Categoria: Economia e Finanza

  • Lorenzo Vangelisti: la carriera in Credit Suisse e il successo di Valeur Group

    Fautore della nascita e della crescita di Valeur Group, Lorenzo Vangelisti ha maturato esperienza nella finanza internazionale lavorando per Credit Suisse.

    Lorenzo Vangelisti

    Lorenzo Vangelisti: i primi passi nella finanza internazionale e la formazione

    Per muoversi con successo nella finanza internazionale e stare al passo con un mondo che tende ad evolversi sempre più repentinamente ciò che fa la differenza è l’esperienza, grazie alla quale è possibile intercettare in anticipo i cambiamenti. Ne è convinto Lorenzo Vangelisti, professionista del settore con una carriera di oltre 25 anni e dal 2010 Partner e CEO di Valeur Group, realtà indipendente da lui fondata che oggi controlla cinque società. Classe 1977, Lorenzo Vangelisti nasce a Mendrisio, in Svizzera, dove frequenta la Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona. A soli 19 anni fa il suo ingresso in Credit Suisse con il ruolo di Assistant Relationship Manager nella divisione Private Banking. Nel frattempo prosegue gli studi, conseguendo lo Swiss Certified Banking Specialist Certificate e il Chartered Financial Analyst Certificate rispettivamente nel 2001 e nel 2004.

    Lorenzo Vangelisti: la crescita di Valeur Group e gli obiettivi di Valeur Foundation

    La carriera di Lorenzo Vangelisti in Credit Suisse prosegue con successo e, dopo aver lavorato come Specialista in Prodotti Strutturati e Derivati, arriva la nomina a Vice President del Private Banking Network. È il 2007 quando decide di volare a Londra per Credit Suisse Investment Banking e ricoprire il ruolo di Director della divisione Fixed Income and Equity Derivatives. Tre anni più tardi fonda Valeur Group guidandone la crescita nelle vesti di Partner e CEO. Specializzato in asset management, advisory, trading, ricerca e real estate, nel 2021 il Gruppo indipendente ha annunciato l’acquisizione della piattaforma SaaS multi-dealer LinkedTrade, che oggi affianca Valeur Capital Ltd, Valeur Securities SA, Valeur SA e Valeur Concept SA. Negli anni, l’impegno di Lorenzo Vangelisti si è esteso oltre il settore finanziario toccando anche tematiche sociali e ambientali. È così che in capo al Gruppo nasce Valeur Foundation, ente no-profit creato per perseguire obiettivi di natura umanitaria, culturale, sportiva e in favore degli animali.

  • Claudio Descalzi, AD di Eni: diversificazione e infrastrutture per la sicurezza energetica

    Lungimiranza e prontezza: l’AD di Eni Claudio Descalzi racconta la strategia di diversificazione avviata da Eni nel 2014 per incentivare la sicurezza energetica e riuscire a fronteggiare eventuali difficoltà.

    Claudio Descalzi

    Claudio Descalzi: sulla diversificazione siamo partiti nel 2014 per essere pronti a fronteggiare eventuali difficoltà

    È “quando si coinvolgono tutte le visioni” che il sistema Paese può funzionare: lo sostiene l’AD di Eni Claudio Descalzi.  “Bisogna seminare, avere fiducia, pazienza e senso nazionale”, ha sottolineato nei giorni scorsi rispondendo alle domande dei giornalisti nel palazzo El Mouradia mentre era in corso il bilaterale tra il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e il Presidente della Repubblica Democratica Popolare d’Algeria Abdelmadjid Tebboune. Le parole dell’AD riflettono l’impegno e la vision di Eni, grazie alla quale oggi l’Italia può dire di riuscire ad affrontare l’emergenza energetica dovuta anche alle tensioni geopolitiche esplose di recente. “Noi abbiamo cominciato la diversificazione geografica nel 2014 per essere pronti a fronteggiare eventuali difficoltà”, ha spiegato Claudio Descalzi. E “puntiamo sulla diversificazione tecnologica e sulla sostenibilità ambientale che è importantissima”. Fondamentale è diversificare: “Non c’è solo l’Algeria, ci sono la Libia, l’Egitto, l’Angola, il Congo, il Mozambico, gli Stati Uniti…”.

    Claudio Descalzi: l’Italia può diventare l’hub europeo dell’energia

    La sfida ora è trasformare l’Italia nell’hub energetico dell’Europa. L’AD di Eni Claudio Descalzi è ottimista sulle effettive possibilità di riuscita: “Il primo punto è garantire sicurezza energetica a costi bassi all’Italia. E il nostro Paese dal punto di vista geografico, strutturale, logistico è ben messo”. L’hub, ha spiegato l’AD di Eni, è fatto “soprattutto di gas, bisogna averlo e portarlo in Italia. E noi in due anni, due anni e mezzo, ne avremo abbastanza per i nostri consumi nazionali”. Senza dimenticare le infrastrutture: “Siamo gli unici ad avere una connessione con l’Algeria”, grazie al gasdotto TransMed, “che ha una capacità di circa 36 miliardi di metricubi di gas, tuttora sottoutilizzata: ci sono ancora più di 10 miliardi che possono arrivare in Italia. Abbiamo poi una connessione con la Libia che vale adesso circa 12-14 miliardi di metricubi in termini di capacità, che può salire con adeguate aggiunte di compressione di parecchi miliardi. E ci sono l’Egitto, l’Angola, il Congo e il Mozambico che possono portarci il gas liquido e il Tap che porta 7-8 miliardi dall’Azerbaigian e potrà essere ampliato”. Dunque perché l’Italia possa rifornire gli altri Paesi europei e diventare un vero e proprio hub europeo fondamentale secondo Claudio Descalzi è “sviluppare le connessioni tra il nostro Paese e il Nord, vale a dire Germania, Austria, Svizzera, etc. Finora i corridoi sono stati Nord-Sud, mai Sud-Nord. Ma ce la possiamo fare con un programma di infrastrutture importanti. Il nostro obiettivo è avere una sovrabbondanza di offerta di gas per poter portare l’energia verso il Nord Europa”.

  • Energia, l’intervento di Paolo Gallo all’assemblea annuale promossa da Proxigas

    “Solo attraverso la trasformazione digitale delle infrastrutture sarà possibile renderle atte ad accogliere biometano nell’immediato e idrogeno nel prossimo futuro”: l’intervento di Paolo Gallo in occasione dell’assemblea pubblica promossa da Proxigas.

    Paolo Gallo

    Paolo Gallo: puntare su trasformazione digitale delle reti

    Il digitale rappresenta oggi la leva strategica per rendere flessibili le infrastrutture di trasporto di gas in vista di altre fonti energetiche quali biometano e idrogeno. È quanto dichiarato da Paolo Gallo, Amministratore Delegato di Italgas, che lo scorso gennaio ha preso parte alla tavola rotonda della prima assemblea annuale di Proxigas. L’azione di Italgas va infatti in questa direzione: il Gruppo è impegnato attivamente a rendere le proprie reti idonee a integrare gas diversi. “Il nostro intervento – ha sottolineato l’AD – è così volto a creare un network digitale, flessibile e intelligente in grado di gestire più commodity in contemporanea”. L’utilizzo del biometano consentirebbe di coprire gran parte del fabbisogno energetico del nostro Paese e dell’Europa in generale. La Francia, ha aggiunto Paolo Gallo, possiede “quasi la metà dell’intera dotazione impiantistica europea per il biometano”, mentre la Germania vanta una “quantità produttiva di circa 1,2 miliardi di metri cubi l’anno”.

    Autorizzazioni e incentivazione, Paolo Gallo: due temi da gestire con priorità

    Il nostro Paese deve affrontare e riuscire a gestire al meglio due tematiche prioritarie, ha spiegato Paolo Gallo: queste includono procedure autorizzative più rapide e l’incentivazione all’allacciamento. “Oggi in Italia la connessione alla rete degli impianti di produzione pesa per l’80% sui produttori e per il 20% sul sistema. Altrove la situazione è diversa: in Germania, per esempio, sulle spalle del produttore pesa solo il 25% dei costi, in Irlanda il 30%”, ha rimarcato l’AD. Portando avanti azioni di efficientamento avviate in precedenza, Italgas ha raggiunto un risparmio totale del 30% sui consumi energetici, elettricità e gas, rispetto allo scorso anno. “L’efficienza energetica è un altro driver strategico in questo particolare periodo storico”, ha concluso Paolo Gallo. Le circostanze attuali hanno generato un circolo virtuoso definito da minori consumi il cui trend va “monitorato e alimentato”.

  • Pierroberto Folgiero: Fincantieri, nuovi progetti in USA nell’eolico offshore

    L’AD e DG Pierroberto Folgiero: “Con questo ordine Fincantieri ribadisce di essere prime mover nel settore delle navi a supporto dell’eolico offshore, che nei prossimi anni farà convergere ingenti investimenti”.

    Pierroberto Folgiero

    Pierroberto Folgiero: Fincantieri al lavoro su una nuova unità a supporto dei campi eolici USA

    È un ordine, come sottolineato dall’AD e DG Pierroberto Folgiero, attraverso cui “Fincantieri ribadisce di essere prime mover nel settore delle navi a supporto dell’eolico offshore”. È stata annunciata lo scorso 18 gennaio la firma di un contratto tra la controllata americana Fincantieri Marine Group e Crest Wind, joint venture tra Crowley ed Esvagt, per la progettazione e la costruzione di un Service Operation Vessel (Sov). La nave avrà una lunghezza di 88 metri: realizzata presso lo stabilimento di Bay Shipbuilding, entrerà in servizio nel 2026. L’unità servirà con un noleggio a lungo termine il Coastal Virginia Offshore Wind, parco eolico negli Stati Uniti di Dominion Energy: le unità Sov sono infatti utilizzate per il trasporto di tecnici addetti alla manutenzione e al monitoraggio del funzionamento delle turbine eoliche in mare. Quello dell’eolico offshore è un settore che “nei prossimi anni farà convergere ingenti investimenti”, ha commentato in merito l’AD e DG Pierroberto Folgiero.

    Sostenibilità, l’AD Pierroberto Folgiero: Fincantieri punta sull’eolico offshore

    Nel sottolineare il valore del progetto, l’AD e DG Pierroberto Folgiero ha parlato dell’impegno di Fincantieri a favore della sostenibilità: “Come abbiamo affermato nel piano industriale, la spinta verso la decarbonizzazione ci consentirà di rafforzare ulteriormente il posizionamento competitivo e il carattere distintivo del nostro modello, al contempo sviluppando le sinergie in tutto il core business per valorizzare le competenze del gruppo”. Non a caso l’unità per Crest Wind si aggiunge alle dieci in portafoglio di tipo Construction Service Operations Vessel (CSOV) o Sov e di due posacavi: come emerge anche dalle parole dell’AD Pierroberto Folgiero dunque Fincantieri, grazie al suo know-how e alla leadership nella costruzione di queste navi, punta a cogliere le opportunità derivanti dalla crescita della potenza installata a livello mondiale prevista nel 2030 e del fabbisogno addizionale di oltre 150 unità per l’installazione e manutenzione dei campi eolici.

  • Oro il Porto Sicuro nella Tempesta del Reset Economico

    Oro un metallo antico quanto la memoria degli uomini dovrebbe essere considerato obsoleto ai giorni nostri ma al contrario questo metallo prezioso continua ad essere protagonista assoluto in molti ambiti.
    Tra i molti ambiti in cui questo metallo prezioso risulta essere importante quello che più stupisce è quello economico.
    Il valore dell’oro è cosi importante da essere utilizzato a tutti i livelli dell’economia globale dalle riserve auree conservate gelosamente da ogni stato alla commercializzazione al dettaglio dell’oro usato attraverso attività come le gioiellerie o come questo compro oro Prato.
    In antichità l’oro svolse un ruolo determinante negli scambi commerciali tra paesi molto lontani.
    Ancor prima delle prime monete questo metallo prezioso veniva già accettato volentieri in tutti i luoghi come bene di scambio da barattare con altre merci.
    L’oro oltre ad essere particolarmente ambito era facile da trasportare anche sulle lunghe distanze non dovendo preoccuparsi del suo deterioramento ne della sua conservazione in quanto indistruttibile dagli agenti esterni.
    Questo metallo prezioso permetteva inoltre di trasportare un grande valore in un piccolo spazio, fatto che permetteva un semplice occultamento per chi lo trasportava al riparo da furti e rapine.
    Oggi si potrebbe pensare che in un economia così avanzata e dominata dai mercati finanziari l’oro non debba svolgere più un ruolo importante.
    Al contrario il prezioso metallo giallo anche nell’economia e nella finanza moderna è considerato il bene rifugio per eccellenza.
    Un ruolo che l’oro si è guadagnato sul campo durante le crisi più profonde e i dissesti mondiali più devastanti come le guerre mondiali.
    Durante questi eventi avversi questo metallo prezioso non solo ha mantenuto il proprio valore ma è addirittura aumentato di valore.
    Un fatto che attrae sempre più persone verso gli investimenti in oro soprattutto in periodi di crisi e grande incertezza per futuro.
    Nonostante alcuni analisti non considerino l’oro come un buon investimento il prezioso metallo giallo ha raggiunto quotazioni di oltre 5 volte superiore.

  • Gruppo FS, l’AD Luigi Ferraris sul Piano Industriale: 2,5 miliardi di investimenti in logistica

    Focus sulle dichiarazioni dell’AD Luigi Ferraris sulla logistica delle merci in Italia: “Investimenti per 2,5 miliardi per rafforzare la flotta e aumentare il trasporto merci su rotaia”.

    Luigi Ferraris

    Luigi Ferraris: logistica in Italia, la strategia del Gruppo FS

    A maggio 2022 il Gruppo FS ha inaugurato quattro Poli di business in occasione della presentazione del Piano Industriale 2022-2031. Omogenei per missione e obiettivi, svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo di un sistema di infrastrutture e di mobilità incentrato sull’integrazione e sulla sostenibilità. Di tali Poli, quello della Logistica punta a rendere più competitivo il settore attraverso importanti investimenti sulla filiera di distribuzione. Lo ha ricordato l’AD Luigi Ferraris a margine del XX Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, evidenziando come il Gruppo abbia messo in campo “un Piano Industriale che prevede investimenti per 2,5 miliardi per rafforzare la flotta e aumentare il trasporto merci su rotaia”. Coprire il gap logistico delle merci italiane è infatti uno degli aspetti nodali della strategia del Gruppo FS, come rimarcato dall’AD Luigi Ferraris.

    Luigi Ferraris: il Polo Logistica tra investimenti e digitalizzazione

    Rafforzare la flotta e aumentare il trasporto merci su rotaia, ha proseguito Luigi Ferraris nell’intervista, con l’obiettivo di “raddoppiare i quantitativi in 10 anni”. Con progetti e pianificazione, dunque, il Gruppo FS mira a colmare il gap esistente nella logistica delle merci italiane. E intende farlo con un Polo che opera in ottica di sistema sull’intera filiera di distribuzione: investimenti, digitalizzazione, incremento della competitività e rispetto dell’Agenda ONU 2030 sono i perni di tale strategia. A tal fine, il Gruppo guidato da Luigi Ferraris fa leva su un grande patrimonio di competenze ingegneristiche, tecnologiche e progettuali che da sempre ne caratterizzano l’operato. Nello specifico, il Polo dedicato alla logistica annovera Mercitalia Logistics come capogruppo di settore, oltre a sette società attive a livello nazionale e internazionale: tra queste Mercitalia Rail, la maggiore impresa ferroviaria merci in Italia e una delle principali in Europa, Tx Logistik e Mercitalia Intermodal, il più grande operatore di trasporto combinato strada/rotaia in Italia e il terzo in Europa.

  • “Fondazione Gambero Rosso” intervista Cristina Scocchia: parità di genere nel mondo del lavoro

    Cristina Scocchia ha condiviso il proprio punto di vista su alcuni grandi temi del contesto lavorativo odierno: per l’AD di Illycaffè è importante “la creazione di una cultura aziendale meritocratica e inclusiva, capace di riconoscere il talento e crescerlo valorizzandone la diversità e l’unicità”.

    Cristina Scocchia

    “Fondazione Gambero Rosso”: Cristina Scocchia ospite della rubrica “Parità di genere”

    “Non lasciatevi scoraggiare e non permettete mai agli stereotipi e ai pregiudizi di decidere chi siete o chi volete diventare”: messaggio chiaro e diretto quello di Cristina Scocchia in una recente intervista rilasciata alla “Fondazione Gambero Rosso” per la rubrica “Parità di genere”. Tema su cui la manager e attuale AD di Illycaffè è impegnata da tempo per scardinare diversi stereotipi che ostacolano le pari opportunità. “Noi donne non abbiamo bisogno di un trattamento di favore”, spiega nell’intervista: “Abbiamo bisogno ‘solo’ di un cambiamento culturale che riconosca la centralità del merito e dia pari opportunità a tutti, senza pregiudizi e stereotipi”. Da qui nasce il suo impegno per “la creazione di una cultura aziendale meritocratica e inclusiva, capace di riconoscere il talento e crescerlo valorizzandone la diversità e l’unicità”. Competenze, leadership, pensiero strategico, gestione del cambiamento: sono questi i fattori con cui valutare le capacità delle persone e, come evidenzia Cristina Scocchia, sono “doti che hanno sia gli uomini che le donne”. È necessario, pertanto, un cambiamento culturale che consenta di valorizzare il talento e ciò che le persone possono mettere al servizio della comunità.

    Il mondo del lavoro nella prospettiva di Cristina Scocchia: importante partire dal fattore culturale  

    Quali elementi per incentivare un diverso approccio alla questione? Secondo Cristina Scocchia, per fornire pari opportunità “bisogna agire innanzitutto a livello culturale”: “Spesso nelle famiglie manca la consapevolezza che entrambi i partner hanno pari diritto a realizzarsi in ambito lavorativo, per cui bisognerebbe favorire una più equa distribuzione dei carichi familiari che oggi ricadono per l’80% sulle spalle delle donne”. Insieme a questo, prosegue, serve anche “potenziare i servizi per le famiglie, dagli asili nido alle scuole elementari a tempo pieno” e un “uguale accesso alla formazione, materie scientifiche, tecnologiche e digitali le quali aumentano le possibilità di impiego, dando accesso a carriere più qualificate e più remunerate perché in linea con la transizione digitale e ambientale che stiamo vivendo”. La trasformazione auspicata da Cristina Scocchia può portare risvolti positivi anche dal lato economico: È uno spreco di risorse che non possiamo permetterci. Un’occupazione femminile al 60% varrebbe addirittura 7 punti di PIL, più di quanto ci aspettiamo dal PNRR”, spiega nell’intervista proponendo “un angolo diverso per far capire a tutti che l’empowerment femminile non fa bene solo alle donne, ma a tutti”. Infine, un messaggio rivolto alle nuove generazioni: “Provate a raggiungere i vostri sogni con impegno, passione, determinazione e tanta resilienza. Non lasciatevi scoraggiare e non permettete mai agli stereotipi e ai pregiudizi di decidere chi siete o chi volete diventare”.

  • Economia agricola penalizzata dalla guerra come il settore energetico

    L’invasione della Russia in Ucraina ha provocato un contraccolpo violento sull’intera economia globale. Il vero tsunami si è abbattuto soprattutto sul settore energetico. Ma qualcosa di analogo sta accadendo anche nell’economia agricola.

    La guerra e l’economia agricola

    economia agricolaAlla base del problema c’è una scelta scriteriata di fondo, ossia quello di basare la propria strategia di approvvigionamento su un unico fornitore. L’aver reso la Russia il nostro principale partner energetico ci è costato carissimo nell’ultimo anno.

    Adesso che questo problema sembra in via di risoluzione, o quantomeno attenuazione, sta emergendo chiaramente che lo stesso sbaglio è stato condotto anche nell’economia agricola.

    La corsa dei prezzi

    Troppo focalizzati sulla fiammata dei prezzi dell’energia, non abbiamo prestato sufficiente attenzione all’analoga corsa che hanno avuto i prezzi dei fertilizzanti e delle colture.

    Il grano è schizzato dai 740 dollari al bushel che aveva a febbraio 2022, prima cioè dell’invasione russa in Ucraina, alla cifra record di 1290 dollari.
    Discorso analogo si può fare per il mais, il cui prezzo era già schizzato verso l’alto a causa del Covid e della siccità, ha proseguito lungo quel momentum rialzista. Era a quota 600 dollari al bushel a febbraio dello scorso anno, ma già nel mese di aprile era arrivato ad 800 dollari.

    La nuova minaccia

    Negli ultimi mesi la situazione è migliorata, perché quelle quotazioni shock sono andate in discesa. Tuttavia all’orizzonte c’è una nuvola nera che minaccia di far fallire tutti i progressi in tal senso, che già ha fatto aumentare gli indicatori di volatilità dei prezzi, preannunciando scenari nuovamente turbolenti.

    Lo scorso anno c’era stato un accordo sul grano del Mar Nero, che aveva consentito un contenimento dei prezzi. Quell’accordo tra Mosca e Kiev necessita di un rinnovo che dovrebbe arrivare nel mese di marzo, ma al momento non si vede un lampo di ottimismo.
    Se il patto dovesse naufragare si innescherebbe una nuova fiammata dei prezzi. A ciò si aggiunge anche il rischio climatico, provocato dalle temperature record dello scorso anno. Va sottolineato che le scorte previste per l’annata agraria sono appena sufficienti per 58 giorni, ossia il dato più basso dal 2008.

  • Terna: collegamento sottomarino Sicilia-Calabria autorizzato dal MASE

    Terna investe 105 milioni di euro per una nuova infrastruttura elettrica di collegamento tra Sicilia e Calabria, strategica per l’intero sistema elettrico nazionale.

    terna

    Terna: con il nuovo elettrodotto Sicilia-Calabria focus sulle fonti rinnovabili

    Terna ha reso noto l’avvenuto avvio dell’iter autorizzativo per l’opera ‘Bolano-Annunziata’, infrastruttura elettrica sottomarina di collegamento tra Sicilia e Calabria. A dare il via libera il MASE, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il Gruppo guidato dall’AD e DG Stefano Donnarumma prevede così di investire un volume totale di 105 milioni di euro, con un progetto che si inserisce nel Piano di Sviluppo decennale strutturato per la rete di trasmissione nazionale. Il collegamento sottomarino, in corrente alternata a 380 kV, consentirà di incrementare fino a 2.000 MW la capacità di scambio di energia elettrica tra la Sicilia e la terraferma, dando slancio parallelamente allo sviluppo delle fonti rinnovabili nel Sud Italia. Come evidenziato da Terna, il progetto permetterà di migliorare la magliatura della rete e la flessibilità di esercizio, con effetti positivi anche in tema di accresciuta sicurezza dei sistemi elettrici nel Mezzogiorno.

    Terna, i lavori previsti per il collegamento ‘Bolano-Annunziata’

    L’opera di Terna si comporrà di vari interventi, il principale dei quali consiste nella posa di un cavo elettrico sottomarino di circa 7,5 chilometri, a collegamento delle stazioni elettriche di Bolano, in provincia di Reggio Calabria, e di Annunziata, in provincia di Messina. Come specifica Terna nella nota stampa, l’elettrodotto disporrà di un collegamento in fibra ottica per la trasmissione dei dati. Previste anche due linee elettriche interrate: la prima (circa 3 chilometri) dall’approdo siciliano alla stazione di Annunziata, la seconda (circa 500 metri) dall’approdo calabrese alla stazione di Bolano. Per quest’ultima è in programma anche un adeguamento tecnico grazie alla realizzazione di una sezione a 380 kV all’interno di un edificio di nuova costruzione. L’adeguamento avverrà in aree adiacenti all’attuale impianto, interessando i Comuni di Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Nuove possibilità di collegamento, dunque, per la Sicilia e la Calabria, oggi connesse da due elettrodotti a 380 kV: la linea ‘Sorgente-Rizziconi’ (tra Scilla e Villafranca), avviata nel 2016, e il collegamento ‘Bolano-Paradiso’, attivo dagli anni ’80. Per quest’ultimo sono già partiti lavori di ammodernamento nell’estate 2022 dedicati al tratto terrestre, ricadente nel territorio comunale di Messina.

  • Pierroberto Folgiero: Fincantieri, talenti e competenze per il futuro del settore

    Intervenuto in diverse occasioni, l’AD e DG di Fincantieri Pierroberto Folgiero ha sottolineato il valore della competenza nell’affrontare le sfide del presente e guardare con ottimismo al futuro: un aspetto che emerge anche nel Piano Industriale 2023-2027 di Fincantieri.

    Pierroberto Folgiero

    Pierroberto Folgiero: la forza delle competenze, la vision dell’AD e DG di Fincantieri

    Investire con determinazione per creare competenze. È quanto si propone di fare Pierroberto Folgiero, dal maggio scorso alla guida di Fincantieri. Lo aveva ribadito anche lo scorso ottobre a Capri a margine del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria, come riporta anche “La Stampa”. Le competenze sono fondamentali per riuscire a guardare con positività al futuro: non a caso anche sul valore delle sue professionalità Fincantieri ha costruito il nuovo Piano Industriale 2023-2027, approvato a fine dicembre dal Consiglio d’Amministrazione. È proprio facendo leva sulle competenze e capacità produttive già consolidate in-house che si punta infatti nell’arco del quinquennio a progettare navi sempre più digitalizzate e green, ad esempio anche attraverso l’applicazione di nuove tecnologie di propulsione (nuovi motori a combustione interna e celle a combustibile) e nuovi carburanti (Lng, metanolo, ammoniaca e idrogeno). L’obiettivo, come ricordato anche dall’AD Pierroberto Folgiero, è arrivare a distinguersi ulteriormente nel business della cantieristica navale ad alto valore aggiunto con una progressiva espansione delle competenze specialistiche per la nave digitale e a zero emissioni.

    Fincantieri, l’AD Pierroberto Folgiero: investire con determinazione per creare competenze

    Che le competenze siano centrali in Fincantieri, l’AD e DG Pierroberto Folgiero lo aveva ricordato anche lo scorso novembre intervenendo nel corso della cerimonia del diploma dell’Executive Mba, il Master of Business Administration della MIB Trieste School of Management. “Da maggio amministro Fincantieri e posso dire che sia assolutamente un laboratorio dove è possibile osservare i macrotrend industriali e manageriali. Se siamo rimasti l’unica vera industria pesante italiana è perché, anche grazie a persone come il dott. Bono, abbiamo saputo governare questi trend, distinguendoci in termini di ingegnerizzazione della produzione e di management”, aveva evidenziato l’AD e DG. “Per me il Made in Italy è anche e soprattutto ingegno, creatività, una cultura verticale poggiata su una cultura generale, un’ingegneria umanistica. Fincantieri ha costruito un brand su queste competenze, costruendo reale valore aggiunto: complessità unita a grandi performance. La vera sfida adesso è mantenere questa distintività rimanendo trainanti per l’intero settore delle PMI che fanno parte della nostra filiera, e lo possiamo fare solo lavorando sugli asset digitali e su una reale transizione energetica”. Per riuscirci “ci vuole coraggio manageriale”, perché “si deve cambiare quando le cose vanno bene, non quando vanno male”. E ai diplomati Pierroberto Folgiero aveva rivolto un invito: “Siate ambiziosi! Credo che il reale successo di un manager si misuri in tre parti: certamente nella realizzazione lavorativa che però non deve mai dimenticare la cura degli affetti, perché una carriera che sbilancia la nostra vita privata non ci rende manager migliori, anzi. La terza e ultima parte è quella etica, dei valori, che vanno appresi, condivisi e difesi”.

  • Gruppo FS ed ELIS insieme per il progetto “Distretto Italia”

    Circa 40mila le assunzioni previste dal Gruppo FS nei prossimi dieci anni. Luigi Ferraris: in Italia trasporti e infrastrutture necessitano di 350mila tecnici. 

    Gruppo FS al fianco dei giovani per il rilancio sostenibile del Paese

    Orientare, formare e avviare al lavoro ragazze e ragazzi in età scolare e giovani adulti, con particolare attenzione ai “neet”, i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un’occupazione. È l’obiettivo di “Distretto Italia”, il progetto lanciato lo scorso autunno dal Consorzio di Aziende e Università ELIS e al quale ha deciso di prendere parte anche Gruppo FS. L’iniziativa mette al centro le professioni tecniche e conta sulla partecipazione di oltre 100 aziende. Due le linee di intervento: con “Scuola dei Mestieri”, il progetto avvierà in queste settimane i primi corsi e master post-diploma da realizzare d’intesa con aziende e scuole, in particolare gli Istituti Tecnici Superiori; con “Accompagnare alla scoperta dei talenti” il Consorzio intende sviluppare parallelamente percorsi di orientamento non all’interno di singole aziende ma di interi settori industriali. Per Gruppo FS, principale soggetto attuatore del PNRR (25 miliardi di euro assegnati), “Distretto Italia” rappresenta un’opportunità per colmare il gap di tecnici e incentivare l’occupazione giovanile nel settore dei trasporti e delle infrastrutture. Comparti che, ha spiegato l’AD Luigi Ferraris, oggi necessitano di circa 350mila tra tecnici, informatici, carpentieri ed esperti di energie rinnovabili.

    Luigi Ferraris (Gruppo FS): identificare le professionalità e capitalizzare le competenze

    Nell’arco dei prossimi dieci anni, grazie agli investimenti previsti nel Piano Industriale 2022-2031, Gruppo FS creerà circa 40mila posti di lavoro. Per Luigi Ferraris è necessario che i giovani capiscano che le professioni tecniche “non sono soluzioni di serie B ma mestieri che vanno valorizzati e raccontati bene”. “Distretto Italia” è quindi l’occasione per riscoprire il valore di queste figure professionali e “riaccendere quella passione e far venire i giovani al lavoro con gioia”. E provare a soddisfare il fabbisogno delle aziende italiane in termini di professionalità: “Come Gruppo Fs siamo molto impegnati su questo tema – ha ricordato l’AD – il nostro Piano Industriale decennale è utile anche per capire cosa stiamo facendo e quale contributo possiamo dare al Paese”. Fondamentale per le aziende, ha aggiunto, guardare ai Piani industriali tenendo conto non solo dell’aspetto finanziario ma anche come opportunità per identificare le professionalità necessarie e capitalizzare le competenze.

  • Bollette: nel 2022 in Umbria +108% per l’elettricità e +57% per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti in Umbria con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.511 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.385 euro per il gas (+57%).

    Sul fronte dell’elettricità gli umbri sono tra i più sfortunati d’Italia avendo avuto la quarta bolletta più pesante della Penisola.

    Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, però, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 i residenti dell’Umbria hanno sborsato, mediamente, 2.896 euro a famiglia (rispetto ai  1.606 euro del 2021), ma in quali province si è speso di più?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, al primo posto si posiziona Perugia, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 3.115 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di  1.518 euro. Più leggero il conto pagato a Terni, provincia dove sono stati messi a budget, mediamente, 1.490 euro per un consumo medio rilevato di 3.059 kWh.

    L’andamento provinciale della bolletta gas

    Anche nel caso del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che anche per quanto riguarda la bolletta del gas in provincia di Perugia si è pagato il conto più salato; mediamente, 1.463 euro a fronte di un consumo di 1.144 smc. Più fortunati gli abitanti di Terni, dove la bolletta del gas ha raggiunto i 1.315 euro (1.028 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 3.101 kWh e 1.083 smc), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Prestiti: tassi medi in aumento del 25%

    L’aumento del costo del denaro si riflette anche sui tassi di interesse dei prestiti personali: secondo l’analisi* di Facile.it, il TAEG medio disponibile online è aumentato del 25% in un anno, passando dal 7,50% di gennaio 2022 al 9,40% di gennaio 2023.

    In Italia la prima ragione per cui si chiede un prestito personale è l’ottenimento di liquidità, richiesta spesso legata alla necessità di fare fronte ad imprevisti o a spese ingenti e che a gennaio 2023 ha rappresentato quasi un terzo della domanda totale (31,1%).  Anche in questo caso i tassi medi sono cresciuti notevolmente, con un incremento in linea con quello rilevato per le altre tipologie di prestiti; numeri alla mano, quindi, se non si può rimandare la richiesta di finanziamento, meglio prepararsi a fare i conti con condizioni decisamente meno favorevoli rispetto al passato.

    Secondo le simulazioni di Facile.it, ad esempio, chi a gennaio 2023 ha ottenuto un prestito personale per liquidità da 10.000 euro (durata 5 anni), al termine del piano di ammortamento, tra interessi ed altri costi accessori avrà speso in media 2.300 euro, ben più di chi ha chiesto lo stesso tipo di prestito a gennaio 2022, quando queste voci ammontavano a circa 1.760 euro.

    Per far fronte ai costi più elevati, le famiglie scelgono di orientarsi su importi più contenuti; ad esempio, guardando alle richieste di prestiti personali per liquidità raccolte online a gennaio 2023, emerge che chi ha presentato domanda ha puntato ad ottenere, in media, 9.207 euro, valore in calo del 5% rispetto allo scorso anno. La riduzione si è tradotta anche in un accorciamento della durata dei piani di ammortamento, passati da 60 a 55 mesi. Stabile, invece, l’età media di chi ha presentato domanda, ferma a 42 anni.

    Se secondo l’ultima rilevazione della Banca d’Italia il tasso medio del totale prestiti personali (TEGM) è pari a 11,61%, come evidenziano gli esperti di Facile.it l’online può offrire diverse opportunità di risparmio, visto che gli indici medi oggi viaggiano intorno al 9,40% (TAEG).

    «In un periodo caratterizzato da un aumento generalizzato dei tassi di interesse, risulta quantomai importante confrontare le proposte di diverse società di credito», spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it «Solo così è possibile identificare l’offerta più adatta alle proprie esigenze e risparmiare, tenendo conto che la differenza tra una finanziaria e l’altra può essere davvero notevole. L’intervento di un consulente esperto può essere fondamentale anche per individuare la società di credito adeguata al profilo di rischio del richiedente, aumentando la probabilità di approvazione del prestito».

    *L’analisi è stata realizzata da Facile.it su un campione di oltre 50.000 richieste di prestiti personali raccolte online nel corso dell’ultimo anno.

  • Digitalizzazione, Gianni Vittorio Armani: in Iren investimenti per 600 milioni di euro

    In occasione del convegno “Utilities e digitalizzazione”, l’Amministratore Delegato di Iren Gianni Vittorio Armani ha spiegato la decisione della società di investire 600 milioni di euro in digitalizzazione.

    Gianni Vittorio Armani al convegno “Utilities e digitalizzazione”: Iren dedica 600 milioni ai servizi digitali

    Sarà la digitalizzazione a godere di una significativa fetta degli investimenti previsti nel Piano Industriale Iren2030, in cui la somma totale ammonta a 13 miliardi di euro. A raccontarlo è stato l’AD Gianni Vittorio Armani in occasione del convegno organizzato a Milano da Fondazione Utilitatis in collaborazione con Agici, Finanza d’Impresa, dal titolo “Utilities e digitalizzazione”. Iren investirà dunque 600 milioni di euro in digitalizzazione pura. Di questi, circa la metà sarà destinata ad attività customer oriented ed avrà come obiettivo quello di migliorare la qualità del servizio e il rapporto con i clienti.

    Gianni Vittorio Armani: Iren modello di riferimento nell’applicazione dell’Internet of Things

    Dai dati di raccolta differenziata registrati sui territori serviti da Iren (che in alcune aree dell’Emilia Romagna raggiunge picchi dell’86%), emerge come l’azienda sia divenuta un “modello di riferimento sul territorio nazionale per l’applicazione dell’Internet of Things nella quotidianità dei servizi”, ha raccontato Gianni Vittorio Armani. Di fatto, come ha spiegato l’AD di Iren, “la digitalizzazione nella filiera dei rifiuti permette un costante monitoraggio del servizio e dei conferimenti da parte degli utenti, elementi che consentono un utilizzo più intelligente delle attrezzature a vantaggio anche di una più equa tariffazione”.

  • Fincantieri a Palermo: il rilancio del settore traghetti e i progetti per il cantiere

    Fincantieri potenzia il porto di Palermo: l’ampliamento industriale porterà alla rinascita del settore traghetti e opportunità di lavoro nel rimontaggio di navi da crociera.

    Fincantieri

    Traghetti, un settore in cui Fincantieri ha radici profondissime e che oggi può essere rilanciato

    In un articolo pubblicato lo scorso 1° febbraio, “Il Sole 24 Ore” pone l’accento sul ruolo di Fincantieri nell’ampliamento industriale del porto di Palermo: il quotidiano riprende quanto ribadito dall’AD e DG Pierroberto Folgiero in occasione della cerimonia organizzata il 24 gennaio per il varo di “Al Fulk”, l’unità anfibia (LPD – Landing Platform Dock) commissionata dal Ministero della Difesa del Qatar nell’ambito del programma di acquisizione navale nazionale: “La grande opportunità di Palermo è anche una rinascita del settore dei traghetti che è un settore in cui Fincantieri ha radici profondissime e che oggi ci sarà l’opportunità di rilanciare sia perché bisogna rinnovare le flotte sia perché bisogna fare refitting di queste flotte in ottica di transizione energetica”. Nel cantiere di Palermo, si legge nell’articolo, sono già in sviluppo diversi progetti legati alla realizzazione di tronconi o sezioni di navi da crociera. L’esperienza e le competenze dei professionisti che vi lavorano risultano ancor più strategiche oggi nell’ottica di rispondere alla richiesta di attività di refitting di navi da crociera e/o traghetti: una domanda destinata a crescere per la graduale anzianità delle flotte e la necessità di adeguare le navi ai nuovi standard soprattutto in tema ambientale.

    Fincantieri: a Palermo le capacità tecniche e le competenze per essere protagonisti del “rinascimento” dei traghetti

    Fincantieri, ha sottolineato l’AD Pierroberto Folgiero, intende “essere protagonista in questo chiamiamolo rinascimento dei traghetti e Palermo è il miglior cantiere possibile sia dal punto di vista delle referenze sia dal punto di vista del cantiere stesso. Vi sono sia le capacità tecniche del cantiere sia la competenza delle maestranze per essere protagonista in questo rinascimento dei traghetti”. Ulteriori opportunità per il cantiere possono arrivare anche dal mercato delle nuove costruzioni o refitting dei traghetti di dimensioni medio piccole, quelli adibiti a traffici nazionali o trasporto pubblico locale e caratterizzati da una elevata obsolescenza: come spiega “Il Sole 24 Ore”, in questo caso a ricoprire un ruolo chiave sono gli incentivi per il rinnovo delle flotte di traghetti previsti nel nuovo Fondo per la mobilità sostenibile istituito con la Legge di Bilancio per il 2022. Fincantieri attiva in Sicilia oltre 4.000 posti di lavoro, come si legge nell’articolo: gli interventi strategici per il potenziamento del cantiere navale palermitano porteranno nuovi posti. Nel triennio 2019-2021, nell’ambito di una supply chain prevalentemente italiana, ha realizzato acquisti in Sicilia per circa 289 milioni di euro, corrispondenti al 3% dei suoi acquisti in Italia (9,1 miliardi), distribuendoli tra circa 160 aziende, prevalentemente PMI.

  • Bollette: in Abruzzo nel 2022 si è speso il 108% in più per l’elettricità e il 57% in più per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti in Abruzzo con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.379 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.428 euro per il gas (+57%). Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, però, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 gli abruzzesi hanno sborsato, mediamente, 2.807 euro a famiglia (rispetto ai 1.570 euro del 2021), ma in quali province si è speso di più?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, al primo posto si posiziona Chieti, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 2.925 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.425 euro; seguono Pescara (1.395 euro, 2.863 kWh) e, a brevissima distanza, Teramo, provincia dove sono stati messi a budget, mediamente, 1.391 euro per un consumo medio rilevato di 2.855 kWh.

    Chiude la classifica L’Aquila, provincia che, nel 2022, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.608 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (1.271 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta gas

    Anche sul fronte del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Al primo posto tra le province più care dell’Abruzzo si posiziona L’Aquila, dove il consumo medio a famiglia è stato di 1.186 smc per un costo complessivo di 1.518 euro.

    Valori inferiori alla media regionale per Teramo (1.380 euro, 1.079 smc) e Pescara (1.352 euro, 1.057 smc). Chiude la classifica Chieti, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 1.338 euro (1.046 smc).

     

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 2.831 kWh e 1.116 smc), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

     

  • Conti correnti: 4 milioni di italiani cambiano banca per gli aumenti

    Il 2023 è iniziato con molti aumenti e, tra questi, c’è anche quello del costo dei conti correnti; secondo l’analisi di Facile.it, realizzata sull’Indicatore dei Costi Complessivi (ICC) dei conti offerti oggi da sei primari istituti bancari, rispetto al 2022 i prezzi sono saliti tra l’8% e il 26%, con costi compresi fra i 28 e i 154 euro annui.

    Con aumenti così elevati non sorprende vedere che molti italiani abbiano scelto di cambiare istituto di credito; il dato è confermato dall’indagine* che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat da cui è emerso che, nell’ultimo anno, il 15,1% dei correntisti, pari a 5,6 milioni di individui, ha detto di aver cambiato conto corrente e, tra questi, 4,4 milioni hanno dichiarato di averlo fatto a causa dell’eccessivo costo.

    Le ragioni del cambiamento

    Guardando più nello specifico alle motivazioni che hanno spinto gli italiani a cambiare conto corrente emerge che il 53,2% lo ha fatto perché giudicava troppo alto il canone annuo base (si arriva fino al 59,1% nella fascia 25-34 anni ed al 56,3% al Sud e nelle Isole); il 31,5% perché riteneva eccessivo il costo delle singole operazioni (41,4% nella fascia 35-44 anni e 34,9% al Sud e nelle Isole) ed il 25% perché i costi (fissi o variabili) avevano subito aumenti eccessivi nel corso dell’anno.

    Altra ragione di cambiamento è stata la qualità del servizio: il 21,6% ha dichiarato di aver lasciato il proprio conto perché il servizio offerto non era all’altezza, l’11,1% non riteneva valido l’home banking, mentre il 9,7% ha cambiato perché il conto non era dotato di funzionalità digitali.

    Cambio conto: attenzione agli addebiti

    La portabilità, vale a dire la possibilità di trasferire i servizi di pagamento dal proprio conto a quello di un altro istituto di credito, è un diritto normato dalla legge; il passaggio è gratuito e prevede una procedura semplificata che deve essere completata dalla banca entro 12 giorni lavorativi dalla sottoscrizione della richiesta e, in caso di ritardo, è prevista una penale a carico dell’istituto di credito.

    Eppure, come emerso dall’indagine commissionata da Facile.it, i contrattempi non mancano; tra coloro che al momento del cambio avevano spese domiciliate sul conto vecchio quasi il 34% (pari ad oltre 1,5 milioni di individui) ha avuto problemi nel trasferire le domiciliazioni su quello nuovo.

    La percentuale cresce in maniera davvero importante se si isola il solo campione del Meridione; nel Sud e Isole il 33,7% nazionale diventa addirittura il 44,9%, praticamente quasi un titolare su due.

    «Sebbene la banca abbia il dovere di garantire la continuità del servizio e rispettare le tempistiche di legge, è importante che anche il correntista faccia attenzione ad alcuni aspetti, a partire dalla compilazione del modulo di richiesta, fondamentale per l’esito positivo dell’operazione», spiegano gli esperti di Facile.it «Inoltre, è bene sapere che non tutti gli addebiti diretti, così come alcune tipologie di pagamenti, possono essere trasferite da una banca all’altra tramite la procedura di portabilità e pertanto è sempre bene verificare con il proprio istituto di credito eventuali eccezioni».

    Quanto costa aprire un nuovo conto

    Ma quanto si spende oggi per mantenere un conto corrente? Facile.it ha esaminato l’ICC (Indicatore dei Costi Complessivi) dei conti correnti offerti oggi da sei primari istituti bancari e confrontato i valori con quelli disponibili per altrettanti profili di clienti rilevati nel 2022 scoprendo che i prezzi sono saliti sia per i conti tradizionali sia per quelli online con incrementi che, a seconda del profilo di utilizzatore, variano tra l’8% e il 26%. Oggi, quindi, per mantenere un nuovo conto corrente si spende, in media, fra i 28 e i 154 euro annui.

    L’aumento è stato rilevato per tutti i profili di utilizzo e, in termini percentuali, si fa sentire di più sui conti storicamente meno costosi: i giovani (rincari tra il 13% e il 22%), le famiglie con operatività bassa (10-20%) e i pensionati con operatività bassa (10%-26%).

    * Indagine demoscopica realizzata da mUp Research fra il 27 gennaio ed il 2 febbraio 2023 tramite 2.945 interviste CAWI condotte presso un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, in età compresa fra 18 e 70 anni, residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Investimenti sostenibili ESG: Banca Generali orienta il risparmio privato alla sostenibilità

    Per Banca Generali la creazione di valore condiviso e la protezione dei patrimoni sono ormai strettamente legate agli investimenti sostenibili ESG. Diverse le iniziative che l’Istituto ha messo in campo per orientare e sensibilizzare i clienti.

    Investimenti sostenibili ESG, con Banca Generali un risparmio privato sempre più attento alla sostenibilità 

    La crescente e sempre più diffusa consapevolezza dell’impatto che le attività umane hanno su ambiente, società e governance sta spingendo sempre più investitori verso gli investimenti sostenibili ESG. Tra i primi istituti in Italia ad integrare un approccio ESG nel proprio core business c’è Banca Generali, impegnata a promuovere uno sviluppo sostenibile basato sulle esigenze reali di tutti gli attori coinvolti nel mercato della consulenza patrimoniale. Servizio, innovazione e sostenibilità i capisaldi della vision dell’Istituto, le cui attività sono orientate alla protezione dei patrimoni con una visione di lungo periodo. Obiettivo di Banca Generali è avvicinare il risparmio privato delle famiglie italiane e orientarle verso gli investimenti sostenibili ESG. Oltre ad offrire un network di consulenti costantemente aggiornati sulle tematiche ESG e sulle soluzioni offerte, la Banca ha sviluppato in collaborazione con Mainstreet Partners una piattaforma proprietaria, BG Personal Portfolio, in grado di fornire un’analisi sui livelli di sostenibilità dei prodotti e calcolarne l’impatto sui singoli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile promossi dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

    Sensibilizzazione ed educazione finanziaria: il contributo di Banca Generali

    Le soluzioni di investimenti sostenibili ESG e gli strumenti offerti da Banca Generali consentono ai clienti di investire in modo responsabile e partecipare attivamente alla realizzazione dell’agenda internazionale. Per sensibilizzare stakeholder e collettività sui temi ESG, l’Istituto guidato da Gian Maria Mossa ha lanciato anche diverse iniziative. Tra queste spicca sicuramente “BG4SDGs – Time to Change”, progetto nato in collaborazione con il fotografo Stefano Guindani per indagare proprio lo stato di avanzamento dei 17 SDGs. Dalla scorsa primavera Banca Generali ha inoltre inaugurato “Protezione e Risparmio”, portale che offre news e approfondimenti su private banking, investimenti sostenibili ESG e finanza. Recente è anche il progetto di educazione finanziaria EduFin 3.0 con Marco “Monty” Montemagno, che punta a diffondere una cultura positiva verso il mondo degli investimenti attraverso un linguaggio semplice, informale e diretto in grado di raggiungere qualsiasi fascia d’età.

  • A2A, Renato Mazzoncini presenta il nuovo impianto FORSU di Giussago: “Esempio di circolarità”

    Dai rifiuti trattati si potranno ottenere biometano e compost. Renato Mazzoncini: “Filiera delle bioenergie leva strategica per circolarità e indipendenza energetica”.

    Renato Mazzoncini

    Renato Mazzoncini: nuovo impianto FORSU di Giussago – Lacchiarella, i dettagli

    Una capacità di trattamento dei rifiuti di 100mila tonnellate, 8 milioni di metri cubi di biometano, pari al fabbisogno annuo di circa 20.000 persone, e 20mila tonnellate di compost certificato per l’agricoltura. Sono i numeri del nuovo impianto di trattamento e recupero della FORSU inaugurato da A2A lo scorso 14 ottobre nel centro di Giussago – Lacchiarella. Presente all’avvio delle attività l’Amministratore Delegato Renato Mazzoncini. Un passo avanti che secondo l’AD “apre la strada a tecnologie all’avanguardia”. Oggi A2A è il secondo produttore di energia green in Italia: “Lato elettrone stiamo investendo in rinnovabili ma vogliamo incidere in maniera importante anche sulla molecola green, ossia il biometano, che deriva dai rifiuti umidi urbani, della zootecnia e dell’agroalimentare. Questo impianto – ha sottolineato Renato Mazzonciniè un perfetto esempio di circolarità”.

    Renato Mazzoncini: l’impianto un nuovo step nel percorso verso un’economia sempre più circolare

    L’impianto di Giussago – Lacchiarella rappresenta per A2A un nuovo step nel percorso verso un’economia sempre più circolare: “L’esperienza e la leadership nel trattamento e nel recupero di materia ed energia – ha continuato Renato Mazzonciniconsentono al nostro Gruppo di coniugare efficacemente circolarità e processi produttivi, a vantaggio della collettività e dell’ambiente”. I benefici non si limitano tuttavia all’ambito della sostenibilità: “Siamo convinti che la filiera delle bionergie, oltre ad essere una leva per la circolarità, sia un abilitatore strategico per contribuire alla crescita dell’autonomia energetica di cui il Paese ha bisogno”. Da tempo l’AD di A2A ribadisce l’importanza dei rifiuti come risorsa e della produzione di biometano, tema cruciale in un contesto di prezzi dell’energia instabili: “In Italia con i dovuti investimenti e in accordo con istituzioni e comunità locali – ha spiegato Renato Mazzoncinipotremmo attivare la produzione di oltre 6 miliardi di metri cubi”.

  • Bollette: in Molise nel 2022 si è speso il 108% in più per l’elettricità e il 57% in più per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti in Molise con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.323 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.526 euro per il gas (+57%).

    Sul fronte dell’elettricità i molisani sono tra i più fortunati d’Italia, avendo avuto la quarta bolletta più “leggera” della Penisola.

    Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, inoltre, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 i residenti del Molise hanno sborsato, mediamente, 2.849 euro a famiglia (rispetto ai 1.606 euro del 2021), ma in quali province si è speso di più?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, al primo posto si posiziona Campobasso, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 2.773 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.351 euro. Più leggero il conto pagato a Isernia, provincia dove sono stati messi a budget, mediamente, 1.233 euro per un consumo medio rilevato di 2.531 kWh.

    L’andamento provinciale della bolletta gas

    Anche nel caso del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che anche per quanto riguarda la bolletta del gas in provincia di Campobasso si è pagato il conto più salato; mediamente, 1.553 euro a fronte di un consumo di 1.214 smc. Più fortunati gli abitanti di Isernia, dove la bolletta del gas ha raggiunto i 1.434 euro (1.121 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 2.715 kWh e 1.194 smc), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: in Puglia +108% per l’elettricità e +57% per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie residenti in Puglia con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.452 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.109 euro per il gas (+57%).

    Sul fronte del gas i pugliesi sono stati tra i più fortunati d’Italia avendo pagato il quinto conto più “leggero” della Penisola.

    Il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023, inoltre, potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento provinciale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 i pugliesi hanno sborsato, mediamente, 2.561 euro a famiglia (rispetto ai 1.402 euro del 2021), ma in quali province si è speso di più?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base provinciale, al primo posto si posiziona Lecce, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 3.241 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.579 euro; segue Brindisi (1.505 euro, 3.088 kWh).

    Valori inferiori alla media regionale, invece, per Taranto (1.451 euro, 2.979 kWh), Bari (1.430 euro, 2.936 kWh) e Barletta-Andria-Trani (1.335 euro, 27.40 kWh). Chiude la classifica Foggia, area che, nel 2022, ha rilevato i consumi più bassi della regione (2.589 kWh) e quindi la bolletta più “leggera” (1.261 euro).

    L’andamento provinciale della bolletta gas

    Anche sul fronte del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che, anche nel caso del gas, al primo posto tra le province più care della Puglia si posiziona Lecce, dove il consumo medio a famiglia è stato di 964 smc per un costo complessivo di 1.233 euro, seguita da Foggia (1.200 euro, 938 smc), Brindisi (1.127 euro, 881 smc) e Bari (1.076 euro, 841 smc).

    Bollette al di sotto della soglia psicologica dei 1.000 euro per Taranto (999 euro, 781 smc) e Barletta-Andria-Trani, dove sono stati messi a budget per il gas “solo” 890 euro (696 smc).

    * L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas e, a livello regionale, a 2.981 kWh e 867 smc), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Bollette: nel 2022 si è speso il 108% in più per l’elettricità e il 57% in più per il gas

    A parità di consumi, secondo l’analisi* di Facile.it, le famiglie italiane con contratto di fornitura nel mercato tutelato, nel 2022 hanno speso per la sola bolletta elettrica 1.434 euro, vale a dire il 108% in più rispetto al 2021, e 1.459 euro per il gas (+57%), ma il calo del prezzo della materia prima registrato a inizio 2023 potrebbe far ben sperare.

    «Con il nuovo anno abbiamo assistito a buoni segnali sia per il costo dell’energia elettrica che per il gas», spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it. «Non bisogna, però, abbassare la guardia ed è bene continuare a monitorare i propri consumi e controllare periodicamente le offerte presenti sul mercato così da identificare eventuali possibilità di risparmio».

    L’andamento regionale della bolletta elettrica

    Complessivamente, quindi, tra luce e gas, nel 2022 gli italiani hanno sborsato, mediamente, 2.893 euro a famiglia (rispetto ai 1.616 euro del 2021), ma dove si è speso di più nello Stivale?

    Focalizzandosi sulla sola energia elettrica ed analizzando i dati su base regionale, emergono differenze significative. Al primo posto si posiziona la Sardegna, area dove il consumo medio a famiglia rilevato nel 2022 è stato pari a 3.672 kWh che, considerando le tariffe dello scorso anno in regime di tutela, corrisponde ad un costo di 1.789 euro, vale a dire il 24,7% in più rispetto alla media nazionale. Consumi così alti si spiegano con l’assenza di fornitura gas in molte parti dell’Isola, situazione che spesso viene compensata ricorrendo a dispositivi elettrici anche per il riscaldamento, con grossi impatti sulla bolletta.

    Al secondo posto si posiziona la Sicilia, dove sono stati messi a budget, mediamente, 1.627 euro per un consumo medio rilevato di 3.339 kWh. Ultimo gradino del podio per la Campania; in questa regione si sono spesi 1.519 euro (3.118 kWh).

    Le aree dove, di contro, i consumi di elettricità sono stati più contenuti, e quindi le bollette più leggere, sono la Liguria (spesa media 1.176 euro per un consumo di 2.414 kWh), il Piemonte (1.289 euro, 2.646 kWh) e il Trentino-Alto Adige; qui gli abitanti hanno pagato 1.314 euro (2.697 kWh).

    L’andamento regionale della bolletta gas

    Anche sul fronte del gas le bollette sono differenziate a seconda dei consumi medi rilevati. Dall’analisi emerge che se sul fronte dell’elettricità gli abitanti del Trentino-Alto Adige sono tra i più fortunati, va molto peggio per il gas tanto che, lo scorso anno, hanno pagato il conto più salato; mediamente, 1.729 euro, il 18,5% in più della media nazionale, a fronte di un consumo di 1.352 smc.

    Seguono nella graduatoria l’Emilia-Romagna, dove il consumo medio a famiglia è stato di 1.287 smc per un costo complessivo di 1.646 euro, e la Lombardia (1.639 euro, 1.282 smc).

    Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, troviamo la Campania, regione dove una famiglia, nel 2022, ha speso mediamente 1.009 euro (789 smc), il Lazio, dove il costo della bolletta del gas è stato di 1.021 euro (799 smc) e la Sicilia (1.045 euro, 817 smc).

     

    *L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati in un campione di oltre 400.000 contratti di fornitura luce e gas raccolti nel 2022 (pari, a livello nazionale, a 2.944 kWh per l’energia elettrica e 1.141 smc per la fornitura di gas), prendendo in considerazione i prezzi offerti nel mercato tutelato.

  • Digital Wealth Management, Banca Generali: l’importanza di aprirsi all’innovazione

    Digital Wealth Management: Banca Generali punta sulle strategie più efficaci per proteggere, valorizzare e trasmettere il patrimonio per soddisfare al meglio le esigenze della clientela.

    Banca Generali

    Digital Wealth Management: Banca Generali si apre all’innovazione

    Dal private banking al Digital Wealth Management: l’AD di Banca Generali Gian Maria Mossa ha sottolineato in diverse occasioni il percorso che l’Istituto ha intrapreso da anni per rispondere alle sfide sempre più impegnative che la contemporaneità impone e per portare un’industria tradizionale come quella del risparmio ad evolvere aprendosi all’innovazione. Banca Generali è stata tra le prime in Italia a dotarsi di un’architettura digitale e di una piattaforma di open banking: una strategia che le consente oggi di “rispondere con puntualità alle necessità dei clienti”, come attesta anche l’expertise acquisito in materia di Digital Wealth Management, e di guardare a tecnologie come la blockchain che, come sottolineato dall’AD Gian Maria Mossa, porterà “una grande innovazione in termini di semplicità, trasparenza, accesso ed efficacia”.

    Banca Generali: Digital Wealth Management, la figura del consulente resta fondamentale

    L’apertura all’innovazione nell’ambito del Digital Wealth Management si traduce nella progettazione, attraverso l’integrazione di nuove tecnologie, di servizi sempre più avanzati e rispondenti alle necessità specifiche del cliente. Banca Generali, nel passaggio però da un approccio più tradizionale a quello digital, sa bene quanto sia fondamentale tener conto di quegli aspetti che giocano un ruolo chiave nel garantire un risultato. E nel Digital Wealth Management fondamentale resta la figura del consulente: oltre ad “assistere la famiglia nella predisposizione di un inventario del patrimonio familiare”, deve supportare “il referente del nucleo familiare nella rilevazione dei bisogni e dei progetti di vita” e impostare e sviluppare “la pianificazione, tipicamente pluriennale, degli interventi e delle attività funzionali al raggiungimento degli obiettivi stabiliti”. Il suo ruolo prevede dunque un lavoro di collaborazione con gli altri professionisti di fiducia come il commercialista o l’avvocato nonché di monitoraggio sulle attività svolte dai diversi specialisti: ciò presuppone non solo la creazione di un rapporto di fiducia consolidato con la famiglia ma anche una conoscenza profonda sugli obiettivi e sulle dinamiche in essa presenti. Banca Generali investe quindi sulle competenze dei professionisti di cui si avvale sia in termini di specializzazione che di multidisciplinarità.

  • Claudio Descalzi: Eni e Snam insieme per la decarbonizzazione, focus sul nuovo progetto di CCS

    Decarbonizzazione, accordo strategico tra Eni e Snam per il primo progetto di CCS in Italia: alla base “un processo tecnologico maturo ed essenziale per il raggiungimento degli obiettivi climatici” come spiega l’AD di Eni Claudio Descalzi.

    Claudio Descalzi

    Eni e Snam formano una JV per il primo progetto di CCS in Italia: il punto dell’AD Claudio Descalzi

    Il percorso di decarbonizzazione è oggi davanti ad un punto di svolta”: lo scrive su LinkedIn l’AD di Eni Claudio Descalzi sottolineando il valore dell’accordo sottoscritto con Snam lo scorso 19 dicembre per lo sviluppo e la gestione della Fase 1 del Progetto Ravenna di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). Le due realtà collaboreranno, in joint venture paritetica, portando avanti anche gli studi e le attività propedeutiche a successive fasi di sviluppo. Nel progetto si riflette quanto evidenziato dall’AD di Eni in occasione della firma dell’accordo: “Oggi più che mai emerge l’esigenza di conciliare obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività, e fare sistema diventa prioritario”. L’accordo siglato con l’AD di Snam Stefano Venier rappresenta dunque “un tassello fondamentale” perché, come ribadisce su LinkedIn Claudio Descalzi, “contribuisce concretamente alla trasformazione in atto e permette di valorizzare le infrastrutture e le competenze già presenti sul territorio”. 

    Claudio Descalzi: il percorso di decarbonizzazione è oggi davanti ad un punto di svolta

    L’importanza del progetto emerge nelle parole dell’AD Claudio Descalzi: “Dobbiamo investire in modo massiccio nell’innovazione, velocizzando il time to market sia di tutte quelle tecnologie in grado di generare energia completamente pulita, sia di quelle volte a decarbonizzare le fonti tradizionali con strategie e sinergie che rispondono alle necessità del mercato”. In questo percorso “si inserisce l’opportunità offerta dalle tecnologie CCS, dirette a contenere le emissioni di CO2, in particolar modo nei settori ‘hard to abate’”: la partnership tra Eni e Snam sancisce dunque “un’importante collaborazione su questo fronte, determinando l’avvio e lo sviluppo della prima fase del Progetto Ravenna CCS” che prevede la cattura di 25mila tonnellate di CO2 dalla centrale Eni di trattamento di gas naturale di Casalborsetti. Una volta catturata, la CO2 sarà convogliata verso la piattaforma di Porto Corsini Mare Ovest e infine iniettata nell’omonimo giacimento a gas esaurito, nell’offshore ravennate: un “esempio di eccellenza”, per riprendere quanto evidenziato dall’AD Claudio Descalzi, “volto a valorizzare le sinergie industriali per contribuire al percorso di decarbonizzazione del sistema produttivo italiano”. Il progetto si basa “su un processo tecnologico maturo ed essenziale per il raggiungimento degli obiettivi climatici, complementare alle rinnovabili, all’efficienza energetica e alle altre leve disponibili, ed è centrale per evitare le emissioni di CO2 dei settori altamente energivori che al momento non hanno alternative tecnologiche per la decarbonizzazione”.

  • Claudio Machetti: le fasi del suo percorso professionale

    Claudio Machetti opera in Enel da oltre 20 anni: dal 2014 è alla direzione della Global Energy and Commodity Management Business Line del Gruppo.

    Claudio MAchetti

    Gli esordi della carriera professionale di Claudio Machetti

    Claudio Machetti (1958) nasce a Roma e qui consegue la laurea in Scienze Statistiche presso l’Università La Sapienza. Nel 1983, viene assunto dal Banco di Roma come impiegato in una filiale di Milano. Passato alla Direzione Centrale della capitale in qualità di analista finanziario, si occupa della situazione creditizia dei grandi gruppi industriali del Paese, specializzandosi nel Private Equity. Le competenze acquisite gli aprono le porte della Direzione Finanziaria e gli fanno guadagnare la promozione a Vicedirettore del Nucleo Analisti Finanziari. Nel 1992 lascia gli uffici dell’istituto di credito che ha visto avviare la sua carriera e passa alla Direzione dell’Unità Mercati Finanziari di Ferrovie dello Stato: qui diviene Direttore della Finanza Operativa. In quegli anni partecipa inoltre alla fondazione di Fercredit, società finanziaria per la quale assume anche l’incarico di Amministratore Delegato.

    Il percorso di Claudio Machetti in Enel dal 2000 ad oggi

    Nel 2000, Claudio Machetti inizia la sua longeva collaborazione con Enel. Il primo incarico all’interno della multinazionale italiana dell’energia è in qualità di Responsabile dell’Area Finanza. Contribuisce contemporaneamente alla nascita di Enelfactor, società finanziaria del Gruppo presso la quale arriva ad assumere il ruolo di Amministratore Delegato. Successivamente viene nominato Presidente di Fondenel e Fopen, rispettivamente il fondo pensione integrativo dei dirigenti Enel e il fondo pensione di impiegati, operai e quadri del Gruppo. Dal 2005 al 2009 è Direttore Finanziario e dal 2009 al 2014 è Direttore della Direzione Risk Management. Proprio nel 2014 passa alla Direzione della neonata Business Line di Enel, la Global Trading, che nel 2021 viene rinominata Global Energy and Commodity Management. Attualmente, ancora nello stesso incarico, si occupa di gestire il sourcing di carbone, gas e olio combustibile, e l’operatività sui mercati all’ingrosso di gas ed energia elettrica nei Paesi dove è presente Enel.

  • Municipia S.p.A.: mobilità, soluzioni innovative per città più green ed efficienti

    Ripianificare i sistemi di mobilità urbana in maniera efficace e sostenibile, ottimizzando l’uso e lo sviluppo delle risorse economiche e ambientali: la Green Mobility per Municipia S.p.A. rappresenta uno dei cardini delle città intelligenti che guardano al futuro.

    Municipia S.p.A.

    Municipia S.p.A.: Green Mobility, risposte efficaci per città più sostenibili e sicure

    Nel portare avanti quotidianamente la propria mission al fianco di Comuni di ogni dimensione, Municipia S.p.A. riflette quanto la green mobility si configuri come uno dei cardini di città intelligenti che guardano al futuro. “Rimodellare i centri urbani in funzione della sostenibilità, infatti, pone in primo piano la necessità di progettare risposte efficaci per limitare i potenziali rischi ambientali, economici e sociali”, scrive il presidente Stefano De Capitani sui suoi profili social sottolineando come si tratti di una esigenza ancor più stringente “dato che l’Italia è uno dei Paesi al mondo con il più alto numero di auto per abitante (670 vetture ogni mille abitanti)”. D’altronde il mezzo privato risulta ancora oggi quello privilegiato per gli spostamenti, frutto di un’abitudine culturale radicata difficile da scardinare: i Comuni, spiega il presidente di Municipia S.p.A., sono chiamati a gestire la questione “trovando soluzioni innovative che facilitino accessi e spostamenti dei cittadini, all’insegna di un sistema di trasporto pubblico sempre più integrato (sharing mobility, MaaS, mobilità su richiesta, ecc.) e di conseguenza sostenibile”.

    Tecnologia, mobilità, ambiente: le soluzioni di Municipia S.p.A. per i Comuni

    Parlare di smart cities per Municipia S.p.A. significa “avere fra gli obiettivi quello della riduzione del traffico urbano così da abbassare i livelli di inquinamento, garantire anche alle persone con disabilità uguale accesso ai servizi, facilitare i processi di digitalizzazione (ricerca del parcheggio facilitata dai sensori, pagamenti più semplici tramite pc e smartphone) ma anche garantire la sicurezza stradale”. È una sfida che deve essere condivisa da pubblico e privato, come sottolinea il presidente di Municipia S.p.A. Stefano De Capitani sui suoi canali social, “per migliorare davvero la vita delle persone e compiere quel salto di qualità atteso da troppo tempo”. Elemento abilitante della Smart Mobility, come emerge dai progetti che la società del Gruppo Engineering porta avanti al fianco di Comuni di ogni dimensione, è “la valorizzazione dei dati e delle informazioni, anche attraverso sistemi di rete che consentono un’integrazione ed elaborazione in tempo reale”: le azioni che concorrono alla definizione di un nuovo concetto di mobilità non solo fanno parte delle politiche di sviluppo e modernizzazione ma contribuiscono alla tutela dell’ambiente riducendo sprechi e inquinamento e migliorando la qualità della vita dei cittadini.

  • Marco Nicola Domizio, l’idea di economia circolare in Ares Ambiente: un nuovo impianto di compostaggio

    Marco Domizio è il fondatore della società specializzata in intermediazione di rifiuti e gestione di impianti autorizzati Ares Ambiente, che ha recentemente avviato un nuovo progetto all’insegna dell’economia circolare.

    Marco Domizio

    Marco Nicola Domizio: un progetto dagli innumerevoli benefici

    I vantaggi di portare avanti un progetto come quello avviato da Marco Nicola Domizio e la sua azienda sono davvero molteplici. In primis ci sono i benefici derivanti dell’applicazione, in genere, dei concetti di economia circolare ad un’attività, come la riduzione della pressione sull’ambiente, l’ottimizzazione della disponibilità delle materie prime e l’impulso all’innovazione e alla crescita economica; poi quelli più strettamente legati alla creazione di un impianto di compostaggio che recupera i rifiuti organici e la FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani). Oltre a potenziare la raccolta differenziata, l’impianto contribuirà a ridurre la quantità di rifiuti da smaltire, limiterà l’utilizzo degli impianti di smaltimento finale e ridurrà l’impiego di concimi chimici per l’agricoltura.

    Marco Domizio: il cantiere per l’impianto di compostaggio è già operativo

    È così che dall’amore per la terra e dall’attenzione per l’ambiente, la realtà fondata da Marco Domizio si è impegnata in un progetto le cui fondamenta poggiano sul concetto di economia circolare. I lavori per la realizzazione del nuovo impianto di produzione di ammendanti per l’agricoltura sono già in corso e proseguono a pieno ritmo. L’ammendante compostato misto che verrà prodotto per l’agricoltura non solo permetterà di estendere il ciclo di vita dei prodotti di scarto, ma servirà anche a rendere la terra più ricca. Il compost funge infatti da nutrimento naturale per le piante e va a sostituire i concimi chimici che, alla lunga, finiscono per inquinare il suolo e le falde acquifere. Il progetto sarà portato a termine impiegando le migliori tecnologie e mettendo in campo tutta la professionalità e la competenza con cui la società fondata da Marco Nicola Domizio si contraddistingue fin dalla sua nascita.

  • IPSA, round da 1,380 milioni: a guidare l’operazione Next4, co-fondata da Davide D’Arcangelo

    Attivato il Fondo Rilancio Startup, con CDP Venture Capital che entra nel capitale della PMI piemontese. Soddisfatto Davide D’Arcangelo (Next 4): “IPSA pronta a scalare definitivamente i mercati”.  

    Davide D'Arcangelo

    Davide D’Arcangelo: operazione di investimento da 1,380 milioni per la micro-logistica ospedaliera di IPSA

    Tra le operazioni più recenti nel panorama italiano del Med Tech spicca il round di investimenti concluso da IPSA. L’azienda di Chivasso, specializzata nel campo della micro-logistica ospedaliera di farmaci, dispositivi medici ed emocomponenti, ha completato con successo un aumento di capitale da 1,380 milioni di euro. Fondamentale nell’operazione il contributo di Next4Production: la holding fondata da Davide D’Arcangelo, Pierluigi Sassi e Angelo Paletta ha infatti attivato il Fondo Rilancio Startup, con CDP Venture Capital che ha fatto il suo ingresso nel capitale della società per un milione di euro. Attiva dal 1997, IPSA è un’azienda high tech con una lunga esperienza nello sviluppo di soluzioni innovative basate su tecnologie ICT, Web, RFId e IoT. Negli ultimi anni la PMI ha deciso di focalizzare le proprie attività di Ricerca e Sviluppo nel settore Med Tech e il risultato è una gamma completa di prodotti IoT in grado di supportare gli operatori sanitari dei reparti ospedalieri e delle sale operatorie. Nello specifico, IPSA ha sviluppato una serie di armadi e carrelli smart capaci di interagire tra loro e rendere più efficienti e sicure le operazioni di stoccaggio e distribuzione di farmaci e dispositivi medici. “Quando abbiamo deciso di investire in IPSA – ha dichiarato Davide D’Arcangelo, Co-Founder di Next4 – eravamo certi che l’innovatività della sua proposta e la solidità del suo programma di sviluppo potessero essere di interesse anche per un investitore istituzionale”.

    Davide D’Arcangelo: “In IPSA abbiamo visto il potenziale per un nuovo standard nella sanità italiana”

    L’obiettivo della PMI di Chivasso è offrire prodotti innovativi in grado di ottimizzare tutte le fasi della distribuzione dei prodotti clinici consumabili, dall’approvvigionamento al consumo: la sua mission assumere un ruolo pionieristico e di leadership nel settore Med Tech. “In IPSA – ha commentato Davide D’Arcangeloabbiamo visto il potenziale per un nuovo standard nella sanità italiana, una champion pronta a esplodere che aveva bisogno di un piccolo boost per scalare definitivamente non solo il mercato italiano, ma anche a livello internazionale dove peraltro sta già riscuotendo molto interesse e ha già acquisito importanti commesse”. Grazie all’operazione promossa dalla holding d partecipazione fondata da Davide D’Arcangelo e soci, IPSA ora può mettere il piede sull’acceleratore. Tra gli investimenti previsti nel piano di sviluppo il consolidamento della piattaforma di soluzioni IoT e nuovi progetti di internazionalizzazione dedicati a diversi mercati esteri. Soddisfatto il CEO di IPSA Michele Baronio, che ha dichiarato: “Tutto questo ci dà oggi ulteriore spinta e fiducia per accelerare il nostro piano di sviluppo che ci vede diventare attori di riferimento del processo di trasformazione digitale dell’ospedale a beneficio della sostenibilità del sistema sanitario”.

  • Beni Rifugio il Migliore è il Lingotto d’Oro

    I beni rifugio sono quei beni che le persone e gli investitori acquistano nei momenti in cui l’economia è in crisi o la mancanza di fiducia in essa suggerisce strategie finanziarie difensive.
    Tra i beni rifugi quello che ha avuto i risultati migliori in questo sistema economico valutario è sicuramente l’oro.
    Il vantaggio di questo metallo prezioso è che oltre ad essere il bene più performante nel difendere il valore del denaro investito è anche molto semplice da acquistare o vendere.
    Questo lo si può acquistare presso attività come questo compro oro Firenze che essendo autorizzati da banca italia possano commercializzare anche oro da investimento.
    Per oro da investimento si intendono principalmente lingotti d’oro certificati e garantiti per una purezza pari o superiore ai 995 millesimi.
    Nella dicitura oro da investimento rientrano anche altre tipologie di oggetti come le monete purché siano certificate per una purezza superiore ai 900 millesimi e che siano state coniate dopo il 1800.
    Fatte queste premesse è giusto far luce sul motivo per cui questo antico metallo prezioso sia ancora oggi considerato tra i beni rifugio più performanti.
    Per fare questo è sufficiente vedere l’andamento del suo valore, dagli anni 70 che è il periodo in cui trova origine l’attuale sistema economico basato sul dollaro ed un insieme di regole che furono stabilite con gli accordi di Bretton Woods del 1971.
    Da quel momento le valute emesse non furono più collegate ad alcun bene fisico come accadde nel passato con oro e argento.
    Da allora ad oggi molto è cambiato anche in fatto di regole e necessità ma ciò che ha acquistato valore in modo costante e progressivo è stato proprio il lingotto d’oro il cui prezzo ufficiale è stabilito in dollari per oncia troy.
    Negli anni 70 il prezzo per oncia era di 35 dollari, oggi data in cui è scritto questo articolo la sua quotazione supera in modo netto i 1900 dollari oncia con record storico raggiunto in agosto 2020 di 2063 dollari oncia.
    Un risultato che parla da solo è che viene confermato anche in periodi più recenti calcolando che anche negli ultimi 20 anni il suo valore è aumentato di oltre 6 volte.

  • Bollette: 15 MLN di italiani non sanno se sono nel mercato libero o tutelato

    Risparmiare sulle bollette è una priorità per molte famiglie, eppure, quando si parla di fornitura luce e gas molti italiani hanno ancora le idee confuse; addirittura, secondo l’indagine* che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat, più di 15 milioni di individui non sanno nemmeno dire se il proprio fornitore operi nel mercato libero o in quello tutelato.

    «Cambiare fornitore di luce e gas è un’operazione molto semplice, ma va affrontata con attenzione; conoscere le caratteristiche base della propria offerta, a partire dal mercato in cui opera la società da cui acquistiamo l’energia, è quindi fondamentale per fare una scelta consapevole» spiega Mario Rasimelli, Managing Director utilities di Facile.it. «Una valutazione errata può portare ad un aumento delle bollette anziché ad un risparmio; per evitare brutte sorprese meglio analizzare attentamente le opzioni disponibili, magari anche con l’aiuto di un consulente specializzato».

    Guardando da vicino i risultati dell’indagine, emerge che gli italiani hanno le idee più confuse in materia di fornitura di gas; in quest’ambito il 34% dei rispondenti ha dichiarato di non sapere se il proprio fornitore opera nel mercato libero o in quello tutelato. A livello territoriale, a conoscere meno la propria offerta sono i residenti nelle regioni del Sud Italia, dove la percentuale arriva addirittura al 40%.

    La situazione migliora, ma solo di poco, se si guarda all’energia elettrica: in questo caso è 1 italiano su 4 (25% dei rispondenti) a non sapere se la propria fornitura sia nel mercato libero o nel regime di tutela. Guardando i dati su base territoriale, invece, emerge che sono soprattutto i residenti nelle regioni del Nord Est ad avere le idee meno chiare (31%).

    Conviene passare al mercato libero?

    Analizzando le migliori offerte a tariffa indicizzata presenti sul mercato libero e tenendo in considerazione le stime sull’andamento del prezzo dell’energia dei prossimi mesi emerge che, come evidenziato da Facile.it, il passaggio dal mercato tutelato a quello libero può far risparmiare fino al 10,5% sulla fornitura di luce e gas.

    Nello specifico il risparmio per chi passa dal regime di tutela al mercato libero – considerando la migliore offerta a tariffa indicizzata – è del 2% nel caso del gas, ma arriva fino al 21% per l’energia elettrica.

    Le stime sono realizzate tenendo in considerazione l’andamento dei prezzi per i prossimi 12 mesi secondo le previsioni fatte da Acquirente Unico.

    «La fine del mercato tutelato è stata rinviata al 2024, ma il consiglio è di valutare sin da oggi il passaggio al mercato libero che, grazie al calo del prezzo dell’energia, offre ai consumatori prodotti a prezzo variabile che possono far risparmiare fino al 10,5% rispetto al regime di tutela», spiega Rasimelli. «Sapere se il fornitore da cui acquistiamo l’energia opera nel mercato libero o in quello tutelato è però il punto di partenza imprescindibile per fare ulteriori valutazioni.».



    * Nota metodologica: Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 16 ed il 19 settembre 2022 attraverso la somministrazione di n.1.001 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana nel segmento di età considerato, residente sull’intero territorio nazionale.

    La stima sul risparmio è stata realizzata tenendo in considerazione i consumi annui di una famiglia tipo (2.700 kwh di elettricità e 1.400 smc gas).