Tag: banche

  • Banche, interessi netti più alti grazie alla politica della BCE

    Grazie ai lunghi mesi di tassi di interesse alti da parte delle banche centrali, i bilanci degli istituti italiani sono decisamente migliorati. Basta guardare ai 6 principali istituti di credito commerciale presenti in Italia: nel primo trimestre del 2023 i loro ricavi da interessi netti sono cresciuti di 8,7 miliardi.
    Per avere un riferimento di paragone, lo scorso anno furono nello stesso periodo 5,6 miliardi. Sono quindi cresciuti del 56%.

    I bilanci delle nostre banche

    bancheAlla base di questo boom c’è la politica monetaria condotta dalla BCE. Per combattere la corsa dell’inflazione, la Eurotower ha alzato il costo del denaro progressivamente, spingendolo su livelli record.

    Anche le banche hanno potuto così praticare tassi più elevati sui prestiti, ottenendo margini maggiori dalla loro tradizionale maggiore fonte di reddito. Proprio quella che invece nel decennio scorso invece si era ridotta, visto che i tassi sui prestiti erano scesi verso l’1%.

    Una tendenza destinata a continuare

    Va precisato che questo trend è tutt’altro che in esaurimento. Dal momento che non si vede all’orizzonte un taglio al costo del denaro da parte della BCE, questa tendenza positiva sui conti delle banche dovrebbe durare almeno per l’intero 2023, come evidenziano i principali indicatori leading. Anche perché di recente la BCE ha aumentato ancora il costo del denaro.

    E’ presumibile allora che quegli 8,7 miliardi di interessi netti del primo trimestre, in quelli seguenti sono tendenzialmente destinati ad aumentare.

    Sistema solido, ma distorto

    Di certo questa situazione ha contribuito a rendere il sistema delle banche italiane molto solido. Adesso è affidabile e molto più resistente alle intemperie, anche nel confronto con i partner europei.

    Però va sottolineato un aspetto importante, ossia una distorsione del sistema. Se da un lato le banche sono rapide nell’adeguarsi rispetto alle mosse di Francoforte, sfruttando il momentum positivo per alzare subito il costo del denaro che prestano, dall’altro non sono così solerti ad alzare anche il tasso a favore dei clienti depositanti. Anzi, nella maggior parte dei casi la remunerazione è ancora zero.

  • Banche USA, ecco perché quelle regionali sono così fragili

    Il fallimento della Silicon Valley Bank, avvenuto a marzo scorso, ha innescato un vero e proprio tsunami sul settore bancario. Fortunatamente le conseguenze sono state limitate sia nel tempo che a livello economico. Il contagio delle altre banche a livello globale infatti non c’è stato, se non in misura estremamente ridotta.
    Tuttavia il panico durato alcune settimane ha riportato alla luce alcune fragilità del sistema bancario statunitense.

    La fragilità delle banche USA

    banche regionali UsaA risentire maggiormente delle turbolenze sono state soprattutto le banche regionali americane. Questi piccoli istituti locali hanno diverse criticità, che in presenza di turbolenze non solo ne riducono la redditività, ma spesso ne mettono a rischio anche la sopravvivenza.

    Il problema dei depositi

    Il primo fattore di criticità per le banche regionali americane è l’ammontare dei depositi, che durante le fasi di crisi si riducono drasticamente. In base ai dati del Federal deposit Insurance Corporation (FDIC), durante i periodi di turbolenza i depositi possono arrivare anche a dimezzarsi.

    Infatti i clienti preferiscono dirottare il loro denaro verso fondi a breve termine, che offrono rendimenti anche attorno al 4%, piuttosto che lasciarli presso le banche dove l’interesse non arriva neanche al 1%,. Questo significa che per riconquistare liquidità da parte dei loro clienti e comare il gap down, le banche dovranno pagare in termini di tassi di interesse un costo più caro.

    Perdite latenti

    Un altro fattore di fragilità delle banche regionali americane riguarda le perdite che hanno accumulato nei loro portafogli titoli. Durante il periodo dei tassi bassi hanno accumulato titoli di Stato con cedole assai ridotte, come rivelano i report di Quotex. Oggi sono costretti a pagare tassi di interesse più alti sui depositi.

    La regolamentazione delle banche

    Un altro fattore di criticità riguarda la probabile stretta sulla regolamentazione nel prossimo futuro. Le recenti turbolenze potrebbero infatti indurre i regolatori ad aumentare i presidi sulla liquidità di tutte le banche regionali. Nel breve e lungo periodo queste regole più stringenti potrebbero minare non solo la loro capacità di manovra ma in definitiva anche da loro redditività.

  • Banche, aziende telefoniche e dell’energia ora puntano ai trentenni

    I giovani sono diventati un target privilegiato per banche, fornitori luce e gas e operatori telefonici; si è parlato tanto dei mutui under 36 ma, secondo l’analisi di Facile.it, nell’ambito delle principali voci di spesa familiare sono molti i prodotti sul mercato dedicati a questo target, fino a poco tempo fa poco considerato dalle aziende. Ecco cosa è emerso.

    «Fino a non troppo tempo fa», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it «il mondo bancario riservava ai giovani solo iniziative promozionali legate al conto corrente e alle carte di credito, con canoni agevolati o azzerati, ma solo fino al compimento del trentesimo anno di età. Come noto, invece, recentemente gli istituti bancari hanno indirizzato ai giovani prodotti dedicati nell’ambito del credito, con i mutui casa under 36. Il successo è stato tale da convincere loro, e molti altri, a puntare ai trentenni con molti più prodotti ad hoc».

    Il mondo del credito

    A seguito delle novità introdotte dal Governo a fine maggio per supportare i giovani nell’acquisto della casa – tra cui l’eliminazione di alcune imposte e il potenziamento del fondo di garanzia prima casa – alcuni istituti di credito hanno lanciato sul mercato proposte di mutui al 100% con tassi agevolati dedicati a questo target. Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni gli under 36 possono risparmiare, su un mutuo medio, circa 22.500 euro di interessi calcolati su tutta la durata del finanziamento.

    Un’opportunità che sin da subito ha riscosso grande successo tanto che, secondo l’analisi* di Facile.it, a novembre 2021 la percentuale di aspiranti mutuatari under 36 è stata il 55% del totale; era il 34,3% nel primo semestre dell’anno, prima dell’introduzione delle agevolazioni governative.

    Luce e gas

    Anche il settore delle utilities guarda con crescente attenzione ai giovani alle prese con l’attivazione di una fornitura energetica. Alcune società azzerano agli under 36 il costo di subentro, ovvero un risparmio di circa 100 euro tra luce e gas, offrendo al contempo una copertura assicurativa per i piccoli guasti domestici. Per i giovani alle prese con un cambio operatore, invece, lo sconto viene offerto sotto forma di buono da spendere online.

    Non mancano le società che danno agevolazioni sul costo della componente energetica in bolletta, mentre altre cercano di fidelizzare la clientela più giovane attraverso servizi accessori a valore aggiunto, come i cataloghi a premi o altre iniziative di loyalty.

    Telefonia

    Se il settore della telefonia mobile è da sempre uno dei più attivi sul target giovanissimi, la vera novità si vede ora nell’ambito della telefonia fissa e connessione internet, servizi ormai sempre più richiesti dai trentenni sia per il lavoro da remoto sia per l’intrattenimento.

    La competizione tra le società telefoniche si gioca non solo sul prezzo, attraverso ad esempio sconti sulla tariffa mensile riservati agli under 36, ma anche sui contenuti; per questo i principali operatori hanno a catalogo promozioni che includono offerte che, alla connessione dati, associano anche abbonamenti agevolati ad una o più PayTV.

    «La scelta di molte aziende di puntare sui giovani riservando loro tariffe agevolate ha un valore sia dal punto di vista economico, sia da quello sociale», conclude Cresto. «Non dimentichiamo che offrire ai giovani la possibilità di risparmiare su alcune delle inevitabili spese che è necessario sostenere quando si sceglie di andare a vivere da soli, significa metterli nella condizione di poter affrontare questa scelta con più serenità e prima.».

    *Simulazione realizzata da Facile.it considerando un mutuo under 36 fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, Taeg 1,10%, rata mensile 477,72 euro. A giugno 2021, prima dell’arrivo sul mercato dei prodotti under 36, per la stessa operazione il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; il risparmio per il giovane mutuatario è quindi di quasi 900 euro l’anno, vale a dire circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    L’analisi sul peso percentuale delle richieste under 36 è stata realizzata su un campione di oltre 28.000 domande di finanziamento presentate tramite Facile.it.

  • Banche Centrali Tra Oro Bond e Stampa di Valuta Fiat Quale Sarà il Futuro

    Banche centrali ancora in una fase di incertezza e non potrebbe essere altrimenti visto il periodo storico che stiamo attraversando.
    In una fase in cui parlare di incertezza del futuro appare un vero eufemismo le politiche finanziarie intraprese dalle banche centrali avanzano in ordine sparso a seconda delle latitudini.
    La Fed guida in qualche modo il destino del mondo finanziario occidentale mentre d’altra canto Asia e super potenze come la Russia adottano strategie su misura secondo le proprie necessità.

    Oro un Bene Rifugio che Resiste

    Per quanto riguarda gli acquisti di oro delle banche centrali sono aumentati di quasi il 40% nel primo semestre di questo anno.
    Ma la quasi totalità di questi si concentra in banche centrali di paesi asiatici come Thailandia e India trai paesi non asiatici che hanno fatto acquisti di oro ci sono Ungheria e Brasile.
    Questo segnala che il ruolo dell’oro come bene rifugio è ancora considerato importante in particolar modo nel fare fronte contro eventuali fenomeni inflattivi di cui si teme gli effetti ancora oggi.
    Anche i privati hanno acquistato notevoli quantità del prezioso metalli giallo dall’inizio della politica del lockdown.
    Esiste anche una certa percentuale di privati meno fortunati che sono stati costretti a vendere oro anche presso attività come questo compro oro Firenze per problemi economici dovuti alla crisi dovuta alle restrizioni.

    Emissione di Bond

    Inutile dire che per far fronte ad un periodo come quello attuale le banche centrali sono state costrette ad emettere liquidità in modo ininterrotto nell’economia.
    Gran parte di questa liquidità è stata assorbita dal sistema con l’acquisto di bond che vengono regolarmente emessi per calmierare in qualche modo gli effetti di una quantità esagerata di valute fiat che sono state emesse nell’attuale periodo.

    Iniezioni di Valute Fiat

    Come detto in precedenza le banche centrali si sono messe a stampare soldi in modo continuo, una necessità, anzi il male minore per potere affrontare le conseguenze di una crisi globale non solo economica.
    Moltissime persone hanno perso del tutto il lavoro o si sono viste calare in le entrate in modo drammatico.
    Solo gli ammortizzatori sociali di natura eccezionale introdotti, grazie alla liquidità introdotta nel sistema, hanno permesso al tessuto sociale della maggioranza dei paesi di resistere all’impatto di un impoverimento generale improvviso.

    Ed il Futuro ?

    Quale sarà il futuro non solo delle banche centrali ma di tutta l’economia è ancora presto per capirlo, attualmente la situazione è ancora troppo fluida per interpretata in modo corretto e sicuro.
    Ancora si teme le conseguenze della enorme liquidità immessa sul mercato, qualche campanello di allarme è già partito con materie prime come il gas, il petrolio, ecc che sono aumentati moltissimo.

     

  • Banche centrali, serve ancora denaro a basso costo per fronteggiare la crisi

    La necessità di affrontare la pandemia ha spinto le banche centrali a lavorare in un territorio sconosciuto. Nessuno avrebbe potuto immaginare una simile catastrofe sanitaria, con conseguenze economiche devastanti, che chissà per quanto tempo lasceranno ancora il segno.

    La posizione scomoda delle banche centrali

    denaroSe normalmente per fronteggiare le crisi servono risposte immediate, per fronteggiare una crisi di quella portata servivano misure forti. E le banche centrali le hanno adottate.
    Non esistono esempi storici di tassi d’interesse così bassi o addirittura negativi, e per questo motivo gli istituti centrali viaggiano su una linea sottile.
    Da una parte di questa linea c’è il timore di innescare un crollo dei mercati finanziari, dall’altra quella di innescare un calo della fiducia nel valore del denaro. Cadere da un lato o dall’altro del burrone, sarebbe ugualmente grave.

    Cautela giustificata

    Nessuna banca centrale vuole correre il rischio di ridurre troppo presto il sostegno all’economia, alzando i tassi. Correrebbe infatti di innescare danni collaterali come il crollo dei prezzi degli immobili, delle obbligazioni e delle azioni. Tutto questo porterebbe a pericoli di solvibilità delle imprese (anche alcune delle aziende più famose nel mondo) e dei governi, finendo per trascinare giù anche il sistema bancario, che già viene fuori da un decennio durissimo dopo il crack finanziario del 2008-2009.

    Per questo motivo la FED – la regina delle banche centrali – continua a rassicurare che il costo del denaro non verrà alzato presto, e ribadisce che chi dice il contrario non fa delle previsioni ma solo opinione.

    E’ ancora tempo di stimoli

    Allo stesso tempo però, l’epoca del denaro a buon mercato non potrà durare ancora a lungo, anche perché i deficit degli stati si stanno gonfiando sempre di più.
    E’ chiaro che senza l’aiuto del governo e il denaro a buon mercato, non sarebbe stato possibile assistere a una ripresa rapida dell’economia globale.
    Bisogna capire adesso quando l’economia sarà in grado di camminare sulle proprie gambe, senza questi stimoli, ma fino a quel momento non ci si devono aspettare segnali di inversione del trend da parte delle banche centrali.

  • Mutui: gli under 36 possono risparmiare anche più di 20.000 euro

    Il mondo bancario punta sugli under 36 e sembra aver risposto alla chiamata del Governo in favore dei giovani che vogliono comprare casa tanto che, secondo l’analisi di Facile.it, alcuni dei principali istituti di credito hanno lanciato mutui al 100%, destinati a chi ha meno di 36 anni, con tassi fissi che partono dall’1,10% (Taeg), valore più basso di sempre per un finanziamento di questo genere.

    Secondo le simulazioni* di Facile.it, grazie a queste condizioni i giovani possono risparmiare decine di migliaia di euro in interessi in virtù dei tassi ai minimi storici. Ipotizzando un mutuo fisso al 100%, di importo pari a 126.000 euro da restituire in 25 anni, il miglior Taeg disponibile online per un under 36 è pari a 1,10%, con una rata mensile di 477,72 euro. Un solo mese fa, per la stessa operazione, il miglior Taeg disponibile online era pari a 2,46% e la rata era di 552,65 euro; grazie a questi nuovi prodotti il risparmio per il giovane mutuatario è di quasi 900 euro l’anno, vale a circa 22.500 euro per l’intera durata del finanziamento.

    «Gli incentivi introdotti dal Governo e l’impegno concreto da parte delle banche hanno reso possibile qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: oggi un under 36 può davvero comprare casa senza alcun anticipo né l’intervento di garanti terzi», afferma Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «L’auspicio è che anche gli istituti di credito che oggi non consentono di sottoscrivere questi prodotti possano adeguare la propria offerta, garantendo maggiore scelta ai clienti.».

    Come funzionano?

    Se è vero che in alcuni casi i cosiddetti mutui under 36 sono destinati esclusivamente ad aspiranti mutuatari con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro, dall’altro ci sono istituti di credito che pongono come unico limite quello dell’età del richiedente e dell’importo massimo erogabile, che normalmente arriva fino a 250.000 euro.

    Oltre alle condizioni appena descritte, gli under 36 alle prese con l’acquisto della prima casa possono beneficiare delle novità introdotte dal Governo tra cui l’ampliamento sino all’80% della garanzia concessa dal Fondo Consap, fondamentale per agevolare l’accesso al credito da parte dei giovani, e le diverse esenzioni tra cui la cancellazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, l’eliminazione dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti e, in caso di compravendita soggetta a Iva, il riconoscimento di un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.

    Come recentemente evidenziato dall’osservatorio*congiunto Facile.it – Mutui.it, nel primo semestre 2021 gli under 36 rappresentavano il 34,3% di chi presentava domanda, valore in crescita del 12,3% rispetto al 2020. Un dato che, secondo le previsioni di Facile.it è destinato a crescere nei prossimi mesi, non solo grazie agli incentivi introdotti dal Governo, ma anche in funzione della nuova offerta degli istituti di credito rivolta a questo target; nel solo mese di giugno, quando si è iniziato a parlare degli incentivi, la domanda di finanziamenti da parte degli under 36 è arrivata a quasi il 40% del totale richieste.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 250.000 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it nel primo semestre 2020-2021. Per le simulazioni sono stati considerati i tassi disponibili su Facile.it in data 26 luglio 2021.

  • Ripartire dai lavoratori: il Workers BuyOut Cooperativo

    Alla guida dell’azienda non c’è ricambio generazionale?
    L’azienda è in crisi e non sa come uscirne?
    Partecipa al webinar promosso da Confcooperative Verona, “Ripartire dai lavoratori: il Workers BuyOut Cooperativo” per conoscere lo strumento del Workers BuyOut, modalità con la quale i lavoratori di una impresa in crisi o destinata alla chiusura si impegnano nel salvataggio della loro azienda, tramite appositi strumenti previsti dalla normativa, diventando così imprenditori di sé stessi.
    L’iniziativa si pone il principale obiettivo di candidare lo strumento di WBO declinato nel modello cooperativo, in risposta al “problema lavoro” che si presenterà inevitabilmente nel prossimo futuro.
    Programma dell’evento:
    INTRODUZIONE AI LAVORI:
    Fausto Bertaiola, Presidente Confcooperative Verona
    ANALISI ECONOMICA E PROSPETTIVE FUTURE DELLE AZIENDE VERONESI:
    Matteo Scolari, Direttore Verona Network
    ANALISI DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI DELLE AZIENDE VERONESI:
    Giovanni Martignoni, Direttore INPS Verona
    LO STRUMENTO DEL W.B.O. COOPERATIVO:
    Pierpaolo Baroni, Esperto W.B.O. Confcooperative
    ANALISI STRUMENTI FINANZIARI ISTITUZIONALI:
    Mauro Frangi, Presidente CFI
    Silvia Rossi, Direttore Fondosviluppo
    STORIE DI SUCCESSO DI W.B.O. COOPERATIVO
    APERTURA TAVOLA ROTONDA: IL RUOLO DEGLI ATTORI ECONOMICI
    Alberto Mion, Presidente Ordine dei Commercialisti di Verona
    Giovanni Alenghi, Direttore Banca Etica Verona
    Gianmaria Tommasi, Vicepresidente Federazione Veneta BCC
    Stefano Facci, Segretario Generale CGIL Verona
    Stefano Gottardi, Referente Territoriale UIL Veneto
    Giampaolo Veghini, Segretario Generale CISL Verona
    Simone Lavarini, Vicedirettore Federazione Veneta BCC
    Modera i lavori: Davide Bulighin, Direttore Confcooperative Verona
    L’evento è gratuito e si terrà martedì 8 giugno 2021 dalle ore 10:00 alle ore 12:45 su piattaforma Go To Webinar.
    Le iscrizioni sono aperte fino al 7 giugno cliccando e compilando il seguente form: IL WBO COOPERATIVO
  • Mutui: 3 su 100 hanno chiesto un finanziamento ecosostenibile

    Il mercato dei mutui “green” sta iniziando a prendere forma anche in Italia; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel corso degli ultimi nove mesi quasi 3 richiedenti su 100 hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento “verde” per l’acquisto della casa.

    La percentuale – si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 75.000 mila richieste di finanziamento raccolte dai due portali tra maggio 2020 e febbraio 2021 – può sembrare bassa, ma è bene considerare che i mutui green sono prodotti principalmente destinati all’acquisto di immobili ad alta efficienza energetica (classi energetiche A o B) e, stando alle ultime stime ufficiali (Fonte: ENEA, 2019), in Italia solo il 10% delle unità abitative rientra in questa categoria.

    «Nonostante il 2020 sia stato un anno complesso per il settore immobiliare, il mercato dei mutui green ha poco per volta iniziato a prendere forma anche in Italia», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it «Si tratta ancora di una nicchia, ma le potenzialità di crescita sono davvero importanti, soprattutto se consideriamo che grazie al Superbonus 110% molti edifici miglioreranno la propria classe energetica ampliando così il bacino di immobili che potranno accedere a questo tipo di finanziamento».

    L’interesse degli italiani verso il Superbonus 110% è confermato anche da un recente indagine* condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat, dalla quale è emerso che sono oltre 9 milioni i nuclei familiari italiani che hanno intenzione di approfittare dell’incentivo per riqualificare la propria abitazione.

    Chi ha chiesto un mutuo green

    Dati interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; chi ha presentato domanda per un mutuo green ha cercato di ottenere, in media, 174.151 euro, vale a dire il 32% in più rispetto all’importo medio normalmente richiesto agli istituti di credito per l’acquisto di una casa. Una differenza così elevata è dettata dal fatto che gli immobili oggetto di mutuo green sono principalmente abitazioni in classe energetica A o B e pertanto il loro valore è più alto rispetto ad una in classe energetica compresa tra la C e la G.

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che la regione con la percentuale maggiore di domande di mutui green sul totale richieste è il Trentino-Alto Adige, seguita dal Veneto e dalla Valle d’Aosta.

    Cosa sono e come funzionano i mutui green

    I mutui green, secondo la definizione elaborata dalla Commissione UE insieme alla European Mortgage Federation, sono prodotti destinati a finanziare l’acquisto o la costruzione di abitazioni che abbiano elevate prestazioni energetiche (classe A o B) o a sostenere interventi di riqualificazione che consentano un miglioramento di almeno il 30% delle prestazioni energetiche dell’edificio.

    In Italia i principali istituti di credito hanno iniziato a proporre mutui green, offrendo ai richiedenti una serie di benefici che variano a seconda della banca: si va, ad esempio, dallo sconto sul tasso di interesse, normalmente pari allo 0,10%, sino ai prodotti assicurativi gratuiti o ai servizi consulenza ambientale per migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione.

    Tra le ultime novità lanciate in Italia va segnalata quella dei mutui verdi che possono essere richiesti anche per l’acquisto di abitazioni non efficienti dal punto di vista energetico; in questo caso lo sconto sul tasso di interesse non viene concesso all’atto di acquisto della casa, ma solo nel momento in cui l’immobile, a seguito di un intervento di riqualificazione, riesce a salire in classe A o B.

    Dal punto di vista della domanda di finanziamento, è bene ricordare che ci sono alcune differenze rispetto ai mutui tradizionali; in caso di mutuo green per acquisto, è necessario allegare alla richiesta l’attestato di prestazione energetica (APE) che certifichi la classe A o B dell’immobile.

    Se invece si tratta di un mutuo green per ristrutturazione, è necessario dimostrare che l’intervento sull’abitazione consenta di ottenere un miglioramento delle prestazioni energetiche di almeno il 30%. In questo caso alcuni istituti, prima di riconoscere le agevolazioni previste dal mutuo green, potrebbero attendere la fine dei lavori.

     

     

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età compresa fra 18 e 74 anni) sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 18 ed il 20 settembre 2020.

  • Banche, l’effetto Draghi è positivo ma molte hanno problemi strutturali di business

    Quando Mario Draghi è diventato premier italiano, le banche hanno accolto con molto favore la notizia. Questo è accaduto sia perché di fatto è stato eliminato un fattore di incertezza politica di una delle maggiori economie europee. Sia per le implicazioni specifiche sul sistema bancario.

    Draghi e gli effetti sulle banche

    draghi e le bancheDraghi è una personalità di primissimo piano, già ai vertici della BCE e di Bankitalia. Uno che il mondo degli istituti di credito li conosce benissimo. La sua nomina è stata quindi vista come un fattore di stabilizzazione del settore bancario, fortemente penalizzato dalla crisi pandemica e da un lungo scenario di tassi di interesse bassi (che comprimono i margini di profitto).

    Draghi come uomo della svolta? In realtà non esistono segnali sicuri che questo possa accadere, malgrado gli effetti positivi della sua nomina si siano già visti sul mercato azionario. Le banche infatti hanno visto gonfiarsi un po’ i loro titoli.
    Ma l’incertezza sul settore è ancora elevata, benché è indubbio che ci sia un grosso spazio di crescita per i titoli bancari.

    Modello di business da rivedere

    Il grosso problema della banche riguarda i loro modelli di business, che in molti casi resta ancorato a strutture obsolete, e quindi esposto a criticità nel lungo periodo. L’ottimismo nasce però dal fatto che molte banche dovrebbero trarre un doppio profitto dallo scenario più atteso. In primo luogo la riapertura dell’economia, che alimenterà consumi e investimenti. e in definitiva il ricorso alle banche. In secondo luogo il meccanismo di reflazione. Essendo però lo scenario molto eterogeneo, il relative volatility index RVI del settore dovrebbe oscillare parecchio da istituto a istituto.

    Non sopravvalutare il rialzo dei tassi

    Paradossalmente, il contributo minore potrebbe giungere dal previsto aumento dei tassi d’interesse. Questo aspetto non andrebbe quindi sopravvalutato in questo contesto. In primo luogo perché non si sa bene quando questo avverrà. Inoltre non sarà certo repentino ma molto graduale e diluito nel tempo.

  • Banche Europee, il 2021 può essere l’anno delle opportunità

    Le banche europee potrebbero diventare una asset class molto interessante nel 2021, rovesciando la situazione vissuta nel corso del 2020. Ed è proprio da quanto appena accaduto che deve partire la nostra analisi.

    Lo shock Covid per le banche europee

    banche europeeL’anno caratterizzato dalla pandemia è stato durissimo per le banche. Un vero shock, dovuto alla crisi sanitaria che – per motivi che vedremo – ha provocato un crollo dei margini di profitto. Uno stress test dal quale però le banche sono venute fuori tutto sommato bene, dimostrando stabilità e resilienza. Nel corso degli ultimi mesi gli istituti di credito hanno continuato a svolgere un ruolo di primaria importanza sociale ed economica. Hanno continuato a fornire finanziamenti a famiglie e imprese, e supportare efficacemente l’economia.

    Tassi bassi e prestiti a rischio

    Tuttavia, con i tassi così bassi si generano due conseguenze. La prima è la compressione dei margini di profitto. La seconda è l’inevitabile e atteso aumento anche delle sofferenze.
    Immaginare infatti che la platea di finanziamenti concessi non diano luogo a crediti inesigibili in futuro, è fantasia. Del resto le imprese hanno problemi di liquidità, e per farvi fronte hanno usato i prestiti.
    Tuttavia le banche europee si dimostrano in discrete condizioni di forma, anche e soprattutto grazie all’opera di rafforzamento compiuta nell’ultimo decennio, dopo la crisi del 2008.

    Vaccini, utili e valutazioni

    Ragionando in prospettiva, le banche dovrebbero ottenere un grosso beneficio dall’avanzata delle campagne di vaccinazione. Questo perché di pari passo migliorerà l’outlook economico. La prospettiva di una curva più ripida potrebbe fungere da maggiore sostegno alle aspettative per gli utili bancari. Inoltre dovrebbe farvi seguito anche un allentamento delle restrizioni sulla distribuzione del capitale.

    Inoltre  duri colpi incassati nel 2020, hanno reso il capitale bancario come asset class un pezzo decisamente sottovalutato, secondo l’indice morning star. E questo significa maggiori margini di crescita. A tutto questo si aggiungano le attività di M&A, che dovrebbero fornire agli investitori attivi nel capitale bancario europeo ulteriori opportunità, oltre a innescare un ulteriore miglioramento dei fondamentali di lungo termine del settore.

  • Fondo di garanzia: serve un ponte tra banche e imprese per fronteggiare la crisi

    Quasi un milione e mezzo di domande e più di 115 miliardi di euro di finanziamenti erogati dal 17 marzo al 9 dicembre 2020. Sono i numeri del Fondo di Garanzia che – potenziato dal DL “Cura Italia” e dal DL “Liquidità” – sta supportando le piccole e medie imprese italiane nel fronteggiare i mesi più bui della pandemia. Uno strumento che solo in provincia di Bergamo – tra le più colpite dall’emergenza sanitaria – è stato oggetto di oltre 28 mila operazioni con più 3 miliardi e 200 mila euro finanziati. Bergamo è stata, infatti, dopo Brescia e Milano, la provincia che in Lombardia ha fatto maggior uso del Fondo di Garanzia. E anche a livello nazionale, si è posizionata subito dopo i centri più grandi come Roma, Torino e Napoli. A dimostrazione di quanto il tessuto imprenditoriale locale sia stato scosso dalla crisi da Coronavirus.

    Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, infatti, l’impatto della crisi sulle imprese italiane è stato di intensità e rapidità straordinarie: solo nella fase 1 dell’emergenza sanitaria (tra il 9 marzo e il 4 maggio), il 45,0% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il 18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività e oltre la metà delle imprese (37,8% di occupati) ha previsto una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020. Il 38,0% (con il 27,1% di occupati) ha segnalato rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 42,8% ha richiesto il sostegno per liquidità e credito (DL 18/2020 e DL 23/2020).

    Un impatto fortissimo, condizionato – secondo quanto evidenziato da Commissione EU, Bankitalia e ISTAT -, da diversi fattori: uno shock dell’offerta dovuto alla perturbazione delle catene di approvvigionamento, uno shock determinato da una minore domanda da parte dei consumatori, l’effetto negativo dell’incertezza sui piani di investimento e l’impatto sulla liquidità per le imprese, sia quelle solvibili che meno solvibili. Da qui, il ruolo fondamentale delle banche e degli altri intermediari finanziari nel far fronte agli effetti a di Covid-19 per mantenere il flusso di credito all’economia.

    «Il Fondo di Garanzia è stato uno strumento da sempre molto richiesto, ma con la pandemia gli accessi sono cresciuti esponenzialmente, anche grazie alle nuove modalità di erogazione e alle modifiche apportate nelle tempistiche, diventate più snelle. Il DL Liquidità inoltre ha previsto l’ammissibilità di micro, small e mid cap, ovvero imprese con un numero di dipendenti fino a 499, e, limitatamente ai finanziamenti fino a 30 mila euro, anche di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni, broker, agenti e subagenti di assicurazione, ed enti del Terzo settore, che prima erano esclusi. Delle novità importanti specie per un territorio come quello di Bergamo, da sempre contraddistinto per uno spiccato tasso di imprenditorialità» – commenta Giorgio Berta, socio fondatore di BNC, Studio associato Berta, Nembrini, Colombini specializzato in consulenza societaria, fiscale e del lavoro che al tema ha dedicato un webinar richiedendo l’intervento degli esperti di Soluzioni Bancarie, consulenti che supportano le imprese nel rapporto con gli istituti di credito.

    L’accesso al Fondo di Garanzia, infatti, non può avvenire in modo diretto da parte di imprese e professionisti, ma quest’ultimi devono rivolgersi a una banca per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia da parte del Fondo. Sarà la banca stessa a occuparsi della conduzione della pratica di finanziamento e di ottenimento della garanzia. In alternativa, ci si può rivolgere a un Confidi che garantisce l’operazione in prima istanza e richiede la controgaranzia al Fondo. In questo contesto diventa quindi fondamentale poter contare su esperti del settore chiamati a valutare, insieme a Banche e Imprese, la miglior struttura della pratica per essere compliance con la normativa vigente e per assicurarne la sostenibilità nel medio e lungo termine, valutazione basata sulla stima dei flussi di cassa e sugli investimenti programmati.

    «I decreti che si sono susseguiti negli ultimi mesi hanno più volte cambiato le regole del gioco, le modalità di applicazione dello strumento e le finalità ammesse. Per le aziende non è semplice districarsi in questo contesto. Per questo, negli ultimi mesi abbiamo capito ancora più chiaramente quanto ci sia bisogno di un ponte tra banca e imprese, non in ottica di “mediazione creditizia” ma di affiancamento costante nelle scelte di natura finanziaria, a tutela di Banche e Imprese. Il Fondo di Garanzia, così come è oggi, è uno strumento utile e interessante, ma permane la questione della complessità che rischia di bloccare quelle realtà che non hanno una competenza finanziaria specifica. Una condizione molto diffusa tra le imprese italiane, sulla quale dovremo riflettere seriamente in futuro» – commentano Andrea Foini e Cristian Fusili, amministratori di Soluzioni Bancarie.

    Il Temporary Framework è stato infatti esteso e integrato più volte negli ultimi mesi dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di consentire alle singole economie nazionali di sostenere il tessuto imprenditoriale anche in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. La vera scommessa, ora, è capire quali scenari si prospettano in futuro e come le imprese potranno riposizionarsi, alla luce di una situazione sempre più deteriorata. Il Fondo Monetario Internazionale ha infatti stimato una riduzione del PIL, a livello globale per il 2020, del – 4,4%, con una ripresa, nel 2021, del +5,2%. E per quanto attiene al nostro Paese, le stime FMI indicano un calo del prodotto interno lordo del –10,6% nel 2020, con una parziale ripresa nel 2021 (+5,2%). La recessione più severa, assieme a quella della Spagna, prospettata dal Fondo di Garanzia per i principali Stati membri dell’UE.

  • Conti correnti: quasi 6 milioni di italiani ne ignorano i costi

    Secondo un’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat* i titolari di conto corrente che, a luglio 2020, hanno ammesso di non conoscerne i costi sono 5.900.000, vale a dire quasi il 15% dei possessori.
    In particolare, a conoscere meno i costi del proprio conto sono risultate essere le donne (16,6% rispetto al 12,5% del campione maschile) e i rispondenti con un’età compresa tra i 45 e i 54 anni (17,3%).
    Come il Covid ha cambiato la percezione delle famiglie
    Continuando a scorrere i risultati dell’indagine, un altro dato interessante è vedere come a seguito dell’emergenza Covid la percezione e le priorità degli italiani sulle spese di casa, e nello specifico sul conto corrente, siano cambiate. Se a gennaio 2020, prima dell’esplosione della pandemia, il 17,3% dei rispondenti riteneva il costo del conto corrente una delle voci più pesanti sul budget familiare e addirittura il 17,5% desiderava ridurne il peso, a seguito dell’emergenza sanitaria i valori sono calati, passando, a luglio, 2020, rispettivamente al 16,1% e al 16,9%, segno evidente di come l’attenzione delle famiglie si sia spostata su altre voci di costo. In particolare, sono i rispondenti appartenenti alla fascia di età 65-74 anni a percepire che il conto incida meno sul budget famigliare (12,4%) e solo l’8% dei giovani con un’età compresa tra i 18 e i 24 anni vorrebbe riuscire a risparmiare in questo ambito.
    I costi sono davvero aumentati?
    Dall’analisi di Facile.it è emerso anche che il 14,6% dei correntisti ha lamentato un aumento del costo del proprio conto corrente durante il periodo marzo-giugno 2020 rispetto ai mesi precedenti al Covid. Il dato va letto alla luce del quadro di riferimento; è probabile che non si sia trattato di un effettivo aumento delle tariffe applicate dalla banca, quanto piuttosto, ancora una volta, sia una percezione frutto della maggiore attenzione posta dai correntisti verso i costi, che ha portato ai loro occhi aumenti già in essere da tempo ma dei quali ci si è accorti solo negli ultimi mesi. Va inoltre detto che molti italiani durante la quarantena hanno aumentato l’utilizzo dei servizi di home banking e il numero di operazioni fatte online e questo potrebbe aver di fatto determinato un aumento del peso delle voci di spesa variabili (es. i bonifici, la ricarica di carte prepagate, il trasferimento di denaro ecc.).
    Molti si lamentano, pochi cambiano
    Se da un lato l’indagine ha messo in evidenza come il 16,9% degli intervistati dichiari che vorrebbe risparmiare sul conto corrente, dall’altro ha anche certificato come siano pochi coloro che trasformano il desiderio in realtà; tra i rispondenti, tra marzo e giugno 2020, solo il 4,8% dei correntisti, pari a 1.998.021 individui, ha dichiarato di aver cambiato conto, percentuale bassa, ma che evidentemente risente delle oggettive difficoltà logistiche durante il periodo di lockdown.
    Guardando invece a coloro che hanno cambiato conto, sempre secondo quanto rilevato per Facile.it da mUp Research e Norstat, emerge un dato interessante; più di 1 su 4 (27%) lo ha fatto perché la propria banca non forniva un servizio di home banking (nell’indagine precedente, relativa al periodo gennaio 2019-20, meno del 10% dei rispondenti ha cambiato per questa ragione). Anche se la banca forniva il servizio, però, non sempre lo faceva in maniera tale da soddisfare il cliente, tanto è vero che, sempre fra chi ha cambiato, il 23% ha preso la decisione perché riteneva inadeguato l’home banking offerto dal suo istituto.
    I più inclini a cambiare conto corrente sono stati gli uomini (5,4% vs 4,3% delle donne), i giovani con età compresa fra 25 e 34 anni (9,5%) e i residenti nel Nord-Est (5,8%).
    Se è vero che sono pochi coloro che hanno cambiato il conto, va detto che vi sono tanti correntisti (il 32,9%) che hanno dichiarato di non aver cambiato per il momento, ma che lo faranno non appena troveranno l’offerta giusta.
    Chi non ha un conto
    Un altro dato emerso dall’analisi è degno di nota; anche se il possedere un conto sembra essere ormai indispensabile, c’è ancora chi ne fa a meno e il 5% degli intervistati dichiara che nella propria famiglia non è presente un conto corrente, percentuale che conferma il valore rilevato a febbraio.
    Spostando l’analisi sui rispondenti emerge che chi vive senza conto è residente principalmente nel Meridione (10%), ha fra i 25 ed i 34 anni (10,6%) e non è occupato (9,3%).

    * Metodologia: n. 1.009 interviste CAWI con un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta tra il 13 e il 15 luglio 2020.

  • Mutui: richiesta in aumento del 4% nel primo semestre. Tassi ancora in calo, ma le banche aumentano gli spread

    Aumenta l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari, cresce quello effettivamente erogato dagli istituti di credito e calano i tassi di interesse; sono queste alcune delle evidenze emerse dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, che ha tracciato un bilancio sull’andamento del mercato dei mutui nel primo semestre dell’anno analizzando un campione di oltre 60.000 richieste raccolte dai due portali tra l’1 gennaio e il 30 giugno 2019.

    Importi richiesti ed erogati in aumento

    Il primo segnale positivo è quello relativo agli importi; nei primi sei mesi del 2019 la richiesta media presentata agli istituti di credito è cresciuta del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, stabilizzandosi a 132.603 euro. In aumento, anche seppur in misura più contenuta, l’importo medio erogato dalle banche, pari a 128.681 euro, vale a dire l’1% in più rispetto al primo semestre 2018.

    «L’aumento moderato dell’importo medio erogato può essere letto in funzione di una maggiore prudenza da parte delle banche, soprattutto verso le pratiche di mutuo legate a finanziamenti ad alto LTV», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Nonostante questo, però, la tendenza a concedere credito nel corso del primo semestre è stata complessivamente positiva e ci aspettiamo possa continuare a crescere ulteriormente nella seconda parte dell’anno, anche grazie al calo dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi.».

    Stabile, invece, la durata media dei mutui richiesti; chi ha presentato domanda di finanziamento in questa prima parte del 2019 ha puntato a un piano di ammortamento in 22 anni.

    Nuovi record per Irs e Euribor, ma salgono gli spread

    Dal punto di vista dell’offerta di nuovi mutui, il primo semestre dell’anno è stato caratterizzato da un calo dei tassi di interesse, soprattutto quelli fissi. Determinante, da questo punto di vista, è stata la caduta dell’indice europeo IRS; prendendo in esame l’andamento di quello a 20 anni, da gennaio a giugno il suo valore sì è quasi dimezzato passando da 1.30 a 0.73 e toccando nei primi giorni di luglio il suo minimo storico, 0.64. Calo mitigato in parte dalle politiche delle banche che, al contrario, hanno ritoccato al rialzo i loro spread; se si guarda alle migliori proposte a tasso fisso, da gennaio a giugno gli spread bancari sono cresciuti, in media, in una forbice compresa tra i 10 e i 40 punti base.

    Al netto delle politiche bancarie, i TAEG offerti alla clientela sulle nuove erogazioni a tasso fisso sono comunque diminuiti nel corso del primo semestre; a giugno 2019, per un mutuo fisso da 124.000 euro da restituire in 25 anni, il Tasso Annuo Effettivo Globale è risultato più basso tra i 25 e i 55 punti base rispetto a gennaio; vale a dire un risparmio mensile compreso tra i 15 e i 30 euro.

    Anche sul fronte dell’offerta di nuovi mutui a tasso variabile, il primo semestre del 2019 è stato caratterizzato da un nuovo record storico per l’indice Euribor che è tornato a calare dopo 3 anni di stabilità; a giugno 2019, l’Euribor a 1 mese è sceso a -0.39. Sui mutui a tasso variabile la politica in termini di spread applicato dalle banche è stata meno uniforme; non tutte hanno ritoccato il valore e anzi, in alcuni casi, è stato ridotto, mentre per chi è intervenuto al rialzo, l’aumento è stato più morbido, compreso tra i 10 e i 20 punti base.

    Scelta del tasso, vince ancora il fisso

    Continua a crescere la percentuale di italiani che sceglie il tasso fisso; guardando alle richieste di mutuo presentate nel primo semestre dell’anno, l’85% di chi ha fatto domanda di finanziamento ha puntato ad ottenere una rata costante nel tempo; erano il 75% nel primo semestre del 2018.

    La percentuale è ancor più alta se si guarda ai mutui effettivamente erogati; in questo caso, il 90% di coloro che hanno ottenuto il finanziamento nel primo semestre ha optato per un tasso fisso; erano l’80% lo scorso anno.

    Il profilo del richiedente: aumentano gli under 30

    Guardando alle richieste di mutuo emerge che, nel primo semestre, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, in media poco meno di 41 anni, valore in lieve calo rispetto al primo semestre 2018, quando l’età media era pari a 41 anni e 4 mesi.

    Determinante nella riduzione di questo parametro è stato l’aumento del peso percentuale degli aspiranti mutuatari under 30, passati dal 13,6% al 14,4%.

  • USURA: LE SEZIONI UNITE BOCCIANO L’USURA SOPRAVVENUTA

    USURA: LE SEZIONI UNITE BOCCIANO L’USURA SOPRAVVENUTA

    Con la recente pronuncia n. 24675 a Sezioni Unite depositata lo scorso 19 ottobre la  Suprema Corte ha posto fine all’ annoso dibattito sviluppatosi  a seguito della entrata in vigore della L. 108/1996 sui tassi usurai.

    http://studiolegalecimino.eu/usura-le-sezioni-unite-bocciano/

    Invero la legge 7 marzo 1996, n. 108 è intervenuta, sul piano civilistico, a modificare l’art. 1815, comma 2, c.c. il quale prevede, nella sua attuale versione che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”; il che determina una nullità parziale della clausola relativa agli interessi, mantenendo valido ed efficace il contratto.

    La disposizione testè citata,  sia in dottrina che in giurisprudenza, ha sollevato molteplici dubbi interpretativi relativi, in primis, al diritto transitorio concernente la disciplina applicabile ai contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge ed ancora in corso a tale data, ed in secondo luogo, si poneva un problema interpretativo circa i contratti stipulati successivamente all’entrata in vigore della nuova normativa antiusura, il cui tasso di interesse, seppure originariamente lecito, divenisse, in seguito ad una successiva diminuzione del tasso-soglia, eccedente tale misura.

    Il problema concerneva, in sostanza, fissare il momento in cui, a fronte di oscillazioni dei tassi, usurarietà potesse dirsi conclamata. Se all’atto della convenzione o all’atto del pagamento ad opera del debitore.

    Secondo un primo orientamento, doveva ritenersi decisivo il momento genetico della stipulazione del contratto, essendo irrilevante il tempo successivo dell’effettiva corresponsione degli interessi. Secondo il divergente orientamento, invece, la valutazione in ordine alall’ usurarietà degli interessi doveva essere posta in essere al momento del   pagamento, ossia, nel momento funzionale ed esecutivo del contratto.

    Tale ultima impostazione è quella che ha introdotto nel nostro sistema, la c.d. usurarietà sopravvenuta.

    A fronte delle incertezze interpretative e dei conseguenti risvolti sul piano applicativo, è stato successivamente emanato il D. L. 29 dicembre 2000, n. 394, poi convertito, con modifiche, nella L. 28 febbraio 2001, n. 24, che introduce all’art. 1 la norma secondo la quale “ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

    Nonostante la legge n. 24 del 2001 sembri negare alla radice la configurabilità di una sopravvenuta usurarietà degli interessi, valorizzando esclusivamente il momento della pattuizione degli stessi, sia in dottrina che in giurisprudenza si è affermato che, anche alla luce dell’interpretazione autentica fornita dal legislatore, sarebbe irragionevole e incongruo sostenere la debenza dell’interesse pattuito, esorbitante rispetto al sopravvenuto tasso-soglia.

    Sul tema, si sono fronteggiati due orientamenti principali: un primo indirizzo, contrario all’usura sopravvenuta, e una seconda impostazione, invece favorevole a quest’ultima.

    Le Sezioni Unite, con la sentenza in esame, sono intervenute a dirimere tale contrasto, escludendo “in toto” il rilievo della usura sopravvenuta.

    Gli Ermellini, infatti, hanno osservato che  “è privo di fondamento la tesi della illiceità della pretesa di interessi a un tasso che, pur non essendo superiore, alla data della pattuizione, alla soglia dell’usura, superi tuttavia tale soglia al momento della sua maturazione o del pagamento degli interessi stessi

    A tale conclusione, la Corte perviene, facendo applicazione dei principi sottesi alle norme applicabili in materia: il divieto dell’usura è contenuto nell’art. 644 c.p. mentre le altre disposizioni contenute nella Legge 108/96 non formulano tale divieto ma si limitano a prevedere un meccanismo di determinazione del tasso, oltre il quale gli interessi sono considerati sempre usurai, a mente appunto dell’art. 644 c.p. cui fa implicitamente riferimento l’art. 2 della legge citata che recita: “La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurai”, limite che è appunto fissato dall’art. 644 c.p.

    Sarebbe pertanto impossibile – conclude la Cassazione – operare la qualificazione di un tasso come usuraio senza fare applicazione dell’art. 644 c.p. considerando, ai fini della sua applicazione – così come impone la norma di interpretazione autentica (D.L. 394/2000) – il momento in cui gli interessi sono convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento.

    Morale: per un contratto stipulato con la Banca prima della entrata in vigore della legge sui tassi usurai, l’Istituto bancario “è autorizzato” ad applicare tassi maggiori – finanche superando il tasso usura – rispetto a quelli convenuti all’atto della stipula, senza che per ciò si possa invocare la speciale tutela prevista solo per coloro che i tassi usurai se li vedono applicare dopo l’entrata in vigore della legge.

    Così è se vi piace….

    @Produzione Riservata

    Studio Legale Gelsomina Cimino

    www.studiolegalecimino.eu

     

  • Banche centrali all’attenzione dei trader. Si attendono manovre restrittive

    Il momento di riflessione che stanno attraversando le Banche Centrali ha spinto i mercati finanziari a fare altrettanto, prima di spingersi verso nuove mosse. I banchieri centrali, contrariamente a quanto si pensava, non stanno aspettando che l’inflazione raggiunga livelli soddisfacenti prima di annunciare la svolta restrittiva. Si basano invece sulle solide prospettive economiche per annunciare il ritiro dalle politiche di sostegno alla crescita.

    La conseguenza è che già nel corso della settimana si sono visti certi comportamenti dei mercati abbastanza noti. Ad esempio i titoli di Stato hanno evidenziato un rendimento al rialzo su scala globale. In questo modo hanno fatto da traino sia nel Forex che nel mercato di Borsa (“taper tantrum” a rallentatore). Finora i trader si sono mossi procedendo alla liquidazione delle valute G10 a basso rendimento e di quelle dei mercati emergenti (scegliendo miglior spread più bassi broker Forex). La mossa è stata lenta e ordinata fino ad ora, ma si presume che presto possa esserci maggiore intensità sui mercati. Si preannuncia un bel po’ di frenesia.

    Occhi puntati sulle banche centrali

    banche centraliNel frattempo la Bank of Japan è stata costretta a intervenire perché i titoli JGB a scadenza decennale hanno raggiunto il livello superiore della curva di controllo dei rendimenti. L’istituto giapponese giapponese ha offerto quantità illimitate di JGB a 10 anni a 11 punti base. Questo evidenzia in modo chiaro che la BoJ vuole raggiungere in tempi più brevi possibili il suo target di inflazione al 2% (anche se al momento siamo davvero lontanissimi).
    A parte la BoJ, i trader hanno la ferma convinzione che siano all’orizzonte altre mosse restrittive da parte di diverse banche centrali del G10. Le modalità potrebbero variare da caso a caso, sfruttano cioè il tasso di interesse oppure il tapering (cioè la liquidazione dei titoli in portafoglio). Ma la sostanza restrittiva rimane la stessa.

    Si prende ad esempio la reazione dei mercati alle parole di Draghi di qualche giorno fa. E’ bastata una nota di ottimismo da parte del numero uno della BCe, per innescare una forte reazione sui mercati. L’euro ha messo in atto un rally clamoroso (si veda il grafico fibonacci forex trading riguardo il cross Eur-Usd). Questo però non fa altro che aumentare il livello di guardia che dovrebbero avere i trader. Prudenza quindi.

  • L’Avvocato Live on line

    Nasce l’Avvocato Live, uno spazio settimanale a tu per tu con l’Avvocato. Ogni settimana, Lex&Go individua un tema sulla base delle richieste dei propri utenti da andare a sviscerare con uno specialista.

    Il primo esperimento

    Dichiara Palombo – CEO di Lex&Go – che “si tratta del primo esperimento mai realizzato di questo genere, nato su richiesta dei nostri utenti al fine di garantire una informazione accurata e soprattutto targettizzata, in base alle effettive necessità degli stessi.
    La Lex&Go, impegnata quotidianamente nell’avvicinamento del mondo legale a quello quotidiano di persone, famiglie ed imprese, è lieta di inaugurare questo nuovo appuntamento”.

    Vuoi partecipare?

    Per partecipare, è sufficiente restare aggiornati sulla Pagina Facebook Lex&Go e sintonizzarsi il mercoledì alle 18.00 al Live che sarà trasmesso in diretta e registrato per futuri utilizzi.
    Le domande possono essere anticipate sulla Pagina Facebook Lex&Go o sulla Pagina dell’evento relativo al Live settimanale.

    Mercoledì 1° giugno parleremo di Banche

    Il primo Live si occuperà di Banche, mutui usurari e anatocismo bancario. E’ finalizzato a chiarire quando effettivamente occorre far causa alla Banca e quando invece è sconsigliabile.
    La ragione di approfondimento di questo tema nasce sulla base delle richieste degli utenti.
    Lex&Go specifica che esso è finalizzato a far comprendere l’effettiva portata dell’opportunità di far causa alla propria Banca. Opportunità troppo spesso estesa a casi in cui è assai improbabile ottenere una pronuncia a favore.
  • Ricchiuti (P.P.I.) “Autonomi massacrati dai contributi previdenziali”

    Il 64% delle aziende ispezionate nel 2015 – dichiara Lino Ricchiuti presidente nazionale del movimento Popolo Partite Iva – risultano irregolari, i contributi maggiormente evasi sono sempre INPS ed INAIL. La somma non versata supera l’ 1,5 miliardi di euro, in aumento rispetto allo scorso anno . La domanda è semplice : ”o siamo diventati tutti evasori, o stiamo attuando involontariamente lo sciopero fiscale o, questi governi, hanno imposto una tassazione impossibile” . È così grave, sbagliato, immorale ammettere che i contribuenti, siano essi dipendenti o liberi professionisti, si son stancati di pagare, pagare, pagare ? C’è anche da dire che sia i contributi INPS, sia quelli INAIL vanno intesi come contributi del cittadino a fondo perduto. Quando paghi per una pensione che non avrai e per una assicurazione sul lavoro che ti rimborserà solo in caso di morte o di grave disabilità, viene meno il principio di dare per avere e si rafforza l’idea di svenarsi in favore del nulla. Se a questo aggiungiamo che, per mille diversi motivi, questo miliardo e mezzo di euro verrà recuperato solo in minima parte perchè ormai specie i nuovi contribuenti , al contrario dei “fessi” come il sottoscritto , hanno imparato, prendendo esempio dai big, a non avere nulla di intestato, ci si domanda, è da furbi insistere con questa politica fiscale? Il fisco è diventata una psicosi, non si acquista, non si assume, non si crea occupazione. Proroghiamo gli sfratti, allunghiamo la rateizzazione con Equitalia, senza andare a risolvere sul serio il problema. Indebitiamo i cittadini più di quanto lo siano già senza dargli alcuna possibilità di riscatto se non in 20, 30 anni. Come quando agli schiavi veniva data la possibilità di riscattare la propria libertà. I Romani dell’Impero in questo erano meno egoisti dei ”romani” attuali. L’equilibrio e le casse vanno ristabilite partendo dall’alto. Quando ogni manager pubblico e politico verrà pagato in linea con gli stipendi degli altri Paesi, quando la grande casa pubblica smetterà di costarci 3 finanziarie all’anno, quando ogni altro ente privato, religioso e ogni altra grande multinazionale o azienda con cda di tutto rispetto onoreranno ogni centesimo – conclude Ricchiuti – in tasse allora e solo allora lo Stato politico potrà puntare il dito sui piccoli contribuenti.