L’assessore regionale ai Lavori Pubblici: “Necessario investire sfruttando i nuovi accodi per la collaborazione internazionale che l’UE sta mettendo a disposizione delle amministrazioni locali”
Roma – “Guardare all’Europa per coglierne le migliori opportunità di sviluppo per il nostro territorio”. È questo l’invito esplicito che Vincenzo Maruccio, assessore ai Lavori Pubblici della Regione Lazio, rivolge direttamente alla politica italiana, troppo spesso ripiegata su sé stessa e poco favorevole ad abbracciare una visione d’insieme di più ampio respiro.
“Non solo regolamenti e direttive da applicare – continua Maruccio argomentando le sue idee –, ma anche risorse da investire sfruttando i nuovi accodi per la cooperazione internazionale che l’UE sta mettendo a disposizione per le amministrazioni locali. A partire dal Fondo di sviluppo per la cooperazione tra regioni (FESR) e i programmi Interreg, l’Unione europea sta infatti attribuendo agli enti locali un’importanza sempre maggiore per la promozione di iniziative dirette verso la coesione economica e lo sviluppo equilibrato del territorio. Non possiamo, dunque, non approfittare di queste possibilità. Anzi, dobbiamo sfruttarle in pieno per far avanzare la nostra regione nei settori della conoscenza, della competitività, dell’occupazione, della sostenibilità ambientale, delle politiche sociali e della crescita economica”.
Poi, analizzando quanto di buono è stato fatto finora e quanto ancora si debba fare per il futuro, l’assessore regionale illustra un percorso politico da compiere inderogabilmente nella prossima legislatura: “La Regione Lazio – afferma –, che in questi anni ha già dato prova di una buona governance nel coniugare disposizioni comunitarie e strategie di sviluppo, deve continuare ad approfittare dei progetti di cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale che la includono, sulla base della sua posizione geografica e per altre prerogative, utilizzando al meglio gli strumenti finanziari e di programmazione messi a disposizione dall’UE. Per questo è auspicabile un rafforzamento del dialogo politico tra diversi attori internazionali, nazionali, regionali, locali, imprese e cittadini. Un dialogo che dovrebbe avere come fine ultimo il superamento dei conflitti, la realizzazione di soluzioni condivise, la promozione di opportunità di sviluppo comuni, la distribuzione dei costi e benefici. Proprio come insegna l’Europa unita”.
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