Categoria: Arte e Cultura

  • Seed Granate, il performer Giuliano Ravazzini a Tel Aviv

    Seed Granate
    Israele
    Tel Aviv HaBima Theatre – Betlemme Hebron Rd
    20/12/2019 – 31/01/2020

    Israele ospita le performance e gli happening di Giuliano Ravazzini, contaminazioni simboliche che l’artista esegue regolarmente in luoghi significativi e istituzionali.
    Per questo territorio, carico di storia e di vicende sociali, simbolo di tensioni religiose e convivenze forzate, l’artista ha presentato il concept Seed Granate, declinando l’idea in due luoghi distinti: una semina all’HaBima Theatre di Tel Aviv e la realizzazione di graffiti a Betlemme.
    In questa terra prevalentemente desertica, la semina si pone come un gesto di sfida, afferma la caparbietà dell’uomo di vincere l’aridità della natura, alimenta il sogno antico di un eden dove gli esseri umani possono vivere in pace con i frutti della terra.
    La performance avviene in un affollato riquadro di terreno conteso da ordinate aiuole di fiori, dove flirt di coppie e bambini che giocano, partecipano ad un quadro vivente di umanità in cui vengono lanciati semi con la proprietà di ricongiungere passato e futuro, sommando l’antica e sempre generativa azione del seminare che ora travalica la sua materialità, echeggiando in quel fluttuante mondo virtuale che promette imperitura memoria.

    In questa terra, promessa, santa, contesa, dove i contrasti e le diversità convivono fianco a fianco, in cui gli spazi strettissimi aprono squarci su infiniti mondi interiori, religiosi e divini, piovono le seed granate dell’artista che provocatoriamente neutralizzano le armi, riconvertendole in semi gestazionali di un nuovo mondo.
    L’intento di Ravazzini, non è suggestionare i presenti incuriositi e coinvolti dalla performance ma piuttosto è produrre un happening non violento che sviluppi un racconto ben radicato nella realtà, fondamento necessario per la narrazione nel web.
    Una poetica transmediale dunque che crea e testimonia le action in un luogo reale e ne predispone i significati narrandoli in una realtà non fisica dove la percezione dei luoghi e degli eventi è atemporale, un eterno presente, fertile e adeguato alle germinazioni del performer italiano.
    Il progetto Seed Granate ha una strategia narrativa in “movimento” che tiene conto del valore immagine, non più come icona o soggetto da contemplare, ma messaggio visivo istantaneo, significante che sospende i canoni estetici ortodossi e assume su di sé i valori del mezzo, un progetto assai interessante che possiamo definire policontestuale, dialogico, nomade, ubiquo, accumulativo e mixato.

    Ilario Baudanza

  • Graziano Ciacchini: arte e magia del reale

    Il pittore Graziano Ciacchini ha reso inconfondibile e subito riconoscibile la sua formula espressiva, con una cifra stilistica che attinge dalle fondamenta del figurativo tradizionale e del verismo paesaggista, per poi evolversi in una propria peculiare dimensione visionaria e approdare a delle soluzioni molto originali e di forte impatto scenico. La sua narrazione figurale è sempre sobria e garbata, suadente e aggraziata, senza mai trascendere in esasperazioni macchinose e ridondanti, per essere sempre facilmente fruibile e recepibile dallo spettatore. La dottoressa Elena Gollini ha espresso delle riflessioni ad elogio spiegando “Partendo dalla caleidoscopica dimensione del reale, Graziano imbastisce una corposa e variegata narrazione pittorica, che aderisce alla tradizione figurativa del paesaggio e traccia un percorso di studio approfondito e mirato, definendo una linea pittorica personalizzata sempre coerente. La specifica scelta tonale di avvalersi della cromia del blu viene gestita con calibrata dovizia di utilizzo e contribuisce ad accrescere e accentuare la suggestione d’insieme e accende nello spettatore pensieri intensi e sensazioni vibranti. L’aspetto fortemente evocativo della rappresentazione viene alimentato dalla virtuosa componente poetica e dalla delicata cornice magica fiabesca di contorno. Graziano sprona l’osservatore ad immergersi dentro un’esplorazione sensoriale introspettiva a largo raggio, che risveglia le menti e le rende recettive e pronte ad una riflessione esistenziale matura e consapevole“.

    L’arte io non lo so se sia eterna o provvisoria, se la forma d’arte nella quale viviamo per molti secoli ci sia connaturata come sangue, ma so che questa carica che noi abbiamo oggi è una carica di comprensione della vita” (Cesare Zavattini).

    L’arte non è imitazione della realtà, ma interpretazione individuale di essa” (Roberto Longhi).

    L’arte è la creazione di una magia suggestiva che accoglie insieme l’oggetto e il soggetto” (Charles Baudelaire).

  • Ostia incontra l’Autore: Giulio Leoni e quello strano omicidio alla Sorbona

    Al via gli appuntamenti della seconda edizione invernale della rassegna letteraria “Libri in spiaggia per lettori d’amare” voluta ed organizzata dall’Associazione di promozione culturale “Ostia incontra l’Autore”, fondata da donne che amano Ostia e la lettura. Socie fondatrici dell’associazione sono la giornalista Sabrina Deligia, che ne è presidente, Susanna Corti, imprenditrice e vice presidente, Laura Falchetti, imprenditrice e tesoriere, quindi Gloria Piccioli, studentessa in Editoria a La Sapienza di Roma e anche lei nel direttivo dell’associazione.

    “Ci siamo conosciute ed apprezzate nel tempo” raccontano “maturando la stessa convinzione esperenziale: la crescita culturale di un territorio, delle persone che lo abitano e lo attraversano” ciò che “non può fare a meno della condivisione dei saperi”. Da qui il sostegno della lettura “come mezzo di aggregazione, piuttosto che strumento di isolamento”, coltivando “lettori d’amare” perché “noi siamo nate sul mare. I primi passi li abbiamo fatti in spiaggia, sulla sabbia di Ostia”.

    L’evento, con ingresso gratuito, si svolge negli stabilimenti balneari del litorale romano. Ad ogni presentazione seguono il firmacopie con l’Autore o l ’Autrice e un aperilibro offerto dagli sponsor della manifestazione.

    L’11 gennaio dalle 11 alle 13 presso lo stabilimento balneare L’Ancora Beach, sito al civico 176 del Lungomare Amerigo Vespucci al Lido di Ostia, Giulio Leoni presenta il suo libro “I delitti dei nove cieli” pubblicato dalla casa editrice Nord, ultimo romanzo storico di una quadrilogia con Dante Alighieri come novello Sherlock Holmes. Presenta l’evento Cinzia Giorgio, scrittrice, saggista e docente di Storia delle Donne e di Storia dell’Arte presso l’Università Sperimentale Decentrata di Roma.

    La trama

    Un omicidio alla Sorbona, una cospirazione ordita all’ombra del processo ai Templari, un mistero che solo uno può svelare: Dante Alighieri. Autunno 1307. È un momento particolarmente difficile per Dante Alighieri. Frustrato per il mancato riconoscimento delle sue qualità intellettuali, il poeta si mette in viaggio verso Parigi, dove conta di conseguire il baccellierato alla facoltà delle Arti, nella speranza di aprirsi così la strada verso una cattedra universitaria. Ma già lungo il cammino è testimone di eventi inquietanti e, una volta giunto in città, si rende subito conto che le strade di Parigi non sono meno pericolose di quelle della sua Firenze, soprattutto per le tensioni legate agli arresti dei membri dell’Ordine del Tempio decretati da re Filippo. E anche la Sorbona è percorsa da un’aspra e sotterranea contesa tra i sostenitori del sistema geocentrico e gli ambigui novatores, che si rifanno invece alla controversa teoria eliocentrica. Una disputa non soltanto dottrinale, come dimostra la morte di uno stimato astronomo di origine italiana, il cui cadavere viene rinvenuto proprio in un’aula dell’università. Il giorno successivo, Dante viene avvicinato da due giovani della corporazione degli studenti italiani, che gli chiedono d’indagare su quello che, a loro giudizio, solo in apparenza è stato un suicidio. Se l’istinto gli suggerisce di non fidarsi e di rinunciare, il poeta non può resistere alla sfida di sciogliere un enigma e portare la luce della verità lì dove imperano le tenebre. Tuttavia Parigi è un intrico di vicoli irto di insidie, tra delinquenza, lotte di potere e templari in incognito, e Dante dovrà muoversi con estrema cautela verso il cuore di un labirinto d’indizi che cela sia il colpevole sia il movente del delitto. Perché dietro i calcoli celesti forse si nasconde un calcolo ben più terreno e sanguinoso. E un’entità occulta sembra seguire passo dopo passo le indagini di Dante…

    L’autore

    Giulio Leoni, romano, è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri, tradotta in tutti i maggiori paesi del mondo. Oltre a riguardare il remoto passato, i suoi interessi riguardano anche la storia del secolo appena trascorso, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti e controversi. Elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con precisione e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.

    SCHEDA EVENTO

    Data 11 gennaio 2020

    Orario 11:00-13:00

    Dove   Stabilimento balneare L’Ancora Beach

    Indirizzo Lungomare Amerigo Vespucci 176 – Lido di Ostia (RM)

    Telefono +39 06 5680267

    Facebook https://www.facebook.com/lancorabeach

    Organizzatore Ostia Incontra l’Autore

    Indirizzo Lungomare Paolo Toscanelli 148 – Lido di Ostia (RM)

    Sito https://www.ostiaincontralautore.it

    Facebook https://www.facebook.com/ostiaincontralautore.it

    Cellulare +39 391 1340601

    E-mail [email protected]

     

     

     

  • “Il marmo dai 1000 volti” di Massimo Caramia

    È davvero un blocco di marmo speciale quello che Massimo Caramia custodisce gelosamente e sul quale sta sviluppando con incalzante fervore uno stimolante progetto di ricerca denominato “Il marmo dai 1000 volti”. La dottoressa Elena Gollini che ha elaborato un’apposita certificazione ufficiale comprovante di expertise ha messo in evidenza e classificato le connotazioni peculiari di questo affascinante blocco marmoreo di genesi medicea, classificato nella pregiata categoria della “breccia medicea” che trova e innerva le sue millenarie origini nel cuore della Toscana, precisamente nella località di Seravezza. Il passo compiuto da Pablo Picasso quando si trasformò in un “detonatore” di corpi e volti umani, nello spirito di quella spinta progressista che Parigi ai primi del Novecento ha saputo imprimere agli artisti in essa convenuti, è lo stesso passo che riesce a compiere Caramia attraverso questo suo progetto di ricerca. Quando un artista del marmo esperto e autorevole come lui approda a una visione sperimentale così complessa e articolata, riesce a saper parlare il linguaggio di ieri (rispettando le icone classiche della tradizione) e il linguaggio di oggi (approdando ad una visione sui generis e inedita) diventa un vero e proprio esempio a modello di “polo creativo” capace di solcare e attraversare le onde del tempo e stare anche al passo della contemporaneità con un’azione di impronta avveniristica e futurista. Caramia si è accostato a questa ricerca reinterpretando e rivisitando le immagini figurali impresse nel blocco di marmo in modo totalmente naturale e spontaneo e fornendo una propria plausibile chiave di lettura di queste speciali raffigurazioni umane, che fanno affiorare volti misteriosi e di sorprendente fattezza. Le immagini che appaiono dal blocco possiedono una visione dinamica molto suggestiva e assolutamente imprevista e non prevedibile a monte. Il progetto “Il marmo dai 1000 volti” risponde a un ordine e a uno schema interiore oltre che estetico e dà voce ad accorpamenti timbrici disposti in una sequenza armoniosa, che nessuno e niente ha programmato e calcolato con una formula predefinita. Caramia si cimenta nell’appassionato compito di raggruppare e decifrare questo particolare “mosaico umano” che il blocco conserva in sé e di orchestrare una serie di approfondimenti mirati per capire e spiegare questo esclusivo “ritrovamento artistico”. Si tratta senza dubbio di una situazione di notevole interesse storico e culturale oltre che artistico, che associa le proiezioni ottiche e visive a quelle mentali e genera un discorso molto ampio in continua evoluzione. Il blocco suscita fin dal primo sguardo un potere ammaliante e una commistione di sensazioni, emozioni, energia che si sprigiona con sferzante vitalità. Quello che vive nel blocco e dentro il blocco è qualcosa di veramente inusuale, che merita attenzione sia da parte delle istituzioni preposte sia da parte dell’opinione pubblica.

  • Massimo Caramia: un cuore e un’anima per l’arte

    L’arte scultorea di Massimo Caramia non risiede solo nella tecnica consolidata, ma nell’autentica energia del creare, nella forza del modellare, trasformare e forgiare un materiale duro e apparentemente inerme e inerte con una perizia sapiente, derivante dalla tradizione antica e da un ingegnoso estro innato. Così parla di lui la dottoressa Elena Gollini nel commentarne il talento indiscusso: “Massimo è un alchimista della scultura che sa rinvigorire la materia inerme e informe per darle valore e significato nella forma e imprimerle un anelito di vita. Le masse e i volumi hanno equilibrio ben proporzionato nell’organicità dello spazio. Le creazioni marmoree rimandano a una gestualità, che nel processo di sintesi dell’arte sa manipolare plasticamente l’idea di materia e modularla con compostezza sistematica. Il prodotto scultoreo finito ha contorni raffinati, incisivi, marcati e viene collocato dentro uno spazio sempre caratterizzato dove la determinatezza e la tangibilità scandiscono la timbrica strutturale d’insieme. Ogni creazione si concede allo spettatore come la pagina virtuale di un libro simbolico, fatto di significati sostanziali e argomenti sottesi. Le creazioni sono progettate con particolare attenzione anche riguardo la funzione d’uso che rivestono. Per Massimo l’oggetto-opera d’arte deve integrarsi perfettamente con quanto lo circonda e acquisire versatilità di contenuti, in nome di una ricerca tecnico-espressiva che individua sempre nuove frontiere applicative e di valori e non prescinde mai dal dato funzionale, logico ed estetico. Nella piena consapevolezza del suo ruolo di professionista operatore d’arte che ricopre con coerenza di intenti, di obiettivi e di traguardi, invita il fruitore e lo sprona ad abbandonarsi all’emozione plastico-dinamica come asseriva Umberto Boccioni, ravvisando e avvertendo quei valori cardine che trascendono l’oggetto e il soggetto in sé per sé considerati e si spostano su un articolato e sfaccettato linguaggio semantico dai contorni iconici e concettuali. Massimo si dimostra incline alla poetica di quelle avanguardie artistiche che fanno convergere l’esplosione e il tripudio della materia con la simultaneità degli stati d’animo e moti interiori. Il sentire e il vedere sono in stretta relazione e hanno una percezione concomitante delle funzioni in senso unitario e una convergenza univoca delle diverse sensazioni, attuando nella dimensione del movimento il rapporto interno-esterno-spazio-tempo secondo il paradigma teorico insegnato da Giacomo Balla“.

  • Il virtuoso racconto pittorico di Graziano Ciacchini

    Pittore, poeta e cultore appassionato del concetto di bello e di bellezza, Graziano Ciacchini è certamente una figura interessante nel multiforme panorama contemporaneo e rivendica a buon conto e a buon diritto una propria esclusiva identità creativa, caratterizzante e distintiva. La dottoressa Elena Gollini ha fatto una sintesi efficace delle sue pregevoli potenzialità e risorse espressive dichiarando: “Graziano può essere considerato un moderno colorista del figurativo. La pittura viene stesa senza vincoli a monte, plasmata in immagini e raffigurazioni dove la luce e il colore seguono e accompagnano con delicata grazia la trama narrativa che fluisce senza condizionamenti e filtri imposti, svolgendo una funzione basilare nella resa d’insieme. È un pittore di intense suggestioni visive, un visionario del colore, che non si presta e non si limita a semplici emulazioni copiative e descrittive fini a se stesse, ma cerca di alzarsi in volo con la fantasia e proporre rievocazioni inusuali e inattese. Per Graziano il colore possiede una sua qualità intrinseca speciale con una duplice importante funzione, evocativa e comunicativa. All’energia del colore affida la sintassi delle composizioni dove la materia basta da sé a riempire le figurazioni e le forme e a fargli prendere vita propria. Fonda nel colore figurazione e libertà espressiva con una pittura che è come un canto soave e sommesso dell’anima, che sussurra e rimembra, fissando sulla tela il suo racconto aulico. Il lirismo di fondo aumenta la potenza espressiva del colore, tra sfumature e declinazioni tonali, che intensificano la vis rappresentativa. Per Graziano dipingere equivale a uno splendido volo: la tela si traduce in un etereo librarsi verso orizzonti sconfinati e infiniti“.

    L’arte è esperienza di universalità. Non può essere solo oggetto o mezzo. È parola primitiva, nel senso che viene prima e sta al fondo di ogni altra parola. È parola dell’origine che scruta al di là dell’immediatezza dell’esperienza, il senso primo e ultimo della vita” (Papa Giovanni Paolo II).

  • Grande successo confermato per il Concerto di Capodanno 2020 al Teatro delle Palme di Napoli

    L’ Antico splendore del Concerto di Capodanno dell’Associazione Culturale Noi per Napoli incanta il pubblico del Delle Palme

    Fiore all’occhiello per una Napoli intellettualmente feconda, un grande successo ha ottenuto al Teatro Delle Palme la quinta edizione del “Concerto di Capodanno” organizzato dall’Associazione “Noi per Napoli”. Puntuale più che mai nel primo giorno dell’anno, nello storico spazio di via Vetriera a Chiaia, lo spettacolo voluto dagli artisti stabili del Teatro San Carlo, il soprano Olga De Maio e il tenore Luca Lupoli, si è mostrato al pubblico ancora più splendido del solito, in netta controtendenza con quel decadimento che erroneamente si vuole associare ad una città da sempre capitale nel cuore. E così, con un programma frutto di una certosina cura per i dettagli musicali, con i cantanti lirici De Maio e Lupoli in primo piano unitamente all’altro tenore Lucio Lupoli, (nella foto di Mina Fiore ed Enzo Cinelli con i presentatori Licenziati e Giorgio)  e ancora con la ricchezza dinamica dell’ Ensemble “Noi per Napoli”, il pubblico accorso in massa ha potuto godere di un evento musicale dalla grandi prerogative artistiche, stilistiche e culturali. Dall’impeto musicale della dinastia degli Strauss fino ai grandi operisti italiani, passando per l’operetta di Lehar e la canzone classica napoletana, alla platea del teatro Delle Palme è stato offerto un concerto da pelle d’oca, per precisione tecnica e intensità intepretativa. Con una presentatrice elegante e raffinata come Lorenza Licenziati e gli affabulanti interventi del giornalista Giuseppe Giorgio pronto a collegare ad ogni brano, dati storici, aneddoti e curiosità, il “Concerto di Capodanno” firmato “Noi per Napoli” si è nuovamente mostrato come un nobile gesto di spontanea emotività. Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale della Campania, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e della Municipalità di Chiaia San Ferdinando, fra i più famosi brani d’opera di Donizetti, Puccini e Verdi, le arie da Salotto firmate Leoncavallo, la Tarantella di Rossini e le più appassionanti canzoni classiche napoletane, l’ormai consueto concerto del primo dell’anno ha raccolto i più vivi consensi di un pubblico entusiasta. Alla presenza di un testimonial d’eccezione come l’attore e regista Giacomo Rizzo, il trascinante bel canto di Olga De Maio e di Luca e Lucio Lupoli, si è magicamente fuso con l’accompagnamento della pianista Nataliya Apolenskaja e del Quartetto d’archi Aedon, con gli assoli del flautista Andrea Ceccomori e le evoluzioni del corpo di ballo del “Centro Tersicorea” con le coreografie di Gloria Sigona e Livia Spoto per una danza che è diventata forma d’arte moderna e rinnovata. Omaggio ai colori di una Napoli delle antiche insegne reali, il concerto di “Noi per Napoli” si è confermato come un segnale magnifico di bellezza senza età. Come una magistrale lezione di cultura per una città ancora una volta conscia delle sue grandi qualità. Uno spettacolo capace anche di diventare un motivo di solidarietà con una parte dell’incasso devoluto alla mensa Caritas dei senzatetto di Santa Chiara e di trasformarsi in una grande opportunità per godere di un’arte fatta di incantevole splendore e infinite emozioni.

    Per l’ufficio stampa e comunicazione 

    Associazione “Noi per Napoli”

    Si ringraziano:

    REGIA,DIREZIONE ARTISTICA,ORGANIZZAZIONE ASSOCIAZIONE CULTURALE NOI PER NAPOLI  Fondatrice e Presidente Emerito : Dott.ssa EMILIA GALLO ( OLGA DE MAIO E LUCA LUPOLI)SPONSOR:
    • Ium Academy School diretta dal Prof Eduardo Piccirilli presente in sala
    • LA CAFFETTIERA DI PIAZZA DEI MARTIRI
    • IMPERATORE ROSTICCERIA DI VIALE COLLI AMINEI
    • GIOIELLI CASTRONUOVO ( Chiara Vitale resp Marketing)
    • IOVINO AZIENDA VITIVINICOLA MONTESPINA DI ANTONIO IOVINO ( NEL FINALE GLI ARTISTI BRINDERANNO CON LO SPUMANTE TERRY PRODOTTO DA AZIENDA IOVINO E DEDICATO ALLA MOGLIE TERESA E DI CUI GLI ARTISTI LIRICI OLGA DE MAIO E LUCA LUPOLI saranno testimonial
    • ARGENIO NAPOLI DI VIA FILANGIERI FORNITORE DELLA REAL CASA BORBONICA
    • ARFE’ MATERASSI Via Vincenzo Gemito Napoli
    • SPENDIMEGLIO CUOMO CRAL DI SALVATORE CUOMO VIA NICOLARDI NAPOLI
    • ESPOSIZIONE DEL LIBRO ( Foyer del teatro)  “ La Napoli Romantica “ di Edmondo Cione ( presente la figlia la Dott.ssa Emilia Cione
    • TIZIANA GRIMALDI STILISTA CON “MODERN DANCE” di Clelia Cortini   ED ACCESSORI LA PEPITA GIOIELLI di Brusciano in Via Padula e Via Cucca)
    • SPONSOR TECNICI : ALOIA CAFFÈ(caffè degustazione) GAY ODIN CIOCCOLATERIA ( Cioccolatini offerti) ; PANETTONI (offerti da ) Ippolito Pasticceria di Marano
    • MEDIA PARTNER : SERVIZIO TV IN CITTÀ  ; DG PHOTOART DI DAVIDE GUIDA riprese integrali dello spettacolo
    • CENTRO STUDI LA CONTEA DI LUCIANO SCHIFONE
    VIVERE NAPOLI Grande Napoli

     

    https://youtu.be/633CXbZxyW4

  • Riprenderanno a febbraio le lezioni di canto gratuite per bambini a Villa Lanza

    Lo scopo dell’iniziativa è di far emergere l’abilità del canto nei più piccoli e di avvicinare al canto i più grandicelli.

    Dopo il successo dei mesi scorsi, riprende martedì 4 febbraio la serie di lezioni gratuite per bambini: Cantare in Villa.

    La serie di lezioni, che hanno avuto inizio ad ottobre 2019 si sono concluse a Dicembre, riprenderanno dal 4 febbraio per i bimbi fino ai 7 anni e il 5 febbraio per i bimbi dagli 8 anni in su.

    L’iniziativa ospitata a villa Francesconi Lanza, sede della Chiesa di Scientology è prevista ogni martedì dalle 16.30 alle 17.15 per i più piccini. Mentre per i ragazzi dagli 8 anni in su il mercoledì dalle 17.15 alle 18.00.

    Apprendere giocando è il motto della maestra, che con giochi, note, melodie e tanta leggerezza insegna a cantare e ad amare la musica. I bimbi più grandi invece hanno imparato a cantare dei brani adatti alla propria voce e potenzialità, ma entrambi i gruppi sono stati veramente felici di partecipare.

    L’iniziativa, realizzata dai volontari Artisti per i diritti umani, vede impegnata l’insegnante professionista, che a suon di musica al piano forte segue i bimbi, dando loro la possibilità di cimentarsi nel canto, una delle tante libertà di espressione che può essere coltivata sin dalla più giovane età e che rispecchia a pieno il Diritto Umano N. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

    Ed ecco un semplice contributo per far si che “I diritti umani diventino una realtà, non un sogno idealistico” come si augurava l’umanitario L. Ron Hubbard.

    Chiunque può partecipare, o informarsi in merito alle modalità delle lezioni.

    Le lezioni si terranno tutti i martedì dal 4 febbraio 2020 dalle 16.30 alle 17.15 per i bimbi fino ai 7 anni, dalle 17.15 fino alle 18.00 dagli 8 anni in su.

    Per info: 393 3332499 Tiziana Bonazza

  • Su COSMOBSERVER il calendario degli eventi astronomici del 2020

    Il sito di divulgazione scientifica fondato da Emmanuele Macaluso – COSMOBSERVER – pubblica il calendario degli eventi astronomici del 2020

     

     

    È firmato dal fondatore Emmanuele Macaluso, il calendario degli eventi astronomici del 2020 che è stato pubblicato sul sito di divulgazione COSMOBSERVER in queste ore.

     

    “Il calendario degli eventi astronomici è uno strumento utilissimo per gli astrofili, gli addetti ai lavori e i curiosi del cielo. Per noi di COSMOBSERVER è diventata una tradizionecon la quale iniziamo il nuovo anno – dichiara il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso, fondatore di COSMOBSERVER, che continua – il 2020 sarà un anno ricco di eventi per il cosmo. Oltre ai consueti sciami meteorici avremo ben 4 eclissi (non tutte visibili dall’Italia). Oltre che dal punto di vista dell’astronomia, il 2020 sarà un anno cruciale anche per l’astronautica, con diverse missioni che partiranno alla volta di Marte, e molti test da parte delle aziende private del settore, delle quali daremo conto con articoli specifici nel corso del nuovo anno”.

     

    In queste ore, Macaluso è impegnato – coadiuvato dal Comitato Etico Scientifico del Manifesto del Marketing Etico, nella stesura del “Bilancio di missione 2019 di COSMOBSERVER”.

     

    Il bilancio di missione di COSMOBSERVER è un documento di CSR (Corporate Social ResponsabilityResponsabilità Sociale d’Impresa nda) attraverso il quale, in piena trasparenza, il progetto di divulgazione rende pubblici i dati e il suo relativo impatto sociale e culturale.

    COSMOBSERVER, che redige il documento fin dalla sua nascita (2015) ed è il primo e unico progetto di questo tipo che rende trasparenti i propri dati. Un’azione resa ancora più importante dopo la creazione nel 2018 del G.R.O.C.A. (Gruppo di Ricerca e Osservazione Cosmica e Astronomica) di COSMOBSERVER, e la fondazione – avvenuta nel 2019 – della Campagna Globale di Sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso MISSION DARK SKY.

    L’ennesimo segno di una realtà alla costante ricerca dell’eccellenza nell’ambito della comunicazione scientifica, e che grazie anche a questo si è imposta nel giro di pochi anni come un top player di grande credibilità nel panorama scientifico e divulgativo italiano.

     

    È possibile consultare il calendario astronomico di COSMOBSERVER a questo link  http://www.cosmobserver.com/articles/attualit%C3%A0/049%20-%20eventi%20astronomici%202020/eventi-astronomici-2020.htm

  • Cotidianam – gli esagoni di Antonello Spadafora in mostra allo Spazio Faro di Roma

    “COTIDIANAM”
    Mostra d’arte personale di Antonello Spadafora

    Dal 9 al 31 gennaio 2020 presso Spazio Faro.

    Ingresso gratuito.

    Lo Spazio Faro è lieto di ospitare la mostra personale “Cotidianam” di Antonello Spadafora, a cura di Fabio Matthew Lanna, testo critico di Roberto Sottile. Dopo il vernissage di giovedì 9 gennaio alle ore 18:30, l’esposizione resterà visibile al pubblico fino al 31 gennaio 2020. Con questo appuntamento si chiude il ciclo di eventi nella sede di via Perugia 24 a Roma, che in un anno di attività ha visto succedersi ben 28 diversi artisti italiani e internazionali.

     

    “COTIDIANAM” (“Ogni giorno” in latino), è una mostra in cui sono proposti due cicli pittorici che hanno avuto inizio nel 2017: COMMUNITY e INJURY.

    Il primo è una riflessione sulla nostra società, l’uguaglianza e la diversità, nato dall’osservazione del modus vivendi delle api. La forma esagonale dei moduli che costituiscono le opere rimanda, non a caso, alle celle degli alveari, simbolo di una perfetta e armoniosa divisione dei ruoli e consapevolezza del bene comune spesso sconosciute a noi esseri umani.

     

    INJURY riprende e approfondisce questo discorso: qui i singoli elementi di un enorme, ipotetico alveare mettono in evidenza il fatto che, pur essendo costituiti allo stesso modo in termini di materia, siamo tutti inevitabilmente toccati e feriti dagli eventi in maniera diversa e soggettiva.

     

    Il titolo della mostra, alla luce degli aspetti affrontati nei due cicli, suggerisce quello che succede ogni giorno, COTIDIANAM appunto, nella nostra società. Perché, come ricorda Spadafora, “siamo tutti chiamati ad affrontare inesorabilmente la vita, che non smette di farsi sentire”.

     

    Antonello Spadafora è nato a Paola (CS) nel 1979. Poliedrico autodidatta, dopo le prime opere di carattere religioso studia la pittura impressionista e si apre a un nuovo modo di interpretare il mezzo pittorico con la scomposizione delle forme, sperimentando svariate tecniche e supporti. Nel 2006 avvia una collaborazione con la Galleria d’arte “La Bottega”, presso Castellina in Chianti (SI) e, nel 2009, con la Galleria “Giò Art” (LU), con cui nel 2010 partecipa ad Arte Fiera Padova. Negli ultimi anni la sua ricerca si è focalizzata su tematiche sociali, fragilità e incertezza del quotidiano, trasformazione e conseguente rinnovamento, precarietà. Ricorre all’uso di diversi materiali che interagiscono tra loro, principalmente tessuti e stoffe, su cui interviene con il fuoco, la pittura e l’inchiostro. Vive e lavora tra Fuscaldo (CS) e Roma.

     

     Testo critico a cura del dott. Roberto Sottile

    Elemento dopo elemento. Una sequenza che si moltiplica attraverso la struttura modulare esagonale. Una ricerca quella di Antonello Spadafora che utilizza il modulo esagonale per riuscire a comporre delle storie che possono ripetersi ogni giorno all’infinito. Al centro della sua poetica una riflessione che diventa uno “screening” contemporaneo sugli equilibri e le “regole” e le forze che governano e misurano la nostra vita quotidiana.

    Il modulo esagonale diventa un simbolo ritmico-rituale, che l’artista utilizza per riversare in esso tutte le sequenze che vengono generate che compongono un frammento di questo racconto. Una funzionalità, quello dell’utilizzo dei moduli esagonali, che permette all’artista di trasformare ogni modulo, in un grembo dove destinare ed assegnare un ruolo, libero da regole e preconcetti. Quella di Antonello è una ricerca che dialoga tra la razionalità della forma e la potenza della struttura modulare da una parte, e la vivacità del cromatismo e dei contenuti concettuali che sono “conservati” in ogni modulo.

     

    Si compie così una liturgia conforme alle regole dell’arte che trova un giusto compromesso tra l’armonia e le regole che l’artista osserva e applica concettualmente alla nostra società. Il risultato è un percorso modulare che si moltiplica e compone come un grande organismo cellulare. Ogni modulo esagonale è parte di un sistema più complesso che Antonello non rinnega, anzi, considera importante per la crescita individuale e personale, che deve fare i conti però non solo con i “contenuti” acquisiti, ma anche con le relazioni circostanti.

     

    Antonello Spadafora trasforma la nostra comunità, il nostro quotidiano, le nostre abitudini in un sistema artistico regolato dalla forza della bellezza, custodita dal valore delle unicità. Ci viene proposto un modello culturale da preservare e nello stesso tempo da trasmettere. Per fare tutto questo occorre avere a disposizione gli strumenti giusti, senza cadere nella retorica dell’abitudine che con il trascorrere del tempo diventa accettazione e tolleranza. Antonello comprende queste regole, e da queste inizia costruendo i suoi organismi modulari, come il risultato di una profonda contaminazione: unico cioè diverso, dove la forma del modulo esagonale viene utilizzata come struttura per superare la stessa idea di forma e di ripetizione visiva.

     

    Ogni modulo esagonale si incontra e scontra con altri moduli, generando strutture e organismi unici che sono il risultato delle possibilità di quell’armonia che l’artista ci vuole restituire. Community e Injury sono le due facce della stessa medaglia. In e out di un sistema nel quale Antonello segna confini e distanze senza mai rinnegare l’oggettiva e la soggettiva visione delle cose.

    Ogni opera è un universo di coscienza e conoscenza, cioè composto da sistemi finiti (moduli esagonali) e sistemi infiniti (colore e materia) capaci di generare vita al di là della nostre idee, al di là spesso da ciò che è giusto oppure ingiusto.

    Antonello Spadafora raccoglie queste energie e ne fa arte.

     

    dott. Roberto Sottile

    critico d’arte e curatore

    Responsabile Artistico e curatore Museo del Presente – Rende (CS)

     

    Mostre collettive

    2019 Vetrine d’autore, Corso Mazzini (CS), a cura di Giusy de Iacovo.

    2019 VI edizione di “Geni Comuni”, Museo del Presente, Rende (CS), a cura di Roberto Sottile, Mariateresa Buccieri, Luigi Le Piane.

    2019 Premio “Giuseppe Casciaro”, Biblioteca Comunale Vignacastrisi, Vignacastrisi (LE).

    2019 Mostra Itinerante “V Centenario della canonizzazione di San Francesco di Paola”, a cura dell’ Avv. Renato Mannarino, con il patrocinio del Comune di Paola.

    2018 Premio Arte Mondadori 2018, Palazzo Reale, Milano.

    2018 V edizione di “Geni Comuni”, Museo del Presente, Rende (CS), a cura di Roberto Sottile, Mariateresa Buccieri, Luigi Le Piane.

    2018 “Renaissance-la rinascita delle arti”, a cura di Flàvia Cardoso e Ilaria Giudice, Largo Venue (RM).

    2018 “La Nuit Des Artistes Dù Chatèau Alarcon”, a cura di Gianfranco Pugliese, San Lorenzo de Vallo (CS).

    2018 Premio “Giuseppe Casciaro”, Biblioteca Comunale Vignacastrisi, Vignacastrisi (LE).

    2015 “Emergenze”, a cura di Chiara Giglio e Circolo Arci Piera Bruno, Paola (CS).

    2011 Stanze comunali, Comune di Savona. (SV)

    2011 Stanze comunali, Comune di Monreale (PA).

    2011 “Arte in tricolore”, Galleria d’arte “Città Amica” (TO).

    2011 Galleria d’arte “Giò Art” (LU).

    2010 Premio “New York”, Galleria d’arte “Città Amica” (TO).

    2010 Arte Fiera di Padova , Pad. 8 stand 95 – 195.

    2010 Centro storico, Comune di Paola (CS).

    2009 Galleria d’arte “Giò Art” (LU).

    2008 “2^ Premio Internazionale Arcaista”, Tarquinia (VT).

    2008 “3^ Premio Internazionale BOÈ”, Hotel San Paola Palace (PA).

    2007 San Giorgio Morgeto (RC).

    2006 Chiesa di San Francesco di Paola (CZ).

    2006 Galleria “La Bottega”, Castellina in Chianti (SI).

    2005 Cerisano (CS).

    2004 Centro storico, Fuscaldo (CS).

    2003 Stanze comunali, Comune di Paola (CS).

     

    Mostre personali

    2018 Stanze comunali, Comune di Paola (CS).

    2017 “Arte, Pane e Poesia”, a cura di Ilaria di Leva, Paola (CS).

    2016 “I Volti di San Francesco”, a cura di Michele Bassarelli, Falerna (CZ).

    2016 “I Volti di San Francesco”, a cura del prof. Rocco Benvenuto, Pizzo Calabro (VV).

    2012 Museo d’Arte di Praia a Mare (CS).

     

    Premi

    2019 Premio Giuseppe Casciaro, Ortelle (LE) – (Finalista).

    2018 Premio Arte Mondadori (Finalista).

    2018 2^ Mostra Estemporanea di Sangineto (CS) – (1° classificato).

    2018 Premio Giuseppe Casciaro, Ortelle (LE) – (Finalista).

    2016 Mostra Estemporanea in onore del VI centenario della nascita di San Francesco di Paola – (1° classificato).

    2011 Mostra Estemporanea di Fuscaldo (CS) – (2° classificato).

     

    Pubblicazioni

    2019 Opuscolo “V Centenario della canonizzazione di San Francesco di Paola”, a cura di Renato Mannarino.

    2019 Catalogo Dell’Arte Moderna N° 54, Giorgio Mondadori Editore (MI).

    2015 “Emergenze”, Circolo Arci Piera Bruno, Paola (CS).

    2011 “Arte in Tricolore”, Centro Diffusione Arte Editore, Palermo.

    2010 Arte Padova, 21^ Mostra Mercato d’Arte Moderna e Contemporanea.

    2010 Monreale, una raccolta d’arte contemporanea italiana, a cura del prof. Paolo Levi, Centro Diffusione Arte Editore (PA).

    2009 Rivista d’arte “Boè” (Anno V – N° 5 Sett. – Ott. 2008).

    2008 Rivista d’arte “Boè” (Anno V – N° 6 Nov. – Dic. 2008).

  • Perché iscriversi ad un corso di alta formazione a Roma

    Perché iscriversi ad un corso di alta formazione a Roma

    Oltre alla passione per la materia e alla volontà di lavorare in un determinato settore, a spingere sempre più allievi ad iscriversi ai corsi di alta formazione del MET Institute a Roma sono alcuni vantaggi, che solo una formazione avanzata può offrire.

    In linea di massima, tutti coloro che escono da un corso di alta formazione sono maggiormente richiesti dalle aziende e dal mondo del lavoro e possono vantare un attestato che molti altri candidati, invece, non possiedono.

    Frequentare una scuola di alta formazione apre, pertanto, le porte del mondo del lavoro, ma non è l’unico vantaggio. Vediamo gli altri.

    I punti di forza dei corsi di alta formazione

    Giovani e meno giovani si iscrivono ai nostri corsi di alta formazione e alla scuola di alta formazione MET Institute per collocarsi nel mercato del lavoro e trovare un primo impiego oppure, se meno giovani, per riqualificarsi dopo la chiusura dell’azienda o un licenziamento.

    In entrambi i casi la nostra scuola propone corsi con attestati immediatamente spendibili sul mercato e che caratterizzano i profili occupazionali di alto livello: i nostri allievi frequentano un percorso su misura, al cui termine avranno acquisito competenze nei settori di maggior interesse per le aziende, come la medicina e la comunicazione digitale.

    Con un attestato del MET Institute sarà più facile cominciare a lavorare nelle aziende dato che ogni singolo corso nasce proprio in risposta alle specifiche esigenze del mercato del lavoro.

    Non solo: chi possiede un titolo di formazione avanzata potrà anche ottenere uno stipendio di tutto rispetto, che ripagherà in brevissimo tempo i costi sostenuti per l’attività formativa.

    Una formazione 4.0 orientata alle conoscenze pratiche

    Quello che contraddistingue il MET Institute dalle altre scuole alta formazione Roma è il fatto di offrire una formazione 4.0, orientata solo alle conoscenze pratiche immediatamente applicabili al settore lavorativo scelto come oggetto di studi.

    Da noi, infatti, i docenti sono tutti professionisti del settore con una esperienza pluriennale e praticano ogni giorno la materia insegnata in aula.

    È proprio questa la migliore garanzia, che permette all’alunno di ricevere conoscenze aggiornate. Formazione 4.0 è anche life long learning, necessario a rimanere competitivi sul mercato o a reinventarsi un futuro anche in età avanzata.

    Ricorda, tutti i nostri corsi ti daranno alla fine delle lezioni un attestato di partecipazione da portare ai colloqui di lavoro o inserire nel curriculum e capace davvero, come dimostrano le testimonianze dei nostri allievi, di aprire le porte a nuove opportunità di lavoro.

    Lo dimostrano anche i dati e gli studi: accedere ai corsi alta formazione significa avere la sicurezza di un lavoro nel settore desiderato e uno stipendio migliore rispetto ai candidati che si fermano alla formazione tradizionale.

    A questo punto non ti resta che guardare sul sito del MET Institute il programma dei corsi, individuare quello che risponde alle tue esigenze e chiederci maggiori informazioni su come diventare studente della nostra scuola di alta formazione Roma.

     

    Iscriversi e frequentare una scuola alta formazione Roma significa accedere ad un percorso di studio pensato per dare agli allievi competenze tecniche avanzate ed una piena padronanza delle materie oggetto di studio. A questo proposito il MET Institute propone una serie di corsi alta formazione Roma, che rientrano in tre percorsi principali:

    • Scuola di Scienze Cliniche;
    • Scuola di Comunicazione Digitale;
    • Scuola di Salute e Prevenzione.

    Tutti i corsi da noi offerti si basano sul modello della formazione 4.0, ovvero una formazione pensata per essere immediatamente applicabile al mondo del lavoro e che vede l’alternarsi in aula di docenti che sono anche consulenti e professionisti della materia, persone tra le più esperte per ogni ambito di studio, ricercatori che propongono nelle loro lezioni solo le ultime novità del settore.

  • Grande successo e soddisfazione per l’iniziativa di beneficenza e Concerto natalizio”Aspettando il Natale”

    Iniziativa di beneficenza ad opera dei volontari de La via della felicità, che hanno realizzato ben più di 150 borsoni famiglia consegnati alle associazioni, parrocchie e altri gruppi che li distribuiranno a famiglie meno fortunate prima di Natale.

    Si è svolta domenica 22 dicembre la festa di beneficenza “Aspettando il Natale”, ospitata a Villa Lanza, sede della Chiesa di Scientology di Padova, che quest’anno, oltre ad ospitare l’iniziativa di beneficenza natalizia, ha esteso l’impegno sociale ospitando anche gratuitamente Il Villaggio Incantato di Natale. Un vero e proprio luna park nel quartiere Arcella, che oltre alle giostre e bancarelle offre iniziative di intrattenimento per i bambini; tutto ad ingresso libero.

    Quindi grande festa natalizia ieri a Villa Lanza, con l’accensione del Luna Park, appena il sole ha fatto capolino tra le nubi, seguito dall’emozionante Concerto di beneficenza.

    Alla presentazione dell’iniziativa “Aspettando il Natale”, hanno dato il loro messaggio anche il Dott. Luciano Gavin, sindaco di Grantorto che ha ringraziato i volontari per l’impegno profuso nella realizzazione di quest’ iniziativa così importante, che permetterà a chi è meno fortunato di trascorrere un Natale migliore, più gioioso. Non di meno è stato il messaggio del sig. Ibrahim Azakay dell’associazione Assais e altri ospiti, che hanno anche ringraziato la sede di Scientology per la costante disponibilità ad accogliere iniziative di tale valore sociale.

    Il pomeriggio si è concluso con un prestigioso concerto accompagnato dal Pianista Andrea La Rosa e il trombettista Sean Lucariello che, nonostante la giovane età ha collaborato con musicisti quali Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Alex Sipiagin e altri. Le voci sono di Chiara Carrino, dotata di una potente voce black che sorprende sempre il pubblico che l’ascolta e il soprano Cristina Santi.

    Alla fine I doni raccolti e imbustati son stati consegnati direttamente ad amministratori, associazioni e parrocchie che pensano poi alla consegna.

    Per il pubblico erano anche disponibili copie gratuite dell’opuscolo La via della felicità di L. Ron Hubbard, guida al buon senso a cui i volontari si ispirano da anni per la realizzazione dell’evento di beneficenza.

    L’iniziativa è stata veramente di successo e per questo i volontari vogliono ringraziare veramente di cuore i cittadini, negozianti e aziende che anche quest’anno hanno contribuito generosamente dando la possibilità di realizzare ben 150 borsoni famiglia con oggetti come abbigliamento per adulti, bambini, biancheria casa ecc…

    Per la gioia dei più piccoli, nei borsoni, grazie alla disponibilità dei giostrai è stato incluso anche un biglietto gratuito per un giro in ogni giostra da poter usare fino al 6 gennaio prossimo!

  • 2019: solidarietà, ricerca scientifica, arte e cultura al centro dell’attività di Fondazione Credito Bergamasco

    Solidarietà, ricerca medica e scientifica, educational, arte e cultura sono state al centro delle azioni e delle attività quotidiane svolte da Fondazione Credito Bergamasco nel corso del 2019. Un impegno a 360° con 234 interventi attivati sul territorio, di cui il 76% nell’ambito della solidarietà e del sociale.

    Un anno di forte condivisione da parte del pubblico intervenuto numeroso a Palazzo Creberg – Banco BPM dove sono state prodotte e realizzate dalla Fondazione 8 mostre: da Gianni Grimaldi a Francesco Betti, da Mario Sironi alla mostra in collaborazione con Accademia Carrara, dedicata ai ritratti dell’Ottocento. Un’attenzione all’arte espressa anche attraverso il restauro di 10 capolavori, provenienti dal territorio, tra cui opere di Simone Peterzano, Palma il Giovane, Vermiglio, Francesco Bassano, Leandro Bassano e Paolo Pagani; questi dipinti – riportati dalla Fondazione al loro originario splendore – al termine dell’attività espositiva e divulgativa sono stati restituiti alle comunità di appartenenza.

    Le mostre, le attività culturali e i numerosi spettacoli organizzati con Antiche Contrade – da Boccaccio a Aristofane, da Paganini a Omero – hanno richiamato 38.968 visitatori a Palazzo Creberg, con 174 visite guidate e la distribuzione di 15.000 cataloghi, il tutto gratuito.

    Le attività della Fondazione Credito Bergamasco sono anche uscite da Palazzo Creberg, promuovendo 12 mostre ed eventi sul territorio bergamasco, milanese e veronese, per un totale di 14.200 visitatori e la distribuzione di 6.000 cataloghi. Di particolare importanza la partnership con il M.A.C.S. di Romano di Lombardia e le esposizioni nelle sedi principali di Banco BPM (Milano e Verona).

    Un successo di pubblico derivante dalla qualità delle iniziative presentate e al costante coinvolgimento dei territori attraverso la stampa, le newsletter e i canali social della Fondazione pronti a raccontare il nuovo anno che si preannuncia ricco di iniziative.

     

     

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    Per informazioni: www.fondazionecreberg.it

    La Fondazione Creberg è online su Facebook con la pagina “Fondazione Credito Bergamasco”

    https://www.facebook.com/pages/Fondazione-Credito-bergamasco/1544952805763131?fref=ts

  • L’artista altoatesina Sigrid Plattner in mostra a Bolzano, presentata da Salvo Nugnes

    Astrid, questo il titolo della personale dell’artista Sigrid Plattner, che aprirà l’anno nuovo a Bolzano. Il vernissage, fissato per le 18 di venerdì 17 gennaio 2020, verrà presentato dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes alla Casa cultura di Laives, in via Pietralba 29. L’agente di noti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, del calibro di Vittorio Sgarbi, Margherita Hack e Francesco Alberoni, l’aveva infatti proposta al comitato di selezione per la mostra d’arte contemporanea internazionale Biennale Milano, tenutasi dal 10 al 14 ottobre 2019. La decisione di presenziare all’inaugurazione di Astrid per presentarla a pubblico e critica ne è stata la diretta conseguenza. In occasione dell’evento, Cesare Marchiori, al pianoforte, allieterà l’atmosfera e i visitatori con le sue note.

    Astrid, la mostra di Sigrid Plattner

    La mostra, fortemente voluta dalla pittrice, prende il nome dell’amata sorella gemella, madrina spirituale dell’esposizione. Sigrid Plattner, socia e componente del direttivo di Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, sez. Bolzano), vanta una collezione di circa seicento quadri, tutti dipinti in acrilico su pannelli di compensato di varie misure. Con questa personale a Laives presenta le sue emozioni attraverso i colori. Nota ai più per la serie I fiorellini, simbolo contro la violenza di genere, l’artista è entrata di diritto nel mondo dell’arte per i suoi ritratti naif dagli sfondi intensi. Come se volesse catturare l’anima e darle un colore, Sigrid va oltre le apparenze e cerca quel fuoco, quella gioia di vivere che incontra durante la fase creativa.

    Il commento di Salvo Nugnes

    Salvo Nugnes ha scritto a proposito dei ritratti esposti a Biennale Milano e che ora fanno da manifesto alla personale: «Riprendendo la vivacità della Pop Art, Sigrid Plattner rende omaggio alla memoria della sorella con Astrid, raffigurandola come se si trattasse di un’icona dell’arte stessa. Protettore dell’ispirazione, il volto della giovane viene abbracciato da colori sgargianti nella loro essenza più pura. In questo, Sigrid Plattner afferma il suo profondo legame con l’arte, dichiarando di che natura sia: gioia nella sua più ingenua manifestazione, amore e gratitudine nei confronti della propria passione e di quanti la sostengano, ironia nel ripercorrere certi modelli imprescindibili, energia creativa in azione».

    La mostra, realizzata con il sostegno dell’associazione culturale Lasecondaluna, resterà aperta fino al 24 gennaio, da martedì a sabato dalle 15 alle 19. La domenica dalle 10 alle 12. L’accesso è libero.

  • Milano Art Gallery: la personale Evoluzione porcellana di Silvana Landolfi presentata da Nugnes e Villa

    Artista rinomata, Silvana Landolfi giunge a Milano per la sua personale Evoluzione porcellana. A partire da sabato 11 gennaio infatti le sue opere verranno esposte presso la  Milano Art Gallery, in via Ampère 102. Presentata dal curatore di mostre ed eventi Salvo Nugnes e dal fotografo Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, la rassegna vuole fare il punto sull’ultima produzione di Silvana Landolfi, decisamente interessante. E anche il suo percorso artistico è altrettanto degno di attenzione.

    Silvana Landolfi

    L’artista, originaria di Esperia e residente a Roma, laureata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, a partire dagli anni Ottanta integra all’architettura e alla scenografia studi modulari della scultura contemporanea. Dieci anni dopo l’incontro con la pittura su porcellana al terzo fuoco risulta decisivo per la svolta che ne determinerà fortemente lo stile. La padronanza acquisita le consente così di fungere da ponte tra la pittura su ceramica e i principi plastici accademici. Le due cose si integrano al punto da divenire una sola cosa. La versatilità di Silvana Landolfi si riflette nei suoi lavori, dove alla pittura al terzo fuoco, lavorata con scavo e rilievo, si aggiungono anche altri materiali. Come afferma lei stessa in un’intervista rilasciata il 22 ottobre 2018 per la serie “L’Artista si racconta”: «La porcellana per me è diventata un mezzo alla pari del plexiglass, dell’acciaio o del vetro. Come elemento principale c’è la porcellana, che però si è fusa con gli altri materiali. È, sì, centrale, ma è quasi un tutt’uno con il resto». La porcellana dunque è il nucleo da cui partire, da cui si originano gli oggetti di Silvana Landolfi. Il suo stile inconfondibile trova poi maggiore forza espressiva nell’inserimento di una decorazione classica, nell’uso della prospettiva e, infine, nell’astrazione, nella frammentazione dei punti di vista. Alla base di tutto, come lei stessa afferma, c’è la progettazione, un’idea precisa che conferisce all’opera un’eleganza e una leggerezza insuperabili.

    Evoluzione porcellana

    Il suo è un lavoro che si sviluppa nel tempo, pertanto si parla di evoluzione stilistica, una crescita che abbraccia più campi e consiste nella compenetrazione di spazio e materia, in un’elaborazione pittorica che non è solo decorativa ma anche metaforica.

    Scrive così Luigi Gattinara, direttore della Triennale di Fotografia: «Le opere dell’artista Landolfi sono un raro esempio di come materiali diversi e così sofisticati possono convivere in un’armonica composizione. Come tessere di un mosaico sovrappongono la luce alla rotondità delle forme, la preziosità dei materiali all’essenzialità acuta di certe geometrie. Leggerezza è ciò che trapela da questi innesti in un dialogo similare a vetrate rinascimentali, maestose e al tempo stesso evanescenti. La conoscenza approfondita della materia si coniuga qui perfettamente con i soggetti onirici cari all’artista».

    La mostra è a ingresso libero, visitabile fino a sabato 25 gennaio dal lunedì al sabato dalle 14.30 alle 19. Per maggiori informazioni è possibile contattare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere a [email protected] o visitare il sito www.milanoartgallery.it.

  • Debutta “Come bestie allo zoo” degli Artisti Fuori Posto al Teatro delle Saline

    Immagina una città che potrebbe essere la tua. Immagina i palazzi di una periferia. Immagina le persone che vivono dentro uno di quei palazzi. Infine immagina di essere tra loro e di sentirti come una bestia allo zoo. E “Come bestie allo zoo” è proprio il nome della nuova produzione della compagnia Artisti Fuori Posto che debutterà il 21 Dicembre alle ore 21:00 al Teatro delle Saline di Cagliari all’interno della rassegna “Botti di Natale” organizzato dalla compagnia teatrale Origamundi.

     

    Lo spettacolo, scritto e diretto da Filippo Salaris e arricchito dalla colonna sonora originale di Michele Marescutti, è ambientato nella città di Cagliari dove gli Artisti Fuori Posto indagano sulle dinamiche umane che portano all’odio all’interno di una città multietnica, in cui la convivenza forzata e la povertà generano illegalità. In scena gli attori Alessandro Pani, Francesca Saba, lo stesso Filippo Salaris e la voce registrata di Piero Murenu, presentano uno spaccato di vita che disegna un mondo in cui tutti sono vittime e tutti sono carnefici di qualcun altro. 

     

    “In un certo senso questo si sposava bene con l’idea che avevamo della città. Ci eravamo cresciuti dentro, da quando eravamo bambini. In quelle strade ci avevamo giocato a pallone, ci siamo scambiati le figurine. Ci siamo raccontati i nostri segreti. Ci stavamo stretti e comodi allo stesso tempo. Eravamo come bestie allo zoo”, racconta Crabu che, insieme a Garau e Claudia, è uno dei tre personaggi che danno vita al testo, a cavallo tra la commedia e la tragedia esistenziale.

     

    Una tragedia dettata dalle dinamiche culturali del quartiere, della famiglia e della criminalità che portano tutti a sopraffare o a essere sopraffatti. Come dice uno dei personaggi, Garau, “siamo tutti i negri di qualcuno” e se non vuoi essere schiacciato devi trovare qualcuno da schiacciare, in una costante e animalesca lotta tra gli ultimi per diventare i penultimi.

     

    Sede spettacolo: Teatro delle Saline – Piazzetta Billy Secchi 3/4, CAGLIARI

    Giorno:  21 Dicembre 2019, Ore 21:00

    Ingresso:  INTERO: 10 €

    Informazioni e Prenotazioni

    Compagnia Origamundi Teatro

    Tel. 333 6853960

    Mail. [email protected][email protected]

     

    www.artistifuoriposto.com

  • SALVADOR DALI’ VERSO PARMA 2020

    Salvador Dalì 30 Years After the Genius conquista Parma

    Strepitoso successo di pubblico alla galleria ART&CO Parma per l’inaugurazione della mostra Salvador Dalì 30 Years After the Genius.

    Nella suggestiva Parma, a pochi giorni da Natale, si accendono i riflettori sull’esposizione di Salvador Dalì che regala, con un evento di grandissimo spessore artistico e culturale, un prestigioso fiore all’occhiello alla città ducale. (altro…)

  • Concerto in Villa “Aspettando il Natale”

    Non solo bellissima musica … ma un iniziativa di beneficenza ad opera dei volontari de La via della felicità.

    Padova: Si terrà domenica 22 dicembre la festa di beneficenza “Aspettando il Natale” ospitata a Villa Lanza, con un prestigioso concerto accompagnato dal Pianista Andrea La Rosa e il trombettista Sean Lucarello che, nonostante la giovane età ha collaborato con musicisti quali Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Alex Sipiagin e altri. Le voci sono di Chiara Carrino, dotata di una potente voce black che sorprende sempre il pubblico che l’ascolta e la fantastica voce del soprano Cristina Santi.

    Da più di 20 anni i volontari de La via della felicità si adoperano per raccogliere doni da distribuire; inizialmente erano solamente persone più anziane oppure ospiti delle case di riposo, da qualche anno però l’attività si è estesa alle famiglie che per la crisi si son trovate in difficoltà.

    I doni raccolti e impacchettati verranno distribuiti direttamente ad amministratori, associazioni e parrocchie che pensano poi alla consegna.

    Per il pubblico saranno anche disponibili copie gratuite dell’opuscolo La via della felicità di L. Ron Hubbard, guida al buon senso a cui i volontari si ispirano da anni per la realizzazione dell’evento di beneficenza.

    Dalle 15.30 apertura porte con dolci natalizi, alle 16.30 inizio dell’evento e Concerto

    Aspettando il Natale”

    Ingresso libero

    Villa Lanza, sede della Chiesa di Scientology di Padova, via Pontevigodarzere, 10. Per informazioni 049 8756317 o 393 3332499 [email protected].

  • Dario Fo e l’arte contemporanea: la mostra antologica a cura di Sgarbi e Nugnes al Micro di Roma

    Dario Fo, una delle menti più brillanti e uno dei personaggi più controversi del Novecento. A lui è dedicata la prossima mostra antologica a cura di Vittorio Sgarbi e di Salvo Nugnes che darà largo spazio anche all’arte contemporanea. L’inaugurazione, prevista per le 18 di venerdì 6 febbraio, avrà luogo presso lo spazio espositivo Micro, in viale Giuseppe Mazzini 1, a Roma. La rassegna è presentata dal curatore di mostre e grandi eventi Nugnes e gode del contributo della giornalista RAI Antonietta Di Vizia e dell’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì.

    L’esposizione, in ricordo del premio Nobel, ripercorre vita e opere del maestro, e lo fa anche grazie al prezioso supporto degli scatti del fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Dario Fo e di Pier Paolo Pasolini. La mostra, che verrà impreziosita con opere appartenenti ad artisti contemporanei appositamente selezionati, gode di un luogo interattivo anticonvenzionale dedicato alla creatività, appunto, contemporanea.

    Uno spazio che soddisfa pienamente l’atmosfera fervente d’arte che verrà a materializzarsi con le immagini di un Dario Fo riconoscibile nelle sue vesti istrioniche, in quelle del giullare più famoso d’Italia, e con le creazioni degli autori giudicate idonee per l’evento. Le foto di Roberto Villa infatti colgono l’occhio giocoso, l’estetica di Dario Fo, documentando con grande maestria il lavoro del genio della commedia dell’arte italiana.

    Così, sulla linea di quanto sostenuto dallo stesso Maestro, ossia che “la cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia”, questa mostra vuole offrire, oltre che un tributo a uno degli artefici della cultura italiana, anche la possibilità a talenti affermati o emergenti di porsi all’attenzione di pubblico e critica in un’occasione particolare. Particolare perché sono passati cinquant’anni dalla prima di Mistero Buffo e di Morte accidentale di un anarchico.

    La kermesse, che culminerà volutamente nei giorni del Carnevale, chiudendo il 23 febbraio, è accessibile a tutti dal lunedì al giovedì dalle 10.30 alle 18 e dal venerdì al sabato dalle 10 alle 18. Per informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, il 388 7338297 o scrivere ad [email protected].

  • Milano Art Gallery: inaugura con successo la mostra dedicata a Margherita Hack

    MILANO. Date un tema: Margherita Hack, vita, pensiero, carriera… tutto ciò che a lei è legato. Prendete ora un gruppo di artisti talentuosi che presentano una o più loro opere a riguardo. Ora ammirate a bocca aperta. Alla Milano Art Gallery lo scorso sabato 14 dicembre c’era aria di festa e tanta gioiosa meraviglia. Alle 16 la sede via Ampère era gremita di autori e visitatori e qui si è aperta la mostra La Signora delle Stelle, in onore della celebre professoressa.

    I premiati

    La kermesse, organizzata e presentata dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, è cominciata con il conferimento del quinto premio all’artista Francesca D’Alessio e il Premio Margherita Hack per la cultura a Carlo Motta di Editoriale Giorgio Mondadori. Assieme al fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, e della presidente di Women Empowerment Flavia Sagnelli, La Signora delle stelle è passata alle 18 alla storica sede in via Alessi. Arrivati per l’occasione anche il noto sociologo Francesco Alberoni, la psicologa Cristina Cattaneo, il biologo Tancredi Militano e Patrick di Striscia La Notizia. Anche in questo caso si sono avuti diversi riconoscimenti, a cominciare da Arkeo di Nicoletta Ventura, a cui è andata il premio speciale Vittorio Sgarbi. Proseguendo, Daniele Cazzola è stato insignito del primo premio, Maria Rosaria Iacobucci del secondo, Carlà Tomatis del terzo e Anna Nigro del quarto. A Monica Ferrari è stata assegnato infine il premio speciale Margherita Hack.

    I commenti

    Commenta Nugnes in merito alla figura della straordinaria astrofisica, modello di tante donne e non solo: «Margherita era una donna che non aveva paura. Noi tutti viviamo con la paura di vivere, la paura di esistere. L’arte ci aiuta molto a togliere queste ansie, le nostre pene e preoccupazioni. Per Margherita era solo sole, sole e stelle». E Alberoni, in riferimento alla rassegna, incita così i curatori: «L’arte deve emergere. Tu devi essere come un giardiniere: quando vedi un fiore stupendo, afferralo! Lo devi capire…» Il curatore deve prevedere il valore delle opere, del genio dell’artista e, ne La Signora delle Stelle “sicuramente ce n’è”.

    Tra i contributi dell’esposizione si citano Morgan, il grande fisico Antonino Zichichi, presidente della World Federation of Scientists, e Umberto Veronesi. E ancora, troviamo Silvana Giacobini, don Antonio Mazzi e Amanda Lear.

    Gli artisti

    In esposizione fino al 10 gennaio le opere di: Giorgio Amadori,  Arkeo, Stefano Assettati, Astrid, Enrica Belloni, Piero Boni, Matteo Brambilla, Fabiola Capua, Teresa Carcasio, Elisabetta Castello, Raffaella Cavallini, Daniele Cazzola, Francesco Ceriani, Alessandro Cinardo, Serena Ciotta, Paola Costantino, Francesca D’Alessio, Paola D’Antuono, Giusy Di Claudio, Stefania Di Dio, Karen Di Paola, Micaela D’Onofrio, Virginia Farneti, Monica Ferrari, Nevèl, Paolo Frigo, Gabriella Galli, Francesca Girardello, Marzia Heusch, Maria Rosaria Iacobucci, Margaret Karapetian D’Errico, Gabriella Legno, Fabio Leone, Francesca Lettieri, Marco Locci, Francesco Loliva, Anna Maria Maciechowska, Elisa Madeo – Pitt, Monda Maksutaj, Enrica Mancini, Lella Mattia, Francesco Minopoli, Marco Modula, Anna Nigro, Mary Nunziata, Salvatore Pani, Oliviero Passera, Mario Perron, Amelia Perrone, Flavia Piccolo, Anna Maria Pietragalla, Luigi Raimondi, Giancarlo Rampazzo – Pat, Gerardo Antonio Ranieri, Mauro Ravera, Anna Teresa Ritacco, Francesca Romana Robustelli, Federica Rodella, Ruggero Rotondi, Laura Ruggiero, Laila Scorcelletti, Angelo Scuderi, Enoch Entronauta, Francesca Sorrentino, Stefania Tazzini, Romano Tironi, Carlà Tomatis, Ilaria Toscano, Luisella Traversi Guerra, Annunziata Urgese, Paola Fortunata Vitaggio, Alberto Volpin, Mario Voria e Alessandro Zucca.

  • Come rendere la propria voce espressiva

    Tutti abbiamo bisogno di esprimere le nostre emozioni e sentimenti.

    L’arte è, nella nostra società, la mediazione tra la realtà e il mondo interiore che l’artista mette all’interno dell’opera artistica.

    Un testo è la formalizzazione di ciò che non ha forma, ossia l’idea, la storia che ne sta alla base.

    Chi legge per diletto, a differenza di chi deve tenere discorsi pubblici e, quindi, deve leggere per motivi professionali, non ha l’abitudine di leggere per qualcuno. Qual’è la differenza sostanziale? Cosa comporta leggere di fronte a un pubblico? 

    Leggere per qualcuno comporta l’adattamento del proprio tono di voce alle condizioni del pubblico, all’età degli uditori, al loro livello di attenzione, ai possibili problemi legati al loro apparato uditivo. Per rendere la voce piacevole all’ascoltatore è importante avere una buona pronuncia e quindi utilizzare una corretta dizione. Inoltre, dovendo presentare il testo attraverso la nostra voce, dobbiamo conoscere noi stessi il contenuto del testo e le nostre possibilità vocali in termini di estensione, timbro e intensità. Queste conoscenze non vengono imparate semplicemente leggendo, ma sono oggetto di studio durante i corsi e i laboratori di lettura espressiva.

    Il pubblico deve percepire le nostre emozioni attraverso i contenuti del testo e il modo in cui questo viene letto. Se un romanzo trasmette malinconia, probabilmente il contenuto del testo descrive situazioni che l’autore ricorda con malinconia. Ma l’espressività del testo dipende principalmente da come il lettore utilizza la sua voce e da in che modo, attraverso essa, riesce a esternare le emozioni che prova leggendo quelle parole. 

  • La dizione come specchio di sé

    La voce è il mezzo mediante il quale ognuno di noi si presenta al mondo. 

    La buona pronuncia non è una prerogativa importante esclusivamente nell’ambito professionale ma in qualsiasi settore in cui la comunicazione abbia un’importanza fondamentale. Pensando, quindi, alla comunicazione, si può affermare che qualsiasi ambito artistico, dalla musica, al teatro, al cinema, alla lettura, necessita di uno studio sulla pronuncia italiana sebbene l’aspetto della comunicazione diretta in pubblico non sia, in alcuni casi, quello centrale. Se pensiamo a un musicista, ad esempio, l’attività che gli viene attribuita direttamente è suonare uno strumento o cantare. Riflettendoci più attentamente però, gli studi musicali non comprendono esclusivamente lo studio sullo strumento ma anche studi teorici complementari, per i quali è quindi necessario comunicare. Per quanto riguarda i settori del cinema e, soprattutto del teatro, lo studio della corretta dizione italiana è fondamentale nonché requisito necessario per la partecipazione a concorsi, bandi e spettacoli.

    Le regole di dizione sono oggetto dei laboratori di dizione e vengono messe in pratica attraverso le simulazioni contestuali.

    Ma un laboratorio di dizione prevede anche l’acquisizione di conoscenze e abilità che sembrano slegate dalla dizione: lo studio sulla respirazione, la presa di coscienza sulla durata dell’estensione del fiato, l’esplorazione del proprio timbro ottimale e delle voci nascoste nel proprio apparato fonatorio e la sillabazione.

    Perché, dunque è importante frequentare corsi di dizione?

    Come già accennato in precedenza, non si tratta soltanto di un requisito richiesto a livello professionale, ma di una necessità personale. È il bisogno a presentarsi in un certo modo che spinge a correggere i propri difetti di pronuncia legati al luogo di origine, agli usi comuni (errati) della lingua italiana e alle influenze derivanti dall’insegnamento durante l’età infantile.

    All’inizio può essere difficile far accettare, soprattutto, alla famiglia e agli amici stretti, un nuovo modo di porsi. Infatti, cambiando la propria pronuncia cambia completamente il modo in cui ci si pone nei confronti di se stessi e degli altri.

  • Perché è importante leggere

    La lettura di fronte a un pubblico viene affrontata principalmente nella carriera scolastica e professionale. Raramente ci si incontra semplicemente per leggere, per esprimere le proprie emozioni e convinzioni attraverso un testo.

    Per questo motivo, la lettura è spesso associata alla carriera scolastica, universitaria o inerente a professioni legate all’editoria e al giornalismo. Questi ambiti prediligono lo studio della lettura dal punto di vista grammaticale, e quindi teorico, ma mettono in secondo piano gli aspetti pratici del leggere.

    Una buona lettura ha bisogno dello studio della voce, quindi dell’esplorazione di tutte le tonalità che la propria voce raggiunge, della gestione del fiato adatta al flusso testuale e alla punteggiatura. 

    A seconda di come si sfruttano le potenzialità fisiche del proprio apparato fonologico  cambia il modo in cui un testo viene letto e compreso. Un laboratorio di lettura, a differenza dei  corsi di lettura permette di studiare e migliorare le caratteristiche fisiche che modificano la qualità e l’espressività della lettura. Lo studio da intraprendere dipende in larga misura dal pubblico di fronte al quale si legge.

    In ambito professionale è necessario accompagnare alla lettura una corretta dizione e il rispetto della punteggiatura  ma il testo deve adempiere al proprio valore comunicativo, convincendo il pubblico del suo contenuto. 

    A seconda del motivo per cui si decide di intraprendere uno studio della lettura approfondito, si possono frequentare laboratori di lettura che mettano in primo piano le abilità che lo studente vuole sviluppare. 

    La lettura professionale e quella fatta per diletto sono quindi legate dal comune scopo: convincere il pubblico di ciò che si sta leggendo.

  • Cinema in teoria e in pratica

    Il cinema è un settore artistico, che, come il teatro, richiede di mettersi in scena e presentare se stessi attraverso l’opera teatrale o i prodotti audiovisivi rappresentati.

    Un corso di cinema prevede lo studio degli aspetti teorici legati alla storia del cinema, alla filmografia e alla biografia che hanno fatto da modello al cinema odierno, agli aspetti tecnici necessari al lavoro pratico di un regista, di un attore e di un sceneggiatore.

    I corsi di cinema a cagliari, come quelli che si tengono in alcuni corsi di laurea della facoltà di studi umanistici, ad esempio, sono impostati sul cinema come linguaggio e come mezzo di comunicazione. Prendono quindi in considerazione aspetti differenti e, soprattutto, più teorici rispetto a un laboratorio di cinema pratico, tenuto da registi o attori, piuttosto che da docenti universitari che non lavorano sul campo. I corsi che analizzano il cinema dal punto di vista strettamente comunicativo, devono studiare l’audience, il pubblico, le reazioni di chi guarda e ascolta, la storia del cinema, i modelli che hanno portato ai prodotti cinematografici attuali, ma ai prodotti audiovisivi in generale, legati quindi anche alla televisione e alle serie tv. I laboratori di cinema, invece, si soffermano sugli aspetti pratici che portano alla produzione di un prodotto audiovisivo: le varie fasi di realizzazione di un cortometraggio, la scrittura della sceneggiatura, l’analisi delle inquadrature, quale tipo di campo si vuole utilizzare, l’uso della macchina da presa, l’uso della voce in relazione all’ambiente, alla scena e al pubblico, il montaggio audio-video. Studiando il cinema da un punto di vista pratico si prendono in considerazione, quindi, aspetti che, dal punto di vista teorico, non sono motivo di difficoltà sulla scena. L’audience, studiata come parte di un sistema comunicativo teorico, presenta differenti implicazioni rispetto a quelle che comporta il pubblico concreto, presente in sala. 

    Per i motivi suddetti, i corsi e laboratori di cinema sono poco efficaci dal punto di vista professionale se vengono frequentati separatamente.

  • Il teatro a Cagliari

    Si pensa spesso al teatro come un’attività noiosa, elitaria e legata a un periodo storico in cui non esistevano i media che nel mondo odierno hanno raggiunto un livello massimo di consumo. 

    Senz’altro è un media che, sia dalla parte del consumatore che del produttore, non raggiunge gli stessi numeri della televisione, del web, del cinema ma, essendo il teatro il precursore, ci aiuta a capire gli aspetti comunicativi che stanno alla base del sistema mediale odierno. Per questo motivo, chiunque si proponga di lavorare nel campo del cinema, della televisione o, direttamente, del teatro deve studiare molti aspetti del settore teatrale.  

    Nel corso dello sviluppo mediale, è cambiato il pubblico, è cambiato ciò che vuole vedere, sono cambiati gli attori, i produttori, i contenuti variano in base al canale mediale utilizzato. Il fatto di avere un pubblico attivo presente in sala ha delle implicazioni inerenti al modo in cui gli attori devono recitare, come ad esempio, il tono della voce, le espressioni del volto, il movimento del corpo e i contenuti della sceneggiatura. Il pubblico, infatti, deve poter sentire chiaramente le parole degli attori, ha delle reazioni a seconda delle tematiche portate in scena e viene condizionato dal modo in cui il regista decide di costruire lo spettacolo. 

    I corsi di teatro permettono la pratica sul palco, sia durante lo svolgimento delle lezioni che nella fase finale di messa in scena del lavoro fatto durante il corso. Il teatro, come i media fruibili attraverso il web e la televisione, ha bisogno della base fondamentale della lingua italiana e quindi della corretta pronuncia italiana, acquisibile tramite i corsi di dizione, e della pratica di alcuni movimenti del corpo e del volto. Infatti, la maggior parte dei corsi di teatro a Cagliari e in Italia in generale, propone un programma che mette in luce il lavoro sul palcoscenico che implica la conoscenza del proprio corpo, della propria voce, del ritmo e del tempo teatrale, ed una consapevolezza della propria respirazione e durata del fiato. Questo lavoro è il fondamento delle lezioni di improvvisazione, di analisi del personaggio, di interpretazione e messa in scena. 

    Quest’ultima è la parte che viene portata sul palco, insieme al corpo e alle emozioni.

  • Cervinia: arriva la mostra itinerante We are the World di Elisa Fossati

    Inarrestabile, la mostra itinerante di Elisa Fossati giunge in Valle d’Aosta. We Are the World è stata inaugurata venerdì 6 dicembre presso l’Hotel Grivola, in Cervinia (AO).

    Da Nord a Sud, Elisa Fossati porta le sue foto, ritratti delle meraviglie dai quattro angoli del mondo, nelle varie città italiane. Così, dalla Milano Art Gallery della metropoli lombarda, la cui storia vanta più di cinquant’anni di incontri culturali e artistici con personalità di nota fama, i suoi scatti sono stati esposti nel contesto del noto Festival dei Due Mondi a Spoleto, durante la Biennale di Venezia, al Museo Crocetti di Roma e, al di fuori dei confini nazionali, a Miami Beach, in concomitanza della fiera d’arte più importante al mondo, Art Basel. Risale allo scorso 19 novembre inoltre il servizio fatto dal TG2 sulla talentuosa fotografa e sugli scatti tratti dai suoi viaggi.

    We Are the World di Elisa Fossati

    Elisa Fossati con questa personale intende rendere partecipe l’osservatore dei suoi viaggi. Per mezzo di semplici versi che accompagnano l’immagine, la fotografa raduna sensazioni e scorci dai quattro angoli del mondo. Ed è così che il visitatore compie un proprio percorso di conoscenza. Ed è un po’ come ripercorrere questi luoghi all’avventura, con la compagnia di una guida silenziosa che lascia alle cose, alle azioni e agli spazi il compito di parlare e all’ospite quello di tessere la trama del racconto.

    Passione per l’arte e amore per i viaggi, questi due elementi alla base della fotografia di Elisa Fossati hanno finalmente trovato realizzazione, dopo la laurea in Arte, Patrimoni e Mercati allo IULM, in una serie di mostre al cui centro vi è un mondo meraviglioso, il nostro, tutto da scoprire.

    I commenti

    Di lei hanno parlato e scritto importanti personalità del panorama culturale, tra questi Vittorio Sgarbi: “Gli scatti della giovane e promettente fotografa Elisa Fossati non solo colgono la contemporaneità delle cose e della vita, ma testimoniano anche la precisione della sua percezione”. Il noto sociologo Francesco Alberoni ha aggiunto: “Le fotografi­e esprimono il suo spirito curioso e l’attenzione particolare ai dettagli della realtà che le scorre davanti.”

    Anche il conduttore Piero Chiambretti ha avuto modo di vedere gli scatti della fotografa, affermando che “la mostra di Elisa Fossati ci porterà quel desiderio primaverile di viaggiare come cittadini del mondo.”

    Info e contatti

    La mostra resterà aperta fino a venerdì 3 gennaio 2020, in via Jean Antoine Carrel 11021, presso l’Hotel Grivola, al cui interno sono presenti  alcune delle opere dell’artista Gabriele Maquignaz esposte in permanenza.

    Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, il 388 7338297, scrivere a [email protected] oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

  • Matteo Fieno e la sua arte a favore della donna e della sua tutela

    L’artista Matteo Fieno ha recentemente tenuto la sua prima mostra personale dal titolo “Declinazioni al femminile” presso la Milano Art Gallery, nota galleria situata nel cuore di Milano. In questa intervista ci parla del suo messaggio sociale a favore della donna, della sua tutela e a sostegno della non violenza.

    D: Durante l’inaugurazione della tua recente mostra personale “Declinazioni al femminile” è stato rimarcato anche il messaggio sociale importante a favore della donna e della sua tutela in generale; come valuti questo accostamento con la tua arte? Come pensi si possa inculcare concretamente il rispetto per le donne e la non violenza?
    R: Ci tengo a dire che il mio lavoro è un messaggio inequivocabilmente diretto a tutti quegli individui che credono di poter fare i prepotenti o ancora peggio i violenti con le donne. Infatti le donne a cui mi ispiro nel mio processo creativo sono idealizzate con una grande fierezza, coraggio e indipendenza; ciò le rende difficili prede per i misogini che maltrattano le donne.

    D: Cosa rappresentano in chiave metaforica e simbolica le donne protagoniste dei tuoi quadri?
    R: Io propongo la donna come metafora di modernità, progresso e cambiamento sottolineando le difficoltà che le mie donne hanno nel sostenere le proprie scelte di vita, nel difendere la loro personalità e i loro talenti ma anche nel correggere i propri errori, nel raggiungere gli obbiettivi prefissati lottando contro tutto e tutti. In tutto questo non si fanno mancare neanche il fatto di essere belle anche con qualche chilo di troppo o il naso un po’ lungo e magari nella giornata no. Le mie donne infatti hanno un occhio concretamente rivolto verso il futuro, in virtù di una saggezza ispirata ai vecchi saggi della cultura ellenica ma anche in linea con la cultura più attuale di stampo new age.

    D: Quale potrebbe essere il tuo messaggio trainante a sostegno della non violenza sulle donne, riassunto in una citazione famosa emblematica che rispecchia il tuo modus pensandi e mudus pingendi?
    R: Il mio è un invito a offrire la giusta complicità alle vostre madri, mogli, figlie e donne della vostra vita, partendo da un gesto spontaneo, un po’ di gentilezza, quello scrupolo in più per accontentare i loro desideri. La frase celebre che vorrei citare è: “Credo fermamente che tutto comincia da qui, dalla gentilezza. Come sarebbe diverso il mondo se tutti la mettessero al primo posto” (Audrey Hepburn).

    VISUALIZZA IL VIDEO DEL VERNISSAGE DELLA MOSTRA:
    https://drive.google.com/open?id=1fUkCg-lEstQ6vMjfPHqwU-ravHMb3XkS

  • La poesia gestuale di Graziano Ciacchini

    È davvero una formula espressiva che contiene una delicata e virtuosa poesia gestuale quella che contraddistingue la pittura di Graziano Ciacchini, che dimostra risorse creative di grande pregio. Come ha rimarcato la dottoressa Elena Gollini scrivendo: “La creatività pulsante e incalzante di Graziano si esprime talvolta con la necessità immediata, intesa come esigenza e bisogno di tradurre un pensiero, una sensazione, un sentimento, un brivido che attraversa il corpo e fa fremere l’anima e si esprime talvolta come maturata e ponderata riflessione, che richiede il tempo di indagare, scandagliare, recepire, trovando la giusta ispirazione. Graziano è dotato di innata sensibilità e curiosità spiccata, è propenso a sperimentare con costanza per individuare nuove stimolanti soluzioni e ricavarsi una propria nicchia espressiva e stilistica. Pur seguendo gli orientamenti del figurativo di impronta tradizionale, si mantiene lontano e indipendente da dogmi imposti e da canoni standardizzati. Le motivazioni scatenanti del suo fare arte risiedono nell’intento di dare vita ad uno spazio libero dove la passione del cuore prevale sulla ragione e si sprigiona, consentendo allo spettatore una fruizione dell’opera più fantasiosa e disinibita. Il suo lavoro parte dall’esperienza del passato e si sviluppa in una fase di costruzioni e ricostruzioni, dove il processo elaborativo approda a scenari e coreografie di intenso impatto e traccia percorsi dinamici imprimendo plasticità di movimento alle immagini e conciliando segno, forma e colore in combinazioni incisive ed efficaci. Il disegno ricopre una base formativa indispensabile e viene rivalutato e valorizzato con il giusto peso trasformando il tratto segnico in poesia gestuale impeccabile, certosina e meticolosa, che non tralascia mai alcun dettaglio dimostrando estrema coerenza e competenza“.

  • Ecco i segreti di Scrinium. “Così cloniamo i documenti antichi e proteggiamo la storia dell’umanità”

    Il sogno è quello antico, quello della conoscenza vera. È il desiderio di ogni studioso, quello di toccare con mano i documenti dove la storia pulsa nella sua anima originale. Per poi diffonderla, raccontarla, renderla popolare. E migliorare, con la cultura, la società nella quale viviamo. Scrinium nasce nel 2000, oggi ha sede a Mestre. Attraverso le più avanzate tecnologiche nel campo del rilievo documentario, l’azienda si è data come mission quella di realizzare cloni di documenti e opere letterarie dei secoli andati. Il volto di Scrinium è quello del suo fondatore, Ferdinando Santoro, tra i pochissimi ad ottenere la fiducia dei maggiori enti conservatori, su tutti l’Archivio Segreto Vaticano.  “Ma le nostre ricerche non si fermano mai, ci muoviamo negli archivi di tutto il mondo alla ricerca di documenti preziosi per l’umanità”, spiega Santoro.

    Presidente Santoro, partiamo dall’inizio. Come fate a scoprire negli archivi segreti questi documenti così unici?

    “All’inizio entrare negli archivi degli enti conservatori è stato difficile, quasi impossibile. Ma a poco a poco abbiamo dimostrato la nostra autorevolezza e ottenuto ad esempio un mandato fiduciario esclusivo, conferito dalla Prefettura dell’Archivio Pontificio, per la realizzazione, la diffusione e la promozione internazionale dei documenti custoditi all’interno dell’Archivio Segreto Vaticano nel progetto Exemplaria Praetiosa. Ma non solo. Nel tempo, Scrinium è stata scelta anche dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e dal Sacro Convento di San Francesco in Assisi per la riproduzione scientifica dei loro preziosissimi manoscritti”.

    Dopo aver individuato un documento, come procedete per clonarlo?

    “Il lavoro inizia col restauro conservativo e con la raccolta di informazioni inedite sulla storia del documento, elementi che poi ci serviranno per farlo conoscere al mondo, anche alle persone meno esperte. Poi inizia un minuzioso lavoro di ricerca paleografica e ripetuti rilievi e analisi sulla struttura bio-chimico-fisica del reperto storico. L’attività di ricerca scientifica sul materiale-fonte viene condotta da un team di studiosi ed esperti. Quindi si procede alla scelta dei materiali per il realizzo dell’opera, che devono essere il più possibile identici agli originali. Le istituzioni conservatrici, alla conclusione del processo, rilasciano un documento di certificazione ufficiale che è la conferma del nostro operato e del fatto che il clone è assolutamente identico all’originale”.

    Le opere che avete diffuso nel corso degli anni sono moltissime. Tra tutte, quali sono quelle che ritenete più importanti?

    “Vanno sicuramente citati la bolla “Antiquorum habet fidem” per l’indizione del primo giubileo con Bonifacio VIII, le pergamene degli atti integrali del processo ai Cavalieri Templari (1308), la supplica dei pari d’Inghilterra a Papa Clemente VII con richiesta di annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona (1530), ma persino gli unici scritti autografi superstiti di San Francesco. Sono momenti che si studiano nei libri di storia, sono fatti che travalicano il tempo. E’ sempre un’emozione vedere le parole dalle quali si sono originati”.

    Uno degli ultimi lavori che avete presentato, il Testamento di Marco Polo del 1324, ha fatto molto parlare di sé. Come avete fatto a portarlo alla luce?

    “La ricerca del documento è iniziata alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dove si conserva fin dalla prima metà dell’Ottocento la pergamena su cui Marco Polo, dal suo letto di morte, dettò le sue volontà. Il testamento fu redatto dal prete-notaio Giovanni Giustinian il 9 gennaio 1324. La pergamena è stata ritrovata all’interno del codice marciano Lat. V, 58-59, che raccoglie anche i testamenti del padre Niccolò e dello zio Matteo, compagni di Marco nel lungo viaggio alla corte di Kublai Khan del 1271”.

    Concretamente come avete operato?

    “La prima fase è stata quelle delle analisi delle caratteristiche chimico-fisiche da parte di un’équipe di specialisti in microbiologia. Contestualmente, il professor Attilio Bartoli Langeli, paleografo di fama internazionale, ha realizzato la prima edizione diplomatica corretta e completa del testo. Il testamento è stato quindi consegnato per il restauro all’Icrcpal, l’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario di Roma. Quindi è intervenuta Scrinium per le fasi di rilievo e le successive riprese ad altissima definizione sui documenti”.

    E alla fine il documento è stato mostrato al mondo. Che analisi sono state fatte sulla figura di Marco Polo dai professionisti della cultura, che per la prima volta hanno potuto vederlo?

    “Donazioni alla chiesa per salvarsi l’anima, la liberazione dello schiavo, l’eredità per la moglie e alle figlie in un momento storico nel quale si lasciava tutto al ramo maschile: ne emerge il ritratto che, per usare una sintesi più consona ai nostri tempi che ai suoi, lo renderebbe una sorta miliardario femminista. Il resto è l’elenco degli oggetti mitici che aveva riportato dalla Cina: bottoni di ambra, stoffe traforate in oro, drappi di seta, redini di foggia singolare, persino il pelo di yak e una “zoia” in oro con pietre e perle”.

    L’altra grande opera per la quale Scrinium è finita recentemente al centro dell’attenzione dei mass media è lo studio dell’uomo Vitruviano, che avviene durante le celebrazioni per i cinque secoli dalla morte di Leonardo. Si intitola “Novatio et Ingenium” e mostra il lato umano di Leonardo da Vinci. Come si opera in casi come questi?

    “Il metodo è stato quello del confronto con i disegni di un altro personaggio geniale, molto stimato dai suoi contemporanei ma in seguito trascurato per secoli dagli studiosi: l’artista e ingegnarius senese Francesco di Giorgio Martini. Abbiamo messo in dialogo il Codice Vaticano Urb. Lat. 1757, ossia il prezioso taccuino privato con gli schizzi del Martini, tesoro della Biblioteca Apostolica Vaticana solo raramente esposto al pubblico, con un elegante volume d’arte che contiene 97 tavole raffiguranti disegni e progetti di Leonardo”.

    Di fatto, sembra che Leonardo abbia copiato dal Martini quella celebre immagine. È così?

    “Abbiamo chiarito in che modo Leonardo avesse colto dal Martini, e non da Vitruvio, i rapporti fra le varie parti del corpo umano e l’altezza totale dell’uomo, la prima idea della rappresentazione grafica di quei rapporti numerici e la loro famosa inscrizione entro circoli e quadrati. Nel taccuino di Martini spicca infatti un disegno dello studio delle proporzioni della figura umana: un uomo dentro ad un cerchio con braccia e gambe aperte, “la famosa posa vitruviana” a dimostrazione che molte delle invenzioni di Leonardo sono chiaramente anticipate, descritte e disegnate da Martini”.

    Il nuovo volto di Leonardo è dunque meno geniale e più umano, quello di un intellettuale immerso nel suo tempo?

    “Leonardo era un uomo che frequentava l’ambiente degli intellettuali dell’epoca e si confrontava con altre menti illuminate”.

    Dal lato umano di Marco Polo all’ispirazione di Leonardo. Cosa si prova ad entrare nell’intimità della storia attraverso i suoi libri?

    “Nel corso della storia sono stati infatti stampati milioni di libri e scritti documenti di ogni genere. Alcuni di questi sono architravi culturali sui quali si basa la nostra civiltà. Queste “carte” che travalicano il tempo sono difese in archivi segreti, in preziosi caveau dove solo pochissime mani elette, quelle dei conservatori e di una selezionatissima schiera di intellettuali, possono ancora sfogliarle. Se Scrinium esiste è proprio per rispondere alla sua domanda: permettere a tutti di entrare dentro la storia reale, toccando con mano i suoi documenti. Siamo generatori di emozioni culturali, vogliamo far conoscere al mondo i segreti intimi della storia culturale, mostrare concretamente questi scrigni dove sono rinchiusi. E quando ci riusciamo troviamo l’energia per ripartire con una nuova ricerca documentale”.