Categoria: Salute e Medicina

  • Tecnologie per la prevenzione COVID19: sostegno economico in Fase 3 per limitare una seconda ondata

    “L’emergenza è finita ma non abbassiamo la guardia. Con strumenti per prevenire e limitare i contagi guardiamo al futuro con fiducia. Una sfida che possiamo vincere solo insieme”. Con queste parole Simonetta Tiezzi, governatore del Distretto Rotary 2041, annuncia l’acquisto di strumenti richiesti dal personale sanitario dei principali presidi della Lombardia: dopo aver fornito barelle bio-contenitive, Covid Triage Unit e ventilatori polmonari, utili nella gestione della fase di emergenza è ora il turno di ecografi, ventilatori portatili, mascherine chirurgiche e filtranti per il personale sanitario per la prevenzione del contagio. Un impegno che rientra nell’ampio progetto sostenuto da Rotary Italia dal valore di 1,3 milioni di euro realizzato da tutti e 13 distretti italiani per dotare 28 centri ospedalieri di tecnologie avanzatissime.

    Nella fase 3 dell’emergenza Covid-19, con la consapevolezza che solo grazie ad azioni concrete si può fare la differenza, il Distretto Rotary 2041 prosegue a rifornire gli ospedali milanesi, medici di medicina generale, RSA, associazioni di mutuo soccorso, di volontariato e istituzioni carcerarie di strumenti utili alla prevenzione, per un investimento di oltre 500 mila euro a sostegno dell’area metropolitana, una delle maggiormente colpite, grazie a una squadra affiatata di persone e volontari.

    Ciò che rimane al termine di questa esperienza è l’immensa gratitudine verso chi ha fatto in modo che gli aiuti giungessero a destinazione e la comunione che ha legato tutti. Un sentimento che anche nella Fase 3 Rotary Club vuole mantenere vivo.

  • COVID e distanziamento sociale: il disagio psicologico nei bambini con disabilità e nelle loro famiglie

    Fatica nei genitori, ansia e aggressività nei bambini ma anche tante risorse inaspettate.  Lo studio del Medea su 1.500 famiglie in tutta Italia grazie all’indagine RADAR.

    Il distanziamento sociale disposto in situazioni di emergenze pubbliche di natura pandemica si associa ad un incremento di problemi di salute mentale: precedenti studi rilevano come tassi significativamente più elevati di sintomi da stress post-traumatico siano stati riscontrati nei bambini con sviluppo tipico e nei loro genitori. Tuttavia, per quanto noto, non ci sono studi che abbiano esaminato l’incidenza di manifestazioni di disagio psicologico nei bambini con disabilità e nelle loro famiglie.

    “I bambini sono i grandi dimenticati di questa pandemia: i loro bisogni di socialità, di gioco comune, di vitali relazioni tra pari, sono stati nascosti dalla immane tragedia che ci ha colpito: nascosti, ma rimangono. I bambini con disabilità o bambini con condizioni esistenziali particolari come quelli con autismo o con disabilità dello sviluppo intellettivo, forse i più sofferenti, sono addirittura completamente scomparsi dai RADAR“, spiega Massimo Molteni, Direttore Sanitario della Nostra Famiglia.

    Ecco il perché dell’indagine specifica  [RADAR (EspeRienze nell’emergenzA COVID-19 nei bAmbini con disabilità e nei loro genitoRi)] che l’Associazione ha voluto sviluppare proprio approfittando del suo osservatorio unico e prezioso, costituito da numerosi Centri presenti in 6 regioni italiane (Lombardia, Veneto, Friuli, Liguria, Puglia, Campania: la numerosità totale dei dati raccolti riguarda 1472 genitori e 1630 bambini e ragazzi.

    I genitori dei bambini che sono in carico presso i Centri italiani dell’Associazione hanno partecipato rispondendo in forma anonima all’indagine coordinata da Rosario Montirosso, responsabile del Centro 0-3 per il bambino a rischio evolutivo, e da Gianluigi Reni, responsabile dell’Area in tecnologie applicate dell’IRCCS Medea – La Nostra Famiglia.

    “Abbiamo voluto capire come le famiglie hanno vissuto questa esperienza e quali sono i fattori di rischio e di protezione che si associano ai livelli di stress nei bambini e nei genitori”, spiega Rosario Montirosso: “lo scopo della nostra indagine è avere conoscenze mirate per poter indirizzare eventuali azioni di sostegno“.

    L’indagine si è svolta agli inizi di Aprile, nel momento peggiore dell’epidemia, ed è ora disponibile l’analisi dei risultati.

    “Le tecnologie che questa epoca ci offre e su cui l’Associazione ha tanto investito con numerosi programmi di ricerca ci hanno permesso di essere reattivi molto velocemente e di attivare l’indagine con una organizzazione alle spalle che ha lavorato in modo completamente virtuale”, sottolinea Gianluigi Reni.

    I figli: problemi di attenzione, ansia e aggressività
    Lo studio ha preso in esame bambini con disturbi del linguaggio, dell’apprendimento, deficit motori, disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettiva… Il 35% dei bambini del campione ha un’età compresa tra i 7 e i 10 anni, il 28% tra i 4 e i 6 anni, il 9% tra 0 e 3 anni.

    I ricercatori hanno riscontrato nei bambini di tutte le età un incremento significativo di alcuni “comportamenti problema”, indice di una maggiore difficoltà di regolazione delle emozioni: per un terzo dei bambini sono mediamente aumentati  i comportamenti di ritiro, i comportamenti ansioso-depressivi, i problemi di attenzione e i comportamenti aggressivi.

    I genitori: sopraffatti ma non arrabbiati
    L’83% dei genitori che hanno partecipato alla ricerca sono mamme, con una media di 42,5 anni.

    “Abbiamo chiesto ai genitori di confrontare la loro attuale esperienza rispetto al periodo precedente alla situazione di emergenza dovuta al Covid-19” spiega Rosario Montirosso.

    Ebbene, la fotografia dello studio è piuttosto variegata. Certo, i genitori si sentono mediamente più sopraffatti e sovraccaricati nel proprio ruolo genitoriale. Ma un dato che ha stupito gli studiosi è che allo stesso tempo sono emerse meno emozioni negative di quanto ci si aspettava e la situazione di emergenza non ha impedito ai genitori di percepire elementi di positività nel loro ruolo anche in un momento così difficile.

    “Esiste una risposta variegata allo stress che dipende da molti fattori”, precisa Montirosso: “ad esempio, dalla nostra indagine emerge come fattore di rischio la pluridiagnosi: se il figlio ha più patologie, i genitori sono sottoposti ad un carico maggiore”.

    L’indagine tuttavia ha messo in luce, oltre agli elementi di stress, anche strategie di adattamento alla situazione: per affrontare il periodo di emergenza sono stati decisivi alcuni fattori, come le caratteristiche psicologiche, le capacità individuali, le abilità della persona di ricorrere all’aiuto della famiglia e della rete sociale esterna. Per esempio, ci sono alcuni genitori che hanno una prospettiva più ottimista sul futuro, altri che si sono appoggiati molto alle risorse sociali… tutti elementi che contribuiscono a migliorare l’impatto dello stress.

    Il commento: anche se resilienti, queste famiglie hanno bisogno di aiuto
    “La ricerca ci fornisce gli elementi per capire in quali ambiti possiamo intervenire per aiutare i genitori e garantire loro una maggiore resilienza. Ma non solo: questi dati ci servono per adesso ma anche per la fase post lockdown. I bambini con disabilità hanno bisogno di interventi terapeutici, riabilitativi, educativi, che li aiutino a fronteggiare la loro quotidianità e, anche ad emergenza finita, la loro normalità non sarà subito disponibile” sottolinea Montirosso.

    “Più della metà delle famiglie ha segnalato bisogno di supporto negli ambiti riabilitativi, didattici, educativi, specialmente nel momento dell’isolamento. E’ una richiesta sfidante, che deve accelerare il processo di trasferimento dell’innovazione sviluppata nei laboratori di ricerca alla realtà della inedita vita quotidiana che ci aspetta”, precisa Gianluigi Reni.

    “Dalle prime risultanze, cui ne seguiranno altre, speriamo si possa gettare un fascio di luce sulla condizione di questi bambini e delle loro famiglie, utili anche nel dopo pandemia per sviluppare una rinnovata azione di attenzione da parte delle istituzioni pubbliche” conclude Molteni: “non ci si salva da soli e solo insieme pubblico e terzo settore possono trovare le giuste sinergie per continuare a camminare in modo rinnovato, utilizzando modelli e paradigmi nuovi come la telemedicina e la teleriabilitazione, in combinazione ad interventi in presenza con un forte coinvolgimento dei contesti, in primis la scuola, anche modificando vecchi schemi organizzativi e normativi. Speriamo che la creatività e la genialità italiana abbiano anche in questo ambito il sopravvento  sul grigio ordine burocratico che ha mortificato tante azioni a favore dei bambini con disabilità negli ultimi anni:  dalla parte dei bambini, sempre”.

    RADAR (EspeRienze nell’emergenzA COVID-19 nei bAmbini con disabilità e nei loro genitoRi)
    Rosario Montirosso, Eleonora Mascheroni, Elena Guida, Caterina Piazza, Maria Enrica Sali, Massimo Molteni, Gianluigi Reni.

  • Tumore HER2 positivo: Daiichi Sankyo e Astrazeneca presentano i risultati dei trial di Fase II

    Daiichi Sankyo e Astrazeneca presentano al Congresso ASCO 2020 i risultati dei trial di Fase II DESTINY-Gastric01, DESTINY-Lung 01, DESTINY-CR01 su trastuzumab deruxtecan

    Dopo l’approvazione dell’FDA per il trattamento del carcinoma mammario metastatico HER2 positivo, l’anticorpo monoclonale coniugato ENHERTU® (trastuzumab deruxtecan) di Daiichi Sankyo e Astrazeneca ha dimostrato risposte tumorali clinicamente significative anche nel carcinoma gastrico HER-positivo, nel carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione HER2 e nel carcinoma colorettale HER2 positivo. Al Congresso Virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO20) i risultati dei trial di Fase II DESTINY-Gastric01, DESTINY-Lung 01, DESTINY-CR01

    Tokyo -Basking Ridge, NJ- Monaco, 29 maggio 2020 – Dopo l’approvazione dell’FDA per il trattamento del carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, l’anticorpo monoclonale coniugato ENHERTU® (trastuzumab deruxtecan) di Daiichi Sankyo e Astrazeneca ha dimostrato risposte tumorali clinicamente significative anche nel carcinoma gastrico HER-positivo, nel carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione HER2 e nel carcinoma colorettale HER2positivo. Al Congresso Virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO20) presentati oggi i risultati dei trial di Fase II DESTINY-Gastric01, DESTINY-Lung 01, DESTINY-CR01.

    DESTINY-Gastric01 – ENHERTU nel carcinoma gastrico HER2-positivo
    I risultati dettagliati dello studio registrativo, controllato, randomizzato di fase II DESTINY-Gastric01 hanno mostrato che ENHERTU® (trastuzumab deruxtecan) ha portato ad un miglioramento clinicamente e statisticamente significativo della risposta obiettiva (ORR) e della sopravvivenza complessiva (OS )- un endpoint chiave secondario – rispetto alla chemioterapia, in pazienti affetti da carcinoma gastrico HER2 positivo non resecabile metastatico o da adenocarcinoma della giunzione gastroesofagea HER2-positivo con dimostrata progressione di malattia nonostante due o più regimi di trattamento comprendenti trastuzumab e chemioterapia. I dati presentati all’ASCO 2020 sono stati pubblicati simultaneamente sul The New England Journal of Medicine.

    Il tasso di risposta obiettiva (ORR), valutato mediante revisione centrale indipendente, è stata del 42,9% con ENHERTU in monoterapia (6,4 mg/kg) (p<0,0001; CI: 33,8-52,3) rispetto al 12,5% osservato nei pazienti trattati con chemioterapia scelta dallo sperimentatore (paclitaxel o irinotecan). Nei pazienti trattati con ENHERTU sono state osservate 10 risposte complete (CR) e 41 risposte parziali (PR), rispetto a nessuna risposta completa e 7 risposte parziali osservate in quelli trattati con la chemioterapia.
    Nell’analisi intermedia predefinita dell’endpoint secondario chiave, la sopravvivenza complessiva, i pazienti trattati con ENHERTU hanno mostrato una riduzione del 41% del rischio di morte rispetto ai pazienti trattati con chemioterapia (basata su un hazard ratio [HR] di 0,59; intervallo di confidenza al 95% [CI]: 0,39-0,88; p = 0,0097). La sopravvivenza mediana complessiva (OS) con ENHERTU è stata di 12,5 mesi, contro 8,4 mesi della chemioterapia. L’OS stimata a un anno con ENHERTU era del 52,1% contro il 28,9% nel braccio di controllo.
    ENHERTU ha mostrato un tasso di controllo della malattia (DCR) dell’85,7% (IC: 78,1-91,5) rispetto al 62,5% (IC: 48,5-75,1) della chemioterapia, con una durata mediana della risposta (DoR) di 11,3 mesi (CI: 5,6-NE), rispetto a 3,9 mesi (IC: 3,9-4,9) della chemioterapia.

    Il carcinoma gastrico è il quinto tumore più comune al mondo e la terza principale causa di morte per cancro, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni del 5% nei casi di malattia metastatica; nel 2018, sono stati segnalati circa un milione di nuovi casi e 783.000 decessi.
    Circa un carcinoma gastrico su cinque risulta essere HER2-positivo. Il carcinoma gastrico viene solitamente diagnosticato in fase avanzata, ma anche quando la diagnosi avviene nelle fasi precoci, la sopravvivenza rimane modesta. Il trattamento di prima linea raccomandato per il carcinoma gastrico avanzato o metastatico HER2-positivo è la chemioterapia in associazione con trastuzumab, un farmaco anti-HER2, che ha dimostrato un miglioramento degli outcomes rispetto alla sola chemioterapia. Per il carcinoma gastrico che progredisce con il trattamento di prima linea, trastuzumab non ha mostrato ulteriori benefici e non sono attualmente approvati altri farmaci anti-HER2.

    “ENHERTU è la prima terapia anti-HER2 che mostra un miglioramento nella sopravvivenza globale dei pazienti con carcinoma gastrico metastatico HER2-positivo dopo trattamenti precedenti. – Ha affermato Antoine Yver, MD, MSc, vicepresidente esecutivo e responsabile globale del dipartimento di Ricerca e Sviluppo in Oncologia di Daiichi Sankyo – Questi dati sono incoraggianti e significativi per quei pazienti con carcinoma gastrico avanzato che dopo progressione hanno limitate opzioni terapeutiche e mostrano un alto tasso di mortalità. Stiamo lavorando con le autorità regolatorie per rendere ENHERTU accessibile a questi pazienti il prima possibile”.

    DESTINY-Lung 01 – ENHERTU nel carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione HER2

    I dati intermedi dello studio di fase-II DESTINY-Lung01, attualmente in corso, hanno mostrato che ENHERTU® (trastuzumab deruxtecan) ha indotto una risposta tumorale positiva in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso non resecabile e/o metastatico con mutazione HER2, la cui malattia è progredita nonostante una o più terapie sistemiche.

    L’endpoint primario (tasso percentuale di risposta obiettiva) valutato da una revisione centrale indipendente (ICR) nei pazienti trattati con ENHERTU in monoterapia (6,4 mg/kg) è stato del 61,9%. I pazienti hanno raggiunto un controllo di malattia (DCR) del 90,5%, con una sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) di 14 mesi. La durata mediana della risposta (DoR) e la sopravvivenza complessiva (OS) non erano ancora state raggiunte al momento dell’estrazione dei dati.
    Nello studio DESTINY-Lung01, i pazienti erano stati trattati con una mediana di due precedenti regimi terapeutici (range 1-6), e la maggior parte di essi aveva ricevuto chemioterapia a base di platino (90,5%) e trattamento anti-PD-1 o PD-L1 (54,8%). La durata mediana del trattamento è stata di 7,75 mesi (0,7-14,3) con una durata mediana di follow-up di 8 mesi (1,4-14,2). All’estrazione dei dati del 25 novembre 2019, il 45,2% dei pazienti con NSCLC metastatico e mutazione HER2 è rimasto in trattamento con ENHERTU.

    Il carcinoma polmonare è la principale causa di morte per cancro sia negli uomini che nelle donne ed è responsabile di circa 1/5 di tutti i decessi per cancro. Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) corrisponde a circa l’80-85% di tutti i carcinomi al polmone. Per i pazienti con malattia metastatica, la prognosi è particolarmente infausta, poiché la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è solo del 6-10%. Nel decennio scorso, l’introduzione di terapie mirate e di inibitori checkpoint ha migliorato il panorama terapeutico per i pazienti affetti da NSCLC avanzato o metastatico; tuttavia, per coloro che non sono eleggibili agli attuali trattamenti o per coloro i quali il cancro continua a progredire sono necessari nuovi approcci terapeutici. Attualmente, nessun farmaco è specificamente approvato per il trattamento di pazienti affetti da NSCLC con mutazione HER2.

    DESTINY-CR01- ENHERTU nel carcinoma colorettale HER2-positivo

    I risultati aggiornati dello studio di fase-II DESTINY-CRC01 hanno dimostrato che ENHERTU® (trastuzumab deruxtecan), ha indotto una risposta clinicamente significativa del tumore in pazienti affetti da carcinoma colorettale non resecabile e/o metastatico HER2-positivo, precedentemente trattati con almeno due linee di terapia standard.

    Il carcinoma colorettale è la seconda forma più comune di cancro nelle donne e la terza negli uomini. Nel 2018, più di 1,8 milioni di persone nel mondo hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma colorettale, e circa 880.800 pazienti sono deceduti a causa della malattia. Circa il 25% dei pazienti ha ricevuto una diagnosi di malattia metastatica, in cui il carcinoma si è diffuso ad altri organi, e approssimativamente il 50% dei pazienti affetti da carcinoma del colon-retto svilupperà metastasi durante il trattamento.

    L’obiettivo primario (tasso di risposta obiettiva, ORR), valutato mediante revisione centrale indipendente (ICR), ha mostrato una risposta nel 45,3% dei pazienti trattati con ENHERTU (6,4 mg/kg). Nella stessa popolazione ENHERTU ha dimostrato un controllo della malattia (DCR) dell’83%, con una sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) di 6,9 mesi. La durata mediana della risposta (DoR) e la sopravvivenza complessiva (OS) non erano state raggiunte al momento dell’estrazione dei dati.
    Questo tipo di risposta è stata registrata anche nei diversi sottogruppi. Nei pazienti precedentemente trattati con un regime anti-HER2 (n=16) la risposta obiettiva (ORR) è stata del 43,8%. I pazienti erano stati trattati con una mediana di 4 precedenti regimi terapeutici (range 2-11), e tutti loro avevano già ricevuto chemioterapia con irinotecan e oxaliplatin. La durata mediana del trattamento è stata di 4,8 mesi (range 1-11). All’estrazione dei dati del 9 agosto 2019, il 38,5% dei pazienti era ancora in trattamento con ENHERTU in tutte le coorti.

    Salvatore Siena, MD, Professore di Oncologia Medica al Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’Università degli Studi di Milano e al Niguarda Cancer Center, nonché sperimentatore principale dello studio DESTINY-CRC01, ha commentato: “Sperimentare nuove terapie come un farmaco diretto contro HER2 è fondamentale per il trattamento del carcinoma colorettale, in quanto i pazienti che ne sono affetti hanno poche opzioni dopo progressione nel setting avanzato. I risultati ottenuti nello studio DESTINY-CRC01 in pazienti con malattia metastatica HER2 positiva sono impressionanti e spingono a nuove ricerche, specialmente considerando che molti di questi pazienti hanno ricevuto numerose linee di terapia in precedenza”

    “Queste risposte clinicamente significative e durature in pazienti con carcinoma colorettale HER2-positivo avanzato rafforzano la nostra convinzione che HER2 è un target farmacologico importante per il trattamento di questa malattia – ha commentato José Baselga, MD, PhD, Vice Presidente esecutivo, Ricerca e Sviluppo in Oncologia di AstraZeneca – ENHERTU ha dimostrato un’attività clinica significativa in quattro differenti setting di tumore, rafforzando così il potenziale di questo anticorpo monoclonale coniugato nel migliorare la prognosi dei pazienti affetti da tumori HER2 postivi ”.

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    HER2
    HER2 è un recettore di membrana tirosin-chinasico presente sulla superficie delle cellule di molti tipi di tumore, tra cui quello mammario, gastrico, polmonare e colorettale. In alcuni tumori, la sovra-espressione di HER2 è associata ad una specifica alterazione genetica di HER2 nota come amplificazione ed è spesso associata ad una malattia aggressiva con una prognosi infausta.
    Altre alterazioni genetiche di HER2 (chiamate mutazioni HER2) sono state identificate nel NSCLC, specificamente adenocarcinomi, come target molecolari distinti e sono presenti in circa 2-4% dei pazienti affetti da NSCLC. Tali mutazioni genetiche HER2 acquisite sono state associate indipendentemente alla crescita delle cellule tumorali e a prognosi infausta.
    La sovra-espressione e amplificazione di HER2 si ritrova nel 2-5% dei pazienti affetti da carcinoma del colon-retto. Gli studi indicano che l’amplificazione di HER2 può essere associata alla resistenza alla terapia anti-EGFR (recettore del fattore di crescita dell’epidermide) e ad una ridotta sopravvivenza.

    ENHERTU
    ENHERTU (trastuzumab deruxtecan) è un anticorpo-coniugato (ADC) specifico per il recettore HER2. È l’ADC leader del portfolio oncologico di Daiichi Sankyo e il programma più avanzato nella piattaforma scientifica ADC di AstraZeneca. Gli ADC sono medicinali antineoplastici mirati che forniscono un agente citotossico (“carico farmacologico”) alle cellule neoplastiche mediante un chemioterapico legato a un anticorpo monoclonale diretto contro uno specifico bersaglio espresso dalle cellule neoplastiche.
    Realizzato con l’impiego della DXi, la tecnologia ADC brevettata di Daiichi Sankyo, ENHERTU è composto da un anticorpo anti HER2 umanizzato, a cui è legato, tramite un legame a base tetrapeptidica, un carico citotossico, rappresentato da un nuovo inibitore della topoisomerasi I.

    ENHERTU (5,4 mg /kg) è approvato negli Stati Uniti e in Giappone per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma mammario HER2-positivo non resecabile o metastatico, i quali hanno ricevuto due o più precedenti regimi di trattamento anti-HER2. L’approvazione si basa sullo studio DESTINY-Breast01.

    ENHERTU non è stato ancora approvato per alcuna indicazione in UE né in Paesi al di fuori del Giappone e degli Stati Uniti. È attualmente in fase di sperimentazione a livello globale per varie indicazioni. La sicurezza e l’efficacia non sono state ancora stabilite per l’uso proposto.

    Il Programma di Sviluppo Clinico ENHERTU
    Un ampio e completo programma di sviluppo è attualmente in corso a livello globale con sei studi registrativi che stanno valutando l’efficacia e la sicurezza di ENHERTU in monoterapia per il trattamento di diversi tumori con espressione di HER2, inclusi i carcinomi mammario, gastrico, colorettale e polmonare. Sono in corso ulteriori trials su ENHERTU in associazione con altri trattamenti anti-cancro come l’immunoterapia.

    Nel maggio 2020, ENHERTU ha ricevuto la designazione Breakthrough Therapy (BTD) dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il trattamento di pazienti con adenocarcinoma non resecabile/metastatico gastrico o della giunzione gastro-esofagea HER2-positivo che hanno ricevuto due o più regimi di trattamento precedenti, tra cui trastuzumab, e la designazione di farmaco orfano per il carcinoma gastrico, incluso quello della giunzione gastroesofagea. Nel marzo 2018, ENHERTU ha ricevuto la designazione SAKIGAKE per un potenziale utilizzo nella stessa popolazione di pazienti HER2- positivi e una New Drug Application supplementare sNDA è stata presentata per l’approvazione al Ministero della salute, del lavoro e del welfare giapponese (MHLW) nell’aprile 2020.

    Nel maggio 2020, ENHERTU ha anche ricevuto una BTD per il trattamento di pazienti con carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule (NSCLC) che presentino una mutazione di HER2 e abbiano mostrato progressione della malattia durante o dopo la terapia a base di platino.

    La collaborazione tra Daiichi Sankyo e AstraZeneca
    A marzo 2019, Daiichi Sankyo e AstraZeneca hanno finalizzato una collaborazione a livello globale al fine di sviluppare e commercializzare congiuntamente ENHERTU in tutto il mondo, eccetto che in Giappone, dove Daiichi Sankyo manterrà i diritti esclusivi. Daiichi Sankyo sarà unica responsabile per la produzione e la fornitura.

    Daiichi Sankyo Oncologia

    La missione di Daiichi Sankyo Global in ambito oncologico, è far leva su una ricerca scientifica innovativa spingendosi oltre il pensiero scientifico tradizionale, al fine di sviluppare trattamenti significativi per i pazienti affetti da cancro. L’azienda è impegnata a trasformare la scienza in valore per i pazienti, e questo impegno permea ogni sua scelta. Ancorata alla sua nuova tecnologia DXd dei farmaci anticorpo-coniugati (ADC), la ricerca di Daiichi Sankyo include laboratori di bio/immuno-oncologia in Giappone e Plexxikon Inc., il suo centro di R&S sulla struttura delle “small molecules” a Berkeley (California). Per maggiori informazioni, consultare www.DSCancerEnterprise.com

    Fonte: https://bit.ly/2AoAgZS

    Contatti

    Daiichi Sankyo
    Elisa Porchetti
    Tel.+39 0685255-202
    [email protected]

  • Susanna Esposito, i consigli dell’infettivologa sulle vaccinazioni nei bambini

    “I vaccini devono essere intesi come un vantaggio per la salute dei figli, non come una costrizione, ma spesso questo concetto stenta a passare”: è il messaggio lanciato da Susanna Esposito sull’importanza delle vaccinazioni nei bambini.

    Susanna Esposito

    Susanna Esposito: i vaccini per la salute dei più piccoli e il ruolo del pediatra

    Professore ordinario di Pediatria e Direttore della Clinica Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini di Parma, Susanna Esposito è intervenuta sulla tematica di stretta attualità riguardante l’importanza dei vaccini nei confronti della salvaguardia della salute e della lotta alle malattie infettive. “I vaccini hanno un ruolo determinante nel preservare la salute dei bambini, ma anche degli adulti e degli anziani”, scrive la Professoressa, “grazie alle vaccinazioni sono state salvate nel mondo milioni di vite e alcune malattie sono quasi del tutto scomparse”. Nonostante la portata scientifica di tale strumento, però, i vaccini a volte dividono l’opinione pubblica e sono al centro di un dibattito che contrappone vaccinisti e anti-vaccinisti. Il messaggio della Professoressa è rivolto soprattutto a quei genitori che, piuttosto che rivolgersi alla competenza di professionisti sanitari, preferiscono effettuare scelte per la salute dei propri figli affidandosi a quanto circola sul web. Per porre rimedio a ciò, sottolinea l’infettivologa, il ruolo del pediatra è di cruciale importanza poiché “ha il compito di informare e formare le famiglie sull’importanza dei vaccini”, un compito necessario a “far capire che la vaccinazione è l’unico strumento efficace contro il rischio di morte o complicanze gravi legate a morbillo, rosolia, meningite e altre malattie infettive”.

    Vaccini, i falsi miti smentiti dalla Professoressa Susanna Esposito

    L’intervento pubblicato da Susanna Esposito sul sito dell’Associazione Amici del Bambino Malato – ABM, Onlus da lei fondata nel 2009 insieme a Nicola Principi, prosegue analizzando alcuni dei falsi miti più comuni riguardanti l’argomento dei vaccini, come quello, abbastanza diffuso, del presunto legame tra vaccinazioni e autismo. Il messaggio della Professoressa è chiaro: “Attualmente non esistono studi scientifici in grado di dimostrare una correlazione tra vaccini e autismo”. Un altro, anch’esso comune, è rappresentato dal dubbio relativo alla composizione dei vaccini: “Erroneamente si crede che i vaccini contengano sostanze dannose per la salute dei bambini. I vaccini invece non contengono né mercurio né i suoi derivati”, spiega Susanna Esposito, “e alcuni prodotti presentano solo in minima parte sali di alluminio che ne rafforzano l’effetto”. Un’altra diffusa credenza riguarda la relazione tra influenza e vaccino antinfluenzale, il quale “talvolta può generare effetti collaterali di durata transitoria, come qualche linea di febbre o inappetenza” e questo, purtroppo, “fa subito pensare ad una non efficacia del vaccino antinfluenzale”. Infine, il falso mito secondo cui sarebbe meglio ammalarsi che vaccinarsi, ma, anche in questo caso, il consiglio dell’infettivologa non lascia adito a dubbi: “Il rischio che si corre contraendo l’infezione naturale è molto più alto del rischio legato alla vaccinazione”.

  • 500 mila euro per Ospedali, Rsa e medici di medicina generale. Strumenti per l’emergenza ma anche per ripartire in sicurezza

    Mascherine, Dispositivi di Protezione Individuale, termo scanner, ventilatori polmonari e barelle bio-contenitive per ospedali milanesi, medici di medicina generale, RSA, associazioni di mutuo soccorso, associazioni di volontariato e istituzioni carcerarie. Una mobilitazione dal valore di oltre 500 mila euro attivata dal Distretto Rotary 2041 a sostegno dell’area metropolitana milanese in cui opera.

    Un’azione che è parte di un più ampio progetto dal valore di 1,3 milioni di euro realizzato da tutti e 13 distretti italiani per dotare 28 centri ospedalieri di tecnologie avanzatissime.

    Sul fronte milanese, particolarmente impegnato nella battaglia contro il Coronavirus, la solidarietà di Rotary ha visto donazioni a diverse realtà del territorio.

    L’Ospedale Luigi Sacco ha ricevuto una barella bio-contenitiva, dispositivo fondamentale che permette il trasporto in sicurezza per pazienti infetti, isolandoli completamente, 10.000 mascherine chirurgiche, mascherine filtranti e due ventilatori polmonari. «Questa donazione da parte del Rotary – afferma il Prof. Piergiorgio Danelli, Responsabile del Dipartimento Chirurgico dell’ospedale – rappresenta sicuramente una grande spinta nell’ottica di una maggior solidarietà futura. Per quanto riguarda il momento attuale, la donazione della barella bio-contenitiva costituisce naturalmente un grande aiuto per il trasporto di pazienti nella massima sicurezza».

    All’Ospedale di Garbagnate Milanese sono invece stati donati due ventilatori polmonari, uno da parte dei club del Distretto 2041, l’altro da parte del Rotary Club Naviglio Grande San Carlo. Anche l’Ospedale Gaetano Pini di Milano ha ricevuto un ventilatore polmonare e riceverà nei prossimi giorni un termo scanner.

    Termoscanner e ventilatori sono andati anche a, tra gli altri, Policlinico, l’Istituto Nazionale dei Tumori, Fondazione Pelucca RSA di Sesto San Giovanni, l’Ospedale Niguarda e l’Associazione Fratelli San Francesco.

    Agli Ospedali San Carlo e San Paolo di Milano sono destinati due gate con termo scanner in grado di rilevare istantaneamente la presenza di febbre, una Covid Triage Unit, cabina isolata in cui è possibile seguire il triage in modo sicuro senza contatto, e una barella ad alto bio-contenimento per il trasporto di un paziente infetto.

    Il Comune di Milano ha invece ricevuto una fornitura di 5.126 facciali filtranti da destinare ai medici di Medicina Generale e pediatri di libera scelta. Le mascherine sono state consegnate alla Vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e al Direttore della Protezione Civile Dott. Cristiano Cozzi nella sede della Protezione Civile.

    «È un’esperienza estremamente toccante e impegnativa – dichiara il governatore del Distretto Rotary 2041 Simonetta Tiezzi -. Ho la fortuna di avere a fianco una grande squadra: questo lavoro svolto insieme ci fa capire l’importanza dell’unione e della condivisione, specialmente in un momento di emergenza. Siamo molto contenti, perché il risultato è davvero ottimo: con donazioni come i ventilatori polmonari portatili pensiamo al presente ma strumenti come i termoscanner ci permettono di guardare al futuro per prevenire e limitare i contagi».

    MATERIALE IN CONSEGNA

    Termoscanner: RSA Golgi Redaelli, RSA Pio Albergo Trivulzio, RSA Sacra Famiglia di Cesano Boscone, RSA Fondazione Pelucca di Sesto San Giovanni, Ospedale Luigi Sacco, Ospedale Fatebenefratelli, Ospedale Vittore Buzzi, Ospedale Macedonio Melloni, Istituto Nazionale dei Tumori, Ospedale Mangiagalli, Ospedale di Sesto San Giovanni

    Ventilatori Polmonari: Ospedale Niguarda, Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo

    Ecografo: Ospedale di Rho

  • Starkey Hearing Technologies, gli accessori Hi-Tech per migliorare la qualità di vita dei pazienti

    L’azienda leader globale nella produzione e fornitura di protesi acustiche di qualità mette a disposizione dei propri clienti tecnologie all’avanguardia in grado di soddisfare ogni esigenza.

    Milano, maggio 2020 – Starkey Hearing Technologies, multinazionale impegnata nella produzione e nella distribuzione di protesi acustiche, ha messo a punto un’ampia gamma di tecnologie innovative allo scopo di fornire ai pazienti gli strumenti ottimali per migliorare la loro qualità di vita.

    Tra le novità è stata presentata la piattaforma Livio Edge AI, un prodotto hi-tech che permette di raggiungere un’eccellente qualità sonora, combinata a un trasferimento audio veloce e affidabile. La piattaforma, inoltre, è dotata di Intelligenza Artificiale, che consente di usufruire di numerosi tools, tra cui la possibilità di monitorare l’attività fisica e mentale, la traduzione in 27 lingue o la nuova Modalità Edge, che con un semplice doppio tocco dell’apparecchio, consente di analizzare costantemente l’ambiente di ascolto, e grazie all’Intelligenza Artificiale ottimizzare la risposta istantaneamente.

    Altra prestazione unica del settore introdotta con Livio Edge AI sono i comandi vocali. Con Thrive Assistant oggi è infatti possibile per il paziente porre domande, semplicemente parlando, e non solo: può impostare promemoria e regolare i propri apparecchi acustici.

    Anche la app Thrive Hearing Control è stata rivisitata, l’abbiamo resa più semplice e intuitiva: l’applicazione – disponibile sia per iOS che per Android.

    Per quanto riguarda inoltre la gamma accessori Starkey, offre: il Dispositivo TV, che permette di trasmettere in stereo lo streaming audio direttamente dalla TV a quante protesi acustiche si desidera e può essere controllato dal telecomando, dall’apparecchio acustico stesso o dall’app Thrive; il Microfono Remote +, uno strumento molto semplice da utilizzare che consente al paziente di ascoltare lo streaming audio di conversazioni telefoniche che provengono da smartphone o da altre sorgenti sonore e l’apposito Telecomando per regolare l’apparecchio acustico senza dover utilizzare lo smartphone o attivare il controllo utente sulla protesi acustica. Il Telecomando è dotato di una batteria di lunga durata, per un utilizzo garantito in qualsiasi momento. La grande novità tra gli accessori è il Microfono da Tavolo, accessorio da utilizzare in situazioni di gruppo come ad esempio riunioni di famiglia o in ristoranti particolarmente rumorosi. Otto microfoni integrati rilevano la voce dell’interlocutore principale e la trasmettono all’apparecchio acustico. 

    E per ricevere assistenza in modo rapido ed efficace, Starkey ha messo a punto Hearing Care Anywhere, una tecnologia che permette all’audioprotesista di intervenire a distanza in caso di eventuali problemi del dispositivo acustico, inviando le modifiche tramite la app Thrive.

     

  • Living Suavinex On Air: una serie di dirette Instagram con gli esperti del mondo della puericultura dedicate alle mamme e a tutta la famiglia

    In diretta sulla pagina Instagram Suavinex Italia: ogni giovedì alle 15 i professionisti del settore forniranno pratici consigli per accompagnare dalla gravidanza alla nascita, fino ai primissimi anni di vita dei figli.

    Sono molte le domande che nascono nella mente di una madre durante il periodo della gravidanza e del post partum. Suavinex, azienda spagnola di riferimento da oltre 40 anni nel mondo della prima infanzia, conferma il suo impegno nell’affiancare i genitori mettendo a disposizione le conoscenze degli esperti del settore, tramite degli appuntamenti in diretta Instagram.

    Gli obiettivi del ciclo di incontri sono molteplici. Le tematiche spaziano dall’allattamento allo svezzamento, fornendo importanti consigli in merito ad argomenti delicati come il sonno del neonato, il massaggio come metodo per tranquillizzare il bambino e il fitness in fascia. Ogni tema verrà illustrato dai professionisti, che si impegneranno a offrire suggerimenti utili per risolvere eventuali dubbi.

    Il servizio digitale, perfettamente in linea con lo spirito innovativo del marchio Suavinex, è fruibile gratuitamente e accessibile per ogni follower tramite la pagina Instagram “Suavinex Italia”. Sarà come avere un esperto a casa propria, perché ogni spettatore, tramite i commenti, avrà la possibilità di interagire con i professionisti del mondo della maternità.

    Di seguito le tematiche dei primi appuntamenti in programma, moderati da Susanna Rossi, Product Specialist di Suavinex Italia, ai quali seguiranno ulteriori incontri.

    • 28 maggio: Allattare oggi per non sentirsi esclusa con la Dottoressa Ostetrica Sara Menzione
    • 4 giugno: Relazionarsi con il neonato attraverso il massaggio con l’Educatrice perinatale Giulia Lora
    • 11 giugno: Il sonno del neonato con la Dottoressa Ostetrica Alice Pessina
    • 18 giugno: Dall’allattamento allo svezzamento con la Dottoressa Ostetrica Sara Menzione
    • 25 giugno: I consigli pratici per lo svezzamento con la nutrizionista Maria Chiara Villa

    I cicli di incontri proseguiranno per tutto l’anno con sempre nuovi argomenti per affiancare i genitori per la scoperta del favoloso mondo dei primi anni di vita dei bambini.

  • Lesioni cerebrali negli adolescenti: attività riabilitative e simulazioni video grazie alla piattaforma TOPS

    Un programma USA di teleriabilitazione riduce i problemi comportamentali e favorisce il benessere psicologico dei ragazzi con trauma cranico. Nella versione italiana verrà testato all’IRCCS Medea di Bosisio Parini.

    L’utilizzo del web può aiutare gli adolescenti con trauma cranico a risolvere problemi, facilitare le loro abilità comunicative e aiutarli a far fronte allo stress?
    Da questi interrogativi è nata la piattaforma di riabilitazione comportamentale a distanza “Teen Online Problem Solving” (TOPS), ideata nella sua versione originale dalla ricercatrice americana Shari Wade presso il Cincinnati Children’s Hospital Medical Center. Tale programma, proposto attraverso sessioni on-line, ha la finalità di stimolare lo sviluppo delle abilità di problem-solving in persone con lesioni cerebrali, per ridurre i problemi comportamentali e favorire l’adattamento psicologico. Si tratta di uno strumento oggetto di numerosi studi scientifici che ne hanno documentato l’efficacia sia nel favorire l’adattamento comportamentale dei ragazzi che nel migliorare il benessere psicologico dei genitori. Dopo gli Stati Uniti, il programma è ora utilizzato anche in Inghilterra e Nuova Zelanda, con riscontri positivi sulla sua fattibilità ed efficacia.

    E’ stato adattato per il contesto italiano
    Ebbene, il programma TOPS è ora disponibile anche in Italia, grazie ad una ricerca ministeriale finalizzata dell’IRCCS Medea di Bosisio Parini. Nella versione originale il programma è in lingua inglese e si articola in una serie di testi scritti intercalati da interviste e filmati che riproducono situazioni della vita quotidiana. I ricercatori delle aree di neuroscienze e di tecnologie applicate del Medea si sono occupati della traduzione e dell’adattamento della piattaforma al contesto italiano, guidati dalla psicologa e psicoterapeuta Claudia Corti, con la supervisione clinica della neurologa Alessandra Bardoni e del neuropsichiatra infantile Renato Borgatti e la consulenza tecnologica degli ingegneri Gianluigi Reni e Fabio Storm.

    Partecipano anche i genitori
    “Il programma TOPS nasce inizialmente per adolescenti con trauma cranico e poi viene proposto a popolazioni di adolescenti e giovani adulti con altre patologie, come per esempio epilessia o tumore cerebrale”, spiega Alessandra Bardoni. “E’ composto da 20 sessioni, 10 base e 10 supplementari, che hanno l’obiettivo sia di fornire ai pazienti informazioni sugli effetti del danno cerebrale sia di aiutarli a sviluppare abilità di pianificazione e organizzazione e a migliorare le competenze sociali e le capacità di gestione delle emozioni”.
    Le sessioni non contengono solo contenuti informativi, ma propongono ai ragazzi delle attività da svolgere concretamente nel quotidiano attraverso il supporto di specifiche strategie, con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare le loro problematiche comportamentali, emotive o organizzative nel contesto ecologico e sotto costante supervisione clinica. Ciascuna sessione viene svolta in un tempo di 2 settimane ed è richiesto che il ragazzo sia affiancato dai famigliari, poiché il programma TOPS costituisce un approccio family-centered in cui la partecipazione dell’adolescente insieme ai genitori è concepito come fattore facilitante rispetto al miglioramento. All’interno delle sessioni vengono, infatti, proposti degli esercizi o delle riflessioni anche ai genitori, al fine di aiutarli ad adottare una condotta funzionale a sostenere il figlio nella messa in atto delle strategie apprese e a mantenere una comunicazione costruttiva nell’ambiente famigliare, sociale e scolastico.

    Il terapeuta è in collegamento Skype
    Inoltre, ogni due settimane un terapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale effettua un collegamento tramite Skype della durata di un’ora con il ragazzo e la famiglia, con l’obiettivo di monitorare lo svolgimento del lavoro, di fornire dei feedback sull’adeguatezza delle strategie implementate e di affrontare le diverse problematiche che il ragazzo incontra nella sua quotidianità.

    36 video realizzati grazie all’alternanza scuola lavoro
    La piattaforma contiene 36 video, realizzati prima del lockdown grazie ad un progetto di alternanza scuola lavoro con l’Istituto Maria Ausiliatrice (IMA) di Lecco. Gli studenti hanno recitato il ruolo di pazienti con danno cerebrale simulando situazioni con problematiche sociali ed emotive tipiche dell’età adolescenziale. “Vogliamo ringraziare l’IMA di Lecco, gli studenti, la Preside Suor Marilisa Miotti e gli insegnanti Maddalena Milani e Samuele Ferrarese, per la grande disponibilità e professionalità dimostrata nel lavoro di realizzazione dei video con situazioni interattive caricati sul programma” ringrazia Claudia Corti. “Un sentito grazie anche ai ragazzi in carico al reparto Gravi Lesioni Cerebrali Acquisite dell’Istituto Scientifico Eugenio Medea di Bosisio Parini, che hanno acconsentito ad essere intervistati per raccontare la loro esperienza di vita, realizzando alcuni video che sono contenuti nel programma”.

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  • Più sicurezza per i dispositivi medici: cresce la richiesta di codici UDI. GS1 Italy unica realtà italiana abilitata al rilascio

    Nonostante l’emergenza sanitaria abbia fatto slittare la data di entrata in vigore delle nuove norme di identificazione e tracciabilità dei dispositivi medici in tutta l’Unione europea, le richieste di codici UDI da parte dei produttori non si fermano. GS1 Italy, unica Issuing Entity italiana, aiuta le imprese dei dispositivi medici ad adottare i nuovi regolamenti UE, migliorando la sicurezza dei pazienti, la tracciabilità e i processi di tutta la filiera.

    Fino a qualche anno fa la sigla UDI (acronimo di Unique Device Identification) era nota solo agli addetti ai lavori. Ora sta diventando una realtà ampiamente conosciuta a chiunque operi nel settore sanitario.

    Lo UDI è infatti il sistema usato per identificare e marcare i dispositivi medici e diagnostici in vitro lungo la supply chain sanitaria in Europa, Stati Uniti e altri paesi per:

    • Garantire la sicurezza dei pazienti.
    • Assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi medici.

    E sebbene l’emergenza sanitaria tuttora in corso abbia fatto slittare la data di entrata in vigore delle nuove norme UE riguardanti i dispositivi medici e diagnostici in vitro – rispettivamente i Regolamenti EU 745/2017 e 746/2017 – continua a crescere il numero delle aziende produttrici che ne fanno richiesta.

     

    Il sistema UDI e gli standard GS1

    Lo UDI è un codice alfanumerico che identifica univocamente ogni dispositivo medico presente sul mercato ed è costituito da due parti:

    1. UDI-DI, che identifica il dispositivo medico.
    2. UDI-PI, che rappresenta le informazioni utili alla tracciabilità e rintracciabilità del dispositivo medico.

    I regolamenti europei hanno introdotto anche il BASIC UDI-DI, l’identificativo del modello del dispositivo medico, che descrive una famiglia di dispositivi con la stessa destinazione d’uso, classe di rischio e caratteristiche essenziali di progettazione e fabbricazione.

    L’identificativo univoco deve essere applicato sull’etichetta dei dispositivi medici, sulle confezioni e/o sugli stessi dispositivi in formato testuale oppure in formato codice a barre o RFID. I dati descrittivi relativi al dispositivo dovranno poi essere caricati su EUDAMED, la banca dati europea dei dispositivi medici.

    Gli standard GS1 sono la soluzione per identificare i dispositivi medici anche nel sistema UDI. In particolare:

    • Il GS1 GTIN per lo UDI-DI.
    • Il GS1 GMN per BASIC UDI-DI.
    • Gli Application Identifier GS1 per rappresentare lo UDI.

     

    Realizzare e ottenere lo UDI con GS1 Italy

    In Europa, per ottenere un codice UDI i produttori devono rivolgersi ad una Issuing Entity abilitata al rilascio e riconosciuta dalla Commissione europea. L’unica Issuing Entity autorizzata in Italia è GS1 Italy, l’associazione che riunisce oltre 35 mila imprese di beni di consumo e che rappresenta GS1, associazione senza scopo di lucro impegnata nello sviluppo e nel mantenimento degli standard più usati al mondo per un’efficiente comunicazione tra imprese, a partire dal più conosciuto in assoluto: il codice a barre.

    Gli standard globali GS1 sono i più diffusi e i più utilizzati dagli stakeholder della supply chain sanitaria: basti pensare che l’83% dei dispositivi medici in USA è identificato con gli UDI di GS1 e che GS1 è attiva come Issuing Agency/Entity anche in molti altri regolamenti UDI nel mondo, in particolare Cina, Corea del Sud e Arabia Saudita.

    «Come GS1 Italy – che rappresenta in Italia GS1 AISBL, la Issuing Entity accreditata presso la Commissione europea – stiamo supportando le imprese italiane del settore dei dispositivi medici a implementare lo UDI e mettiamo a loro disposizione le competenze e gli strumenti necessari a sostenerle in questo nuovo importante passo avanti nella digitalizzazione dell’healthcare» commenta Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy.

    Oltre a rilasciare i codici UDI e a fornire l’assistenza su come rappresentarli mediante codici a barre standard GS1, GS1 Italy fornisce alle imprese assistenza in italiano e personalizzata e mette a disposizione servizi di formazione e di consulenza per aiutare le aziende con la documentazione tecnica dei prodotti (ad esempio, dichiarazioni di conformità, marchio CE, ecc.), a riportare il BASIC UDI-DI e lo UDI-DI e ad implementarli per ottemperare ai requisiti imposti dai nuovi regolamenti europei.

     

    L’identificazione dei dispositivi medici assicura tracciabilità ed efficienza

    Anche nelle situazioni più complesse come l’attuale emergenza sanitaria, dotare i dispositivi medici di codici UDI consente di armonizzare le norme per la loro identificazione, di accedere alle informazioni fornite dal produttore con una semplice scannerizzazione del codice, di assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi, anche di quelli impiantati nei pazienti, in modo veloce e preciso e di rendere più efficiente la gestione degli inventari e delle scorte di cliniche e ospedali, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure, la sicurezza del paziente e i processi di business di tutta la filiera healthcare.

     

    Per saperne di più, visita il sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • Simili ma diversi: il confronto tra genomi virali fa luce sulle caratteristiche del SARS-CoV-2

    Grazie all’analisi  dei coronavirus che infettano i mammiferi, i ricercatori del Medea identificano  alcune regioni genomiche del SARS-CoV-2 con potenziale funzione regolatoria non descritte precedentemente . Lo studio del Medea è stato pubblicato su Infection, Genetics and Evolution.

    Coding potential and sequence conservation of SARS-CoV-2 and related animal viruses

    Come è ormai noto, la pandemia di COVID-19 è causata da un coronavirus oggi ufficialmente denominato SARS-CoV-2. I coronavirus sono una grande famiglia di virus e, dopo il SARS-CoV (che emerse in Cina nel 2002) e il MERS-CoV (che causò focolai limitati soprattutto in Medio Oriente nel 2012-2013), negli ultimi 20 anni il SARS-CoV-2 è il terzo coronavirus a compiere un salto di specie e diffondersi nelle popolazioni umane. Si ritiene infatti che, come i due precedenti coronavirus, anche il SARS-CoV-2 abbia avuto origine nei pipistrelli e da questi animali sia arrivato, direttamente o indirettamente, a infettare l’uomo. Le origini di un virus sono scritte, almeno in parte, nel suo genoma, un RNA a filamento positivo nel caso dei coronavirus. Quindi, confrontando i genomi di altri coronavirus, si è potuto stabilire che i parenti più stretti del SARS-CoV-2 sono virus isolati da pipistrelli della specie Rhinolophus affinis. Altri virus simili al SARS-CoV-2 sono stati identificati nei pangolini, mammiferi spesso contrabbandati in Cina per le loro scaglie e la loro carne.

    Chiaramente, nel genoma virale sono anche scritte le informazioni che consentono al virus di infettare la cellula dell’ospite e di moltiplicarsi.  Nello studio pubblicato su Infection, Genetics and Evolution i ricercatori del laboratorio di biologia computazionale dell’istituto scientifico Eugenio Medea si sono quindi concentrati sul confronto tra il genoma di SARS-CoV-2 e quelli dei virus di pipistrelli e pangolini.
    Innanzitutto hanno dimostrato che, come precedentemente ipotizzato, questi virus evolvono anche grazie alla ricombinazione, cioè lo scambio di materiale genetico. Inoltre hanno identificato una regione del genoma virale che assume una conformazione tridimensionale conservata e, verosimilmente, svolge un ruolo regolatorio. Questo è in linea con quanto noto per altri virus che usano il proprio RNA non solo per codificare proteine, ma anche per formare elementi strutturali che consentono loro di sfuggire al controllo del sistema immunitario dell’ospite e regolare la propria replicazione.

    I coronavirus codificano per un numero variabile di proteine accessorie, che differiscono anche tra coronavirus filogeneticamente vicini e spesso contribuiscono alla modulazione della risposta immunitaria e alla virulenza. Analizzando il genoma di SARS-CoV-2 e di virus simili i ricercatori hanno identificato alcune proteine accessorie che non sono state fino ad ora descritte o caratterizzate in altri coronavirus. Le caratteristiche di una di queste, chiamata proteina 3h, suggeriscono che possa avere la funzione di viroporina, cioè che possa formare pori nelle membrane cellulari. Un’altra proteina che probabilmente si localizza in membrana, la proteina p10, è probabilmente codificata solo da SARS-CoV-2 e dai virus simili che infettano pipistrelli e pangolini, ma non dalla grande maggioranza degli altri coronavirus, incluso quello che causa la SARS.

    “Chiaramente sarà necessario verificare che queste proteine siano effettivamente prodotte dal virus quando infetta le nostre cellule” – affermano i ricercatori – “certamente comprendere quali proteine vengano espresse da questo virus, di cui sappiamo ancora così poco, è fondamentale per capire come interagisca il nostro sistema immunitario e per individuare dei target per i farmaci antivirali”.

    Dal 2002, quando emerse in Cina, molti ricercatori hanno studiato il virus della SARS (SARS-CoV). Quanto sappiamo oggi su COVID-19 deriva in gran parte da questi studi, perché i virus che causano le due malattie sono relativamente simili e appartengono alla stessa famiglia. E’ ora necessario comprendere quali caratteristiche specifiche di SARS-CoV-2 lo rendano così contagioso e quali approcci possano essere utilizzati per impedire l’infezione e curare chi si ammala. Il confronto tra genomi virali e la caratterizzazione del potenziale codificante (quali proteine vengano prodotte dal virus) rappresentano primi passi in questa direzione.

    Coding potential and sequence conservation of SARS-CoV-2 and related animal viruses
    Rachele Cagliani a, Diego Forni a Mario Clerici bc Manuela Sironi a

    a Scientific Institute IRCCS E. MEDEA, Bioinformatics, Bosisio Parini, Italy
    b Department of Physiopathology and Transplantation, University of Milan, Milan, Italy
    c Don C. Gnocchi Foundation ONLUS, IRCCS, Milan, Italy

    https://doi.org/10.1016/j.meegid.2020.104353

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  • Campagna OXO Bergamo “Ai nostri occhi sono loro i veri eroi”

    Si è conclusa la campagna di solidarietà “Ai nostri occhi sono loro i veri eroi”, che in meno di due mesi ha permesso la fornitura gratuita di 884 confezioni di lenti a contatto monouso per personale sanitario e volontari della Croce Rosse e Protezione Civile per un totale di oltre 26.000 lenti a contatto. Il progetto pilota ideato da OXO Italia, consorzio nazionale di ottici optometristi, ha visto il coinvolgimento dei 17 punti vendita presenti sul territorio bergamasco.

    Un’iniziativa solidale nata a sostegno del personale medico-infermieristico per aiutare in modo utile e concreto chi, in questo periodo di emergenza, ha messo a rischio la propria salute per salvare quella dei malati da Coronavirus. Questo l’obiettivo di OXO Bergamo che, facendosi promotore del progetto pilota, ha fornito gratuitamente più di 700 confezioni di lenti a contatto giornaliere a marchio OXO a 353 professionisti, tra medici, infermieri di 9 strutture ospedaliere della bergamasca.

    La campagna solidale si è estesa anche agli operatori della Croce Rossa e ai volontari della Protezione Civile, cuori della lotta all’emergenza sanitaria, con la fornitura di 178 confezioni di lenti a contatto per 89 operatori sanitari. Un’azione resa possibile grazie al contributo dei 17 punti vendita OXO sul territorio.

    Un risultato straordinario, che dimostra quanto la collaborazione e il sostegno sia punti di svolta per la ripartenza, “Siamo orgogliosi del successo di questa iniziativa frutto dall’impegno del consorzio nel fare rete per supportare il nostro territorio – afferma Cesare Ravasio, Presidente di OXO Bergamo – Abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati sul nascere di questa campagna dando un piccolo, ma concreto, contributo al personale in corsia ogni giorno”.

  • La chirurgia estetica, quando è nata e qual è il suo obiettivo?

    La chirurgia estetica è la scienza che ha lo scopo di migliorare l’aspetto esteriore delle persone che vogliono perfezionare alcune parti del loro corpo che trovano disarmoniose. A differenza della chirurgia plastica, però, quella estetica non si occupa di interventi ricostruttivi-riparatori. La chirurgia estetica è conosciuta fin dai tempi antichi, quando veniva praticata da guaritori mediante innesti cutanei e l’uso di piante officinali. In particolare, pare che debba la sua origine all’India, da dove si è diffusa poi anche in Occidente soprattutto a partire dall’XI secolo quando si intensificarono i rapporti commerciali. Con la fine della Prima guerra mondiale che provocò diversi casi di emergenze estetiche, la chirurgia estetica divenne una vera e propria arte professionale. Ad oggi, sono moltissime le persone che ricorrono alla chirurgia estetica per migliorare alcune parti del corpo che trovano poco attraenti o armoniose.</p>

    Gli interventi della chirurgia estetica

    Gli interventi della chirurgia estetica riguardano sostanzialmente il viso, il seno e il corpo in generale. In particolare:

    • Sul viso il chirurgo estetico può effettuare una rinoplastica per migliorare l’aspetto del naso, una blefaroplastica agendo così sulle palpebre, una otoplastica sulle orecchie o una genioplastica sul mento. Il chirurgo estetico può altresì agire sugli zigomi, sulla mascella o ancora sulla mandibola. Tra gli interventi di chirurgia estetica più richiesti dai pazienti, troviamo sicuramente tutte quelle zioni rivolte alla riduzione delle rughe (ritidectomia o lifting) o del tessuto adiposo (lipofilling).
    • Per quanto riguarda il seno, la chirurgia estetica può portare a incredibili risultati sia nell’ingrandimento (mastoplastica additiva) sia nella riduzione (mastoplastica riduttiva). Inoltre, è possibile intervenire nella totale riduzione del seno tramite una ginecomastia.
    • Gli interventi che si concentrano sul corpo sono invece l’addominoplastica che mira a ricostruire i muscoli addominali o la liposuzione che permette di rimuovere il tessuto adiposo in eccesso.

    I professionisti della chirurgia estetica

    Quando si sceglie di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica è bene saper scegliere con attenzione il chirurgo estetico a cui ci si vuole affidare, assicurandosi di far intervenire sul proprio corpo un professionista affidabile che sappia rispettare e armonizzare le proporzioni e le misure del corpo del paziente. Infatti, intervenire tramite la chirurgia estetica non significa stravolgere il proprio corpo, ma migliorare solo ciò che non è considerato armonioso dal paziente. Il rispetto delle forme e delle proporzioni del corpo è ad esempio il parametro cardine che guida il chirurgo Stefano Campa della “Stefano Campa Clinic“, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Solo agendo in questo modo, infatti, il chirurgo estetico può assicurare la cura assoluta di dettagli e sarà capace di garantire un ottimo risultato.

  • Gli aspiranti medici al lavoro per il test di medicina

    Mentre il test d’ingresso alle Facoltà di Medicina e Chirurgia in programma il prossimo 1° settembre è ancora circondato da incognite a causa dell’emergenza Covid-19, molti aspiranti medici guardano verso l’estero per iniziare la loro carriera internazionale. 

    Quest’anno saranno 13.500 i posti disponibili per le Facoltà di Medicina e Chirurgia delle università pubbliche italiane (+ 17% rispetto allo scorso anno), ma si stima che il 1°settembre si presenteranno al test ben 70mila future matricole. Il numero di esclusi è altissimo ma c’è una strada alternativa che piace sempre di più: molti aspiranti medici guardano, infatti, all’estero per una carriera internazionale.

    Le università straniere offrono infatti, più tempo all’esperienza in corsia e in sala operatoria grazie a percorsi didattici basati in gran parte sulla pratica, lo studio in lingua inglese in un contesto accademico, il confronto con modalità didattiche innovative che spaziano da laboratori di biochimica fino alle simulazioni di casi clinici su simulatori dei pazienti e soprattutto maggiori opportunità di carriera, grazie al conseguimento di un titolo accademico valido in Europa, Canada e USA. L’esperienza internazionale, infatti, fa spiccare il volo alle carriere: in media la retribuzione lievita del 40%, le prospettive di occupazione sono molto maggiori, il mercato di riferimento è più stimolante.

    Lo sostiene Medicor Tutor, società che accompagna gli aspiranti medici preparandoli a una brillante carriera universitaria con prospettive internazionali, a fronte di 6 anni di attività in Italia a fianco di più di 1.000 studenti che hanno scelto di studiare Medicina, Odontoiatria e Fisioterapia oltre frontiera.

    Mete preferite e università di prim’ordine per gli aspiranti medici italiani: la Charles University di Praga (tra le 30 migliori università d’Europa), la Masaryk University di Brno (tra le 100 migliori università d’Europa), ma anche l’Universidad Europea di Madrid, l’Universidad Europea di Valencia, la Università Pavol Josef Safarik di Kosice in Slovacchia, la University of Rijeka a Fiume in Croazia, l’European University Cyprus a Nicosia e la Pleven Medical University in Bulgaria.

    «Secondo lo studio condotto da The Joint Action on European Health Workforce Planning and Forecasting la prospettiva di una carriera internazionale è sempre più attrattiva per gli aspiranti medici. Si stima che in Europa nei prossimi anni ci sarà bisogno di un milione di professionisti sanitari. Aver studiato in un contesto internazionale, con una formazione in lingua inglese, sarà un plus riconosciuto che consentirà al giovane universitario di costruire il proprio percorso lavorativo, certo di aver ricevuto la migliore formazione possibile. Teorica, sì, ma anche pratica. Perfetta per affrontare ogni genere di situazione» – dichiara Luca Petti Cammarata, direttore generale di Medicor Tutor.

     

    TEST D’INGRESSO – Le prossime date per i test di ingresso nelle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Fisioterapia delle Università partner di Medicor Tutor sono le seguenti:

    – Università di Rjeka (Fiume): Sabato 18 Luglio 2020 – Verona/Roma/Milano;

    – Charles University di Praga (sede di Pilsen): Sabato 25 Luglio 2020 – Roma/Milano;

    – Masaryk University di Brno: Sabato 01 e Lunedì 03 Agosto 2020 – Roma/Milano;

    – UPJS University di Kosice: Sabato 22 Agosto 2020 – Roma/Bari/Milano.

  • Il Sistema Sanitario “alla prova” dell’emergenza | Al via il 25 maggio il webinar organizzato da Aipda e coordinato dal rettore Remo Morzenti Pellegrini

    Un confronto su come il Sistema Sanitario ha reagito all’emergenza Covid-19 è d’obbligo. A fare da moderatore all’incontro il rettore Remo Morzenti Pellegrini, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Italiana Professori di Diritto Amministrativo.  

    Sotto la direzione di AIPDA, Associazione Italiana Professori di Diritto Amministrativo, il 25 maggio, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, si terrà il webinar dal titolo ‘Il Sistema sanitario “alla prova” dell’emergenza’, un confronto e dibattito per riflettere e discutere sui temi più caldi dell’attualità. A presentare l’incontro sarà Carla Barbati, presidente di Aipda, mentre a introdurre e coordinare i diversi interventi sarà il rettore Remo Morzenti Pellegrini, membro del Consiglio direttivo.

    Si prospetta un incontro denso di contenuti, considerata la grande partecipazione, che vede come ospiti: Andrea Lenzi, Ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita; Franco Locatelli, Ordinario di Pediatria generale e specialistica dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”  e Presidente del Consiglio superiore di Sanità; Domenico Mantoan, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco; Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene Generale Applicata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro del comitato esecutivo OMS. Gli esperti dialogheranno con i professori di diritto amministrativo di diverse università italiane: Nicola Aicardi, Università degli Studi di Bologna, Giandomenico Falcon, professore Emerito dell’Università di Trento, Rosario Ferrara, Università degli Studi di Torino e Luiss, Libera Università Internazionale degli Studi Sociali “G. Carli” di Roma eAlessandra Pioggia, Università degli Studi di Perugia. Il dibattito finale verrà introdotto e coordinato da Alfredo Contieri e Marina D’Orsogna, membri del Consiglio direttivo di Aipda.

    La partecipazione è gratuita e accessibile tramite la piattaforma Zoom. Sarà possibile iscriversi al webinar entro il 24 maggio, inviando una mail di richiesta all’indirizzo di posta: [email protected].

  • Hearing Care Anywhere, il sistema di Starkey per la tele-assistenza a distanza

    Starkey Hearing Technologies, leader a livello globale nelle soluzioni acustiche, presenta la tecnologia per garantire assistenza immediata in qualunque momento.

    Milano, maggio 2020 – Sentire bene, sempre e dovunque. Questo è l’obiettivo della tecnologia messa a punto da Starkey Hearing Technologies, azienda leader nel mondo nel settore delle protesi acustiche. Impegnata da sempre nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni all’avanguardia, che possano garantire ottime performance e, di conseguenza, migliorare la qualità della vita dei pazienti, Starkey ha messo a punto una tecnologia innovativa per la tele-assistenza a distanza. Hearing Care Anywhere, questo il nome della funzione, nasce per rispondere a un’esigenza sempre più diffusa, ossia poter contare su un servizio comodo, immediato, personalizzato e a distanza. Questa soluzione, infatti, garantisce una tele-assistenza in remoto durante la quale il paziente può rivolgersi direttamente all’audioprotesista per la risoluzione di problemi riguardanti il proprio apparecchio acustico oppure per riprogrammarne impostazioni.

    Il funzionamento di Hearing Care Anywhere si basa sulla presenza di tre elementi principali: il Cruscotto Hearing Care, il software di fitting Inspire e l’applicazione Thrive. Quando il paziente inoltra una richiesta di assistenza tramite l’app, l’audioprotesista la riceve e la visualizza grazie al Cruscotto e, attraverso il software Inspire, effettua la regolazione del dispositivo acustico e la invia al paziente. Nel momento in cui la richiesta di assistenza viene evasa, al paziente appare una notifica sull’app Thrive e può così provare l’apparecchio con le modifiche apportate. Finché non è certo che la nuova regolazione sia corretta, può mantenere entrambe per il confronto e accettarla in seguito oppure rifiutare ed effettuare una nuova richiesta. 

    Hearing Care Anywhere è una tecnologia all’avanguardia, che permette di mettere in contatto paziente e audioprotesista, instaurando tra loro un dialogo diretto al fine di ottenere un servizio di assistenza sempre più taylor made, che possa rispondere in modo adeguato alle necessità del paziente, restando comodamente a casa. Grazie a questo sistema, inoltre, l’audioprotesista ha sempre sotto controllo la gestione dell’apparecchio acustico da parte del paziente, monitorando nel corso del tempo il suo utilizzo e il buon funzionamento del dispositivo. 

  • Gli esperti di Politerapico ci parlano della mammografia

    La mammografia è un esame molto importante per tutte le donne: ecco quello che c’è da sapere

    Milano, maggio 2020 – La mammografia è un esame che può davvero salvare la vita a moltissime donne. Esso, infatti, tramite una scansione a raggi X consente di evidenziare la presenza di eventuali noduli all’interno della mammella, possibile avvisaglia di un tumore al seno. La mammografia permette di visualizzare modificazioni del tessuto di dimensioni anche molto piccole, inferiori al centimetro e dunque non palpabili, così da poter localizzare il tumore in uno stadio iniziale e intervenire in tempo, aumentando di molto le possibilità di guarigione della paziente.

    Questo screening dura circa 15 minuti e non richiede alcuna preparazione specifica. Inoltre i macchinari più moderni hanno ridotto di molto la sensazione di dolore al seno: si avverte solamente una leggera pressione alla mammella della durata di pochi secondi mentre viene effettuata la scansione (una proiezione laterale e una dall’alto per ciascun seno, dunque 4 radiografie in totale).

    Come e quando effettuare la mammografia

    In genere si inizia a fare il primo esame mammografico intorno ai 40 anni. Alcune donne cominciano già verso i 35 anni a sottoporsi a un’ecografia mammaria, che utilizza la tecnica – più innocua – degli ultrasuoni anziché quella a raggi X. Col progredire dell’età, è bene effettuare il controllo al seno tramite mammografia con cadenza regolare, possibilmente una volta all’anno fino ai 50 anni e una volta ogni due anni fino ai 75 anni circa. 

    Naturalmente, in presenza di specifiche richieste del medico curante sarà necessario variare la frequenza dei controlli: ad esempio, può essere importante iniziare a farsi controllare anche prima dei 40 anni in caso di donne che abbiano familiarità con il tumore al seno, cioè per quelle donne nelle cui famiglie sono stati registrati casi di questa malattia nei parenti di primo grado.

    Per le donne in età fertile, è consigliabile eseguire lo screening mammografico nelle prime due settimane del ciclo mestruale, poiché c’è meno tensione mammaria ed è più facile eseguire la lieve compressione necessaria alla riuscita dell’esame. Inoltre, la mammografia deve essere effettuata anche durante il periodo di allattamento (ma non di gravidanza) e in caso di donne con protesi al seno.

     

     

     

  • Psicoterapeuta Novara, Dottoressa Parisi : Le malattie mentali, un problema sociale.

    La psicoterapeuta Novara, Dottoressa Silvia Parisi, ci parla delle malattie mentali dal punto di vista sociale.

    Le malattie mentali hanno una vasta diffusione e, in seguito al suicidio (che spesso accompagna vari disturbi), sono una delle principali cause di morte nelle società più progredite. Forse meriterebbero maggiore peso mediatico, considerando le sofferenze che provocano e la spesa sanitaria. Sulla base di uno studio epidemiologico del 1991 che ha coinvolto 20.000 soggetti di cinque città rappresentative, è stato stimato che la diffusione della malattie mentali e del 32%, a differenza del 20% del 1990.

    Stime più recenti negli Stati Uniti indicano che 44,3 milioni di adulti soffrono di una malattia mentale diagnosticabile. Di questi circa 19 milioni hanno qualche forma di depressione; circa 10 milioni forme depressive gravi e 2,3 milioni presentano disturbo bipolare maniaco depressivo. Più di 2,4 milioni soffrono di schizofrenia, circa 19 milioni di crisi d’ansia. Più di 4 milioni hanno il morbo di Alzheimer ed un bambino su 1000 sembra soffrire di autismo o di malattia da uno sviluppo simile.

    L’organizzazione mondiale per la sanità, in collaborazione con la Banca mondiale e gli scienziati della scuola per la salute pubblica di Harvard, hanno introdotto una nuova e più utile misura dell’impatto delle varie malattie mentali e altri disordini, chiamata Disability adjusted life year (DALY).

    Esso misura gli anni di vita sana persi per morte o malattia. In questa scala, i disordini psichici sono responsabili, negli Stati Uniti, di una significativa porzione degli anni persi per malattia e, quando la mortalità è esclusa, sono la causa di sette casi di invalidità su 10.

    Se l’indice di mortalità è incluso, le malattie mentali balzano secondo posto (dopo le malattie cardiovascolari).

    Esse sono caratterizzate da:

    • esordio precoce
    • forme croniche o ricorrenti
    • assenze lavorative
    • suicidio

    Fortunatamente, i progressi nella genetico umana ha aperto nuove promettenti linee di esplorazione delle basi biologiche della maggior parte dei disordini cognitivi ed effettivi e di alcune psicosi.

     

    Articolo scritto da: Dottoressa Silvia Parisi, psicologa a Novara

  • MAPPING RIFLESSIVO SUL CONTAGIO DEL COVID-19

    Per contribuire a dare una risposta al perché la diffusione del contagio abbia assunto determinate proporzioni in Lombardia, un gruppo di ricercatori dell’Università degli studi di Bergamo, guidato dalla direttrice del Centro studi sul territorio Emanuela Casti, ha intrapreso una ricerca che, utilizzando il mapping riflessivo, indaga la diffusione del contagio del Covid-19 mettendo in rapporto gli aspetti sociali e ambientali del territorio (popolazione, mobilità, lavoro, inquinamento), a scala nazionale, della Lombardia e della provincia di Bergamo.

    Dopo una prima analisi dei risultati condotta in fase 1, il gruppo di ricerca presenta il 2° rapporto dal titolo L’evoluzione del contagio in relazione ai territori (aprile 2020 – maggio 2020). Nel rapporto viene interpretata l’evoluzione del contagio e dei suoi esiti (positivi e negativi) nei loro vari aspetti, sui dati dal 24 febbraio al 14 aprile a scala locale, regionale e nazionale, messi in relazione alla distribuzione e alla composizione della popolazione; al rapporto tra inquinamento e distribuzione della popolazione della Lombardia; alla mobilità, e alla densità e tipologia insediativa della popolazione in Valle Seriana.

    Tale incrocio ha prodotto risultati rilevanti sin qui trascurati ma certamente rilevanti, quali

    • FOCOLAI: esiste una reticolarità tra i focolai di Codogno e quello della Bassa Valle Seriana con assembramenti tra lodigiani e bergamaschi nei 15 giorni antecedente l’epidemia.
    • POPOLAZIONE CONTAGIATA: l’età media della popolazione contagiata si sta abbassando: in marzo erano gli ultra 70; al 16 aprile sono i cinquantenni con una crescita consistente delle fasce più giovani (dal 5% al 6,7%).
    • MORTALITA’: In Lombardia e a Bergamo l’alta mortalità non dipende dal numero elevato di anziani poiché lo studio sulla composizione della popolazione è in linea con quelle delle altre Regioni italiane.
    • INQUINAMENTO: 53 Comuni lombardi nel 2019 hanno superato le 35 giornate (limite previsto dall’UE) di PM10 e i valori più alti (>40 μg/mc) di biossido di azoto riguardano l’area metropolitana di Milano e lungo l’autostradale A4 Milano-Bergamo-Brescia. Tali dati rapportati alla popolazione residente mostra la grande massa di persone esposta alle fonti inquinanti.
    • BASSA VALSERIANA: La conurbazione di circa 50.000 abitanti è porta d’ingresso e corridoio d’accesso per l’Alta Valle Seriana con un alto pendolarismo scolastico e lavorativo; una popolazione con un alto tasso di invecchiamento e con una consistente presenza di RSA.
  • UltraBronze: il gel abbronzante del momento

    Chi non ha mai sognato una pelle perfettamente abbronzata durante l’estate? Tutti amano avere una carnagione più scura per poter sfoggiare tutti i capi d’abbigliamento senza stonare con la propria pelle.

    Per questo motivo si opta per scegliere una crema abbronzante, perfetta per ottenere un colorito uniforme su tutto il corpo. Ma se non avete ancora trovato quella che fa al caso vostro, possiamo certamente consigliarvi l’utilizzo di UltraBronze per ottenere tutti i vantaggi che questa ha da offrirvi.

    Come funzionano le creme abbronzanti

    Il risultato delle creme autoabbronzanti, soprattutto quelle di ultimissima generazione, è molto simile a quello dell’abbronzatura normale. Tuttavia, a differenza dei raggi solari e dell’amplificazione mediata dalle lezioni abbronzanti, non recano nessun danno alla pelle. Il meccanismo con cui la pelle si colora mediante le creme autoabbronzanti, infatti, prevede una semplicissima reazione chimica, attraverso la quale si forma un composto colorato che rimane attaccato a lungo alla cute.

    Nello specifico, all’interno delle creme autoabbronzanti è presente uno zucchero, denominato con la sigla DHA, il quale ha la capacità di reagire con una proteina cutanea per realizzare dei composti dal tipico colore bruno.

    Dove acquistare il gel Ultrabronze

    Il prodotto può essere acquistato sul sito ufficiale di Ultrabronze ultrabronze.eu, in offerta a soli quarantanove euro anziché ottantadue, sino ad esaurimento scorte. Acquistarlo è molto semplice: basta compilare il form presente all’interno del sito internet, inserendo i propri dati personali, acquistare la quantità desiderata e procedere con l’ordine. Una volta confermato l’ordine, uno specialista di Ultrabronz contatterà il cliente assicurandosi che i dati inseriti sono corretti. L’acquirente ha la più ampia libertà di scelta per quanto riguarda il metodo di pagamento: è possibile, infatti, acquistare il gel utilizzando la carta di credito oppure saldandolo direttamente al momento della consegna. La consegna è gratuita, indipendentemente dal numero dei pezzi acquistati.

  • Fase2: 2,4 milioni di italiani vogliono sottoscrivere una polizza contro la perdita del lavoro

    Se da un lato la pandemia ha spinto molte compagnie a sviluppare nuovi prodotti assicurativi, dall’altro ha determinato un aumento dell’attenzione degli italiani verso questi strumenti tanto che, come emerge dall’indagine* realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, sono circa 6,5 milioni gli italiani che hanno dichiarato di aver intenzione di sottoscrivere una polizza assicurativa che prima non avevano.

    «Il Covid ha condizionato in modo importante il settore assicurativo» ha dichiarato Diego Palano, Managing director insurance di Facile.it «il periodo di emergenza ha messo in luce, da un lato, i limiti di alcune polizze, evidentemente non adatte ad affrontare l’eccezionalità di questa pandemia, dall’altro ha contribuito a sensibilizzare molti italiani sull’importanza di avere una copertura assicurativa che, anche in casi imprevedibili come quello attuale, possa offrire un supporto per le eventuali difficoltà, siano esse di natura economica o sanitaria».

    Secondo l’indagine i prodotti su cui si concentra maggior attenzione incidono sui due ambiti più colpiti dal Covid: la salute e il lavoro. Analizzando più nel dettaglio le risposte, raccolte su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta di età compresa fra i 18 ed i 74 anni ad aprile 2020, emerge che sono circa 2,4 milioni gli italiani che vorrebbero tutelarsi dal rischio della perdita di lavoro con una polizza ad hoc.

    In Italia questo genere di copertura era solitamente legato al mutuo casa, ma oggi, a seguito della situazione di difficoltà economica generata dal lockdown, la platea di interessati si è allargata perché, ad esempio, sono molti gli italiani che devono fare i conti con un affitto da pagare e l’assenza improvvisa di fondi per farlo.

    La perdita del lavoro sembra essere un tema che spaventa maggiormente le fasce di età 25-34 e 45-54 anni, dove la percentuale di chi intende sottoscrivere una polizza che tuteli da questa evenienza arriva, rispettivamente, all’8,9% e al 7,6% (a fronte di una media nazionale pari al 5,5%).

    Il secondo ambito per il quale molti italiani hanno manifestato la volontà di sottoscrivere in futuro una assicurazione specifica è quello della salute.

    Se a livello complessivo sono addirittura più di 3,8 milioni gli italiani che vogliono tutelarsi con una polizza salute o vita, oltre 1,6 milioni di individui vorrebbero sottoscrivere una copertura apposita per il Covid-19. Una necessità colta dalle compagnie assicurative, che hanno sviluppato nuovi prodotti legati a questa pandemia e che coprono un ventaglio di casistiche molto ampio; dalla quarantena domestica a seguito del contagio sino ai costi della riabilitazione post terapia intensiva.

     

    Curioso notare come maggiormente sensibili al tema della salute siano i più giovani; a fronte di una media nazionale pari all’8,8%, la percentuale di chi vorrebbe sottoscrivere una polizza salute o vita sale al 10,9% tra i rispondenti con età 18-24 anni e addirittura al 12,3% tra i 25-34enni.

    Anche il Governo, nei Decreti che si sono succeduti, ha in questo periodo messo mano ad alcuni temi assicurativi, con particolare attenzione al mondo RC auto, per il quale è stato prima allungato da 15 a 30 giorni il periodo di carenza assicurativa e poi introdotta la possibilità di sospendere la polizza per i veicoli non utilizzati.

    Affidandosi ancora una volta all’indagine condotta da mUp Research e Norstat per Facile.it, più di un intervistato su sei (17,1% del campione) indica come provvedimento più utile fra quelli presi ad aprile dal Governo proprio il prolungamento della validità della polizza RC in scadenza.

    Infine, una curiosità; i più fatalisti riguardo alla possibilità di tutelarsi in futuro con una assicurazione sembrano essere gli over 65; tra loro la percentuale di chi ha dichiarato di voler sottoscrivere una polizza che oggi non ha è inferiore al 7%.



     

    * Metodologia: n. 1.504 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta, in età 18-74 anni, sull’intero territorio nazionale. Indagine condotta ad Aprile 2020.

  • Come funziona la dieta chetogenica: indicazioni utili

    Una dieta che si sta diffondendo molto, e che sta riscontrando un discreto successo per i suoi risultati immediati, è la Dieta Chetogenica, detta anche keto diet. Di cosa si tratta? Su quale principio si basa questa particolare dieta? Vediamo come funziona e scopriamo tutti i segreti di questo regime alimentare che è basato sul raggiungimento della “Chetosi“.

    Cos’è la dieta Chetogenica

    La dieta Chetogenica prende il suo nome dalla “Chetosi”, un particolare processo che determina una condizione dell’organismo che brucia i grassi in tempi molto rapidi. Come riporta il sito, https://dietachetogenicaitalia.it, questo tipo di regime alimentare che oggi è diventato di moda, risale al secolo scorso e in passato era utilizzato come piano alimentare con bassi contenuti di carboidrati al fine di ridurre le crisi epilettiche dei bambini e di alcuni pazienti che non riuscivano a rispondere all’azione dei farmaci.

    Dieta chetogenica: cosa mangiare

    Per raggiungere lo stato di chetosi bisogna mangiare alimenti che non contengono molti carboidrati. Evitare, dunque, pasta pane, riso, cereali, patate, legumi e frutti, oltre ai dolci, bibite e dolciumi di vario genere. Sono invece consigliati alimenti grassi come carne, uova, formaggi, prodotti della pesca e ortaggi. Sono ammessi grassi e oli da condimento.

    In generale l’assunzione dei carboidrati deve essere inferiore ai 50 grammi al giorno. Suddividendo i pasti nell’arco della giornata, si possono organizzare dividendo 3 porzioni da 15-20 grammi ciascuna di carboidrati da assumere ogni giorno. Per il resto, vanno assunti 15-25 % di proteine e circa 70-75 % di grassi

    La Chetosi

    Il concetto principale su cui si basa la dieta Chetogenica è il raggiungimento della Chetosi, un particolare processo che viene attivato nell’organismo, che in carenza di carboidrati, va a ricercare l’energia necessaria al sostentamento delle cellule, bruciando i grassi e le proteine.

    Riducendo al minimo i carboidrati, e aumentando i lipidi e le proteine, l’organismo si ritroverà costretto ad utilizzare i grassi come “fonte di energia alternativa”. Questo processo porta alla formazione di alcune molecole dette “corpi chetonici”. Tra questi, in particolare l’acetoacetato, l’acetone e il 3-idrossibutirrato, che costituiscono un residuo del metabolismo della produzione di energia. Le cellule del corpo, per svolgere le loro normali funzioni, tenderanno a bruciare i grassi e il tessuto adiposo del corpo, favorendo così il dimagrimento e la perdita di peso in maniera molto rapida. Questa fase è chiamata Chetosi e è fondamentale per il corretto funzionamento di questa dieta.

  • Aiop Puglia, diritto alla salute: con la Fase 2 tornano pienamente operative le strutture sanitarie private (sia accreditate che non)

    Il presidente Aiop: «Riprendono le attività sospese nella fase di emergenza»

     

    Dopo mesi di lockdown in cui i pazienti pugliesi non hanno potuto ricorrere a visite specialistiche, diagnostica per immagini, interventi chirurgici, controlli di routine e tutte le prestazioni sanitarie garantite dal sistema sanitario privato e pubblico accreditato, finalmente riprendono le attività sospese nella fase di emergenza e i cittadini potranno tornare a curarsi in totale sicurezza.

    Ripartenza a 360 gradi, con la professionalità di sempre imbastita sul rapporto di fiducia con pazienti, non solo pugliesi. Tutte le strutture sanitarie private e private-accreditate della Puglia riaprono in piena sicurezza per garantire il diritto alla salute dei cittadini: tornano a essere assicurate tutte le prestazioni che, negli ultimi due mesi, sono state sospese, così come chiesto dalla Regione Puglia, per fronteggiare insieme agli ospedali pubblici, l’emergenza da Coronavirus.

    La cosiddetta fase 2, quella successiva ai due mesi di lockdown necessario per contrastare il diffondersi del contagio da Cov Sars2, vede impegnata in prima linea l’Associazione Italiana Ospedalità Privata (A.I.O.P. Puglia) lungo due direttrici strettamente collegate: da un lato, il rispetto dei protocolli definiti dal Ministero della Salute e delle direttive della Regione Puglia guardando all’organizzazione e all’erogazione delle prestazioni, una volta superata la fase più critica dell’emergenza sanitaria (dall’obbligo di fornitura di determinati dispositivi di protezione individuale, alle misure per il necessario rispetto del distanziamento); dall’altro, la ripresa delle attività in precedenza sospese su espressa richiesta della Regione Puglia, allo scopo di decongestionare gli ospedali pubblici nei quali sono stati realizzati i reparti Covid, linee di trincea nella guerra che nessuno mai avrebbe immaginato di dover combattere.

    “Facciamo la nostra parte come componente privata del Sistema Sanitario Nazionale, per garantire a pieno il diritto alla salute, sempre al fianco dei pazienti non solo della Puglia, dopo essere stati impegnati al pari della sanità pubblica nel difficile periodo dei ricoveri di pazienti risultati positivi al Coronavirus”, dice il presidente Aiop, Potito Salatto”.

     

    Fonte notizia: http://www.aiop-puglia.it/

  • Politerapico: gli alimenti indicati per la primavera

    La primavera è arrivata: ecco quali cibi preferire durante questa stagione

    Milano, maggio 2020 – La primavera è una stagione che porta con sé un risveglio, una rinascita dopo i mesi invernali. Spesso si ha la sensazione di sentirsi stanchi e spossati: questo è dovuto anche al bisogno di modificare il cibo che mangiamo, salutando momentaneamente la frutta e la verdura tipica che ci ha accompagnato durante l’inverno.

    In primavera le giornate si allungano, aumenta la voglia di passare il tempo fuori di casa, l’aria si fa più calda e profumata, cambiano i colori del panorama e cambia anche il cibo che mangiamo: è infatti importante nutrirsi di alimenti tipici della stagione, per dare modo al nostro organismo di assumere l’apporto energetico necessario per il cambio di ritmo anche attraverso il potere curativo del cibo.

    Scopriamo insieme tutti gli alimenti che ci fanno bene durante la primavera!

    Frutta e verdura tipiche della primavera

    Tra marzo e maggio la frutta migliore da consumare è senza dubbio:

    • mele  e pere: fino a marzo, la parte restante del raccolto invernale
    • fragole: ricche di vitamine A, B, C, antiossidanti e potassio, con effetti diuretici
    • ciliegie: ottime per l’attività cardiaca, di diuresi e per la salute della pelle
    • nespole e albicocche: ricche di betacarotene, ottime contro la sensazione di stanchezza
    • pesche: contengono betacarotene, stimolatore della produzione di vitamina A
    • susine: ricche di antiossidanti
    • pompelmo: ricco di flavonoidi, di fibre e di vitamina A, B e C
    • limone: il cui succo è bene aggiungere alla macedonia di frutta, in generale
    • more: hanno un’azione depurativa e diuretica
    • mirtilli: alimento dai poteri antiossidanti

    In primavera le verdure di stagione da preferire a tavola sono:

    • asparagi: ricchi di ferro, fosforo, rame, vitamina A, vitamina K e vitamina B9
    • carciofi: ricchi di ferro e potassio
    • ravanelli: ricchi di potassio, fibre e vitamina C
    • finocchi: depurativi e antinfiammatori
    • spinaci: ricchi di ferro, vitamina A e acido folico
    • sedano: contenente fosforo, calcio, magnesio e potassio, con un alto potere diuretico
    • lattuga: ricca di vitamina A, di vitamina C e di sali minerali
    • rucola: purifica il fegato, ricca di fibre

    I legumi da mangiare maggiormente durante la primavera sono:

    • fave: regalano un alto apporto di ferro
    • piselli: ottimi per la regolarità dell’intestino

    Fonte

  • Dal 16 maggio Avis Academy 2.0 sbarca sul web e guarda al futuro

    Il percorso di formazione di Avis Academy 2.0 fruibile online. Sabato 16 maggio alle 10.00 la presentazione del programma, dei relatori che parteciperanno al progetto e le testimonianze di chi ha già partecipato.

    Etica, giovani, comunicazione, leadership e terzo settore. Sono questi gli ambiti del progetto di formazione di Avis Regionale Lombardia, che, nonostante la migrazione da live a digitale, considera il percorso di conoscenza e condivisione una leva strategica per la crescita dell’Associazione. Il programma di Avis Academy 2.0 sbarca sul web, in formato webinar sul “Gotowebinar”.

    Sabato 16 maggio, dalle ore 10.00, registrandosi al webinar accessibile da https://attendee.gotowebinar.com/register/1029571000390758415, si potrà partecipare alla presentazione dell’intero percorso formativo di Avis Academy 2.0 nato nel 2019, in collaborazione con Fondazione Cariplo, con l’intento di fornire laboratori e seminari su specifici temi rivolti a Dirigenti di Avis ma aperti anche a Presidenti provinciali, delle Avis Comunali, ai giovani e a chi in generale si occupa di formazione.

    L’appuntamento virtuale prevede un intervento formativo della psicopedagista Mariella Bombardieri, per l’occasione in veste di tutor, la presentazione del corso 2020 attraverso la visione di un video dei ralatori che condurranno i seminari durante l’anno accademico e un dibattito finale per approfondire tematiche e dettagli legati a questa nuova nuova edizione dell’Academy.

    I temi trattati saranno i più diversi ma tutti rivolti a potenziare le soft skills di chi con dedizione da anni mette al servizio dell’associazione il proprio tempo. Etica e bioetica, coinvolgimento dei giovani, comunicazione e ascolto, resistenza al cambiamento, leadership e gestione del tempo, lavoro di gruppo, presa di decisioni, linguaggio dell’accordo, public speaking, comunicazione social, terzo settore e tributi, pre-racconto del cambiamento. “La formazione – sostiene Sonia Marantelli, responsabile area formazione Avis Regionale Lombardia – dovrebbe essere considerata come funzione “fisiologica” dell’Avis e strumento essenziale delle politiche di sviluppo delle risorse umane. È necessario mettersi continuamente in discussione e avere sete di formazione per soddisfare i bisogni motivazionali, relazionali, comunicativi e tecnici e per saper leggere i cambiamenti perché ci si possa far carico delle realtà che emergono senza paure e incertezze, ma con un bagaglio di adeguate competenze e la dovuta serenità”.

    Avis Academy 2.0 ha l’obiettivo di accorciare le distanze, permettere la condivisione di esperienze, confrontarsi e crescere. Aprirsi al futuro con maggiore consapevolezza e metodo condiviso, questi gli obiettivi per tutti gli avisini che decideranno di iscriversi. Il progetto è sostenuto da professionisti e docenti di Università italiane: Patrizia Borsellino (Università Bicocca – Milano), Paolo Carmassi (Palestra della Scrittura srl), Lorenzo Carpane (Palestra della Scrittura srl), Claudia Comaschi (Palestra della Scrittura srl), Maura Gancitano (Tlon), Alessandro Lucchini (Palestra della Scrittura srl), Glenda Pagnoncelli (Csv Milano) e Nicola Sartori (Università Bicocca – Milano).

  • Erboristeria Natura Est Vita un percorso per le vie del benessere

    All’interno del Centro Commerciale “La Pila” via Bentivogli a Molinella Bologna troviamo l’erboristeria Natura Est Vita di Dardozzi Enrica che offre prodotti erboristici e consulenza per il benessere psicofisico della persona, grazie alla professionalità del suo staff che studia percorsi personalizzati in base alle esigenze di ogni cliente diventando dei veri e propri consulenti del benessere. Consulenti che seguono i propri clienti passo dopo passo senza mai abbandonarli neppure in questo momento di emergenza mondiale, Natura Est Vita ha infatti attivato un servizio di consegna a domicilio, dei suoi prodotti, su tutto il territorio nazionale effettuato tramite corriere.

    Ricordiamo che questa erboristeria ha affidato la sua gestione pubblicitaria alla MP Impresa Dello Spettacolo del Management Salvo De Vita con la quale ha firmato un contratto di sponsorizzazione della durata di quattro anni.

    Ufficio Stampa: MP Impresa Dello Spettacolo

  • Centomila mascherine al giorno, certificate e di qualità: l’esperienza di Lordflex’s per l’emergenza Coronavirus

    Questione di filosofia. Oggi come ieri, sempre. Offrire benessere e salute alle persone è da ben 53 anni nel dna di Lordflex’s, azienda di Serra de’ Conti, nelle Marche, produttrice di materassi e sistemi riposo di qualità. Oggi offrire benessere e salute è anche mettersi al servizio del Paese per contrastare l’emergenza Coronavirus, e così Lordflex’s ha deciso, compiendo rilevanti investimenti, di realizzare da qualche tempo mascherine chirurgiche. Centomila al giorno, con marchio CE e tutte le certificazioni necessarie, ottenuti dopo tante e complesse prove, anche tramite il Politecnico di Milano.

     

    «Un piccolo capolavoro» definisce il dispositivo di protezione Guerrino Bini, amministratore unico dell’azienda. Descrive la mascherina con orgoglio, perché frutto di molteplici prove, ore e ore di lavoro e la passione di sempre. Un dispositivo nato grazie alla solidità, all’esperienza e alla professionalità maturati in oltre 50 anni di lavoro, e alla sensibilità che contraddistingue Bini, la sua famiglia e lo staff.

    «Seguendo la filosofia che da sempre ci ispira, abbiamo ritenuto necessario per l’emergenza in atto fornire il nostro contributo convertendo inizialmente la produzione per realizzare mascherine utili a limitare il contagio. Ora la produzione di questi dispositivi corre parallela a quella tradizionale di materassi e sistemi riposo». Lungimiranza e conoscenza. Da subito chiaro l’obiettivo, diventare ‘La Ferrari delle mascherine’. «L’idea sin dall’inizio era creare una mascherina di assoluta qualità, utilizzando i migliori tessuti possibili e ottenendo tutte le certificazioni necessarie per offrire alle persone un contributo veramente utile. Per farlo sono stati necessari ingenti investimenti. Quindi si è passati alla scelta del materiale migliore, alla progettazione degli impianti, fino alle numerose prove di laboratorio, tra cui la misura dell’efficienza di filtrazione batterica. E’ stato coinvolto anche il Politecnico di Milano. Il tutto per avere certificazioni non facili da ottenere. La solidità aziendale e le competenze acquisite in tanti anni di lavoro ci hanno permesso in breve tempo di arrivare ad un prodotto di cui andare veramente orgogliosi, che può vantare il marchio CE. Inoltre, ogni mascherina ha il logo della nostra azienda, sinonimo di sicurezza e qualità». La produzione è a pieno ritmo, tanto da riuscire a soddisfare richieste anche fuori regione: «Ci stiamo assestando sulle 100mila mascherine al giorno e rispondiamo a molteplici richieste, tra cui quelle di amministrazione pubbliche, ospedali, case di riposo, farmacie ed aziende». E non manca la solidarietà, con forniture a Comuni, altri enti, operatori sanitari ed iniziative che hanno visto coinvolto anche lo chef Bruno Barbieri.

    «Dai materassi alle mascherine continuiamo a contribuire al benessere e alla salute delle persone – conclude Bini – e siamo veramente contenti di farlo. Voglio ringraziare tutta la meravigliosa squadra di persone che collaborano con me, senza la quale nulla sarebbe possibile».

  • Lavarsi le mani-nuovo tutorial

    Novità online del Centro per le Risorse e la Prevenzione della Chiesa di Scientology 

     

    Anche in questa fase dovremo convivere con delle adeguate precauzioni. Per molti ormai sarà già un’abitudine, ma a volte può essere utile aver a portata di mano dei semplici consigli da seguire per mantenere un’ottima igiene: importanti consigli per la prevenzione. 

     

    Lavarsi le mani è uno degli ultimi video di Scientology Network disponibili al sito www.scientology.it/staibene che, con le insegne scaricabili da poter usare nelle proprie attività, funge da tutorial per la prevenzione. Visto che un grammo di prevenzione vale una tonnellata di cura. Proprio come sosteneva anche il fondatore di Scientology L. Ron Hubbard. 

     

    Lavarsi le mani è uno dei modi più efficaci per prevenire la diffusione dei germi.

     

    Segui questi passi ogni volta che ti lavi le mani:

    Bagnati le mani con acqua calda corrente e pulita.

    Insapona le mani.

    Strofina il dorso delle mani, in mezzo alle dita e sotto le unghie per almeno 20 secondi.

    Sciacqua le mani a fondo sotto acqua corrente e pulita.

    Asciuga le mani, usando una salvietta pulita, oppure asciugale all’aria.

    Usa una salvietta per chiudere il rubinetto.

    SCARICA: Insegna Procedura per Lavarsi le Mani

    (Scarica e stampa questa insegna per la tua casa e/o la tua attività essenziale)

    IGIENIZZANTE PER LE MANI

    L’igienizzante per le mani non sostituisce il lavarsi le mani.

    Si usa in aggiunta al lavarsi le mani o in un luogo o situazione in cui il sapone e l’acqua non sono immediatamente disponibili.

    Si prega di usare l’igienizzante per le mani fra un lavaggio e l’altro per mantenere le mani pulite e senza germi.

    SCARICA: Insegna Igienizzante per le Mani

    (Scarica e stampa questa insegna per la tua casa e/o la tua attività essenziale)

     

  • Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Questo bel film di Ken Loach, che ormai risale a diversi anni fa, parlava della vita di un membro di Alcolisti Anonimi.

    Bateson aveva analizzato in profondità l’epistemologia dei percorsi basati sui dodici passi, e così si possono riassumere:

    Analisi dell’alcolismo

    • Molto spesso parenti ed amici dell’alcolista lo spingono ad “essere forte” e a “resistere alla tentazione”. Lo stesso alcolista, nei momenti di sobrietà, concorda con questa visione del problema. Si fa riferimento ad un conflitto tra spirito e materia, tra l’Io cosciente e il resto della personalità. Se non sei forte, se non sai resistere allora sei dipendente, non libero!
    • L’ “orgoglio” dell’alcolizzato non si basa su successi avuti in passato, non è l’orgoglio per qualcosa che si è compiuto. L’accento non è su “Io sono riuscito…” ma su “Io sono capace…”. Inoltre l’orgoglio dell’alcolizzato colloca l’alcolismo fuori dall’io: “Io sono capace di oppormi al bere”. Quindi la dimostrazione della indipendenza e libertà sta nella mia capacità di decidere quando essere sobrio e quando bere…
    • Ritenersi “capace di mantenersi sobrio” da parte dell’alcolista è ciò che lo predispone alla prossima sbornia. AA ristruttura questa credenza ripetendo che “Una volta alcolizzati, si è alcolizzati per sempre”.
    • “Cercare di impiegare la forza di volontà è come cercare di sollevarsi tirandosi su con i lacci delle scarpe”.
    • Se lo stato di sobrietà dell’alcolizzato lo spinge in qualche modo a bere, non ci si può aspettare che un metodo che rinforzi il suo particolare modo di essere sobrio (che faccia appello alla sua forza di volontà) possa ridurre o controllare il suo alcolismo. Inoltre in questo particolare modo di essere sobrio ci deve essere un qualche errore o una qualche patologia. Allora il ricorso alla sostanza, dal punto di vista dell’alcolizzato, serve a rimediare a questo errore, rappresenta un correttivo.
    • Importante notare che l’errore alla base del tentativo dell’alcolista di mantenersi sobrio, cioè la retorica del controllo e del conflitto interiore,  è lo stesso che permea il modo di pensare della società occidentale: l’alcolizzato, il dipendente, è solo più sensibile degli altri a queste premesse errate. Premesse che vengono superate dai primi 2 passi:
      1. Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.
      2. Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.
    • «Il socio [di A.A.] non è mai stato schiavo dell’alcool. L’alcool è semplicemente una fuga dalla schiavitù personale dei falsi ideali di una società materialistica» (B. Smith).
    • Non è che egli si rivolti contro gli insensati ideali che lo circondano, ma piuttosto sfugge alle sue proprie insensate premesse, che vengono continuamente rinforzate dalla società circostante.
    • La “dipendenza dell’alcolista” è la ricerca di uno stato di ebbrezza che è sollievo di sentirsi parte di un tutto più grande sul quale non può esercitare alcun controllo; una sorta di nostalgia di una visione spirituale.

    La filosofia di AA nella descrizione di Bateson

    1. Esiste un Potere più grande dell’io. Il rapporto di un individuo con questo “potere” viene definito nel modo migliore con le parole “l’individuo è parte di”.
    2. Ciascuno si sente intimamente legato a questo Potere. È «Dio, come noi potemmo concepirLo». E il modo di essere in relazione a questo potere è soggettivo. Il rapporto in cui “io” mi trovo rispetto a un qualunque sistema più vasto che mi circondi e che comprenda altre cose e persone, sarà diverso dal rapporto in cui “tu” ti trovi rispetto a un sistema simile che circondi te.
    3. Si scopre un rapporto ”favorevole” con questo Potere, tramite il “toccare il fondo” e la “resa”.
    4. Resistendo a questo Potere, gli uomini, e in particolare gli alcolizzati, si attirano addosso il disastro. La filosofia materialistica, che vede l’uomo ergersi contro l’ambiente, sta rapidamente crollando a mano a mano che l’uomo tecnologico diviene sempre più capace di opporsi ai sistemi più grandi. Ogni battaglia da lui vinta porta una minaccia di disastro. L’unità di sopravvivenza (sia nell’etica sia nell’evoluzione) non è l’organismo o la specie, ma il più ampio sistema o  “potere” in cui la creatura vive: se la creatura distrugge il suo ambiente, distrugge se stessa.
    5. Tuttavia – e ciò è importante – il Potere non premia e non punisce, non ha “potere” in questo senso: per dirla con la Bibbia, “tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Iddio”E, viceversa, di coloro che non lo amano. L’idea di potere nel senso di controllo unilaterale è estraneo all’AA.

    L’articolo contiene ora un contributo si Fabio Anibaldi Cantelli:

    “L’autotrascendenza 


    La parola autotrascendenza mi ha infatti rivelato quello cercavo, e con me milioni di ragazzi che in quegli anni si sono giocati la vita sedotti dal canto delle sirene. Autotrascendenza è la parola giusta perché dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere – come si crede perlopiù – ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato e il cui richiamo si faceva tanto più impellente quanto più sentivamo soffocante il vestito dell’io: armatura più che vestito, pozzanghera che pretende di contenere l’oceano, prigione che a furia di raccontarsi come giardino finisce per credere di esserlo. Ma perché è nell’adolescenza che si avverte quel bisogno di superarsi, di trascendersi? Credo per due motivi, complementari.

    Primo perché da adolescenti si sente per la prima volta la lacerante distanza dal mondo degli adulti e a volte anche dei coetanei, distanza che può diventare conflitto. Secondo, perché nell’adolescenza è ancora vivo il segno – non dico il ricordo, perché in quei momenti non eravamo ancora “noi” – dell’esperienza da cui tutta l’umanità è passata e passerà, il che spiega da un lato l’uso millenario delle droghe in quanto veicoli che quell’esperienza riproducono, dall’altro il loro uso massificato in un mondo che quell’esperienza ha cancellato e poi rimosso. Di quale esperienza sto parlando? Beh, immagino sia chiaro, a questo punto: dei nove mesi passati nel grembo materno. È lì che per la prima volta abbiamo provato quel sentimento di fusione col Tutto che Romain Rolland definì “oceanico” suscitando la perplessità di Sigmund Freud, troppo occupato a sezionare scientificamente l’Io per accettare l’ipotesi di una vita del tutto inconscia, allo stato puro, per di più capace di condizionare quella cosciente fino alla morte.

    Auto-trascendenza è la parola giusta: dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere, ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato: l’esperienza dei nove mesi nel grembo materno

    È questo che abbiamo cercato nelle droghe ed è per questo che non si può affrontare il problema della droga e dei suoi danni senza un radicale ripensamento di una società che in nome della ragione economica ha perso ogni legame col sacro. Non mi si fraintenda: sacro non vuol dire “al di là” ma aldiqua, finestra aperta sull’infinito che permette al nostro povero io ogni tanto di sporgersi e placare la sua sete, sentirsi investito da quel Tutto da cui proviene e a cui spera di tornare. In una parola: di essere felice. Si pensi solo ai “riti di passaggio”, esperienze anche traumatiche che le società avvedute hanno ideato per celebrare la gloria della nascita e ridimensionare la beatitudine di ciò che l’ha preceduta, riti ridotti e poi azzerati in nome del diritto “moderno” a autodeterminarsi. Risultato: la gioventù, che attraverso la durezza del rito scopriva la sua anima e manteneva la sua diversità (sviluppando una vita adulta in sintonia con le sue attitudini), è diventata una pappa indistinta spalmata su tutte le età. Si vuole e si può essere giovani a vita, col risultato di aver ridotto la gioventù a maschera, se non a caricatura.”

    Potete leggere l’articolo completo e recentemente rivisto su www.pragmatica-mente.com

     

  • Coronavirus e acqua del rubinetto, smontiamo la bufala

    L’Italia e il mondo itero stanno vivendo, in questo periodo, un momento di altissimo ischio a causa del famigerato virus Covid-19 (anche conosciuto come Coronavirus). (altro…)

  • Emergenza Covid-19: l’imbuto tra laurea e specializzazione fa ancora paura

    Hanno chiuso i libri e indossato camici e mascherine, pronti ad affrontare la loro prima esperienza da “veri” medici confrontandosi con la più grande emergenza sanitaria dell’ultimo secolo: Covid19. Il decreto legge del 9 marzo scorso ha spalancato le porte degli ospedali per specializzandi dell’ultimo e del penultimo anno, rendendoli automaticamente medici. Un provvedimento che è servito a ingrossare le fila dei sanitari nelle corsie italiane, ma che al tempo stesso ha riportato all’attenzione il vulnus della formazione: l’imbuto che cronicamente si crea tra la laurea e la specializzazione in medicina.

    Secondo quanto certificato dalla FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), infatti, i medici inattivi in Italia oggi sono 25 mila. Tra questi, accedono alle specialistiche appena in 8.000. Basti pensare che nel 2019 i candidati per accedere alle borse di studio sono stati 17.596 e per il 2020 le borse di studio a disposizione per la formazione post-laurea si ritiene possano essere di poco superiori alle 9.000 unità.  Uno scenario che già qualche mese fa, quando il Coronavirus sembrava essere molto lontano dall’Italia, il Milleproroghe aveva cercato di far evolvere, consentendo l’accesso nel SSN agli specializzandi iscritti al 3° anno. La Conferenza delle Regioni aveva quindi aperto le porte alla possibilità di poter assumere medici specializzandi inseriti nelle graduatorie di concorso pubblico. 

    Covid 19 non ha fatto altro che accelerare il processo. E l’auspicio è che un simile modello possa entrare pienamente a regime, anche post emergenza. Proprio il meccanismo del collo di bottiglia per la specializzazione, infatti, ha portato tanti aspiranti medici a emigrare per completare la loro formazione. Si stima che ogni anno lascino l’Italia per specializzarsi all’estero circa 1.500 giovani professionisti. Medici che paradossalmente, se impiegati, potrebbero colmare la mancanza di camici bianchi stimata in 16.500 unità da qui al 2025. Una mancanza, che come dimostrato dalla pandemia, non è più tollerabile.

    Le università straniere, oggi, sono quindi sempre più attrattive. Le ragioni sono numerose: maggiori opportunità, più spazio all’esperienza sul campo, studio in lingua inglese – passaporto per una carriera internazionale! – e confronto con nuove modalità didattiche. Aspetti che Giuseppe Lupica, specializzando in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e influencer su Instagram (@peppe893 con 177mila followers) e YouTube (Aboutpeppe893 con 18.800 iscritti), ha avuto modo di approfondire durante una study visit a Praga presso la prestigiosa Charles University, una tra le università europee con un alto tasso di internazionalità (ben il 18% su 48.623 studenti complessivi) grazie all’alta qualità della ricerca e alle ottime condizioni di vita messe a disposizione dal Campus che anche diversi studenti italiani hanno scelto per il proseguimento dei propri studi con Medicor Tutor. Molti aspiranti medici, infatti, per affrontare il percorso di studi all’estero, si affidano a una realtà esperta, che li segue passo dopo passo nella nuova esperienza.

    «Il maggior problema del sistema sanitario italiano, come ha evidenziato l’emergenza Covid 19, non è la mancanza di medici, ma la carenza di specialisti. Attualmente, dopo 7 anni di studi, solo 1 medico su 3 ha la possibilità di continuare la carriera post-laurea con una specializzazione e la situazione non potrebbe che peggiorare se si eliminasse il test di ingresso a medicina. Già oggi, infatti, come emerso dai racconti dei tanti ragazzi incontrati durante questo viaggio, le università italiane non sono in grado di offrire una corretta istruzione a tutti gli studenti. Molte finirebbero per collassare – commenta Giuseppe Lupica – Per questo, ritengo il supporto fornito da una realtà come Medicor Tutor molto importante. Spesso un percorso universitario all’estero viene visto come un gigantesco punto interrogativo ma avere una guida autorevole potrebbe cambiare le prospettive e consentire a ogni futuro collega di cogliere le migliori opportunità per la propria formazione».

    L’università visitata da Lupica è la Charles University di Praga: fondata nel 1348, è considerata una tra le migliori università del mondo, nonché una delle più antiche, e garantisce una laurea pienamente riconosciuta in tutta Europa e nella maggioranza degli altri Paesi. In Repubblica Ceca, inoltre, non è richiesto alcun esame per accedere alle specializzazioni: a partire dal quinto anno di università, gli studenti possono scegliere presso quale dipartimento intendono specializzarsi e beneficiare di un metodo di formazione innovativo e professionalizzante. Non stupisce, quindi, che questo sia uno degli atenei che desta maggiore interesse.

    «Il Coronavirus ha evidenziato quanto sia importante consentire ai medici un accesso immediato alla specializzazione e, dunque, alle corsie e quanto sia utile dare loro una formazione pratica, cosa che spesso manca in Italia e che gli studenti ricercano all’estero. Non a caso, negli ultimi anni, la prospettiva di una carriera internazionale è diventata sempre più attrattiva per molti aspiranti medici. Secondo uno studio condotto dal progetto pilota The Joint Action on European Health Workforce Planning and Forecasting, si stima infatti che in Europa nei prossimi anni ci sarà bisogno di un milione di professionisti sanitari. Aver studiato in un contesto internazionale, con una formazione in lingua inglese, in una delle migliori università al mondo, sarà un plus riconosciuto che consentirà al giovane universitario e specializzando di costruire con libertà e autorevolezza il proprio percorso di carriera, certo di aver ricevuto la migliore formazione possibile. Teorica, sì, ma anche pratica. Perfetta per affrontare ogni genere di situazione, anche una pandemia come quella di Covid 19. Per questo, siamo stati felici di aver portato il dott. Lupica alla scoperta della Charles University affinché possa ispirare tanti altri futuri specialisti, trasmettendo loro il valore di un’esperienza formativa unica nel suo genere» – dichiara Janina Holesovska, cofounder di Medicor Tutor.