Tag: inflazione

  • Cara Italia: rapporto autunno 2023

    É tempo di bilanci per molte famiglie italiane, già oggi costrette a fare i conti soprattutto in previsione di un autunno che si preannuncia “caldo” dal punto di vista dei prezzi. Facile.it e Consumerismo No profit hanno analizzato le principali voci di spesa familiare per capire quali siano quelle cresciute di più nell’ultimo anno e quali quelle che potrebbero aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Dai mutui ai prestiti, dalle bollette alla benzina, l’assicurazione auto, il carrello della spesa, l’ortofrutta, i trasporti e il turismo, ecco cosa è emerso.

    Assicurazioni auto e moto

    Nell’ultimo anno il prezzo delle polizze auto e moto è aumentato; secondo l’analisi* di Facile.it, ad agosto 2023 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 591,10 euro, vale a dire il 26% in più rispetto al 2022, quando il premio medio era pari a 469,10 euro.

    È andata addirittura peggio per chi si sposta sulle due ruote; ad agosto 2023 il prezzo medio quotato online per una polizza moto è arrivato a 502,07 euro, vale a dire 148 euro in più rispetto allo stesso mese del 2022 (+41%).

    Benzina e diesel

    Oltre all’Rc, a pesare sulle tasche di automobilisti e motociclisti c’è il capitolo carburante. Se a luglio 2023 gli italiani si sono parzialmente salvati, con prezzi sì in aumento, ma comunque inferiori rispetto allo scorso anno, la vera stangata è arrivata ad agosto e, soprattutto, a settembre.

    Guardando al prezzo medio rilevato alla pompa* nella settimana dal 18 al 24 settembre emerge che per fare il pieno, in media, è costato il 21% in più rispetto all’anno prima per un’auto a benzina, il 10% in più per una a diesel.

    Luce e gas

    Lo scorso anno i prezzi di luce e gas hanno raggiunto il picco durante il periodo estivo, pertanto guardando alle tariffe in vigore ad agosto 2023 nel mercato tutelato per una famiglia tipo* il prezzo sembra tutto sommato basso; -43% per l’energia elettrica e –26,8% per il gas. Ma si tratta, come detto, di un’illusione ottica dovuta ai valori straordinari raggiunti dodici mesi fa; purtroppo, le bollette oggi sono ancora salate, decisamente più alte rispetto a quelle che pagavamo prima dello scoppio di pandemia e guerra.

    Ad agosto 2023 una famiglia tipo con un contratto di fornitura nel mercato tutelato ha speso per la bolletta elettrica 54 euro, il 18% in più rispetto al 2019, mentre per il gas ha pagato 106 euro, il 27% in più rispetto a ad agosto 2019. I prezzi, peraltro, potrebbero salire ulteriormente nell’ultimo trimestre del 2023, quando aumenteranno i consumi energetici; lo scorso mese la tariffa del gas nel mercato tutelato è cresciuta del 2,3%. Non un buon segnale in vista dei mesi più freddi dell’anno.

    Mutui

    Le rate dei mutui, come noto, sono una delle voci di spesa cresciute maggiormente nell’ultimo anno; se chi ha già stipulato un finanziamento a tasso fisso prima dell’aumento degli indici può stare tranquillo, lo stesso non si può dire per chi ha un mutuo variabile o chi ha intenzione di acquistare casa nei prossimi mesi.

    Secondo l’analisi di Facile.it, un finanziamento medio* a tasso variabile sottoscritto all’inizio dello scorso anno, ha visto crescere la rata dai 515 euro di settembre 2022 ai 740 euro di settembre 2023, con un aggravio di 225 euro (+44%). La buona notizia è che gli aumenti potrebbero essere vicini alla fine; il picco è previsto entro dicembre, da lì in poi gli indici dovrebbero stabilizzarsi per poi, molto gradualmente, tornare a scendere. Sarà una discesa lenta, ma pur sempre discesa.

    Prestiti

    Anche il mondo del credito al consumo ha risentito dell’aumento generale del costo del denaro, che si è tradotto in un incremento dei tassi di interesse proposti alla clientela. Guardando alle richieste di prestiti personali raccolte da Facile.it, per un prestito da 10.000 euro da restituire in 5 anni, il tasso (Tan) medio è passato da 7,96% di settembre 2022 a 9,51% di settembre 2023, con un aumento del 19%.

    In termini di rata, si tratta di circa 7 euro in più al mese che, calcolati su tutta la durata del finanziamento, si traducono in un aggravio di circa 420 euro.

    Carrello della spesa  

    Il “carrello della spesa” è il contenitore dei maggiori aumenti negli ultimi due trimestri, soprattutto per un insieme di motivazioni che vanno dalla crisi climatica a quella energetica, oltre agli effetti che l’inflazione sta facendo sentire su tutte le filiere. Quali sono i prodotti che hanno subito più aumenti nel 2023 all’interno del cosiddetto paniere essenziale, che si compone di beni primari ed irrinunciabili per le famiglie? Estrapolando i dati ufficiali di settembre e confrontando il paniere di alcuni tra i principali prodotti di largo consumo quali zucchero (1kg), olio d’oliva (800ml), patate (1kg), pomodori (1kg), riso (500gr), latte conservato (1lt), alimenti per bambini (confezione omogenizzato 1kg) e pane confezionato(1kg), si riscontra un aumento del 24,5%.

    Secondo Consumerismo No Profit, considerando che la spesa media settimanale per un nucleo di 4 persone si aggira intorno a 120 euro, significa che per riempire il carrello dei beni essenziali di prima necessità occorrerà spendere circa 480 euro al mese, pari a 5.760 euro l’anno, con un aggravio di oltre 1.100 euro rispetto al 2022.

    Ortofrutta

    Sebbene parte integrante del “carrello della spesa”, merita un discorso a parte l’ortofrutta, i cui prezzi sono in costante aumento, con rincari a doppia cifra legati a più fattori ed in particolar modo all’inflazione climatica, ovvero quel fenomeno tale per cui gli eventi climatici estremi (come quelli avvenuti in primavera e ad inizio estate) hanno conseguenze negative sui prezzi dei prodotti anche a molti mesi di distanza.

    Su base cumulata, da inizio anno ad agosto, nel nostro Paese sono stati acquistati poco più di 2 milioni di tonnellate di frutta e verdura e, guardando ai soli primi cinque mesi del 2023, a causa degli aumenti si registra un ammanco dell’8% pari a 169 mila tonnellate: questo sta ad indicare che gli italiani rinunciano sempre più a frutta e verdura a causa degli aumenti che si percepiscono quasi istantaneamente ogni volta che si va a fare la spesa.

    Mediamente l’ortofrutta ha subìto aumenti del 20%, ma alcuni prodotti risultano essere particolarmente più cari. Tra questi vediamo pere, susine, pesche, mele, cipolle, patate, carote, zucche e radicchio; paradossalmente sembrerebbe che anche la vecchia e sana zuppa di patate e cipolle sia diventata un bene “quasi di lusso” per gli italiani.

    Per la sola Ortofrutta gli italiani dovranno mettere in conto un aggravio di circa 8 euro al mese (su una spesa media di 40 euro a settimana), per un totale di 96 euro in più all’anno.

    Trasporti e turismo in Italia più cari

    Spostarsi e villeggiare nel nostro Paese è diventato economicamente più difficile visto che, come già messo in luce nel report “Cara Italia” del periodo estivo, anche in autunno si confermano tutti gli andamenti in rialzo.

    A causa dell’aumento dell’inflazione, del costo del carburante e delle materie energetiche, tutto il settore ha adeguato i prezzi arrivando ad un aumento medio del 9,4%. Simulando un weekend per due in una città d’arte italiana si arrivano a spendere anche 700 euro.

    In particolare, per un fine settimana a Roma, Firenze, Venezia, Milano o Torino, se sommiamo alloggio (B&B), viaggio (Treno alta Velocità) e vitto (pranzo e cena in osteria), la spesa si aggira intorno ai 370 euro a persona, ben 740 euro per una coppia senza figli. Con un incremento che può arrivare fino al 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto a causa degli aumenti nel costo degli alloggi e della ristorazione.

     

    *Nota metodologica:

     

    Assicurazione auto e moto: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto e moto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 14.285.518 preventivi auto (su 3.494.976) effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 agosto 2022 e il 31 agosto 2023 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina

     

    Elettricità e gas: analisi fatta sui consumi di una famiglia tipo (2.700 kWh per l’energia, 1.400 smc per il gas) tenendo in considerazione le tariffe del mercato tutelato

     

    Mutui: simulazione realizzata su un mutuo tipo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

     

    Benzina e diesel: media settimanale dei prezzi nazionali della benzina fonte Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica

  • Inflazione, la battaglia delle banche centrali non è ancora finita

    Dal recente simposio di Jackson Hole è emerso un messaggio chiaro da parte delle banche centrali: la lotta contro l’alta inflazione non si è ancora conclusa ed è possibile che saranno necessari ulteriori di alberi dei tassi di interesse nei prossimi mesi.

    Powell e Lagarde uniti contro l’inflazione

    inflazioneNonostante siano evidenti i progressi degli ultimi mesi, grazie alla politica dei tassi di interesse elevati, il rischio che l’inflazione rimanga radicata nell’economia è ancora elevato. Tanto il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, quanto la sua collega della BCE Christine Lagarde hanno sottolineato la necessità di mantenere il costo del denaro ad un livello restrittivo, per il tempo che sarà necessario affinché l’inflazione converga verso il target del 2%.

    Tutto questo non significa che una nuova stretta sui tassi di interesse ci sarà senza alcun dubbio. Rimangono alcuni dubbi sulle mosse che le due banche centrali faranno a settembre, dove è probabile che rimarranno ferme. Ancora più dubbi riguardano i mesi autunnali.

    Aggrappati ai dati

    In questa ottica entrambi i presidenti dei due istituti centrali hanno identificato come stella polare delle prossime decisioni i dati macro che arriveranno cammin facendo. Non solo quelli riguardanti l’inflazione, ma anche quelli relativi allo stato di salute delle rispettive economie. Se gli indicatori di inversione trend racconteranno che le cose stanno davvero cambiando, allora metteranno in pausa le strette.

    La politica dei tassi di interesse alti ha infatti avuto un contraccolpo evidente sulla crescita, tanto negli USA quanto in Europa. Sia la Fed che la BCE non vogliono esagerare con i rialzi dei tassi, rischiando di innescare una recessione. A meno che non sarà strettamente necessario a causa delle pressioni inflazionistiche.

    Mercati in bilico

    Questo clima di incertezza si sta ripercuotendo anche sui mercati finanziari, ed in special modo sull’andamento delle due valute principali. Il rapporto di cambio tra euro e dollaro sembra impantanato tra 1,08 e 1,10 (fonte dati Pocket Option Italia), perché è difficile interpretare le prossime mosse di Fed e BCE per i prossimi mesi.

  • Cara Italia: rapporto Estate 2023

    È tempo di vacanze, ma non per tutti; sommando chi ancora è indeciso e chi già è sicuro di non fare le valigie, sono quasi nove milioni gli italiani che quest’anno potrebbero restare a casa. La ragione? Semplicemente, non se lo possono permettere economicamente (fonte: indagine EMG Different per Facile.it). Quali sono le voci di spesa aumentate? Facile.it e Consumerismo No Profit hanno fatto alcuni calcoli, ecco cosa è emerso.

    Secondo quanto emerso dall’indagine citata in precedenza, il 59,5% di chi non partirà per ragioni economiche, ovvero oltre 5 milioni di italiani, ha dichiarato che ad incidere sulla situazione è stato l’aumento generalizzato dei prezzi dei beni vissuto durante l’ultimo anno. La percentuale sale addirittura al 69,4% tra i 45-54enni. Il dato non sorprende: da più di dodici mesi gli italiani stanno lottando con inflazione e rincari, dal prezzo degli alimentari ai mutui, dall’RC auto alle bollette, la lista delle voci di spesa cresciute è davvero lunga. Aumenti che, nella migliore delle ipotesi, hanno eroso la capacità di risparmio delle famiglie – spesso indispensabile per sostenere i costi di una vacanza – mentre nella peggiore delle ipotesi hanno addirittura intaccato i risparmi accantonati negli anni passati, pregiudicando la possibilità di concedersi un viaggio.

    Prestiti personali

    Cartina tornasole della situazione economia è la richiesta di prestiti personali; come emerso dall’analisi di Facile.it, le domande di finanziamento sono in aumento e la prima ragione per cui gli italiani si rivolgono ad una società di credito è proprio l’esigenza di liquidità, richiesta spesso associata con la necessità di far fronte a spese correnti o imprevisti. A giugno 2023, il 32% di chi ha chiesto un prestito personale lo ha fatto per questa motivazione e, in media, ha puntato ad ottenere 7.631 euro. E anche per il credito al consumo, i tassi nell’ultimo anno sono saliti; per i prestiti personali, secondo Facile.it, il tasso medio (Tan) disponibile online per un finanziamento da 10.000 euro da restituire in 5 anni è salito del 22%.

    Gli italiani che, nonostante tutto, sono riusciti a mettere da parte un piccolo budget da destinare alle ferie, hanno però dovuto fare i conti con un secondo problema; il caro-vacanze. I prezzi legati ai viaggi sono notevolmente aumentati, con il risultato che, come emerso dall’indagine, circa 3,2 milioni di italiani alla fine hanno deciso di rinunciare a partire proprio per questa motivazione. A rientrare in questa casistica sono in particolare i giovani; tra i rispondenti di età compresa tra i 18 e i 24 anni che non partiranno per ragioni economiche, più di 1 su 2 (53,8%) resterà a casa per questa motivazione.

    Treni e aerei

    Questa volta ad analizzare il settore è Consumerismo No Profit che evidenzia come i prezzi dei treni risultino ancora in linea con i periodi precedenti, e tranne acquisti dell’ultimo minuto i prezzi non hanno subito grandi oscillazioni. L’andata e ritorno in giornata è l’offerta più vantaggiosa praticata dalle due compagnie nazionali. Anche l’acquisto dei carnet viaggi può portare risparmi evidenti, ma attenzione alle indicazioni d’uso.

    Diversamente, per i voli sia nazionali sia per quelli esteri, i prezzi sembrano aver subito degli enormi incrementi; in alcuni casi anche oltre il 50%. Acquistare in anticipo e verificare sia sui siti di comparazione che su quelli delle singole compagne è la cosa migliore. Non acquistare mai online durante l’orario di lavoro o nelle ore di punta, come le 20, sono buone abitudini. La ricerca va fatta possibilmente durante le prime ore del mattino e nei giorni feriali. Prenotare con largo anticipo è spesso vantaggioso, ma in alcuni casi se si fosse disposti a partire anche all’ultimo minuto le offerte last minute potrebbero essere ancor più vantaggiose.

    Benzina

    Anche chi sceglierà di raggiungere la destinazione estiva con il proprio veicolo, dovrà fare i conti con possibili aumenti del prezzo del carburante. Secondo l’indagine realizzata da Facile.it, nell’ultimo periodo i prezzi di diesel e benzina sono cresciuti, con incrementi che, da giugno a fine luglio, vanno dal 6% al 12% per il diesel e dal 5% all’11% per la benzina. Considerando una percorrenza di circa 1.000 km e un’auto di fascia media, gli aumenti incidono per circa 5 euro, mentre nella modalità servito la spesa cresce di circa 13/14 euro. Ma i prezzi potrebbero essere decisamente più elevati se ci si rifornisce in autostrada, dove le tariffe tendono ad essere più alte.

    Hotel

    I prezzi di hotel, B&B e case vacanza, sostiene Consumerismo No Profit, in questo momento hanno raggiunto il picco storico. Per una sola notte in B&B o hotel in due a Roma la spesa media si aggira intorno ai 150 euro. A Milano anche 180, e paradossalmente persino località fino a qualche tempo fa più economiche come Napoli e Palermo ormai sembrano essere diventate mete solo per alto spendenti. Prenotare in largo anticipo, verificare le offerte in più periodi e chiamare direttamente la struttura, in molti casi ci fa risparmiare anche il 50%.

    Stabilimenti balneari

    La spiaggia libera piace poco agli italiani che non vogliono rinunciare al servizio del lettino e dell’ombrellone, eppure una giornata in spiaggia libera può costare anche il 75% in meno di una presso uno stabilimento attrezzato. Acquistandoli, afferma il team di Consumerismo No Profit, un ombrellone e due lettini possono essere usati per più di qualche stagione ed hanno un costo di poco superiore ai 70 euro complessivi. Una sola giornata in spiaggia attrezzata attualmente oscilla tra i 30 e i 50 euro per due persone, e prevede solo sue lettini ed un ombrellone.

    Telefonia

    La telefonia mobile sembra essere una delle poche voci di spesa, se non addirittura l’unica, che non è cresciuta nell’ultimo anno e, anzi, secondo l’analisi di Facile.it, il prezzo medio per una nuova SIM è calato del 17%. Nello specifico, chi attiva una nuova linea mobile oggi spende, in media, 8,7 euro al mese, mentre se si guarda alle migliori offerte, è possibile trovare operatori che offrono tariffe che partono da 4 euro al mese. Non solo si spende di meno, ma si ha a disposizione traffico dati superiore rispetto al passato; la tariffa media prevede 143 GB dati (a fronte degli 86 GB rilevati dodici mesi fa).

    Ristorazione

    Preferire cene in luoghi conosciuti che non hanno ritoccato i prezzi del menù. Non sedersi a tavola prima di aver visto i prezzi. Preferire i giorni della settimana meno affollati. Attenzione al costo dei vini e degli alcolici, dicono da Consumerismo No Profit, che spesso determinano anche il 50% dell’importo del conto. Tutte queste sono buone abitudini da osservare… per non farci andare di traverso il boccone!

    Gelati

    Il prodotto tipico dell’estate, seppur noto per la sua dolcezza, sarà quest’anno particolarmente salato. Il gelato, bene immancabile nella dieta estiva degli italiani, sta registrando sul territorio sensibili rincari dei listini. Consumerismo No profit, ha messo a confronto i prezzi dei gelati confezionati e in vaschetta nelle varie città italiane. Il prezzo medio dei gelati ha registrato in Italia a maggio un incremento medio del +22% rispetto all’anno precedente. A pesare sui listini di tale prodotto è l’incremento dei costi delle materie prime, dalle uova allo zucchero alla frutta, ma anche il caro-energia che determina aggravi dei costi di produzione. A crescere sono sia i prezzi dei gelati in vaschetta venduti presso i supermercati, sia i prodotti confezionati che si possono trovare nei bar, ma anche coni e coppette delle gelaterie stanno subendo rincari sensibili, al punto che a Roma un cono piccolo da due gusti supera anche i 4 euro nelle zone più turistiche. Fare il gelato in casa può portare ad un abbattimento del costo fino all’80% rispetto alla gelateria. Per i ghiaccioli si può arrivare anche fino al 90%.

    Affrontare l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, soprattutto durante periodi di inflazione o fluttuazioni economiche, può essere una sfida per molte persone. Tuttavia, ci sono alcune strategie che i consumatori possono adottare per cercare di difendersi da questo aumento; eccole nel vademecum Facile.it – Consumerismo No Profit:

    1.Budget e controllo delle spese: mantenere un budget dettagliato delle spese e concentrarsi sulle necessità essenziali. Ridurre le spese superflue e concentrarsi sugli acquisti realmente necessari.

    1. Acquisti consapevoli: fare acquisti consapevoli e cercare di confrontare i prezzi prima di acquistare un bene. Cercare sconti, promozioni e offerte speciali, che siano reali e non specchietti per le allodole.
    2. Risparmio e investimenti: mettere da parte una parte del reddito (almeno 1/3) in un conto di risparmio o investirlo in strumenti finanziari che possano superare l’inflazione nel lungo periodo. (Attenzione, però, gli investimenti sono materia complessa e vanno fatti in autonomia solo se si è in grado di caprie cosa sti stia facendo, altrimenti meglio affidarsi a intermediari certificati)
    3. Pianificazione degli acquisti: pianificare gli acquisti in anticipo. Acquistare beni in periodi in cui i prezzi sono più bassi o durante saldi e promozioni può essere vantaggioso.
    4. Prodotti sostitutivi: cercare alternative o prodotti sostitutivi a quelli i cui prezzi sono aumentati notevolmente. Potreste scoprire che ci sono opzioni più economiche con caratteristiche simili.
    5. Comprare all’ingrosso: quando possibile, meglio acquistare beni di consumo in grandi quantità, magari condividendo l’acquisto con amici o familiari, per risparmiare sulla spesa unitaria, o usare strumenti come gruppi di acquisto solidali.
    6. Riduzione dello spreco: cercare di ridurre lo spreco di cibo e altri beni. Utilizzare quello che si ha prima di acquistarne di nuovo.
    7. Fare uso di buoni sconto e carte fedeltà: utilizzare buoni sconto, carte fedeltà o programmi di premi offerti dai negozi per ottenere sconti o vantaggi sugli acquisti, solo se sono effettivi e non strategie di marketing.
    8. Acquista online: a volte, gli acquisti online possono offrire prezzi più convenienti rispetto ai negozi fisici, soprattutto quando si tratta di acquisti costosi.
    9. Inflazione salariale: se lavori come dipendente, tieni conto dell’inflazione per mantenere il tuo potere d’acquisto. Anche se sei in fase di rinegoziazione contrattuale o di nuova assunzione.

    In ultimo, è bene ricordarsi che ogni situazione finanziaria è diversa, quindi alcune di queste strategie potrebbero essere più adatte ad un consumatore e altre ad un altro. Adattare le azioni specifiche alle proprie esigenze e consultarsi con un consulente finanziario, se necessario, è importantissimo perché si possa essere aiutati a prendere decisioni informate e coerenti alla situazione finanziaria personale.

     

  • Fine degli sconti ed inflazione fanno risalire i premi Rc auto: in Emilia-Romagna +7,5%

    Brutte notizie per gli automobilisti emiliano-romagnoli; dopo il prezzo della benzina, anche il costo dell’Rc auto è tornato a salire tanto è vero che, come evidenziato dall’Osservatorio di Facile.it*, a luglio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Emilia-Romagna occorrevano, in media, 404,92 euro, vale a dire il 7,5% in più rispetto a inizio anno.

    L’incremento dei premi medi registrato da gennaio a luglio nella regione risulta leggermente più basso di quello rilevato a livello nazionale (+8,6%).

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 600.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Emilia-Romagna e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Durante il primo semestre dell’anno», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «l’andamento dei premi Rc auto non è stato costante, ma già da aprile è iniziato il trend al rialzo che, secondo le previsioni, dovrebbe proseguire nei prossimi mesi. Va considerato non solo che molte delle scontistiche messe in atto dalle compagnie durante la pandemia si stanno esaurendo, ma anche che i costi dei sinistri stanno crescendo a causa dell’inflazione».

    L’andamento provinciale

    Se si confronta la tariffa media dell’Rc auto di luglio con quella di gennaio emerge come l’incremento sia stato rilevato, seppur in misura differente, in tutta l’Emilia-Romagna.

    A guidare la classifica degli incrementi più consistenti è la provincia di Modena, area dove lo scorso mese i valori medi sono saliti del 10,2% rispetto a gennaio 2022, raggiungendo i 397,48 euro, seguita, a breve distanza, da Ravenna (+10,1%, 425,00 euro) e Forlì-Cesena (+9,3%, 393,76 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria emiliano-romagnola si posizionano, a pari merito, Ferrara (381,03 euro) e Bologna (412,99 euro), aree che a luglio hanno registrato un aumento del premio medio del 6,7%, e Parma (+6,6%, 385,08 euro). Chiudono la classifica Reggio Emilia, che ha segnato un incremento del 6,2% (412,59 euro), e Rimini (+2,2%, 422,81 euro).

    In valori assoluti, a luglio 2022, Ravenna è risultata essere la provincia più costosa della regione, Ferrara la più economica.

    Garanzie accessorie

    Guardando alle garanzie accessorie scelte dagli automobilisti dell’Emilia-Romagna in fase di sottoscrizione emerge come, tra coloro che ne hanno inserita una, la più richiesta sia stata l’assistenza stradale, scelta dal 34,2% dei guidatori.

    Seppur a grande distanza, seguono tra le coperture aggiuntive maggiormente richieste dagli automobilisti della regione la garanzia infortuni conducente (21,8%) e la tutela legale (18,8%).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 683.205 preventivi effettuati in Emilia-Romagna su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2021 e il 31 luglio 2022 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

     

  • Fine degli sconti ed inflazione fanno risalire i premi Rc auto: in Toscana +7,5%

     

    Brutte notizie per gli automobilisti toscani; dopo il prezzo della benzina, anche il costo dell’Rc auto è tornato a salire tanto è vero che, come evidenziato dall’Osservatorio di Facile.it*, a luglio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Toscana occorrevano, in media, 476,88 euro, vale a dire il 7,5% in più rispetto a inizio anno.

    Nonostante l’incremento dei premi medi registrato da gennaio a luglio sia leggermente più basso di quello rilevato a livello nazionale (+8,6%), la regione risulta essere la quarta area di Italia dove, lo scorso mese, sottoscrivere la polizza Rc auto costava di più, posizionandosi dopo Campania, Calabria e Puglia.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 500.000 preventivi e relative quotazioni effettuati in Toscana e raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Durante il primo semestre dell’anno», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «l’andamento dei premi Rc auto non è stato costante, ma già da aprile è iniziato il trend al rialzo che, secondo le previsioni, dovrebbe proseguire nei prossimi mesi. Va considerato non solo che molte delle scontistiche messe in atto dalle compagnie durante la pandemia si stanno esaurendo, ma anche che i costi dei sinistri stanno crescendo a causa dell’inflazione».

    L’andamento provinciale

    Se si confronta la tariffa media dell’Rc auto di luglio con quella di gennaio emerge come l’incremento sia stato rilevato, seppur in misura differente, in tutta la Toscana.

    A guidare la classifica degli incrementi più consistenti è la provincia di Firenze, area dove lo scorso mese i valori medi sono saliti del 10,5% rispetto a gennaio 2022, raggiungendo i 479,58 euro, seguita da Pistoia (+7,8%, 534,81 euro), Livorno (+7,2%, 421,21 euro) e Pisa (+6,8%, 463,97 euro).

    Continuando a scorrere la graduatoria toscana si posizionano Prato, area che ha registrato una crescita del premio medio del 5,8% (642,66 euro), Arezzo (+5,4%, 402,93 euro) e Massa-Carrara (+4,3%, 533,19 euro).

    Chiudono la classifica le province di Siena, zona che ha segnato un incremento del 2,4% (368,64 euro), e Lucca (+2,1%, 451,65 euro).

    In valori assoluti, a luglio 2022, Prato si conferma essere la provincia più costosa della regione, Siena la più economica.

    Garanzie accessorie

    Guardando alle garanzie accessorie scelte dagli automobilisti toscani in fase di sottoscrizione emerge come, tra coloro che ne hanno inserita una, la più richiesta sia stata l’assistenza stradale, scelta dal 38,9% dei guidatori.

    Seppur a grande distanza, seguono tra le coperture aggiuntive maggiormente richieste dagli automobilisti della Toscana, a pari merito, la garanzia infortuni conducente e la tutela legale (21,5%).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 573.352 preventivi effettuati in Toscana su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2021 e il 31 luglio 2022 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Fine degli sconti ed inflazione fanno risalire i premi Rc auto: +8,6%

    Brutte notizie per gli automobilisti italiani; dopo il prezzo dei carburanti, anche il costo dell’Rc auto è tornato a salire tanto è vero che, come evidenziato dall’Osservatorio di Facile.it*, a luglio 2022 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 463,63 euro, vale a dire l’8,6% in più rispetto a inizio anno.

    Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 9.100.000 preventivi e relative quotazioni raccolti da Facile.it nel corso dell’ultimo anno.

    «Durante il primo semestre dell’anno», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «l’andamento dei premi Rc auto non è stato costante, ma già da aprile è iniziato il trend al rialzo che, secondo le previsioni, dovrebbe proseguire nei prossimi mesi. Va considerato non solo che molte delle scontistiche messe in atto dalle compagnie durante la pandemia si stanno esaurendo, ma anche che i costi dei sinistri stanno crescendo a causa dell’inflazione».

    L’andamento regionale

    Se si confronta la tariffa media dell’Rc auto di luglio con quello di gennaio emerge come l’incremento sia stato rilevato in tutta Italia, seppur con misure differenti.

    A guidare la classifica dei rincari più consistenti è la Puglia, area dove a luglio i premi sono saliti mediamente del 9,4% rispetto a gennaio 2022. Seguono nella graduatoria la Liguria, che lo scorso mese ha segnato un incremento della tariffa media pari al 9,1% e, staccata di un soffio, le Marche (+8,9%).

    Campania sempre la più cara, FVG la più economica

    Guardando ai valori assoluti, ancora una volta la Campania si conferma essere la maglia nera d’Italia; a luglio 2022, per assicurare un veicolo a quattro ruote nella regione occorrevano, in media, 834,26 euro, vale a dire il 79,9% in più rispetto alla media nazionale. Seguono sul podio delle aree più care della Penisola, la Calabria, che continua ad occupare il secondo posto con un premio medio di 526,62 euro, e la Puglia, sul terzo gradino con un valore medio pari a 511,14 euro.

    Se si considerano, invece, le regioni dove sottoscrivere una polizza Rc auto costa di meno, a guadagnarsi il titolo di area meno cara di Italia è ancora una volta il Friuli-Venezia Giulia; qui, a luglio 2022, occorrevano, in media, 312,13 euro per assicurare il proprio veicolo a quattro ruote.

    Seguono il Trentino-Alto Adige, con una tariffa pari a 349,26 euro, e la Lombardia, dove il premio medio rilevato lo scorso mese era pari a 354,52 euro.

    Garanzie accessorie

    Guardando alle garanzie accessorie scelte dagli automobilisti in fase di sottoscrizione emerge come, tra coloro che ne hanno inserita una, la più richiesta sia stata l’assistenza stradale, scelta dal 40,5% dei guidatori.

    Il dato può essere letto anche in relazione ad un parco auto che continua ad invecchiare; a luglio 2022 l’età media dei veicoli circolanti nel nostro Paese era pari a poco più di 11 anni e mezzo, valore in aumento rispetto a quanto rilevato 12 mesi fa (11 anni).

    Seppur a grande distanza, seguono tra le coperture aggiuntive maggiormente richieste dagli automobilisti italiani la garanzia infortuni conducente (19,3%), la tutela legale (18 %) e la copertura furto e incendio (10,8%).

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione Rc auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su oltre 9.173.698 preventivi effettuati in Italia su Facile.it dai suoi utenti tra il 1 luglio 2021 e il 31 luglio 2022 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Inflazione, il migliore antidoto contro la paura è l’educazione finanziaria

    Siamo in una fase storica di grande difficoltà, perché caratterizzata da un’inflazione che marcia a ritmo record mentre l’economia rallenta dopo la vigorosa ripresa post pandemia. Questo scenario alimenta le incertezze e le paure dei cittadini, che si traduce in un aumento – dove possibile – della tendenza a risparmiare.

    La dinamica tra risparmio e inflazione

    inflazioneLo scenario inflattivo attuale è chiaramente visibile, perché i prezzi dell’energia hanno spinto al rialzo i prezzi dei beni di consumo ed in special modo dei prodotti alimentari. L’inflazione è chiaramente percepibile da tutti.

    Nella maggior parte dei casi, l’accumulo di risparmio è visto che unica soluzione. Gli indicatori di trend dimostrano chiaramente che la tendenza ad aumentare la propensione al risparmio è una costante quando cresce l’inflazione e il carovita si riflette sul carrello della spesa.

    Conta più saper allocare che risparmiare

    Tuttavia sottolinea l’ABI – associazione bancaria italiana – più che aumentare la propensione al risparmio, diventa fondamentale come antidoto alla inflazione la capacità di saper allocare efficacemente il proprio risparmio.

    Per riuscirci è necessario che ci sia una educazione finanziaria sufficientemente strutturata. L’unica che può favorire una corretta allocazione dei risparmi, per combattere l’erosione della ricchezza causata dall’alta inflazione. In pochi vanno al di là di una semplice strategia giornaliera. Bisogna fa capire che risparmiare non significa accantonare il denaro, bensì pianificare in modo attento le finanze specialmente quelle relative all’ambito familiare.

    La ricerca IPSOS

    Secondo una ricerca IPSOS condotta su un migliaio di individui di diverse fasce d’età, la percezione del contesto economico è peggiorata nell’ultimo anno.
    Oltre il 60% del campione è preoccupato dell’impatto dell’inflazione sulle sue risorse. È interessante notare come soltanto il 21% ha identificato le scelte finanziarie come un atto di responsabilità. La necessità di un’educazione finanziaria è avvertita soprattutto per individui nelle fasce di età più giovani.

    È chiaro che l’importanza di una corretta educazione in ambito finanziario pur rappresentare non solo un antidoto contro l’inflazione, ma al tempo stesso anche un vantaggio competitivo per le giovani generazioni e per la protezione degli anziani. Tuttavia bisogna adottare un linguaggio chiaro e semplice, improntato alla trasparenza e una comunicazione chiara sui meccanismi che governano gli investimenti e la finanza.

  • Guerra e inflazione: 1 italiano su 4 in difficoltà a causa dei rincari

    Più di 1 italiano su 4, dato equivalente ad oltre 11 milioni di individui (26%), ha dichiarato che l’aumento dei prezzi in corso ormai da 3 mesi ha avuto un impatto molto negativo sul proprio bilancio familiare. Per far fronte ai rincari gli italiani hanno adottato diverse strategie; c’è chi ha ridotto, se non del tutto eliminato, alcune voci di spesa (66% dei rispondenti), mentre oltre 4,7 milioni di individui per far quadrare i conti, hanno dovuto lasciare indietro alcune spese comunque scadute come, ad esempio, le bollette di luce e gas o le rate del condominio.

    Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato a mUp Research e Norstat* per fotografare come i consumatori stiano affrontando l’attuale scenario economico. 

    A livello territoriale – si legge nell’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale – l’aumento dei prezzi sembra aver colpito più duramente i rispondenti residenti nel Centro Italia (31%) e coloro con età compresa tra i 25-34 anni e i 45-54 anni (31%).

    Ma quali sono le principali aree nelle quali gli italiani sono intervenuti per risparmiare? Ecco cosa è emerso dall’indagine.

    Alimentari e tempo libero

    L’aumento del costo delle materie prime ha avuto un forte impatto sul carrello della spesa e questo ha spinto molti consumatori a cambiare le proprie abitudini d’acquisto o alimentari. Secondo l’indagine, molti hanno affrontato i rincari orientandosi su marchi più economici (41%) o cambiando punto vendita (28%).

    Soluzioni spesso non sufficienti tanto che, comunque, 35 milioni di consumatori hanno ridotto, se non addirittura eliminato, dalla loro tavola alcuni alimenti; non solo dolci (46%), snack (44%), alcolici (39%), ma anche alimenti come carne (43%) e pesce (30%). C’è addirittura chi ha ridotto notevolmente l’acquisto di frutta (4,5 milioni di individui), pasta (3,4 milioni) e verdura (2,9 milioni).

    Dalla tavola al tempo libero; più di 2 italiani su tre hanno ridotto le uscite al ristorante, mentre il 48% ha deciso di limitare i viaggi.

    Auto e benzina

    Il caro-benzina è uno dei problemi con cui tutti gli automobilisti hanno dovuto fare i conti; per far fronte agli aumenti il 46% dei rispondenti, molto semplicemente, ha detto di aver ridotto l’uso dell’auto nel tempo libero, mentre il 47% ha cercato di risparmiare prestando maggiore attenzione nella scelta della pompa di benzina. 

    Quasi 1 automobilista su 3, invece, ha modificato il proprio stile di guida al fine di ridurre il più possibile il consumo di carburante.

    Casa, energia elettrica e gas

    Altra voce di spesa cresciuta notevolmente negli ultimi mesi è quella dell’energia elettrica e del gas. In questo caso gli italiani hanno cercato di far fronte agli aumenti impegnandosi nella riduzione dei consumi, ad esempio facendo più attenzione all’illuminazione domestica (61%), abbassando il riscaldamento (46%), ottimizzando l’uso degli elettrodomestici (42%) o consumando meno acqua calda (26%).

    Circa 10 milioni di italiani, invece, hanno cercato di risparmiare sulla bolletta luce e gas semplicemente cambiando fornitore di energia.

    *Nota metodologica: Indagine mUp research – Norstat svolta tra il 24 ed il 26 maggio 2022 attraverso la somministrazione di n.1.012 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 55 anni, patentati, rappresentativo della popolazione italiana nel segmento di età considerato, residente sull’intero territorio nazionale.

     

  • Economia globale, la recessione è più vicina in Europa ma minaccia anche gli USA

    Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha aggravato una situazione che già da alcuni mesi stava prendendo una piega complicata. L’economia globale ha subito una frenata importante, ben prima dell’escalation di tensione che poi ha condotto alla guerra.

    Cosa succederà all’economia globale

    economia globale recessioneDiversi fattori spingevano sul freno dell’economia globale. La fisiologica frenata della spesa per i beni durevoli, l’affievolirsi degli stimoli fiscali e monetari, il calo del potere di acquisto provocato dalla crescita dell’inflazione.

    Il peso dell’inflazione

    Tra questi fattori, quello che adesso pesa in misura maggiore è senza dubbio l’inflazione. La guerra ha provocato un’ulteriore fiammata dei prezzi, che ora sono persistentemente più elevati sia per quanto riguarda l’energia, sia per quanto riguarda le materie prime agricole e industriali.
    Sono saliti gas e petrolio, ma sono cresciuti anche i prezzi di grano, mais e molti altri generi alimentari.
    Tutto questo non potrà che avere un effetto molto negativo sull’economia globale.

    Pericolo recessione

    Molti analisti sono convinti che l’Europa finirà in una spirale recessiva. Ma questo scenario minaccia anche gli Stati Uniti, sebbene siano interessati in misura indiretta dal conflitto in Ucraina. Anche negli Stati Uniti infatti, l’indicatore MACD della crescita evidenzia una perdita di forza. Ci sono elementi chiave per la crescita che sono sotto pressione.

    Un esempio è la benzina. Il suo prezzo è in continuo aumento, e questo sta provocando un calo della domanda. Inoltre la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato ha fatto schizzare verso l’alto i tassi ipotecari. In tutto questo il mercato azionario è caratterizzato da un’ondata di incertezza. I fondi di investimento piu grandi al mondo stanno vendendo oppure ridistribuendo il portafoglio.

    Se a questi elementi si combina anche la frenata dell’economia cinese e la prospettiva di strette monetarie imminenti, allora le prospettive economiche non c’è dubbio che risultino peggiorate.

    Il ruolo scomodo delle banche centrali

    In questo scenario una situazione complicata la vivono le banche centrali. Il balzo feroce dell’inflazione le dovrebbe indurre ad alzare i tassi di interesse. Ma un balzo dei tassi di interesse a sua volta agisce da freno sull’economia. Questo bivio è molto pericoloso, perché basta sbagliare una mossa per produrre effetti devastanti sull’economia.

  • Stagflazione, i mercati tornano a fare i conti con un fantasma ingombrante

    Ci sono due problemi che stanno agitando la politica economica e i mercati. Il primo è l’impatto che l’inflazione sempre più alta potrebbe avere sulla ripresa economica. Dall’altro il fantasma della stagflazione (ossia la combinazione di prezzi più alti e crescita zero) che sta comparendo all’orizzonte.

    Il rischio concreto di stagflazione

    inflazione stagflazioneLa crescita dei prezzi, che è stata innescata dalla ripresa economica post-pandemica, è stata ulteriormente alimentata dallo scoppio della guerra in Ucraina.
    Il conflitto ha spinto in special modo i prezzi delle materie prime energetiche, dal momento che gas e petrolio russi sono motori importanti per l’industria di tutta Europa.

    Gli aumenti dei prodotti energetici si sono a loro volta trasferiti su altre categorie di beni e prodotti, in particolare su quelli alimentari.
    Dall’inflazione alla stagflazione il passo è ora più breve, anche se la preoccupazione non è uniforme in tutto il globo.

    L’Europa è nel mirino

    Soprattutto in Europa il problema è serio. Non solo l’inflazione continua a correre, del resto i valori Eurostat dell’indicatore momentum sono chiari: la forza progredisce, non rallenta. Ma è sempre più concreto il pericolo che ad essa si accompagni anche una frenata economica. Appunto, stagflazione.

    Numeri alla mano, diversi Paesi rischiano che il prodotto interno lordo arretri, forse fino a diventare negativo, a causa delle conseguenze della guerra in Ucraina. Ne deriverebbe una situazione in cui l’aumento dei prezzi risulta accompagnato da un rallentamento dell’economia. Questo problema sta agitando non soltanto i politici europei, ma anche i mercati.

    Gli USA più al riparo

    L’alta inflazione sta costringendo la Federal Reserve, la banca centrale americana, a considerare delle strategie più aggressive di quello che si pensava in precedenza. La deviazione standard della volatilità ha infatti superato il limite di tolleranza. Alcuni membri del FOMC (Federal Open Market Committee) sono favorevoli a strette monetarie più feroci.

    Regno Unito meno esposto

    Un altro grande polo economico mondiale, la Gran Bretagna sembra invece doversi preoccupare di meno della stagflazione. Resta però alle prese con un’inflazione violenta. Mercoledì il ministro delle finanze Rusnik ha sottolineato come i recenti massimi pluridecennali sono destinati a crollare nei prossimi mesi, quando la crescita dei prezzi potrebbe addirittura toccare un picco del 8%.

  • Inflazione e tensioni Ucraina: +0,4% tassi mutui fissi

    Come emerge dall’analisi di Facile.it, l’IRS, l’indice di riferimento che guida l’andamento dei mutui fissi, negli ultimi giorni è salito superando quota 1% (indice a 20 anni), cosa che non accadeva da maggio 2019. Questo ha determinato che per un mutuo fisso da 126.000 euro al 70%, da restituire in 25 anni, il miglior tasso (TAEG) disponibile oggi online* è pari a 1,44%, con una rata da 489 euro al mese; dodici mesi fa, per un’operazione analoga, il miglior tasso era 1,04% e la rata 466 euro. Questo significa che chi chiede adesso un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 6.900 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.

    «Da mesi» – spiegano gli esperti di Facile.it – «l’Europa è alle prese con l’aumento dell’inflazione, determinato in larga parte dal rincaro del prezzo dell’energia, e la situazione di crisi tra Russia e Ucraina potrebbe complicare ulteriormente lo scenario.».

    Se i mutui a tasso fisso sono oggi già ben più costosi di quanto non fossero un anno fa, sul fronte del variabile, per ora, la situazione è ancora stabile; «L’Euribor» – continuano da Facile.it – «è ancora in negativo, ma per il futuro sarà determinante l’andamento dell’inflazione. Se il livello attuale diventerà strutturale, sarà inevitabile un intervento da parte della BCE sui tassi di interesse e questo avrebbe un impatto diretto sulle rate dei mutui variabili, sia per coloro che hanno già un finanziamento in essere, sia per coloro che lo sottoscriveranno in futuro».

     

    * Simulazione effettuata su Facile.it in data 1 marzo 2022.

     

  • Mercati finanziari ed elezioni in Brasile: adesso gli economisti tifano Lula

    Il Brasile probabilmente diventerà un altro esempio eclatante di come i mercati finanziari cambiano spesso “bandiera”. Un tempo erano ostili al presidente brasiliano Lula, ma adesso sperano nel suo ritorno alla guida della prima economia sudamericana, quando mancano meno di 8 mesi alle elezioni presidenziali in Brasile.

    Bolsonaro, Lula e i mercati finanziari

    brasile lulaA giudicare dai sondaggi, pare proprio che le prossime elezioni segneranno la parola “fine” all’era Bolsonaro. L’uomo della destra populista ha fallito, e peggio ancora si è ritrovato in mezzo anche a questioni moralmente discutibili.

    La bocciatura da parte dei mercati finanziari è invece già arrivata da tempo, per via soprattutto di una pessima gestione della crisi pandemica (i morti sono oltre 600 al giorno), che addirittura l’aveva visto in un primo momento schierarsi dalla parte dei negazionisti.

    La spinta all’ex presidente

    Anche se Lula – che venne travolto dalla Tangentopoli brasiliana – non è formalmente un candidato, la strada sembra spianata verso il suo ritorno, anche perché i sondaggi lo danno trionfatore con il 44% delle preferenze contro il 24% di Bolsonaro. Gli altri sono tutti dietro.
    Il 76enne fondatore del PT (Partito dei lavoratori) è stato presidente del Brasile dal 2003 al 2011. Se tutti gli indizi portano al suo grande ritorno, l’elemento più importante è proprio il gradimento dei mercati finanziari, proprio quegli analisti dei broker Consob autorizzati che in passato furono ostili alla sua gestione statalista.

    Le questioni economiche

    Il fatto è che l’agenda di Lula sarà imperniata principalmente su delicatissime questioni economiche.
    Il Paese fronteggia una forte inflazione che rallenterà a sua volta la crescita post-pandemica. Il 2021 si è chiuso con un tasso di crescita dei prezzi pari a oltre il 10% annuo. Peggio hanno fatto solo Venezuela, Argentina, Turchia e Estonia. Peraltro il grafico non mostra candele di inversione all’orizzonte. Va male anche la valuta, visto che il Real si è svalutato rispetto al dollaro Usd.

    Con livelli altissimi di inflazione, ci saranno inevitabili ripercussioni sul PIL, come ha sottolineato anche la Banca Mondiale. Quest’ultima ha quasi dimezzato le previsioni per il 2022, dal 2,5% all’1,4%.

  • Inflazione, la FED è passata al contrattacco ma non sarà facile

    L’aumento dell’inflazione è stato uno dei gravi problemi che ha agitato le politiche delle banche centrali, e c’è chi avverte sul pericolo che questo tema rimarrà molto caldo ancora per parecchio tempo.

    Il cambio di retorica sull’inflazione

    Finché ha potuto, la Federal Reserve (ma anche la Banca Centrale Europea e gli altri grandi istituti centrali) ha parlato di fiammate temporanee.
    Nel momento in cui si è palesato il pericolo che la crescita dell’inflazione non fosse solo più temporanea, ma strutturale, c’è stata la svolta nelle politiche monetarie. La Fed per esempio a marzo comincerà a ritoccare all’insù i tassi di interesse.
    Tuttavia potrebbe non essere così semplice riuscire a riportare verso il basso l’inflazione.

    L’oro e i precedenti di super-inflazione

    inflazioneA fornirci una spia di allarme in questo senso è l’andamento dell’oro. Il metallo prezioso da sempre è considerato un bene rifugio, in quanto riserva di valore che preserva il portafoglio in tempi di alta inflazione.
    Bisogna fare un passo indietro e considerare che il prezzo del metallo prezioso tra il 2013 e il 2019 ha oscillato in un range ristretto, con una media di 1250 dollari l’oncia. Nel 2021 l’intervallo di negoziazione è stato estremamente più alto, vicino ai 1800 dollari l’oncia.

    La crescente incertezza legata alla pandemia e la necessità di politiche fiscali non convenzionali è molto importanti, hanno spinto il metallo prezioso verso nuovi massimi e contemporaneamente verso un più alto intervallo di negoziazione.
    La crescita del metallo prezioso non è stata dovuta alla forte domanda di investimenti, ma soprattutto alla grande domanda di metallo fisico da parte di banche centrali.

    Percezione tardiva del pericolo

    È interessante notare come negli ultimi 50 anni si siano vissuti solo altri due periodi di grave inflazione. Negli anni 70 del secolo scorso, e tra il 2003 e il 2008.
    In entrambe queste fasi, l’oro ha dapprima sottoperformato le altre materie prime (come successo nel 2021) ma in seguito ha sovraperformato.

    Questo fa capire che i mercati finanziari sembrano trascurare l’oro è l’inflazione, fin quando la situazione non diventa davvero seria. Hanno cioè un market to limit sfasato, troppo alto.
    Che lo sia in questo periodo storico lo dimostra la svolta rigorista della Federal Reserve, come abbiamo accennato all’inizio.

    L’oro e le strette monetarie precedenti

    A questo punto è necessario fare un altro viaggio nei precedenti storici. Nei mesi che hanno preceduto ogni rialzo dei tassi di interesse di ciascun ciclo di restrizione monetaria, cosa avvenuta nel 1999, 2000 e 2015, l’oro ha perso tra il 5 e il 10% del suo valore nel semestre che ha preceduto un rialzo. I dati Quotex evidenziano che in quello successivo è invece schizzato verso l’alto tra il 10 e il 20%.
    La debole performance che ha avuto il metallo prezioso nel 2021, potrebbe quindi essere il riflesso di un normale andamento storico che precede le strette monetarie. Significherebbe che nel 2022 il metallo prezioso potrebbe vivere un anno davvero interessante, assaltando i suoi vecchi record.

  • Crisi energetica e inflazione sono le due minacce maggiori per i mercati non sviluppati

    La crisi economica ha colpito trasversalmente tutte le economie, mentre la ripresa continua a procedere a singhiozzo.
    In questo scenaro, la crisi energetica e la crescita dell’inflazione sono le minacce maggiori per i mercati non sviluppati. Per il semplice fatto che hanno meno “armi” per fronteggiare i venti contrari.

    L’impatto della crisi energetica

    crisi energeticaNegli ultimi mesi i prezzi dell’energia hanno cominciato a crescere a ritmi sempre più sostenuti.
    Il simbolo della crisi energetica è il petrolio, il cui prezzo è arrivato a superare la quota degli 80 dollari al barile, come non succedeva da alcuni anni. Ma la corsa dei prezzi ha riguardanto anche il gas e il carbone, dove gli indicatori di momentum evidenziano una forza importante della spinta rialzista.

    L’effetto a cascata

    Il problema è che questo contesto alimenta degli effetti a cascata, perché molti prezzi di prodotti che sono a valle del processo, risentono della crisi energetica. Ad esempio il costo dei fertilizzanti è schizzato verso l’alto, in conseguenza di maggiori costi dell’energia o di interruzioni della produzione dovute alla scarsità di energia. Ma le correlazioni con i processi produttivi sono pressoché totali, per questo motivo tale vortice finisce per coinvolgere anche i prezzi di molti prodotti alimentari. Del resto sono già cresciuti in modo evidente negli ultimi mesi.

    Rischio turbolenze

    Nei Paesi emergenti l’inflazione degli alimentari innesca processi critici, perché il reddito disponibile della popolazione non è elevatissimo. Allora si rischiano turbolenze sociali, che per adesso stanno già apparendo in alcuni paesi. Ma molti si trovano in una situazione analoga, che va quindi monitorata con attenzione.

    Prospettiva della crisi: quando durerà?

    Ma la domanda più importante è quando la crisi energetica è destinata a durare.
    Se da una parte è vero che l’aumento dei prezzi dovrebbe dipendere squilibri temporanei di domanda e offerta, per altri versi invece è connesso a squilibri struttursali, che nel breve periodo sono difficili da eliminare. In sostanza, a lungo termine si rischiano deficit di offerta permanenti e prezzi delle materie prime più alti in diversi settori.

  • Oro Fisico Meglio le Monete o i Lingotti

    Oro fisico rappresenta oggi uno dei migliori metodi di difesa sia contro crisi finanziarie che contro i pericoli di inflazione, un bene che non dovrebbe mai mancare in un portafoglio da investimento.
    L’importanza dell’ oro fisico è aumentata negli ultimi anni troppo spesso caratterizzati da crisi economiche da considerarsi ormai cicliche e strutturali di un sistema che non riesce a dare stabilità di lungo periodo.
    Avere oro che possiamo detenere personalmente senza dover dipendere da nessun intermediario ci rende protagonisti del nostro destino anche di fronte a scenari economici gravissimi.
    Che si tratti di monete, lingotti o anche qualsiasi altro oggetto in oro averli equivale ad avere denaro liquido in quanto è possibile monetizzarne il valore in modo semplice e immediato presso un qualsiasi banco metalli o un compro oro Firenze o altrove.
    Una visione che sembra essere condivisa da sempre più persone, tra gli investitori in oro fisico più convinti ci sono popoli come quello tedesco sempre pragmatico e attento alle dinamiche economiche.
    Ma quando si tratta di oro fisico è meglio acquistare monete o lingotti ?
    Sicuramente per quanto riguarda le necessità più piccole le monete d’oro da investimento sono più adatte in quanto è più facile suddividerne il valore.
    I lingotti sono funzionali a detenere il valore di somme di denaro più cospicue e utili nell’effettuare transazioni di grande valore.
    Riserve auree come quelle detenute dalle banche centrali dei vari stati sono composte da lingotti di 400 once che corrispondono al peso di 12,5 kg, più adatti a accumulare valori molto elevati come quello delle riserve di stato.
    Altro discorso sono i lingotti d’oro utilizzati da normali investitori che solitamente variano da pochi grammi in su a seconda del valore che si deve investire in oro fisico.
    Da un punto di vista della convenienza i lingotti sono meglio in quanto il loro costo è minore in riferimento ad una minore incidenza dei costi di lavorazione.
    Ma da un punto di vista della flessibilità le monete permettono una più semplice suddivisione di valore in caso si necessiti di monetizzare una parte del valore investito.

     

  • Inflazione in Frenata Calano Oro e Metalli Preziosi

    Inflazione un rischio che fine a poche settimane fa aleggiava minaccioso sostenuto dalle generose politiche della Fed sembra adesso essere meno grave di quello che i mercati azionari avevano previsto.
    Il cambio della politica monetaria statunitense è un importante fattore per l’inflazione, solo pochi mesi fa sembrava che la direzione verso le politiche espansive per la ripresa dell’economia post lockdown fosse la parola d’ordine.
    Le ultime decisioni della Fed sembrano però aver cambiato rotta annunciando entro il 2023 un doppio rialzo dei tassi di interesse.
    Una scelta inaspettata che ha sorpreso anche i mercati dal repentino cambiamento delle previsioni di politica della Fed che ha indotto il forte rialzo dei rendimenti del Tesoro e mandando il dollaro americano a schizzare verso l’alto.
    Un contesto che per quanto possa essere auspicabile per la stabilità dell’economia non è però di buon auspicio per chi aveva investito sulle strategie compro oro ed altri metalli preziosi per proteggersi dal rischio inflazione.
    L’oro il bene rifugio per eccellenza sta perdendo valore e potrebbe perderlo ancora nel caso la scelta della Fed porti ad una progressiva normalizzazione della situazione economica soprattutto del mondo occidentale.
    In molti avevano previsto strategie di difesa basate sull’investimento in oro e altri metalli preziosi, una scelta oculata in prospettiva di una possibile iper inflazione.
    I mercati si aspettavano un forte rialzo dei prezzi delle materie prime che a catena avrebbe potuto provocare una forte inflazione sostenuta anche dalle generose politiche economiche del governo americano.
    Adesso che il quadro generale delle prospettive economiche è cambiato in base alle decisioni della Fed ci si aspetta che il pericolo inflazione sia passato a meno di diversi fattori futuri ad oggi tutti da dimostrare.
    Una scelta che potrebbe indurre i mercati azionari a considerare passato anche il pericolo di ulteriori lockdown visto che la politica monetaria statunitense non prevede di attivare ulteriori aiuti economici alle popolazioni.

     

     

  • Quotazione Oro Quale Futuro Dopo la Crisi da Lockdown

    La quotazione oro attuale, marzo 2021, si è attestata intorno ai 1750 dollari oncia, un valore che pur essendo il più basso dell’anno è comunque il frutto di due anni consecutivi in cui il prezzo oro è aumentato di valore.
    La guerra dei dazi del 2019 e il lockdown del 2020 hanno contribuito in modo determinante al rialzo della quotazione oro, rialzi di prezzo che non si vedevano da diversi anni e che hanno segnato un cambio di rotta del prezzo aureo.
    Un cambio di rotta sostenuto dalle paure di investitori e risparmiatori che hanno tradizionalmente acquistano oro per creare riserve d’oro da monetizzare velocemente in caso di mancanza di liquidità rivolgendosi presso banche per azioni e compro oro Firenze, Milano, ecc.
    Il 2021 per adesso ha visto un arretramento della quotazione oro rispetto agli anni precedenti, la crisi da lockdown seppur sia ancora presente in vari paesi occidentali è stata abbandonata da molti paesi determinanti per l’equilibrio della finanza globale.
    Cina, India, Russia, Brasile sono solo alcuni dei paesi che sono tornati a produrre beni e servizi senza restrizioni, una situazione confermato dall’andamento finanziario globale lontano dal crollo epocale di marzo 2020.
    Questo nuovo equilibrio finanziario che vede tecnologici, farmaceutici e altri asset in netta crescita hanno messo in secondo piano l’esigenza di investire in oro per difendere il valore dei propri capitali.
    Non per nulla le migliori performance finanziarie della quotazione oro avvengono proprio durante le crisi economiche e di sfiducia che ciclicamente si abbattono sui mercati.
    La attuale situazione finanziaria globale, di relativa tranquillità, non risente della crisi economica reale che sta travolgendo molti paesi occidentali nei quali ancora molti settori sono chiusi a causa della strategia del lockdown continuativo.
    Per questo motivo la quotazione oro ha perso molto del valore che aveva acquisito nella precedente corsa all’oro che era arrivata nei primi di agosto a stabilire un nuovo record storico di circa 2070 dollari oncia.
    Al momento il futuro del prezzo aureo non sembra poter beneficiare di particolari congiunture finanziarie favorevoli, alcuni analisti vedono nel pericolo dell’inflazione un possibile ritorno degli investitori verso il prezioso metallo giallo.
    Ma il pericolo inflazione nonostante resti una possibilità reale difficilmente provoca aumenti della domanda di oro paragonabili a quelli che vengono innescati dalle crisi finanziarie più profonde che solitamente provengono da scenari di ben altra natura.

  • Quotazioni dell’oro e Covid: dai record al declino sulla scia dei vaccini

    Da un bel po’ di tempo, le quotazioni dell’oro stanno oscillando tra momenti di crescita temporanea e altri di declino. E non sembra essersi una soluzione per stabilizzarsi. Queste continue fluttuazioni stanno tenendo sull’allerta gli esperti, che temono che il metallo prezioso continuerà la sua tendenza al ribasso.

    Cosa succede alle quotazioni dell’oro

    quotazioni dell'oroPer il metallo giallo c’è una spinta che giunge dalle banche centrali. Le loro politiche monetarie volte a sostenere la crescita, sta dando linfa alle quotazioni dell’oro.
    Molti di questi Paesi sono fortemente indebitati e disposti a guidare l’inflazione, ma non sono in grado di sostenere tassi di interesse elevati. Se lo fossero, sarebbe un problema per l’oro visto che è un asset che non genera un reddito da interessi.
    Tutto ciò spinge il gold metal, e per questo motivo, la quotazione dell’oro aveva di recente ha ripreso vigore.

    Annotazione: tra i vari modi di negoziare il metallo prezioso, ci sono anche gli Etc Etf oro in euro.

    Elementi di pressione sui prezzi

    Tuttavia è tornata a farsi sentire la pressione per via delle migliorate prospettive economiche globali, innescate dalle vaccinazioni. Questo spinge gli investitori verso attività a maggiore rischio. In questa situazione, l’oro viene penalizzato. Anche l’adozione di un pacchetto di stimoli negli Stati Uniti, pari a $ 1,9 trilioni, influenza negativamente le quotazioni dell’oro. Al punto che questo scorcio di fine settimana si è avvicinato al ribasso verso la soglia dei 1700 dollari l’oncia. L’andamento potrebbe generare un diamante trading analisi tecnica, pattern abbastanza infrequente.

    Gli analisti ritengono che le dinamiche d’oro siano piuttosto deludenti. Non c’è quindi da aspettarsi una crescita rapida. Anzi c’è chi sostiene che una situazione simile può durare fino alla fine della prima metà del 2021. Durante questo lasso di tempo, diversi analisti ritengono che il consolidamento delle quotazioni dell’oro diventerà più che altro una correzione. Suscettibile di spingere il prezzo fino anche a 1,600 se non 1500 dollari per oncia.

  • Economia, l’allarme di Moody’s: una ripresa troppo forte rischia di essere dannosa

    Dopo aver vissuto una crisi economica pesantissima, dovuta allo scoppio della pandemia, ci interroghiamo tutti sul tempo che servirà per una vera ripresa dell’economia globale. Ma c’è chi invece dice che dovremmo temere lo scenario opposto. E’ l’agenzia Moody’s, che vede forti rischi connessi ad una crescita eccessivamente forte.

    Quanto può correre l’economia?

    economia moody'sLa società di analisi newyorkese, sposa in pieno il detto anglosassone “Too much of a good thing”. Tanto da utilizzarlo come titolo per la sua nota quotidiana pubblicata in settimana. Il “troppo” a cui si fa riferimento è la crescita dell’economia. I numeri dicono che il PIL del primo trimestre potrebbe volare da un già fortissimo 4,5%, fino al 9,5%. Secondo Moody’s questo valore sarebbe “insostenibile”, perché farebbe un breakout dai livelli normali di crescita.
    Di questo passo, la crescita dell’economia del 2021 potrebbe giungere all’incirca al 7%, ossia a livelli che non si vedevano da oltre un trentennio.
    A prima vista sembrerebbe un dato entusiasmante, ma dobbiamo sottolineare che i mercati vivono di equilibri, e il troppo stroppia.

    Conseguenze della iper-crescita

    L’agenzia americana infatti sottolinea che una crescita così spinta, finirebbe per avere forti implicazioni sui tassi di interesse, che aiutano a governare il business.
    Il problema fondamentale riguarda l’inflazione. Già prima che diventi concreto il maxi piano di sostegno all’economia messo a punto dall’amministrazione Usa, emergono alcune pressioni sui prezzi. Se poca inflazione fa male, troppa inflazione fa malissimo. E il rischio c’è.

    Gli indizi da non sottovalutare

    A renderlo concreto sono alcuni indizi evidenti. Il primo fra tutti è la corsa dei rendimenti dei titoli del Tesoro americano. Quelli a 10 anni sono schizzati nelle ultime settimane sui massimi degli ultimi 11 mesi, portandosi verso 1,30%. Ma spostandoci al di qua dell’oceano, si vede che anche il rendimento del Bund tedesco si muove all’insù rialzo con insolita energia.
    Spie d’allarme che secondo Moddy’s non vanno ignorate. Ritengono necessaria una frenata, seppur modesta e temporanea, della corsa dei mercati.

    Proprio i mercati lanciano altri segnali operativi affidabili: si preoccupano della possibilità che enormi quantità di stimoli fiscali e monetari possano danneggiare le condizioni finanziarie future e le prestazioni economiche. Non è un caso che per la prima volta nel 2021, le Borse hanno chiusura una settimana in rosso. Perché il timore che l’inflazione prenda a galoppare e i tassi di interesse a crescere, diventa sempre più concreto.

  • Banca Centrale Europea ancora cauta, l’inflazione sale ma non dà garanzie

    Non cambierà rotta tanto presto la Banca Centrale Europea. Ancora una volta nei giorni scorsi Mario Draghi l’ha detto chiaro e tondo. Non esistono ancora le condizioni per modificare la politica monetaria della Eurotower. Il riferimento in special modo è all’inflazione, che sebbene sia in crescita dell’1,9% – secondo la stima flash di Eurostat – non fornisce sufficienti garanzie che continuerà a tenersi a questo livello una volta cessati gli interventi della BCE. La stretta monetaria quindi non ci sarà. Almeno non nei prossimi mesi. Qualcuno ipotizza che se ne parlerà verso la fine dell’anno oppure a inizio 2018.

    I dilemmi della Banca Centrale Europea

    bceEppure la crescita dei prezzi è andata al di là delle aspettative, che erano ferme all’1,8%, e molto meglio rispetto al dato precedente (1,5%). Anche il dato core – ovvero quello che esclude le componenti maggiormente volatili – ha segnato un incremento deciso nell’ultimo periodo. Infatti è passato dallo 0,7% precedente all’1,2%. Il problema è che nonostante l’inflazione sia molto prossima al target fissato dalla Banca Centrale Europea (2%), in alcuni paesi come Francia e Italia c’è della strada da fare mentre in altri come Germania e Spagna l’obiettivo è stato anche superato.

    Proprio per questo motivo settimana scorsa non vi è stata alcuna decisione di movimentare il tasso di interesse o la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Quest’ultima ha confermato sia l’allentamento che il piano di acquisto titoli (quantitative easing). Dal punto di vista valutario, trattandosi di una decisione abbondantemente attesa non c’è stata ripercussione sull’euro. Anzi la valuta unica è andata forte negli ultimi giorni, arrivando a superare quota 1,09 contro il dollaro (si vedano in proposito le quotazioni del cambio e gli spread Plus500). Peraltro sembra marciare decisa verso quota 1,10.

    Il rapporto euro dollaro

    La cosa fino a poche settimane fa sembrava inimmaginabile. Anzi molti vedevano come possibilità concreta che il dollaro avrebbe raggiunto la parità. Poi però le elezioni francesi (il primo turno) hanno cambiato lo scenario e dato la spinta alla valuta unica. Chi ha sfruttato la migliore tecnica per guadagnare con opzioni binarie 15 minuti ha potuto godere di alcuni giorni da leone, mentre non vorremmo essere nei panni di chi aveva puntato forte sul dollaro pronosticando un successo di Le Pen.

    Adesso gli occhi dei trader che fanno negoziazioni su questo cambio sono puntati a ciò che accadrà nel prossimo fine settimana. Negli USA infatti saranno pubblicati i dati sul lavoro (NFP) che potrebbero dare slancio al dollaro oppure colpirlo ancora.