Categoria: Arte e Cultura

  • Uscita sulle piattaforme di musica digitale la compilation della label White Dolphin Records : “WDR – Various Artists – 2020”! “

    La Net Label White Dolphin Records

    presenta : “WDR Compilation 2020″(Various Artists).

    Uscita sulle piattaforme di musica digitale, la White Dolphin Records raccoglie in questa compilation diversi musicisti e artisti della scena underground italiana e straniera. Sono presenti il  synth pop raffinato degli Inter-Connection, le sequenze industrial dei sudafricani G.L.O.W. , il post pop-rock psichedelico degli Stringe, la potente disco punk dei Commando, la tech house alternativa degli Arbeiter, i ricordi sintetici dei Devya, la dark wave intimista dei Michellanea, il pathos kraut pop di Selfishadows, la vapor wave e la nu-disco dei Dj’s e produttori GialloDj e Rangdage (Estesticadriatica), le preghiere elettroniche introspettive di Think , le chitarre sognatrici di A-SI-NO, l’avant-guarde multimediale dei Supereterodina. 

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    Tracks WDR Compilation :

    • Inter Connection – Shuold I
    • Devya – The Fly
    • G.L.O.W. – Brave, Strong and Tenacious
    • Michellanea – 140420
    • Stringe – Zirt
    • Arbeiter – Big deal ( Live Performance)
    • Commando – Gli Amici Infetti
    • G.L.O.W. – Levitate
    • Supereterodina – Oro di Mida
    • Devya – Away
    • A-SI-NO – Nuovo x
    • Stringe – Anita
    • Supereterodina – Fake and Sophisticated
    • Think – Prayer
    • Selfishadows – Secrets
    • Esteticadriatica – Come to me

    La compilation é disponibile su Bandcamp e su altri music digital store con questi 12 artisti e 16 tracce as “Name You Price” streaming & download. Sono inclusi i bonus item : foto, copertine e biografie degli artisti.

    Etichetta : White Dolphin Records

    Link Compilation : https://whitedolphin.bandcamp.com/album/wdr-compilation

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    White Dolphin Records 

    via 2 giugno 13/D ,  55016

    Lucca – Italy

  • NASCE IN VENETO UNA NUOVA REALTA’ MUSICALE INDIPENDENTE DAL SAPORE POST- ROCK: GLI ANASTATICA ESORDISCONO CON L’ALBUM RECALLING

    Nasce in Veneto una nuova realtà musicale dal sapore post-rock. Il nome del gruppo è Anastatica. L’album d’esordio porta il titolo di Recalling, prodotto dall’etichetta indipendente Kitten Nest Production, uscito lo scorso 19 Aprile 2020, è presente sulle più importanti piattaforme di distribuzione musicale online.

    Recalling è un album di 10 brani strumentali dalle sonorità intense, penetranti, insidiose e turbolente. Quaranta minuti di musica in cui si susseguono trame e atmosfere ora dense e incalzanti, ora eteree, dilatate ed evanescenti. Un viaggio sonoro all’interno di un paesaggio variegato e trasognante, in cui convergono suggestioni dream pop anni ’80, elettronica e musica d’ambiente, psichedelia e minimalismo.

    Un album ricco di richiami e tributi in cui è sicuramente facile riconoscere le influenze stilistiche dei grandi maestri della scena contemporanea (da Brian Eno a Sakamoto, da David Sylvian ai Cocteau Twins, dai Cure ai Daed Can Dance), ma nel quale è altrettanto facile scoprire, assaporare e riconoscere la speciale personalità degli Anastatica, codificata in un sound felino, fatto di brani sinuosi e graffianti, in cui la feconda tensione tra crudeltà e dolcezza rivela il richiamo di una spietata innocenza.

    Il disco è il risultato della maturazione musicale del compositore poli-strumentista Simone Bortolotto(1974), ideatore e guida del progetto Anastatica. Veneziano d’origine e trevigiano d’adozione, diplomato in contrabbasso, orchestrale, bassista, musicista jazz e turnista in varie formazioni, negli ultimi anni ha assecondato il richiamo verso la sua più naturale inclinazione alla scrittura, realizzando numerose collaborazioni con artisti di varia provenienza disciplinare (danza, pittura, installazione, teatro, video) e geografica (Italia, Europa, America).

    L’interesse per la commistione dei linguaggi artistici e la fascinazione per la creazione di ambientazioni sonore per mostre, lo hanno portato nel 2017 all’incontro con la galleria d’arte contemporanea Pramantha Arte, da cui sono scaturite produzioni, esperienze e collaborazioni notevoli, che hanno dato un indirizzo di ricerca più sperimentale alla neonata formazione: nel 2018 il sound scritto per la video-installazione Osservazione accompagna la personale Interferenza scomoda dell’artista lituana Kristina Kurilionok presso lo spazio espositivo Krematorium dell’Accademia di belle arti di Vilnius in Lituania; sempre a Vilnius nello stesso anno le suites Skywalking 1, 2, 3 accompagnano la mostra degli artisti italiani Luigi Magli e Francomà presso la Galleria 555; nel 2019 la colonna sonora Nebbia su tela interpreta e caratterizza musicalmente la personale dell’artista russa Ludmila Kazinkina presso la Barchessa di Villa Giovannina di Villorba a Treviso, e in Calabria nella galleria Pramantha Arte di Conflenti con il brano Mantra accompagna la mostra Lacerazioni dell’artista italiano Francesco Maria Caberlon e con A short of meditation la personale Viaggio nella testa della pittrice lituana Aistė Gabrielė Černiūtė; mentre per la filosofa e performer Gilija Zukauskiene ha scritto le musiche per l’opera Emma’s Dance in uscita il prossimo dicembre.

    “Con Recalling – dichiara il compositore – gli Anastatica ritornano con un lavoro autonomo, libero e spontaneo. Un lavoro che sicuramente non si preoccupa delle classifiche e che potrebbe soddisfare la curiosità e l’interesse di qualche appassionato in cerca di alternative al pop facile, di chi nella musica cerca un’esperienza estetica; di chi intende un album come qualcosa da ascoltare e sentire, fuori dalla logica del consumismo distratto”.

    Recalling degli Anastatica è disponibile per lo streaming e per il download su tutte le piattaforme digitali (Apple music: https://music.apple.com/it/artist/anastatica/1511550680 – Amazon: https://www.amazon.it/…/ B0…/ref=cm_sw_r_cp_tai_ebAWEb9AS9WDY, Spotify: https://open.spotify.com/artist/ 6tvkc0fvifs2lPqCcEXQ58 – Deezer: http://www.deezer.com/album/147354502 – Youtube: https:// www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kfDZAR1G7mTndqIr6Iizbj31eAofn-C2E).

    Per ulteriori informazioni: www.anastaticaofficial.blogspot.com, [email protected].

  • Davide Romanò fantasista dell’arte

    Il concetto di fare arte per Davide Romanò racchiude in sé la necessità di fare confluire insieme nella creazione armonia, gusto e attenzione per i particolari. Questi elementi devono essere coordinati nella pianificazione a monte e devono unirsi e fondersi insieme alchemicamente. Per Davide questa esigenza performativa soddisfa sia l’assetto strutturale estetico e formale sia la potenza sostanziale insita dentro la narrazione. La dottoressa Elena Gollini ne rimarca i tratti peculiari spiegando: “Per Davide l’arte equivale simbolicamente a uno spazio sacro, che è collocato anni luce lontano e distante dal senso del profano, inteso come distrazione e disattenzione sociale, come superficialità e pressapochismo. La sua produzione diventa un simbolico tempio dell’arte, dove poter comunicare con assoluta sincerità e grande stupore, con meticolosità e massimo rispetto. Il concetto di sacro dell’arte rispecchia riflessioni profonde, che la storia artistica e culturale ha sempre sostenuto con forte convinzione e motivazione. Parimenti Davide è un artista, che ama anche sottilmente provocare attraverso le opere, muovere gli animi e scuotere le menti, innescare dei meccanismi di ragionamento e di meditazione, generando una fitta rete e trama di rimandi e richiami sottesi, che vanno saputi cogliere ed estrapolare con arguzia e intuizione perspicace. La policromia ordinata e composta costruisce idee astratte per entrare in nuovi mondi di ricerca e di sperimentazione indipendente. L’intento non è distorcere la realtà, ma bensì comunicare che essa può essere modificata e trasformata dall’artista capace, saggio e consapevole, entrando in un movimento cosiddetto alienista, un movimento artistico culturale libero, affrancato, che vuole ridare respiro vitale e riaccendere la creatività oltre la deriva degradante della società contemporanea, offrendo un solido appiglio a cui potersi aggrappare. Le opere di Davide possono prestarsi per un percorso sensoriale alla scoperta della vera arte, anche per coloro che vivono nel buio. Se l’uomo manca di unità il mondo giace a pezzi. L’arte armoniosa e completa può intervenire in concreto supporto, con i suoi colori e i suoi suoni, che rispondono agli echi di desiderio di completezza totalitaria e totalizzante. Per Davide l’arte innerva un percorso comunitario che matura lentamente nella consapevolezza e nella lungimiranza di vedute, un senso di appartenenza dove il respiro delle anime si unisce direttamente diventando un unicum, un tutt’uno e dove l’uomo privilegiato potrà osservare, catturare e saziarsi fino in fondo”.

  • Roberto Re: vivere in arte

    Il modus operandi artistico di Roberto Re è senza dubbio strettamente e inscindibilmente legato alle sue concezioni esistenziali e al suo legame con quanto lo circonda, con il suo pregresso di esperienze, con le sue conoscenze acquisite e consolidate nel tempo. Nel contestualizzare la produzione informale si ripropone di coltivare la perizia e la tecnica strumentale, per ottimizzarne al meglio le applicazioni senza mai perdere e disperdere il senso di orientamento critico e coerente, analitico e concettuale. La dottoressa Elena Gollini ha sottolineato alcune peculiari componenti qualitative della sua pittura di sperimentazione, dichiarando: “Nella pittura di Roberto l’emozione ha vita propria, si fa spazio vissuto e narrato nella gestualità dell’azione creativa, compiuta con abile destrezza per ottenere una perfetta sintesi di forma e contenuto. L’atmosfera emotiva viene enfatizzata dall’elemento cromatico e in particolare dall’utilizzo abbondante e consistente del colore blu, scelto come prediletto nella variegata gamma della tavolozza tonale, attraverso un’attenta ricognizione storica e culturale. Il blu è da sempre una costante importante nella storia dell’arte, che anche ai giorni nostri lo mette in evidenza e ne decanta le qualità intrinseche, simboliche e metaforiche. L’illuminazione personale di Roberto lo ha spronato a intraprendere questo approfondito studio, realizzando opere che vibrano e risuonano come scoperte sorprendenti rivolte alla purificazione e alla comprensione del pensiero, dell’emozione esistenziale collegata al senso dello spazio che si dilata oltre la superficie pittorica e diventa il luogo degli attraversamenti, degli incontri, delle rivelazioni individuali e collettive, che nascono sotto quella magica e speciale dimensione del blu. Roberto non satura mai queste pagine pittoriche, ma le lascia fluide e scorrevoli per essere meglio approcciate dal fruitore. Il racconto è al contempo di poesia e di testimonianza nell’incalzare fremente di una memori sensitiva sollecitata dalle percezioni sensoriali, che esplodono all’unisono e si risvegliano potentemente. Il blu accentra e catalizza al massimo tali percezioni, facendole vibrare nella dimensione psichica con evocazioni e atmosfere che danno una continuità eterea alla narrazione e sembrano danzare come ammalianti incantatrici. La commistione degli elementi compositivi uniti insieme produce delle frammentazioni, che possiedono una particolare carica energetica, che avvalora e integra l’inserimento del blu, unitamente a un circuito selezionato ad hoc di un personalissimo codice di segni e chiavi allusive, che inventano una sorta di scrittura cifrata, apprendendo dal passato e aprendo finestre e varchi di continuità evolutiva verso il futuro e il futuribile”.

  • Presentata da Vittorio Sgarbi, la Pro Biennale nel cuore di Venezia

    Cosa significa essere artisti oggi e come si fa selezione? Questa era la questione cardine del panorama artistico, non solo nazionale, a cui Pro Biennale provava a dare una soluzione. Questo prima della pandemia. Ma dopo? Anche. Così l’appuntamento, ma non l’intenzione di offrire l’arte democratica, è stato posticipato da maggio a luglio. Con la stessa scaletta. Presentata a Venezia dal prof. Vittorio Sgarbi, raccoglierà le opere di artisti italiani e stranieri contemporanei degni di essere notati e annotati.

    Da segnare intanto il giorno dell’inaugurazione: giovedì 23 luglio 2020. Doppio il vernissage, che comincerà alle 13 con l’apertura dello Spoleto Pavilion, altrimenti conosciuto come Palazzo Ivancich a 300 metri da piazza San Marco, l’evento continuerà alle 15.30 alla Scuola Grande di San Teodoro, a pochi passi dal Ponte di Rialto.

    La rassegna porta i contributi di importanti personalità del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo. A partire da Vittorio Sgarbi e dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, organizzatore di Pro Biennale, troviamo: il soprano Katia Ricciarelli, Morgan, la scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna», e il direttore di Tgcom24 Paolo Liguori. Ma anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l’assessore al Turismo Paola Mar, il presidente della regione Veneto Luca Zaia, l’artista José Dalí, figlio di Salvador Dalí, la giornalista RAI Antonietta Di Vizia e il fotografo internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo. Fino ad arrivare al Premio Oscar Gianni Quaranta, a Carlo Motta di Editoriale Giorgio Mondadori, Patrick, vincitore morale del Grande Fratello Vip e inviato speciale di Striscia la Notizia, e la giornalista di Rete Veneta Angelica Montagna.

    Rendere l’arte e la cultura fruibili per tutti e far conoscere a un pubblico il più vasto possibile gli artisti contemporanei è la missione di cui Pro Biennale da anni si fa promotrice. Lodandone l’intento, Vittorio Sgarbi ritorna sul problema delle selezioni commentando: «Quanti sono gli artisti oggi nel mondo? Forse un milione, forse due milioni. E in Italia quanti sono? Almeno cinquantamila. Se io fossi stato Vittorio Pica, famoso critico d’arte della prima metà del secolo scorso, o se fossi stato un critico come Ugo Ojetti, insomma, fino al 1950 avrei potuto avere una piantina con tutti gli artisti regione per regione. Perché essere artisti voleva dire qualcosa di distinguibile. Non c’era, per esempio, il mondo femminile: era del tutto esterno all’arte fino alla seconda metà del secolo scorso. Quindi un critico poteva dominare l’Italia con un panorama di forse mille artisti, conoscendoli tutti. Io come faccio, come fa un critico a conoscerli tutti? Con quale possibilità, con quale verosimiglianza e con quale rispetto della loro ricerca?»

    Pro Biennale è la risposta di Venezia a una questione sempre più pressante nel mondo dell’arte. Il diritto alla creatività tuttora non è contemplato dalla Costituzione italiana, sebbene il mondo sia cambiato rispetto a settant’anni fa. Ci sono la democrazia, l’alfabetizzazione e c’è finalmente l’attività creativa femminile. C’è, paradossalmente, un eccesso di creatività che viene ignorata. «La creatività ‒ continua il critico d’arte ‒ non è più per pochi. Ora, cosa deriva da questo? Un progresso per i creativi, una difficoltà per i critici. Oggi non posso più scegliere perché non so quanti sono gli artisti. Posso solo osservarli». E per farlo Pro Biennale diventa vitale.

    A valorizzare maggiormente l’esposizione, due cornici storiche nel cuore di Venezia. Il Palazzo Ivancich, secolare dimora nobile sita a Castello 4421, e la Scuola Grande di San Teodoro (San Marco 4810). Qui le opere resteranno esposte dal 23 luglio al 7 agosto 2020, visitabili gratuitamente tutti i giorni dalle 10 alle 18, eccetto il lunedì.

    Per maggiori informazioni è possibile chiamare il 388 7338297.

  • Federico Colli: voli pindarici tra sogno e realtà

    L’intraprendenza creativa appassionata di Federico Colli lo spinge verso funambolici voli pindarici, dove mente e cuore viaggiano insieme in perfetta sintonia e dove si sostanzia e si profila una sospensione, che resta in bilico tra sogno e realtà, tra reale e immaginario. Nell’approfondire i tratti e gli aspetti salienti del suo fare artistico la Dott.ssa Elena Gollini ha dichiarato: “Federico è certamente un artista di grande potenziale. Le sue risorse creative versatili ed eclettiche sono applicabili su più fronti, con esiti e soluzioni ottimali. Federico lavorando con meritato successo anche in ambito sportivo, è abituato a darsi dei traguardi e delle mete di arrivo e anche nell’arte immette questa virtuosa intraprendenza e determinazione, che si riflette e si rispecchia nelle scelte di percorso stilistico. Infatti, rifugge da stilemi standardizzati e stereotipati, banalmente scontati e ripetitivi e approda ad un proprio progetto distintivo, che segue una visione originale e poliedrica, senza vincoli e senza forzature imposte a monte. Federico scommette su se stesso e si mette in gioco a tutto campo, raccontando e raccontandosi senza maschere e senza finzioni. L’arte nella sua appagante libertà di azione ed espressione racchiude per lui una sorprendente scoperta di grande compiacimento e assurge a una sorta di funzione terapeutica per il benessere mentale e spirituale. Federico si rende portavoce di una formula comunicativa di tendenza figurale, che attinge da più fonti e da più sorgenti di ispirazione, senza mai però cadere in una ridondante emulazione copiativa sterile e pedissequa. Se l’arte potesse essere rappresentata con una trasposizione figurale metaforica per Federico potrebbe essere una possente e maestosa montagna, che avvolge rassicurante chi vi sale e al contempo va guardata con estremo rispetto referenziale. Lo sguardo creativo di Federico sovrasta incontrastato questa montagna e supera e oltrepasso l’orizzonte visibile per vedere oltre e scorgere altrove, con una vivace e frizzante curiosità. Il mettersi alla prova in campo artistico equivale anche ad un’avvincente sfida personale ed esistenziale e lo sprona e lo incita a intraprendere una ricerca costante e continua, dove la volontà e il desiderio di sperimentare sono paralleli e speculari a quello di ottenere riscontri di apprezzamento e di sentirsi realizzato, in un complice spirito di condivisione e di sinergia con lo spettatore”.

  • Marcello Vandelli a Spoleto Arte: “L’arte è principalmente una segreta premeditazione”

    Marcello Vandelli, artista di origini modenesi, sa come farsi riconoscere. La sua arte questa settimana è entrata negli schermi degli italiani grazie a un servizio del Tgcom24. Il pittore di Spoleto Arte, con il suo stile inconfondibile, ha ammaliato il pubblico del format Arte in quarantena ed è pronto a conquistare anche noi con la sua filosofia artistica.

    • Di recente il Tgcom24 ha rilasciato un servizio su di lei. Come si sente?

    Sono grato di questa possibilità. Da anni investo tempo e spirito in questo mio percorso artistico. La pittura è totalizzante, riempie ogni istante della mia vita, è un sacrificio enorme, ma la considero un privilegio. Curo nei dettagli ciò che può aumentare la visibilità dei miei lavori e il servizio all’interno della rubrica Arte in quarantena è assolutamente un ottimo risultato. In modo particolare, nell’attuale contesto che tutti stiamo vivendo, ritengo che l’arte possa diventare una medicina per l’anima.

     

    • Cosa significa fare arte oggi?

    L’arte è principalmente una segreta premeditazione, nasce da un accumulo silenzioso di idee e da una costante attività di critica selezione. Il risultato che ne consegue si basa sulla pura sperimentazione, volta a ricercare un equilibrio tra forma e colore in grado di saper esprimere il senso di ciò che voglio comunicare.

     

    • Nelle sue opere trovano spazio l’autobiografico e l’anonimità. Da cosa nasce questa fusione così particolare?

    Le mie intuizioni artistiche sono l’espressione di uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio. Sono ossessionato dalle problematiche della vita e della morte, i pensieri si trasformano in colori e forme, rappresentando la condizione esistenziale dell’uomo moderno, afflitto dalla solitudine, dall’incomunicabilità, dall’angoscia. In fondo, rappresento me stesso, quel bambino cresciuto in un mondo che non mi apparteneva, che mi faceva sentire estraneo. E al contempo rappresento il vissuto di ogni individuo, dipingendo una realtà fatta di sagome che si librano in una realtà onirica che ha oltrepassato il materiale, ma ha lasciato inalterata l’esigenza del silenzio e della solitudine.

     

    • Quanto c’è della sua terra nei suoi lavori?

    La mia vita, fin dalla giovinezza, è stata intrisa di esperienze, avventure ed imprevisti che hanno permesso alla mia indole artistica di uscire allo scoperto e crescere. Dopo aver viaggiato per il mondo, sono ritornato alle mie origini, a cui sono indissolubilmente legato, con una maturata consapevolezza.

    Nella primavera del 2012 è accaduto, però, un qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita, così come quella di molti altri. Il dolore nel vedere la mia terra lacerata dal terremoto… Questo evento brutale e inatteso, assolutamente incontrollabile, ha reso fragili le vite di molti, distrutto in pochi secondi gli equilibri della vita, lacerando ogni stabilità fisica ma soprattutto emotiva. In questa situazione di enorme incertezza si sono risvegliati i sentimenti, la necessità di ricercare, seppur con difficoltà, una nuova pace attraverso la condivisione con gli altri. Racchiuso nel mio piccolo mondo, per la prima volta, ho avvertito l’esigenza di palesare ciò che fino a quel momento avevo celato con tanto riguardo.

     

    • Spesso le è stato fatto notare che il suo stile si ispira alla Pop Art italiana. Che cosa l’ha spinta a seguire questa corrente?

    È impossibile non essere influenzati dal passato, nel mio caso, artistico. Esiste certamente una correlazione, e in alcuni casi mi sento collegato come da un filo invisibile. In genere, mi affascinano e colpiscono tutti quegli artisti che, attraverso cose apparentemente banali, riescono a esprimere emozioni profonde. Mi riferisco in primis agli artisti che hanno segnato un’epoca nella Roma degli anni Sessanta. In loro riconosco un’analogia con il mio vissuto, un’affinità elettiva. Una generazione, la loro, ambientata nel provvisorio benessere o nella provvisoria miseria del miracolo economico. La loro esigenza di dipingere, di stabilire dei rapporti e delle proporzioni, non è alienabile dalla condizione di vuoto in cui si sentono immersi e, proprio in questo vuoto, si sforzano di operare tracciando nuovi punti di riferimento. Ti porto l’esempio di Tano Festa con i suoi Coriandoli, di Mario Schifano con i suoi Campi di pane, di Cesare Tacchi e Giosetta Fioroni, la cui semplice eleganza riesce sempre a emozionarmi delicatamente, e il tormento interiore di Emilio Vedova che scolpisce le tonalità come a rappresentare i giorni drammaticamente vissuti nel periodo della guerra.

    Allo stesso modo, utilizzo l’arte come forma di comunicazione e al contempo di “purificazione”. Attraverso essa fisso il mio passato, mi faccio domande e mi do delle risposte. L’arte diventa il tramite verso la liberazione e la ritrovata consapevolezza.

     

    • Come ha conosciuto Spoleto Arte?

    “Il destino mescola le carte e noi giochiamo”, diceva Schopenhauer. Capita a volte di essere nel posto giusto al momento giusto. E così è stato.

     

    • C’è un’opera a cui è particolarmente legato?

    In realtà, direi di no. Ogni mia opera trova origine nei più profondi meandri del mio Io, è parte inscindibile del mio essere. La mia mente è in continua evoluzione. Non si placa, nemmeno quando dormo. Ogni mia opera è una rappresentazione onirica, un racconto introspettivo, indissolubilmente legato al precedente e a quello che ancora non ha trovato forma, condizionato dal momento, ma soprattutto dai ricordi, che troppo spesso riaffiorano, riconducendo i pensieri verso amore, dolore, passione e solitudine.

  • lingerie o gossypium?

    Quando si parla di abbigliamento intimo donna, l’immaginazione ci porta quasi automaticamente verso prodotti di lingerie, dalla connotazione tendenzialmente sensuale: pizzi, trasparenze, design spesso poco compatibili con la naturale anatomia del corpo umano femminile, o quantomeno non propedeutici al benessere e al comfort.              Non c’è nulla di male in questo, anzi. A quale donna non piace esprimere il proprio fascino erotico indossando un completino di lingerie particolare ed intrigante?  https://www.mecedora.it

    E soprattutto a quale uomo non piace mettere ogni tanto in primo piano il lato più sensuale della propria Lei che, nella quotidianità è spesso, gioco forza, impegnata in ruoli tanto importanti quanto poco erotici. . .

    Tutto lecito, legittimo e secondo noi anche necessario! L’importante è non trascendere eccedendo nella pretesa di imporre questi standard nella quotidianità di una donna, poiché sono altri i requisiti indispensabili nella scelta dell’ abbigliamento intimo quotidiano e hanno chiaramente a che vedere con i concetti di salute, benessere, igiene, comfort. Quindi cosa scegliere, lingerie o gossypium? Intanto traduciamo subito: gossypium è il nome scientifico della più nota pianta del cotone! Appartenente alla famiglia delle Malvaceae, considerato per molti secoli un tessuto di pregio al pari della seta, il cotone giunse in  Europa (in Sicilia per precisione) poco prima dell’ anno mille, per mano dei Saraceni.  E proprio di cotone deve essere l’ intimo da indossare per molte ore durante il giorno a diretto contatto con le nostre parti più delicate e sensibili.  Ma non bisogna immaginarsi tremendi mutandoni bianchi bensì una vasta gamma di prodotti con forme e design gradevolissimi e in grado di accontentare la più esigente delle donne. Tanto per citare alcuni dei pregi di questa antica fibra naturale: fresco, traspirante, anti odore, ipoallergenica, igroscopica, invisibile sotto gli abiti nella sua versione taglio laser, facilmente lavabile, resistente. E per le più attente poniamo l’ accento sul cotone biologico o cotone organico, ottenuto da semi OGM free, coltivati senza l’ ausilio di prodotti chimici quali fertilizzanti e antiparassitari e sottoposto ad attenti controlli durante tutta le lavorazioni dell’ intera filiera produttiva. Il nostro è un invito a vivere a pieno la propria femminilità, in modo libero e creativo. Per farlo è fondamentale anteporre sempre il nostro benessere.  mecedora-lingerie-push-up-bra

     

     

  • Riapre la mostra fotografica “Segni e Sogni d’Alpe – passione, orgoglio e resilienza”

    PALAZZO DELLA RAGIONE – SALA DELLE CAPRIATE – BERGAMO

    23 maggio – 28 giugno 2020

    INGRESSO GRATUITO

    Dispositivi di sicurezza, ingressi contingenti, apertura nei weekend e per il ponte del 2 giugno, Palazzo della Ragione nella Sala delle Capriate in Città Alta riapre al pubblico prolungando nella Fase 2 la mostra “Segni e Sogni d’Alpe – passione, orgoglio e resilienza”, inaugurata lo scorso 21 febbraio e chiusa a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Il progetto fotografico di Marco Mazzoleni sulle orobie bergamasche, promosso all’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, in collaborazione con la rivista Orobie e curata da Moma Comunicazione S.r.l., riapre, a ingresso gratuito, domani sabato 23 maggio 2020, e sarà prolungato fino a domenica 28 giugno 2020.

    Da domani sarà quindi possibile visitare la mostra fotografica nel rispetto di alcune misure di sicurezza, applicate in conformità con le disposizioni ministeriali e dell’amministrazione comunale di Bergamo, quali: l’ingresso contingentato per un massimo di 30 persone a volta, la creazione di un percorso a senso unico che prevenga la creazione di assembramenti, l’entrata dalla scalinata principale di Palazzo della Ragione con uscita sul retro per evitare code e l’utilizzo della mascherina obbligatorio durante la visita. L’esposizione sarà aperta al pubblico solo nel weekend (venerdì dalle ore 15 alle ore 22, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 19). In occasione del ponte del 2 giugno la mostra resterà aperta in via straordinaria, lunedì 1° giugno dalle 15 alle 19 e martedì 2 giugno dalle 10 alle 19.

    In occasione del riconoscimento di Bergamo a “Città Creativa per la Gastronomia – Unesco”, la rete creata nel 2004 dall’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura con lo scopo di promuovere la cooperazione tra le località che hanno identificato la creatività come elemento strategico per lo sviluppo urbano sostenibile, la mostra “Segni e Sogni d’alpe. Passione, orgoglio e resilienza” si focalizza sull’attenzione e sulla cura della realtà orobica di conservare e tramandare le tradizioni alle nuove generazioni in modo spontaneo e in maniera rispettosa verso l’ambiente attraverso una selezione straordinaria di 70 foto che parla di paesaggio, cultura gastronomica, tipicità ed eccellenze del nostro territorio (Orobie bergamasche, lecchesi e valtellinesi) e dialoga con il tema del disegno storicizzato del paesaggio. I territori ricchi di storia uniscono l’elevata biodiversità a una produzione agraria di qualità maturata da antiche tradizioni e da un equilibrio tra intervento dell’uomo e natura che conferisce ai luoghi una bellezza fatta di piccoli segni che cambiano al cambiare delle stagioni.

    Il progetto vede il coinvolgimento di tre autori d’eccezione che hanno contribuito con i loro contenuti a sostenere la ricerca fotografica di Marco Mazzoleni: Roberto Mantovani (giornalista e storico dell’alpinismo), Prof. Renato Ferlinghetti (Professore di Geografia dell’Università di Bergamo) e Francesco Quarna (speaker di Radio Deejay, appassionato di alpinismo).

    La mostra è corredata dal catalogo, edito Moma Edizioni, in vendita presso la Sala delle Capriate al costo di € 15,00. Per info www.orobie.it

    INGRESSO LIBERO ORARI DI APERTURA:

    Ven: dalle ore 15 alle ore 22

    Sab / Dom: dalle ore 10 alle ore 19

    Lunedì 01/06/2020: dalle ore 15 alle ore 19

    Martedì 02/06/2020: dalle ore 10 alle ore 19

  • Benedetta Trudesti, artista di Spoleto Arte, si racconta in un’intervista

    È una settimana di grandi soddisfazioni per Benedetta Trudesti. La pittrice di Spoleto Arte è stata recentemente protagonista di un servizio del Tgcom24. Sul format Arte in quarantena, la pittrice nota per i suoi dipinti dagli sfondi rossi continua a incuriosire e ad appassionare il pubblico di spettatori. E la curiosità non manca nemmeno a noi, che abbiamo voluto farle qualche domanda.

    Cosa ne pensa del format “Arte in quarantena”: le piace l’iniziativa pensata per portare l’arte nelle case degli italiani durante la quarantena?

    Certo che sì! L’arte da sempre è un veicolo di emozione, stupore, studio e ricerca. In questo tempo, in cui la nostra vita si imprime di incertezze, possiamo spostare lo sguardo oltre, verso qualcosa che aiuta lo spirito. La visione dell’arte è una presenza importante in questo periodo di isolamento.

    Secondo lei, cosa dovrebbe fare l’arte in questo momento?

    Dal mio punto di vista è fondamentale l’incontro con l’Arte che è in grado di foggiare una sorta di creatività collettiva, ovvero una condivisione universale, il risveglio delle coscienze: ci si sente ingabbiati come in un vortice che evolve velocemente, di conseguenza la realtà diventa pesante e motivo di sofferenza. Si percepisce la necessità di ritrovarsi, di riscrivere lo spazio e il tempo in una sinergia, in un turbinio di emozioni che portino a un coinvolgimento.

    E a proposito di coinvolgimento… Nelle sue opere il colore rosso balza subito agli occhi. Impossibile non domandarsi quale sia il motivo dietro a questa scelta…

    Esse vivono un’esperienza di vita. L’esperienza che mi ha proiettato verso un qualcosa che intuivo ma non sapevo cosa fosse. Man mano che il tempo passava cercavo di cogliere tutto quello che mi rendeva felice interiormente. Andavo alla ricerca del particolare, un percorso che scrutava l’essenza dell’io in un contesto di intenso colore, ove emerge una passione intrinseca. È l’io che matura e che ritrova la forza nella fragilità, consapevole del tortuoso cammino.

    Che cosa cerca nei suoi ritratti?

    Questa è una bella domanda!

    Allora, tratti, movenze e pennellate trasudano di molecole dinamiche, guidate dal conscio e dall’inconscio di cui l’anima diventa una specie di “specchio”. Uno specchio che lascia riflettere l’essenza di un io nuovo, che lascia riscoprire l’essenza della vita in nuovi volti.

    In questi volti ci sono tantissime espressioni, specie in quelle dei bambini. Come sceglie i suoi soggetti?

    I volti sono il punto focale delle opere. Il tutto prende forma da un connubio fra idea, progetto e interiorità. Le espressioni indicano la capacità di ricercare lo sguardo di bimba dove si cela il desiderio dell’artista. I soggetti sono scelti da un’intuizione “inconscia” e profonda.

    C’è un quadro a cui è particolarmente legata?

    No, perché ogni lavoro nasce, prende forma, si plasma e acquista coscienza dall’intimo. Perciò l’uno non esclude l’altro, essi fanno parte di un grande disegno, cioè l’infinito (come i tanti tasselli della vita).

    Come ha conosciuto Spoleto Arte?

    Spoleto Arte l’ho conosciuta tramite vari eventi di rilievo, e con stupore in un momento così inconsueto.

    Qual è il suo prossimo progetto?

    Il mio prossimo progetto è tutto da scrivere, perché nasce e prende forma dalla vita stessa.

  • Il ruolo delle Fondazioni: intervista ad Andrea Mascetti

    Nato a Varese, classe 1971, Andrea Mascetti è titolare dello Studio Legale Mascetti: appassionato di storia e letteratura, dal 2019 è coordinatore della Commissione Arte e Cultura dalla Fondazione Cariplo.

    Andrea Mascetti

    “Centri di cultura, ambiente e ricerca scientifica”: le Fondazioni secondo Andrea Mascetti

    Le Fondazioni non possono occuparsi di welfare e tutela della salute: sono ambiti, questi, che spettano allo Stato e alla Politica in senso stretto. In un’intervista a cura della rivista “Pangea”, Andrea Mascetti mette subito in chiaro il suo pensiero. Secondo l’avvocato, a causa dell’emergenza sanitaria nelle ultime settimane la tendenza è quella di relegare la cultura in un angolo, dando priorità a forme di sostentamento più “materiali”. Un concetto che reputa errato. Le Fondazioni infatti, sebbene possano sostenere alcuni compiti fondamentali per le comunità, non possono prendere il posto delle Istituzioni Pubbliche. Anzi, in un periodo di repentini cambiamenti sociali come quello attuale, è più che mai fondamentale che si focalizzino su cultura, ricerca scientifica, temi ambientali e localismo consapevole. “Non spetta a noi controllare le grandi maree del mondo: alle Fondazioni credo spetti invece il compito di indicatori, di facilitatori, di alchimisti (e non di apprendisti stregoni) che sappiano porre i giusti ingredienti nelle fucine del misterioso mondo che vedremo avanzare nei tempi prossimi”. Per questo motivo Andrea Mascetti condivide l’idea di istituire un fondo salva cultura e di una forte defiscalizzazione dedicata agli investimenti del settore.

    Focus lettura: l’opinione di Andrea Mascetti

    Secondo un recente studio commissionato da Fondazione Cariplo, in Italia sono poche le persone che leggono almeno un libro al mese: la percentuale si aggira infatti attorno al 14%. Andrea Mascetti, come coordinatore della Commissione Cultura, è in prima linea nella promozione della lettura e delle librerie indipendenti: è importante infatti indagare non solo sul numero dei lettori, ma anche sulla qualità dei contenuti e le modalità di fruizione. I risultati finora scaturiti dalle indagini di Cariplo sulla crisi della lettura, secondo l’avvocato, suggeriscono di cambiare rotta: un modo potrebbe essere ad esempio quello di puntare a iniziative locali e diffuse, uscendo quindi dai percorsi precostituiti. In tal caso, il ruolo delle librerie e degli artigiani della materia risulta fondamentale: “Oggi un bravo libraio dovrebbe stimolare percorsi e letture, anche ricercate, novello Virgilio. Certo – conclude Andrea Mascettirimane il problema annoso del ‘magazzino’ che se Amazon può permettersi, il piccolo non può certo mantenerselo; ma qui deve intervenire l’ingegno commerciale”.

  • Spoleto Arte: l’angelico maledetto di Marcello Vandelli al Tgcom24

    Sull’innovativa piattaforma del Tgcom24 siede il carismatico artista Marcello Vandelli di Spoleto Arte. Il format è quello di Arte in quarantena, lanciato dal direttore Liguori per sopperire all’impossibilità momentanea di visitare mostre e musei fisicamente. A entrare oggi nelle case degli italiani è la volta dell’accattivante espressività creativa di questo pittore.

    Nato a San Felice sul Panaro (Mo) nel 1958, l’autore si lascia positivamente influenzare dalla Pop Art italiana. La sua pittura risulta “modernissima, estremamente mobile e duttile, poco prevedibile” per il noto critico Vittorio Sgarbi. Assomiglia “a volte al Licini più angelico o allo Schifano più liquido”. Lo stile cattura immediatamente il nostro interesse per la forte scelta cromatica. I colori rivelano infatti il carattere audace del Vandelli, sempre attento ad assorbire quanto avviene attorno a lui e a connotarlo in decise tonalità. È proprio questa particolare interiorizzazione delle esperienze ad affascinare. Il Vandelli è autobiografico, raffigura ciò che vede e lo colpisce. Ma lo riveste di una simbologia onirica facilmente deducibile, quasi attingesse a una matrice di sogni universale. In questo modo il suo linguaggio sfiora le vette dell’informale, proteggendo l’identità dei suoi soggetti.

    Il fatto che i personaggi siano anonimi, non abbiano un volto, sembrerebbe rifarsi al detto “si dice il peccato, ma non il peccatore”. In realtà Vandelli ha ben assimilato il concetto che le azioni e i fatti finiscono per reiterarsi nel tempo. Ne interrompe tuttavia la ciclicità fermando spesso su tavole di grandi dimensioni un istante decisivo, l’epifania della realtà, l’atto di “denuncia” nei confronti dell’umanità. Sgarbi spiega il motivo di questa scelta: tra l’artista e l’opera c’è un vero corpo a corpo, per questo servono grandi dimensioni. È una lotta per cui il pittore vuole investire l’osservatore con la propria creatività. Andando oltre l’ideale dunque, perché nei lavori di Vandelli c’è pittura. E c’è anche un’assenza.

    Vittorio Sgarbi la interpreta così: «Io, che ho per la pittura di ritratto una particolare predilezione perché è lì che senti, nel volto, l’anima dell’artista, mi chiedo che cosa abbia tenuto Vandelli così lontano dal volersi specchiare in un volto o specchiare il suo volto in quello di una persona ritratta.

    È un’umanità senza volto, è un’umanità dove sono tutti uguali, fatta di persone distinte, ma che lui riserva solo per la sua dimensione interiore, le tiene per sé, non le mostra agli altri.

    È questa la cosa che mi ha colpito di più, diciamo l’idea di vedere spazi, di vedere sagome, di vedere forme umane… C’è un rapporto tra la figura e lo spazio, ma quella figura potrebbe essere chiunque di noi. L’uomo nella sua identità democratica, cioè quella per cui non c’è un popolo di gente che non è nessuno e invece alcuni che sono tutto».

  • L’essere materico di Benedetta Trudesti di Spoleto Arte al Tgcom24

    Siamo ormai in un punto chiave della fase 2. Al limite tra chiusura e riapertura. Su questo limite, tutto interiore, danza a ritmo di pennellate Benedetta Trudesti, artista di spicco di Spoleto Arte. Su di lei il Tgcom24 ha pubblicato il nuovo servizio per il format Arte in quarantena: “l’Essere Materico”.

    Benedetta Trudesti intuisce già in tenera età la forza travolgente dell’arte riconoscendola come propria e sviluppandola nel corso del tempo in un linguaggio incredibilmente affascinante. Dopo aver intrapreso il percorso artistico all’istituto d’Arte per il Mosaico di Monreale e aver frequentato i corsi di Arte e Iconografia Cristiana a Palermo, diviene allieva del maestro Mazzotta. Nel corso degli anni partecipa a importanti mostre e concorsi, riscontrando un notevole successo di pubblico e critica. Nel 2015 partecipa alle selezioni, superandole, della Biennale di Roma e, sempre nello stesso anno, espone ad Arte Padova.

    Cercando di rendere tangibili i moti dell’anima, Benedetta Trudesti incanta l’osservatore per la particolare scelta dei suoi sfondi rossi. Simbolo di un percorso che riporta l’essenza dell’io in una distesa di colore e di passione, il rosso indica la maturazione di un io che si ritrova forte nelle proprie debolezze, nella consapevolezza che il cammino che lo attende non è facile. Diventa dunque inevitabile ritrovarsi nei ritratti di Benedetta Trudesti, rispecchiarvisi come davanti a ricordi ed emozioni vere, possedute in passato e finalmente ritrovate.

    Ciò che l’artista dipinge infatti è la propria indagine che, partendo dal reale, scende tra le spire dell’inconscio, facendo luce come all’interno del ventre materno per ritrovarvi il palpito della vita. Partendo dal presupposto che ogni quadro prende forma dall’interiorità, Benedetta Trudesti ritrae l’essenza in divenire di ciò che ci è più caro: noi stessi, la nostra vita. Osservarne un’opera è una vera epifania, quell’esperienza catartica che uno dovrebbe provare per ritrovare se stesso, per riscoprirsi diamante.

  • Tgcom24: l’artista Laura Bruno di Spoleto Arte incanta con “Gocce di pensieri”

    Si muovono le più svariate forme di consapevolezza nell’arte di Laura Bruno. Pittrice e scultrice della rosa di Spoleto Arte, è protagonista del nuovo servizio di Tgcom24 per il format Arte in quarantena con “Gocce di pensieri”.

    Con oltre vent’anni di esperienza artistica internazionale, Laura Bruno continua ad affascinare il pubblico per l’intensità e la misteriosità delle sue opere. Nelle sue sculture, così come per i suoi dipinti, si può infatti rimirare un nucleo, un concetto attorno al quale si stratificano i pensieri, materializzandosi sotto forma di volti, segno e colore.

    Laureata in Lettere moderne, Laura Bruno dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli comincia a esporre in Italia e all’estero. Tra gli eventi a cui ha preso parte vi è la mostra “Grazie Italia”, tenutasi nel 2015 al Padiglione Guatemala della 56° Biennale di Venezia. Musei e chiese, italiane e straniere ospitano diverse sue creazioni.

    I quadri di Laura Bruno sono riconoscibili per le sue escursioni in campo surrealista e iperrealista. Dimostrano con coinvolgimento l’interesse per la vita, valore portato in risalto da una tavolozza irrequieta e dai ritratti simbolici. Dietro ogni volto si cela sempre un’umanità che spesso viene ferita, ma che emana una forza magnetica. La sua attenzione per il dettaglio inoltre apre le porte a un continuo andirivieni tra conscio e inconscio, a una metamorfosi tra realtà e finzione che svela il nocciolo di una questione esistenziale. Un’analisi, quella di Laura Bruno, che non si sofferma sull’apparenza, ma va a fondo, per portare a galla quanto c’è di apparentemente sconcertante nell’animo umano: il suo profondo attaccamento a una natura ancora primitiva.

    Il critico d’arte Vittorio Sgarbi scrive: «Emblematiche e significative. Visioni modificate che si affidano a una sorta di compenetrazione metamorfica fra uomo e animale […] di sapore surrealista. Un ritratto virile, quasi iperrealistico. L’opera artisticamente più evoluta fra quelle a me note dell’artista[…] anche in ragione della solidità del disegno e delle esibite capacità di calibratura compositiva. […] È questa la strada espressiva che più rappresenta l’arte della Bruno e verso la quale consiglio di proseguire».

  • Salvo Nugnes al Sole 24 Ore: l’arte terapia durante la quarantena

    Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. L’arte ha bisogno del suo pubblico e, come l’acqua, si spiana la strada per trovarlo anche quando sembra impossibile. A notarlo è stato Salvo Nugnes, curatore di mostre e grandi eventi, presidente di Spoleto Arte e grande gallerista. Nella lucida analisi sulla realtà in cui versa il settore artistico, piegato dagli effetti del Coronavirus, c’è una possibilità di redenzione. L’ha rivelata a «Il Sole 24 Ore» il primo maggio, festa dei lavoratori, una data simbolica e di buon auspicio.

    Il manager Nugnes, come tutti, ha risentito degli effetti di questo blocco necessario ed è stato costretto a chiudere temporaneamente le sue gallerie d’arte a Milano. Come lui, anche i suoi artisti sono stati colpiti direttamente. L’annullamento o il posticipo di tutti gli eventi in presenza ha infatti interrotto bruscamente l’intimità che veniva a crearsi con il visitatore proprio attraverso l’opera. Ma l’arte ha trovato il modo, per prima, di comunicare con il suo pubblico. Diversi musei hanno offerto tour virtuali e molti artisti hanno ritrovato l’ispirazione e la necessità di raccontare questi tempi anomali.

    C’è però un risvolto da tenere sotto controllo. Se il mondo dell’arte dimostra di essere il primo a reinventarsi e a coinvolgere tutto il paese, è anche vero che “le perdite economiche saranno ingenti” e che “molti, purtroppo, non ce la faranno”. Come fare dunque a risollevare il settore? Per Nugnes la risposta è una: partendo esattamente dall’arte. Meglio, dalle sue proprietà terapeutiche.

    Lo sostiene proprio chi da più di trent’anni si occupa di personaggi illustri, tra cui Margherita Hack, Francesco Alberoni e Vittorio Sgarbi. Ma anche di donne che hanno fatto la storia dello spettacolo come Romina Power, Katia Ricciarelli, Amanda Lear e Silvana Giacobini. Lo crede chi ha visto le enormi potenzialità di arte e cultura e ha deciso di investirci tempo, passione e denaro. Per questo motivo ha iniziato una collaborazione con il direttore del Tgcom24 Paolo Liguori. Un progetto che si è consolidato nel format Arte in quarantena e che ora porta nelle case degli italiani il respiro vitale dell’arte contemporanea. Un’interessante iniziativa che punta ad ampliare il pubblico fisico delle mostre. Chi normalmente non è un “frequentatore abitudinario” potrà così appassionarsi agli autori che animano il panorama artistico italiano. L’artista troverà un modo innovativo per dare vita al proprio sentire e lo spettatore guarirà dalla monotonia con la forza dirompente dell’arte. Benessere in tutte le sue forme, dalla pittura al teatro, dalla fotografia al cinema, dalla scultura alla danza. Un nuovo orizzonte che finalmente include la soluzione al bisogno di stare bene dandogli voce e visibilità.

    Per leggere l’intervista integrale: https://alleyoop.ilsole24ore.com/2020/05/01/salvo-nuges/

  • CROMOSOMA XX

    COMUNICATO STAMPA

    Esposizione d’arte contemporanea

    “CROMOSOMA XX”

     

    Genova, Palazzo Saluzzo dei Rolli, Via Chiabrera 7/2, 1°piano

    dal 21 maggio al 4 giugno 2020

    Evento inaugurale venerdì 22 maggio 2020, ore 18 – 16123

     Informazioni mostra e catalogo on line: https://divulgarti.org/cromosoma-xx/

     

    Il ruolo della donna ha subito profondi cambiamenti lungo il corso dei secoli. In quasi tutti i paesi e momenti storici essa è stata considerata una figura secondaria rispetto all’uomo. Spesso si è trovata a sottostare alle decisioni del padre e poi del marito.

    La modernità ha segnato l’inizio di un cambiamento nella condizione femminile, dandole più libertà di pensiero e di espressione. La maggior parte delle donne, soprattutto quelle occidentali, hanno cominciato, sempre di più ad intraprendere un percorso di studi, riuscendo anche a raggiungere i propri obbiettivi.

    Dieci artiste donne espongono le loro opere nell’esposizione “Cromosoma XX”, a Genova presso Palazzo Saluzzo in via Chiabrera 7/2, dal 21 maggio al 4 giugno 2020, per la cura di Loredana Trestin, con la collaborazione di Cristina Bianchi e l’organizzazione di Divulgarti.

    Questa mostra prende spunto dal pensiero di Eleanor Roosvelt:” Non sono riuscita, a nessuna età, ad accontentarmi di rimanere accanto al fuoco e semplicemente guardare quello che accadeva intorno. La vita va vissuta. La curiosità deve alimentare la vita. Nessuno deve, per qualsiasi motivo, girare le spalle all’esistenza”.

    Le diverse artiste esprimono attraverso l’arte la forza delle donne, esaltando l’importanza e la libertà dell’essenza femminile.

    Le opere affrontano varie tematiche da un punto di vista esclusivamente femminile e sono realizzate con tecniche differenti tra cui la pittura, la scultura, la fotografia, il digital e le installazioni.

    Osservando queste opere si può intuire un sentimento di energia e vitalità, che tendono a coinvolgere chi le ammira.

    Il vernissage della mostra è alle ore 18 di venerdì 22 maggio 2020 e l’esposizione resta aperta sino al 4 giugno, con orario 14 – 18 dal lunedì al venerdì, il sabato su appuntamento.

    Ecco l’elenco delle artiste presenti nell’esposizione:

     

    Gloria Arzà

    Josephine Curti

    Calu Claudia Di Leonardo

    Laura Longhitano

    Francesca Fei

    Patricia Glauser

    Lilah Margar

    Ludwika Pilat

    Angela Sciutto

    Janin Walter

     

     

    Esposizione d’arte contemporanea

     

    “CROMOSOMA XX”

     

    Genova, Palazzo Saluzzo dei Rolli, Via Chiabrera 7/2, 1°piano

    dal 21 maggio al 4 giugno 2020

    Orario: 14 – 18 dal lunedì al venerdì, il sabato su appuntamento

     

    Evento inaugurale venerdì 22 maggio 2020, ore 18

     

    Direzione artistica e curatela: Loredana Trestin
    Assistente curatore: Maria Cristina Bianchi
    Organizzazione: Erika Gravante, Anna Poddine,

    Elisa Succio

    Testo critico: Prof. Roberto Guerrini
    Grafica e web: Anna Maria Ferrari, Art Director
    Ufficio stampa: Piero Cademartori, Agnese Casassa

     

    Recapiti

    Divulgarti: +39 331 6465774 – [email protected][email protected]

    Ufficio stampa: Piero Cademartori, +39 338 7676 020[email protected]

    Web: https://www.cad.divulgarti.org/www.divulgarti.orgwww.businessatelier.eu

     

    Informazioni mostra: https://divulgarti.org/cromosoma-xx/

     

     

     

     

     

    Sedi espositive permanenti: Divulgarti Eventi al Ducale, Palazzo Ducale, piazza Matteotti 1, Genova; Creativity Art Design-Business Atelier, Palazzo Saluzzo dei Rolli, via Chiabrera 7/2, Genova
    Sede amministrativa: Località Vagge, Savignone (GE) – Partita IVA e c. f. 02373090998

    Call: +39 331 6465774 – [email protected][email protected] [email protected]

    Web: https://www.cad.divulgarti.org/www.divulgarti.orgwww.businessatelier.eu

     

     

    Divulgarti, nata a Genova nel 2015 da un’idea di Loredana Trestin – gallerista e curatrice d’arte – opera attraverso la proposta culturale, in primo luogo organizzando mostre d’arte di artisti contemporanei in alcuni luoghi ricchi di storia culturale e di prestigio, come Palazzo Ducale e Palazzo Saluzzo dei Rolli a Genova, o Palazzo Zenobio a Venezia, sede della Biennale d’Arte, o in atelier di via Monte Napoleone a Milano e in altre location nazionali. Le mostre e le iniziative culturali sono affiancate da incontri, conferenze, seminari, aperitivi con l’autore, piccoli spettacoli, per coniugare l’arte ai temi del dibattito e dell’approfondimento culturale. Sovente favorisce l’incontro tra arte e imprese, nello spazio Business Atelier dedicato appunto all’esposizione di aziende, studi di design, artigiani, case di moda in un contesto riservato all’arte, così come l’incontro tra artisti e mondo della scuola, attraverso laboratori per bambini e ragazzi e inserendo giovani studenti in un percorso pre lavorativo nei diversi settori per l’organizzazione di mostre ed eventi d’arte.

     

     

    Direttore: Loredana Trestin
    Assistente alla direzione: Maria Cristina Bianchi
    Staff organizzativo: Erika Gravante, Anna Poddine
    , Elisa Succio

    Testo critico: Prof. Roberto Guerrini
    Grafica e web: Anna Maria Ferrari
    , Art Director
    Ufficio stampa: Piero Cademartori

     

  • “BOOM” esposizione a Milano presso la Galleria Cael

    Milano, Galleria Cael, Via Carlo Tenca 11

    dal 29 maggio al 12 giugno 2020

    Evento inaugurale 29 maggio 2020, ore 18

     

    Informazioni mostra e catalogo on line: http://divulgarti.org/boom/

     

     

    Un’esplosione. Un grande boato. In un momento storico e contingente in cui ogni sensibilità umana viene spinta all’eccesso, la pittura “esplode” nella pienezza della sua forza, espandendo il riverbero in microcariche dinamitarde che spostano le nostre certezze, interrogano i nostri sensi, minacciano le nostre paure.

     

    Sono diversi gli artisti da tutto il mondo che fanno “esplodere” la loro creatività in questa esposizione – “Boom”, Milano, Galleria Cael, via Carlo Tenca 11, dal 29 maggio al 12 giugno 2020, per la cura di Loredana Trestin, coadiuvata da Cristina Bianchi, e l’organizzazione di Divulgarti – e che offrono un esempio di come, nella contemporaneità, la pittura e l’arte visiva possano rappresentare una messa a fuoco di un immaginifico reale, uno spostamento laterale dello sguardo verso l’inconsueto, verso un frammento di presente che è residuo della deflagrazione che irrompe nella nostra vita in questo momento così particolare.

     

    Tecniche differenti, punti di vista dell’espressione artistica, ci possono convincere che la bellezza non abbia comunque una fine, che qualsiasi dirompente esplosione possa ricomporsi nel lavoro artistico, che mira a ri-costruire un mondo, anche laddove ogni lacerto sembra disperso.

     

    La multidisciplinarietà di Juliet Napier, artista che vive e lavora a Glasgow, è ispirata – come scrive Erika Gravante nella scheda critica riservata all’artista – a “un particolare interesse al rapporto e al ruolo che i media digitali hanno assunto nella pittura contemporanea”.

     

    Mentre Gorka Arraras, altro artista internazionale presente in questa mostra – spagnolo, che vive e lavora a Londra – trae dall’esperienza biografica la modalità espressiva con la quale affronta, interpreta e talvolta esorcizza i momenti traumatici che hanno segnato profondamente la sua esistenza.

     

    Così come Daria Ripandelli, poliedrica artista romana, lavora sul doppio, sul “personaggio” che abita ciascuno di noi, legando la sua arte al design e all’artigianato artistico.

     

    All’interno della mostra l’opera “Saatgut”, termine tedesco per “sementi”, di Christin Behrend traccia – come descrive Valentina Maggiolo nei materiali della mostra – “la presenza centrale di un logo, la N, presente su un antico sacco di grano, quasi un marchio che rende l’oggetto effettivamente valido e accettato”, una ricerca grafica e di contenuto che caratterizza l’opera dell’artista di Stoccarda.

     

    Ludmilla Radchenko, artista russa che lavora a Milano, con il suo Pop Style crea un racconto, a volte quasi fiabesco, con pennellate di grande dolcezza e romanticismo, affiancate a vere e proprie denunce di alcuni dei più grandi drammi sociali e ambientali.

     

    Sono queste, presenti nella mostra “Boom”, espressioni differenti che permettono ai sensi di riverberare, trovando nell’esplosione che inonda lo sguardo, il sovvertimento delle facili intuizioni, della placida espressione, del muto candore dei sentimenti.

     

    Come Filippo Bettini, l’artista che forse più di tutti incarna questa mostra, perché ha fatto della propria esistenza un modello di “esplosione” che varca ogni confine. Esploratore del mondo e della vita, figlio di artigiani vasari, porta in questa esposizione il primordiale segno esplosivo, quello della nascita della vita, dell’unione generativa, del grande boato/scintilla che irrompe nel mondo a ogni nuova creatura che prende corpo.

     

    La Galleria Cael, prestigioso show room di arte e moda, posta nel cuore della Milano degli affari e del business, da anni propone – insieme alle formidabili creazioni artistiche di Cael Pipin, le cui opere pittoriche e scultoree hanno un forte impatto ed evidenti risvolti di critica sociale e le creazioni fashion di borse e accessori moda si basano su materiali di pregio e un’approfondita ricerca stilistica e di design – una serie di mostre di prestigio, che vedono coinvolti alcuni dei più importanti artisti del panorama internazionale.

     

    Il vernissage della mostra è alle ore 18 di venerdì 29 maggio 2020 e l’esposizione resta aperta sino al 12 giugno, con orario 11 – 19 dal lunedì al venerdì.

     

     

    Esposizione d’arte contemporanea

     

    “BOOM”

     

    Milano, Galleria Cael, Via Carlo Tenca 11

    dal 29 maggio al 12 giugno 2020

    Orari: 11 – 19 dal lunedì al venerdì

     

    Evento inaugurale 29 maggio 2020, ore 18

     

    Direzione artistica e curatela: Loredana Trestin
    Assistente curatore: Maria Cristina Bianchi
    Organizzazione:
    Gaia Crovetto, Ludovica Dagna, Erika Gravante,

    Valentina Maggiolo, Anna Poddine, Elisa Succio
    Grafica e web: Anna Maria Ferrari
    Ufficio stampa: Piero Cademartori, Agnese Casassa

     

    Recapiti

    Divulgarti: +39 331 6465774 – [email protected][email protected]

    Galleria Cael: +39 02 6738 2992 [email protected]

    Ufficio stampa: Piero Cademartori, +39 338 7676 020 – [email protected]

    Web: www.divulgarti.orgwww.businessatelier.eu

     

    Informazioni mostra: https://divulgarti.org/boom/

     

    Sedi espositive permanenti: Divulgarti Eventi al Ducale, Palazzo Ducale, piazza Matteotti 1, Genova; Creativity Art Design-Business Atelier, Palazzo Saluzzo dei Rolli, via Chiabrera 7/2, Genova
    Sede amministrativa: Località Vagge, Savignone (GE) – Partita IVA e c. f. 02373090998

    Call: +39 331 6465774 – [email protected][email protected][email protected]

    Web: www.divulgarti.org – www.businessatelier.eu

     

     

    Divulgarti, nata a Genova nel 2015 da un’idea di Loredana Trestin – gallerista e curatrice d’arte – opera attraverso la proposta culturale, in primo luogo organizzando mostre d’arte di artisti contemporanei in alcuni luoghi ricchi di storia culturale e di prestigio, come Palazzo Ducale e Palazzo Saluzzo dei Rolli a Genova, o Palazzo Zenobio a Venezia, sede della Biennale d’Arte, o in atelier di via Monte Napoleone a Milano e in altre location nazionali. Le mostre e le iniziative culturali sono affiancate da incontri, conferenze, seminari, aperitivi con l’autore, piccoli spettacoli, per coniugare l’arte ai temi del dibattito e dell’approfondimento culturale. Sovente favorisce l’incontro tra arte e imprese, nello spazio Business Atelier dedicato appunto all’esposizione di aziende, studi di design, artigiani, case di moda in un contesto riservato all’arte, così come l’incontro tra artisti e mondo della scuola, attraverso laboratori per bambini e ragazzi e inserendo giovani studenti in un percorso pre lavorativo nei diversi settori per l’organizzazione di mostre ed eventi d’arte.

     

     

    Direttore: Loredana Trestin
    Assistente alla direzione: Maria Cristina Bianchi
    Staff organizzativo: Erika Gravante, Valentina Maggiolo, Giulia Orlandi, Anna Poddine
    Grafica e web: Anna Maria Ferrari
    Ufficio stampa: Piero Cademartori

  • L’artista Colline di Tristezza accusa i giornali torinesi di discriminazione e censura

    L’artista torinese Colline di tristezza, famoso in tutta Italia per aver proposto l’idea della T-Soap la speciale maglietta con l’igienizzante per disinfettare le mani e conosciuto per il jingle-karaoke “Smetti di fumare“, nonchè per le sue jingle-petizioni, lancia un durissimo attacco dal suo canale Youtube al mondo del giornalismo torinese. L’accusa che l’artista fa ai giornali della sua città, è di discriminare i vegani e quindi censurare tutte le sue iniziative, anche quelle non vegane e da cui potrebbe beneficiarne tutta la comunità, in particolare la bizzarra e semplice idea della t-shirt con igienizzante che lui ha battezzato con il nome di T-Soap (proposta lanciata alle imprese italiane e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella). Come da copione, anche questa volta il non-cantante torinese sceglie il format da lui preferito, ovvero quello del jingle-karaoke, ossia un jingle (in questo caso non un vero e proprio jingle) non cantato, ma sottotitolato, in modo che gli spettatori possano cantarlo per conto proprio e lancia dure accuse di censura e discriminazione verso la sua scelta vegana alla stampa della città sabauda, colpevole, a suo dire di stralciare ogni suo comunicato stampa e anche notizie vere, pubblicate da giornali autorevoli. Qui il link del “dissing” ai giornali torinesi, dal titolo Amen, ascoltabile previa attivazione dei sottotitoli https://www.youtube.com/watch?v=O6insp1rfJs

  • Comunicato stampa, del 13/05/2020 Associazione Artistico Letteraria no profit Engel von Bergeiche

    Dopo il successo della passata edizione del concorso, del 2019, questa volta vi proponiamo di scrivere sia a tema libero, che a tema: “Una goccia, per alleviar le pene di Mater Terra!”. Il tema quest’anno ha come Leitmotiv l’attuale scenario che stiamo vivendo insieme a Madre Terra. In un’epoca dove l’uomo ha distrutto e continua imperterrito nel suo processo, per il vile Dio denaro, innocenti soffrono e periscono, mentre Madre Terra sempre più depredata attende una goccia di speranza. Il messaggio del poeta-scrittore Engel von Bergeiche, lanciato attraverso la forza icastica della sua scrittura e della sua poesia, rappresenta ora come non mai una chiara denuncia dei mali del mondo: le aberrazioni dell’uomo, ovvero la violenza sui propri simili più deboli. Infatti, grazie alla sua vena poetica e alla sua verve, improntate ad un verismo genuino e pregnante, egli faceva sentire la sua voce per invocare un maggiore rispetto delle regole, delle leggi e del vivere civile e umano.  Vogliamo ricordare, che quest’anno l’Associazione ha voluto promuovere il Concorso con l’accesso gratuito all’iscrizione delle varie sezioni, per essere vicini a tutti coloro che in questo momento stanno affrontando un periodo critico derivante dal corona virus. Essendo pensiero dell’Associazione Artistico Letteraria Engel von Bergeiche, che la letteratura e l’arte devono essere patrimonio di tutti e tutti devono avere la possibilità di esprimere i loro sentimenti, uniti sempre! Il concorso, si divide in due sezioni: una a tema libero e l’altra a tema “Una goccia, per alleviar le pene di Mater Terra”. Vi possono partecipare sia scrittori che artisti di tutte le età, coloro che sono minori dovranno far pervenire la domanda firmata da un genitore o tutore legale. Per quanto riguarda la reperibilità del bando potrete scaricarlo dal sito dell’Associazione, dalla pagina Facebook Associazione Artistico Letteraria no profit Engel von Bergeiche, dalla pagina del Comune di Ruvo del Monte (Pz), dalle pagine mediatiche del Management Salvo de Vita, sul Resto del Carlino e su vari tabloid della Basilicata, su Concorsi Letterari.it ecc. Il Gala per la Cerimonia di Premiazione si svolgerà nella bellissima terra di Lucania, quando vi sarà apertura da parte del Governo sulle restrizioni regionali del Corona virus. Nel caso in cui, vi fossero problematiche per restrizioni di spostamenti ed aperture per corona virus, tutti i premiati riceveranno a domicilio tramite posta il loro riconoscimento, a spese dell’associazione, con decisione di eseguire la manifestazione in tempi migliori. Vi aspettiamo in tanti perché crediamo nel potere della letteratura e dell’arte, strumenti di unione e patrimonio di tutti, come Mater Terra!

    Per info scrivere a: [email protected] – tel. 3314612907 –

     Associazione Artistico Letteraria no profit Engel von Bergeiche – c.f. 91357940377 – Mo

    Ufficio Stampa: MP Impresa Dello Spettacolo

  • L’intenso paradigma semantico nella pittura di Alessandro Giordani

    Alessandro Giordani è in primis un artista del cuore, un pittore del sentimento, un creativo nel trasporto dell’anima, che non cerca una propria auto celebrazione sterile e un esibizionismo estremo, ma compie una sua selezione semantica ben precisa e ponderata, per trasferire dentro la sua arte pittorica un intenso paradigma di significati pregnanti a cui dare voce e pensiero riflessivo, destinati alla società e alla collettività. La sua formula astratta si presta ad una vasta prerogativa interpretativa e lascia dunque un campo di approccio su più visioni differenziate. La sua è un’arte aperta, per così dire democratica, che non impone e non si impone con autoritarismo e presunzione di sentenza e di giudizio. Alessandro si accosta e si affianca allo spettatore mettendosi a pari livello, per avere un contatto e un afflato empatico immediato, senza proforme e preconcetti. Ecco il segreto della sua pittura, quello che la rende sempre vincente: il dare fino in fondo la possibilità di sentirsi a pieno diritto e a pieno titolo insieme a lui costruttori e promulgatori di visioni, di ideali, promotori di valori, di principi, di speranze, di idee. Questo lo rende davvero speciale come artista e lo qualifica nella sua grande purezza di onestà intellettuale“. Così afferma la dottoressa Elena Gollini nel manifestare il suo elogio verso l’operato artistico di Giordani e anche verso le sue virtù umane traslate nella pittura. E continua: “Scriveva Wolfgang Goethe -Dove c’è molta luce l’ombra è più nera. La pittura di Giordani illumina il nostro presente, rendendo il percorso di approccio uno svelamento di rivelazione, una scoperta sorprendente. Per lui fare arte diventa una “terapia” necessaria per affrontare la realtà e viverla in modo naturale, generando emozioni speciali e situazioni inattese. Scrive Alessandro Baricco -Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto oppure anni e poi la vita risponde-. Lo stesso sentimento si sprigiona nelle opere di Giordani, che recupera nella dimensione narrativa l’idea del racconto che si interrompe, ma poi rinasce e prende altre strade. La vita come l’arte vive di domande senza risposte, che invitano a riflettere e ad interrogarsi. Per Giordani la pittura è dunque un viaggio esteriore con rispondenze e corrispondenze segrete, che ci aiuta a capire il nostro tempo e diventa conoscenza interiore. Per Alessandro dipingere è raccontare la vita, entrando in un tempo sospeso, in un luogo inventato, ma più vero e consistente della realtà”. “Ora voglio assolutamente dipingere un cielo stellato. Spesso ho l’impressione che la notte abbia una ricchezza di colori maggiore del giorno, colorata dei viola, i blu, i verdi più intensi” (Vincent Van Gogh).

  • “Il marmo dai 1000 volti” di Massimo Caramia: arte per l’arte

    “Il marmo dai 1000 volti” è un pregevole e ambizioso progetto che prende vita dalla grande sensibilità intuitiva del maestro del marmo Massimo Caramia, in collaborazione con la dottoressa Elena Gollini. Il patrocinio istituzionale conferito dal Comune di Pietrasanta ha ulteriormente amplificato la portata e la rilevanza sociale e collettiva di questo articolato progetto di ricerca, che ha come protagonista un magnifico e possente blocco di marmo di ancestrale origine medicea, appartenente alla cosiddetta breccia medicea, originaria della zona di Seravezza. Il progetto che porta questa emblematica denominazione “Il marmo dai 1000 volti” vuole scandagliare e analizzare la natura genetica intrinseca di questo blocco portentoso, che nasconde al suo interno una molteplicità di figurazioni di varia tipologia, che appaiono come per incanto e magia tra le variegate e suggestive venature cromatiche naturali.

    La dottoressa Gollini ha dichiarato: “Massimo con la sua radicata è consolidata esperienza come rinomato artista del marmo, è riuscito a fare emergere dal maestoso blocco interessanti immagini figurali, che appaiono come una sequenza incastonata dentro in equilibrio bilanciato e armonico con la consistenza marmoreo e hanno una loro sorprendente resa plastica di forte effetto. L’impatto visivo è molto potente e da subito cattura e conquista lo sguardo. Non si può assolutamente rimanere indifferenti davanti a tanto sorprendente splendore che la natura ci ha donato e che Massimo ha sapientemente fatto affiorare con maestria e competenza. Il blocco è attualmente in fase di analisi stratificata tra interno ed esterno e ogni giorno rivela nuovi spunti e nuovi rimandi, che si aggiungono a quelli già trovati, componendo e fornendo un meraviglioso scenario artistico naturale, assolutamente unico e suo generis. Insieme a Massimo stiamo predisponendo delle iniziative che prenderanno il via con l’aiuto anche del Comune di Pietrasanta per dare il pieno risalto a questo progetto, con una promozione mirata ad hoc e capillare. Il lavoro è lungo e molto impegnativo, ma siamo convinti che i frutti saranno estremamente appaganti e meritatamente soddisfacenti. Come proclamava l’esimio Fedor Dostoevskij la bellezza salverà il mondo e senza dubbio, il marmo dai 1000 volti con la sua incantevole bellezza ammaliante contribuisce a questa salvezza“.

  • L’arte di Davide Romanò sulla scia del simbolismo pittorico

    I pittori simbolisti cercarono di fissare sulla tela le emozioni e come scrisse il poeta Jean Moréas di “vestire l’idea in forma sensibile”. Così come i poeti simbolisti erano convinti che ci fosse una corrispondenza tra il suono, il ritmo e il significato delle parole, così i pittori simbolisti pensavano che il colore e la linea potessero esprimere i sentimenti. Nella scia dei simbolisti sono stati instaurati vari parallelismi interessanti. Ad esempio i dipinti di Odilon Redon sono stati accostati alla poesia di Charles Baudelaire e di Edgar Allan Poe e alla musica di Claude Debussy. La tendenza generale caratteristica accomunante dei pittori simbolisti è la predilezione verso formule con ampie campiture di colore in sintonia con il Post-Impressionismo. Liberando la pittura da quella che Paul Gauguin ha definito come “la restrizione della probabilità” ha contribuito a creare le premesse estetiche per molta arte di qualità del ventesimo secolo. In linea con questi paradigmi cardine del simbolismo pittorico si pone Davide Romanò con la sua arte intrisa di orchestrazioni iconiche e semiotiche sottese.

    La dottoressa Elena Gollini ha messo in evidenza questa stimolante comunione dialettica, spiegando: “Le componenti distintive caratteristiche dell’arte simbolista, sono ravvisabili nel tracciato pittorico di Davide e ne avvalorano la portata e lo spessore. Nelle opere traspare una diafana texture, a rivelare l’intenzione dell’anima di personificarsi e farsi corpo visibile dentro la narrazione. Il colore nel suo ruolo dominante e preponderante esalta il pathos e l’atto creativo si trasforma in gesto di accorato abbandono liberatorio, come un moto salvifico, che lo rassicura e lo protegge. Il simbolo e la realtà si fondono insieme in chiave cifrata e codificata, fornendo allo spettatore un’angolazione particolare di comprensione, in cui la fantasia mantiene inalterato il suo incontestabile diritto di prelazione e si avvale della componente emotiva e sentimentale. Davide trova tramite l’uso del segno e del colore il suo linguaggio espressivo ideale e il modo migliore, più appagante, per comunicare con il mondo esterno, in una visione intima e raccolta, riflessiva, indirizzando l’arte in una dimensione di grande potenza espressiva e di preziosissima risorsa semantica. Tutto viene congeniato con una personalissima impronta stilistica, che ne avvalora la maturità creativa raggiunta e rafforzata attraverso la ricerca e lo studio, in cui pensiero e arte si trovano in perfetta fusione, offrendo ampio respiro alla componente fantastica e immaginifica e la possibilità leggere ed estrapolare dentro il dipinto una speciale avvolgente poesia tracciata con il pennello. Davide conferisce forte imprinting al tratto segnico, la cui suggestione visionaria supporta l’afflato cromatico“. E ancora proseguendo ha asserito: “Al segno e al colore viene dato valore assoluto, nella summa e nell’essenza dei valori filtrati dalla psiche, la cui spinta propulsiva produce e alimenta il divenire e l’affermarsi della proiezione narrativa. Lo scenario definisce immagini catturate nella realtà e trasfigurate, immagini vissute nei ricordi e custodite nella memoria, immagini scatenate dall’inconscio, nella sfera onirica del sogno, di quei sogni che fermentano l’esistenza poetica dell’uomo e ne proiettano la forza e al contempo la fragilità. Nei quadri si snoda la coscienza che l’uomo ha della sua fragilità, che lo spinge alla ricerca di un moto di evasione. L’anima fragile si illumina e attraverso il corollario cromatico acceso e vibrante rinasce e si risveglia e ritrova la dinamicità vitale e il lirismo di fondo. Ogni opera prende vita da una densa carica espressiva, che coincide anche con un incontro intellettuale e una suggestione sociologica, filtrata dalla sensibilità acuta, che contribuisce alla resa pittorica ottimale e ne garantisce la qualificante elevazione“.

     

  • Tgcom24: Giuliana Maddalena Fusari di Spoleto Arte e l’Informale Femmina

    Cresce a vista d’occhio il format Arte in quarantena del Tgcom24. Questa volta lo fa portando in primo piano l’arte di Giuliana Maddalena Fusari. Artista di Spoleto Arte, la Fusari ha un interessante percorso alle spalle. Tale da rendere il suo stile riconoscibile e fuori dal comune.

    I premi e le mostre

    Recentemente insignita da Spoleto Arte del Premio Internazionale Ambasciatore d’Arte (2019) e del Premio Tamara de Lempicka (2018) dalla Milano Art Gallery, Giuliana Maddalena Fusari è stata selezionata in precedenza per importanti esposizioni internazionali realizzate e organizzate dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes. Dalla Pro Biennale presentata da Vittorio Sgarbi a Venezia, alla Biennale Milano presentata sempre dal noto critico nella metropoli lombarda. E poi le esposizioni a Rio de Janeiro, Sanremo, le mostre Spoleto Arte incontra Venezia e Miami meets Milano nel contesto di Art Basel, fiera d’arte più importante al mondo.

    Giuliana Maddalena Fusari

    Uscita dal DAMS con la lode, Giuliana dal 2000 è professoressa accademica. Per lei è stata coniata l’espressione “Estetica dell’Angelismo”. È il 2013 e non passa un anno che l’artista aderisce all’“Estetica Paradisiaca”. Identificandosi spesso con il soggetto dell’angelo, l’artista fa delle Crocifissioni l’espressione del dolore interiore. Molti suoi lavori presentano inoltre delle vistose cuciture in lana mohair, ferite aperte dell’anima, mai rimarginatesi. Il fatto che la Fusari prediliga forme fluttuanti, sospese, scorporate dalla realtà, contribuisce a ricreare quest’atmosfera di ricerca interiore, spirituale. Un aspetto che ben le vale l’entrata nel suddetto movimento, incentrato su un nuovo approccio artistico nei confronti del sacro. Qui i colori si fanno sempre più rarefatti, il bianco trionfa, simbolo di una tensione spirituale che si eleva nonostante una condizione esistenziale asettica. Bellezza e purezza fuse in un unicum di grande potere evocativo.

    L’Informale Femmina

    Si muoverà su questa linea, addentrandosi sempre più nella sfera femminile, fino a giungere all’“Informale Femmina”. Dal 2019 cioè si dedica a una pittura informale a rilievo. L’inserimento di vere perle accentua infatti l’espressione di grazia ed eleganza nelle sue opere. Lo stesso Vittorio Sgarbi commenta: “So che l’arte della Fusari è intimamente femminile, e non solo, o non tanto, per l’impiego […] dei tessuti cuciti. C’è una sensibilità, nella Fusari, un modo di riconoscersi in ciò che produce, una precisa disposizione interiore, fortemente individualizzata, che non potrebbe non essere femminile”. In questa femminilità Giuliana ritrova se stessa, attraverso quello che diviene un atto di conoscenza introspettiva.

    “L’impulso sessuale” continua il professore “fa da grande forza ancestrale che più di ogni altra ci lega alla natura. Ottenerne sollievo e trasmetterlo al prossimo è il massimo risultato che ci si possa prefiggere”.

  • HugForUs – iniziativa di solidarietà

    Nasce l’iniziativa di solidarietà HugForUs, strumento di avvicinamento sociale creato per l’emergenza Covid-19.

    L’iniziativa artistica HugForUs, parte del progetto Collectcolorswithme, ideata da Marco Amedani (Brescia, 1984), ha l’intento di aiutare i cittadini del mondo a superare le distanze sociali imposte durante il lockdown che ha fermato il pianeta.

    La pandemia sta toccando tutti, è una lotta che ci avvicina a livello globale. Ci ritroviamo tutti con sentimenti comuni, in tutto il mondo, a prescindere dalla lingua e dalla cultura.

    HugForUs nasce con l’intento di poter stare più vicini e scambiarsi abbracci attraverso il Colore e la Luce. Questi due mezzi comunicativi ci rendono parte di una comunità che si sta scoprendo molto più grande di quello che fino ad oggi si credeva.

    In questo momento di grande difficoltà, che ha visto Brescia e molte altre città italiane al centro del ciclone della pandemia, accresce maggiormente l’esigenza di sentirci vicini.

    Venerdì 24 aprile è stata rilasciata l’app HugForUs, con essa avremo la possibilità di abbracciare il mondo!

    ​Una volta scelto il proprio colore sull’App, disponibile su Google Play e presto anche per dispositivi iOS, questo si unirà all’abbraccio insieme a quello di molti altri.

    ​Tutti gli abbracci saranno inviati ad un server che li memorizzerà, creando una memoria colorata di questo tempo.

    L’utente potrà ricevere l’abbraccio virtuale guardando la live su YouTube, tutti i giorni dalle 18 alle 24.

     

    HugForUs ha come obiettivo abbracciare l’intera Italia e il mondo.

    Il Team di volontari è un gruppo di professionisti e amici (provenienti da Brescia, Udine, Minneapolis, Lecce, Torino) che sta vivendo il periodo di lockdown distanti e che insieme vogliono donare alle persone un modo per stare più vicini abbattendo i confini imposti.

    ​Tutti possono partecipare: privati cittadini, aziende e Istituzioni, ognuno in maniera differente.

    L’iniziativa ha già raggiunto molte case di cittadini di tutto il mondo. HugForUs è già arrivato: Milano, Brescia, Roma, Torino, Cremona, Madrid, Tomsk, Londra, New Castle, Berlino, Parigi, Minneapolis, Philadelphia

    È stato sviluppato un software che trasformerà i colori degli utenti in segnali digitali da usare per installazioni, come videoproiezioni o impiegando corpi illuminanti, che potrà essere installato su un personal computer da chi fosse interessato a partecipare all’iniziativa per poi attivare una diretta streaming usando i sistemi già esistenti per condividerla, come per esempio su Facebook o YouTube.

    I colori e i nostri abbracci potranno essere visti in tutte le città del mondo che aderiranno all’iniziativa.

    Con HugForUs possiamo mostrare la nostra vicinanza stando a casa.

    Un abbraccio collettivo mondiale, simbolo di solidarietà, unione e supporto.

    Con il sostegno di Arteamica

     Maggiori informazioni su www.hugforus.com

  • L’antica tradizione del colore blu nella pittura di Roberto Re

    Risale alla notte dei tempi l’origine del colore blu. In particolare, si tramanda che furono gli antichi Egizi nel 2200 a.C. a scoprire il suo valore intrinseco connaturato, nel tentativo di creare un pigmento permanente, che potesse essere applicato ad una varietà eterogenea di superfici, con un utilizzo duttile e versatile. Da allora, il blu ha continuato ad evolversi e svilupparsi con svariate tonalità e sfumature affascinanti. Il blu è sinonimo di sentimenti di pace, di calma, di piacere, di beatitudine intima. Il blu associato a elementi naturali come il cielo terso e l’acqua limpida e cristallina è diventato uno dei colori preferiti e prediletti dagli artisti di ogni epoca, che lo hanno scelto come mezzo di espressione fondamentale della loro poetica comunicativa. Tra gli illustri e autorevoli maestri della storia dell’arte, anche Pablo Picasso ha avuto un cosiddetto “periodo blu” in cui tutti i dipinti erano realizzati usando la tonalità del blu e del blu-verde, per imprimere un’atmosfera particolare. Sulla scia di questa tradizione millenaria Roberto Re ha deciso di intraprendere la sua esclusiva e distintiva ricerca sul colore blu.

    La dottoressa Elena Gollini ha commentato la recente mostra di Re all’interno della piattaforma online da lei curata, dove sono presenti in esposizione 20 opere di grande pregio. In particolare, ha affermato: “Insieme a Roberto abbiamo designato la mostra con un titolo davvero speciale, Rhapsody in blue, per fare emergere appieno il potere evocativo musicale sprigionato dal blu, riprendendo e richiamando l’accattivante sonorità melodica del noto brano Rhapsody in blue di George Gershwin. Il blu è per Roberto un colore a se stante, che riesce a infondere allo scenario narrativo astratto lo stesso potere di una formula figurale. Il blu è personificazione, è identità, è connotazione, è preambolo e preludio di emozione pura, catalizzatore di sentimento incondizionato e incontaminato. Il blu ha una sua magia innata, che Roberto trasporta nella costruzione ed enfatizza al meglio con una propria personale e soggettiva rivisitazione e trasfigurazione. Il blu protagonista prediletto nei quadri troneggia nel suo radioso splendore illuminante, come la metafora di una rivelazione misteriosa tutta da scoprire e rivelare, che lo sguardo dell’osservatore deve saper carpire e decifrare, instaurando una coesa sintonia di complicità con Roberto e attivando una spiccata sensibilità intuitiva, che lo trasporta direttamente dentro il nucleo e il fulcro cromatico acceso e vitale“.

  • Non si ferma la vita è il nuovo brano di Massimiliano Modesti

    ” Non si ferma la vita è il titolo di un mio brano ma è anche il racconto di quello che ho visto e vissuto in prima persona, e che continuo a vivere “. 
                                                                          Massimiliano Modesti

    Il cantautore bolognese presenta a tutte le radio italiane il suo nuovo brano, scritto e realizzato in questi ultimi mesi. Inno alla speranza, all’amore, alla libertà e alla vita ci racconta la forza di un paese unito nell’affrontare le difficoltà che hanno monopolizzato le cronache di questo 2020.

    Massimiliano Modesti, cantautore bolognese, classe 1990, si avvicina al mondo del canto all’età di 15 anni seguito dalla vocal coach Gloria Bonaveri ( premio della critica a Sanremo Giovani 1995 ). Negli anni affina le capacità vocali iniziando anche a scrivere le sue prime canzoni. Partecipa a numerosi concorsi e casting conseguendo importanti riconoscimenti in ambito nazionale. Si esibisce a Casa Sanremo durante le manifestazioni collaterali al festival della canzone italiana e pubblica, nel 2019, il suo primo singolo intitolato ” Tu sei me “. 
    Impegnato nella scrittura dei brani del primo album, produce e pubblica il suo nuovo brano ” Non si ferma la vita “

  • Ogni giorno è Pasqua. Salvatore Accolla, un Outsider fra le pietre della Magna Grecia

    Con una suggestiva esposizione dedicata a Salvatore Accolla, la Fondazione Credito Bergamasco riassume il senso dell’intera esistenza e del profondo itinerario d’arte di un artista outsider di grande talento.

    Non si fermano le attività espositive e culturali che Fondazione Creberg aveva programmato per l’anno 2020, secondo nuove modalità compatibili con l’emergenza sanitaria in corso e con le restrizioni che ci vengono imposte nella vita di tutti i giorni.

    La Fondazione Credito Bergamasco aveva organizzato – in collaborazione con il Laboratorio Artisti Outsider e il Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia – una mostra dedicata a Salvatore Accolla presso il Centro Culturale San Bartolomeo di Bergamo dal 10 al 24 maggio 2020 e presso il M.A.C.S. di Romano dal 25 luglio al 6 settembre.

    A causa delle restrizioni sanitarie attuali è stata realizzata una visita virtuale alle opere in mostra, resa disponibile al pubblico on-line il giorno 9 maggio alle ore 11.00 – in corrispondenza della data a suo tempo prevista per l’inaugurazione – attraverso la newsletter e i canali social di Fondazione Creberg. È una straordinaria opportunità per ammirare, in una modalità diversa, opere d’arte di grande valore qualitativo e per approfondire l’intenso percorso esistenziale – segnato dalla malattia e dal dolore – di un artista relegato in una posizione di marginalità sociale.

    Salvatore Accolla nasce nel 1946, in una zona povera di Siracusa; al rientro dalla Germania, dove si è recato per motivi lavorativi, viene ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di Siracusa a causa di una delusione amorosa. Salvatore rimane in manicomio per vent’anni, quando esce fatica a riconoscere il mondo che lo circonda e a trovare un suo proprio posto. La propensione alla pittura, coltivata anche all’interno dell’ospedale psichiatrico, porterà in seguito un giovane psichiatra ad allestire una sala di pittura all’interno dell’istituto, permettendo anche agli altri internati di potersi esprimere artisticamente. Definitivamente dimesso, Accolla realizza le sue opere a ritmi vertiginosi e le vende per strada.

    Il linguaggio e lo stile di Salvatore Accolla sono ben definiti, così suoi da costituire in sé una firma, un pittore molto raffinato, tanto da sembrare formato artisticamente in un ambiente colto, nonostante abbia frequentato solo le scuole elementari e non abbia mai preso alcuna lezione di disegno o di pittura. Le 52 opere in mostra sono realizzate dall’artista tra il 2001 e il 2004 con la tecnica dello smalto su cartoncino, le dimensioni sono 50 x 70 cm o 70 x 50 cm.

    Tutta la vita dell’artista è scandita da questo ritmo del fare: migliaia di disegni realizzati, migliaia di tele dipinte. Migliaia di poesie. Poesie rese in lingua siciliana e con una scrittura degna di un alfabeto assirobabilonese. Sostenitore sincero della povertà materiale. Grande nella sua semplicità. Semplice nella sua grandezza. Un artista fuori norma.

    «Accolla ha assorbito dal suo tempo, dal suo paesaggio, dalla sua città, dai suoi viaggi, dalle sue avventure e dalle sue disavventure… Insomma, da tutta la sua storia di vita» spiega Daniela Rosi, presidente del LAO, Laboratorio Artisti Outsider, e curatrice della mostra, «Non si può dire per questo che Accolla sia un uomo povero. È un uomo che teorizza, Non credo di aver mai conosciuto nella mia vita un uomo più ricco di Accolla, un uomo che ha tutto perché è riuscito a ridurre al minimo estremo le sue esigenze, facendo dell’arte una delle sue poche e irrinunciabili necessità

    In occasione della mostra virtuale “Ogni giorno è Pasqua” Salvatore Accolla ha dedicato una poesia intitolata “Una rosa per Bergamo” che verrà pubblicata sui canali social della Fondazione Creberg durante il periodo di mostra.

    «Con le sue parole, la sua testimonianza e la sua pittura, Accolla ci invita a concentrare la nostra attenzione su valori importanti e su aspetti essenziali della vita, non disperdendoci in molteplici attività e in mille rivoli che sovente la inquinano – rendendola vacua e irrilevante – attraverso falsi ideali, inutili idoli, vuoti pensieri» dichiara Angelo Piazzoli, Segretario Generale della Fondazione Credito Bergamasco e curatore della mostra. «Il riferimento alla Pasqua va inteso nel senso della necessità di avere consapevolezza dell’unicità e della irripetibilità dell’esistenza – connotata come “passaggio” (a sua volta, sommatoria di quotidiani passaggi esperienziali) – prendendo coscienza del valore inestimabile dei minuti, delle ore, dei giorni, per ciascuno dei quali essere grati, riconoscenti, festosi.»

    «Non c’è un solo dipinto in questa mostra – prosegue Piazzoli – che non sia denso di simboli e di significati reconditi, immediatamente percepibili dall’osservatore accorto; trovo sorprendente la profondità del pensiero e, nel contempo, l’elevata qualità artistica dell’autore che si caratterizza per notevoli doti tecniche (frutto di una applicazione maniacale), per rilevante capacità nell’uso del colore e degli accostamenti, per raffinato senso della composizione, per originalità di soluzioni; le sue opere, come ben sottolinea Daniela Rosi, ci appaiono come una originale e personale metabolizzazione di tutto il Novecento.

    Il nostro Progetto Outsider ha come obiettivo il sostegno e la promozione di artisti, che si trovano in una posizione di marginalità sociale, definiti nella nomenclatura internazionale come artisti outsider, vivendo situazioni di bisogno, di solitudine, di malattia. Questa esposizione – ricca di fascino e di suggestioni – rappresenta il  giusto tributo ad un pittore di talento, costituendo l’occasione per diffondere una cultura antistigma.»

    Il giorno 26 luglio – data in cui si sarebbe inaugurata la seconda tappa della mostra presso il M.A.C.S. di Romano di Lombardia – verrà pubblicato sul sito della Fondazione Credito Bergamasco il catalogo dell’esposizione in versione web; le pubblicazioni cartacee saranno poi distribuite secondo modalità che saranno comunicate a tempo debito.

    Come spiega Mons. Tarcisio Tironi, direttore del M.A.C.S. di Romano di Lombardia e curatore della mostra «Il grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar (1905-1988) in questo passo dà voce a Cristo stesso, così: «Pasqua è qui, adesso. Ogni giorno, quel giorno. Perché la forza della mia Risurrezione non riposerà finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione, e non abbia rovesciato la tomba dell’ultima creatura. La solennità della Pasqua è narrata e celebrata da una mirabile eredità artistica, musicale, letteraria, filosofico-teologica e spirituale-tradizionale che non può esaurirsi in una “festa di primavera”

  • Intervista a Daniela Rebuzzi di Spoleto Arte: l’arte, un viaggio spirituale

    Lugano, 6 maggio. La passione per i viaggi è il filo conduttore che collega Daniela Rebuzzi alle sue opere. Viandante tra spiritualità e colore, l’artista della rosa di Spoleto Arte crea lavori che accendono nell’osservatore il desiderio di perdersi al loro interno. Perdersi sì, ma per poi ritrovarsi. Daniela mette nelle sue opere tutta la sua esperienza e ricerca per trarne la parte migliore. Come una guida, ci conduce per mano in un sentiero che si apre su risonanze positive. Ecco perché osservando le sue creazioni si prova il segreto piacere di stare in pace con se stessi. Dal 23 aprile è possibile sperimentare la sensazione di essere tutt’uno con questo mondo anche sulla piattaforma Arte in quarantena del Tgcom24. E proprio dopo un contributo a lei dedicato, abbiamo voluto farle qualche domanda.

    Le piace l’iniziativa del Tgcom24 di portare direttamente a casa l’arte contemporanea durante l’isolamento?

    Quando me ne hanno parlato, mi è sembrata un’ottima iniziativa. L’espressione artistica riesce a raggiungere lo spettatore, anche se non direttamente, avendo la possibilità di espandersi e dimostrare la propria forza. Sono fermamente convinta che ogni espressione d’arte è una “medicina invisibile” a portata dell’uomo e che, specialmente in questo periodo, ne abbiamo urgentemente bisogno.

    Daniela Rebuzzi

    Secondo lei per fare vera arte occorre viaggiare oppure l’arte è un viaggio che cominciamo in noi stessi?

    Per quanto mi riguarda, entrambe le cose. Il viaggio della mia vita, specialmente il mio cammino spirituale, influenza molto la mia pittura. D’altro canto il mio universo personale viene ampliato grazie alla mia passione per i viaggi che sono un vero percorso interiore, tracciato spesso in solitaria, al fine di entrare in comunione con i luoghi e le culture incontrate. Una sorta di studio che successivamente, dai miei taccuini, si traduce in arte.

    Nelle sue opere c’è effettivamente una forte componente spirituale e cromatica. Come comunicano queste due realtà nei suoi lavori?

    La realtà spirituale e quella cromatica coesistono nelle mia creatività e si fondono per esaltare il concetto che desidero esprimere attraverso un’opera d’arte. La sperimentazione della componente cromatica e l’energia dei colori delineano e rafforzano i concetti spirituali.

    Che funzione ha la parola nelle sue creazioni?

    Il gesto e la materia sono uno dei punti chiave da cui si dirama la mia arte dove confluisce spesso anche la parola, in foggia di scrittura o di poesia, sulla scia del desiderio di far emergere il concetto delle mie creazioni.

    C’è un’opera a cui è affezionata?

    L’opera a cui sono molto affezionata è senza dubbio Grandmother. Si tratta di un dipinto eseguito con tela dipinta ad olio lavorata a maglia. È stata un’opera che mi ha portato molto successo e visibilità, apprezzata inoltre dal critico Vittorio Sgarbi. Un dipinto che ho dedicato a mia nonna, la quale mi ha tramandato la passione per la manualità e insegnato il sapere dei lavori artigianali di un tempo.

    Come ha conosciuto Spoleto Arte e il suo presidente?

    Durante le selezioni della Biennale Milano 2017. In quell’occasione ho conosciuto il suo presidente Salvo Nugnes, grazie al quale nel corso degli anni ho partecipato a diverse esposizioni collettive.

  • Emergenza Coronavirus, Andrea Mascetti: “Il sostegno alla cultura deve essere garantito”

    La Fondazione Cariplo, chiarisce Il coordinatore della Commissione Arte e Cultura Andrea Mascetti, sarà al fianco del mondo della cultura: “Il primo obiettivo da raggiungere è garantire la sopravvivenza del settore”.

    Andrea Mascetti

    Andrea Mascetti: “Necessari interventi di ampio respiro per salvare la cultura”

    Di fronte allo scoppio dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, il settore culturale è tra i più esposti a causa delle misure globali e nazionali che hanno imposto il distanziamento sociale e la chiusura di numerose strutture come cinema, teatri e musei. “La cultura – sostiene Andrea Mascetti nell’intervista a “Malpensa 24” – non è chiacchiericcio. È un settore che vale il 6 per cento del Pil italiano e che conta 1 milione e 500 mila lavoratori”. Nonostante questi numeri, c’è chi però teme che, di fronte a una delle più gravi crisi economiche di sempre, i tagli andranno a colpire in primis proprio la cultura. Secondo Il coordinatore della Commissione Arte e Cultura della Fondazione Cariplo ciò potrebbe avvenire più facilmente all’interno dei bilanci comunali, sebbene si tratti nelle prime fasi di una “risposta emergenziale”. Quello che occorrerà in futuro sarà la predisposizione di numerosi interventi di sostegno al settore, nell’ambito di “una logica strutturale, di più ampio respiro”. Un tema che non riguarda solamente le strutture citate in precedenza, come i musei, ma anche l’editoria, già provata prima dell’emergenza e sottoposta ora ad ulteriori perdite in termini di quote di mercato. Tra le misure adottabili a livello governativo e suggerite da Andrea Mascetti vi è la possibilità di defiscalizzare “al 100 per cento tutto ciò che viene investito a favore del settore. Un segnale doveroso e che permetterebbe una reazione forte”. Un’ulteriore risposta, conclude, potrebbe provenire inoltre anche dal contributo futuro di ciascun cittadino, con la riscoperta del nostro patrimonio letterario e artistico.

    Andrea Mascetti, Fondazione Cariplo a sostegno della cultura

    La Fondazione Cariplo, ricorda Andrea Mascetti, non taglierà i fondi destinati alla cultura: “Il nostro statuto prevede lo sviluppo di tutta una serie di attività. Tra queste c’è la cultura, che non rappresenta un incidente, bensì un pezzo importante della mission della Fondazione”. Tra i primi obiettivi che la Fondazione si è prefissata di raggiungere vi è infatti la garanzia stessa della sopravvivenza del sistema culturale regionale, compiendo un passo indietro rispetto ad altri progetti sofisticati, e concentrando gli sforzi “su un intervento di salvaguardia della rete culturale lombarda”. L’imprevedibilità degli eventi futuri non consente ad Andrea Mascetti di potersi sbilanciare sulle cifre che saranno messe a disposizione per il settore, tuttavia rimane certo che verranno garantite “le linee di finanziamento che Fondazione garantiva prima di questa crisi”, mentre non è esclusa inoltre la messa in campo di “strumenti speciali oltre a quelli che già si conoscono”. Entro l’estate, assicura Il coordinatore della Commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo, saranno fornite maggiori risposte, soprattutto per quanto riguarda l’ammontare dei fondi che verranno resi disponibili.

  • È online la mostra “Arte da indossare” di Valentina Medici a cura di Elena Gollini

    È stata ufficialmente esposta nella piattaforma online delle mostre a cura di Elena Gollini la photogallery dedicata alle speciali creazioni di gioielli artistici realizzate da Valentina Medici con grande fantasia e spiccato estro di inventiva. La mostra si intitola “Arte da indossare” per indicare simbolicamente il valore artistico pregnante dei suoi gioielli di tipo artigianale 100% Made in Italy. L’esposizione raccoglie 20 immagini di opere scelte appositamente nella corposa produzione della Medici, per avvalorarne e rafforzarne il meritevole percorso, che con inesauribile passione e dedizione sta compiendo all’interno di questo eterogeneo e multiforme settore creativo, che dal passato ad oggi si dimostra sempre di forte attualità e che possiede delle qualità di plus valore esclusivo e sui generis. La dottoressa Gollini ha dato risalto alle caratteristiche connotativi principali del fare artistico della medici commentando: “La versatile creatività di Valentina emerge appieno sia nell’ambito pittorico che in quello legato alla magia avvolgente del gioiello artistico, che con il suo fascino, la ricercata raffinatezza delle fattezze e l’eleganza garbata conquista fin dal primo sguardo. Valentina senza dubbio si dimostra pienamente appagata e gratificata sia attraverso la pittura sia attraverso l’elaborazione ideativa ed esecutiva dei gioielli. Ricordiamo che fin dai tempi antichi il gioiello è un oggetto di indagine dalle molteplici sfaccettature, che storicamente ha avuto un’ampia varietà di ruoli e di funzioni simboliche. Nella nostra epoca assume nuovi stimolanti significati, che si estendono anche oltre e al di là dei confini interpretativi tradizionalisti e lo rendono più eclettico e originale come concezione. Il gioiello come quello realizzato da Valentina è un gioiello di ricerca d’artista, che acquista valori differenti. Rispetto al passato ed è il risultato di nuovi intenti espressivi, che caricano la materia lavorata di contenuti e di senso estetico e formale inediti. La trasformazione del gioiello da opera artigiana tout court a vera e propria opera d’arte è un processo che ha origine alla fine dell’Ottocento e che si consolida e si evolve durante il ventesimo secolo. Soprattutto a partire dal 1960 appare sempre più radicale il ripensamento profondo del ruolo e del significato dell’ornamento all’interno della società e parecchi artisti visivi e artisti orafi sperimentano i propri confini di studio e di ricerca tra gioiello e scultura, dando vita al concetto di arte da indossare, che rispecchia perfettamente lo stile e l’orientamento di pensiero di Valentina, che considera quello del gioiello artistico come un linguaggio paritetico alla pittura, alla scultura e alle altre arti visive in generale, attribuendogli la medesima portata e valenza comunicativa formale e sostanziale“.

    VISITA LA MOSTRA:

    https://lemostreonlinedielenagollini.wordpress.com/arte-da-indossare-valentina-medici/