Categoria: Economia e Finanza

  • RC Auto: 4.400 lucani pagheranno di più nel 2019

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per oltre 4.400 lucani; tanti sono gli automobilisti che, secondo l’analisi fatta da Facile.it, avendo denunciato alle assicurazioni un sinistro con colpa avvenuto nel 2018, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, insieme ad essa, aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato è stato calcolato da Facile.it che, esaminando circa 3.000 preventivi di rinnovo RC auto richiesti tramite il sito da automobilisti residenti in Basilicata, ha evidenziato come l’1,53% degli utenti della regione abbia dichiarato di essere stato responsabile, nel corso del 2018, di un incidente che farà scattare l’aumento del costo dell’assicurazione. Il dato risulta comunque notevolmente inferiore alla media nazionale (3,83%); la seconda buona notizia è che il valore regionale risulta in calo rispetto all’anno precedente, quando la percentuale di automobilisti lucani che erano ricorsi all’assicurazione per un sinistro con colpa era pari al 2,76%.

    Guardando all’andamento del premio medio* RC auto in Basilicata, emerge che a dicembre 2018 per assicurare un veicolo in regione occorrevano in media 471,06 euro, valore in aumento dell’+1,71% rispetto allo stesso mese del 2017.

    L’andamento provinciale dei sinistri denunciati

    Facile.it ha poi analizzato i dati su base territoriale scoprendo che, in regione, la provincia che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa è quella di Matera (1,55%), mentre a Potenza la percentuale di automobilisti che si sono dichiarati responsabili di un incidente è stata pari all’1,52%.

    Chi cambierà classe

    Guardando alle caratteristiche socio demografiche del campione lucano, emerge che fra gli uomini hanno denunciato sinistri con colpa l’1,27% del campione, mentre tra le donne la percentuale è più alta, pari al 2,15%.

    Dati interessanti arrivano anche esaminando le professioni dichiarate in fase di preventivo di rinnovo; gli insegnanti sono la categoria professionale che in percentuale maggiore ha denunciato sinistri con colpa e, tra loro, il 4,67% vedrà un peggioramento della classe di merito. Seguono nella classifica, ma con valori sensibilmente inferiori, i dirigenti (2,38%) e gli operai (2,20%). Guardando la graduatoria regionale nel senso opposto, invece, sono le forze armate e i commercianti ad aver denunciato, in percentuale, meno sinistri con colpa, rispettivamente lo 0,85% e lo 0,93%.

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 7.449.494 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2017 e il 31 dicembre 2018. Per quanto riguarda la Basilicata, la ricerca è basata su 34.908 preventivi effettuati in Basilicata su Facile.it nel medesimo periodo. Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • RC Auto: 13.200 calabresi pagheranno di più nel 2019

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per oltre 13.200 calabresi; tanti sono gli automobilisti che, secondo l’analisi fatta da Facile.it, avendo denunciato alle assicurazioni un sinistro con colpa avvenuto nel 2018, vedranno peggiorare la propria classe di merito e, insieme ad essa, aumentare il costo dell’RC auto.

    Il dato è stato calcolato da Facile.it che, esaminando oltre 13.000 preventivi di rinnovo RC auto richiesti tramite il sito da automobilisti residenti in Calabria, ha evidenziato come l’1,52% degli utenti della regione abbia dichiarato di essere stato responsabile, nel corso del 2018, di un incidente che farà scattare l’aumento del costo dell’assicurazione. Il dato risulta comunque inferiore alla media nazionale (3,83%) e, anche questa è una buona notizia, leggermente in calo rispetto all’anno precedente, quando la percentuale di automobilisti calabresi che erano ricorsi all’assicurazione per un sinistro con colpa era pari all’1,66%.

    Guardando all’andamento del premio medio* RC auto in Calabria, emerge che a dicembre 2018 per assicurare un veicolo in regione occorrevano in media 689,96 euro, valore in aumento del 3,70% rispetto allo stesso mese del 2017 e superiore del 18,82% rispetto alla media italiana.

    L’andamento provinciale dei sinistri denunciati

    Facile.it ha poi analizzato i dati su base territoriale scoprendo che, in regione, la provincia che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa è quella di Cosenza (2,05%), seguono in classifica gli automobilisti di Vibo Valentia (1,79%) e Crotone (1,75%). L’area con i valori più bassi è invece Catanzaro, dove solo lo 0,69% degli automobilisti ha denunciato un incidente con colpa, praticamente la metà del dato registrato a Reggio Calabria (1,69%).

    Chi cambierà classe

    Guardando alle caratteristiche socio demografiche del campione calabrese, emerge che fra gli uomini hanno denunciato sinistri con colpa l’1,40% del campione, mentre tra le donne la percentuale è più alta, pari al 1,75%.

    Dati interessanti arrivano anche esaminando le professioni dichiarate in fase di preventivo di rinnovo; i liberi professionisti sono la categoria professionale che in percentuale maggiore ha denunciato sinistri con colpa e, tra loro, il 3,32% vedrà un peggioramento della classe di merito. Seguono nella classifica, ma con valori sensibilmente inferiori, medici ed infermieri (2,43%) e gli studenti (1,70%). Guardando la graduatoria regionale nel senso opposto, invece, sono le forze armate e gli insegnanti ad aver denunciato, in percentuale, meno sinistri con colpa, rispettivamente lo 0,61% e lo 0,69%.

    *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 7.449.494 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 dicembre 2017 e il 31 dicembre 2018. Per quanto riguarda la Calabria, la ricerca è basata su 155.711 preventivi effettuati in Calabria su Facile.it nel medesimo periodo. Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • RC Auto: 1,2 milioni di italiani pagheranno di più nel 2019

    Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per quasi 1,2 milioni di italiani, tanti sono gli automobilisti che, secondo l’analisi fatta da Facile.it, avendo denunciato alle assicurazioni un sinistro con colpa avvenuto nel 2018, vedranno aumentare la propria classe di merito e, insieme ad essa, il costo dell’RC auto.

    In termini percentuali si tratta del 3,83% del campione analizzato (500.000 preventivi di rinnovo RC Auto raccolti tramite le pagine di Facile.it) e, almeno questa è una buona notizia, il dato è in diminuzione di quasi il 10% rispetto all’anno precedente quando ad aver denunciato sinistri con colpa erano stati il 4,22% degli automobilisti alle prese con il rinnovo della polizza RC auto.

    Guardando all’andamento delle tariffe RC auto nel corso dello scorso anno, nonostante il calo delle tariffe registrato nel secondo semestre, a dicembre 2018 il premio medio è nuovamente aumentato toccando i 580,67 euro, valore superiore del 3,16% rispetto allo stesso mese del 2017*.

    «Secondo l’indagine che abbiamo commissionato all’istituto di ricerca mUp Research, lo scorso anno l’RC auto è stata una delle voci di spesa che ha inciso di più, almeno psicologicamente, sul bilancio delle famiglie ed è quella sulla quale, anche nel 2019, si cercherà di risparmiare maggiormente», spiega Diego Palano, responsabile Assicurazioni di Facile.it. «La buona notizia è che molti lo hanno già fatto; secondo i risultati dell’indagine, nel 2018 sono oltre 11 milioni di automobilisti che sono riusciti a ridurre la spesa trovando un’offerta migliore.».

    Guardando al profilo sociodemografico degli automobilisti che dovranno pagare di più a causa di un incidente con colpa, la prima grande differenza che emerge è legata al sesso. Fra gli uomini hanno denunciato sinistri con colpa solo il 3,55%, mentre tra le donne la percentuale è più alta, pari al 4,33%.

    Se l’età media degli automobilisti che vedranno peggiorare la propria classe di merito è pari a 46 anni, è interessante notare come i giovani neopatentati – probabilmente a causa di una maggior insicurezza che li porta ad avere più attenzione sulle strade – abbiano denunciato, in percentuale, meno incidenti con colpa rispetto alla media nazionale; solo il 2,03% degli automobilisti con età compresa tra i 18 e i 20 anni peggiorerà la propria classe di merito.

    Leggendo i dati in base alla professione dichiarata in fase di preventivo, emerge che sono i pensionati gli automobilisti meno prudenti; tra loro, il 4,46% vedrà un aumento delle tariffe RC auto a causa di un incidente con colpa. Seguono gli impiegati (4,26%) e gli insegnanti (4,21%). Valori sopra la media nazionale anche per il personale medico (4,18%, percentuale in calo rispetto allo scorso anno, quando occupavano la prima posizione in classifica con il 5,03%) e i liberi professionisti (4,13%). Nessuna novità, invece, rispetto alla classifica degli automobilisti più virtuosi; stabili nelle prime posizioni gli ecclesiastici (2,23%) e le forze armate (2,49%).

    Le regioni italiane

    Leggendo i dati su base regionale emergono differenze significative tra le diverse zone d’Italia. La regione che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa che farà scattare l’aumento delle tariffe RC auto è la Liguria (5,09%). Seguono nella classifica il Lazio, dove il 4,95% degli automobilisti vedrà un aumento delle tariffe assicurative, le Marche (4,87%) e la Toscana (4,87%). Guardando la graduatoria nel senso opposto, i valori più bassi sono stati registrati in Molise (1,13%), Calabria (1,52%) e Basilicata (1,53%).

    Rispetto allo scorso anno, tutte le regioni hanno registrato valori in calo, ad eccezione della Valle d’Aosta dove la percentuale è passata dal 2,70% al 3,23%.

    Le aree del Paese dove invece le percentuali sono calate maggiormente sono l’Umbria (passata dal 6,22% al 4,53%), la Basilicata (da 2,76% a 1,53%) e il Friuli-Venezia Giulia (da 4,39% a 3,32%).

  • Euler Hermes nomina Paolo Cioni Country Manager per l’Italia

    Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, ha nominato Paolo Cioni Country Manager per l’Italia con decorrenza 1° gennaio 2019. Il manager italiano risponderà direttamente a Luca Burrafato, Capo della Regione Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa (MMEA). Paolo Cioni succede a Loeiz Limon Duparcmeur che ha rafforzato la leadership della business unit italiana e che con stessa data di decorrenza sarà il nuovo Head of Risk Underwriting del Gruppo presso gli uffici di Parigi.

    Classe 1965, Paolo Cioni vanta oltre 25 anni nell’assicurazione del credito. Inizia la sua carriera in Euler Hermes (allora SIAC – Società Italiana Assicurazione Crediti) come Project Manager nell’area IT, negli anni aumenta le sue responsabilità, ricoprendo i ruoli di Capo della funzione Organizzazione, poi Direttore Informazioni nel 2001 e quindi Direttore Rischi per l’Italia nel 2007.  Nel 2010 diventa Regional Risk Director per la regione MMEA e membro del management board responsabile del risk underwriting, information/grading e claims & collection. Infine il suo ultimo ruolo, acquisito nel 2015, è quello di Head of Risk Underwriting presso l’headquarter di Parigi, dove ha contribuito allo sviluppo strategico della funzione e al miglioramento della performance dei rischi a livello globale.

    Luca Burrafato, Capo della Regione Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa afferma: “Voglio ringraziare Loeiz Limon Duparcmeur e salutare con un caloroso bentornato Paolo Cioni, che rientra in Italia dopo quasi 4 anni trascorsi alla capogruppo. A lui ora il compito di proseguire la crescita sul mercato italiano, in linea con la strategia globale Euler Hermes 2021 Confidence to be bold, basata sulla diversificazione dell’offerta con lo sviluppo e il rafforzamento di nuovi segmenti di mercato. Per raggiungere questi sfidanti obiettivi, sarà fondamentale accrescere ulteriormente le sinergie con Allianz e con altri canali distributivi, comprese le nuove piattaforme digitali”.

     

  • Contactless: lo usano più di 18 milioni di italiani, ma quasi 5 milioni non si fidano

    Il pagamento contactless, quello in cui basta avvicinare al POS la carta di credito, debito o prepagata senza inserire il pin, sta diventando sempre più comune e secondo un’indagine commissionata in occasione dell’apertura del suo Store di Milano da Facile.it a mUp Research, sono oltre 18 milioni gli italiani che ne fanno uso*.  Eppure, leggendo i numeri, questa piccola rivoluzione ha ancora molti scettici da conquistare.

    Il primo dato che sorprende è quello relativo al numero di individui che non sa cosa sia il contactless; in base a quanto rilevato per Facile.it da mUp Research e Norstat sono circa 7.6 milioni, pari al 17,7% del campione rappresentativo della popolazione italiana adulta con età compresa fra i 18 ed i 74 anni.

    Ad essere più disinformati riguardo a questa modalità di pagamento sono le donne (22.1% rispetto al 13.3% del campione maschile), i giovani con età compresa fra i 18 ed i 24 anni (qui il dato sale addirittura fino al 36.4%) e nel Nord Est (21.3%).

    Sono appena meno (7.1 milioni di individui, 16,7% del campione) quelli che invece non lo usano perché le carte di pagamento che possiedono non sono abilitate al contactless. Questa volta le percentuali maggiori si registrano al Sud (19.2%) e nella fascia anagrafica 55-64 anni (21.1%).

    Importante anche la dimensione del campione che, pur avendo carte abilitate, non si serve del contactless perché non si fida; in questo caso parliamo dell’11,1% del campione totale, equivalente a 4.7 milioni di individui.

    La minore fiducia, continuando a scorrere i dati dell’indagine di mUp Research per Facile.it si riscontra nel campione maschile (13.8% rispetto all’8.4% del campione femminile), nella fascia 35 – 54 anni (12.3%) e nel Nord Ovest (12.6%). Al contrario gli italiani che si fidano di più del contactless sono i giovani nella fascia d’età 18 – 24 anni; fra loro appena il 7,2% è diffidente.

    Riuscirà il contactless a vincere la diffidenza? Ai posteri l’ardua sentenza!

     

     

     

    * Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

  • Italiani; ecco quanto risparmiano veramente…e se risparmiano

     

    Gli italiani riescono veramente a risparmiare? E se sì, quanto e su quali spese? In occasione dell’apertura del suo Store di Milano, Facile.it ha risposto a queste e altre domande grazie a un’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione adulta*. Il primo dato emerso è che nel 2018 il 40,9% degli italiani non è riuscito a risparmiare; se si guarda invece a coloro che sono riusciti a mettere da parte qualcosa riducendo le principali voci di spesa familiare (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari), il risparmio medio è stato pari a 620 euro.

    Tra spese e desideri, quanto e dove si risparmia?

    Fra le spese familiari prese in esame, quelle che nell’ultimo anno, almeno psicologicamente, hanno inciso maggiormente sugli italiani – secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research con l’ausilio di Norstat – sono state l’RC auto (66,3%), la bolletta dell’energia elettrica (65,6%) e quella del gas (58,7%).

    E se l’RC auto è una delle voci su cui gli italiani hanno imparato a risparmiare maggiormente (11.2 milioni quelli che l’hanno fatto nel 2018), solo il 15,7% e il 13,1% dei rispondenti ha invece dichiarato di essere riuscito a ridurre il peso della bolletta elettrica e quella del gas; percentuali basse se si considera che le due voci di spesa occupano rispettivamente il primo e terzo posto nella lista dei costi che le famiglie desiderano tagliare con il 70,4% ed il 60,9%.

    Gli italiani sono poi sempre più attenti anche a voci di spesa fino a qualche tempo fa poco considerate; 8.3 milioni i consumatori che sentono il bisogno di diminuire i costi della Pay TV, mentre 7.9 milioni vorrebbero ridurre quelli legati al conto corrente.

    Assicurazioni. Non solo più RC auto

    Analizzando le abitudini degli italiani in tema di assicurazioni emerge che sono 34.4 milioni quelli che hanno sottoscritto almeno una polizza nell’ultimo anno. E se l’RC auto risulta essere la più diffusa (96,8%), sono molte le persone che hanno scelto di tutelarsi con altre coperture.

    5.9 milioni di italiani hanno optato per una polizza vita; 5.1 milioni per un’assicurazione infortuni o sanitaria, 3.9 milioni hanno sottoscritto l’RC capofamiglia e 3.7 milioni hanno scelto di proteggere la propria abitazione con una polizza casa.

    Altri prodotti assicurativi, pur risultando ancora marginali rispetto al totale delle assicurazioni, raggiungono ormai bacini piuttosto ampi: quasi 1.8 milioni di italiani hanno sottoscritto una polizza viaggio e 1.7 milioni quella per gli animali.

    RC auto: perché si cambia e quanti lo fanno

    L’indagine ha poi approfondito il comportamento degli italiani rispetto all’RC auto, cercando di analizzare quanti siano rimasti fedeli alla propria assicurazione e quanti, invece, abbiano scelto di cambiare nell’ultimo anno. Quasi un automobilista su cinque (19%) a fine contratto ha detto addio alla propria compagnia assicurativa, un dato in forte crescita se si considera che 10 anni fa solo 1 su 10 prendeva questa decisione.

    Perché si cambia? Nell’86% dei casi è il prezzo troppo elevato la ragione per cui si sceglie di passare ad un’altra compagnia, mentre nel 13% è il servizio ad essere giudicato non all’altezza delle aspettative.

    Conti correnti

    Il conto corrente risulta essere un servizio ormai imprescindibile, eppure sono ancora 4.2 milioni gli italiani che hanno dichiarato di non averne uno; di contro, se si guarda a chi il conto lo l’ha, oltre un rispondente su quattro dichiara di essere titolare di più conti e addirittura il 46.3% è titolare di un conto corrente online.

    E se comodità e vicinanza alla filiale rappresentano ancora il primo elemento nella scelta del proprio conto corrente, sono 7.3 milioni gli italiani che utilizzano gli strumenti di comparazione online per scegliere il prodotto più conveniente.

    Che gli italiani stiano pian piano diventando sempre più attenti e consapevoli nella gestione del budget familiare lo si evince anche da un altro dato; il 26,1% di coloro che hanno più di un conto corrente dichiara di aver fatto questa scelta appositamente per poter utilizzare l’uno o l’altro in base alle tariffe delle singole operazioni e poter così risparmiare.

    Attenzione però; sono circa 6.6 milioni gli italiani che ammettono di non avere chiari i costi del proprio conto.

    In media, secondo quanto emerso dall’indagine, gli italiani lasciano sul conto corrente 6.331 euro anche se il 43,1% dichiara di avere una giacenza media compresa tra i 1.000 e i 3.000 euro.

    Gli italiani risultano essere tutto sommato contenti del proprio conto, tanto che solo l’8% dei correntisti ha cambiato istituto di credito nell’ultimo anno e chi lo ha fatto, nel 61% dei casi, è stato spinto dal prezzo troppo altro, il 40%, invece, ha scelto un’altra banca perché vittima di un servizio non soddisfacente.

    Telefonia mobile

    Passando al mondo della telefonia mobile sono due i dati principali che emergono dall’indagine; il primo è la penetrazione di questo servizio, che ormai copre il 90% della popolazione adulta, con addirittura il 31,7% dei rispondenti che, al netto di eventuali utenze aziendali, dichiara di utilizzare più di una sim.

    L’altro dato è relativo alla percentuale di clienti che nell’ultimo anno hanno cambiato operatore: il 36%. Valore molto alto se confrontato con gli altri servizi presi in esame dall’indagine. Addirittura, oltre il 14% dei rispondenti ha dichiarato di aver cambiato compagnia più di una volta nel corso dello stesso anno.

    Perché si cambia? Prezzi troppo alti (88%), traffico disponibile non sufficiente (23%) o, più in generale, perché le politiche adottate dalla compagnia non sono apprezzate (18%). Da notare che se è vero che il 64% dei rispondenti ha mantenuto il proprio operatore, tra questi quasi uno su tre (30%) lo ha fatto solo perché non ha trovato un’offerta più conveniente, ma è disposto a cambiare non appena la troverà.

    Fornitura luce e gas

    Il quadro che emerge analizzando i servizi di fornitura luce e gas è di una soddisfazione solo parziale; sebbene la percentuale di coloro che hanno dichiarato di voler risparmiare sia molto elevata (rispettivamente il 70,4% e il 60,9%), quella di chi ha effettivamente cambiato fornitore è molto bassa (13% e 12%).

    Fra chi ha cambiato, la ragione principale è stata il prezzo troppo elevato (66% sia per la luce sia per il gas), mentre più di uno su cinque (rispettivamente il 24% e il 20%) lo ha fatto per passare dal mercato tutelato a quello libero. Interessante notare, inoltre, come la poca trasparenza nelle tariffe sia motivo di cambiamento più sul fronte della fornitura gas (10%) rispetto all’energia (5%).

    Se si guarda invece a coloro che hanno mantenuto lo stesso fornitore, solo il 59% (luce) e 54% (gas) lo ha fatto perché soddisfatto dell’attuale compagnia, mentre il 39% e il 43% sono alla ricerca di offerte migliori e cambieranno non appena riusciranno a trovarle.

    Pay TV

    La Pay TV si sta sempre più affermando nel Paese e oggi, secondo i risultati dell’indagine, quasi un italiano su due dichiara di essere abbonato ad almeno un servizio di Pay TV e, tra questi, il 44,6% è addirittura abbonato a più di uno. Ma quanto sono fedeli gli italiani al proprio fornitore? Non molto; secondo i dati un cliente su cinque (20%) ha cambiato nell’ultimo anno.

    Le ragioni? In questo caso la prima motivazione è l’insoddisfazione rispetto ai contenuti offerti (51%), seguito dal prezzo troppo alto (45%). Tra chi invece non ha cambiato, il 40% ammette che lo farà non appena troverà un altro servizio soddisfacente, il 19% dichiara di aver rimodulato l’offerta del proprio operatore mentre solo il 18% si considera soddisfatto. Il 5% ha disdetto il servizio.

     

    * Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

     

  • Associazioni autotrasporto: “Misure urgenti per il rinnovo parco mezzi”

    Le sigle rappresentative dell’autotrasporto nazionale si sono riunite nei giorni scorsi per chiedere al governo, attraverso una nota congiunta, misure urgenti per il rinnovo del parco circolante. La richiesta consiste nella conferma dell’investimento di 50 milioni destinato a rinnovare un parco mezzi che è il più vecchio d’Europa (età media 13,5 anni) di cui appena l’ 11,9% dei veicoli è dotato dei dispositivi di sicurezza frenata autonoma di emergenza e mantenimento della corsia, obbligatori dal 1° Novembre 2015.

    Insomma, continuando così l’intero settore rischia di perdere ulteriore terreno nei confronti delle imprese del resto d’Europa dal punto di vista della sostenibilità, sicurezza e competitività. L’impressione generalizzata degli operatori del comparto è che tutto il trasporto su gomma non venga ancora considerato strategico per l’economia nazionale, nonostante un’altissima quota di Pil viaggi proprio sui camion.

    In effetti, tutte le associazioni di categoria sono concordi nel giudicare gli interventi adottati negli ultimi 20 anni non solo inefficaci, ma addirittura peggiorativi delle condizioni economico-lavorative degli autotrasportatori, già alle prese con pressione fiscale e costi di gestione elevati, oltre a una burocrazia eccessivamente rigorosa e alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Ma danni economici e fiscali li hanno subiti anche lo Stato, perdendo 105 milioni di euro di mancato gettito fiscale, e le case costruttrici con circa 1,5 miliardi di fatturato in meno.

    L’auspicio del comparto della logistica e del trasporto bisarca è che la misura relativa al rinnovo degli investimenti del parco mezzi venga introdotta in via definitiva nella Legge di Stabilità 2019 che verrà sottoposta al voto del Parlamento in questi giorni.

     

  • Bollette, assicurazioni, conti correnti e telefonia; quanto riescono a risparmiare i milanesi e perché cambiano

    Quanto si risparmia a Milano? I residenti nel capoluogo lombardo riescono a contenere i costi più o meno di quanto non si faccia nel resto dello Stivale? Quali sono le spese che percepiscono come più gravose per i budget familiari? In occasione dell’apertura del suo Store di Milano (Corso di Porta Romana 90), Facile.it ha risposto a queste e altre domande grazie ad un’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione della città metropolitana di Milano*. Il primo dato emerso è che il 36,7% dei milanesi, quest’anno, non è riuscito a risparmiare. Chi invece nel corso dell’anno ha ridotto alcune delle principali voci di spesa familiare (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari) è riuscito a mettere da parte 757 euro, il 19% in più rispetto alla media nazionale (620 euro).

    Tra spese e desideri, quanto e dove si risparmia?

    Fra le spese familiari prese in esame, secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research con l’ausilio di Norstat quelle che nell’ultimo anno hanno inciso maggiormente sui milanesi, almeno psicologicamente, sono state la bolletta dell’energia (59,1%), l’RC auto (56,8%) e la bolletta del gas (51,7%).

    E se a livello nazionale l’RC auto è la spesa su cui gli italiani hanno imparato a risparmiare maggiormente, guardando al comportamento dei milanesi emerge che, insieme all’assicurazione dell’automobile (21,2%) gli abitanti del capoluogo lombardo hanno imparato a risparmiare anche sulle tariffe Adsl e fibra ottica (21,2%, contro una media nazionale ferma al 15,7%). In cima alla lista delle spese che i milanesi desiderano tagliare, invece, si posizionano le bollette luce (58,7%) e gas (55%).

    I milanesi sono risultati essere molto attenti a voci di spesa fino a qualche tempo fa poco considerate; il 21,2% sente il bisogno di diminuire i costi della carta di credito, il 22% quelli legati al conto corrente.

    Assicurazioni. Non solo più RC auto

    Analizzando le abitudini dei cittadini di Milano in tema di assicurazioni emerge che il 72% di loro (pari ad 1.650.000 individui) ha sottoscritto almeno un’assicurazione negli ultimi 12 mesi, ma non si tratta solo di RC auto, anzi. Se a livello nazionale i sottoscrittori di questo genere di copertura sono il 96,8% dei rispondenti, a Milano, forse per la grande diffusione del car sharing o per l’abitudine a servirsi dei mezzi pubblici, il dato scende fino al 91,1%.

    Notevolmente maggiori, invece, i numeri meneghini per altri generi di copertura; la polizza infortuni è stata sottoscritta dal 17,7% del campione milanese (14,8% il dato nazionale), ancora la stessa percentuale, 17,7% ma maggiore differenza, per la polizza a tutela della casa (10,8% totale Italia). Sono il 14,2% i milanesi che hanno tutelato sé stessi e il proprio nucleo familiare con una polizza RC capofamiglia (11,3% per il dato nazionale); il 7,1% ha scelto un’assicurazione viaggi (5,1% totale Italia), il 7% una copertura animali (5% totale Italia) e il 5,7% una RC professionale, sottoscritta solo dal 4% del campione nazionale.

    RC auto: perché si cambia e quanti lo fanno

    L’indagine ha poi indagato il comportamento dei milanesi rispetto all’RC auto, cercando di capire quanti abbiano scelto di cambiare nell’ultimo anno. Quasi un automobilista su cinque (17,7%) a fine contratto ha detto addio alla propria compagnia assicurativa e lo ha fatto per ragioni di prezzo (94%) o di insoddisfazione sul servizio (5%).

    Conti correnti

    Uno dei settori in cui i milanesi si differenziano maggiormente dal campione nazionale, secondo l’indagine condotta da mUp Research per Facile.it è quello dei conti correnti bancari. La prima evidenza si ha nel fatto che se a livello nazionale dichiarano di non essere titolari di conto il 9,7% degli intervistati, all’ombra della Madonnina il dato scende al 5,7%.

    È curioso notare, però, come a Milano si sia ancora molto affezionati ai conti correnti tradizionali, di cui sono intestatari il 72,8% dei rispondenti e ci si serva meno dei conti online per i quali solo il 45,4% dei soggetti che hanno partecipato all’indagine dichiarano la titolarità.

    Se comodità e vicinanza della filiale rappresentano ancora il primo elemento nella scelta del proprio conto corrente, il 21,2% dei milanesi utilizza strumenti di comparazione online per scegliere il prodotto più conveniente. Altissimo, rispetto alla media nazionale, il dato sui milanesi che sono titolari di due o più conti; 34,3% rispetto al 26,9% del totale Italia.

    In media gli italiani lasciano sul conto corrente 6.331 euro, ma secondo quanto emerso dall’indagine a Milano la giacenza media è notevolmente maggiore ed arriva a 7.375 euro (+16,5%); circa 56.000 individui, poi, dichiarano di tenere sul conto oltre 40.000 euro.

    I milanesi sembrano essere contenti del proprio istituto tanto che, negli scorsi 12 mesi, appena il 7% ha cambiato banca. Tra chi ha scelto di rivolgersi altrove, la prima motivazione risulta essere il costo elevato delle singole operazioni o, in second’ordine, il costo base del conto. Proprio riguardo ai costi del proprio conto, peraltro, non a tutti sono chiari e il 19% degli intervistati milanesi ammette di non conoscerli.

    Telefonia mobile

    Per quanto riguarda la telefonia mobile, Facile.it e mUp research hanno raccontato come siano 9 su 10 i milanesi intestatari di un contratto e ben il 31,4% possegga, senza contare le eventuali utenze aziendali, due o più Sim.

    Se a livello nazionale, però, i clienti che nell’ultimo anno hanno cambiato operatore sono il 36% del campione, a Milano il dato sale al 39% e i principali motivi che spingono i milanesi a trovare un nuovo operatore sono il prezzo (86%) e la disponibilità di poco traffico Internet (20%).

    Fornitura luce e gas

    Anche per quanto concerne le principali utenze domestiche, luce e gas, l’indagine ha delineato un quadro con toni in chiaro scuro; se quelli che hanno effettivamente cambiato fornitore rappresentano una percentuale bassa, sia pur superiore alla media nazionale (rispettivamente, per luce e gas a Milano il 15% ed il 14% contro dati nazionali del 13% e 12%), nella scala dei desideri dei consumatori meneghini, le bollette occupano i primi posti fra le voci su cui si vorrebbe risparmiare nel prossimo anno (58,7% luce; 55% gas).

    Fra chi ha cambiato, la ragione principale è stata il prezzo troppo elevato (63% per la luce e 69% per il gas), seguita dal passaggio dal mercato tutelato a quello libero (26% luce e 17% gas).

    Pay TV

    A Milano la Pay TV è una realtà sempre più consolidata e oggi, secondo quanto emerso dall’indagine, più di   un milanese su due dichiara di essere abbonato e, tra questi, il 43,2% è abbonato ad almeno due servizi di Pay TV.

    Ma quanto sono fedeli i milanesi al proprio fornitore? Anche in questo caso, meno della media nazionale. Se in Italia un cliente su cinque (20%) ha cambiato nell’ultimo anno, a Milano si arriva al 23%.

    Perché? Sostanzialmente per ragioni di prezzo (49%) e insoddisfazione sui contenuti proposti (45%).

    * Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

  • JANUS.PE PRIVATE DEBT INVESTMENT PLATFORM HAS BEEN LAUNCHED

    LONDON, November 24, 2018 – JANUS.PE, the Private Debt Investment Company portal has been launched – builds a real market advocacy for international investors to expand their global growth opportunities.

    Open to pre-subscription launched:

    JANUS. PE has started focused on helping investors from all around the world with their growth strategy
    offering property; real estate investment trough leveraged finance, structured equity and a private
    platform.

    What is the platform for:

    JANUS.PE has started to deliver top-notch deals focused on high potential redevelopments & opportunistic margins in the new era of real estate market. Qualified Crowd Funding for professional investors, the platform allows investors to buy stakes in SPVs that deliver full-process management, taking advantage of high-potential markets.

    The platform with a global eye:

    The private debt investment platform JANUS.PE works with sponsor managers that deal with tailored situations and offers unique schemes to support investors on a secured allocation base.

    JANUS.PE investment platform and its ‘Private Data Room’ for its investors enable opportunities available to only registered and approved qualified investors. The operations are executed by skilled managers.

    Why was this project needed.

    The JANUS.PE platform builds a real market advocacy for investors and maintains investment management through a focus on managers that build difference on core areas such as; independent deal sourcing, direct acquisition, delivery of experienced asset valuation, vertical construction management, performing procurement, tender process and proven execution of market exit management.

    Management Vision

    “Janus.PE ensures real confidentiality and undisclosed standard procedures. We respect clients’ data and critical information management, applying the most relevant and professional security levels.”; said Mr. Manfredi Mattei , Managing Director at JANUS.PE.
    “Through our platform, JANUS.PE we are planning to help all international investors growth opportunity
    insights from our professional team’s know-how which is currently accessed by leading professionals having a strong background in investments globally. JANUS.PE thought leaders will take up advisory roles in investors, actively engaging with the investors in the business ethics based on information security, classified transaction information, clients profile, unique confidential deals with off-market policy andmanagers; investors’ trust and confidence.&”; he added.

    Want to know more:

    JANUS.PE is now inviting all international investors to apply by enrolling the platform to start getting
    information for investment options in detail.

    For discovering investing opportunities of JANUS.PE, please visit: https://JANUS.PE 

  • É STATA LANCIATA JANUS.PE, LA PIATTAFORMA DI INVESTIMENTO SUL DEBITO PRIVATO

    LONDON, 24 novembre 2018 – JANUS.PE, la piattaforma di Private Debt Investment è stata lanciata – costituisce una vera e propria alternativa di mercato per gli investitori internazionali per espandere le loro opportunità di crescita immobiliare. Lo definiamo Quali-funding, un Crowdfunding qualificato.

    Perché é stata lanciata:

    JANUS. PE ha iniziato a concentrarsi sull’aiutare gli investitori di tutto il mondo con la loro strategia di crescita ed allocazione, per offrire una strategia di investimento in Real Estate unica; investimento immobiliare con leva finanziaria, equity strutturato e una piattaforma privata.

    La piattaforma é nata con un obbiettivo:

    JANUS.PE ha iniziato a offrire accordi di prim’ordine su sviluppi e riqualificazioni immobiliare ad alto potenziale. con margini opportunistici , una nuova era del mercato real estate. La piattaforma é riservata a investitori qualificati e professionali, consente agli investitori di acquistare partecipazioni in SPV che offrono una gestione completa dei processi, sfruttando mercati immobiliari ad alto potenziale.

    Una piattaforma con un occhio globale:

    La piattaforma di investimento a debito privato JANUS.PE lavora con i gestori “Sponsor Manager” che si occupano di strutturara operazioni su misura, offrendo schemi di investimento unici per supportare gli investitori su una base di allocazione sicura e remunerativa.

    La piattaforma di investimento JANUS.PE e la sua “Private Data Room” offrono opportunità di investimento solo agli operatori professionali e qualificati, registrati e approvati. Le operazioni sono eseguite da manager esperti.

    Un progetto necessario al mercato.

    La piattaforma JANUS.PE crea una vera difesa del mercato per gli investitori e mantiene la gestione degli investimenti controllata, focalizzandosi sui gestori che creano differenze su aree chiave come; sourcing  indipendente, acquisizione diretta,  valutazioni professionale dell’asset, gestione verticale delle costruzioni, approvvigionamento, processo di appalto e comprovata esecuzione della gestione dell’uscita dal mercato.

    una visione di gestione integrata.

    “Janus.PE garantisce la massima riservatezza, e procedure standard, non divulgando informazioni sugli investimenti listati al pubblico, rispettiamo i dati dei clienti e la gestione delle informazioni critiche, applicando i livelli di sicurezza più pertinenti e professionali.”; ha dichiarato Manfredi Mattei Filo della Torre, Managing Director di JANUS.PE.
    “Attraverso la nostra piattaforma, JANUS.PE, stiamo progettando di assistere l’allocazione in opportunità immobiliari di investitori internazionali, supportati dal know-how del nostro team di professionisti; dando accesso a operatori immobiliari di spicco con una solida esperienza negli investimenti a livello globale. JANUS.PE pensa che i leader di mercato assumessero ruoli diretti negli investitimenti, impegnandosi attivamente con gli investitori nell’etica aziendale basata sulla sicurezza delle informazioni, le informazioni sulle transazioni sono classificate, il profilo dei clienti e gli accordi unici con i manager e le politiche di investimento sono riservate e fuori mercato; il tutto per garantire la maggior fiducia degli investitori” ha aggiunto.

    Per saperene  di più:

    JANUS.PE sta ora invitando tutti gli investitori internazionali a registrarsi, iscrivendosi alla piattaforma per iniziare a ricevere in dettaglio informazioni per le opzioni di investimento.

    Per scoprire sulle opportunità di investimento di JANUS.PE, visitare: https://JANUS.PE

  • A MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT 2020 LA TURCHIA È PAESE PARTNER

    Prosegue anche per la prossima edizione l’iniziativa Paese Partner per offrire ad aziende ed operatori opportunità mirate di networking.

    Milano, 12 novembre 2018 – Fervono i lavori per la 42’ edizione di MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT che si svolgerà dal 17 al 20 marzo 2020 in fiera Milano e arrivano le prime novità. La fiera leader mondiale nell’impiantistica civile e industriale, nella climatizzazione e nelle energie rinnovabili che nell’edizione 2018, in concomitanza per la prima volta con BIE-BIOMASS INNOVATION EXPO, ha registrato oltre 162.000 presenze da tutto il mondo, con un trend di +4% dall’Italia e di +5,6% dall’estero, annuncia che sarà la Turchia il paese partner d’onore della prossima edizione.

    Una scelta che vuole valorizzare la collaborazione con un paese, da sempre presente a MCE, che negli ultimi anni sta registrando un trend costante di crescita sia per numero di aziende espositrici (+ 9% 2018 su 2016 e +25,5% di superficie occupata 2018 su 2016) sia per operatori presenti (+16,5% nelle ultime due edizioni) e ad oggi, sono 70 le aziende turche che hanno già confermato l’adesione a MCE 2020 per 3.600 metri quadrati.

    Un trend di crescita che rispecchia bene la fotografia di un paese che negli ultimi anni ha visto aumentare la sua forza commerciale a livello mondiale – grazie anche ad azioni mirate di sostegno a diversi settori industriali predisposte dal Governo – tanto che nel 2017 la Turchia ha avuto la più alta crescita del PIL reale pari al 7,4 per cento fra i paesi dell’ OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e quella più rapida nel gruppo di nazioni del G20, arrivando a classificarsi come la 5a maggiore economia in Europa e la 13a più grande a livello mondiale.

    Risultati importanti che derivano da un settore finanziario forte e maturo, da politiche economiche stabili, un settore privato di alto livello, un sistema bancario ben capitalizzato e altamente redditizio, congiuntamente a basse imposte sulle imprese. Fattori che hanno portato il paese, che conta ormai 80 milioni di abitanti, ad attrarre dal 2002 oltre 195 miliardi USD di investimenti diretti esteri. Secondo l’Istituto di Statistica turco (TÜİK), l’economia è cresciuta del 5,2% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma in calo rispetto ai primi tre mesi del 2018: crescita, dovuta ai consumi interni – principalmente privati. I rapporti economici e commerciali con la Turchia sono eccellenti e l’Italia si colloca sempre ai primi posti tra i principali partner del Paese. L’Italia rappresenta un mercato chiave per il settore turco del HVAC-R, con il volume degli scambi tra i due paesi che raggiunge quasi un miliardo di dollari ogni anno: per importazioni occupa il 3° posto dopo Cina e Germania ed è sempre al terzo posto per esportazioni dopo la Germania e UK. Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda l’export verso il nostro paese è il comparto dei Sistemi di Riscaldamento che copre la porzione più importante, con il 38% del market share per un valore delle esportazioni pari a 65.467.158 USD (dati 2017), seguono gli Impianti Idraulici e attrezzature che ricoprono il 23% di share (per un valore delle esportazioni pari a 39.233.087 USD), i Sistemi di Condizionamento dell’aria il 12% (valore delle esportazioni pari a 21.598.791 USD), i sistemi di Ventilazione il 18% (per 31.184.367 USD di esportazione), i sistemi di Raffreddamento il 9% (valore di esportazione pari a 15.420.622 US.

    In quest’ottica si inserisce la scelta della Turchia quale ospite d’onore di MCE 2020. Un’iniziativa che si articolerà in numerose attività di promozione, messe a punto in collaborazione con ISIB, Associazione degli esportatori turchi, una delle più importanti organizzazioni del paese che rappresenta oltre 900 aziende del settore HVAC-R con l’obiettivo di facilitare le opportunità di business e di networking fra le aziende dei due paesi e con il folto pubblico di operatori professionali da tutto il mondo che ogni due anni si ritrovano a MCE.

    “Dalla scorsa edizione abbiamo istituito l’iniziativa Paese Partner – illustra Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia – con l’obiettivo di favorire l’incontro fra le nostre aziende espositrici e i decision maker di alcuni dei mercati esteri di maggior interesse, e siamo contenti di proseguire in questo senso anche per la prossima MCE. Abbiamo già preso i primi contatti e ci auguriamo di riuscire a portare una rappresentanza importante di aziende e buyer, una collettiva istituzionale e una delegazione ufficiale per l’evento inaugurale.”

    Fra le prime attività del progetto Paese Partner, sarà proprio Istanbul una delle tappe del RoadShow internazionale di MCE, con un evento dedicato, organizzato in collaborazione con ISIB, Associazione degli esportatori turchi, con l’obiettivo di illustrare le numerose opportunità di relazione che una manifestazione internazionale come MCE può offrire alle aziende e agli operatori di questo paese. Un progetto, quindi, che da un lato darà ulteriore slancio alla promozione estera di MCE, dall’altro coinvolgerà direttamente non solo le aziende della filiera HVAC-R ma anche le delegazioni istituzionali a tutti i livelli.

    Molte altre novità e iniziative, ancora in fase di studio, andranno ad animare MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT 2020, che si svolgerà ancora in concomitanza con la seconda edizione di BIE-BIOMASS INNOVATION EXPO la manifestazione dedicata ai prodotti e soluzioni per il riscaldamento da biomasse. Già confermata anche l’area THAT’S SMART che rappresenta, all’interno di MCE, il cuore del connubio fra le tecnologie elettriche e quelle idrotermosanitarie, dove scoprire la progettazione di un comfort abitativo sempre più energeticamente efficiente, connesso e conveniente.

    Tutti gli aggiornamenti su MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT 2020 saranno disponibili su: www.mcexpocomfort.it, e sulle pagine Facebook e il profilo Twitter della manifestazione.

     

    MCE – Mostra Convegno Expocomfort
    Mostra Convegno Expocomfort è la manifestazione internazionale biennale rivolta ai settori dell’impiantistica civile e industriale: riscaldamento, condizionamento dell’aria, refrigerazione, componentistica, valvolame, tecnica sanitaria, ambiente bagno, trattamento dell’acqua, attrezzeria, energie rinnovabili e servizi. Ideata nel 1960 come prima mostra specializzata in Italia, MCE è da oltre 50 anni leader di settore grazie alle comprovate capacità di seguire l’evoluzione dei mercati di riferimento creando momenti di incontro, confronto e dibattito tecnico, culturale e politico. Mostra Convegno Expocomfort è una manifestazione fieristica di proprietà di Reed Exhibitions, il leader mondiale nell’organizzazione di fiere e congressi che gestisce oltre 500 eventi in 30 Paesi che hanno registrato più di 7 milioni di partecipanti nel 2017. Reed Exhibitions conta 38 sedi in tutto il mondo a disposizione di 43 settori industriali. Reed Exhibitions fa parte di RELX Group plc, leader mondiale nella fornitura di soluzioni e servizi per clienti professionali in numerosi comparti di business.

    Ufficio Stampa: Flaminia Parrini, Reed Exhibitions Italia, tel.+39 02/43517038, [email protected].

  • Mercato porte e finestre: da Cresme e CNA caute previsioni di crescita

    Benché i livelli di crescita degli anni pre-crisi (2007-2008) rimangano ancora molto lontani, quello dei serramenti e infissi in legno in Italia è un mercato in ripresa negli ultimi due anni, seppur in maniera contenuta. Ma quale sarà lo scenario nei prossimi anni? A dircelo è il secondo Rapporto congiunturale e previsionale dell’istituto di ricerca economico-sociale Cresme in collaborazione con CNA, che delinea un quadro positivo anche per il periodo 2018-2021.

    Cominciamo dalle finestre: le stime prevedono una crescita media annua importante per il prossimo quadriennio sia per il settore residenziale che quello non residenziale, rispettivamente del 1,4% e del 1,6%. Saranno quasi 5,55 milioni le unità in media nei prossimi anni, di cui 5,34 milioni solo per l’edilizia residenziale.

    Ancora più accentuata sarà la crescita per il settore merceologico delle porte, per le quali l’istituto Cresme prevede un incremento del 4,2% per il 2018-2021. In termini numerici, saranno in media 2,87 milioni le unità installate in edifici di nuova costruzione ed in quelli esistenti, delle quali la quasi totalità saranno impiegate nell’edilizia residenziale (2,76 milioni), ed appena lo 0,11% nell’edilizia non residenziale (alberghi, scuole, ospedali ecc).

    Quella del prossimo quadriennio sarà dunque una crescita prudente ma comunque costante per il settore dei serramenti, a conferma della bravura e della professionalità delle imprese italiane che operano in questo settore, come ad esempio Modesti Srl, specializzata da oltre quarant’anni nella progettazione e produzione di serramenti di elevata qualità, infissi e finestre in legno, in legno-alluminio, portoni blindati e molto altro.

  • Dentix arriva a Gallarate e apre la sua 17° clinica in Lombardia

    Dentix, l’azienda leader nel settore della cura dentale, apre la sua prima clinica ad alta specializzazione a Gallarate, con l’assunzione di 10 professionisti del territorio. L’inaugurazione del centro che avrà sede in vicolo Prestino 2 – angolo via Mazzini, in uno stabile da 326 mq, si terrà giovedì 15 novembre. Con la nuova apertura, i centri in Lombardia diventano ben 17 e quelli avviati in tutta Italia 43, per un totale di 440 nuovi posti di lavoro creati.

    La clinica, come previsto dal modello Dentix, sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20 e garantirà ai pazienti la prima visita senza impegno e controlli gratuiti ogni sei mesi, per sempre, con uno staff selezionato in cui il Direttore Sanitario si occuperà del coordinamento del lavoro degli odontoiatri con l’obiettivo di soddisfare ogni richiesta anche grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, come la CAD-CAM, l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica.

    Tutte le cliniche di Dentix sono guidate da professionisti che si prendono cura dei pazienti istaurando con loro un rapporto di fiducia e mettendo a disposizione le migliori cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili. Aspetto fondamentale visto che le cure odontoiatriche sono percepite come un nervo scoperto del Sistema Sanitario Nazionale. Secondo il VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, infatti, oltre 12 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato l’accesso a delle prestazioni sanitarie per motivi economici e le cure odontoiatriche sono state percepite come le meno accessibili (40,2%).

    Non solo, secondo gli ultimi dati ISTAT, solo lo scorso anno, oltre 4 milioni di italiani, in prevalenza donne, hanno rinunciato alle cure odontoiatriche per motivi economici. Inoltre, in un anno, soltanto 1 cittadino su 2 è stato visitato da un dentista, di cui l’11,7% in una struttura pubblica. Tra le famiglie italiane circa il 38% delle classi più deboli e il 22% delle classi abbienti non hanno effettuato la visita di controllo, né altri trattamenti dal dentista. Il modello Dentix, invece, con servizi di qualità offerti a prezzi accessibili, riscuote grande soddisfazione. Una recente indagine su oltre 1.200 pazienti di Dentix, infatti, ha dimostrato che il 99% di intervistati è soddisfatto delle cure ricevute. Questo, anche grazie al basso tournover che caratterizza le sue cliniche, nettamente inferiore alla media del settore.

    «Aprire il nostro primo centro ad alta specializzazione a Gallarate, il 17esimo in Lombardia, dimostra quanto sia importante per noi essere presenti in maniera capillare nel territori. La nostra mission, infatti, è offire un servizio di alta qualità con prossimità, aprendo cliniche proprietarie e non in franchising per riavvicinare alle cure odontoiatriche tutti coloro che in questi anni sono stati costretti ad allontanarsi, in modo che più nessuno debba rinunciare a prendersi cura del proprio sorriso» – afferma Giorgio Radice, Responsabile Operation Italia di Dentix, ricordando che entro fine anno Dentix aprirà altre 3 cliniche per un totale di oltre 500 professionisti assunti.

     

    Dentix in Italia – Dentix, dal dicembre 2014 a oggi ha aperto 43 cliniche. In Lombardia è presente con i centri di Brescia, Bergamo, Monza, Cremona, Milano (corso San Gottardo, via De Amicis, piazza Argentina e piazza Piemonte), Como, Rho, Mantova, Busto Arsizio, Legnano, Cinisello Balsano, Saronno, Pavia e ora Gallarate. Basso il turnover nelle cliniche Dentix, inferiore alla media del settore, e grazie a un fatturato da 390 milioni di euro, oltre 5 mila occupati nel mondo (700 in più solo nel 2016) e ben oltre 250 cliniche di proprietà in tutto il mondo, Dentix è stata riconosciuta anche dalla Borsa di Londra come una delle «1000 companies to inspire Europe 2016», le mille aziende che ispirano l’Europa.

    DENTIX: Con un’esperienza di oltre 15 anni, Dentix è una compagnia leader del settore odontoiatrico, creata da un odontoiatra. È un’azienda familiare e con un modello di business differente rispetto ad altre catene o alle assicurazioni sanitarie private e che si sviluppa grazie a cliniche di proprietà e non a cliniche in franchising. Ogni clinica di Dentix è composta da un’équipe di professionisti con il Direttore Sanitario che si occupa del coordinamento del lavoro degli odontoiatri, offrendo così un servizio completo che permette di soddisfare le richieste dei pazienti. Inoltre, un gruppo di esperti odontoiatri compone il dipartimento di qualità che, a livello nazionale, garantisce la massima qualità nei trattamenti per ottenere la soddisfazione dei pazienti. Tutti i centri Dentix dispongono delle ultime novità tecnologiche, come la tecnologia CAD-CAM e l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica con risparmio di tempi e attese. Per quanto riguarda gli impianti, Dentix usa solamente impianti di alta gamma. Grazie all’impegno della compagnia per la soddisfazione dei propri pazienti, questi godono di un’attenzione personalizzata e cortese e di una garanzia scritta e a lungo termine. Questa filosofia si riflette nell’alto indice delle raccomandazioni, tanto che circa il 40% dei pazienti si rivolge a Dentix grazie al consiglio di amici, familiari o conoscenti.

  • DENTIX ARRIVA IN SICILIA E APRE LA SUA PRIMA CLINICA A SIRACUSA

    Dopo aver aperto ben 41 cliniche ad alta specializzazione in Italia, Dentix, l’azienda leader nel settore della cura dentale, apre il suo primo centro in Sicilia, a Siracusa. L’inaugurazione avverrà oggi lunedì 12 novembre con l’assunzione di 10 professionisti del territorio. Diventano così 430 i nuovi posti di lavoro creati in tutta Italia. Per scoprire tutto sulle posizioni aperte e per candidarsi consultare il link: https://www.dentix.com/it-it/lavora-con-noi

    La nuova clinica avrà sede in via Tisia 110, in un locale di 305 mq, in cui prima si trovata la Banca agricola Popolare Ragusa. Come previsto dal modello Dentix, la clinica sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20 e garantirà ai pazienti la prima visita senza impegno e controlli gratuiti ogni sei mesi, per sempre, con uno staff selezionato in cui il Direttore Sanitario si occuperà del coordinamento del lavoro degli odontoiatri con l’obiettivo di soddisfare ogni richiesta anche grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, come la CAD-CAM, l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica.

    Tutte le cliniche di Dentix sono guidate da professionisti che si prendono cura dei pazienti istaurando con loro un rapporto di fiducia e mettendo a disposizione le migliori cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili. Aspetto fondamentale visto che le cure odontoiatriche sono percepite come un nervo scoperto del Sistema Sanitario Nazionale. Secondo il VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, infatti, oltre 12 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato l’accesso a delle prestazioni sanitarie per motivi economici e le cure odontoiatriche sono state percepite come le meno accessibili (40,2%).

    Non solo, secondo gli ultimi dati ISTAT, solo lo scorso anno, oltre 4 milioni di italiani, in prevalenza donne, hanno rinunciato alle cure odontoiatriche per motivi economici. Inoltre, in un anno, soltanto 1 cittadino su 2 è stato visitato da un dentista, di cui l’11,7% in una struttura pubblica. Tra le famiglie italiane circa il 38% delle classi più deboli e il 22% delle classi abbienti non hanno effettuato la visita di controllo, né altri trattamenti dal dentista. Il modello Dentix, invece, con servizi di qualità offerti a prezzi accessibili, riscuote grande soddisfazione. Una recente indagine su oltre 1.200 pazienti di Dentix, infatti, ha dimostrato che il 99% di intervistati è soddisfatto delle cure ricevute. E questo anche grazie al basso tournover, nettamente inferiore alla media del settore.

    «Siamo molto orgogliosi di poter aprire la nostra prima clinica in Sicilia, a Siracusa. Negli ultimi anni, un numero gravemente elevato di persone è rimasto distante dalle cure odontoiatriche. Poter dare un supporto concreto per riavvicinare queste persone a questo ambito di cura è per noi fondamentale. Lavoriamo per offrire un servizio di alta qualità in maniera capillare, aprendo cliniche proprietarie e non in franchising, per far sì che più nessuno debba rinunciare a prendersi cura del proprio sorriso» – afferma Giorgio Radice, Responsabile Operation Italia di Dentix, ricordando che entro fine anno Dentix aprirà altre 4 cliniche per un totale di oltre 500 professionisti assunti.

  • Fatturazione elettronica, dal 1° gennaio al via l’innovazione digitale

    A partire dal 1° gennaio 2019 entrerà in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica che imporrà alle aziende di ricevere ed emettere fatture solamente sotto forma digitale, facendo capo al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Un sistema con il qual, inevitabilmente, le aziende italiane dovranno fare i conti e che le porterà a cercare la soluzione tecnologica ideale per adeguarsi.

    Per tante realtà si aprono quindi importanti opportunità di business, dato che l’obbligo porterà aziende e professionisti alla ricerca della soluzione più innovativa, completa e che meglio si adatta alla loro realtà organizzativa.

    In Italia troviamo infatti circa 3 milioni di artigiani, commercianti, agricoltori e Partite IVA che non possiedono un software gestionale e creano le loro fatture manualmente, oppure si appoggiano per la contabilità ad un commercialista o ad un consulente, a cui consegnano manualmente le fatture in versione cartacea. Tutti soggetti che cercheranno un software semplice e con funzionalità base per la fatturazione attiva e passiva.

    Sempre in Italia, esistono circa 1 milione di PMI dotate di una struttura semplice e che, pur usando un ERP gestionale che già genera le fatture in formato XML o PDF, non gestisce direttamente il colloquio con l’SDI. Queste realtà potrebbero quindi valutare l’adozione di un software gestionale diverso, completo ed integrato per la gestione della fatturazione elettronica.

    Nel nostro paese sono infine presenti anche realtà ben più grandi che invece sono abituate ad utilizzare ERP evoluti e producono già fatture elettroniche. Per questi è però l’intermediario a gestire e farsi carico dei flussi di dati da e verso il SDI ed in questo caso è determinante per loro la possibilità di automatizzare il processo di importazione dati dal gestionale dell’impresa al software dello studio.

    Qualsiasi sia la tipologia di azienda, la soluzione migliore è SkyAccounting, il gestionale cloud di fatturazione e contabilità ideale per ogni tipo di impresa. Utilizzando la stessa piattaforma, infatti, SkyAccounting garantisce la piena condivisione dati tra l’azienda e il commercialista, che insieme collaborano nella gestione dell’azienda. Il software non è quindi adatto solo per le aziende, ma si pone anche come il miglior software cloud per commercialista presente sul mercato.

     

  • Mutui: il 12% delle richieste arriva da cittadini stranieri

    Aumentano le richieste di mutuo presentate in Italia da cittadini stranieri; è questa la prima evidenza emersa dall’analisi di Facile.it e Mutui.it secondo cui, nei primi 10 mesi del 2018, la percentuale di aspiranti mutuatari stranieri è stata pari a quasi il 12% del totale, valore in aumento di circa due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017, quando il dato era inferiore al 10%.

    In calo – si legge nell’indagine realizzata su un campione di oltre 55mila domande di finanziamento presentate tramite i due portali* – sia l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari stranieri, sceso a 117.340 euro (-1,2%), sia il valore medio degli immobili da acquistare, stabilizzatosi a 157.281 euro (-7,2%).

    Le nazionalità dei richiedenti

    Guardando alle domande di mutuo presentate da cittadini stranieri, emerge che il 35% proviene da richiedenti di Paesi extra europei. Le prime tre posizioni nella graduatoria delle singole nazionalità rimangono invariate rispetto alla scorso anno; al primo posto si trovano i richiedenti della Romania, cui fa capo il 21,64% delle domande, seguiti da quelli di Albania (11,97%) e Moldavia (6,86%). Il quarto posto, invece, quest’anno è occupato dai richiedenti del Marocco (4,58%); una comunità ben radicata sul territorio italiano, ma fino allo scorso anno assente dalle prime posizioni. Slittano al quinto e sesto posto, rispettivamente, i richiedenti della Germania (4,09%) e della Svizzera (4,04%); nonostante la grande numerosità della comunità cinese in Italia, se si tratta di richiesta mutui per immobili siti nel nostro Paese, i cittadini della Repubblica Popolare sono appena diciannovesimi.

    Per comprendere al meglio i dati è necessario tener presente che, seppur non vi siano delle procedure differenti per gli aspiranti mutuatari di nazionalità estera, alcuni istituti di credito considerano la residenza italiana come elemento fondamentale ai fini dell’erogazione del finanziamento e, in alcuni casi, potrebbero richiedere anche un periodo minimo di residenza nel Belpaese, che può variare tra i due e i cinque anni.

    Importi medi richiesti e LTV

    Interessante notare come, a seconda della nazionalità presa in esame, cambino notevolmente gli importi richiesti agli istituti di credito. Gli aspiranti mutuatari di origine rumena, albanese e moldava, ad esempio, nel corso dei primi 10 mesi del 2018 hanno cercato di ottenere, in media, circa 112.000 euro, mentre i richiedenti di nazionalità marocchina si sono orientati su un taglio medio di poco superiore ai 92.000. I valori aumentano se si analizzano le domande presentate da cittadini provenienti da paesi più ricchi; gli aspiranti mutuatari svizzeri, ad esempio, hanno cercato di ottenere finanziamenti di importo pari a circa 134.00 euro, mentre quelli tedeschi hanno chiesto poco più di 140.000 euro. Valori medi ancor più alti per i richiedenti francesi o inglesi; rispettivamente circa 150.000 euro e più di 160.000 euro.

    A cambiare in base alla nazionalità è anche il rapporto tra il valore dell’immobile da acquistare e quello del mutuo richiesto (Loan To Value); gli aspiranti mutuatari di Romania, Albania, Moldavia e Marocco, ad esempio, hanno cercato di finanziare tramite mutuo, in media, circa l’80% dell’immobile, mentre se si guarda alle domande di mutuo presentate da cittadini svizzeri, francesi o inglesi, la percentuale di immobile che si intende finanziare è pari a circa il 68%.

    Dove si chiede il mutuo

    Analizzando la provenienza geografica delle richieste presentate nel corso dei primi 10 mesi dell’anno, emerge un quadro coerente con la distribuzione delle comunità straniere sul territorio italiano. Al primo posto si posiziona la Lombardia, area dalla quale sono arrivate quasi un terzo delle domande di mutuo presentate da cittadini stranieri (31%) tramite Facile.it e Mutui.it. Seguono il Veneto, da cui provengono il 13% delle richieste di finanziamento, il Lazio (12%) e l’Emilia Romagna (11%).

    Gli importi erogati

    Riducendo l’analisi ai soli mutui effettivamente erogati nel corso dei primi 10 mesi del 2018, la percentuale di finanziamenti concessi a cittadini stranieri è pari all’8% del totale, valore anch’esso comunque in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2017, quando era pari al 7,2%.

    L’importo medio erogato ai mutuatari stranieri è stato pari a circa 112.300 euro, necessario a coprire, in media, il 73% del valore dell’immobile.

     

     

    * Indagine realizzata su un campione di oltre 55mila domande di finanziamento presentate tramite Facile.it e Mutui.it tra l’1 gennaio 2017 e il 31 ottobre 2017 e tra l’1 gennaio 2018 e il 31 ottobre 2018.

  • Assicurazione furto auto: a Napoli costa il 200% in più che a Milano

    In Italia ogni anno vengono rubate circa 100.000 automobili, ma quanto costa assicurare l’auto contro questa evenienza? E come varia la tariffa lungo lo Stivale? Facile.it ha analizzato il fenomeno confrontando i costi della garanzia accessoria furto-incendio in alcune delle principali città capoluogo e scoprendo che la differenza di prezzo tra una zona e l’altra del Paese può arrivare a superare il 280%.

    Napoli prima in classifica

    Per confrontare le tariffe della sola garanzia furto-incendio, Facile.it ha preso come profilo di riferimento un automobilista di 43 anni, classe di merito 1, proprietario di un’auto station wagon familiare 5 porte del 2014 (valore attuale di mercato circa 7.000 euro) e ha calcolato la migliore offerta disponibile* nei seguenti capoluoghi: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia.

    Se forse non stupisce trovare Napoli al primo posto nella classifica dei costi – nella città campana la migliore offerta disponibile per la sola garanzia furto-incendio, esclusa quindi la copertura standard RC, è pari a 139 euro – quello che sorprende è la differenza con le altre aree esaminate; il costo di Napoli risulta essere più alto di oltre il 110% se confrontato con quello di Roma, dove il prezzo della copertura è pari a 64 euro, del 200% rispetto a Milano (45 euro) e, addirittura, di oltre il 280% rispetto a Bologna (36 euro). Tra le città analizzate l’unica che si avvicina al capoluogo campano è Bari, dove la miglior tariffa per la garanzia furto-incendio è pari a 111 euro.

    Sotto la soglia dei 100 euro, e terza nella classifica del campione preso in esame, si posiziona Catania, città dove per aggiungere al premio RC anche la copertura furto e incendio bisogna spendere, secondo il miglior preventivo disponibile tramite Facile.it a ottobre 2018, 74 euro.

    Come anticipato, va meglio, ma solo di poco, agli automobilisti di Roma; che comunque devono mettere a budget una cifra pari al 40% in più rispetto a Milano e Torino, aree dove invece la miglior tariffa per proteggere l’auto dal rischio furto e incendio è prossima ai 45 euro.

    In coda alla classifica delle grandi città si posizionano, tutte con un best price prossimo ai 36 euro, Firenze, Genova, Venezia, Bologna e Cagliari.

    «A determinare le differenze di prezzo sono diversi elementi; come il numero di furti d’auto registrati a livello territoriale e quello delle frodi alle compagnie», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «È così che si spiegano difformità di costo anche significative fra le varie zone del Paese. Il consiglio, al solito, è di confrontare le proposte di più assicurazioni, perché le tariffe applicate dalle compagnie possono variare in maniera significativa».

     Questione di classe…

    Altro dato interessante emerso dall’analisi è che, in alcune fra le città analizzate, a seconda della compagnia considerata, la classe di merito del proprietario del veicolo incide anche sul costo della garanzia furto-incendio. Per approfondire la dinamica, Facile.it ha utilizzato lo stesso profilo di proprietario sopra indicato, considerando però una classe di merito pari a 10.

    Ecco allora che a Napoli, lo stesso profilo-automobilista* con classe di merito 10 anziché 1, guardando sempre alla migliore offerta disponibile tramite il portale, pagherebbe per la sola garanzia furto-incendio quasi il 10% in più; stessa cosa accadrebbe a Catania e Bari.

    A Roma, Milano e Cagliari, invece, la differenza di tariffa tra una prima e una decima classe di merito è molto più marcata; il proprietario meno virtuoso vedrebbe lievitare la tariffa per la sola garanzia accessoria di oltre il 25%.

    È però Torino la città tra quelle analizzate dove emerge la differenza maggiore; nel capoluogo piemontese, un automobilista in decima classe pagherebbe addirittura il 47% in più rispetto ad uno in prima classe.

    Come detto, però, non in tutte le città il costo della garanzia furto incendio è influenzato così pesantemente dalla classe di merito; a Venezia e Bologna, ad esempio, la variazione è prossima al 2%, mentre a Firenze poco più dell’1%.

     

    *tariffe relative alle migliori offerte disponibili su Facile.it, per i profili indicati, nei giorni 11 e 12 ottobre 2018. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Mercato delle criptovalute, l’attenzione è tutta sul fork di BCH

    Il mercato delle criptovalute, anche se non vive più sotto i costanti riflettori come accadeva un anno fa, ogni tanto regala qualche fiammata. L’ultima si lega ad un evento ormai imminente, l’hard fork di Bitcoin Cash, in programma a metà novembre.

    Il fork BCH e il mercato delle criptovalute

    mercato delle criptovaluteSenza entrare troppo in tecnicismi, l’hard fork è quella procedura che spezza la blockchain (catena di blocchi) in due parti dando vita quindi ad una nuova catena che sarà soggetta a regole diverse da quella originaria. Quando ciò avviene, vengono distribuiti ai possessori di token della vecchia criptovaluta l’equivalente nella nuova. Questo finisce per impattare sul mercato delle criptovalute. Il fork del Bitcoin Cash in programma il 15 novembre si caratterizza per il fatto che gli sviluppatori non sono arrivati ad un accordo tra di loro, e c’è la possibilità che sorgano due chain separate. E’ per questo motivo che gli exchange preferiscono essere prudenti. Non c’è modo infatti di capire cosa succederà, e i soliti indicatori che anticipano il trend non possono darci una mano (visto che in ambito di crypto valgono poco).

    Di sicuro questo evento è rilevante, visto che coinvolge la quarta criptovaluta più importante per capitalizzazione: il Bitcoin Cash. Non a caso quando s’è diffusa la notizia di questo fork, le quotazioni del BCH sono schizzate del 13,1% a 631,69 dollari, formando pattern candele giapponesi figure improntate al rialzo. In realtà più che dal fork vero e proprio, la spinta è arrivata dall’indiscrezione riguardo il supporto di alcuni grossi exchange come Binance e Coinbase. Circostanza che ha scatenato una certa euforia sui mercati.

    Tuttavia, bisogna muoversi con molta cautela. Anche perché al stessa Coinbase ha manifestato scetticismo riguardo il successo di questo fork. Quello che comporterà questo delicato passaggio sul mercato delle criptovalute non è prevedibile, ma di sicuro porterà ad una scossa.

  • Dentix arriva a Massa Carrara e apre la sua 3° clinica in Toscana

    Arriva in Toscana la terza clinica Dentix, azienda leader nel settore della cura dentale che lunedì 29 ottobre apre il suo nuovo centro ad alta specializzazione a Massa Carrara, con l’assunzione di 10 professionisti del territorio. Con la nuova aertura, i centri avviati in Italia diventano 41, per un totale di 420 nuovi posti di lavoro creati.

    A Massa Carrara, la clinica Dentix aprirà in piazza Bertagnini 12, in uno stabile da 250 mq dove prima era ospitato un negozio di abbigliamento. La clinica, come da prassi nel mondo Dentix, sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 20 e garantirà ai pazienti la prima visita senza impegno e controlli gratuiti ogni sei mesi, per sempre, con uno staff selezionato in cui il Direttore Sanitario si occuperà del coordinamento del lavoro degli odontoiatri con l’obiettivo di soddisfare ogni richiesta anche grazie all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, come la CAD-CAM, l’apparecchiatura Digital TAC e la radiografia panoramica.

    Il centro sarà guidato da professionisti che si prenderanno cura dei pazienti instaurando con loro un rapporto di fiducia e mettendo a disposizione le migliori cure personalizzate a prezzi assolutamente accessibili, aspetto molto importante visto che le cure odontoiatriche sono percepite come un nervo scoperto del Sistema Sanitario Nazionale. Secondo il VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, infatti, oltre 12 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato l’accesso a delle prestazioni sanitarie per motivi economici e le cure odontoiatriche sono state percepite come le meno accessibili (40,2%).

    «L’apertura della nostra terza clinica proprietaria in Toscana, a Massa Carrara, dimostra quanto Dentix voglia essere vicina alle famiglie, portando un suo centro in tutte le province italiane. Una diffusione capillare, affiancata a personale preparato e competente, a macchinari di ultima generazione e a costi accessibili, darà la possibilità a tutti di poter tornare a prendersi cura del prorpio sorriso – afferma Paolo Marzo, Marketing Manager Italia di Dentix – Per Dentix, infatti, è fondamentale offrire un servizio di alta qualità, aprendo cliniche non in franchising per riavvicinare alle cure odontoiatriche tutti coloro che in questi anni sono stati costretti ad allontanarsi e a rinunciare».

    Diventano così 41 le cliniche di proprietà aperte in Italia da Dentix con l’obiettivo di aprirne altre 4 entro fine anno, per un totale di oltre 500 professionisti assunti, offrendo ovunque servizi di qualità ad alta specializzazione che riscuotono grande soddisfazione tra i clienti. Una recente indagine su oltre 1.200 pazienti di Dentix, infatti, ha dimostrato che il 99% di intervistati è soddisfatto delle cure ricevute da Dentix. Inoltre, le cliniche si caratterizzano per il basso tournover, nettamente inferiore alla media del settore.

  • Arrivano in Italia i prestiti personali a interesse negativo: potrebbero far risparmiare ai consumatori fra i 300 ed i 500 milioni di euro

    Un risparmio potenziale sugli interessi pagati dai consumatori compreso fra 300 e 500 milioni di euro. È questo l’impatto stimato per una vera e propria rivoluzione nel mondo dei prestiti personali, il finanziamento con tasso negativo che, ha annunciato Facile.it, dal 22 ottobre sarà disponibile anche in Italia all’indirizzo: https://www.facile.it/prestiti-tasso-negativo.html.

    «Da diversi anni, soprattutto nel mondo della grande distribuzione, i consumatori sono abituati alla possibilità di ottenere finanziamenti a tasso 0» – spiega Andrea Bordigone, Responsabile Prestiti di Facile.it «Quella che comincia oggi, però, è una vera e propria rivoluzione. Il tasso diventa negativo ed il prestito cui si lega non è finalizzato, bensì di tipo personale, quindi il richiedente potrà usare la cifra ottenuta anche per scopi diversi.»

    Per ora il prestito, indicizzato al tasso del -1% (TAEG), è disponibile solo in tagli da 1.000 euro con restituzione a 2 anni ed è richiedibile dal 22 ottobre e non oltre il 30 novembre 2018, unicamente online attraverso Facile.it e viene erogato da Younited Credit. Proprio nell’essere disponibile solo sul canale online, spiega ancora Bordigone, risiede la ragione che potrebbe portare a risparmi così alti per i consumatori.

    «Le esperienze più significative di prestito personale a tasso negativo sono state fatte qualche mese fa in Germania; basandoci su di esse, riteniamo che lo spostamento di un elevato numero di consumatori dai canali offline a quelli online produrrà una riduzione media dei tassi applicati compresa fra lo 0,5% e l’1%. Considerando che lo scorso anno, a livello nazionale, l’erogato è stato di oltre 22 miliardi di euro, il risparmio potenziale sugli interessi potrebbe arrivare ad essere compreso fra i 300 ed i 500 milioni di euro.».

    L’iniziativa è la prima in Italia e anche all’estero le nazioni in cui è possibile accedere a questo tipo di prestito personale si contano sulle dita di una mano.

    Il consumatore accede ad un prestito personale di 1.000 euro ma, alla fine del piano di ammortamento, restituirà solo 989 euro. Nella pratica, per ragioni contabili, il richiedente cui verrà accordato il prestito personale si vedrà accreditare sul conto 1.054 euro (43 euro per ripagare gli interessi e 11 euro di capitale aggiuntivo).

    Potranno fare domanda di finanziamento tutti i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i pensionati. Non potranno ottenere il prestito, invece, gli utenti che non hanno reddito dimostrabile, non hanno una solidità finanziaria tale da consentirgli di pagare le rate e, ancora, quelli che hanno avuto in passato disguidi finanziari.

    «Per adesso» – conclude Bordigone «l’iniziativa proposta da Younited Credit su Facile.it è da considerarsi come un pilota volto a far conoscere ai consumatori il vantaggio di informarsi autonomamente sulle reali possibilità di risparmio disponibili sul mercato. Come già avvenuto per il settore assicurativo, ad esempio, se gli utenti prenderanno l’abitudine di informarsi via web sulle condizioni offerte per i prestiti personali dalle finanziarie, riusciranno a risparmiare cifre molto alte, beneficiandone sia loro sia l’intero settore del credito al consumo.».

     

  • Luce e gas: in Italia prezzi più alti del 15% rispetto alla media dell’Europa

    Tra bollette dell’energia elettrica e del gas, nell’ultimo anno* gli italiani hanno pagato in media quasi 1.600 euro; una spesa importante che spesso incide notevolmente sul bilancio delle famiglie; ma come se la cavano i nostri vicini europei? Decisamente meglio, tanto che, secondo le stime di Facile.it, se in Italia si applicassero le tariffe calcolate come media di quelle europee, il costo complessivo delle bollette di luce e gas si alleggerirebbe del 15%; un risparmio complessivo pari a circa 240 euro l’anno.

    Per calcolare questo valore l’ufficio studi di Facile.it ha preso come riferimento i consumi medi di una famiglia-tipo italiana e confrontato, sulla base di questi parametri, le tariffe unitarie dei diversi Paesi dell’UE rilevate da Eurostat e dalla Commissione Europea**. Ecco cosa è emerso.

    Energia elettrica

    La prima voce di spesa analizzata è quella relativa alla bolletta dell’energia elettrica che in Italia, considerando un consumo medio di circa 2.700 kWh ed un potenza impiegata 3 kW, è pari a 537 euro.

    In questo caso, applicando la tariffa ricavata dalla media dei valori europei – che Facile.it ha stimato in un costo lordo per kWh di poco inferiore agli 0,18€ – il peso della bolletta elettrica italiana si alleggerirebbe di circa il 10%, con una riduzione intorno ai 55 euro l’anno.

    Il risparmio sarebbe equivalente a quasi 60 euro l’anno, se si applicasse in Italia la tariffa dell’energia elettrica della Francia o addirittura supererebbe i 100 euro se le tariffe italiane fossero uguali a quelle della Grecia.

    Di contro, se si applicassero nello Stivale le tariffe spagnole la bolletta annuale aumenterebbe di circa 100 euro; se si usassero quelle della Germania, il conto sarebbe ancor più salato, con un aumento di quasi 300 euro.

    A gravare in particolar modo sul peso totale della bolletta elettrica italiana sono le imposte e gli oneri di sistema che oggi incidono in misura prossima al 29% del costo totale (Fonte: Arera). Tra gli Stati europei che fanno meglio ci sono Spagna e Irlanda, dove l’incidenza di tasse e oneri sulla bolletta è pari a circa il 20%, mentre va decisamente peggio in Germania e Portogallo, dove superano il 50% o in Danimarca, dove tali costi arrivano a rappresentare quasi il 68% della bolletta (Fonte: Eurostat).

    Gas

    Dati ancor meno incoraggianti emergono dall’analisi della bolletta del gas. Considerando nuovamente come parametro di riferimento il consumo medio di una famiglia-tipo italiana (1.400 mc l’anno), il costo sostenuto nello Stivale è pari a circa 1.050 euro; se la tariffa fosse pari a quella ricavata dalla media dei valori europei – che Facile.it ha stimato in un costo lordo per kWh di poco inferiore agli 0,06 € – la bolletta costerebbe intorno al 18% in meno, con un risparmio annuo di circa 185 euro.

    Dati alla mano, l’Italia è tra i paesi europei con il costo unitario del gas più alto; se si applicassero le tariffe della Germania, ad esempio, l’alleggerimento della bolletta italiana sarebbe di quasi 150 euro l’anno, mentre con i costi del gas rilevati nel Regno Unito alle famiglie italiane rimarrebbero in tasca quasi 350 euro. Andrebbe decisamente peggio, però, se le tariffe italiane fossero uguali a quelle della Svezia; i costi lieviterebbero di oltre 600 euro in un anno.

    Anche per il gas il peso delle tasse e degli oneri di sistema non agevola l’Italia, dove oggi queste voci arrivano ad incidere per circa il 40% sul totale della bolletta (Fonte: Arera). Fra gli Stati dell’Unione presentano valori più alti solo Svezia, Romania, Olanda e Danimarca, dove il peso di tasse e oneri supera ampiamente il 40%. Peso percentuale più contenuto, invece, in Paesi come Germania e Francia (circa 25%) e Spagna (20%) (Fonte: Eurostat).

    «Il peso di tasse e oneri di sistema in Italia incide molto sul costo complessivo delle bollette», spiega Silvia Rossi, Responsabile BU Energia di Facile.it. «Ma se è vero che su questi parametri i consumatori possono fare ben poco, è altrettanto vero che hanno modo di risparmiare sul costo della componente energia. Soprattutto alla luce dei possibili aumenti previsti per l’ultimo trimestre del 2018, confrontare le offerte delle diverse compagnie potrebbe davvero fare la differenza per le tasche degli italiani, e consentire loro un risparmio medio stimato in 70 euro annui per il gas e addirittura 130 euro per l’energia elettrica.».

     

    *  Fonte Arera per il periodo ottobre 2017 – settembre 2018.

    ** I dati Eurostat fanno riferimento al primo e al secondo semestre 2017. I dati della Commissione Europea fanno riferimento a stime relative al primo trimestre 2018.

  • Mutui: erogato in aumento nei grandi centri, ma in provincia si riduce

    Il mercato immobiliare italiano sta vivendo un momento molto particolare; in alcuni comuni i prezzi hanno ripreso salire, in altri sono ancora stabili e in tutti, complici i tassi favorevoli applicati dalle banche, gli italiani cercano di comprare casa. Ma come si differenzia il settore dei mutui fra grandi e piccoli centri? Per rispondere alla domanda Facile.it e Mutui.it hanno analizzato oltre 25.000 richieste di finanziamento e relative erogazioni presentate fra il 1 gennaio 2017 ed il 30 giugno 2018, evidenziando come nei comuni con più di 250.000* abitanti gli importi medi erogati siano aumentati del 7% arrivando, nel primo semestre 2018, a 150.923 euro, ma nei piccoli centri siano diminuiti dell’1,5% (importo medio 116.388 euro).

    In provincia si sogna, ma poi ci si scontra con la realtà

    L’analisi è partita dalle richieste di finanziamento e ha potuto mettere in luce come, sia in provincia sia in città, nel corso dell’ultimo anno il desiderio di acquistare casa non sia cambiato.

    Nel primo semestre del 2017 la richiesta media presentata agli istituti da chi voleva comprare un immobile sito in un comune con meno di 250.000 abitanti era pari a poco più di 120.000 euro, 146.000 nei grandi centri; importi rimasti pressoché identici anche nel primo semestre dell’anno in corso.

    Complice la riduzione media dei valori immobiliari, pari a circa 10.000 euro tanto in provincia quanto in città, ad aumentare in entrambi i casi è l’LTV, ovvero la percentuale di valore della casa che si è provato a finanziare tramite il mutuo; nei piccoli comuni è passata dal 65% al 68%; dal 65% al 67% nei grandi.

    Da notare, però, come cambi sostanzialmente la proporzione grandi – piccoli centri sul totale mutui quando si passa dalle richieste agli erogati. Nel primo caso, fatto 100 l’insieme delle domande di finanziamento, quelle legate ad immobili che si trovano in piccoli centri rappresentano il 74% del totale, ma quando dalle domande si passa alle erogazioni la percentuale scende notevolmente e si ferma poco sopra al 68%.

    Il problema della perizia

    «Negli ultimi dieci anni gli immobili hanno perso buona parte del loro valore; soprattutto in alcune province», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it. «Una discesa così marcata genera differenza fra le aspettative di chi compra o vende e i reali valori di mercato. In virtù della normativa vigente, inoltre, per le stime peritali le banche si avvalgono di società certificate che devono necessariamente basare le loro valutazioni sui valori indicati dall’Agenzia del Territorio o altre fonti istituzionali. Il risultato è che, a volte, le perizie possono essere molto distanti dall’idea di valore che si erano fatti gli aspiranti mutuatari e ciò si traduce nella concreta possibilità di ottenere cifre inferiori alle aspettative o, per alcuni, addirittura nel non poter far fronte all’acquisto».  

    I valori degli immobili, però, in molti comuni hanno smesso di scendere e in alcuni stanno addirittura tornando a crescere, sia pur lentamente. Questa è una buona notizia, anche se gli incrementi odierni saranno riscontrabili nelle perizie solo l’anno prossimo in quanto le tabelle in uso oggi fanno riferimento al 2° semestre 2017.

    Le parole di Cresto trovano riscontro nelle cifre delle erogazioni. Se per immobili siti in comuni con meno di 250.000 abitanti, a fronte di una richiesta pari a 120.189 euro, nel primo semestre del 2017 le banche hanno erogato mediamente 118.107 euro, nel primo semestre del 2018 la cifra è scesa a 116.388 euro (richiesta media 120.009 euro). Di contro a fronte di una domanda pari a 146.792 euro, nelle grandi città sono stati erogati 140.955 euro nel primo semestre 2017 e 150.923 euro nei primi sei mesi del 2018 (richiesta media pari a 146.540 euro)

     

     

    * Sono stati considerati come comuni con oltre 250.000 abitanti i seguenti centri: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Genova, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Verona.

     

     

  • Mutui: possibili aumenti per i futuri richiedenti se rimanesse alto lo Spread Btp – Bund

    La situazione economica in Italia sta vivendo un momento particolare; dopo un lungo periodo in cui le Banche hanno giocato al ribasso con i tassi di interesse, con gran beneficio per i consumatori, da pochi giorni alcuni istituti hanno ritoccato al rialzo gli spread applicati ai mutui a tasso fisso con un incremento vicino allo 0,1%. Oltre a questo, l’attualità politica ha fatto tornare sotto i riflettori l’andamento di un altro spread, quello fra Btp e Bund, e sono molti gli italiani che, spaventati dalle possibili conseguenze legate all’aumento dell’indice, temono ripercussioni sulle proprie finanze, non ultimo un aumento delle rate del mutuo. Ma quali sono i legami tra spread Btp-Bund e mutui, quali le possibili conseguenze su mutuatari o aspiranti tali e ancora, i due fenomeni sono connessi fra loro? Ecco l’analisi di Facile.it.

     

    Cosa cambia per chi ha già un mutuo

     

    «Per rispondere alla prima domanda, la connessione fra mutui e spread Btp – Bund, è necessario affrontare l’argomento da due differenti prospettive;» – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – «quella di chi il mutuo lo ha già e quella di chi, invece, ha intenzione di chiederlo in futuro.».

     

    «I primi» continua Cresto «possono tirare un sospiro di sollievo. Sia se hanno sottoscritto un finanziamento a tasso fisso – che in quanto tale garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto – sia se hanno scelto il tasso variabile perché, in questo caso, a guidare l’andamento e le variazioni degli interessi è l’Euribor; indice non connesso all’andamento dello spread Btp-Bund».

     

    L’Euribor è legato, da un lato ai tassi a cui un panel di banche europee si scambiano denaro tra loro e, dall’altro, al tasso sui depositi stabilito dalla BCE. «Paradossalmente», sottolinea Cresto «visto che l’Euribor è dipendente dalla politica dei tassi applicata dalla BCE, qualora lo scenario di tensione dei mercati dovesse prolungarsi e contagiare altri Paesi europei, la Banca potrebbe addirittura decidere di intervenire ulteriormente sugli indici, se non per ridurli – visto che sono ormai da tempo in negativo – quantomeno per rimandarne l’aumento che, stando alle previsioni, potrebbe arrivare a partire da settembre 2019».

     

    Cosa cambia per chi ha intenzione di chiedere un mutuo

     

    Lo scenario potrebbe invece cambiare se si prendono in considerazione i mutui che verranno erogati in futuro. Questi effettivamente scontare un aumento dei tassi di interesse, così come spiega Cresto «quello che accadrà ai nuovi mutui dipenderà molto da quanto lo spread Btp-Bund aumenterà e, soprattutto, dal periodo di tempo in cui rimarrà alto. È comunque possibile ipotizzare un aumento dei tassi di interesse per i mutui che verranno erogati in futuro, ma anche in questo caso il rincaro non sarà determinato direttamente dall’andamento dello spread Btp-Bund, né tantomeno dall’aumento di Euribor o Eurirs, quanto piuttosto dalla politica applicata dalle singole banche».

     

    Il costo del mutuo che il cliente deve sostenere, è bene ricordarlo, è determinato da due componenti; il tasso derivante dagli indici europei (Eurirs o Euribor a seconda che si tratti di un tasso fisso o di uno variabile) e lo spread bancario, diverso da quello BTP – Bund, rappresentante una maggiorazione dell’interesse che definisce il guadagno che l’istituto di credito otterrà dal finanziamento.

     

    Sebbene non in modo diretto ed immediato, un legame tra lo spread bancario e quello Btp – Bund esiste.

    Negli ultimi anni il mercato italiano dei mutui, grazie anche alla diffusione delle surroghe e ad una più serrata competizione tra gli istituti di credito, è stato caratterizzato da una graduale riduzione, se non in alcuni casi addirittura l’azzeramento, degli spread bancari (e dei guadagni) dei singoli istituti sui finanziamenti erogati ai privati per l’acquisto di un immobile.

     

    Se lo spread BTP – Bund dovesse rimanere alto a lungo, il costo del denaro sarebbe maggiore e questo potrebbe avere delle conseguenze negative sui bilanci delle banche che, per far fronte alla situazione, potrebbero decidere di aumentare il loro margine di guadagno sui mutui e quindi aumentare gli interessi pagati dai futuri mutuatari.

     

  • Mutui: 2,4 milioni di italiani hanno estinto il finanziamento prima della scadenza

    Sono circa 2,4 milioni i mutuatari italiani che sono riusciti a estinguere il debito con la banca ben prima della scadenza naturale del finanziamento. È questo il primo dato emerso dall’indagine commissionata da Facile.it e Mutui.it a mUp Research che, per analizzare più a fondo il rapporto tra mutuatari e banche, con l’ausilio di Norstat ha interrogato un campione rappresentativo della popolazione nazionale in età compresa tra i 40 e i 74 anni*.

    Dopo quanto tempo si dice addio al mutuo

    Chi è riuscito a estinguere anticipatamente il mutuo ottenuto per l’acquisto della casa, si legge nell’analisi, ha impiegato in media 9,3 anni, tempistica molto inferiore alla durata media di questa tipologia di finanziamento, pari a circa 23 anni.

    Analizzando più da vicino i valori emerge che, nel 27% dei casi, il mutuo estinto anticipatamente è stato chiuso entro i primi cinque anni dalla stipula, il 45% ha impiegato tra i 6 e i 10 anni mentre il 26% tra gli 11 e i 20 anni. Interessante notare, inoltre, come le tempistiche medie di estinzione anticipata varino a seconda della zona d’Italia; i mutuatari del Nord Est risultano essere i più veloci (8,4 anni), mentre al Sud e Isole i tempi si allungano superando, in media, i 10 anni.

    Quando conviene chiudere prima e quando no

    «Estinguere un mutuo anticipatamente non sempre conviene e tale scelta va ponderata con attenzione», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it. «Innanzitutto bisogna considerare la presenza di eventuali penali; se il mutuo è stato stipulato dopo il 2 febbraio 2007 non ci sono, ma chi ha ottenuto il finanziamento prima di quella data potrebbe, in caso di estinzione anticipata, vedersi addebitato un costo extra calcolato in misura percentuale sul debito residuo, con aliquota che varia in funzione della tipologia di tasso, dell’anno di sottoscrizione e del numero di rate mancanti.».

    La maggior parte dei mutui italiani prevede, inoltre, un piano di ammortamento detto alla francese nel quale la quota di interessi che grava su ogni rata è alta all’inizio del finanziamento e diminuisce nel corso del tempo. Per questo motivo l’estinzione anticipata potrebbe essere particolarmente vantaggiosa solo se fatta nei primi anni dalla stipula, quando gli interessi che gravano sul mutuatario sono maggiori. In caso contrario potrebbe essere più conveniente, valutando opportunamente tassi debitori e creditori, investire altrove la liquidità disponibile e continuare a pagare le rate del mutuo sino al termine naturale del finanziamento.

    TFR, eredità, aiuto dei genitori. Ecco come si fa ad estinguere in anticipo

    Facile.it ha voluto quindi indagare quali sono le ragioni più comuni grazie alle quali gli italiani sono riusciti a estinguere il mutuo prima della scadenza. Nel 25,7% dei casi il finanziamento è stato saldato anticipatamente grazie all’utilizzo di altri risparmi che i mutuatari stessi, in prima battuta, avevano deciso di non impiegare nel mutuo.

    Nel 13,3% dei casi i mutuatari hanno potuto estinguere in anticipo il debito destinando alla banca la liquidazione percepita dai genitori in pensione, mentre quasi altrettanti hanno dichiarato di aver investito il proprio TFR, ottenuto a seguito di un licenziamento o cambio d’azienda.

    L’11,3% lo ha estinto solo dopo aver venduto altre proprietà mentre poco più di 1 (ex) mutuatario su 10 ha dichiarato di aver chiuso il mutuo in anticipo grazie ad un’eredità.

     

     

    * Metodologia: n.865 interviste CAWI con individui su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 40-74 anni. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta nel giugno 2018

     

     

     

  • RC auto: 583 euro il premio medio italiano (+0,9%)

    Il premio medio dell’RC auto in Italia continua ad aumentare, seppur a ritmi più contenuti rispetto al passato. A rilevare i rincari è stato l’osservatorio di Facile.it (dati completi disponibili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html) secondo cui, ad agosto 2018, per assicurare un’auto servivano mediamente 582,71 euro, ovvero lo 0,90% in più rispetto ad un anno fa.

    Il valore è stato calcolato analizzando oltre 6,8 milioni di preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

    Leggendo nel dettaglio i risultati emerge però un andamento regionale piuttosto differenziato; se è vero che i rincari hanno riguardato gli automobilisti di 13 regioni italiane, è altrettanto vero che nelle altre 7 le tariffe sono diminuite. La forbice delle variazioni annuali, quindi, è compresa tra il – 8,23% della Valle d’Aosta e il + 6,12% del Friuli Venezia Giulia.

    «Gli aumenti delle tariffe registrati durante l’estate sono stati tendenzialmente contenuti e hanno riguardato solo alcune aree del Paese», commenta Diego Palano, Responsabile BU assicurazioni di Facile.it. «Complessivamente, considerando anche altri dati ufficiali, è possibile attendersi per il 2018 un periodo di sostanziale stabilità sul fronte dei prezzi. Chi dovrà valutare l’acquisto o il rinnovo di una polizza RC Auto nell’immediato futuro potrà quindi approfittare di questa situazione, probabilmente ancora per pochi mesi, per confrontare le offerte delle diverse compagnie e risparmiare sull’assicurazione, prima di possibili nuove ondate cicliche di rincari».

    Dove le tariffe sono aumentante….

    A guidare la classifica dei rincari c’è il Friuli Venezia Giulia, che nel corso dei 12 mesi ha visto crescere del 6,12% il premio medio RC auto; gli automobilisti della regione possono però consolarsi perché, nonostante gli aumenti, il costo medio registrato ad agosto per assicurare un’automobile in FVG (433,60 euro) rimane tra i più bassi d’Italia.

    Segue nella classifica degli aumenti la Campania, dove la tariffa RC auto è salita del 4,68%; gli automobilisti campani continuano a pagare il premio medio più alto della Penisola, che ormai da mesi ha superato la soglia psicologica dei 1.000 euro stabilizzandosi, ad agosto 2018, a 1.036,20 euro, vale a dire quasi il 78% in più rispetto alla media nazionale.

    Terzo posto per il Trentino Alto Adige, con un aumento delle tariffe pari al 4,56%, ma anche in questo caso il premio medio registrato ad agosto 2018, 434,85 euro, risulta essere tra i più bassi del Paese.

    … e dove sono diminuite

    Sette le regioni italiane che, invece, ad agosto 2018 hanno registrato un calo delle tariffe su base annuale. Guida la classifica la Valle d’Aosta, dove il premio medio, pari a 371,95 euro, è diminuito dell’8,23%, confermando la regione come l’area dello Stivale dove assicurare un’auto costa meno.

    Segue nella graduatoria l’Umbria, dove la tariffa media è diminuita del 6,17%, stabilizzandosi a 531,42 euro, mentre al terzo posto si posiziona la Calabria; nella regione, però, nonostante il calo del 2,17% rispetto a 12 mesi fa, le tariffe continuano a restare molto elevate, con un premio medio che ad agosto 2018 è stato pari a 674,37 euro, secondo solo a quello della Campania.

    Le garanzie accessorie

    Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie, ancora una volta l’assistenza stradale, inserita nel 44,8% dei preventivi, si conferma come la preferita dagli italiani. Il valore risulta in aumento di 2,5 punti percentuali rispetto a 12 mesi fa, crescita che non sorprende se si considera che il parco auto italiano continua ad invecchiare; ad agosto 2018 l’età media dei veicoli era pari a 10 anni e 2 mesi, 3 mesi in più rispetto a quella registrata nell’agosto 2017. Interessante notare, inoltre, come la percentuale di automobilisti che inserisce l’assistenza stradale nel preventivo vari notevolmente a seconda della regione, con punte di oltre 7 automobilisti su 10 in alcune aree del Sud Italia come la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia.

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018 (385.265 ad agosto 2018). Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • RC auto: in Calabria prezzi in calo del 2,17%

    Buone notizie sul fronte dell’RC auto in Calabria; secondo l’Osservatorio realizzato da Facile.it, ad agosto 2018, il premio medio è diminuito del 2,17% rispetto a 12 mesi prima, stabilizzandosi a 674,37 euro. Un segnale positivo che però non è ancora sufficiente a colmare la distanza che separa, in termini di tariffe, la regione dal resto d’Italia; assicurare un’auto in Calabria costa il 15,73% in più rispetto alla media nazionale.

    Il valore (la versione completa dell’osservatorio è disponibile a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-calabria.html) è stato calcolato esaminando oltre 144.000 preventivi raccolti nella regione dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

    Leggendo nel dettaglio i risultati emerge, però, un andamento provinciale piuttosto differenziato; se è vero che i ribassi hanno interessato i residenti di diverse aree della regione, è altrettanto vero che alcuni automobilisti hanno visto, loro malgrado, degli aumenti.

    Dove le tariffe sono aumentante….

    A guidare la classifica dei rincari è la provincia di Catanzaro dove, ad agosto 2018, il premio medio è salito del 4,98% stabilizzandosi a 640,58 euro, valore che equivale al 9,9% in più di quanto non costi in media assicurare un’auto in Italia.

    Aumento più contenuto per Vibo Valentia, dove il costo dell’RC auto è cresciuto nell’ultimo anno del 3,12%; in questo caso, però, il premio, pari a 728,75 euro, risulta essere il 25,10% più alto di quello nazionale.

    Chiude la classifica dei rincari Crotone, che si conferma essere la provincia più costosa della Calabria; ad agosto 2018, per assicurare un’auto si spendeva, in media, 773,27 euro (+2,07% rispetto a 12 mesi prima), vale a dire un terzo in più della media italiana (+32,70%).

    … e dove sono diminuite

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, sono due le province calabresi che hanno visto una riduzione delle tariffe. La più consistente è stata a Cosenza, dove il premio medio è diminuito dell’8,31% rispetto ad agosto 2017, stabilizzandosi a 552,79 euro; i costi RC auto pagati dai cosentini non solo sono i più bassi della regione, ma sono addirittura inferiore del 5,10% rispetto alla media nazionale.

    Valori in calo anche nella provincia di Reggio Calabria, dove il premio medio, pari a 724,74 euro, è diminuito del 3,80%; una buona notizia per gli automobilisti reggini, anche se, nonostante la riduzione, il costo dell’RC risulta ancora più alto del 24,40% rispetto alla media nazionale.

     

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018. Per quanto riguarda la Calabria, la ricerca è basata su 144.063 preventivi effettuati in Calabria su Facile.it nel medesimo periodo.

    Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

     

     

  • RC auto: in Campania prezzi in aumento del 4,68%

    Negli ultimi dodici mesi i prezzi dell’RC auto sono aumentati in Campania e, secondo Facile.it, ad agosto 2018 per assicurare un’auto nella regione servivano, in media, 1.036,20 euro, vale a dire il 4,68% in più di rispetto ad un anno fa.

    Il dato, di per sé poco incoraggiante, diventa ancor più importante se si considera che, nello stesso periodo, il premio medio RC auto a livello nazionale è aumentato dello 0,9%. Si accentua così ulteriormente il gap tra i costi che devono affrontare gli automobilisti campani e quelli delle altre regioni; assicurare un’auto in Campania significa spendere quasi il 78% in più rispetto alla media del Paese.

    Magra consolazione per gli automobilisti campani, si legge nell’Osservatorio di Facile.it realizzato su un campione di oltre 495.000 preventivi effettuati da agosto 2017 ad agosto 2018 e i cui risultati per la Campania sono disponibili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-campania.html, è che almeno negli ultimi sei mesi le tariffe hanno ripreso a scendere con un calo dell’1,81% rispetto a febbraio 2018.

    Analizzando i dati su base provinciale emerge un quadro variegato e l’immagine di una regione a “due velocità”. Da un lato le province di Caserta e Napoli che non solo mantengono le tariffe RC auto più alte d’Italia, ma nel corso degli ultimi 12 mesi sono le uniche in regione ad aver registrato aumenti; rispettivamente +10,68% e +5,09%. Dall’altro le restanti province campane, dove, invece, i premi medi RC auto sono diminuiti; guida Benevento, con un calo delle tariffe pari all’11,53%, seguita da Avellino, che ha raggiunto un buonissimo -6,01% e Salerno, che ha visto una diminuzione dello 0,91%.

    Analizzando i dati in termini di costi assoluti, Caserta si conferma la maglia nera della Penisola, con un premio medio che, ad agosto 2018, era pari a 1.179,20 euro, vale a dire più del doppio rispetto alla media italiana, mentre a Napoli, seconda città più costosa del Paese in termini assicurativi, ad agosto, per assicurare un’auto servivano, in media, 1.093,54 euro, ovvero l’88% in più rispetto a quanto pagato mediamente a livello nazionale.

    Costi relativamente più contenuti nelle province di Salerno, dove ad agosto l’RC auto media era pari a 785,95 euro, il 35% in più rispetto a alla media italiana e di Avellino, dove il premio medio, pari a 761,38 euro, era circa il 30% più alto del valore nazionale.

    Vera e propria mosca bianca, invece, è Benevento; la provincia, con un premio medio pari a 621,69 euro, vale a dire “solo” il 6,7% in più rispetto al valore nazionale, ad agosto risultava essere l’area della Campania con le tariffe più basse.

    L’Osservatorio di Facile.it ha voluto poi approfondire le scelte dei campani in tema di garanzie accessorie. Il primo dato interessante è quello relativo all’assistenza stradale, copertura che, nella regione, viene inserita addirittura nell’85% dei preventivi mentre a livello nazionale sono solo 4 su 10 gli automobili che manifestano questa preferenza.

    Altra peculiarità campana è quella relativa alla garanzia furto incendio che, se a livello nazionale è inserita nel 12,05% dei preventivi, nella regione viene richiesta solo dal 2,26% degli automobilisti; un valore estremamente basso su cui gravano, senza dubbio, i costi spesso esorbitanti necessari per acquistare tale copertura.

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018. Per quanto riguarda la Campania, la ricerca è basata su 495.868 preventivi effettuati in Campania su Facile.it nel medesimo periodo.

    Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

     

     

     

     

     

     

     

  • RC auto: nel Lazio prezzi in calo dell’1,43%

    Buone notizie sul fronte dell’RC auto nel Lazio; secondo l’Osservatorio realizzato da Facile.it, ad agosto 2018, il premio medio è diminuito dell’1,43% rispetto a 12 mesi prima, stabilizzandosi a 589,80 euro. Il calo, però non è ancora sufficiente a colmare la distanza che separa, in termini di tariffe, la regione dal resto d’Italia; assicurare un’auto nel Lazio costa l’1,22% in più rispetto alla media nazionale.

    Il valore (la versione completa dell’osservatorio è disponibile a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-lazio.html) è stato calcolato esaminando oltre 1.270.000 preventivi raccolti nella regione dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

    Leggendo nel dettaglio i risultati emerge, però, un andamento provinciale piuttosto differenziato; se è vero che i ribassi hanno interessato i residenti di diverse aree della regione, è altrettanto vero che alcuni automobilisti hanno visto, loro malgrado, degli aumenti.

    Dove le tariffe sono aumentante….

    A guidare la classifica dei rincari è la provincia di Latina dove, ad agosto 2018, il premio medio è salito dell’1,03% stabilizzandosi a 707,94 euro, valore che equivale al 21,49% in più di quanto non costi in media assicurare un’auto in Italia.

    Aumento più contenuto per Frosinone, dove il costo dell’RC auto è cresciuto nell’ultimo anno dello 0,65%; in questo caso, però, il premio, pari a 503,76 euro, risulta essere il 13,55% più basso di quello nazionale.

    … e dove sono diminuite

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, sono tre le province laziali che hanno visto una riduzione delle tariffe. La più consistente è stata a Viterbo, dove il premio medio è diminuito del 5,68% rispetto ad agosto 2017, stabilizzandosi a 486,98 euro; i costi RC auto pagati dai viterbesi non solo sono i più bassi della regione, ma sono addirittura inferiori del 16,43% rispetto alla media nazionale.

    Valori in calo anche nella provincia di Rieti, dove il premio medio, pari a 561,69 euro, è diminuito del 3,17%; e rimane inferiore del 3,61% alle medie nazionali, ed in quella di Roma dove, ad agosto 2018, per assicurare un’auto occorrevano mediamente 590,85 euro, l’1,60% in meno dell’anno prima, ma ancora l’1,4% in più rispetto al valore medio italiano.

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018. Per quanto riguarda il Lazio, la ricerca è basata su 1.271.828 preventivi effettuati nel Lazio attraverso Facile.it nel medesimo periodo.

    Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • RC auto: in Puglia costi in calo dell’1,95% in un anno

    Buone notizie per gli automobilisti pugliesi o, perlomeno, per la maggior parte di loro. Secondo l’osservatorio di Facile.it (dati completi disponibili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-puglia.html) nel corso degli scorsi dodici mesi il premio medio dell’RC auto in Puglia si è ridotto di quasi 2 punti percentuali arrivando, in media a 656,98 euro (-1,95%). Va comunque detto che, nonostante la riduzione, il premio pagato dagli automobilisti pugliesi è ancora superiore del 12,75% rispetto alla media nazionale.

    Il valore è stato calcolato analizzando oltre 229.000 preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

    Leggendo nel dettaglio i risultati emerge però un andamento provinciale piuttosto differenziato; se è vero che i ribassi hanno interessato i residenti di quasi tutte le aree della regione, è altrettanto vero che alcuni hanno dovuto, loro malgrado, accettare degli aumenti.

    Dove le tariffe sono aumentante….

    A guidare la classifica dei rincari è Foggia dove, ad agosto 2018, il costo medio per assicurare un’auto è stato pari a 945,27 euro, cifra che consente a questa provincia di ottenere in un solo colpo ben tre record negativi; è la più cara di tutta la Puglia, quella in cui i costi sono cresciuti di più nei 12 mesi (+12,79%) e quella con il differenziale maggiore rispetto alla media nazionale (+62,22%).

    L’unica altra provincia pugliese che, in base ai dati dell’osservatorio Facile.it, ha subito un rincaro è Lecce. Qui gli automobilisti hanno dovuto mettere a budget mediamente, 537,70 euro; prezzo che, sebbene in aumento del 5,22% rispetto allo scorso anno rimane il più contenuto della Puglia ed equivale al 7,72% in meno di quanto non costi in media assicurare un’auto in Italia.

    … e dove sono diminuite

    Guardando ora alla parte positiva del quadro pugliese, i premi medi sono risultati in calo in tutte le altre province. Sebbene con 700,96 euro rimanga ancora la seconda per valori assoluti, Taranto ha visto ridursi del 2,13% in un anno i costi per assicurare le auto. Ancora piuttosto alto il differenziale fra il costo delle assicurazioni della provincia e la media nazionale; a Taranto la copertura RC auto costa in media il 20,29% in più.

    Valori in calo (-3,44%) anche a Barletta – Andria – Trani dove assicurare un’automobile costa in media 677,34 euro, comunque sempre il 16,24% in più della media nazionale.

    È superiore di appena più di un euro rispetto al valore registrato a BAT il premio RC auto medio della provincia di Bari (678,37 euro). Nel corso degli scorsi 12 mesi il valore è diminuito del 7,25%, ma rimane ancora più alto del 16,42% se confrontato con le medie nazionali.

    Buone notizie, in fine, per i residenti della provincia di Brindisi che, sempre ad agosto 2018, hanno potuto brindare alla riduzione dei premi medi più alta fra quelle registrate in regione (-13,29%). Con questo calo il costo medio per assicurare un’auto in provincia è passato a 613,82 euro, appena il 5,34% più della media italiana.

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018. Per quanto riguarda la Puglia, la ricerca è basata su 229.308 preventivi effettuati in Puglia su Facile.it nel medesimo periodo. Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • RC auto: in Sardegna costi in aumento del 2,52% in un anno

    Notizie in chiaroscuro per gli automobilisti sardi alle prese con il rinnovo della polizza RC auto. Secondo l’osservatorio di Facile.it (dati completi disponibili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-sardegna.html) nel corso degli ultimi dodici mesi il premio medio dell’RC auto in Sardegna è aumentato di circa 2,5 punti percentuali arrivando, in media a 502,99 euro (+2,52%). Va comunque detto che, nonostante l’aumento, il premio pagato dagli automobilisti dell’Isola è ancora inferiore del 13,68% rispetto alla media nazionale.

    Il valore è stato calcolato analizzando poco meno di 213.000 preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

    Leggendo nel dettaglio i risultati emerge però un andamento provinciale piuttosto differenziato; con oscillazioni molto ampie sia negli aumenti che nei differenziali con le medie italiane.

    Dove le tariffe sono aumentante….

    Fra le quattro province sarde monitorate dall’Osservatorio, a guidare la classifica dei rincari è Nuoro dove, ad agosto 2018, il costo medio per assicurare un’auto è stato pari a 490,19 euro, cifra che corrisponde ad un aumento del 3,55% rispetto allo scorso anno e fa conquistare alla provincia il secondo posto della classifica delle polizze più onerose dell’Isola, pur mantenendo il differenziale fra il premio medio pagato a Nuoro e quello italiano a -15,88%.

    Continuando a scorrere l’elenco dei rincari si scopre che anche ad Oristano i costi RC sono aumentati. Qui gli automobilisti hanno dovuto mettere a budget mediamente, 385,70 euro; prezzo che, sebbene in aumento del 3,10% rispetto allo scorso anno rimane il più contenuto della Sardegna ed equivale al 33,81% in meno di quanto non costi in media assicurare un’auto in Italia.

    Anche Cagliari, che con una media di 522,23 euro si conferma la provincia isolana in cui assicurare un’auto è più costoso, chiude l’estate con un aumento dei prezzi annuale dello 0,96%, ma con un differenziale ancora ampiamente a vantaggio degli automobilisti cagliaritani (-10,38% rispetto al premio medio nazionale).

    … e dove sono diminuite

    Gli unici che possono festeggiare, senza alcun dubbio, sono gli automobilisti sassaresi. Chi guida un’auto immatricolata nella provincia di Sassari paga oggi, in media, 490 euro, vale a dire non solo il 15,91% in meno del valore nazionale, ma anche il 3,07% in meno di quanto non facesse lo scorso anno. E questa, è bene evidenziarlo, è l’unica riduzione registrata fra le province dell’Isola.

     

     

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018. Per quanto riguarda la Sardegna, la ricerca è basata su 212.932 preventivi effettuati in Sardegna su Facile.it nel medesimo periodo. Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate