“L’approccio approfondito e attento alla produzione pittorica di Federico Marchioro suggerisce immediatamente nel fruitore una dimensione di suggestione visionaria a livello empatico, che attira e attrae la sfera sensibile e si riflette nel coinvolgimento globale”. La Dott.ssa Elena Gollini spiega così l’importanza della componente empatica all’interno del variegato corollario espressivo dell’arte pittorica di Marchioro affermando: “Federico è capace di focalizzare e orientare il pathos intimo dello spettatore attraverso un contatto empatico immediato, che si sviluppa da subito e canalizza lo stimolo curioso e sensibile verso il nucleo sostanziale della narrazione. In tal modo lo scenario diventa vibrante e pulsante e agli occhi dello spettatore si anima e si accende di luce e di energia. La potente suggestione visionaria si profonde e si propaga con sferzante portata espansiva, estende e amplifica la dimensione ottica e tattile ed accentua l’intensità dell’effetto plastico e della bidimensionalità. La parola empatia è davvero molto calzante per classificare quel tripudio alchemico di colore e di materia, di forme e di figure, che Federico genera e plasma come entità magiche, dotate di un’allure unica e speciale. La pittura informale di Federico rispecchia il suo animo di intraprendente avventuriero e audace sperimentatore, di anticonformista e libero battitore e suggerisce al fruitore un tumulto di percezioni sensoriali. L’empatia diventa subito sinonimo di complicità condivisa e si instaura così un rapporto preferenziale quasi elitario, una coesione simbiotica, che trascende poi progressivamente in un legame virtuale stretto che diventa una relazione compartecipe, vivace e dinamica di reciproco scambio dialettico e di reciproca interazione visionaria. La vocazione artistica di Federico viene dunque alimentata attraverso l’intento di generare e di incrementare quel sentimento cardine di empatia che influisce positivamente sulla predisposizione recettiva da parte dello spettatore, incline a scandagliare l’orchestrazione rievocativa in modo analitico. Valutare la produzione di Federico a livello qualitativo non può assolutamente limitarsi a guardare in superficie e in modo marginale, ma significa penetrare gli articolati ingranaggi e in particolare i meccanismi elucubrativi della sua psiche di uomo-artista di grande spessore, che pondera e riflette su ogni sua azione e la riporta nell’atto e nel gesto pittorico con un criterio di coerente e responsabile pensiero. Ecco, perché Federico si può considerare a tutti gli effetti un artista di pensiero, un artista di mente oltre che di sentimento, capace di ottenere soluzioni frutto delle sue radicate convinzioni esistenziali e di renderle facilmente fruibili anche alla mente dello spettatore conquistandone in toto l’empatia”.
È stata inserita ufficialmente nel circuito selezionato con la curatela della Dott.ssa Elena Gollini la mostra online di Alessandro Rinaldoni, che raccoglie una significativa produzione di interessante prospettiva. La mostra s’intitola in modo simbolicamente rievocativo “Energia poetica” per evidenziare ed enfatizzare la sfera aulica e poetica, che è insita nella comunicazione espressiva della formula artistica di Rinaldoni e al contempo per far emergere appieno anche la componente energetica ed energizzante, quel flusso potente di energia pura e autentica, che lo guida nella sua fervida ispirazione e lo accompagna nella voglia di ricerca e di sperimentazione. La Dott.ssa Gollini ha elogiato Rinaldoni per la sua meritocrazia e per l’impegno appassionato con il quale si prodiga. In particolare, ha dichiarato: “Alessandro è un promettente artista emergente con indiscusse doti qualitative e con acclarate risorse di pregio. Il suo lavoro artistico è ricercato e originale, manifesta appieno quella delicata poesia, che appartiene al suo animo sentimentale e al tempo stesso possiede uno slancio e un trasporto pieno di energia vitale e di quel dinamismo energetico, che appartiene all’indole intraprendente. Alessandro svolge la propria ricerca in modo autonomo e indipendente, senza mai risultare banale e monotono, senza mai usare dei cliché emulativi e copiativi, con la coerenza e la consapevolezza di voler dimostrare il proprio valore libero e svincolato da condizionamenti. Alessandro è artista di libero pensiero in primis e come tale vuole presentarsi e proporsi. Unitamente alla vena creativa innata accosta e allinea una spiccata sensibilità intuitiva nel saper declinare soluzioni accattivanti e piacevoli alla vista, che rispecchiano e riflettono un buon gusto autentico. Alessandro si offre al fruitore con spontanea volontà di condivisione, lasciando un ampio margine di discrezionalità interpretativa e di dialogo aperto, perché concepisce l’arte come medium collettivo e aggregativo. Dalle opere si sprigiona in toto questo desiderio di comunanza e di incontro gratificante e appagante. La sua speciale energia poetica è frutto di una commistione armoniosa ed equilibrata di elementi e componenti scenici, che si mescolano in perfetto bilanciamento. La sua impostazione creativa cerca sempre una corrispondenza alchemica, che possa risultare di positivo impatto. Ad Alessandro piace sempre essere in linea con un’impostazione di ordine garbato e delicato, che alimenta una vivacità briosa senza mai risultare esagerata, perché l’arte è innanzitutto sinonimo di stile e di classe raffinata”.
“Nell’osservazione analitica e scandagliata della produzione pittorica facente capo a Rosanna Piervittori ritengo sia interessante dedicare alcune particolari dissertazioni anche sulla cosiddetta dimensione fiabesca, che reputo attinente al potente flusso immaginifico e fantastico, che si propaga dall’orchestrazione scenica”. La Dott.ssa Elena Gollini parla dell’artista Rosanna Piervittori delineando l’aspetto e il tratto tendenzialmente fiabesco ravvisabile e individuabile come comune denominatore della sua poetica espressiva e come nota distintiva connotativa di pregio qualificante. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha sostenuto al riguardo: “Si comprende da subito come Rosanna attribuisca e conferisca grande rilevanza al potenziale insito nella dimensione fiabesca, che risulta poi essere connaturata alla sfera dell’immaginario e della fantasia, dalla quale Rosanna attinge per trovare espedienti inediti e dare ancora più forza pulsante alla sua vivace e volitiva ispirazione. La dimensione fiabesca viene sempre ben dosata e misurata, affinché non risulti prevalere in modo esagerato e incontrollato, ma funga da cornice di contorno equilibrata e bilanciata e faccia da contraltare all’insieme. Si tratta dunque di un influsso dedicato e modulato ad hoc, in quanto Rosanna non vuole ovviamente risultare una pittrice fantasy in senso stretto e in senso lato. Certamente questa allure fiabesca rende la struttura e la sintesi figurale più soave e più sinuosa, la rende più accattivante per il fruitore. Raccontare e descrivere in modo rigidamente pragmatico e realistico non fa parte del DNA creativo di Rosanna, che invece vuole estrapolare in modo soggettivo per poi resettare le informazioni provenienti da quanto la circonda, ricavando delle argomentazioni personalizzate. Il prezioso contributo fornito dall’inventiva l’aiuta proprio a -contaminare- la visione statica e rigida e a renderla morbidamente avvolgente. La dimensione fiabesca fa leva di rimando anche sulla visione onirica e su quella dinamica percettiva connessa al sogno e al sognare, intesa non come abbandono inconscio e incontrollato della psiche, ma bensì piuttosto invece come approccio recettivo libero e non condizionato da ragionamenti troppo complicati e da macchinose elucubrazioni. Questa prospettiva di vedute si rende aperta anche verso una contemplazione meditativa tra sogno e realtà, dove entra in gioco il discorso della digressione dialettica fantasiosa di tendenza fiabesca. Guardare un’opera di Rosanna permette allora di capire e di comprendere quanto l’arte possa davvero regalare una molteplicità di occasioni e di opportunità di relazionarsi con essa in modo davvero approfondito, senza nessuna preclusione. L’arte di Rosanna diventa comprovante di come il dialogo fruitivo possa svilupparsi ed evolversi in modo diverso e diversificato, senza però mai perdere la potenza ammaliante del proprio lumen liberatorio”.
‘Mediomanager’ di Barbara Di Salvo, il manuale di sopravvivenza aziendale che svela chi boicotta e perché non funzionano le tecniche di leadership e di gestione del personale.
Originale guida pratica sulle più efficaci tecniche di gestione delle risorse umane contrapposte, con un pizzico d’ironia e in forma di storytelling, a racconti emblematici sui metodi usati dai manager mediocri per ridurle a casi umani.
Queste brevi storie, basate su fatti reali, spiegano ai lavoratori come riconoscere i mediomanager, sentirsi meno soli e impotenti, difendersi da loro e non farsi inghiottire dalla mediocrità dilagante.
I manager vedono quali errori evitare per essere davvero leader, tirare fuori il meglio dai collaboratori e portare l’impresa al successo, attraverso la selezione del personale e lo sviluppo dei talenti, passando per motivazione, formazione, valutazione e aumento della produttività, gestione delle crisi, trasparenza, gioco di squadra e la più proficua e coinvolgente direzione aziendale.
Gli imprenditori e i professionisti HR trovano nuovi spunti per gestire il personale e impedire che i mediomanager facciano danni ai talenti e all’impresa, anche grazie all’originale approccio della piramide rovesciata e degli ingranaggi che fanno da volano per l’innovazione e la crescita.
Per tutti un agevole manuale per navigare verso l’eccellenza e schivare gli squali che comandano negli abissi aziendali, fingono entusiasmo coi superiori per ogni cambiamento o tecnica di leadership, ma in realtà li boicottano annientando i talenti e la creatività.
Nessuna impresa si salva perché i mediomanager si replicano come virus, forse per invidia, di sicuro per non perdere il potere garantito dalla mediocrità in cui sguazzano.
Infatti, come nota l’autrice, ‘Ogni leader rende felice un’azienda a modo suo, tutti i mediomanager si somigliano nel mandarle in disgrazia.’
Mediomanager è disponibile in libreria e sui principali store online, anche in formato e-book.
Note biografiche:
Barbara Di Salvo ha una lunga esperienza professionale come avvocato e responsabile delle risorse umane.
Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Milano, ha prima esercitato la libera professione come avvocato specializzato in diritto del lavoro e societario a Roma per poi passare alla gestione HR. Ha approfondito lo studio sulla gestione delle risorse umane presso la Northwestern University di Chicago, IL-USA, dove ha conseguito la certificazione Senior Certified Professional dalla Society for Human Resource Management.
In tema di motivazione e comportamento umano ha già pubblicato “In difesa dell’egoismo” (Rubbettino 2014) e “L’egoismo fa bene a tutti” (Il Giornale 2017).
“Rosso sorriso: la meraviglia del donare” è il titolo dello spettacolo organizzato da Avis Comunale di Bergamo in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue, che si celebra ogni anno il 14 giugno per aumentare la consapevolezza sull’importanza del dono.
Un evento gratuito aperto a tutti, che si terrà domenica 13 giugno, alle ore 17:00 al Parco della Fara di Bergamo (viale delle Mura, 46), con obbligo di prenotazione sul sito www.avisbg.it a partire dal 1° giugno. All’evento saranno presenti anche le telecamere del Progetto Nazionale Rosso Sorriso – La Casa dei Regali, che effettueranno riprese video da inserire nel film omonimo “Rosso Sorriso – La Casa dei Regali”, prodotto da Avis Nazionale, Avis Regionale Lombardia, Avis Provinciale Bergamo, con il patrocinio del Miur e di Rai Ragazzi.
Tra gli altri, protagonisti – direttamente da Rai YoYo – Oreste Castagna, conduttore televisivo, autore, regista beniamino della tv dei ragazzi e Laura Carusino, il volto televisivo più amato dai bambini; Mago Marcello Bolle Show; Mago Tornadò Magie Magiche e Mago Celestino Giochiamo. Uno spettacolo dunque su misura per famiglie, bambini e ragazzi, ma adatto a tutti coloro che vogliono passare una domenica in allegria e impegnati per una buona causa.
“Per questa edizione, abbiamo deciso di organizzare uno spettacolo dedicato ai giovani e ai bambini, perché fin da piccoli è possibile scoprire l’importanza e la meraviglia del dono. Creare consapevolezza sulla necessità di sangue ed emoderivati è l’intento primario che accompagna questa giornata, che ogni anno celebriamo con manifestazioni e iniziative. Abbiamo organizzato un evento all’aperto, con obbligo di prenotazione per garantire il rispetto delle normative anti-Covid e al quale si potrà assistere seduti sull’erba su coperte di colore rosso, che tutte insieme formeranno una goccia, simbolo dell’unione che può davvero fare la differenza” spiega Paolo Comana, Presidente di Avis Comunale di Bergamo.
Slogan dell’edizione 2021 è “Dai il sangue e continua a battere il mondo”, perché sono proprio i donatori di sangue a mantenere vivo il mondo, grazie alla loro generosità. Donare il sangue significa salvare vite e migliorare la salute, propria e di chi ci sta intorno. Focus speciale della campagna, il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di giovani, che rappresentano il presente e il futuro di Avis e delle donazioni.
Per informazioni, prenotazioni e per scoprire il programma completo:www.avisbg.it
Giovedì 3 giugno alle ore 18.00 presso la Feltrinelli di Genova di via Ceccardi verrà presentato il romanzo “La fotografia”, l’ultimo libro dell’autore Cristiano Carpaneto pubblicato per De Ferrari Editore.
La bellezza, nelle varie forme in cui essa si può presentare alla vita, da quella estatica dei contorni del viso a quella conturbante per le forme del corpo, da quella compulsiva per il possesso di un gioiello a quella disarmante per un amore inaspettato, può rappresentare una condanna?
Questo è il nuovo dilemma che si trova ad affrontare l’Avvocato Filippo Cereseto, chiamato a prestare i suoi servigi ad Adele, amica di un tempo lontano dall’antica conturbante bellezza, per gettare la luce su di un fitto mistero che affonda le sue radici nel passato di «tutti».
Un enigma che condurrà il giovane Avvocato in un viaggio a ritroso verso i luoghi natii della sua adolescenza attraverso la vita di alcune delle persone protagoniste di quel tempo delle quali serba, tuttavia, solo ricordi vaghi e frammentati, esattamente pari a quel poco che la memoria gli ha lasciato in dote.
In un anno difficile e incerto, ancora nel segno del Covid, uno spiraglio per mantenere viva la Musica e riscoprire con essa – e anche oltre – il grande patrimonio territoriale biellese e i suggestivi orizzonti del Progetto giovani
Torna per la IV edizione la rassegna Suoni in Movimento (suoniinmovimento.it) con la direzione artistica di Elena Ballario e Sergio Patria (N.I.S.I.ArteMusica): un evento che ha come tappe luoghi simbolo del Comune di Biella, nelle sedi della Rete museale del territorio biellese, per valorizzare Musei che non fanno solo da cornice ai concerti ma ne diventano, di fatto, parte integrante. Complice la sinergia rafforzata con Associazioni, Comuni, Enti e Istituzioni educative, tutti partner di livello anche a livello extra-territoriale (Conservatorio di Torino, Scuola Alto Perfezionamento di Saluzzo, Slowland Piemonte, Città Studi, UPBEduca), la Rassegna intende promuovere con forza il territorio biellese, la sua storia, i suoi paesaggi immersi nel verde e i capolavori di architettura, attraverso la Musica che si coniuga con l’ambiente in cui viene diffusa dal vivo, dando origine ad una sola e unica vibrazione emotiva. Per la promozione dei luoghi di cultura del biellese ai concerti si accompagneranno infatti mostre, visite guidate, laboratori che le sedi propongono e che si integrano con le diverse giornate musicali di Suoni in Movimento.
La particolarità di questa edizione è lo spazio ancora più ampio ai giovani artisti con il Progetto Giovani, che si accaparrano ben 11 eventi su 22 con una specifica direzione creativa affidata a due giovani under 35, Camilla Patria e Tommaso Fiorini. Tre i filoni in cui si articola questa Sezione young della Rassegna. La prima sezione – con la preziosa collaborazione del dipartimento di composizione del Conservatorio di Torino, diretto dal Maestro Alessandro Ruo Rui – è dedicata ai Nuovi Percorsi Sonori: un contenitore destinato alla nuova creatività con una vera e propria commissione di 8 brani inediti di altrettanti giovani compositori. Sarà invece dedicata all’improvvisazione la Residenza Artistica e Creativa(Re.A.C.T.) e vedrà la conduzione, a fianco dei due ideatori, di una cantante, Lola Posani, e di un percussionista, Stefano Grasso. Infine, a ottobre in programma i Panorami sonori: appendice autunnale alla rassegna, cinque appuntamenti pensati per valorizzare realtà di giovani musicisti professionisti costituiti in associazioni e cooperative musicali con l’ambizione di fare rete e cultura sul territorio locale e nazionale. Last but not least uno dei filoni portanti di questa edizione sono anche i Grandi Anniversari con l’omaggio ad Astor Piazzolla, a Giovanni Bottesini, ad Ezio Bosso e a Dante Alighieri.
Il programma
Il programma del progetto si articola in diverse sezioni, che a seconda delle giornate andranno ad interagire tra loro con la compresenza di artisti senior e junior e di diverse cornici tematiche. Da L’ambiente e le sue sonorità agli Anniversari e celebrazioni, al Progetto Giovani con le sue tre sezioni dei Nuovi Percorsi Sonori, della Residenza Artistica Creativa La Trappa e dei Panorami sonori.
L’ambiente e le sue sonorità
Si comincia con la sezione dedicata all’ambiente e le sue sonorità: l’obiettivo è la valorizzazione del patrimonio ambientale immaginando una tonalità musicale che più di altre suoni bene nella location scelta. Il primo appuntamento è il 6 giugno al Borgo storico del Piazzo – Palazzo Gromo Losa di Biella in cui il Nuovo Insieme Strumentale Italiano, composto da Franco Mezzena al violino, Duccio Beluffi alla viola, Camilla Patria e Sergio Patria al violoncello, Tommaso Fiorini al contrabbasso e Elena Ballario al pianoforte porterà in scena le musiche di F. Schubert. Segue il 12 giugno il concerto Quando fiorisce il mandorlo, in cui l’Ensemble Collegium Pro Musica – Mariagrazia Liberatoscioli nei testi e voce recitante, Stefano Bagliano ai flauti dolci, Massimiliano Faraci al clavicembalo – suonano nella splendida cornice della Basilica Antica di Oropa le musiche barocche di G. B. Riccio, F. C. de Arauxo, J. Van Eyck, G. Frescobaldi, G. P. Cima, B. Marcello, A. Vivaldi.
Nel mese di luglio ci sono gli incontri alla Sede museale Antonio Bertola Ingegnere militare di Muzzano il 4 luglio e il concerto alla Fabbrica della Ruota di Pray dell’11 luglio, in compresenza con i giovani artisti e illustrati più avanti nella sezione dedicata, mentre è del 25 luglio l’evento Rossiniana – Soirées Musicales e Pechées de Vieillesse a Biella Borgo storico del Piazzo – Palazzo Ferrero, in cui si esibiranno nelle musiche di G.Rossini ed E.Ballario Francesca Pedaci come soprano, Giovanni Mareggini al flauto, Sergio Patria al violoncello ed Elena Ballario al pianoforte.
Si prosegue poi con l’incontro del 1 agosto durante l’evento Re.A.C.T, quello dell’8 agosto a Pettinengo – Museo degli Acquasantini e in ultimo il 22 agosto all’Archivio Lanifici Vercellone di Sordevolo. Anche in questo caso, agli artisti senior si alterneranno con le loro esecuzioni a quelli junior.
A conclusione nel mese di settembre due appuntamenti: il 5 settembre all’Ecomuseo del Cossatese e delle Baragge a Cossato (Fr. Castellengo), dove Davide Alogna al violino e Antonio Di Cristofano al pianoforte faranno ascoltare le musiche di R. Schumann e C. Franck; e il 26 settembre, in cui Oltremare (progetto multimediale di Floraleda Sacchi per Arpa, arpa di cristallo ed elettronica) eseguirà al Centro di Documentazione del Lago di Viverone, in occasione del X anniversario del sito UNESCO delle Palafitte, le musiche di Bach, Floraleda Sacchi, Satie, Einaudi, Arnalds e Cacciapaglia.
Anniversari e celebrazioni
La sezione Anniversari e celebrazioni del 2021 celebra artisti assoluti della cultura italiana in concerti speciali a loro dedicati. I protagonisti delle ricorrenze sono: Astor Piazzolla,Dante Alighieri, Giovanni Bottesini ed Ezio Bosso.
In occasione del Centesimo anniversario dalla nascita di Astor Piazzolla il 18 luglio al Centro di documentazione sull’Emigrazione di Donato ci sarà il concerto Il colore del Tango, tenuto da I Cameristi dell’Orchestra Classica di Alessandria – Gianluca Campi alla fisarmonica, Massimo Barbierato e Matteo Ferrario ai violini, Alessandro Buccini alla viola, Luciano Girardengo al violoncello e Alessandro Paolini al contrabbasso – in cui suoneranno le musiche di Piazzolla, Albeniz, Gardel, Bregovitch e Rodriguez.
Il doppio omaggio di Dante Alighieri è previsto invece il 15 agosto, in un concerto al Borgo storico del Piazzo – Palazzo La Marmora di Biella che vede protagonisti Alessandro Commellato e Elena Ballario ai pianoforti, i quali eseguiranno le musiche di Franz Liszt, e il 12 settembre, quando al Museo della Passione di Sordevolo si terrà la lettura in musica Nel mezzo del cammin di nostra vita con la voce di Elena Zegna, Ubaldo Rosso ai flauti con testi di Dante e musiche di J. Van Eyck, P. Minetti, S. Kisielewski, G. Caccini, R. Lupi, E. Varese, G. F. Ghedini.
L’omaggio di Giovanni Bottesini avverrà in due tappe: una al Museo degli Acquasantini di Pettinengo (8 agosto)e una al Borgo storico del Piazzo – Palazzo Gromo Losa di Biella (19 settembre). Entrambi gli eventi vedono la compresenza anche del Progetto giovani.
Un particolare ricordo del direttore d’orchestra Ezio Bosso è previsto poi il 29 agosto con il Concerto per un amico al Santuario di San Giovanni d’Andorno di Campiglia Cervo, dove si esibirà il Quartetto d’archi di Torino – composto da Edoardo De Angelis e Umberto Fantini ai violini, Andrea Repetto alla viola, Manuel Zigante al violoncello – con le musiche di Bach, Beethoven e Bosso.
Il progetto giovani
Il clou della manifestazione è senz’altro il Progetto Giovani, che con la direzione artistica e il coordinamento del programma di due under 35 (Camilla Patria e Tommaso Fiorini), prevede tre sezioni: il progetto Nuovi Percorsi Sonori, che prevede l’esecuzione di 8 brani in Prima assoluta commissionati ad altrettanti allievi del Dipartimento di Composizione del Conservatorio di Torino, ispirati al luogo che ospiterà il concerto o alle attività del giorno. Per questo importante progetto è stato ottenuto il patrocinio della SIAE sezione promozione culturale. C’è poi la Residenza Artistica Creativa(Re.A.C.T.) presso l’Ecomuseo della Tradizione Costruttiva La Trappa di Sordevolo e, last but not least, Panorami sonori: l’appendice autunnale della rassegna giovani.
Partenza con i Nuovi Percorsi Sonori il 20 giugno presso il castello Vialardi di Verrone. All’interno della Sala Falseum del Museo del falso, verranno eseguite due composizioni, Falseum e Bomblebee, ispirate alla sede del concerto, ad opera rispettivamente di Andrea Cellacchi e di Andrea Donati, per l’esecuzione a cura del Quintetto fiati di Obiettivo Orchestra della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale in collaborazione con la Filarmonica del Teatro Regio Torino. Segue un concerto il 4 luglio presso la Sede Museale Antonio Bertola Ingegnere Militare di Muzzano, in cui Le Città Sottili di Gino Ernesto Anderson e Carlomaria Barracano verranno interpretate a cura di Gianluca Faragli al pianoforte. Le due composizioni sono ispirate proprio alla mostra dedicata alla figura di Antonio Bertola, al quale è intitolata anche la cellula museale. L’11 luglio si prosegue con delle composizioni ispirate alla Fiber Art – dedicata alle fibre tessili – eseguite presso la Fabbrica della Ruota di Pray Biellese. All’interno della fabbrica, En tissant “le chant du mond” di Giuliano Comoglio e Mòirai di Francesca Idini, saranno affidati all’interpretazione del violinista Piercarlo Sacco, assieme ad Eugenio Della Chiara alla chitarra e Camilla Patria al violoncello. L’8 agosto infine, presso il Museo degli Acquasantini di Pettinengo, il contrabbassista Tommaso Fiorini e la pianista Elena Ballario eseguiranno due nuove composizioni di Daniele Di Virgilio “Dirirambo” e Davide Rizza “Ossidiana”, con una registrazione audio/video a scopo divulgativo, iniziativa questa per la quale è stato riconosciuto il patrocinio SIAE per la Promozione Culturale.
La grande novità nella novità di questa edizione è la Residenza Artistica Creativa(Re.A.C.T.) presso l’Ecomuseo della Tradizione Costruttiva La Trappa di Sordevolo dal 29 al 1 agosto, giorno del Concerto finale. Le tematiche della Residenza saranno l’improvvisazione e l’ascolto. Non solo: sarà proposto al pubblico un progetto diverso che sfocerà in un concerto concepito totalmente sull’improvvisazione libera. Nei giorni precedenti si terranno dei laboratori aperti a musicisti sia professionisti che dilettanti interessati ad approfondire la pratica dell’improvvisazione, con la possibilità per i non musicisti di partecipare come uditori. Intento secondario, ma non meno importante, sarà anche quello di instaurare nuove conoscenze tra artisti e dar luogo a collaborazioni con la possibilità che nascano concerti a sorpresa in orario serale.Durante i giorni della Residenza sono previsti inoltre incontri con il pubblico identificati con il format di “Chiacchierata con gli artisti” per sviscerare curiosità o aspetti di particolare interesse per tutti coloro che, pur non addetti ai lavori, siano interessati a conoscere più approfonditamente questo settore.
Terza sezione, infine, il progetto Panorami sonori – in cui Suoni in Movimento incontra Slowland Piemonte nella splendida sede del Castello di Roppolo, ubicato in posizione strategica che abbraccia tre province – prevede un’estensione autunnale del Progetto Giovani (inaugurazione il 2 ottobre e concerto di chiusura il 13 novembre) con l’intento di creare una rete duratura di interazione tra realtà di giovani musicisti professionisti costituiti in associazioni e componenti giovanili di importanti ensemble i quali oltre a fare musica si impegnano a far si che questa venga diffusa attraverso collaborazioni e coproduzioni. Il primo evento il 2 ottobre: il gruppo composto dal soprano Injeong Hwang, insieme ai violinisti Rossella Tucci e Giulio Franchi, alla violoncellista Lucia Sacerdoni, Giorgia Lenzo alla viola, Tommaso Fiorini al contrabbasso e Mirko Bertolino al piano, integrerà nell’esecuzione parte del programma del concerto ideato nell’ambito della rassegna Camera delle Meraviglie dell’Unione Musicale di Torino. Il 9 ottobre è il turno del Duo InContra composto da Camilla Patria al violoncello e Tommaso Fiorini al contrabbasso. I due si esibiranno in un concerto dal titolo Luci e ombre, con musiche di Rossini, Schnittke, Corelli, Goltermann, Ballario, Barriere. Terzo appuntamento per il 23 ottobre, quando il Quartetto Eridano composto da Davide Torrente e Sofia Gimelli ai violini, Carlo Bonicelli alla viola,Chiara Piazza al violoncello e Stefano Musso al pianoforte in collaborazione con l’associazione culturale Il Timbro di Ivrea, si esibirà in una raccolta di musiche di Schnittke e Brahms. Il 30 ottobre l’Associazione Musicale Il Camerificio propone il suo Trio Quodlibet: Mariechristine Lopez al violino,Virginia Luca alla violae Fabio Fausone al violoncello che con la partecipazione della flautista Rebecca Vioraproporranno delle musiche di Mozart e Dvorak. Il 13 novembre, infine, è in programma un concerto in coproduzione con LaCorelli Soc Coop, in cui i narratori Gianni e Paolo Parmiani accompagneranno l’ensemble Tempo Primo per la direzione di Jacopo Rivaninell’Histoire du Soldat di Igor Stravinsky.
Collodi fu un seduttore, un tombeur de femmes. Un giornalista dell’epoca definì l’autore di Pinocchio “un uomo in grembo alle prime donne”.
(26-05-2021) Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, è l’autore della favola “Le avventure di Pinocchio”. Secondo quanto racconta il nipote Paolo, Collodi fu un seduttore e amante di belle donne e nella direzione del giornale che aveva fondato riceveva in continuazione cantanti, ballerine, coriste, stelle di caffè-concerto e di operette. Inoltre, la sua attività di censore teatrale gli permetteva di accogliere nel proprio ufficio attrici avvenenti inviate da un capocomico o dal finanziatore di una commedia per convincerlo a dare un giudizio favorevole sull’opera da rappresentare. Restò scapolo e conservò gelosamente in un cassetto le lettere di innumerevoli amanti, missive che, dopo la sua morte, il fratello bruciò per non compromettere signore ancora viventi e salvaguardare il buon nome di uno scrittore diventato famoso scrivendo libri per bambini.
Da quelle lettere bruciate prende l’avvio il romanzo storico “Scandalosi amori e Pinocchio” (Youcanprint, Lecce, 2021) di Vito Costantini, studioso pugliese autore di scoperte e approfondimenti legati alla storia collodiana, apprezzati a livello nazionale. Il romanzo, risultato di un’attenta analisi delle opere di Collodi e delle testimonianze finora ignorate di uomini e donne a lui contemporanei, ripercorre in forma autobiografica l’intera esistenza dello scrittore: l’infanzia trascorsa nel paese natale della madre, la vita in seminario, la partecipazione alle due guerre d’indipendenza, l’attività di giornalista, le fasi dell’ideazione della celeberrima favola per la quale immaginò probabilmente un finale differente, come farebbero pensare gli appunti manoscritti scoperti nel 1998 e rimasti inediti. Ma, soprattutto, emerge nel romanzo l’assidua frequentazione di donne i cui nomi compaiono come titoli dei capitoli a loro dedicati: donne reali, come Giulia Sanchioli, un famoso mezzosoprano che fece a tal punto innamorare Collodi da seguirla in tournée per circa un anno o Gianna Ragionieri, una giovane adolescente di 13 anni di cui lo scrittore s’invaghì quando lui di anni ne aveva 54, una storia che all’epoca dei fatti era conosciuta dagli abitanti di Castello (Firenze), dove l’autore toscano trascorreva ogni anno le vacanze estive.
Ci si chiede se sia importante approfondire questo aspetto della personalità di Collodi a 130 anni dalla sua morte, considerato che allo scrittore sono stati dedicati centinaia di saggi e biografie. Natalino Sapegno, uno dei più grandi critici letterari del XX secolo ha scritto che “le opere di un autore possono essere comprese pienamente solo attraverso un esame della sua formazione umana e culturale, che tenga conto di tutti i dati, anche psicologici della sua personalità”. Della stessa opinione il critico francese Charles Augustin de Saint-Beuve, il quale ha detto che “finché su uno scrittore non ci saremo posti un certo numero di quesiti e non avremo dato ad essi una risposta, non potremo essere sicuri di conoscerlo veramente: ad esempio quale era il suo regime di vita, la sua esistenza di tutti i giorni, il suo vizio e il suo punto debole”.
Il punto debole di Collodi furono “le donne”: nel romanzo si parla di loro, ma anche delle motivazioni che spinsero lo scrittore a frequentarle in modo assiduo e ininterrotto.
Attraverso un simpatico ed originale roditore di montagna, TOPOTOMA, si vuole educare i nostri bambini (ma non solo) a compiere scelte ed azioni: buone, giuste, pulite ed utili, al fine di dare concretezza ai propositi della Agenda 2030 e risalto ai prodotti ed ai valori delle Valli piemontesi.
(27-05-2021) Può un piccolo topo di montagna rendere più consapevoli i nostri “piccoli topini”? Un simpatico roditore goloso di formaggio è in grado di educare noi ed i nostri bambini a fare cose buone, pulite, giuste ed utili? Secondo gli autori del libro in prossima uscita: “Le avventure di Topotoma“, edito da Echos Edizioni, tutto ciò è possibile. Così nasce il “progetto Topotoma” di cui, il primo libro, rappresenta la punta di diamante. Nell’elegante testo in carta ricicata, rivolto ai bambini dai 5 ai 10 anni, un piccolo e curioso roditore condivide tante divertenti avventure con i suoi amici, (curiosi quanto lui), e, sempre in modo positivo, educato e spassoso affronta, con la leggerezza di un topino, temi complessi quali: l’importanza dell’amicizia e della condivisione; il rispetto per gli altri, (per quanto strani possano apparire); la necessità di salvaguardare la natura; l’importanza, per noi e per l’ambiente, di una alimentazione sana. Topotoma è un topo che vive….semplicemente come un topo. La sua tana, a due passi dalle montagne, è posta nei pressi di un ponte di pietra millenario. Ama le passeggiate nei prati e nei boschi, non guida automobili, non usa smartphone, non compra biglietti aerei ma, da roditore curioso e consapevole, insegna, in modo simpatico, ad affrontare la vita e le sfide che essa ci pone adottando sempre un approccio: buono,pulito, giusto ed utile. Il tutto con una particolare attenzione al territorio da cui origina, (le Valli piemontesi), con le sue ricchezze, spesso poco conosciute, e con i suoi valori universali. Topotoma è, in realtà, molto più di una serie di libri per l’infanzia. Topotoma è un progetto ampio ed ambizioso che, attraverso : libri; audio-storie; giochi educativi; prodotti etici e biologici; siti web, (www.topotoma.it); social, (Topotomaofficial), collaborazioni con enti ed istituzioni pubbliche e private, si pone la meta di educare i nostri bambini, (e non solo), per consentire loro di affrontare le sfide epocali che stiamo vivendo. Si parla tanto di Agenda 2030 e di una educazione impostata verso una cultura più inclusiva, senza disparità di genere, con una assoluta attenzione alle tematiche ambientali ma, spesso, manca “il modo” per diffondere questi messaggi e per concretizzare questi meravigliosi progetti. Si discute molto su come valorizzare le Valli piemontesi ma, spesso, manca “un tramite” attraverso cui farlo. Topotoma, in modo leggero ma mai banale ha questo scopo: sensibilizzare e, nel contempo, consentire di porre azioni concrete al fine di ottenere un “contagio di responsabilità” verso una trasformazione sostenibile, con un occhio di riguardo ai prodotti ed ai valori delle Valli del Piemonte. Ad accompagnarlo nelle sue “piccole grandi” avventure di questo primo libro, ricchissimo di illustrazioni artistiche capaci di fare sognare, ci sono: Tometta, una topolina elegante, decisa ed indipendente; Tupun, un topo un pò impacciato, molto colto, che vive in una bibliotecha; Diavoletto, un esserino rosso rosso che combina birbonate agli uomini cattivi facendosi aiutare, spesso, dalle sue amiche Masche; Ortotopo, che, aiutato dalla Fatina dei denti, cura i topi e rende contenti i bambini; Il Dahu, un animale dalle fattezze “strane” che sta per estinguersi ma non si abbatte e aiuta gli altri nelle difficoltà. L’origine di questo progetto riconosce tre papà: il compianto poeta e giornaistaErmanno Eandiche, da subito, ha l’intuizione di creare un personaggio etico, capace, senza pedanterie, di veicolare messaggi positivi ed educativi; Silverio Edel, arredatore ed illustratore di fama, capace di creare vere opere d’arte con personaggi originali e divertenti; Giuseppe Casetta, fantasioso dentista di provincia, amante della letteratura per bambini e delle favole di Esopo. Ma se a loro si deve l’idea originale, nulla si sarebbe potuto fare se non ci fossero stati gli “aiutanti del topo“. Un manipolo di entusiastici e tenaci collaboratori che, grazie alle loro abilità e alla loro fantasia stanno permettendo lo sviluppo del progetto.
Com’è nata l’idea della pubblicazione del saggio storico simbolico Templaris Compendium di cui si parla come il miglior testo sui Templari del XXI secolo?
L’idea della pubblicazione di “Templaris Compendium” fu concordata con il Gran Maestro Corrado Armeri per restituire al grande pubblico la vera progressione storica e mistica che ha connotato l’Ordine ascetico e misterico dalla sua origine alla sua fine. Per tutto questo, oltre la documentazione storica non si può scrivere dei Templari solo citando le date dei concili, delle bolle, delle crociate, delle vittorie, in quanto l’ordine impone una lettura simbolica in tutto il suo divenire storico e artistico; non dimentichiamo che i Templari furono grandi costruttori di castelli e di Cattedrali. Il Gran Maestro Templare è maestro costruttore, per cui i monaci guerrieri influenzarono con il loro simbolismo tutta l’arte medievale, gotica, per finire con quella rinascimentale. Altresì gli stessi dipinti risentono dell’influenza della spiritualità templare che parla la lingua ieratica del simbolo persino nelle cromie. È noto che i Templari facessero uso, in alcuni dei loro documenti più delicati di un alfabeto segreto di 25 lettere (cioè l’alfabeto classico con I = J), ottenute dalla scomposizione degli elementi della croce delle 8 beatitudini, con l’aggiunta di alcuni punti interni. Dal punto di vista crittografico questo sistema compone un vero e proprio cifrario segreto in cui a simbolo uguale corrisponde lettera uguale. La “Croce delle otto Beatitudini”, insieme all’alfabeto dei Cavalieri del Tempio, costituisce un corpo di dottrina segreta di origine sumera, derivato dalla interpretazione del simbolo raffigurante il pianeta Nibiru. Pertanto il saggio è ricco di citazioni e a volte presenta un linguaggio Sapienziale con rimandi filosofici e alla gnosi. Ogni vero scrittore non può essere uguale o copiare un modello, la mancanza di originalità fa intravvedere l’assenza di estro artistico. Io ho sempre evitato di seguire modelli e di sottopormi a dettami particolari perché la creatività non può essere ingabbiata. Tutto ciò pur essendo anche una donna molto razionale ma la mia educazione al perfezionismo mi consente di essere tante cose.
Ci parli del suo infinito amore per l’arte, e la creazione di Templaris Compendium
Sono una donna nata nel secolo sbagliato; sono cresciuta con Dante, Leopardi, D’Annunzio, Shakespeare. Preferisco un romanzo storico a un’uscita in discoteca. Ho sempre amato indagare il bello e lo straordinario e solo le sconfinate menti dei grandi scrittori possono elevare lo spirito umano e dilettarlo. Sono una filologa e medievalista per studi umanistici e per la pubblicazione di saggi storici su Siracusa e la Sicilia Orientale e Templaris Compendium. Nel 2006 grazie ai miei studi e ricerche sul Medioevo l’Università di Cantherbury mi ha conferito una laurea honoris causa. Portare a termine l’opera Templaris Compendium dopo diversi studi e studi precedenti inseriti anche nei miei libri didattici creati per la Cee, L’Onu, l’Unesco, è stato un percorso di conversione di tutto lo scibile storico-culturale che avevo indagato a partire dai 27 anni a oggi. La mia infinita curiosità e passione per la ricerca storica e i misteri mi ha condotto a scrivere ben 23 libri premiati e rinomati tra cui 3 testi didattici di arte e storia per le scuole medie e superiori di Siracusa. Templaris compendium saggio storico simbolico nasce per fare luce su una storia contraddittoria che condanna i Poveri Cavalieri di Cristo, uno dei più grandi intrighi internazionali del Medioevo. Esplora quelle venature nascoste in una storia complessa e caotica per riallineare la verità e restituire al grande pubblico la vera progressione storica e mistica che ha connotato l’Ordine ascetico e misterico dalla sua origine alla sua fine così come chiestomi dal Gran Maestro Corrado Armeri. Nel settembre del 2001 è stata riportata alla luce presso l’Archivio Segreto Vaticano una pergamena originale che si credeva credeva perduta da secoli. L’atto di assoluzione da parte di papa Clemente V all’ultimo Gran Maestro del Tempio e agli altri capi dell’ordine rinchiusi dal re di Francia nel castello di Chinon. I risultati confermano quanto contenuto in un altro importante documento conservato nella cancelleria di Clemente V, una carta privata sul quale il papa lavorò con i suoi collaboratori giungendo alla conclusione che i Templari non erano eretici. L’argomento, ovvero lo scontro tra Occidente e Oriente, si sta riacuendo e questo storico conflitto di religione che non mostra a tutti il suo vero volto, mai finirà. L’instaurarsi in Palestina dello stato d’Israele si riallaccia anche alle stragi perpetrate dal nazismo sugli ebrei. Ci sono studiosi revisionisti che lo negano ma documenti indubitabili lo rendono indiscutibile. Anche se l’Occidente vorrebbe dimenticare i tanti bagni di sangue per questa terra contesa dall’età del bronzo tra Assiri e Babilonesi e poi dai faraoni d’Egitto e poi dall’impero romano, la storia ripropone sempre i suoi nodi. Ricordiamo che anche gli arabi sono figli di Abramo e da Ismaele di cui sono discendenti anche gli Ebrei. La storia è un mistero non nel senso romantico che tanti improvvisati divulgatori cercano di veicolare per affascinare non per dare dati seri e documentari su cui fondare un discorso, non nel senso dell’enigma che incuriosisce e causa la proliferazione di fantasiosi volumi di fanta-storia. La storia ha una componente umana che ne fonda l’identità ma ha un’infinita forza caotica che è la risultante di infinite forze a volte irrisolvibili che vanno rimesse in linea logica. La Topografia del mondo antico che si occupa della ricostruzione dell’assetto del territorio e quindi dell’evoluzione del rapporto uomo/ambiente nel passato, disciplina determinante ed insostituibile alla ricostruzione storica, parla di pellegrinaggi verso la Terra Santa affrontati nonostante pericoli enormi.
Ci può sintetizzare qualche passo del suo Libro che sta avendo un successo enorme tra gli esperti del campo, ridimensionando altri autori che si sono dimostrati arretrati ?
Templaris Compendium è un grande manuale di conoscenza storica, simbolica e iniziatica che riporta risvolti storici inediti e conoscenze scientifiche, raccogliendo documenti straordinari come gli exempla preziosa e tradizioni vicine all’ermetismo cristiano. È un libro ricco di trascrizioni e citazioni latine di studiosi eminenti del Medioevo come Jaques de Vitry, Bernald di Clairvaux, Guillaume de Tyre con un punto di vista critico, logico e sistematico che restituisce la verità sulle gesta, il credo, la lingua ieratica e la simbologia templare nell’arte e nell’architettura. Beh, tutti pensano che i Templari consideravano Giovanni Battista come loro patrono, ma non lo visto nella luce in cui è presentato nei Vangeli, erano attratti dall’alchimia, dall’astrologia, i talismani cabalistici, e accoglievano gli insegnamenti segreti dei loro capi dell’Oriente. S. Giovanni Evangelista il 27 dicembre, al solstizio d’Inverno e S. Giovanni Battista il 24 giugno, al solstizio d’Estate. Con il subentro del Cristianesimo all’antica religione pagana dei latini, il culto di Giano Bifronte, fu sdoppiato nel culto di due San Giovanni. Giano s’identificava con la luce del sole, con la divinità che illuminando fa vivere le cose e per tale immagine poteva ricordare l’inizio del vangelo di Giovanni Evangelista. I due San Giovanni risultano perciò due punti di riferimento: il Battista annuncia la Rivoluzione cristiana, l’Evangelista chiude il libro del Mondo con l’Apocalisse. L’uno è all’inizio e l’altro alla fine. L’uno è l’alfa e l’altro l’omega. Giovanni Battista poiché dice di essere “la voce di colui che grida nel deserto” ha suggerito un’interpretazione simbolica con il gallo che canta all’alba, nel deserto della notte, per annunciare la venuta della Luce. Il credo templare templare è il cristianesimo gnostico, diffuso da Maria Maddalena e dai suoi discepoli nel Sud della Francia, praticato all’oscuro del clero. Il culto iniziatico del principio femminile isideo della divina saggezza, fu camuffato da idolatria di Maria e venerazione della Madonna nera. Secondo questo credo, simile a quello dei catari, ogni uomo e ogni donna è figlio e figlia di Dio, capace di raggiungere la propria illuminazione spirituale e l’ascesa verso cieli più sublimi senza intermediari. Tale teoria trasferisce potere e responsabilità all’uomo, cui è possibile trascendere la natura dualistica per realizzare la propria natura divina nel suo infinito potenziale. Non ci sono prove che queste credenze derivassero dalle tradizioni gnostiche molto precedenti di Gesù e Maria Maddalena, ma le tradizioni catare hanno trovato la loro strada in molti degli scritti popolari del 20° secolo che rivendicano l’esistenza di una linea di sangue di Gesù. Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln hanno affermato che il sangreal della tradizione medievale non rappresentava il Santo Graal, la coppa bevuta durante l’Ultima Cena, ma il vaso del grembo di Maria Maddalena, dunque il Sang Real, sangue reale di Gesù e il suo lignaggio discendeva da loro. Nella loro ricostruzione, Maria Maddalena si reca in Francia dopo la crocifissione, portando un bambino da parte di Gesù che darebbe origine a una stirpe che secoli dopo si sarebbe unita ai sovrani merovingi del primo regno dei Franchi, dai quali tracciano la discendenza nelle dinastie medievali che furono quasi sterminate dalla crociata albigese contro i catari, lasciando un piccolo residuo protetto da una società segreta, il Priorato di Sion. È stato anche supposto che alcuni dei testi gnostici siano stati scritti dalla stessa Maria Maddalena e che ella fosse a capo di comunità cristiane, addirittura che “l’amato discepolo” Giovanni fosse in realtà Maria di Magdala, alla quale, dunque andrebbe attribuita anche la redazione dell’omonimo Vangelo. A tale circostanza è connesso il racconto della sua straordinaria maternità, come inizio di una linea di sangue divina trasmessa lungo la linea di successione dei sovrani merovingi e giunta misteriosamente sino a noi. Il simbolo del Labirinto nelle sue versioni medievali è riconducibile alla cerimonia di fondazione delle città etrusco romane – strettamente collegata ai punti cardinali e ai solstizi – acquisita e cristianizzata nel medioevo dai monaci cistercensi, infaticabili fondatori e costruttori di abbazie, castelli, chiese e cattedrali. Oggi la maschilizzazione di tutte le sfere alte della società che da sempre vede nell’uomo intelligenza e perspicacia fa si che la produzione culturale sia ancora dominata dal maschile. Dopo le lotte femministe nel xx secolo, la donna nell’Europa occidentale ha acquisito emancipazione ed indipendenza riuscendo ad affermarsi in ogni ambito professionale conquistando quella dignità che per natura si merita. L’immagine troppo spessa sminuita nel campo giornalistico e televisivo, potrebbe far pensare a nuovi accenni di predominio maschile, ma la forza delle donne che hanno lottato e che lottano tuttora per affermarsi soprattutto come intelletto dovrà ancora smentire completamente le arcaiche rivendicazioni di predominio cercando di andare oltre l’immagine di quella “donna oggetto” che ancora i mass media continuano a declinare in maniera scorretta”.
Quali sono i suoi Autori e ricercatori di riferimento ?
La bibliografia di uno scrittore saggista multidisciplinare e critico d’arte come me è infinitamente vasta. Oltre i miei libri di consultazione storica Amico, Agnello, Idrisi, Santi Correnti Franco Cuomo, Storia ed epopea della cavalleria, L’Uomo Medievale, a cura di Jacques Le Goff, cap. “Il guerriero e il cavaliere” di Franco Cardini, Henry Charles Lea, Il processo ai Templari e altri roghi, Robert Ambelain, Il segreto dei Templari, Louis Charpentier, I Misteri dei Templari,
Ego Promitto Domino, Formula del giuramento di ammissione di un cavaliere all’Ordine del Tempio, A. Demurger: “Vita e morte dell’ordine dei Templari”, J. V. Molle, ”I Templari. La regola e gli statuti dell’Ordine”ECIG, Arena “I guerrieri dello spirito: templari, cavalieri teutonici, assassini, samurai, kamikaze” Mondadori, M. Barber: “La storia dei Templari”, F.M. De Robertis: “Federico II di Svevia nel mito e nella realtà”, e fonti bibliotecarie Vaticane etc.. Amo mantenere anche i segreti dello scrittore per cui mi fermo qui.
Lunedì 31 maggio alle ore 18.00 in diretta streaming dalla Mondadori Bookstore di Genova, Via XX Settembre, l’autrice genovese Elisa Crosta presenterà “Ballerine nere numero 33”, il suo primo romanzo pubblicato per la casa editrice romana Dialoghi.
L’autrice ha scelto di devolvere il suo compenso alla cooperativa sociale BeFree, centro antiviolenza di Roma.
“Ballerine nere numero 33” è la storia di una bambina di nove anni, Lucia Mollica, che con un diario di nove giorni racconta cosa si prova ad affrontare un trauma: la morte della mamma. Non è un racconto al passato, non ci sono le riflessioni di un adulto che guarda alla propria storia dal porto sicuro degli anni, ma solo i pensieri e la quotidianità di una bambina. Eppure il suo non è un racconto drammatico: è una storia delicata, a tratti leggera, spontanea. Lucia ci fa entrare a casa sua, dove corrono frenetici una sorella adolescente, improvvisamente adulta, un padre che si trova solo e che non sa più come parlare, due nonne che cercano di coprire il vuoto con la loro presenza troppo ingombrante, fatta di cibo, attenzioni e parole, una zia che diventa l’unico punto fermo in un vortice impazzito, l’unica che provi a dare le risposte difficili di cui Lucia ha bisogno e di cui tutti hanno paura.
Il racconto dei nove giorni si amalgama con episodi del passato di Lucia, in cui tutto era ancora normale, possibile, fatto di momenti in famiglia, di conquiste, di pagine divertenti e di episodi in cui il mondo degli adulti a volte sembra non avere senso.
L’Autrice
Elisa Crosta nasce a Genova nel 1983. Si trasferisce a Torino dove si laurea in Comunicazione di Massa e poi a Roma, dove vive attualmente. Scrive per passione, da sempre. Partecipa e ottiene riconoscimenti in diversi concorsi letterari. “Ballerine nere numero 33” è il suo primo romanzo.
Una settimana di occasioni per immergersi nella cultura della Corea. E a chiudere in bellezza la tradizionale settimana di appuntamenti organizzata dall’Istituto Culturale Coreano, il K-Pop Party, una “gara spettacolo” che vedrà la partecipazione di artisti da tutta Italia, cantanti e ballerini entusiasti della Korean way.
Tra questi anche la Sunset Crew di Firenze, principale gruppo K-Pop della città. È composta da 12 ragazze tra i 21 e i 25 anni, che si esibiscono nelle piazze della città imitando le K-Pop band più famose al mondo. Il capoluogo toscano negli ultimi anni ha ospitato numerosi raduni del genere musicale, assistendo a un crescente interesse per la cultura coreana.
Una passione che ha contagiato anche l’Italia, come testimonia Andrea Franceschin, fondatore di K Tiger, la prima (e unica) web radio dedicata al K-Pop (https://www.ktigerradio.com/) che raccoglie tra web e social ogni giorno più di 20 mila contatti: “Il fenomeno K-Pop è la tendenza mondiale che negli ultimi tempi sta spopolando anche in Italia tra i giovani e i giovanissimi. Inizialmente diffuso soprattutto sui social media, in particolare TikTok, il Korean Pop si sta affermando sempre di più nel mondo della musica mainstream, trainato dall’indiscusso successo della famosissima band BTS. Ma il K-Pop non è solo “idol”, ma è anche il fenomeno delle “dance cover”, una tendenza ancora underground in Italia, ma che attira migliaia di persone nel contest più importante d’Italia organizzato da Kaido Italia a Milano e Roma.
Il K-Pop Party si svolgerà come un vero e proprio programma televisivo, trasmesso sul canale YouTube dell’Istituto Culturale Coreano, dove 15 gruppi selezionati da tutta Italia daranno sfoggio delle loro abilità riproducendo le coreografie e le canzoni dei loro artisti e gruppi K-Pop preferiti. I vincitori verranno selezionati attraverso il voto del pubblico e della giuria interna dell’Istituto Culturale Coreano.
Il contest avrà luogo a chiusura di una manifestazione piena di eventi e protagonisti. Il programma comprende lezioni di cucina, cinema, teatro e una mostra dedicata al design.
Uno degli appuntamenti più interessanti sarà con la moda ecosostenibile di Danha, la designer che ha disegnato l’hanbok delle Blackpink, la girl K-Pop band più influente al mondo. Danha presenterà, per la prima volta in Italia, la propria moda ecosostenibile che ha fatto del vestito tradizionale coreano rivisto in chiave moderna il proprio simbolo.
Commenta la designer il cui intervento è previsto il 27 maggio: “La prima volta che ho cominciato ad interessarmi all’Hanbok è stato alle scuole superiori dove era la nostra uniforme. Inoltre mio nonno è un maestro artigiano di nodi tradizionali coreani e quindi avevo familiarità con l’Hanbok e la nostra tradizione. La silhouette e la bellezza di questo vestito mi hanno sempre attratto, insomma tutti questi motivi mi hanno spinto a far diventare questa mia passione lavoro”.
Tradizione sì, ma all’avanguardia, con tessuti ecologici come il cotone e il poliestere realizzato con un filato estratto da bottiglie di plastica e attenzione all’upcycling, dove gli abiti da sposa tradizionali vengono smontati e ricombinati in creazioni nuove. Una moda ecosostenibile a 360° che coinvolge anche i pack (gli abiti sono venduti in speciali sacchette in tessuto riutilizzabili) e alla sede in Seoul Upcycling Plaza (SUP) che riunisce tutte le aziende coreane dal “cuore verde”.
Continua Danha: “Sin dai miei inizi, nel 2018, i miei capisaldi sono stati la tradizione e l’ambiente. Danha è stata la prima nel campo dell’industria dell’Hanbok ad utilizzare materiale eco-friendly. Ai tempi, in generale in Corea non era ancora in voga come ora l’ecosostenibilità e Danha è stata la prima ad applicarla all’Hanbok”.
La Korea Week inizia il 24 maggio con il cinema che ha avuto crescente popolarità grazie al successo di Parasite e al recente Oscar come attrice non protagonista a Youn Yuh-Jung.
L’Istituto Culturale Coreano propone al pubblico italiano due film in streaming: Blind di Ahn Sang-hoon, un thriller di grandissimo impatto che ha conquistato più di 2,4 milioni di spettatori solo in Corea e Castaway On The Moon, un film di Lee Hae-jun, una bizzarra favola metropolitana, raccontata con stile eccentrico e ricca di momenti comici.
Protagonista ancora la cucina con Fabrizio Ferrari già chef de “Al Porticciolo 84”, ristorante di Lecco, 1 stella Michelin, che è diventato uno dei più famosi partecipanti di Hansik Daechup, una sorta di Masterchef coreano. Dopo la partecipazione a questo programma, Ferrari prima ha insegnato all’Università di Arti Culinarie più prestigiosa della penisola coreana, la Woosong University (che da poco aveva stretto un accordo con l’Institut Paul Bocuse di Lione), mentre ora è professore al Sejon University University a Seoul.
Nella sua video lezione (sabato 29 maggio), lo chef Fabrizio Ferrari punterà su salse e condimenti (yangnyeom) tipici della cucina coreana che a differenza della cucina italiana servono non solo come complemento del piatto, ma ad amplificare l’effetto medicinale. I prodotti trattati saranno il Ganjang (Salsa di soia), doenjang (pasta di soia) e gochujang (pasta di peperoncino) agli oli vegetali aromatici e salutari come Chamgireum (olio di sesamo) e deullgireum (olio di perilla).
Da venerdì 28 maggio ore 19.00 (con video disponibile fino a domenica 30 maggio) è previsto invece in streaming lo spettacolo per bambini Doodle Pop, premiato come ‘Best Show’ & “Asian Arts Award best comedy” dal Guardian di Edinburgh Fringe Festival 2018 in Gran Bretagna.
In questo spettacolo la pittura a mano incontra l’arte dello schermo e la magia degli scarabocchi. Due ragazzi birichini disegnano degli animali su un enorme muro di lavagna schizzando goccioline d’inchiostro e queste, grazie ad un proiettore, iniziano a muoversi prendendo vita. Una linea tracciata da Woogie e Boogie, insieme ad una macchia e degli scarabocchi sembrano completare un disegno, ma rapidamente si cancellano e si riempiono di nuovo trasformandosi in nuove forme e in infiniti mondi dei sogni.
Da mercoledì 26 maggio sarà disponibile, in un video a 360°, la mostra Cento capolavori dell’artigianato coreana. La mostra, promossa anche dall’Ambasciata della Repubblica di Corea in in collaborazione con Seoul Design Foundation, Associazione Culturale per le Opere di Artigianato Reale e Korean Royal Heritage Gallery sarà realizzata in contemporanea a Seoul in versione live.
La mostra si ispira all’eccellenza del design italiano, 9 celebri designer italiani hanno ispirato altrettanti maestri artigiani per produrre con materiali e tecniche tradizionali 9 sedie alle quali si aggiungono altre 91 opere di pregiata arte manifatturiera. I maestri artigiani coinvolti (80 in 11 specialità diverse) sono personalità di grande spicco in Corea, alcuni annoverati anche tra i patrimoni culturali nazionali immateriali nel campo dell’intarsio in madreperla e lacca, pittura tradizionale e nodi tradizionali i quali ci racconteranno la realizzazione di queste sedie in 9 mini-video che verranno caricati da lunedì 24 a venerdì 28 maggio.
La manifestazione si chiude domenica 30 maggio alle 21 con il K-Pop Party.
Il concetto spazio temporale nell’arte scultorea acquista e detiene una valenza primaria e diventa uno strumento necessario e indispensabile di identità e di identificabilità utile per infondere dei parametri di riferimento attendibili e pertinenti. Tuttavia, contestualmente risulta anche un fattore limitante e tarpante, delimitato da vincoli condizionanti, perché collocare la dimensione scultorea in modo restrittivo e costrittivo a livello di spazio e di tempo diventa svilente per la sua idilliaca sublimazione. L’arte scultorea è di per se stessa destinata a proiettarsi in una dimensione libera, ovattata, rarefatta, che costituisce una cornice speciale che ne eleva la sua possente consistenza materica e le conferisce una potente spiritualità elettiva. In virtù di tali considerazioni la Dott.ssa Elena Gollini ha voluto precisare come la scultrice Cecilia Martin Birsa si renda volutamente distante e distaccata dal diktat del concetto spazio temporale inteso in modo rigoroso, rigido e ferreo, accogliendo invece una visionarietà modulata e modulabile, affrancata e indipendente tendendo all’atemporalità e all’assenza di spazialità. Le sue sculture non vanno mai contestualizzate dentro dei binari predefiniti e preconfigurati in senso spazio temporale, ma vanno lasciate librare e volteggiare in una prospettiva di orizzonte che si espande ad infinitum, come se dalla loro posizione potessero magicamente spiccare il volo e farsi sospingere con leggerezza, farsi prendere nella scia senza alcun peso di gravità. Inoltre, la Dott.ssa Gollini ha proseguito nella sua argomentazione analitica soffermandosi ulteriormente nella spiegazione. In particolare ha dichiarato: “Cecilia nella convinzione piena di voler trasmettere e trasferire un respiro vitale alle proprie opere, un respiro che supera e oltrepassa il tempo e lo spazio e fuoriesce dall’ambientazione in cui sono inserite, le modella e le plasma, affinché questo loro potere esclusivo possa espandersi e possa amplificarsi ovunque esse si trovino. E nella brezza di questo respiro risiede proprio la suggestione visionaria della loro condizione. Essere degli autentici artisti contemporanei significa pensare in grande e dispensare a largo raggio. Significa offrire la propria guizzante versatilità creativa con una proiezione senza limiti e senza confini, incarnando appieno il concetto di arte universale al di fuori del tempo e dello spazio. Cecilia certamente con il suo ardore poliedrico ed eclettico rispecchia e ricalca appieno questo ammirevole concetto ideale”. La Martin Birsa è impegnata con mostre ed esposizioni di pregio. Tra esse le sta particolarmente a cuore quella allestita con il Patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella presso l’antica mulattiera del Borgo di Bagneri visitabile con ingresso gratuito, che raccoglie 50 sculture in pietra dura di notevole impatto coreografico, che rappresentano animali del bosco appartenenti al nostro ecosistema. La mostra è rivolta ad un target eterogeneo di visitatori e molto adatta anche per bambini e famiglie. Un altro tassello, che si aggiunge al percorso meritocratico compiuto dalla talentuosa Martin Birsa.
Soffermandosi ad analizzare compiutamente il palinsesto figurativo sul quale Maria Barisani getta le fondamenta solide e robuste della sua ispirazione creativa, bisogna scandagliare anche l’aspetto formale ed estetico, che assume e riveste una posizione di rilievo parimenti alla componente sostanziale e contenutistica sempre intrisa di forte spessore. La Dott.ssa Elena Gollini ha così voluto commentare: “I ritratti e le rievocazioni figurali proposti da Maria rispecchiano appieno il senso e la dimensione del reale e della realtà e sono la personificazione di una bellezza e di una piacevolezza finemente ricercata delicatamente raffinata, dal gusto discreto e dall’impronta poetica. Maria è dotata di un innato senso del bello non ostentato, bensì sempre sobrio e riservato, pacatamente evocato, accorpato alla sfera sottesa della psiche che lo completa di valenza intrinseca. Maria non potrebbe mai realizzare un’opera senza dare il giusto peso al discorso estetico e formale, essendo per natura amante della bellezza e incline ad essa. Nel contesto circostante la bellezza compensa il brutto e per certi versi lo nasconde all’insegna di un sentimento positivo e di una grande carica di energia. Questo pensiero accompagna e guida Maria nel suo esperto gesto creativo, unitamente alla ferma convinzione che non può esistere una bellezza pura e assoluta senza l’essenza sostanziale, che la riempie e la perfeziona. La sua pittura risulta dunque una mescolanza alchemica tra apparenza ed essenza plasmata insieme. Le sue creazioni sono il simbolo congiunto della bellezza dentro e fuori, che va colta proprio nell’equilibrata fusione e va saputa individuare proprio nella sua complessa e corposa formulazione, con quelle sorprendenti virtù accorpanti che la rendono incontaminata. Ecco, perché Maria si protende verso una dinamica compositiva, che non rimane cristallizzata dentro una figurazione canonica standardizzata e vincolante, ma inserisce una ricercata articolazione alternativa, che colloca sullo stesso piano paritetico quanto il fruitore vede dall’esterno e quanto può percepire dall’interno con un coinvolgimento totalizzante di tutti i sensi. Le rappresentazioni diventano entità sfaccettate e in quanto tali si prestano a essere considerate nella loro globalità accomunante. Maria si cimenta nell’arte pittorica figurativa e di ritratto proprio per infondere in essa quel patrimonio di risorse scaturita dalla sua conoscenza sensibile sottile e perspicace, che riesce a riunire in sintonia le variegate assonanze narrative, facendone emergere il meglio per la vista e per il pathos, affinché si generi un appagamento naturalmente autentico dell’umano e dell’humanitas”.
“Senzatitolo”, mostra personale di Monica De Mitri, inaugurerà sabato 5 giugno alle 18 presso la Casa di Rigoletto a Mantova. La mostra, a cura di Carlo Micheli, consta di una trentina di lavori in cui la carta da supporto tradizionale diviene materia. Aperta tutti i giorni (9-18) fino al 7 luglio.
I labirinti cartacei di Monica De Mitri si dipanano con eleganza e leggerezza, quasi seguissero una melodia interiore, riaffiorante dalle pieghe della memoria. Le sue onde di carta si flettono e si contorcono per poi distendersi a simulare grafismi, scritture reinventate; oppure si intrecciano in un groviglio di trame e orditi; o, ancora, mutano in vere e proprie estroflessioni tridimensionali, che avvicinano l’artista alla scultura. Di fatto è proprio questa incerta, se non impossibile, definizione della sua arte a renderla così avvincente, prestandosi a infinite chiavi di lettura. Chi scorge nelle sue opere onde, fiori, colline, decorazioni etniche, chi invece richiami a ricerche astratte, alle colonne senza fine Brancusiane, piuttosto che alle rotondità universali di Moore. Ma ciò che costituisce la cifra più personale e originale di Monica è la sua ricerca sull’ombra, come risultato di sovrapposizioni e stratificazioni cartacee intese ad intrappolare la luce in sinuosi meandri, capaci di farsi segno o addirittura forma, per poi liberarla con proiezioni sdoppianti e sfumate. Queste opere aperte si schiudono dunque alla sensibilità dei fruitori, interrogando e interrogandosi sul significato stesso dell’Arte. Nessuna indicazione, nessuna traccia, nessuna scorciatoia di lettura… neppure la presenza tranquillizzante di un titolo a far luce sulle opere di Monica. L’artista ci abbandona al cospetto delle sue creazioni cartacee, chiedendoci lo sforzo di sciogliere le briglie della fantasia, aggiungendo così a questi lavori nuovi valori, nuovi contenuti, nuove accezioni. È un invito a entrare nel labirinto della ricerca, della conoscenza, senza l’ausilio del filo della razionalità, consapevoli che il mostruoso Minotauro altro non è che la proiezione delle nostre ombre interiori. (Carlo Micheli)
Monica De Mitri nasce a Milano nel 1965. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Mantova nel 1984. Vive e lavora a Mantova dove, negli anni ‘90, inizia il suo percorso creativo. Della sua arte dice: “Penso che le cose abbiano un’anima. Io sono solo lo strumento che la fa emergere.” Fra le principali esposizioni le personali all’Art Gallery Lubiam a Milano nel 2013 e alla Art Gallery Cubo Studio a Mantova nel 2017. Nel 2019 è vincitrice del concorso Collective 18 della NoNameCollectiveArtGallery di Londra, guadagnandosi, nel Gennaio 2021, la Copertina sul NoNaMeCollective Art Magazine. Nel dicembre 2019, selezionata dal curatore Carlo Micheli, partecipa all’esposizione al Museo Marino Marini di Firenze “EXVOTO per arte ricevuta”, evento a cura di Angelo Crespi, promosso dalla Fondazione Maimeri, con catalogo edito da Mondadori. Le sue opere sono pubblicate su numerose riviste d’arte nazionali e internazionali.
ARTISTA: Monica De Mitri TITOLO: “Senzatitolo” INAUGURAZIONE: sabato 5 giugno ore 18.00 DURATA: dal 5 giugno al 7 luglio 2021 ORARI: tutti i giorni 9.00|18.00 LUOGO: Casa di Rigoletto INDIRIZZO: Mantova – P.za Sordello 23 CURATORE: Carlo Micheli ENTE PROMOTORE: Comune di Mantova INFO: [email protected] – tel. 0376288208
La Dott.ssa Elena Gollini ha selezionato l’artista Alessandro Andreuccetti per la piattaforma delle mostre online da lei curate. Un circuito espositivo, dove confluiscono esponenti talentuosi del panorama contemporaneo meritevoli di attenzione mediatica a largo raggio. La mostra, che vede protagonista Andreuccetti con un gruppo di venti opere pittoriche di stimolante proiezione visionaria improntate con una formula di astrazione, vede dominante il tripudio delle colorazioni e delle sfumature tonali ad intreccio. S’intitola infatti “Alchimie cromatiche” proprio per evidenziare la portata considerevole della tavolozza vibrante e marcata, accesa e vivida di bagliori luminosi e di splendide combinazioni in perfetta fusione. La Dott.ssa Gollini ha così commentato: “Alessandro è un pittore di moderna tendenza informale, che rifiuta a priori schemi rigidi e strutture statiche. La sua arte pittorica è declinata con una fluidezza scorrevole di composizioni cromatiche, che si incontrano e si mescolano insieme formando una campitura densa e intensa e generando una profusione molto impattante, che alimenta il pieno risveglio sensoriale dello spettatore. Osservare la produzione di Alessandro è come tuffarsi e immergersi dentro una narrazione fatta di molteplici e innumerevoli spunti di lettura e chiavi interpretative diversificate, che risponde all’esigenza assoluta di libertà espressiva e al desiderio di condividere con lo spettatore un momento fruitivo unico e speciale, per renderlo pienamente compartecipe della fase catartica della creazione. Alessandro trova la sua vena creativa innata e la fonde in commistione con quanto lo colpisce e lo cattura a livello emotivo ed emozionale. Introietta e metabolizza gli stimoli esterni e li filtra nel moto e nel tumulto dell’anima, dando vita a una pittura di slancio e di trasporto appassionato, di enfasi del sentimento più intimo e recondito. Alessandro non vuole avere freni inibitori, ma rivendica un affrancamento totale per poter trovare una propria autonomia di pensiero incondizionata e riversarla dentro le rappresentazioni. Per Alessandro fare arte significa in primis avere una sfera comunicativa indipendente e poter definire un proprio distintivo registro semantico e linguistico qualificante a livello formale e sostanziale. Alessandro non vuole essere annoverato e classificato secondo cliché standardizzati, ma reclama un proprio status connotativo peculiare. Ecco dunque che Alessandro si protende verso una ricerca sempre sorprendente, dove ogni pennellata diventa come un simbolico tassello di un prezioso mosaico, che coincide anche con i tasselli del suo operato esistenziale e racchiude il suo senso di essere e di esistere. Fare pittura per Alessandro è un gesto sempre coerente e sempre consapevole con il suo modus pensandi e agendi di uomo-artista di notevole valore e spessore”.
“L’assioma simbolico -Arte docet- racchiude molto bene la radice dalla quale trae origine la produzione pittorica realizzata da Davide Quaglietta, collocabile nel concetto allargato e dilatato di moderna figurazione. Ritengo, che questo assioma faccia anche da virtuale ponte di collegamento e di connessione, poiché Davide filtra e assorbe da esso i pilastri portanti sui quali poi erge e costruisce l’intera parafrasi e sintassi narrativa”. La Dott.ssa Elena Gollini spiega a livello critico analitico l’arte pittorica di Quaglietta, facendo leva su un concetto chiave universale da lui accolto e rielaborato soggettivamente. La Dott.ssa Gollini ha ulteriormente proseguito nell’argomentazione riflessiva affermando: “Con la produzione di Davide si apre e si spalanca l’intero universo dell’arte, inteso come metafora del poter apprendere, comprendere e trasmettere tramite l’operato creativo, affinché lo spettatore possa godere di una pienezza di significati e di messaggi, di essenze e di sostanze. Arte intesa anche come maestra di vita, capace di guidarci e di accompagnarci alla scoperta del senso dell’essere e dell’esistere, di convogliare la nostra mente nei meandri di riflessioni catartiche e di tirare fuori deduzioni e intuizioni di spessore. Davide diventa discepolo di questa arte universale e ne accoglie ogni anelito e ogni respiro vitale, per arrivare poi a poterla a sua volta riprodurre e riproporre, proseguendo con entusiasmo e dedizione quel flusso cosmico ininterrotto e sempre attivo. Arte docet diventa un suo modo di essere e di percepire quanto vede e quanto gli accade intorno, di metabolizzarlo dentro. Per Davide l’arte insegna a non fermarsi e a non demordere, a non rassegnarsi mai, a essere sempre pieni di buoni propositi, a pensare a se stessi in modo altruistico e senza fare speculazioni individuali. Per Davide ciascuno dovrebbe trarre dall’avvicinamento all’arte un beneficio prolungato e duraturo, nella consapevolezza di quanto essa offre. La pittura di Davide ci rammenta, che ognuno deve sempre essere prodigo per un interesse comune e comunitario mettendo da parte gli intenti e gli interessi strettamente personali. Per Davide arte docet significa fidarsi e affidarsi a questo potere magico nella sua unicità, che nei secoli non è mai stato scalfito in nessun modo e ha trovato una propria identità assoluta. Quando Davide si immerge nella fase creativa si predispone a imparare e anche a supportare il fruitore per imparare, diventa un tramite di mediazione, diventa un medium. Alla base della sua pittura va dunque annoverata e considerata tutta quella summa di fattori e di componenti, che si incentrano e si canalizzano nel concetto di arte docet e che appartengono all’energia creativa di Davide fluttuante ad infinitum”.
“Essere e sentirsi artisti completi e liberi significa per Federico Marchioro avere la possibilità di esprimere a tutto tondo e a tutto campo anche quanto di più recondito si cela nelle profondità remote del suo ego più intimo, facendo emergere e affiorare ogni parte del complesso e sfaccettato mondo interiore e introspettivo, che ciascuno si porta dentro e conserva e custodisce con amorevole cura”. La Dott.ssa Elena Gollini commenta la produzione pittorica di Marchioro talentuoso e promettente artista contemporaneo, nonché musicista di pregio, soffermandosi sul tratto interiore più pregnante, che include anche l’aspetto psichico e psicologico con cui Marchioro si approccia con slancio nell’edificare e nel consolidare il proprio modus pingendi. Proseguendo nell’analisi la Dott.ssa Gollini ha asserito: “Fin dal primo sguardo lo spettatore viene esortato ad un’osservazione acuta e arguta, che tiene conto dell’elemento intimo concepito come forma mentis trainante e anche come impulso e stimolo spontaneo e naturale, scaturito e alimentato dal fattore emotivo ed emozionale e dall’inclinazione spirituale. Il connubio coeso produce quel pathos motivato, che lo guida e lo sostiene e lo carica di energia vitale propulsiva, che esplode dentro gli scenari compositivi strabordanti di vita, di sentimento, di pienezza pura e incontaminata. Fare arte per Federico diventa come un simbolico rituale sacro e sacrale, inviolabile, che deve proteggere e tutelare la sua sfera intima, ma al contempo deve poterla esternare senza remore e senza freni, con una genuinità disinibita e una spinta autentica. Federico trova una propria valvola catalizzatrice e la ottimizza all’interno delle rappresentazioni. Il colore e la tavolozza cromatica accentuano e concentrano la portata scenica e fanno da strumenti di movimento e di ritmicità, imprimono una timbrica connotativa di spessore e trasmettono grande intensità evocativa all’intera parafrasi formale e sostanziale. Il contenuto avvalorante della sfera interiore si palesa e si manifesta non in modo sfacciato e tanto meno ostentato, ma bensì sempre in modo pacato, sobrio, riservato, con una delicatezza garbata che appartiene al suo DNA e alla sua indole. A Federico interessa e preme arrivare allo spettatore attraverso una fruizione ponderata e attenta, proprio come quando si cimenta in un brano musicale per riuscire a intercettare al meglio la sensibilità e l’empatia e a creare un momento di vera condivisione. Federico è un artista dentro in primis e tale si sente a tutti gli effetti. Il suo percorso pittorico così come quello musicale coincide con una sua profonda valutazione esistenziale, con una sua guizzante motivazione sociale, con un afflato speciale che lo incita a non fermarsi, perché quella è davvero la strada giusta da percorrere fino in fondo”.
Per l’ottava edizione dell’evento autunnale dedicato ad Ambiente, Salute e Diritti Umani gli organizzatori hanno aperto il casting, anche online.
Bari, Matera e Manduria tra le città che saranno visitate.
TARANTO – Sarà “Casa Vestita”, nel cuore del pittoresco quartiere delle ceramiche a Grottaglie, ad ospitare, sabato 29 maggio, il casting che l’associazione culturale In Progress ha organizzato per cercare chi rappresenterà l’Italia all’ottava edizione di Miss Progress International.
Nel rispetto delle norme anti-Covid, le ragazze (tra i 18 e i 28 anni di età) che avranno inviato la propria candidatura all’indirizzo [email protected] saranno intervistate singolarmente e convocate a intervalli di mezz’ora l’una dall’altra. Nessuna limitazione, invece, per le aspiranti Miss Progress Italia che abitano lontano: per loro il casting si svolgerà online. La valutazione delle candidature si concluderà lunedì 7 giugno quando sarà reso noto il nome di colei che, dal 24 settembre al 3 ottobre, vivrà fianco a fianco con ragazze di tutto il mondo, un’esperienza fantastica, all’insegna della pacifica convivenza tra i popoli.
Vanesa Giraldo Lopez (Colombia) vincitrice della settima edizione di Miss Progress Interntional, realizza il suo progetto sull’Ambiente nell’Amazzonia colombiana
Giusy Nobile, presidente del sodalizio no-profit che ha ideato l’evento e lo organizza dal 2010, descrive il profilo ideale dell’ambasciatrice italiana del progresso: “Sarà avvantaggiata chi già è impegnata nella salvaguardia dell’ambiente, il tema assegnato quest’anno all’Italia, ma non possono mancare doti di spigliatezza, capacità comunicative e presenza scenica, oltre alla buona conoscenza dell’inglese o dello spagnolo, le due lingue più parlate dalle altre concorrenti”.
Gli organizzatori, intanto, fanno sapere che Bari, Matera e Manduria sono alcune delle località che il gruppo multietnico visiterà nel corso del loro soggiorno.
Sui canali Facebook e Instagram di Miss Progress International, intanto, è iniziata la pubblicazione dei primi volti delle Ambasciatrici del Progresso che vedremo in Puglia tra pochi mesi e che, a partire dal 1° luglio, tutti potranno vedere anche sul sito della manifestazione www.missprogressinternational.com.
L’Università delle Tre Età UNITRE Milano propone nell’ambito delle proprie attività accademiche, una Conferenza dal tema: “PIACERE…..OMERO”
Incontriamoci allegramente per conoscere più da vicino il mitico cantore.
in programma per venerdì 21 maggio2021 alle ore 17:15.
La Conferenza si terrà online sulla piattaforma Google Meet e verrà condotto dal
Relatrice:Prof.ssa Angela BRUNI (UNITRE MILANO) -Presentazione Prof. Marco MARINACCI (Università eCampus / UNITRE MILANO) –
UNITRE MILANO si configura come una “comunità del sapere” di carattere universitario, libera e indipendente, che si propone di offrire a tutti gli iscritti un’ampia scelta di opportunità culturali, senza alcun limite di età o di titoli di studio. I convegni, le conferenze e i seminari organizzati da UNITRE Milano rappresentano un’occasione di apprendimento e confronto su argomenti di interesse che abbracciano diversi punti di vista e approcci multidisciplinari.
La ricca offerta di corsi che UNITRE propone ai soci iscritti per l’Anno Accademico 2020/2021 è stata ulteriormente ampliata rispetto agli anni passati, includendo argomenti didattici provenienti da ogni ambito del sapere: dalla storia locale alla letteratura straniera, dalle lingue antiche ai rudimenti di fisica, passando per numerosi laboratori creativi e approfondimenti monografici. Centinaia di corsi e laboratori, tenuti da docenti universitari, esperti e professionisti di settore, sono a completa disposizione degli studenti, con un fitto programma di lezioni frequentabili online tramite la nuova piattaforme UNITRE Education. (UNITREMILANO.EDUCATION) La quota associativa permette la frequenza, in assoluta libertà, di qualsiasi corso scelto e con le modalità che si preferiscono. Alle lezioni si affiancano le numerose iniziative extraaccademiche, come conferenze, convegni, visite guidate e attività formative online, che si prolungheranno anche durante i mesi estivi.
Per iscriversi, è necessario indicare il proprio nominativo via mail all’indirizzo [email protected] entro le ore 12:00 di giovedì 20 maggio 2021. Il link per accedere alla conferenza sarà diffuso solo fra gli utenti prenotati.
UNITRE Milano: Università delle Tre Età – Via Ariberto, 11 – 20123 Milano www.unitremilano.com – [email protected]
Ufficio Stampa: Studio Binaschi, Ripa di Porta Ticinese, 39 – 20143 – Milano Tel: 02- 36699126 – [email protected]
Fondazione Creberg torna finalmente alle esposizioni in presenza – nel pieno rispetto delle normative sanitarie vigenti e nell’ambito della sua storica collaborazione con il Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia – presentando al pubblico la mostra itinerante “Il SEgno. Opere di Luisella Dell’Acqua”, curata da Claudia Corti, Angelo Piazzoli e Tarcisio Tironi. Presso la Sala Abate Tadini del M.A.C.S. – dal 22 maggio al 13 giugno 2021 – sarà possibile ammirare le opere dell’artista.
Da oltre dieci anni Fondazione Creberg ha ideato e realizzato un articolato progetto culturale che ha come obiettivo la sensibilizzazione del pubblico – attraverso esposizioni artistiche itineranti che approfondiscono tematiche profonde che riguardano la persona umana e l’ambiente circostante – collaborando con artisti contemporanei ai quali offre opportunità espositive in una logica di integrazione e valorizzazione a fini culturali.
La mostra si compone di 62 incisioni realizzate da Luisella Dell’Acqua dal 2013 al 2020. Come spiega Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg, “nelle suggestive incisioni di Luisella Dell’Acqua troviamo un profondo percorso umano, artistico, spirituale che – partendo dall’analisi del sé – vede nel “segno” non un limite o un confine, ma un’apertura. Esso rappresenta infatti il punto di partenza di un itinerario, suddiviso in sezioni, che apre all’Altro (l’Uomo, con la sua Identità e con il richiamo al valore della Memoria), alla spiritualità (la Croce), al Mondo e ai Luoghi (le Mappe), alla Natura (il Leone), all’Operare (il Libro d’Artista), in una sorta di moderna declinazione dell’“Ora et labora”. Il “segno” diviene dunque “SEgno”, riflessione sul sé – che si manifesta e si apre all’alterità – immediatamente percepibile attraverso il linguaggio universale dell’arte.”
Luisella Dell’Acqua è artista milanese, formatasi presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano; ha sperimentato le tecniche incisorie presso gli Ateliers della Bottega del Tintoretto di Venezia, della Fondazione Federica Galli e dello stampatore varesino Roberto Giudici, frequentando i corsi della Fondazione Il Bisonte di Firenze (Centro Internazionale per lo Studio dell’Arte Grafica) e approfondendo la tecnica Hayter con Hector Saunier.
“Mi ha molto colpito – continua Angelo Piazzoli – l’intensità culturale sottesa all’itinerario che l’artista ci propone con le sue opere; la mostra attesta il talento, la profondità di pensiero, la qualità della produzione. Luisella è persona polivalente, impegnata contemporaneamente – e con qualità, come sovente solo le donne sanno fare – in innumerevoli ambiti. Collega dal rilevante profilo manageriale, dialogante e garbata, determinata e orientata all’obiettivo; moglie e mamma impegnata; figlia premurosa; artista di buone qualità tecniche, che – con tenacia, spirito di sacrificio, umiltà nell’apprendere, dedizione al lavoro – ha molto studiato e molto operato, affinando, grazie ad un costante impegno e ad un’intensa ricerca, le doti tecniche indispensabili per far sì che le sue qualità intrinseche potessero emergere e rendersi visibili.”
Le opere sono tutte realizzate con l’incisione, tecnica molto importante ma allo stesso tempo poco conosciuta, come spiega Claudia Corti, storica dell’arte: “Tra il momento in cui si accende la scintilla dell’ideazione e l’istante in cui la lastra emerge dai rulli del torchio, passa del tempo, a volte giorni, se non intere settimane; è un tempo lunghissimo in cui l’artista ha un rapporto fisico con la lastra, paragonabile forse solo a quello tra lo scultore e la materia plastica: la scalfisce, la graffia, la “morde” con l’acido, la carezza con l’inchiostro… È proprio questo aspetto che troppo spesso sfugge al pubblico, abituato a concepire come opera d’arte il solo prodotto finale, tela o scultura che sia, su cui l’artista ha lasciato il suo segno in maniera diretta e concreta; si fa fatica a comprendere come, nell’universo dell’incisione, il momento creativo non risieda nella stampa finale, bensì nella preparazione della matrice che viene scavata in più tempi, nessuno dei quali uguale al precedente; sì, perché ad ogni graffio sulla matrice corrisponde un graffio alla propria coscienza di artista.”
Aspetto molto interessante di questa mostra è che è prevalentemente declinata al femminile, come evidenzia Angelo Piazzoli: “L’asse portante della iniziativa è costituito da quattro donne di valore: un’artista, Luisella Dell’Acqua, profonda e di talento; una Curatrice di altissimo livello, Claudia Corti, storica dell’arte tanto colta quanto abile nella divulgazione, capace di rendere i temi artistici suggestivi, appassionanti, a tutti comprensibili, con una stringente narrazione densa di concetti semplici e di aneddoti intriganti; una giovanissima fotografa, Elena Fontana, di doti innate e dal grande futuro (il nostro art director ne ha subito apprezzato l’occhio professionale e i “tagli” artistici”); una giovane organizzatrice, Sara Carboni, che – con la sua operosità e la sua rapidità – mi assiste da qualche anno con grande competenza rendendo realizzabili le nostre programmazioni e aiutandoci nel quotidiano a dar vita alle nostre ideazioni.”
La mostra verrà presentata – con intermezzi musicali a cura di Interludio Duo – sabato 22 maggio alle ore 16.00 presso la Basilica di San Defendente in Romano di Lombardia, con ingresso libero e con posti contingentati in rapporto alla capienza della Chiesa. L’evento avrà una durata di circa 60 minuti. Seguirà la visita alla mostra, previa prenotazione alla Segreteria organizzativa del M.A.C.S. (telefono 0363.902507 – E-mail: [email protected]).
L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 13 giugno 2021 con le seguenti modalità: mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 12.00; venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00 (nei fine settimana è obbligatoria la prenotazione preventiva).
Conclude Tarcisio Tironi, Direttore del M.A.C.S.: “Ringraziamo l’artista che in questo percorso ci invita a lasciarci «toccare» dentro, nel profondo, là dove il suo segno parla con delicatezza dei segreti, delle emozioni, degli slanci di ognuno e riattiva la sensibilità, la sublime qualità del nostro essere persone. Siamo invogliati attraverso una modalità delicata ed elegante a fermarci, a guardare d’incisione in incisione, anche per godere della forza persuasiva della bellezza. Di certo non è l’esposizione cui dare un’occhiata superficiale e sbrigativa se vogliamo sviluppare energie migliori. Prima di parlare, è meglio stare in attesa in un rispettoso silenzio. Proviamo ad ascoltare, con animo aperto, le incisioni mentre il cammino si snoda ampio e sereno, calmo e suadente perché ogni opera d’arte rivela l’anima e comunica i sentimenti e i pensieri di chi l’ha creata. Nelle pregiate carte di Luisella Dell’Acqua, colgo con piacere l’insistente affermazione offerta a tutti del valore legato allo studiare e all’indagare, al ricercare e all’andare oltre, attingendo con i sensi alla natura che per Baudelaire è «una foresta di simboli».”
Torna a Venezia la mostra internazionale Pro Biennale, che sarà inaugurata sabato 29 e domenica 30 maggio con due conferenze di presentazione che si svolgeranno dalle ore 15.00 nella splendida cornice dello Spoleto Pavilion, gli spazi della Chiesa della Pietà, a 400 m da Piazza San Marco, con un parterre di ospitid’eccezione.
L’esposizione, che si terrà dal 29 maggio al 2 giugno, nel contesto della Biennale, e alla quale parteciperanno tanti talentuosi artisti, è ormai da anni un appuntamento imperdibile per i tanti esperti ed appassionati d’arte contemporanea italiana ed internazionale.
L’edizione 2021, organizzata come di consueto dal manager e curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, ha il contributo di grandi nomi del mondo dell’arte e della cultura come Vittorio Sgarbi, Francesco Alberoni, sociologo di fama mondiale, Maria Rita Parsi, scrittrice e psicoterapeuta, il direttore del Tgcom 24 Paolo Liguori, lo storico e presidente del Vittoriale degli Italiani Giordano Bruno Guerri, il noto critico d’arte Luca Beatrice, la gallerista Maria Lorena Franchi, Katia Ricciarelli, soprano e attrice, Silvana Giacobini, già direttore di Chi e Diva&Donna, Roberto Villa, famoso fotografo, amico dei grandi Pasolini e Dario Fo, la curatrice Flavia Sagnelli, Caterina Grifoni, presidente FIDAPA sez. SP ed altri, nonché di istituzioni come il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il sindaco Luigi Brugnaro e l’assessore Paola Mar.
Queste le significative parole di Vittorio Sgarbi sull’importante rassegna:
«La Pro Biennale è la vera Biennale d’arte in Italia. Una possibilità per gli artisti di esprimersi liberamente ed essere considerati.»
La mostra sarà visitabile gratuitamente fino a mercoledì 2 giugno dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
Per info: 388 7338297 – https://www.probiennale.it/
In totale sicurezza e nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, è tutto pronto, nelle oasi verdi della Rete degli orti botanici della Lombardia, per celebrare le Giornate mondiali dei musei e della biodiversità rispettivamente il 18 maggio e 22 maggio. Ad adulti e piccini è dedicata la rassegna “Orti botanici: il FUTURO ha radici (e piante) antiche”. Obiettivo: mostrare e raccontare il grande patrimonio di biodiversità presente negli orti e più in generale sul nostro pianeta e le azioni necessarie per la sua conservazione, per far capire l’importanza della salvaguardia ambientale, fondamentale per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema.
Nella settimana dal 15 al 22 maggio, visite guidate, percorsi tematici, laboratori e incontri culturali attendono i visitatori degli Orti milanesi di Città Studi e Brera (per verificare giorni e orari di apertura: www.ortibotanici.unimi.it), del Giardino botanico “G.E. Ghirardi” di Toscolano Maderno, dell’Orto botanico di Pavia (per giorni e orari di apertura: https://ortobotanico.unipv.eu) e delle due sezioni dell’Orto “Lorenzo Rota” di Bergamo (per giorni e orari di apertura: www.ortobotanicodibergamo.it). Sulla strada della riapertura invece il Giardino alpino “Rezia” di Bormio, che riprenderà l’attività a partire da giugno (www.stelviopark.it).
Le iniziative si rivolgono a persone di ogni età e sono consultabili sul sito della Rete, al seguente link: https://www.reteortibotanicilombardia.it/2021/05/10/orti-botanici-il-futuro-ha-radici-e-piante-antiche/. Per citarne alcune, presso il Giardino botanico “G.E. Ghirardi” di Toscolano Maderno il 16 maggio, dalle 15.00 alle 18.00, “E quindi uscimmo a riveder le piante. Un pomeriggio da ricercatori – fare ricerca in Orto”, a cura di Gelsomina Fico e Claudia Giuliani; l’Orto botanico di Brera dedicherà un webinar dal titolo “Ginkgo: cosa ci può insegnare un fossile vivente” alle due piante più antiche dell’orto, il 22 maggio (l’Orto in questa data sarà chiuso. Il link per collegarsi al webinar è: https://bit.ly/3vOiaIh); mentre laboratori per bambini sono previsti sempre nella giornata del 22 maggio negli Orti botanici di Pavia, Bergamo e Città Studi.
“Gli orti botanici sono un vero e proprio museo a cielo aperto, angoli preziosi per la conservazione e lo studio di numerose specie di arbusti, fiori e piante, molte delle quali in via di estinzione, delle vere e proprie collezioni da preservare. Ecco perché la Rete degli orti ha scelto di aderire a entrambe le Giornate mondiali, – spiega Martin Kater,presidente della Rete degli orti botanici della Lombardia – perché gli orti botanici sono musei della biodiversità e, grazie a questa settimana di iniziative, vorremmo che negli orti si entrasse da visitatori curiosi per uscire da cittadini con qualche consapevolezza in più verso un patrimonio di inestimabile valore e bellezza”.
In tutte le sedi gli ingressi saranno contingentati per garantire la sicurezza del pubblico e del personale. Inoltre per verificare programma, orari, costi d’ingresso e modalità di prenotazione è fortemente consigliata la consultazione del sito www.reteortibotanicilombardia.it e dei siti dei singoli orti.
L’Università delle Tre Età UNITRE Milano propone nell’ambito delle proprie attività accademiche, una Lezione Magistrale dal tema: ““Viaggio attraverso la ConoScienza umana”
”
in programma per venerdì 14 maggio2021 alle ore 17:15.
(Nel mondo della comunicazione l’informazione scientifica riveste una particolare importanza nell’analisi e spiegazione di fenomeni che rivestono un ruolo fondamentale nelle nostre convinzioni che poi ci porteranno a prendere delle decisioni su fattori importanti come la medicina, l’ecologia, lo sviluppo delle tecnologie spaziali, la conservazione delle opere d’arte, ecc.).
Il conferenza si terrà online sulla piattaforma Google Meet e verrà condotto dal
Relatore:Prof. Umberto DE GIOVANNI (CNR / UNITRE MILANO) – Presentazione Prof. Marco MARINACCI (Università eCampus / UNITRE MILANO) –
UNITRE MILANO si configura come una “comunità del sapere” di carattere universitario, libera e indipendente, che si propone di offrire a tutti gli iscritti un’ampia scelta di opportunità culturali, senza alcun limite di età o di titoli di studio. I convegni, le conferenze e i seminari organizzati da UNITRE Milano rappresentano un’occasione di apprendimento e confronto su argomenti di interesse che abbracciano diversi punti di vista e approcci multidisciplinari.
La ricca offerta di corsi che UNITRE propone ai soci iscritti per l’Anno Accademico 2020/2021 è stata ulteriormente ampliata rispetto agli anni passati, includendo argomenti didattici provenienti da ogni ambito del sapere: dalla storia locale alla letteratura straniera, dalle lingue antiche ai rudimenti di fisica, passando per numerosi laboratori creativi e approfondimenti monografici. Centinaia di corsi e laboratori, tenuti da docenti universitari, esperti e professionisti di settore, sono a completa disposizione degli studenti, con un fitto programma di lezioni frequentabili online tramite la nuova piattaforme UNITRE Education. (UNITREMILANO.EDUCATION) La quota associativa permette la frequenza, in assoluta libertà, di qualsiasi corso scelto e con le modalità che si preferiscono. Alle lezioni si affiancano le numerose iniziative extraaccademiche, come conferenze, convegni, visite guidate e attività formative online, che si prolungheranno anche durante i mesi estivi.
Per iscriversi, è necessario indicare il proprio nominativo via mail all’indirizzo [email protected] entro le ore 12:00 di giovedì 13 maggio 2021. Il link per accedere alla conferenza sarà diffuso solo fra gli utenti prenotati.
UNITRE Milano: Università delle Tre Età – Via Ariberto, 11 – 20123 Milano www.unitremilano.com – [email protected]
Ufficio Stampa: Studio Binaschi, Ripa di Porta Ticinese, 39 – 20143 – Milano Tel: 02- 36699126 – [email protected]
Venerdì 14 maggio è uscito nei migliori negozi il nuovo e sorprendente singolo di “Savet”, al secolo Salvatore Tannura, nato a Pisa e classe 98.
“Per conquistare Marte”, vuole essere il grido di quel lato forte che ciascuno di noi ha dentro di se, quella parte di noi che crede nei sogni, e che sfrutta le proprie fragilità tramutandole in punti di forza. Questo brano vuole essere testimonianza del fatto che ciascuno di noi se davvero lo vuole ha la possibilità di abbattere i propri limiti, superare le proprie paure, mettere da parte il giudizio degli altri ed il lato insicuro di se stessi per fare spazio a quel lato determinato e positivo che vive “con i sogni in tasca” e che in fondo nonostante le difficoltà sa di avere le capacità e la “carica per conquistare Marte”.
Il singolo è prodotto da Alessandro Bentivoglio e pubblicato da Susy Music. Scritto e musicato da Salvatore Tannura stesso, gli arrangiamenti sono di Luca Sala (Eros Ramazzotti, Emma, Tiromancino e Carmen Consoli). Registrato presso gli studi di “D’altrocanto srl” Cologno Monzese (Milano).
Il singolo è stato presentato alla scorsa edizione del Festival di Sanremo Giovani 2021. Salvatore Tannura in arte Savet, nasce in una famiglia appassionata di musica e cresce con il desiderio e la convinzione di inseguire il suo sogno di fare il cantautore. Canta fin da piccolo da autodidatta e comincia successivamente a studiare per approfondire al meglio la sua vocalità e identità. Si definisce riservato e si vergogna quando qualcuno parla bene di lui. Non sopporta la falsità, il luoghi comuni recitati a memoria, l’appiattimento delle forme d’arte, l’immagine non corrispondente all’immaginazione, l’impossibilità di fermare una sensazione. Mentre apprezza invece tutto ciò che è sincero, ciò che da spensieratezza e positività, anche le piccole cose e i piccoli gesti che in realtà sono sempre più grandi di quello che sembrano. Il suo sogno è costruire la sua vita intorno alla musica.
Il mese di Maggio si preannuncia davvero un momento cruciale per il talentuoso e promettente fotografo contemporaneo Alessandro Bassani. Infatti, coincide contestualmente con il lancio del suo nuovo sito web www.alessandrobassani.com impostato per una semplice, fluida, scorrevole, immediata fruizione e per un approccio molto stimolante e anche con la sua mostra personale intitolata “Visioni oniriche” allestita in concomitanza con il prestigioso Festival della Fotografia Europea. La mostra, infatti si terrà dal 21 Maggio al 4 Luglio 2021 proprio in contemporanea alla storica manifestazione che si tiene annualmente a Reggio Emilia. L’esposizione di Bassani è curata dalla Dott.ssa Elena Gollini che a tal proposito ha spiegato: “Abbiamo appositamente scelto Maggio per questi due momenti di particolare rilevanza simbolica nel percorso artistico di Alessandro. Il nuovo sito web e insieme la sua mostra segnano due tasselli preziosi e gli danno ancora più slancio e più stimolo per proseguire nella sua arte fotografica. Lo scatto d’autore di Alessandro è volutamente al di fuori degli insegnamenti perpetrati dalla tradizione accademica e dottrinale e avviene tramite l’utilizzo dello smartphone. La sua eclettica Mobile Phone Art appartiene alle innovative ricerche, che si stanno diffondendo ed evolvendo su più fronti e su più livelli di sviluppo e meritano senza dubbio una positiva considerazione. Le immagini che Alessandro propone in mostra sono un circuito ben rappresentativo della sua variegata produzione inserita all’interno del sito web e delineano la sua sensibilità creativa e la spiccata fantasia che trova linfa vitale anche dalla componente del sogno e della sfera onirica. Infatti, la mostra vuole traslare anche il contenuto onirico e riallacciarsi simbolicamente al tema portante del Festival che è proprio inerente alla proiezione del sogno e al suo articolato significato concettuale e metaforico. Attraverso l’arte fotografica Alessandro si protende verso un infinito dove tutto è possibile e dove tutto è realizzabile. Trasforma e tramuta le sue visioni in un corollario di sfumature e di sfaccettature. La ricerca di Alessandro ovviamente non tralascia e non trascura la tradizione, ma la rielabora, la rivisita e la resetta con un imprinting molto attuale, secondo le moderne prospettive e tendenze, pur restando sempre allineato in sintonia con una dimensione di ordine, di scorrevolezza, di essenza primaria. Ad Alessandro non interessa perdersi in macchinose e complicate dinamiche applicative. Sceglie invece di esprimersi rispecchiando il suo carattere riservato e discreto e la personalità sobria e pacata. Sceglie di intercettare l’attenzione sensibile dello spettatore facendolo entrare in contatto con sensazioni piacevolmente appaganti, quasi intime e famigliari, affinché il momento della fruizione sia davvero indimenticabile, unico e irripetibile. Perché, ogni volta che si osserva una sua fotografia artistica ci si possa sempre lasciar andare fino in fondo in modo avvincente, inatteso, imprevisto e imprevedibile”.
L’arte riesce sempre a coinvolgere e a fare emozionare, riesce a trasferire nel fruitore percezioni visive e sensoriali travolgenti, cattura e conquista il cuore e la mente, attrae l’animo e suscita pensieri e riflessioni di spessore. Questa portata così articolata e sfaccettata, che l’arte da illo tempore possiede e sviluppa attraverso il suo humus fertile e fecondo che gli artisti coltivano e conservano nelle loro opere diffondendolo e facendolo proliferare, è un concetto molto sentito da Daniel Mannini, che lo condivide e lo accoglie in toto e lo trasporta direttamente dentro la sua formula pittorica di tendenza informale, che trova nella visionarietà astratta il suo ideale espressivo più funzionale ed efficace e lo canalizza nella commistione alchemica emotiva ed emozionale, che viene orientata con empatia e spiccata sensibilità intuitiva. La Dott.ssa Elena Gollini ha commentato in tal senso riallacciandosi a questo concetto di arte emozionale traslato nelle narrazioni pulsanti di vita realizzate da Mannini: “Daniel si rende portavoce di un concetto di arte custode di emozioni pure e incontaminate, protettrice di un tesoro emozionale variegato ed elevato, che viene messo a disposizione di chiunque voglia fruirne ed accoglierne l’intensità profonda insita. In ogni quadro realizzato da Daniel si profonde dunque il concetto universale di arte emozionale e di arte delle emozioni, che rimanda in senso ampio e allargato a una chiava interpretativa eterogenea, in quanto da una parte raccoglie quel coacervo di emozioni provenienti dalla realtà esterna, dall’altra sottende alla trasmissione emozionale attuata da Daniel e dall’altra ancora è pronta ad accogliere gli stimoli pervenuti attraverso il momento fruitivo, dove ogni spettatore assorbe e al tempo stesso filtra questo corollario e lo contestualizza a sua volta nella propria personale e soggettiva sintesi emozionale. In ogni quadro di Daniel la composizione astratta diventa strumento di pensiero emotivo ed emozionale, che viene suffragato dall’esterno e contestualmente anche dall’interno, si evolve e si perfeziona gradualmente e progressivamente secondo quanto ciascuno metabolizza e introietta a suo modo. Astrazione di concetto e di contenuto dunque, sapientemente e abilmente concertata per seguire quella dimensione emozionale, che la rende unica ed esclusiva nella sua essenza sostanziale sottesa e subliminale. Da sempre le emozioni sono manifestazione naturale dell’umanità e dell’essere umano, sono geneticamente presenti nel nostro DNA costitutivo primario. Daniel attraverso la sua produzione avvalora l’importanza assoluta del comparto emozionale e della concezione antica che fonde insieme arte ed emozioni in stretta e simbiotica connessione. Perché, emozionarsi guardando un’opera d’arte è davvero un momento ineguagliabile”.
È stata pubblicata online la mostra pittorica dell’artista Sabrina Veronese con la curatela della Dott.ssa Elena Gollini. La mostra racchiude una selezione di opere di particolare pregevolezza espressiva e di interessante proiezione stilistica, che lasciano emergere la stimolante trama narrativa, che domina la sintesi compositiva molto impattante a livello estetico e a livello sostanziale. Il titolo designato appositamente per la mostra online “L’energia cosmica nell’arte di Sabrina Veronese” è molto incisivo e si focalizza proprio sull’enfatizzare al massimo la potenza energetica scaturita e sprigionata dalle opere e fatta confluire in modo sempre dinamico all’interno dello scenario rappresentato. La Dott.ssa Gollini ha spiegato in modo analitico alcune peculiari caratteristiche distintive, che appartengono alla poetica comunicativa della Veronese. In particolare ha dichiarato: “Da sempre l’arte possiede e custodisce un potere energetico cosmico e universale, che si propaga e si diffonde tramite uno speciale flusso vitale costante e continuo. Questa energia pressoché magica, eterna e perpetua, diventa il nucleo fondamentale e precipuo dell’essenza intrinseca pittorica di Sabrina e si trasforma in elemento subliminale principale ed essenziale di trasmissione e di traslazione di tutta la sua vibrante ispirazione creativa. Le opere sono un tripudio pulsante di energia cosmica e costituiscono un collante di stimolo energetico ed energizzante. Lo spettatore filtra e metabolizza questa portata di energia e si lascia permeare e avvolgere dalle intense sensazioni percettive. Per Sabrina l’energia è simbolo di vita e di voglia di vivere, di sfida esistenziale e di affrancamento da tutte quelle difficoltà e ingerenze contingenti, che vengono superate e oltrepassate. Il cosmo e l’universo nella loro smisurata e infinita prospettiva si prestano a diventare dei motori trainanti per dare ancora più impulso a questa carica energetica ed espandere e dilatarne il potere d’azione. Sabrina crede fermamente, che l’arte possa trasportare ovunque questa energia positiva e benefica e possa diventare una fonte di pensieri e di sentimenti, di emozioni e di sensazioni, di riflessioni e di valutazioni che trovano sbocco anche sul piano esistenziale e nella proiezione di vita quotidiana. Per Sabrina essere artista motivata e di autentica vocazione significa rapportarsi e confrontarsi con il mondo esterno, relazionarsi con la realtà circostante e trovare dei punti fermi di contatto, che possono fare da connessione intima con il proprio mondo interiore e spirituale e con quell’energia cosmica universale, che risveglia le menti e gli animi spesso intorpiditi e assopiti dalla massificazione sociale dilagante. Ecco, perché Sabrina vuole fare davvero la differenza nella sua arte pittorica e vuole assorbire in essa e filtrare attraverso essa quella dimensione cosmica incontaminata e assoluta nella sua purezza”.