Autore: lorenzogrimani

  • “Gli Orazi e i Curiazi” di Cimarosa in CD

    Intervista a Simone Perugini, massimo esperto di Domenico Cimarosa e direttore d’orchestra della registrazione discografica, che sarà rilasciata da VDC Classique il 20 ottobre 2019.

    Maestro, ci parli de Gli Orazi e i Curiazi. Un’opera che, a suo parere, merita effettivamente una riscoperta e la riproposta a un pubblico contemporaneo?

    Il parere personale di un musicista che si occupa di Cimarosa da vent’anni è piuttosto ininfluente poiché, è facile capire, viziato da un giudizio di tipo emotivo se non addirittura affettivo. Premesso questo, sì, naturalmente, Gli Orazi e i Curiazi è un’opera straordinaria, di non facile esecuzione, ma sicuramente di fattura straordinaria. E’ un Cimarosa, quello di questa tragedia per musica in tre atti, a cui siamo poco abituati – ammesso che ci sia qualcuno abituato alla sua produzione. Il musicista abbandona, come in tutte le sue opere serie, il suo personalissimo linguaggio adottato per le innumerevoli produzioni comiche, a vantaggio di un linguaggio profondamente diverso, sicuramente in linea con lo stile “serio” dell’epoca, ma anche arricchito di una vena personalissima che conferisce al lavoro, in alcuni casi, la caratteristica di un quasi “miracolo”.

    Un’opera che, come le coeve, si struttura in un’infinita serie di recitativi e arie o c’è qualcosa di più?

    C’è molto di più. Innanzitutto, nel 1796, anno in cui l’opera debuttò alla Fenice di Venezia, le opere serie non si sviluppavano già più tramite una sequenza infinita, come dice lei, di arie e recitativi. Cimarosa, poi, forte della sua esperienza in terra russa presso la corte di Caterina II, aveva notevolmente arricchito il proprio linguaggio musicale, la propria intuizione drammaturgica e la tavolozza dei colori e degli impasti orchestrali. Se, in linea di massima, il primo atto e la prima metà del secondo, pur contenendo pagine di sublime bellezza, possono essere più o meno allineati allo stile e alle figure retorico/musicali in auge anche nelle produzioni coeve, a partire dalla seconda parte del secondo atto e per tutto il terzo – brevissimo – il musicista mette in pratica una serie di soluzioni musicali inedite e teatralmente efficacissime: la famosa scena del sotterraneo, concepita come finale del secondo atto, evidenzia colori timbrici e soluzioni drammaturgico/musicale inattese, modulazioni tonali imponenti e fraseggio ti stampo pre-ottocentesco.

    Le biografie del musicista, raccontano di un fiasco clamoroso avvenuto alla prima veneziana…

    Si tratta di una leggenda sfatata dai documenti ritrovati per l’allestimento dell’edizione critica della partitura che è servita per questa registrazione. Le “Gazzette” venete, in particolare la Gazzetta Urbana Veneta registra, al contrario, un successo clamoroso dell’opera fin dalla sera del proprio debutto. Tant’è che nel giro di pochi mesi si contarono più di 140 repliche del lavoro nei teatri di tutta Europa. Gli Orazi e i Curiazi divenne in breve tempo considerata, insieme a Il matrimonio segreto, il capolavoro di Cimarosa e la fama di quest’opera fu tale che il suo libretto e la sua musica servirono come base non solo per alcune parodie (il compositore Francesco Gnecco scrisse un’opera buffa intitolata La prova dell’opera seria Gli Orazi e i Curiazi), ma ebbero anche l’onore di un’edizione a stampa della partitura (cosa rarissima all’epoca) da parte dell’editore parigino Imbault nel 1802.

    Qualche legame di quest’opera con le future opere serie di Rossini?

    Naturalmente. Anticipo che non tutta la musica composta da Cimarosa per Gli Orazi e i Curiazi è completamente nuova: un paio di cori (riadattati e riorchestrati) vennero tratti dalla partitura de La Cleopatra che debuttò una decina d’anni prima a San Pietroburgo. La marcia del primo atto, non solo fu tratta da Cimarosa da un’altra opera precedentemente composta, Achille all’assedio di Troja, ma servirá anche da base per la musica del famosissimo e anomalo coro composto per la Rivoluzione partenopea del 1799 – e sul quale mai è stata fatta completa luce. Non solo Gioachino Rossini, per venire alla sua domanda, ma decine di compositori che si collocano cronologicamente tra la morte di Cimarosa (1801) e il debutto ufficiale di Rossini (1810), si ispirarono alla forza creativa e alle soluzioni musicali adottate ne Gli Orazi e i Curiazi che divenne, ben presto, un modello assoluto per tutti coloro che volevano cimentarsi in un’opera d’argomento tragico. Rossini stesso, ancora nel suo straordinario Tancredi (composto anch’esso su commissione del teatro La Fenice nel 1813 ) riprese, facendone un uso personalissimo e originale, diverse soluzioni adottate da Cimarosa.

    (Intervista a cura di Gigliola Creatini)

  • Uscita discografica natalizia di Cimarosa

    Simone Perugini riceve la nomina di "Amasciatore della musica di Cimarosa nel mondo" dall'Amministrazione Comunale di Aversa

    Natale 2018 all’insegna di un’opera inedita di Cimarosa

    Prevista per il giorno 24 dicembre l’uscita della nuova release discografica dell’etichetta VDC Classique dedicata a un’opera inedita del repertorio operistico buffo della fine del Settecento. L’opera in questione, Il barone burlato, fu composta da Domenico Cimarosa, musicista aversano, formatosi nel Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli che fu, durante la propria vita, uno tra i più celebri e osannati compositori del proprio tempo. Cimarosa, dopo i primi trionfi nei teatri della sua città, iniziò rapidamente una folgorante carriera internazionale che culminò nell’impiego assunto in qualità di Compositore della Real Cappella della Corte di Russia al tempo di Caterina II e all’impiego, come musicista diremmo oggi free lance , a Vienna, città per la quale compose tre opere, su invito dell’Imperatore Leopoldo II, tra cui la più celebre oggi Il matrimonio segreto (unica opera comica italiana del Settecento rimasta sempre in repertorio).

    Il musicista ebbe glorie, onori e compensi faraonici; al sommo della gloria, però, si compromise con la neonata repubblica Napoletana del 1799, scrivendone l’Inno. Come la storia ci consegna, però, la Repubblica ebbe vita breve e al ritorno dei Borboni fu fatto comando di arrestare – e, in molti casi, di uccidere – tutti coloro che ebbero incarichi di prestigio durante il breve periodo rivoluzionario. Vista la fama del compositore e le potenti amicizie di cui godeva, la pena di morte gli venne risparmiata, ma non il carcere, in cui Cimarosa scontò una severa pena di alcuni mesi. Uscito dal carcere, se ne andò a Venezia per comporre quella che sarebbe poi divenuta la sua ultima opera, Artemisia, commissionata dal teatro La Fenice. Quella commissione giunse, effettivamente, in un momento propizio: il musicista, caduto in disgrazia presso i Borboni, non aveva più impieghi a Napoli e un cambiamento d’aria non poteva che giovargli. Purtroppo, però, una volta giunto nella città lagunare, il compositore si ammalò e, nel breve tempo di una decina di giorni, morì senza poter mai far ritorno nella sua amata Napoli (dove aveva lasciato i tre figli piccoli Raffaele, Paolo e Costanza).

    Intervistiamo Simone Perugini, curatore dell’edizione critica de Il barone burlato e direttore d’orchestra della release discografica in uscita.

    D.:Maestro, ormai per lei Cimarosa è una consuetudine…

    R.: Di più, molto di più di una semplice consuetudine. E’ un vero e proprio atto d’amore. Mi occupo di lui e della sua produzione musicale dal 1993 e, da allora, (nel ’93 avevo 18 anni e poco ancora potevo fare concretamente) mi sono costantemente dedicato alla diffusione della musica dell’illustre aversano, sia come Editor principale di Artaria Editions Limited per il poderoso progetto di pubblicazione, in edizione critica, delle partiture, sia come direttore d’orchestra.

    D.: Cosa può dirci de Il barone burlato?

    R.: Ascoltatela e godetevela! Il barone burlato è un’opera molto divertente, scritta a più mani. Mi spiego meglio: nel 1781 Cimarosa compose per il Teatro Valle di Roma l’opera comica in due atti Il pittore parigino su libretto di Giuseppe Petrosellini. L’opera ebbe un travolgente successo, tanto da essere immediatamente riproposta in molti altri teatri della penisola. Nel 1784 il Teatro Nuovo di Napoli decise di mettere in scena Il pittor parigino in una versione rinnovata, allargandone la drammaturgia a tre atti affidandone la versificazione e l’adattamento drammaturgico a un altro librettista, Giuseppe Bonito, e ingaggiando per la composizione delle nuove arie a un altro compositore, d’istanza a Napoli, Francesco Cipolla. Questa versione completamente rinnovata de Il pittor parigino (che conteneva circa l’80 per cento dell’originale musica di Cimarosa e le nuove sezioni, segnatamente quelle composte per il terzo atto aggiunto, musicate da Cipolla) venne intitolata, appunto, Il barone burlato. Non è chiaro se Cimarosa partecipò direttamente a questo allestimento, ma quasi certamente non fu coinvolto, altrimenti la composizione delle arie nuove sarebbero state affidate direttamente a lui, musicista assai più talentuoso e preparato del povero Cipolla.

    D: Intende dire che le aggiunte di Cipolla sono scadenti?

    R.: Detta così, sembra un’affermazione relativa a una ricetta culinaria: su un piatto cucinato da Cimarosa, la cipolla non ci va. Scherzi a parte, relativamente a Cipolla, potrei citare l’intramontabile Totò: “Però!… Il pover’uomo se l’è cavata!”. Sarei forse un po’ ingeneroso verso il maestro napoletano, ma sicuramente, credo, obiettivo: la musica di Cipolla (della cui biografia e carriera, tra l’altro, non si sa quasi nulla) non è certo all’altezza di quella di Cimarosa. Manca di teatralità e di schiettezza d’invenzione melodica. Laddove la musica di Cimarosa è sempre riconoscibile, grazie a tratti stilistici che solo lui aveva e sapeva sfruttare appieno nei propri lavori, lo stile “cipolliano” è molto più anonimo e convenzionale, è, sostanzialmente, un “non stile”. Il musicista si limita a utilizzare le strutture formali tipiche dell’epoca – cosa che faceva sempre anche Cimarosa – senza però insufflare all’interno di esse uno stile personale. Spesso, l’andamento melodico di Cipolla, la cosiddetta “cantilena”, come era indicato nel Settecento il concetto odierno di tema melodico, è in alcuni tratti goffo e scarno. Per fortuna, ne Il barone burlato, come già detto, l’80 per cento della musica è comunque di Cimarosa, garanzia di qualità e soprattutto di infinita piacevolezza d’ascolto.

    D.: Appuntamento, quindi al 24 dicembre, per l’uscita del CD.

    R.: Esattamente. Registreremo durante la prima settimana di dicembre e, in tempi record, il cd verrà immesso nel mercato. Un’ultima annotazione, se mi è permessa: la partitura dell’opera, in edizione critica, è già disponibile in commercio (unitamente alla riduzione canto e pianoforte).