Categoria: Politica

  • Italia dei Diritti, Carlo Spinelli nominato responsabile provinciale di Roma

    E’ stato il presidente Antonello De Pierro a investirlo del ruolo al termine di una riunione straordinaria del direttivo regionale del Lazio

    Roma – Dopo diversi mesi di vacanza del ruolo, a causa del passaggio di Brunetto Fantauzzi a responsabile provinciale dell’Aquila, il movimento politico Italia dei Diritti, fondato e presieduto da Antonello De Pierro, ha un nuovo responsabile per la provincia romana. Si tratta di Carlo Spinelli, già coordinatore per Ariccia e da poco entrato a far parte dei membri del direttivo regionale del Lazio, che ha ricevuto l’investitura con nomina diretta del presidente De Pierro proprio al termine di una movimentata riunione straordinaria del massimo consesso laziale dell’organizzazione, in cui si è cominciato a discutere della presenza della lista Italia dei Diritti alle prossime consultazioni regionali. A sostituire Spinelli alla guida del movimento in quel di Ariccia sarà l’attuale responsabile dei giovani Mirko Velletrani, reduce da un buon piazzamento alle scorse elezioni amministrative della cittadina castellana, mentre il ruolo di vice resterà a Maurizio Nocera.
    “E’ con immenso piacere e orgoglio che accetto quest’incarico — sono state le prime parole del neo responsabile provinciale visibilmente commosso —, un altro passo in avanti all’interno del movimento che mi coinvolge sempre più. So che mi aspettano mesi di intenso lavoro anche in vista delle consultazioni elettorali per le amministrative della prossima primavera che vedranno alle urne molti comuni della provincia romana” .
    De Pierro si è dichiarato soddisfatto della sua decisione: “Le esigenze che hanno portato, diversi mesi orsono, il caro e stimato Brunetto Fantauzzi all’Aquila, hanno lasciato un vuoto operativo difficile da colmare. Ho atteso tutto questo tempo assumendo io stesso l’interim gestionale del territorio in questione, ma era arrivato il momento di individuare la persona giusta da investire ufficialmente dell’attribuzione mansionale di coordinamento di un’area territoriale così delicata. Non essendoci i presupposti necessari per procedere a un’elezione efficace in seno al direttivo, mi sono visto costretto a ricorrere alla nomina diretta per colmare un vuoto dirigenziale che ormai si era protratto per un lasso temporale troppo lungo. In ragione del suo percorso e del suo impegno nell’ambito del nostro movimento, nel propugnare e combattere con convinzione le nostre battaglie di civiltà e nell’accogliere con non comune sensibilità le istanze dei corpi collettivi, dimostrando in maniera apodittica l’assoluta assimilazione e condivisione dei principi basilari dell’Italia dei Diritti, la scelta non poteva ricadere su nessun altro se non su Carlo Spinelli. Non nascondo che al di là dei prefati elementi fondamentali avevo bisogno di una persona di estrema fiducia per poter assicurare una crescita territoriale sana e fedele alla nostra etica comportamentale, lontana da quei percorsi clientelari che spesso inquinano l’odierna politica e da quegli esercizi retorici che spesso illudono e beffano gli elettori. Perciò la stima che nutro per Carlo, che conosco tra l’altro da oltre 25 anni, mi ha lasciato margini di scelta alternativa davvero molto ridotti. Sono più che certo che la fiducia che ho riposto in lui, come già è accaduto in passato in altre occasioni, sarà ripagata da una valida ed esaustiva risposta sul campo”.

  • Opuscolo – Lenin e Stalin sulla Rivoluzione d’Ottobre

    Lenin e Stalin sulla Rivoluzione d’Ottobre

    Care lettrici e cari lettori,

    nell’ambito delle iniziative di celebrazione del 100° anniversario della Rivoluzione Socialista d’Ottobre, abbiamo realizzato un opuscolo contenente due importanti scritti di Lenin (“Per il quarto anniversario della Rivoluzione d’ottobre”) e di Stalin (“La rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi”), con una nostra presentazione, per favorire la loro conoscenza e diffonderli nella maniera più ampia.

    L’opuscolo in versione pdf può essere scaricato dal nostro sito

    www.piattaformacomunista.com

    Chi desidera ricevere l’opuscolo in versione cartacea può richiederlo versando 3 euro sul c.c.p. 001004989958 intestato a Scintilla Onlus, e inviando per conoscenza una email a [email protected]

    Ricordiamo ai nostri lettori che è disponibile la chiavetta Usb con le Opere complete di Lenin e di Stalin al prezzo di 20 euro (comprensivo delle spese di spedizione postali).

    Viva la rivoluzione proletaria e il socialismo!

    Viva il marxismo-leninismo!

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

     

    http://www.piattaformacomunista.com/

    [email protected]

  • In-Site entra a far parte di Open Hub Med

    Dopo la progettazione del Data Center di Carini, l’azienda ha acquisito una quota del 4,76% del capitale sociale e porta in dote expertise significative all’interno del consorzio.

     

    In-Site, società di ingegneria integrata specializzata nella progettazione e realizzazione di infrastrutture complesse, annuncia il suo ingresso nel consorzio Open Hub Med.

    Nato per offrire agli operatori di telecomunicazioni internazionali un modello multi-stakeholder per lo scambio del traffico internet nel bacino del mediterraneo, Open Hub Med è composto, oltre che da In-Site, da altre dieci società specializzate nel mondo delle telecomunicazioni: Eolo, Equinix, Fastweb, Interoute, Italtel, MIX, Retelit, SUPERNAP Italia, VueTel  e XMED. In-Site entra nel consorzio con una partecipazione al capitale sociale di Open Hub Med del 4,76%, e porta in dote expertise decisamente significative.

    Non è la prima occasione in cui In-Site e Open Hub Med collaborano insieme. Negli scorsi mesi, infatti, In-Site è stata scelta dal consorzio per la progettazione del Data Center che ha sede a Carini (Palermo) e che costituisce il primo polo tecnologico neutrale aperto a tutti gli operatori presenti nel Mediterraneo. Due, i principali punti di forza della progettazione del Data Center. Innanzitutto, la necessità di pensare e una struttura che fosse scalabile nel tempo e modificabile per fasi successive. In secondo luogo, la volontà di realizzare un polo caratterizzato dal criterio di massimo risparmio energetico.

    Il Data Center di Carini, ospitato nell’area di ricerca di Italtel in Sicilia, rappresenta oggi il primo hub tecnologico neutrale e indipendente nel sud Italia, e offre condizioni di affidabilità e sicurezza secondo i più alti standard conosciuti oggi. Grazie all’esperienza acquisita con gli anni, In-Site è riuscita ad aggiudicarsi il bando di gara, vincendo la competizione di grandi realtà europee del settore.

    Fondata a Milano nel 2006 da Pietro Matteo Foglio, In-Site ha come core business oggi proprio la progettazione integrata di data center, settore nel quale l’azienda ha sviluppato una profonda expertise, gestendo nel corso degli anni l’intero processo realizzativo di queste complesse infrastrutture e rivestendo spesso anche il ruolo di General Contractor.

    Valeria Rossi, presidente di Open Hub Med, ha commentato: “Siamo felici dell’ingresso in Open Hub Med di In-Site, perché porta all’interno del consorzio una prospettiva diversa, originale. Avere una realtà come In-Site tra i propri partner, inoltre, dimostra come l’attenzione di Open Hub Med nei confronti del mondo Data Center sia molto elevata: l’obiettivo, del resto, è quello di offrire agli operatori delle telecomunicazioni di tutto il mondo un polo tecnologicamente sempre più all’avanguardia e attento al concetto di risparmio energetico”.

    Pietro Matteo Foglio, CEO & Founder di In-Site, ha affermato: “Siamo orgogliosi e onorati di entrare a far parte del consorzio Open Hub Med, il progetto è ambizioso e moderno. Open Hub Med rappresenta un motivo di orgoglio nazionale e noi vogliamo mettere a disposizione tutto il nostro know-how nella progettazione integrata di infrastrutture a grande valenza tecnologica, con l’obiettivo di portare un valore aggiunto all’interno del consorzio – non solo per la progettazione del polo tecnologico di Carini, ma anche per la crescita del progetto nel suo complesso”.

  • Leggete la nuova edizione di Scintilla (n. 78, marzo 2017)

    Care lettrici, cari lettori,

    Piattaforma Comunista comunica che è uscita Scintilla n. 78 – marzo 2017,  giornale comunista del proletariato rivoluzionario.

     

    Potete scaricare Scintilla visitando il nostro sito internet

    www.piattaformacomunista.com

    Fra gli articoli presenti:

    La scissione del PD, le manovre del governo e i compiti del proletariato;

    Referendum CGIL;

    Necessità del fronte unico proletario;

    8 marzo;

    Appello per la celebrazione del centenario della Rivoluzione Socialista d’Ottobre.

     

    Leggete, discutete e diffondete Scintilla!

    Contribuite alla sua redazione inviando corrispondenze, comunicati!

    Abbonatevi e sottoscrivete per la stampa comunista (marxista-leninista)!

    Saluti militanti.

     

    Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia.

     

    www.piattaformacomunista.com

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  • Comuni e Ats alleati a favore dei cittadini, per la sfida lanciata dalla L.r. 23: una maggiore integrazione delle politiche sociali con il sistema sociosanitario lombardo

    Primi in Lombardia, i Sindaci bergamaschi hanno dato concretezza alla Legge di evoluzione del Sistema Sociosanitario Lombardo, Legge regionale 23 dell’11 agosto 2015 che attribuiva ai Comuni riuniti nella Conferenza dei Sindaci il compito di formulare proposte per l’organizzazione territoriale dell’attività socio sanitaria e socioassistenziale, esprimere un parere sull’integrazione sociosanitaria e sociale, verificare i progetti di competenza delle Ats e delle Asst.

    Nell’incontro pubblico organizzato in sala Lombardia in Ats Bergamo il Consiglio ha presentato l’organizzazione e le competenze dei diversi livelli di rappresentanza territoriale, con alcuni focus sulla programmazione sociale, sull’integrazione sociosanitaria e anche alcuni punti di attenzione nell’area sanitaria. Hanno inoltre provveduto all’elezione delle cariche di rappresentanza, suddivise nei seguenti livelli:

    I livello – Conferenza dei Sindaci

    Elezione del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci

    II livello – Assemblee dei Sindaci dei Distretti

    Elezione dei Presidenti delle Assemblee dei 3 Distretti (Bergamo, Bergamo Est, Bergamo Ovest)

    III livello – Assemblee dei Sindaci di Ambito distrettuale

    Elezione dei Presidenti delle Assemblee dei 14 Ambiti Territoriali

    Possiamo finalmente dire che, ad un anno dall’entrata in vigore della riforma sociosanitaria lombarda, a Bergamo i Comuni scendono in campo: preparati, pronti e assolutamente convinti della necessità di esercitare pienamente il ruolo assegnato loro dalla norma, ovvero rappresentare le istanze, le domande ed i bisogni sociali e di salute delle comunità locali – ha detto  Maria Carolina Marchesi, Presidente della Conferenza dei Sindaci, precisando – Oggi, all’interno del sistema sociosanitario provinciale, si è delineato un nuovo assetto delle rappresentanze dei Sindaci nella gestione del territorio.  Un assetto diviso su tre livelli, diversi per competenze e per dimensioni territoriali: la Conferenza dei Sindaci, sede della sintesi provinciale delle politiche di welfare, le 3 Assemblee dei Sindaci di Distretto, “luogo” di presidio e verifica dell’attuazione a livello territoriale dell’auspicata integrazione sociosanitaria, le 14 Assemblee di Ambito Territoriale/distrettuale, centro nevralgico ed operativo della gestione associata dei servizi e degli interventi sociali integrati con il sistema sanitario, formativo, lavorativo, abitativo del territorio.

    Presidieremo tutto questo tenendo sempre come punto di riferimento la finalità più alta delle politiche sociali territoriali, cioè la coesione sociale nelle comunità locali. 

    Obiettivo dell’Ats – sottolineato Mara Azzi, Direttore Generale Ats Bergamo – è quello di perseguire un orizzonte condiviso, finalizzato alla costituzione di un sistema integrato di prestazioni, servizi ed interventi sanitari, sociosanitari e sociali, a garanzia di uniformità ed equità a favore dei nostri cittadini e delle loro comunità di riferimento.

    La complessità dei problemi da affrontare cresce però costantemente, a fronte di risorse sempre più esigue. Per far fronte a questo è necessario rafforzare la capacità di elaborare ed attuare programmazioni sinergiche e condivise, è necessario cioè consolidare la nostra capacità di “fare rete”. I Distretti Ats interagiranno quindi con tutti i soggetti erogatori del territorio per favorire una rete d’offerta territoriale integrata, anche attraverso il coinvolgimento delle Assemblee dei Sindaci, per individuare priorità e politiche di sviluppo adeguate ad un territorio provinciale caratterizzato da una grande estensione geografica con significative differenze orografiche e un’offerta diffusa ma sensibilmente diversificata”.

  • Uil Polizia, commissariati romani al collasso tra improvvisazione, sprechi e privilegi

    Il segretario generale provinciale Antonio Costa denuncia una realtà al limite, frutto di un modus gestionale privo di un concreto e razionale progetto complessivo

    Roma – La quasi totalità dei commissariati romani è allo stremo per una carenza degli organici e per un modus gestionale privo di un concreto e razionale progetto complessivo.
    Gli unici desolanti assunti concettuali che sembrano rincorrersi senza soluzione di continuità sono espressi dalle parole chiusura e accorpamento.
    A lanciare l’allarme è l’attivissimo e attento sindacato Uil Polizia, per voce dell’indefesso segretario generale provinciale di Roma Antonio Costa che concentra l’attenzione sul caso emblematico del Commissariato S. Ippolito, sotto sfratto e con un contenzioso con la proprietà che impone un rilascio immediato dell’immobile. La nuova sede, ubicata in via A. Tedeschi, zona peraltro fuori mano in un plesso scolastico, sarà pronta tra due anni e nell’attesa la soluzione individuata sembrerebbe quella di ammassare uomini, logistica e archivio nei locali del Commissariato Porta Pia, con inimmaginabili disagi per gli operatori in divisa, ma soprattutto per i cittadini, quell’utenza già troppo esasperata a cui dovrebbe è rivolta la cogente offerta istituzionale.
    “Sono anni che i cittadini romani ed i lavoratori della Polizia di Stato attendono iniziative concrete — denuncia Costa —, ma i provvedimenti che sono stati assunti sinora sono stati la chiusura nelle ore notturne di sempre più commissariati, a cui si è stati obbligati per una oggettiva mancanza di personale. Al netto di una contrazione generale degli organici della Polizia di Stato, 2.227 sono stati i pensionamenti nel 2016 contro sole 1.140 assunzioni, ed è così pressoché ogni anno, l’asfissia e la paralisi dei commissariati è dovuta anche e soprattutto ad altri fattori.
    Sono anni che in taluni commissariati la cui sorte sembra segnata dal progetto ‘taglia e accorpa’, non viene assicurato alcun ricambio del personale che va in pensione o che viene trasferito, riducendo questi uffici ad organici talmente bassi da determinare una reale paralisi della loro attività.
    Sempre più posti territoriali di polizia, tra quelli ancora aperti nelle ore notturne, non possono assicurare la presenza necessaria chiudendo i battenti e costringendo utenti ed operatori di polizia alla caccia al tesoro, Google Maps alla mano, per fare una denuncia o per trattare arresti o altre emergenze.
    Tra gli uffici prescelti per essere immolati alla furia iconoclasta dei tagli ai servizi per i cittadini ci sono realtà operative importanti ubicate in territori popolosi e critici come Appio Nuovo e San Giovanni, Sant’Ippolito e Porta Pia, Torpignattara e Porta Maggiore, Genzano e Albano.
    Queste strutture, bollate come pazienti terminali, stanno lentamente abbandonando i territori per mancanza di uomini. Nonostante l’impegno sovrumano e la disponibilità degli uomini e delle donne della Polizia di Stato, diventa difficile assicurare pattuglie, svolgere indagini, erogare quei molti ed importanti servizi ai cittadini.
    L’esiguo numero di poliziotti trasferiti a Roma negli ultimi anni viene spesso utilizzato per potenziare uffici centrali e le divisioni della Questura piuttosto che i commissariati che sono i principali presidi per il controllo e la presenza della polizia sul territorio. Non parliamo dei poliziotti che a Roma vengono dirottati presso ministeri e sedi istituzionali per essere impiegati in scorte e vigilanze.
    Senza contare vecchi rituali improponibili nella situazione odierna, ma che sono la realtà di molti uffici di polizia a Roma, come le auto e gli autisti a disposizione esclusiva dei dirigenti, segreterie particolari e uffici del personale ipertrofici a cui vengono demandati compiti che gestiti centralmente farebbe risparmiare risorse vitali per il controllo del territorio.
    Se vi fosse un progetto razionale, trasparente e condiviso, saremmo i primi a prenderne atto e a sostenerlo, ma accompagnare questi uffici verso una lenta agonia ai danni dei cittadini romani e dei poliziotti è inaccettabile.
    Continuare a gestire la sicurezza ed il controllo del territorio nelle ore serali e notturne all’insegna dell’improvvisazione è altrettanto inaccettabile. E’ assurdo pensare che a un solo operatore, possa essere attribuita la responsabilità della trattazione di eventi su tre, quattro o cinque zone della Capitale come avviene oggi. Crediamo sia necessario realizzare un Ufficio Controllo del Territorio con idonei spazi e numero di operatori. Solo in questo modo si può assicurare una gestione puntuale ed efficiente delle emergenze, gestire persone arrestate, fermate o denunciate ed intervenire tempestivamente in caso di notizie di reato che impongono accertamenti ed attività urgenti. E così si potrà parlare realmente di sicurezza, termine che la realtà quotidiana purtroppo svuota costantemente di significato e non garantisce la sacrosanta pretesa di effettività operativa da parte dei corpi collettivi.
    Crediamo che gli slogan, le promesse, le attese, gli sprechi ed i privilegi siano oggi più che mai fuori tempo massimo per i cittadini ed i poliziotti romani”.

  • I migliori epilatori a luce pulsata: ecco i modelli a non perdere

    Quali sono i migliori epilatori a luce pulsata? Prima di rispondere a questa domanda è necessario ricordare che, grazie alla tecnologia della luce pulsata, è possibile inibire naturalmente la crescita dei peli, sconfiggendola in maniera definitiva. Questo è più facile se il pelo è scuro, in quanto la luce pulsata agisce sulla melanina. Detto questo è possibile entrare nel dettaglio dei migliori modelli in commercio specificando che acquistarli significa risparmiare tempo e denaro per quanto riguarda le procedure di depilazione.
    Tra i modelli da non perdere è senza dubbio presente D Light Pro, un depilatore che garantisce risultati professionali grazie a due condensatori caratterizzati da una potenza parecchio superiore a molti altri modelli in commercio. Questo apparecchio, che entra di diritto nella top dei migliori epilatori a luce pulsata, è contraddistinto dall’emissione, in fase di depilazione di due flash consecutivi, che compaiono a circa 0,5 secondi uno dall’altro. Interessante è anche la modalità di foto ringiovanimento, che prevede invece l’emissione di cinque flash consecutivi. Questo epilatore, come è chiaro dalla descrizione appena fatta, non garantisce solo l’eliminazione del pelo, ma anche un’attenzione alla cura della pelle fondamentale per averla bella.
    Un altro epilatore che merita di essere citato quando si parla dei migliori modelli a luce pulsata è Imetec Bellissima 150000. Si tratta di un modello compatto contraddistinto da un peso che ne rende facile l’utilizzo in diverso contesti. Il numero, decisamente alto, associato al nome ha un significato ben preciso: questo epilatore è in grado di garantire ben 150000 impulsi di luce. Per apprezzare una riduzione notevole dei peli, pari all’80% circa, è necessario utilizzare l’epilatore per almeno quattro volte.
    Un altro tratto distintivo di questo modello, che si può tranquillamente includere tra i migliori epilatori a luce pulsata, è la presenza dello skin colour sensor. Di cosa si tratta? Come dice la definizione stessa di un sensore di rilevazione della tonalità dell’epidermide. In questo caso il meccanismo previene l’emissione dell’impulso se la tonalità è troppo scuro. Un’altra caratteristica tecnica di questo epilatore compatto a luce pulsata è la presenza dello Skin Touc Sensor. Grazie a questa peculiarità il sistema emette l’impulso solo quando il macchinario si trova a contatto con la zona specifica da trattare.
    Estremamente delicato, questo epilatore a luce pulsata è comodo in quanto può essere utilizzato anche nella zona bikini e sul viso, il che è ottimo anche per quanto riguarda il risparmio.

  • Ricchiuti(P.P.I.)-“Sanatoria fiscale per salvare le piccole imprese “

    L’amnistia secondo Ricchiuti dovrebbe entrare in vigore dal 1 aprile 2017 per due anni e sarà retroattiva per dieci anni con uno sconto del 75%, superando di fatto quella varata dal Governo Renzi . Potranno beneficiarne sia le persone fisiche sia quelle giuridiche. “Faccio fatica dichiara Ricchiuti – ad ascoltare i progetti e le proposte che il governo sta tentando di adottare per rilanciare l’occupazione , è difficile rendersi conto che chi ha dato il 70% dell’occupazione in Italia è stata la PMI ormai devastate da cartelle esattoriali ?
    Noi piccoli imprenditori massacrati da questo Stato di polizia fiscale abbiamo perso ogni fiducia e non basterà nessun incentivo per ripianare le ferite inferte , ognuno deve assumersi le proprie responsabilità . Quando viene a mancare la fiducia , anche le miglior proposte non vengono accettate , la paura è tanta , quando si è stati lasciati soli , colpiti dallo stesso Stato tramite Equitalia nel momento di maggior difficoltà .
    Ora si abbia il coraggio di chiedere scusa , e con un gesto riconciliatore che vien chiesto dal mondo delle piccole imprese si faccia un condono sia fiscale che contributivo . Solo mettendo un punto fermo al passato , si può tornare a pensare al futuro con maggior fiducia.
    La Piccola e Media Impresa, orgoglio del nostro paese è stata ingiustamente umiliata, schiacciata, abbandonata,criminalizzata. Pensiamo ai tanti imprenditori al nord e al sud che sono arrivati a togliersi la vita perché incapaci di pagare i propri dipendenti o di reggere allo tsunami della tassazione, o ancora perché le banche hanno chiuso loro i rubinetti e i clienti anche loro alle prese con la crisi non li pagano. Pensiamo ai commercianti, ai piccoli negozi, alle botteghe che garantivano qualità, spazzati via dalla grande distribuzione, da mega centri commerciali dove gli“spenditori”si dimenano come in un formicaio, nella assurda speranza di placare desideri costruiti e modellati ad arte dalla pubblicità e dalla televisione. Pensiamo ancora all’artigianato, al pregio delle manifatture locali, la cui lavorazione veniva tramandata di generazione in generazione con passione e sapienza.
    Avete presente poi la genuinità delle produzioni agricole tipiche delle nostre regioni, la virtuosità di un allevamento all’aria aperta, nei pascoli? Il sapore di frutta e verdura, le proprietà dei nostri cereali, la caratteristiche del nostro latte, il profumo del pane artigianale?
    Ora pensate a quanti danni sono stati inferti a queste attività da un regime di Polizia fiscale che ha alterato gli equilibri e ridotte tutte queste bellissime realtà a essere indebitate pesantemente con il fisco . Debiti che non potranno mai essere ripianati. Ecco perchè – conclude Ricchiuti – serve assolutamente un reset di sistema .

  • Critiche a Madre Teresa? Le smonta un nuovo dossier

    Madre Teresa di Calcutta, diventata santa nel settembre 2016 ed icona mondiale di carità e di dedizione agli ultimi.

    Troppa luce, tuttavia, ha infastidito qualcuno. Può infatti sembrare incredibile ma non sono mancate le critiche al suo operato a Calcutta, nemmeno lei è stata risparmiata. Gran parte delle persone non sa di queste polemiche -e non si perde granché, effettivamente-, ma chi ha avuto modo di leggere qualcosa fatica a trovare materiale, testi e testimoni -che pur ci sono a volontà-, per documentarsi e poter riaffermare la verità. Da qui è nata l’esigenza di offrire un dossier in cui trovare risposte documentate a tutte le principali accuse rivolte alla suora albanese. Attualmente è l’unico nel suo genere in tutto il web.

    A smentire queste accuse, alcune superficiali e altre francamente ridicole, sono intervenuti in questi anni moltissimi collaboratori, studiosi, giornalisti e testimoni oculari dei fatti. Ciò che sorprende di più è la loro varietà: dai direttori spirituali di Madre Teresa a giornalisti dichiaratamente atei, dai suoi collaboratori di fede indù a studiosi agnostici, dai sociologi cattolici a membri di partiti politici indiani, fino a decine di semplici abitanti di Calcutta entrati in contatto con lei.

    Clicca qui per consultare il dossier:
    Madre Teresa di Calcutta, risposte a tutte le critiche

  • Violenza su donne, per Antonello De Pierro legge stalking insufficiente

    E’ quanto dichiarato dal giornalista presidente dell’Italia dei Diritti ad Anzio, dal palco della kermesse “Storie di donne 2016”, auspicando nuove misure di prevenzione a integrazione della normativa in vigenza
    Antonello De Pierro sul palco di Storie di Donne

    Roma – Ideata lo scorso anno dall’estrosa e indefessa organizzatrice Lisa Bernardini, si è svolta nei giorni scorsi la seconda edizione di “Storie di donne”, la prestigiosa kermesse dedicata all’universo femminile e volta alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, facendo registrare nuovamente uno straordinario successo. La manifestazione ha aperto i battenti presso l’hotel Villa Eur a Roma e ha visto la sua serata conclusiva presso il ristorante “Boccuccia” di Anzio. L’edizione 2016 è stata caratterizzata da sensibili miglioramenti apportati alla macchina organizzativa e da una corroborazione dell’offerta culturale e valoriale, proiettata verso quegli standard di perfezione, che rappresentano la peculiarità dominante negli eventi targati Bernardini.
    Anche la scelta degli ospiti è stata sottoposta a un’accurata selezione in senso qualitativo. Tra questi particolarmente significativo è stato il ritorno del noto giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it e presidente dell’Italia dei Diritti, particolarmente attivo, con il movimento che presiede, nella lotta contro la violenza sulle donne, argomento che più volte ha affrontato negli indimenticabili dieci anni trascorsi alla direzione di Radio Roma, durante i quali si è ritagliato di diritto la fama di voce storica della prima emittente radiofonica capitolina e terza in Italia, che aprì la strada negli anni ’70 alla rivoluzionaria conquista dell’etere da parte degli apparati privati di trasmissione. Combattere lo stalking e il femminicidio con la prevenzione prima ancora che con la repressione del reato consumato. E’ questa la linea che De Pierro sostiene da sempre e che è la vera novità politica nel campo dell’elaborazione produttiva di norme in materia.Antonello De Pierro e Adriana Russo
    “La produzione di norme — ha affermato dal palco dell’incontro di chiusura ad Anzio — atte a contrastare la violenza di genere ha conosciuto negli ultimi anni un’evoluzione certamente proficua, ma non basta. Sull’impulso dovuto in particolare allo sviluppo del dibattito mediatico e alla risposta indignata della pubblica opinione, che ha fatto maturare nel legislatore la consapevolezza di dover intervenire con determinazione sul fenomeno dilagante, il diritto positivo si è arricchito di una codificazione importante individuata nell’art. 612 bis del codice penale. E’ indubbiamente un grande passo avanti nel contrasto all’espansione fenomenica che promana quotidianamente dalle cronache giudiziarie, ma spesso è insufficiente a evitare i tragici epiloghi che vengono sottoposti alle nostre corde emozionali e generano spesso un senso di impotenza. Questo perché innanzitutto manca una matura percezione da parte di tante donne dell’imminente pericolo a cui sono esposte, e per insufficiente presa di coscienza dell’effettività della minaccia, e per un evidente stato di plagio che spesso le rende inerti. Ciò fa sì che poche volte si ricorre alla querela prevista dal disposto dell’art. 612 bis, anche perché non sempre le misure coercitive adottate sono efficaci ad allontanare il pericolo e spesso si teme un’esacerbazione della congiuntura violenta. E’ infatti ciò che in molti casi succede. La sfida è necessario che venga giocata sul terreno culturale e preventivo prima ancora che su quello sanzionatorio e repressivo, poiché spesso quando si giunge alla seconda ipotesi è già piuttosto tardi. In primo luogo la cultura maschilista che impera nel nostro paese è in gran parte alla base delle incommensurabili violenze, non solo fisiche , ma soprattutto psicologiche, che quotidianamente vengono messe in atto nei confronti delle donne, in particolare tra le mura domestiche, ma non di meno, cosa ancora più odiosa, sui luoghi di lavoro. Quando guardiamo alla vergognosa concezione del sesso femminile nella cultura islamica, non dimentichiamo che quella di molti uomini italiani non se ne discosta molto. La differenza e la fortuna, se così si può chiamare, per le donne del nostro paese risiede nel fatto di vivere in uno stato laico e non in uno stato confessionale, cosa che ha portato a una significativa emancipazione del gentil sesso. La maturazione concettuale del processo emancipativo appartiene molto più alle donne, e nemmeno a tutte, mentre nella maggior parte degli uomini tale formulazione teoretica è soggetta a notevole compressione, che si imbatte in numerosi pregiudizi ostativi in fase estrinsecativa”.Antonello De Pierro e Iolanda Pomposelli
    Il leader dell’Italia dei Diritti ha poi continuato: “La cosiddetta legge introduttiva del reato di stalking ha prescritto giustamente notevoli misure afflittive per il persecutore, ma ha tralasciato che nella stragrande maggioranza dei casi non ci si trova di fronte a un delinquente abituale, bensì a una persona che è in preda a una grande instabilità sotto il profilo psicologico ed esprime una manifestazione ossessiva di possesso, che spesso lo porterà a ignorare ogni provvedimento coercitivo e paradossalmente esporrà la vittima a maggiori pericoli. E’ questo il motivo per cui, a seguito di tanti femminicidi emerge che la vittima aveva più volte denunciato lo stalker e tale circostanza rende apodittiche l’assetto lacunoso del dettato dell’art. 612 bis. E’ qui che entra in gioco la prevenzione di cui parlavo e che il legislatore ha sorprendentemente ignorato. La superficialità con cui sono stati ignorati alcuni aspetti nodali del fenomeno è disarmante e ci fa comprendere l’incapacità e l’incompetenza di buona parte della nostra classe politica, impegnata spesso più nel dare risposte d’effetto di fronte all’indignazione dei corpi collettivi che nella risoluzione reale dei problemi. Fino a quando non sarà chiaro, a chi è chiamato a legiferare, l’aspetto psicologico del problema e che lo stalker deve essere affidato al supporto fornito da un team di esperti, continueremo ad assistere alla lugubre contabilità degli omicidi di genere e all’inflazione di dolorosi e angoscianti, quanto necessari processi, che potevano essere evitati. E il non aver promulgato legislativamente in funzione preventiva, e pertanto deflattiva, non potrà esimere chi è chiamato dai cittadini all’espletamento di questa basilare attribuzione funzionale dal peso di una responsabilità politica di fronte alla consumazione di tanti delitti che probabilmente potevano essere evitati. Il nostro auspicio si indirizza nella speranza di una correzione di rotta in tale senso. Prima ancora che una questione giuridica rappresenta un’espressione di civiltà e di buon senso”.Antonello De Pierro con Marco Baldini e Lisa Bernardini
    De Pierro, che era stato presente anche alla serata inaugurale di Roma, dove aveva consegnato un premio all’attrice Adriana Russo, è giunto ad Anzio accompagnato dalla valente e bellissima giornalista e scrittrice campana Iolanda Pomposelli ed è dalle sue mani che ha ritirato il Premio Speciale Musica lo straordinario cantante italoamericano Francesco Caro Valentino, coadiuvato dalla splendida e conturbante valletta Marilyn Pavlovic.
    Il taglio del nastro ha portato la firma della responsabile culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, la dottoressa Sylvia Irrazàbal, madrina della manifestazione, coadiuvata dalla presenza della fantastica Cecilia Gayle. Come di consueto ha avuto luogo presso l’hotel Villa Eur l’esposizione di opere d’arte figurativa con la partecipazione di tanti artisti tra cui Gino Di Prospero, Roberta Gulotta, Daniela Prata, Eugenia Serafini, Sabrina Falasca, Mapi, Malisa Longo, Loredana Giannuzzi, Tatèv Hakobyan, Natalia Cojocari, Valerio Capoccia e Giorgio Ceccarelli. Il momento clou dell’intera kermesse è stato rappresentato dalla premiazione della donna dell’anno, avvenuta nella serata conclusiva di Anzio. La vincitrice dell’edizione 2016 è stata individuata in Lorella Ridenti, l’attivissima direttrice della rivista Ora.
    La kermesse ha visto la partecipazione di tanti altri illustri ospiti, tra cui Marco Baldini, Modestina Cicero, Giuseppina Iannello, Loredana Finicelli; Aurora Colladon; Roberta Beta, Maria Grazia De Angelis, Romano Benini, il duca Carlo D’Abenantes, Lino Bon, Giovanni Brusatori, Franco Micalizzi, Marco Tullio Barboni, Gisela Josefina Lopez Montilla, Giovanni Caruso, il prof. Luca Filipponi e Alessandro Maugeri dello Spoleto Art Festival, il prof. Nicolò Giuseppe Brancato, Sabina Fattibene, Iolanda La Carrubba, Sarah Panatta, Alessandra Carnovale, Anita Napolitano, Terry Olivi, Amedeo Morrone, Massimo Meschino, Ilenia Pisicchio, Giorgia Succu, Mike Calabrò, Sergio Gobbi, Patrizia Viglianti, Mirco Petrilli, vincitore del Grande Fratello 13, Cristina Alexandra, Veronica Caruso, Federica Pizi, Elisa Pepè Sciarria, il direttore organizzativo di incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone, il dott. Giannino Bernabei, il regista Michele Conidi, la fotografa Marcella Pretolani, Sergio Bartalucci, Giuseppe Racioppi, la casting director Patrizia Ceruleo, il prof. Francesco Petrino, Alessandro La Cava, Sandro Presta e Francesco Caruso Litrico.
    A condurre magistralmente l’intera rassegna, che l’organizzatrice Lisa Bernardini ha voluto dedicare allo scrittore Massimo Pacetti, improvvisamente scomparso poche ore dopo l’inaugurazione, è stato Anthony Peth.
    (Foto di Marco Bonanni)

  • la lotta in difesa dei lavoratori continua !!!

    Il SIULC, da anni e in tempi non sospetti, ha sempre denunciato ai vari Governi e Prefetture le centinaia di scandali che stavano per accadere all’interno della Vigilanza Privata che portava a migliaia di licenziamenti e a miliardari danni alle casse dello Stato con l’arricchimento dei “soliti” IMPRENDITORI D’ASSALTO.

    Miliardi e miliardi di euro che sono stati oggetto delle numerose nostre denunce alla Procura della Repubblica, che hanno portato a casi eclatanti e scoperte di truffe plurimilionarie e con le Prefetture che sembrano totalmente obnubilate ed, “apparentemente”, incapaci di mettere ordine alla lunga sequela di quelle truffe ingegnerizzate che, dopo un ventennio, continuano senza nessuna sosta ed intervento se non quello della Magistratura da noi adita.

    Le sempre piu’ obnubilate Prefetture non riescono nemmeno a far applicare il cd. Decreto Maroni. In quanto ad attività prevenzione, “determinate Prefetture”, in questo ambito, sembra, non sappiano nemmeno cosia sia.

    E’ uno scandalo al sole, sistematico e ben rodato, quello del prosciugamento di risorse pubbliche tramite gli Istituti di Vigilanza, che hanno stra-arricchito alcuni “personaggi” sempre in “auge” che si servono di prestanomi, forse della mafia e/o della camorra?,  che hanno sempre, e sempre piu’ stranamente, le porte degli Enti pubblici “sempre aperte” nonostante si sia aggiunta la dichiarazione del Ministro dell’Interno che certifica che il 70% degli Istituti di Vigilanza non sono in regola con la Legge.

    Ma alcune Prefetture sembrano affette dalla malattia del “non interventismo” che sta portando a collassi sempre piu’ miliardari delle casse dello Stato.

    Oggi, il SIULC ed i lavoratori della Vigilanza Privata, le ennesime vittime del SISTEMA SICUREZZA PRIVATA”, sono all’esterno della sede Rai di Napoli in un sit-in permanente affinchè questo scandalo che investe l’Italia veda una fine e che i Lavoratori  – vittime defraudate possano, finalmente, vedere i loro diritti salvaguardati come i livelli occupazionali.

    Avevamo anche chiesto l’Istituzione del Registro delle Guardie Giurate, da dove fare assunzioni da parte dei “nuovi” Istituti di Vigilanza, ma invece si preferisce rilasciare migliaia e migliaia di nuovi porta d’arma facendo girare, per tutta l’Italia, un numero impressionante di armi che potrebbe armare almeno due eserciti.

    Tutto questo sempre, da venti anni, sotto gli occhi dei “soliti” Enti Pubblici che, stante questi scandali multimilionari, e per il loro “atteggiamento accanitamente non interventista” avrebbero bisogno di essere “radiografati ed esaminati” molto a fondo da parte della Magistratura perché, ormai e da troppo tempo, si sente puzza di bruciato tanto che sembra ci sia un incendio in atto.

    Basta alla truffa dei diritti dei lavoratori!!! Questo miliardario teatrino ultraventennale quando finirà???

    La lotta continua, affinchè i diritti degli onesti possano essere, finalmente, riconosciuti in questa Italia moralmente ed istituzionalmente apparentemente corrotta e alla deriva.

    Quarto, 22 dicembre 2016                                                                         il Segretario Nazionale

    DI BONITO Salvatore

    www.siulc.it – e-mail: [email protected]  – PEC  [email protected]

    Tel. 329.4218633 – 081.8761988  –  Fax  081.8060617 – 081.4620252    

  • Sull’ “Ah! Sììì? No!” alla riforma costituzionale

    Il detto antico parla chiaro: l’asino, dov’è cascato una volta, non ci casca più. Di contro l’Italiano pare scivolarci sempre in promesse di politici, evidentemente votati e supportati a mal ragione, che inesorabilmente continuano a tradire le sue aspettative, anche come contribuente, e condurre la Nazione alla catastrofe più nera: nel diritto e dovere del voto al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 dovrà dunque capacitarsi da “intelligente asinello” per votare e votare “NO”.

     

    Appena dopo l’insediamento in nome di Renzi questo nuovo Governo di “sinistra” del Porcellum che sta alla democrazia come Erdogan sta a Fracchia, e che nulla ha di meglio ma forse di peggio dei precedenti, dopo una “falciata” ai lavoratori con il “Jobs Act” e un’altra all’insegnamento con la “Buona scuola” in nome dei poteri occulti della finanza, tergiversando con mance ed elemosine a vecchi e bambini –quattordicesima e bonus bebè e tanti altri bonus che sanno di malus- inseguendo con interesse anche la legge sulle unioni “civili” per i gay e con ansia la legalizzazione delle droghe “leggere” senza dimenticare il leggendario ponte sullo stretto e l’alta velocità a rilento, non poteva mancare di esordire facendo traboccare il vaso delle iniquità con l’ultimo gocciolone eclatante: con la promozione del ministro Boschi e l’approvazione della Camera dei Deputati del 12 aprile 2016 del disegno di legge di riforma costituzionale, una “martellata” robusta alla sacra Costituzione italiana dei Padri della Repubblica. Una interpretazione tutta renziana di falce e martello che, si badi bene, “legando l’asino dove vuole il padrone”, si tiene sempre a remota distanza dalla dimensione reale e concreta del lavoro. Tutto ciò in un triste balletto, che non è la danza che Battiato vorrebbe vedere, organizzato e disorganizzato di immigrati africani in folla che si fanno posto sempre più a spinta in una penisola di senza risorse e lavoro con giovani e non italiani di contro costretti emigranti, là dove una cospicua tribuna del ceto benestante e arricchito selvaggio sta a godersi lo spettacolo, nel mentre l’APE svolazza a succhiare quel po’ di nettare che resta e i “bassotti dell’Amalgama” incollavano a “calcestruzzo” grandi opere di mezza Italia.

     

    Da un poesia del Voltaire “Connaissez-vous cette histoire frivole/D’un certain âne illustre dans l’école?” quantunque l’Italiano possa essere l’asino affamato dalla crisi e assetato dalle acque privatizzate, accovacciato nel suo storico egoismo e servilismo, in tale occasione dobbiamo sperare non sarà quello di Jean Buridan e,“ dressant ses oreilles”, non potrà non muoversi con certezza e determinazione al mucchio di fieno e secchi d’acqua più sazievole e dissetante che è indubitabilmente quello del “NO”: la Costituzione è perfetta, sarebbe occorso e occorrerebbe solo rispettarla, e modificarla in futuro, come del resto già avvenuto in passato, solo se effettivamente necessario e con grande saggezza e consenso, se mai a iniziare dagli articoli 114 e seguenti per un decremento ovvero annullamento della potestà legislativa delle regioni in nome dello Stato.

    Non si può infine porre un precedente di ennesime future “riforme” costituzionali nell’alternarsi dei governi come le riscritture della Bibbia.

     

    Il merito della questione sul NO alla riforma è stato affrontato e scelto con forte convinzione non solo da partiti politici per altro distanti dell’opposizione e maggioranza non mancando dissensi interni al PD relativi al combinato disposto con Italicum, da 10 parlamentari PD per il No, da “Democratici per il No” presso il Circolo PD del Testaccio a Roma, ma in particolare da figure eminenti, costituzionalisti, magistrati, esperti nella materia, con testi nelle librerie, comitati per il No e pubblici dibattiti nelle piazze e università non privi di un contraddittorio del Sì rivelatosi alla platea di donne e uomini, giovani e anziani, obbiettivamente assolutamente debole e infondato se non addirittura vacuo.

    Nella rivista Left un gruppo di donne, colpite dalle dichiarazioni della ministra Boschi che ravvisava l’assenza femminile all’interno dei comitati per il NO, ha scritto una lettera aperta per “rassicurare” la Ministra che le donne ci sono e tante e determinate a vincere la battaglia per il NO.

    Le ragioni del “NO” sono così tante e tali da poterle riassumere con difficoltà in poche righe, ma val la pena di tentare.

    Per Demata WordPress, che scorge addirittura il pericolo di un controllo dittatoriale dello stato, il risultato dei dispositivi di tale riforma sarebbe “il rischio che il dibattito parlamentare si trasformi in un comizio”, che “il Senato diventerà un’assemblea interregionale priva di poteri sul Governo,” –si oserebbe dire una medioevale accozzaglia di feudatari- “mentre la riforma elettorale permette al partito vincitore delle elezioni di quasi raddoppiare i seggi grazie al premio di maggioranza”, che “il Presidente della Repubblica potrà essere eletto dai 3/5 dei presenti in Aula, invece che in base alla maggioranza degli aventi diritto tutti, cioè un numero qualificato e diversificato di parlamentari, con il risultato che in futuro sarà il Governo a decidere tutto”.

    Per il M5S con la riforma si aprirebbe un “worst scenario” ove “nessuno si potrà opporre all’introduzione di leggi che producano la compressione ulteriore dei diritti fondamentali o ad interventi di macelleria sociale: diritti come quello all’istruzione, alla salute, alla pensione e all’ambiente, che gli ultimi Governi hanno già gravemente compromesso, potranno essere più facilmente compressi e così ulteriormente calpestati anche i diritti dei lavoratori”.

    C’è da aggiungere che suona inquietante nella riforma l’art. 117 là dove la potestà legislativa dovrebbe rispettare vincoli derivanti dall’ordinamento non più “comunitario” ma “dell’Unione europea” per amore del vero ancora tanto in discussione in una fase di evidente declino post Brexit.

     

    Nefasti eventi occorsi, nei luoghi natali stessi del Presidente del Consiglio, la voragine sul lungarno a Firenze e il terremoto nel Centro Italia ivi compresa Roma, se non avverso presagio o cattivo auspicio, suonano quantomeno come triste sentore di cattiva riforma in atto: la scarsa manutenzione della rete idrica di enti privati che tali non dovrebbero essere per la gestione delle acque pubbliche, il crollo disastroso della scuola di Amatrice del 24 agosto appena reduce dall’adeguamento antisismico del 2012 realizzato da impresa assegnataria e consorziata esecutrice di Roma, la dice lunga sul sentiero imbroccato del malgoverno e mal riforma. E lo schianto triste sul Pianeta Rosso della sonda Schiaparelli ci fa pensare a una ben lontana soluzione degli economic growth channels.

     

    Anticipando Halloween, con una tattica simile a quella del tenente colonnello Custer e nella memoria dei ricchi Medici, Renzi decide in nome del Sì un diplomatico operativo “aggiramento” della speranza della platea votante attaccando a nord alla Casa Bianca con il suo team di scelti a cominciare dalla generalissima Agnese dallo sguardo dantesco e fedele continuando con un tutt’altro Benigni, indi altri valorosi come Sorrentino, Bebe Vio, Armani, Giusi Nicolini, Fabiola Gianotti, Paola Antonelli …, accolto da una raffica di agnolotti salati dello chef stellato italoamericano Mario Batali e da un abbastanza minaccioso “Patti chiari, amicizia lunga” del simpatico Obama e a sud, invece, con la coraggiosa e angelica Boschi missionaria (istituzionale o elettorale?) del padre suo salvatrice e tanto fiera, che si misura su un fronte milionario di potenziali Sì di argentini, brasiliani, uruguaiani, cittadini italoamericani che hanno nello stivale nostro più un piede fuori che dentro ammesso che lo debbano, rimanendo un mistero perché mai doppi cittadini ormai via dal nostro Paese possano votare e deciderne la linea politica, fermo persistenti illazioni di presunta vendita di schede difficilmente perseguibile.

    A completare l’accerchiamento prendendo sul rovescio, nel mentre una dissestata Italia crepa, un non precisato se quanto solitario ma “raffinato sabotatore”, Napolitano, nel Paese porrebbe i fili per il “golpe” ad infinitum, scrive in parte Renato Brunetta.

     

    In definitiva considerare solo relativo alla individuazione e formulazione della norma la scelta del Si e del No alla revisione costituzionale pare riduttivo: essa rivendica una sovranità popolare e intellettuale che in Italia non c’è, non c’è mai stata, e la si vuole completamente eludere se non annientare.

    Si ode in lontananza il raglio del somaro -equus asinus, animale meraviglioso compagno dell’homo sapiens in pace e in guerra- al tramonto in risposta al saluto di giumenta: hi-Ho! hi-Ho!… “sì-No! sì-No!…”

    Sia il No, e viva, l’Italia!

     

    Giovanni Esaltato

    01/11/2016

  • Interoute crea due autostrade digitali per portare il traffico Internet in Europa attraverso il nuovo cavo sottomarino SEA-ME-WE 5

    Interoute, l’operatore proprietario della più grande piattaforma di servizi cloud e uno dei più grandi network europei, ha annunciato oggi la disponibilità di un duplice punto di accesso in Europa, attraverso Francia e Italia, sfruttando il più recente cavo sottomarino al mondo, denominato South East Asia–Middle East–Western Europe 5 (SEA-ME-WE 5). Interoute collegherà il traffico digitale di Africa, Asia e Medio Oriente al network proprietario pan europeo, attraverso il proprio Point of Presence (PoP) di Marsiglia, Francia, e il data center di Open Hub Med (OHM) a Palermo, Sicilia (in cui è presente Interoute).

    Questa duplice possibilità di accesso permette a Interoute di fornire alla propria clientela fino a nx100G di capacità tra percorsi on-net in appena quattro settimane. Inoltre, Interoute è in grado di offrire ai clienti capacità su larga scala e vie di comunicazione protette attraverso la rete in fibra ottica interamente proprietaria.

    SEA-ME-WE 5 è un sistema di cavi sottomarini in fibra ottica, attualmente in costruzione, che è stato progettato per trasportare fino a 24Tbps di capacità tra il sud-est asiatico, il Medio Oriente e l’Europa.

    Grazie alla presenza in entrambe le località europee, Interoute sarà in grado di offrire ai clienti maggiore resilienza e un percorso diversificato su rete proprietaria. I clienti possono usufruire del portfolio completo di servizi Interoute per la connettività, come ad esempio dark fiber, servizi Wavelength, carrier ethernet, bandwidth gestita e transito IP.

    Inoltre, in qualità di membro del consorzio del data center Open Hub Med, Interoute ha investito in un carrier facility neutrale nella zona di Palermo, ed è pronto a gestire la nuova ondata di traffico Internet nel momento stesso in cui raggiungerà l’Europa.

    Renzo Ravaglia EVP, Service Provider, Interoute ha commentato: “La rete paneuropea di Interoute è al centro dell’economia digitale europea. Interoute è il primo service provider a offrire un duplice punto di accesso e servizi backhaul, dal SEA-ME-WE 5 all’Europa, attraverso i PoP proprietari di Marsiglia e Palermo. Con questo nuovo investimento, le aziende europee potranno continuare a beneficiare delle enormi nuove opportunità di business che Internet rende possibili in Africa, Asia e Medio Oriente”.

    In qualità di operatore proprietario di uno dei più grandi network d’Europa, Interoute è in grado di fornire una maggiore disponibilità di rete e una vasta e completa gamma di proposte commerciali ai propri clienti. Interoute collega direttamente 124 città in 29 paesi e ha, inoltre, numerose partnership e collegamenti con ulteriori 195 data center di terze parti, per supportare i clienti in tutto il mondo.

  • Referendum Costituzionale: Guida Alla Riforma

    Referendum Costituzionale: Guida Alla Riforma

    Come funzionerà il nuovo Senato? Che cosa significa superamento del Bicameralismo Perfetto? Come verranno approvate le leggi? Che cosa c’entra la legge elettorale con la Riforma Costituzionale? Vediamo in dettaglio come funziona il Referendum Costituzionale.

    Con il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre gli italiani dovranno decidere se dire Sì o No alle modifiche stabilite dalla riforma costituzionale approvata dal Parlamento ad aprile di quest’anno.
    La legge modifica il nostro sistema parlamentare e il rapporto tra Stato e Autonomie, cambia le modalità di elezione del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale.
    Ecco una scheda con le principali novità introdotte dalla riforma e le ragioni dei favorevoli e dei contrari.

    Superamento Del Bicameralismo Perfetto

    La riforma costituzionale modifica l’articolo 55 della Costituzione stabilendo che solo la Camera sarà chiamata a votare la fiducia al governo.
    Montecitorio eserciterà funzioni di indirizzo politico e di controllo sull’operato del governo e funzioni legislative.

    Il nuovo Senato rappresenterà le istituzioni territoriali e farà da raccordo tra Stato, Regioni, Comuni e tra questi e l’Unione Europea. Continuerà ad esercitare la funzione legislativa ma diversamente dal passato.
    Parteciperà alle decisioni riguardanti le politiche europee e verificherà l’impatto delle direttive europee sulle realtà locali. Fornirà valutazioni delle politiche pubbliche e dell’attività della pubblica amministrazione. Verificherà l’attuazione delle leggi e darà parere su nomine del governo.

    La Camera sarà eletta a suffragio universale, i deputati restano 630 di cui 12 eletti all’estero.
    Il Senato sarà composto da 95 senatori scelti dai consigli regionali (su indicazione degli elettori) ai quali si aggiungeranno 5 senatori nominati dal presidente della Repubblica con un mandato di 7 anni.

    Le ragioni del Sì

    Si metterà fine al caos delle diverse maggioranze e finalmente ci sarà una rappresentanza parlamentare delle istituzioni territoriali.
    Stop al doppio voto di fiducia al governo che spesso ha portato a maggioranze diverse.
    Più stabilità governativa.

    Le ragioni del No

    Il Senato deve essere eletto dai cittadini.
    Un sindaco di una grande città non potrà stare due giorni a settimana a Roma.

    Il nuovo Senato

    La riforma costituzionale modifica gli articoli 57, 58 e 59 della Costituzione riducendo da 315 a 95 i senatori, che saranno rappresentativi delle istituzioni territoriali e saranno 74 consiglieri regionali e 21 sindaci.

    Ogni consiglio e le province autonome di Trento e Bolzano, eleggeranno un sindaco del proprio territorio e due o più consiglieri regionali in base alla densità di popolazione.
    La scelta dovrà essere effettuata «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri».

    La legge ordinaria che dovrà regolamentare questa elezione indiretta dovrà quindi tenere conto che i cittadini dovranno indicare chi sarà destinato a Palazzo Madama.

    Le ragioni del Sì

    In Parlamento finalmente troveranno rappresentanza tutte le istituzioni territoriali.
    I senatori saranno sempre indicati dai cittadini perché la legge regionale prevede l’indicazione (nome e cognome) sulla scheda, in più la legge ordinaria che andrà a regolamentare l’indicazione che dovranno fare i consigli regioni dovrà tenere conto che i cittadini daranno la loro preferenza su chi mandare a Palazzo Madama.

    Le ragioni del No

    Sarebbe opportuno anche un ridimensionamento della Camera.
    I senatori verranno selezionati senza criteri.
    Il Senato delle Autonomie dovrebbe avere la stessa potestà legislativa della Camera.

    Elezione del Presidente della Repubblica

    Per l’elezione del Presidente della Repubblica si modificano gli articoli 83, 85, 86 e 88 della Costituzione.
    Con la riforma costituzionale il Capo dello Stato sarà eletto dal Parlamento in seduta comune ma, riducendosi il Senato, si riduce anche il numero dei parlamentari: in totale saranno 730 (contro i 1008 di oggi).

    Cambieranno anche i quorum: serviranno i due terzi degli aventi diritto per i primi tre scrutini. Dal quarto scrutinio serviranno i tre quindi degli elettori (contro la maggioranza assoluta di adesso).

    Solo dal settimo scrutinio basterà avere i tre quinti dei votanti e non degli aventi diritto. Per essere valido, però, il voto deve avere la presenza di almeno la metà più uno degli aventi diritto (ossia 366 parlamentari).

    Non cambia la procedura per l’empeachment rispetto alla quale servirà sempre la maggioranza assoluta (rispetto ad un plenum di 730 persone).
    La seconda carica dello Stato sarà il presidente della Camera.

    Le ragioni del Sì

    La procedura rafforza l’elezione del Presidente della Repubblica perché il quorum è più alto fino al settimo scrutinio.

    Le ragioni del No

    Se rimane in vigore l’Italicum, la maggioranza in Parlamento potrà imporre il suo Presidente della Repubblica.

    Referendum Costituzionale e leggi popolari

    Vengono modificati gli articoli 71 e 75 della Costituzione in materia di Referendum Costituzionale e disegni di legge di iniziativa popolare.
    Nascono due nuove tipologie di referendum costituzionale: quelli propositivi e quelli di indirizzo, ma le novità dovranno essere indicate da norme costituzionali e da una legge bicamerale.
    Per quanto riguarda i disegni di legge di iniziativa popolare, serviranno 150 mila firme (50 mila fino ad oggi) ma il Parlamento dovrà esaminarle ed approvarle in tempi certi.
    Oggi invece molto spesso vengono dimenticate nei cassetti parlamentari.
    Per il referendum abrogativo restano i requisiti attuali ma in caso di 800mila firme raccolte, il quorum può abbassarsi alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche.

    Le ragioni del Sì

    Le leggi di iniziativa popolare dovranno necessariamente essere discusse dal Parlamento, cosa che invece oggi non accade.
    Si introducono due nuove tipologie di referendum, quindi si dà più forza all’iniziativa popolare.
    Raccogliendo 800 firme si abbassa il quorum per l’approvazione del referendum.

    Le ragioni del No

    Sale il numero delle firme da raccogliere quindi agire dal basso sarà più difficile.
    L’obbligatorietà della discussione delle leggi di iniziativa parlamentare viene rimandata ai regolamenti parlamentari.

    Riforma del Titolo V

    La riforma costituzionale rivede il federalismo e tutto l’argomento riguardante le materia concorrenti: fisco trasporti e infrastrutture tornano al potere centrale.

    Molte materia divise tra Stato e Regioni hanno creato un contenzioso enorme davanti alla Corte costituzionale negli ultimi quindici anni, vale a dire dalla data di approvazione del nuovo Titolo V (2001) ad oggi.

    Fisco, trasporti e infrastrutture tornano allo Stato e, per la parte delle disposizioni generali anche salute e istruzione.
    COn la clausola di supremazia, a tutela dell’interesse nazionale, il governo potrà intervenire con legge su materia regionali escluse quelle a statuto speciale.

    Le ragioni del Sì

    La riforma prevede una razionalizzazione del federalismo già in parte stabilita dalle numerose pronunce della Consulta.
    In molti casi la sovrapposizione tra Stato e Regioni non ha fatto altro che penalizzare i cittadini.

    Non ha senso frammentare alcune materie come l’energia.

    Le ragioni del No

    Si fa un passo indietro con una scelta centralista.
    La riforma accresce le disparità tra le regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario.
    Nel 2001 il centrosinistra ha voluto la svolta federalista, ora lo stesso centrosinistra vuole tornare al centralismo.

  • Interoute si espande a Miami per intercettare le esigenze strategiche delle imprese in America

    Interoute, l’operatore proprietario della più grande piattaforma di servizi cloud e uno dei più grandi network europei, ha annunciato oggi di aver aperto una nuova core location a Miami. Il nuovo Point of Presence (PoP) espande la portata della piattaforma di Interoute per tutti i suoi clienti: si tratta del quarto PoP sul territorio americano. Realizzato sulla rete già consolidata di Interoute negli Stati Uniti d’America, con le sedi di New York, Washington D.C. e Los Angeles, il nuovo sito di Miami fornisce elevata capacità in termini di connettività e garantisce i servizi UC&C per l’intera area sud orientale degli Stati Uniti, rappresentando anche un importante hub per il Sud America.

    Miami è la seconda città nordamericana dal punto di vista imprenditoriale[1], mentre la Florida si posiziona tra i primi cinque stati degli USA per numero di impiegati nel settore tecnologico[2]. Con l’obiettivo di supportare le attività di questa importante realtà industriale e fornire gli strumenti per competere in tutte le aree, è fondamentale che l’accesso ai servizi di connettività, comunicazione e cloud sia garantito ad elevate prestazioni. Questi strumenti aiuteranno le aziende a differenziarsi sia dal punto di vista della customer experience offerta che sul time to market, sia a livello locale che internazionale.

    Il nuovo PoP fornisce l’accesso alla vasta gamma di servizi di Interoute per la comunicazione d’impresa: dai 17 nodi di cloud computing situati tra Stati Uniti, Asia ed Europa ai servizi di managed hosting, fino alla connettività caratterizzata da elevata capacità e bassa latenza. Le aziende oggi possono usufruire di una capacità di network routing resiliente e locale, sfruttando la presenza globale di Interoute. Il network di Interoute connette Europa, Medio-Oriente e Asia fino agli Stati Uniti, e Miami rappresenta oggi il nuovo punto di riferimento per il Sud America.

    Mark Lewis, EVP, Communications & Connectivity di Interoute, ha dichiarato: “Miami è la patria di un mondo tecnologico in rapida crescita. Inoltre, grazie al ruolo esclusivo di punto di collegamento tra il Nord e il Sud America – sia geograficamente che culturalmente – la città rappresenta per Interoute un elemento strategico nell’ampliamento della propria presenza internazionale. Interoute offre una proposta convincente per tutte quelle aziende europee e internazionali alla ricerca di servizi di qualità nel sud-est degli Stati Uniti, o interessate al mercato sudamericano e caraibico”.

    [1] Fonte: The Kauffman Index of Startup Activity, 2016.

    [2] Fonte: The Comptia Cyberstates 2016™ Research Report

  • La Notte dei Calabresi Viventi… a Roma con ospite Antonello De Pierro

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti ha assistito, presso il teatro capitolino Vittoria allo spettacolo ideato da Roberto D’Alessandro e condotto da Gigi Miseferi
    Gigi Miseferi, Roberto D'Alessandro e Antonello De Pierro
    Roma – Originalissimo ed esilarantissimo al medesimo tempo. E’ la duplice e superlativa aggettivazione che più si addice all’evento spettacolo “La notte dei calabresi viventi…a Roma”, che è andato in scena l’altra sera sul palco del teatro Vittoria di Roma. Inserita nell’ambito della prestigiosa rassegna di teatro comico “Testaccio Comic Off”, ideata dal bravissimo attore calabrese Roberto D’Alessandro, la serata ha voluto omaggiare la Calabria e ha richiamato tanti tra quei cittadini provenienti dalla Punta d’Italia che, stando ad alcune stime, conterebbero, tra studenti fuori sede, lavoratori e di seconda e terza generazione, circa 500mila anime. A condurre il divertentissimo show è stato uno straordinario Gigi Miseferi, che ha magistralmente gestito l’alternarsi dei vari artisti, chiamati a offrire a una platea debordante inimitabili performance di grande valore artistico. Tutti calabresi, manco a dirlo, fatta eccezione per gli “stranieri” Paolo Gatti, romano, e Mariano Perrella, partenopeo, hanno fatto sbellicare dalle risate il pubblico presente ricevendo scroscianti e interminabili applausi a profusione. Tra questi, a parte il patron D’alessandro, è d’obbligo citare Gianni Federico, Gennaro Calabrese, Laura Monaco, Vincenzo De Masi, Giuseppe Abramo, Francesco Sgroa, Antonio Fulfaro, Danila Stalteri, Carlo Belmondo, Alessandra Aulicino, Francesca La Scala e Luca Attadia.
    Ad applaudire anche il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, da sempre impegnato nel sostegno al teatro, settore che ha fortemente propugnato soprattutto nei dieci anni in cui è stato direttore e voce storica di Radio Roma. Attualmente il suo appoggio alla cultura teatrale si concretizza nella sua presenza testimoniale agli spettacoli a cui viene invitato.
    De Pierro si è mostrato entusiasta dell’iniziativa del suo amico D’Alessandro e ha esplicitato grande apprezzamento per l’aspetto qualitativo dello spettacolo a cui ha assistito: “Ringrazio di cuore Roberto per avermi offerto il privilegio di essere presente a una serata in cui il talento e la professionalità sono stati gli elementi portanti. Ho risposto con grande piacere al suo invito, al di là del sentimento amicale che ci lega, almeno per altri due motivi. Innanzitutto perché gli spettacoli di Roberto presentano ampie garanzie di alto pregio artistico e perciò meritano di essere visti. E poi in quanto anche le mie origini conducono in Calabria, mia nonna era di Taurianova, nel Reggino e a quei luoghi mi lega la presenza di tantissimi parenti. In particolare un triste evento spesso porta il mio pensiero nella Piana di Gioia Tauro: mio cugino, carabiniere, fu ucciso nel ’94 in servizio a Scilla in un agguato di stampo mafioso, e sia la villa di Taurianova che il Comando Scuola Allievi dei Carabinieri di Reggio Calabria portano il suo nome. Fu un momento molto triste che ha inevitabilmente corroborato il mio vincolo affettivo con la terra calabra.
    Conosco — ha continuato — i sacrifici che vengono imposti a Roberto dal suo passionale impegno verso il lavoro attoriale ed è una grande gioia condividere con lui i suoi successi, vitali esiti satisfattivi che lo ripagano delle energie e degli sforzi profusi. Spesso la politica relega ai margini della sua attenzione la cultura e solo le inossidabili passione e tenacia dei grandi artisti riescono a colmare le lacune imposte da istituzioni sorde ai fermenti socioculturali di un corpus sociale ricco di potenzialità e di talento, di cui l’Italia non è mai stata avara”.

  • Antonello De Pierro ed Elena Russo inaugurano Villa Domus Petra

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti è intervenuto a Palestrina, nell’ambito del suo impegno a sostegno dell’imprenditoria, per il taglio del nastro della nuova realtà agrituristica, alla presenza della nota star delle fiction televisive
    Elena Russo E Antonello De Pierro
    Roma – Continua l’incessante attività del giornalista presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro a sostegno delle sane iniziative imprenditoriali che nascono e si sviluppano sul territorio. Questa volta l’ex direttore e voce storica di Radio Roma si è recato a Palestrina, comune alle porte di Roma, per presenziare alla serata inaugurale di Villa Domus Petra, un’incantevole ed enorme struttura agrituristica immersa nel verde, che lambisce il territorio del comune di Zagarolo.

    Le peculiarità della neonata realtà ricettiva, concepita all’insegna dell’eleganza e della raffinatezza, catapultano gli ospiti in un ambiente dal suggestivo sapore storico-naturale. Infatti tra materiali del ‘600, magistralmente ristrutturati e riconvertiti in chiave moderna e sofisticata, e spicchi di natura incontaminata, tra vegetazione e ruscelli e una stupenda piscina con cascata, da cui si possono ammirare il tempio della Dea Fortuna e Palestrina, l’impatto davvero imponente. Ed è questo lo scenario in cui si sono imbattuti i selezionatissimi invitati all’evento inaugurale, accolti con tutti i crismi dai padroni di casa, i coniugi Fabiola Boccuccia e Marcello Cleri, con i loro tre figli Miriam, Leonardo e Simone, affiancati dall’ufficio stampa Francesco Caruso Litrico.Antonello De Pierro e Stefano Masciarelli
    “Partecipo sempre volentieri — ha affermato De Pierro — a eventi di questo genere, poiché in un momento di crisi come quello che il nostro paese sta attraversando, quella crisi che una politica a tratti incomprensibile sta alimentando con una eccessiva pressione fiscale, che stritola le imprese, e con sterili aiuti chiamati impropriamente agevolazioni, che spesso ne dilatano solo l’agonia, impedendo di fatto una normale progettualità esistenziale, anche a causa di un’inconcepibile e sciagurata coartazione d’imperio del potere d’acquisto, imbattersi ancora in imprenditori che hanno il coraggio di investire in Italia deve assolutamente suscitare la nostra ammirazione e far scattare il nostro plauso. Io e il movimento che presiedo non possiamo esimerci dal propugnare ogni dinamismo aziendale, che accende un barlume di speranza e uno squarcio senza appello nel buio di una triste realtà che da sempre denunciamo. Formulo i miei migliori auspici per il successo di questa iniziativa, sperando presto in un cambio di rotta nelle politiche governative, che finora, tra esercizi ed equilibrismi retorici, hanno somministrato allucinazioni di rinnovamento al corpo sociale, anestetizzando parte di quella coscienza collettiva, che sempre più, fortunatamente, si sta svegliando dal torpore indotto. Noi riteniamo che la retorica, che si infila quasi sempre, prepotentemente, nei discorsi di politicanti senza reali impulsi socioculturali, sia un preoccupante parassita, che priva l’eloquio dei nodali elementi dell’autenticità e dell’efficienza dell’azione consequenziale. In alcune scelte politiche, sorde di fronte alle istanze dei cittadini, scorgo solo la sconfitta della logica e della ragione, in un momento in cui la vacanza del pensiero non possiamo proprio permettercela”.
    Presente, oltre a De Pierro, anche la star più amata delle fiction televisive, la bravissima, bella ed effervescente attrice partenopea Elena Russo, accolta da grande diva, tra l’entusiasmo apoteotico degli astanti e la gioia professionale dei fotografi presenti che non hanno lesinato i loro flash per immortalare il suo volto. La diva partenopea sarà indiscussa e attesa protagonista della serie televisiva Furore 2, che andrà in onda su Canale 5 la prossima primavera.
    De Pierro si è mostrato particolarmente felice di incontrare un altro gradito invitato alla serata, il popolare attore Stefano Masciarelli, amico di vecchia data, che più volte era stato ospite sulle frequenze di Radio Roma nei dieci anni trascorsi sotto la sua direzione.Le gemelle Laura e Silvia Squizzato con Antonello De Pierro
    Tra gli altri è d’uopo registrare la presenza delle avvenenti gemelle, inviate Rai, Laura e Silvia Squizzato, del sindaco di Palestrina Adolfo De Angelis e di Eleonora Cuccu, modella e testimonial di Villa Domus Petra. E ancora di Sergio Fabi, Antonietta Di Vizia, Elenia Scarsella, Roberta Calciati e Petra Marassi.

  • Biografia Mauro Laus

    Mauro Laus ricopre la carica di presidente del Consiglio Regionale del Piemonte dal 2014 ed ha poco alla volta scalato diverse posizioni di rilievo, riuscendo ad acquisire una grande competenza in campo amministrativo e gestionale, fino a raggiungere un ruolo centrale nella politica nazionale attuale. La sua influenza, infatti, non si ripercuote solo a livello regionale ma anche a livello nazionale, grazie alle brillanti iniziative messe in campo sia dal punto di vista sociale che culturale.

    NASCITA E L’INIZIO DELLA SUA FORMAZIONE

    Mauro Laus nasce a Lavello, in Basilicata, nella provincia di Potenza, il 7 agosto 1966. Ottiene il diploma di maturità presso l’Istituto tecnico industriale di Melfi, con la specializzazione in perito industriale, nel 1984. Nonostante gli studi tecnici e scientifici, decide di proseguire la sua formazione iscrivendosi alla facoltà umanistica di Giurisprudenza dell’Università di Torino, frequentandola come studente fuori-sede, laureandosi all’età di 24 anni. Già durante il periodo universitario ha mostrato il forte interesse per l’amministrazione di società: nel 1990 è il presidente di una piccola cooperativa di servizi locale.

    L’ESEMPIO DI MANAGER DI SUCCESSO

    In breve tempo la sua carriera decolla: nei 14 anni successivi diventa manager e amministratore di diverse aziende, focalizzando la sua esperienze nella gestione dei servizi aziendali, nella pianificazioni di importanti eventi e nel coordinamento del personale. Tutte le aziende da lui guidate hanno un improvviso boom commerciale, fino a quando nel 2014 lascia l’ultima società da lui guidata per concentrasi completamente sulla sua ascesa politica, settore che lo aveva affascinato durante la sua esperienza manageriale e in cui voleva fortemente dedicare tutto il suo tempo.

    LA DISCESA IN POLITICA

    Il suo ingresso in politica avviene nel 2005 quando viene eletto come consigliere comunale di Torino, nel partito della Margherita, ottenendo ben 8.950 voti. Sembra che sia stato proprio Mauro Laus a conciliare l’unione fra Margherita e DS che qualche anno dopo porterà alla formazione del Partito Democratico che oggi tutti conosciamo. Due anni dopo viene eletto segretario della Margherita presso il partito di Torino e successivamente nel novembre 2007 entra a far parte del partito Democratico, di cui lui stesso era praticamente stato l’autore e di cui verrà nominato vicesegretario fino a Maggio del 2008. A giugno 2008 si unisce al Gruppo Misto, esperienze breve e fallimentare, decidendo quindi di rientrare nemmeno un anno dopo nel Partito Democratico.

    CONSIGLIERE REGIONALE IN DIFESA DEI DIRITTI CIVILI

    Nel 2014 viene eletto consigliere regionale per il Piemonte e prende parte alla commissione Cultura con la carica di vicepresidente. Laus ha svolto un ruolo di primo piano nella battaglia delle unioni civili: ha difeso i diritti degli omosessuali ed ha sempre sostenuto manifestazioni contro l’omofobia.
    Anche dal punto di vista finanziario, nel 2015, il Consiglio regionale, sotto la sua amministrazione, ha risparmiato più di 6 milioni di euro.
    Infine nel 2016 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria dal comune di Lavello, la sua città di nascita.

  • Antonello De Pierro ritorna al Photofestival tra cultura e solidarietà

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti è stato nuovamente ospite ad Anzio alla kermesse organizzata da Lisa Bernardini presso Boccuccia e dedicata ai bambini disagiati
    Anthony Peth intervista Antonello De Pierro

    Roma – Dopo l’apprezzamento e l’entusiasmo esplicitati lo scorso anno, il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro è ritornato ad Anzio, in occasione del Photofestival “Attraverso le pieghe del tempo”, la magnifica kermesse ideata e curata dall’indefessa Lisa Bernardini. E quest’anno De Pierro, si è espresso ancora più favorevolmente, dopo essersi trovato di fronte a una manifestazione che ha fatto registrare un successo senza precedenti tra gli eventi in programma nello stesso periodo. Infatti, nel sontuoso locale dell’imprenditore Mauro Boccuccia, scelto come location per questa edizione, i selezionatissimi invitati hanno potuto godere di uno show di grande impatto durante il quale, convocati sul palco da un superlativo Anthony Peth, conduttore della serata, e dalla stessa Bernardini, sono stati insigniti di un riconoscimento tanti nomi di spessore rappresentanti varie branche della cultura e dello spettacolo, con uno spazio, come di consueto, dedicato alla solidarietà. Il momento solidale, durante il quale è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime del recente terremoto che ha colpito Amatrice e i centri limitrofi, è stato particolarmente gradito da De Pierro, che da direttore e voce storica di Radio Roma ha sempre dedicato tanto tempo alle manifestazioni benefiche e al sociale. “Ringrazio Lisa — ha dichiarato — per avermi nuovamente voluto al suo tradizionale evento annuale in cui riesce magistralmente a coniugare l’arte e la cultura con l’attenzione verso le cellule più deboli del parenchima sociale. E’ una caratteristica che le fa molto onore e mette a nudo la sua spiccata sensibilità d’animo. Quest’anno poi destinatari della solidarietà sono i bambini più disagiati e sono ancora più felice di essere qui, in quanto tendere la mano a un’infanzia meno fortunata significa, da un lato fare della commendevole beneficenza, dall’altro contribuire a rendere più salde le fondamenta su cui costruire il futuro, il cui destino è perennemente basato sul ricambio generazionale”. Infatti questa volta è stata scelta la “Sorridendo onlus”, organizzazione che si occupa di migliorare la qualità di vita dei bimbi con difficoltà economiche e favorirne l’integrazione. A rappresentare l’organismo benefico sono state due testimonial d’eccezione, le gemelle Laura e Silvia Squizzato, note al pubblico televisivo per la loro attività di inviate Rai.
    Madrina della memorabile serata è stata la sempreverde Adriana Russo, una delle attrici con il più corposo curriculum tra quelle ancora in attività, che ha contribuito non poco a rendere rilevante l’incontro, degno di essere incorniciato negli annali degli appuntamenti socioculturali. Ospite d’eccezione è stata l’attrice e regista Mirca Viola, che i più ricordano per essere stata decretata vincitrice nel 1987 al concorso “Miss Italia” e subito dopo esserle stato revocato il titolo a vantaggio di Michela Rocco di Torrepadula, in quanto sposata con il produttore Enzo Gallo e madre di un bambino. E proprio quel bambino, al secolo Nicolas Gallo, ora adulto e talentuoso attore e musicista, è stato insignito di un premio speciale quale artista emergente, insieme al giornalista Ruggero Po destinatario di un riconoscimento alla carriera, al regista Pierfrancesco Campanella per la categoria Cinema, a Massimiliano Drapello e Thomas Grazioso per la categoria Musica e ad Elizabeth Missland per il Giornalismo. Tra le celebrità a cui sono stati consegnati i tradizionali premi previsti dalla kermesse il notissimo paparazzo della Dolce Vita Carlo Riccardi per il Fotogiornalismo d’Autore, Guido Maria Ferilli per la Musica, mentre il premio Creatività è andato a Roberta Gulotta e quello della critica a Luca Filipponi.
    Il ricchissimo parterre ha visto inoltre presenti Franco Micalizzi, Raffaele Ramunto, Andrea Tasciotti, Riccardo Mastrangeli, assessore alle Finanze e al Bilancio di Frosinone, Giannino Cesare Bernabei, la responsabile culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia Sylvia Irrazabal, Lino Bon, lo scrittore e sceneggiatore Marco Tullio Barboni, Giovanni Brusatori, il regista Daniele Falleri, Francesco Petrino, Massimo Danese, responsabile dell’Unità di Flebochirurgia dell’Ospedale San Giovanni di Roma, Maria Cristina Romano, i poeti Angelo Sagnelli e Simonetta Bumbi, l’architetto Ugo De Angelis, la fotografa Marcella Pretolani, Maria Grazia De Angelis, il fisico Sergio Bartalucci, il life coach Evaldo Cavallaro, Alfonso Bottone, direttore organizzativo di Incostieraaamalfitana.it, Raimondo Musolino, direttore artistico del circuito pugliese Fotoarte.
    Ad assistere all’evento spettacolo anche il campione di tiro a volo Francesco D’Aniello, argento olimpico a Pechino 2008, titolare di un palmarès di tutto rispetto. E ancora Paola Biadetti, Valerio Capoccia, Ignazio Colagrossi, la italoamericana Grey Est, quest’ultima fortemente impegnata nella lotta al razzismo e alla discriminazione, la disegnatrice Daniela Prata, la bellissima Elisa Pepè Sciarrìa vincitrice nazionale del concorso “Una Ragazza per il Cinema” attualmente in carica, accompagnata dal talent scout e patron del concorso Massimo Meschino, l’ex top model internazionale Pina Iannello, Elisabetta Viaggi, Federica Pansadoro, Maurizio Pizzuto e Maurizio Riccardi.

  • #PutinGirls: le ragazze sul web sostengono lo Zar

    E’ nato spontaneamente sul web #PutinGirls, il gruppo tutto al femminile che sostiene la politica del Presidente della Federazione russa Vladimir Putin, e che vede aumentare le adesioni giorno per giorno.

    Tutto inizia sui social network, in particolare dall’incontro di tantissimi utenti Facebook su Putin mania, la fan page italiana, collegata all’omonimo blog, interamente dedicata al Presidente Putin e che ne racconta le gesta, diffondendo quotidianamente notizie e iniziative riguardanti la politica interna ed estera del Governo russo, oltre a curiosità sul Paese, creando così una sorta di “gemellaggio virtuale” tra le due Nazioni.

    Alla pagina partecipano persone di differenti nazionalità e linguaggi, molti arrivano proprio dalla Russia, contribuendo così a renderla varia, nei contenuti e nelle idee, con comune denominatore la stima verso lo stesso esponente politico.

    #PutinGirls: l’esercito virtuale a tinte rosa del Presidente russo

    Dai numerosi commenti di elogio, soprattutto da parte delle ragazze, parte quindi l’idea di creare all’interno della fan page, un gruppo virtuale con l’hashtag #PutinGirls volto a sostenere ed appoggiare Putin con un impegno esclusivamente femminile, ed un approccio alle notizie responsabile ma allo stesso tempo scherzoso, come suggerisce anche il nome del gruppo, sempre tuttavia con la massima fedeltà e trasparenza nel riportare e commentare i fatti reali.

    Le #PutinGirls vanno quindi ad inserirsi in un contesto sociale già ampiamente dibattuto, con lo scopo di amplificare la voce dei tanti sostenitori del Presidente russo e della sua linea politica, confermandone l’assoluta popolarità, visto il numero crescente di persone aderenti.

    Il tutto a dimostrare che, al di là della moda dei gruppi femminili che contestano Vladimir Putin, le ragazze indipendenti, che ragionano senza farsi influenzare, al contrario amano e stimano colui che considerano un grande statista e uomo politico.

  • Il nostro “NO al referendum” è differente. (di M. Settineri)

    Referendum Costituzionale: Il nostro NO è differente

    Tema che impegna il dibattito politico nell’ultimo periodo è, senz’altro, il referendum sulla riforma costituzionale, che si terrà nel prossimo autunno.

    Si tratta di un referendum confermativo della legge Boschi sulla riforma di parte della Costituzione italiana.

    La legge approvata secondo l’iter previsto abbisogna, per essere introdotta, di un referendum confermativo, così come prescrive la legge.

    Com’è giusto che sia i fronti sono contrapposti tra chi sostiene la linea dettata dal Governo che vorrebbe l’introduzione delle modifiche e chi, invece, ritiene che tali modifiche non debbano essere applicate alla Carta costituzionale.

    Questo secondo fronte è molto composito perché, seppur con le stesse finalità, la non introduzione delle modifiche, muove da diverse correnti di pensiero.

    Ci sono, tra gli oppositori alla riforma, quanti ritengono la Costituzione italiana la più bella del mondo e perciò non necessaria di modifiche alcune. Vedono, questi, la carta costituzionale come un qualcosa d’ingessato, ferma nella sua “perfezione”, inamovibile ed eterna. Per loro la Costituzione nata dalla Resistenza non può essere nemmeno sfiorata dall’idea di modificarla. Si riconoscono idealmente e progettualmente nella Carta nata nel 1946. I settant’anni passati dalla sua promulgazione, le cambiate condizioni sociopolitiche della Nazione, l’avvento della Seconda repubblica non sono sufficienti, per loro, a determinare l’esigenza di una modifica della Carta costituzionale. Per questo al Referendum voteranno NO.

    Al fronte del No si è iscritto anche il Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Ma non per le motivazioni che spingono gli altri aderenti al Fronte, ma per motivazioni opposte, semmai.

    Noi Missini da sempre avversiamo questa costituzione non riconoscendole gli elementi di obiettività e democrazia, pregna com’è di fervore resistenziale.

    Nata, infatti, nell’immediato dopoguerra, la Costituzione italiana, fu ideata per essere uno strumento che portasse alla formazione di una partigiana, che perpetuasse nel tempo gli odii e le contrapposizioni tra le diverse anime della Nazione.

    Si volle che non fosse la Costituzione della Pace, del superamento delle contrapposizioni che tanto dolore avevano prodotto tra gli italiani.

    L’inserimento poi di un articolo, seppur transitorio, una transitorietà che dura da settant’anni, sul divieto della ricostituzione del Partito fascista, relegando al ruolo di fuorilegge milioni di cittadini, è quanto di più abominevole mente umana potesse pensare.

    Quando si mise mano alla Carta costituzionale, si ebbe principalmente un obiettivo, abolire l’ordinamento fascista, e garantire gli alleati vincitori della guerra sulla ritrovata volontà di collaborazione con l’introduzione del metodo “democratico”. Per tale motivo si previde un bicameralismo “perfetto” con una doppia rappresentanza politica che doveva servire, nelle intenzioni dei Padri costituenti, la garanzia massima per l’applicazione della democrazia. Visto come sono andate poi le cose in Italia è facile dire che, da questo punto di vista si è ottenuto un totale fallimento.

    Le doppie Camere sono servite solo ad accrescere le contrattazioni tra partiti, i ricatti, le intimidazioni. Noi le riteniamo inutili, dannose e anacronistiche. Tutto lontano mille miglia dalle reali esigenze di una nazione che avrebbe bisogno di ben altro livello di confronto e di strumento legislativo.

    La riforma proposta dal governo prevede la modificazione del senato, solo che le modifiche sono, come abbiamo più volte scritto, peggiori della situazione attuale. Il tutto, infatti, si riduce alla mera riduzione del numero dei Senatori, si ritiene di contenere i costi, cosa assolutamente falsa, è vero semmai il contrario, e alla trasformazione del Senato nella Camera delle Regioni. Dal punto di vista politico non è assolutamente una riforma, il senato resterebbe, infatti, un organo a indirizzo politico e la conseguente riduzione dei Senatori produrrebbe solo l’effetto di ridurre la rappresentanza e quindi, nei fatti, la partecipazione politica, mentre i privilegi acquisiti per gli eletti resterebbero identici.

    La nostra proposta di modifica del Bicameralismo prevede la trasformazione del Senato in una Camera delle Corporazioni, delle rappresentanze, cioè, delle categorie della produzione. Quest’organismo deve affiancare la Camera dei Deputati e in sinergia con essa legiferare. L’idea è di avere due Camere diverse negli indirizzi e nelle competenze ma trovino poi la complementarietà al momento del varo delle leggi.
    Come si evince dalla nostra proposta la diversificazione tra le due Camere sarebbe reale nelle competenze e non meramente nominale.

    Se questo viene realizzato, si concretizza la cosiddetta Democrazia Corporativa, il più alto esempio di partecipazione al processo legislativo, moderno, democratico, realmente connesso alle più genuine espressioni della società italiana.
    Questi sono i motivi che ci portano a essere per il No al referendum autunnale. Motivazioni forti, in linea con il progetto politico portato dal MSFT. La nostra volontà di modificare la Costituzione va nel senso di un ammodernamento dello Stato, per il raggiungimento dei più alti ideali di giustizia sociale, mediante l’elevazione del ruolo del Lavoro, inserito nel contesto della Socializzazione. Diciamo No nel referendum ottobrino per dire sì, prossimamente, a una vera riforma della carta costituzionale.
    _________
    Mario Settineri
    Segreteria Nazionale MSFT

  • Parisi, i “Racconti” pubblicati

     

    È una primavera per libri scritti da cantautori, questa. Be’, perlomeno a giudicare da alcune pubblicazioni. Fra tutte ricordiamo il libro di Ligabue “Scusate il disordine”. Il volume di Ligabue è una raccolta di racconti alla cui base c’è la musica: da protagonista o sullo sfondo. Il cantautore emiliano non è nuovo all’esperienza letteraria, ha infatti scritto poesie, romanzi e soprattutto racconti che sono un genere che gli è particolarmente congeniale.

    A fianco del più che conosciuto autore emiliano, si pone anche il rocker bolognese Mimmo Parisi. Quest’ultimo è alla sua prima prova nell’ambito della narrativa. Il libro che ha pubblicato nel maggio 2016, si chiama “Racconti di periferia”. Va da se e a ben guardare il titolo, che la tipologia usata per narrare le sue invenzioni letterarie, è quella del racconto. Anche per Mimmo Parisi, quindi, vale quanto detto per il rocker di Correggio, ovvero il racconto come genere particolarmente congeniale.

    Mimmo Parisi, in riguardo a questo suo primo libro, ha dichiarato: “Mi sono messo a scrivere racconti e mi sono preso una vacanza dalle canzoni, perché quest’ultime, va da se, non hanno lo spazio semantico necessario per realizzare a tutto tondo un tema”.

     

    Ecco i 22 racconti contenuti in “Racconti di periferia”:

    Racconti di periferia

    Il treno delle 7 e 15

    Fabrizio

    Un amore comune

    Il posto degli orsetti smessi

    La principessa

    La corsa di Davide

    Il graffio sull’anima

    Il garofano

    Gocce di pioggia

    La mia compagna senza un filo di trucco

    Il regalo

    Se mi vuoi ancora

    Il risveglio

    La pista

    Per niente al mondo

    Per tutta la vita

    Un Nuovo Mondo

    Ultima neve di aprile

    L’armonica a bocca

    Sono tornati i Braccialetti Rossi

    Un attimo prima che suonasse il successo

    (A cura di Francesca Guglielmini)

     

     

  • Alfio Marchini Skytg24: una sintesi delle posizioni espresse dal Candidato

    Alfio Marchini: “in caso di elezione rinuncerò all’indennità di sindaco”

    Marchini al confronto tra i candidati a Sindaco di Roma organizzato da SKY dichiara rivolto ai cittadini romani: Mi impegno solennemente a rinunciare a qualsiasi indennità fino a quando ridurremo le vostre tasse.

    I cinque principali candidati sindaci al comune di Roma si confrontano in tv su Skytg24: a sfidarsi sono Roberto Giachetti (Pd), Alfio Marchini (lista civica), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Stefano Fassina (Sinistra italiana) e Virginia Raggi (Movimento 5 stelle), che per la prima volta in questa campagna ha accettato di partecipare a un dibattito con gli altri candidati.

    Ecco una sintesi delle posizioni espresse da Marchini

    • Sulle buche Marchini che ha sottolineato la necessità di fare una fidejussione da utilizzare qualora «i lavori di riparazione non siano stati eseguiti bene»
    • Sul debito comunale: «la nostra idea è quella di applicare la legge 666 già utilizzata per le Regioni in cui lo Stato con emissione ad hoc di Btp consente di abbattere gli interessi al 2%»
    • Sulla sicurezza: «Con noi Roma può essere una città sicura. Ho ‘stalkerizzato’ Alfano e penso alla fine cederà, per estendere l’uso dei militari e dei poliziotti dopo il Giubileo e anche nelle periferie, che ha già generato il 30% in meno di criminalità. Il problema è di sicurezza ma ancor più di sicurezza percepita, servono anche illuminazione e vigili di quartiere»
    • Sulle Olimpiadi Marchini attacca le posizioni della Raggi, sostenendo che “le opere devono essere fatte per la città”
    • Sul traffico Marchini pensa a «semafori intelligenti e sensori sotto asfalto, tram, stop evasione dei biglietti alzando tornelli, autobus nuovi e vagoni con aria condizionata»

    Infine l’appello finale: «Abbiamo una squadra straordinaria. Mi impegno solennemente a rinunciare a qualsiasi indennità fino a quando ridurremo le vostre tasse. Non è tempo di illusioni con chi ha già tradito una volta. Siamo incorruttibili. Noi ci siamo e con il vostro voto voltiamo pagina per restituire a questa città una speranza»


    Fonte
    : ilmattino.it

  • Marchini Candidato Sindaco, mi occuperò personalmente del progetto su Ostia

    Marchini alla Festa del Cuore. “Punto molto su Ostia. Ho un progetto di cui mi occuperò personalmente”

    Si è conclusa la tre giorni di sport, cultura e animazione al parco di via Pietro Rosa. Tre giorni di sport, danza, cultura e animazione. Si è tenuta al Parco di via Pietro Rosa ad Ostia la quarta edizione della Festa del Cuore.

    A concludere la manifestazione stasera, il cabarettista romano Antonio Giuliani.

    L’evento organizzato dalla Lista Marchini, come ogni anno, ha visto la partecipazione del candidato a sindaco Alfio Marchini che ha risposto alle domande dei cittadini. Tanti i temi trattati: dalla manutenzione stradale, alla sicurezza, alla riqualificazione delle aree verdi. Ma anche disabilità e lungomare.“Il cittadino è come il cliente e l’amministrazione deve mettersi al servizio del cittadino – ha detto Alfio Marchini – questa è la mia idea di riorganizzazione della città”.

    A moderare il dibattito, è stato il capolista Alessandro Onorato.

    Questione buche. “Abbiamo trovato una nuova macchina, molto innovativa, che ripara le buche stradali in tempi brevissimi. Avremmo voluto usarla fin da subito, ma abbiamo avuto i soliti impedimenti burocratici. Vi prometto che anche ad Ostia, con i nostri mezzi e senza toccare le risorse del Comune, metteremo subito a posto le strade con questa macchina, in collaborazione con un consorzio privato” ha detto il candidato a sindaco di Roma ai cittadini.

    Videosorveglianza nei parchi. “Chiamo ogni giorno il ministro degli Interni perchè bisogna prolungare anche oltre il Giubileo i presidi delle forze militari, liberando le forze di polizia che così possono svolgere i propri compiti ordinari. Non si tratta di militarizzare ma di dare a tutti una maggiore sicurezza, e questo progetto vale anche per Ostia. In parchi come questi, frequentati anche da famiglie con bambini, bisogna installare un sistema di videosorveglianza con una centrale di controllo”.

    Nel parco è stato esposto anche uno striscione che recitava “no al centro commerciale all’Infernetto”. Sulla questione Onorato ha ribadito che Lista Marchini si è sempre detta contraria. Marchini ha detto “sì di essere preoccupato per il piccolo commerciante che sta morendo ma che non conoscendo bene il progetto vorrà capire bene di cosa si tratta”.

    Marchini ha poi sottolineato l’importanza di dover lavorare sugli allagamenti nell’entroterra. Sul lungomare del Lido ha detto “deve essere valorizzato. La gente deve scegliere Ostia anche per sposarsi. Dobbiamo rivedere tutto: dall’arenile, agli accessi. Bisogna studiare qualcosa che funzioni davvero ma senza fare demagogia. Va bene visibilità al mare ma anche garantire che ci siano imprese. Io ho un grande piano per Ostia che studierò personalmente e non nascondo che punto molto su Ostia, cercherò una casetta qui, perché solo vivendoci si possono capire certe cose”.

    Alfio Marchini chiuderà la campagna elettorale in piazza Anco Marzio ad Ostia, venerdì 3 giugno, dalle 18. Sono previsti momenti di musica e spettacolo con big degli anni ‘70 e ’90 come Fausto Leali, Pupo, Ivana Spagna, Bobbi Solo.

    Fonte
    : ilquotidianodellitorale.it

  • Marchini Sindaco Roma: Lettera di Gianfranco Polillo a “Formiche”

    “Perché sostengo Alfio Marchini”: un articolo di Gianfranco Polillo indirizzato al Direttore di “Formiche”

    Caro Direttore,

    perché schierarsi con Alfio Marchini? Me lo hanno chiesto in tanti, considerati gli articoli scritti su Formiche proprio sul dissesto di Roma Capitale. Rendere trasparente il processo che mi ha spinto verso questa decisione può, allora, essere utile. Ben al di là del fatto individuale che riguarda la mia modesta persona. I dati della crisi sono oggettivi. Richiedono, pertanto, una diagnosi. Soprattutto una possibile terapia. Sono due le cose che per Roma sono esiziali: una profonda discontinuità con il passato e una rinnovata capacità di governo. I due elementi stanno insieme. Non possono essere separati. Da anni Roma è stata vittima di un modello spartitorio, come direbbe Giuliano Amato. Si è sempre votato non tanto per scegliere un sindaco, ma l’azionista di maggioranza relativo. Lasciando a chi perdeva le elezioni la sua fetta di potere consociativo.

    Questo modo d’essere del sistema di governo di Roma è stato certificato in modo inequivocabile dai protagonisti della saga di Mafia Capitale. Esemplificazione giornalistica, ma anche fatto emblematico del format che ne ha dominato la vita politica. Quel triangolo maledetto costituito da Luca Odovaine, ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni, Salvatore Buzzi, esponente delle cooperative rosse e Massimo Carminati, militante storico delle organizzazioni neo fasciste ne è la dimostrazione. La Magistratura vaglierà le relative responsabilità. Ma fin da ora è difficile non scorgere in quegli episodi il filo di una continuità che deve essere spezzato; se si vuole dare a Roma un destino diverso.

    Quindi nessuna compiacenza verso le forze politiche che in tutti questi anni, non hanno visto o tollerato. Nonostante la stima personale che posso avere sia nei confronti di Roberto Giachetti che di Giorgia Meloni. Entrambi, tuttavia, rimangono esponenti di partiti profondamente in crisi d’identità. Partiti che sono ancora in grado, qualora risultassero vincitori, di condizionarne le future scelte amministrative. Se “democrazia del leader” deve essere, per riprendere il bel libro di Mauro Calise, scegliamo un personaggio fuori dalla mischia, nella speranza ch’esso contribuisca a rigenerare la vita stessa di quelle formazioni. Nei confronti dei quali vale la vecchia definizione di Winston Churchill : “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta di tutte le altre forme finora sperimentate”.

    Ed allora perché non “cinque stelle”? Semplicemente perché non risponde al secondo termine dell’equazione. Abbiamo bisogno di un governo forte per Roma. Non dell’ulteriore paralisi, pur se motivata da nobili principi. Con il Commissario Tronca, in questi mesi, si è sperimentato una buona ordinaria amministrazione. Ma Roma, nei prossimi anni, richiede molto di più. Richiede una visione nazionale. Una rinnovata intesa con il Governo per un impegno comune verso la Capitale. I 110 milioni previsti a bilancio dal Commissario Tronca, per i maggior costi sostenuti per le relative funzioni, non sono certo la soluzione. Ma per cambiare questo stato di cose, siamo innanzitutto noi, in quanto romani, a dover cambiare.

    Valgono in questo caso regole di stampo europeo: riforme contro una maggiore disponibilità da parte degli altri. Quindi modernizzazione della struttura dell’Amministrazione e la nebulosa delle municipali. Privatizzare ciò che si può e si deve privatizzare. Valorizzazione degli asset. Riduzione delle inefficienze. Ma perché l’archivio delle pratiche del condono deve essere a Perugia? Cose difficili, indubbiamente. Ma che diventano possibili se al nuovo sindaco non mancherà, come non manca, la forza dell’innovazione. E se avrà come riferimento le grandi capitali europee: Londra, Berlino, Parigi o la stessa Madrid. La cui governance è lontana anni luci dalle cattive pratiche italiane.

    Per portare avanti questa strategia, abbiamo pertanto bisogno di una squadra di governo, a livello locale, che sia competitiva. Che unisca le esperienze maturate, anche a livello nazionale, con una rinnovata passione civile. Per disperdere quell’alone di indolenza che circonda la storia della Capitale. Il tandem Marchini – Bertolaso è, allo stato delle cose, la risposta migliore. Un mix di passione civile – non dimentichiamo la corsa solitaria di Alfio Marchini negli anni passati – con una capacità gestionale sperimentata nei duri frangenti delle emergenze nazionali. Non sarà la panacea, ma può essere quel “dream” che lo stesso Marchini ha evocato. Ed all’orizzonte del Cupolone, francamente, non si vede di meglio.

    Questo è stato, quindi, il mio ragionamento. Non so quanto possa servire per dirimere i dubbi che angosciano gran parte dell’elettorato. Ma già quest’incertezza è un dato significativo. Avvertiamo tutti il momento di sbandamento. Ma da questa fase non si esce con il gesto estremo della protesta o del non voto. Si può provare a vincere, solo partecipando.Con stima ed affetto,Gianfranco Polillo

    Fonte
    : formiche.net

  • Marchini Sindaco Roma, voglio che questa sia la Città della Musica e dei Giovani

    Marchini al Karaoke Rock Bike canta in diretta la celebre canzone di Cat Stevens 

    Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma con la propria lista civica e appoggiato tra gli altri da Forza Italia, avvicinato a Ostia dai microfoni di Radio Rock 106.6, ha cantato in diretta “Father and son” di Cat Stevens alla Karaoke Rock Bike.

    Grande il successo del video, postato nella sezione “video” dell’Agenzia ANSA, su YouTube e rilanciato da molti siti di informazione. “Voglio che questa sia la città della musica – ha commentato Marchini – la città dei giovani. Non sopporto che i nostri ragazzi debbano andare a Bruxelles a fare i festival della musica. Sono un po stonato, però suono il pianoforte. È uno dei miei più grandi rammarichi: io volevo suonare e cantare. Suono però quando canto è un disastro”.

    Gli utenti hanno viceversa mostrato di apprezzare la spontaneità del Candidato, un molti “like” e “share” del contenuto sui principali canali social.

    Fonte: Ansa.it Video

  • #‎IoCiMettoIlCuore: Alfio Marchini, un sindaco della notte per i giovani

    Il candidato a Sindaco di Roma Alfio Marchini lancia nuove ed innovative proposte di policy per il turismo, e focalizza l’attenzione sui giovani, a suo avviso il grande assente della campagna elettorale  

    “I giovani sono il grande assente della campagna elettorale. Io ne voglio parlare. Questa è una città dove manca la musica. Noi faremo, come in altre città del mondo, il sindaco della notte”, questa la proposta di Alfio Marchini, candidato Sindaco a Roma, Chi è e cosa fa il sindaco della notte? Si tratta di una figura e di un ruolo che le capitali europee già conoscono (Berlino, Londra e Amsterdam)  e che avrebbe innanzitutto il compito di far coesistere, nelle aree della città interessate dal fenomeno notturno della movida, due aspettative, entrambe legittime, ma certamente in conflitto tra di loro . Quelle di chi vive appunto vicino ai locali notturni e ha diritto di riposare e quelle di chi invece vuole vivere la Roma di notte.

    La città sarebbe così governata 24 ore su 24 perché il sindaco della notte gestirebbe, nei quartieri interessati, il passaggio tra il giorno e la notte con le sue diverse importanti esigenze: quelle della musica e dello stare insieme. Esigenze che hanno bisogno di regole tanto per chi ne fruisce quanto per chi le offre: da qui, ad esempio, l’importanza di un dialogo con le associazioni di commercianti così come di soluzioni per i trasporti pubblici notturni, oggi carenti nelle fasce orarie della notte, e inoltre di garanzie di controllo tanto dell’inquinamento acustico, quanto della buona convivenza nei quartieri interessati dalla movida.

    “Ci sono spazi come i vecchi mercati generali o la vecchia fiera dove si possono creare spazi per la musica. Per questo noi creeremo come avviene in molte città del mondo, la figura del sindaco della notte. Abbiamo in mente due o tre grandi personaggi della musica; presto vi dirò i nomi”.a dove si possono creare spazi per la musica”, dice Alfio Marchini,  che così prosegue:“ Perché andare a Barcellona a fare il festival della musica? Certo dobbiamo risolvere il problema di come coniugare movida e residenti, attraverso appositi spazi. Voglio che da tutto il mondo arrivino giovani. Per questo non dobbiamo pensare solo alla notte bianca ma a una policy per il turismo. Dietro al turismo si muove un potenziale economico straordinario. Per il turismo – conclude Marchini – ho individuato 4 profili con caratteristiche manageriali, ovvero che abbiano gestito il turismo e che abbiano soprattutto conoscenza del ciclo produttivo a valle e a monte con un approccio manageriale e imprenditoriale».

    «C’è un mondo di giovani che cerca incontri e divertimento nella notte, c’è un mondo di ragazzi creativi che considera la notte uno spazio per pensare e fare cose belle; c’è un mondo del lavoro e dei servizi nello spazio della notte; così come ci sono persone, la maggior parte , che trovano nel sonno della notte sollievo e riposo e vanno dunque rispettati e tutelati. Tutti questi mondi debbono poter convivere nel rispetto reciproco: anche perché la notte che fin qui conosciamo è il mondo in cui la sicurezza è a rischio.  Roma è una città arrabbiata – dice Alfio Marchini – caotica, dove c’è tanto rumore, ma manca proprio quella musica che la renderebbe una città sempre viva. Per questo noi creeremo come avviene in molte città del mondo, la figura del sindaco della notte. Abbiamo in mente due o tre grandi personaggi della musica; presto vi dirò i nomi”.

    Fonte
    : www.ilgiornale.it

  • Da Manuela Di Centa a Michele Placido: Alfio Marchini annuncia il “Dream Team”

    Alfio Marchini, candidato a Sindaco di Roma, ha presentato il proprio team all’interno del quale figurano soprese quali il celebre attore e la campionessa sportiva

    Non sarà un uomo solo al comando. A prometterlo il candidato sindaco della civica Alfio Marchini, che ha annunciato poche ore fa la sua squadra per il governo cittadino. Non più la classica giunta ma competenze divise per macro aree, «andranno riviste le figure degli assessorati attuali – dice Marchini – io ho in mente di fare un assessorato al turismo, al cinema. Roma è talmente immensa che dobbiamo dare delle missioni specifiche e puntuali. Michele Placido si occuperà dei teatri di cintura, avendo già fatto un ottimo lavoro. Ad ognuno darò la capacità di occuparsi di un’eccellenza, i tuttologi a me non piacciono».

      Una linea di veltroniana memoria. Proprio Michele Placido, infatti, guidò con sorprendente successo il neonato Teatro di Tor Bella Monaca. Se l’idea di Marchini non è nuova, i personaggi che intende mettere in campo per risollevare le sorti della Capitale, lo sono eccome. Scontato il ruolo per Guido Bertolaso come responsabile delle emergenze dell’area metropolitana. Alla prova invece la campionessa Manuela di Centa, già in prima linea all’apertura della campagna elettorale di Marchini, che potrebbe avere la delega allo Sport in vista della sfida olimpionica per Roma 2024.

    Ancora per risollevare e riorganizzare le disastrate casse capitoline, i nomi che circolano in “casa” Marchini sono quelli del generale Ugo Marchetti, già vice comandante generale della Guardia di Finanza per la riorganizzazione delle partecipate; al bilancio e allo sviluppo economico invece potrebbero andare la professoressa alla facoltà di Economia di Tor Vergata, Maria Prezioso e Gaetano Caputi, «pezzo da 90» per anni del Ministero dell’Economia. Non solo, per il turismo Marchini starebbe pensando a un volto straniero, magari da Madrid.

    Fonte: www.iltempo.it