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  • Tariffe commerciali, l’America Latina può avvantaggiarsi della presidenza Trump

    Ormai siamo sempre più vicini alle elezioni statunitensi, con il duello tra Trump e Kamala Harris che rimane molto incerto. Spettatori molto interessati di questo duello sono i paesi dell’America Latina, per ragioni puramente economiche riguardanti le tariffe commerciali.

    Le presidenziali USA e le tariffe commerciali

    tariffe import exportDonald Trump ha sempre posto come uno dei caposaldi del suo programma economico l’inasprimento delle tariffe commerciali, allo scopo di ridurre il grosso deficit statunitense. Ha fatto chiaramente intendere che, in caso di rielezione alla Casa Bianca, inasprirà la battaglia dei dazi in corso contro la Cina.
    Ed è qui che entrano in ballo i paesi dell’America Latina, perché da questo scenario otterrebbero un grande vantaggio.

    Una battaglia a suon di tariffe commerciali tra Stati Uniti e Cina finirebbe per penalizzare l’export americano verso il paese del Dragone, con quest’ultimo costretto a cercare nuove fonti di approvvigionamento. Probabilmente non potrebbero essere quelle europee, destinate almeno parzialmente ad allinearsi alle misure statunitensi (come accaduto per le tariffe commerciali sulle auto elettriche). E allora i paesi privilegiati diventerebbero quelli dell’America Latina.

    La prima presidenza Trump

    C’è già un precedente in tal senso, relativo alla prima esperienza di Trump alla Casa Bianca. Durante quel periodo infatti l’export dei prodotti agroalimentari americani verso Pechino subì un profondo declino. La soia ad esempio, prima delle elezioni di Trump vantava un export di 36 milioni di tonnellate verso la Cina, dopo scesero a 8,2 milioni.
    Tutto questo ebbe ripercussioni anche sui prezzi, perché la soia crollò a 780,5 cents/bushel, sui minimi di 10 anni (fonte Pocket Option Italia).

    Il Brasile si sfrega le mani

    Nonostante i tentativi dei produttori americani di bypassare i dazi, adottando anche strategie di hedging trading, di tutto questo scenario se ne avvantaggiò il Brasile, che ha decuplicato le proprie esportazioni verso la Cina. Non a caso dal 2022 è diventato il primo partner commerciale di Pechino.

    Il paese sudamericano vide crescere nello stesso periodo anche l’export di mais verso Oriente, che arrivò a 16 milioni di tonnellate. La carne bovina crebbe a 2,3 milioni di tonnellate. Complessivamente il Brasile durante la presidenza Trump raddoppiò il proprio export da 85 miliardi a 167 miliardi di dollari.
    Ma un discorso analogo vale per molti altri paesi dell’America Latina, che sono ricchi di materie prime agricole (l’Argentina ad esempio è il primo esportatore mondiale di soia) e che per i motivi anzi detti fanno il tifo per Trump.

  • Torna l’interesse degli italiani per i viaggi in Cina: AIAV supporta le agenzie in sinergia con la Federazione Nazionale Italia-Cina

    Tra le tendenze in atto in vista delle vacanze estive, una delle più evidenti è il ritorno di fiamma degli Italiani per i viaggi in Cina.

    I dati registrati da AIAV

    I dati registrati nelle 2.400 agenzie aderenti ad AIAV, Associazione Italiana Agenti di Viaggio, dimostrano un netto incremento delle prenotazioni per il Paese della Grande Muraglia, ulteriormente incentivate dalla decisione del governo cinese di introdurre l’ingresso senza visto per i nostri connazionali. Parallelamente, già dai primi mesi del 2024 crescono le presenze dei turisti cinesi in Italia, previste in ulteriore aumento nel corso dell’estate.

    Sulla base di questi dati, nel corso delle ultime settimane AIAV ha intavolato una trattativa con la Federazione Nazionale Italia – Cina che ha portato alla firma di un documento programmatico, finalizzato alla promozione e allo sviluppo dei flussi turistici tra i due Paesi.

    Nello specifico, le due Associazioni si sono impegnate a favorire i rapporti tra le agenzie di viaggio e i tour operator dei rispettivi Paesi, con il duplice obiettivo di potenziare le sinergie operative e attivare un piano di formazione e aggiornamento, utile a promuovere le caratteristiche dei diversi territori italiani e cinesi, affinché gli agenti possano garantire ai loro clienti una consulenza qualificata e competente.

    Un primo corso formativo dedicato ad agenti di viaggio cinesi sarà realizzato da AIAV sui territori piemontesi di Langhe, Roero e Monferrato, nonché sui comprensori montani e lacustri. Successivamente sono previste lezioni su altre regioni del Belpaese, realizzate in collaborazione con importanti realtà del territorio. Previsti anche educational e fam-trip.

     Le parole di Fulvio Avataneo, Presidente AIAV

    “Questo accordo getta le basi per un sempre maggiore sviluppo dell’attività turistica delle agenzie di viaggio e apre le porte alla condivisione di altri progetti ed idee – ha dichiarato Fulvio Avataneo, Presidente AIAV – gli Italiani amano la storia, l’arte e la cultura cinese, ma soprattutto quel forte senso di attaccamento alle tradizioni di un popolo che vive nel Paese che ha dimostrato la maggiore rapidità evolutiva del pianeta. Questo è un momento favorevole per la ripresa dei flussi: la destinazione è operativa e anche i collegamenti aerei si stanno normalizzando, dopo le alterne vicende della scorsa estate”.

    Il commento di Paolo Ho Shaogang, Presidente Federazione Nazionale Italia-Cina

    Paolo Ho Shaogang, Presidente Federazione Nazionale Italia – Cina, ha aggiunto: “Siamo lieti di questa importante sinergia che vedrà le nostre agenzie e i nostri tour operator condividere quelle risorse digitali che le aziende presentate dall’AIAV saranno in grado di fornirci. Per la Federazione Nazionale Italia – Cina questo nuovo capitolo risulta quanto mai importante per il turismo di entrambi i Paesi: i turisti cinesi amano l’Italia, in particolare i tour dedicati alle città d’arte, e prediligono Veneto, Lombardia e Piemonte”.

  • Crescita economica, si può tornare a scommettere sulla Cina?

    Dopo anni di debolezza, la crescita economica cinese sembra far vedere una luce in fondo al tunnel. Il primo trimestre di quest’anno si è chiuso infatti con un incoraggiante +5,3%, che fino a pochi anni fa sarebbe stato accolto con delusione, ma stavolta rappresenta un piccolo spiraglio di ottimismo (anche perché è superiore all’obiettivo posto da Pechino del 5%).

    La Cina e la crescita economica

    economia cineseProbabilmente è ancora presto per dire se la Cina sia veramente uscita da un lungo tunnel nel quale si era infilata con lo scoppio del Covid (con la situazione peggiorata a seguito della crisi del settore immobiliare). L’adozione di forti politiche espansive e il costante impegno del governo per favorire la crescita economica stanno indubbiamente agendo In senso positivo.

    Tuttavia le basi della crescita economica del paese del dragone non sembrano ancora solide, soprattutto se guardiamo al pericolo deflazionistico e alla grande crisi del settore immobiliare.

    Il mercato che stuzzica

    Se però ci concentriamo sul mercato azionario, i segnali di ripresa della crescita economica cinese devono essere un fattore di grande interesse. Ricordiamo che da circa tre anni e mezzo il mercato azionario di Pechino sta sottoperformato ampiamente i listini finanziari di tutto il mondo (la sua performance viaggia sotto le medie mobili degli altri), inclusi anche quelli degli altri paesi emergenti.

    Nel 2023 lo S&P 500 è cresciuto del 22%, mentre il CSI 300 Index ha perso il 13% (in euro). Questo significa che i prezzi dei titoli cinesi sono assolutamente convenienti. In alcuni casi le valutazioni viaggiano su livelli che non si vedevano da circa un decennio. Inoltre, il rapporto prezzo/utili della Borsa di Shanghai è ai minimi da fine 2014.

    Opportunità o no?

    Bisogna quindi chiedersi con attenzione se la Cina rappresenta una opportunità in questo momento, oppure una “Value Trap“. Gli analisti sul punto sembrano divisi, perché c’è chi pensa che il mercato cinese sia un’opportunità di tipo contrarian troppo ghiotta per lasciarsela scappare (viste anche le prospettive di crescita economica) e chi invece ci vede solo dei segnali di investimento tipici di una value trap (trappola di valore).
    In ogni caso, la parola d’ordine per chi decide di tornare a guardare alla Cina sarà prudenza.

  • Prezzo Oro in Cina Come Viene Stabilito

    Il prezzo oro in Cina è generalmente stabilito attraverso il Shanghai Gold Exchange (SGE), che è la principale borsa cinese per il trading dell’oro.
    Questo rappresenta l’alter ego in Cina del Fixing di Londra e che stabilisce il prezzo oro ufficiale per quanto riguarda il mercato occidentale per tutti i settori da quello industriale a quello della filiera di riciclo delle attività come questo compro oro Firenze.
    Il SGE è stato istituito nel 2002 per promuovere lo sviluppo sano e sostenibile del mercato dell’oro in Cina, questa piattaforma facilita la negoziazione di contratti futures sull’oro, oltre a fornire un meccanismo per la consegna fisica dell’oro.
    Il processo di determinazione del prezzo dell’oro al SGE coinvolge offerte di acquisto e vendita fatte dai partecipanti alla borsa, le sessioni di trading si svolgono sia in contanti che in contratti a termine.
    Il prezzo dell’oro a Shanghai può essere influenzato da vari fattori, tra cui la domanda e l’offerta, i movimenti dei mercati finanziari globali, le fluttuazioni valutarie e le condizioni economiche.
    È importante notare che il prezzo dell’oro in Cina può anche essere influenzato dai prezzi internazionali dell’oro, in quanto il mercato cinese è collegato al mercato globale delle materie prime.
    Tuttavia, il SGE svolge un ruolo significativo nella determinazione del prezzo dell’oro nel contesto cinese e coinvolge indirettamente tutto il mercato dell’oro orientale.
    Anche a livello governativo la Cina negli ultimi decenni ha scelto di puntare fortemente sull’aumento delle riserve auree per cercare di convertire il più possibile le riserve finanziarie in dollari e non dover più essere condizionata dalle politiche economiche della Fed.
    Di pari passo anche molti investitori cinesi hanno cominciato ad investire in oro, tutto questo ha portato il governo cinese ad attrezzare un meccanismo interno al paese che determinasse il valore del prezzo in modo autonomo senza dover più dipendere dal fixing di Londra.

  • Debiti troppo alti, l’economia cinese sta affogando nella sua corsa

    Per circa 30 anni l’economia cinese ha marciato ad un ritmo impressionante, che è stato sempre superiore al 5% annuo. L’unica eccezione è stato il 2020, l’anno della pandemia cominciata proprio in Cina. Ma adesso i debiti (pari al 300% del PIL) stanno presentando il conto.

    La Cina e una marea di debiti

    debiti cinaEra chiaro che non sarebbe stato possibile mantenere un ritmo di crescita così vertiginoso per sempre. Prima o dopo, certi nodi vengono al pettine. E secondo molte banche internazionali, siamo arrivati a quel momento.

    La ripresa dell’economia cinese dopo la pandemia è stata meno ruggente delle attese e le grandi banche, una dopo l’altra, hanno tagliato le previsioni di crescita di Pechino al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato dal presidente Xi Jinping. E secondo l’autorevole Wall Street Journal, il Paese ormai sta annegando nei debiti contratti da imprese, governo centrale e amministrazioni locali (si parla di quasi 70 miliardi di dollari, fonte Pocket Option).

    Rischio bolla?

    Quello che è successo a Evergrande (che ha presentato negli Stati Uniti istanza di protezione dal fallimento) ed altri costruttori immobiliari, collassati sotto il peso dei centinaia di miliardi di debiti accumulati negli anni, sarebbe solo un’avvisaglia dello scoppio di una bolla. Anche perché il settore immobiliare, che negli ultimi decenni ha gonfiato e cavalcato il boom economico del Dragone, vale oltre un quarto dell’economia cinese. La sua crisi potrebbe trascinare a fondo l’intera economia del Paese.

    I segnali in tempo reale di allarme si stanno insomma moltiplicando tanto che il presidente americano, Joe Biden, ha definito il gigante cinese «una bomba a orologeria».

    Conseguenze

    Pare tuttavia da escludere il rischio di una Lemhan Brothers cinese, perché il legame fra banche e gruppi immobiliari non è così stretto.
    Ma il rischio contenuto di un contagio per il sistema finanziario, non vuol dire che la crisi cinese non avrà ripercussioni a livello globale. Del resto parliamo della seconda potenza mondiale.

    Quanto saranno forti queste ripercussioni è difficile dirlo, ma molto dipenderà dal sostegno che le autorità decideranno di fornire per invertire la tendenza discendente.
    La banca centrale cinese ha abbassato i tassi d’interesse e governo ha iniziato ad adottare misure per aiutare i gruppi immobiliari. Ma serve molto di più, e l’ipotesi di un corposo stimolo fiscale sembra che non trovi Xi Jinping troppo accondiscendente.

  • Daniel Mannini: il suo viaggio pittorico si intreccia con il fascino ammaliante dei luoghi delle meraviglie

    Daniel Mannini ha intrapreso con slancio ed entusiasmo un intrepido avvincente viaggio pittorico, che lo sta conducendo nei meandri e negli anfratti di una ricerca sperimentale intrisa e permeante di componenti allusivi e concettuali sottesi e di dinamiche narrative di sorprendente e prolifica visionarietà intrinseca. Alla luce di tali importanti obiettivi che sta via via raggiungendo con risultati davvero soddisfacenti, si è cimentato nella preparazione di sette nuove opere pittoriche, che fungono da accompagnamento simbolico e da filo conduttore ad un nuovo progetto artistico curato dalla Dott.ssa Elena Gollini e dedicato a sezioni di iscritti che raccontano dei luoghi delle meraviglie, quei contesti unici e strepitosamente coinvolgenti, che il mondo ci offre e ci esorta a visitare in modo attivo e partecipe, per immedesimarci in quelle epoche passate destinate a fare parte in maniera primaria della storia umana e della dimensione esistenziale. A tal riguardo, la Dott.ssa Gollini si è espressa rimarcando: “È nato un progetto artistico di notevole qualità sostanziale, che diventa un corollario di contorno e di cornice per dare risalto alla nuova produzione di Daniel, un circuito inedito e originale come impostazione e orchestrazione cromatica, volutamente improntato sull’uso del monocolore protagonista per ognuna delle sette opere designate come testimonial rappresentativo di questa sfida sperimentale. L’esito che Daniel ha ottenuto è decisamente interessante, è una sorta di chiave di svolta nella sua proiezione informale, che lo incita e lo sprona a mettersi sempre alla prova, essere sempre più intraprendente, sentire il bisogno di misurarsi con una pittura mai incatenata dentro uno schematismo predefinito e preconfigurato a priori. Trovo molto valido questo tipo di esercizio, anche per alimentare la naturale predisposizione di Daniel e la naturale aspirazione a individuare strade e sentieri alternativi e non ancora battuti. Il viaggio di Daniel equivale metaforicamente al viaggio, che ciascuno deve affrontare per godere appieno di questi luoghi magnifici, di questi luoghi incantevoli e indimenticabili, facendosi guidare dalla purezza assoluta delle sensazioni emozionali più travolgenti e sconvolgenti in senso positivo”. E ha poi concluso di argomentare sottolineando: “Il vero viaggiatore non si ferma soltanto all’apparenza visiva superficiale e marginale e allo sguardo fuggente e fugace, tantomeno si accontenta di un contatto spicciolo, ma cerca e trova quell’essenza di esclusività di approccio. Altrettanto fa il vero artista, che come Daniel diventa fautore e artefice di un proprio viaggio personale e soggettivo, discostandosi da quanto incontra a margine e addentrandosi senza riserve e senza limiti, per dimostrare in primis a se stesso la sua autentica vocazione creativa e la sua irrefrenabile aspirazione“.

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  • Daniel Mannini: la sua pittura in viaggio virtuale nei luoghi delle meraviglie

    Viaggiare è sinonimo di esperienze, di scoperta, di riflessione, di emozione, di visione allargata del senso dell’essere e dell’esistere. Altrettanto, lo è l’arte nella sua visionarietà universale di sapere e conoscenza, nella sua capacità comunicativa di eccezionale estensione percettiva e sensoriale. Ecco, perché insieme a Daniel Mannini abbiamo pianificato questo nuovo progetto artistico, che rende omaggio a quei luoghi delle meraviglie, che possiedono una magia senza tempo, che conservano un’aurea particolare, che custodiscono ancora oggi un patrimonio inesauribile di storia, cultura, arte, tradizioni, valori sostanziali di enorme e immensa portata sociale e collettiva, che irradiano un fascino ammaliante intramontabile. Sono i contesti, dove il viaggio si trasforma in avventura indimenticabile da portare sempre dentro il cuore e da ricordare come momento saliente assolutamente incomparabile“. La Dott.ssa Elena Gollini spiega e commenta le motivazioni a monte, che hanno stimolato e alimentato la realizzazione di questo progetto con protagonista la pittura di Mannini associata in perfetta armonia di sintesi narrativa e descrittiva con una corposa e consistente piattaforma di sezioni di scritti riguardanti luoghi di inestimabile bellezza, tutti da scoprire e tutti da vivere con spirito di grande apertura mentale e psichica, per godere e assaporare al meglio quanto ci offrono e ci donano in tutto il loro incanto e splendore. Proseguendo nell’argomentazione la Dott.ssa Gollini ha sottolineato: “La curatela ideativa e progettuale di questo progetto ha avuto anche un importante salto di qualità nella ricerca creativa compiuta da Daniel, che per la prima volta si è cimentato con sette nuove opere su base monocromatica, dove ha utilizzato un unico colore primario e ha giocato abilmente nell’intreccio e nella fusione tonale e materica, producendo degli effetti visivi davvero convincenti, ma anche un impatto tattile altrettanto intenso. Perché fin dal primo sguardo si ha voglia di toccare i dipinti e di entrare in contatto con l’impasto cromatico e materico in tutta la sua esplosiva suggestione. Le sette opere sono dunque strutturate e impostate in modo voluto e intenzionale per accompagnare i contenuti e le parti scritte e trovano una valenza rafforzativa ulteriore proprio nell’essere stati appositamente studiati e predisposti in funzione di questo accorpamento simbiotico. Pertanto, questo progetto segna un prezioso passo in avanti evolutivo per Daniel e per i suoi traguardi artistici e individua di rimando una maturazione di scelta e di presa di coscienza per la sua dimensione di giovane pittore di virtuoso talento. Dunque, il progetto dedicato al concetto iconico di viaggio alla ricerca di luoghi del cuore si trasforma anche in un nuovo tassello di traguardo raggiunto positivamente nel suo meraviglioso viaggio di ricerca pittorica“.

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  • Economia cinese da record negativo: dopo 32 anni cresce meno dei suoi vicini

    Una delle conseguenze del lungo periodo di pandemia è che la crescita dell’economia cinese è stata azzoppata, a causa dei feroci lockdown e della conseguente crisi del importante mercato immobiliare. Così il paese del Dragone, per la prima volta dal 1990, non sarà la locomotiva dell’area Asia-Pacifico.

    I passi indietro dell’economia cinese

    economia cienseDa molti decenni la Cina ci aveva abituato a tassi di crescita esorbitanti, se messi a confronto con quelli dei Paesi europei. Ma a causa delle politiche zero-covid e della brusca marcia indietro del settore immobiliare, nel 2022 il PIL di Pechino si fermerà al 2,8% secondo le previsioni della Banca Mondiale.

    Rispetto ai nostri livelli si tratta di una crescita comunque notevole, ma se la confrontiamo con il 5,5% fissato come obiettivo dalle autorità locali (che comunque è il più basso da tre decenni) e con il +8,1% che la stessa banca mondiale aveva ipotizzato ad aprile, si tratta di una brusca frenata.
    Il prossimo anno la corsa dovrebbe ripartire, arrivando fino al 4,5%.

    Media inferiore all’area Asia-Pacifico

    Se le condizioni dell’economia cinese si sono offuscate, nel resto della Regione (rispetto alla quale l’economia cinese ha un peso dell’86%), invece c’è stato un miglioramento. L’intera zona dovrebbe crescere del 5,3%, ossia poco più del doppio rispetto al 2021.

    La spinta arriva dalla forte ripresa dei consumi interni, dopo il biennio complicato della pandemia. Ma soprattutto arriverà dall’aumento delle materie prime, che sono una importantissima chiave dell’economia locale. Anche se trading con volumi è sceso nel corso dei mesi, i prezzi del carbone sono ad esempio cresciuti del 60% nell’ultimo anno, così come sono aumentate le quotazioni di Uranio e Litio.

    La zavorra della Cina

    Di contro l’economia cinese ha patito la rigida politica di contrasto voluta dalle autorità per combattere il covid. Stretti lockdown e test di massa hanno notevolmente limitato le libertà e la mobilità delle persone. Inoltre il mercato immobiliare che rappresenta circa il 30% dell’economia cinese, sta vivendo un crollo storico. Basta pensare al caso Evergrande.

    Gli analisti market maker fanno anche notare che le sofferenze dell’economia cinese si riflettono anche sull’andamento della valuta nazionale visto che, lo yuan è precipitato rispetto al Dollaro statunitense, tanto da costringere la banca popolare cinese a intervenire per arginare questo scivolone.

  • Economia, se la Cina resta vulnerabile sono dolori…

    Quando analizziamo lo stato di salute dell’economia mondiale, solitamente guardiamo in casa nostra e negli Stati Uniti. In realtà, dobbiamo dare uno sguardo molto interessato anche alla Cina, perché ormai il Paese del Dragone ha sostituito gli USA come locomotiva dell’economia mondiale.

    Il ruolo della Cina nell’economia

    economia cinaEcco perché se in Cina la crescita non riprende come prima, saranno dolori per tutti.
    Gli ultimi report che arrivano dall’Oriente non sono incoraggianti. Il livelli di disoccupazione giovanile sono sopra la media: hanno raggiunto il 19,3% a giugno, un record.
    Il mercato immobiliare versa in uno stato di crisi, mentre il PIL del secondo trimestre è cresciuto solo dello 0,4% rispetto al 2021. Il peggior risultato dal 1992, dopo il tracollo (-6,9%) registrata nel trimestre dello scoppio del Covid, quando il Paese era praticamente chiuso. La crescita del 4,8% vista nel primo trimestre è un lontano ricordo.

    Basi poco solide

    Quel che è peggio è che le basi per una ripresa sostenuta dell’economia cinese non sono stabili. Insomma, chi auspicava di vedere una sopra di replica del rimbalzo post-Covid (anche se quel supertrend è irripetibile), è destinato a rimanere deluso.

    Scenario attuale

    La Cina sta iniziando ad uscire lentamente da lunghi mesi di lockdown totale. La fine di molte restrizioni hanno già dato slancio ai dati economici, che hanno mostrato segni di miglioramento. Tuttavia lo scenario non induce a pensare che ci sarà una rapida ripresa dell’economia.
    L’obiettivo ufficiale di crescita era di circa il 5,5% per il 2022, ma le previsioni parlano di un rallentamento del 4%. La produzione industriale è aumentata del 3,9% anno su anno, ma non ha centrato le aspettative del 4,1%. Anche lo yuan è sceso al minimo (contro il dollaro) dal settembre 2020.
    Inoltre rimangono i rischi legati a nuove possibili ondate di coronavirus, e nuovi possibili misure restrittive (in Cina è in atto una rigorosa politica Zero-Covid).

    Rischio contagio

    Il ruolo di prima importanza che la Cina riveste nell’economia globale, ci espone al rischio di un nuovo “contagio”, che però stavolta sarebbe di tipo economico-finanziario su tutti i mercati Otc, e potrebbe avere delle ricadute geopolitiche importanti. Proprio in un periodo reso già complicato dagli effetti della guerra russo-ucraina.

  • Il ruolo della Cina nel futuro dell’Afghanistan. L’analisi di Giancarlo Elia Valori

    Pechino può accingersi a giocare un ruolo fondamentale in uno scacchiere che è stato fonte di instabilità e di conflitti per decenni, avviando un processo di pacificazione che aprirà nuove prospettive alla costruzione della nuova Via della Seta destinata a far sviluppare le economie di tutto l’estremo oriente.

    Gli americani, dimostrando di non saper “leggere” la storia (quella altrui, ma anche la loro, come dimostra il Vietnam), in soli due mesi riuscirono ad abbattere il governo talebano, accusato di aver offerto un rifugio sicuro a Osama Bin Laden e ai suoi guerriglieri di Al Qaeda, e a insediare a Kabul un governo “amico”. Nei venti anni successivi, i Talebani, come del resto i vietnamiti e dopo di loro gli iracheni, hanno dimostrato a Washington non solo che la semplice potenza dei mezzi militari non è sufficiente a sconfiggere un’armata avversaria fortemente motivata e forte di un innegabile sostegno popolare basato sulla totale intolleranza alla presenza straniera, ma anche che non si può esportare il modello di democrazia occidentale come se fosse un normale bene di consumo.

    [KiwiClickToTweet tweet=”Il ruolo della Cina in Afghanista. Di Giancarlo Elia Valori” quote=”Condividi su Twitter”]

    Link articolo: https://www.internationalworldgroup.it/il-ruolo-della-cina-nel-futuro-dellafghanistan/


    Per informazioni e richieste di pubblicazione: [email protected]

    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane (Autostrade per l’Italia) ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

  • Lo stallo nei negoziati per l’ingresso della Serbia nell’Ue avvicina sempre di più Belgrado a Mosca e a Pechino. Di Giancarlo Elia Valori.

    La Serbia attende dal 2012 che l’Unione Europea dia una risposta alla sua richiesta di diventare membro a tutti gli effetti dell’Unione stessa.
    Nonostante estenuanti negoziati, questa risposta tarda a venire e la causa principale dello stallo ha un nome preciso: il Kossovo.
    L’Unione, prima di accettare la richiesta di adesione da parte di Belgrado, pretende una soluzione definitiva dei rapporti tra Serbia e quella regione che da essa si è distaccata dopo il conflitto del 1999, quando in soccorso degli albanesi kosovari si mobilitò la Nato e che nel febbraio del 2008 ha proclamato la propria indipendenza.
    La Serbia non ha mai riconosciuto la nascita della Repubblica kosovara, come del resto non l’hanno riconosciuta molti altri importanti paesi: su 193 membri delle Nazioni Unite, solo 110 stati hanno accettato formalmente la nascita della nuova repubblica mentre i restanti, tra cui Russia, Cina, Spagna, Grecia e Romania-per citarne solo i più importanti- si rifiutano di riconoscere l’indipendenza degli albanesi di quella che un tempo era una regione della Serbia.

    L’Unione Europea non può accettare che uno dei suoi membri, come sarebbe il caso della Serbia se la sua candidatura venisse accettata, non sia di fatto in grado di garantire il controllo delle proprie frontiere.
    Dalla fine della guerra tra Kosovo e Serbia non esiste infatti una chiara e controllata linea di confine tra i due paesi. Per evitare continui scontri Pristina e Belgrado hanno di fatto lasciato aperta la frontiera, chiudendo tutti e due gli occhi sull’ ”economia del contrabbando” che prospera su entrambi i lati del confine.
    In questa situazione, qualora la Serbia divenisse membro a tutti gli effetti dell’Unione Europea, si creerebbe una falla nelle frontiere di tutta l’Area Schengen, in quanto chiunque, passando dal Kossovo potrebbe poi trasferirsi in tutti i paesi dell’Unione.
    Questo non è l’unico ostacolo all’adesione di Belgrado all’Unione: molte cancellerie europee guardano con diffidenza alla politica estera serba, che fin dai tempi della dissoluzione della Federazione Jugoslava ha mantenuto un rapporto privilegiato con la Russia, rifiutando di aderire al programma di sanzioni decretate dall’Europa nei confronti del Cremlino dopo l’annessione della Crimea ai danni dell’Ucraina.
    Durante la pandemia da Covid 19, la Serbia ha addirittura accettato di produrre direttamente nei propri laboratori il vaccino russo “Sputnik V”, snobbando platealmente l’offerta vaccinale di Bruxelles.

    Per gli americani e per alcuni importanti stati europei, l’ingresso formale della Serbia nell’Unione potrebbe spostare verso oriente il centro di gravità della geopolitica del Vecchio Continente aprendo, via Belgrado, un canale privilegiato di dialogo tra Mosca e Bruxelles.
    Questa possibilità, però, non è vista con sfavore dalla Germania che nelle intenzioni del Presidente della CDU, Armin Laschet, prossimo candidato alla successione ad Angela Merkel alla guida della Cancelleria Federale, ha di recente dichiarato di essere favorevole a una politica estera che “si sviluppi in multiple direzioni”, avvertendo i partner occidentali del pericolo derivante “dall’interruzione del dialogo con la Russia e con la Cina”. In proposito, Laschet ha pubblicamente dichiarato che “la politica estera deve essere sempre incentrata sulla ricerca di modalità di interazione, inclusa la cooperazione con paesi che hanno modelli sociali differenti dai nostri, come la Russia, la Cina e le nazioni del mondo arabo”.
    Oggi non sappiamo se Laschet in autunno assumerà la guida del Paese più potente dell’Unione, ma quel che è certo è che l’eventuale ingresso formale della Serbia nei ranghi dell’Unione potrebbe costringere l’Europa a rivedere alcune delle sue posizioni in politica estera, sotto la spinta di un nuovo asse serbo-tedesco.
    Al momento comunque l’ingresso di Belgrado in Europa appare ancora di là da venire, proprio a causa dello stallo dei negoziati serbo kosovari.
    Nel 2013, Pristina e Belgrado hanno siglato il cosiddetto “Patto di Bruxelles”, un accordo ottimisticamente ritenuto dalla diplomazia europea in grado di portare rapidamente a una normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, in vista di un reciproco riconoscimento politico e diplomatico.
    Parte integrante dell’accordo era, da un lato, l’impegno delle autorità di Pristina a riconoscere un alto grado di autonomia amministrativa alle municipalità kosovare abitate da una maggioranza serba e, dall’altro lato, la collaborazione da parte dei serbi nella ricerca dei resti delle migliaia di albanesi Kosovari presumibilmente eliminate dalle truppe di Milosevic durante la repressione che precedette la guerra del’99.

    Nessuno dei due impegni è stato finora rispettato e, durante l’incontro che si è tenuto a Bruxelles lo scorso 21 luglio tra il presidente serbo Alexander Vucic e il primo ministro del Kosovo Albin Kurti, sarebbero volate parole grosse e accuse reciproche sulla mancata implementazione del “Patto” al punto che il responsabile della politica estera europea, Josep Borrel, ha pubblicamente chiesto alle due parti di “chiudere il capitolo di un passato doloroso attraverso un accordo legalmente vincolante sulla normalizzazione delle relazioni reciproche, in vista della realizzazione di un futuro europeo per i propri cittadini”. Questo futuro appare quantomeno nebuloso ove si consideri che la Serbia, di fatto, si rifiuta di riconoscere il valore legale di lauree e diplomi rilasciati anche a membri della minoranza serba del Kosovo dalle autorità accademiche kosovare.
    Al momento, comunque, in Europa e oltreoceano entrambi i contendenti si stanno assicurando supporti e alleanze.
    La Serbia è guardata con favore dal presidente di turno dell’Unione, lo sloveno Janez Jansa, che è un sostenitore del suo ingresso perché “questo sancirebbe in modo definitivo la dissoluzione della Federazione jugoslava”. Anche la stragrande maggioranza dei partiti di destra europei, a partire dal “Rassemblement National” francese all’ungherese “Fydesz”, approvano la richiesta di adesione di Belgrado e corteggiano apertamente le minoranze serbe che vivono nei rispettivi paesi, mentre l’amministrazione Biden, dopo gli anni del disimpegno americano dai Balcani dai tempi di Bush, di Obama e di Trump, avrebbe deciso di riportare la regione nella lista degli impegni prioritari di politica estera, affidando il “Dossier Serbia” al sottosegretario agli Affari Europei ed Eurasiatici, Matthew Palmer, diplomatico di lungo corso e di grande esperienza.

    Per sostenere la candidatura serba di adesione all’Europa, Belgrado ha schierato anche dei lobbisti ufficiali.
    Nello scorso mese di giugno la società di lobbying “ND Consulting” di Natasha Dragojilovic Ciric si è ufficialmente registrata nel cosiddetto “albo della trasparenza” di Bruxelles per promuovere il sostegno alla candidatura di Belgrado. La ND è finanziata da un gruppo di donatori internazionali e si avvale della consulenza di Igor Bandovic, già ricercatore dell’americana Gallup e capo del “Belgrade Centre for Security Policy”, dell’avvocatessa Katarina Golubovic del “Comitato dei Giuristi per i diritti umani” e di Jovana Spremo, già consulente dell’OSCE.
    Queste sono le truppe legali schierate da Belgrado a Bruxelles per supportare la sua richiesta di integrazione formale in Europa, ma nel frattempo la Serbia non trascura le sue alleanze “orientali”.
    All’inizio di questo mese, il capo dell’SVR, il Servizio segreto russo di intelligence estera, Sergey Naryshkin, ha compiuto una visita ufficiale a Belgrado, poche settimane dopo la conclusione di un’esercitazione militare congiunta tra forze speciali russe (gli “Spetznaz”) e forze speciali serbe.

    Nella capitale serba Naryshkin non ha incontrato soltanto il suo omologo serbo Bratislav Gasic, capo della “Bezbednosno Informativna Agencija” il piccolo ma potente Servizio segreto serbo, ma è stato anche ricevuto dal presidente della Repubblica Alexander Vucic allo scopo di rendere pubblica la vicinanza tra Serbia e Russia.
    I tempi della visita coincidono con la ripresa dei colloqui a Bruxelles sull’adesione della Serbia all’Unione e possono essere chiaramente considerati come strumentali all’esercizio di una sottile pressione diplomatica tendente a convincere l’Unione dell’eventualità che, in caso di rifiuto, Belgrado decida di voltare definitivamente le spalle all’Occidente, per allearsi con un oriente evidentemente più disponibile a trattare i serbi con quella dignità e attenzione che un popolo orgoglioso e tenace ritene di meritare.
    Una notizia che conferma che la Serbia è pronta a voltare le spalle all’Ovest, qualora l’Europa continui a procrastinare la decisione sul suo ingresso nell’Unione: La Cina ha firmato nei giorni scorsi un accordo di Partnership con Belgrado nel campo della ricerca farmaceutica, un accordo che fa della Serbia uno dei maggiori, attuali, partner commerciali di Pechino sul Continente europeo.

    Giancarlo Elia Valori

  • Economia, l’Asia continua a tirare ma c’è una novità: adesso si può creare più valore in Giappone che in Cina

    La crescita dell’economia cinese dopo la crisi pandemica, assomigliava allo sprint di un ciclista che decide di andare in fuga. Il Paese del Dragone infatti è stato il primo a ripartire dopo il brusco impatto della crisi, e correndo ha staccato tutti.
    Per mesi si è parlato della crescita cinese come un ideale a cui tendere, almeno a livello di dati macro. Consumi, produzione e lavoro hanno marciato fortissimi.

    La corsa folle dell’economia cinese

    economia asiaQuesto trend spiega perché i capitali si sono mossi in maniera globalmente diffusa verso Oriente, alimentando la corsa del mercato azionario cinese. Per questo motivo il paese del Dragone ha fatto registrare una delle migliori performance del mercato azionario nel 2020.

    La capacità di Pechino di riprendere a correre lasciandosi alle spalle la pandemia, si è subito riflessa negli indici azionari del Paese. Che nel 2020 sono saliti su livelli mai toccati prima, superando abbondantemente la loro media mobile di convergenza.
    La maggior parte delle case d’investimento, trascinate in questo vortice di entusiasmo, ritenevano che il 2021 avrebbe confermato questo trend.

    L’avanzata del Giappone

    Tuttavia, anche se continuano a prevalere molti fattori positivi a sostegno dell’investimento in Asia, la situazione è un po’ cambiata: infatti il Giappone sta guadagnando appeal presso i mercati internazionali.
    Gli investitori infatti hanno cominciato a maturare la convinzione che la corsa della Cina forse è stata prezzata in modo eccessivo, visto che il momentum creditizio è in calo e il peso dello Stato non è del tutto prevedibile.

    Bisogna evidenziare che l’economia del Giappone per diverso tempo ha avuto grosse difficoltà di ripresa – a differenza dei cugini cinesi – a causa dell’alto numero di contagi. Questo ha creato un clima di grande incertezza, che sui mercati azionari è stata acuita pure dai tanti dubbi sui Giochi Olimpici estivi.
    Adesso però la situazione è in netto miglioramento e per questo motivo il mercato giapponese è un buon proxy di valore. Per questo molti broker stp suggeriscono ai clienti di diversificare puntando sul mercato nipponico.

  • L’eredità del 2020, ed il 2021 nelle prospettive di Stati Uniti e Cina. Di Giancarlo Elia Valori.

    Il 2020 è stato un anno cruciale a causa del Covid-19 che ha sconvolto l’evoluzione dell’ordine mondiale nella direzione di differenziazione e trasformazione. Questa è la crisi più grave che il mondo umano abbia dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale.

    Al 10 maggio 2021, secondo il Global New Crown Epidemic Statistics Report della Hopkins University, ci sono stati 158.993.826 casi confermati in tutto il mondo e 3.305.018 decessi.
    La pandemia è come un esiziale esperimento sociale globale. Sulla base di un ordine mondiale che è già entrato in crisi, essa non solo ha causato una pausa e quindi la decelerazione dello sviluppo economico, ma ha anche premuto l’accelerazione della divisione sociale e del trasferimento di potere dal politico al tecnico.

    Al momento, sebbene gli analisti più esperti e le principali istituzioni di ricerca abbiano pubblicato vari rapporti di ricerca, nessuno di loro può prevedere con precisione e in dettaglio l’enorme impatto della pandemia sulla storia del XXI secolo. Tuttavia la pandemia apporterà grandi cambiamenti in quattro aree.
    In primo luogo, essa accelererà il trend generale di recessione e differenziazione economica globale. Ciò è dovuto alle politiche di sovremissione di valuta adottate da vari Paesi e all’intensificata polarizzazione sociale interna. La crisi economica e finanziaria mondiale dal 2008 non ancora è stata risolta. Al contrario, la crisi è stata nascosta solo dalla risposta a breve termine della politica monetaria.

    In secondo luogo, la pandemia velocizzerò i cambiamenti interni e la riorganizzazione dell’ordine politico ed economico internazionale dovuti appunto dalla differenziazione sociale interna. A causa dell’influenza turbolenta della politica interna e internazionale, i rischi politici ed economici nelle fragili regioni del il mondo si intensificheranno o avranno effetti a catena.
    In terzo luogo, la pandemia promuoverà il rafforzamento della società digitale e la concorrenza tra i Paesi nella costruzione di nuove tecnologie diventerà più intensa. L’impatto più significativo della società digitale è l’arrivo silenzioso di una società trasparente che esiste ma non ha contatti umani.
    In quarto luogo, la pandemia favorisce l’ascesa del nazionalismo dei vaccini e accelera la rinascita del valore della comunità dei Paesi dell’Asia orientale, il che ha un significato epocale dal punto di vista della storia della civiltà mondiale.

    Per ciò che riguarda lo scorso anno l’evento politico ed economico più influente nel 2020 sono state le elezioni statunitensi e il relativo cambio di amministrazione. Le elezioni statunitensi hanno rappresentato il cambio più netto ma anche il più frustrante nella storia degli Usa. Sebbene Trump abbia perso le elezioni, 74.216.154 cittadini hanno votato per il presidente uscente.
    Per gli Usa, il mutamento di direzione non può essere considerato l’avvento di una politica determinata in una direzione, in quanto la realtà di base della società americana altamente divisa non è stata cambiata, ma è stata rafforzata a causa delle elezioni generali. L’enorme impatto ha promosso la diffusione della violenza politica e delle manifestazioni di protesta negli Usa.
    Prima di tutto, Trump ha perso, ma lo spettro del trumpismo è rimasto negli Usa e persino nel continente europeo, il che generalmente non favorisce il progresso della strategia di sviluppo delle relazioni con la Cina.

    In secondo luogo, l’“antagonismo” della strategia statunitense nei confronti della Cina non è cambiato radicalmente. Trump ha aperto un contenzioso politico- economico con Pechino. È particolarmente degno di nota il fatto che la generazione più giovane della leadership repubblicana stia gradualmente diventando ostile e negativa nei confronti della Cina, ed eserciti grande influenza nel Congresso, e ciò non favorisce la pace nel mondo.

    Terzo, se tale atteggiamento non viene contenuto, porterà a impatti negativi a lungo termine: fra disaccoppiamento high-tech e concorrenza ideologica. Infine, la politica della Cina nei confronti degli Usa è stata perfezionata: sebbene il governo stia ancora aspettando e osservando, la voce della ricerca della cooperazione e dell’essere razionali e pragmatici è ancora la corrente principale a Pechino.

    Oltre alla questione che la Cina ridurrà la sua dipendenza dal mondo e aumenterà la dipendenza di esso dalla Cina medesima; l contempo la Cina ridurrà la sua dipendenza dai modelli di crescita tradizionali e aumenterà la cura per il sociale, il verde e la sostenibilità ambientale.

    Il 2021 sta dimostrando che il fulcro dell’analisi delle tendenze politiche ed economiche globali sarà ancora la concorrenza tra Cina e Stati Uniti. L’amministrazione Biden considera ancora la Cina come il suo principale concorrente strategico, ma i metodi per affrontare il tema sono abbastanza diversi da quelli dell’amministrazione Trump. La differenza principale sta nel fatto che Biden si concentra sulla risoluzione dei problemi interni e non esclude le questioni più importanti con la Cina.

    L’amministrazione Biden ha adeguato la sua strategia per la Cina in quanto l’influenza di importanti gruppi di interesse come la finanza e l’industria militare statunitensi sulla politica è costante rispetto alla precedente amministrazione, ma il fattore cinese nella catena di interessi globali mantiene livelli più alti.
    Infatti sono in aumento anche le voci dei due partiti al Congresso degli Usa che chiedono il contenimento dell’ascesa della Cina.
    In breve, in termini di orientamento della politica cinese, si prevede che l’amministrazione Biden si opporrà a una guerra commerciale perché danneggia gli interessi fondamentali della comunità imprenditoriale americana. Tuttavia, è probabile che ci saranno problemi per Taiwan, Xianggang (Hong Kong), Xinjiang Weiwu’er (Uyghur), Mar Cinese Meridionale, Xizang (Tibet) e altre questioni.

    Si prevede che la possibilità di rinnovati negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti aumenterà notevolmente in futuro e verrà riformata la strategia degli Stati Uniti di concorrenza costruttiva.
    Indipendentemente dai cambiamenti nelle relazioni sino-statunitensi, la Cina promuoverà sicuramente una maggiore cooperazione bilaterale e multilaterale sugli investimenti, cercando nuovo sviluppo e dando forma a nuovi modelli di cooperazione.
    Le aree chiave che sono attualmente le più importanti e degne di attenzione sono, in primo luogo, l’adesione della Cina al Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e cerca di entrare nel Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), il che dimostra che l’alta dirigenza cinese ha deciso di continuare la strategia di riforma della promozione interna e promozione esterna.

    Il RCEP è un accordo di libero scambio nella regione dell’Asia del Pacifica tra i dieci Stati dell’Association of South-East Asian Nations (Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam) e cinque dei loro partner di libero scambio: Australia, Cina, Rep. di Corea (sud), Giappone e Nuova Zelanda. I predetti Paesi membri rappresentano circa il 30% della popolazione mondiale e del PIL, rendendolo il più grande blocco commerciale.

    Il CPTPP, invece, è un progetto di trattato di regolamentazione e di investimenti regionali alle cui negoziazioni, fino al 2014, hanno preso parte dodici Paesi dell’area pacifica e asiatica: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Usa e Vietnam.

    Tra RCEP e CPTPP, in realtà non ci sono solo l’interconnessione della catena industriale e la comunanza – nonché più motivi d’unità che differenze – ma predura anche l’influenza dei fattori strategici delle grandi potenze.
    La principale differenza tra i due è che il CPTPP ha requisiti più elevati di qualità economica, mentre il RECP è più inclusivo. In secondo luogo, è probabile che venga firmato l’accordo commerciale e di investimento Cina-UE, che ha evidenti interessi a breve termine per l’Europa e interessi strategici a lungo termine per la Cina. Tuttavia, la Cina deve ancora assumere un atteggiamento cauto nei confronti della politica europea e dei suoi sistemi legali a due pesi e due misure. In terzo luogo, Cina e Russia al contempo rafforzano una cooperazione strategica globale e ci saranno nuove opportunità per la loro cooperazione nei settori energetico e militare

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    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

    International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

     

     

  • La tradizionale indipendenza ed equilibrio della Repubblica Popolare Democratica della Corea del Nord. Di Giancarlo Elia Valori.

    La tradizionale indipendenza ed equilibrio della RPD della Corea del Nord Anni fa, parlando con Kim Il-Sung, mentre stavamo affrontando le questioni del Mediterraneo, mi raccontò un episodio che riguardava un Paese nostro vicino, ma molto vicino geograficamente: l’Albania.

    Nel corso del XXII Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (17-31 ottobre 1961) – che segnò la spaccatura fra Mosca e Tirana – la rappresentanza, capeggiata dal mio amico in persona, non accolse affatto l’invito di Mosca a stigmatizzare i comunisti albanesi, e non una parola di condanna fu indirizzata nei confronti di Tirana.

    Anzi, cinque anni dopo, una delegazione del Partito del Lavoro della Corea presenziò – con tutti gli onori – ai lavori del V Congresso del Partito del Lavoro d’Albania (terza nell’ordine: dopo il Partito Comunista Cinese ed il Partito dei Lavoratori del Vietnam).

    I residui Paesi socialisti sopravvissuti (e non) al triennio 1989-1991 risentirono di grandi crisi politiche (Madagascar); dissenso e depressione economica (Cuba, ex URSS); nazionalismi ed irredentismi (Paesi dell’ex Jugoslavia, nazionalità ex sovietiche, ecc); compromessi con l’opposizione armata (Angola, Mozambico); riforme radicali (ex URSS, Mongolia) o strutturali (Vietnam, Laos), non dimenticando la guerra civile cambogiana (1975-79); e le guerre fra Paesi socialisti (Etiopia e Somalia nel 1977; Vietnam e Cina nel 1979).

    L’unico regime che ha superato indenne gli esiziali momenti di transizione del comunismo internazionale è stata la Repubblica Democratica Popolare della Corea (nord), al di là di quegli Stati – RP della Cina, Cuba, Laos, Vietnam, ecc. – che hanno sistemato, chi più chi meno, la propria struttura economica.

    Uno dei due motivi basilari di resistenza nord-coreana è l’ideologia Juche, illustrata con lucida analisi da Antonio Rossiello, nel 2009 su un quotidiano italiano.
    La vulgata del perfetto marxismo-leninismo in ambiente asiatico non ha mai convinto. Solo nei pochi studi seri che sino ad ora sono stati condotti nel nostro Paese sulle democrazie popolari estremorientali, Rossiello compreso, si può capire a fondo come le tradizioni di quel Continente, lascino spazio solo formale ai fomiti della Rivoluzione Francese.

    Mentre il maoismo in qualche modo s’è differenziato in Occidente dal mito palingenetico del marxismo-leninismo d’impronta staliniana, il pensiero di Kim Il- Sung, non è mai stato approfondito in pieno, a causa dell’ostracismo del comunismo all’amatriciana italiota e dei suoi chierichetti, pretini, cicisbei e intellettuali da bar. Senza dubbio, la posizione internazionale assunta dalla RDPC nei recenti settant’anni è l’ulteriore causa alla base della stabilità di P’yŏngyang interna ed esterna.

    Il secondo conflitto mondiale, per buona parte dei Popoli asiatici, fu, in pratica, una guerra di liberazione. Il messaggio nipponico «l’Asia agli Asiatici» – teso a sviluppare il disegno imperiale di cacciata dell’Europa dal Continente, produsse nel breve e nel lungo periodo un indebolimento delle vecchie e nuove strutture colonialistiche: emblematici, in quest’ottica, la rivincita cinese (1934-1949), ed il riscatto vietnamita (1945-1975).

    Nel senso dell’ideologia Juche, la parola libertà non ha affatto contenuti di stampo liberal-borghese, e capitalista da mercato libero, ma vuol dire unicamente: «Patria senza presenza straniera sul suolo nazionale».
    La RDPC (proclamata l’8 settembre 1948, mentre il 25 aprile è la Giornata dell’Esercito) precorse i tempi, anticipando in maniera definitiva i capisaldi della propria politica di equilibrio, suggerita dalla contiguità con le due massime potenze comuniste.

    Il 25 dicembre 1948 l’Armata Rossa di Stalin e l’apparato amministrativo sovietico si ritirarono dalla RPDC dietro richiesta di Kim Il-Sung.

    Nel corso della guerra civile (1950-1953) la RPDC godé dell’aiuto decisivo cinese, non legandosi in seguito con Pechino. Ma questo non significò un’entrata nell’orbita sovietica oppure cinese: all’indomani delle devastazioni belliche P’yŏngyang rifiutò di aderire al Comecon (nonostante notevoli pressioni), rendendo pubblica la propria posizione, difendendola in termini chiari e di principio contro qualsiasi forma di divisione internazionale socialista del lavoro.

    E su queste prospettive prendeva corpo l’idea Juche o dell’autosufficienza: «l’indipendenza economica è anche una garanzia per eliminare gioghi di ogni tipo», onde evitare al Paese il destino di provincia economica, e perciò politica, dell’uno o dell’altro grande Vicino.

    Quando nuovi Stati ottennero l’indipendenza negli anni Cinquanta-Sessanta, e diverse realtà africane, asiatiche, caribiche e latino-americane si affacciavano nel panorama mondiale, la RPDC cercò di smuovere la propria vita di relazione, ristretta ai soli Paesi socialisti (ma non con la Jugoslavia di Tito filo-Usa).
    Da qui, la politica nordcoreana nei confronti del Terzo Mondo si indirizzò verso obiettivi diplomatici, economici e ideologici, innanzitutto per raccogliere consensi e, in seconda fase, per migliorare la propria considerazione all’Onu (di cui non era ancora membro).

    Secondo Kim Il-Sung il Terzo Mondo poteva tutelare gl’interessi di P’yŏngyang, sforzandosi di guadagnare dichiarazioni favorevoli e voti indispensabili su problemi riguardanti l’unificazione pacifica della Patria, e facilitare il tentativo d’ingresso nel blocco non-allineato.
    Oltre a ciò il sostegno ai movimenti di liberazione e ad alcuni gruppi insurrezionali era visto come mezzo per la creazione di nuove entità statali che erodessero la potenza statunitense, ovvero si ponessero militarmente in opposizione alla Casa Bianca in vista del suo definitivo ritiro dalle zone d’influenza.

    Nel 1957 la RPDC varò i primi accordi commerciali con Egitto, Birmania, India e Indonesia; l’anno successivo riconobbe il governo provvisorio algerino, seguirono accordi culturali con Stati afro-asiatici e Cuba.
    Aiuti generali allo sviluppo si diressero ai Paesi di nuova indipendenza, che li apprezzarono molto in quanto reputati non condizionanti; fondamentali le testimonianze di solidarietà nel caso di disastri naturali attraverso l’invio di danaro alle vittime: 1958, uragano a Ceylon (Sri Lanka); 1960, terremoto in Marocco; 1961,

    tifone in Indonesia e inondazione in Somalia.
    Negli anni Sessanta il prestigio internazionale della RPDC aumentò pure grazie al suo elevato livello di sviluppo ed autonomia, con un controllo delle risorse, della natura e delle ragioni del progresso in un Paese ex coloniale, con alle spalle pochi lustri d’indipendenza.

    I dubbi sulla politica sovietica nei confronti dei Paesi del suo versante in ogni tipo di confronto con Washington (vedi il ritiro dei missili sovietici da Cuba), e il contrasti fra la RP della Cina e l’Urss nel coordinare gli aiuti alla RD del Vietnam (nord) convinsero maggiormente Kim Il-sung ad intraprendere vie distinte.
    A questo proposito essa fu uno dei Paesi che diede un grande contributo, non solo verbale, al Vietnam del nord ed al FNL Viet Cong. Però la sua offerta di inviare volontari non fu accettata dai vietnamiti, nonostante la presenza di sudcoreani nel Vietnam meridionale: e con questo i vietnamiti confermarono il predetto senso asiatico di libertà: assenza di stranieri.

    Infine le preoccupazioni di Mosca e Pechino alla cattura della nave statunitense Pueblo da parte delle forze nordcoreane (1969) dimostrarono a Kim Il-sung che sovietici e cinesi erano di gran lunga più attenti a tutelare i loro interessi rispetto quelli dei piccoli Paesi “fratelli”.

    Negli anni Settanta, con la crescente moderazione nella politica estera – onde rassicurare l’opinione pubblica mondiale della propria volontà di unificazione pacifica – Kim Il-Sung accentuò nella alleanza con il Terzo Mondo anche la realizzazione della causa della democrazia fra Stati, l’indipendenza nazionale e il progresso sociale. Ma un passato comune di umiliazioni e offese, e di lotte contro il colonialismo e l’imperialismo, era pur sempre vivo nelle attività internazionali di P’yŏngyang.
    La RPDC fu il primo Paese a offrire volontari per la Cambogia dopo il rovesciamento del principe Sihanouk (1970), inoltre aiutò e finanziò numerosi movimenti di liberazione afro-asiatici e latino americani.

    Però nel 1972 il governo nordcoreano – salvo assistenza militare allo Zimbabwe African National Union-Patriotic Front – abbandonò l’appoggio fattivo ai movimenti (mantenendo con loro solidarietà politica), in favore di una campagna sistematica per ottenere un vasto riconoscimento diplomatico. Infatti preferì assistere realtà già consolidate: Egitto, Malta, Mozambico, Seicelle, Uganda, Lesotho, ecc.
    I risultati non si fecero attendere: nel 1973 le fu garantito lo status di osservatore presso le Nazioni Unite, per essere già membro della World Health Organization. Nell’agosto del 1975 la Conferenza di Lima dei ministri degli esteri dei Paesi-non- allineati accettò la candidatura della RPDC (mentre la Corea del sud veniva respinta).

    Gi sforzi effettuati direttamente all’Onu realizzarono in un grande successo simbolico, poiché per la prima volta conquistava la maggioranza un documento consacrante la posizione di P’yŏngyang. In quell’anno l’Assemblea Generale passò con 54 voti favorevoli, 43 contrari, 42 astensioni e 4 assenti, la risoluzione 3390 B (XXX) del 18 novembre, che chiedeva il ritiro delle truppe straniere presenti nella Corea del sud sotto la bandiera Onu e l’apertura di negoziati tra gli Usa e la RPDC (il governo di Seul era ignorato).

    Tra il 1975 ed il 1979 la RPDC continuò a stipulare nuovi accordi economici, scientifici, di trasporto e culturali con i Paesi Emergenti, fino a giungere al VI Congresso del Partito del Lavoro – apertosi il 10 ottobre 1980 – il quale, di fronte a nuove problematiche internazionali, puntualizzò senza equivoci o formule di compromesso la linea tradizionale.
    P’yŏngyang denunciò l’intervento vietnamita in Cambogia (1978) ma prendendo le distanze dai Khmer Rouges, e non invitando delegazioni cambogiane al congresso; fu accettato solo un messaggio di Sihanouk residente nella capitale.

    Interpellati, alcuni dirigenti palesarono di non aver mai approvato la presenza sovietica in Afghanistan, ma di non voler prendere posizioni ufficiali in quanto «non serve a nulla»; essi, nel corso dei lavori congressuali, si limitarono a denunciare le tendenze «dominazionistiche» (si evitò il vocabolo «egemonistiche» per il fatto ch’era usato dai Cinesi nei confronti dei Sovietici).
    Grande fu lo spazio dato da Kim Il-Sung, nel suo rapporto, al Movimento dei Paesi- non-Allineati. Il presidente respinse la tesi cubana, secondo cui il Movimento sarebbe stato l’alleato naturale del campo socialista, dichiarando che «i Paesi allineati non devono assolutamente seguire l’uno o l’altro blocco, né lasciarsi condizionare, o permettere divisioni in seno».

    Queste affermazioni si accompagnarono ad un atteggiamento di apertura verso i partiti dell’Internazionale socialista. Dalle molte e numerose delegazioni socialiste europee invitate, apparve chiaro che la RPDC desiderava partecipare alle riunioni dell’IS in veste di osservatore.

    Sebbene alcuni partiti socialisti (la tedesca SPD) fossero più ostili di altri alla natura del regime, tuttavia rimasero sensibili alla volontà sempre manifestata in quegli anni e realizzatasi anche nella posizione assunta durante la prima guerra del Golfo (1980-1988). P’yŏngyang sostenne l’Iran, vittima della tentata invasione irachena, mettendo a disposizione del Paese aggredito armi e tecnologia avanzata in un momento in cui a Saddam Hussein at-Tikriti aveva dalla sua Washington, Mosca e Pechino. Furono RPDC, Siria, Libia ed Albania i soli a sostenere l’Iran che aveva contro il mondo.

    Nel 1991 le due Coree sono state ammesse separatamente all’ONU: il consenso è stato espresso nella seduta inaugurale della XLVI Sessione ordinaria dell’Assemblea Generale (17 settembre). Ciò è potuto accedere perché il 28 maggio la RPDC aveva deciso di soprassedere in maniera definitiva al principio della rappresentanza unica confederale, in seguito ai successi di Seul nell’ottenere assicurazioni da Cina ed Unione Sovietica sul ritiro del veto alla propria candidatura. Un evento di portata storica si è registrato a fine 1991. I due primi ministri coreani, Yon Hyong Muk (nord) e Chung Won Shik (sud), il 13 dicembre siglarono a Seul un trattato di conciliazione e non-aggressione, che formalmente pone fine allo stato di guerra, perpetuatosi sin dall’Armistizio (27 luglio 1953).

    L’accordo ripristinò le comunicazioni, gli scambi di natura economica, e consentì la riunione delle famiglie separate all’indomani del conflitto (25 giugno 1950); inoltre stabilì la presenza di una guarnigione mista a Panmunjon, lungo la fascia demilitarizzata. Primo passo verso l’unificazione della Penisola, auspicata – sia pure in termini diversi – da entrambi i governi.

    Il buon esito si ebbe primamente per la rinuncia di P’yŏngyang (dichiarata appena ventiquattr’ore prima della firma) di voler trattare solamente con la Casa Bianca, in qualità di controparte dell’Armistizio; si evinceva la volontà statunitense di non cedere ai tentativi diplomatici nordcoreani miranti a considerare la Repubblica della Corea come una sua dépendance.

    Al di là di facili entusiasmi, restaroni diffidenze e reciproci sospetti. La stessa permanenza delle forze statunitensi (sotto bandiera Onu) – temuta dai nordcoreani – fu riconfermata dall’allora segretario alla Difesa, Dick Chaney, nel novembre 1991. Attualmente i militari statunitensi in Corea del Sud sono ben 28.500. È il terzo contingente di soldati Usa all’estero; un dato che non coincide col senso di libertà, prettamente asiatico: Giappone: 53.732, Germania: 33.959, Corea del Sud: 28.500, Italia: 12.249, Regno Unito: 9.287, Bahrein: 4.004, Spagna: 3.169, Kuwait: 2.169, Turchia: 1.685, Belgio: 1.147, Australia: 1.085, Norvegia: 733, ecc.
    Italia e RPDC strinsero relazioni diplomatiche nel gennaio 2000.

    Giancarlo Elia Valori, Manager, economista e professore straordinario presso la Peking University

    Giancarlo Elia Valori con Kim Il Sung padre della Corea del Nord

    Fonte dell’articolo: https://www.ildenaro.it/la-tradizionale-indipendenza-ed-equilibrio-della-rpd-della-corea-del-nord/

    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

    https://www.internationalworldgroup.it

     

  • La questione dello Xinjiang-Uygur, online l’ultimo articolo di Giancarlo Elia Valori

    Gli Usa, il Canada, il Regno Unito e l’Unione europea hanno intrapreso a fine marzo scorso un’azione concertata per annunciare sanzioni contro le violazioni dei diritti umani degli uiguri e di altre minoranze etniche nello Xinjiang-Uygur da parte del governo cinese. La situazione viene analizzata da Giancarlo Elia Valori nel suo ultimo articolo fruibile online su IlDenaro.it

    https://www.ildenaro.it/la-questione-dello-xinjiang-uygur/

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    Giancarlo Elia Valori (Meolo, 27 gennaio 1940) è attualmente alla guida delle società International World Group (https://www.internationalworldgroup.it) e Global Strategic Business, della Delegazione italiana della Fondazione Abertis e di Huawei Technologies Italia. Inoltre riveste la carica di vicepresidente del prestigioso Isituto Weizmann di Parigi, ed è membro di Ayan-Holding, dell’Advisory Board School of Business Administration College of Management di Israele e dell’ Advisory Committee dell’historical-technical Journal “Conservation Science in Cultural Heritage”. Tra gli innumerevoli incarichi ricoperti, merita particolare attenzione perché non di dominio pubblico anche il diniego che il professor Giancarlo Elia Valori ha espresso alla proposta alla guida del Dicastero dell’Agricoltura offertagli dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi e del Dicastero dei Lavori Pubblici dall’onorevole Massimo d’Alema. Valori è nominato dal Presidente Francesco Cossiga consigliere al Palazzo del Quirinale e negli anni 1986 – 2001 è alla guida di innumerevoli missioni di rilievo internazionale portando a conclusione questioni delicate e sino ad allora irrisolte.

    Elenchiamo esemplificando gli istituti universitari in cui ha docenza il Professor Giancarlo Elia Valori. Già docente in “Scienze della comunicazione nelle relazioni internazionali” presso la Facoltà di lettere e filosofia della Libera Università Maria SS. Assunta di Roma, attualmente esercita l’attività di “professore straordinario” di Economia e politica internazionale presso la Peking University, uno dei più antichi e prestigiosi atenei della Cina, dove vengono formati i futuri dirigenti. Presiede Cattedre in prestigiosi Atenei: la Yeshiva University di New York (Presidente della Cattedra della pace nel pensiero politico ebraico italiano presso la Facoltà di scienze politiche), Hebrew University di Gerusalemme (Presidente della Cattedra per gli studi sulla pace e la cooperazione internazionale), Peking University (Presidente della Cattedra della pace, della sicurezza e dello sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali), nonché di Direttore del Comitato consultivo dell’Istituto per gli Studi Internazionali. Negli stessi atenei di Pechino e Gerusalemme, presiede inoltre, rispettivamente, il “Centro Euro-Cina”, un apprezzato organismo che contribuisce a sviluppare e rendere più fecondi gli interscambi fra paesi di culture diverse, mentre a Gerusalemme riveste la carica di Direttore di uno specifico corso di laurea, nella facoltà di Giurisprudenza, aperto sia a studenti ebrei che arabi. Tra i tantissimi riconoscimenti merita una menzione particolare il titolo di Honorable, conferitogli il 18 febbraio 2002 “per il suo impegno unico e preziosissimo e per le azioni intraprese in favore dell’Académie des Sciences dell’Institut de France”. A cui si aggiunse, successivamente, la nomina a “Presidente d’onore” della stessa Fondazione Internazionale.

    Il Professor Giancarlo Elia Valori “Honorable” è il primo e unico italiano a fregiarsi di un titolo che fu, più di tre secoli fa, del cardinale Giulio Mazzarino. Menzione a parte è riservato al titolo “Legion d’Onore” che l’allora presidente francese Francois Mitterand consegnò a Valori è un riconoscimento “guadagnato sul campo”: quando, nel 1988, riuscì a ottenere la liberazione di tre ebrei, sequestrati in Libano, tre anni prima, dal gruppo islamico battezzato “Organisation de la justice revolutionnaire”. Al Professor Valori venne chiesto da alcuni autorevoli amici, “per così dire internazionali”, di intercedere presso l’allora presidente nordcoreano – Kim Il Sung, conosciuto nel 1975 in Cina durante l’apertura dell’ufficio di corrispondenza Rai – allo scopo di ottenere la liberazione degli ostaggi. Il leader nordcoreano, a seguito dalla richiesta dell’amico Valori, chiese al governo iraniano di esercitare la propria influenza sui sequestratori e, il 5 maggio 1988, Jean Paul Kauffmann, giornalista della televisione francese, Marcel Fontane e Marcel Carton, operatori della stessa emittente, vennero finalmente rimessi in libertà. E solo dieci anni dopo, dallo scioglimento del segreto di stato, si venne a sapere che questo fu possibile grazie all’intervento di un autorevole cittadino italiano. E’ molto significativo ricordare un passo dell’intervento dell’allora ambasciatore di Francia a Roma che, nel consegnare a Valori le insegne di “Cavaliere della Legion d’Onore” per meriti speciali da parte del presidente Mitterand, così si espresse: “il professor Valori è un uomo che sa guardare al di là delle proprie frontiere per comprendere il mondo. Ma è anche un vero europeo che non dimentica quanto l’Europa sia il suo stesso Paese e come attraverso lo sviluppo di ciascuno possa essere costruito e fondarsi l’avvenire di tutti…” Molto stimato in Francia, a seguito del conferimento all’ambita decorazione di “Officier della Legion d’Onore”, Giancarlo Elia Valori è entrato a far parte di una elite ristrettissima di personalità particolarmente autorevoli oltralpe. Ma tanti altri sono i Paesi che hanno voluto annoverarlo fra i personaggi più stimati e ammirati, attribuendogli alti e significativi riconoscimenti. Tra cui il suo amatissimo Paese, dove ha ricevuto le massime onorificenze di Cavaliere di Gran Croce e di Cavaliere del Lavoro al Merito della Repubblica Italiana.

     

  • Intervista all’artista Anna Actis Caporale di Spoleto Arte

    Più che di un diario di viaggio, si tratta di un diario dei ricordi. Anna Actis Caporale è un’artista che racconta il mondo vedendolo con gli occhi di chi ne conosce l’incanto. Tra i suoi dipinti spiccano i gialli e gli azzurri del paesaggio orientale e, con il recente servizio di Tgcom24, inserito sulla piattaforma Mediaset Play sabato scorso, possiamo finalmente ricominciare a viaggiare anche noi. E chi meglio di Anna Actis Caporale, artista di Spoleto Arte, può farci da guida?

    D: Sabato 28 marzo al Tgcom24 il servizio sul suo percorso artistico: cosa pensa di quest’iniziativa che porta l’arte nelle case degli italiani durante la quarantena?

    R: È un’ottima iniziativa. C’è bisogno di arte, di bellezza e di luce in questo periodo cupo che ci vede confinati nelle nostre abitazioni. Spero che in questo modo si possa portare un momento di serenità nelle nostre vite.

    D: Oltre a essere pittrice, è anche fotografa. I suoi scatti raccolgono quanto ha esperito nei suoi viaggi. Cosa l’ha spinta nelle regioni della Cina e del Marocco?

    R: La curiosità innanzitutto. La voglia di conoscere culture diverse.

    Ho visitato molti paesi e, per quanto riguarda la Cina, fin da piccola ero affascinata da questa cultura millenaria e misteriosa, per noi. Ascoltavo rapita i racconti di un prozio, vissuto in Cina e a Taiwan per quasi cinquant’anni e, appena ho potuto, ci sono andata. Era una Cina che si apriva solo allora al turismo e per questo era ancora più interessante.

    Anna Actis Caporale

    Il Marocco mi affascina per la diversità del paesaggio. Dalle città imperiali brulicanti di vita, in cui la cultura araba si mischia alla berbera, ai monti dell’Atlante dove i berberi si erano rifugiati per sfuggire agli invasori arabi, dove le stratificazioni delle rocce, messe a nudo, parlano delle ere geologiche che si sono susseguite fin da quando il luogo era un fondale marino… e infine il deserto, il regno dei nomadi.

    D: Cosa la lega a queste culture?

    R: Sono sempre stata attratta dalla cultura orientale. Mi sono formata in un periodo in cui il richiamo delle filosofie orientali era molto sentito. Il “viaggio in India” era un mito per molti miei coetanei. Io ho preferito interessarmi di filosofie-religioni quali il Confucianesimo, il Taoismo e lo Zen giapponese, perché ho sempre creduto che questo sia il modo migliore per capire un popolo. Ma io sono e rimarrò sempre un’occidentale con un background diverso.

    Per quanto riguarda la cultura araba devo dire che mi sono avvicinata con il desiderio di conoscere e poi sono stata attratta dalla gente. I mercati ed i suk , brulicanti di gente, i suoni, i colori, l’odore delle spezie… Tutto ciò compare spesso nei miei quadri.

    D: Ecco, infatti nelle sue opere si ritrovano reminiscenze, emozioni di luoghi lontani. Qual è la scintilla all’origine dei suoi lavori?

    R: La voglia di approfondire e di trasmettere ciò che ho vissuto. Quando dipingo mi calo nella tela, come un attore nella sua parte, e non è tanto il semplice paesaggio quanto un insieme di percezioni, emozioni, sentimenti che voglio trasmettere.

    D: Viaggi e miraggi: ai tempi del Coronavirus l’unica soluzione possibile è viaggiare con la fantasia?

    R: Si, indubbiamente la fantasia ci può aiutare. Possiamo ricorrere alle arti visive, alla musica…

    D: L’arte in un suo miraggio: come la dipingerebbe?

    R: Da bambina sognavo di far volare gli aquiloni, di volare su di una mongolfiera… sogni mai realizzati. Ora, di tanto in tanto, li trasporto sulla tela ed è quanto di più vicino ad un miraggio io possa intendere.

    D: Come ha conosciuto Spoleto Arte?

    R: Rispondendo ad un vostro invito ad una mostra collettiva.

    D: Nelle sue opere spazio e tempo hanno un peso importante. Proiettandoci dunque nel futuro, ha in serbo qualche progetto ancora da realizzare?

    R: Ho ancora molte “storie” da raccontare… vedremo dove mi porteranno.

  • Spoleto Arte: tra viaggi e miraggi, i dipinti di Anna Actis Caporale sul Tgcom24

    Fotografa e pittrice, Anna Actis Caporale si trasforma in reporter di sogni ed emozioni. Le esperienze che hanno caratterizzato i suoi viaggi in Cina e in Marocco sono state raccolte negli omonimi volumi fotografici. Ma non basta. Le immagini di culture remote rimangono impresse nella sua memoria al punto che spetta alla pittura dare loro una nuova veste. A darcene una rapida e intensa visione sarà il prossimo appuntamento del format di Tgcom24, nato per contrastare l’impossibilità di recarsi fisicamente nelle mostre durante la quarantena.

    Anna Actis Caporale

    L’artista ‒ selezionata da Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte e manager di grandi nomi tra cui Margherita Hack, Francesco Alberoni e Vittorio Sgarbi ‒ nata a Mazzè (TO) nel ’51, unisce nelle sue opere la passione per l’arte e l’archeologia, una passione che l’ha spinta a intraprendere delle spedizioni in diverse parti del mondo. Un talento trasmessole dal padre Aldo, noto pittore del Canavese, e dal fratello Sergio, artista con uno stile innovativo, prematuramente scomparso. Anna raccoglie quest’eredità, la fa propria e con il pennello in mano dà colore alle visioni e alle impressioni che popolano la sua memoria. La fiaba, l’esotismo, l’ispirazione momentanea sono i tratti riconoscibili nei suoi lavori, tutti accomunati da un fil rouge di cui lasciamo la rivelazione alle parole della pittrice: «Viaggiare significa conoscenza e confronto con realtà diverse. Per me dipingere è un viaggio attraverso le idee, le impressioni, i colori, i sentimenti e le esperienze vissute e a volte anche i sogni… Ecco quindi i miei Viaggi e Miraggi».

    Anna Actis Caporale
    Anna Actis Caporale

    Il commento di Sgarbi

    E di questi Viaggi e Miraggi parla anche il prof. Vittorio Sgarbi, commentandone le opere: «È l’esotismo, inteso non come attrattiva per il pittoresco turistico, ma interesse motivato per il culturalmente diverso, l’elemento che più connota l’arte di Anna Actis Caporale, fotografa oltre che pittrice, che nell’espressione figurata condensa per simboli e impressioni ciò che l’esperienza esistenziale del viaggio le ha lasciato addosso. Il colore smaltato rinuncia al volume e alla profondità dello spazio per concentrarsi sulla densità tattile e sul contrasto dei timbri, quasi a voler recuperare l’aspetto sensoriale del ricordo, in termini che qualche volta sembrano esasperare analoghe propensioni di Aldo Mondino».

  • CARIOCA presenta al mercato cinese l’accordo con M&G al CIIE di Shangai

    Durante la seconda giornata di apertura della manifestazione Carioca S.p.a., la storica azienda di Settimo Torinese famosa in tutto il mondo per i suoi pennarelli colorati, ha presentato al mercato cinese l’accordo con il partner cinese M&G leader in Asia nel mondo della cancelleria con oltre 75.000 punti vendita.

    Grazie alla partnership con M&G abbiamo la possibilità di entrare nel mercato cinese e diventare un brand di riferimento anche nel far east. Per noi è entusiasmante avere al nostro fianco un partner di rilievo come M&G con il quale potenziare la nostra presenza internazionale presso mercati strategici come quello cinese. L’accordo con M&G è un altro traguardo nel percorso di rilancio di un marchio iconico che abbiamo intrapreso soli quattro anni fa con l’obiettivo di tornare ad essere uno dei player a livello internazionale dello stationery. Un percorso che oggi aggiunge un altro tassello nel portare CARIOCA® e il Made in Italy nel mondo”, afferma Enrico Toledo, Presidente e Amministratore Delegato di Carioca S.p.a. “Il mercato cinese rappresenta senza dubbio una vera e propria forza per l’economia mondiale e il China International Import Expo non ha fatto altro che incrementare la nostra fiducia in questo mercato”.

    L’accordo con M&G rientra nel percorso di crescita e di rilancio del brand CARIOCA® a livello globale, un percorso avviato quattro anni fa e frutto di significativi investimenti pensati ed attuati per riportare il brand sui mercati internazionali. In particolare, M&G, quotata alla borsa di Shanghai con una capitalizzazione di mercato di 3,7 miliardi di euro e un fatturato di 1 miliardo di euro, offre a CARIOCA® l’accesso alla rete dei suoi oltre 75.000 negozi tramite un accordo di distribuzione esclusiva e a lungo termine per il mercato cinese.

    Il Presidente di M&G Chen Huxiong ha aggiunto: “Stiamo facendo del nostro meglio per soddisfare le esigenze dei consumatori cinesi che sono alla ricerca di una migliore qualità di vita. Oltre a innovare i nostri prodotti, migliorare la loro qualità e aggiornare i nostri canali di vendita, in M&G intendiamo accelerare le acquisizioni e le operazioni di mercato internazionali al fine di espandere il nostro portfolio e garantire una maggiore scelta per i consumatori cinesi. Siamo entusiasti di annunciare la nostra collaborazione con Carioca al CIIE. È una tappa fondamentale che sottolinea la rapida crescita di M&G nell’arco dei prossimi cinque anni”.

    Il CIIE rappresenta per CARIOCA® anche un importante palcoscenico dove poter presentare la nuova linea di prodotti, tra cui i già famosi ed apprezzati Perfume pennarelli profumati, Stamperello pennarelli con il timbro, Fabric, studiati per i tessuti e per finire i nuovissimi colori per la pelle Mask Up. Tutti prodotti con inchiostri brillanti, superlavabili, dermatologicamente testati e gluten free. Creatività e divertimento per grandi e piccoli in massima sicurezza!

  • Spoleto Arte e il Premio internazionale Ambasciatore d’Arte raccolgono consensi all’estero

    Si è aperta lo scorso sabato 27 luglio la mostra Premio internazionale Ambasciatore d’Arte presso la conference room del Riva Hotel di Istanbul. Organizzata da Spoleto Arte a cura di Vittorio Sgarbi, l’esposizione itinerante, ideata e attuata dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, spiccherà presto il volo verso Shanghai, seconda tappa del tour che coinvolge quaranta artisti, portando alcuni dei loro lavori nelle più grandi città d’Oriente.

    Con il contributo dell’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì, della giornalista RAI Antonietta Di Vizia e del fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, il Premio internazionale Ambasciatore d’Arte atterrerà il primo agosto nella più grande città della Cina, portando le opere degli autori prima al Grand Central Hotel Shanghai e poi al Sunworld Dynasty Hotel di Pechino il 6 agosto. Il 12 sarà la volta di Tokyo, presso l’Hotel Listel Shinjuku, dove il Premio concluderà il suo viaggio volto all’apertura delle frontiere artistiche attraverso il talento di: Patrizia Almonti, Giuseppe Bertoletti, Piero Boni, Serafino Botticelli, Ronnie Brogi, Pietro Burzi, Letizia Caiazzo, Luca Cameli, Gian Luigi Castelli, Adriana Collovati, Domenica Cosoleto, Germano Costa, Paolo De Polo, Micaela D’Onofrio, Giuliana Maddalena Fusari, Roberto Giacco, Carlo Guidetti, Christian Arnulf Hecher, Pietro Lembo, Luigi Lucernini, Maria Donata Lupo, Michele Macchia, Silvana Mascioli, Elena Mastropaolo, Roberta Moresco, Alessandro Negrini, Maria Assunta Nunziata, Silvano Ottaviani, Graziella Paletta, Massimo Paracchini, Francesca Pezzola, Fabrizio Pinzi, Maria Stella Polce, Giulia Quaranta Provenzano, Guillermina Rivera, Rolando Rovati, Angelo Scuderi, Federico Tamburri, Enrico Tomassi e Paolo Uttieri.

    Turchia, Cina e Giappone accolgono dunque per poco più di due settimane una rassegna che si pone l’obiettivo di mostrare l’arte come linguaggio universale, di portarla in primo piano in metropoli dove le culture si confondono e danno vita a nuove realtà frementi di vita.
    Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere a [email protected] oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.

  • Spoleto Arte punta sull’Asia con il Premio Internazionale Ambasciatore d’Arte

    Istanbul, Shanghai, Pechino e Tokyo, queste le quattro città che Spoleto Arte toccherà prossimamente con il prestigioso Premio internazionale Ambasciatore d’Arte. Dal 27 luglio al 12 agosto gli artisti selezionati con questo prestigioso riconoscimento porteranno visibilità alle loro opere attraverso quattro tappe che ne presenteranno valore e talento al pubblico orientale. Il tour espositivo, ideato e organizzato dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, avrà il contributo dell’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì, della giornalista RAI Antonietta Di Vizia e del fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo.

    A partire dal 27 luglio dunque le opere giungeranno dapprima a Istanbul per spostarsi il primo agosto a Shanghai. Il 6 agosto sarà la volta di Pechino, il 12 dello stesso mese invece il giro si concluderà a Tokyo. Il viaggio alla volta della Turchia, della Cina e del Giappone sarà la pietra angolare per un progetto destinato a fissarsi nella storia di Spoleto Arte – non nuova a questo genere di esperienze – quale ulteriore apertura, una dimostrazione di come l’arte sia una lingua universale, un valore culturale imprescindibile, capace di unire e di creare ponti tra paesi sostanzialmente diversi.

    Passando per quattro centri nevralgici dell’Oriente, Spoleto Arte intende così omaggiare artisti affermati o emergenti conferendo loro il Premio Internazionale Ambasciatore d’Arte e, per tre di loro è previsto un’ulteriore compenso.

    Premi del valore di 5.000, 3.000 e 2.000 € andranno rispettivamente al primo, secondo e terzo classificato, i quali potranno usufruirne spendendoli in esposizioni presso la Milano Art Gallery o con Spoleto Arte.

    Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere a [email protected] oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.

  • Turismo in Cina in Crescita Grazie alla Facilità per Visto di Ingresso

    Da quando la Cina ha aperto la sua economia al mondo in pochi anni si è affermata come la maggiore economia mondiale dilagando in molti settori.
    Anche il settore del turismo in Cina ha fatto registrare un interesse ed una crescita costante che ha portato nel paese asiatico milioni di visitatori.
    Tutto questo è stato reso possibile da attrazioni turistiche uniche al mondo come La Grande Muraglia e il Palazzo dell’Imperatore nella Città Proibita.
    Dietro questo enorme sviluppo del turismo in Cina ci sono anche le scelte che le autorità hanno fatto per aprire il paese al mondo introducendo norme che hanno reso possibile ottenere i visti di ingresso in modo veloce e relativamente semplice allineandosi agli standard degli altri paesi.
    Per ottenere la necessaria documentazione per visitare la Cina è sufficiente, come per la maggioranza dei paesi, recarsi presso il consolato cinese più vicino e fare normale richiesta fornendo le informazioni dovute.
    Esiste anche la possibilità di delegare tale richiesta ad operatori come le agenzie visto Cina Firenze o della città più vicina per ottenere, solitamente in modo più veloce, tutta la documentazione che può essere consegnata anche a domicilio.
    A pesare sulla crescita del turismo in Cina ci sono anche la crescita costante delle rotte aeree che conducono i turisti nel paese asiatico da un numero crescente di aeroporti esteri.
    Le attrazioni turistiche in Cina non si limitano certo alla Grande Muraglia o al Palazzo dell’imperatore, l’enorme vastità del paese offre ai turisti una varietà infinita di luoghi naturali per ogni genere di gusto.
    La natura in Cina offre paesaggi immensi con colori e sfumature uniche che regalano ai visitatori sensazioni quasi irreali che sembrano appartenere ad un altro mondo.
    Anche per chi ama la modernità il pese asiatico offre città iper tecnologiche di dimensioni enormi che offrono infinite possibilità di servizi e shopping e allo stesso tempo danno livelli di sicurezza tali da non essere nemmeno paragonabili alle altre grandi metropoli mondiali.
    Con una tale offerta turistica non c’è da meravigliarsi che la Cina sia diventata una delle mete più richieste e che continuerà a crescere anche in prospettiva grazie alle enormi potenzialità e all’ottima organizzazione che i cinesi sanno mettere in campo quando si prefiggono degli obbiettivi.

  • Cina e India i Nuovi Mercati dell’Oro

    Il primato di produzione dell’oro è della Cina che ha superato il Sud Africa nella produzione aurifera, mentre il primato della domanda d’oro spetta all’India che supera con ampio margine i quantitativi consumati dagli altri paesi con oltre 963 tonnellate acquistate soltanto nel 2010, la maggioranza dell’oro viene utilizzato nel comparto della gioielleria. Sia la Cina che l’India sono paesi con economie emergenti che già ormai da diversi anni si stanno affermando come superpotenze economiche con ampi margini di crescita, un fatto che inevitabilmente ha inciso sui dati di consumo del prezioso metallo giallo. Per niente scoraggiati dal rialzo dei prezzi del prezioso oro gli indiani hanno acquistato grandi quantità di gioielli anche nell’anno record del prezzo dell’oro, questo costante trend compro oro in India è sostenuto anche da forti motivazioni religiose e sociali in quanto è tradizione propria in India di acquistare grandi quantità gioielli in oro per celebrare feste religiose e matrimoni con intenzione di dare buon auspicio di prosperità e ricchezza ai nuovi nuclei familiari e allo stesso tempo fornire le famiglie appena composte di beni materiali di grande valore che possano garantire anche un certo benessere materiale, anche per questo l’elevato costo dell’oro non ha fermato la domanda di gioielli anzi in qualche modo ha confermato la positività della loro usanza di affidare all’oro parte delle proprie risorse economiche. Nonostante il record di maggior consumatore d’oro sia strettamente nelle mani dell’India anche in Cina il miglioramento delle condizioni economiche generali ha portato ad un consumo d’oro crescente, nel 2010 si è registrato un aumento del 70% che ha portato la Cina ad essere uno dei più importanti consumatori di oro planetari dopo l’India. Ben presto potrebbe accadere che la domanda di oro in Cina superi anche la quantità richiesta dall ‘India. Il mercato cinese dell’oro che solo negli ultimi anni è diventato libero da vincoli delle autorità, potrebbe divenire il principale centro di scambio commerciale per l’oro per quanto riguarda i paesi asiatici.

  • RISONANZA CINESE AL VITTORIANO DI ROMA

    Roma, 10 luglio 2018 – Il Vittoriano torna a ospitare un evento che porta per la prima volta nella Capitale i più rappresentativi maestri cinesi del ‘900, sulla base del rapporto consolidato tra Arthemisia e l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dopo il grande successo ottenuto nel 2017 dalle rassegne dedicate all’arte contemporanea cinese come la collettiva “Arte e Pace. L’arte contemporanea cinese” e le monografiche “Epos. La lirica della luce” di Chao Ge, “The timeless dance. Beyond the mountains” di Mao Jianhua e “The eternal melody of chubby lady” di Xu Hong Fei.

    Dopo il grande successo di pubblico di Parigi al Palais Brongniart e in Cina presso il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Cina (Hangzhou), con oltre 150 opere e 62 diversi artisti, la mostra Risonanza cinese – curata dallo storico dell’arte e saggista Claudio Strinati, dal critico d’arte editore e direttore di Segni d’Arte Nicolina Bianchi e da Zhang Zuying, Direttore dell’Istituto di Pittura a olio dell’Accademia Nazionale cinese di Pittura – offre una panoramica completa sulla pittura a olio contemporanea cinese e sulla sua progressiva evoluzione, favorita anche grazie alla decisa azione riformatrice e strutturale che ha visto la Cina protagonista negli ultimi 30 anni.

    Il percorso espositivo, contraddistinto da una sequenza interrotta da capolavori assoluti, oltre che specchio di una civiltà in continuo fermento, simboleggia il tracciato vivido di profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato la storia di una Nazione.

    La mostra Risonanza Cinese con il consenso del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, è organizzata dall’Accademia Nazionale Cinese di Pittura e dalla Fondazione Letteraria ed Artistica Cinese, realizzata dall’Istituto di Pittura a Olio dell’Accademia Nazionale Cinese di Pittura. L’esposizione gode del supporto accademico dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, con la collaborazione della Casa Editrice Conoscenza Mondiale, della Galleria d’Arte Han Yuchen di Handan, di Comunicazione e Cultura Jiarun Srl di Weihai e di Comunicazione e Cultura Shihua Srl. Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a cura del Gruppo Arthemisia.

  • Xi Jiping, la lotta alla corruzione come priorità politica: l’analisi di Stefania Tucci

    Recentemente la stampa mondiale si è concentrata diffusamente sulla riforma cinese che ha modificato il termine del doppio mandato del Presidente. Oltre a essere segretario del Partito comunista, presidente della Repubblica popolare e della potentissima Commissione militare centrale, Xi ha collezionato una decina di altri titoli e incarichi, assommando sulla sua persona, addirittura più potere di quello che aveva a suo tempo Mao.

    La nota esperta di finanza internazionale Stefania Tucci, autrice di numerosi interventi sulla stampa nazionale nonché del recente libro: “L’Asia ai miei occhi” edito da Marsilio, ha notato come tra le priorità di Xi vi è stata, sin dall’inizio del suo mandato, quella della lotta alla corruzione e agli illeciti finanziari, portata avanti senza indugi anche nei confronti dei leader del partito locali, membri del Poliburò, Principi Rossi (figli della prima generazione di capi rivoluzionari e compagni di Mao), alti membri dell’esercito, capi di SEO (state enterprise company, aziende pubbliche), imprenditori privati.

    Xi ha già fatto della pulizia agli abusi il centro della sua politica interna per ridare armonia al paese, offrendo una campagna di moralizzazione che desse a tutti i cittadini l’idea della sobrietà e del rispetto dei valori tradizionali confuciani, affinché tutti si sentano su un unico treno in marcia verso la stessa meta.

    Celebre fu, all’inizio del suo insediamento, il divieto di partecipare per i funzionari pubblici a banchetti ufficiali con troppe pietanze o cibi eccessivamente raffinati, lui, dava l’esempio, mangiando una semplice zuppa alla maniera dei contadini, così fu emesso l’ordine di non accettare regali costosi o indossare orologi preziosi.

    Tutte queste misure rendono il Presidente cinese un leader molto amato in patria, soprattutto dalla massa dei cinesi che gli riconoscono rettitudine personale, dedizione al paese e una politica inclusiva volta a non lasciare indietro nessun cittadino. L’obiettivo che ha lanciato, di azzerare la povertà dei cinesi entro il 2049, quando ricorreranno 100 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, rappresenta un grande messaggio di speranza che fa accettare anche il cambiamento costituzionale con la presidenza a vita.Recentemente la stampa mondiale si è concentrata diffusamente sulla riforma cinese che ha modificato il termine del doppio mandato del Presidente. Oltre a essere segretario del Partito comunista, presidente della Repubblica popolare e della potentissima Commissione militare centrale, Xi ha collezionato una decina di altri titoli e incarichi, assommando sulla sua persona, addirittura più potere di quello che aveva a suo tempo Mao.

  • Oro in Esaurimento o Nuova Corsa Oro ? Ecco Perché la Cina lo Vuole

    Oro in Esaurimento, sono anni che questo viene detto in modo più o meno veritiero sarà vero stavolta che il prezioso metallo giallo che fa innamorare tutti sta per finire ?
    Accade spesso per l’oro e non solo che le notizie che riguardano beni importanti possono essere manipolate per ottenere conseguenze specifiche che determinano gli andamenti finanziari.
    Capire se veramente il prezioso metallo giallo è in esaurimento non è semplice nemmeno per gli addetti del settore che pur denunciando la scarsità delle scoperte di nuovi giacimenti auriferi non possono conoscere la reale situazione di una risorsa che spesso si cela a profondità non semplici da ispezionare.
    Quello che si sa con certezza è che sono decenni che la corsa all’oro è alimentata non solo da investitori o società private, paesi come la Cina, la Russia e molti altri più o meno piccoli stanno investendo pesantemente sull’oro.
    La Cina per accantonare la maggior quantità di oro possibile ha aumentato al massimo la produzione interna che detiene gelosamente entro i propri confini, lo sfruttamento delle miniere aurifere che la Cina ha alimentato è tale da essere divenuta il maggiore produttore al mondo.
    Ufficialmente la Cina ha dichiarato che la produzione interna aurifera sta calando negli ultimi anni nonostante il massimo sforzo profuso nella produzione.
    Nonostante non sia possibile verificare la veridicità della reale capacità produttiva aurifera cinese è palese la volontà di accumularne il più possibile, questo si evince anche dalla strategia compro oro che la Cina ha adottato ormai da anni e dalle restrizioni imposte dal governo per quanto riguarda l’esportazione del prezioso metallo giallo.
    L’interesse per l’oro del governo cinese fa parte di una strategia più ampia che cerca di contrastare il dominio del dollaro e aumentare l’importanza dello yuan come valuta commerciale e di investimento.
    Per fare questo l’aumento delle riserve d’oro e la diminuzione dei Treasuries Usa detenuti fino ad oggi in gran numero come riserva finanziaria sono punti fondamentali per rendere la Cina meno dipendente dal dollaro.

  • Droni e Startup dalla Sardegna alla Cina

    La piattaforma Droneshare.club della startup  sarda Sulcisdrone è stata selezionata in Cina nel “Best startup showcase” , ossia le 10 migliori    startup italiane  da presentare ad investor e partner  cinesi e internazionali  nel quadro della cooperazione ufficiale fra Cina e Italia.

    La Settimana  della Scienza, Tecnologia e Innovazione della Cina è un evento annuale di incontro e networking fra Centri di Ricerca, Università , Imprese s startup  in Italia e in Cina, preordinato ad avviare nuove partnership nei settori della ricerca e dell’innovazione. L’edizione 2017 si tiene in Cina dal 13 al 17 novembre, riunendo i due principali eventi della cooperazione  Sino-Italiana:  il Forum di Innovazione Cina-Italia e l’evento di scambio Sino-Italiano, entrambi tenuti nella  capitale di Pechino.

    Il Forum di Innovazione Cina-Italia è promosso dai ministeri di entrambi i paesi e rappresenta il più importante evento bilaterale in Europa con la Cina nel campo della ricerca e dell’innovazione.

    L‘evento di scambio Sino-Italiano ha  l’obiettivo di sostenere la internazionalizzazione dell’ecosistema dell’innovazione.

    Data l’eccezionale crescita del volume di investimenti cinesi nelle startup innovative, un programma speciale è dedicato alle  startup,  con la seconda edizione della “China-Italia Best Startup Showcase” che mira a facilitare la connessione delle migliori start up Italiane e Cinesi  con investitori, partner industriali e incubatori e sostenere la loro internazionalizzazione.

    Ecco le start up italiane selezionate presenti a Beijing:

    Sulcisdrone srl, con il sistema Droneshare.club, che condivide e dematerializza i servizi b2b resi attraverso i droni ritagliandoli sui  bisogni dei richiedenti. E’ il primo DaaS, Drone-As-A-Service europeo.

    Le altre 9 startup selezionate al best startup showcase sono:

    Narrando Srl

    GreenDecision Srl

    Janus Pharma Srl

    SerVE Srl

    Fastissues

    Next2U Srl

    Pedius

    D-Orbit

    Le  operazioni di internazionalizzazione di Sulcisdrone Droneshare.club  sono state sostenute da Sardegna Ricerche ed ora è  in programma l’avvio di una  nuova piattaforma internazionale di servizi condivisi per il turismo.

    Per approfondimenti  sull’evento :  cittadellascienza.it/cina/

    Info: Giuseppe Vargiu –   [email protected]   +39 348 7811100

    www.droneshare.club  https://droneshare.club/it/

  • Viaggi di lavoro volando su jet privati. E la Cina è in prima linea per la crescita dell’aviazione mondiale…

    JET PRIVATI

    Nel mondo globalizzato cresce l’utilizzo dei velivoli privati per lavoro e vacanza.

    Dopo un forte calo nel periodo 2008-2010, il settore del trasporto aereo privato negli ultimi anni sta recuperando. L’Europa, con circa 3000 velivoli e 900 compagnie, è il secondo mercato al mondo con un valore di circa 18.6 trilioni di dollari. In Italia, dove si contano 14 compagnie e poco meno di 60 aerei, il giro d’affari dei voli privati è di circa 170 milioni di euro, per circa 1500 clienti tra grandi e medie imprese nazionali, insieme al “jet-set” del mondo della musica, del cinema e dello sport. L’America è uno dei mercati più floridi con 10.355 business jet e gli Emirati Arabi sono cresciuti a doppia cifra negli ultimi anni con mercato pressochè saturo. In Europa, invece, il mercato tiene in Inghilterra, Germania e Francia, dove l’aeroporto di Nizza non hai mai risentito della recessione. Il futuro della business aviation, però, sembra essere la Cina, destinata a diventare il più grande mercato dell’aviazione al mondo.

    “In Cina ci sono attualmente 400 velivoli per questo business ma nei prossimi 10 anni si pensa che saranno venduti oltre 700 velivoli con una stima al 2025 di una flotta complessiva di 1100 velivoli (fonte Bombardier inc). Noi sbarcheremo in Cina a fine anno”, annuncia Pisu. Del resto, i suoi numeri non hanno eguali: “Al solo aeroporto di Pechino transitano 100 mln di passeggeri, in Europa servono cinque aeroporti di Londra per fare la stessa cifra e in Italia ce ne vogliono cento”.Noi sbarcheremo in Cina a fine anno”, annuncia Pisu. Del resto, i suoi numeri non hanno eguali: “Al solo aeroporto di Pechino transitano 100 mln di passeggeri, in Europa servono cinque aeroporti di Londra per fare la stessa cifra e in Italia ce ne vogliono cento”.

  • Arte: da Roma a Lanzhou. Alla Galleria Nazionale di Arte Contemporanea della città cinese la mostra“Segni” di Corrado Veneziano

    Roma, 26 agosto 2017Sabato 2 settembre (con anteprima per le autorità venerdì 1 settembre) prende il via in Cina, presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Lanzhou, antichissimo snodo della affascinante Via della Seta e ora polo moderno e industrializzato, “Segni”, la mostra di Corrado Veneziano.

    Fortemente voluta e curata da Wu Weidong, direttore di questo spazio espositivo, oltre che artista, critico e curatore conosciuto per aver seguito diverse personali in prestigiose gallerie internazionali, l’esposizione, in programma fino al 10 ottobre prossimo (ingresso libero, orario: 9.00 – 18.00), è una delle poche personali allestite presso il museo: infatti, la più accreditata galleria nazionale cinese nel settore dell’arte contemporanea – nota per accogliere i lavori dei maggiori artisti cinesi e per ospitare le opere di artisti viventi, con particolare attenzione nei confronti di quelli internazionali – raramente destina le proprie sale a singoli artisti.

    “Oggi abbiamo l’enorme piacere di avere a Lanzhou l’artista italiano Corrado Veneziano, impegnato in una ricchissima mostra personale nella Galleria Nazionale. Grazie alle sue 40 opere, molte delle quali di grande dimensione, i professionisti, i collezionisti e gli appassionati d’arte di Lanzhou, del Gansu e della Cina avranno l’occasione di godere della complessità dell’arte contemporanea italiana. Siamo certi che la Mostra avrà un successo forse mai registrato in precedenza per la provocazione, novità, bellezza delle opere pittoriche presentate”, ha dichiarato il direttore dello spazio espositivo, Wu Weidong.

    In mostra quaranta tele, metà delle quali di grandi dimensioni, realizzate con colori a olio, acrilico o con tecnica mista. Soggetto del suo lavoro un universo visivo noto a tutti noi e rappresentato, di volta in volta, da simboli, segni quotidiani, marchi di catene e network commerciali, loghi legati al mondo dell’economia e dell’industria, codici a barre che campeggiano in ogni luogo aziendale e, non ultime, le grandi tele del ‘500 italiano, così tanto conosciute, guardate, ammirate da risultare anch’esse una sorta di marchio, riproducibile e ripetuto.

    Partendo da tutti questi, Veneziano sceglie di ribaltare e ricombinare ogni soggetto, sfidando il consueto e il ripetuto per trasformare anche le immagini più note in altro rispetto a quello che sono. Così tutto rimane, allo stesso tempo, uguale e differente; per certi versi identico e per altri totalmente irriconoscibile, attraente, disorientante, sorprendente.

    I codici a barra identificativi dei libri diventano cancelli, steli di fiori, rami di ulivo su cui l’artista imprime scritture occidentali e orientali, alfabeti antichi e moderni, grafie misteriose; il QR diventa un mosaico, le bottigliette della “Coca cola” donne solitarie e pensose i cui lineamenti sono nascosti dal burqa. Non sfuggono al suo pennello neanche gli spartiti musicali le cui note danzano con le linee del pentagramma, dialogano con pesci, mare, foglie e richiamano alla mente, quando nella pittura si fonde l’eleganza della musica, autori occidentali quali Rossini e Debussy. Anche i capolavori di Michelangelo, Masaccio, Leonardo da Vinci, Botticelli, autori tra i più affascinanti della storia dell’arte occidentale, subiscono una trasformazione per mano dell’artista che trasforma la “Ultima Cena” in un fast food sacro e pubblicitario, sostituisce la “mela” dell’Antico Testamento con una più tecnologica “Apple”.

    A dimostrazione che, dice Veneziano, «ogni cosa, anche se è già vista, va ri-ista, ri-guardata. Tutto è qui, di fronte a noi, eppure questo “essere di fronte” va approfondito con semplicità e meraviglia, con dolcezza, poesia, energia nuova: consapevoli che ogni spostamento del nostro sguardo, ogni battito delle nostre ciglia, ogni “messa a fuoco” dei nostri occhi può raccontare qualcosa di divertente e nuovo: di urgente, necessario, bellissimo».

    Recensito entusiasticamente più volte in passato da  Marc Augé, Achille Bonito Oliva e Derrick de Kerckhove, Veneziano dimostra, anche in quest’occasione, che le sue opere, per usare le parole del noto critico italiano, “massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per le ore 18.

    Note biografiche:

    Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista. Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.

    Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”. Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato.

    Alcune note critiche:

    Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi

    “(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.

    Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.

    Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”

    “(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.

    Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”

    “(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo;  la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.”

     

    SEGNI

    Galleria Nazionale di Lanzhou – Via Wuquanxilu, 35 – Lanzhou , Gansu

    Mostra personale dell’artista: Corrado Veneziano

    Apertura al pubblico: da sabato 2 settembre 2017 (con anteprima per le autorità venerdì 1 settembre) a domenica 10 ottobre 2017

    Orario: 9.00 – 18.00    Ingresso libero

  • Amalart presents: Lee Feng – The Worship of nature

    Amalart e Big Eyes Vision International, in collaborazione con Banca Generali Financial Planner sede di Milano Via San Paolo 7, ha il piacere di presentare la mostra dell’artista taiwanese

    Lee Feng (in origine Lee Wee- Ping)

    Art & Poetry – The Worship of nature

    Direzione artistica: Edward Xu & Zhao Xiang Wu

    17 maggio – 30 giugno 2017

    Banca Generali Financial Planner – Via San Paolo 7 (Sesto Piano) Milano

    Lee Feng torna in Italia con una panoramica riassuntiva delle sue recenti collezioni, esattamente a due anni di distanza dalla sua prima mostra a Milano durante l’Expo organizzata a maggio del 2015 nell’elegante cornice dell’Hotel Boscolo, e dopo il viaggio in Svizzera in occasione dell’Art Basel 2016 per una Mostra collettiva con 3 maestri cinesi del calibro di Ho Kan, Liu Yiyuan e Hsiao Cin.

    Colori, pennellate, luci ed ombre entrano in relazione generando un movimento armonico e bilanciato, creando immagini permeate da uno scambio dialogico tra background iconico orientale e assenza di vuoti tipica-mente occidentale. Arte strumento e parafrasi del non detto, del silente, dell’Io sovraordinato e trascendente in quiete con Energia ed Universo. Questo il pensiero dominante capace di oltrepassare le barriere linguistiche, culturali, personali che Lee Feng attraverso le sue opere, vuole comunicare.

    La mostra si svolgerà presso Banca Generali in Via San Paolo 7 (6° piano), già sede negli ultimi anni di esibizioni di artisti nazionali ed internazionali.

    Amalart (www.amalart.it) nasce nel 2013 con l’idea di valorizzare l’arte contemporanea italiana ed internazionale, con un approccio innovativo alla comunicazione. La sua strategia lungimirante ha proiettato la società verso mercati quali come Cina, India, Russia e Corea, dove ha siglato partnership e collaborazioni con importanti  gallerie d’arte, musei, case d’aste, boutique di lusso, studi di architettura ed interior designer.

    L’inaugurazione della mostra si terrà martedì 16 maggio alle ore 18.30. Evento ad invito riservato.

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    LEE FENG: Art & Poetry – The Worship of nature
    Via San Paolo, 7 (sesto piano) a Milano – Sede di Banca Generali Financial Planning
    Mostra visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 17,30 (venerdì fino alle ore 16,30)
    Per info e prenotazioni: [email protected]
    Approfondimenti sull’artista: www.amalart.it/feng – Informazioni: [email protected]

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  • Fiemme 3000 raddoppia in Cina e guarda a New York

    Spinge l’acceleratore sui mercati esteri Fiemme 3000. In attesa della prossima apertura di New York, prevista per il mese di maggio, l’azienda di pavimenti, rivestimenti e complementi in legno BIOcompatibili rafforza la sua presenza in Cina, dove a Shanghai, nel 2016, aveva già aperto il primo monomarca all’estero.

    Dopo una partecipazione di successo all’edizione 2017 di Domotex Asia/Chinafloor – seconda fiera al mondo per il settore dei pavimenti – arriva l’apertura del monomarca di Chongqing, da poco inaugurato alla presenza delle principali autorità e di una fitta rappresentanza di progettisti e interior designer locali.

    Vicino al centro della città, lo showroom si trova all’interno del distretto di Jiulongpo District, il più importante dei due dedicati all’arredamento e ai rivestimenti. L’area espositiva si estende su una superficie di 300 mq, molto superiore rispetto a quella di uno showroom standard, e colpisce per l’accuratezza del progetto di allestimento. Grandi pannelli in legno, a campione delle diverse proposte di Fiemme 3000, sono esposti in verticale, intelaiati da robuste strutture montate su rotaie scorrevoli che permettono di visionare comodamente le diverse varianti del materiale. Su alcune parerti di fondo la riproduzione di “interni” boschivi ricorda la naturalità dei pavimenti e le loro peculiarità BIOcompatibili, sostenibili ed estetiche. La qualità dello spazio è percepibile a tutti i sensi: entrando, si rimane particolarmente colpiti dal profumo del legno e sembra quasi di trovarsi a passeggiare in un bosco della Val di Fiemme.

    Il punto vendita si rivolge a un mercato di alta fascia, che in Cina si sta rapidamente sviluppando in parallelo alla crescente sensibilità verso le tematiche green, la riduzione dell’inquinamento e la ricerca di un benessere sempre più diffuso e naturale.

    «Queste nuove e importanti aperture – spiega l’export manager, Luca De Marco – non sono solo iniziative commerciali, ma rappresentano la volontà di esportare una vera e propria filosofia progettuale, un modo di condividere valori importanti, come la naturalità e la BIOcompatibilità del prodotto, la salubrità degli ambienti e una migliore qualità dell’abitare».

    Come già per il monomarca di Shanghai, anche l’apertura di Chongqing si deve alla collaborazione con il dealer di Fiemme 3000, Mr. Shao, titolare della Padovaer Woodware Co. Ltd., azienda nata dalla volontà d’importare nel paese del Dragone un solo marchio di pavimenti e rivestimenti in legno di alta gamma e BIOcompatibili. «Sono orgoglioso di aver trovato Fiemme 3000 perché crediamo entrambi nel valore della salubrità abitativa»: spiega Mr. Shao.

    Chongqing

    Città della Cina centro-meridionale, con una popolazione di circa 8 milioni di abitanti, Chongqing rappresenta una delle 4 municipalità autonome della Repubblica Popolare, delle quali, con circa 30 milioni di abitanti, è la più popolosa, oltre che la più estesa per superficie. Storicamente il centro costituisce la testa di ponte per attivare i commerci in tutta la zona occidentale e nord-occidentale del Paese: evidenti quindi i vantaggi strategici dell’insediamento di un punto vendita in quest’area. Inoltre Chongqing è la città in cui è previsto l’arrivo di una nuova ferrovia dall’Europa, attualmente in costruzione.

    Fiemme 3000 in Italia e all’estero

    Attualmente Fiemme 3000 è presente in Italia in 35 punti vendita “Official Fiemme” e in 13 “Case Fiemme” e, all’estero, in 5 “Case Fiemme” a Lugano, Monaco, Londra, Shanghai e Chongqing. Una distribuzione basata su attenti processi di selezione, controllo e formazione di tutti i rivenditori, coinvolti durante l’anno in numerosi percorsi di alta formazione nella sede di Predazzo. Un circuito che negli anni l’azienda ha volutamente ristretto e ulteriormente selezionato secondo standard qualitativi che si fondano, in primis, sulla piena adesione da parte dei rivenditori ai valori di BIOcompatibilità e benessere indoor che da 25 anni animano l’azienda fiemmese.