Tag: euro

  • Imprese, costi in aumento e pochi vantaggi con un euro così debole

    La corsa dei prezzi dell’energia ha innescato una spirale inflazionistica enorme, spingendo l’economia UE sempre più verso la recessione. Un vero dramma per tutte quelle imprese che pensavano di essere faticosamente riuscite a lasciarsi alle spalle i disastri della pandemia, e invece si trovano immerse in uno scenario assai critico.

    Lo scenario attuale e le conseguenze per le imprese

    impreseLa conseguenza indiretta del processo inflazionistico è la caduta dell’euro. La valuta unica da diverse settimane ha imboccato la via della discesa rispetto al dollaro americano, e qualsiasi indicatore forex affidabile in questo momento pende a favore del biglietto verde americano. Colpa della divergenza di politiche monetaria tra FED e BCE.

    Se la banca centrale americana può spingere sull’acceleratore del rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione, la BCE invece non può farlo perché andrebbe dritta tra le braccia scomode della recessione. Questa divergenza tra le due politiche monetarie ha creato uno squilibrio nel cambio Euro-Dollaro, che per la prima volta in un ventennio ha toccato la parità.

    Euro debole ed effetti sulle imprese

    L’euro debole diventa per le imprese italiane un boomerang. Da un lato genera un vantaggio, perché rende più concorrenziali i nostri prodotti negli Stati Uniti e nei Paesi legati al dollaro. Infatti possiamo vendere a prezzi inferiori e realizzare maggiori profitti.
    Sta già accadendo con i prodotti agroalimentari, le cui esportazioni sono balzate del 19%, segnando un record storico per le esportazioni agroalimentari Made in Italy nel 2022.

    Volano i costi di produzione

    Ma al tempo stesso, un euro così debole rischia di avere pesanti conseguenze sui costi di produzione delle nostre imprese. Significa infatti pagare di più le materie prime, i cui costi stanno già mettendo a dura prova interi settori industriali. E soprattutto vuol dire pagare di più l’energia, dal momento che si paga in dollari e le mani forti di questo mercato sono tutte straniere. Specie russe. Si parla in questi casi di inflazione importata“, che si traduce in bollette più salate.
    In teoria, le uniche imprese che possono trarre pieno vantaggio dalla situazione, sono quelle che importano materie prime dall’area domestica ed esportano verso l’area dollaro. Ma sono poche, davvero poche.

  • Euro in calo nel 2018 contro tutte le altre valute. Perché?

    Il bilancio di questo 2018 per il momento non sorride all’euro. La valuta unica è infatti in “rosso” nei confronti di tutte le altre valute big: dollaro (circa 3% in meno), franco svizzero (1,5%) e sterlina (quasi 1%). Il bilancio peggiore però è quello contro lo yen giapponese, quasi 5,5% in meno. Come mai si è assistito a questo declino?

    Le difficoltà dell’euro

    euroIl rallentamento della crescita è di sicuro un fattore che penalizza l’euro. In Germania l’indice Ifo (che misura la fiducia delle imprese) a giugno è crollato a 101,8 punti, e negli ultimi 7 mesi è andato in ribasso 6 volte. Dato preoccupante. Di fronte a una crescita evidentemente più lenta, l’inflazione che ha appena raggiunto il target del 2% non è stata capace di convincere al BCE a cambiare politica sui tassi. “Non ci sarà alcun rialzo prima dell’estate 2019”, ha annunciato la Eurotower. Secondo i mercati ci sono il 65% delle possibilità che un rialzo del tasso sui depositi da parte della Bce avvenga a settembre 2019. Sempre se non ci saranno dati ancora deludenti nel frattempo.

    L’impatto della questione dazi

    La frenata dell’euro appare solo in parte mitigata dai recenti rimbalzi contro il dollaro, che hanno riportato la valuta UE verso quota 1.17. Chi sa l’indicatore ADX come funziona avrà notato un rientro solo parziale entro valori normali. A bene vedere però non si tratta di una spinta derivante da maggiore ottimismo, quanto dai timori che un’escalation dei dazi commerciali potrebbe avere forti impatti sull’economia statunitense. Questo sta indebolendo i biglietto verde.

    Gli investitori di conseguenza stanno alleggerendo la posizione in dollari seguendo una strategia moving average semplice, in attesa di schiarite sul fronte commerciale (se ci saranno). Nel mirino dei dazi, dopo l’acciaio, sarebbe finito anche il settore tecnologico. Una progressione di tensione che non piace a nessuno, ma che fa il gioco dell’euro che sfrutta la debolezza del biglietto verde.

    Tuttavia il balletto quotidiano della moneta unica tra dazi, dati macro e scelte di politica monetaria, probabilmente proseguirà anche nei prossimi mesi. Il modo in cui si evolverà dipende dalle forze che di volta in volta saranno le prevalenti.

  • Ecco Perché la Germania Naviga nell’Oro Nonostante l’Euro

    La germania il paese che viene fatto passare come il più europeista dei paesi dell’area euro crede più che altro all’oro moneta, questo si evince dalle sue riserve che più che di euro sono colme d’oro.
    L’interesse per il prezioso metallo giallo da parte della germania è più che mai attuale come confermato dal fatto che negli ultimi tempi il governo tedesco ha fatto rimpatriare in tutta fretta buona parte delle riserve d’oro che erano custodite all’estero.
    La germania ha le riserve d’oro più grandi di qualsiasi altro paese europeo e le seconde nel mondo davanti anche alla Cina che nell’ultimo decennio ha fatto di tutto per aumentarle, solo gli Stati Uniti hanno riserve auree maggiori del paese tedesco.
    La grande quantità d’oro accumulata dalla germania è il frutto di una politica economica ben precisa che è stata adottata fin da subito dopo la seconda guerra mondiale, quando le riserve d’oro dello stato tedesco furono azzerate in compensazione dei danni di guerra che è stata obbligata a pagare.
    le oltre 3.300 tonnellate di metallo giallo di proprietà della Bundesbank, la banca centrale tedesca, sono state accumulate in tempi record rispetto ad altri paesi sarà stato anche per il minor prezzo e la maggior disponibilità che in quel periodo aveva il prezioso metallo giallo ma di certo questo risultato è stato perseguito ed ottenuto con una precisa strategia finanziaria dedicata al compro oro.
    Tutto questo è stato possibile sia grazie al miracolo economico di cui è stato capace il paese nel dopo guerra sia per la strategia del governo che attraverso la propria banca ha deciso di acquistare oro in cambio di marchi per dare stabilità all’economia.
    Un altro motivo per cui la Bundesbank ha acquistato oro in grandi quantità è stato quello di voler mantenere basso il valore del marco ai tempi della valuta nazionale, anche per bilanciare il grande surplus che il paese è stato capace di ottenere per anni negli scambi commerciali con l’estero.

  • BCE, sospiro di sollievo adesso che l’euro scende

    Quello che auspicava da tempo la BCE forse si sta avverando. Complice l’esito elettorale che è giunto dalla Germania, la valuta unica dopo aver frenato la salita sta adesso imboccando la via della discesa. Questo potrebbe fungere da assist a Draghi per dare il via alla manovra restrittiva di politica monetaria. Almeno teoricamente dovrebbe essere così, visto che all’atto pratico sembra che nulla cambierà per adesso. I mercati che attendono da mesi una mossa dell’istituto centrale europeo, dovranno attendere ancora.

    bce draghi euroCome detto, il vero driver di questa discesa sono state le elezioni tedesche del 24 settembre. Infatti il successo incassato dal partito populista AfD ha reso la posizione della Merkel più debole. La Cancelliera sarà costretta a lavorare duramente per mettere su una coalizione, ma questo inciderà in modo forte sulla governabilità del paese e in definitiva sulla stabilità politica della UE. Già perché il fatto che AfD sia diventato il terzo partito tedesco, rischia di minare il dialogo ottimo e complice tra la Cancelliera e e il presidente francese Macron, duramente bersagliato proprio da AFD.

    Appare quindi logico perché l’euro sia andato in discesa sui mercati valutari, come del resto avevano anticipato le figure di inversione del trend. La valuta unica ha bucato la soglia di 1,19 dollari, per poi andare ulteriormente in picchiata perdendo anche quota 1,18 solo tra lunedì e martedì. Siamo quindi ai valori minimi di un mese.

    BCE sollevata per il calo del’euro

    La cosa dovrebbe far piacere alla BCE, che proprio a metà settembre si era “lamentata” di quanto la valuta fosse troppo forte. Era quello il problema principale lungo la strada per il tapering. Adesso però le cose sembra che si stiano “aggiustando”, anche perché se utilizziamo il miglior settaggio stocastico lento possiamo supporre che le cose continueranno a scivolare lentamente verso un altro ribasso contro il dollaro. Ma qui entriamo nel campo delle previsioni, che sappiamo quanto possano essere smentite da un giorno all’altro.

    Quello che non si smentisce mai è Mario Draghi, che anche nell’ultimo intervento ha deciso di gettare acqua sul fuoco. Il numero uno della BCE ha ribadito che l’inflazione complessiva – ferma all’1,5% – è ancora lontana dal target e peraltro si prevede un ulteriore calo nei prossimi mesi.Il capo della BCE ha messo le mani avanti per continuare a rimandare la svolta restrittiva.

  • Mercati finanziari: trader ottimisti sul futuro dei corsi azionari

    C’è un certo ottimismo tra gli operatori di Borsa. Secondo molti infatti la tempesta sui mercati finanziari sarebbe ormai definitivamente alle spalle. Ci sono poche nuvole all’orizzonte. Uno scenario forse fin troppo ottimistico, ma che comunque ha le sue ragioni per esistere. Sarebbero – secondo loro – in vista nuovi rialzi. Alla peggio comunque dovrebbe esserci un consolidamento. Ma su quali basi poggia questo ottimismo?

    Anzitutto non ci sono state grosse perturbazioni sui mercati durante il mese di agosto. Questo fa crescere l’ottimismo degli operatori finanziari relativamente all’andamento della Borsa in questo ultimo periodo del 2017. Inoltre dall’ultima stagione degli utili societari sono emersi dei dati confortanti. E non da ultimo, la mancanza di un timing preciso riguardo al processo di tapering da parte della BCE, ha spostato l’attenzione dal mercato valutario a qauello azionario. L’euro in sostanza avrebbe fornito carburante alle quotazioni dei titoli azionari.

    L’euro spinge la Borsa

    mercati finanziariLa valuta unica ha piazzato uno sprint fortissimo contro il dollaro nel mercato Forex. Dalla quota 1,05 che aveva a inizio anno si è passati a 1,20 toccato appena qualche giorno fa. L’indicatore Parabolic SAR strategia è schizzato sotto il livello dei prezzi a poche volte si è mosso. Segno di una forte impronta rialzista del mercato.

    Sul mercato dei cambi, molti operatori sono convinti che l’euro stia per esaurire la sua corsa contro il dollaro. Del resto anche molti dei migliori segnali forex gratuiti affidabili vanno in questa direzione. Comunque c’è anche la convinzione che la valuta unica rimarrà stabile nei confronti del biglietto verde per qualche tempo. Anche se si passa ad osservare lo spread, molti credono che il differenziale che c’è adesso rimarrà nell’attuale soglia di oscillazione compresa fra i 150 e i 175 punti.

    Riguardo specificamente alla situazione italiana, da un recente sondaggio è emerso che molti operatori ritengono che il super-euro rappresenti una minaccia solo moderata. Il mercato dei cambi ritroverà infatti presto il suo equilibrio, e questo attenuerà l’impatto prodotto dal rafforzamento dell’euro sulle nostre esportazioni. Impatto che finora è stato comunque ridotto.

  • Market mover, sta per cominciare un mese di fuoco per USA ed Europa

    Sta per cominciare un mese molto intenso sui mercati finanziari. Fino alla fine di settembre sono infatti molti gli eventi in programma, in grado di imprimere delle svolte all’atteggiamento dei trader. Si parla di market mover. Giovedì 24 ad esempio è in programma il simposio di Jackson Hole, dove si vedranno economisti e banchieri centrali a livello mondiale. Il periodo verrà chiuso idealmente dalle elezioni tedesche in programma il 24 settembre. Al ritorno dalle vacanze quindi, dovranno essere tutti pronti ad accedere ai loro migliori broker online affidabili e studiare le loro strategie.

    market moverC’è un fattore che rende ottimisti i trader: si chiama liquidità. Le banche centrali hanno infatti riversato gradualmente fiumi di denaro dopo la crisi di 10 anni fa. Malgrado gli stimoli si vadano riducendo, ne resta ancora tanta sui mercati. E chiaramente sono in cerca di collocazione nel sistema finanziario. Non c’è dubbio quindi che sono proprio gli appuntamenti con le Banche centrali quelli che catalizzano l’attenzione dei trader e indirizzano i migliori segnali forex free.

    In arrivo i market mover

    Riguardo alla FED e alla BCE c’è poco da scoprire, visto che hanno già chiarito la loro posizione attorno a Ferragosto. Pochi pensano che il prossimo 7 settembre l’istituto guidato da Mario Draghi non continui ad essere molto prudente riguardo al tapering. Del resto gli ultimi dati macro non sono stati esaltanti. Per entrambi gli istituti centrali sarà proprio la dinamica dei prezzi il fattore cruciale, e proprio per questo è difficile che si muoverà qualcosa in tempi recenti.

    Occhio quindi che potrebbe diventare importante per i mercati l’elemento sorpresa. Quello che ad esempio potrebbe scaturire dalle elezioni tedesche, anche se il vantaggio del cancelliere uscente Angela Merkel appare rassicurante. Ma qualcosa potrebbe smuoversi anche negli USA, dove Trump è atteso da un periodo di fuoco sia sulle questioni interne che sui rapporti con la Corea del Nord e con i vicini. Tutto questo potrebbe creare volatilità e agitare i mercati.

  • Euro, va in archivio un’altra settimana positiva sui mercati

    L’euro continua ad essere la valuta più solida dell’intero panorama nel Forex. La moneta dell’Eurozona continua a sfruttare le debolezze del dollaro e della sterlina, mentre solo franco svizzero e yen (valute rifugio) tengono botta viste le tensioni tra USA e Corea sul fronte politico. Neppure alcuni dati non del tutto brillanti hanno frenato le buone performance dell’euro, che tocca nuovi massimi contro dollaro e sterlina.

    Euro e dollaro

    euroLa coppia EUR/USD ha chiuso l’ultima settimana di contrattazioni con un altro rialzo. Sembra che il mercato non aspetti altro che poter puntare nuovamente sulla valuta unica. Tuttavia occorre essere prudenti, specie se si adottano dei sistemi di trading molto aggressivi come fare scalping opzioni binarie. Infatti il grafico di lungo periodo suggerisce che potremmo andare incontro a qualche consolidamento, se non rimbalzi forti.

    Dal punto di vista tecnico il livello sottostante 1,17 funge da supporto molto solido, per cui al di sotto di questo livello potrebbe ragionevolmetne vedersi una inversione di tendenza. Altrimenti potrebbe trattarsi solo di ritracciamenti momentanei. Dato il periodo però, si può ipotizzare che non ci saranno grandi cambiamenti nei prossimi 10-14 giorni. Occhio però alle vicende in atto tra USA e Corea (cui accennavamo sopra), perché potrebbero determinare dei contraccolpi forti anche sul mercato valutario.

    Euro e sterlina

    Per quanto riguarda la coppia EUR/GBP, anche qui stiamo assistendo a un andamento al rialzo. Premesso che se si vogliono fare operazioni su questo cross conviene anzitutto fare un confronto broker Forex recensioni, possiamo immaginare che il mercato aspetterà i dati in arrivo verso ferragosto per fare la prossima mossa. In Gran Bretagna verranno resi noti sia dei dati sul mercato del lavoro, sia quelli sull’inflazione. La tendenza è quella di fare un passo indietro verso la regione delle 0,91, ma se alla fine romperemo al di sopra di 0,92 l’euro potrebbe prendere il largo.

  • Quantitative Easing BCE, la Germania è quella che ne ha beneficiato di più

    Il mese di luglio si è chiuso con un dato molto importante per quanto riguarda l’Eurozona. E’ stata infatti diffusa la stima preliminare riguardante l’andamento dell’inflazione, che ha evidenziato una situazione stabile all’1,3%. Il che non è positivo per la BCE, dal momento che siamo lontani dal target del 2% e che si allontana sempre di più la prospettiva di abbandonare il quantitative easing nei prossimi mesi. Inoltre c’è un secondo problema: malgrado non sia stato alzato ancora il tasso di interesse, l’euro continua a volare sul mercato valutario (siamo prossimi a quota 1,18 contro il dollaro e con three white soldiers in formazione).

    Chi sorride per il Quantitative easing

    quantitative easingLa valuta unica ormai è da diverse settimane che sta inscenando un rally da record contro il biglietto verde, non a caso i migliori segnali opzioni binarie gratis puntano tutti in modo pressoché costante sull’apprezzamento del cross Eur-Usd. Questo significa che le esportazioni dall’Europa agli States stanno diventando sempre meno competitive. E la cosa peggiorerà nel caso di ulteriore apprezzamento, che sarà probabile nell’ipotesi del tapering.

    Secondo un report dell’istituto Nordea però, c’è chi potrebbe essere contento della situazione attuale. Si tratta della Germania. I calcoli rivelano che proprio i tedeschi sono i maggiori beneficiari del programma di Quantitative Easing che va avanti da qualche anno in area euro. Se infatti il QE era nato per placare le tensioni sul mercato del debito di molti paesi Eurozona (quelli meno virtuosi), facendo i conti si scopre invece che ha fruttato un bel po’ alla Germania. Per la precisione si tratta di ben 120 miliardi di euro.

    Secondo Nordea infatti dal marzo del 2015 la Bce ha comprato in totale 450 miliardi di obbligazioni tedesche sulle 471 emesse da Berlino. Questo rende i tedeschi fra i maggiori beneficiari, in termini assoluti, del programma di acquisti di bond. La cosa peraltro va avanti e continuerà ad andare avanti, visto che la Bce reinvestirà ancora i fondi giunti a maturità e quindi continuerà a premiare la Germania. Ciò dovrebbe allargare la forbice dello spread tra Btp e Bund.

  • Banche centrali all’attenzione dei trader. Si attendono manovre restrittive

    Il momento di riflessione che stanno attraversando le Banche Centrali ha spinto i mercati finanziari a fare altrettanto, prima di spingersi verso nuove mosse. I banchieri centrali, contrariamente a quanto si pensava, non stanno aspettando che l’inflazione raggiunga livelli soddisfacenti prima di annunciare la svolta restrittiva. Si basano invece sulle solide prospettive economiche per annunciare il ritiro dalle politiche di sostegno alla crescita.

    La conseguenza è che già nel corso della settimana si sono visti certi comportamenti dei mercati abbastanza noti. Ad esempio i titoli di Stato hanno evidenziato un rendimento al rialzo su scala globale. In questo modo hanno fatto da traino sia nel Forex che nel mercato di Borsa (“taper tantrum” a rallentatore). Finora i trader si sono mossi procedendo alla liquidazione delle valute G10 a basso rendimento e di quelle dei mercati emergenti (scegliendo miglior spread più bassi broker Forex). La mossa è stata lenta e ordinata fino ad ora, ma si presume che presto possa esserci maggiore intensità sui mercati. Si preannuncia un bel po’ di frenesia.

    Occhi puntati sulle banche centrali

    banche centraliNel frattempo la Bank of Japan è stata costretta a intervenire perché i titoli JGB a scadenza decennale hanno raggiunto il livello superiore della curva di controllo dei rendimenti. L’istituto giapponese giapponese ha offerto quantità illimitate di JGB a 10 anni a 11 punti base. Questo evidenzia in modo chiaro che la BoJ vuole raggiungere in tempi più brevi possibili il suo target di inflazione al 2% (anche se al momento siamo davvero lontanissimi).
    A parte la BoJ, i trader hanno la ferma convinzione che siano all’orizzonte altre mosse restrittive da parte di diverse banche centrali del G10. Le modalità potrebbero variare da caso a caso, sfruttano cioè il tasso di interesse oppure il tapering (cioè la liquidazione dei titoli in portafoglio). Ma la sostanza restrittiva rimane la stessa.

    Si prende ad esempio la reazione dei mercati alle parole di Draghi di qualche giorno fa. E’ bastata una nota di ottimismo da parte del numero uno della BCe, per innescare una forte reazione sui mercati. L’euro ha messo in atto un rally clamoroso (si veda il grafico fibonacci forex trading riguardo il cross Eur-Usd). Questo però non fa altro che aumentare il livello di guardia che dovrebbero avere i trader. Prudenza quindi.

  • Euro, prova di forza contro lo Yen. Assalto a quota 125 nel mercato delle valute

    I discorsi del presidente della BCE Mario Draghi e di quello della Bank of Japan Kuroda non cambiano la sostanza: il cambio euro-yen continua ad evidenziare un andamento rialzista. L’approccio delle due banche centrali è simile, ovvero improntato alla prudenza. Tuttavia le situazioni sottostanti molto differenti. La BCE infatti continuerà nella sua politica accomodante ma i dati macro evidenziati sono confortanti. Anche se l’ultima volta l’inflazione non è andata come sperato, comunque si viaggia verso il target (2%) fissato da Francoforte.

    La forza dell’euro

    Discorso differente per lo Yen. Anche la BoJ continua ad avere un approccio molto accomodante, ma in questo caso nessuno si sognerebbe un rialzo dei tassi perché le condizioni non ci sono. L’inflazione nel paese nipponico è nettamente sotto il target (da tempo non arriva neppure all’1%). In queste condizioni ipotizzare una svolta restrittiva è fuori luogo. Non stupisce quindi che la posizione di forza in questo momento stia premiando la valuta unica. L’Euro Yen ha chiuso la scorsa settimana a 124,54, evidenziando un trend rialzista (raccomandiamo di osservare il grafico usando le Bande di Bollinger strategia). Una tendenza che dura dal 15 giugno.

    Il cross EUR/JPY potrebbe presto testare nuovamente quota 125. Siamo molto vicini. Proprio il fatto che la coppia rimanga a contatto con i recenti massimi, depone a favore di una sua rottura (PS. Ricordate che se volete fare investimenti valutari chiedetevi sempre prima qual è il miglior sito forex trading per le vostre specifiche esigenze).

    A questo punto sono possibili due scenari. Se la rottura al rialzo da parte dell’euro dovesse andare in porto, allora la coppia potrebbe andare all’assalto del successivo livello a 126,30/126,40 circa. Sono questi i massimi di aprile 2016. Uno scenario opposto invece potrebbe verificarsi nel caso in cui la coppia dovesse andare sotto area 122,56. In quel caso ci troveremmo di fronte a un doppio massimo disegnato da 125,80 per target negativi a 120,30.

  • Sterlina sotto pressione, i negoziati sulla Brexit agitano i mercati

    I giorni della tensione per la sterlina continuano, e anzi si può prevedere che le cose andranno anche peggio. Il risultato elettorale ha disegnato un quadro politico molto instabile, e questo proprio a pochi giorni dall’inizio dei negoziati sulla Brexit.
    La May ha voluto fare una mossa azzardata, spinta probabilmente da troppa convinzione di sé e del suo peso. LA Premier britannica era sicura di aumentare la propria forza in vista dei negoziati sulla Brexit. Invece come spesso accade in politica, azzardare troppo rischia di diventare un boomerang. E così è stato infatti. Il popolo ha punito il suo partito, che ora si ritrova con una maggioranza risicata per accompagnare il paese nell’uscita dalla UE.

    L’andamento sul dollaro della sterlina

    sterlinaCosa succederà adesso al pound? Se guardiamo al cross con il dollaro, la sterlina continua ad avere un andamento altalenante. Lunedì scorso ha aperto la sessione europea infrangendo il livello degli 1,2750$, ma poi è scivolata verso il livello 1,2650$ (molti infatti hanno cominciato ad adottare una strategia hedging forex opzioni binarie).

    La spinta ribassista c’è e si vede. Questo proprio a causa delle incertezze determinate dalle elezioni. Per questo motivo crediamo che i rally offriranno delle opportunità per vendere. Se però ci fosse una rottura al di sopra di quota 1,28$, allora avremmo un forte segnale rialzista.

    Le prospettive di euro e sterlina

    Riguardo al cross euro-sterlina, si vede chiaramente che l’andamento di questo cross è determinato proprio dai movimenti del pound (suggeriamo di utilizzare l’indicatore RSI trading opzioni binarie forex). L’euro è apparso relativamente stabile, e così l’impulsività della coppia dipende quasi tutta dalla valuta britannica. Ha un senso ipotizzare che il mercato possa ancora muoversi in rialzo, a causa delle continue incertezze che provengono dalla capitale britannica.

    Potremmo ipotizzare un livello delle 0,90$ che possa fungere da notevole resistenza, anche sotto il profilo piscologico. Se ci fosse una rottura al di sopra di questo livello, allora si potrebbe spianare le strada al livello di parità nel corso del lungo termine.

  • Euro e dollaro, in arrivo le due settimane più calde per il Forex

    Sono giorni caldi quelli in arrivo per Europa e USA, con inevitabili ripercussioni sul fronte monetario (euro contro dollaro). La riunione della BCE in programma il prossimo 8 giugno è diventata l’evento più delicato per gli investitori di tutto il mondo. Dal momento che i dati macro sono in continuo miglioramento, molti si aspettano un cambio di rotta da parte della BCE. Tanto più che i possibili fronti di incertezza politica sono stati disinnescati (Olanda e Francia). E allora: ci sarà un allentamento del Quantitative Easing? Verranno alzati i tassi?

    La situazione sul fronte Euro

    euro-dollaroAl momento non ci sono stati cenni in tal senso. Ma si sa che la BCE e Mario Draghi operano sempre con molta prudenza. Sono però indicative le parole dette di recente della Merkel. La Cancelliera tedesca ha definito l’euro “troppo debole a causa della politica della BCE”. Più che una critica alla EuroTower, è un invito a cambiare presto rotta.

    Un cambio di prospettiva, un allenamento del QE o (ipotesi improbabile) un immediato rialzo dei tassi avrebbero chiaramente un effetto rialzista sulla moneta unica. I copy trader sono già sull’allerta (vedi qui se il copy social trading funziona). Intanto sul fronte valutario il cambio EUR/USD si muove lateralmente intorno a 1,1170. Sono giorni che la coppia si è assestata su questi livelli, anche per mancanza di appuntamenti economici di rilievo in calendario.

    Il versante dollaro

    Sul fronte USA intanto, i verbali del FOMC diffusi nei giorni scorsi hanno fortificato le aspettative circa un rialzo del tasso. Molti analisti credono che possa esserci già in occasione del prossimo meeting del 14 giugno. Sarebbe la seconda mossa al rialzo da parte della Federal Reserve nel 2017. Gli etoro copy funds incorporano questo evento reputandolo probabile al 70%-80%.

    I dati che usciranno fuori in questi giorni, specie riguardo inflazione e occupazione saranno molto importanti per valutare le prossime mosse della Fed. Se dovesse evidenziarsi una certa debolezza, allora questo potrebbe far battere in ritirata la Federal Reserve. In tal caso siamo sicuri che Janet Yellen spingerà per rallentare l’attuale ciclo di restringimento.

  • Banca Centrale Europea ancora cauta, l’inflazione sale ma non dà garanzie

    Non cambierà rotta tanto presto la Banca Centrale Europea. Ancora una volta nei giorni scorsi Mario Draghi l’ha detto chiaro e tondo. Non esistono ancora le condizioni per modificare la politica monetaria della Eurotower. Il riferimento in special modo è all’inflazione, che sebbene sia in crescita dell’1,9% – secondo la stima flash di Eurostat – non fornisce sufficienti garanzie che continuerà a tenersi a questo livello una volta cessati gli interventi della BCE. La stretta monetaria quindi non ci sarà. Almeno non nei prossimi mesi. Qualcuno ipotizza che se ne parlerà verso la fine dell’anno oppure a inizio 2018.

    I dilemmi della Banca Centrale Europea

    bceEppure la crescita dei prezzi è andata al di là delle aspettative, che erano ferme all’1,8%, e molto meglio rispetto al dato precedente (1,5%). Anche il dato core – ovvero quello che esclude le componenti maggiormente volatili – ha segnato un incremento deciso nell’ultimo periodo. Infatti è passato dallo 0,7% precedente all’1,2%. Il problema è che nonostante l’inflazione sia molto prossima al target fissato dalla Banca Centrale Europea (2%), in alcuni paesi come Francia e Italia c’è della strada da fare mentre in altri come Germania e Spagna l’obiettivo è stato anche superato.

    Proprio per questo motivo settimana scorsa non vi è stata alcuna decisione di movimentare il tasso di interesse o la politica monetaria della Banca Centrale Europea. Quest’ultima ha confermato sia l’allentamento che il piano di acquisto titoli (quantitative easing). Dal punto di vista valutario, trattandosi di una decisione abbondantemente attesa non c’è stata ripercussione sull’euro. Anzi la valuta unica è andata forte negli ultimi giorni, arrivando a superare quota 1,09 contro il dollaro (si vedano in proposito le quotazioni del cambio e gli spread Plus500). Peraltro sembra marciare decisa verso quota 1,10.

    Il rapporto euro dollaro

    La cosa fino a poche settimane fa sembrava inimmaginabile. Anzi molti vedevano come possibilità concreta che il dollaro avrebbe raggiunto la parità. Poi però le elezioni francesi (il primo turno) hanno cambiato lo scenario e dato la spinta alla valuta unica. Chi ha sfruttato la migliore tecnica per guadagnare con opzioni binarie 15 minuti ha potuto godere di alcuni giorni da leone, mentre non vorremmo essere nei panni di chi aveva puntato forte sul dollaro pronosticando un successo di Le Pen.

    Adesso gli occhi dei trader che fanno negoziazioni su questo cambio sono puntati a ciò che accadrà nel prossimo fine settimana. Negli USA infatti saranno pubblicati i dati sul lavoro (NFP) che potrebbero dare slancio al dollaro oppure colpirlo ancora.

  • Mercato delle valute, continua il valzer di euro e sterlina

    Europa e Gran Bretagna hanno cominciato il loro percorso di divisione ufficiale e formale, e questo sta incidendo anche sul mercato delle valute. Seguendo le indicazioni popolari del referendum dello scorso giugno, pochi giorni fa la premier britannica May ha dato il via ufficiale al percorso che condurrà la Gran Bretagna fuori dalla UE. Ci vorranno circa un paio di anni per completare il percorso (tanto è il termine fissato dall’articolo 50 del Trattato), ma giungere ad una intesa si preannuncia come una corsa ad ostacoli. Peraltro il termine dei due anni non è neppure reale, visto che comprende anche il tempo che servirà perché tutti i negoziati siano approvati dalle parti in causa. Bisognerà quindi raggiungere un’intesa entro 18-20 mesi al massimo, altrimenti per la Gran bretagna sarebbero guai seri.

    BCE, Brexit e gli effetti sul mercato delle valute

    mercato delle valuteIntanto Euro e sterlina continuano a muoversi a fasi alterne sul mercato valutario. La Brexit si fa sentire sulla quotazione del pound, che chiaramente risente delle prospettive più o meno cupe legate all’uscita dalla UE. Dall’altra parte invece c’è l’euro, il cui driver principale sono le parole pronunciate da Draghi in settimana, e più in generale l’atteggiamento della BCE di fronte alle prospettive economiche della Eurozona. Nonostante i miglioramenti, Draghi resta cauto e dalla EuroTower giungono messaggi improntati alla prudenza circa la fine del quantitative easing.

    E’ inevitabile che tutto ciò abbia effetto sui mercati valutari. Venerdì la coppia EUR/GBP ha dapprima tentato un rally, poi si è infranto sulla resistenza nella media mobile esponenziale dei 100 giorni (vedi qui i concetti di media mobile semplice, ponderata e esponenziale trading) per invertire la rotta.

    Secondo gli analisti, le prospettive maggiori sono però quelle di una prosecuzione del mercato intorno all’area attuale, con la media mobile esponenziale dei 200 giorni appena sotto la regione delle 0,85 sterline. La sensazione comunque è che il cross Euro-Sterlina sarà ancora difficile da trattare, pertanto, a causa dell’andamento incostante. Si osservi in proposito l’Indicatore Average True Range (ATR).

    Un’ultima considerazione va fatta però riguardo lo scenario complessivo internazionale. L’attacco USA alla Siria e l’attentato di Stoccolma, nei prossimi giorni potrebbero avere degli effetti sull’orientamento degli investitori. Occorre quindi muoversi con cautela e aspettarsi anche qualche sessione molto volatile.

  • Rischio Euro, la Germania Rimpatria le Riserve d’Oro

    La germania sente sempre di più il rischio euro e la fine dell’eurozona e corre ai ripari rimpatriando l’oro in custodia al di fuori dei propri confini nazionali, sono sempre di più anche i privati tedeschi che tutelano i propri risparmi adottando la strategia del compro oro sotto forma di monete da investimento o in lingotti.
    L’operazione del rimpatrio dell’oro della germania custodito a New York e a Parigi è una scelta che la banca centrale tedesca aveva già intrapreso decidendo per il rimpatrio delle riserve auree, ma secondo fonti autorevoli la Bundesbank sta notevolmente velocizzando i tempi dell’operazione di rientro.
    La crisi che sta attraversando l’eurozona è ormai sotto gli occhi di tutti, oltre a riguardare in modo drammatico l’economia coinvolge anche la politica che vede sempre più divisi gli stati membri su questioni comuni come la politica estera e il problema dell’immigrazione dall’Africa.
    Le riserve auree accumulate dalla germania furono espatriate all’estero durante il periodo della guerra fredda con la Russia, per essere messe al sicuro da eventuali appropriazioni da parte di Mosca.
    Il valore dell’oro di stato della germania ammonta ad un valore di circa 120 miliardi di euro, un valore che di fatto pone lo stato tedesco in una posizione di stabilità invidiabile rispetto ai propri partner europei.
    Sull’onda di un’avversione all’euro che ormai si è diffusa in tutti gli stati membri, anche se ognuno con i propri distinguo, la germania sulla spinta interna dei propri cittadini ha deciso di tutelarsi dal rischio euro in vista delle prossime elezione che coinvolgeranno gli stati europei germania compresa.
    Il rimpatrio delle riserve auree per alcuni fa parte di una strategia che berlino sta pianificando per prepararsi in caso di fallimento dell’eurozona a l lancio di una nuova moneta nazionale, che potrebbe contare sulla garanzia del proprio oro.
    L’obbiettivo della germania e quello di fa rientrare nei confini nazionali almeno metà del proprio oro entro il 2017, mentre il resto verrebbe custodito sia a New York che a Londra, entrambi stati al di fuori dei paesi europei lontani da qualsiasi rischio euro, anche da questa decisione si evince quanto anche la germania sia lontana dagli altri stati europei.
    Nonostante la propria appartenenza all’unione europea la germania continua a scegliere stati al di fuori dell’eurozona per le proprie questioni più importanti e strategiche, un atteggiamento che conferma quanto mai anche lo stato tedesco sia lontano dalle esigenze e dalle difficoltà degli stati membri, confermando la propria volontà predominante finalizzata all’esclusiva tutela dei propri interessi nazionali.

  • BCE, che paura: la Brexit insidia le prospettive di crescita UE

    La zona Euro continua a dover fare i conti con i tanti problemi di stabilità di crescita, ai quali si è aggiunta la questione Brexit che ha reso tutto tremendamente più complicato. La BCE continua però a vedere spiragli di luce. La ripresa dell’economia della zona euro dovrebbe infatti continuare, secondo la massima banca europea.

    A sostenerla dovrebbero essere la crescita della domanda interna e anche le stesse misure di politica monetaria della BCE. Un aiuto arriverà anche dal prezzo del petrolio, che rimane ancora relativamente basso. Con una politica di bilancio leggermente espansiva, si potrebbero vedere dei risultati positivi, anche perché il consumo è stato sostenuto da una maggiore reddito disponibile reale delle famiglie, legate a un aumento (seppure piccolo) dell’occupazione.

    I timori della BCE

    Il problema però adesso è la Brexit. L’uscita dalla UE degli inglesi ha dato una spallata forte a tutto il sistema, e nella Eurotower temono che le prospettive di crescita possano subire una forte frenata, a causa dei venti contrari derivanti dal voto inglese. I membri del Consiglio direttivo continuano a interrogarsi sull’impatto che avrà nei prossimi mesi (o anni) l’uscita della Gran Bretagna dall’UE.
    Che conseguenze può ancora avere sull’Eurozona? Al momento prevale il sentimento di incertezza, visto che la portata dell’evento è talmente globale che non è possibile fare delle previsioni precise. Complessivamente, il Consiglio direttivo ha ritenuto comunque che i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro sono rimasti orientati al ribasso.

    La sterlina paga la Brexit

    Intanto, i primi a risentire dell’effetto Brexit sono proprio gli inglesi. La sterlina ha perso pesantemente terreno sui mercati valutari, portandosi verso il ribasso anche l’Euro. A rafforzarsi nei confronti delle divise principali del Vecchio continente non è tanto il Dollaro americano ma soprattutto lo Yen giapponese, che continua ad apprezzarsi e si conferma così valuta rifugio per gli investitori nei momenti di difficoltà.