L’assessore ai Lavori Pubblici della Regione Lazio: “Non si può parlare di una esclusione, ma di pressapochismo, delirio di onnipotenza, arroganza e spregio delle regole”
Roma – Vincenzo Maruccio, assessore ai Lavori Pubblici della Regione Lazio, torna a commentare la vicenda dell’esclusione della lista PdL a Roma e provincia dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo, alla luce degli ultimi sviluppi, tra ricorsi e polemiche. “La legge è uguale per tutti – esordisce il candidato al Consiglio regionale laziale per il centrosinistra –. Ogni volta siamo costretti a rimarcare questo assunto che ogni cittadino, tanto più se candidato a governare una Regione, dovrebbe ricordare. Le regole sono regole e non si possono stravolgere ogni volta a proprio piacimento, appellandosi al Presidente della Repubblica, o montando un patetico sistema di accuse contro la burocrazia”.
Analizzando la situazione creatasi intorno alla lista pidiellina che sostiene Renata Polverini alla presidenza del Lazio, Maruccio prova a ricostruire nello specifico cosa è successo la mattina di sabato 27 febbraio scorso. “Il PdL, il partito che governa l’Italia e che si proponeva di governare il Lazio, a Roma e provincia non è riuscito nemmeno a presentare la lista”, dice l’assessore laziale che poi attacca: “È fin troppo semplice. Oggi le dietrologie si sprecano. Tra panini mangiati di fretta, figli malati in macchina, esponenti di altre forze politiche assurti a buttafuori o forse, e lo diciamo sottovoce, qualche candidato da cancellare con il bianchetto comprato nella vicina cartoleria. E cioè aggiungere un reato ad un altro reato. Lo sanno i politicanti del PdL che cambiare un candidato qualche minuto prima della presentazione delle liste è reato? Lo sanno che le firme raccolte sono collegate al candidato e quindi cambiare il nome significa ingannare la buonafede dei propri sostenitori? Il fatto certo è che alle ore 12 del termine ultimo il delegato del PdL, incaricato della consegna delle liste, non era presente all’interno del tribunale e fino a quel momento non aveva presentato alcunché. Non si può parlare, dunque, di una esclusione della lista PdL, perché era difficile escludere una lista mai presentata. Si deve invece parlare di pressapochismo, di delirio di onnipotenza, di arroganza e spregio delle regole di chi oggi è costretto a raccontare scuse e inventare deliranti congiure. Nella storia delle elezioni politiche non sono mancate esclusioni di liste per mancanza dei requisiti di legge, figuriamoci nel caso di una richiesta mai presentata. I pianti e le accuse di questi giorni sembrano più lacrime di coccodrillo di persone incompetenti che reali giustificazioni”.
“Nei corridoi di palazzo – incalza ancora Maruccio – si accavallano voci di provvedimenti lampo che puntano a salvare il PdL dal ‘pasticciaccio romano’, come è stato definito dagli stessi giornali di destra. Noi vigileremo affinché il sistema delle regole che tengono in piedi la nostra democrazia non sia personalizzato da questa banda di arroganti. Siamo disposti anche a fare le barricate per opporci strenuamente ad ogni tentativo di imporre l’illegalità con la prepotenza. Non è giustizialismo né difesa becera delle regole, perché le regole o esistono o non esistono, o valgono o non servono. L’Italia è piena di regole che non funzionano perché applicate ‘all’italiana’, ossia con discrezionalità e diverse da caso a caso. Questa volta non sarà così”.
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