Antibiotici non più efficaci anche in zone di guerra

Antibiotici non più efficaci anche in zone di guerra

Roma, 19 novembre – Dalla rivoluzione della medicina moderna all’inutilità. Potrebbe essere la triste parabola degli antibiotici, classe di farmaci che ha letteralmente salvato centinaia di milioni di vite ma che rischia di diventare un’arma spuntata se non si mette un freno al loro abuso.

Questo l’avvertimento lanciato da Medici senza frontiere (Msf) in occasione della Settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici (18 -24 novembre). Un rischio, quello dell’inutilità di questi farmaci, che è drammaticamente reale anche nelle zone di guerra dove l’organizzazione opera.

Ricordando le principali cause del crescente fenomeno della resistenza batterica (utilizzo eccessivo o improprio degli antibiotici, vendita senza prescrizione medica, diffusione massiccia in allevamenti e agricoltura), Msf scrive sul suo sito che “l’antibiotico-resistenza è un problema di salute globale che affrontiamo ogni giorno curando i feriti di guerra in Medio Oriente, i pazienti ustionati ad Haiti, i neonati in Pakistan, i malati di tubercolosi muti-resistente in Sud Africa, India e Ucraina, dove le condizioni dell’emergenza rendono difficile garantire una adeguata disponibilità e somministrazione dei farmaci”.

Medici senza frontiereAnche in queste aree colpite da un conflitto armato, la resistenza agli antibiotici è un problema particolarmente complesso. “Le ferite di guerra sono facilmente soggette a infezioni e non sempre gli antibiotici sono disponibili o vengono usati correttamente” scrive Msf, ricordando che è proprio l’uso improprio di antibiotici a stimolare l’aumento della resistenza dei batteri a questi farmaci.

“Oltre il 60% dei pazienti ricoverati nel nostro ospedale ad Aden, in Yemen, ha sviluppato una resistenza agli antibiotici” conferma Msf. “A Gaza molti dei nostri pazienti feriti durante gli scontri con l’esercito israeliano nel marzo 2018 hanno sviluppato infezioni croniche, che in molti casi sono state infettate da batteri resistenti agli antibiotici”.

Msf sottolinea come  rtovare il giusto trattamento antibiotico sia cruciale non solo per trattare i batteri resistenti, ma anche per evitare che i batteri diventino resistenti. Decisivo, al riguardo, disporre di unn laboratorio di microbiologia che possa determinare il tipo esatto di batteri che causano un’infezione e gli antibiotici a cui è resistente. L’organizzazione umanitaria fa riferimento, al riguardo, all’ospedale di chirurgia ricostruttiva di Amman, in Giordania, nato nel 2006 per rispondere all’elevato numero di vittime della guerra in Iraq per poi accogliere i feriti provenienti da Siria, Yemen e Gaza, una delle poche tra le strutture di Msf ad avere un laboratorio di microbiologia.

La maggior parte dei casi che trattiamo in questo ospedale sono resistenti agli antibiotici, perché i nostri pazienti provengono da zone di guerra, dove non hanno ricevuto gli antibiotici giusti” spiega May Al Asmar, supervisore del laboratorio di microbiologia dell’ospedale Msf di Amman. “Facciamo chirurgia ricostruttiva, quindi la maggior parte dei campioni che analizziamo sono ossa o tessuti da parti infette. Seguiamo i passi giusti fino a quando non siamo in grado di determinare l’antibiotico giusto e aiutare i medici a decidere il giusto dosaggio”.

Il problema è che non è proprio facile creare un laboratorio per i test di microbiologia in Paesi colpiti dalla violenza., perché – anche se l’attrezzatura necessaria non è  particolarmente costosa o complessa –  lo spazio deve essere molto ben organizzato e la struttura deve essere gestita da personale altamente qualificato, perché l’elaborazione dei campioni richiede conoscenze specialistiche e protocolli rigorosi.

“Stiamo realizzando altri laboratori come quello di Amman, ampliando anche le collaborazioni con strutture esterne”  informa in ogni caso Msf “e abbiamo iniziato a formare il nostro personale medico in Medio Oriente sulla corretta prescrizione degli antibiotici.

La lotta all’antibiotico-resistenza è una delle sfide della campagna Msf per l’accesso ai farmaci, nata vent’anni fa per promuovere l’accessibilità delle cure, stimolare la ricerca e sviluppo di terapie innovative e abbattere le barriere politiche, economiche e legali che impediscono alle persone di ricevere i trattamenti di cui hanno bisogno.

FONTE: www.rifday.it

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