dell’11% e 5%.

    Telefonia

    Tra i costi presi in esame da Facile.it ci sono anche quelli legati alla telefonia fissa (voce e ADSL). Dall’analisi è emerso che, nel 2017, la spesa media annua sostenuta dalle famiglie brianzole è pari a 329 euro.

    Prestiti personali e cessioni del quinto

    Dati interessanti emergono analizzando il rapporto dei monzesi con il credito al consumo. Guardando alle domande di prestito personale presentate nel corso del 2017 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it* da utenti della provincia di Monza e Brianza, emerge che i richiedenti hanno cercato di ottenere, in media 10.979 euro, da restituire in 60 rate (5 anni). Un valore inferiore a quello della regione, dove, in media, chi si è rivolto ad una società del credito nel 2017 ha cercato di ottenere 11.129 euro. Quasi il 10% delle domande di finanziamento presentate in Lombardia fanno capo a un abitante di Monza e provincia.

    Guardando invece alle sole richieste di cessione del quinto, emerge che in provincia di Monza e Brianza, nel corso del 2017, i richiedenti hanno cercato di ottenere, in media 16.839 euro, da restituire in 102 mensilità (8 anni e mezzo). In questo caso, fanno capo a cittadini della provincia il 10,14% delle richieste presentate in Lombardia.

    «Il nuovo Facile.it Store di Monza, situato in Piazza Garibaldi 4, offrirà ai cittadini un’ulteriore opportunità per risparmiare sulle principali voci di spesa familiare. Grazie ad un team di consulenti dedicati, i clienti potranno analizzare i costi relativi a RC auto, mutui, prestiti, luce, gas e ADSL e scegliere i prodotti migliori disponibili sul mercato», ha spiegato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it. «L’apertura del nuovo punto vendita rientra all’interno di un più ampio percorso di espansione territoriale che portiamo avanti dal 2017 e che ci vede impegnati nello sviluppo di una rete di Store a marchio Facile.it in tutta Italia, con l’obiettivo di comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità, anche a un pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online, di ridurre le spese.».

     

     

     

     

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    Per i premi RC auto: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 110.034 preventivi effettuati a Monza Brianza su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 aprile 2017 e il 30 aprile 2018 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i premi RC moto L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC moto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 16.026 preventivi effettuati a Monza Brianza su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 aprile 2017 e il 30 aprile 2018 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

    Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 1.200 richieste di mutuo presentata da gennaio a dicembre 2017 tramite i portali Facile.it e Mutui.it.

    Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di circa 1.000 richieste di prestito personale e 1.300 richieste di cessione del quinto presentate da gennaio a dicembre 2017 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it