Tag: digital economy

  • La digitalizzazione fa crescere la produttività del 25% – I dati dell’analisi dell’Osservatorio Industria 4.0

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    Digitalizzare significa aumentare la produttività a livelli superiori rispetto al costo del lavoro. È questo il risultato dello studio condotto dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano su un panel di imprese che, dal 2010 al 2015, hanno investito efficacemente nell’innovazione digitale delle imprese.

    L’analisi dell’Osservatorio mirava a capire qual è l’effettiva efficacia del programma Industria 4.0 e in che modo possano essere misurati l’intensità e la profondità degli investimenti in beni strumentali tradizionali o digitalizzati. Prendendo in considerazione come valori di riferimento il costo del lavoro e la produttività, a fronte di un aumento del primo del 10% si è avuto un aumento del secondo fattore del 25%, portando dunque produzione e ricavi a raddoppiare rispetto al costo dei singoli lavoratori, con un ROI (return on investment) passato dal 3,8% al 6,1%. Il piano Industria 4.0 dunque funziona, e i dati parlano chiaro.

    Sulla base dei risultati dell’analisi, le prospettive sono rosee e la digitalizzazione delle imprese sembra essere la strada giusta per la crescita economica e per lo sviluppo della competitività delle aziende. Tuttavia, pur in presenza di stime positive, è necessario avere delle conferme per esprimere un giudizio più sicuro, e solo i risultati dell’applicazione del superammortamento e dell’iperammortamento nel biennio 2016-2017 potranno fornire un quadro più definito della direzione che hanno preso le aziende italiane e del loro percorso di crescita.

    La parola d’ordine, come sostiene anche il Centro Studi Economico Finanziario ESG89, rimane comunque la formazione. Industria 4.0, infatti, significa non solo ammodernamento degli strumenti ma soprattutto acquisizione delle competenze digitali, settore in cui il mercato del lavoro italiano è fortemente carente, con una percentuale di lavoratori con competenze elevate di appena il 23% (con una media europea del 32%). L’impegno delle aziende per il prossimo biennio dunque, grazie anche al credito d’imposta mirato alla formazione previsto nel Piano Calenda, è quello di far crescere nuove professionalità e adeguarle alle esigenze odierne del mercato del lavoro, sviluppando competenze e figure professionali capaci di supportare le aziende nel loro sviluppo su scala nazionale e internazionale.

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  • L’economia comportamentale e la psicologia dei consumatori – Il Nobel per l’Economia 2017 Thaler parla dell’utilizzo dei Big Data come base della crescita dei mercati

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    Il Nobel per l’Economia 2017 ha premiato Richard H. Thaler e i suoi studi sull’economia comportamentale e su come la psicologia influisce sui comportamenti che regolano la domanda e l’offerta dei mercati. Un nuovo paradigma che introduce tra le variabili economiche le decisioni, non sempre razionali, dei consumatori e gli effetti che queste possono avere sulle dinamiche dei mercati.

    Thaler, nella sua opera “Nudge – la spinta gentile” ha messo ben in evidenza come i consumatori non sempre facciano riferimento a modelli comportamentali razionali nelle loro scelte sia economiche che finanziarie, ma come, al contrario, l’errore e l’aspetto impulsivo giochino un ruolo rilevante nelle scelte degli individui. Aspetti dunque che le aziende non possono ignorare nel contatto con il loro target di riferimento, di cui non è più sufficiente conoscere gusti e abitudini ma è necessario approfondire anche gli aspetti meno prevedibili.

    Pur parlando di errori e irrazionalità delle scelte, Thaler sostiene che anche gli aspetti “illogici” del comportamento dei target di mercato seguono, a modo loro, degli schemi prevedibili, e dunque analizzabili e utilizzabili a vantaggio delle singole imprese, e lo studio di questi aspetti è possibile, in gran parte, grazie alla presenza, e all’utilizzo consapevole, dei Big Data.

    Ancora una volta, come già sostenuto dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89, i Big Data sono al centro della discussione economica internazionale, e la volontà dell’Accademia Svedese di conferire il Nobel a Thaler e ai suoi studi in materia ribadisce l’importanza cruciale che lo studio e l’utilizzo dei Big Data hanno per le imprese non solo per la conoscenza e la valutazione dei player presenti nel mercato di riferimento, ma anche in merito ai target a cui l’azienda si rivolge, per sviluppare nel tempo strategie vincenti e acquisire un vantaggio competitivo a lungo termine.

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  • Dall’analisi dei dati alla strategia vincente – I Big Data aprono le porte alle imprese per conoscere e interpretare i mercati

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    Mercati che cambiano, tempi che corrono, strategie da creare e subito ripensare, perché quello che oggi è vincente domani non lo è più. Il mondo delle imprese e dei consumatori è sempre più variegato, fluido e dinamico, e nell’epoca dell’informazione solo la diffusione e la conoscenza di dati e informazioni può costituire per le aziende un reale vantaggio competitivo e un plus per il raggiungimento dei propri obiettivi.

    Sono i Big Data il vero elemento cruciale della crescita delle aziende: reperirli, analizzarli e conoscerli è ormai un fattore fondamentale per ogni impresa. Con la nascita della digital economy e lo spostamento sempre più massiccio del mercato verso l’ambiente online, la crescita delle opportunità e delle prospettive va di pari passo con un livello di incertezza molto più alto, e con un numero di fattori cruciali da considerare in perenne aumento. Per questo i Big Data sono lo strumento per fare impresa oggi: come dichiarato da James Heekin, executive chairman del gruppo Gray, una delle più note agenzie di advertising al mondo e primo fornitore di Big Data di Google, queste informazioni aprono nuovi scenari sull’analisi dei comportamenti dei consumatori, abbassando i margini d’errore e riportando un’immagine fedele del target di riferimento di ogni azienda.

    Una vera e propria rivoluzione a livello globale, alla quale non tutte le aziende e i paesi hanno risposto in maniera uniforme. Guardando al caso italiano, l’utilizzo dei Big Data per le analisi di mercato e per la conoscenza dei consumatori è ancora un concetto più teorico che pratico. Mancano non solo competenze digitali e risorse umane qualificate, ma soprattutto manca una mentalità imprenditoriale diffusa in grado di sfruttare le potenzialità dell’ambiente digitale in maniera produttiva, in grado di dialogare con i nuovi media e trarne un vantaggio economico concreto.

    La strada è segnata. Solo con un utilizzo sapiente dei Big Data – di cui il Centro Studi Economico Finanziario ESG89 si fa promotore con i portali IoConosco.it e IoValuto.it – le aziende possono far fronte all’incertezza e ai rischi presenti ogni in ogni mercato e costruire, giorno dopo giorno, un percorso di crescita solido e in grado di rendere gli obiettivi aziendali sempre più concreti e raggiungibili. La scelta dei giusti partner e dei giusti clienti è la vera strada verso il successo: conoscere, valutare e scegliere con chi fare affari è il punto di partenza vincente.

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