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  • Uscita discografica natalizia di Cimarosa

    Simone Perugini riceve la nomina di "Amasciatore della musica di Cimarosa nel mondo" dall'Amministrazione Comunale di Aversa

    Natale 2018 all’insegna di un’opera inedita di Cimarosa

    Prevista per il giorno 24 dicembre l’uscita della nuova release discografica dell’etichetta VDC Classique dedicata a un’opera inedita del repertorio operistico buffo della fine del Settecento. L’opera in questione, Il barone burlato, fu composta da Domenico Cimarosa, musicista aversano, formatosi nel Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli che fu, durante la propria vita, uno tra i più celebri e osannati compositori del proprio tempo. Cimarosa, dopo i primi trionfi nei teatri della sua città, iniziò rapidamente una folgorante carriera internazionale che culminò nell’impiego assunto in qualità di Compositore della Real Cappella della Corte di Russia al tempo di Caterina II e all’impiego, come musicista diremmo oggi free lance , a Vienna, città per la quale compose tre opere, su invito dell’Imperatore Leopoldo II, tra cui la più celebre oggi Il matrimonio segreto (unica opera comica italiana del Settecento rimasta sempre in repertorio).

    Il musicista ebbe glorie, onori e compensi faraonici; al sommo della gloria, però, si compromise con la neonata repubblica Napoletana del 1799, scrivendone l’Inno. Come la storia ci consegna, però, la Repubblica ebbe vita breve e al ritorno dei Borboni fu fatto comando di arrestare – e, in molti casi, di uccidere – tutti coloro che ebbero incarichi di prestigio durante il breve periodo rivoluzionario. Vista la fama del compositore e le potenti amicizie di cui godeva, la pena di morte gli venne risparmiata, ma non il carcere, in cui Cimarosa scontò una severa pena di alcuni mesi. Uscito dal carcere, se ne andò a Venezia per comporre quella che sarebbe poi divenuta la sua ultima opera, Artemisia, commissionata dal teatro La Fenice. Quella commissione giunse, effettivamente, in un momento propizio: il musicista, caduto in disgrazia presso i Borboni, non aveva più impieghi a Napoli e un cambiamento d’aria non poteva che giovargli. Purtroppo, però, una volta giunto nella città lagunare, il compositore si ammalò e, nel breve tempo di una decina di giorni, morì senza poter mai far ritorno nella sua amata Napoli (dove aveva lasciato i tre figli piccoli Raffaele, Paolo e Costanza).

    Intervistiamo Simone Perugini, curatore dell’edizione critica de Il barone burlato e direttore d’orchestra della release discografica in uscita.

    D.:Maestro, ormai per lei Cimarosa è una consuetudine…

    R.: Di più, molto di più di una semplice consuetudine. E’ un vero e proprio atto d’amore. Mi occupo di lui e della sua produzione musicale dal 1993 e, da allora, (nel ’93 avevo 18 anni e poco ancora potevo fare concretamente) mi sono costantemente dedicato alla diffusione della musica dell’illustre aversano, sia come Editor principale di Artaria Editions Limited per il poderoso progetto di pubblicazione, in edizione critica, delle partiture, sia come direttore d’orchestra.

    D.: Cosa può dirci de Il barone burlato?

    R.: Ascoltatela e godetevela! Il barone burlato è un’opera molto divertente, scritta a più mani. Mi spiego meglio: nel 1781 Cimarosa compose per il Teatro Valle di Roma l’opera comica in due atti Il pittore parigino su libretto di Giuseppe Petrosellini. L’opera ebbe un travolgente successo, tanto da essere immediatamente riproposta in molti altri teatri della penisola. Nel 1784 il Teatro Nuovo di Napoli decise di mettere in scena Il pittor parigino in una versione rinnovata, allargandone la drammaturgia a tre atti affidandone la versificazione e l’adattamento drammaturgico a un altro librettista, Giuseppe Bonito, e ingaggiando per la composizione delle nuove arie a un altro compositore, d’istanza a Napoli, Francesco Cipolla. Questa versione completamente rinnovata de Il pittor parigino (che conteneva circa l’80 per cento dell’originale musica di Cimarosa e le nuove sezioni, segnatamente quelle composte per il terzo atto aggiunto, musicate da Cipolla) venne intitolata, appunto, Il barone burlato. Non è chiaro se Cimarosa partecipò direttamente a questo allestimento, ma quasi certamente non fu coinvolto, altrimenti la composizione delle arie nuove sarebbero state affidate direttamente a lui, musicista assai più talentuoso e preparato del povero Cipolla.

    D: Intende dire che le aggiunte di Cipolla sono scadenti?

    R.: Detta così, sembra un’affermazione relativa a una ricetta culinaria: su un piatto cucinato da Cimarosa, la cipolla non ci va. Scherzi a parte, relativamente a Cipolla, potrei citare l’intramontabile Totò: “Però!… Il pover’uomo se l’è cavata!”. Sarei forse un po’ ingeneroso verso il maestro napoletano, ma sicuramente, credo, obiettivo: la musica di Cipolla (della cui biografia e carriera, tra l’altro, non si sa quasi nulla) non è certo all’altezza di quella di Cimarosa. Manca di teatralità e di schiettezza d’invenzione melodica. Laddove la musica di Cimarosa è sempre riconoscibile, grazie a tratti stilistici che solo lui aveva e sapeva sfruttare appieno nei propri lavori, lo stile “cipolliano” è molto più anonimo e convenzionale, è, sostanzialmente, un “non stile”. Il musicista si limita a utilizzare le strutture formali tipiche dell’epoca – cosa che faceva sempre anche Cimarosa – senza però insufflare all’interno di esse uno stile personale. Spesso, l’andamento melodico di Cipolla, la cosiddetta “cantilena”, come era indicato nel Settecento il concetto odierno di tema melodico, è in alcuni tratti goffo e scarno. Per fortuna, ne Il barone burlato, come già detto, l’80 per cento della musica è comunque di Cimarosa, garanzia di qualità e soprattutto di infinita piacevolezza d’ascolto.

    D.: Appuntamento, quindi al 24 dicembre, per l’uscita del CD.

    R.: Esattamente. Registreremo durante la prima settimana di dicembre e, in tempi record, il cd verrà immesso nel mercato. Un’ultima annotazione, se mi è permessa: la partitura dell’opera, in edizione critica, è già disponibile in commercio (unitamente alla riduzione canto e pianoforte).

  • Cimarosa e Perugini: un nuovo matrimonio segreto

    Durante una breve pausa di una sessione di registrazione de “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa, in uscita nel mercato discografico a partire dal primo novembre 2017 per l’etichetta RC Record Classic Label di Londra, incontriamo e intervistiamo Simone Perugini, direttore d’orchestra della registrazione, considerato uno dei massimi esperti del compositore aversano.

    Maestro Perugini, probabilmente, con questa nuova produzione discografica a firma di RC Record Classic Label, ha coronato il suo sogno di interpretare l’opera più celebre del compositore che tanto ama. E’ vero?

    Pur dedicandomi a Cimarosa fin dal 1993, non mi ero mai occupato, né come musicologo, né come interprete, de “Il matrimonio segreto”. Ho sempre creduto che un’opera così celebre, di cui già esistono una revisione critica firmata da Francesco Degrada per l’editore Ricordi (e altre edizioni critiche, realizzate con criteri scientifici più aggiornati, preparate proprio in questi ultimi anni), una serie di incisioni discografiche e che ancora viene rappresentata con una certa regolarità in tutti i teatri del mondo, potesse continuare la propria fortuna anche senza alcun mio contributo. La mia interpretazione non avrebbe aggiunto né tolto nulla di ciò che su questo lavoro era stato detto da colleghi assai più illustri di me.
    In più, paradossalmente, conoscendo ormai a fondo le altre opere di Cimarosa, non l’ho mai considerata il suo capolavoro; certo non perché non sia un’opera di straordinaria fattura, tutt’altro; ma semplicemente perché tanti altri suoi titoli, oggi inediti, meriterebbero, per felicità di scrittura e straordinario intuito teatrale, di stare al fianco de “Il matrimonio segreto” nell’olimpo dei capolavori di un’epoca.

    Allora, qual’è stato lo stimolo principale che l’ha convinta a inciderne un’ennesima versione?

    Naturalmente, in primis, l’idea stessa di registrare un nuovo cd, sempre fonte di grande soddisfazione per un direttore d’orchestra. In seconda istanza, il piacere e l’onore di poter collaborare nuovamente con Rc Record Classic Label e con tutti i colleghi e compagni d’avventura che hanno partecipato alla registrazione. Poi, naturalmente, c’è anche una ragione di tipo squisitamente artistico personale: il mio amore per il teatro è almeno pari a quello per la musica; pur riconoscendo l’alto, talvolta altissimo, valore artistico delle tante edizioni discografiche dell’opera già presenti nel mercato, nessuna di queste mi pareva puntare, come criterio principale, sugli aspetti più squisitamente teatrali del libretto e della musica di Cimarosa (composta, in più di un momento, quasi come suggerimento per la messa in scena). Moltissimi spunti musicali dell’opera e accorte indicazioni dell’autore (ripetizione di incisi e temi, cambi di tempo, cadenze, accompagnamenti dell’orchestra) sembrano quasi alludere a moderne indicazioni registiche che non possono essere separate dal loro intrinseco, e spesso altissimo, valore musicale. L’idea, quindi, al pari di quella che ha nutrito la mia interpretazione delle incisioni de “Il barbiere di Siviglia” e de “La serva padrona” di Paisiello, era quella di restituire a una registrazione discografica effettuata in studio, il “sapore” e il colore di una rappresentazione teatrale, traendone lo spunto, per così dire, registico, dagli elementi presenti nel libretto e, ancor più, nella partitura.

    Come spiega il motivo per il quale “Il matrimonio segreto” sia l’unica opera di Cimarosa rimasta nel repertorio dei teatri di tutto il mondo, con interrotto successo, a scapito del resto della produzione cimarosiana (una settantina di melodrammi) caduta nella maggior parte dei casi nell’oblio?

    La cronaca (intesa come storia della ricezione a breve e media distanza di un avvenimento), anche quella della musica e del teatro, fa le proprie scelte e fa cadere molte teste, a volte troppo avventatamente. Ci pensano poi la sedimentazione culturale e la storia a fare giustizia. Per quello che riguarda, appunto, il motivo per cui “Il matrimonio segreto” sia stata, almeno fino a 30 anni fa, praticamente l’unica opera cimarosiana a rimanere in repertorio, sono sicuro solo di un fatto: il motivo non è certo dovuto alla scarsa qualità delle altre opere del musicista. Tutte le partiture cimarosiane (sia comiche, che serie) sono dotate di una teatralità e di una freschezza di invenzione altissime; la produzione poi dedicata alla corte di Caterina II di Russia (e quasi totalmente formata da opere serie) è costellata di partiture molto innovative rispetto alla tradizione italiana del tempo (utilizzo massiccio dei cori, orchestrazioni brillanti e utilizzo di impasti timbrici inediti per il pubblico italiano di allora). Cimarosa fu uomo estremamente intelligente, oltre che grande artista: riuscì sempre ad aggiornare il proprio stile e la propria competenza ogniqualvolta entrò in contatto con maniere di composizioni diverse rispetto a quelle che andavano per la maggiore nei teatri della penisola italiana.
    Sicuramente su “Il matrimonio segreto” fu costruita, ad arte e a ragion veduta naturalmente, una sorta di aura leggendaria fin dalla data del suo esordio. I primi biografi cimarosiani, all’inizio dell’Ottocento, scrissero che l’opera ottenne la richiesta di bis integrale da parte dell’imperatore viennese Leopoldo II che assistette alla prima; la notizia non è confermata da nessuna fonte primaria, e con quasi assoluta certezza la notizia è falsa. Ma sicuramente la notizia accrebbe e amplificò un dato di fatto incontrovertibile e cioè che l’opera ebbe comunque un grandioso successo di pubblico. (Come del resto sempre grande successo, anche internazionale, ottenevano le produzioni cimarosiane).
    Nel corso dell’Ottocento, complici scrittori quali Stendhal, “Il matrimonio segreto” fu preso a emblema di un’epoca intera e di uno stile compositivo e drammaturgico paradigmatico; fu per questo motivo, probabilmente, che l’opera rimase in repertorio, in barba a tutte le nuove mode invalse nell’Ottocento, a scapito però delle altre produzioni cimarosiane. Un altro possibile motivo è dovuto al fatto che molte opere cimarosiane, composte per le scene napoletane, sono composte su libretti i cui personaggi parlano in napoletano e, quindi, per questo motivo, difficilmente esportabili in teatri di altre città dove il napoletano non poteva essere agevolmente compreso.

    Come si sta trovando con i suoi colleghi di lavoro durante questa produzione discografica?
    Ottimamente. Straordinari i cantanti, non solo tecnicamente preparatissimi, ma anche dotati di straordinaria fantasia e creatività; con l’orchestra Harmoniae Templum Chamber Orchestra il rapporto con me è già consolidato. Lavorare con un’orchestra così straordinaria provoca a un direttore d”orchestra che si occupa di periodo barocco e classico come me, il piacere che prova un bimbo goloso entrando in un negozio di dolci: il paradiso!

    Per concludere: perché proprio Cimarosa nella sua vita?
    Il bello del sentimento d’amore (anche quello artistico) è che non si può e non si deve spiegare. Ci siamo incontrati per caso nel 1993, mi sono innamorato della sua musica, mi sono dichiarato e non l’ho più lasciato. Stop.

     

    Intervista di Maddalena Biagiotti