Categoria: Economia e Finanza

  • Mutui: nelle Marche richiesta media in calo del 3,6%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto nelle Marche per un mutuo prima casa è sceso a 125.405 euro, valore in calo del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari marchigiani si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 121.793 euro.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’81% del secondo semestre 2021 al 79%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 18% del totale domande di finanziamento raccolte nelle Marche, valore più che raddoppiato (+106%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

    Pesaro e Urbino è la provincia delle Marche dove è stato rilevato l’importo medio più alto (131.958 euro), seguita da Fermo (125.855 euro). Valori inferiori alla media regionale per Ancona (124.777 euro) e Macerata (123.517 euro). Chiude la classifica Ascoli Piceno (113.728 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti marchigiani per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 62% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province dove i valori sono in linea con quelli della regione.

    Rallentano le compravendite immobiliari

    L’aumento dei tassi dei mutui ha generalmente un impatto anche sulle compravendite e i dati ufficiali di settore***, elaborati da Facile.it, sembrano confermare questo collegamento. Se nella prima parte della scorso anno le compravendite di immobili residenziali nelle Marche sono aumentate in modo rilevante (+16% nel primo semestre 2022 rispetto a quello del 2021), a partire dalla seconda metà dell’anno, con l’inizio dell’incremento dei tassi dei mutui, gli scambi sono rallentati significativamente tanto è vero che, nel secondo semestre 2022, sono diminuiti di ben il 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 11.000 richieste di mutuo raccolte nelle Marche tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

    *** Fonte:  elaborazione Facile.it su dati provvisori Osservatorio Immobiliare Agenzia delle Entrate.

  • Mutui: in Calabria richiesta media in calo dell’1,1%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Calabria per un mutuo prima casa è sceso a 111.690 euro, valore in calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari calabresi si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 108.917 euro.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’82% del secondo semestre 2021 all’80%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 10% del totale domande di finanziamento raccolte in Calabria, in crescita del 46% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

    Vibo Valentia è la provincia Calabra dove è stato rilevato l’importo medio più alto (118.933 euro), seguita da Reggio Calabria (115.266 euro) e Catanzaro (111.745 euro). Chiudono la classifica Cosenza (110.208 euro) e Crotone (102.408 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti calabresi per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 60% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province dove i valori sono in linea con quelli della regione.

    Rallentano le compravendite immobiliari

    L’aumento dei tassi dei mutui ha generalmente un impatto anche sulle compravendite e i dati ufficiali di settore***, elaborati da Facile.it, sembrano confermare questo collegamento. Se nella prima parte della scorso anno le compravendite di immobili residenziali in Calabria sono aumentate (+17% nel primo semestre 2022 rispetto a quello del 2021), a partire dalla seconda metà dell’anno, con l’inizio dell’incremento dei tassi dei mutui, gli scambi sono rallentati significativamente tanto è vero che, nel secondo semestre 2022, sono cresciuti di appena il 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A livello provinciale, da luglio a dicembre, in alcune aree della regione sono stati rilevati addirittura cali – seppure lievi – rispetto al secondo semestre 2021: Reggio Calabria (-1%) e Vibo Valentia (-1%).

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 9.000 richieste di mutuo raccolte in Calabria tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

    *** Fonte:  elaborazione Facile.it su dati provvisori Osservatorio Immobiliare Agenzia delle Entrate.

  • Fintech, le sfide e le opportunità con Banca Generali e Marco Montemagno

    Con l’innovazione portata dal Fintech è sempre più difficile stare al passo con i cambiamenti in atto nel mondo della finanza. Per questo Banca Generali e Marco Montemagno hanno deciso di collaborare per avvicinare il pubblico ai temi del risparmio e degli investimenti.

    Banca Generali

    Fintech, Banca Generali: come l’innovazione tecnologica sta cambiando il mondo della finanza

    Stare al passo con l’innovazione finanziaria resa possibile dai nuovi strumenti Fintech risulta oggi indispensabile per una corretta gestione del proprio patrimonio e affrontare sfide ormai essenziali come la previdenza complementare e la pianificazione dei progetti di vita. Lo sa bene Banca Generali, oggi una delle realtà più attive e innovative nel panorama del Fintech in Italia. L’istituto bancario ha infatti avviato diverse iniziative e collaborazioni con partner di eccellenza, tra i quali spiccano la startup italiana Conio e la piattaforma blockchain scalabile e decentralizzata Algorand, per offrire ai propri clienti soluzioni avanzate e personalizzate. Per cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie è necessario tuttavia possedere una solida educazione finanziaria di base. È da questa considerazione che nasce Edufin 3.0, il progetto di Banca Generali e Marco Montemagno per diffondere su tutti i principali social una cultura positiva verso il mondo degli investimenti. 52 puntate in totale, una a settimana, che vedranno il noto Youtuber discutere dei principali argomenti di educazione finanziaria in compagnia di alcuni dei massimi esperti del settore. Partner dell’iniziativa, oltre a Conio e Algorand, anche Vontobel e Pictet Asset Management. 

     

    Gian Maria Mossa (Banca Generali): “Fintech? Porterà grandi vantaggi in termini di efficienza e sostenibilità

    L’educazione finanziaria ha riflessi economici e sociali enormi – ha spiegato l’AD di Banca Generali Gian Maria Mossa nel primo episodio dedicato alla presentazione del progetto – È importante sapere come spendere e come risparmiare. In Italia possiamo solo migliorare. C’è tantissimo risparmio ma poco utilizzato. Ci avviciniamo a circa 2mila miliardi di giacenze in liquidità, un enorme massa monetaria che con l’inflazione di oggi significa praticamente tassarsi da soli. Ecco perché abbiamo dato vita a iniziative come Edufin, per spiegare che la ricchezza non utilizzata non sempre produce effetti positivi”. Sulle opportunità offerte dal Fintech, il manager si dice estremamente fiducioso: “Dopo anni in cui la tecnologia non ha contribuito a guadagni di produttività, stiamo entrando in una nuova fase. Con il livello raggiunto nell’elaborazione dei dati e nello sviluppo di tecnologie come le blockchain, ci saranno grandi vantaggi in termini di efficienza, con maggiore qualità e possibilità di personalizzazione”. Un cambiamento che va di pari passo con il trend di sostenibilità. L’AD di Banca Generali porta l’esempio della piattaforma Ethereum, che con l’operazione “The Merge” ha ridotto il consumo energetico di circa il 99,95%: “Un game changer fortissimo: se viene meno la critica di essere energivora, la blockchain diventa la scelta obbligata per un futuro più sostenibile”.

  • Risparmio, secondo la Consob l’italiano deve essere accompagnato nelle sue scelte

    Periodicamente la Consob, ossia l’autorità che vigila sul corretto funzionamento dei mercati della Borsa Italiana, pubblica dei report riguardanti le famiglie italiane e le loro scelte in tema di denaro.
    Oltre a confermare che il cittadino del Bel Paese è tradizionalmente votato al risparmio, la Consob sottolinea anche che nelle sue scelte di investimento necessita ancora di un importante accompagnamento.

    Cosa fare del risparmio?

    risparmioL’identikit tracciato dalla Consob si può sintetizzare così: l’italiano è un soggetto avverso al rischio, finanziariamente non è molto alfabetizzato (ma sicuramente lo è più di quanto creda), ma soprattutto è molto confuso riguardo all’apporto che i professionisti del settore gli possono fornire nella gestione delle sue finanze personali.

    Da questo quadro emerge come il risparmiatore italiano sia più intraprendente rispetto a qualche decennio fa, ma non lo è ancora abbastanza da trasformarsi in un investitore davvero consapevole. Si trova quindi in una fase di transizione.

    I fattori frenanti

    La prima remora da combattere riguarda il rischio. Concettualmente chi investe ne deve correre per forza di cose, mentre l’italiano conferma di esserne avverso. Quasi il 70% di un campione rappresentativo selezionato per l’indagine Consob dice di essere molto sensibile al rischio.
    Il secondo aspetto cruciale viene definito come “miopia” finanziaria. In sostanza si tratta della scarsa capacità di guardare ad obiettivi che sono lontani nel tempo, mentre ci si concentra sul breve o medio periodo.

    Scarsa fiducia e analfabetizzazione

    Infine, un altro aspetto importante riguarda la percezione degli intermediari finanziari. Chi ha accumulato un risparmio e adesso vuole impiegarlo, nutre ancora poca fiducia nei confronti dei professionisti del settore, al punto tale che raramente ritiene che il suo broker è affidabile, se non addirittura ritenerlo per nulla affidabile.

    Un’altra nota dolente riguarda l’alfabetizzazione finanziaria. L’italiano possiede dei concetti di base, ed anzi è anche se è più colto di quanto lui stesso pensi. Ma se conosce i concetti come tasso di interesse reale e nominale, conosce gli strumenti come i bond e gli ETF, quando si va più nello specifico ha maggiori lacune (ad esempio non conosce il pip forex oppure la differenza tra rezzo “denaro” e “lettera”). Per questo non riesce ad essere ad un livello tale da consentirgli di fare delle scelte davvero consapevoli.

  • Paolo Gallo: “Entro il 2030 dovremo rimpiazzare il 50% del gas russo con biometano e idrogeno”

    Il ruolo di biometano e gas e l’importanza della digitalizzazione delle reti. In un’intervista rilasciata a GEA, l’Amministratore Delegato di Italgas Paolo Gallo racconta le sfide future.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo: biometano, l’energia rinnovabile più pronta

    Servono reti intelligenti, digitali e flessibili capaci di “migliorare il servizio che forniamo al cliente finale e di cambiare il modo in cui noi gestiamo le reti, in maniera meno passiva”, racconta Paolo Gallo. Non solo, questa digitalizzazione consente inoltre di realizzare reti atte ad accogliere biometano e idrogeno. “Noi abbiamo più di 2 miliardi di metri cubi di gas prodotto dal trattamento dei rifiuti che potrebbero diventare un miliardo e mezzo di metri cubi in più se facessimo l’upgrade degli impianti”, spiega. Il potenziale a disposizione può raggiungere i 2 miliardi di metri cubi di biometano. Di qui a qualche anno, questi 2 miliardi “possono diventare 8-10 miliardi”, aggiunge Paolo Gallo, ovvero il traguardo prefissato dalla Commissione europea nel REPowerEU. Il nostro Paese possiede dunque la tecnologia e il potenziale necessario: la principale difficoltà da affrontare risiede nelle autorizzazioni per lo sviluppo degli impianti di biometano.

    Paolo Gallo: idrogeno, le prospettive future

    E l’idrogeno? “La tecnologia di produzione dell’idrogeno verde esiste ma non è ottimizzata”, sottolinea Paolo Gallo. In Sardegna, Italgas sta portando avanti un progetto pilota per dimostrare la molteplicità e flessibilità di usi dell’idrogeno. La strada sembra ormai tracciata. “Nella visione della Comunità europea – spiega l’AD – il 50% del gas che arrivava dalla Russia dovrà essere rimpiazzato di qui al 2030 da biometano e idrogeno in egual misura. Il 50% sono 75, quasi 80, miliardi di metri cubi di gas. Vuol dire che il ruolo di biometano e idrogeno diventa fondamentale. In più, accelera la transizione energetica perché metà di quel gas viene sostituito da gas che sono rinnovabili a zero contenuto di CO2”. Nonostante la guerra tra Russia e Ucraina abbia influito sull’attività del Gruppo, Paolo Gallo segue la via dell’ottimismo: “Questa crisi sta accelerando i processi di efficienza energetica e di transizione energetica”. Italgas ha dichiarato di voler tagliare, entro il 2028, le emissioni di gas serra del 34%.

  • Mutui: in Puglia richiesta media in calo del 3,2%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Puglia per un mutuo prima casa è sceso a 120.553 euro, valore in calo del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari pugliesi si siano orientati su importi più contenuti.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’83% del secondo semestre 2021 al 78%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 18% del totale domande di finanziamento raccolte in Puglia, valore più che raddoppiato (+107%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

    Bari è la provincia della Puglia dove è stato rilevato l’importo medio più alto (133.419 euro), seguita da Barletta-Andria-Trani (128.857 euro). Valori inferiori alla media regionale per Lecce (114.252 euro) e Taranto (110.361 euro). Chiudono la classifica Brindisi (106.051 euro) e, staccata di un soffio, Foggia (105.939 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti pugliesi per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 57% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province; la percentuale di finanziamenti variabili sul totale delle richieste arriva addirittura al 60% in provincia di Barletta-Andria-Trani.

    Rallentano le compravendite immobiliari

    L’aumento dei tassi dei mutui ha generalmente un impatto anche sulle compravendite e i dati ufficiali di settore***, elaborati da Facile.it, sembrano confermare questo collegamento. Se nella prima parte della scorso anno le compravendite di immobili residenziali in Puglia sono aumentate significativamente (+16% nel primo semestre 2022 rispetto a quello del 2021), a partire dalla seconda metà dell’anno, con l’inizio dell’incremento dei tassi dei mutui, gli scambi sono rallentati significativamente tanto è vero che, nel secondo semestre 2022, sono cresciuti di appena lo 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A livello provinciale, da luglio a dicembre, in alcune aree della regione sono stati rilevati addirittura cali rispetto al secondo semestre 2021: Lecce (-2%) e Taranto (-3%).

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 30.000 richieste di mutuo raccolte in Puglia tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

    *** Fonte:  elaborazione Facile.it su dati provvisori Osservatorio Immobiliare Agenzia delle Entrate.

     

  • Claudio Machetti: la carriera del manager di Enel

    Il profilo professionale del manager Claudio Machetti: dopo i primi passi presso il Banco di Roma ha poi proseguito in Ferrovie dello Stato Italiane fino all’esordio in Enel.

    Cludio Machetti

    Claudio Machetti: percorso formativo ed esordio professionale

    Claudio Machetti arricchisce il suo percorso formativo grazie al conseguimento della maturità classica al liceo “Tito Lucrezio Caro” di Roma, seguita dalla laurea in Scienze Statistiche presso l’Università La Sapienza nel 1982. Successivamente, la sua carriera professionale ha inizio in Banco di Roma: qui opera in qualità di analista finanziario curando l’analisi del merito di credito dei grandi gruppi industriali del Paese. In seguito, si specializza in equity, operando come funzionario all’interno della Direzione Finanziaria e curando l’IPO di alcune società nella Borsa Italiana. Nel 1990, Claudio Machetti passa quindi a Ferrovie dello Stato Italiane in veste di Dirigente Responsabile dell’Unità Mercati Finanziari, diventando poi Direttore della Finanza Operativa. Negli stessi anni, collabora attivamente alla costituzione di Fercredit, società finanziaria specializzata nei settori del factoring, del leasing e del credito al consumo.

    Il percorso di Claudio Machetti in Enel

    Il 2000 segna la svolta nella carriera di Claudio Machetti: entra in Enel come Responsabile dell’Area Finanza collaborando alla nascita di Enelfactor e di Enel Insurance, di cui è stato anche Presidente fino al 2014. Cinque anni più tardi viene nominato Direttore Finanziario del Gruppo, a diretto riporto dell’Amministratore Delegato, operando nei board di diverse consociate, tra le quali Wind Telecomunicazioni e Terna. È il 2009 quando viene scelto per guidare la Direzione Risk Management, neonata divisione responsabile del controllo dei rischi aziendali. Successivamente, nel 2014, viene nominato Direttore della Global Trading, la Business Line del Gruppo che nel 2021 è diventata Global Energy and Commodity Management. Appassionato di lettura, Claudio Machetti si dedica, nel tempo libero, allo studio della filologia e della storia.

  • Mutui: serve un reddito più alto del 27% rispetto a un anno fa

    Secondo l’analisi di Facile.it, con i tassi attuali, il 18,6% dei mutuatari che lo scorso anno hanno chiesto il mutuo oggi non avrebbe i requisiti per presentare domanda, vale a dire non rispetterebbe il rapporto rata/reddito (normalmente pari a circa 1 a 3) usato dalle banche come criterio di selezione per l’erogazione del finanziamento. Non solo; l’analisi del comparatore ha messo in luce come, a parità di rata, il potere di acquisto di un nuovo mutuatario sia calato del 22% in un solo anno e oggi, per comprare casa tramite mutuo, bisogna avere un reddito più alto del 27% rispetto a dodici mesi fa.

    Rapporto rata/reddito

    Nella valutazione dell’aspirante mutuatario le banche si assicurano che l’importo della rata richiesta non superi, indicativamente, un terzo dello stipendio disponibile (al netto di altri finanziamenti o impegni economici del nucleo familiare); oggi quindi, a causa dei tassi in aumento, gli aspiranti mutuatari devono fare i conti con rate più alte che, di fatto, complicano l’accesso al credito da parte delle famiglie.

    Fa riflettere un dato; guardando al rapporto rata/reddito dei mutuatari che hanno chiesto un mutuo a febbraio 2022, Facile.it ha stimato* che, a parità di importo, con i tassi attuali il 18,6% di quei richiedenti non sarebbe riuscito ad ottenere il finanziamento poiché fuori dal rapporto rata/reddito, percentuale che potrebbe salire ulteriormente nei prossimi mesi se i tassi continueranno ad aumentare.

    Guardando ad esempio ai migliori tassi disponibili online, a febbraio 2022 la rata mensile di un mutuo standard a tasso fisso (126.000 euro al 70% da restituire in 25 anni) era pari a 482 euro; questo significa che il richiedente, per ottenere il finanziamento, doveva avere un reddito netto mensile disponibile pari ad almeno 1.450 euro. Oggi, per lo stesso finanziamento, la miglior rata mensile è pari a 615 euro e il richiedente, per ottenere il mutuo, dovrebbe avere un reddito disponibile di almeno 1.845 euro. A parità di importo, quindi, per vedersi accettare la domanda di finanziamento occorre uno stipendio più alto del 27% rispetto a quanto non fosse lo scorso anno.

    L’alternativa è quella di orientarsi su importi più contenuti tanto è vero che l’osservatorio di Facile.it ha messo in luce come, nei primi due mesi del 2023, chi ha presentato domanda di finanziamento per l’acquisto della prima casa abbia chiesto, in media, 136.935 euro, valore in calo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2022.

    «Il calo graduale degli importi richiesti, già in atto dalla seconda metà del 2022, è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che, pur di non rinunciare all’acquisto, sceglie di orientarsi su un importo più contenuto per alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che è costretta a ridimensionare la richiesta per preservare il rapporto rata/reddito. Rapporto che – ricorda Cresto – può variare da banca a banca e per questo il consiglio è di farsi aiutare da un consulente nella scelta dell’istituto a cui presentare domanda di finanziamento».

    L’aumento dei tassi si è quindi tradotto in un calo del potere di acquisto dei mutuatari; se a febbraio 2022 con una rata mensile di circa 482 euro si poteva ottenere un mutuo fisso da 126.000 euro, oggi, con la stessa rata, si può puntare ad avere un mutuo di appena 98.695 euro, vale a dire il 22% in meno.

    «Per non ridurre l’importo richiesto gli aspiranti mutuatari possono scegliere di allungare la durata del finanziamento, sfruttando peraltro le condizioni particolarmente vantaggiose che oggi hanno i mutui a 35 o 40 anni», conclude Cresto. «Questo consentirebbe di alleggerire il peso delle rate mensili e di preservare il rapporto rata/reddito, senza rinunciare al capitale.».

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 20.000 richieste di mutuo raccolta da Facile.it a febbraio 2022 e febbraio 2023.

  • Davide D’Arcangelo: IPSA ottiene investimento per digitalizzare la micro-logistica ospedaliera

    La società piemontese IPSA ha ottenuto un investimento di 1,380 milioni di euro dal Fondo Rilancio Startup per digitalizzare la micro-logistica ospedaliera con prodotti IoT che migliorano la sicurezza dei pazienti e ottimizzano i costi. Il commento di Davide D’Arcangelo.

    Davide D'Arcangelo

    Davide D’Arcangelo: IPSA completa round di investimento da 1,380 milioni di euro con il Fondo Rilancio Startup

    La società piemontese IPSA, specializzata nella micro-logistica ospedaliera di farmaci e dispositivi medici, ha completato un round di investimento per 1,380 milioni di euro con il Fondo Rilancio Startup gestito da CDP Venture Capital SGR e dall’investitore proponente Next4Production, holding fondata da Davide D’Arcangelo, Pierluigi Sassi e Angelo Paletta. IPSA ha sviluppato una gamma completa di prodotti IoT che integrano hardware e software per supportare gli operatori sanitari nei processi di stoccaggio e distribuzione. L’obiettivo della società è quello di migliorare la sicurezza del paziente e ottimizzare i costi di un ambito che rappresenta oltre il 15% della spesa globale ospedaliera. Il piano di sviluppo di IPSA prevede progetti di consolidamento della piattaforma di soluzioni IoT e progetti di internazionalizzazione su alcuni mercati esteri per diventare leader di riferimento nella digitalizzazione dei processi di micro-logistica ospedaliera. Next4Production ha attivato il Fondo Rilancio Startup con un investimento di 1 milione di euro, il che ha contribuito al buon esito dell’operazione.

    Davide D’Arcangelo: IPSA si prepara a diventare leader di riferimento nella digitalizzazione dei processi di micro-logistica ospedaliera

    In merito all’operazione di investimento, Davide D’Arcangelo ha dichiarato: “Quando abbiamo deciso di investire in IPSA eravamo certi che l’innovatività della sua proposta e la solidità del suo programma di sviluppo potessero essere di interesse anche per un investitore istituzionale. In IPSA abbiamo visto il potenziale per un nuovo standard nella sanità italiana, una champion pronta a esplodere che aveva bisogno di un piccolo boost per scalare definitivamente non solo il mercato italiano, ma anche a livello internazionale dove peraltro sta già riscuotendo molto interesse e ha già acquisito importanti commesse”. Il round di finanziamento ottenuto conferma la qualità delle soluzioni proposte da IPSA, la loro competitività sul mercato e la loro funzionalità rispetto alle esigenze del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il ruolo della digitalizzazione come leva di efficientamento dei servizi è oggi uno degli obiettivi primari della sanità, e in Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede investimenti di oltre 4 miliardi di euro entro il 2026 per l’ammodernamento del parco tecnologico ospedaliero, che includono la digitalizzazione di circa 300 strutture sanitarie.

  • Terna, Stefano Donnarumma presenta il nuovo Piano di Sviluppo e annuncia 5 nuove dorsali

    Gli interventi programmati da Terna consentiranno al Paese di raggiungere gli obiettivi Fit-for-55. Lanciato anche il progetto Hypergrid con 5 nuove dorsali elettriche. Stefano Donnarumma: “Su rinnovabili serve sforzo congiunto tra operatori e istituzioni”.

    Terna

    Terna, le novità del Piano e l’intervento dell’AD e DG Stefano Donnarumma

    Favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili, accelerare verso la transizione e guidare il Paese al raggiungimento degli obiettivi europei del pacchetto di misure “Fit-for-55”. Sono i propositi contenuti nel nuovo Piano di Sviluppo 2023 di Terna. Presentata a Roma dal Presidente Valentina Bosetti e dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Stefano Donnarumma, la nuova versione del Piano decennale prevede oltre 21 miliardi di investimenti, il 17% in più rispetto alla precedente, e mette l’accento sullo sviluppo delle interconnessioni con l’estero e la digitalizzazione della rete per aumentare il livello di sicurezza e resilienza del sistema elettrico. Annunciato da Terna anche l’innovativo progetto “Hypergrid”, che rappresenta la vera novità del Piano: 11 miliardi per 5 nuove dorsali elettriche che una volta a regime saranno in grado di sfruttare le tecnologie della trasmissione dell’energia in corrente continua (HVDC, High Voltage Direct Current). “Gli investimenti inseriti nel Piano di Sviluppo 2023 sono i più alti mai previsti da Terna – ha commentato l’AD e DG Stefano Donnarummae consentiranno di abilitare in maniera determinante la transizione energetica e il conseguimento degli obiettivi che l’Europa e l’Italia si sono dati”.

    Stefano Donnarumma (Terna): dorsali Hypergrid sostenibili e competitive, abbracceranno intera Penisola

    Nel dettaglio, il progetto “Hypergrid” lanciato da Terna prevede l’ammodernamento di elettrodotti già esistenti sulla dorsale Tirrenica e Adriatica e verso le isole, nonché la realizzazione di nuovi cavi marini in corrente continua a 500 kV. Le 5 nuove dorsali – HVDC Milano-Montalto; Central Link; Dorsale Sarda; Dorsale Ionica-Tirrenica; Dorsale Adriatica, HVDC Foggia-Villanova-Fano-Forlì – consentiranno di raddoppiare la capacità di scambio tra zone di mercato, passando dagli attuali 16 GW a oltre 30 GW, nonché di migliorare la resilienza, l’efficienza, la sostenibilità e l’integrazione delle rinnovabili. “Le fonti rinnovabili rappresentano il nostro petrolio: abilitarne la diffusione e l’integrazione fa parte della nostra missione di registi del sistema elettrico e sarà determinante per la sicurezza energetica del nostro Paese”, ha sottolineato Stefano Donnarumma. A confermarlo anche l’aumento delle richieste di connessione alla rete dell’operatore da parte di nuovi impianti da fonte rinnovabile, che a gennaio 2023 ha raggiunto i 340 GW, andando ben oltre gli obiettivi al 2030 (70 GW). Indispensabile, considerati lo scenario attuale e le sfide, una visione sul lungo periodo così da cogliere tutte le opportunità offerte dalla transizione: “Senza il piano di Terna i target individuati a livello nazionale e internazionale non sono raggiungibili. Sarà necessario uno sforzo da parte degli operatori economici e industriali che si occuperanno dell’installazione degli impianti e, allo stesso tempo, da parte delle istituzioni per semplificare gli iter autorizzativi”, ha concluso l’AD e DG.

  • Mutui: in Campania richiesta media in calo del 3%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Campania per un mutuo prima casa è sceso a 141.864 euro, valore in calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari campani si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 138.623 euro.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’83% del secondo semestre 2021 al 78%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 12% del totale domande di finanziamento raccolte in Campania, in crescita del 42% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

    Napoli è la provincia campana dove è stato rilevato l’importo medio più alto (149.880 euro), seguita da Salerno (136.117 euro) ed Avellino (126.044 euro). Chiude la classifica Caserta (125.000 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti campani per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 58% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province dove i valori sono in linea con quelli della regione.

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 49.000 richieste di mutuo raccolte in Campania tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

  • Claudio Descalzi: Eni presenta il nuovo Piano Strategico 2023-2026, la vision

    L’AD Claudio Descalzi: “Nel 2014 abbiamo intrapreso un percorso di trasformazione industriale e finanziaria che ci ha progressivamente permesso di creare valore anche in scenari difficili, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale”.

    Claudio Descalzi

    Piano Eni 2023-2026, l’AD Claudio Descalzi: obiettivi di decarbonizzazione confermati

    Presentato lo scorso 23 febbraio dall’AD Claudio Descalzi, il Piano 2023-2026 di Eni si erge principalmente su quattro pilastri: la sicurezza energetica e l’accessibilità attraverso la diversificazione geografica e tecnologica; la riduzione delle emissioni; la tecnologia come leva per le iniziative di oggi e per le future opportunità di innovazione; la creazione di valore per gli azionisti. Il nuovo Piano riflette “la forza e l’efficacia della nostra strategia”, ha spiegato l’AD sottolineando il valore del “percorso di trasformazione industriale e finanziaria” avviato nel 2014: “Ci ha progressivamente permesso di creare valore anche in scenari difficili, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale”. La strategia di esplorazione e produzione è stata infatti focalizzata principalmente sul gas “facendo leva sulle nostre produzioni e diversificando gli investimenti tra diversi Paesi”: questo permette oggi “di attuare il nostro Piano finalizzato alla sostituzione di 20 miliardi di metri cubi di gas russo entro il 2025”. E ancora, ha ricordato l’AD Claudio Descalzi, “abbiamo trasformato la nostra piattaforma downstream e investito significativamente in tecnologia per creare e far crescere i nostri business legati alla transizione energetica, con l’obiettivo di azzerare le emissioni Scope 1, 2 e 3”. Eni riparte da qui con il nuovo Piano, riconfermando pienamente gli obiettivi di decarbonizzazione “nonostante lo scenario attuale della sicurezza energetica e la necessità di far fronte a una forte domanda di energie tradizionali”: -35% entro il 2030; -80% entro il 2040; e net zero entro il 2050.

    Claudio Descalzi: oggi possiamo delineare chiaramente come sarà Eni nel 2030

    Eni attraverso il Piano 2023-2026, come evidenziato dall’AD Claudio Descalzi, punta quindi a soddisfare ciascuno dei pilastri essenziali del trilemma energetico raggiungendo la sostenibilità ambientale parallelamente alla sicurezza energetica e all’accessibilità: mai come oggi, alla luce di quanto sta accadendo sul fronte geopolitico, è necessario diversificare a livello geografico e tecnologico le fonti energetiche, creando un differente mix energetico e mantenendo una forte attenzione alla creazione di valore per gli azionisti. Lo sguardo di Eni è proiettato ben oltre il 2026 perché già oggi è possibile “delineare chiaramente” come sarà il Gruppo nel 2030: “Le nostre attività Upstream non genereranno più emissioni nette; la nostra produzione di idrocarburi sarà composta principalmente da gas; la nostra capacità di biocarburanti supererà i 5 milioni di tonnellate all’anno; la nostra capacità di energia rinnovabile sarà superiore ai 15 GW. E i nostri investimenti nella tecnologia più rivoluzionaria legata alla transizione energetica – la fusione a confinamento magnetico – saranno prossimi a concretizzarsi nel primo impianto industriale”. In questi anni Eni si è rafforzata profondamente anche dal punto di vista finanziario grazie all’ottimizzazione e alla razionalizzazione delle spese “e questo ci permette oggi di presentare forti obiettivi finanziari: un significativo CFFO generato sia dalle nostre attività tradizionali che dal contributo delle attività legate alla transizione; un modello di business a satelliti che ci consente di valorizzare le nostre attività liberando al contempo risorse aggiuntive per gli investimenti nella transizione; e un livello di debito molto basso”. La solidità finanziaria, ha aggiunto infine l’AD Claudio Descalzi, “ci permette oggi di creare valore crescente per i nostri azionisti e di potenziare la politica di remunerazione”.

  • Mutui: in Abruzzo richiesta media in calo del 4%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Abruzzo per un mutuo prima casa è sceso a 118.859 euro, valore in calo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari abruzzesi si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 112.147 euro.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’82% del secondo semestre 2021 al 77%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 12% del totale domande di finanziamento raccolte in Abruzzo, in crescita del 71% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative. Pescara è la provincia abruzzese dove è stato rilevato l’importo medio più alto (125.792 euro), seguita da Chieti (123.153 euro). Valori sotto la media regionale per Teramo (110.823 euro) e, ultima in classifica, L’Aquila (110.673 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti abruzzesi per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 55% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap (vs 43% tasso fisso), a livello provinciale emergono alcune differenze. Il fisso ha raggiunto la percentuale più alta nella provincia di L’Aquila, dove il 45% richiedenti ha optato per questa tipologia di tasso, mentre il tasso variabile/variabile con cap è stato più richiesto a Chieti, dove è arrivato al 57% delle domande di finanziamento complessive.

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 9.000 richieste di mutuo raccolte in Abruzzo tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

     

  • Metalli Più Preziosi, Quali Sono

    I metalli più preziosi al mondo sono vari e non tutti conosciuti come lo sono oro e argento, questi ultimi sono divenuti conosciuti attraverso i millenni non solo per il loro ruolo decorativo ma anche e soprattutto per il loro ruolo economico.
    In particolare il prezioso metallo giallo è da sempre stato considerato una sorta di moneta alternativa protagonista degli scambi commerciali in epoche in cui non esistevano valute globali.
    La facilità con cui questo possa essere monetizzato in qualsiasi forma, grazie anche alla diffusione di attività come questo compro oro Firenze, lo rende ancora oggi equiparabile al denaro.
    Oro, è da sempre considerato uno dei metalli più preziosi al mondo per la sua bellezza, la sua rarità e il suo valore economico. Viene utilizzato in molti campi, tra cui la gioielleria, l’industria elettronica e la finanza.
    Platino, è un metallo raro, resistente e durevole, spesso usato per la produzione di gioielli, catalizzatori per l’industria automobilistica, strumenti medici e per la produzione di monete.
    Rodio, è uno dei metalli più preziosi in quanto molto raro, resistente alla corrosione e utilizzato soprattutto per la placcatura di gioielli, orologi e altri oggetti di valore, ciò che lo ha reso negli ultimi anni particolarmente costoso è la forte richiesta per il suo utilizzo nei dispositivi catalitici per le auto.

    Argento, è un metallo prezioso molto popolare, utilizzato soprattutto nella produzione di gioielli, argenteria, monete e in medicina.
    Palladio, è un metallo raro, resistente alla corrosione e utilizzato soprattutto per la produzione di catalizzatori, gioielli e strumenti musicali.
    Rame, è un metallo molto importante per l’industria, ma anche molto prezioso per la produzione di monete, sculture e oggetti d’arte.
    Iridio, è un metallo raro e molto denso, utilizzato soprattutto nell’industria aerospaziale, nella produzione di strumenti chirurgici e nella creazione di leghe per la produzione di gioielli.
    Titanio, è un metallo leggero e resistente alla corrosione, utilizzato soprattutto nell’industria aerospaziale, medica e per la produzione di gioielli.
    Cobalto, è un metallo importante per l’industria elettronica, ma anche utilizzato nella produzione di gioielli e strumenti chirurgici.
    Nichel, è un metallo importante per l’industria, ma anche utilizzato nella produzione di gioielli e monete.

     

  • Municipia S.p.A. affianca i Comuni nella corsa all’innovazione digitale: i cittadini al centro

    Le città che vanno incontro a un futuro prospero sono quelle che meglio si adattano ai nuovi stili di vita dei cittadini: la vision di Municipia S.p.A. nelle parole del presidente Stefano De Capitani.

    Municipia S.p.A.

    Municipia S.p.A.: smart cities, innovazione digitale e sostenibilità per disegnare il futuro delle città

    Emerge anche nei progetti che Municipia S.p.A. porta avanti al fianco di Comuni di ogni dimensione e i benefici che ne derivano dal percorso di digital transformation che intraprendono con il supporto della società del Gruppo Engineering: il digitale, l’attenzione ai temi green e il mercato del lavoro sono punti chiave per indirizzare i Comuni verso un futuro sempre più smart. “Per un’amministrazione locale puntare l’attenzione su queste tre macro aree vuol dire preparare al meglio il proprio Comune verso un futuro intelligente”, scrive sui suoi canali social il presidente di Municipia S.p.A. Stefano De Capitani: attraverso la trasformazione digitale del territorio si può indirizzare efficacemente il processo decisionale e applicare azioni di efficientamento ai servizi pubblici in settori cruciali quali mobilità, gestione e raccolta dei rifiuti, efficientamento energetico, sicurezza urbana, cultura e turismo per citarne solo alcuni. E “la smart city che ne deriva non solo si rende più attrattiva ma crea occupazione”.

    Municipia S.p.A.: persone e servizi pubblici locali al centro del processo di trasformazione digitale dei Comuni e rigenerazione urbana

    Il presidente di Municipia S.p.A., nel sottolineare l’importanza per i Comuni di stare al passo con la “rivoluzione digitale”, sottolinea come le città italiane a livello di smartness siano “un passo indietro rispetto a quelle europee”. Necessario quindi premere l’acceleratore: “Un uso efficace delle risorse del PNRR può dare la spinta, ma sono altrettanto necessari dinamicità di governance e diverso approccio economico-finanziario basato sulla sinergia pubblico-privato”. L’esperienza di Municipia S.p.A. insegna infatti come il partenariato pubblico-privato rappresenti per la Pubblica Amministrazione uno strumento sempre più efficace. Diversi i benefici dal punto di vista dei risparmi per l’Ente ma anche per la cittadinanza: migliorare i servizi pubblici, avvicinarli ulteriormente ai cittadini attraverso la digitalizzazione, semplificare i processi significa infatti ridurre distanze e diseguaglianze raggiungendo una maggiore coesione sociale senza lasciare indietro nessuno.

  • Claudio Descalzi: transizione e crisi energetica, l’intervista rilasciata a “L’Osservatore Romano”

    Eni, l’AD Claudio Descalzi su “L’Osservatore Romano”: numerosi i temi affrontati nel corso dell’intervista pubblicata dal quotidiano lo scorso 13 febbraio.

    Claudio Descalzi

    Claudio Descalzi: l’Italia e l’Europa alla prova della crisi energetica, la vision dell’AD di Eni

    Secondo Claudio Descalzi, AD di Eni, dalla crisi energetica attuale l’Europa può trarre almeno due insegnamenti: “La prima lezione è che la domanda di gas in Europa è inelastica, è sempre la stessa da anni. Per avere una situazione di tranquillità dal punto di vista della sicurezza e dei prezzi, le forniture devono essere abbondanti, ma mantenute in un quadro di mix energetico e fonti sempre più diversificate. Il secondo insegnamento è che la transizione energetica, assolutamente vitale da compiere, non può prescindere dalla sicurezza degli approvvigionamenti e dal costante miglioramento dell’accesso all’energia. La transizione, senza energia che la alimenta, fallisce”. In un’intervista pubblicata su “L’Osservatore Romano” il 13 febbraio, l’AD invita a “lavorare da subito tutti insieme a livello europeo, attraverso la politica, l’industria e l’economia, a un Piano di sicurezza energetica condiviso e coordinato”. È “un qualcosa che non abbiamo mai avuto”, spiega l’AD Claudio Descalzi: “Quello europeo è un Continente che ha fonti energetiche proprie insufficienti. Deve rifornirsi altrove. Nel farlo, l’Europa e l’Italia hanno tutto l’interesse economico e politico a evitare le dipendenze. Pertanto, dobbiamo diversificare i mix energetici”. Fondamentale è che in questo Piano rientri anche la creazione di un “forte corridoio sud-nord con l’Africa”. È questa la risposta a ciò che l’Europa dovrebbe cercare, come osserva l’AD: “Diversificazione, rapportandoci con i molteplici Paesi africani e le diverse fonti che essi possono offrire, e abbondanza di energia. E l’Europa sarebbe in grado di dare all’Africa ciò che le manca: fondi e tecnologie. Un corridoio dotato delle necessarie infrastrutture e fondato su vere e proprie alleanze che consentano di porci come partner per la transizione energetica africana”.

    Claudio Descalzi: bisogna guardare agli obiettivi della sicurezza energetica e della decarbonizzazione senza ideologie

    Nell’intervista, l’AD di Eni Claudio Descalzi sottolinea inoltre come “per poter contare in futuro su una sicurezza energetica ancora più solida e stabile, mantenendo sostenibile il livello dei prezzi, dovremo creare una situazione di abbondanza d’energia, diversificando ulteriormente il nostro mix energetico, grazie anche al sempre maggiore utilizzo delle energie alternative e rinnovabili, e le rotte di approvvigionamento del gas, potenziando la nostra capacità infrastrutturale di importazione”. L’AD auspica inoltre che non si continui a guardare ai “due obiettivi epocali della sicurezza energetica e della decarbonizzazione con la lente dell’ideologia, o come radicali alternative”: non ci porta lontano. Meglio invece “osservare le cose come stanno: i sistemi economico industriali globali richiedono ancora in buona parte energie tradizionali, e per riuscire a compiere la transizione energetica dobbiamo continuare ad alimentarli, trasformandoli gradualmente in sistemi capaci di non generare emissioni, cambiando non solo l’offerta ma anche la domanda”. A livello di sicurezza degli approvvigionamenti “dobbiamo ricorrere alla più pulita delle fonti fossili, il gas, abbattendone le emissioni attraverso tecnologie come cattura e stoccaggio della CO2 e tramite la costante riduzione delle emissioni fuggitive. Ma dobbiamo soprattutto spingere fortissimo sulla transizione, utilizzando tutte le tecnologie a nostra disposizione per decarbonizzare i molteplici ambiti dei sistemi in cui viviamo, accelerando innanzitutto sulle rinnovabili, ma anche per esempio sui biocarburanti e sui progetti legati all’economia circolare”. È anche in quest’ottica che l’AD Claudio Descalzi sottolinea il valore di “continuare a investire in ricerca e sviluppo tecnologico legati alla transizione, in cui come Eni abbiamo investito oltre sette miliardi di euro negli ultimi sette anni”. L’obiettivo è arrivare entro il 2050 “ad avere processi industriali e prodotti completamente decarbonizzati e offrire prodotti privi di emissioni è il modo più pragmatico che abbiamo per arrivare a decarbonizzare anche la domanda”. Eliminare l’ideologia “significa anche aprirsi la strada a vere e proprie rivoluzioni tecnologiche”: la fusione a confinamento magnetico, ad esempio, “tecnologia nella quale stiamo investendo significativamente e che potrebbe, già all’inizio del prossimo decennio, portarci alla produzione industriale di energia pressoché illimitata e priva di emissioni”.

  • Mutui: in Emilia-Romagna richiesta media in calo del 4,4%

    Nel secondo semestre del 2022 l’importo medio richiesto in Emilia-Romagna per un mutuo prima casa è sceso a 142.996 euro, valore in calo del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il dato arriva dall’analisi congiunta realizzata da Facile.it e Mutui.it che ha evidenziato come, per far fronte all’aumento dei tassi di interesse, pur di non rinunciare alla casa gli aspiranti mutuatari emiliano-romagnoli si siano orientati su importi più contenuti. Una tendenza confermata anche dai dati preliminari relativi al 2023, che vedono la domanda media scendere ulteriormente a 139.674 euro.

    «La diminuzione graduale degli importi è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», spiegano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che prova ad alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    Il calo dell’importo ha determinato una riduzione dell’LTV, ovvero il rapporto tra valore del mutuo e quello dell’immobile, che in dodici mesi passa dall’84% del secondo semestre 2021 all’80%.

    Sono tanti i mutuatari che, avendo firmato negli scorsi anni un finanziamento a tasso variabile, per far fronte agli aumenti cercano nuove soluzioni e questo ha determinato una nuova impennata delle surroghe le quali, secondo l’analisi Facile.it, nei primi due mesi del 2023 hanno rappresentato il 16% del totale domande di finanziamento raccolte in Emilia-Romagna, valore più che raddoppiato (+114%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le richieste di mutuo prima casa raccolte nel secondo semestre 2022 su base locale, emergono differenze significative.

    Rimini è la provincia dell’Emilia-Romagna dove è stato rilevato l’importo medio più alto (156.027 euro), seguita da Bologna (154.725 euro). Valori inferiori alla media regionale per Ravenna (142.193 euro), Modena (141.050 euro), Parma (138.691 euro) e, staccata di un soffio, Forlì-Cesena (138.005 euro). Chiudono la classifica Piacenza (132.181 euro) e Reggio Emilia (131.889 euro).

    Dati interessanti emergono anche se si guarda al tipo di tasso cui vengono indicizzati i finanziamenti emiliano-romagnoli per l’acquisto della prima casa. Se a livello regionale il 64% delle domande totali presentate erano per un tasso variabile/variabile con cap, la tendenza a prediligere questa tipologia di tasso ha riguardato anche le singole province; la percentuale di finanziamenti variabili sul totale delle richieste arriva addirittura al 68% in provincia di Ravenna.

    I tassi oggi

    Ma quali sono le condizioni di mercato per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo prima casa? Di sicuro meno favorevoli rispetto al passato tanto che, secondo le simulazioni di Facile.it per un finanziamento medio**, i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 3,71% (era 1,64% dodici mesi fa), con una rata mensile superiore di oltre 120 euro rispetto allo scorso anno (ovvero 36mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).

    Se si guarda, invece, al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 3,52% (era 0,77% a marzo 2022), con una rata iniziale da 615 euro, circa 156 euro in più rispetto a solamente dodici mesi fa.

    «Nella situazione attuale, caratterizzata da un aumento costante dei tassi, scegliere il mutuo “giusto” può essere un’operazione più complessa rispetto al passato», continuano da Facile.it «Non esiste, in assoluto, una soluzione migliore o peggiore in quanto ci sono diversi fattori che incidono sulla decisione finale, come la capacità reddituale, l’età, la propensione al rischio e le caratteristiche stesse dell’immobile oggetto di mutuo; proprio per questo, affidarsi a consulenti esperti che sappiano identificare la soluzione più adatta alle esigenze dell’aspirante mutuatario.».

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di quasi 52.000 richieste di mutuo raccolte in Emilia-Romagna tramite Facile.it e Mutui.it tra luglio 2021 e febbraio 2023.

    ** Le simulazioni sono state realizzate tenendo in considerazione i tassi disponibili su Facile.it in data 13 marzo 2023 e 21 marzo 2022 considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.

  • Direttiva Ue case green: 15 MLN italiani disposti solo con aiuti di Stato

    Secondo l’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat*, più di 1 italiano su 2 non conosce la classe energetica della propria abitazione e, addirittura, circa 1,2 milioni di persone non hanno nemmeno idea di cosa significhi questo termine. Un dato che fa riflettere, soprattutto alla luce dell’approvazione della direttiva da parte del Parlamento europeo sulle case green, che nei prossimi anni obbligherà milioni di italiani a ristrutturare la propria abitazione per raggiungere i criteri di sostenibilità indicati dall’Ue.

    Ma come intendono comportarsi gli italiani rispetto questa direttiva? Secondo i dati emersi dall’indagine, solo 1 rispondente su 5 ha dichiarato di essere disposto ad adeguarsi, mentre quasi 15 milioni di individui hanno detto che lo faranno solo se ci saranno aiuti economici da parte dello Stato. Un dato, quest’ultimo, da non sottovalutare, soprattutto se si considerano le problematiche emerse con l’ormai ex superbonus 110% che, va ricordato, ha coinvolto una platea di proprietari ben inferiore rispetto a quella che sarà toccata dalla nuova direttiva europea.

    Quasi 2 milioni di italiani (4,6%) hanno dichiarato di essere pronti a sfidare la legge e si adegueranno solo se, a seguito di controlli, verranno scoperti, mentre quasi 1 milione di proprietari ha detto che, pur di evitare la spesa, è disposto a vendere la propria abitazione e andare a vivere in affitto.

     

    * Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 17 e il 21 febbraio 2023 attraverso la somministrazione di n.1.403 interviste CAWI ad un campione stratificato di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerato.

  • Italgas, Paolo Gallo: terzo trimestre 2022 caratterizzato dal miglioramento di tutti i risultati

    Italgas ha registrato un altro trimestre di successi, dimostrando la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti e migliorare continuamente il servizio offerto alle comunità. L’azienda ha investito 546,7 milioni di euro nei primi nove mesi del 2022, dando priorità alla trasformazione digitale, alla metanizzazione della Sardegna e al repurposing delle reti per abilitarle alla distribuzione di gas rinnovabili. Il commento dell’AD Paolo Gallo.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo: solidità del Gruppo confermata da 23 trimestri consecutivi di crescita

    Nel 2023 il 90% delle reti Italgas saranno intelligenti, digitali e flessibili, pronte ad accogliere crescenti quantità di biometano e successivamente di idrogeno e gas sintetici”, fa sapere l’AD Paolo Gallo. Grazie alle nuove tecnologie, Italgas sarà in grado di controllare a distanza la gestione delle reti e individuare eventuali anomalie con grande tempestività. Questo approccio permette di programmare la manutenzione delle reti in modo predittivo, riducendo i tempi di inattività e garantendo una maggiore efficienza operativa. I risultati economici di Italgas confermano l’efficacia della strategia del Gruppo. L’EBITDA dei primi nove mesi del 2022 è pari a 785,4 milioni di euro, in aumento del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’utile netto adjusted attribuibile al Gruppo è pari a 288,6 milioni di euro, in crescita del 5,5% rispetto al 30 settembre 2021. I ricavi totali hanno invece superato quota 1 miliardo di euro, registrando un aumento dell’8,1%, mentre il flusso di cassa da attività operativa è stato di 455,3 milioni di euro. “Con il terzo trimestre del 2022 caratterizzato dal miglioramento di tutti i risultati economici, finanziari operativi e di sostenibilità, sono 23 i trimestri consecutivi di crescita – ha affermato Paolo Gallosegno della solidità del Gruppo e della determinazione con cui persegue i propri obiettivi nonostante la complessità dello scenario geopolitico e dei suoi riflessi sul sistema economico e sociale del Paese”.

    Paolo Gallo: “Innovazione tecnologica e trasformazione digitale il denominatore comune del piano di sviluppo

    L’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale sono diventati il motore principale della crescita aziendale: Italgas ha sempre investito in queste aree, anticipando le tendenze di mercato e migliorando continuamente i propri processi operativi e la qualità dei servizi offerti alle comunità in cui opera. “Al tempo stesso – ha commentato Paolo Gallorappresentano anche il fattore abilitante che ci consente di fissare obiettivi di sostenibilità sempre più rilevanti e di contribuire al raggiungimento dei target dal REPowerEU”. Gli importanti investimenti effettuati sui processi, sugli asset e sulle persone stanno portando i risultati sperati, sia in termini economici sia operativi. Il settore della distribuzione del gas rappresenta un importante contributo alla transizione ecologica, alla riduzione dei consumi energetici e all’efficienza del sistema energetico del Paese. Negli ultimi mesi Italgas ha concentrato i propri sforzi sull’efficienza energetica, attraverso la creazione del nuovo brand Geoside, e sulla Grecia, dove ha recentemente acquisito Depa Infrastructure S.A. “Abbiamo iniziato diverse attività di knowledge transfer e di integrazione allo scopo di mettere la nostra esperienza e il know how tecnologico a disposizione dell’obiettivo comune di realizzare un’infrastruttura all’avanguardia che contribuisca al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica fissati dal governo greco”, ha quindi concluso Paolo Gallo.

  • Alessandro Benetton interviene da Gianluca Gazzoli

    Alessandro Benetton tra gli ospiti di “Passa dal BSMT”: tra ricordi d’infanzia e progetti per il futuro, l’imprenditore ripercorre le principali tappe della sua vita fino alla pubblicazione dell’autobiografia “La Traiettoria”.

    Alessandro Benetton

    Alessandro Benetton: “Giovani? Hanno meno pregiudizi, dobbiamo fidarci delle loro capacità

    Nel raccontare la mia storia personale ho affrontato con trasparenza anche i momenti di paura, le insicurezze e soprattutto i fallimenti. Troppe volte infatti i grandi dimenticano come si sentivano da giovani”. Ed è proprio ai giovani che Alessandro Benetton si rivolge nella sua autobiografia “La Traiettoria”. Il fondatore di 21 Invest, tornato di recente alla guida della holding di famiglia Edizione, ne ha parlato con Gianluca Gazzoli in un episodio del podcast “Passa dal BSMT”. Dagli anni del liceo alle ultime sfide imprenditoriali, “La Traiettoria” è un racconto che mette in primo piano emozioni, rapporti personali e soprattutto fallimenti, indispensabili per trovare la propria strada. Un insegnamento prezioso per le nuove generazioni ma spesso dimenticato dagli adulti, che tendono a minimizzare le difficoltà già affrontate nel proprio percorso. “Alla soglia dei 50 anni mi sono reso conto che nella mia vita non ho mai voluto guardare indietro – racconta Alessandro Benettoncercando tra le vecchie carte ho trovato dei temi che avevo scritto da piccolo. Da lì l’idea di tenere un diario”. Diario che, spiega, sarebbe dovuto rimanere nel cassetto. Un’idea non condivisa dai giovani collaboratori che aiutano l’imprenditore nella sua avventura sui social: leggendo lo scritto ne hanno intravisto le potenzialità. “La mia fiducia nei giovani – ha spiegato – nasce anche dal fatto che sono molto più neutri rispetto ai messaggi che ricevono, hanno molti meno pregiudizi e questo mi incoraggia a pensare che saranno capaci di gestire meglio di noi i nuovi media e le nuove tecnologie”.

    Alessandro Benetton: “Con i social ho potuto raccontare la mia versione

    Conosce bene il significato di pregiudizi Alessandro Benetton che, fin da giovane, ha espresso la forte volontà di distaccarsi dal nome della famiglia per intraprendere un percorso autonomo: “Da mio padre, orfano fin da giovane, ho imparato il senso etico del lavoro, delle responsabilità e dell’autosufficienza. Con il suo affetto mia madre ha fatto da collante. Ma con un denominatore comune, ossia che fin da piccolo avrei dovuto conquistarmi quello di cui avevo bisogno e soprattutto essere indipendente”. Dopo tre anni alla Goldman Sachs l’imprenditore decide di pagarsi gli studi ad Harvard e, chiusa la parentesi come Presidente di Benetton Formula, si allontana dal business di famiglia e fonda 21 Invest, affacciandosi così nel mondo del private equity. Con l’avvento dei social, Alessandro Benetton ha avuto l’opportunità di raccontare il suo percorso alternativo: “Quando ho incominciato tutti quelli che si occupavano della mia comunicazione reputavano che non fosse professionale e che avrei potuto essere oggetto di critiche. Ovviamente davo per scontato che mi sarei trovato ad affrontare una salita fatta di pregiudizi basati sulla mia esperienza e sui miei privilegi. I social mi hanno cambiato e ora sono in questa nuova fase proprio perché ho potuto raccontare la mia versione”.

  • Mutui variabili: rate in aumento del 52% in soli 14 mesi

    Secondo quanto dichiarato da Christine Lagarde, il 16 marzo la BCE dovrebbe procedere ad un nuovo aumento del costo del denaro il che, per chi ha un mutuo medio a tasso variabile*, potrebbe tradursi in un incremento di 35 euro sulla rata del finanziamento. In soli 14 mesi, quindi, il rincaro arriverebbe a circa 237 euro, vale a dire il 52% in più rispetto alla rata originale.

    Le simulazioni

    Per analizzare come sono cresciute le rate e come ancora potrebbero aumentare a seguito di un nuovo rialzo dei tassi da parte della BCE (si parla di 50 punti base), Facile.it ha preso in esame un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022.

    Il tasso (Tan) di partenza usato nell’analisi è pari a 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. A partire dalla seconda metà del 2022 la Banca Centrale Europea ha deciso di contrastare la crescente inflazione aumentando più volte il costo del denaro, scelta che ha contribuito a far già salire notevolmente il tasso del mutuo variabile (arrivato a sfiorare il 4% a marzo 2023) incremento che, come detto, non pare destinato a fermarsi e anzi con l’ulteriore paventato aumento dei tassi BCE dello 0,50% potrebbe portare la rata mensile del mutuo tipo addirittura a circa 693 euro.

    «Per capire come cambieranno nella realtà le rate dei mutuatari bisognerà aspettare di vedere come si muoverà effettivamente l’Euribor, ma chi è alle prese con i rincari ha oggi a disposizione alcuni strumenti importanti», spiegano gli esperti di Facile.it. «Si può scegliere di surrogare il finanziamento, passando ad un tasso fisso o uno variabile più conveniente o, se si hanno i requisiti, rinegoziare il mutuo con la propria banca sfruttando le nuove regole introdotte del Governo. Dal momento che non esiste una soluzione in assoluto migliore rispetto all’altra, il consiglio è di rivolgersi ad un consulente così da identificare l’opzione più adatta alle proprie esigenze».

    L’aumento di marzo potrebbe però non essere l’ultimo; guardando alle aspettative di mercato (Futures sugli Euribor), gli esperti prevedono che a giugno 2023 l’Euribor a 3 mesi possa arrivare intorno al 3,80%; se queste previsioni fossero corrette, il tasso del finanziamento medio preso in esame arriverebbe a circa 5,04% e la rata a ben 740 euro, vale a dire oltre 280 euro in più rispetto a quella di gennaio 2022.

    Crescono le surroghe e calano gli importi richiesti

    Per far fronte all’aumento delle rate, e tutelarsi da ulteriori futuri rincari, molti mutuatari stanno valutando la possibilità di cambiare banca; a conferma di questo trend arrivano i dati di Facile.it, che hanno messo in luce come le richieste di surroga siano tornate a crescere e, nei primi due mesi dell’anno, abbiano rappresentato quasi il 20% del totale delle domande di finanziamento, valore raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’aumento dei tassi, però, riguarda anche gli aspiranti mutuatari, che oggi devono fare i conti con condizioni meno favorevoli rispetto al passato. Non sorprende vedere che, negli ultimi mesi, chi ha presentato domanda di finanziamento per l’acquisto della prima casa abbia puntato a importi più contenuti rispetto al passato. Sempre secondo l’analisi di Facile.it, nei primi due mesi del 2023 la richiesta media per mutui prima casa è scesa a 136.935 euro, valore in calo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2022.

    «Il calo graduale degli importi richiesti, già in atto dalla seconda metà del 2022, è strettamente legato all’aumento dei tassi di interesse», continuano gli esperti di Facile.it. «In alcuni casi è l’aspirante mutuatario che, pur di non rinunciare all’acquisto, sceglie di orientarsi su un importo più contenuto così da alleggerire la rata mensile, in altri è la banca stessa che, per preservare il rapporto rata/reddito, è costretta a ridimensionare la richiesta».

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Francesco Starace: Enel, il valore delle rinnovabili nel programma “Energie per Crescere”

    “Energie per Crescere” si estende alle rinnovabili per lo sviluppo dell’Italia lungo la strada della transizione energetica: la soddisfazione dell’AD di Enel Francesco Starace.

    Francesco Starace

    Francesco Starace: investire su formazione, potenziare la filiera delle rinnovabili e far crescere l’Italia

    Nel successo di “Energie per Crescere”, secondo l’AD di Enel Francesco Starace, c’è la conferma di “come la transizione energetica rappresenti un’opportunità unica per l’Italia in grado di sviluppare le competenze necessarie attraverso la formazione dei giovani”. Non a caso Enel continua a puntare sul programma di formazione lanciato nel 2022 in collaborazione con Elis con l’obiettivo di formare 5.500 nuovi operatori delle reti smart entro due anni. Forte dei risultati raggiunti, ora si rilancia: “Energie per Crescere” punta oggi a formare entro il 2025 più di 2mila nuovi professionisti della transizione energetica da occupare nelle imprese fornitrici di Enel Green Power. È quanto richiede il mercato oggi, anche alla luce delle nuove sfide che si sono aperte lo scorso anno per il settore: garantire la sicurezza energetica, l’indipendenza e accelerare nella transizione. Nuove professionalità specializzate, come ricorda anche l’AD Francesco Starace, sono oggi indispensabili per supportare lo sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia e contribuire al contempo ad accelerare il percorso di transizione energetica del Paese.

    Francesco Starace: oltre 2.000 nuovi professionisti per lavorare nelle imprese partner di Enel Green Power entro il 2025

    Il valore dell’iniziativa emerge anche nelle parole di Francesco Starace: “È essenziale disporre di figure professionali qualificate che lavorino con le nostre imprese per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e conseguire la libertà energetica, in linea con quanto previsto dal piano europeo RePowerEu. Per questo motivo abbiamo esteso il progetto alla filiera delle rinnovabili”. Dal programma di formazione usciranno quindi nuovi specialisti elettrici, specialisti civili-meccanici e junior site manager che collaboreranno con Enel Green Power alla realizzazione in tutta Italia di nuovi impianti fotovoltaici, eolici e di accumulo di energia. È questa la sfida a cui vuole rispondere “Energie per Crescere”, come ricorda anche l’AD Francesco Starace: “Con il programma vogliamo rispondere a questa sfida contribuendo a far crescere la catena nazionale di fornitura delle rinnovabili, creando occupazione di qualità attraverso il coinvolgimento dei nostri giovani e generando valore per economia, società e ambiente”.

  • Fintech: nasce “EduFin 3.0”, il progetto social di Banca Generali per l’educazione finanziaria

    Il progetto targato Banca Generali prevede un palinsesto di episodi settimanali dedicati a temi centrali quali inflazione, Fintech e investimenti ESG. Gian Maria Mossa: “Serve corretta conoscenza degli strumenti finanziari”.

    Risparmio e Fintech i protagonisti dell’iniziativa lanciata da Banca Generali

    Meno della metà degli italiani, secondo le ultime rilevazioni di Bankitalia precisamente il 44,3%, possiede gli strumenti necessari a comprendere anche semplici questioni finanziarie. Promuovere l’educazione su temi come l’inflazione, le frontiere del Fintech e gli investimenti legati ai criteri ESG diventa quindi sempre più imprescindibile per colmare il gap e valorizzare la forte propensione al risparmio delle famiglie italiane, cresciuto costantemente dal 2008. Lo sa bene Banca Generali, che ha deciso di apportare il suo contributo lanciando il progetto “EduFin 3.0”. Nata in collaborazione con lo youtuber e influencer Marco Montemagno, l’iniziativa vuole diffondere una cultura positiva verso il mondo della finanza e dell’economia, partendo da argomenti tradizionali fino agli sviluppi resi possibili dal Fintech e con una particolare attenzione al futuro sostenibile del risparmio. Previdenza complementare, progetti di vita, protezione patrimoniale: per Gian Maria Mossa, AD di Banca Generali, si tratta di attività che necessitano di una “corretta conoscenza dei rischi e delle opportunità che giungono dai mercati”, nonché di continuo aggiornamento per stare dietro ai cambiamenti repentini apportati nei servizi finanziari dall’innovazione tecnologica.

     

    Marco Montemagno: con Banca Generali vogliamo intercettare un pubblico trasversale

    Nel dettaglio, “EduFin 3.0” prevede un palinsesto di 52 episodi settimanali diffusi su tutte le principali piattaforme social media, da Facebook fino ai podcast. Grazie ad un team composto da partner del calibro di Vontobel, Pictet Asset Management, Conio e Algorand, il progetto di Banca Generali intende offrire contenuti di qualità sia sugli strumenti finanziari di base che su nuove soluzioni sviluppate nell’ambito Fintech, come wallet digitali e cryptovalute. La loro diffusione sarà privilegiata dalla partnership siglata con Meta, la società che controlla Facebook, Instragram e Whatsapp. Tra le priorità raggiungere un pubblico trasversale, dalle generazioni più mature a quelle che saranno protagoniste nel prossimo futuro: “La divulgazione oggigiorno non può prescindere dai social – ha spiegato lo youtuber Marco Montemagno, conduttore e curatore dell’iniziativa targata Banca Generalibasti pensare che la GenZ spende più di tre ore al giorno connessa. I nostri appuntamenti settimanali avranno l’obiettivo di entrare nel merito delle principali questioni relative al mondo dell’educazione finanziaria e, con l’aiuto degli ospiti che intervisterò, fornire strumenti grazie ai quali ognuno possa crearsi una propria cultura e idea personale sul tema”.

  • Giampiero Catone: l’Italia ha più pensionati che lavoratori

    Giampiero Catone, Direttore del quotidiano “La Discussione”, in un suo editoriale parla di lavoro e previdenza, e del paradosso che rischia di schiacciare l’Italia.

    Giampiero Catone

    Giampiero Catone: una situazione pericolosa per l’Italia

    L’Italia è arrivata ad “un punto critico che impone riflessioni e rimedi urgenti”, ha scritto in un editoriale Giampiero Catone, riferendosi al fatto che il numero di pensionati abbia superato quello dei lavoratori. “Non è normale, per un Paese che si annovera come potenza economica del G7, che ha una storia industriale di primo piano, che primeggia nell’export, che ha settori come l’agroalimentare che produce eccellenze”. A pesare sulla situazione sono soprattutto la denatalità, che da ormai 30 anni affligge l’Italia, e il depotenziamento della forza lavoro. “Tra il 2014 e il 2022 la popolazione italiana nella fascia di età più produttiva (25-44 anni) è diminuita di oltre un milione e 360 mila unità”. Attualmente, meno del 38% della popolazione ha un impiego. Insomma, sotto il peso di questa contraddizione l’Italia rischia parecchio.

    Riforme per il lavoro, fisco equo e meno burocrazia inutile: gli obiettivi del Paese secondo Giampiero Catone

    Il Direttore del quotidiano “La Discussione” non è il solo a parlare di emergenza legata al lavoro e alla previdenza. Emma Marcegaglia (ex Presidente di Confindustria e imprenditrice) e Gianna Fracassi (Vicesegretaria Generale della CGIL) hanno sottolineato la necessità di soluzioni concrete e celeri, invitando il Governo ad intervenire con riforme del lavoro che tutelino donne e giovani, che facciano aumentare i salari, la produttività e le opportunità di formazione. Un fisco equo e progressivo, capace di garantire i diritti di tutti e il welfare, dovrebbe essere un’altra priorità del Paese. Infine, il tema di una burocrazia semplificata, a favore di “una riforma fiscale che premi le imprese che assumono”. Giampiero Catone conclude il suo editoriale con l’auspicio che il Governo “sappia cogliere la voglia che c’è in Italia di stabilità”, “creando condizioni vantaggiose per imprese e lavoratori”.

  • L’approccio tecnologico alla crisi d’impresa e l’importanza di adottare strategie e strumenti innovativi.

    In un momento di grande incertezza globale nel quale le aziende faticano a sopravvivere, molte sono le variabili indipendenti dalla volontà e dalle risorse degli imprenditori e la crisi è una minaccia costante che tra difficoltà produttiva ed organizzativa, può colpire qualsiasi impresa.

    In molti casi, ad aggravare la situazione si aggiunge una gestione improvvisata, impropria o difficoltosa dei flussi di cassa. Sotto il profilo economico si naviga spesso a vista, senza una visione precisa ed aggiornata delle entrate e uscite.

    Rispetto alle fluttuazioni, alla volatilità del mercato ed il susseguirsi delle crisi, l’aspetto finanziario è una delle poche condizioni che può essere potenzialmente governata. Ciò implica non solo la capacità di gestire le finanze, ma anche di prevedere ed agire di conseguenza e la scelta della strategia dipende dalle specifiche circostanze dell’impresa e richiede un’analisi attenta e un piano d’azione dettagliato.

    La difficoltà consiste nel riuscire ad integrare le numerose esigenze di monitoraggio in un’unica vista, che comprenda l’analisi dei dati storici relativi ai flussi di cassa e la previsione di quelli futuri sulla base di previsioni di vendite e costi, ottimizzata per il governo generale dell’impresa, compresi gli aspetti legati alle risorse umane, alla produttività commerciale e a tutti gli impegni aziendali.

    Si sono scritti fiumi di parole sull’argomento, ed oggi i sistemi “fintech” potrebbero svolgere un ruolo decisivo nel monitorare i flussi di cassa, linfa vitale di ogni azienda. Il ricorso a strumenti e soluzioni ad hoc diventa fondamentale per individuare segnali precoci di difficoltà, affidandosi a modelli predittivi che consentono all’amministrazione di avere una chiara visione dell’andamento economico, prevenire la mancanza di liquidità e dunque la crisi d’impresa.

    E’ comune pensare che l’approccio alla tecnologia possa essere la soluzione a tutti i problemi. Si parla molto di digitalizzazione, che nonostante sia un’arma preziosa per aiutare le aziende a diventare più resilienti ed affrontare le sfide future, l’applicazione nel settore fintech non è di facile attuazione, soprattutto per le piccole e medie imprese che attualmente soffrono di più.

    In questo periodo, chi sta impattando in modo puntuale in ambito di “digital transformation” è la società DigitalSuite, azienda IT con sedi a Milano, Padova e Catania, che per mezzo di una campagna informativa, sta divulgando cultura, strategie e strumenti innovativi per prevenire rischi finanziari e la crisi di impresa. Nelle prossime settimane saranno previsti incontri, webinar ed attività rivolte alle imprese ed agli addetti al settore.

    Tutte le info su: www.digitalsuite.eu

    https://www.linkedin.com/company/digitalsuite-italia/

  • Materie prime, ecco l’impatto di un anno di guerra in Ucraina

    Poco più di un anno è passato dallo scoppio del conflitto in Ucraina, da quando cioè la Russia decise di sconvolgere il mondo invadendo il territorio vicino. Le conseguenze della guerra si sono viste anche dal punto di vista economico. Ad esempio nel settore delle materie prime.

    Un bilancio degli effetti del conflitto sulle materie prime

    materie primeIn generale la guerra ha provocato una fiammata di volatilità per tutte le commodities. Va precisato però che nell’ultimo anno ci sono stati anche altri fattori che hanno reso il mercato delle materie prime molto instabile.

    Ad esempio i rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, oppure i timori di una recessione globale e quindi di calo della domanda delle materie prime. I prezzi hanno risentito dell’andamento del dollaro e delle restrizioni sanitarie in Cina, la seconda potenza mondiale.

    Quello che è interessante notare è l’andamento a seconda del tipo di materie prime.

    I metalli preziosi

    Per quanto riguarda il segmento dei metalli preziosi, e in special modo loro l’andamento delle politiche monetarie è stato l’elemento più influente. Soprattutto le mosse della Federal Reserve hanno impedito al lingotto di correre e lo hanno spinto verso un ribasso.
    Un contesto analogo lo ha vissuto anche l’argento, che però ha risentito anche della frenata dell’economia, trattandosi anche di un metallo industriale.

    I metalli industriali

    I timori di approvvigionamento hanno caratterizzato il 2022 spingendo i prezzi dei metalli industriali inizialmente al rialzo. L’inasprimento delle politiche monetarie non è stato un fattore positivo per le materie prime industriali, penalizzate per altro anche dalle restrizioni cinesi che sono durate fino all’inizio del 2023.

    Le materie prime energetiche

    Senza dubbio e nel settore delle materie prime energetiche che si ha avuto l’impatto più violento della guerra in Ucraina. I prezzi del gas e del petrolio sono schizzati alle stelle sul mercato Quotex, non solo per le difficoltà di approvvigionamento ma anche e soprattutto per le sanzioni contro la Russia da parte dell’Occidente.

    Le materie prime agricole

    Anche in questo caso l’impatto della guerra in Ucraina è stato violentissimo. Russia e Ucraina chiave di alcune prodotti come ad esempio il grano, l’orzo e il mais. La guerra ha improvvisamente stroncato il mercato, aggravando le tensioni che c’erano fra domanda e offerta. Alla fine del 2021 i prezzi di alcune materie prime già erano altissimi, con gli indicatori leading che erano sballati verso l’alto, ma dopo l’invasione russa in Ucraina sono schizzati ulteriormente in alto. I prezzi sono infatti diminuiti grazie all’accordo sul grano raggiunto tra Russia e Ucraina in agosto.

  • Bollette: in Sardegna +108% per l’elettricità

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti in Sardegna con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.789 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021.

    Il conto fa guadagnare alla Sardegna il primo posto nella classifica delle regioni dove si è speso di più per l’elettricità; prezzi così alti, a fronte di un consumo medio molto elevato, si spiegano con l’assenza di fornitura gas in molte parti dell’Isola, situazione che spesso viene compensata ricorrendo a dispositivi elettrici anche per il riscaldamento, con grossi impatti sulla bolletta.

    Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, però, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica, in quali province si è speso di più?

    Analizzando i dati su base provinciale è emerso che al primo posto tra le aree più care della regione si posiziona Cagliari, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 3.799 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.851 euro; segue Sud Sardegna (1.832 euro, 3.761 kWh).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Oristano (1.774 euro, 3.641 kWh) e Nuoro (1.689 euro, 3.466 kWh). Chiude la classifica Sassari, area che, nel 2022, ha rilevato i consumi più bassi della regione (3.440 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (1.676 euro).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 3.761 kWh), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Gruppo FS e autoproduzione di energia: l’AD Luigi Ferraris interviene sul tema

    L’obiettivo del Gruppo FS, come annunciato dall’AD Luigi Ferraris, è “diventare autoproduttori di energia, il che ci consentirà di diventare uno dei maggiori produttori di energia rinnovabile”: l’intervento dell’AD in occasione della tavola rotonda “La ripartenza: aziende energivore e risparmio intelligente”.

     Luigi Ferraris

    Luigi Ferraris sull’autoproduzione di energia: “Vantaggio aziendale importante e beneficio significativo per tutta la collettività”

    Gruppo FS entra nel vivo del programma per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Ad annunciarlo è stato l’Amministratore Delegato Luigi Ferraris illustrando i piani destinati all’installazione e messa in esercizio di nuovi impianti con pannelli fotovoltaici. “Noi come Ferrovie dello Stato, movimentiamo il Paese e siamo grandi consumatori di energia. I primi in Italia, con il 2% del consumo nazionale”, ha evidenziato l’AD nel corso della tavola rotonda: “Abbiamo quindi una grande responsabilità con il fine di contribuire al risparmio energetico”. Da tali considerazioni nasce, nell’ambito del Piano industriale 2022-2031, l’obiettivo di “diventare autoproduttori di energia, il che ci consentirà di diventare uno dei maggiori produttori di energia rinnovabile. Già quest’anno abbiamo lanciato una gara e dal 2024 inizieremo a generare energia”. Come specificato da Luigi Ferraris, l’investimento “oltre a produrre un vantaggio aziendale importante, rappresenterà un beneficio significativo per tutta la collettività”. Il primo passo è stata la pubblicazione, tramite la controllata Ferservizi, di un bando di gara da 130 milioni di euro sulla Gazzetta ufficiale europea: progettazione esecutiva e realizzazione dei primi 20 impianti di produzione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici.

    Luigi Ferraris: i dettagli del bando e i progetti futuri

    Lanciato da Ferservizi il 9 gennaio, il bando da 130 milioni di euro si compone di quattro lotti e copre l’intero territorio italiano. La realizzazione degli impianti avverrà nelle aree di proprietà di RFI (la società del Gruppo FS che gestisce l’infrastruttura ferroviaria e capofila del Polo Infrastrutture) e di Anas (la società delle strade del Polo Infrastrutture). Già prevista una nuova gara, nel corso del 2023, per ulteriori 40 impianti: questo consentirà di erogare una potenza di oltre 300 MW nel 2024, con l’obiettivo di raggiungere i 2 GW nel 2027. “Già oggi produciamo energia con impianti sui tetti delle nostre officine, ma ora abbiamo individuato circa 30 milioni di metri quadrati di spazi disponibili non utilizzati dalla rete ferroviaria o da Anas”, ha confermato l’AD Luigi Ferraris, aggiungendo che tali aree “sono vicine alla rete di trasmissione e quindi possono essere facilmente utilizzate per installare impianti di energia rinnovabile, prevalentemente fotovoltaico”. Nell’arco del Piano Industriale 2022-2031, il Gruppo punta a raggiungere una produzione di energia dal fotovoltaico pari a circa il 10% di quella attualmente prodotta in tutta Italia, così da contribuire alla transizione energetica del Paese. L’impegno per il Gruppo guidato da Luigi Ferraris è anche nell’ottica di rinnovare le stazioni in chiave sostenibile: ad esempio impiegando le grandi superfici sui tetti dei fabbricati – compatibilmente con i vincoli storici e architettonici – per impianti fotovoltaici. Un esempio su tutti, il maxi-parco fotovoltaico per la copertura del nuovo parcheggio di Roma Termini: circa 2.100 pannelli solari con potenza totale di 1 MW di picco a regime.

  • Bollette: in Veneto +108% per l’elettricità e +57% per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti in Veneto con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.499 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.502 euro per il gas (+57%).

    Sul fronte dell’elettricità i veneti sono tra i più sfortunati d’Italia avendo avuto la quinta bolletta più pesante della Penisola.

    Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, però, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 i veneti hanno sborsato, mediamente, 3.001 euro a famiglia (rispetto ai 1.675 euro del 2021), ma in quali province si è speso di più?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, al primo posto si posiziona Treviso, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 3.166 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.543 euro; segue a brevissima distanza Padova (1.540 euro, 3.161 kWh).

    Continuando a scorrere la graduatoria veneta troviamo Rovigo (1.508 euro, 3.095 kWh), Vicenza (1.494 euro, 3.067 kWh) e Verona, provincia dove sono stati messi a budget, mediamente, 1.490 euro per un consumo medio rilevato di 3.058 kWh. Chiude la classifica Venezia, area che, nel 2022, ha rilevato i consumi più bassi della regione (3.006 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (1.465 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta gas

    Anche sul fronte del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Al primo posto tra le province più care del Veneto si posiziona Rovigo, dove il consumo medio a famiglia è stato di 1.292 smc per un costo complessivo di 1.652 euro, seguita da Padova (1.531 euro, 1.197 smc).

    Valore inferiore alla media regionale per le province di Verona (1.501 euro, 1.174 smc), Vicenza (1.498 euro, 1.171 smc) e Treviso, provincia dove una famiglia, nel 2022, ha speso mediamente 1.458 euro (1.140 smc). Anche in questo caso chiude la classifica Venezia, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 1.422 euro (1.112 smc).

    *L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 3.077 kWh e 1.174 smc), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel Lazio nel 2022 si è speso il 108% in più per l’elettricità e il 57% in più per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti nel Lazio con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.468 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.021 euro per il gas (+57%).

    Sul fronte del gas i laziali sono tra i più fortunati d’Italia, avendo pagato il secondo conto più “leggero” della Penisola, preceduti solo dagli abitanti della Campania.

    Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, inoltre, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 i laziali hanno sborsato, mediamente, 2.490 euro a famiglia (rispetto ai 1.354 euro del 2021), ma in quali province si è speso di più?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, al primo posto si posiziona Latina, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 3.276 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.596 euro; seguono Frosinone (1.586 euro, 3.256 kWh) e Viterbo, provincia dove sono stati messi a budget, mediamente, 1.486 euro per un consumo medio rilevato di 3.050 kWh.

    Chiudono la classifica Roma (1.446 euro, 2.968 kWh) e Rieti, provincia che, nel 2022, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.664 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (1.298 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta gas

    Anche sul fronte del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Al primo posto tra le province più care del Lazio si posiziona Frosinone, dove il consumo medio a famiglia è stato di 1.040 smc per un costo complessivo di 1.330 euro. Seguono le province di Rieti (1.248 euro, 976 smc) e Viterbo (1.151 euro, 900 smc).

    Chiudono la classifica, a pari merito, Roma e Latina, aree dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 991 euro a fronte di un consumo di 775 smc.

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 3.014 kWh e 799 smc), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.