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  • Poli, tra Zalewski e De Pierro la pace è fatta

    Dopo le accese polemiche che l’hanno investito nelle scorse settimane il giornalista e presidente dell’Italia dei Diritti è stato presente al memorial in ricordo del padre del campione dell’As Roma per esprimergli vicinanza
    Antonello De Pierro e Nicola Zalewski

    Roma – Alcune settimane fa il giornalista romano e presidente del movimento politico Italia dei Diritti Antonello De Pierro è finito sotto il fuoco di mille polemiche, che ancora non accennano a spegnersi. Il casus belli che ha acceso la miccia di una contestazione che ha travalicato i confini nazionali, deflagrando in maniera ancora più intensa in Polonia, dove per diversi giorni ha tenuto banco su giornali e televisioni, è stato un tweet postato sul suo profilo ufficiale del noto social network.

    Qualche ora prima il noto calciatore dell’As Roma Nicola Zalewski, a margine dell’incontro di Conference Ligue che la squadra capitolina aveva disputato a Leicester, si era lasciato andare a una dichiarazione sulla decisione che l’aveva portato a scegliere la nazionale polacca invece di quella italiana, affermando di sentirsi “polacco al 100%”. A tanti quest’uscita non era piaciuta. Tra questi figurava proprio l’ex direttore e voce storica di Radio Roma De Pierro, il quale aveva acceso una parentesi riflessiva, ponendo l’accento sul fatto che dichiarare di sentirsi polacco al 100% pareva essere una forma di poca riconoscenza nei confronti di un paese che gli aveva dato i natali e l’aveva visto crescere. Come spesso accade, in un mix di scarsa capacità interpretativa, malafede strumentale e ignoranza di una platea distratta e affetta da limitazioni cognitive, nonché poco incline alla riflessione, quanto scritto dal leader dell’IdD, era stato recepito erroneamente come una critica alla legittima scelta, da parte di Zalewski, di optare per la nazionale polacca. Il fraintendimento si è tradotto in un linciaggio mediatico senza precedenti da parte di molti tifosi giallorossi e non, tra centinaia di migliaia di insulti e gravi minacce, principalmente su Twitter, ma che non hanno risparmiato nessuno dei social network che fanno riferimento alla sua persona, da Facebook a Instagram.

    Antonello De Pierro e Nicola Zalewski

    L’altro pomeriggio si è svolto a Poli, il borgo della Città Metropolitana di Roma Capitale che ha visto crescere il giovane campione della Roma, il “1° Memorial Krzysztof Zalewski – in Ricordo di un Amico”, dedicato a suo padre, da poco prematuramente scomparso, a cui hanno partecipato la Nuova Spes Poli, l’Audace Calcio, il Villa Adriana Calcio e il Guidonia Calcio. Il giornalista e politico romano, noto anche per essere stato vittima di un’aggressione mafiosa da parte del boss di Ostia Armando Spada, ha deciso di recarsi a Poli per esprimere personalmente la sua vicinanza al ragazzo e alla sua famiglia e ha annunciato la sua scelta con un nuovo tweet. Non è passato molto e il popolo della rete si è scatenato nuovamente esibendosi in una girandola di insulti e minacce, che lo hanno subissato, ma non lo hanno scoraggiato. Infatti De Pierro non si è lasciato intimidire e si è recato ugualmente all’evento, accompagnato da Marco Zoppini, esponente di spicco del direttivo provinciale romano dell’Italia dei Diritti, dopo che le autorità preposte hanno predisposto ogni misura atta a tutelare la sua incolumità personale, nonché la sicurezza e l’ordine pubblico. Sotto l’occhio vigile di carabinieri e poliziotti è stato accolto dalla vice sindaca Barbara Cascioli, prima di intrattenersi per diverso tempo in conversazione con Zalewski, a cui ha espresso tutta la sua solidarietà e ha chiarito il vero senso delle sue parole, artatamente fraintese da qualcuno per creare una sterile polemica.

    La mia presenza qui oggi — ha dichiarato — è stata dettata dal comando imperioso dell’esigenza di chiarire uno spiacevole malinteso e al contempo dall’impulso spontaneo della mia sensibilità, che mi ha indotto a tributare tutta la solidarietà a Nicola, un ragazzo giovane che ancora porta viva la ferita di una perdita così importante come quella di suo padre, una figura fondamentale nel suo cammino biologico e professionale. So cosa vuol dire in quanto avevo 30 anni quando persi improvvisamente mio padre e lo scandire inesorabile del tempo lenisce il dolore vivo, curandolo con la medicina della rassegnazione, ma le cicatrici restano per sempre a martellare tante struggenti note amarcord nei file mnemonici e fanno rivivere dei fermi immagine ancora vivi, ancorché sbiaditi e dai contorni incerti. Sono felice di aver preso la decisione di partecipare all’evento in quanto ho avuto la possibilità di conoscere un ragazzo garbato ed educato, dotato di quella dote che è stata sempre alla base del successo dei migliori, le cui peculiarità concettuali sono racchiuse nella parola umiltà. Un bagaglio valoriale di cui indubbiamente si è nutrito al banco degli insegnamenti di una famiglia sana, che oggi gli conferiscono quelle caratteristiche che tratteggiano il profilo del bravo ragazzo e lo eleggono a emblema di un calcio pulito e mosso da passione. E questa l’importante e lapalissiana eredità lasciatagli da suo padre Krzysztof. Nicola è un grande campione, ma prima del campione viene l’uomo. Nel suo caso, nonostante la sua giovane età, entrambi i requisiti sono ampiamente soddisfatti e da oggi sarò un suo grande sostenitore. Da romanista auspico che resti sempre nella As Roma, ma ovunque il suo percorso carrieristico lo condurrà a giocare la mia stima resterà immutata.

    Spero vivamente che le tante polemiche delle scorse settimane, che hanno acceso gli animi in Italia e in Polonia, condite da migliaia di insulti e minacce, cessino, gli animi si plachino e io possa riacquistare quella serenità che nell’ultimo mese e mezzo mi è stata negata da un manipolo di facinorosi imbecilli. Dopo l’infinità di aggressioni verbali, oltraggiose e minatorie, dei mesi scorsi da parte dei No Vax solo per aver espresso una posizione a favore dell’obbligo vaccinale, che mi ha fatto temere per la mia incolumità ogni volta che uscivo di casa, quest’ultima ondata di inaudita violenza mi ha turbato non poco. Sento il dovere personale e istituzionale di ringraziare il comandante della stazione dei Carabinieri di Poli Gianluca Bruno e i militari ai suoi ordini, nonché i poliziotti del commissariato di P.S. di Frascati, per la grande professionalità dimostrata nella gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché nella tutela della mia incolumità personale, anche se di fatto la situazione si è poi rivelata alquanto tranquilla“.

  • Antonello De Pierro aderisce a “Mille Piazze per i Nonni d’Italia”

    Il presidente dell’Italia dei Diritti ha partecipato a Roma, presso l’Hotel de la Minerve, alla presentazione dell’iniziativa lanciata dalla Fondazione Senior Italia, con il sostegno del Coni, della As Roma e della Lega di Serie B 

    Antonello De Pierro
    Roma – E’ il benessere psicofisico degli anziani la concretizzazione dell’intensa attività svolta quotidianamente sul territorio nazionale dalla Fondazione Senior Italia, una dinamica onlus nata dalla  Federanziani che, partendo con assoluta convinzione dal principio della nodalità della Terza Età nel parenchima sociale italico, insegue costantemente l’obiettivo di garantire un sostegno socio-economico agli over 55, ponendosi come punto di riferimento dialogico con l’apparato istituzionale. E proprio partendo da tali previsioni progettuali l’operosa organizzazione senza scopo di lucro, in occasione dell’ormai canonica Festa Nazionale dei Nonni del 2 ottobre, ha promosso la commendevole campagna benefica “Mille piazze per i nonni d’Italia”, finalizzata a sostenere migliaia di Centri Sociali Anziani. L’iniziativa, che prevede la raccolta di fondi tramite offerte libere del minimo di 2 euro a seguito dell’acquisto di una cartolina celebrativa, vede il sostegno della Lega di Serie B, dell’As Roma e del Coni, con la fondamentale collaborazione di Poste Italiane e della Federazione Italiana Tabaccai. Come testimonial del progetto sono stati individuati due personaggi particolarmente emblematici, l’attore Lino Banfi e il calciatore Alessandro Florenzi, entrambi ormai infilatisi e saldamente piazzatisi nell’immaginario collettivo come legati alla Terza Età. Il primo diventato per tutti Nonno Libero per la sua ineccepibile interpretazione nella serie televisiva “Un medico in famiglia”, l’altro per quell’abbraccio alla nonna in tribuna, che ha commosso tutto il mondo, dopo aver segnato un grande goal allo stadio Olimpico.
    Alessandro Florenzi
    Teatro della presentazione ufficiale è stato il sontuoso Hotel de la Minerve, nel cuore della Capitale, dove il protagonista assoluto è stato proprio Florenzi, assalito dall’assiepamento di stampa e fotografi, tra raffiche di domande e flash, mentre Banfi era assente per motivi di lavoro. Ad accompagnare il talentuoso calciatore c’era il direttore generale della As Roma Mauro Baldissoni, entrambi introdotti ai presenti da Roberto Messina, presidente della Federanziani, che nel ringraziare il campione romanista l’ha definito “il nipote ideale di tutti i nonni d’Italia”.
    Beatrice Lorenzin
    Altra partecipazione importante è stata quella del presidente della Lega di Serie B Andrea Abodi, impegnato nel sostegno alla campagna per ben 7 giornate di campionato. In sala anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, mentre non è passata inosservata la presenza del giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, da sempre impegnato nella tutela delle cellule più deboli del tessuto sociale e in particolar modo degli anziani. De Pierro, che da direttore e voce storica di Radio Roma e di Italymedia.it si è sempre fatto portavoce di iniziative del genere, ha espresso entusiasta la sua adesione personale e di tutto il movimento da lui rappresentato a “Mille piazze per i nonni d’Italia”.

    Quando mi trovo di fronte a iniziative come questa — ha detto — mi rincuoro pensando al grande cuore degli italiani, che non si fanno mai indietro decretandone sempre il successo. Un cuore grande che batte pure tanto forte, al contrario di quello di una certa politica, con il suo manipolo di politicanti, che pensano più ai loro interessi che al benessere dei corpi collettivi. Mi duole però al contempo constatare che lo spirito di solidarietà è più presente nei privati piuttosto che nelle istituzioni, dove, non solo si palesa un arido deserto in tema di vocazione altruistica, ma anche ciò che dovrebbe essere un preciso dovere istituzionale, come da dettato costituzionale, si rivela elaborato con azioni decisionali spesso superficiali e poco incisive, ma soprattutto inidonee a tutelare sufficientemente l’esercizio dei diritti più elementari. Nel campo della sanità si parla molto di prevenzione e, per carità, passi avanti ne sono stati fatti, almeno il Medioevo è stato scongiurato, ma spesso si assiste a proclami intrisi di retorica. Non possiamo tollerare nel terzo millennio che ci sia tanta gente che è costretta a rinunciare a curarsi, e il più delle volte si tratta di anziani. La prevenzione è fondamentale e il più delle volte il paziente si trova imbrigliato in percorsi tortuosi e stressanti, spesso anche onerosi per le finanze soggettive, che preferisce astenersi. E’ fondamentale concepire la salute pubblica come un bene da preservare e non come patologie da curare, anche perché i costi, poi alla distanza, lievitano a dismisura. A volte curare patologie incipienti significa prevenire, ma se poi ci si trova di fronte a prenotazioni che superano l’anno di attesa, chi può va dal privato, chi no rinuncia. Dopo la riforma del Titolo V della Carta costituzionale la situazione è certamente peggiorata, con un ministero della Salute, che è stato svuotato delle proprie funzioni di pianificazione e governo della sanità, relegandolo a mero garante del diritto costituzionalmente sancito dall’art. 32. Mi fa sorridere, ma solo per non piangere, che nel 2008 il dicastero ex direttore dell’orchestra sanitaria italica, sparì dalle previsioni ministeriali del quarto governo Berlusconi, e a Giorgio Napolitano fu presentata un elenco che prevedeva solo un ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. E’ impensabile dover prendere atto che è l’associazionismo, spesso a doversi sostituire ai presidi istituzionali, perché oltre alla presenza di assunti normativi inefficaci c’è chi ha tutto l’interesse a erodere il nostro sistema sanitario nazionale, con giochi di potere, interessi privati, abusi e clientelismi, dove un diritto diventa spesso un favore e la cura della salute si trasforma in mercimonio. Quando ho saputo di questa iniziativa non ho avuto dubbi, andava sostenuta”.

    Il leader dell’Italia dei Diritti, essendo notoriamente un tifoso romanista e avendo inciso nel suo passato da cantautore un album dal titolo “Cuore giallorosso” dedicato alla As Roma, ha poi aggiunto: “Sono felice che sia stata proprio la mia squadra del cuore a fornire il proprio sostegno alla Fondazione Senior Italia, una società che è stata sempre in pole position nel sociale, e tra i calciatori, al di là della quasi casuale attinenza tematica, ne è stato scelto uno, appunto Alessandro Florenzi, che possiede le corde della sensibilità umana molto sviluppate e permeabili”.

    (Foto di Claudio Neri)