Categoria: Politica

  • 8 Marzo: non lasciamoci zittire!

    8 Marzo: non lasciamoci zittire!

    Lavinia è una maestra precaria, una coerente antifascista che alcuni giorni prima delle elezioni politiche è scesa in piazza a Torino per cercare di impedire un comizio dei neofascisti.

    Assieme agli altri manifestati, ha subito le manganellate e gli idranti della polizia. Esasperata, ha protestato a viva voce contro i poliziotti, esprimendo tutta la sua rabbia e la sua indignazione contro un apparato militare schierato per reprimere chi ripudiava il fascismo e il razzismo.

    Nei giorni seguenti, Lavinia è stata sottoposta al linciaggio mediatico, aggredita da tutti i politicanti borghesi, insultata e minacciata da esponenti delle “forze dell’ordine”.

    Ora Lavinia è indagata e rischia il licenziamento politico per antifascismo, su ordine di Renzi (che intanto è stato licenziato da milioni di lavoratrici e di lavoratori). E’ una minaccia alla sua vita lavorativa, al suo salario, ai suoi diritti, ai diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori. E’ una grave forma di violenza di Stato, aggravata dal fatto che Lavinia è una donna, lavoratrice e precaria.

    Invece chi fa apologia del fascismo, chi commette atti fascisti, chi riorganizza partiti fascisti, vietati dalla Costituzione democratico-borghese, non subisce alcuna conseguenza. E’ un segno inequivocabile dell’avanzare dell’autoritarismo e della reazione.

    Il caso di Lavinia è emblematico. Viviamo in una società in cui sulla donna ricade gran parte del lavoro domestico e di cura dei figli e degli anziani. Le donne ricevono salari più bassi. Sono segregate in settori caratterizzati da bassi salari e minori tutele, nei livelli inferiori delle differenti categorie. Sono discriminate e oppresse nei posti di lavoro e in famiglia. Quando alzano la testa, quando lottano contro i padroni, quando si oppongono al maschilismo e al fascismo, alle violenze che subiscono, sono represse, punite, aggredite, licenziate in tronco, come si vuol fare con la coraggiosa maestra antifascista.

    Le operaie, le braccianti, le lavoratrici dei servizi e della scuola, le casalinghe povere, sono state negli ultimi anni un bersaglio delle politiche di austerità e neoliberiste, dell’offensiva dei capitalisti e dei loro governi, dell’oscurantismo clericale.

    Parallelamente si è inasprita la violenza contro le donne: femminicidi, stupri, attacchi di ogni tipo. I dati dimostrano che questo fenomeno avanza in forma inquietante in tutti i paesi, inclusi i più “democratici” e sviluppati. La violenza assume diverse forme (economica, sociale, politica, sessuale, psicologica, sanitaria, etc.) e colpisce un’alta percentuale di donne. Lo Stato borghese fa poco o nulla per arginare questa violenza, spesso la giustifica, la incoraggia e la pratica.

    Il caso di Lavinia parla chiaro: la violenza politica contro le donne è un’espressione diretta della trasformazione reazionaria dello Stato e della società. E’ un mezzo utilizzato dalla classe dominante per mantenere soggiogate le donne oppresse e gli sfruttati mentre avanzano i progetti antidemocratici. Una violenza che la macchina statale, la Chiesa, i mezzi di comunicazione, etc. producono e riproducono costantemente.

    Vogliono zittire Lavinia per zittire tutte le donne. Ma Lavinia ci insegna che ribellarsi è giusto e necessario, che la lotta contro la violenza sulle donne deve essere una lotta contro la disuguaglianza e lo sfruttamento, contro un sistema che genera costantemente miseria, guerra e fascismo, ma che allo stesso tempo produce e sviluppa le condizioni affinché le donne si lancino nella lotta per le loro rivendicazioni specifiche e uniscano la loro lotta a quella di tutti i lavoratori.

    L’Otto Marzo scioperiamo, manifestiamo, sviluppiamo il movimento e l’organizzazione delle donne per l’uguaglianza economica e sociale, per l’occupazione sicura, con tutele e migliori condizioni di lavoro, per servizi sociali e sanitari pubblici e gratuiti, per la difesa dei diritti conquistati con decenni di lotte, contro la violenza statale, padronale e maschilista, contro la reazione politica e l’oscurantismo clericale,  per l’edificazione di una società fondata sulla proprietà comune dei mezzi di produzione, condizione per la piena emancipazione delle donne.

    Solidarietà a Lavinia, no ai licenziamenti politici!

    Viva l’Otto Marzo, giornata internazionale di lotta delle donne!

    Marzo 2018

     

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

     

    www.piattaformacomunista.com

    [email protected]

  • Progetto Professionalità 2017/2018: premiati i giovani lombardi più meritevoli

    Arricchire e perfezionare con costanza il proprio bagaglio di conoscenze e competenze è fondamentale per imboccare la strada verso una carriera all’altezza delle proprie potenzialità. Ne sono consapevoli i numerosi candidati che hanno partecipato alla XIX edizione del bando “Progetto Professionalità Ivano Becchi”, promosso ogni anno dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, in collaborazione con UBI Banca. I vincitori, in virtù della motivazione e dell’impegno messo in campo, si sono guadagnati il finanziamento totale e gratuito per svolgere un’esperienza di formazione pratico-lavorativa, da loro stessi proposta, in qualunque parte del mondo.

    L’iniziativa annuale, attiva dal 1999, supporta i giovani di talento offrendo loro una straordinaria opportunità di crescita professionale personalizzata. I beneficiari, che hanno tra i 18 e i 36 anni, vivono o hanno un’occupazione in Lombardia, hanno effettuato percorsi di studio ed esperienze lavorative molto diverse. I giovani premiati hanno mostrato di possedere una forte determinazione ed un’ottima preparazione, premiate con la possibilità di sviluppare il proprio progetto formativo presso imprese, associazioni, istituti universitari o di ricerca, scuole e pubbliche amministrazioni, centri di eccellenza, in Italia e in altri Paesi, senza sostenere alcuna spesa.

    Il sogno professionale di questi volenterosi giovani, grazie al sostegno concreto della Fondazione, sta per concretizzarsi. Ad essere realizzati saranno i progetti selezionati da un’apposita commissione per i contenuti innovativi, l’attualità delle tematiche e l’elevata specializzazione.

    La maggior parte dei percorsi saranno svolti in Europa, dalla vicina Svizzera ai Paesi Scandinavi, dall’Inghilterra alla Francia, senza dimenticare Austria, Belgio, Spagna e Italia. Come sempre, molti candidati hanno scelto gli Stati Uniti, ma c’è anche chi ha optato per Australia e Israele.

    La ricerca applicata si conferma il settore di specializzazione più richiesto, in molteplici declinazioni: dalle biotecnologie alla geologia, seguita dall’approfondimento delle più varie ed innovative branche della medicina (chirurgia robotica, ematologia, medicina rigenerativa). Da segnalare, infine, tra gli ulteriori ambiti formativi, arte e cultura, ingegneria, affari legali ed economia, nonché ambiente, territorio e agricoltura.

     Per consultare l’elenco dei vincitori è possibile visitare l’apposita sezione del sito www.fbml.it

     

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    www.facebook.com/ProgettoProfessionalita – @ProgProfession – gruppo “Progetto Professionalità – Fondazione Banca del Monte di Lombardia” – Progetto Professionalità Fondazione Banca del Monte di Lombardia

     

  • Lucia Salvati, io candidata con Lorenzin contro gli amici degli Spada

    La preside coraggio, nota per la lunga battaglia sostenuta a Ostia contro persone in rapporti con il clan, coperte dalle istituzioni, ha scelto di esporsi in politica per lanciare un messaggio a favore della legalità

    Lucia Salvati incatenata per protesta al Municipio di Ostia

    Roma – Sono quasi tredici anni che Lucia Salvati conduce la sua battaglia contro la corruzione e la mafia a Ostia. Infatti l’ex preside coraggio, assurta agli onori delle cronache per varie manifestazioni di protesta inscenate per richiamare l’attenzione sulla sua kafkiana vicenda, è stata vittima, insieme ai suoi due figli, uno dei quali è il giornalista Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, di vari comportamenti omissivi posti in essere da numerose cellule deviate delle istituzioni per coprire degli abusi, che la stessa aveva denunciato, da parte di persone in rapporti con l’ormai famigeratissimo clan Spada di Ostia.

    Come se non bastasse le prefate persone arrivarono ad accompagnare il boss Armando Spada (lo stesso che pare abbia minacciato la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che vive attualmente sotto scorta) sotto casa sua minacciandola di morte insieme ai figli e aggredendo questi ultimi con un bastone procurando loro lesioni a cui è stata attribuita una prognosi clinica di 6 e 8 gg.

    Lucia Salvati incatenata per protesta al Comando Generale della Polizia Locale di Roma Capitale

    Suo figlio Antonello ha scelto di aderire con il movimento Italia dei Diritti, di cui è il leader, alla proposta politica della ministra della Salute Beatrice Lorenzin rappresentata dal gruppo Civica Popolare e, dopo aver accettato la candidatura alla Camera dei Deputati, ha scelto di fare un passo indietro per accettare l’incarico di coordinatore della campagna elettorale dell’on. Jean-Léonard Touadi, candidato alla carica di presidente della Regione Lazio. Per via dell’impegno dell’ex dirigente scolastica per la legalità e la giustizia, l’aspirante governatore le ha chiesto di essere l’emblema della campagna legalitaria della sua lista, accettando di candidarsi al secondo posto alle spalle del capolista Pierluigi Borghini. Ritrovando nella compagine capeggiata da Lorenzin quei valori a cui ha informato tutta la sua carriera al servizio delle istituzioni ha deciso volentieri di dare il suo contributo, anche per via della stima nutrita nei confronti del candidato governatore, un apprezzamento che ha addirittura spinto suo figlio a rinunciare alla possibilità di un seggio in Parlamento.

    Lucia Salvati incatenata per protesta all'Ansa

    E’ la stessa Salvati a spiegare i motivi della sua scelta: “Sono molti anni che mi batto per vedere riconosciuti i miei diritti. Nel 2005 ho presentato un esposto per lavori edili abusivi realizzati ai miei danni, pensando di vivere in un paese normale e che la risposta istituzionale sarebbe stata quella più rispondente a una logica deduttiva, ossia di reprimere l’illecito ed evitarne la prosecuzione. Mi ero illusa. Da quel momento sono piombata in un incubo. Le fattispecie comportamentali omissive si sono susseguite a dismisura. A iniziare da alcune vigilesse e da dipendenti dell’Ufficio Tecnico di Ostia. Ma anche gli esponenti politici locali sono rimasti a guardare, seppur messi a conoscenza del fatto. Non solo le vigilesse intervenute dichiararono in documenti ufficiali, pur in presenza di abusi visibili agevolmente ictu oculi, che era tutto in regola, ma addirittura riuscirono a denunciare me e i miei figli per abusi edilizi inesistenti, tanto da essere assolti con la canonica dicitura della formula piena ‘perché il fatto non sussiste’. Un’odissea dal sapore kafkiano, che ha visto il suo momento più grave quando le persone in questione hanno accompagnato in macchina, sotto casa mia, Armando Spada, esponente di spicco dell’omonimo clan di Ostia, che ha minacciato di morte me e i miei figli e ha aggredito questi ultimi, servendosi anche di un bastone, procurando loro lesioni guaribili in in 6 e 8 giorni. Lo scopo della sua venuta era di intimidirci per farci desistere dal continuare a chiedere i nostri diritti e il rispetto della legalità. A quel punto abbiamo avuto la certezza che i signori che avevano commesso gli abusi erano in rapporti con un clan mafioso di Ostia e chi li aveva coperti lo aveva fatto a beneficio di soggetti legati, non spetta a me dire in che modo, a un sodalizio mafioso. Su questo non mi pare possano esserci dubbi. Se io accompagno un elemento di vertice come Armando Spada per intimidire qualcuno ho palesemente un rapporto piuttosto stretto con il clan. Ebbene, si è parlato molto negli ultimi mesi della pericolosità degli Spada a Ostia, specie dopo l’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi, si sono adottate misure anche clamorose sotto certi aspetti, ma cosa è stato fatto prima, quando il mio grido d’aiuto è rimasto inascoltato? E’ alquanto singolare che dopo tanti esposti e denunce, tutti ignorati, solo ora ci si accorge di un fenomeno presente già da molto tempo. Il ministro Marco Minniti ha dichiarato che non ci sono zone franche. Questa affermazione mi fa sorridere. Vorrei dire al ministro che in via Peio, 34, all’Infernetto, la zona franca esiste dal 2005, e persone vicine al clan Spada hanno potuto fare di tutto senza che gli organi istituzionali deputati al controllo muovessero un solo dito per ostacolarli. Invito il ministro Minniti a recarsi in via Peio e lo sfido, di fronte alla realtà dei fatti, a ripetere l’assunto concettuale espresso sull’assenza di zone franche. Perché si punta il dito sugli Spada, che hanno fatto una scelta criminale, ma non si guarda a chi vive alla loro ombra nascondendosi dietro una coltre di perbenismo e di insospettabilità. Perché Armando Spada è venuto sì sotto casa mia per consumare quella che, senza mezzi termini, è stata un’intimidazione mafiosa, ma non è venuto da solo. E’ stato accompagnato in macchina. E chi l’ha accompagnato ha un nome e un cognome. Sono Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro a Ostia Nuova, e sua moglie Angela Falqui. E l’evento, da intimidazione mafiosa qual’era, grazie a varie e incredibili circostanze, è stato rubricato come lesioni personali lievi ed è finito nell’alveo decisionale del Giudice di Pace, col procedimento instaurato inghiottito poi dalle sabbie mobili della prescrizione. Infatti i poliziotti della volante del Commissariato di Ostia, intervenuti sul posto, non hanno voluto porre sotto sequestro, nonostante le insistenze di mio figlio Antonello, il bastone con cui erano stati colpiti i miei figli. E nemmeno hanno voluto perquisire Spada. Il signori Alfonso De Prosperis e Angela Falqui hanno avuto l’ardire di proporre una denuncia – querela contro di noi, accusandoci di averli aggrediti e indicando Armando Spada come teste. Un atto di accusa per sollecitare un procedimento penale in cui sono state scritte cose che la più elementare e superficiale disamina logica indurrebbe chiunque a definire paradossali e ridicole. Ma non evidentemente chi ha redatto l’informativa di polizia giudiziaria, che definirei quantomeno un po’ distratta. Infatti nella denuncia vi era scritto che i signori De Prosperis e Falqui, hanno fatto nascondere il signor Spada in macchina essendosi spaventato alla vista dei miei figli. Il bastone con cui questi ultimi sono stati colpiti è stato utilizzato da Spada per tenere a distanza un pericoloso animale che mio figlio avrebbe aizzato contro di loro. Peccato che si trattasse di un cucciolo di circa sei mesi di vita. E ha un nome e cognome anche il maresciallo dei Carabinieri che ha firmato l’informativa testé citata in cui, e non sta a me giudicare se involontariamente o meno, ha indicato Spada come teste, senza fare alcun accenno alla caratura criminale del soggetto e senza citare il luogo di nascita, né tantomeno la data. Come hanno un nome e cognome le vigilesse che non sono riuscite a scorgere degli abusi lapalissiani, però sono state molto brave a individuare quelli nostri, perfettamente inesistenti. E hanno un nome e cognome molti altri personaggi di questa vicenda, che con il loro comportamento, ripeto voluto o non voluto, non è affidato alla mia competenza deciderlo, hanno di fatto favorito le condotte illecite di personaggi in rapporti con il clan Spada. Il significato della mia candidatura è proprio questo. Orgogliosa di poter dare il mio contributo a una lista che ha fatto della lotta all’illegalità il punto cardine del suo programma e che propone per la presidenza della Regione Lazio una persona di elevato spessore politico, culturale e umano come Jean-Léonard Touadi“.

  • Zoboli nuovo Segretario PD Serramazzoni: Ralenti e Fornari dentro

    Il segretario Zoboli riprende le redini: «Candidati? È ancora presto»

    SERRAMAZZONI. Il nuovo Pd di Serra parte dal “vecchio”. O meglio, comprende anche il vecchio nel suo percorso di riposizionamento sul territorio in vista delle elezioni. Ieri in sala di Cultura si è presentato Piero Zoboli, segretario eletto a fine 2017 dopo le dimissioni di Simone Giusti (in realtà già da ottobre 2016) quale candidato unico. Un ritorno il suo, visto che aveva ricoperto il ruolo dal 2002 al 2012, nel decennio della giunta Ralenti.

    Un’esperienza che, al di là dell’epilogo giudiziario, ha visto pagine politiche esaltanti dal suo punto di vista: «Nel 2007 – ha ricordato – Ralenti è stato rieletto con oltre il 68% dei voti: risultato storico per una lista appoggiata dal Pd in un Comune tradizionalmente di centrodestra».

    Ecco perché nella ripartenza ha chiesto il contributo anche dei protagonisti dell’epoca: in sala erano presenti, tra gli altri, lo stesso Ralenti e gli ex assessori Pradelli e Casolari. Non Sabina Fornari, anche se ha preso parte ad altri incontri, tanto che si era diffusa la voce che fosse lei la candidata sindaco del Pd. Cosa che ha smentito su Facebook e che ha smentito anche lo Zoboli: «È una bufala – ha rimarcato – Io sto solo lavorando alla costituzione di una lista civica dialogando con tutti quelli che hanno una sensibilità di centrosinistra. Senza preclusioni per nessuno, tantomeno per le persone con cui sono state scritte pagine importanti. Sabina si è solo resa disponibile a dare il suo contributo all’esperienza, ma di candidature non si è mai parlato. Il nostro candidato sarà scelto dal gruppo, insieme: questo e lo posso garantire».

    «Io non sono disponibile a candidarmi in nessun modo» ha detto lo stesso Ralenti.

    Insomma, dalla vecchia guardia piena disponibilità al contributo d’idee, ma il passo successivo è tutto da vedere. Cosa che conferma anche il segretario provinciale Pd Davide Fava: «Zoboli,

    che è una persona seria – ha detto – Sta facendo un’ampia ricognizione sul territorio per capire qual è il perimetro del Pd, che deve essere aperto al mondo che lo circonda e anche ad alleanze. Ma in questa fase è prematuro parlare di candidature».

     

    Daniele Montanari

    Leggi l’articolo completo sul nuovo Segretario PD Serramazzoni

  • BEPI PEZZULLI DI SELECT MILANO E ATTILIO FONTANA ASSIEME A MILANO PER DISCUTERE DI POLITICHE PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA LOMBARDIA

    BEPI PEZZULLI DI SELECT MILANO E ATTILIO FONTANA ASSIEME A MILANO PER DISCUTERE DI POLITICHE PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA LOMBARDIA

    Milano 19 Febbraio 2018 – dalle ore 18.30

    Evento: “Politiche per lo Sviluppo Economico: Laboratorio Lombardia”

    presso Simmons & Simmons – via Tommaso Grossi 2, Milano

     

     

    Select Milano e il suo Presidente Bepi Pezzulli incontrano con la Milano degli Affari il Candidato Governatore alla Regione Lombardia, Attilio Fontana, nel prestigioso studio legale internazionale Simmons & Simmons. Sul tavolo di discussione tutti i più importanti temi economici, fiscali e regolamentari relativi all’attuazione dello sviluppo economico per la Lombardia. In particolare, grande enfasi verrà posta sul ruolo della Regione come polo d’avanguardia e innovazione per lo sviluppo del FinTech, di un sistema di BlockChain regionale e dell’infrastruttura che fungerà da incubatrice di Start-up.

     

    Bepi Pezzulli_3 copiaLo sviluppo economico della Lombardia passa attraverso la riduzione della burocrazia mediante l’impiego delle nuove tecnologie informatiche. Obiettivo dichiarato da parte del Candidato Governatore alla Regione Fontana è consentire alle imprese, agli artigiani e ai commercianti di produrre reddito e
    nuova occupazione. Il piano d’azione della regione appare concreto: più credito al tessuto imprenditoriale lombardo grazie alla creazione di nuovi prodotti finanziari per lo sviluppo degli investimenti in ricerca e innovazione; maggiore utilizzo di fondi strutturali europei; ricorso al credito erogato dalla società finanziaria regionale, Finlombarda. (Nella foto, Bepi Pezzulli)

     

    Schermata 2018-02-13 a 12.03.17La Lombardia è pronta a essere una locomotiva in un Paese che frena. Milano si presenta come forte catalizzatore che permetterebbe lo sviluppo di un sistema interconnesso di finanza alternativa, favorendo la crescita di fondi di venture capital che investano in start-up innovative, magari proprio nel settore finanziario. Per cogliere tale opportunità occorre dare un posizionamento internazionale a Milano e alla Lombardia, si tratta di beneficiare di un effetto permanente di crescita economica e sviluppo industriale, che implica nuovi posti di lavoro, il ritorno di cervelli nonché prestigio e grande visibilità per la capitale finanziaria del Paese. E’ necessario investire sulle infrastrutture per creare una rete smart di servizi ad alta mobilità, dai trasporti locali all’efficienza delle smart city. (Nella foto, Attilio Fontana e Bepi Pezzulli)

    Interverranno: Attilio Fontana (Candidato Governatore alla Regione Lombardia), Bepi Pezzulli (Presidente Select Milano), Giulio Bastia (Condirettore Generale Banca Finnat), Maria Carla Giorgetti (Professore Ordinario diritto fallimentare Università di Bergamo, Avvocato in Milano), Pasquale Merella (Presidente Smart Institute).

     

     

    In breve:

    SELECT MILANO: Select Milano è un gruppo di analisi indipendente (“think tank”) di orientamento euroscettico e liberale. E’ formato da manager, imprenditori, banchieri, professionisti che da sempre operano sull’asse Milano-Londra. Il proposito di Select Milano è quello di costruire un ponte commerciale permanente tra Londra e Milano che dia la possibilità di stabilire a Milano soltanto quelle attività finanziarie in uscita dalla City di Londra per ragioni regolamentari a seguito della Brexit.

    BEPI PEZZULLI: (nato a Napoli, 1970) E’ un avvocato d’affari e manager italiano naturalizzato britannico. Esperto in regolamentazione dei servizi finanziari, assiste banche, intermediari finanziari, società di gestione del risparmio e hedge funds in materia di AIFMD, EMIR, MiFID e UCITS, nonché fondi di private equity in materia di risoluzione di crisi societarie. Dal 2016 occupa la posizione di Presidente di Select Milano, think-tank liberale ed iniziativa di diplomazia d’affari, che ha la missione di trasformare Milano in Piazza finanziaria europea. Nel 2017, Pezzulli è stato nominato nel CDA di Finlombarda, la finanziaria della Regione Lombardia.

     

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    Per ulteriori informazioni:
    Digital PR a cura di Blu Wom Milano
    www.bluwom-milano.com
    [email protected]

  • De Pierro attacca Zingaretti e Capriccioli su no vax Tutino

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e coordinatore della campagna del candidato governatore del Lazio Jean-Léonard Touadi: “Ritengo gravi le reazioni, disinteressata quella di Nicola Zingaretti e ponziopilatesca quella di Alessandro Capriccioli. La cosa che più mi colpisce e che ritengo alquanto delirante è il fatto che egli voglia elargire del denaro, se non erro 600 euro, a chi non vaccina i figli. Tutino pensa di far gravare la sua insensata proposta sui corpi collettivi?”

    Antonello De Pierro e Jean-Léonard Touadi

    Roma – La notizia della presa di posizione del candidato radicale, alleato di Zingaretti, Davide Tutino in materia vaccini, che aveva dichiarato di essere un no vax, ma soprattutto di voler dare dei soldi (600 euro) alle famiglie che non vaccinano i figli, ha creato sconcerto nel mondo politico e nell’opinione pubblica. Dopo la risposta decisa di Jean-Léonard Touadi, candidato alla presidenza della Regione Lazio con la lista Civica Popolare, Zingaretti ha opposto un inaccettabile silenzio, mentre il capolista radicale Alessandro Capriccioli ha replicato affermando che Tutino avrebbe parlato a titolo personale e non rispecchierebbe la linea del partito, che si dichiara al contrario favorevole ai vaccini.

    Capriccioli ha aggiunto poi che i motivi della candidatura di Tutino sono da far risalire alla sua lunga militanza radicale.

    A rispondere, questa volta, è il presidente dell’Italia dei Diriti Antonello De Pierro che, dopo aver stipulato l’accordo con Civica Popolare, ha rinunciato a una candidatura alla Camera dei Deputati per accettare l’incarico di coordinatore della campagna elettorale di Jean-Léonard Touadi.

    Ciò che è successo mi lascia fortemente perplesso — ha affermato — su chi siano coloro i quali si candidano a rappresentare i cittadini laziali in Regione. E ritengo ancora più gravi delle esternazioni esilaranti di Tutino le reazioni, disinteressata quella di Nicola Zingaretti e ponziopilatesca quella di Alessandro Capriccioli. Se Davide Tutino, è stato improvvisamente colpito dal virus della sindrome da notorietà a tutti i costi per uscire da quell’anonimato da cui, evidentemente, nonostante i tanti anni di militanza non è mai riuscito a emergere, ha raggiunto in parte il suo scopo. E una patologia che a volte può colpire chi è rimasto nel dimenticatoio per lungo tempo e il partito di appartenenza non è riuscito a somministrargli lo specifico vaccino per evitarla. E, in questo caso, potrà godersi, appagato, il suo momento di gloria. Contento lui, contenti tutti.. Secondo la nostra visione politica è alquanto grave che un militante di lungo corso di un partito effettui una virata così repentina su un argomento di vitale importanza per la stessa compagine di appartenenza. Ma questo è un problema interno loro e ci interessa davvero poco. Come ci importa francamente poco anche dell’opinione di Tutino sui vaccini. Siamo in democrazia e ognuno può dare libero sfogo alla propria espressione ideale. E’ ripescando un assunto concettuale di voltairiana memoria mi batterò anche affinché lui possa esprimere le sue idee, pur non condividendole. La cosa che più mi colpisce e che ritengo alquanto delirante è il fatto che egli voglia elargire del denaro, se non erro 600 euro, a chi non vaccina i figli. Ma stiamo scherzando? Il silenzio di Zingaretti, che si propone per ritornare ad amministrare la Regione, è assolutamente disarmante, come quello opposto sul disastro dei rifiuti, che proprio noi dell’Italia dei Diritti abbiamo sollevato. E la posizione di Capriccioli, persona che stimo, in questo caso è tutt’altro che esaustiva. Noi pretendiamo di sapere le intenzioni di Tutino qualora dovesse essere eletto in consiglio regionale. Con quali soldi dovrebbe pagare le famiglie che scelgono l’anacronistica linea di rifiutare quei vaccini, che hanno salvato milioni di vite in passato, scongiurando gravissime epidemie e permettendoci di vivere oggi senza la minaccia di terribili morbosità, che fortunatamente sono state debellate grazie alle somministrazioni vaccinali? Tutino pensa di far gravare la sua insensata proposta sui corpi collettivi? A queste domande attendiamo una risposta immediata e non ci fermeremo fino a quando i cittadini del Lazio non saranno certi di non rischiare di veder sperperare soldi pubblici per soddisfare le assurde elucubrazioni di questo personaggio, le cui dichiarazioni onestamente mi fanno rabbrividire. E tra l’altro rischia anche di creare un detrimento sociale molto grave in tema di prevenzione, attesa la disperazione che regna attualmente in tante famiglie disagiate. Quanti, facendosi ammaliare dalla possibilità di ricevere l’eventuale bonus proposto, potrebbero decidere di rinunciare alla prevenzione sociale dei propri figli?“.

  • Touadi (Civica Popolare): “Subito al via il Piano Sociale in Regione”

    l candidato governatore del Lazio anticipa il cavallo di battaglia suo programma che muove dal popolarismo cattolico e punta dritto all’ approvazione del Piano Sociale regionale

     

    Il Piano Sociale in cima alla sua agenda politica. Società e diritti civili prima di tutto, in continuità con il lavoro già svolto nelle istituzioni, locali e nazionali.

    Dalla provincia alla periferia romana, prosegue l’impegno politico di Jean Leonard Touadi, candidato alla presidenza della Regione Lazio per Civica Popolare Lorenzin. Il contatto con il territorio e la società civile continua a essere il minimo comun denominatore del percorso dell’ex parlamentare che, dall’amministrazione capitolina fino alla Camera, rinvigorisce il suo  rapporto autentico e sincero con il territorio.

    Partecipe di un momento di incontro civico sulla Cassia, in zona Giustiniana, Touadi ha fatto chiarezza su una priorità del suo programma regionale: “Mi auguro che la campagna elettorale riesca presto ad abbandonare i toni sensazionalistici. Spegniamo la luce sulla ricerca di notorietà e accendiamo i riflettori sulla domanda profonda che ci arriva dalla società civile più svantaggiata. Abbiamo emergenze sociali a cui guardare con estremo rigore e le nostre radici cristiane richiamano ad esse con forza. Ognuno col suo background, ma tutti all’interno della stessa civitas – ha incalzato Touadi – ritroviamo nel popolarismo il cuore pulsante dell’agire politico che vogliamo portare in Regione. Noi di Civica Popolare siamo pronti ad accogliere una sfida leale verso il contrasto al disagio, sia esso economico, giovanile o legato all’immigrazione.  Per questo – ha poi aggiunto – accoglieremo senza se e senza ma l’appello del Terzo Settore per l’approvazione del Piano Sociale della Regione Lazio. Vogliamo un confronto immediato con il mondo del volontariato, degli assistenti sociali e di tutti gli operatori del comparto che, fortemente, confidano nella prossima amministrazione regionale. Intendiamo permettere loro una pianificazione degli interventi da portare sul nostro territorio. Per questo – ha concluso – il Piano Sociale del Lazio deve vedere luce”.

  • Sconcerto di Touadi per dichiarazioni No Vax del candidato a sostegno di Zingaretti

    Davide Tutino è disposto a pagare chi non vaccina i figli. Il candidato alla presidenza della Regione Lazio per Civica Popolare: “Rimaniamo in attesa di conoscere la posizione del governatore uscente

    “Zingaretti prenda posizione nei confronti delle esternazioni No Vax del radicale Tutino”. Così si è espresso lo sconcerto di Jean -Leonard Touadi, candidato alla presidenza della Regione Lazio per Civica Popolare Lorenzin, a seguito delle dichiarazioni sui vaccini di Davide Tutino, candidato nelle file dei Radicali a sostegno della coalizione di centrosinistra capeggiata da Nicola Zingaretti.

    Di ritorno dalla presentazione del programma nazionale di Civica Popolare al Tempio di Adriano, l’ex parlamentare ha commento le posizione del già vicepresidente del VII Municipio di Roma: “Risulta sorprendente la posizione del candidato del Partito Radicale sulla scia della deriva no vax del Movimento 5 stelle – ha esordito Touadi che ha poi aggiunto: “Conosciamo i Radicali in termini di realtà politica estremamente rigorosa nel seguire le evidenze scientifiche, tra cui rientra l’efficacia dei vaccini, essenziali per debellare malattie importanti. Oggi, apprendiamo con stupore il cambio di rotta operato da Tutino rispetto al tema. Rimaniamo in attesa di conoscere la posizione di Zingaretti verso la presa di posizione no vax di un candidato della sua coalizione”.

  • De Pierro, per Touadi non mi sono candidato in Umbria

    Il presidente dell’Italia dei Diritti ha rinunciato alla candidatura alla Camera dei Deputati nel collegio umbro con Civica Popolare per accettare il coordinamento della campagna elettorale del candidato alla presidenza della Regione Lazio
    Antonello De Pierro e Jean-Léonard Touadi

    Roma – Ha fatto notizia nei giorni scorsi la rinuncia del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro a candidarsi per un seggio alla Camera dei Deputati.

    Il leader del movimento aveva stretto un accordo con Beatrice Lorenzin per inserire vari esponenti del movimento da lui presieduto nelle liste di Civica Popolare, la formazione che fa capo alla ministra della Salute, ma in extremis proprio lui aveva desistito dal correre per optare a favore del coordinamento della campagna elettorale di Jean-Léonard Toaudi, candidato alla carica di governatore del Lazio con lo stesso partito.

    Infatti, quando Touadi, con cui intrattiene rapporti amicali e di reciproca stima da molti anni, gli ha rivolto la richiesta, De Pierro non ha esitato ad accettare l’incarico propostogli, ritirando il suo nome dalla lista. Oggi ha deciso di parlare dell’episodio e si dice felice per la scelta fatta, maturata al di là di ogni calcolo politico solo per una questione di amicizia e di apprezzamento nei confronti dell’ex assessore capitolino della giunta Veltroni e deputato per l’Idv e per il Pd, ma si dice rammaricato per non aver potuto partecipare nella regione che aveva scelto, ossia l’Umbria: “Quando ho deciso di candidarmi non ho avuto dubbi.

    Ho scelto di farlo in Umbria. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto è un territorio che amo moltissimo e ogni volta che mi è possibile ci faccio un salto, senza stancarmi mai di ammirare le sue bellezze naturali, storiche e architettoniche, restandone estasiato. In secondo luogo perché amo gli umbri, gente laboriosa, cordiale e umile, un esempio per chiunque. Non posso poi tralasciare una ragione prettamente politica. L’Italia dei Diritti, nella regione di san Francesco d’Assisi e di santa Rita da Cascia, gode di un notevole consenso, maturato anche grazie all’avvincente campagna elettorale che abbiamo condotto in occasione delle ultime consultazioni regionali, con candidato presidente Giampiero Prugni, che purtroppo da qualche tempo ci ha lasciati. Anche se la lista è saltata proprio in sede di presentazione, per un disguido legato all’assenza di un atto nel fascicolo documentale consegnato, il 3% che ci assegnavano i sondaggi era emblematico circa il lavoro programmatico e aggregativo svolto. Auspico presto di lavorare nuovamente in prima persona per questa straordinaria terra, che quando ci ritorno mi emoziona sempre come fosse la prima volta”.

  • GIOVENTU’ FEDERALISTA EUROPEA: MAI PIU’ FASCISMI E RAZZISMI

    07.02.18

    COMUNICATO STAMPA GIOVENTU’ FEDERALISTA EUROPEA 

    MAI PIU’ FASCISMI E RAZZISMI

    Scriviamo questo comunicato in seguito ai gravissimi eventi verificatesi nel maceratese: la terribile vicenda che ha coinvolto una giovane ragazza e l’attacco xenofobo da parte di un militante neofascista che ha sparato su un gruppo di persone di origine straniera. Alla luce di quanto accaduto, aderiamo con convinzione alla manifestazione indetta dall’ANPI il 10 febbraio – https://goo.gl/GdqZCy.

    Condanniamo con fermezza ogni atto di giustizia privata o di vendetta. È più che mai urgente una decisa opposizione ad ogni crimine fondato sull’adesione a principi ideologici neofascisti e va contrastato ogni tentativo di una loro riabilitazione e di normalizzazione di un linguaggio politico violento, razzista e xenofobo.

    Tutto ciò va condannato, senza appello, senza discussione. Giustificare uno solo dei comportamenti di cui sopra è in netta contraddizione con i valori della Costituzione italiana.

    Condanniamo, allo stesso modo, ogni tentativo di strumentalizzazione politica delle vicende in questione. Non crediamo ci sia molto da aggiungere rispetto alle lucide parole della madre della vittima: “Chiediamo solamente giustizia. Pene esemplari per chi ha ucciso e fatto a pezzi nostra figlia. Ma condanniamo fermamente l’attacco di ieri, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio. […] Detto questo noi non vogliamo altro sangue sulle strade e non cerchiamo questo tipo di vendette. […] Esiste una politica di accoglienza sana, e il 4 marzo ognuno di noi andrà alle urne sapendo come votare. Noi siamo per la non violenza assoluta e non vogliamo essere strumentalizzati.” (La Stampa, https://goo.gl/nq3Nnp)

    Al netto delle discutibili correlazioni tra immigrazioni e criminalità – https://goo.gl/AR5WFm -, continua a preoccuparci la leggerezza con cui si tollerano fenomeni e atteggiamenti neofascisti, e la facilità con cui, tramite i media e lo stesso linguaggio politico, vengono fomentati xenofobia e razzismo.

    I protagonisti della Resistenza in tutta Europa si riconoscevano in forze politiche diversissime tra di loro, accumunate dalla lotta a fascismi e totalitarismi. Il progetto di un’Europa unita e l’Italia si sono fondate sulla necessità di una società democratica che avesse gli strumenti per garantire libertà, democrazia, diritti e pace. L’evidente simbolo della terribile crisi sociale e identitaria che stiamo vivendo è lo svuotamento di questi principi oggi abusati nella retorica e dimenticati nella pratica.

  • Clamoroso passo indietro di De Pierro, sarà coordinatore campagna elettorale di Touadi

    Il presidente dell’Italia dei Diritti, che nei giorni scorsi aveva stretto alleanza con Beatrice Lorenzin, ha rinunciato a correre per un seggio alla Camera e ha risposto alla chiamata dell’amico candidato alla presidenza della Regione Lazio

    Antonello De Pierro e Jean-Léonard Touadi

    Roma – Ha del clamoroso il passo indietro fatto dal presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, candidato alla Camera dei Deputati con la lista Civica Popolare, dopo l’accordo stretto con la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Il patto resta comunque in piedi e il movimento, rispettando l’annunciata confluenza per le elezioni politiche e regionali, sosterrà lo stesso Cp in tutta Italia.

    Ma la scelta di De Pierro si consuma nel Lazio, dove l’Italia dei Diritti aveva scelto di correre da sola alle regionali con il responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli candidato a governatore, a cui ha chiesto di rinunciare per partecipare alla competizione come aspirante consigliere nelle file del partito di Lorenzin. E qui la vicenda esce in parte dalle stanze della politica e abbraccia il terreno dell’amicizia, della stima, dei rapporti umani. La molla decisionale scatta quando viene rivelata la candidatura alla presidenza della Regione Lazio di Jean-Léonard Touadi, un personaggio capace e carismatico, ma soprattutto onesto, con cui il leader dell’Italia dei Diritti ha da lungo tempo un legame amicale e di mutuo apprezzamento. E soprattutto quando il neo candidato governatore gli chiede di assumere il coordinamento della sua campagna elettorale De Pierro non ha indugi. Rinunciare alla possibilità di accedere a uno scranno in Parlamento non è un problema se si crede fermamente in certi fondamenti valoriali. E la storia personale e politica di Touadi è in perfetta sintonia con quella di un paladino della legalità come il numero uno del movimento che ha fatto dell’appello al rispetto dei diritti individuali e collettivi il suo vangelo. Le linee programmatiche da esplicitare nella campagna elettorale di Civica Popolare sono imperniate proprio sulla lotta alla corruzione e alla mafia, nel trionfo di quella legalità che è la piattaforma edificante di un parenchima sociale sano. Quella corruzione che De Pierro combatte da sempre con tutte le sue forze. I suoi diciotto incatenamenti per ottenere la rotazione intermunicipale periodica (risultato raggiunto) dei vigili urbani capitolini per prevenire ogni tentazione corruttiva, fanno ormai parte integrante della storia della Roma recente. O la battaglia per la giustizia combattuta contro persone in rapporti con il clan Spada di Ostia, tanto da accompagnare il boss Armando, già agli arresti domiciliari e destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere proprio nei giorni scorsi con contestazione del 416 bis c.p., a minacciarlo di morte e aggredirlo per indurlo a non proseguire nel denunciare degli abusi a carattere edilizio da parte di persone a lui care. Un episodio che gli ha fatto guadagnare il triste e non invidiabile primato di primo giornalista aggredito dal clan, a cui hanno fatto seguito le minacce a Federica Angeli, che vive sotto scorta, e l’arcinota testata data da Roberto Spada a Daniele Piervincenzi.

    De Pierro spiega i motivi della scelta di sposare la causa elettorale di Toaudi: “Conosco Jean-Léonard da un cospicuo lasso temporale. Il sentimento nutrito da sempre nei suoi confronti è racchiuso tutto nella parola stima. Stima per il politico Touadi, stima per l’uomo Touadi. Due facce della stessa medaglia che, coniugate tra loro, partoriscono un’attività volta costantemente all’ottimizzazione dei corpi collettivi. E’ una peculiarità che dovrebbe essere fisiologica per chi ambisce agli scranni istituzionali, ma purtroppo, tra populismo, demagogia e addirittura becero sciacallaggio, sul proscenio è cosa rara da scorgere. Jean-Léonard incarna quella figura che dovrebbe essere eletta a emblema valutativo per l’idoneità a ricoprire ruoli politici. Mi sembrava doveroso rispondere alla sua chiamata sacrificando una candidatura. Ho semplicemente risposto al comando imperioso del senso dello stato, che alberga costantemente in me. Poter coordinare il lavoro arduo che ci accingiamo a intraprendere è un onore oltre che un piacere per me. Il suo impegno in politica è stato sempre segnato da un forte impegno per l’affermazione della legalità. Un paradigma concettuale che noi propugniamo da sempre, specie quando ci siamo accorti di dover fare costantemente i conti con un sistema inquinato, purtroppo trasversale, che si autoalimenta con biunivoche connivenze, che travalicano qualsivoglia steccato ideologico o senso della funzione da parte di funzionari pubblici, sempre, purtroppo, in nome del tornaconto personale. Intorno a questo apparato ruota spesso una lapalissiana realtà di disagio e di disperazione sociale. E se da un lato questi signori la relegano ai margini dei loro interessi ufficiali, dall’altro, con ributtante cinismo, con paradossale impudenza, ci intingono il pane. Se vogliamo almeno sperare di assistere un giorno alla palingenesi della nostra amata Italia, dobbiamo profondere le nostre energie affinché il nostro impegno si indirizzi, con priorità assoluta, a decontaminare l’apparato istituzionale dalle pervasive propaggini metastatiche che l’hanno messo sotto scacco. Dobbiamo restituire al corpo sociale, e quindi elettorale, quegli ideali e speranze che sono naufragati sugli scogli della malagestione della cosa pubblica. E questo naufragio genera quella pericolosa disillusione che erutta purtroppo nel voto di protesta, diventando terreno fertile di caccia per chi cerca di racimolare consensi con l’esercizio di una retorica populista e qualunquista, che spesso addirittura scivola nello sciacallaggio, condotta che ha davvero poco a che vedere con una sana politica. Queste manifestazioni comportamentali purtroppo anestetizzano le coscienze e coartano l’autodeterminazione del corpo elettorale. Ed è cosa nota che il sonno delle coscienze può generare mostri. E’ questa la sfida che ho sempre scelto di giocare da presidente dell’Italia dei Diritti, che avevo scelto di giocare da candidato alla Camera con Civica Popolare e ora al fianco di Jean-Léonard Touadi, per ridare la capacità di autodeterminazione alle persone, perché ciò significa restituire loro la dignità, che il potere di pochi eletti ha spesso schiacciato, marciandoci sopra con i cingoli dell’arroganza. Per concludere vogliamo dare una ‘nuova casa al civismo’, per dirla con le parole tanto care a Jean-Léonard“.

  • 75° anniversario della vittoria di Stalingrado: due insegnamenti per l’oggi

    75° anniversario della vittoria di Stalingrado: due insegnamenti per l’oggi

     

    Settantacinque anni fa, il 2 febbraio del 1943, a Stalingrado, dopo sei mesi di furiosi e ininterrotti combattimenti, l’esercito e il popolo sovietico infersero un colpo mortale alla macchina militare nazifascista.

    La battaglia di Stalingrado segnò il punto di svolta decisivo della seconda guerra mondiale, aprendo il cammino verso la vittoria sul sanguinario nazifascismo.

    A Stalingrado affondò il piano degli imperialisti tedeschi che volevano imporre al mondo il loro dominio. Si infranse anche la vana speranza degli imperialisti angloamericani che ritardavano coscientemente l’apertura del secondo fronte in Europa occidentale, aspettando che l’Unione Sovietica si dissanguasse per poi mettersi d’accordo coi nazisti. Da Stalingrado iniziò l’irrefrenabile avanzata dell’Armata Rossa, guidata dal compagno Stalin, che portò alla presa di Berlino e alla sconfitta del nazifascismo.

    Tra i molteplici insegnamenti che possiamo trarre dalla vittoria di Stalingrado, in questo 75° anniversario ne vogliamo segnalare due.

    Il nazifascismo non è un incidente della storia, ma la dittatura terroristica degli elementi più reazionari, più sciovinisti, più imperialisti del capitale finanziario, che si sviluppa nei momenti di crisi del sistema capitalista.

    Oggi settori del capitale finanziario e dell’apparato statale non esitano a supportare di nuovo il fascismo per consolidare il loro dominio di classe, attaccare il movimento operaio e le sue organizzazioni, soffocare le libertà democratiche e preparare nuove guerre di aggressione.

    La borghesia, i suoi partiti liberali, riformisti e populisti, non vogliono combattere il fascismo ma lo proteggono e lo aiutano in mille  modi.

    In questa situazione, la vittoria di Stalingrado ci insegna che anche il nemico più feroce può essere sconfitto se contro di esso si schiera l’unità di azione degli operai in ogni fabbrica, in ogni zona, in ogni regione, in ogni paese, cioè il fronte unico di lotta del proletariato. Il nazifascismo può essere battuto solo dallo sviluppo della lotta di classe del proletariato contro tutto l’edificio capitalistico.

    La seconda fondamentale lezione che dobbiamo trarre dalla vittoria di Stalingrado è che per trionfare occorre una guida combattiva e rivoluzionaria che sappia dirigere e far scaturire il meglio nella lotta contro il nemico, che sappia infondere fiducia nei momenti più bui. L’incessante lavoro ideologico e organizzativo svolto dal partito bolscevico è stato determinante per la vittoria di Stalingrado, i giovani comunisti furono l’anima dei gruppi d’assalto che tanta parte ebbero nella sconfitta dei nazifascisti.

    Se vogliamo tornare a vincere di nuovo è necessario che i migliori elementi del proletariato si uniscano per gettare le fondamenta di un partito di tipo leninista: un reparto di avanguardia. organizzato e cosciente, della classe operaia . Le divisioni e l’attesismo  fanno solo il gioco dei nostri nemici.

    Onore e gloria eterna agli Eroi della battaglia di Stalingrado, che sacrificarono la loro vita per difendere dalla dominazione nazifascista i popoli dell’ URSS, i popoli d’Europa e di molti altri paesi del mondo.

    2 febbraio 2018

     

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

     

     

    www.piattaformacomunista.com

    [email protected]

     

  • EMA, AMSTERDAM NON E’ PRONTA: CONFERMATE IN QUESTI GIORNI LE VECCHIE TEORIE DI BEPI PEZZULLI DI SELECT MILANO

    Il Governo costretto a giocare una partita truccata dall’asse franco-tedesco, il Presidente di Select Milano suggerisce: “Imperativo ripensare il nostro modo di stare in Europa. Adesso fare sistema per l’Euroclearing”.

    Bepi Pezzulli_2

    Bepi Pezzulli (nella foto), avvocato d’affari e manager italiano naturalizzato britannico esperto in regolamentazione dei servizi finanziari e Presidente di Select Milano (think-tank liberale e iniziativa di diplomazia d’affari) da tempo sostiene la necessità di rinegoziare i Trattati Europei e arginare la deriva pangermanista di Bruxelles, dannosa tanto per l’Italia quanto per l’Europa. La missione di Select Milano è sostenere la candidatura del capoluogo lombardo a ospitare le infrastrutture di Euroclearing che dovranno lasciare Londra dopo la Brexit, costruendo forti relazioni bilaterali Italia/UK.

    Questa di Amsterdam era una storia già scritta. Il Presidente di Select Milano, Bepi Pezzulli, l’aveva detto in tempi non sospetti: “L’EMA andrà in un Paese satellite della Germania. Amsterdam non sarà pronta”. Ma l’Unione Europea continua ad assecondare la deriva Pangermanista. L’EMA è stata assegnata a una capitale che non possiede le infrastrutture idonee ad accoglierla, a danno di una capitale concorrente con migliori credenziali.

    Perseguire i desiderata di Berlino significa sacrificare l’interesse nazionale italiano e gravare di costi di gestione supplementari 500 milioni di pazienti europei. “Le vicende legate all’assegnazione dell’Ema sono solo la punta dell’Iceberg: questa Unione Europea non tutela più l’interesse nazionale italiano”, Pezzulli è tranchant, ma propone un’alternativa: sfruttare il rinnovamento del Parlamento per fare sistema, riaggregare le forze capaci del Paese, rinegoziare i Trattati Europei e, allo stesso tempo, puntare su obiettivi più ambiziosi. A cominciare dall’Euroclearing.

    La partita per la conquista della cassa di compensazione di tutti gli scambi in strumenti finanziari derivati definiti in Euro, è assolutamente alla portata dell’Italia: Select Milano lo sostiene da tempo. Attualmente a Londra, Euroclearing aggiungerebbe a Milano e all’Italia circa 20 miliardi di nuova ricchezza all’anno (l’1,25% del PIL), porterebbe 11mila nuovi posti di lavoro e un gettito fiscale aggiuntivo per 9 miliardi di Euro – ben altri volumi rispetto a quelli generati dall’EMA. Di più, il trasferimento di Euroclearing a Milano risponde positivamente a due ordini di esigenze, il primo britannico, il secondo europeo. Sprovvista del passaporto europeo per via della Brexit, la City di Londra ha interesse a spostare a Milano tutto il traffico (attualmente gestisce il 75% del mercato mondiale, per un valore di 570 mld di Dollari all’anno), perché la London Stock Exchange possiede il 100% della Borsa di Milano. Il trasferimento permetterebbe a Londra di mantenere ricavi e profitti dell’Euroclearing e Milano, come detto, guadagnerebbe in termini di gettito fiscale. Nel quadro europeo, ciò compenserebbe gli squilibri generati dal surplus commerciale della Germania, che si aggira attorno al 9% del PIL nazionale (3 punti sopra il tetto fissato dai trattati europei). Pochi in Europa auspicano un ulteriore rafforzamento di Francoforte che, assommando l’enorme surplus commerciale a quello finanziario, potrebbe minacciare la tenuta dell’Eurozona. A Davos il tema è emerso in proporzioni gigantesche. “Trump ha parlato di guerra commerciale, quando si parla di guerra ricordiamoci chi sono gli amici e chi i falsi amici“, conclude Bepi Pezzulli.

    All’immobilismo imperante, Select Milano risponde con contenuto e sostanza: Londra chiama, l’Italia risponde, Milano rilancia.

     

    In breve:

    SELECT MILANO: Select Milano è un gruppo di analisi indipendente (“think tank”) di orientamento euroscettico e liberale. E’ formato da manager, imprenditori, banchieri, professionisti che da sempre operano sull’asse Milano-Londra. Il proposito di Select Milano è quello di costruire un ponte commerciale permanente tra Londra e Milano che dia la possibilità di stabilire a Milano soltanto quelle attività finanziarie in uscita dalla City di Londra per ragioni regolamentari a seguito della Brexit.

    BEPI PEZZULLI: (nato a Napoli, 1970) E’ un avvocato d’affari e manager italiano naturalizzato britannico. Esperto in regolamentazione dei servizi finanziari, assiste banche, intermediari finanziari, società di gestione del risparmio e hedge funds in materia di AIFMD, EMIR, MiFID e UCITS, nonché fondi di private equity in materia di risoluzione di crisi societarie. Dal 2016 occupa la posizione di Presidente di Select Milano, think-tank liberale ed iniziativa di diplomazia d’affari, che ha la missione di trasformare Milano in Piazza finanziaria europea. Nel 2017, Pezzulli è stato nominato nel CDA di Finlombarda, la finanziaria della Regione Lombardia.

     

    #Brexit #Milano #BepiPezzulli #Euroclearing #DistrettoFinanziario #Londra #SelectMilano #ThinkTank #DiplomaziaEconomica #EMA #AgenziaEuropeaFarmaco

     

     

    Per ulteriori informazioni:
    Digital PR a cura di Blu Wom Milano
    www.bluwom-milano.com
    [email protected]

  • Liberi e Uguali a Perugia punta su Andrea Mazzoni

    E’ il ventottenne perugino il candidato nel Collegio uninominale del capoluogo per la Camera dei Deputati

    Arriva l’ufficialità per la candidatura di Andrea Mazzoni alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, nel Collegio che coinvolge le aree di Perugia, Marsciano e Lago Trasimeno. Una scelta coerente con la volontà di rinnovamento che Liberi e Uguali sostiene anche a livello nazionale, ma che qui in Umbria appare ancor più significativa. Mazzoni, laureato in Scienze della Politica e del governo e con un Master di secondo livello in relazioni istituzionali e comunicazione d’impresa, ha visto crescere il consenso intorno a sé tra le fila del Partito Democratico, dove ha militato negli ultimi anni: «Ho lasciato il PD nel 2017 – ha spiegato – perché il suo profilo non rispecchia più i valori e i principi che mi spinsero alla militanza e all’attivismo politico. La scelta di campo compiuta è stata dettata dalla necessità di rappresentare un punto di vista alternativo alle altre forze politiche, in grado di dar voce a quelle persone che in questi anni sono state lasciate indietro, prive di una proposta seria e credibile che potesse tutelarle e battersi per la riaffermazione dei diritti negati, a partire dal lavoro».

    Il suo impegno lo sta portando nelle piazze dell’Umbria per incontrare faccia a faccia chi vive in prima persona le problematiche che Mazzoni intende mantenere al centro del suo programma. «Lo vogliamo fare per i molti, non per i pochi» garantisce, ritenendo il lavoro l’unica leva efficace per la creazione di ricchezza e per la sua redistribuzione. Una piena e buona occupazione, la lotta al precariato, la crescita dei salari reali dei lavoratori del settore pubblico e privato, il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’introduzione di un sistema di tutele reali per i professionisti, gli artigiani e le PMI, sono alcune delle azioni che verranno intraprese per invertire il processo di impoverimento di massa innescato dalla crisi.

    Intanto Andrea sta ottenendo significativi riscontri anche online dove ha aperto un canale di comunicazione ufficiale che permetterà in queste settimane di raccogliere pareri e dialogare con i cittadini. Collegandosi a questo link si potranno seguire gli appuntamenti che lo vedranno protagonista fino al 4 marzo e soprattutto entrare in contatto diretto con il candidato: fb.me/andreamazzoni.liberieuguali.

  • Antonello De Pierro felice per la candidatura di Touadi alla Regione Lazio

    Il presidente dell’Italia dei Diritti e candidato alla Camera dei Deputati con Civica Popolare: “Beatrice Lorenzin non avrebbe potuto operare una scelta migliore. Jean-Léonard è una delle migliori figure che il panorama politico offre attualmente”

    Roma – “Esterno la mia massima espressione di felicità per la candidatura a presidente della Regione Lazio di Jean-Léonard Touadi. Beatrice Lorenzin non avrebbe potuto operare una scelta migliore”.

    Antonello De Pierro

    E’ con queste parole che il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, candidato alla Camera dei Deputati con Civica Popolare, ha accolto l’annuncio della ministra della salute e leader di Cp Beatrice Lorenzin, di aver deciso di designare come aspirante governatore del Lazio, collegato alla sua lista, Jean Léonard Touadi, ex assessore comunale di Roma della giunta Veltroni ed ex deputato eletto nelle file dell’Italia dei Valori.

    Jean-Léonard Touadi

    Infatti il numero uno dell’Italia dei Diritti e il neo candidato si conoscono proprio dai tempi dell’elezione in Parlamento di Touadi con la lista dell’Idv, partito presso cui De Pierro ricopriva il ruolo di capo ufficio stampa delle segreterie romana e regionale del Lazio.

    “Jean-Léonard è una delle migliori figure che il panorama politico offre attualmente — ha continuato il candidato alla Camera — nutro per lui profondi stima e affetto, sentimenti che sono rimasti immutati nel tempo. E’ un concentrato di competenza politica, cosa che nel frangente epocale che stiamo vivendo credo sia un requisito fondamentale, di onestà indiscussa, di spessore culturale, di umanità e soprattutto di quell’umiltà genuina e spontanea che solo i grandi sanno far trasparire. Il suo eloquio forbito e raffinato, è capace di arrivare al cuore della gente con estrema facilità, grazie anche ai suoi modi espressivi molto rassicuranti. Sono certo che per le regionali ci sarà una campagna elettorale molto interessante e combattuta. La figura di Jean-Léonard è nettamente superiore, per lo scranno più alto della Regione, a quelle degli altri candidati. I vari Zingaretti, Lombardi e Parisi avranno filo da torcere nel contendere a lui la carica”.

  • Antonello De Pierro stringe alleanza con Beatrice Lorenzin e si candida alla Camera

    L’accordo raggiunto tra Italia dei Diritti e Civica Popolare rafforza la neonata formazione politica guidata dalla ministra della Salute e spiazza quelle liste che hanno corteggiato invano il movimento presieduto dal giornalista romano

    Antonello De Pierro

    Roma – Dopo attente valutazioni e varie trattative, il direttivo nazionale dell’Italia dei Diritti, presieduto dal presidente e fondatore Antonello De Pierro, ha scelto con chi stringere l’alleanza per correre alle prossime elezioni politiche per il rinnovo dei membri della Camera dei Deputati e del Senato. Dopo aver depositato il simbolo identificativo del movimento presso il Viminale, rubando il tempo a Fratelli D’Italia e Partito Democratico nella corsa per arrivare a vedere affisso per ultimi il proprio contrassegno sulla bacheca del dicastero dell’Interno, si è proceduto alla definitiva formulazione decisionale sulla formazione politica su cui convergere. Infatti era già stato deciso da tempo che l’Italia dei Diritti non avrebbe partecipato col proprio simbolo a livello nazionale, mentre aveva annunciato da tempo la propria corsa solitaria alla Regione Lazio, schierando come candidato presidente il responsabile provinciale di Roma Carlo Spinelli.
    Beatrice Lorenzin
    L’accordo è stato raggiunto, già mercoledì scorso, con Civica Popolare, la compagine che vede il suo leader nella ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ma per scelta del presidente De Pierro solo ora viene reso noto. L’intesa trovata avrà conseguenze anche sul piano regionale laziale, dove il numero uno del movimento ha chiesto all’aspirante governatore del Lazio di fare un passo indietro e candidarsi nella lista schierata da Lorenzin. A questi sarà collegata, in quota Italia dei Diritti, Livia Celardo, la giovane economista e ricercatrice universitaria figlia di Carmine, uno degli esponenti storici del movimento, che per ovvii motivi resterà ai box.

    Per De Pierro, candidato alla Camera dei Deputati, è stata un’ottima convergenza programmatica e d’intenti come egli stesso spiega: “Dopo aver valutato attentamente l’offerta politica del momento, naturalmente circoscritta all’alveo del centrosinistra, che da sempre è la nostra collocazione naturale, nel ventaglio di possibilità esaminate non abbiamo nutrito alcun dubbio quando ci siamo imbattuti nelle proposte concrete di Civica Popolare. La disamina analitica era terminata. Da sempre impegnati nella tutela dei diritti delle cellule più deboli del parenchima sociale, spesso calpestate e mortificate dal potere e dall’arroganza di pochi eletti, abbiamo trovato qui una piattaforma ideale per edificare e corroborare le nostre linee programmatiche e un humus fertile per coltivare e preservare i nostri principi fondanti informati in particolar modo alla legalità, alla giustizia e soprattutto all’etica. Da sempre fedeli a una frase di Cesare Pavese, eletta a illuminante esempio, che diceva ‘Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”, è quello che abbiamo sempre propugnato per la tutela dei corpi collettivi. E cosa c’è di meglio del binomio civica e popolare per dare senso compiuto ai prefati assunti concettuali? Il riferimento ai cives e al popolo credo siano l’espressione ideale per orientarsi verso l’interesse degli italiani. Quando ci siamo contestualmente calati nella sfera lorenziniana abbiamo subito respirato un’aria nuova, un profumo di pulito, ma soprattutto un’armonia di intenti e di proiezioni progettuali, e sono quelle peculiarità che fanno la differenza per ambire a espletare un giusto mandato sul proscenio politico nazionale. Altrove abbiamo notato subito divergenze interne, alleanze improbabili, tutti elementi che rendono fragili le compagini e fanno vacillare significativamente la credibilità quando si chiede agli elettori di orientare il consenso nel segreto dell’urna elettorale. Qui ho trovato alti e commendevoli standard valoriali, altrove circostanze che possono facilmente scivolare verso il disvalore. Un po’ poco per ambire a contrastare i populismi rappresentati da Lega e M5s, o per arginare le spinte plutocratiche di Forza Italia e Fratelli d’Italia, a favore dei grossi potentati economici. Noi crediamo fortemente che ci siano due categorie in cui si dividono coloro i quali decidono di operare in politica. I primi sono quelli che espletano la loro attività a beneficio della collettività e non certo a salvaguardia degli interessi personali e sono quelli che noi chiamiamo politici. E questi, con grande compiacimento ho trovato in Civica Popolare. Poi ci sono coloro i quali sacrificano sull’altare dei tornaconti personali l’interesse primario dei cittadini. E a questi noi diamo l’appellativo di politicanti e sono tutta un’altra cosa. Gente che deve rimanere lontana dagli scranni istituzionali”.

    La soddisfazione è lapalissiana nelle parole del leader dell’Italia dei Diritti, che poi passa a parlare dei collegi: “Credo che il nostro impegno debba essere esponenziale per poter raggiungere l’obiettivo prefisso. Tengo a precisare che noi, al di là dell’estensione territoriale dei collegi dove sono presenti i nostri candidati, daremo il nostro contributo in tutta l’area peninsulare, senza indugi di sorta, con il massimo impegno. Dal canto mio, ho rinunciato per motivi personali al collegio di Ostia, che probabilmente, in virtù della mia storia personale, professionale e politica, sarebbe stata per me la collocazione più naturale, e ho optato per un collegio fuori dal Lazio. In ogni caso sarò personalmente il candidato non in lista non solo a Ostia, ma anche in tutti i collegi di Roma e provincia, dove profonderò le mie energie senza economia per convogliare nella lista Civica Popolare il maggior numero di consensi ed evitare che personaggi che, a suon di proclami demagogici e di vacui esercizi retorici, possano accedere al Parlamento o al Consiglio Regionale del Lazio”.
    Antonello De Pierro a una manifestazione dell'Italia dei Diritti
    De Pierro, primo reporter minacciato e aggredito dal clan Spada a Ostia (prima di Federica Angeli, attualmente sotto scorta, e di Daniele Piervincenzi) e molto attivo anche sui social (la sua pagina Fb conta 163.000 like, come agevolmente riscontrabile dalla classifica in aggiornamento quotidiano dell’ottimo Baroncelli e 56.000 follower su Twitter), tanto da essere nella top ten dei giornalisti più seguiti sul web e precisamente all’ottavo posto, punta il dito contro Matteo Salvini e Luigi Di Maio, contestandone decisamente alcune proposte: “L’avversario da battere, prima ancora del centrodestra dei rigurgiti di stampo fascista, è il populismo dilagante della Lega e del M5S. E’ un vero e proprio pericolo, un allarme sociale di cui aver paura, spesso sottovalutato imperdonabilmente. E’ in crescita grazie alla disillusione della gente di fronte ad alcuni errori valutativi della politica, alle distorsioni comportamentali degli appartenenti alla categoria di coloro i quali ho bollato poc’anzi come politicanti. E’ un movimento che avanza sospinto dal nulla, senza vere idee a tracciarne la rotta, ma che fa leva solo sui timori dei cittadini, che vengono condizionati nell’autodeterminazione e deviati nel pensiero da un bombardamento impressionante di fake news, e spetta a noi lavorare per arginarne l’avanzata, che può condurre a una vera e propria catastrofe nazionale. Parto dalla Lega, a cui Salvini ha furbescamente sottratto la parola Nord, al fine di allargare anche nel centrosud il bacino di consensi e c’è chi ingenuamente ci casca e rimuove l’antimeridionalismo dai percorsi della memoria. Ma anche se Salvini ha confezionato il vestitino nuovo al suo partito, sotto resta sempre quello di ‘Roma ladrona’ , di ‘chi non salta napoletano è’, del ‘bruciamo il tricolore’ e così via. Tra l’altro promuove l’abolizione della tanto odiata legge Fornero, ma tralascia di dire, mancando di onestà intellettuale, che è una promessa da marinaio, impossibile da realizzare. Noi che quella onestà intellettuale la custodiamo intatta nel nostro patrimonio dnatico non possiamo far finta di nulla e diciamo che la legge Fornero, giusta o sbagliata che sia, con buona pace di chi la vorrebbe vedere abolita, non potrà essere cancellata. E il motivo è semplice. Avrebbe un costo elevatissimo che la nazione non può assolutamente sostenere e chi dice il contrario inganna il paese. Come è fuori da ogni criterio di ragionevolezza la proposta del raggiungimento del diritto di quiescenza dopo 41 anni lavorati, indipendentemente dall’età. Tale previsione è semplicemente folle e condannerebbe i lavoratori ad andare in pensione a 70, forse a 80 anni, o addirittura forse mai, come potrebbe succedere con matematica certezza a tante donne, specie nel settore privato. Basta questo perché noi, con a cuore il bene del paese, e soprattutto, in questo caso, il diritto a maturare una pensione a un’età adeguata, dopo una vita di lavoro. Come è fuori da ogni logica l’intenzione progettuale di Di Maio che addirittura vorrebbe sommare l’età anagrafica con gli anni lavorati e raggiungere quota 100. E anche qui vale lo stesso identico ragionamento fatto con Salvini. Una condanna senza diritto di appello per chi aspira ad andare in pensione a una ragionevole età. Basta un semplice calcolo matematico per comprenderlo, ma c’è chi, accecato dall’antipolitica a ogni costo, non ha neanche pensato a farlo. Inganno o rapporto conflittuale di Salvini e Di Maio con la matematica? A noi poco importa. A noi interessa solo il fatto di sentire il dovere di informare e rimettere a fuoco il campo visivo a chi non riesce a leggere la triste verità tra le pieghe di tali farneticanti esternazioni. Di Maio non inciampa purtroppo, come ormai risaputo, solo sui congiuntivi, che, anche se piuttosto grave per chi aspira a fare il premier, sarebbe il minimo, in quanto ciò non mette a repentaglio la tenuta del paese, ma per nostra sfortuna ci sono esplicitazioni programmatiche che ci preoccupano enormemente per la disarmante sicurezza con cui vengono trasmesse alla massa. Una su tutte è l’affermazione di Luigino che, colpito da vocazione da eminente virologo, propone una previsione di obbligatorietà dei vaccini solo in caso di emergenze epidemiche. Ciò potrebbe essere letto come uno scherzo, una battuta, tanto è esilarante. E invece è tutto vero e a pronunciare tale aberrazione, che si infrange inesorabilmente contro la logica esperienziale prima ancora che contro gli assunti dottrinali della clinica medica, è un candidato premier che aspira a governare il paese. Qualcuno è riuscito a spiegargli che i vaccini, nell’accezione propria del termine, servono in fase preventiva e non certo per curare una patologia già insorta? La sfida non è solo politica, ma anche culturale, e deve mirare a stroncare un concentrato esplosivo di dilettantismo e incompetenza, che può condurre l’Italia direttamente nel baratro, quando ha invece bisogno esattamente del contrario, ossia di una palingenesi strutturale. Ma come può pretendere una formazione politica che non ha regole interne certe, ma solo pressappochismo organizzativo, di poter gestire la guida di una nazione, peraltro complessa, come la nostra? Un caso emblematico è rappresentato dall’esclusione da un collegio plurinominale per la Camera dei Deputati, dell’avvocata lucana Antonella Sassone, che in passato ha ricoperto con merito due ruoli nell’Italia dei Diritti e che improvvisamente, come tanti altri, non si è ritrovata in lista. Come riporta Il Fatto Quotidiano sembrerebbe che la causa dell’esclusione sia stata una candidatura, alcuni anni or sono, con l’Italia dei Valori. Peccato che la valida professionista non si sia mai candidata col partito che fu di Di Pietro. E se così fosse, come mai lo stesso criterio non è stato applicato a Elio Lannutti, il quale, non solo si è candidato con l’Idv, ma ne è stato uno degli esponenti di vertice, essendo stato eletto tra le sue file in Senato. Un’incongruenza lapalissiana, quanto grottesca, che la dice lunga su una compagine politica capace di mostrarci tutto e il contrario di tutto”.

  • Antonello De Pierro celebra Campanella nel ricordo di Marco Ferreri

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti, da sempre impegnato nel sostegno al cinema made in Italy, ha partecipato a Roma alla prima di “I love… Marco Ferreri”, diretto dal noto regista capitolino
    Antonello De Pierro e Pierfrancesco Campanella

    Roma – Il sostegno alla settima arte, definizione confezionata nel lontano 1921 dal noto critico Ricciotto Canudo e ormai entrata nel patrimonio concettuale collettivo quale sinonimo di cinema, rimane ai primi posti nell’agenda operativa del giornalista presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro.
    Anrtonello De Pierro e Sara Cardilli
    Questa volta l’impegno dell’ex direttore e voce storica di Radio Roma, l’emittente tramite la quale si è concretizzata la massima espressione del suo proposito ausiliario, ha fatto tappa presso la sala di proiezione Intrastevere di Roma, in occasione della prima nazionale del docufilm “I love… Marco Ferreri”, ideato, scritto e diretto dal noto regista Pierfrancesco Campanella, a vent’anni dalla dipartita del celebre cineasta meneghino. Nonostante abbia scritto pagine indimenticabili della storia del cinema Ferreri è sprofondato presto, troppo presto, nei meandri dell’oblio, accantonato ai margini della memoria collettiva. Ciò non è sfuggito a Campanella, il quale, paragonando quanto accaduto a un omicidio, ha voluto riportarlo in vita con un lavoro attento e meticoloso, che ha dato vita a un’esposizione narrativa esplicitata con dovizia di particolari, in cui un misterioso detective passa al setaccio le sue opere e realizza un’inchiesta sull’ipotetico delitto metaforico del compianto filmmaker. Al film, prodotto da Rossana Ruscitti, è appaiato in sala l’ultimo bellissimo cortometraggio di Campanella dal titolo “L’amante perfetta”, che vede come protagonisti Nicholas Gallo, Alessia Piovan e Magda Lys, con una strepitosa voce fuori campo di Luciana Frazzetto.
    Antonello De Pierro e Sara Cardilli
    “I love… Marco Ferreri” segna un trionfale ritorno di Campanella ai lungometraggi, che è apparso molto entusiasta, offrendosi agli scatti dei fotografi presenti con grande disponibilità. La pellicola, impreziosita dall’impeccabile voce narrante di Ermanno Ribaudo e dai contributi critici e testimoniali di Michele Placido, di Piera Degli Esposti, dell’esperto d’arte Mario D’Imperio, del critico cinematografico Orio Caldiron, del docente universitario Fabio Melelli, dello scrittore Emanuele Pecoraro, e di quell’icona storica del mondo della celluloide che è Franco Mariotti, ha riscosso un ampio successo nel pubblico presente, che non ha esitato a palesare l’espressione consensuale con ripetuti e scroscianti applausi.

    Antonello De Pierro e Gabriella Sassone

    Una lapalissiana approvazione è emersa anche dalle inequivocabili parole di De Pierro, giunto a all’evento con al fianco l’incantevole ex modella e nota cantante di pianobar Sara Cardilli, ex moglie di Diego Consiglio, il notissimo imprenditore di Fiumicino titolare del futuristico e sfarzoso ristorante Cielo. Il leader dell’Italia dei Diritti così si è espresso: “Conosco Pierfrancesco da lungo tempo e ho sempre seguito i suoi lavori cinematografici, contribuendo a promuoverli e porli all’attenzione del grande pubblico. Stasera ho assistito a una proiezione un po’ diversa dal solito, caratterizzata da un’originalità capace di conferire all’opera una connotazione unica, inimitabile, a partire dall’idea che ha partorito il dispiegarsi dell’intera trama. Soprattutto ho potuto apprezzare un cineasta molto più maturo, che ha saputo trasformare l’ormai consolidato percorso esperienziale in una pellicola di grande qualità. Parlarne potrebbe significare non rendere giustizia a un’estrinsecazione artistica eccelsa, facendo pensare magari a un’esasperazione retorica di circostanza. Per poterne godere ogni sfumatura bisogna vederlo e soggettivizzarne il giudizio, ogni commento rischierebbe di generare una parziale elaborazione opinionistica e critica, che risulterebbe orfana di elementi essenziali ai fini di una adeguata e completa valutazione. E solo la visione può trasmettere quelle sollecitazioni emozionali necessarie a soddisfare tale finalità“.

    Tra i tanti ospiti vip che hanno tributato plausi ed elogi, sancendone un vero e proprio trionfo, al raggiante Campanella, il quale ha tradito anche un pizzico di emozione, oltre a De Pierro, sono stati tra gli altri Piera Degli Esposti, Elena Russo, Isabel Russinova e suo marito, il produttore Rodolfo Martinelli Carraresi, Mirca Viola, con il marito produttore Enzo Gallo e i figli Nicholas e Angelica, Luciana Frazzetto, Gioia Scola, Carla Solaro, Ornella Giusto, l’ingegnare informatico Paolo Reale, l’editore Giò Di Giorgio, la regista Wilma Labate, Amedeo Goria, Gabriella Sassone, il vicecampione di body building Massimiliano Toti e Franco Mariotti.

    (Foto di Marco Bonanni e Marco Nardo)

  • Scintilla n. 85 – gennaio 2018

    Care/i compagne/i,

    comunichiamo l’uscita di Scintilla n.85 (gennaio 2018), giornale comunista.

    Per scaricare la versione digitale visitate il sito internet

    http://www.piattaformacomunista.com/

    Aiutateci a migliorare il giornale, inviateci le vostre opinioni, corrispondenze, comunicati, volantini, etc.

    Sostenete la nostra attività effettuando un versamento sul c.c.p. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus.

    Auguri per un 2018 di risveglio della lotta, dell’organizzazione e della coscienza di classe.

     

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

     

    DICHIARAZIONE DI PRINCIPIO

    La redazione della rivista Teoria & Prassi e il Circolo Lenin di Catania, nella riunione tenutasi nel mese di febbraio 2008, hanno deciso di realizzare la loro fusione e di dar vita a Piattaforma Comunista.

    Il compito principale di Piattaforma Comunista è la lotta teorica e politica per la formazione nel nostro paese di un forte partito comunista, quale partito politico rivoluzionario e indipendente della classe operaia. Un partito che dovrà essere il reparto d’avanguardia, combattivo, organizzato e cosciente della classe operaia, capace di conquistarsi tale riconoscimento grazie alla lotta ed al lavoro quotidiano, allo sviluppo di tutti gli aspetti teorici e pratici, alla capacità effettiva di orientare e guidare le masse alla vittoria nella rivoluzione proletaria ed alla costruzione del socialismo nelle condizioni della dittatura del proletariato, fino alla società senza classi, il comunismo.

    A tal fine, Piattaforma Comunista si pone l’obiettivo di dare impulso all’unificazione di tutti i sinceri comunisti e degli operai d’avanguardia, e delle organizzazioni, gruppi e circoli che si pongono coerentemente sulle posizioni rivoluzionarie del marxismo-leninismo, per il superamento della frammentazione e del localismo, nel quadro del lavoro di ricostruzione di un forte partito comunista.

    Per adempiere a questi compiti e realizzare tali obiettivi, Piattaforma Comunista si baserà fermamente sulla classe operaia, sull’unione del movimento operaio con il movimento comunista, sull’organizzazione degli operai avanzati, dei giovani rivoluzionari, degli intellettuali che sono decisi a rompere con la borghesia e a legarsi al proletariato.

    Piattaforma Comunista si pone in continuità con le migliori tradizioni ideologiche, politiche e di lotta del movimento comunista ed operaio del nostro paese: da Antonio Labriola ad Antonio Gramsci, dalla fondazione del PCd’I a Livorno nel 1921 (che è stato il partito di avanguardia rivoluzionaria della classe operaia) alla vittoriosa Resistenza contro il nazifascismo, dalla battaglia contro il moderno revisionismo togliattiano alla giusta decisione di costruire il PCd’I (m-l) nel 1966, fino alla lotta di quasi mezzo secolo sostenuta dai marxisti-leninisti per tenere alta la bandiera della rivoluzione, del socialismo e della ricostruzione del partito di fronte al revisionismo ed all’opportunismo dilaganti.

    Piattaforma Comunista fa propria e difende l’esperienza pratica, le concezioni e la linea grazie alle quali il movimento comunista ed operaio internazionale ha ottenuto grandi vittorie, dall’Internazionale di Marx alla Comune di Parigi, dal periodo di formazione del movimento comunista nella II Internazionale alla Rivoluzione Socialista d’Ottobre, dalla III Internazionale Comunista all’edificazione del socialismo in URSS, dalla vittoria sul nazifascismo alla costruzione del campo socialista, dal Cominform alla lotta contro il revisionismo moderno (che fu adottato ufficialmente al XX Congresso del PCUS nel 1956) fino all’attuale Movimento Comunista Internazionale ed alla sua espressione più avanzata e coerente, la Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (C.I.P.O.M-L.).

    Piattaforma Comunista difende e continua queste gloriose tradizioni ed esperienze di lotta, continuando la lotta contro l’imperialismo e la reazione, l’oscurantismo religioso, il revisionismo, l’opportunismo, il riformismo, l’economicismo, lo spontaneismo, l’avventurismo, il militarismo e tutte le altre deviazioni dal marxismo-leninismo.

    Piattaforma Comunista alza la bandiera dell’internazionalismo proletario, lottando anzitutto contro il “proprio” imperialismo, adotta la “Dichiarazione di Quito” quale base ideologico-politica per il movimento comunista internazionale, si riconosce nella linea e nell’attività della C.I.P.O.M-L e intende sviluppare relazioni fraterne con partiti e organizzazioni comuniste in tutto il mondo.

    leggi ancora sul sito…

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  • ATTUALITA’; UN LIBRO CON IL MEGLIO DI “PNR”, IL NEWSZINE CHE PROPONE L’AGENDA POLITICA DEL 2018

    Con il 2018 arriva il nuovo libro “Un Anno di Paganini non Ripete” edito da Pietro Paganini e Benedetta Fiani. Il testo raccoglie i contributi di Pietro Paganini e degli autori dell’ originale ed innovativo newszine settimanale ‘PNR – Paganini non Ripete’ che offre un’agenda 2018 per il lavoro, il welfare, la scuola, e in generale la società e l’economia, in vista delle prossime elezioni.
    Il libro è organizzato in un percorso rapido, suddiviso in quattro sezioni: Diritto e Giustizia, Economia, Filosofia, Innovazione. Ciascuna offre strumenti per far luce sulle problematiche più attuali,  soluzioni e chiavi di lettura per chi vuole formarsi una propria opinione.
    “L’obiettivo è quello di riproporre al lettore il lavoro di un anno intero, in una sintesi fruibile e facile da leggere. Il nostro obiettivo è quello di dare ai partiti e movimenti politici idee sulle riforme da fare. Tuttavia, non offriamo solo delle ricette, ma un’analisi più profonda delle dinamiche sociali e delle radicali trasformazioni in corso. Ai candidati offriamo uno strumento per comprendere i fenomeni e per provare a dare delle soluzioni” – così l’ideatore del nuovo newszine, Pietro Paganini – “Il testo raccoglie il pensiero di molti professionisti, politici, manager, accademici e ricercatori su quanto sta avvenendo nei loro campi e discipline di interesse. Ogni nostro articolo risponde a due domande: perché è importante affrontare alcuni problemi più di altri e come risolverli”.
    “L’approccio – conclude Paganini – è quello del liberale classico. Infatti, nel solco delle politiche di modernizzazione e semplificazione burocratica sostenute dai Governi di Silvio Berlusconi e riproposte nell’attuale campagna elettorale dalla coalizione di centro destra, offriamo un’agenda Liberale, che affronta i problemi secondo il metodo sperimentale con l’obiettivo di migliorare la convivenza tra cittadini e di aumentarne la prosperità”.
  • Antonello De Pierro a sostegno dell’imprenditoria per l’apertura del Matò a Roma

    Continua l’impegno del giornalista presidente dell’Italia dei Diritti a favore di chi investe in attività commerciali sfidando la crisi

    Antonello De Pierro con Vito Meliota e Mirco Di Iacovo

    Roma – Non c’è due senza tre. L’antico adagio, che si tramanda da sempre, è l’espressione verbale più idonea a rappresentare la fortunata avventura della coraggiosa coppia di imprenditori Vito Meliota e Mirco Di Iacovo, che hanno inaugurato a Roma il terzo street food col marchio “Matò”.

    Antonello De Pierro con Niloufar Hajarian

    Con impegno e dedizione i due hanno resistito alla crisi, grazie anche a una formula ben riuscita di somministrazione di prodotti pugliesi doc, vedendo premiata la loro audacia con il successo ottenuto e ora hanno deciso di continuare il loro percorso enogastronomico con l’apertura di un altro punto vendita nella centralissima via XX settembre. Un investimento che non è sfuggito al movimento Italia dei Diritti, che, in particolare nella persona del suo presidente Antonello De Pierro, ha avviato da tempo un’operazione di sostegno alle nuove realtà imprenditoriali, scegliendo periodicamente quelle più degne di attenzione. E infatti, l’altra sera, il leader del movimento si è recato presso la nuova creatura della premiata ditta Meliota – Di Iacovo, e ha accettato di fare da testimonial al faraonico evento, facendosi immortalare dai numerosi fotografi presenti insieme ai titolari e ad alcuni dei tanti ospiti vip.

    Antonello De Pierro con Maurizio Anania e Niloufar Hajarian

    Il giornalista direttore di Italymedia.it, noto anche per essere stato per un decennio il direttore e la voce storica di Radio Roma, così si è espresso: “Nel momento storico che stiamo vivendo assistere al coraggio investitivo di due imprenditori che credono ancora nel loro lavoro, profondendovi passione e impegno, è quasi commovente. Ho letto stasera negli occhi dei proprietari l’entusiasmo di continuare nell’attività scelta da sempre a titolo occupazionale e captato nelle loro parole l’enorme soddisfazione nel somministrare ai clienti prodotti impeccabili sotto il profilo qualitativo. Una certa politica, con scelte miopi ed errate ha disegnato un futuro incerto nel settore, aumentando a dismisura la pressione fiscale per le imprese da un lato e diminuendo il potere d’acquisto dall’altro. Il risultato è stato quello di rendere più ardua e sofferente ogni nuova iniziativa e difficile da mantenere gli esercizi commerciali già esistenti. L’audacia, o meglio direi l’eroismo, di chi investe, ancora ci fa mantenere accesa la speranza di una palingenesi del nostro paese e ci ricorda al contempo la tradizionale vocazione imprenditoriale, specie nel campo della ristorazione, come in questo caso, una vera propria arte della produzione di vivande, che caratterizza l’Italia. Io personalmente, insieme al movimento che presiedo, sarò sempre al fianco di chi si contraddistingue in questo senso”.

    Anrtonello De Pierro con Gennaro Marchese e Niloufar Hajarian

    De Pierro non ha potuto trattenersi molto, in quanto è dovuto scappare per un altro impegno, ma non prima di avere assaggiato alcune squisitezze offertegli dal locale, un assaggio tratto da una lista interminabile di prodotti pugliesi di ogni sorta, con ingredienti freschi e selezionati, tra cui spiccano i panzerotti, le frise salentine e la focaccia barese. Ma non si possono tralasciare la puccia o le varie pizze con condimento di prodotti freschi che giungono appositamente dalla Puglia quotidianamente. Ma si possono altresì acquistare confezioni di prodotti tipici di ogni tipo.

    A gustare le deliziose pietanze, innaffiate da ottimo vino pugliese, sono intervenuti anche tanti personaggi noti, tra cui il regista Maurizio Anania, accompagnato dalla sua bellissima moglie, l’raniana Niloufar Hajarian, gettonatissima hair stylist dei vip, e il famoso truccatore delle dive Gennaro Marchese.

  • Femminicidio, Antonello De Pierro partecipa ad Anzio a Storie di Donne

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti è stato ospite nella cittadina neroniana alla kermesse contro la violenza di genere che ha visto premiare Silvana Giacobini e Imma Battaglia

    Antonello De Pierro

    Roma – Continua l’impegno del giornalista presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro contro la violenza di genere.

    Antonello De Pierro e Silvana Giacobini
    Un tributo nei confronti della donna contro ogni prevaricazione fisica e psicologica che l’ex direttore e voce storica di Radio Roma porta avanti da lungo tempo. Prima ancora che fosse varata la nota legge sullo stalking, che ha introdotto nel nostro codice penale l’art. 612 bis, codifica normativa con la previsione di una specifica ipotesi di reato, ha alzato più volte la voce contro questo ributtante quanto dilagante fenomeno, specie dalle frequenze di Radio Roma, sostenendo da sempre “la necessità di disciplinare, oltre alle giuste e opportune prescrizioni legislative di tipo repressivo della condotta penalmente rilevante, altresì interventi di matrice culturale e soprattutto un supporto psicologico preventivo, al fine di scongiurare la degenerazione di comportamenti persecutori nell’epilogo purtroppo diffuso, che la più recente linguistica ha individuato nel neologismo femminicidio“. La ratio della convinzione di De Pierro risiede nel fatto che, “nella stragrande maggioranza dei casi, la pericolosità sociale del reo non trae origine da un’abitualità delinquenziale, ma da una reazione emotiva legata esclusivamente alla relazione amorosa, pregressa o bramata, pertanto questi si trova in condizioni di disagio psicologico tali da essere spesso completamente sordo ai divieti comportamentali espressi dal codice di rito penale. Tanti episodi di violenze, fino a giungere all’epilogo esiziale dell’omicidio, potrebbero essere evitati“.

    Antonello De Pierro e Imma Battaglia

    E’ questo l’assunto concettuale espresso dal leader dell’Italia dei Diritti l’altra sera ad Anzio, presso il ristorante Boccuccia, dove è intervenuto alla serata finale di “Storie di donne”, la prestigiosa kermesse tutta al femminile organizzata dall’indefessa Lisa Bernardini e dedicata alla valorizzazione di quelle donne che si sono distinte nei vari ambiti professionali, determinando un apporto contributivo rilevante al parenchima sociale. A presentare magistralmente la manifestazione, giunta alla terza edizione e che ha riscosso, come annunciato dalle previsioni della vigilia, uno straordinario successo, è stato lo spumeggiante Anthony Peth, nuovo volto di La7. Due sono stati i premi principali consegnati. Il primo è andato a Silvana Giacobini individuata come Donna dell’Anno per l’Editoria, il secondo a Imma Battaglia in qualità di Donna dell’Anno per la Cultura.

    Antonello De Pierro premia Marta Barrano

    Tanti i volti giovani a cui è stato dato spazio come Elisa Pepé Sciarrìa, vincitrice del concorso “Una ragazza per il cinema 2015” e Cristina Alexandra, finalista nazionale all’ultima edizione del medesimo concorso. Tra questi anche la quindicenne Marta Barrano, talento vocale da “Ti lascio un canzone”, che ha incantato i presenti con una perfomance canora straordinaria. A questa è stata assegnata anche una targa quale miglior giovane talento. Per la consegna del riconoscimento è stato chiamato proprio De Pierro, in virtù dell’intensa attività giornalistica, specie nel passato, dedicata a far emergere proprio i talenti giovani, spesso relegati ai margini dall’attenzione degli addetti ai lavori. E’ stato proprio l’ex direttore di Radio Roma a sottolineare il suo impegno in tal senso: “In tutta la mia carriera, ma in particolar modo nei dieci anni trascorsi al timone di Radio Roma, ho sempre dato spazio ai talenti emergenti. Avevo circa 20 anni quando presso un locale chiamato Life ’85, che ancora esiste, insieme al proprietario Rino De Feo, organizzavo e conducevo un talent show dal vivo chiamato ‘Provaci anche tu’. Un’esperienza ripetuta più volte in altre location, fino a giungere al decennio radiofonico, che mi ha dato la possibilità di amplificare la promozione delle giovani speranze in campo artistico. L’ho fatto soprattutto nel teatro, dando spazio anche alle più piccole realtà del palcoscenico, dimostrando al nostri radioascoltatori, che l’Italia non è mai stata avara di talenti, anche se a volte i riflettori non si accendono a illuminare i talenti tanto quanto questi meriterebbero. Sono contento di consegnare questa targa a Marta, una ragazza che se non facesse strada sarebbe un oltraggio gravissimo al patrimonio artistico del nostro paese. Chiudo dicendo che per Marta questa sera ci sono stati gli applausi scroscianti che meritava, ma a volte in alcuni contesti il pubblico resta un po’ più freddo. Questo non è importa perché ho sempre visto nell’entusiasmo dei ragazzi una certezza inossidabile. Se l’applauso a volte non arriva non importa perché chi ha talento e volontà l’applauso ce l’ha già nel cuore“.

    Antonello De Pierro e Marta Barrano

    Tra i premiati anche Saverio Vallone, George Hilton e Carlotta Bolognini per il Cinema. Poi tante donne imprenditrici come Alessandra De Simone per l’agricoltura, Maria Di Prato per le biotecnologie, Loredana Rea, storica e critica d’arte e Anna Maria Massidda per il settore estetico.

    Antonello De Pierro e Saverio Vallone

    Il tutto accompagnato dalle note di “Sirene”, musica composta dal celebre compositore e direttore d’orchestra Franco Micalizzi, presente alla serata.

    Ad applaudire, accomodati ai tavoli a gustare la pantagruelica cena offerta da Mauro Boccuccia, tanti selezionatissimi ospiti tra cui Marco Tullio Barboni, Mirco Petrilli, Modestina Cicero, Maria Laura Annibali, Maria Grazia De Angelis, Ketty Carraffa, Francesca Guidi, Massimiliano Lazzaretti, Massimo Meschino della Mtm Events con alcune modelle di Agenzia, l’ex top model Giuseppina Iannello, la fotografa Maria Teresa Barone, la stilista Luisa Lubrano, la disegnatrice Daniela Prata, lo scultore Valerio Capoccia, la pittrice Emanuela Pisicchio, la storica dell’arte Loredana Finicelli, lo scrittore Alfonso Bottone, il prof. Luca Filipponi dello Spoleto Festival Arte, che ha omaggiato in serata con alcune opere di artisti della sua rassegna molti dei premiati presenti. Altri momenti di intrattenimento musicale sono stati regalati ai presenti dalle cantanti Deborah Xhako e Tatiana Mele.

    (Foto di Marco Bonanni)

  • Bella Campania Cambia Storia

    L’associazione “Bella Storia” lancerà il suo primo evento dalla nome “Bella Campania Cambia Storia” venerdì 15 dicembre presso la sala Don Bosco di Scafati alle ore 18:00. Il rilancio economico e politico del meridione partendo dalla valorizzazione delle eccellenze imprenditoriali, una grande scommessa per il futuro. L’iniziativa coinvolge il mondo
    dell’imprenditoria e della politica locale con gli interventi dell’On. Tino Ianuzzi e il Cons. regionale Luca Cascone. Interverranno il Presidente di Bella storia Manuel Mangano, il coordinatore di BS Campania Mario Del Gaudio e il coordinatore prov. Napoli BS Salvatore Caccuri. L’evento segna la nascita di un’associazione di promozione politica partendo da un territorio, la Campania, terra martoriata e costernata dalle mille difficoltà che meritano delle riposte concrete ed efficaci.

  • Gli USA gettano benzina sul fuoco in Medio Oriente Solidarietà con la lotta del popolo palestinese!

    Gli USA gettano benzina sul fuoco in Medio Oriente

    Solidarietà con la lotta del popolo palestinese!

    La decisione del presidente USA Donald Trump di riconoscere unilateralmente Gerusalemme come la capitale dello Stato sionista e razzista d’Israele è una sfida aperta al popolo palestinese e ai suoi legittimi diritti nazionali, un appoggio attivo alla colonizzazione israeliana di tutta la Palestina.

    Con ciò gli USA hanno chiarito agli occhi dei lavoratori e dei popoli del mondo chi getta la benzina sul fuoco, chi viola le convenzioni internazionali, chi sostiene i regimi più reazionari e criminali.

    L’affossamento della cosiddetta soluzione basata sui “due Stati” è la continuazione della politica di sostegno all’occupazione israeliana dei territori palestinesi, la continuazione della politica di guerra e terrore perpetrata in Iraq, Libia, Siria, Libano, Yemen, Corea del Nord.

    L’imperialismo statunitense, ieri con Obama e oggi con l’incendiario Trump, mira a produrre caos e distruzioni nell’area mediorientale e in altre regioni del mondo. Ciò favorisce gli interessi delle industrie belliche USA e serve alla loro strategia volta a controllare le risorse energetiche, le zone di influenza, le rotte commerciali, per conservare l’egemonia mondiale.

    Il vergognoso diktat di Trump deve far riflettere sulle conseguenze negative dei negoziati con gli USA – che non sono mai stati dei “mediatori di pace” – e dei fallimentari accordi di Oslo.

    Ma gli imperialisti USA, i sionisti, i regimi reazionari arabi e i loro alleati europei – tra cui spicca per complicità e ipocrisia il governo Italiano – s’illudono se pensano che il popolo palestinese  e gli altri popoli colpiti dall’arrogante scelta di Trump accetteranno passivamente questo nuovo delitto.

    La battaglia dei palestinesi per Gerusalemme è la battaglia per la loro liberazione dall’oppressione e dall’occupazione di Israele. Merita perciò il più deciso sostegno da parte degli operai, dei lavoratori, dei giovani e delle donne del popolo, dei sinceri democratici e di tutti gli amanti della pace e della libertà.

    Mobilitiamoci in tutte le città a fianco della resistenza del popolo palestinese per esigere il ritiro di Israele da tutti i territori occupati e la formazione di uno Stato palestinese libero, sovrano e indipendente con Gerusalemme come capitale.

    Diciamo basta alla complicità del governo italiano col sionismo e al servilismo verso gli USA!  Esigiamo la rottura delle relazioni con Israele! Fuori l’Italia dalla NATO, ritiro delle truppe inviate all’estero! No alla partenza del giro d’Italia da Gerusalemme!

    Solo il proletariato, unendo le proprie forze, può farsi organizzatore di un ampio fronte unito antimperialista-antifascista contro i fautori della guerra e del terrore, i loro agenti e i loro complici!

    8 dicembre 2017

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

    www.piattaformacomunista.com                     [email protected]

  • Le questioni sollevate dallo sciopero in Amazon

    Le questioni sollevate dallo sciopero in Amazon

     

    Lo sciopero nel giorno del “Black Friday” dei lavoratori e delle lavoratrici di Amazon del centro di distribuzione di Castel San Giovanni (Piacenza), il più importante in Italia, ha squarciato il velo che maschera il commercio elettronico e i favolosi profitti realizzati con i metodi più disumani da questi colossi della distribuzione.

    Sono le grandi banche le principali mallevadore del commercio elettronico, le stesse che attraverso la stampa borghese rassicurano il piccolo dettagliante che se ne sente minacciato.

    Con l’invenzione di nuove giornate dei saldi, per svuotare i magazzini degli articoli invenduti e poterli riempire con i nuovi, e l’introduzione di consuetudini nordamericane, si vorrebbe camuffare l’acuirsi della crisi di sovrapproduzione, aggravata dalle scarse capacità di consumo dei lavoratori.

    I lavoratori e le lavoratrici del centro di Castel San Giovanni sono animati da un grande spirito di lotta contro le condizioni di lavoro estenuanti e intollerabili, le vessazioni subite da parte dei supervisori e contro le calunnie velenose riversate su di essi dal sistema mediatico asservito al capitale.

    Essi hanno dimostrato una grande dignità scioperando, in un clima di aperta minaccia, contro una di quelle potenti multinazionali statunistensi che dettano la legge ai governi dei paesi in cui si installano.

    Una nuova schiavitù oggi affligge i proletari del commercio.

    I movimenti sempre più estesi delle masse lavoratrici fanno sì che la classe capitalista da una parte ricorra in misura sempre più frequente alla violenza aperta, e dall’altra scateni una campagna demagogica senza precedenti. Servendosi dei sofisticati mezzi di comunicazione, della pubblicità e delle agenzie riformiste, la propaganda borghese cerca di allontanare i lavoratori dalla lotta rivoluzionaria, di adescarli con gli “articoli nuovi”, di limitare il loro orizzonte alla stretta cerchia del consumo materiale e di coprire la povertà con il manto delle illusioni di un benessere generale. Lo scopo di questa propaganda è di allontanare milioni di lavoratori dagli acuti problemi socio-politici e di spingerli in una lotta quotidiana per il conseguimento di uno standard di consumo relativo. La gara per l’acquisto di nuovi articoli non deve lasciar tempo e forze per altri interessi più elevati. Il capitale monopolistico cerca in ogni maniera di privare gli uomini della vera cultura e di spingerli verso la degenerazione spirituale e l’istupidimento.

    I consumi senza alcuna necessità sociale, i gusti asociali, costituiscono la sostanza di ciò che l’industria borghese produce in massa al fine di manipolare la coscienza sociale.

    I lavoratori e le lavoratrici del commercio sono le prime vittime di questa demagogia.

    La lotta di questo settore del proletariato è giusta, la loro rivendicazione di salari aumentati, di rallentamenti dei ritmi infernali, di più pause e diversa regolamentazione dei turni ha una base oggettiva e va appoggiata dall’intero movimento operaio e sindacale.

    Il “welfare aziendale” – nel quale spicca il sistema truffaldino di legare la concessione di benefit alla durata della permanenza nell’azienda e di conseguenza alla capacità di adeguarsi ai sovraccarichi e ai mutamenti del processo lavorativo – con il quale la direzione di Amazon tenta di mascherare lo sfruttamento e di fornire ai lavoratori un incentivo a lavorare di più per l’azienda, comincia ad incontrare l’opposizione decisa della massa sfruttata.

    La lotta dei lavoratori Amazon ha messo in risalto, tra le altre cose, il risultato cui ha condotto la politica di tradimento dell’aristocrazia operaia. I capitalisti usano l’arma del “costo del lavoro” per mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Così, nel caso della lotta intrapresa dai lavoratori di Castel San Giovanni, il padronato ha sferrato contro questi ultimi una campagna per rinfacciargli una condizione privilegiata di lavoratori del commercio, quando in realtà percepiscono il minimo tabellare del settore, di pochi euro superiore a quello da fame fissato dal contratto della logistica.

    Un’altra questione si è imposta con lo sciopero. Nel centro d’imballaggio di Castel San Giovanni lavorano duemila lavoratori con contratto a tempo determinato e altrettanti con contratti di somministrazione per il periodo natalizio (da ottobre a dicembre).

    A questi lavoratori temporanei è stata resa praticamente impossibile la partecipazione allo sciopero per il timore di finire su una lista di proscrizione aziendale ed essere licenziati in tronco.

    Questa micidiale arma di ricatto deve essere strappata dalle mani dei capitalisti, poiché essa rende più difficile la riuscita degli scioperi e distrugge la forza immensa dell’unità dei lavoratori. La pratica della solidarietà di classe e del blocco dei cancelli, assai efficace nelle realtà della logistica, si impone nei magazzini come quella dell’occupazione si impone nelle fabbriche.

    I comunisti marxisti-leninisti vogliono porre la questione più generale. Essa è la questione dell’unione di tutti i lavoratori, senza alcuna limitazione di appartenenza partitica e sindacale, men che mai di nazionalità e di credo, in un fronte unico di lotta contro il capitalismo generatore di sistemi di sfruttamento sempre più disumani ed odiosi.

    Perciò riteniamo sia necessaria la formazione nei luoghi di lavoro di organismi di lotta permanenti, elettivi e rappresentativi di tutta la massa proletaria, per provvedere alla sua difesa e consolidare l’unità fra i lavoratori dinanzi ai colpi del capitale, formando un possente movimento di opposizione di classe alla borghesia in vista di un obiettivo politico generale: il Governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati.

    I comunisti e i proletari avanzati devono portare questa parola all’interno delle fabbriche, dei cantieri, dei magazzini, delle organizzazioni sindacali di cui fanno parte, perché diventi coscienza, solidarietà e organizzazione di classe dei lavoratori.

    Di qui la necessità di un’organizzazione politica guidata dal marxismo-leninismo e basata sul movimento operaio, che costituisca un serio embrione di Partito indipendente e rivoluzionario del moderno proletariato. Anche di questo ha parlato lo sciopero in Amazon!

    1 dicembre 2017

     

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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  • L’esperimento Australiano dei Pacchetti Neutri sul tabacco è stato un disastro: L’Italia deve evitarlo.

     

    L’esperimento Australiano dei Pacchetti Neutri sul tabacco è stato un disastro: L’Italia deve evitarlo.

    Milano, IT – Il primo Dicembre 2012 l’Australia ha implementato per la prima volta nel mondo i pacchetti neutri sui prodotti tabacchiferi, limitando l’uso di colori, loghi e trademarks sui pacchetti.

    Anche se l’intento del programma australiano era benevolo, esso ha miseramente fallito nel produrre gli effetti desiderati.

    Nell’opinione di Luca Bertoletti, European Affairs Manager per il Consumer Choice Center (CCC), l’anniversario della legge Australiana dovrebbe far riflettere i governi europei dall’adottare simili programmi.

    “Ridurre l’uso del tabacco, specialmente tra la popolazione giovanile, è sicuramente un’intenzione giusta e nobile. Però dopo 5 anni di branding ban in Australia questa iniziativa non può che essere classificata come fallimentare. Infatti, dal 2012 la quantità di fumatori giornalieri è rimasta il 12%. E questo nonostante il governo Australiano abbia speso in 5 anni più di 12.69 Milioni di dollari australiani, come riportato dal Department of Health Australiano.

    “In aggiunta, il mercato illegale di tabacco e il contrabbando è salito del 30% dal 2012 ed è diventato una delle attività più remunerative del mercato nero dell’Isola Oceanica. Come risultato di tutto ciò, secondo uno studio della società KPMG, si sono persi più di 1,6 Miliardi di dollari Australiani in mancati proventi di tasse.”

    “Un precedente che permetta ai governi di bannare certi marchi e brand è sicuramente preoccupante e potrebbe presto coinvolgere anche altri settori che vendono e producono beni e prodotti non graditi ai governanti di turno. Quello che l’Australia ci ha insegnato è che i pacchetti standardizzati sui prodotti tabacchiferi non aiutano a diminuire la quantità di fumatori ma solo ad aumentare il mercato illegale di sigarette; se davvero si vuole combattere il tabacco, bisogna iniziare con un’ iniziative basate sull’educazione che parta dalle scuole e dalla conoscenza delle alternative” conclude Bertoletti

    ***

    CCC European Affairs Manager Luca Bertoletti è disponibile per ulteriori domande su plain packaging, e libertà di scelta del consumatore contattando [email protected]

     


    Il CCC rappresenta consumatori in più di 100 nazioni attorno al mondo. Lavoriamo e controlliamo attivamente il trend regolatori o a Roma, Ottawa, Brussels, Ginevra, Washington e altre città  e informiamo attivamente i consumatori per combattere per più libertà di scelta. Scopri di più su  www.consumerchoicecenter.org.
  • CANCELLARE LE CONTRORIFORME DELLE PENSIONI CON IL FRONTE UNICO DI LOTTA DEL PROLETARIATO!

    CANCELLARE LE CONTRORIFORME DELLE PENSIONI

    CON IL FRONTE UNICO DI LOTTA DEL PROLETARIATO!

    Gli effetti della controriforma delle pensioni Fornero – che costringe i lavoratori a lavorare sino allo sfinimento, mentre milioni di giovani sono lasciati nella disoccupazione e nel precariato – sono sempre più devastanti. Il governo Gentiloni, espressione dell’oligarchia finanziaria e ligio ai diktat della UE, non intende rimetterla in discussione, ma solo creare più divisioni fra i lavoratori.

    La legge Fornero, con l’aumento automatico dell’età per andare in pensione, la penalizzazione delle lavoratrici e l’esclusione dei giovani, la fine degli ammortizzatori sociali, è una delle norme più incivili di un sistema irrazionale e decrepito. Nel capitalismo più si sviluppano le forze produttive e più si prolunga lo sfruttamento dei lavoratori, più aumenta la ricchezza socialmente prodotta e più si estende la miseria, più gli operai producono merci e più vengono ricattati e licenziati.

    La ripresa della mobilitazione sul terreno delle pensioni, contro le politiche governative, è indispensabile, senza dimenticare che negli anni scorsi chi ha allungato l’età pensionabile e tagliato le pensioni sono stati sia i governi di centrodestra, sia quelli “tecnici”, sia quelli di centrosinistra.

    Così come non scordiamo che nel 2011 i vertici sindacali si limitarono a 3 misere ore di sciopero contro la legge Fornero. Stessa musica suonarono sull’art. 18, smobilitando la lotta.

    La linea della collaborazione di classe ha agevolato l’offensiva capitalista che abbiamo subito in questi anni, volta a liquidare tutte le conquiste ottenute con decenni di battaglie degli operai e delle masse popolari, per riportarci indietro di un secolo.

    Quello che non si è voluto difendere con la lotta non può oggi essere ripreso con le illusioni elettorali e il sostegno a chi ha votato le misure antioperaie di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, il Jobs Act, le controriforme costituzionali e le avventure militari all’estero.

    Nemmeno servono manifestazioni territoriali dai contenuti debolissimi e senza un minuto di sciopero, come quelle indette da Camusso per distinguersi dai valletti di CISL e UIL e far vedere che si sta facendo qualcosa.

    La lunga stagione delle commedie sindacali è finita. Bisogna tornare a lottare uniti e sul serio! Ma questo è possibile farlo solo abbandonando l’idea secondo cui i vertici e la burocrazia sindacale possono cambiare la loro linea capitolazionista e rinunciare ai loro privilegi.

    La chiave della situazione è nelle mani della classe operaia!

    Non servono le deroghe, il blocco degli automatismi o la previdenza integrativa. Rivendichiamo l’abolizione dell’infame controriforma Fornero e delle altre che l’hanno preceduta! 35 anni di lavoro e 60 anni di anzianità bastano e avanzano per andare in pensione! Ripristino del sistema retributivo, separazione dell’assistenza dalla previdenza! Stop ai privilegi, vitalizi, rendite e pensioni d’oro di padroni, manager, politicanti borghesi e preti! Paghi chi non ha mai pagato: i capitalisti, i ricchi, i grandi evasori, i parassiti della società!

    La battaglia deve essere impostata sul terreno più favorevole: quello di una vera mobilitazione nei centri industriali e nelle piazze, per arrivare a uno sciopero generale politico sulle questioni del lavoro, delle pensioni e dei diritti basato su una piattaforma di difesa intransigente degli  interessi di classe. Gli operai di molte fabbriche hanno già iniziato a scioperare, occorre continuare!

    Per cambiare i rapporti di forza ci vuole il fronte unico di lotta degli operai, dei lavoratori sfruttati, di tutte le forze che vogliono combattere il barbaro sistema capitalistico e i suoi servi.

    Con la lotta dura e la costruzione di organismi di massa (consigli, comitati, etc.) sconfiggeremo i governi borghesi e apriremo la via a un governo rivoluzionario degli operai, per farla finita con la società del massimo profitto capitalistico.

    Affinché i lavoratori possano vedere soddisfatte le loro esigenze e i giovani avere un futuro il capitalismo deve essere seppellito con la rivoluzione socialista!

    Che i migliori elementi del proletariato prendano coscienza della necessità di organizzarsi in Partito politico indipendente e rivoluzionario per dirigere la lotta per la nuova società!

    Uniamoci, organizziamoci, lottiamo assieme!

     

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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  • Sarà Carlo Spinelli il candidato presidente alla Regione Lazio per Italia dei Diritti

    Il 51enne castellano, responsabile provinciale di Roma, guiderà il movimento fondato e presieduto dal giornalista Antonello De Pierro alle consultazioni elettorali della prossima primavera
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro

    Roma – Dopo un’attenta valutazione sulla situazione politica attuale e dopo un estenuante dibattito all’interno del direttivo regionale, il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro ha annunciato la deliberazione assembleare in merito al candidato presidente del movimento per le prossime regionali del Lazio.
    Il consesso, presieduto dallo stesso De Pierro, dopo che nei giorni scorsi aveva deciso all’unanimità la partecipazione solitaria alla competizione, ha individuato in Carlo Spinelli, responsabile provinciale di Roma, l’uomo giusto per guidare il movimento alle regionali del 2018. Il cinquantunenne, marinese di nascita e da sempre residente ai Castelli Romani, ha già guidato l’Italia dei Diritti alle elezioni comunali di Ariccia dove, all’esordio elettorale, ha ottenuto un buon 3,4%. Dopo aver assunto il coordinamento provinciale è riuscito a creare un gruppo di lavoro compatto, composto da giovani volenterosi, onesti e con una passione viscerale per la politica, portando avanti quelli che sono i principi fondanti del movimento, con un’attenzione particolare alle classi sociali più deboli. Da sempre impegnato sul sociale, Spinelli è stato per anni volontario della Croce Rossa partecipando a numerose missioni tra le quali quella per il terremoto del centro Italia del 1997. Ha spesso messo a disposizione la sua passione per lo spettacolo, partecipando a numerose manifestazioni di beneficienza anche come organizzatore.
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro
    E’ un compito di grande responsabilità quello affidatomi dal direttivo e che il presidente Antonello De Pierro ha accolto con fiducia — ha esordito il neo candidato presidente subito dopo la sua investitura — che porterò avanti con i soliti passione e impegno che hanno caratterizzato questi anni di militanza nel movimento. Non sono un politico di professione ma lo faccio perché credo in quelli che sono i valori ed i principi che caratterizzano l’Italia dei Diritti.
    Carlo Spinelli e Antonello De Pierro
    Capisco cosa significa affrontare i problemi nella vita di tutti i giorni
    — ha poi continuato — provenendo da una famiglia umile dove io stesso già dall’età di 12 anni ho iniziato a lavorare cercando di coniugare lavoro e studio e per questo, dopo un’infanzia e un’adolescenza piuttosto dure ho imparato a rispettare gli altri, ad avere amore per la vita e ad accontentarmi di quello che la stessa ci offre. Sono sempre disposto ad aiutare gli altri e mi batterò nel consiglio regionale, una volta eletto, affinché vengano tutelati i diritti di tutti, vigilerò affinché la regione venga governata in maniera onesta, senza sprechi e soprattutto senza che a pagare siano sempre i cittadini.
    Questo sarà il mio impegno
    — ha chiosato — e il consenso elettorale che riceverò sarà ricambiato facendomi portavoce dei problemi seri che ci attanagliano quotidianamente cercando di rendere il più possibile vivibile la nostra regione, cuore pulsante dell’Italia, una regione falcidiata da numerose calamità e spesso guidata senza tener conto dei reali bisogni dei suoi abitanti“.

  • Capaccio Paestum tra Ethos e Pathos, Sabato 25 Novembre nuova presentazione ad Agropoli

    Sabato 25 novembre 2017 ore 18,00, Presso la libreria “L’ArgoLibro”, viale Lazio, Agropoli (SA) 

    Presentazione del libro:  “Capaccio Paestum tra Ethos e Pathos”, argomenti sull’identità, la creatività e lo sviluppo territoriale di Glicerio Taurisano, Edito da Polis Sa Edizioni.

    Dopo la prima presentazione tenutasi alla biblioteca comunale del comune di Capaccio Paestum, moderata dalla giornalista del Mattino Paola Desiderio, che ha visto la partecipazione di un folto pubblico, oltre agli interessanti interventi del Sindaco Francesco Palumbo, dell’assessore alla cultura Claudio Aprea, del presidente dell’associazione culturale Mineia Giancarlo Di Filippo, del portavoce della Casa Editrice Polis Sa Mimmo Oliva, del presidente della Pro-Loco Giuseppe Caceci e di Stefano Pignataro dell’Università degli Studi di Salerno, continua il tour della presentazione del libro “Capaccio Paestum tra Ethos e Pathos” di Glicerio Taurisano, (pubblicato da Polis Sa Edizioni) della collana letteraria “Sguardi”, con l’appuntamento ad Agropoli, Sabato 25 novembre alle ore 18:00, in Viale Lazio, presso la libreria “L’ArgoLibro”. (altro…)

  • Solidarietà con gli operai ILVA di Cornigliano NO ai licenziamenti per i profitti!

    Solidarietà con gli operai ILVA di Cornigliano

    NO ai licenziamenti per i profitti!

     

    L’assemblea degli operai dell’Ilva di Cornigliano ha deciso nella mattina di oggi 6 novembre lo sciopero a oltranza e l’occupazione della fabbrica, giudicando insufficienti le garanzie del governo Gentiloni-Renzi rispetto al piano di 4000 tagli, di cui 600 a Genova, presentato dal monopolio dell’acciaio AmInvestCo.

    Un piano che cancella l’accordo di programma e prevede che tutti gli operai devono passare dal licenziamento per una riassunzione con salari più bassi e senza le tutele degli accordi precedenti, grazie all’applicazione del Jobs Act antioperaio.

    Questo piano è un aspetto della guerra globale che il capitale muove contro il lavoro per aumentare lo sfruttamento e la precarietà.

    Ci vogliono rovinare, portare alla fame e alla disperazione. Bene hanno fatto gli operai ILVA di Cornigliano a dare una risposta di lotta dura per dimostrare che non si deve accettare il moderno schiavismo.
    Dopo una giornata di forte mobilitazione, che ha visto prima un corteo interno alla fabbrica, poi un blocco stradale, i lavoratori hanno allestito una tenda davanti all’ingresso della portineria, che resterà per tutta la durata dell’occupazione della fabbrica. Si prevedono altre manifestazioni.

    Gli opera ILVA con la loro lotta rappresentano gli interessi di tutti i lavoratori per l’occupazione, il blocco dei licenziamenti, migliori condizioni di vita e di lavoro. Perciò meritano il  sostegno attivo di tutti i lavoratori e delle organizzazioni della classe operaia.

    La decisione presa dagli operai di Cornigliano è un esempio da seguire in tutte le fabbriche ILVA e in tutte le altre vertenze contro i licenziamenti di massa. Altro che la smobilitazione della lotta chiesta dal ministro confindustriale Calenda e dai suoi tirapiedi sindacali!

    Rivendichiamo lo sciopero generale per dire NO ai licenziamenti per i profitti! Nessun posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve essere chiusa! Lavoro regolare e stabile per tutti, no al Jobs Act e al precariato, riduzione generalizzata dell’orario di lavoro!

    Basta sacrifici per salvare i profitti dei capitalisti! Abbiamo la forza per imporre i nostri interessi: usiamola! Avanti con il fronte unico di lotta del proletariato!

    Con gli scioperi, le occupazioni e tutti i mezzi disponibili i lavoratori esprimeranno la loro volontà di non cedere ai ricatti e ai soprusi dei padroni; queste esperienze faranno maturare nella classe operaia la consapevolezza che essa deve recuperare interamente la propria autonomia politica ricostruendo il proprio partito di classe, il Partito comunista che la guidi alla vittoria contro il capitalismo, per il socialismo.

    6 novembre 2017

     

    Piattaforma Comunista –  per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

     

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  • Antonello De Pierro inaugura la nuova stagione del teatro delle Muse

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti ha partecipato alla presentazione del cartellone stagionale della nota sala capitolina
    Antonello De Pierro e Adriana Russo

    Roma – E’ stata una travolgente serata quella che ha avuto luogo presso il teatro delle Muse a Roma, organizzata dai padroni di casa Wanda Pirol e Rino Santoro, direttore artistico, e magistralmente condotta da Geppi Di Stasio, per la presentazione della programmazione artistica 2017-2018.
    Annunciati dal conduttore si sono alternati sul palco molti degli artisti che il cartellone prevede nei mesi a seguire per allietare il fedelissimo pubblico della storica struttura romana, tra cui Luciana Frazzetto, Edoardo Guarnera, lo stesso Di Stasio e Roberta Sanzò. Nel finale Santoro, Pirol e sempre Di Stasio hanno offerto agli estasiati presenti alcuni spezzoni dei vari spettacoli che, nei mesi a seguire, li vedranno protagonisti sullo storico palcoscenico con la compagnia stabile, una delle poche ancora in attività.
    Antonello De Pierro e Luciana Frazzetto
    Particolarmente significativa la presenza nel parterre del giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, direttore di Italymedia, da sempre impegnato nel sostegno alla cultura teatrale, una netta presa di posizione maturata e intrapresa nei dieci anni che l’hanno visto direttore e voce storica di Radio Roma, periodo in cui il teatro, per sua ferma volontà, ha affollato l’etere del Centro Italia sulle frequenze della nota emittente capitolina.
    Antonello De Pierro e Adriana Russo
    “La mia battaglia a favore del teatro — ha dichiarato — continua senza sosta. Sono anni che mi batto affinché la cultura in genere e quella teatrale in particolare non vengano relegate ai margini dell’agenda programmatica di una certa politica. Purtroppo il livello della nostra classe rappresentativa nelle istituzioni si è abbassato di molto, lo spessore di personaggi autorevoli del passato nel panorama politico odierno, salvo le dovute eccezioni è oggi un pallido ricordo accompagnato da tristi note nostalgiche. Questa congiuntura ha fatto moltiplicare la categoria dei politicanti a scapito di quella dei politici, sempre più in via di estinzione. E’ andato sempre più calando il senso dello stato, principio cardine che dovrebbe essere radicato nel patrimonio dnatico di chiunque di proponga come rappresentante dei corpi collettivi. E questo quadro desolante, quanto imbarazzante, si riverbera inevitabilmente su tutti i settori del parenchima sociale, compreso quello culturale. E’ per questo che ho deciso da molto tempo ormai di profondere le mie energie per impegnarmi a salvaguardia di un settore spesso bistrattato dalle stanze decisionali del potere. E solo l’abnegazione e il sacrificio di persone animate da grande e incondizionata passione riescono ancora a dar voce all’arte del palcoscenico, a far sì che le sale teatrali ancora si riempiano ancora, ma, ahimè, con sempre meno presenza di giovani. Un contributo nodale a tenere alto ancora il nome del teatro è dato dal Delle Muse, una delle poche strutture che ancora riesce a mantenere una compagnia stabile, nonostante l’imperdonabile indifferenza istituzionale. Ed è proprio per questo che sono felice di aver fatto tappa qui stasera, in occasione della presentazione di un cartellone di grande spessore”.
    Antonello De Pierro, Adriana Russo e Angelo Blasetti
    Oltre a De Pierro, erano presenti nel parterre, a indirizzare scroscianti applausi verso i protagonisti sul proscenio, l’attrice Adriana Russo, la nota cantante partenopea Giò Di Sarno, Conny Caracciolo, Roselyne Mirialachi, Magico Alivernini, Giò Di Giorgio e il regista Leonardo Madier.
    (Foto di Marco Bonanni)